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La Rivoluzione Cubana vista dalla Cina
Questa storia della rivoluzione cubana richiamata a beneficio del lettore comune sul Google cinese, Baidu, che può parere anodina a una prima lettura, sembra invece motivata da un richiamo ancora attuale: la rivoluzione cubana fu combattuta anche da migliaia di partigiani cinesi, lavoratori e loro discendenti trasportati a Cuba dall’imperialismo […] L'articolo La Rivoluzione Cubana vista dalla Cina su Contropiano.
March 7, 2026
Contropiano
Voi fate la guerra, noi la rivoluzione – di Rosella Simone
La chiamavano “diplomazia coercitiva”, i saltimbanchi della parola. Adesso iniziano capire che è guerra e si arrampicano sui vetri. La realtà si corrompe sotto le interpretazioni fantasiose dei commentatori affaticati a blandire chi vorrebbe proclamarsi il padrone del mondo: gli Stati uniti e i suoi soci feroci, Israele che vuole conquistare un suo piccolo [...]
March 6, 2026
Effimera
Dalle bombe in Iran alla corsa al cobalto Usa e Cina si contendono la R.D. del Congo
La competizione tra Washington e Pechino per energia e minerali critici arriva fino a Kolwezi, tra concessioni minerarie e sfratti forzati di case e scuole. Still I Rise ne parla nel nuovo report “Il Prezzo del Progresso”. L’organizzazione non profit Still I Rise pubblica il report “Il Prezzo del Progresso”, un’analisi che documenta l’impatto del sistema delle concessioni minerarie sugli sfratti forzati e sulla continuità scolastica a Kolwezi, nella Repubblica Democratica del Congo, epicentro mondiale di estrazione del cobalto. Partendo dal Congo, l’indagine offre una chiave di lettura sulle tensioni geopolitiche che stanno ridefinendo gli equilibri globali. “Le esplosioni nei cieli iraniani e i raid congiunti di Stati Uniti e Israele non sono un episodio isolato del Medio Oriente. L’Iran, grande esportatore di petrolio e fornitore cruciale per la Cina, è uno snodo strategico nella sicurezza energetica di Pechino: colpirne la stabilità significa incidere su uno degli assi centrali della competizione tra Stati Uniti e Cina”, dichiara Fatima Burhan Mohamed, Advocacy Officer di Still I Rise e curatrice del report. “La partita non riguarda solo il petrolio, ma si estende alle filiere dei minerali critici, decisive per l’autonomia industriale e tecnologica”. Ed è proprio nella Repubblica Democratica del Congo, dove si estrae il 70% del cobalto a livello mondiale, che si sta consumando una battaglia altamente strategica: quella per il controllo delle concessioni minerarie e delle catene di approvvigionamento di minerali strategici come il cobalto. A Kolwezi, la rivalità geopolitica ha conseguenze concrete: quartieri inclusi in licenze estrattive, famiglie esposte al rischio di sgombero, bambini che vedono interrompersi il proprio percorso scolastico. È qui, lontano dai riflettori dei grandi vertici internazionali, che la competizione tra potenze assume una dimensione concreta e locale. Il contesto: Kolwezi al centro della competizione globale Kolwezi, nella provincia del Lualaba, è uno snodo cruciale delle catene globali di approvvigionamento. Da quest’area proviene oltre il 70% del cobalto estratto a livello mondiale, un minerale classificato come critico per batterie agli ioni di litio, mobilità elettrica, sistemi di accumulo energetico, tecnologie digitali avanzate e comparto della difesa. La città conta tra i 700mila e un milione di abitanti e circa una persona su tre lavora direttamente o indirettamente nel settore minerario. Negli ultimi anni, il controllo del cobalto congolese è diventato terreno di competizione strategica tra Stati Uniti e Cina. Secondo il report, circa l’80% della produzione industriale di cobalto nella provincia del Lualaba è oggi riconducibile a capitali legati a Pechino, che