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#lascuolavaallaguerra Visite scolastiche alla base aeronavale di #Sigonella: avanti con l’ #educazione #militare di Antonio Mazzeo La stazione aeronavale di Sigonella, in Sicilia, avamposto per le operazioni USA e NATO negli scacchieri di guerra in Ucraina, Africa e nel Golfo Persico, continua ad essere l’ambita meta per le gite fuori porta degli istituti scolastici e dei centri di formazione professionale dell’Isola.https://osservatorionomilscuola.com/2026/06/08/visite-scolastiche-base-aeronavale-sigonella-educazione-militare/
June 8, 2026
Antonio Mazzeo
Sostegno a scuola, il CNDDU chiede una svolta: “Basta precarietà, serve una programmazione stabile”
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) interviene nel dibattito sull’inclusione scolastica e l’aumento degli alunni con disabilità, chiedendo di superare definitivamente la logica emergenziale che caratterizza il settore. Nella nota firmata dal presidente Romano Pesavento, il Coordinamento denuncia in particolare il continuo turnover degli insegnanti di sostegno, indicato come una delle principali criticità per la continuità didattica e relazionale degli studenti, e sollecita una programmazione stabile unita a investimenti strutturali. Di seguito si pubblica il testo integrale del comunicato stampa. --------------------------------------------------------------------------------   Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani segue con particolare attenzione il crescente dibattito relativo all’aumento degli alunni con disabilità nelle scuole italiane e alle criticità che interessano il sistema del sostegno. Le recenti analisi statistiche e le numerose testimonianze provenienti dalle istituzioni scolastiche restituiscono l’immagine di una realtà complessa, che merita di essere affrontata con rigore, responsabilità e lungimiranza, evitando semplificazioni che rischiano di distorcere la comprensione del fenomeno. L’incremento delle certificazioni e la crescente richiesta di interventi di supporto educativo non possono essere interpretati esclusivamente come indicatori di un’emergenza organizzativa. Essi rappresentano, in parte, il risultato di una maggiore capacità della società e delle istituzioni di riconoscere bisogni che in passato rimanevano sommersi, non adeguatamente individuati o addirittura ignorati. Parallelamente, le profonde trasformazioni sociali, culturali e relazionali che caratterizzano l’età contemporanea stanno modificando significativamente le modalità attraverso cui bambini e adolescenti affrontano i processi di crescita, apprendimento e costruzione dell’identità. La scuola si trova oggi ad accogliere una popolazione studentesca sempre più eterogenea, portatrice di fragilità differenti, spesso non riconducibili esclusivamente alla dimensione clinica o sanitaria. Accanto alle disabilità certificate emergono con crescente evidenza situazioni di vulnerabilità emotiva, difficoltà relazionali, disturbi del neurosviluppo, condizioni di disagio familiare e forme di isolamento sociale che richiedono risposte educative articolate e competenze professionali sempre più avanzate. In tale contesto, il dibattito pubblico rischia talvolta di concentrarsi prevalentemente sulla quantità delle risorse impiegate — numero di docenti di sostegno, assistenti all’autonomia, ore assegnate — trascurando una questione ben più rilevante: la qualità dell’esperienza scolastica vissuta dagli studenti e la capacità dell’intero sistema educativo di promuovere partecipazione, autonomia e appartenenza. Particolarmente significativa appare, in questo senso, la persistenza di differenze territoriali che evidenziano come il diritto all’inclusione non sia ancora garantito in maniera uniforme sull’intero territorio nazionale. Il fatto che in alcune aree del Paese gli alunni con disabilità trascorrano una parte consistente del tempo scolastico al di fuori del gruppo classe costituisce un elemento che merita una riflessione approfondita. La partecipazione alla vita della comunità scolastica non rappresenta infatti un aspetto accessorio dell’apprendimento, bensì una condizione essenziale per lo sviluppo delle competenze sociali, dell’autostima e del senso di cittadinanza. Occorre inoltre interrogarsi sul significato educativo di una crescente presenza di figure adulte nelle classi. Se da un lato essa testimonia l’attenzione che il sistema dedica ai bisogni degli studenti più fragili, dall’altro impone una riflessione sulla necessità di evitare forme involontarie di dipendenza assistenziale. L’obiettivo dell’inclusione non può limitarsi alla protezione della persona, ma deve tendere progressivamente alla costruzione della sua autonomia, valorizzandone le potenzialità e promuovendo il protagonismo individuale all’interno del gruppo dei pari. Il Coordinamento ritiene altresì che il continuo turnover degli insegnanti di sostegno rappresenti una delle principali criticità del sistema. Ogni cambiamento frequente interrompe percorsi educativi costruiti nel tempo, indebolisce la relazione di fiducia con lo studente e rende più difficile la progettazione di interventi realmente efficaci. La continuità educativa non costituisce un semplice fattore organizzativo, ma una condizione indispensabile per garantire stabilità, sicurezza e coerenza nei processi di crescita. Preoccupa inoltre la tendenza a considerare il docente di sostegno come il principale, se non esclusivo, responsabile dell’inclusione. Una scuola realmente inclusiva non delega, ma condivide. La presenza di studenti con bisogni specifici deve essere assunta come responsabilità collettiva dell’intera comunità professionale, coinvolgendo docenti curricolari, dirigenti scolastici, personale educativo, famiglie e servizi territoriali in un progetto comune. L’esperienza maturata negli ultimi decenni dimostra che l’inclusione più efficace non nasce dalla semplice moltiplicazione delle figure di supporto, ma dalla costruzione di ambienti educativi capaci di valorizzare le differenze come risorsa. Le classi diventano realmente inclusive quando ciascun alunno può sentirsi riconosciuto, ascoltato e coinvolto, indipendentemente dalle proprie condizioni personali. In questo senso, la presenza di studenti con disabilità rappresenta una straordinaria occasione formativa per l’intera comunità scolastica, poiché educa alla solidarietà, alla cooperazione, al rispetto reciproco e alla consapevolezza della comune dignità umana. Appare pertanto necessario superare definitivamente la logica emergenziale che da anni accompagna il tema del sostegno. La crescita delle certificazioni e l’evoluzione dei bisogni educativi richiedono una programmazione stabile, investimenti strutturali e una visione culturale capace di guardare oltre