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Jesi, platea di adulti fischia un sedicenne della Rete degli studenti medi
“Decine di adulti che fischiano un sedicenne  (qui il video, ndr) e poi lo accusano di essere un attore: grande esempio di spessore morale e maturità. Ironico pensare che queste persone sono le stesse che pretendono di essere un modello dal quale dovremmo imparare.” Si conclude così il comunicato stampa della Rete degli Studenti Medi di Jesi, nelle Marche. Luca Casarini qualche tempo fa scriveva: “Unico metro di misura a cui mi affido ormai, guardare gli occhi di chi ho davanti, consapevole che siete un mondo nuovo anche rispetto al mondo nuovo che eravamo noi. Se uno diventa vecchio, l’ho capito, ha il privilegio di poter imparare da quelli che vengono dopo, e non il contrario. Può raccontare di un tempo antico, ma non insegnarlo. Può sentire l’amore, la freschezza, se ha la fortuna di essere invecchiato libero, ma non può dirvi cosa dovete fare”. Ma gli adulti che hanno fischiato quel ragazzo non vogliono mettersi in discussione con il mondo nuovo che assieme ai suoi coetanei rappresenta. Giovedì 4 giugno presso una sala pubblica della città si è tenuta un’assemblea promossa dal “Comitato Cittadini di Jesi”, sul progetto della Giunta di restyling di un’importante e storica arteria stradale cittadina. Un progetto fortemente contrastato da alcuni imprenditori locali, da quanti hanno lungo la strada attività economiche, da partiti e liste civiche di opposizione. Non è il merito della questione a fare notizia, ma quello che è accaduto fuori dalla sala e durante lo svolgimento dell’assemblea e che esula completamente da dinamiche di appartenenze e sensibilità politiche. Con la giustificazione della capienza massima della sala, i promotori hanno fatto una sorta di bagarinaggio non oneroso, distribuendo discrezionalmente dei ticket di accesso a partiti e liste di opposizione e stakeholder contrari al progetto. Questo ha fatto sì che molte persone che volevano partecipare all’assemblea pubblica siano state lasciate fuori dalla sala. Tra queste una rappresentanza della Rete degli Studenti Medi cittadina, che sostiene il progetto del Comune. “Mi sono ritrovata una porta sbattuta in faccia” racconta una ragazza. “La mia sensazione, assieme a tanti altri là fuori con me (con opinioni tutte differenti sul tema), è stata quella di venire tagliata fuori dalla comunità, come se non avessi il diritto di partecipare e assistere alla discussione allo stesso modo di chi era all’interno della sala.” Solo un loro portavoce è stato fatto entrare perché potesse intervenire. E quando lo ha fatto, è stato interrotto dai fischi e dalle urla di una “turba” di adulti presenti in sala e si è visto costretto a smettere di leggere l’intervento preparato collegialmente con gli altri giovani dell’organizzazione. “Il ragazzo sedicenne” specifica il comunicato stampa “è stato scelto casualmente per leggerlo, dal momento che a gran parte delle ragazze e dei ragazzi lì presenti non era stato concesso di entrare e prendere parte all’assemblea”. Ma la “turba” gerontocratica, che il mattino dopo si è spostata dalle sedie della sala alle tastiere dei social, ha proseguito nel gettare addosso a lui lo stigma: “E’ un pupazzo”, “Gli hanno messo in mano il discorso scritto da quelli del partito”, “Un attore indottrinato che ha recitato la parte”. Qualcun altro ha ritenuto di doversi scusare pubblicamente, essendosi accorto che quel ragazzo è un compagno di scuola del figlio, ma non riconoscendogli comunque l’autonomia di azione e pensiero politico. La toppa, come si dice, è risultata peggiore del buco. Bullizzato con le parole il sedicenne, invece gli applausi più scroscianti sono stati riservati ad uno stakeholder ultracinquantenne, il cui intervento ha focalizzato quale debba essere l’obiettivo prioritario nell’amministrare una città: rattoppare tutte le buche stradali. Visione politica questa che ha risvegliato l’ardore civico della matura platea dell’assemblea. Ma questo mondo adulto, buona parte del quale soggetto al fenomeno dell’analfabetismo di ritorno (basta leggere i commenti sui social), non solo ignora, ma neanche è in grado di concepire quali siano le dinamiche orizzontali dei collettivi giovanili, senza gerarchie verticali e non sa che un testo letto è il frutto di un lavoro comunitario di ascolto ed elaborazione. Lo squadrismo sonoro di cui è stato fatto oggetto un cittadino di sedici anni che voleva (avendone tra l’altro pieno diritto) semplicemente portare un contributo ad una discussione, va ben al di là della questione di merito e rispolvera il tema del mito di Crono. Generazioni di adulte dopati dall’ego, imprigionati dal  proprio potere e spaventati dalla morte, che scelgono di ‘divorare’ i propri figli. Quelle generazioni, che per avidità, accumulo e consumo sfrenato si sono ‘mangiate’ il pianeta, lasciando i più giovani a subire nei prossimi anni le devastanti conseguenze della catastrofe eco-climatica. Adulti per i quali in una città la priorità è il numero dei parcheggi lungo una strada, ma non se verranno attivate oasi climatiche per le prossime estati. Come può essere “desiderabile” per un giovane una città in cui le classi dirigenti si occupano delle misure degli stalli auto, ma non delle ricadute locali (economiche, sociali, urbanistiche sanitarie) del surriscaldamento globale? Quello replicato a Jesi, la ferocia emotiva del mondo adulto su quello più giovane, è lo stesso schema già visto durante un blocco stradale dei movimenti per la giustizia climatica, durante uno sciopero scolastico e universitario, in un corteo contro il genocidio di Gaza, in un talk televisivo e che in maniera discriminante viene praticato nelle dinamiche della vita e delle relazioni quotidiane. I più giovani che vengono estromessi dall’accesso a ruoli, funzioni dirigenti e di potere da una gerontocrazia di adulti “irriducibili” nel mollare posizioni. Un apartheid generazionale che specie in Italia è diventato strutturale e che vede responsabili e inconsapevoli complici tutte le forze politiche, economiche e sociali che a vario livello, dirigono da anni il Paese. “Ciò che si cela dietro quei fischi tanto vili è una comunità che non ha avvenire: non lasciare uno spazio di opinione, per quanto essa sia diversa da altre, alle nuove generazioni, e quindi al futuro di questa società, significa condannarsi inevitabilmente al declino” scrive il collettivo studentesco di Jesi Il mondo adulto, che siede nei luoghi dei poteri, “liscia il pelo” alla