Tratta TAV Avigliana Orbassano: intervista ad Andrea Archinà, sindaco di Avigliana
L’inizio del 2026 porta con sé due rilevanti notizie sul progetto TAV Torino
Lione. La prima viene dalla Corte dei Conti Europea che esprime, seppure
velatamente, la sua forte preoccupazione per i ritardi nella costruzione della
nuova linea ferroviaria AV (+ 18 anni) e per l’aumento vertiginoso dei costi
(+127% rispetto alle stime iniziali).
La seconda notizia, che tocca più da vicino la Valle di Susa e la cintura ovest
di Torino, richiama enti locali e istituzioni a presentare le proprie
osservazioni sul progetto definitivo della tratta nazionale Avigliana –
Orbassano in Conferenza dei servizi, unico luogo istituzionale ove le
amministrazioni locali possono ancora far sentire la loro voce.
Il tam tam mediatico e le condivisioni social di quest’ultima notizia ne
mostrano subito la rilevanza e non nascondono nuove perplessità e una montante
preoccupazione dei territori, delle amministrazioni e delle comunità. È in
questo clima che rivolgo alcune domande ad Andrea Archinà, sindaco di Avigliana,
vicepresidente dell’Unione Montana Valle Susa e da sempre, insieme alla sua
Giunta, contrario alla realizzazione della nuova linea AV Torino – Lione.
Andrea Archinà | Foto Ufficio Stampa della Città di Avigliana
Immediato è il riferimento di Archinà ai tempi nella annosa vicenda TAV. Era il
2011 quando alla Giunta dell’allora Sindaca Carla Mattioli veniva chiesto di
partecipare all’iter di approvazione, attraverso proprie osservazioni, del
progetto preliminare della tratta Avigliana – Orbassano. Dopo 15 lunghi e
complessi anni la giunta di Avigliana è nuovamente chiamata, in tempi
strettissimi, a presentare le proprie osservazioni sull’attuale progetto
definitivo, osservazioni peraltro non vincolanti per RFI. Un primo elemento è
pertanto significativo. Mentre all’opinione pubblica viene raccontato che
l’opera va avanti, che lo scavo del tunnel di base fra Susa e Saint Jean de
Maurienne sta procedendo a grandi passi, “…noi stiamo capendo solo ora in modo
più definito come questo treno arriverà a congiungersi con la tratta
internazionale e come avrà accesso al tunnel di base”.
Questa dilatazione dei tempi si instaura nell’iter di realizzazione di un’opera
immaginata 30 anni fa e che oggi, nel 2026, non ha ancora un’idea esatta di come
si articolerà nella sua parte finale di interconnessione. I presupposti
temporali della linea AV Torino Lione, come opera strategica che doveva battere
sul tempo l’imminente declino economico dell’area, sono venuti meno. Archinà
rileva che “forse nemmeno fra trent’anni vedremo l’opera realizzata, anche in
relazione al drammatico contesto internazionale in costante drammatica
evoluzione”.
Le parole di Archinà si concentrano poi sulla compressione degli spazi di
interlocuzione e sulla limitata possibilità delle amministrazioni di incidere
realmente sui temi progettuali. Il dialogo con RFI in Conferenza dei servizi e
con l’Osservatorio è spesso stato possibile esclusivamente dietro
sollecitazione delle amministrazioni e dell’Unione Montana, che hanno sempre
avuto il polso di quel che effettivamente sta accadendo sul territorio.
Archinà sottolinea che l’opposizione all’opera, al netto delle diverse posizioni
dei sindaci e al di là delle oggettive difficoltà di giustificarne la
costruzione in termini trasportistici, di sostenibilità economico-ambientale e
sociale è sempre stata portata avanti da un nutrito fronte comune di
amministratori locali.
Mantenere unito questo fronte comune è stato possibile e forse naturale
poiché si sono sempre condivise le preoccupazioni sulla futura vivibilità della
valle di Susa, sull’impatto dei cantieri, sull’insalubrità dell’ambiente, sulle
ricadute socio-sanitarie. Questo stesso fronte comune ha però sempre
assistito, come afferma Archinà “…ad un’interlocuzione sempre molto scarna, poco
rispondente alle richieste di entrare nel merito tecnico dell’opera. Basti
pensare che dal suo insediamento a capo dell’organo monocratico
dell’Osservatorio TAV Torino Lione (aprile 2023), le amministrazioni locali
hanno avuto la possibilità di incontrare due sole volte Il Commissario di
Governo Calogero Mauceri aldilà delle riunioni dell’Osservatorio dove è ormai
noto che non si decida proprio nulla e tantomeno si analizzano i progetti”.
Le preoccupazioni del sindaco Archinà si concentrano poi sulla reale possibilità
che la città da lui amministrata venga “tagliata in due e snaturata da un punto
di vista urbanistico” da quanto è previsto nel progetto definitivo. Le aree
abitative poste a nord e a sud della linea ferroviaria saranno infatti realmente
separate le une dalle altre da immensi cantieri con la conseguenza di profonde
modifiche alla viabilità cittadina. Nonostante le sollecitazioni, da oltre un
anno mezzo molti comuni della Valle stanno aspettando la trasmissione dei
progetti previsti per le barriere anti-rumore che RFI dovrebbe realizzare tra
Bussoleno e Avigliana a tutela delle aree residenziali.
L’atteggiamento di TELT e di RFI è, nelle considerazioni di
Archinà, “un grave schiaffo istituzionale”. “Se prima si promette ai sindaci la
disponibilità di spazi per discutere gli aspetti tecnici dell’opera, le buone
intenzioni vengono tradite quando si fa pervenire il progetto definitivo al
protocollo del Comune di Avigliana il 22 dicembre, con la concomitante richiesta
di presentare le osservazioni entro 60 giorni, festività natalizie comprese”.
Sebbene sia chiaro che non può esservi reciproco affetto fra i proponenti
l’opera e i Sindaci contrari alla sua realizzazione, Archinà osserva che un
certo atteggiamento di “snobismo” è riservato anche a quei Sindaci che hanno
mostrato una sostanziale accettazione dell’opera. Sono infatti comuni come Susa
e Chiomonte che attendono ancora le promesse compensazioni eche oggi, stanno
subendo enormi impatti determinati dalle continue varianti di progetto. Basti
pensare a Susa che sta vedendo “… atterrare sul suo territorio il materiale
destinato alla fabbrica dei conci di Salbertrand, non ancora disponibile”. Anche
in questo caso le istituzioni locali hanno più volte segnalato che tale area non
sarebbe stata pronta entro i termini stabiliti. Nessuno è più sordo di chi non
vuol sentire!
Lo stesso rischio Archinà lo intravede nel dialogo impostato negli anni dalle
amministrazioni di Rivoli e Rivalta. Se è vero che il progetto definitivo avrà
un pesantissimo impatto sui territori, con il risultato finale di “… una totale
e irreversibile snaturalizzazione dell’unico polmone agricolo ancora presente
nella cintura ovest di Torino”, è altrettanto vero che le osservazioni
presentate al progetto preliminare dal Comune di Avigliana nel 2012 sono state
considerate in minima parte ed anzi per alcuni aspetti si è assistito ad un
peggioramento di alcuni aspetti progettuali oggi contenuti nel definitivo.
Il raccordo tra l’uscita dalla galleria naturale e l’innesto della bretella di
interconnessione sulla linea storica, nel preliminare previsto solo quale
interconnessione da utilizzarsi in casi di emergenza, impatterà sul territorio
di Avigliana determinando l’occupazione di enormi aree di sedime comunale,
l’abbattimento di alcuni edifici e l’occupazione di aree che oggi sono
indispensabili per le strategie urbanistiche del comune e dell’Amministrazione e
che diventeranno cogenti sin dall’approvazione del progetto definitivo anche se
l’opera non troverà i finanziamenti per anni.
Sempre attraverso le parole di Archinà, “…assistiamo
al perseverare della folle idea di voler giustificare un’opera che, da anni, non
è più oggettivamente giustificabile. Se la variante era stata pensata per
dirottare il transito merci verso Orbassano e consentire un più agevole e
frequente transito dei treni passeggeri sulla linea Torino –Avigliana secondo le
previsioni di un potenziamento del SFM3, è oggi chiaro che tale aumento della
frequenza dei treni passeggeri diventa funzionale a
giustificare la realizzazione della paventata e mai verificatasi saturazione
della linea storica”. Quel che non accade, si può decidere di farlo accadere!
Il tema che sta a cuore al sindaco Archinà è relativo alle scelte e alle
priorità che un amministratore deve porre alla base delle sue
decisioni strategico – urbanistiche. Decido oggi di sacrificare il territorio
per imporre una grande opera che tutelerà il transito di ipotetiche e non
provate quantità di merci che viaggeranno fra quarant’anni o mi assumo oggi la
responsabilità di tutelare tutti quei cittadini che viaggiano
sull’attuale tratta e che sperimentano ogni giorno cancellazioni di treni,
ritardi e disservizi?
L’auspicio accorato e responsabile di Archinà è che si possa
trovare un’interlocuzione diversa, nella quale ogni posizione assuma il medesimo
valore e che non riaffermi un quadro di subalternità degli enti locali rispetto
ai proponenti l’opera. “…Sarebbe ora di interrompere questo iter scellerato,
rimettersi intorno a un tavolo e chiedersi di che cosa abbiamo realmente
bisogno, cosa serve ai territori e come intercettare queste esigenze. È ora di
coinvolgere seriamente i sindaci e non trattarli come quelli che rompono le
scatole”.
Oggi le amministrazioni comunali hanno il dovere di far capire ai cittadini che
se l’opera andrà avanti nei termini paventati “…verranno buttati all’aria
decenni di programmazioni urbanistiche, di politiche indirizzate a favorire
l’insediamento industriale, alla tutela ambientale, alla gestione del SIC (Sito
di Importanza Comunitaria) dei laghi di Avigliana, ai progetti di sviluppo
locale”. Di fronte a questo enorme spreco, a questa follia, tutto ciò che la
politica locale e regionale è stata capace di mettere in campo è la reazione
grossolana, scomposta, a tratti livorosa alla decisione del Sindaco di Rivoli
(Alessandro Errigo) di formare una commissione tecnica di esperti notav per
valutare l’impatto della linea ferroviaria Torino-Lione sul territorio della
città.
Le verità oggettive che smontano, pezzo per pezzo il castello di
carte costruito dai promotori e dai gruppi di interesse intorno alla nuova linea
ferroviaria AV, rappresentano da sempre una minaccia. Archinà ricorda, con la
speranza che ciò non riaccada a danno di Errigo, della ferita subita
nel 2012 quanto era stato espulso dal Partito Democratico formalmente per
essersi candidato in una lista contraria a quella ufficialmente sostenuta dal PD
regionale, nella sostanza perché già allora dichiaratamente contrario all’opera.
“E’ ora di tornare alla responsabilità politica delle decisioni. È ora che i
partiti tornino a provare sulla loro pelle, proprio come accade a noi sindaci,
il peso e le conseguenze di decisioni prese dopo studi, analisi, valutazioni e
non per partito preso o per dogma. I veri interessi e le esigenze dei cittadini
e delle generazioni future potranno essere soddisfatti e tutelati solo quando
gli amministratori e i decisori politici si riapproprieranno di quell’onestà
intellettuale, di quel coraggio, che consentirà loro di abbandonare gli slogan e
di riconoscere che le cose sono cambiate”. Ciò che un tempo appariva
“strategico” e indispensabile, oggi risulta totalmente inutile. Il segreto è
comprendere questo passaggio e saper reindirizzare le risorse economiche a
soddisfazione di nuove ed emergenti necessità.
Il progetto TAV è diventato secondo Archinà “lo svilimento e la negazione di
qualsiasi politica efficiente che va nell’interesse dei cittadini, una perpetua
sottrazione di risorse che sarebbero indispensabili per portare avanti priorità
e assi di sviluppo ben più importanti. Senza risorse e impegnati a fronteggiare
la minaccia del TAV noi amministratori di valle siamo tuttavia impegnati a
guardare a strategie di sviluppo diverse. Io sono fortemente convinto che le
persone debbano reincontrarsi, noi abbiamo perso l’abitudine di fare le cose
insieme, di creare nuove idee, di aprirci al cambiamento”.
Tutto ciò sarà possibile solo in uno spazio urbano bello, salubre, capace di
accogliere tutte le generazioni. Con i “piccoli e grandi atti folli del
TAV” questo non potrà essere realizzato.
Centro Sereno Regis