Foibe sì, foibe no. Come si arriva storicamente a quegli avvenimenti tragici
In queste settimane è tornata in primo piano la questione “foibe”, con
l’occasione della “giornata del ricordo”, viene riesumata questa vicenda, spesso
utilizzata a meri fini propagandistici ed ideologici, da politicanti di basso
livello culturale e storico, o da propagandisti faziosi e senza alcun spirito di
cercare un percorso di “riconciliazione” nazionale, come fu per una tragedia
vera, come quella dell’apartheid in Sudafrica, voluta e guidata da Nelson
Mandela insieme alla controparte Frederik de Klerk.
In questa “Italia” dove lo spessore storico e culturale, per non dire etico, dei
politici nostrani è ai minimi della storia della Repubblica italiana, per
ottenere un pugno di voti in più, si utilizzano la morte e le tragedie di essere
umani tragicamente vittime degli eventi storici di oltre 80 anni fa.
Questo è un paese e anche una gran parte della popolazione, che non ha mai fatto
i conti con la propria storia e con i propri orrori e crimini compiuti in giro
per il mondo. Atto storico fatto da Germania e Giappone, per esempio. Qui
persiste la vulgata dell’ ”italiani brava gente” per affrontare la questione
“foibe”, con relative tragedie connesse e innegabili, per alcuni versi, come
storicamente sopravvengono in qualsiasi frangente storico di guerra, dove si
compiono vendette personali, frutto di rancori, odi di gente esasperata da
vessazioni e violenze precedenti.
Io penso che invece di polemizzare manicheamente, senza arrivare a nessuna
sintesi storica, che certamente non interessa ai “fondamentalisti” nostrani,
tutti impegnati a rinfocolare odi, rancori, razzismi etnici, solo per una
“guerricciola” elettorale, occorrerebbe ripartire dalla STORIA, con i suoi atti,
fatti, passaggi che hanno portato agli anni in questione. Ora tutti sono
documentati e inoppugnabili, se ci si attenesse a questi, auspicando onestà
intellettuali e giornalistiche, sicuramente rare da trovare, ma ci sono, con un
confronto e una sintesi non di parte, ma come giudizio storico, forse si
potrebbe chiudere quel periodo e permettere ai familiari delle vittime delle due
parti di piangere i propri morti, tutti da rispettare tranne quelli di
carnefici, fanatici, torturatori o criminali. Silenziando e togliendo così fiato
e benzina, per appiccare odi e divisioni per i loro sporchi pugni di voti
elettorali, i fondamentalisti patriottardi sciovinisti. Ribadendo che “patriota”
è un termine nobile, di grande dignità, di uomini e donne che combattono per la
difesa della propria terra, della propria gente, della propria indipendenza,
termine non usufruibile per chi aggredisce, invade, occupa, sottomette altri
paesi e popoli.
Si comprendono i “ragazzi di Salò” e si accusano i “massacri dei partigiani
jugoslavi”, si dedurrebbe anche italiani, visto che sono stati decine di
migliaia i partigiani italiani che hanno combattuto contro il nazifascismo in
Jugoslavia, e sono morti in quelle terre per riscattare l’onore di un intero
popolo, macchiato e infangato da vent’anni di fascismo e colonialismo contro
altri popoli, tra cui quello jugoslavo, che mai nella storia hanno aggredito il
nostro paese.
Il mito degli italiani “brava gente” è fondato sulla rimozione storica dei
crimini di guerra commessi dall’esercito italiano nelle colonie e nei territori
invasi e occupati della 2° guerra mondiale; la nostra storia nazionale è ricca
di rimozioni e “dimenticanze” di quello che è stato fatto ad altri popoli e
paesi. Dagli archivi delle Nazioni Unite emerge un dato che dovrebbe far
vergognare i “fondamentalisti sciovinisti” che campano sulla questione foibe.
Personalmente, verso questi avvenimenti, sicuramente tragici, mantengo un
profondo rispetto per chi fosse perito innocente.
Secondo le Nazioni Unite: solo per il periodo coloniale e della 2° guerra
mondiale, i fascisti e l’esercito italiano hanno UCCISO oltre UN MILIONE di
persone, di cui 300.000 nella sola Jugoslavia, tutto documentato dallo storico
americano M. Palombo, il cui lavoro per la BBC inglese “Fascist Legacy” è stato
utilizzato anche dalla TV “La 7”, dopo alcuni decenni di censura sulle reti TV
pubbliche italiane.
