
Tratta TAV Avigliana Orbassano: intervista ad Andrea Archinà, sindaco di Avigliana
Pressenza - Friday, February 13, 2026L’inizio del 2026 porta con sé due rilevanti notizie sul progetto TAV Torino Lione. La prima viene dalla Corte dei Conti Europea che esprime, seppure velatamente, la sua forte preoccupazione per i ritardi nella costruzione della nuova linea ferroviaria AV (+ 18 anni) e per l’aumento vertiginoso dei costi (+127% rispetto alle stime iniziali).
La seconda notizia, che tocca più da vicino la Valle di Susa e la cintura ovest di Torino, richiama enti locali e istituzioni a presentare le proprie osservazioni sul progetto definitivo della tratta nazionale Avigliana – Orbassano in Conferenza dei servizi, unico luogo istituzionale ove le amministrazioni locali possono ancora far sentire la loro voce.
Il tam tam mediatico e le condivisioni social di quest’ultima notizia ne mostrano subito la rilevanza e non nascondono nuove perplessità e una montante preoccupazione dei territori, delle amministrazioni e delle comunità. È in questo clima che rivolgo alcune domande ad Andrea Archinà, sindaco di Avigliana, vicepresidente dell’Unione Montana Valle Susa e da sempre, insieme alla sua Giunta, contrario alla realizzazione della nuova linea AV Torino – Lione.

Andrea Archinà | Foto Ufficio Stampa della Città di Avigliana
Immediato è il riferimento di Archinà ai tempi nella annosa vicenda TAV. Era il 2011 quando alla Giunta dell’allora Sindaca Carla Mattioli veniva chiesto di partecipare all’iter di approvazione, attraverso proprie osservazioni, del progetto preliminare della tratta Avigliana – Orbassano. Dopo 15 lunghi e complessi anni la giunta di Avigliana è nuovamente chiamata, in tempi strettissimi, a presentare le proprie osservazioni sull’attuale progetto definitivo, osservazioni peraltro non vincolanti per RFI. Un primo elemento è pertanto significativo. Mentre all’opinione pubblica viene raccontato che l’opera va avanti, che lo scavo del tunnel di base fra Susa e Saint Jean de Maurienne sta procedendo a grandi passi, “…noi stiamo capendo solo ora in modo più definito come questo treno arriverà a congiungersi con la tratta internazionale e come avrà accesso al tunnel di base”.
Questa dilatazione dei tempi si instaura nell’iter di realizzazione di un’opera immaginata 30 anni fa e che oggi, nel 2026, non ha ancora un’idea esatta di come si articolerà nella sua parte finale di interconnessione. I presupposti temporali della linea AV Torino Lione, come opera strategica che doveva battere sul tempo l’imminente declino economico dell’area, sono venuti meno. Archinà rileva che “forse nemmeno fra trent’anni vedremo l’opera realizzata, anche in relazione al drammatico contesto internazionale in costante drammatica evoluzione”.
Le parole di Archinà si concentrano poi sulla compressione degli spazi di interlocuzione e sulla limitata possibilità delle amministrazioni di incidere realmente sui temi progettuali. Il dialogo con RFI in Conferenza dei servizi e con l’Osservatorio è spesso stato possibile esclusivamente dietro sollecitazione delle amministrazioni e dell’Unione Montana, che hanno sempre avuto il polso di quel che effettivamente sta accadendo sul territorio.
Archinà sottolinea che l’opposizione all’opera, al netto delle diverse posizioni dei sindaci e al di là delle oggettive difficoltà di giustificarne la costruzione in termini trasportistici, di sostenibilità economico-ambientale e sociale è sempre stata portata avanti da un nutrito fronte comune di amministratori locali.
Mantenere unito questo fronte comune è stato possibile e forse naturale poiché si sono sempre condivise le preoccupazioni sulla futura vivibilità della valle di Susa, sull’impatto dei cantieri, sull’insalubrità dell’ambiente, sulle ricadute socio-sanitarie. Questo stesso fronte comune ha però sempre assistito, come afferma Archinà “…ad un’interlocuzione sempre molto scarna, poco rispondente alle richieste di entrare nel merito tecnico dell’opera. Basti pensare che dal suo insediamento a capo dell’organo monocratico dell’Osservatorio TAV Torino Lione (aprile 2023), le amministrazioni locali hanno avuto la possibilità di incontrare due sole volte Il Commissario di Governo Calogero Mauceri aldilà delle riunioni dell’Osservatorio dove è ormai noto che non si decida proprio nulla e tantomeno si analizzano i progetti”.
