Tag - Amnesty International

Stupri: NO al ddl versione Bongiorno
– Da DinamoPress l’inquadramento di Giada Sarra sul DDL Consenso – il lancio del Laboratorio Permanente “Consenso-Scelta-Libertà” – Confederazione Cobas – Cesp – Cobas Scuola: adesione alla manifestazione del 28 -lettera della Casa Internazionale delle Donne sul 15, il 28 e le mobilitazioni 8 e 9 marzo   di Giada Sarra Ddl “Consenso”: quando il “dissenso” serve a proteggere lo
February 21, 2026
La Bottega del Barbieri
Palestina: #NoListeNoBersagli
«Stiamo con le Ong – stiamo con Gaza»: un appello. Le prime firme e il link per chi vuole aderire. Noi operatrici e operatori della sanità e associazioni che operano per la pace, in difesa dei diritti umani e del diritto internazionale esprimiamo la nostra solidarietà a Medici Senza Frontiere, a Oxfam e a chi, delle 37 ONG a cui
February 20, 2026
La Bottega del Barbieri
Cisgiordania: violenze e prove tecniche di annessione
Siamo stati in Cisgiordania: ecco cosa fanno davvero i coloni e chi sono gli sfollati La vicenda dei carabinieri italiani fermati è solo uno dei tanti casi (su cui peraltro non c’è una versione univoca). Beduini e cristiani sono le ultime vittime dell’esodo forzato imposto anche dalla polizia israeliana. di Nello Scavo, inviato a Ras Ein al-Auja (*) Il western
February 17, 2026
La Bottega del Barbieri
Congo: bambini in miniera
articoli di Mauro Morbello e . A seguire una nota della “bottega”. Con due vignette rubate a Mauro Biani. RD Congo. Rubaya: una tragedia che dovrebbe risvegliare le nostre coscienze (Foto: Depositphotos). Nei giorni scorsi a Rubaya, nel distretto minerario del Nord Kivu che occupa la parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, si è consumata una tragedia di proporzioni
February 14, 2026
La Bottega del Barbieri
ddl antisemitismo: ragion di stato filoisraeliana contro dissenso
Le norme in discussione in Parlamento hanno un unico fine: silenziare e reprimere le critiche al genocidio e all’apartheid di Israele. Siamo di fronte a un sequestro a fini geopolitici della memoria dello sterminio di ebree ed ebrei. di Nicola Perugini e Tatiana Montella Memoria strumentalizzata, dissenso criminalizzato: perché la definizione IHRA minaccia la democrazia italiana Negli ultimi mesi, l’Italia
February 10, 2026
La Bottega del Barbieri
Gaza: solidarietà a MSF e …
… alle ong che hanno deciso di proteggere chi salva le vite (non chi le toglie). In coda link per chi vuole aderire. Comunicato in difesa dell’azione umanitaria e contro il genocidio in corso a Gaza. Noi operatrici e operatori della Sanità e associazioni che operano per la pace e in difesa dei diritti umani e del diritto internazionale, esprimiamo
February 4, 2026
La Bottega del Barbieri
Israele, Amnesty International: no al ritorno alla pena di morte
Amnesty International ha chiesto ai parlamentari della Knesset di votare contro una serie di proposte di legge contenenti controversi emendamenti che permetterebbero ai tribunali israeliani di espandere l’uso della pena di morte mediante un’applicazione arbitraria nei confronti delle persone palestinesi. La richiesta è stata fatta alla vigilia del voto, all’interno della Commissione per la sicurezza nazionale della Knesset, di uno dei principali disegni di legge. Secondo le proposte presentate, la pena di morte verrebbe applicata nei confronti di persone giudicate colpevoli di omicidio intenzionale con la finalità di recare danno a un cittadino o a un residente israeliano o contro persone giudicate colpevoli dai tribunali militari di omicidio in circostanze definite dalle leggi israeliane “atti di terrorismo”, una disposizione che riguarderebbe in primo luogo imputati palestinesi. In alcuni casi, la pena di morte verrebbe imposta obbligatoriamente senza possibilità di ricorrere in appello. Una delle proposte di legge, approvata in prima lettura alla Knesset nel novembre del 2025, intende modificare tanto le leggi militari applicabili nella Cisgiordania occupata compresa Gerusalemme Est, quanto le leggi applicabili in Israele e nella stessa Gerusalemme Est, annessa illegalmente, per aumentare il numero dei reati punibili con la pena capitale ed eliminare importanti garanzie relative al giusto processo. “La Knesset sta andando in direzione opposta rispetto alla tendenza globale verso l’abolizione della pena di morte e cerca di creare nuovi modi per imporre sentenze capitali. La Knesset dovrebbe immediatamente respingere questi emendamenti