800 Italiani furono dichiarati “criminali di guerra” dalla “Commissione per i
crimini di guerra delle Nazioni Unite” e mai processati.
Nei 200 campi di concentramento italiani, furono rinchiusi più di 100.000
jugoslavi (uomini, donne, bambini, e dove 11.606 vi morirono (quelli accertati),
oltre che di fame anche di sete.
QUASI 200˙000 FURONO I CIVILI FALCIATI DAI PLOTONI DI ESECUZIONE ITALIANI, IN
QUANTO “RIBELLI E BANDITI”.
Un milione e ottocento mila jugoslavi massacrati da tedeschi e italiani, 4.000 i
caduti italiani: invasori non va dimenticato.
Il rapporto tra le vittime italiane e quelle slave è di 4.000 contro 1.800.000
che corrisponde allo 0,002, ma i massacratori e inumani, sono considerati gli
“slavi”.
Nella sola Istria furono 80˙000 gli slavi che in tre anni dovettero fuggire
all’estero, per non essere spazzati via dalla barbaria fascista o deportati nei
lager italiani.
I morti accertati nelle foibe sono stati circa 2˙000, chi dice anche 3˙000 (e
non ci può essere nessun rallegramento, al contrario rispetto, di fronte a cifre
che trattano di morte), ma va sottolineato che i fascisti e i collaborazionisti
col nazismo in quelle zone, furono alcune decine di migliaia, che compirono ogni
genere di atrocità e crimini contro la popolazione civile, documentata
storicamente in studi, archivi e in alcuni documentatissimi libri che sono a
disposizione di tutti. Oltre alle migliaia di insegnati delle scuole italiane
(quelle slave furono chiuse), dipendenti delle amministrazioni pubbliche, dove
non potevano esserci slavi, di preposti alla sanità, italiani perché non
potevano esserci slavi e così via. Non si può, mediante l’utilizzo di alcuni
fatti, revisionare storicamente e ribaltare i processi storici avvenuti e non
contestualizzarli. E’ un operazione antistorica e faziosa, senza alcuna
scientificità e credibilità, smaccatamente razzista, al di là delle opinioni
soggettive.
Un confronto deve partire dall’aggressione militare dell’aprile 1941, sbocco di
quanto già era stato fatto in termini di snazionalizzazione, vessazione e
persecuzione etnica di altri popoli, fino ad arrivare alle vere e proprie
deportazioni, dalle infami e criminali politiche fasciste italiane, contro le
popolazioni slave da sempre residenti nelle regioni del confine orientale,
mischiate e coabitanti al di là dell’aspetto etnico; politica che teorizzava
l’espansionismo e lo sciovinismo come obiettivi da conseguire. Senza dimenticare
che già nel 1918 furono oltre 500˙000 gli sloveni e croati “inglobati”
dall’Italia di allora, il vizietto espansionista era quasi un dato di fatto.
Dopo il 6 aprile 1941, con l’occupazione e l’annessione di territori jugoslavi
in cui non abitava neppure un italiano, furono inclusi illegittimamente entro i
nuovi confini occupati, altre centinaia di migliaia di jugoslavi, il cui
trattamento da parte dello Stato italiano fu la repressione più spietata, le
fucilazioni, gli incendi di villaggi, la deportazione in campi di concentramento
di decine di migliaia di donne, vecchi, bambini, e la morte di migliaia di essi.
Questi gli esiti dell’“espansionismo italiano”, argomento assolutamente rimosso,
mai diventato “memoria collettiva” e mai citati dai fondamentalisti nostrani.
Tutti i fautori e i fiancheggiatori del “revisionismo storico” ( compreso l’on.
Fassino e i suoi soci di partito) dovrebbero guardarsi una cartina etnica di
queste terre, suggerisco quella redatta nel 1915 da Cesare Battisti (un nome che
dovrebbe essere una garanzia) in “La Venezia Giulia. Cenni
geografico-statistici”, pubblicato nel 1920 dall’Istituto Geografico De
Agostini. Battisti attribuiva per la Venezia Giulia, nel suo complesso, la
seguente composizione nazionale, in percentuale:Italiani: 43,09 – Sloveni: 32,23
– Croati: 20,64 – Tedeschi: 3,30Dunque gli “slavi” erano il 52,87 per cento. Per
quanto riguarda l’Istria in particolare:Italiani: 35,15 – Sloveni: 14,27 –
Croati: 43,52 – Tedeschi: 3,51Dunque gli “slavi” erano il 57,79 per cento.Come
si vede i territori rivendicati durante la seconda guerra mondiale
dall’“espansionismo slavo” era abitati in maggioranza da “slavi”. Questa non è
un’opinione personale, sono dati storici.