la contingenza. Occorre promuovere una formazione continua che coinvolga tutti i docenti, rafforzare la collaborazione tra scuola e territorio, garantire maggiore continuità professionale e sviluppare modelli organizzativi più flessibili e inclusivi. Come Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ribadiamo che la qualità di un sistema educativo non si misura esclusivamente attraverso i risultati scolastici o l’efficienza amministrativa, ma soprattutto dalla sua capacità di accogliere la complessità delle persone e di trasformarla in opportunità di crescita collettiva. La scuola italiana è chiamata oggi a una sfida che riguarda il futuro stesso della democrazia: costruire contesti nei quali ogni studente possa esercitare pienamente il proprio diritto all’istruzione, alla partecipazione e all’autodeterminazione. L’inclusione non rappresenta un capitolo separato delle politiche scolastiche, ma il criterio attraverso cui si misura la maturità civile di una comunità nazionale. prof. Romano Pesavento presidente CNDDU Redazione Italia
June 7, 2026
Pressenza
Lo “stato di salute” del libro di testo e i limiti di apprendimento dei nostri studenti
Come sta cambiando la scuola tra Intelligenza Artificiale e calo demografico? Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio AIE (Associazione Italiana Editori), per il 67% dei docenti i modi di apprendimento degli studenti sono peggiorati negli ultimi cinque anni. A pesare sono la riduzione dello studio individuale, la difficoltà con i testi complessi e l’uso dell’IA per fare i compiti a casa. Nonostante la rivoluzione digitale, il libro di testo (scelto dal 99% degli insegnanti) resta il cuore pulsante della didattica, mentre ben un terzo dei docenti utilizza già algoritmi e software per fare lezione. Di seguito pubblichiamo il testo integrale del comunicato con l’analisi completa e i dati della ricerca. ______ Lo “stato di salute” del libro di testo e  i limiti di apprendimento dei nostri studenti  L’offerta editoriale per il mondo della scuola è chiamata a fare i conti  con la prospettiva di un quarto di studenti in meno in vent’anni. E’ in gioco non solo la sostenibilità della dimensione industriale per un settore che vale 773milioni di euro, ma il valore della conoscenza. L’Ufficio studi AIE, sulla base dei dati ISTAT sulla dinamica demografica della popolazione, prevede che il calo si attesti intorno al 3% degli studenti della scuola primaria e secondaria anche quest’anno, portando la scuola italiana a perdere complessivamente un quarto dei suoi studenti in vent’anni. Parallelamente continua la crescita di alunni con disturbi specifici dell’apprendimento: si registrano circa 100mila studenti in più in sette anni e continua la crescita di alunni con disabilità: sono oltre 100mila in più rispetto a dieci anni fa e 85mila insegnanti di sostegno in più (+71,8%) in dieci anni. Meno studenti però abbandonano la scuola: l’obiettivo di ridurre la dispersione al 9% entro il 2030 è stato raggiunto. Cresce l’offerta editoriale, con 22.386 titoli (codici ISBN) e oltre 5 milioni di contenuti didattici digitali, l’ecosistema carta più digitale è riconosciuta come la modalità più funzionale per lo studio, coprendo la quasi totalità (il 96%);  l’e-book resta poco utilizzato dagli studenti, ma crescono i contenuti didattici digitali e, in coerenza con la maggior offerta, l’uso dei Qr Code presenti nei libri di testo; avanza lo sviluppo di software basati sull’intelligenza artificiale per docenti e studenti e cresce (ancora) l’impegno degli editori sul fronte della formazione dei docenti, con oltre 350mila docenti coinvolti: sono alcuni dei dati dell’Osservatorio AIE sul mondo della scuola e sull’offerta editoriale, che avanza anche quattro specifiche richieste per far fronte alle difficoltà significative che investono attualmente il settore e ai nuovi scenari (https://ilvaloredellaconoscenza.aie.it/wp-content/uploads/2026/05/Osservatorio-AIE-sul-mondo-della-scuola-e-sullofferta-editoriale.pdf).  Il libro di testo e i materiali digitali collegati sono il cuore dell’apprendimento, anche ai tempi dell’Intelligenza Artificiale, al punto che per i docenti questo risulta lo strumento più utilizzato durante le lezioni nel 99% delle risposte, con una valutazione molto alta (8,5 punti) nell’uso in classe e persino più alta (8,7) come strumento nello studio a casa. È quanto emerge dall’indagine “Il valore del libro di testo nella didattica d’aula e nello studio a casa. Quando l’IA entra in classe”, a cura dell’Associazione Italiana Editori (AIE), condotta nel mese di marzo di quest’anno sulla base delle risposte di un campione rappresentativo della popolazione docente della Scuola Primaria, Secondaria di primo (SS1) e secondo grado (SS2) composto da 3.400 insegnanti (per garantire un campione rappresentativo ex post della situazione italiana i questionari dai 5274 originari sono passati a 3.399, base effettiva della ricerca). Obiettivo dell’indagine – presentata di rec ente alla Camera dei deputati nell’ambito dell’evento “Il valore della conoscenza. Il libro di testo come bene essenziale del Paese. Investire nell’istruzione e supportare le famiglie” – è stato esaminare il valore che gli insegnanti attribuiscono al libro di testo (e ai materiali digitali ad esso collegati) nella quotidiana pratica didattica d’insegnamento in aula. E ancora il ruolo che il libro ha per lo studente nello studio a casa, a fronte dei cambiamenti che si stanno manifestando nei tempi e nei modi di apprendimento. Dall’indagine emerge nettamente la centralità del libro di testo nella didattica in aula, indicata dal 99% dei docenti, a cui seguono l’utilizzo dei quaderni operativi e, a pari merito, dei sussidiari disciplinari e dei materiali realizzati dalle case editrici da utilizzare sulla LIM (indicati dal 96% dei docenti). Seguono i webinar (95%), i materiali audiovideo e le mappe concettuali, le schede di autovalutazione e per il test di apprendimento, le piattaforme didattiche (94%). Il libro di testo, con tutti gli altri materiali didattici che lo corredano e integrano, ricopre un ruolo di assoluta centralità nelle quotidiane attività di didattica d’insegnamento in aula – tanto che ottiene una valutazione di 8,5 punti, rivestendo un ruolo ancor più importante nello studio a casa, dove (con 8,7 punti di apprezzamento) viene considerato dai docenti il punto di riferimento imprescindibile per lo studio e l’apprendimento dei propri studenti. I motivi? Un linguaggio semplice e chiaro in primis (43%), seguito dalla possibilità di collegamenti interdisciplinari, da contenuti realizzati da figure professionali esperte e da grafica e illustrazioni (41%). I materiali didattici più usati a casa sono i libri di testo (81% delle risposte), seguiti dagli appunti presi dagli studenti durante le lezioni (55%). Al terzo posto, dispense, esercizi o materiali testuali realizzati personalmente dai docenti (46%). Ma, come cambiano i tempi e le modalità di studio secondo i docenti?  Per quasi il 70% (67%, per la precisione) degli insegnanti negli ultimi cinque anni i tempi e modi di apprendimento degli studenti sono leggermente peggiorati (33%) o peggiorati (34%). I motivi indicati sono prima di tutto la riduzione del tempo dedicato allo studio individuale (segnalato nel 72% delle indicazioni), la difficoltà crescente nell’affrontare testi complessi (58%), ma anche l’utilizzo di strumenti di IA per svolgere i compiti assegnati a casa (36%). A fronte di questa trasformazione che investe tempi e modalità di studio e apprendimento il 90% degli insegnanti afferma che l’organizzazione dei contenuti nei libri di testo e nei materiali ad esso collegati è molto (36%) e abbastanza funzionale (54%) alle attuali modalità di apprendimento della materia da parte degli studenti. Un terzo degli insegnanti usa già strumenti di IA nell’attività didattica. Il 74% dei docenti dichiara di utilizzare già strumenti di IA per preparare materiali didattici, e il 28% lo fa tutti i giorni o qualche volta alla settimana.  Nel 69% si dichiara consapevole delle implicazioni che il suo uso può avere sul diritto d’autore, il 31% però non lo è. Gli strumenti di IA sviluppati dagli editori sono ritenuti utili dai docenti, in particolare quelli che consentono lo sviluppo di test, esercizi, ecc. (80%), che aiutano gli studenti in test di autoverifica (76%) o ancora (75%) i momenti di formazione erogata dagli editori.  Qui la ricerca: https://ilvaloredellaconoscenza.aie.it/wp-content/uploads/2026/05/Indagine_INSEGNANTI-LIBRI-DI-TESTO-IA.pdf Redazione Italia
June 7, 2026
Pressenza
Cultura: a Salerno la storia di un’emigrazione tra Basilicata e Brasile
SALERNO, 9 GIUGNO 2026 – Appuntamento con la storia e la memoria dell’emigrazione meridionale: martedì 9 giugno, alle ore 18:00, la Casa del Volontariato di Salerno ospiterà la presentazione del libro “Da Trecchina a Jequié. Un Ritorno” di Pierfrancesco Grillo. Un viaggio appassionato tra Basilicata e Brasile alla ricerca delle proprie radici familiari. Di seguito il testo integrale del comunicato stampa con tutti i dettagli dell’evento. -------------------------------------------------------------------------------- Presentazione del libro di Pierfrancesco Grillo “Da Trecchina a Jequié. Un Ritorno”  Salerno, 9 giugno 2026 ore 18,00 CASA DEL VOLONTARIATO, Via F. Patella (traversa del corso V. Emanuele altezza civico 90) L’autore Pierfrancesco Grillo si confronterà con Rosa Maria Grillo e Giuseppe Fiorenzano, entrambi lucani e studiosi delle emigrazioni meridionali nella America latina e Fiorenzano inoltre è originario di Trecchina. Nel bel racconto di Pierfrancesco Grillo, ‘terza generazione’ di una storia familiare tra la Basilicata e il Brasile, tra Trecchina e Jequié, ci imbattiamo in storie più ampie condivise e comuni ad altre famiglie e altri luoghi, in topoi delle migrazioni di ogni luogo e ogni tempo vitalizzati dal pacato sentimento di Pierfrancesco alla ricerca delle proprie radici: ruoli maschili e femminili, emigrazione a catena, ‘fare l’America’, ‘vedove bianche’, figli illegittimi… Foto e documenti dell’epoca arricchiscono questa storia e ci invitano a entrare in quel mondo, da un lato all’altro dell’oceano, per accompagnare Pierfrancesco nella sua personale e appassionata ‘scoperta’ del Brasile e della sua famiglia brasiliana, per riempire i vuoti dell’assenza e del silenzio: attratto da quel mondo, non giudica e non critica le scelte fatte dal nonno migrato, ma anzi, esperienza non comune, anela a rinsaldare i rapporti tra le sue due famiglie… Redazione Italia
June 7, 2026
Pressenza
Cronaca dal Youtopic Fest di Rondine
Riceviamo e pubblichiamo dall’ufficio stampa di Rondine Cittadella della Pace, 6 giugno 2026 – Che cosa significa abitare l’inquietudine senza esserne travolti? E come può il conflitto, nelle sue forme personali, sociali, geopolitiche e tecnologiche, diventare occasione di cambiamento? YouTopic Fest, il festival promosso da Rondine Cittadella della Pace, ha attraversato linguaggi, generazioni e prospettive diverse. Il filo conduttore è stato quello dell’inquietudine non come ostacolo, ma come energia da orientare. Non una parola astratta, dunque, ma una condizione concreta del nostro tempo: inquietudine davanti alle tecnologie che cambiano il modo di conoscere, davanti alle guerre che sembrano moltiplicarsi, davanti alla fragilità della democrazia internazionale, davanti alla difficoltà di educare, riparare, comprendere. La riflessione sull’intelligenza artificiale ha aperto uno dei fronti più urgenti del presente: non solo che cosa la tecnologia può fare, ma che cosa noi decidiamo di farne. A partire da una domanda provocatoria – millantare la conoscenza o organizzare la conoscenza? – Mafe de Baggis, docente, scrittrice e Digital Media Strategist, ha richiamato il rischio di mancare ancora una volta un’occasione storica. “L’inquietudine vera che nasce dall’arrivo delle intelligenze artificiali è quella di sprecare una nuova opportunità di migliorare il mondo dove viviamo, cosa che per esempio è già successa con l’avvento di internet. Dobbiamo imparare a utilizzarla per immaginare un mondo diverso, perché quello dove viviamo è un po’ andato a male. Il controllo però resta nelle nostre mani, il tempo liberato grazie all’utilizzo della AI deve essere restituito a noi stessi e al nostro benessere”. La tecnologia, dunque, non come destino, ma come scelta. Irene Funghi, giornalista di Avvenire, ha ricordato che proprio ciò che l’intelligenza artificiale tende a correggere o cancellare può diventare, nella vita reale, un principio di trasformazione: “L’errore ha una grande valenza generativa, può essere il punto di partenza per qualcosa di nuovo e positivo, come avviene a Rondine, dove i giovani cercano di dare una possibilità alle ferite che si ritrovano addosso e ritrovano speranza. Indica una strada nella quale ognuno si deve mettere in gioco”. Diletta Huyskes, ricercatrice ed esperta di etica delle tecnologie e impatto sociale dell’IA, ha infine riportato il discorso alla concretezza dei sistemi. Ha sfatato alcuni miti sull’intelligenza artificiale, ricordando che si tratta di una infrastruttura complessa e costosa, realizzata principalmente da aziende private, e che “non potrà mai avere delle emozioni vere come alcuni temono”. La AI, ha spiegato, è “uno specchio di noi stessi”: ha aumentato gli standard di performance e ha reso più evidenti crisi già aperte, dalla scuola all’insegnamento, dai criteri di assegnazione dei compiti alle modalità di valutazione, fino alla selezione del