ha consolidato nel tempo una presenza dominante nelle miniere e nelle infrastrutture di raffinazione. Parallelamente, Washington ha intensificato la propria iniziativa diplomatica ed economica attraverso lo Strategic Partnership Agreement con la Repubblica Democratica del Congo, puntando a diversificare le fonti di approvvigionamento occidentali e ridurre la dipendenza dalle filiere cinesi. In questo quadro si inserisce la vicenda delle concessioni detenute da Chemaf (Chemical of Africa), società privata attualmente in vendita e titolare di alcuni dei giacimenti più rilevanti ancora disponibili sul mercato. L’interesse di investitori sostenuti dagli Stati Uniti per l’acquisizione di questi asset è stato letto come un passaggio chiave nella ridefinizione degli equilibri del settore. Per il governo congolese, la competizione tra le due potenze potrebbe rappresentare al tempo stesso un’opportunità negoziale e un fattore di pressione geopolitica. “Il possibile passaggio di proprietà delle concessioni non è un fatto puramente finanziario. Un nuovo operatore potrebbe rivedere piani industriali, accelerare l’espansione estrattiva o rinegoziare i confini operativi delle aree concesse”, spiega Giulia Cicoli, co-fondatrice di Still I Rise. “In una città dove ampie porzioni dell’area urbana ricadono formalmente sotto concessione mineraria, tali decisioni possono avere effetti diretti e immediati sulle comunità residenti, incidendo sulla stabilità abitativa e sulle condizioni di permanenza delle famiglie”. Il sistema delle concessioni e la vulnerabilità abitativa Gran parte dell’area urbana di Kolwezi ricade formalmente in concessioni minerarie. In base al sistema vigente, lo Stato mantiene la proprietà del suolo, ma concede a imprese private il diritto esclusivo di esplorare e sfruttare le risorse per un periodo determinato. Nella pratica, questo significa che quartieri residenziali, scuole e terreni agricoli possono trovarsi in aree destinate all’estrazione. In caso di espansione mineraria, le famiglie prive di documentazione legale adeguata dispongono di strumenti limitati per opporsi a uno sgombero. Il report ricostruisce diversi episodi di sgombero e demolizione registrati negli ultimi anni nell’area di Kolwezi, legati all’espansione delle attività estrattive e alle concessioni minerarie. Questi eventi non costituiscono episodi isolati, ma si inseriscono in un quadro strutturale in cui l’assetto delle concessioni ridefinisce l’accesso alla terra e di fatto la permanenza delle comunità. L’indagine tra le famiglie degli studenti Tra il 2023 e il 2025 Still I Rise ha condotto un’indagine interna sulle famiglie dei 98 studenti allora iscritti alla Still I Rise Academy – Kolwezi, attiva dal 2021 e frequentata da bambini ex minatori. L’obiettivo era comprendere in modo sistematico la condizione abitativa dei nuclei familiari e valutare quanto questa incidesse sulla continuità del percorso scolastico. L’analisi restituisce un quadro di forte vulnerabilità. Il 70% delle famiglie vive in territori formalmente dati in concessione a un’azienda mineraria: di queste, l’89% non disponeva di certificati di proprietà riconosciuti dallo Stato e oltre la metà non era consapevole di abitare in un’area giuridicamente concessa. Inoltre, ottenere un certificato legale di proprietà ha costi elevati in un contesto in cui circa il 70% della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Ne consegue che la mancanza di documentazione formale riduce drasticamente la possibilità di opporsi a uno sgombero o di negoziare condizioni adeguate. “Quando una famiglia non ha un titolo riconosciuto dallo Stato, la sua permanenza sul territorio diventa fragile”, continua Giulia Cicoli. “L’insicurezza abitativa non è solo una questione legale: si traduce in interruzioni