anziché mandare avanti in tutta fretta provvedimenti discriminatori che costituirebbero un ulteriore strumento del sistema istituzionalizzato di apartheid contro le persone palestinesi sotto controllo israeliano”, ha dichiarato Erika Guevara Rosas, alta direttrice per le campagne e le ricerche di Amnesty International. “Attraverso queste proposte di legge, Israele sta palesemente concedendosi carta bianca per imporre condanne a morte contro le persone palestinesi. Ogni condanna a morte emessa sulla base degli emendamenti all’esame della Knesset risulterebbe una violazione del diritto alla vita e, quando imposta da un tribunale militare, potrebbe anche costituire un crimine di guerra”, ha sottolineato Guevara Rosas. Oltre ad aumentare i reati punibili con la pena di morte, le proposte di legge prevedono procedure speciali destinate a eliminare le garanzie del diritto internazionale dei diritti umani sul giusto processo: ad esempio, limitare l’accesso alle informazioni circa le esecuzioni per vaghe ragioni di “sicurezza”; autorizzare sentenze di tribunali militari speciali su reati legati agli attacchi del 7 ottobre 2023, deviando dalle procedure standard e dai principi legali sulle prove e dunque limitando ulteriormente i diritti delle persone che rischiano di essere messe a morte; infine, consentendo che le esecuzioni abbiano luogo in assenza di rappresentanti religiosi o della magistratura. Israele non esegue condanne a morte da oltre 60 anni. Le misure proposte, se approvate, costituirebbero anche un passo indietro di 20 anni rispetto agli impegni assunti da Israele dal 2007 circa le risoluzioni dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite che chiedono una moratoria sulle esecuzioni in vista dell’abolizione della pena di morte. Le proposte emendative alle leggi militari consentirebbero ai giudici militari nella Cisgiordania occupata, con l’esclusione di Gerusalemme Est occupata, di imporre obbligatoriamente la pena di morte con la maggioranza semplice di tre giudici, persino nei casi in cui la pubblica accusa non chiedesse la condanna a morte. Le sentenze così emesse non potrebbero essere oggetto di commutazione né di grazia e verrebbero eseguite entro 90 giorni, in grave violazione delle limitazioni e delle garanzie previste dal diritto internazionale. I tribunali militari che operano nella Cisgiordania occupata hanno giurisdizione sulle persone palestinesi e straniere ma non sui coloni israeliani residenti negli insediamenti illegali, che invece vengono processati da tribunali civili all’interno di Israele sulla base delle leggi civili. Una seconda proposta di legge conferirebbe una giurisdizione speciale ai tribunali militari per processare persone accusate di aver commesso reati in relazione agli attacchi del 7 ottobre 2023 “secondo qualsiasi legge”, compresa quella israeliana sul genocidio, nonché l’inflizione della condanna a morte con la maggioranza semplice dei giudici. Questo testo è stato approvato dalla Knesset in prima lettura il 13 gennaio 2026. La Commissione per gli affari costituzionali, le leggi e la giustizia della Knesset dovrebbe riprendere l’esame del testo il 4 febbraio 2026. “Se approvati, questi emendamenti rafforzeranno ulteriormente la matrice delle durature leggi, politiche, prassi e narrative pubbliche che hanno consentito il genocidio israeliano ancora in corso nei confronti delle persone palestinesi della Striscia di Gaza occupata e puntellerebbero il sistema di apartheid contro tutte le persone palestinesi. Il tutto, proprio mentre vengono documentati maltrattamenti e torture, in modo massiccio e crescente, nei confronti dei detenuti palestinesi e aumentano sia il numero dei palestinesi morti in custodia dalla fine del 2023 che quello dei palestinesi uccisi illegalmente nell’ultimo decennio in quelle che paiono esecuzioni extragiudiziali”, ha commentato Guevara Rosas. “I parlamentari della Knesset devono opporsi fermamente a queste proposte di legge ed eliminare tutti i provvedimenti legislativi volti a introdurre, espandere e rendere più facile l’uso della pena di morte, puntando al contrario ad assicurare la sua piena abolizione. La comunità internazionale e soprattutto gli stati che sono forti alleati di Israele devono opporsi a emendamenti legislativi che rafforzerebbero ulteriormente il crudele sistema israeliano di apartheid contro le persone palestinesi: non devono girare lo sguardo altrove né incoraggiare le violazioni dei diritti