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“Giorno del Ricordo” al Liceo Nicolini Palli di Livorno: la visione critica studentesca di fronte ad un racconto parziale
Lo scorso 6 febbraio al Liceo delle Scienze Umane “Nicolini Palli” di Livorno si è svolto l’ennesimo incontro per commemorare il “Giorno del Ricordo”, giorno voluto nel 2004 dall’allora governo Berlusconi-Fini, ma approvato anche dal centrosinistra, ansioso di liberarsi da qualsiasi ombra di comunismo. All’incontro era presente l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, rappresentata per questa occasione dall’ammiraglio Roberto Cervino e dalla dottoressa Marzia Colani, rispettivamente presidente e consigliera dell’ANVGD della provincia di Livorno. I relatori hanno recitato il solito copione: hanno raccontato di come poveri italiani siano stati infoibati o cacciati dall’Istria e dalla Dalmazia da feroci comunisti titini. Ovviamente non sono mai stati citati i fascisti, la loro violenza contro la popolazione locale e i relativi campi di concentramento. Questa volta però ad accoglierli c’erano alcuni ragazzi e ragazze che hanno trovato il coraggio di fare domande sull’imparzialità dei loro interventi, mettendo in evidenza la retorica nazionalista mascherata da semplice “testimonianza” (per la lettera con cui uno studente segnala l’accaduto clicca qui). Di fronte a queste critiche, al silenzio iniziale è seguito l’immancabile elogio dell’esercito alleato che, incarnazione del Bene, ha prima liberato l’Italia e poi l’ha difesa dal Male assoluto, ossia tutto quello che si trovava al di là della “cortina di ferro”. Non è mancata neanche qualche espressione razzista, come quando è stato sottolineato che gli esuli dalmato-istriani erano esattamente come noi con carnagione chiara e senza “occhi a mandorla”. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università abbiamo già rilanciato una riflessione sul “Giorno del Ricordo” e sull’esodo giuliano-dalmata durante la settimana di mobilitazione per la libertà di insegnamento che si è tenuta tra il 9 e il 13 febbraio. Tra il materiale didattico consigliato vi era anche un’intervista a Eric Gobetti (per il video clicca qui), storico contemporaneo che da tempo si occupa di studiare il fenomeno delle foibe con tutta la retorica che ne è seguita nei decenni successivi. Dai suoi studi emerge chiaramente che le foibe si devono inserire all’interno della “resa dei conti” che alla fine della Seconda guerra mondiale ha attraversato tutta l’Europa. In Jugoslavia a pagare il conto furono collaborazionisti e fascisti, di cui gli italiani rappresentarono solo una piccola parte. Inoltre, a differenza dei tedeschi, gli esuli italiani non furono mai espulsi per legge. La fuga di massa fu principalmente innescata dalla paura di vivere in un paese comunista, per di più all’epoca estremamente povero, e dal sogno americano che prometteva benessere e ricchezza a tutta l’Europa Occidentale. La complessità di questo fenomeno è stata invece ridotta ad una lotta manichea del bene contro il male, soprattutto da parte di un ammiraglio che ha infarcito il suo racconto di nazionalismo e cultura militarista. Proprio per tale ragione l’Osservatorio continua a ribadire che nelle scuole deve entrare solo la società civile, l’unica che con la sua ricchezza di punti di vista ha la potenzialità di restituire in maniera oggettiva fatti storici che sono stati strumentalizzati per decenni da una faziosa propaganda politica. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Eric Gobetti e le aggressioni alla storia: la polarizzazione del Giorno del ricordo
Con puntualità svizzera anche in occasione del Giorno del ricordo 2026 Azione Studentesca condanna e chiede di impedire gli interventi che da anni lo storico Eric Gobetti conduce nelle scuole per fare riflettere le ragazze e i ragazzi sulla storia del confine orientale, una vicenda complessa che non può essere affrontata riducendola semplicisticamente alla pur propagandisticamente felice accoppiata “foibe ed esodo”. In questo specifico caso, che è uno dei tanti in cui il ricercatore torinese è stato attaccato per il suo lavoro e per le sue posizioni antifasciste, l’intervento si è svolto presso l’istituto superiore “G.B. Vaccarini” di Catania, a proposito del quale gli studenti e le studentesse dell’organizzazione giovanile legata a Fratelli d’Italia qualificano Gobetti come uno dei “fantomatici studiosi che ridimensionano il dramma delle foibe e dell’esodo” (https://www.facebook.com/share/r/1B8xLxhDX6/). Gobetti rappresenta plasticamente, nelle tante aggressioni subite (sempre in questi giorni e sempre in Sicilia, si veda https://osservatorionomilscuola.com/2026/02/06/proposito-censura-eric-gobetti-parlare-iis-rapisardi-paterno/), un esempio evidentissimo dell’uso pubblico della storia con cui la cultura di destra mette in discussione non solo i principi dell’antifascismo, a cui la Costituzione nata dalla Resistenza si ispira, ma anche tesi denunciate come “riduzioniste” o persino “negazioniste” volte alla ricostruzione di una “storia di parte che offende le vittime”. Proprio ciò di cui viene accusato Gobetti – utilizzare la storia a fini di propaganda – è in effetti l’operazione tentata