Propaganda militare nelle scuole tra Piemonte, Molise e Sicilia… perfino a Niscemi

Osservatorio contro militarizzazione di scuole e università - Tuesday, February 10, 2026

Come costantemente denunciato dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, la grande “fiera” dell’orientamento rappresenta una delle maggiori vetrine per l’ingresso del personale in divisa e delle forze armate nelle scuole.

Nello specifico segnaliamo una serie di casi in cui dal Nord al Sud della penisola, tra fine gennaio e inizio febbraio, i Carabinieri sono entrati nelle scuole per presentare la carriera nell’Arma.

In Piemonte i militari hanno coinvolto decine di studenti del Liceo “Govone-Gallizio di Alba” all’interno di un percorso di incontri con le classi terminali delle scuole superiori che si concluderà all’ITS “Vallauri” di Fossano. In un’ottica demistificante rileviamo il fatto che, oltre a segnalare con toni di grande apprezzamento queste attività di orientamento, la propaganda dei quotidiani locali – nei loro aspetti di cronaca spicciola e di narrazione delle vicende di un “piccolo mondo antico” lontano dai grandi scenari della geopolitica mondiale – presenta l’Arma “come presenza attenta e vicina alla comunità, capace di dialogare con le nuove generazioni e di offrire ascolto a chi vive condizioni di maggiore fragilità”. Oltre alle studentesse e agli studenti delle scuole, infatti, i militari hanno condotto incontri anche nelle strutture socio-sanitarie e assistenziali all’interno del progetto “Dalla parte di chi soffre”: non occorre ribadire quanto possa essere subdolo un messaggio che si rivolge a persone molto giovani o molto anziane o molto malate e/o in difficoltà, chiaramente più permeabili alle manipolazioni di quanto potrebbero (nel migliore dei casi) esserlo altri gruppi di popolazione (https://www.gazzettadalba.it/2026/02/carabinieri-scuola-comunita-cuneo/).

Se ci spostiamo dal Nord al Sud Italia, la situazione non cambia: anche nel piccolo comune di Guglianesi nel Molise i Carabinieri incontreranno nei prossimi giorni le classi quinte liceo del Comprensivo “Giulio Rivera” per un incontro di educazione civica/orientamento (https://www.omnicomprensivoguglionesi.edu.it/20260128115718unidos/). In questo caso mettiamo in evidenza come la triade educazione civica/orientamento/FLS (Formazione Scuola Lavoro, ex PCTO) rappresenti un punto nodale in cui soggetti esterni al mondo scolastico riescono a inserirsi in un discorso educativo che per sua natura dovrebbe mantenersi al di sopra e al di là della propaganda, fornendo piuttosto gli strumenti critici per individuarla e decostruirla.

Ma al netto di quanto fin qui ribadito, ecco il paradosso: tra le centinaia di incontri proposti dall’Arma troviamo anche quello tenutosi a Niscemi presso l’Istituto d’Istruzione superiore “Leonardo da Vinci”. Lungi da noi voler fare del facile “benaltrismo”, ma non possiamo fare a meno di segnalare quanto a maggior ragione risulti stridente, nella drammatica situazione del piccolo comune siciliano, la propaganda delle forze armate il cui intervento nelle scuole è giustificato non solo dalle necessità dell’orientamento in uscita ma anche dal volersi sostituire a ben più qualificati soggetti (docenti, formatori, psicologi, pedagogisti) nell’affrontare alcuni temi di attualità. L’incontro ha toccato temi come “la prevenzione e la lotta ai fenomeni di disagio giovanile, bullismo, cyberbullismo e ogni forma di estremismo violento” e leggiamo che “è stata svolta anche un’attività esperienziale attraverso un percorso sensoriale interattivo, che ha visto gli studenti cimentarsi in alcune prove pratiche indossando speciali occhiali in grado di simulare le alterazioni percettive e cognitive conseguenti all’assunzione di droghe” (https://www.libertasicilia.it/niscemi-i-carabinieri-incontrano-gli-studenti-del-leonardo-da-vinci-per-promuovere-la-cultura-della-legalita/).

Il caso di Niscemi è una rappresentazione tragicamente plastica di tutte le contraddizioni di un paese che, letteralmente e metaforicamente sull’orlo dell’abisso, è destinatario di un martellante messaggio propagandistico, accortamente elaborato come “cultura della difesa”, i cui obiettivi sono il riarmo e la militarizzazione della società, che non possono prescindere da una strategia economica di disinvestimento dal welfare in direzione del warfare. E mentre la terra, sempre più fragile per l’incuria, l’abbandono, lo sfruttamento selvaggio, si sgretola sotto i nostri piedi, l’unica nozione di “sicurezza” che viene pervasivamente trasmessa all’opinione pubblica è quella che si concretizza nella guerra verso il nemico esterno e la repressione del dissenso sul fronte esterno.

Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

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