generazione più giovane solo quando questa non ostacola e mette in pericolo i suoi ruoli, nei quali si autoriproduce da anni. Ecco la ragione per cui in Italia non viene abbassata l’età per votare, o non si rende possibile il voto degli universitari fuori sede. Perché la paura di perdere privilegio “fa novanta”. E il voto sul referendum costituzionale di marzo, quando “non li hanno visti arrivare”, li ha terrorizzati. Non è un caso che buona parte dei vari decreti sicurezza del governo Meloni, a partire dal cialtronesco anti rave party, siano perlopiù incentrati su provvedimenti oppressivi e repressivi proprio nei confronti delle generazioni più giovani. “In questo momento particolare” ha detto recentemente Alessandro Baricco “non credo che la mia generazione debba dire qualcosa. I ragazzi di oggi hanno un patrimonio genetico immensamente più ricco del nostro. Loro possono leggere questo mondo, noi no, anche i più intelligenti di noi fanno fatica, perdiamo così tanto tempo in dibattiti che non sono reali. La mia generazione non solo è cronicamente incapace di risposte vere, ma abbiamo proprio  le domande sbagliate, per cui perdiamo molto tempo a cercare le risposte di domande che nel frattempo sono scadute. I giovani hanno le domande molto più vicine al reale e se un ragazzo ha una domanda giusta, quello è un tesoro. In questo mondo qua loro hanno le domande più giuste di noi. E se la domanda è più giusta, migliore, bisogna fidarsi di lui per salvarsi.” Nelle nostre città, però, non è questo ciò che quotidianamente accade. Leonardo Animali
June 9, 2026
Pressenza
La sociologia musulmana per i diritti umani – una necessità interdisciplinare
> Nel mio saggio sul tema della sociologia musulmana, pubblicato in cinque > lingue, sottolineo l’importanza della sociologia per i diritti umani, > proponendo allo stesso tempo una prospettiva interdisciplinare per affrontare > l’argomento sia a livello teorico che pratico. Trovo che la sociologia abbia > un’importanza ancora troppo insignificante nel campo dei diritti umani e della > ricerca sulla pace nel mondo musulmano, da decenni devastato da guerre e > conflitti. La sociologia, partendo dalla visione di Max Weber, deve essere una “sociologia comprensiva” che studia i fenomeni sociali e li compenetra di conoscenze e capacità interdisciplinari, in modo da ottenere una soluzione interna ai problemi associati all’ideologia del riarmo e della militarizzazione. La pace autentica in Medio Oriente richiede una soluzione attiva a livello sociale e non solo politico. Il movimento per la pace dal “basso” offre una soluzione interna di questo tipo. Il movimento pacifista si può servire della sociologia “comprensiva”, se questa argomenta in modo interdisciplinare ed ermeneutico, mettendo in pratica queste convinzioni di una sociologia innovativa per la trasformazione dinamica e i diritti umani anche a livello sociale per opporsi attivamente e dinamicamente dal “basso” alla guerra, al colonialismo, al riarmo e alla militarizzazione. Oggi nelle società musulmane è necessaria una soluzione interna che parta da una prospettiva musulmana o islamica basata sull’egualitarismo e sul multiprospetticismo. Ma una sociologia dei diritti umani e della pace deve basarsi soprattutto sulla partecipazione e sulla competenza delle donne musulmane. La mia prospettiva sul superamento degli approcci eurocentrici nella ricerca sociologica sul mondo musulmano si basa sull’affermazione di Edward Said (1935-2003) nella sua opera “Orientalismo”, che per me ancora oggi rappresenta un paradigma di ricerca di importanza fondamentale. Said, infatti, scrive: > “Dall’inizio del XIX secolo fino alla fine della Seconda guerra mondiale, > Francia e Gran Bretagna hanno dominato l’Oriente e l’orientalismo; dalla > Seconda guerra mondiale, l’America ha dominato l’Oriente e ne ha sostenuto > l’approccio come un tempo la Francia e la Gran Bretagna. Da quel contatto > ravvicinato, la cui dinamica è enormemente produttiva, anche se dimostra > sempre la forza comparativamente maggiore dell’Occidente (britannico, francese > o americano), nasce la grande ricchezza di testi che definirei orientalista”. >  (Cfr. Said W. E., Orientalism, Routledge & Kegan Paul and Henley, Londra > 1978, pag. 12.) L’atteggiamento descritto da Edward Said nei confronti di tutte le culture, società e religioni che non sono considerate tipicamente occidentali è “orientalista”, nel senso che il cosiddetto Oriente viene oggettivato, privandolo dunque della propria soggettività. In questo modo la cultura occidentale abusa dell’“Oriente” dialetticamente opposto per definire sé stessa e trovare la propria identità opponendosi al cosiddetto “altro”. La sociologia non può ridursi ai circoli accademici, ma deve applicare metodi e teorie che generano un cambiamento sociale nel mondo musulmano, in nome dei diritti umani, dell’egualitarismo, della giustizia sociale e dell’uguaglianza. Proprio per questo serve una sociologia innovativa che comunichi una semantica dal punto di vista interculturale e multiculturale, focalizzandosi su di essa e creando un mondo di pace, come il ricercatore a.C. Leyton confermò già nel 1956 nel suo articolo in cui affermò quanto segue (cfr. Leyton A. C., Semantic Aspects of Sociological Studies, in: Synthese, 10 (1956), p. 270): > “Anche nel campo della politica internazionale, è urgente esaminare i problemi > semantici, sociali e psicologici inerenti all’uso del linguaggio e applicarne > la comprensione in organi consultivi e tribunali internazionali; questo è > urgente se vogliamo sperare in un mondo più sicuro e stabile e urgentemente > necessario se vogliamo ottenere un giorno la fondazione della pace”. Il metodo sociologico sviluppato all’interfaccia tra ermeneutica, “sociologia comprensiva“, teoria del conflitto nel senso del filosofo tedesco Karl Marx e fenomenologia del mondo della vita secondo Edmund Husserl è la ragione per cui sono giunta alla seguente conclusione: La sociologia non può e non deve essere positivista ed evoluzionista nel senso del filosofo francese Auguste Comte e della cosiddetta “prima” sociologia accademica occidentale. Infatti, la sociologia deve coniugare approcci diversi, producendo così un paradigma aperto, flessibile e auto-innovativo, basato sul dubbio, sull’accettazione del conflitto, sul multiculturalismo e sul riformismo/transformismo/cambiamento sociale dall’interno, che includa l’integrazione dei macrolivelli e dei microlivelli degli studi e della pratica sociologica. A questo proposito, sono convinta dell’importanza