umani da parte di Israele, garantendo così ulteriore impunità”, ha concluso Guevara Rosas. Ulteriori informazioni Israele ha abolito la pena di morte per i reati ordinari nel 1954 ma l’ha mantenuta per quelli commessi ai sensi della Legge sul genocidio e per il reato di tradimento previsto nel codice penale. L’ultima esecuzione ha avuto luogo nel 1962. Amnesty International è contraria alla pena di morte in tutti i casi senza eccezione alcuna, a prescindere da chi sia accusato, dalla natura o dalla circostanza del reato, dalla colpevolezza o dall’innocenza e dal metodo usato. Attualmente gli stati abolizionisti per tutti i reati sono 113, sette dei quali a partire dal 2020. Amnesty International
February 4, 2026
Pressenza
A Legnano manifestazione per la pace, la giustizia e i diritti umani
A Legnano circa 500 persone hanno sfidato il freddo domenica pomeriggio per riportare in piazza la richiesta di pace, ma anche di giustizia e di tutela dei diritti umani, civili e politici in tutto il mondo. La manifestazione è stata organizzata da 51 associazioni, sindacati, partiti e movimenti della società civile locale e nazionale. Dopo un breve corteo per le vie del centro, in una piazza San Magno gremita e addobbata con striscioni disegnati anche dai bambini, bandiere della pace, scritte e luci, si sono alternati sul palco gli interventi. Tra i primi a parlare i sindaci di Legnano Lorenzo Radice e di Rescaldina Gilles Ielo, che con la consueta efficacia hanno esortato tutti a continuare a manifestare e a lottare per una società più giusta. “È ora di dire basta” ha scandito Radice. “Abbiamo bisogno di pace in tutto il mondo e non ne possiamo più di vedere questa sopraffazione che sembra diventata l’unico modo di governare. Se qui oggi abbiamo un po’ di benessere e perché viviamo in un sistema che ci permette di essere liberi. Ma la democrazia va tutelata e difesa. È un compito che spetta a ciascuno di noi, perché la Storia la faranno pure i potenti, ma la storia con la s minuscola la facciamo noi, nei nostri gesti quotidiani. Nessuno si senta escluso”. Lorenzo Radice ha poi parlato dell’imminente missione in Palestina che condividerà con altri sindaci del territorio: Arese, Gorgonzola, Lecco, Meda e Seregno. Gli amministratori incontreranno il governatore di Gerico, il sindaco di Betlemme, esponenti del Patriarcato e diverse organizzazioni religiose e sociali. Molteplici gli intenti: rendersi conto della situazione sul campo, portare aiuto e solidarietà, avviare progetti di collaborazione e gemellaggio. Sul palco in piazza San Magno si sono alternate altre voce: l’organizzatrice Cristina Scutari, l’attivista di Amnesty International Claudia Cangemi (che ha parlato del Rapporto pubblicato in questi giorni sulla deriva autoritaria e le violazioni dei diritti umani in Usa), Lucia Bertolini per le “Donne in cammino per la pace” che manifestano ogni domenica in piazza per la Palestina, la giovane scout Letizia e Flavio Castiglioni per Bicipace. Commovente l’intervento di Shirin, giovane iraniana: “Io non sono un’attivista, né una giornalista, sono solo una persona che in questo periodo vive con la paura nel cuore per la propria famiglia in Iran. Da due settimane le nostre voci si incontrano solo per pochi minuti, poi silenzio. In Iran le persone sono isolate, come se non esistessero. La gente in Iran non scende in strada per odiare, ma per respirare, per vivere senza paura, per non essere più invisibile. Ogni giorno ci sono violenze, uccisioni, vite spezzate e il silenzio intorno fa ancora più male. Io sono qui oggi non per chiedere schieramenti, ma umanità. Il dolore non ha passaporto, la violenza non ha confini. Vi chiedo solo di non voltarvi dall’altra parte, perché il silenzio uccide quanto la violenza”. A conclusione della manifestazione, la cantautrice Laura Delli Polli ha interpretato tra gli applausi il suo brano intitolato “Cry for peace”. Diversi altri eventi sono in programma nelle prossime settimane. Redazione Milano
February 2, 2026
Pressenza
Alibi perfetto: migranti. Ma la preda vera…
… sono tutti i cittadini. di Mario Sommella (*). A seguire un’analisi di Maurizio Alfano e alcuni link di Diogene e Idos sulle politiche contro i diritti in Italia e altri Paesi UE… con la Spagna controcorrente. Dalla scenografia (trumpiana) delle catene alla normalizzazione dello Stato di polizia C’è sempre una figura pronta a farsi carico delle nostre paure. A
February 1, 2026
La Bottega del Barbieri