personale nel mondo del lavoro. Dalla conoscenza organizzata dalle macchine alla conoscenza custodita dalle storie, il passaggio è stato naturale. Il workshop “Raccontare l’inquietudine con Gabriella Simoni” ha proposto un percorso sul valore del racconto, soprattutto quando la realtà da raccontare è ferita dalla guerra, dal dolore e dalla distruzione. Gabriella Simoni, professionista del giornalismo che ha attraversato contesti segnati da conflitti profondi, si è soffermata su un aspetto spesso sottovalutato: gli strascichi della guerra. Ha richiamato i Balcani, Gaza, l’Irlanda del Nord, cioè luoghi in cui la violenza non finisce quando tacciono le armi, ma continua a lavorare nelle famiglie, nelle memorie, nei linguaggi, nelle comunità: “L’angoscia degli ultimi anni è la consapevolezza che pur essendoci più informazioni su ciò che accade nel mondo, la comprensione della gente di questi fatti è precipitata. Per questo urge tornare a un rapporto serio con la realtà. Dove arrivano semplificazione e strumentalizzazione politica, abbiamo finito di capire”. È uno dei passaggi centrali della giornata: in un tempo saturo di informazioni, la vera emergenza non è solo sapere di più, ma comprendere meglio. Rondine ha posto così il tema del racconto come responsabilità pubblica: non addomesticare il conflitto, non usarlo come materiale retorico, non ridurlo a slogan, ma restituirgli complessità e umanità. Il confronto sulla realtà ha trovato una sua prosecuzione nel panel “Imprese di Pace nell’era dell’inquietudine”, dove l’intervista di Lina Palmerini, giornalista e opinionista, notista politica del Sole 24 Ore, a Elisabetta Belloni, già Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e già Direttore Generale del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza, ha portato al centro le fragilità della geopolitica contemporanea. In un momento in cui l’ordine internazionale appare lacerato e si torna a parlare di “guerra giusta”, la cooperazione non è stata presentata come un ideale filosofico, ma come una dura necessità strategica per non essere messi fuori gioco. Belloni ha descritto uno scenario di crisi per l’Europa, chiamata a investire in ricerca, innovazione ed energia. “Se non si investe in ricerca, innovazione, energia, saremo sopraffatti da altri”, ha detto. E ancora: “Se il riarmo è il contributo a una difesa integrata, lo vedo come un elemento positivo, ma mi auguro porti a un aumento della capacità produttiva di tutti i Paesi europei, senza che prevalga uno Stato sull’altro”. Il punto critico, ha sottolineato Belloni, riguarda però la dimensione politica: l’Europa rischia di muoversi verso il riarmo senza rafforzare una vera governance comune. Servono politiche condivise e il superamento del sistema dei veti. “Dopo la Seconda guerra mondiale l’ordine mondiale aveva tre obiettivi: pace, democrazia, prosperità. Su questi temi però negli ultimi anni c’è stato un arretramento. Dobbiamo avviare la costruzione di un nuovo ordine mondiale, mettendo al centro i valori umani e contrastando le disuguaglianze che alimentano l’instabilità. Non dobbiamo lasciare nessuno indietro. In questo contesto la Chiesa ha un ruolo centrale: indicare che se uno Stato viene lasciato indietro, si ricreano le condizioni dello squilibrio e dell’instabilità”. Dentro questo scenario, anche il mondo dell’impresa è stato chiamato a misurarsi con il proprio ruolo. Il panel ha offerto l’occasione per valorizzare il percorso delle Imprese di Pace, nato dal Metodo Rondine e dalla collaborazione con Fondazione KON. Francesco Ferragina, della Fondazione KON, ha ricordato che sostenibilità e fiducia sono oggi i veri capitali aziendali e che le imprese non possono più permettersi di ragionare singolarmente. La pace, in questa prospettiva, non è un tema esterno all’economia, ma una condizione della sua possibilità. La riflessione sulla pace come responsabilità concreta è arrivata al cuore dell’esperienza di Rondine con l’Angolo del Conflitto di Franco Vaccari. Spesso Rondine viene considerata ininfluente rispetto alle grandi dinamiche globali di guerra e pace. Proprio da questa obiezione è partita l’intervista condotta da Lina Palmerini, che ha portato il Metodo Rondine dentro l’arena delle domande più scomode. Vaccari ha richiamato anzitutto il valore educativo dell’esperienza di Rondine. L’educazione funziona su tempi lunghi, mentre l’oggi è dominato dalla velocità. Ma se non fosse più possibile pensare nel lungo periodo, allora – ha osservato – tanto varrebbe chiudere le scuole. Il presidente e fondatore di Rondine ha insistito sulla necessità di andare controcorrente “ostinatamente”, senza assecondare la cultura del disprezzo. Anche quando si parla di identità, ha ricordato, si dimentica spesso che essa è frutto di infinite relazioni con l’altro. Rondine scommette sul passo possibile verso la pace: riconoscere il “nemico” come persona, senza paura di fallire e anzi riconoscendo il valore generativo dei fallimenti. “A noi piace la figura di san Francesco perché ha parlato con il lupo. Se non ci parliamo, lo facciamo diventare sempre più ‘lupo’. A me piace dire che un lupo sonnecchia in ognuno di noi. Per questo l’antidoto alla paura è la fiducia e non si compra al supermercato, ma nasce nelle relazioni. Nasciamo con una dotazione di base che poi viene rafforzata dall’andare avanti nei ‘nonostante’. Se si resta nelle aspettative disattese e nelle disillusioni, allora si costruisce la fiducia. Non abbiamo alcuna pretesa di salvare il mondo, ma solo di dare un piccolo contributo di valore”. È una dichiarazione che tiene insieme realismo e speranza: Rondine non promette scorciatoie, ma indica un metodo. Non rimuove il lupo, prova a parlargli. Redazione Italia
June 6, 2026
Pressenza
Grosseto, 18 giugno: Edizione locale del Forum Scuole per un’educazione nonviolenta