Le preoccupazioni del sindaco Archinà si concentrano poi sulla reale possibilità che la città da lui amministrata venga “tagliata in due e snaturata da un punto di vista urbanistico” da quanto è previsto nel progetto definitivo. Le aree abitative poste a nord e a sud della linea ferroviaria saranno infatti realmente separate le une dalle altre da immensi cantieri con la conseguenza di profonde modifiche alla viabilità cittadina. Nonostante le sollecitazioni, da oltre un anno mezzo molti comuni della Valle stanno aspettando la trasmissione dei progetti previsti per le barriere anti-rumore che RFI dovrebbe realizzare tra Bussoleno e Avigliana a tutela delle aree residenziali.
L’atteggiamento di TELT e di RFI è, nelle considerazioni di Archinà, “un grave schiaffo istituzionale”. “Se prima si promette ai sindaci la disponibilità di spazi per discutere gli aspetti tecnici dell’opera, le buone intenzioni vengono tradite quando si fa pervenire il progetto definitivo al protocollo del Comune di Avigliana il 22 dicembre, con la concomitante richiesta di presentare le osservazioni entro 60 giorni, festività natalizie comprese”.
Sebbene sia chiaro che non può esservi reciproco affetto fra i proponenti l’opera e i Sindaci contrari alla sua realizzazione, Archinà osserva che un certo atteggiamento di “snobismo” è riservato anche a quei Sindaci che hanno mostrato una sostanziale accettazione dell’opera. Sono infatti comuni come Susa e Chiomonte che attendono ancora le promesse compensazioni eche oggi, stanno subendo enormi impatti determinati dalle continue varianti di progetto. Basti pensare a Susa che sta vedendo “… atterrare sul suo territorio il materiale destinato alla fabbrica dei conci di Salbertrand, non ancora disponibile”. Anche in questo caso le istituzioni locali hanno più volte segnalato che tale area non sarebbe stata pronta entro i termini stabiliti. Nessuno è più sordo di chi non vuol sentire!
Lo stesso rischio Archinà lo intravede nel dialogo impostato negli anni dalle amministrazioni di Rivoli e Rivalta. Se è vero che il progetto definitivo avrà un pesantissimo impatto sui territori, con il risultato finale di “… una totale e irreversibile snaturalizzazione dell’unico polmone agricolo ancora presente nella cintura ovest di Torino”, è altrettanto vero che le osservazioni presentate al progetto preliminare dal Comune di Avigliana nel 2012 sono state considerate in minima parte ed anzi per alcuni aspetti si è assistito ad un peggioramento di alcuni aspetti progettuali oggi contenuti nel definitivo.
Il raccordo tra l’uscita dalla galleria naturale e l’innesto della bretella di interconnessione sulla linea storica, nel preliminare previsto solo quale interconnessione da utilizzarsi in casi di emergenza, impatterà sul territorio di Avigliana determinando l’occupazione di enormi aree di sedime comunale, l’abbattimento di alcuni edifici e l’occupazione di aree che oggi sono indispensabili per le strategie urbanistiche del comune e dell’Amministrazione e che diventeranno cogenti sin dall’approvazione del progetto definitivo anche se l’opera non troverà i finanziamenti per anni.
Sempre attraverso le parole di Archinà, “…assistiamo al perseverare della folle idea di voler giustificare un’opera che, da anni, non è più oggettivamente giustificabile. Se la variante era stata pensata per dirottare il transito merci verso Orbassano e consentire un più agevole e frequente transito dei treni passeggeri sulla linea Torino –Avigliana secondo le previsioni di un potenziamento del SFM3, è oggi chiaro che tale aumento della frequenza dei treni passeggeri diventa funzionale a giustificare la realizzazione della paventata e mai verificatasi saturazione della linea storica”. Quel che non accade, si può decidere di farlo accadere!
