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Da Berlino contro la leva e la guerra
Arrivo a Postdamerplatz un po’ in ritardo, visto che tutti i treni per il centro sono bloccati. Con me, scendono dalla metro altri ragazzi e ragazze e immediatamente riconosco che sono lì per la mia stessa ragione. Sorrido tra me e me, mi sembra di essere qui come testimone del loro coraggio. Salendo le scale per raggiungere la piazza inizio a sentire musica e voci, esco dalla stazione e impiego un secondo ad abituare gli occhi al sole. Centinaia, nel giro di un’ora migliaia, di persone sono riunite nel cuore di Berlino, la maggioranza giovanissimi studenti e studentesse. Cartelli, striscioni, bandiere, volantini, canzoni, risa e grida sono accalcate in una folla colorata. Senza paura, uniti, vicini e compatti coprono completamente la sottile linea di piastrelle che  percorre la piazza in diagonale, a ricordo del muro. Tutti sono riuniti per mandare un chiaro messaggio, una ferma e irrevocabile obiezione alla guerra e alla crescente militarizzazione del loro Paese. Un categorico rifiuto a lasciare che il loro futuro gli venga strappato dalle mani. Non vogliono e non sono disposti a rimanere passivi di fronte al ripetersi di quell’odio che gli era stato detto sarebbe rimasto nel passato. Chiedono a gran voce il cambiamento che gli era stato promesso. La folla comincia a srotolarsi in un lungo corteo, che andrà a marciare pacificamente per il centro della città. Un bambino in piedi su un bidone ha in mano un megafono e con la limpidezza e risoluzione di chi non è più disposto a lasciare che altri decidano per lui, lancia un grido. Migliaia e migliaia di voci rispondono e presto si alza un coro, forte e coraggioso: “Siamo tutti antifascisti!” Ed ecco che, nel centro della Germania, lontana chilometri da tutto ciò che conosco, circondata da persone di ogni genere, etnia e credo, mi sento a casa. Una nuova energia mi riempie: oggi è proprio una bella giornata di sole. Margherita Pilati del Movimento Nonviolento   Movimento Nonviolento
March 5, 2026
Pressenza
Germania, 5 marzo: mobilitazione studentesca contro la leva obbligatoria e la guerra
Oggi, 5 marzo 2026 è prevista in Germania una nuova giornata di scioperi e manifestazioni studentesche contro la leva e contro il processo di militarizzazione in atto. L’iniziativa rappresenta la seconda tappa di una mobilitazione lanciata dallo sciopero del 5 dicembre 2025 cioè quando il Bundestag votava una riforma del servizio militare: circa 55.000 studenti scesero in piazza in circa 90 città tedesche; a Berlino si sono registrate diverse migliaia di presenze. A partire da quella giornata si sono costituiti comitati di sciopero nelle scuole e una rete nazionale di presìdi locali, con l’obiettivo dichiarato di impedire il ritorno, anche se graduale, della coscrizione obbligatoria  e al suo interno dell’odioso sistema del sorteggio. Il nuovo appuntamento del 5 marzo 2026 era stato annunciato già nelle settimane successive allo sciopero di dicembre ed è stato rilanciato pubblicamente a gennaio, durante la Rosa Luxemburg Conference di Berlino, dove si è discusso di ulteriori “school walkouts” e di un ampliamento della mobilitazione contro la coscrizione e i piani di “preparazione alla guerra”. Al centro delle contestazioni vi è la riforma che, pur non reintroducendo formalmente la leva, introduce obblighi di registrazione e valutazione per i diciottenni — con vincoli più stringenti per i giovani uomini — a partire dal 1° gennaio 2026, lasciando aperta la possibilità di un ritorno alla coscrizione qualora il reclutamento volontario non raggiungesse i numeri previsti. Il provvedimento si colloca in un quadro europeo di rafforzamento degli apparati militari e di aumento degli organici, in cui la coscrizione, sospesa in Germania nel 2011 come del resto da noi ma molto più anni addietro, torna periodicamente nel dibattito pubblico. La mobilitazione collega il rifiuto della leva a una critica più ampia delle priorità politiche e di spesa, sottolineando il nesso tra militarizzazione, condizioni delle scuole, carenze strutturali e aumento del costo della vita. La giornata del 5 marzo 2026 assume inoltre una dimensione internazionale grazie alla partecipazione di organizzazioni aderenti alle reti “War Resisters International” e “European Bureau for Conscientious Objection”, evidenziando la centralità del diritto all’obiezione di coscienza nel contesto europeo. Il Movimento Nonviolento e la Campagna di Obiezione alla Guerra esprimono sostegno alla mobilitazione del 5 marzo 2026 e alla sua piattaforma politica, che chiede il rifiuto della leva, dei servizi obbligatori e della militarizzazione della scuola e della società, rilanciando una rete di solidarietà europea per la pace e il disarmo. Clicca qui per approfondire su www.pressenza.com. Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Giornata di mobilitazione studentesca contro la leva militare e i guerrafondai
Oggi, 5 marzo, in Germania migliaia di studenti scioperano di nuovo contro il progetto di leva militare avviato dal governo mentre in tutta Europa, compreso nel nostro paese ci saranno decine di manifestazioni in solidarietà con gli studenti tedeschi. Oggi stesso infatti anche in Italia sono state convocate mobilitazioni studentesche […] L'articolo Giornata di mobilitazione studentesca contro la leva militare e i guerrafondai su Contropiano.
March 5, 2026
Contropiano
BUON COMPLEANNO a Yusra Mardini
Una storia di esilio, sport e solidarietà. di Bruno Lai. Yursa Mardini è una giovane siriana che vive a Damasco e si dedica al nuoto con passione ed ambizione. Nell’estate del 2015, insieme alla sorella Sarah, decide di fuggire dalla Siria, infiammata dalla devastante guerra civile. Siccome già allora la fortezza Europa rende difficile la vita di chi desidera vivere
Studenti in sciopero contro leva e guerra: il 5 marzo nuova mobilitazione nazionale in Germania
Il 5 marzo 2026 è in programma una nuova ondata di scioperi e manifestazioni studentesche contro la leva e contro la deriva di militarizzazione del Paese. È la seconda tappa di una mobilitazione che a partire dallo sciopero del 5 dicembre 2025 ha costruito comitati nelle scuole e una rete nazionale di presìdi locali, con l’obiettivo dichiarato di bloccare il ritorno, anche “a tappe”, della coscrizione. Alla giornata del 5 marzo partecipano anche organizzazioni tedesche aderenti alle nostre reti internazionali War Resisters’ International (WRI) ed European Bureau for Conscientious Objection (EBCO). Dal 5 dicembre al 5 marzo: una mobilitazione “in stile clima”, ma contro la coscrizione Il 5 dicembre 2025, mentre il Bundenstag votava una riforma del “servizio militare”, in circa 90 città migliaia di studenti hanno lasciato le aule per manifestare. Le stime più ricorrenti parlano di circa 55.000 partecipanti; a Berlino si è arrivati a diverse migliaia. Una parte rilevante della novità è organizzativa: la preparazione è passata da comitati di sciopero nelle scuole, materiali autoprodotti, coordinamenti locali e una capacità di reggere pressioni e minacce disciplinari da parte di alcune dirigenze scolastiche. Il 5 marzo 2026 è il passaggio successivo, annunciato esplicitamente già nelle settimane successive allo sciopero di dicembre e rilanciato anche in contesti politici e assembleari: alla Rosa Luxemburg Conference di Berlino, a gennaio, si parlava già di nuove “school walkouts” e di una mobilitazione più ampia contro la coscrizione e lo smascheramento dei piani di preparazione della guerra. Come ha gridato il sedicenne Clemens davanti alla folla che ha partecipato alla manifestazione a Berlino: Se il governo ci ama così tanto, perché ci dice quando saremo arruolati, ma non ci chiede mai cosa vogliamo fare della nostra vita?  Cosa contestiamo: “volontario”, ma con obbligo di registrazione e valutazione Il punto di frizione è la riforma che, pur non ripristinando formalmente la leva, introduce meccanismi obbligatori di registrazione e valutazione per i diciottenni (con obblighi più stringenti per i giovani uomini), a partire dal 1° gennaio 2026, e mantiene sullo sfondo la possibilità di un ritorno alla coscrizione se i numeri del reclutamento volontario non bastassero. Il quadro politico dichiarato è in linea con il piano di riamo europeo, che prevede l’aumento degli organici e della cosiddetta “prontezza” militare: nelle cronache internazionali ricorrono obiettivi di crescita delle forze armate e della riserva e nel dibattito pubblico tedesco la coscrizione, sospesa nel 2011, torna ciclicamente come opzione di “sicurezza” e “difesa”. Dalle testimonianze raccolte nelle mobilitazioni emerge un nesso insistito tra militarizzazione e condizioni materiali: scuole in difficoltà, carenza di personale, costo della vita e priorità di spesa pubblica. La critica dei movimenti studenteschi non si limita al “no alla leva”, ma investe l’idea che una generazione già sotto pressione venga chiamata a pagare il prezzo di scelte politiche orientate al riarmo. Perché riguarda anche noi: obiezione di coscienza, diritti, reti transnazionali La mobilitazione tedesca ha un significato europeo immediato: la coscrizione non è un tema “nazionale tedesco”, perché si muove dentro un ciclo continentale di aumento delle spese militari, riforme di reclutamento, normalizzazione del linguaggio bellico. In questo spazio, il diritto all’obiezione di coscienza e la protezione di chi rifiuta di combattere diventano terreno di scontro politico e giuridico, come ricordano reti e organizzazioni europee che lavorano su asilo e tutela dei renitenti e dei disertori. Come Movimento Nonviolento e Campagna di Obiezione alla Guerra esprimiamo il nostro più forte sostegno alla giornata di sciopero contro la coscrizione del 5 marzo 2026 e alle rivendicazioni della sua piattaforma politica: no alla leva, no ai “servizi obbligatori”, stop alla militarizzazione della scuola e della società. Rinnovando il nostro impegno di solidarietà e connessioni tra reti, a partire dai nodi europei dell’obiezione di coscienza e del rifiuto della guerra, diciamo grazie ai giovani tedeschi che affolleranno le piazze, un bagliore di speranza di pace e disarmo nel cuore dell’Europa.   Movimento Nonviolento
March 4, 2026
Pressenza
Uno sguardo analitico verso la Germania militarizzata (e non solo)
I recenti dati economici (caduta della produzione e del fatturato industriale) nei Paesi europei dovrebbero indurre a riflettere sull’effettivo stato di salute della Unione Europea. E, per quanto concerne l’Italia, non è sufficiente ai fini degli investimenti l’adozione dell’IRES o gli ennesimi sconti fiscali sui nuovi assunti quando viene meno proprio il rischio di impresa che poi si traduce in investimenti tecnologici e produttivi. Se non vogliamo arrenderci a un futuro di precarietà (inutile anche ai fini del rilancio industriale con la riduzione delle ore lavorate e con la bassa produttività), le scelte da operare in Italia dovrebbero essere ben diverse da quelle del Governo Meloni sempre che l’obiettivo non sia quello di pensare a un futuro del nostro paese nel ruolo di colonia USA. E qualche fondata preoccupazione arriva perfino da Confindustria che prevede un 2025, sulla base di una ricerca, che vede in grande sofferenza l’industria, specie quella meccanica, e il welfare: Che 2025 sarà? I pronostici di 110 esperti: bene la finanza, male crescita e industria metalmeccanica – Il Sole 24 ORE. Perfino analisti dei principali giornali italiani iniziano a dubitare della efficacia di tutte le politiche fino ad oggi intraprese, preoccupati dal declino industriale del nostro paese: https://www.corriere.it/frammenti-ferruccio-de-bortoli/25_gennaio_17/l-industria-va-male-ma-non-preoccupa-nessuno Se l’Italia si trova in serie condizioni di recessione, ancor più grave è la situazione in Germania con l’economia da due anni in ferma, una crisi investe direttamente la campagna elettorale con le elezioni politiche di febbraio. La crisi tedesca ha immediate ripercussioni, come avvenuto negli ultimi Paesi, sul made in Italy. Le esportazioni italiane sono in grande crisi soprattutto nel settore auto: La crisi della Germania manda in rosso il made in Italy – Il Sole 24 ORE E il rincaro dei generi elettrici ha avuto un ruolo dirimente in questa caduta. L’intrusione di Musk e il suo sostegno all’estrema destra tedesca confermano la volontà di Trump di utilizzare strumentalmente le difficoltà crescenti della Ue per ridimensionare l’unione politica e monetaria del vecchio, la sua stessa economia (attraverso il prolungamento della guerra in Ucraina) gettando discredito sul vecchio continente delegittimando la classe politica che la guida. Sullo sfondo delle elezioni politiche lo scontro tra i fautori della economia verde e i sostenitori delle energie non rinnovabili che poi sono state determinanti nella elezione di Trump insieme all’apparato tecnologico ed industriale che opera in campo militare. Ma la crisi della manifattura tedesca e in particolare dell’industria meccanica è confermata non solo dai ridimensionamenti produttivi in VW ma anche dalle vendite contenute delle auto elettrice soppiantante da quelle a diesel: “Solo 380.600 veicoli elettrici sono stati immatricolati di recente. Ciò corrisponde a un calo del 27,5% rispetto all’anno precedente” Le nuove immatricolazioni di auto elettriche in Germania sono diminuite del 27,5% nel 2024. Siamo davanti a un insolito connubio tra sostenitori delle energie non rinnovabili, apparato industrial militare e settori attivi nella ricerca e produzione delle tecnologie duali insieme alle multinazionali che controllano la informazione, è questo l’insieme degli interessi che sostiene Trump. I ritardi della UE in campo tecnologico producono la supremazia dei satelliti di Musk ma anche il dominio di Usa e Cina nella produzione delle auto elettriche. A fine 2024 le auto elettriche in circolazione in Germania erano solo 1,4 milioni, a fronte di un obiettivo, entro il 2030, di 15 milioni di auto elettriche, obiettivo ormai impossibile da raggiungere Torniamo alle elezioni tedesche, dai sondaggi si evince il probabile vincitore ossia la conservatrice CDU/CSU in testa nei sondaggi (29%) con il crollo dei verdi, della Spd e due partiti attorno al 20 per cento, il BWS e la AfD definita da Musk “l’ultima speranza della Germania”. Le spese militari renane sono in costante crescita come le esportazioni di armi, la industria di armi tedesca sta acquisendo patnership con analoghe aziende di mezzo mondo, quelle con maggiore tasso tecnologico: La Germania approva l’acquisto dell’artiglieria missilistica israeliana PULS. Ed è di poche settimane fa la notizia di istituire una nuova divisione militare dedicata alla difesa del territorio: La Germania istituisce una divisione militare dedicata alla difesa territoriale | Reuters. La crisi tedesca è confermata dalla perdita di posti di lavoro e dalla crescita dei disoccupati: Germania: numero di disoccupati al massimo, tasso di disoccupazione ancora stabile. Andrea Vento e Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Senza casa: far qualcosa a Ulm e niente in Italia
articoli di Gianluca Cicinelli e Massimo Pasquini da “Diogene-lotta alla povertà” Dormire fuori al gelo: a Ulm, un riparo che funziona di Gianluca Cicinelli A Ulm, nel sud della Germania, da anni c’è un oggetto che dice una cosa semplice: la povertà estrema non si “risolve” con un’idea, ma si può evitare che uccida mentre aspettiamo soluzioni più grandi. Si