Il Forum Scuole per un’educazione nonviolenta, con il quale l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha collaborato attivamente sin dalla prima edizione di Milano, avrà la sua prima edizione locale in provincia di Grosseto, grazie all’Istituto Comprensivo Roccastrada, che ha fortemente voluto questo evento. L’evento si terrà giovedì 18 giugno, dalle 9.15 alle 17.00, presso il plesso della Scuola Primaria e Secondaria di Ribolla. L’edizione locale ricalca, in formato ridotto, la struttura del Forum nazionale e si propone di favorire un sempre maggiore radicamento territoriale, affinché sia possibile sperimentare e condividere, anche in presenza, esperienze e pratiche di pace e nonviolenza nei contesti scolastici. PROGRAMMA 9.15 Registrazione 9:30 Benvenuto della Dirigente scolastica 9:35 Presentazione del «Forum nazionale permanente Scuole per un’Educazione Nonviolenta» 9:45 Tavola rotonda: Come promuovere un’educazione per la pace e la nonviolenza a scuola 10:45 pausa ore 11.00 – 13.00 Prima sessione laboratori ore 13.00 Pranzo libero ore 14.30 – 16.30  Seconda sessione laboratori ore 16.45 Plenaria ore 17.00 Chiusura Maggiori informazioni sui laboratori >Le virtù che educano. Riconoscere il meglio di sé e dell’altro per costruire relazioni educative nonviolente. – Jaqueline Mera e Stefano Colonna >Il diario autobiografico sulla Pace e la Nonviolenza. Per prendersi cura di sé stessi, degli Esseri viventi, del Pianeta, del Mondo. – Dino Mancarella >Cominciamo noi. La comunicazione generativa e le relazioni nonviolente – Annabella Coiro >Si può parlare di economia e guerra alla scuola primaria e secondaria di 1°grado? – Mario Sanguinetti >Chi educhiamo? Un laboratorio di esperienza e riflessione sull’essere che cerchiamo di educare – Solo primaria – Oliver Turquet >Lo spaventaguerra. La guerra è entrata dalle porte e dalle finestre e bimbe e bimbi se ne sono accort*: quali strumenti per parlarne insieme? Solo primarie e infanzia – Alice Moracchioli e Marta Monini La partecipazione è aperta a tutti e tutte ed è gratuita. La giornata costituisce iniziativa di formazione ai sensi della Direttiva n. 170 del 2016. Per ulteriori informazioni: Sara Conte, docente IC Roccastrada e promotrice dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università: sara.conte@istitutocomprensivoroccastrada.edu.it --------------------------------------------------------------------------------
La democrazia non è un’eredità, ma una responsabilità quotidiana
In occasione dell’80° anniversario della nascita della Repubblica Italiana, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani desidera rivolgere una riflessione alla comunità scolastica e, in particolare, alle giovani generazioni, chiamate a raccogliere l’eredità più preziosa consegnata dal 2 giugno 1946: la consapevolezza che la democrazia non è una conquista definitiva, bensì una costruzione quotidiana. Ogni anno celebriamo la Festa della Repubblica ricordando il referendum che consentì agli italiani di scegliere liberamente il proprio futuro dopo gli anni della dittatura e della guerra. Eppure, a ottant’anni da quella scelta storica, la domanda più importante non è cosa accadde allora, ma cosa sta accadendo oggi. Viviamo in un’epoca straordinaria. Mai nella storia dell’umanità così tante persone hanno avuto accesso all’informazione, alla conoscenza e agli strumenti di comunicazione. Eppure assistiamo, contemporaneamente, alla crescita delle guerre, all’espansione dei discorsi d’odio, all’indifferenza verso le sofferenze altrui, all’isolamento sociale e alla difficoltà di costruire relazioni autentiche. È un paradosso che dovrebbe interrogare profondamente il mondo della scuola. Possiamo conoscere in tempo reale ciò che accade a migliaia di chilometri di distanza, ma rischiamo di non accorgerci della solitudine di chi siede accanto a noi in classe. Possiamo parlare con il mondo intero attraverso uno schermo, ma talvolta fatichiamo ad ascoltare chi vive nella nostra stessa comunità. Possiamo accedere a una quantità immensa di dati, ma non sempre sviluppiamo la capacità di comprendere il significato umano delle informazioni che riceviamo. Forse la sfida più grande del nostro tempo consiste proprio in questo: imparare nuovamente a riconoscere l’altro come persona. Le parole pronunciate dal Presidente della Repubblica in occasione delle celebrazioni del 2 giugno, quando richiama la necessità che prevalga la forza della legge e non la forza delle armi, non riguardano soltanto i conflitti internazionali. Esse chiamano in causa ciascuno di noi. Ogni volta che prevale la prepotenza sul dialogo, l’umiliazione sul rispetto, l’esclusione sull’inclusione, si produce una piccola ferita ai principi che sostengono la convivenza democratica. Per questa ragione il Coordinamento ritiene che la scuola debba essere considerata oggi uno dei più importanti presìdi democratici del Paese. Nelle aule scolastiche non si trasmettono soltanto conoscenze. Si costruiscono visioni del mondo. Si apprendono le regole della convivenza civile. Si sperimenta il valore della partecipazione. Si impara che la libertà individuale acquista significato soltanto quando si accompagna alla responsabilità verso gli altri. Ai giovani desideriamo rivolgere un invito particolare. Non considerate la Costituzione un semplice documento storico né un insieme di norme da studiare per una verifica. La Costituzione è una narrazione collettiva che parla anche di voi. È il racconto di donne e uomini che, dopo aver conosciuto la guerra, la repressione e la privazione delle libertà fondamentali, decisero di affidare il futuro del Paese alla dignità della persona umana, all’uguaglianza e alla solidarietà. Ogni generazione è chiamata a riscrivere quel racconto attraverso le proprie scelte. La qualità della democrazia italiana dipenderà dalla vostra capacità di difendere la verità contro la disinformazione, il dialogo contro l’aggressività, la partecipazione contro l’indifferenza, la cooperazione contro la cultura dello scarto. Al personale scolastico, ai dirigenti, ai docenti e a tutti coloro che operano quotidianamente nelle istituzioni educative, desideriamo rivolgere un sentimento di profonda gratitudine. In una società spesso attraversata da tensioni, fragilità relazionali e disorientamento culturale, la scuola continua a rappresentare uno dei pochi luoghi nei quali è possibile incontrare la diversità senza temerla, confrontarsi senza annullarsi reciprocamente, crescere senza rinunciare alla propria identità. Educare ai diritti umani oggi significa molto più che trasmettere contenuti. Significa insegnare ai giovani che la dignità non è negoziabile, che nessuna persona può essere ridotta a un’etichetta, che il rispetto delle differenze non indebolisce una comunità ma la rende più forte. Forse la riflessione più urgente che gli ottant’anni della Repubblica consegnano alla scuola riguarda proprio il concetto di cittadinanza. Per troppo tempo abbiamo pensato che essere cittadini significasse principalmente esercitare dei diritti. Ma il futuro delle democrazie dipenderà dalla capacità di comprendere che cittadinanza significa anche prendersi cura degli altri, delle istituzioni democratiche, dei beni comuni, della verità e della pace. Una Repubblica può sopravvivere a molte crisi economiche, a profonde trasformazioni sociali e persino a difficili passaggi politici. Ciò che rischia davvero di indebolirla è la perdita della capacità di riconoscersi come comunità umana. Il contrario della democrazia, infatti, non è soltanto la dittatura. Il contrario della democrazia è l’indifferenza verso il destino degli altri. A ottant’anni dalla sua nascita, la Repubblica continua dunque a rivolgere a ciascuno di noi una domanda semplice e al tempo stesso impegnativa: quale società stiamo costruendo con le nostre parole, le nostre scelte e i nostri comportamenti quotidiani? Dalla risposta a questa domanda dipenderà non soltanto il futuro delle istituzioni democratiche, ma la qualità umana della nostra convivenza civile. Romano Pesavento, presidente CNDDU Maddalena Brunasti