Già nei primi anni ’20 lo squadrismo italiano in camicia nera, rafforzato dai
fascisti triestini, si rese protagonista di feroci violenze e aggressioni con
molti morti e feriti nella popolazione civile.
Persino gli stessi storici fascisti, tra i quali l’istriano G.A. Chiurco,
nell’esaltare le imprese squadriste e renderle gloriose, ha involontariamente,
documentato inoppugnabilmente
i crimini compiuti di assassinii di antifascisti italiani come Pietro Benussi a
Dignano, Antonio Ive a Rovigno, Francesco Papo a Buie ed altri, oltre alle
devastazioni e distruzioni delle Camere del lavoro e delle Case del popolo, alle
sanguinarie spedizioni nei villaggi abitati da croati e sloveni della regione.
Anche nel mio libro “Pagine di storia rimosse”, nel diario che ho riportato del
cappellano militare Don Pietro Brignoli, sono documentati e testimoniati gli
orrori e i crimini compiuti in quei territori, purtroppo anche di soldati
italiani, non solo dai fascisti.
Con il fascismo furono distrutti e aboliti tutti gli enti e associazioni
culturali, sociali e sportivi della popolazione slovena e croata; sparì ogni
traccia pubblica dell’esistenza della popolazione croata e slovena. Furono
abolite le loro scuole di ogni grado, cessarono di uscire i loro giornali, i
libri scritti non in italiano divennero materiale sovversivo; con un decreto del
1927 furono forzosamente italianizzati i cognomi slavi, furono italianizzati
anche i toponimi. Decine di migliaia di civili croati e sloveni furono deportati
nei 200 campi di concentramento disseminati dall’Albania all’isola di Rab
(Arbe), nell’Italia meridionale, centrale e settentrionale. Nel solo lager di
Arbe/Rab (Jugoslavia) ne morirono 4.000 circa, fra cui 1500 donne e bambini,
moltissimi vecchi, per denutrizione, stenti, maltrattamenti e malattie.
In un documento del 15 dicembre 1942, l’Alto Commissariato per la Provincia di
Lubiana, Emilio Grazioli, trasmise al Comando dell’XI Corpo d’Armata il rapporto
di un medico in visita al
Campo di Arbe, dove gli internati “presentavano nell’assoluta totalità i segni
più
gravi dell’inanizione da fame“. La risposta a quel rapporto, scritta di suo
pugno dal generale
Gastone Gambara sanciva: “Logico ed opportuno che campo di concentramento non
significhi campo d’ingrassamento. Individuo malato = individuo che sta
tranquillo“.
Come non ricordare qui la nota ai Comandi locali in Slovenia del generale Mario
Robotti: “Chiarire bene il trattamento dei sospetti, cosa dicono le norme 4C e
quelle successive? Conclusione: si ammazza troppo poco!”. Queste parole si
rifacevano all’ordine del generale Mario Roatta, comandante della II Armata
italiana in Slovenia e Croazia, il quale nel marzo del 1942 aveva diramato una
Circolare 4C nella quale si sanciva: “…Il trattamento da fare ai ribelli, non
deve essere sintetizzato dalla formula dente per dente ma bensì da quella testa
per dente“.
Una disposizione che troverà una feroce e criminale applicazione nell’eccidio di
Gramozna Jama in Slovenia, dove al termine della guerra furono riesumati resti
di centinaia corpi di civili massacrati durante l’occupazione, per ordine dei
comandi militari italiani; furono migliaia i civili falciati dai plotoni di
esecuzione italiani, dalla Slovenia alla “Provincia del Carnaro“, alla Dalmazia
fino alle Bocche di Cattaro e in Montenegro senza aver mai subito alcun
processo.
Nel migliore dei casi, se dipendenti statali e ritenuti non ostili, furono
trasferiti in regioni distanti dell‘Italia. Persino nelle chiese le messe
potevano essere celebrate soltanto in italiano, le lingue croata e slovena
dovettero sparire perfino dalle lapidi sepolcrali, queste stesse lingue furono
bandite dai tribunali e da tutti gli uffici, negate nella vita quotidiana.
Migliaia di democratici italiani, socialisti, comunisti e cattolici che
lottarono per la difesa dei più elementari diritti delle minoranze subirono
attentati, arresti, processi e lunghi anni di carcere inflitti dal Tribunale
speciale per la difesa dello Stato.
