Regione Umbria: quando la guerra diventa politica industriale ed entra nei percorsi educativi

Osservatorio contro militarizzazione di scuole e università - Thursday, December 25, 2025

La recente presentazione ufficiale, negli spazi istituzionali della Regione Umbria, del progetto di collaborazione tra alcune imprese e Leonardo SpA, con la presenza diretta del Presidente della Giunta e di membri dell’esecutivo regionale, non può essere considerata un atto neutro o meramente tecnico. Al contrario, essa rappresenta una presa di posizione politica chiara: la scelta di collocare il futuro produttivo del territorio all’interno delle filiere legate alla difesa e al riarmo, in un contesto internazionale segnato dall’espansione dei conflitti e dalla normalizzazione della guerra come orizzonte permanente.

Il silenzio mantenuto dalle istituzioni regionali di fronte alle mobilitazioni contro il genocidio in Palestina e al dibattito pubblico sul riarmo europeo trova qui una sua coerenza. L’enfasi con cui viene promosso l’accordo con Leonardo SpA restituisce l’immagine di una Regione che individua nell’industria militare uno dei pochi ambiti su cui scommettere per affrontare la crisi economica e industriale, senza aprire alcun confronto pubblico sulle implicazioni etiche, sociali e culturali di questa scelta.

La narrazione ufficiale insiste sul carattere “civile” delle lavorazioni coinvolte – componentistica, semilavorati, forniture a uso duale – ma questa distinzione formale non scioglie il nodo di fondo. Tali produzioni si inseriscono infatti in una filiera integrata guidata da un gruppo industriale il cui core business è sempre più esplicitamente legato alla produzione di armamenti e sistemi militari. Anche quando definite civili, queste attività contribuiscono al funzionamento complessivo di un apparato industriale orientato alla guerra. La filiera non è neutra, e non lo sono le scelte politiche che la sostengono.

Questa integrazione riguarda in modo crescente anche il campo della formazione. Leonardo SpA non opera soltanto sul piano industriale, ma interviene in maniera strutturata nei percorsi educativi: scuole secondarie, ITS, università, programmi di orientamento, Formazione scuola lavoro, tirocini e collaborazioni accademiche. Tali iniziative vengono presentate come opportunità per studenti e studentesse e come strumenti di occupabilità, ma producono un allineamento dei saperi e delle competenze alle esigenze dell’industria militare. In questo modo, la militarizzazione penetra nei luoghi della formazione, trasformando scuole e università in snodi funzionali della filiera bellica e riducendo progressivamente lo spazio del pensiero critico e dell’autonomia educativa.

Il quadro si aggrava ulteriormente se si considera il clima di pressione e intimidazione che colpisce chi prova a mantenere aperto un dibattito pubblico su questi temi. La vicenda di Pisa, con le azioni rivolte contro docenti, studenti e studentesse che hanno partecipato a momenti di approfondimento e confronto – come i webinar con Francesca Albanese – segnala un preoccupante restringimento degli spazi di libertà accademica e di insegnamento. Colpire chi discute di diritto internazionale, responsabilità politiche e crimini di guerra significa contribuire a un processo di disciplinamento del sapere, coerente con la progressiva militarizzazione delle istituzioni formative.

La Giunta regionale non può sottrarsi a una responsabilità politica su queste scelte. Promuovere e legittimare accordi con l’industria bellica e presentare il riarmo come risposta implicita alla crisi dei territori significa orientare il futuro economico, sociale e culturale dell’Umbria verso un modello fondato sulla guerra e sulla sua preparazione.

Come docenti riuniti nell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, riteniamo necessario rompere questo silenzio. Chiediamo alla Regione di chiarire se intenda davvero legare lo sviluppo del territorio alle filiere del riarmo, o se sia disposta ad aprire un confronto reale su percorsi alternativi fondati sulla riconversione, sulla pace e su un’economia che non subordini il sapere e l’educazione agli interessi del complesso militare-industriale.

Osservatorio contro la militarizzazione della scuola e dell’università, Perugia

Pubblicato anche su https://www.micropolisumbria.it

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