June 2, 2026
Pressenza
Al Centro Malaguzzi di Reggio Emilia: esercito israeliano, principessa del Galles e parmigiano
La segnalazione all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università relativa a diversi post pubblicati sulla sua pagina Facebook dall’antropologo e attivista Cosimo Pederzoli, ci porta a Reggio Emilia. Il problema, oggetto dell’invio, me lo spiega Pederzoli stesso, in risposta a una e-mail in cui gli chiedo approfondimenti. Riporto le sue parole: > «In sintesi la questione è la seguente: quali rapporti ha ReggioChildren > Srl con istituti e insegnanti pro-Israele? In che modo vengono organizzate > queste relazioni? Ovviamente, il giudizio non è rivolto a scuole ebraiche in > quanto tali ma al coinvolgimento in attività di supporto all’esercito. Il mio > focus è stato diretto, negli ultimi due anni, verso il network “Narea”, ossia > il North American Reggio Emilia Alliance. > La rete delle scuole, ma anche di organizzazioni più ampie, che si ispira al > Reggio Approach e che si forma a Reggio Emilia, ospiti al Centro > Internazionale Loris Malaguzzi, sotto forma di “Study Groups”, facendo > ufficialmente parte del “Reggio Children International Network” (creato nel > 2006). All’interno di questo Network ci sono, prima e dopo il 7 > ottobre, scuole ebraiche statunitensi molto attive nella propaganda > pro-israeliana, a volte schierate direttamente con l’IDF. > Avevo già fatto notare l’anno scorso le stesse dinamiche, venne sospesa una > collaborazione (solo perché a ridosso della visita in città dell’Albanese, la > mia segnalazione era precedentemente caduta nel vuoto 6 mesi prima). [ndr: qui > i link agli articoli di allora RaiNews, Il Resto del Carlino, Reggionline]» Sembra, ad un certo punto, che da Reggio Children arrivi una tenue smentita, soprattutto in relazione alla vendita del marchio alle scuole israeliane, eppure Pederzoli segnala nuovamente alcune foto sulla sua pagina che documentano la presenza di soldati israeliani a Reggio. Continua il giornalista: «Ho svolto poi una ricerca per capire se la “revisione delle collaborazioni” che era stata promessa fosse avvenuta ma è emerso che all’interno del “Reggio Children International Network“, proprio nello Study Group Narea, sono presenti scuole americane ebraiche che continuano a sponsorizzare Israele e l’IDF. Questi istituti comprendono la fascia early childhood / superiori, quindi la foto [nota mia: con due ragazzine di età superiore alla fascia 0/6]che ho pubblicato è stata scattata recentemente in una di queste scuole facenti parte del network Reggio Children». Pederzoli, impegnato in vari campi (i senza fissa dimora; i minori non accompagnati; le situazioni di sfruttamento del lavoro; il genocidio in Palestina), sottolinea la disattenzione della sinistra – in una città e in una regione storicamente legate alla sinistra storica – verso i temi che stanno al cuore del suo lavoro e nello specifico per il caso riguardante il fiore all’occhiello dell’Amministrazione Comunale, le scuole Reggio Children 0/6, compromesse con le quelle israeliane. Aggiunge che la pubblicazione sul nostro sito lo farà sentire meno solo in una città e in una regione sempre più indifferenti, a quanto pare anche nel partito Sinistra Italiana, in cui ha militato negli ultimi anni. Certamente criticare Reggio Children non torna facile, così come denunciare le complicità con lo Stato di Israele in Italia, e in Emilia in particolare. La sinistra, il Pd in particolar modo, si muove con molta ambiguità rispetto al genocidio in atto e alla questione riguardante la diade culturale e storica sionismo-semitismo, e il prefisso anti (si veda qui la proposta di decreto Romeo e Del Rio sulla prevenzione delle forme di opposizione allo stato di Israele di taglio antisemita). Provo a curiosare sul sito Reggio Emilia Approach. Si può trovare accesso alle informazioni sulle scuole, sulla filosofia dell’approccio educativo, sulle occasioni formative, sulla documentazione delle attività, sull’elenco delle pubblicazioni. C’è un ma: tutto si vende e tutto si compra, se non ci si iscrive ufficialmente non si vedono e non si ricevono i materiali informativi. Ho visitato – quando dirigevo, in un Istituto Comprensivo di Roma, anche la scuola dell’infanzia statale, il Centro Internazionale Loris Malaguzzi di Reggio, aperto nel 2006, intitolato al maestro e pedagogista che ha ispirato con le sue idee – e creato – quello che oggi sono le scuole 0/6, contribuendo alla fama internazionale). Ne ricavai un forte impatto: struttura e idee-guida pedagogiche e didattiche degli atelier, cura degli spazi, quantità di materiali, tutto era effettivamente impressionante, i 100 linguaggi c’erano tutti. Ma provai anche il retrogusto che viene quando quel che vedi è troppo luccicante, ti sa di un po’ fasullo e, se poi si rivela autentico, troppo gridato e soprattutto profondamente ingiusto. Nella nostra scuola di periferia cercavamo di essere all’altezza dei bisogni di una zona popolare, dei molto minori non italiani, con i pochi mezzi a nostra disposizione, in locali squallidi che le maestre inventavano con fantasia e professionalità, perché la bellezza e la cura sono importanti quanto una buona pedagogia (anche le parole-chiave di Malaguzzi erano relazione, bambini, luoghi). Oggi, per approfondire lo sfondo relativo alla segnalazione di Cosimo Perdezoli, entro virtualmente in una delle loro scuole, l’istituto Diana. A ridosso di un parco pubblico, è un edificio magnifico: intorno a una piazza centrale si posizionano le aule, le pareti riproducono immagini favolose, le vetrate aggettano su due giardini. Apro la Carta dei Servizi, 83 pagine in cui tutto, ma proprio tutto, sembra spiegato, anche se non trovo quel che mi piacerebbe sapere alla voce valutazione della qualità del servizio, soprattutto dei percorsi educativi. Forse dovrei iscrivermi – pagando – a qualche a pista offerta dal sito ufficiale o dal Centro Malaguzzi (vedi qui). Una maestra di Reggio ben informata mi fa notare che anche queste scuole, come del resto la maggior parte dei nidi, dei gradi infanzia e primaria, sono tenute in piedi dal lavoro di maestre, di donne, sia nelle attività di aula che in quelle organizzative. Così, cercando ancora, incrocio il nome di Loretta Giaroni, comunista, moglie di un partigiano, figura importante dell’Unione Donne Italiane (UDI). Oggi, a circa tre anni dalla sua morte, le è stato