Eric Gobetti e le aggressioni alla storia: la polarizzazione del Giorno del ricordo
Con puntualità svizzera anche in occasione del Giorno del ricordo 2026 Azione
Studentesca condanna e chiede di impedire gli interventi che da anni lo storico
Eric Gobetti conduce nelle scuole per fare riflettere le ragazze e i ragazzi
sulla storia del confine orientale, una vicenda complessa che non può essere
affrontata riducendola semplicisticamente alla pur propagandisticamente felice
accoppiata “foibe ed esodo”.
In questo specifico caso, che è uno dei tanti in cui il ricercatore torinese è
stato attaccato per il suo lavoro e per le sue posizioni antifasciste,
l’intervento si è svolto presso l’istituto superiore “G.B. Vaccarini” di
Catania, a proposito del quale gli studenti e le studentesse dell’organizzazione
giovanile legata a Fratelli d’Italia qualificano Gobetti come uno dei
“fantomatici studiosi che ridimensionano il dramma delle foibe e dell’esodo”
(https://www.facebook.com/share/r/1B8xLxhDX6/).
Gobetti rappresenta plasticamente, nelle tante aggressioni subite (sempre in
questi giorni e sempre in Sicilia, si veda
https://osservatorionomilscuola.com/2026/02/06/proposito-censura-eric-gobetti-parlare-iis-rapisardi-paterno/),
un esempio evidentissimo dell’uso pubblico della storia con cui la cultura di
destra mette in discussione non solo i principi dell’antifascismo, a cui la
Costituzione nata dalla Resistenza si ispira, ma anche tesi denunciate come
“riduzioniste” o persino “negazioniste” volte alla ricostruzione di una “storia
di parte che offende le vittime”. Proprio ciò di cui viene accusato Gobetti –
utilizzare la storia a fini di propaganda – è in effetti l’operazione tentata da
chi lo contesta, riducendo lo studio della storia a una polarizzazione
semplificante che non rende conto di fenomeni complessi e articolati, che solo
un attento studio delle fonti può aiutare a ricostruire.
Azione Studentesca adotta un paradigma “vittimario” in cui le vicende del
confine orientale sono ricondotte a mito fondativo dell’identità nazionale,
imperniato sulla categoria degli “italiani brava gente” di cui già Angelo Del
Boca aveva evidenziato la funzione politica. Il lavoro dello storico impone di
rintracciare le origini e le cause profonde dei fenomeni studiati, che nel caso
in esame risalgono a decenni prima delle vicende legate alle foibe e all’esodo e
che non è questa la sede per ricostruire (rimandiamo all’efficace intervento
dello stesso Gobetti su
https://osservatorionomilscuola.com/2026/01/31/giorno-ricordo-10-febbraio-parliamo-storico-eric-gobetti/)
Gli studenti e le studentesse di destra propongono di sostituire uno storico dal
curriculum scientifico indiscutibile con un’intervista a un testimone,
dimenticando (o meglio: ignorando) che anche le fonti orali, il ricorso alle
quali è assolutamente fondato, deve essere a sua volta mediato dal metodo
storico e da una conduzione consapevole delle interviste. Mai, in ogni caso, si
è negata da parte degli storici l’importanza delle testimonianze e mai si è
voluta mettere a tacere la soggettività di chi ha vissuto sulla propria pelle o
su quella dei propri cari violenza e oppressione, ma occorre anche chiedersi se
non sia a sua volta una violenza peraltro subdola e manipolatrice utilizzare a
fini politici questa stessa vicenda di dolore e sofferenza.
Non possiamo che evidenziare che proprio il dibattito sul Giorno del Ricordo si
riduce di anno in anno a uno sterile rituale di contrapposizione ideologica, con
le e i giovani di destra impegnati nella rivendicazione di una sorta di
“compensazione” emotiva/ideologica/politica del Giorno della Memoria. La
polarizzazione e la vittimizzazione sono però nemici giurati della verità
storica e in particolare in questo caso dobbiamo sottolineare come Gobetti non
neghi il carico di sofferenza e morte legato a queste vicende, ma lo riconduca a
un contesto in cui tale violenza risulta leggibile e comprensibile (che non
significa giustificabile) come reazione alla violenza dell’occupante, ribaltando
la visione (questa sì parziale) della persecuzione comunista degli italiani.
L’assunzione da parte dell’Italia delle proprie responsabilità nel corso della
seconda guerra mondiale non è in tal senso propedeutica a una mortificazione del
paese (secondo la lettura di Azione studentesca), quanto piuttosto a una
maturazione, attraverso la storia, di una coscienza civica e politica che sola
può porre un argine alle attuali tendenze nazionaliste, razziste e belliciste
alle quali come docenti ci vogliamo opporre, anche attraverso la lotta per una
libertà di insegnamento alla quale da troppe parti si vuole attentare
(https://osservatorionomilscuola.com/settimana-di-mobilitazione-per-la-liberta-dinsegnamento/).
A chi, infine, fosse ancora convinto che nel nostro paese la “sinistra” impone
un mortificante silenzio a chi voglia commemorare le vicende del fronte
orientale, non potremmo che ricordare che è in corso un’indagine del Ministero
dell’Istruzione e del Merito su una commemorazione questa sì di parte, tenutasi
a Chioggia, nel corso della quale le e gli studenti delle di una scuola media
hanno intonato una canzone neofascista dedicata alla memoria dell’esodo
(https://www.ansa.it/veneto/notizie/2026/02/13/canzone-neofascista-nel-giorno-del-ricordo-polemica-a-chioggia_514a9c28-95e6-40c9-8227-1396f3302a15.html).
Irene Carnazza, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università
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