di creare un’interrelazione bidirezionale tra microsociologia e macrosociologia, perché sia la microsociologia che la macrosociologia devono essere impiegate per afferrare la vita sociale e la società nel suo complesso e allo stesso tempo in dettaglio o in profondità. Per me è importante anche la fondazione di una sociologia socialista musulmana della pace, basata su approcci femministi provenienti dalle società musulmane come potenziale di trasformazione innovativo. L’interazione tra la teoria del conflitto marxista e l’analisi del mondo della vita e la teoria e la pratica parallele a livello microsociologico e macrosociologico fanno della sociologia musulmana uno strumento per la realizzazione autentica di potenziali di pace attivi e dinamici nel senso degli ideali della giustizia coranica. In conclusione, vorrei affermare quanto segue: La sociologia musulmana è una disciplina all’intersezione di numerosi campi di studio e non dovrebbe trascurare l’importanza dei punti di vista teologici. Questi possono essere integrati in una sociologia che definirei egualitaria e creazionista e che promuove il cambiamento sociale e l’uguaglianza/l’egalitarismo all’interno della società, contribuendo in questo modo alla costruzione e al mantenimento della convivenza pacifica. Tuttavia, per evitare qualsiasi tipo di immobilismo fatalista, dobbiamo comprendere l’importanza di un progetto sociologico aperto per le società musulmane, in cui i ricercatori lottano per una soluzione interna basata sui principi fondamentali dell’egualitarismo islamico e sui concetti di giustizia espressi nel messaggio centrale del Corano. Milena Rampoldi ProMosaik
June 8, 2026
Pressenza
La censura che non c’è: il caso De Luca e l’abuso di una parola
Libertà di espressione, critica pubblica e scelte culturali: perché il caso De Luca non può essere ridotto a una questione di censura. Ad ogni esclusione, contestazione o presa di distanza, il riflesso sembra essere sempre lo stesso: gridare alla censura. È accaduto ancora una volta con il caso di Erri De Luca e del Festival della Letteratura di Salerno, che ha deciso di non affidare allo scrittore il discorso inaugurale e di rinunciare alla sua partecipazione dopo alcune sue dichiarazioni sul conflitto di Gaza e sull’uso del termine genocidio. La decisione ha immediatamente acceso il dibattito pubblico. Sono arrivate accuse di intolleranza, appelli alla libertà di espressione e denunce di un presunto clima illiberale. Una lettura che appare più vicina alla polemica politica che a una corretta interpretazione dei fatti. Ma si tratta davvero di censura? Se vogliamo usare le parole nel loro significato preciso, la risposta è no. Negli ultimi anni il termine “censura” è diventato una delle parole più abusate del dibattito pubblico. Viene spesso utilizzato per descrivere qualsiasi forma di dissenso, critica o esclusione. Basta evocarlo perché la discussione si sposti immediatamente sul terreno della libertà negata, indipendentemente da ciò che è realmente accaduto. Eppure la censura è una cosa seria. Storicamente è stata esercitata da regimi e apparati statali per impedire la diffusione di idee, informazioni e opinioni. È la proibizione di pubblicare, parlare o comunicare liberamente. Nulla di tutto questo è accaduto a Erri De Luca. Nessuno gli ha impedito di esprimere le proprie opinioni. Nessuno ha vietato la pubblicazione dei suoi libri. Nessuno ha limitato il suo accesso allo spazio pubblico. Un festival letterario ha semplicemente deciso di non affidargli il discorso inaugurale, che rappresenta simbolicamente il biglietto da visita dell’evento e ne esprime l’identità culturale. Si può discutere se la scelta sia stata giusta o sbagliata. Ma chiamarla censura significa attribuire alle parole un significato che non hanno. Un festival letterario non è un’istituzione pubblica incaricata di garantire il diritto di parola a chiunque. È un soggetto culturale che compie scelte culturali. Invita alcuni autori e non ne invita altri. Costruisce un programma sulla base di una linea editoriale, di una sensibilità e di una visione. Lo ha sempre fatto. Se ogni mancato invito venisse considerato censura, allora qualsiasi selezione culturale dovrebbe essere interpretata come una violazione della libertà di espressione. Il problema nasce dalla crescente confusione tra piani diversi. C’è il piano della libertà di espressione, che riguarda il diritto di manifestare le proprie idee. C’è il piano della critica pubblica, che riguarda il diritto degli altri di contestarle. E c’è il piano delle scelte culturali ed editoriali, che riguarda la libertà di un festival, di un giornale o di un’istituzione culturale di decidere chi invitare e chi no. Confondere questi livelli significa svuotare il concetto stesso di censura e trasformarlo in una parola buona per descrivere qualsiasi conflitto o dissenso. In questa prospettiva la libertà di espressione finisce per essere interpretata come il diritto a essere ascoltati, invitati e sottratti a qualsiasi contestazione. Ma una democrazia non funziona così. La libertà di espressione garantisce il diritto di parlare. Non garantisce il diritto a occupare ogni palco disponibile né quello di essere accolti senza critiche. Proprio qui emerge uno degli equivoci più diffusi del nostro tempo: l’idea che ogni opinione, per il solo fatto di essere espressa, debba ricevere identica legittimazione pubblica. Una società democratica tutela il diritto di esprimere un’opinione, ma non è obbligata a considerarla fondata, condivisibile o meritevole di riconoscimento pubblico. Il dissenso è parte integrante della libertà. Nel caso di De Luca il dibattito si intreccia inevitabilmente con le sue posizioni sul conflitto israelo-palestinese. Posizioni che non rappresentano una conversione improvvisa dell’ultima ora, ma che si inseriscono in un percorso politico e intellettuale sviluppato nel tempo. Questo, tuttavia, non significa che tali idee debbano essere sottratte alla critica. La statura letteraria e intellettuale di Erri De Luca è fuori discussione. Ma il prestigio culturale non può trasformarsi in una forma di immunità morale o politica. Molti continuano a contestare l’utilizzo del termine genocidio per quanto accade a Gaza, osservando che non esiste ancora una sentenza definitiva che lo accerti sul piano giuridico. È un dato reale. Ma è altrettanto vero che la questione è stata posta al centro dell’attenzione delle principali istituzioni internazionali e continua a essere oggetto di un intenso dibattito politico, giuridico