dedicato un archivio contenente le sue carte, i suoi lavori, le riflessioni e i resoconti degli incontri (vedi qui). Ma, come icona della Reggio Children, non fa testo e non può competere con Malaguzzi. Maestre, donne, nate in famiglie umili che hanno studiato spesso da autodidatte, hanno lavorato senza troppa risonanza e costruito quel che ora vediamo sotto le pagliuzze luccicanti. È un aspetto della storia della scuola democratica in Italia che non fu un’impresa solo di grandi Maestri (da Milani, a Ciari, a Dolci, a Rodari, a Malaguzzi, ecc) ma di donne di poca istruzione e di grandi capacità, soprattutto nella lettura socio-politica dei territori in cui lavoravano e vivevano. Chi oggi dirige Reggio Children non bada a spese (anche perché sostenute dal Comune di Reggio che firma le convenzioni con le cooperative che costituisco il sistema integrato pubblico-privato). Così la macchina pubblicitaria non si ferma. Nei giorni scorsi è andata in visita anche la principessa del Galles, Catherine Middleton, moglie di William primogenito di Carlo III e di Diana Spencer. La missione era volta a rendere più performativa l’offerta Centro per la Prima Infanzia Royal Fundation (vedi qui). Gli scopi della fondazione inglese consistono nel prestare un aiuto nei percorsi di crescita ai minori di famiglie svantaggiate perché si sa, è scientificamente provato (leggo dal sito inglese), che i primi 6 anni di vita decidono del futuro. Lo sa anche l’INVALSI che su questa fascia di età investe nelle sue ricerche sulle soft skills… I cui obiettivi sono più chiari se esploriamo le pagine della rivista on line ROARS: è il mercato (anche militare…) bellezza!. Nel caso dell’istituzione della principessa Kate i denari li mette la corte, il suo patrimonio famigliare, altre istituzioni private: un caso di sgocciolamento verso il basso della ricchezza? La classica carità e generosità dei grandi filantropi. Sempre per non farsi incantare da tanto luccicare di cristalli aggiungo due annotazioni. Alcune insegnanti di Reggio Children hanno confidato alla mia informatrice, maestra e sindacalista, quanto sia forte la pressione su di loro di tutta questa fama. Registrazioni, video, report, visite illustri, incontri di formazione a tamburo battente, riunioni, il carico e l’ansia di prestazione possono sembrare l’anticamera del burnout. Ma nessuna paura, sempre sulla carta dei servizi della scuola Diana, leggo che il personale viene fatto girare per una sana alternanza dei ruoli e delle relazioni: non so bene cosa voglia dire. A seguire ascolto anche lo sconforto con cui la mia amica racconta lo stato deplorevole in cui versano le scuole d’infanzia e primarie statali a Reggio, dagli edifici alle mense. Del resto, in un plesso nella periferia della città che conosco per esserci stata diverse volte a incontrare, su tematiche educative e politiche, insegnanti e genitori, le classi sono per il 50% formate da alunni non italiani e italiani di seconda generazione, le famiglie sono disfunzionali, faticano a crescere i loro figli, la scuola rappresenta il solo luogo dove riporre qualche speranza di futuro. Ma questi aspetti non li conosce la principessa e li misconosce il Ministro Valditara. Cosmopolitismo e parmigiano: tutto sta nel proteggere il marchio. Ah, viene a fagiolo: il Centro Malaguzzi è all’interno dell’edificio di bella archeologia industriale Locatelli, acquisito e donato dal Comune della Città. Ancora latte e formaggi, pur passati i noti marchi Locatelli, Galbani, Parmalat a miglior vita nel gruppo francese Lactalis (qualcuno ricorda lo scandalo del fallimento Parmalat, nel 2003?). Nell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sappiamo che tutto si tiene sotto la voce mercato: l’istruzione, l’educazione, la guerra e la relativa propaganda incantatrice. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
June 2, 2026
Pressenza
28 maggio – 1 giugno 2026: soldati israeliani in Sardegna. Diario d’inquietudini e domande
 Dalle piazze di tutto il mondo si leva alto il grido per liberare la Palestina dall’Oppressione: Free Free Palestine! Palestina Libera! Chiedendo a gran voce di fermare il genocidio! Di rispettare il Diritto Internazionale! In due anni e mezzo dal 7 ottobre sono 1500 i bambini arrestati nelle carceri israeliane, secondo l’ultimo rapporto sull’uso della tortura da parte di Israele nei territori palestinesi occupati, presentato in Senato da Francesca Albanese, Relatrice Speciale dell’Onu sui territori palestinesi. E quale sarebbe la destinazione di chi perpetra violenza nei confronti di minori in un genocidio in atto? Giovedì 28 maggio Pierpaolo Loi (Redazione Pressenza Sardigna) riporta l’arrivo di quattro voli provenienti da Tel Aviv, con dispiegamento di forza pubblica nell’aeroporto di Cagliari-Elmas, diretti ad uno dei più lussuosi resort presenti nel Sud Sardegna. E dire che proprio il 28 maggio 2026, a Cagliari si è svolta la presentazione dei lavori del Consiglio delle Bambine e dei Bambini del Comune di Cagliari sul tema della Pace, del progetto su la “Pace disarmata” presentato dalla classe 1ˆA della Scuola Secondaria di Primo grado “Manno” e dell’intervento “Imparare a parlare la lingua della pace e della non violenza” da parte del ricercatore e docente di Pedagogia generale e sociale dell’Università di Cagliari Salvatore Deiana, nei locali della Mediateca del Mediterraneo di Cagliari (MEM) all’interno del progetto promosso dal Comune: “Cagliari città della Pace”. E dire che la Regione Sardegna ha sottoscritto a ottobre 2025 il documento dal titolo: “Sardinia Peace Island – Building Peace, Growing Futures” in risonanza al noto: “costruire ponti e non muri”! E mi chiedo: “Quali ponti? Quali muri? … Con quali bambine e bambini?” Il giorno dopo l’arrivo dei primi voli charter con soldati da Tel Aviv verso il Sud Sardegna, un’esponente della maggioranza in Regione, ha chiesto formalmente di interdire lo sbarco dei reparti militari dell’IDF, in applicazione dell’atto formale che vincola la Regione a recidere ogni rapporto istituzionale, economico e di cooperazione con lo stato di Israele fino all’interruzione delle violazioni del diritto internazionale: “Non siamo una colonia per le vacanze di chi, con le mani ancora sporche di sangue, si concede relax dopo aver massacrato un popolo” (V. Di Nolfo, Consiglio RAS, 29/05/2026). Lo stesso giorno, nel parlamento italiano, esponenti di minoranza hanno sollevato l’abnorme contraddizione in atto presente anche in altre regioni italiane. “Abbiamo solo un’arma: la parola. E dunque, continueremo a parlare. Senza vergogna e senza paura», afferma il Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme, che ha scelto di rimanere affianco, con e dalla parte della popolazione, di chi soffre. “Non scriviamo per contrapporci, ma