Il tema che sta a cuore al sindaco Archinà è relativo alle scelte e alle priorità che un amministratore deve porre alla base delle sue decisioni strategico – urbanistiche. Decido oggi di sacrificare il territorio per imporre una grande opera che tutelerà il transito di ipotetiche e non provate quantità di merci che viaggeranno fra quarant’anni o mi assumo oggi la responsabilità di tutelare tutti quei cittadini che viaggiano sull’attuale tratta e che sperimentano ogni giorno cancellazioni di treni, ritardi e disservizi?
L’auspicio accorato e responsabile di Archinà è che si possa trovare un’interlocuzione diversa, nella quale ogni posizione assuma il medesimo valore e che non riaffermi un quadro di subalternità degli enti locali rispetto ai proponenti l’opera. “…Sarebbe ora di interrompere questo iter scellerato, rimettersi intorno a un tavolo e chiedersi di che cosa abbiamo realmente bisogno, cosa serve ai territori e come intercettare queste esigenze. È ora di coinvolgere seriamente i sindaci e non trattarli come quelli che rompono le scatole”.
Oggi le amministrazioni comunali hanno il dovere di far capire ai cittadini che se l’opera andrà avanti nei termini paventati “…verranno buttati all’aria decenni di programmazioni urbanistiche, di politiche indirizzate a favorire l’insediamento industriale, alla tutela ambientale, alla gestione del SIC (Sito di Importanza Comunitaria) dei laghi di Avigliana, ai progetti di sviluppo locale”. Di fronte a questo enorme spreco, a questa follia, tutto ciò che la politica locale e regionale è stata capace di mettere in campo è la reazione grossolana, scomposta, a tratti livorosa alla decisione del Sindaco di Rivoli (Alessandro Errigo) di formare una commissione tecnica di esperti notav per valutare l’impatto della linea ferroviaria Torino-Lione sul territorio della città.
Le verità oggettive che smontano, pezzo per pezzo il castello di carte costruito dai promotori e dai gruppi di interesse intorno alla nuova linea ferroviaria AV, rappresentano da sempre una minaccia. Archinà ricorda, con la speranza che ciò non riaccada a danno di Errigo, della ferita subita nel 2012 quanto era stato espulso dal Partito Democratico formalmente per essersi candidato in una lista contraria a quella ufficialmente sostenuta dal PD regionale, nella sostanza perché già allora dichiaratamente contrario all’opera.
“E’ ora di tornare alla responsabilità politica delle decisioni. È ora che i partiti tornino a provare sulla loro pelle, proprio come accade a noi sindaci, il peso e le conseguenze di decisioni prese dopo studi, analisi, valutazioni e non per partito preso o per dogma. I veri interessi e le esigenze dei cittadini e delle generazioni future potranno essere soddisfatti e tutelati solo quando gli amministratori e i decisori politici si riapproprieranno di quell’onestà intellettuale, di quel coraggio, che consentirà loro di abbandonare gli slogan e di riconoscere che le cose sono cambiate”. Ciò che un tempo appariva “strategico” e indispensabile, oggi risulta totalmente inutile. Il segreto è comprendere questo passaggio e saper reindirizzare le risorse economiche a soddisfazione di nuove ed emergenti necessità.
Il progetto TAV è diventato secondo Archinà “lo svilimento e la negazione di qualsiasi politica efficiente che va nell’interesse dei cittadini, una perpetua sottrazione di risorse che sarebbero indispensabili per portare avanti priorità e assi di sviluppo ben più importanti. Senza risorse e impegnati a fronteggiare la minaccia del TAV noi amministratori di valle siamo tuttavia impegnati a guardare a strategie di sviluppo diverse. Io sono fortemente convinto che le persone debbano reincontrarsi, noi abbiamo perso l’abitudine di fare le cose insieme, di creare nuove idee, di aprirci al cambiamento”.
Tutto ciò sarà possibile solo in uno spazio urbano bello, salubre, capace di accogliere tutte le generazioni. Con i “piccoli e grandi atti folli del TAV” questo non potrà essere realizzato.