e umanitario. Al di là delle definizioni, resta una realtà difficilmente contestabile: la devastazione umanitaria di Gaza, le decine di migliaia di vittime civili, la distruzione di infrastrutture essenziali e una sofferenza collettiva che ha assunto proporzioni enormi. Di fronte a una tragedia di questa portata, minimizzare, negare o relativizzare ciò che accade espone inevitabilmente a una critica severa. Ma la critica non è censura. Questo è il punto che troppo spesso viene dimenticato. Le democrazie si fondano sulla dignità della persona, sull’uguaglianza, sulla libertà e sul rifiuto della discriminazione e della violenza. Per questa ragione le opinioni possono essere discusse, contestate e giudicate sul piano etico, culturale e politico. Essere liberi di parlare non significa essere liberi dalle conseguenze delle proprie parole. Nel caso De Luca il problema non è dunque la censura, che semplicemente non c’è stata. Il problema è la crescente incapacità di distinguere tra limitazione della libertà e conflitto delle idee. Ogni volta che utilizziamo la parola censura per descrivere una controversia culturale, ne svuotiamo il significato autentico. E finiamo per mancare di rispetto proprio a coloro che la censura l’hanno davvero subita: gli scrittori perseguitati, i giornalisti incarcerati e gli oppositori politici ridotti al silenzio. Perché la democrazia non consiste nel garantire che ogni opinione venga accettata, ma nel garantire che ogni opinione possa essere sottoposta al giudizio critico della collettività. La differenza è enorme. Gina Esposito
June 8, 2026
Pressenza
Il miracolo della pace a colpi di cannone: se la Nato ridefinisce il welfare
Dobbiamo un sincero ringraziamento all’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone. Intervenendo a Venezia, sul palco della Festa dell’Innovazione organizzata da “Il Foglio”, il presidente del Comitato militare della Nato è riuscito in un’impresa acrobatica non da poco: svelare al mondo il segreto del millennio. Quale? Che la pace si fa spendendo miliardi in armamenti e che, in fondo, la difesa è l’unico vero investimento per restare padroni del nostro futuro. Affermare con solennità che “la pace è il mestiere di tutti” mentre si coordina la più grande macchina bellica del pianeta è una perla di equilibrismo retorico che meriterebbe un premio alla fantasia geopolitica. Ma la vera innovazione concettuale, quella che lascerà di stucco economisti, sociologi e generazioni di studiosi dello Stato sociale, risiede in un’altra equazione sciorinata con disinvoltura dal palco veneziano: quella secondo cui, senza sicurezza militare, il welfare diventa fragile, l’economia si ferma e i diritti si comprimono. Si tratta di un ribaltamento logico e storico di proporzioni monumentali. Secondo questa bizzarra teoria, se oggi i nostri pronto soccorso sono al collasso, se le liste d’attesa nella sanità pubblica costringono i cittadini a curarsi a pagamento o a rinunciare alle cure e se le nostre scuole cadono a pezzi, la colpa non è dei tagli lineari e delle politiche di austerità degli ultimi decenni. No, il problema è che non abbiamo abbastanza caccia bombardieri o carri armati parcheggiati in garage. Eravamo convinti, nella nostra ingenuità, che per difendere i diritti sociali servissero investimenti sui medici, sugli insegnanti, sui salari da fame e sulle tutele universali. Ci stavamo preoccupando per il potere d’acquisto delle famiglie e per l’inflazione e invece la soluzione era lì, a portata di mano: bastava comprare più missili per blindare l’economia reale. È straordinario come la retorica bellicista riesca a trasformare la sottrazione di risorse pubbliche in un atto di lungimirante protezione sociale. Nella realtà materiale che i cittadini affrontano ogni giorno, il nesso di causalità è esattamente opposto a quello descritto dall’ammiraglio. Sono proprio i miliardi di euro dirottati verso il riarmo e le commesse militari a drenare linfa vitale dai bilanci dello Stato, impoverendo le prestazioni sociali e riducendo i servizi essenziali a simulacri di se stessi. Ogni euro investito in un sistema d’arma è un euro tolto a un letto d’ospedale, a una borsa di studio, alla messa in sicurezza di un territorio devastato dal dissesto idrogeologico. La vera fragilità del welfare nasce dalla scelta politica di privilegiare l’economia di guerra rispetto ai bisogni sociali. Non poteva mancare, infine, il richiamo al “realismo” di fronte alle pressioni che arrivano da oltreoceano. Cavo Dragone ha definito “legittima” la richiesta degli Stati Uniti di un riequilibrio della presenza Nato in Europa, traducibile nel consueto invito ad aumentare gli stanziamenti per le spese militari. Questo genere di realismo assomiglia tragicamente a quello di un cameriere che ringrazia ossequiosamente il cliente dopo che quest’ultimo gli ha lasciato l’intero conto della cena da saldare. Accettare passivamente i diktat di Washington non è pragmatismo; è la rinuncia formale a qualsiasi idea di autonomia strategica e diplomatica dell’Europa. Significa legare il destino del nostro continente a una spirale di tensioni globali e alla logica dei blocchi contrapposti, che serve gli interessi delle grandi potenze e dei produttori di armi, non certo la sicurezza dei popoli europei. L’unica cosa che si sta comprimendo drammaticamente in questo scenario non è la sicurezza, ma la logica elementare e, insieme a essa, le tasche dei contribuenti. La sicurezza di un Paese non si misura dal numero di testate o dalla modernità dei sistemi di puntamento, ma dalla dignità della vita dei suoi abitanti. Un Paese è sicuro quando un lavoratore non rischia la vita in fabbrica, quando un anziano riceve assistenza domiciliare adeguata e quando i giovani non sono costretti a emigrare per sfuggire al precariato selvaggio. Alimentare una corsa agli armamenti senza fine, giustificandola con la necessità di difendere una non meglio precisata libertà, significa condannarci a un futuro di conflitti permanenti e di impoverimento generalizzato. Se il modo per restare padroni del nostro domani è quello di trasformare le istituzioni in succursali dell’industria bellica, allora è urgente rivendicare il diritto a un futuro diverso. Un futuro meno armato, decisamente più civile, in cui la diplomazia, la cooperazione internazionale e la giustizia sociale tornino a essere i veri pilastri della convivenza tra i popoli, nel pieno rispetto dello spirito costituzionale che ripudia la guerra come strumento di offesa e di risoluzione delle controversie. Giovanni Barbera