da chi lo contesta, riducendo lo studio della storia a una polarizzazione semplificante che non rende conto di fenomeni complessi e articolati, che solo un attento studio delle fonti può aiutare a ricostruire. Azione Studentesca adotta un paradigma “vittimario” in cui le vicende del confine orientale sono ricondotte a mito fondativo dell’identità nazionale, imperniato sulla categoria degli “italiani brava gente” di cui già Angelo Del Boca aveva evidenziato la funzione politica. Il lavoro dello storico impone di rintracciare le origini e le cause profonde dei fenomeni studiati, che nel caso in esame risalgono a decenni prima delle vicende legate alle foibe e all’esodo e che non è questa la sede per ricostruire (rimandiamo all’efficace intervento dello stesso Gobetti su https://osservatorionomilscuola.com/2026/01/31/giorno-ricordo-10-febbraio-parliamo-storico-eric-gobetti/) Gli studenti e le studentesse di destra propongono di sostituire uno storico dal curriculum scientifico indiscutibile con un’intervista a un testimone, dimenticando (o meglio: ignorando) che anche le fonti orali, il ricorso alle quali è assolutamente fondato, deve essere a sua volta mediato dal metodo storico e da una conduzione consapevole delle interviste. Mai, in ogni caso, si è negata da parte degli storici l’importanza delle testimonianze e mai si è voluta mettere a tacere la soggettività di chi ha vissuto sulla propria pelle o su quella dei propri cari violenza e oppressione, ma occorre anche chiedersi se non sia a sua volta una violenza peraltro subdola e manipolatrice utilizzare a fini politici questa stessa vicenda di dolore e sofferenza. Non possiamo che evidenziare che proprio il dibattito sul Giorno del Ricordo si riduce di anno in anno a uno sterile rituale di contrapposizione ideologica, con le e i giovani di destra impegnati nella rivendicazione di una sorta di “compensazione” emotiva/ideologica/politica del Giorno della Memoria. La polarizzazione e la vittimizzazione sono però nemici giurati della verità storica e in particolare in questo caso dobbiamo sottolineare come Gobetti non neghi il carico di sofferenza e morte legato a queste vicende, ma lo riconduca a un contesto in cui tale violenza risulta leggibile e comprensibile (che non significa giustificabile) come reazione alla violenza dell’occupante, ribaltando la visione (questa sì parziale) della persecuzione comunista degli italiani. L’assunzione da parte dell’Italia delle proprie responsabilità nel corso della seconda guerra mondiale non è in tal senso propedeutica a una mortificazione del paese (secondo la lettura di Azione studentesca), quanto piuttosto a una maturazione, attraverso la storia, di una coscienza civica e politica che sola può porre un argine alle attuali tendenze nazionaliste, razziste e belliciste alle quali come docenti ci vogliamo opporre, anche attraverso la lotta per una libertà di insegnamento alla quale da troppe parti si vuole attentare (https://osservatorionomilscuola.com/settimana-di-mobilitazione-per-la-liberta-dinsegnamento/). A chi, infine, fosse ancora convinto che nel nostro paese la “sinistra” impone un mortificante silenzio a chi voglia commemorare le vicende del fronte orientale, non potremmo che ricordare che è in corso un’indagine del Ministero dell’Istruzione e del Merito su una commemorazione questa sì di parte, tenutasi a Chioggia, nel corso della quale le e gli studenti delle di una scuola media hanno intonato una canzone neofascista dedicata alla memoria dell’esodo (https://www.ansa.it/veneto/notizie/2026/02/13/canzone-neofascista-nel-giorno-del-ricordo-polemica-a-chioggia_514a9c28-95e6-40c9-8227-1396f3302a15.html). Irene Carnazza, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. 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Giorno del ricordo, 10 febbraio: ne parliamo con lo storico Eric Gobetti
La commemorazione del Giorno del ricordo arriverà puntuale anche quest’anno il 10 febbraio nelle scuole italiane, spesso accompagnata da associazioni che fanno riferimento ai familiari delle vittime e che portano tra le aule un punto di vista unilaterale e non prettamente storico-scientifico. Eppure il “caso foibe” da un punto di vista storico è un evento che non è affatto condiviso dalla storiografia e anzi all’estero le foibe vengono studiate soprattutto come caso emblematico di uso pubblico della storia. Su questo il ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara non ha sentito la necessità di richiamare i/le docenti alla necessità del “contradditorio”, mentre ha addirittura avviato ispezioni nelle scuole “colpevoli” di aver organizzato approfondimenti sui fatti di Gaza; evidentemente il contradditorio è richiesto solo e soltanto su alcuni fatti e su altri no. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università abbiamo intervistato lo storico Eric Gobetti, autore di E allora le foibe?, edito da Laterza, per fornire ai/alle docenti italiani/e alcuni seri strumenti storici per affrontare in classe il Giorno del ricordo. CLICCA QUI PER ACCEDERE AL CANALE YOUTUBE DELL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ CON ALTRO MATERIALE UTILE PER LA DIDATTICA. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente