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Stupri: NO al ddl versione Bongiorno
– Da DinamoPress l’inquadramento di Giada Sarra sul DDL Consenso – il lancio del
Laboratorio Permanente “Consenso-Scelta-Libertà” – Confederazione Cobas – Cesp –
Cobas Scuola: adesione alla manifestazione del 28 -lettera della Casa
Internazionale delle Donne sul 15, il 28 e le mobilitazioni 8 e 9 marzo di
Giada Sarra Ddl “Consenso”: quando il “dissenso” serve a proteggere lo
Palestina: #NoListeNoBersagli
«Stiamo con le Ong – stiamo con Gaza»: un appello. Le prime firme e il link per
chi vuole aderire. Noi operatrici e operatori della sanità e associazioni che
operano per la pace, in difesa dei diritti umani e del diritto internazionale
esprimiamo la nostra solidarietà a Medici Senza Frontiere, a Oxfam e a chi,
delle 37 ONG a cui
Cisgiordania: violenze e prove tecniche di annessione
Siamo stati in Cisgiordania: ecco cosa fanno davvero i coloni e chi sono gli
sfollati La vicenda dei carabinieri italiani fermati è solo uno dei tanti casi
(su cui peraltro non c’è una versione univoca). Beduini e cristiani sono le
ultime vittime dell’esodo forzato imposto anche dalla polizia israeliana. di
Nello Scavo, inviato a Ras Ein al-Auja (*) Il western
Congo: bambini in miniera
articoli di Mauro Morbello e . A seguire una nota della “bottega”. Con due
vignette rubate a Mauro Biani. RD Congo. Rubaya: una tragedia che dovrebbe
risvegliare le nostre coscienze (Foto: Depositphotos). Nei giorni scorsi a
Rubaya, nel distretto minerario del Nord Kivu che occupa la parte orientale
della Repubblica Democratica del Congo, si è consumata una tragedia di
proporzioni
ddl antisemitismo: ragion di stato filoisraeliana contro dissenso
Le norme in discussione in Parlamento hanno un unico fine: silenziare e
reprimere le critiche al genocidio e all’apartheid di Israele. Siamo di fronte a
un sequestro a fini geopolitici della memoria dello sterminio di ebree ed ebrei.
di Nicola Perugini e Tatiana Montella Memoria strumentalizzata, dissenso
criminalizzato: perché la definizione IHRA minaccia la democrazia italiana Negli
ultimi mesi, l’Italia
Gaza: solidarietà a MSF e …
… alle ong che hanno deciso di proteggere chi salva le vite (non chi le toglie).
In coda link per chi vuole aderire. Comunicato in difesa dell’azione umanitaria
e contro il genocidio in corso a Gaza. Noi operatrici e operatori della Sanità e
associazioni che operano per la pace e in difesa dei diritti umani e del diritto
internazionale, esprimiamo
Israele, Amnesty International: no al ritorno alla pena di morte
Amnesty International ha chiesto ai parlamentari della Knesset di votare contro
una serie di proposte di legge contenenti controversi emendamenti che
permetterebbero ai tribunali israeliani di espandere l’uso della pena di morte
mediante un’applicazione arbitraria nei confronti delle persone palestinesi.
La richiesta è stata fatta alla vigilia del voto, all’interno della Commissione
per la sicurezza nazionale della Knesset, di uno dei principali disegni di
legge.
Secondo le proposte presentate, la pena di morte verrebbe applicata nei
confronti di persone giudicate colpevoli di omicidio intenzionale con la
finalità di recare danno a un cittadino o a un residente israeliano o contro
persone giudicate colpevoli dai tribunali militari di omicidio in circostanze
definite dalle leggi israeliane “atti di terrorismo”, una disposizione che
riguarderebbe in primo luogo imputati palestinesi. In alcuni casi, la pena di
morte verrebbe imposta obbligatoriamente senza possibilità di ricorrere in
appello.
Una delle proposte di legge, approvata in prima lettura alla Knesset nel
novembre del 2025, intende modificare tanto le leggi militari applicabili nella
Cisgiordania occupata compresa Gerusalemme Est, quanto le leggi applicabili in
Israele e nella stessa Gerusalemme Est, annessa illegalmente, per aumentare il
numero dei reati punibili con la pena capitale ed eliminare importanti garanzie
relative al giusto processo.
“La Knesset sta andando in direzione opposta rispetto alla tendenza globale
verso l’abolizione della pena di morte e cerca di creare nuovi modi per imporre
sentenze capitali. La Knesset dovrebbe immediatamente respingere questi
emendamenti anziché mandare avanti in tutta fretta provvedimenti discriminatori
che costituirebbero un ulteriore strumento del sistema istituzionalizzato di
apartheid contro le persone palestinesi sotto controllo israeliano”, ha
dichiarato Erika Guevara Rosas, alta direttrice per le campagne e le ricerche di
Amnesty International.
“Attraverso queste proposte di legge, Israele sta palesemente concedendosi carta
bianca per imporre condanne a morte contro le persone palestinesi. Ogni condanna
a morte emessa sulla base degli emendamenti all’esame della Knesset risulterebbe
una violazione del diritto alla vita e, quando imposta da un tribunale militare,
potrebbe anche costituire un crimine di guerra”, ha sottolineato Guevara Rosas.
Oltre ad aumentare i reati punibili con la pena di morte, le proposte di legge
prevedono procedure speciali destinate a eliminare le garanzie del diritto
internazionale dei diritti umani sul giusto processo: ad esempio, limitare
l’accesso alle informazioni circa le esecuzioni per vaghe ragioni di
“sicurezza”; autorizzare sentenze di tribunali militari speciali su reati legati
agli attacchi del 7 ottobre 2023, deviando dalle procedure standard e dai
principi legali sulle prove e dunque limitando ulteriormente i diritti delle
persone che rischiano di essere messe a morte; infine, consentendo che le
esecuzioni abbiano luogo in assenza di rappresentanti religiosi o della
magistratura.
Israele non esegue condanne a morte da oltre 60 anni. Le misure proposte, se
approvate, costituirebbero anche un passo indietro di 20 anni rispetto agli
impegni assunti da Israele dal 2007 circa le risoluzioni dell’Assemblea generale
delle Nazioni Unite che chiedono una moratoria sulle esecuzioni in vista
dell’abolizione della pena di morte.
Le proposte emendative alle leggi militari consentirebbero ai giudici militari
nella Cisgiordania occupata, con l’esclusione di Gerusalemme Est occupata, di
imporre obbligatoriamente la pena di morte con la maggioranza semplice di tre
giudici, persino nei casi in cui la pubblica accusa non chiedesse la condanna a
morte. Le sentenze così emesse non potrebbero essere oggetto di commutazione né
di grazia e verrebbero eseguite entro 90 giorni, in grave violazione delle
limitazioni e delle garanzie previste dal diritto internazionale. I tribunali
militari che operano nella Cisgiordania occupata hanno giurisdizione sulle
persone palestinesi e straniere ma non sui coloni israeliani residenti negli
insediamenti illegali, che invece vengono processati da tribunali civili
all’interno di Israele sulla base delle leggi civili.
Una seconda proposta di legge conferirebbe una giurisdizione speciale ai
tribunali militari per processare persone accusate di aver commesso reati in
relazione agli attacchi del 7 ottobre 2023 “secondo qualsiasi legge”, compresa
quella israeliana sul genocidio, nonché l’inflizione della condanna a morte con
la maggioranza semplice dei giudici. Questo testo è stato approvato dalla
Knesset in prima lettura il 13 gennaio 2026. La Commissione per gli affari
costituzionali, le leggi e la giustizia della Knesset dovrebbe riprendere
l’esame del testo il 4 febbraio 2026.
“Se approvati, questi emendamenti rafforzeranno ulteriormente la matrice delle
durature leggi, politiche, prassi e narrative pubbliche che hanno consentito il
genocidio israeliano ancora in corso nei confronti delle persone palestinesi
della Striscia di Gaza occupata e puntellerebbero il sistema di apartheid contro
tutte le persone palestinesi. Il tutto, proprio mentre vengono documentati
maltrattamenti e torture, in modo massiccio e crescente, nei confronti dei
detenuti palestinesi e aumentano sia il numero dei palestinesi morti in custodia
dalla fine del 2023 che quello dei palestinesi uccisi illegalmente nell’ultimo
decennio in quelle che paiono esecuzioni extragiudiziali”, ha commentato Guevara
Rosas.
“I parlamentari della Knesset devono opporsi fermamente a queste proposte di
legge ed eliminare tutti i provvedimenti legislativi volti a introdurre,
espandere e rendere più facile l’uso della pena di morte, puntando al contrario
ad assicurare la sua piena abolizione. La comunità internazionale e soprattutto
gli stati che sono forti alleati di Israele devono opporsi a emendamenti
legislativi che rafforzerebbero ulteriormente il crudele sistema israeliano di
apartheid contro le persone palestinesi: non devono girare lo sguardo altrove né
incoraggiare le violazioni dei diritti umani da parte di Israele, garantendo
così ulteriore impunità”, ha concluso Guevara Rosas.
Ulteriori informazioni
Israele ha abolito la pena di morte per i reati ordinari nel 1954 ma l’ha
mantenuta per quelli commessi ai sensi della Legge sul genocidio e per il reato
di tradimento previsto nel codice penale. L’ultima esecuzione ha avuto luogo nel
1962.
Amnesty International è contraria alla pena di morte in tutti i casi senza
eccezione alcuna, a prescindere da chi sia accusato, dalla natura o dalla
circostanza del reato, dalla colpevolezza o dall’innocenza e dal metodo usato.
Attualmente gli stati abolizionisti per tutti i reati sono 113, sette dei quali
a partire dal 2020.
Amnesty International
A Legnano manifestazione per la pace, la giustizia e i diritti umani
A Legnano circa 500 persone hanno sfidato il freddo domenica pomeriggio per
riportare in piazza la richiesta di pace, ma anche di giustizia e di tutela dei
diritti umani, civili e politici in tutto il mondo. La manifestazione è stata
organizzata da 51 associazioni, sindacati, partiti e movimenti della società
civile locale e nazionale.
Dopo un breve corteo per le vie del centro, in una piazza San Magno gremita e
addobbata con striscioni disegnati anche dai bambini, bandiere della pace,
scritte e luci, si sono alternati sul palco gli interventi. Tra i primi a
parlare i sindaci di Legnano Lorenzo Radice e di Rescaldina Gilles Ielo, che con
la consueta efficacia hanno esortato tutti a continuare a manifestare e a
lottare per una società più giusta. “È ora di dire basta” ha scandito Radice.
“Abbiamo bisogno di pace in tutto il mondo e non ne possiamo più di vedere
questa sopraffazione che sembra diventata l’unico modo di governare. Se qui oggi
abbiamo un po’ di benessere e perché viviamo in un sistema che ci permette di
essere liberi. Ma la democrazia va tutelata e difesa. È un compito che spetta a
ciascuno di noi, perché la Storia la faranno pure i potenti, ma la storia con la
s minuscola la facciamo noi, nei nostri gesti quotidiani. Nessuno si senta
escluso”.
Lorenzo Radice ha poi parlato dell’imminente missione in Palestina che
condividerà con altri sindaci del territorio: Arese, Gorgonzola, Lecco, Meda e
Seregno. Gli amministratori incontreranno il governatore di Gerico, il sindaco
di Betlemme, esponenti del Patriarcato e diverse organizzazioni religiose e
sociali. Molteplici gli intenti: rendersi conto della situazione sul campo,
portare aiuto e solidarietà, avviare progetti di collaborazione e gemellaggio.
Sul palco in piazza San Magno si sono alternate altre voce: l’organizzatrice
Cristina Scutari, l’attivista di Amnesty International Claudia Cangemi (che ha
parlato del Rapporto pubblicato in questi giorni sulla deriva autoritaria e le
violazioni dei diritti umani in Usa), Lucia Bertolini per le “Donne in cammino
per la pace” che manifestano ogni domenica in piazza per la Palestina, la
giovane scout Letizia e Flavio Castiglioni per Bicipace.
Commovente l’intervento di Shirin, giovane iraniana: “Io non sono un’attivista,
né una giornalista, sono solo una persona che in questo periodo vive con la
paura nel cuore per la propria famiglia in Iran. Da due settimane le nostre voci
si incontrano solo per pochi minuti, poi silenzio. In Iran le persone sono
isolate, come se non esistessero. La gente in Iran non scende in strada per
odiare, ma per respirare, per vivere senza paura, per non essere più invisibile.
Ogni giorno ci sono violenze, uccisioni, vite spezzate e il silenzio intorno fa
ancora più male. Io sono qui oggi non per chiedere schieramenti, ma umanità. Il
dolore non ha passaporto, la violenza non ha confini. Vi chiedo solo di non
voltarvi dall’altra parte, perché il silenzio uccide quanto la violenza”.
A conclusione della manifestazione, la cantautrice Laura Delli Polli ha
interpretato tra gli applausi il suo brano intitolato “Cry for peace”. Diversi
altri eventi sono in programma nelle prossime settimane.
Redazione Milano
Alibi perfetto: migranti. Ma la preda vera…
… sono tutti i cittadini. di Mario Sommella (*). A seguire un’analisi di
Maurizio Alfano e alcuni link di Diogene e Idos sulle politiche contro i diritti
in Italia e altri Paesi UE… con la Spagna controcorrente. Dalla scenografia
(trumpiana) delle catene alla normalizzazione dello Stato di polizia C’è sempre
una figura pronta a farsi carico delle nostre paure. A