Lo storico triestino Teodoro Sala sull”L’Espresso” del 19 settembre 1996 ha
documentato una prolungata serie di crimini di guerra compiuti da speciali
reparti di occupazione, fra i quali si contraddistinsero per ferocia le Camicie
Nere: “…rapine, uccisioni, ogni sorta di violenza perpetrata a danno delle
popolazioni…”.
Prima di arrivare alla questione foibe, gli italiani “brava gente” in giro per
il mondo, in meno di sessant’anni avevano già aggredito, invaso, occupato,
decine di paesi e popoli. Come documentato ormai storicamente, massacrando,
sterminando intere popolazioni, saccheggiando e devastando terre e paesi.
Questo il curriculum di aggressioni (non certo gloriose o onorabili) che
l’Italia ha nella sua breve storia. Chiediamo ai “fondamentalisti” italioti (
termine coniato da G. Bocca), cosa hanno da dire. Poi in Italia si potrà
affrontare la questione foibe.
5 Febbraio 1885: occupazione di Massaua, Eritrea.
3 Agosto 1889: occupazione di Asmara, Somalia.
16 Luglio1894: occupazione di Cassala, Sudan.
1 Dicembre 1895: inizio della Guerra di Abissinia contro l‘Etiopia.
1902: dopo la soppressione della Rivolta dei Boxer in Cina, l’Italia occupa
Tientsin.
28 Settembre 1911: inizia la guerra contro la Turchia per occupare la Libia.
5 Ottobre 1911: comincia l’occupazione della Libia.
26 Aprile 1912: comincia l’occupazione delle isole greche del Dodecaneso.
23 Maggio 1915: guerra all’Austria-Ungheria e assalto alle coste adriatiche
jugoslave.
21 agosto 1915: dichiarazione di guerra all’Impero ottomano.
19 Ottobre 1915: guerra al Regno di Bulgaria
27 Agosto 1916: dichiarazione di guerra all’Impero tedesco.
29 Agosto 1923: occupazione dell’isola di Corfù in Grecia.
7 Aprile 1939: occupazione dell’Albania.
28 Ottobre 1940: aggressione alla Grecia.
6 Aprile 1941: aggressione della Jugoslavia.
22 giugno 1941: aggressione all’Unione Sovietica.
…Sappiamo come si sono concluse tutte…
Per non dilungarmi non affronto qui tutti gli altri coinvolgimenti militari del
dopoguerra fino ai giorni nostri.
Quando una giornata del “ricordo” dei crimini italiani e della richiesta di
perdono agli altri popoli, in questo caso a quello jugoslavo, per tutte queste
vittime innocenti? Questo, sì rappresenterebbe storicamente un coraggioso atto
di pace e riconciliazione definitiva.
Perché dover accettare che i carnefici diventino eroi oltre ad essere
vergognoso, è anche oltraggioso verso la memoria storica di quella generazione
di “ragazzi” che invece di andare a Salò o stare a guardare, è salita in
montagna a combattere il nazifascismo pagando con la tortura e con la morte la
scelta della lotta per la libertà.
Certi signori, di destra o sinistra, ormai c’è poca differenza elettorale,
dimenticano che la riconciliazione c’è già stata: è avvenuta il 25 aprile 1945,
con la sconfitta del fascismo, la cacciata dell’invasore nazista e la vittoria
della lotta di liberazione nazionale, un paese lasciatoci in eredità da quegli
italiani che con il loro sangue avevano ridato libertà e dignità all’Italia.
Per questo sottoscrivo e faccio mie le parole e il patrimonio morale di un
italiano, giornalista, partigiano e antifascista, che ha combattuto per la
nostra Italia: quella della giustizia e della dignità.
> …La storiografia revisionista si è così riempita di pidocchi revisionisti che
> pretendono di cambiare gli accaduti, la memoria, la toponomastica, i libri di
> testo… Quelli che combattevano al fianco dei nazisti…volevano la fine delle
> libertà. Furono invece i Partiti della Resistenza, a recuperare le libertà…” I
> morti ” diceva Pavese “sono tutti eguali, partigiani e repubblichini”… Ma non
> erano uguali le loro storie, le loro idee. La pietà è una cosa che fa parte
> del sentimento umano solidale, ma la pietà per le idee non ha senso, non si
> può avere pietà per le idee barbare, assassine, non si può revisionare
> l’orrore, si può al massimo dimenticarlo… per pietà. ( G. Bocca)
Redazione Italia