
I genitori denunciano: “Le violenze della polizia sui minorenni sono abusi di potere”
Pressenza - Tuesday, October 27, 2026In merito ai fatti avvenuti sabato scorso a Roma e contemporaneamente in molte altre città italiane, il Gruppo di genitori del Liceo Pilo Albertelli ha divulgato la lettera aperta, pubblicata ieri dal quotidiano Domani nella pagina intitolata con una citazione: «Minorenni fermati solo perché volevano manifestare, è il sintomo della deriva delle istituzioni» e che riporta il testo integrale del documento:
Siamo un gruppo di genitori di una scuola romana.
Scriviamo questa lettera per iniziare una riflessione sulla tensione scatenata in questi giorni attorno agli studenti minorenni.
Alcuni dei nostri figli e figlie sono stati fermati e identificati solo per essersi radunati davanti scuola per partecipare a una manifestazione.
Il 24 ottobre, infatti, la polizia ha fermato gruppi di minorenni in tutto il paese, portandoli nelle questure e trattenendoli per ore, in applicazione del fermo preventivo esteso ai minorenni introdotto dagli ultimi Decreti Sicurezza, che permette agli agenti di decidere arbitrariamente chi fermare sulla base di una presunta possibilità di turbare l’ordine pubblico.
A Roma, come pensiamo in altre città, decine di ragazzi, forse centinaia, sono stati trattenuti e schedati senza aver commesso nessun reato.
Ragazzi e ragazze anche di 13 o 14 anni – che erano semplicemente usciti di casa per andare a manifestare – hanno raccontato di aver subito minacce ingiustificate da parte di poliziotti che li hanno tenuti rinchiusi in Commissariato, gridando loro contro o spaventandoli, dicendo che avrebbero potuto trattenerli anche per 24 ore e – in alcuni casi – omettendo di chiamare i genitori, come la stessa legge prescrive.
Quelli descritti dai nostri figli e dai loro compagni sono evidenti abusi di potere.
Come genitori, insegnanti ed educatori riteniamo che gli ultimi provvedimenti governativi vadano in conflitto con la Costituzione (Art. 31), la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza * e con tutte le altre norme che tutelano i minori nel nostro Paese.
La loro attuazione sta cancellando i valori che guidano e che dovrebbero guidare le istituzioni nel sostegno e la tutela degli adolescenti.
L’unico obiettivo di questo comportamento sembra essere quello di intimidire e criminalizzare tutta la loro generazione e di lanciare un messaggio incostituzionale: “tornate a casa, non protestate, noi siamo contro di voi e possiamo farvi del male”.
Per gran parte di loro, il messaggio non è passato: i ragazzi e le ragazze appena rilasciati dai Commissariati sono tornati in piazza, coscienti del fatto che non c’è alcuna altra strada per esprimere la loro rabbia e la loro dignità.
In altri, questo atteggiamento da parte dello Stato ha prodotto un grave turbamento.
In ogni caso, per tutti la domanda è: come possiamo giustificare ai loro occhi il comportamento della polizia? Come far capire che non devono temerla dopo che i comportamenti violenti di molti agenti mettono in discussione l’autorevolezza della polizia e dello Stato che la comanda?
Da genitori e genitrici, abbiamo il dovere di ricordare alle autorità competenti che il loro ruolo non è quello di intimidire, spaventare o traumatizzare dei minorenni perché rimangano chiusi in casa anziché prendere parte alle manifestazioni, ma quello di proteggerli anche nel corso delle manifestazioni.
I responsabili di questi comportamenti dovrebbero rileggere l’Articolo 17 della Costituzione, che sancisce il diritto alle riunioni, ai cortei e alle proteste, inclusi quelli spontanei, e naturalmente agli assembramenti studenteschi necessari per raggiungere un corteo.
Che la tutela dell’ordine pubblico richieda di intervenire in questo tipo di situazione ai danni di minorenni, rivela una crisi profonda delle forze di sicurezza e una deriva molto preoccupante delle istituzioni che le governano.
Come famiglie ed educatori, siamo al fianco dei nostri ragazzi e dei giovani di tutto il Paese e appoggiamo incondizionatamente il loro diritto di esprimere in modo pacifico un legittimo dissenso e le loro istanze, troppo spesso ignorati da chi dovrebbe tutelarne il futuro.
Roma, 26/10/2026 – Gruppo di genitori del Liceo Pilo Albertelli
* Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza
Art. 12 – Gli Stati parti garantiscono al fanciullo capace di discernimento il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa, le opinioni del fanciullo devono essere debitamente prese in considerazione tenendo conto della sua età e del suo grado di maturità. A tal fine, si darà in particolare al fanciullo la possibilità di essere ascoltato in ogni procedura giudiziaria o amministrativa che lo concerne, sia direttamente, sia tramite un rappresentante o un organo appropriato, in maniera compatibile con le regole di procedura della legislazione nazionale.
Art. 13
- Il fanciullo ha diritto alla libertà di espressione. Questo diritto comprende la libertà di ricercare, di ricevere e di divulgare informazioni e idee di ogni specie, indipendentemente dalle frontiere, sotto forma orale, scritta, stampata o artistica, o con ogni altro mezzo a scelta del fanciullo.
- L’esercizio di questo diritto può essere regolamentato unicamente dalle limitazioni stabilite dalla legge e che sono necessarie: a) al rispetto dei diritti o della reputazione altrui oppure b) alla salvaguardia della sicurezza nazionale, dell’ordine pubblico, della salute o della moralità pubbliche.
Art. 14
- Gli Stati parti rispettano il diritto del fanciullo alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione.
- Gli Stati parti rispettano il diritto e il dovere dei genitori oppure, se del caso, dei tutori legali, di guidare il fanciullo nell’esercizio del summenzionato diritto in maniera che corrisponda allo sviluppo delle sue capacità.
- La libertà di manifestare la propria religione o convinzioni può essere soggetta unicamente alle limitazioni prescritte dalla legge, necessarie ai fini del mantenimento della sicurezza pubblica, dell’ordine pubblico, della sanità e della moralità pubbliche, oppure delle libertà e diritti fondamentali dell’uomo.
Art. 15 – Gli Stati parti riconoscono i diritti del fanciullo alla libertà di associazione e alla libertà di riunirsi pacificamente. L’esercizio di tali diritti può essere oggetto unicamente delle limitazioni stabilite dalla legge, necessarie in una società democratica nell’interesse della sicurezza nazionale, della sicurezza o dell’ordine pubblico, oppure per tutelare la sanità o la moralità pubbliche, o i diritti e le libertà altrui.