February 28, 2026
La Bottega del Barbieri
Oltre 80 registi e star del cinema criticano il Festival del Cinema di Berlino per il “silenzio” sulle atrocità a Gaza
Decine di importanti registi e star del cinema hanno condannato il Festival Internazionale del Cinema di Berlino per il suo “silenzio istituzionale” sul genocidio nella Striscia di Gaza assediata e per la complicità nel proteggere Israele dalla responsabilità delle proprie azioni. Oltre 80 partecipanti attuali ed ex della Berlinale hanno firmato martedì una lettera aperta che denuncia la risposta del festival alla guerra genocida di Israele contro il territorio palestinese e la “censura” degli artisti che prendono posizione. Tra i firmatari figurano Tilda Swinton, Javier Bardem, Angeliki Papoulia, Saleh Bakri, Tatiana Maslany, Peter Mullan e Tobias Menzies, così come i registi Mike Leigh, Lukas Dhont, Nan Goldin, Miguel Gomes, Adam McKay e Avi Mograbi. I firmatari hanno sottolineato che “si aspettano che le istituzioni del nostro settore rifiutino la complicità nella terribile violenza che continua a essere perpetrata contro i palestinesi”. La lettera è stata resa pubblica durante l’edizione 2026 del Festival Internazionale del Cinema di Berlino, dove le tensioni politiche hanno dominato il dibattito. La controversia si è intensificata dopo che il presidente della giuria Wim Wenders ha dichiarato alla conferenza stampa di apertura che “dovremmo restare fuori dalla politica” e ha descritto il fare cinema come “l’opposto della politica”, quando gli è stato chiesto di Gaza e del forte sostegno del governo tedesco a Israele – nonostante la Germania sia uno dei principali finanziatori del festival. Sono seguite critiche, che hanno spinto la direttrice del festival Tricia Tuttle a dichiarare: “Non ci si dovrebbe aspettare che gli artisti commentino tutti i dibattiti più ampi sulle pratiche passate o attuali di un festival sulle quali non hanno alcun controllo”, Nella loro lettera, i firmatari affermano di “essere in profondo disaccordo” con la posizione di Wenders, insistendo: “Non si può separare l’una dall’altra”. Hanno osservato che “la marea sta cambiando nel mondo cinematografico internazionale”, facendo riferimento al rifiuto di oltre 5.000 lavoratori del cinema – incluse importanti figure di Hollywood – di collaborare con “società e istituzioni cinematografiche israeliane complici”. La lettera si conclude invitando “la Berlinale a adempiere al proprio dovere morale e a dichiarare chiaramente la propria opposizione al genocidio di Israele, ai crimini contro l’umanità e ai crimini di guerra contro i palestinesi, e a porre completamente fine al suo coinvolgimento nel proteggere Israele dalle critiche e dalle richieste di responsabilità”. Un accordo di cessate il fuoco entrato in vigore il 10 ottobre 2025 avrebbe dovuto porre fine a una sanguinosa offensiva militare israeliana iniziata nell’ottobre 2023 e durata due anni. Israele, tuttavia, continua a violare l’accordo attraverso i suoi bombardamenti e attacchi. Secondo funzionari palestinesi, la campagna genocida ha causato la morte di oltre 72.000 palestinesi, ha lasciato più di 171.000 feriti e ha inflitto danni estesi che hanno colpito il 90 per cento delle infrastrutture civili. Le Nazioni Unite hanno stimato che le spese per la ricostruzione ammonteranno a circa 70 miliardi di dollari. InfoPal
February 18, 2026
Pressenza
Se la pace è una minaccia
À la guerre comme à la guerre! A Monaco, ancora una volta, l’Occidente ha calato la maschera e affermato che la guerra è il suo modo di contrastare – o almeno provarci – un declino evidente, riscontrabile già dai dati economici e demografici. Il problema ora è: la guerra a […] L'articolo Se la pace è una minaccia su Contropiano.
February 17, 2026
Contropiano