June 7, 2026
Pressenza
«Il mondo è diventato palestinese»: da Sarah Mustafa a Luigi de Magistris, Napoli interroga la coscienza dell’Occidente
Al Festival del Giallo di Napoli la presentazione del romanzo Il giorno che non ti ho ucciso si trasforma in un confronto su Palestina, diritto internazionale, informazione, resistenza e responsabilità dell’Occidente Non è stata una semplice presentazione letteraria. Al Festival del Giallo di Napoli, il nuovo romanzo di Sarah Mustafa, Il giorno che non ti ho ucciso, è diventato il punto di partenza per una riflessione che ha attraversato memoria, occupazione, diritto internazionale, informazione e resistenza. Sul palco, accanto all’autrice, l’editore Aldo Putignano e Luigi de Magistris. Le letture di Brunella Caputo hanno accompagnato la serata, restituendo voce alle pagine del romanzo e portando il pubblico dentro l’atmosfera del racconto. Sarah Mustafa ha aperto il suo intervento ringraziando Napoli per la vicinanza dimostrata alla causa palestinese e per le mobilitazioni di studenti, associazioni e cittadini che fin dai mesi successivi al 7 ottobre 2023 hanno mantenuto alta l’attenzione su Gaza e sui territori palestinesi occupati. L’autrice ha raccontato anche le proprie esitazioni nel periodo in cui stava per pubblicare il suo primo romanzo. Mentre la guerra occupava quotidianamente le prime pagine dei giornali, temeva che non ci fosse più spazio per una narrazione diversa. Fu proprio Aldo Putignano a incoraggiarla a proseguire. Per Mustafa la letteratura rappresenta uno strumento per raccontare ciò che raramente trova spazio nella narrazione dominante occidentale: il punto di vista palestinese. Il giorno che non ti ho ucciso si colloca all’inizio degli anni Settanta e racconta l’incontro, a Pavia, tra Carla, giovane operaia italiana impegnata nelle lotte sindacali, e Omar, profugo palestinese segnato da una storia di perdita e violenza. Due destini lontani che si scoprono accomunati dalla ricerca della libertà e della giustizia. Ma il romanzo affonda le proprie radici anche nella storia personale dell’autrice. Nata in Italia, Mustafa ha vissuto da bambina in un campo profughi palestinese. Durante l’incontro ha ricordato il passaggio da una realtà occidentale a una vita fatta di acqua trasportata nelle taniche, servizi essenziali assenti e precarietà quotidiana. «Non è facile scegliere di lasciare la propria terra. In quella casa ci sono i ricordi, la propria storia, la propria vita». Il dibattito ha assunto un tono ancora più politico con l’intervento di Luigi de Magistris, chiamato da Aldo Putignano a riflettere sul rapporto tra informazione e realtà. «Credo che sia stato fatto molto in questi anni per provare a rompere la narrazione della propaganda occidentale». Secondo l’ex sindaco di Napoli, molte delle mobilitazioni nate in questi mesi hanno contribuito a riportare al centro aspetti della questione palestinese spesso rimossi dal dibattito pubblico. «Si dimentica la Nakba. Si dimentica un secolo di occupazione. Si dimentica un secolo di apartheid. Si dimentica il diritto internazionale». Per de Magistris il problema non riguarda soltanto il Medio Oriente, ma investe direttamente il rapporto tra potere e diritto nelle democrazie occidentali. «Prima c’era più ipocrisia. Formalmente il diritto internazionale esisteva, anche se veniva calpestato. Adesso si sta togliendo perfino il velo dell’ipocrisia. Si dice apertamente che il diritto vale fino a un certo punto». L’ex sindaco ha ricordato anche il clima che, a suo giudizio, si respirava nei primi mesi della guerra. «Quando andavi in televisione e parlavi di genocidio, ti interrompevano e ti chiedevano se ti assumevi la responsabilità di quello che stavi dicendo. Ti collocavano immediatamente tra i fiancheggiatori di Hamas o tra gli antisemiti». Uno dei passaggi più significativi della serata ha riguardato il tema della resistenza. Richiamando la storia antifascista della città, de Magistris ha stabilito un parallelo tra la lotta palestinese e la Resistenza italiana. «Credo che nessuno si sogni di ritenere i partigiani napoletani delle Quattro Giornate dei terroristi. Francesco Amoretti, presidente dell’ANPI, a sedici anni prese il fucile e sparò contro i cecchini fascisti che coprivano l’avanzata dei carri armati tedeschi. Nessuno avrebbe mai definito terrorista Francesco Amoretti». Da qui la distinzione che ha voluto ribadire con forza: «Il terrorismo va sempre condannato. Io ho fatto il magistrato, sono un giurista. Ma la resistenza è un’altra cosa». E ancora: «Se ti rubano la terra, se ti distruggono le famiglie, se ti negano l’acqua, se ti bombardano, se uccidono bambini, giornalisti, medici e infermieri, la resistenza non diventa soltanto un diritto. Diventa un dovere». Le parole più dure sono arrivate quando il discorso si è spostato sulle responsabilità dell’Occidente. De Magistris ha raccontato il lavoro svolto insieme ad altri giuristi per documentare quelle che definisce «complicità economiche, finanziarie, istituzionali, tecnologiche e militari». «Se noi vediamo che aziende, tra l’altro italiane, impegnate nella produzione di armi stanno al +500% di profitto, diciamoci la verità: il genocidio senza il sostegno delle forze occidentali, e non soltanto di quelle americane, non sarebbe stato possibile». «In questo Paese si stanno processando portuali che hanno fatto disobbedienza per non imbarcare merci dove c’erano armi. Si stanno processando giovani che sono scesi in piazza contro il genocidio». Secondo de Magistris, il rischio è che venga meno la fiducia stessa nelle istituzioni. «Se iniziano a dirci che il diritto internazionale non esiste o che esiste solo quando conviene ai potenti, allora avremo un problema enorme». Nel corso dell’incontro de Magistris ha ricordato anche il progetto fotografico B Twin for Gaza, che mette a confronto la vita quotidiana di una bambina palestinese e quella di una bambina napoletana, sottolineando come la solidarietà tra Napoli e Gaza trovi espressione anche attraverso la cultura e l’arte. Sul tema Pressenza aveva già pubblicato un approfondimento: L’infanzia sotto assedio, l’infanzia protetta. Un ponte fotografico tra Gaza e Napoli In questo contesto ha sottolineato quella che considera una profonda distanza tra il sentimento popolare e le scelte dei governi. «Io credo che ci sia una dicotomia fra gli italiani e i governanti». A suggellare il senso della serata sono state anche le parole della prefazione firmata da Mario Capanna, lette da Aldo Putignano. Capanna definisce