scolastiche, spostamenti improvvisi, maggiore esposizione al lavoro minorile. Se una casa può essere demolita da un giorno all’altro, anche il diritto all’istruzione diventa precario”. Le azioni intraprese A seguito dell’indagine, Still I Rise è intervenuta su più fronti, partendo dall’analisi dei casi delle famiglie che vivono nelle aree in concessione e avviando procedure per regolarizzare le loro situazioni abitative. In collaborazione con IBGDH – Initiative pour la Bonne Gouvernance et les Droits Humains, la non profit ha inoltre organizzato incontri informativi sui diritti in caso di sfratto, coinvolgendo migliaia di persone della comunità. Parallelamente, ha avviato un dialogo con l’azienda titolare della concessione e con le autorità locali per chiedere maggiore trasparenza su eventuali piani di espansione e reinsediamento. “Si è trattato di un lavoro lungo e impegnativo, necessario per raggiungere anche le famiglie più isolate e prive di accesso alle informazioni”, conclude Fatima Burhan Mohamed. “Oggi queste famiglie sanno cosa possono pretendere e come muoversi: possono chiedere informazioni ufficiali, partecipare alle consultazioni, rivendicare un indennizzo adeguato e opporsi a uno sfratto irregolare. Informare in modo capillare significa ridurre lo spazio per decisioni arbitrarie e rafforzare la capacità della comunità di difendere i propri diritti.” Scarica il report integrale. Still I Rise
March 6, 2026
Pressenza
I satelliti cinesi sull’Asia occidentale: uno scudo silenzioso per l’Iran
Quando MizarVision iniziò a pubblicare immagini satellitari del rafforzamento delle forze statunitensi nel Golfo Persico e in Giordania prima della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, iniziata il 28 febbraio 2026, la rete reagì immediatamente. Le fotografie circolarono ampiamente perché rivelavano qualcosa che gli operatori occidentali avevano accuratamente […] L'articolo I satelliti cinesi sull’Asia occidentale: uno scudo silenzioso per l’Iran su Contropiano.
March 6, 2026
Contropiano
La Cina è vicina
Quello che sta accadendo nello scenario internazionale non può essere letto come una semplice sequenza di crisi regionali o come l’ennesimo episodio di instabilità in Medio Oriente. L’attacco statunitense contro l’Iran non è un fatto isolato, ma si colloca dentro una fase storica precisa: la crisi sistemica del modo di […] L'articolo La Cina è vicina su Contropiano.
March 5, 2026
Contropiano
Le ragioni economico-politiche dell’attacco Usa-Israele contro l’Iran: una possibile interpretazione – di Andrea Fumagalli
L'attacco congiunto Usa-Israele contro l'Iran apre un nuovo scenario che va al di là dello scontro sul futuro dell'Iran e della sua democrazia. L'ipocrisia del pensiero mainstream plaude all'iniziativa di Trump e Netanyahu come espressione del ripristino di elementi di democrazia e della "libertà delle donne". Perché parlo di ipocrisia? Per vari motivi, come [...]
March 4, 2026
Effimera
Welfare e Ai. In Cina, però…
Vedo Global Times, Xinhua e altri siti cinesi, da quando? Sarà 20 anni, forse? Ora, c’è l’Iran. Chiaro, ne parlano, ma, chissà perché, sono “concentrati all’interno”. Certo, si muovono in ambito Onu, come è loro prassi, certo, condannano l’attacco (vedremo le loro “decisioni” nelle prossime settimane), ma risuonano tre termini […] L'articolo Welfare e Ai. In Cina, però… su Contropiano.
March 3, 2026
Contropiano
Merz in Cina: accoglienza orientale e poco altro
Europa tra Cina e Usa La dipendenza tedesca nei confronti della Cina è stata paragonata a quella che aveva verso il gas russo prima della guerra in Ucraina. Per la Germania allontanarsi dalla Cina sarà difficile e doloroso, sempre che sia possibile, insiste il Post. Merz in Cina con una […] L'articolo Merz in Cina: accoglienza orientale e poco altro su Contropiano.