per condividere una ferita”, sottoscrive La Rete internazionale “Preti contro il genocidio” – oltre 2.200 sacerdoti, 25 vescovi, 2 cardinali, in 58 paesi, e in risonanza alla frase di Papa Francesco “Vado avanti” (in risposta a chi lo accusava di mettere a rischio la sicurezza mondiale per aver predicato la pace). Affermano: “Andiamo avanti”, per una pace ‘disarmata’, cioè non fondata sulla paura, sulla minaccia o sugli armamenti; e disarmante, perché capace di risolvere i conflitti, di aprire i cuori e di generare fiducia, empatia e speranza” (Camerun, 15 aprile 2026). “Eppure, tra le macerie, resistono gli sguardi delle persone che incontriamo che racchiudono tutto il dolore e tutta la forza di umanità che si esprime in ogni gesto di cura, presenza, dignità”, dichiara il personale di Emergency. Tante le manifestazioni in Italia e nel mondo a sostegno di chi volontariamente è salpato sulle imbarcazioni della Global Sumud Flottilla, trasportando aiuti umanitari verso la popolazione palestinese sotto assedio, e ha subito violenze dall’abbordaggio fino alla fine della prigionia nelle carceri israeliane! Tanti gli scioperi contro la guerra, contro il riarmo (vedi, non ultime, il 18 e 29 maggio 2026!) e per i diritti sindacali di chi lavora e per la Pace! Tanti i Presidi, tante le associazioni che promuovono manifestazioni e iniziative culturali che denunciano il genocidio in atto dichiarato anche dall’ONU e dai rapporti redatti dalla Relatrice Speciale dell’ONU sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967, Francesca Albanese (Dall’economia di occupazione all’economia di genocidio, Anatomia di un genocidio, 2024), per i quali da mesi subisce sanzioni dagli USA, (nonostante la dichiarazione del giudice federale americano e sia cittadina europea e funzionario dell’ONU), che le impediscono di aprire e gestire un conto bancario condannandola, fino a svolta negli iter legali in corso, a quella che lei stessa definisce “una morte civile”, per cui chiede sostegno. Andare a scuola, a che pro? Interiorizzare il messaggio, “Mai Più! Mai più l’olocausto! Mai Più la pulizia etnica!” e trovarsi oggi a essere testimoni di crimini inauditi nei confronti di una popolazione civile inerme? Eppure, nonostante l’articolo 4 del codice etico di UniCa (Università di Cagliari) dichiari di ripudiare la guerra, nonostante le dichiarazioni da parte del rettore Francesco Mola e del senato accademico, UniCa e i suoi docenti compaiono ancora nei siti ufficiali di ben quattro progetti di ricerca europei in collaborazione con atenei israeliani: PlatinuMS con l’università di “Tel Aviv”(costruita su quel che fú un villaggio palestinese raso al suolo durante la Nakba), Better4u con il Weizmann Institute of Science, NPP-SOL e Impactive con il Technion (l’università più collusa con il complesso militare-industriale sionista). Da qu l’appello tra chi studia, insegna, lavora all’Università che esige: l’interruzione immediata di ogni collaborazione con lo Stato israeliano; un Decreto Rettorale che renda effettiva la rescissione a effetto immediato; la modifica del regolamento per impedire la partecipazione a bandi congiunti Italia-Israele; corridoi accademici e umanitari per studenti e ricercatori palestinesi; una presa di posizione netta dell’Ateneo contro il genocidio. (dal Dossier: Unica e la filiera del genocidio: fondi europei e dati sardi per “Israele”, aggiornato al 19/05/2026 ). Ancora mancano studentesse e studenti palestinesi negli istituti AFAM, per Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica italiani… E chi arriva prima di loro?! Quando attivare voli charter per portare chi continua a macchiarsi del sangue di innocenti di fronte alla Corte di Giustizia Internazionale? Il 2 giugno commemoriamo l’ottantesimo anniversario della proclamazione della Repubblica italiana. E per la Festa della Repubblica (fondata sul lavoro. Art. 1 Costituzione italiana) a quali manifestazioni partecipiamo? Senza il lavoro di madri e padri nelle famiglie italiane, tanto silente quanto presente, come potrebbe andare avanti la vita? Più intellettuali e gruppi e movimenti popolari chiedono a gran voce che la festa della Repubblica veda in prima fila la rappresentanza delle scuole e degli ospedali, delle lavoratrici e dei lavoratori, del mondo del volontariato, delle diverse spiritualità e della cooperazione internazionale che apre lo sguardo solidale sul mondo! Quando riusciremo a svincolare l’immagine della Repubblica da una sicurezza a senso unico, intesa solo dal punto di vista militare? Forse con la proposta di legge di iniziativa popolare per la difesa civile non armata e nonviolenta? (per la quale si stanno raccogliendo adesioni e firme on line e negli uffici del comune di residenza). La svolta da dove può partire se non dall’attenzione di ciascuna e ciascuno di noi verso ciò che sogniamo di realizzare?       Redazione Sardigna
June 2, 2026
Pressenza
Perù: gli studenti universitari di 16 regioni organizzano uno sciopero nazionale
La Federazione degli Studenti del Perù (FEP) ha indetto uno sciopero nazionale universitario di 24 ore  in 16 dipartimenti del Paese. «La seconda fase avrà inizio quando le nuove autorità assumeranno il governo, tra 50 o 100 giorni», ha dichiarato Luis Escudero, presidente della FEP, che rappresenta gli studenti universitari, degli istituti superiori e delle scuole. Le principali richieste dell’organizzazione riguardano la realtà educativa, come: una nuova legge universitaria con la partecipazione degli studenti e l’aumento del bilancio destinato all’istruzione pubblica fino al 6% del PIL; gli studenti hanno espresso preoccupazione per i tagli di bilancio che influiranno sulla scarsa qualità dell’istruzione universitaria. Gli studenti chiedono inoltre l’ampliamento della copertura di mense e residenze universitarie, un servizio di accompagnamento psicologico, asili nido universitari per studenti, docenti e lavoratori. Allo stesso modo, il rispetto e l’estensione del diritto al biglietto universitario a metà prezzo, l’inserimento di una rappresentanza studentesca del 50% nel governo universitario e la promozione del diploma di maturità automatico permanente per gli universitari e l’omologazione delle modalità di conseguimento del titolo. Il movimento studentesco universitario aderisce anche alle rivendicazioni sociali della popolazione nel pieno del processo del secondo turno elettorale, quali: esigere dal Congresso della Repubblica l’immediata approvazione del credito supplementare per le borse di studio Generación del Bicentenario e Beca 18, l’approccio di genere integrale nell’istruzione, denunciare la persecuzione politica e il terrore contro gli studenti, l’abrogazione delle leggi anti-forestali e pro-crimine, tra le altre. Redacción Perú
June 2, 2026
Pressenza