il romanzo «utile» perché contribuisce a mantenere viva la coscienza del diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione e richiama i pericoli rappresentati dalla guerra in corso a Gaza, dall’apartheid denunciata in Cisgiordania e dal rischio di un’ulteriore escalation nella regione. Nelle battute finali il confronto è tornato sul tema della pace. Sarah Mustafa ha sostenuto che non può esistere alcuna prospettiva di pace senza giustizia. «Per arrivare alla pace ci vuole innanzitutto libertà per il popolo palestinese». Ha ricordato l’assenza di diritti fondamentali, dalla disponibilità di acqua potabile alla continuità territoriale, e ha definito il superamento dell’occupazione una condizione imprescindibile per qualsiasi percorso politico futuro. «Bisogna essere in due a voler dialogare». L’ultimo intervento di Luigi de Magistris ha assunto il tono di una riflessione più ampia sul presente. «Pensavano di cancellare per sempre i palestinesi dal mondo. Però non si sono accorti di una cosa. E questo è il bel segreto dell’umanità. Il mondo, un po’ alla volta, è diventato palestinese». Poi la conclusione. De Magistris ha richiamato le parole di Vittorio Arrigoni, «restiamo umani», aggiungendo però la necessità di interrogarsi su quale umanità si voglia difendere. «Dobbiamo chiederci che umani vogliamo essere. Perché Netanyahu è umano. Trump è umano. E non dobbiamo nemmeno cadere nell’errore di dire che quello che stanno facendo è “da bestie”: io, sinceramente, non ho mai visto le bestie fare genocidi». La presentazione di Il giorno che non ti ho ucciso si è trasformata così in una riflessione collettiva sul rapporto tra diritto, giustizia e memoria. Una discussione che, partendo dalla Palestina, ha interrogato direttamente anche le coscienze occidentali. Sarah Mustafa Napoli ascolta la Palestina: Sarah Mustafa al Festival del Giallo Il pubblico segue la presentazione del romanzo Il giorno che non ti ho ucciso di Sarah Mustafa sullo scalone panoramico della Villa Floridiana, a Napoli. Lucia Montanaro
June 7, 2026
Pressenza
Per una pace con la terra disarmata e disarmante
PER UNA PACE CON LA TERRA DISARMATA E DISARMANTE “Di che cosa ci siamo dimenticati?” chiede lo Young Pope di Sorrentino nel primo saluto che rivolge dopo la sua elezione alla folla dei fedeli accorsi in piazza San Pietro per acclamarlo. E di che cosa si è dimenticato Leone XIV nella sua prima enciclica? Di tutto. Non nel senso di ogni cosa – ne nomina molte – ma in quello di “il Tutto”: la sintonia tra l’essere umano e il creato, il vivente, il mondo che lo sostenta; quella sintonia che Francesco aveva messo al centro dell’enciclica Laudato sì come suo filo conduttore; nel bene come nel male, a partire da quel “grido della Terra” offesa dalle opere umane che risuona accanto a quello dei poveri e dei derelitti, che sono i primi a subire le conseguenze di quelle offese, ma anche i più interessati a un riscatto che non può essere che comune. “Non si può essere sani in un mondo malato” aveva sostenuto solennemente Francesco al tempo del covid: la più icastica delle sue affermazioni; quella in cui si riassume in poche parole il senso della sua principale enciclica e di tutto il suo operato negli anni del suo pontificato. Una rivisitazione del messaggio evangelico che ne disloca il focus dal primato dell’essere umano a quello del suo contesto creaturale; dal dominio rivendicato dall’uomo sul resto del mondo e sugli altri viventi alla missione della loro custodia fondata sulla reciprocità tra ciò che la Terra dona a uomini e donne e ciò che questi e queste le devono restituire. Nell’enciclica Laudato sì tutte le vite di cui è popolata la Terra e di cui l’umanità è nominata custode ci mostrano, nella loro interdipendenza ecosistemica, la strada da seguire per correggere la traiettoria della Storia attraverso il mutuo appoggio: dio si è incarnato nel mondo creaturale per farcene apprezzare la bellezza; non per prodursi in una predicazione meramente precettistica. Le opere umane che turbano e sconvolgono quell’equilibrio del creato, dalla guerra all’inquinamento, dall’uso distorto della technoscienza alle diseguaglianze sociali, dallo sfruttamento irresponsabile delle risorse della Terra a quello delle opportunità messe a disposizione dal progresso tecnico, devono ritrovare la strada di una consonanza con i cicli del vivente. L’orizzonte dell’enciclica Magnifica Humanitas è completamente differente. Fin dal suo inizio si presenta non in una prospettiva cosmica, ma dentro un panorama interamente costruito: la Terra è diventata suolo edificabile e le polarità che definiscono le alternative a disposizione dell’agire umano sono simboleggiate da due edifici: da un lato, la torre di Babele, opera paradigmatica dell’arroganza di un’umanità che voleva scalare il cielo senza l’aiuto di dio, e fallita non tanto per la moltiplicazione delle lingue dei suoi artefici, quanto per la loro incapacità di comprendersi e accordarsi reciprocamente; dall’altro, le mura di Gerusalemme, ricostruite dal popolo di Israele dopo l’esilio babilonese per impulso di Neemia, che li spingeva a lavorare insieme aiutandosi l’un l’altro. n mezzo, a far da ponte tra questi due estremi, non c’è il richiamo di una Terra ancora popolata da una molteplicità di esseri viventi ed essa stessa vita; né, sopra di essi, un cielo che minaccia a entrambi l’imminente catastrofe climatica. A cui infatti Leone dedica ben poca attenzione (ne dedica invece molta, e giustamente, alle guerre, alle armi e alle minacce che rappresentano per tutta l’umanità). Leone ammette sì l’importanza di “quello che Papa Francesco ha definito un «antropocentrismo situato», che riconosce l’essere umano come creatura inserita in una trama di relazioni con gli altri viventi e con l’intero creato”. Ma la sua ricerca e i suoi approfondimenti volgono decisamente in un’altra direzione: quella della magnificenza dell’umanità (compendiata nella magnificenza di Maria). he va però salvaguardata dai pericoli e dalle tentazioni a cui la espongono la potenza sviluppata dal progresso tecnico-scientifico e la concentrazione della ricchezza e del potere nelle mani di pochi individui: processi che trovano oggi la loro massima manifestazione negli sviluppi del l’intelligenza artificiale. Su questo punto le osservazioni di Leone, che invita a non dimenticare il mondo reale della vita quotidiana e a non confonderlo e con la sua duplicazione o moltiplicazione digitale, sono condivisibili e di assoluto buon senso, anche se tradiscono un po’ le aspettative che avevano accompagnato l’annuncio di una “enciclica sull’intelligenza artificiale”. Va comunque a merito di questo importante documento, in ciò coerente con tutta l’attività pastorale svolta finora da Leone, il pressante e insistente richiamo alla pace; a una pace “disarmata e disarmante”; un appello che non si ritrae dalla necessità di sostenerlo con la condanna della produzione e del commercio di armi. Anche se forse la chiave per sovvertire le pericolose tendenze e pulsioni belliciste in atto andrebbe cercata, come certamente aveva intuito Francesco, ben al di là della ineludibili condanna dei conflitti tra Stati, nazioni e popoli: nella lotta senza quartiere contro l’inimicizia e le guerre che oppongono ciascuno di essi, popoli, nazioni e Stati, e tutti quanti insieme, alla salute del pianeta Terra e a tutte le forme di vita che essa ospita e che la animano. Guido Viale