February 27, 2026
Contropiano
Rizomatica 26-02-2026
Questa uscita di Rizomatica è dedicata al tema della guerra. Questa forma di relazione è antica e probabilmente nasce con la civiltà umana. Identificare un nemico e combatterlo è un modo per costruire una soggettività collettiva, non l'unico ma certamente uno dei più sperimentati. L'invito è di rivolgere il conflitto e la violenza, ineliminabili dalla natura umana, verso i ricchi e i potenti da cui siamo dominati, e non verso degli stranieri presentati come nemici. Continua a leggere→
February 26, 2026
Rizomatica
Roma, manifestazione per 67° anniversario dell’Insurrezione di Lhasa
La questione tibetana risale al 1950, quando le armate di Mao entrarono in Tibet. Nel 1951 fu stipulato l’Accordo dei Diciassette Punti – noto ai cinesi come Trattato di liberazione pacifica del Tibet – in base al quale i tibetani riconoscevano la sovranità cinese e permettevano l’ingresso a Lhasa di un contingente dell’esercito per programmare il graduale inserimento delle riforme per l’integrazione del Tibet nella Cina, tra le quali l’abolizione della servitù della gleba. Le autorità cinesi si impegnarono in cambio a non occupare il resto del paese e a non interferire nella politica interna, la cui gestione veniva lasciata al governo tibetano, ma prendendosi carico di tutte le relazioni tibetane con l’estero. Purtroppo l’Accordo venne in seguito disconosciuto da entrambe le controparti. Il 10 marzo 1959 il popolo tibetano si sollevò a Lhasa per difendere la propria libertà politica, culturale e religiosa, ma fu repressa nel sangue dalle truppe di Pechino, che provocarono circa 65.000 vittime e deportarono altre 70.000 persone. La repressione che ne seguì costò la vita a decine di migliaia di persone tra cui monache e monaci e segnò profondamente la storia del Tibet. Ciò costrinse molti, fra cui il Dalai Lama (guida politica e spirituale), a fuggire e ad accogliere l’invito del governo di Nuova Delhi a rifugiarsi in India. Il governo tibetano venne costretto dall’esilio passando dalla sua residenza di Lhasa, il Palazzo di Potala, alla residenza di Dharamsala in India, in seguito all’annessione cinese ed alla fallita rivolta del 1959. Il Dalai Lama non fece più ritorno nella sua terra. Il Tibet fu frazionato, buona parte dei suoi territori fu assegnata ad altre province cinesi, mentre nel 1964 la parte rimasta divenne la Regione Autonoma del Tibet, una provincia della Cina a statuto speciale. Purtroppo, la “rivoluzione culturale” di Mao (1965-1976) portò studenti ed estremisti cinesi a condannare come “controrivoluzionaria” ogni forma di buddhismo e molti monasteri, templi e forme d’arte vennero distrutte. Da lì in poi la colonizzazione cinese del Tibet si è solo intensificata con il fine di “cinesizzare” l’intero altopiano e il Palazzo del Potala a Lhasa è stato convertito in museo dal governo cinese. L’arrivo del buddhismo di tradizione tibetana in Occidente si lega inevitabilmente a quei fatti tragici. Il 10 marzo è un giorno di memoria e di responsabilità morale: ricordare significa onorare chi ha sofferto, vigilare affinché il Dharma possa essere trasmesso liberamente e coltivare compassione verso tutti gli esseri coinvolti, senza eccezione. Incluso il popolo cinese. A distanza di 67 anni, la sofferenza del popolo tibetano continua a manifestarsi nella limitazione della libertà religiosa, nella repressione delle pratiche spirituali, nell’erosione dell’identità culturale e nella separazione forzata delle giovani generazioni dalle proprie radici. Per tutto questo il neo-costituito Comitato Pro Tibet promuove una manifestazione pacifica di ricordo e testimonianza, il 10 marzo 2026, a Roma, dalle ore 15:00 in via San Nicola de Cesarini. Redazione Roma
February 18, 2026
Pressenza