June 6, 2026
Pressenza
Intervento di Shri Mataji durante la 4a Conferenza Mondiale sulla Donna a Pechino del 1995
Ho proposto il discorso di Shri Mataji Nirmala Devi pronunciato il 13 settembre 1995 alla 4a Conferenza Mondiale su Donna a Pechino del 1995: una performance più attuale a maggio. Shri Mataji Nirmala Devi (Chhindwara 1923 – Genova 2011) è stata un’attivista indiana per l’indipendenza dell’India, sostenitrice del femminismo gandhiano e leader del movimento Quit India. Da allora, quest’anno è passato attraverso il tempo liberato dell’ashram di Mahatma Gandhi, partecipando a tutte le attività dell’ashram. In quale periodo Gandhi apprezzò la sua saggezza al punto di consultare le sue domande spirituali (1). Come mio padre, il cuore di Mataji cambierà completamente il destino per la liberazione dell’India dal colonialismo inglese e finirà presto per pregare di partecipare al movimento pacifico degli studenti e persino dei banditi nel loro corso di studi. La Satguru di Sahaja Yoga, Shri Mataji Nirmala Devi, è una guida spirituale capace di trasformare anche la persona più piccola. Da oltre 40 anni, viaggiando in tutto il mondo, offre gratuitamente la conoscenza e l’esperienza della realtà di ogni cosa, indipendentemente da religione, credo o condizione sociale. Non solo permette a chiunque di comunicare con altre persone che hanno già avuto un’esperienza simile, ma insegna anche la tecnica di meditazione necessaria per mantenerla, nota come Sahaja Yoga. Il nostro Sahaja Yoga è praticato in oltre cento Paesi. Shri Mataji ha anche fondato un’organizzazione non governativa per bambini bisognosi, diverse scuole internazionali che insegnano un curriculum olistico, cliniche che offrono trattamenti attraverso la tecnica di meditazione da loro insegnata e un’accademia d’arte per rivitalizzare le abilità classiche di danza, musica e pittura. Fratelli e sorelle del mondo! È un grande onore per me poter parlare del problema mondiale della donna che affronta questo racconto auto-rivelato. Innanzitutto, desidero esprimere la mia profonda gratitudine al governo e al popolo del Paese che è lì, alla Repubblica Cinematografica Popolare. È dunque un privilegio poter visitare il Cinema a tempo debito ed essere un grande ammiratore della saggezza e della cultura di questa illustre nazione. Questo è – un’altra mia immaginazione – è il momento più glorioso della storia dell’umanità, in quest’epoca, siamo fortemente consapevoli del problema di questo dato. I dati, nel loro insieme, hanno certamente offerto in ogni epoca, poiché non é stata riconosciuta la loro importanza ed il loro giusto ruolo nella società. L’azienda Stessa, che fu la sua creazione, cercò di mantenere il suo proprietario o la sua proprietaria. In Oriente possiamo dire che, a causa dell’influenza fondamentalista, le donne il suo stato oggetto di forte oppressione e la loro moralità sia basata sulla paura piuttosto che sulla libertà. Nell’Occidente, esse hanno lottato per la propria libertà, tuttavia ciò che hanno ottenuto è una falsa libertà: le donne in Occidente hanno la libertà di rinunciare a tutti i valori sociali e morali. Pertanto, se si può dire che, in Oriente, la grande parte di esso dà il suo timoroso, oppresso e incapace di esprimersi, anche in Occidente se è in contrasto con la grande parte di esso dà il suo suono abbassa un simbolo sessuale. È il desiderio del proprietario del corpo di essere vero: è trasparente nella pubblicità della moda e nella popolarità della vita bassa. Questo accettano tale posizione poiché non potrebbe sopravvivere altrimenti nel caotico como western. Qui è, in Oriente, si sente come se fosse umiliante e degradante, è considerato in Occidente come una prova glorificante. Abbiamo visto questa azienda in modo profondo e completo, e abbiamo imparato a non formare una nuova cultura nel mondo orientale e occidentale, abbiamo tutto a che fare con essa e vogliamo esprimerci nel modo in cui creiamo valori morali da parte dei proprietari dell’azienda, nasce, non nasce. dell’Ovest, potrete elevarsi nella loro piena statura di dignità femminile. Devo ammettere che non é difficile raccogliere denaro per le donne povere dei Paesi in Via di Sviluppo ed aiutarle ad uscire dallo stato di povertà ma, sfortunatamente, mi risulta che il denaro che viene raccolto possa non raggiungere le donne povere ma fine nelle tasche di ministri corrotti, di burocrati e altra persona responsabile per confluire, in ultimo, la banca svizzere. No, in India, a causa delle statistiche generali, in Uttar Pradesh e Bihar, è in modo significativo da Unicef e anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Unicef ha un programma per cambiare Angan – che significa “cortile” – in secondo luogo significa che i bambini devono essere educati e creati in un formato appropriato. Questo programma non funziona per il tempo necessario al mio bambino e tutti i bambini sono occupati, invettive, la borsa della persona è danneggiata dalla responsabilità del bambino per il programma del bambino e non richiede il 2% del bambino per riceverlo. Lo stesso accade con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che invia medicinali e attrezzature all’India. Questo prodotto medicinale è venduto sul mercato ed è utilizzato interamente nel colore per cui è usato dai suoi proprietari. La ragione principale per questo è proteggere la salute dell’OMS. Poiché le persone non ricevono alcun beneficio, possono continuare a essere private. Tutto questo denaro è chiamato “denaro sporco”, la mia ricchezza nel paese svizzere. Una larga parte dei prestiti che la Banca Mondiale dà ai Paesi in Via di Sviluppo viene entresì riversata nei conti personali di funzionari corrotti, maintenuti presso le banche svizzere. Tuttavia, tutte le transazioni in Via di Sviluppo sono debitorie nei confronti della Banca Mondiale ma non sono soggette a pagamento. Risulta essere una banca svizzere. Se hai problemi con il proprietario del veicolo, hai problemi con la banca che è svizzere e più ricca quando viene restaurata per tutto il tempo che vivi lì versato da questa persona che l’ha corrosa e puoi usarla per ora per l’utenza nazista. distribuire a tutte le persone con effetto vigile. Se risulta essere una rete assai bene articolata di persone che sino corresponsabili, che siano oneste e che desiderino trarre il massimo da questo denaro autando la gente. Immoralità e corruzione sono la causa più comune di divorzio dalla nostra società. Darei la colpa alle madri di queste persone corrotte ed immorali, poiché esse hanno fallito nei loro doveri di madre. L’insegnamento amorevole della madre è la prima e più efficace influenza nel forgiare i figli in buoni cittadini. Madrid non vuole guidarvi con grande cura e amore, dove il mogli o il bambino è nel paese del paese del popolo o della cultura distruttiva, costandovi non il proprietario della vostra famiglia – nella qualità dei miei membri familiari – per rafforzare la fibra morale della vostra famiglia. È un’altra cosa importante da dire quando si tratta della cultura dei bambini in Oriente e Oriente. Se scoprite che è figli, non è sotto l’influenza della cultura fondamentalista, è sicuro dire che è vero. Questa cultura relega la donna alla vita del suo corpo inferiore, messa nelle condizioni in cui domina e dai figli. Eppure l’Occidente impara la stessa cosa. Non ho creduto a mia madre, nata su danno ascolto. Sento che, in generale, ciò avviene perché i dati occidentali spendono più tempo nel prisersi cura del proprio corpo e del proprio aspetto fisico piuttosto che nel prisersi cura dei propri figli e nell’amarli. Il legame tra madre e figlio cosi si affievolisce e si spezza. Per tale ragione multi bambini diventano ragazzi di strada. Fortunatamente, queste sono ancora numerose famiglie nell’Est ed alcune nell’Ovest che resistono tenacemente alle tendenze corruttrici di oggi e si jailo cura dei propri figli e li educano adeguatamente. Devi dire che il tuo bambino in Oriente non è lo stesso che in Occidente. Il motivo, nell’altro caso, è che in Oriente ci sono molte persone – c’è un certo numero di persone in questo paese – non c’è motivo per una cultura fondamentalista o per una cultura occidentale e forma una comunità sociale che è ricettiva e tollerante in quanto crescendo che sono straordinariamente buoni e sensibili. Tutta questa cultura ha da lungo tempo, per tradizione, ereditato, questa é profondamente irradiata nel loro animo ed essi prendono il sistema dei valori morali la cosa più elevata, più del denaro o del potere. L’Occidente è ora carico di problemi. Sebbene possieda il denaro, non possiede tuttavia la pace, nata dentro nata fuori. La verità è che è il potere della società civile e della pace. È ovvio che dà al suo creatore e preserva l’intera razza umana: che è ruolo che Dio Onnipotente ha loro assegnato. I semi non posseduti non creano nulla di proprio. E’ la Madre Terra che protegge ai fiori, ai frutti ed ad altri doni. Similmente al fatto che il bambino nasce, il bambino viene ben educato per prepararsi alla città del bambino. I dati sono quindi necessari per assumere la posizione di Madre Terra nell’opera della costruzione dell’umanità. Si prega di notare che dovresti usare il vaso muscolare per acquisire una posizione dominante sul tuo corpo dato. Non hanno riconosciuto che le donne sono compagne, complementari ed uguali, tuttavia non simili, nell’avventura umana. La società è una verità fondamentale e vera, non è un’assegnazione che le dà il suo status legale e non è una società civilizzata. Nel mio paese, è un verso sanscrito, “Yatra narya pujyante tatra ramante devata”, che significa “laddove le donne sono rispettate e rispettabili, là risiedono gli Dei del benessere”. Ci è stato dato il momento di comprendere il valore di questa grande ceramica che il Creatore ci ha donato. My che cosa si comporta? Sia in Oriente che in Occidente, non suona come se fosse in grado di dare pieno espresso della propria grandezza. Non affermiamo che questa sia l’unica ragione della nostra società se è la madre, la procreatrice e la custode dei fichi, l’altra della moglie o dell’acetosella. Il dato ha egli dirige la sua partecipazione come pari ad ogni aspetto della vita sociale, culturale, educativa, politica, economica, amministrativa e tutto il resto. Allo scopo di prepararsi sesse à questo ruolo pervasivo, esso deve avere il diretto all’educazione en tutte le branche del sapere. La mia ragione è che hai una grande responsabilità verso l’azienda. L’uomo è responsabile della politica e dell’economia del paese, la mia responsabilità per la società è data. Nella sua competizione, la donna può anche sostenere la persona e può assumere la sua competizione automaticamente, naturalmente nella sua posizione. La mia prova importante è che non è difficile per le donne manifestare un amore profondo e un amore profondo per la loro madre. Ma si trattava di un’attività virile e aggressiva, per cui la società non riusciva a preservare il proprio equilibrio. Allo tempo devo far presente che, mentre chiediamo il riconoscimento dei diritti della Donna, dobbiamo ache porre la accento sui suoi doveri fundamentali verso l’umana society. The given in the Occidente, where the color of its state education in the Occidente, its passate all’estremo opposite to assumption of reagire politici, economici or press. To compete with a man he is too ind to be selfish, egocentric and ambiziose. Is not possible to increase the quality and quality that preserves the balance. Conversely, its dominant behavior, its individual behavior is the enduring influence of the room. It’s more a concern than the owner’s physical attraction if it has a noble, sweet and dignified personality. Therefore, consciously or inconsistently, the more bass it’s, the more quickly it’s installed. All this leads to a company that is active and is figli, therefore, piange come ragazzi di strada, ladri e assassini – come si legge ogni giorno sur sul giornale. This means that the balance is due to its extreme effects. Abbiamo bisogno di donne companion uguale ma non simili all’uomo; It gives us a deep understanding of natural nature and gently helps us to achieve inner balance. Abbiamo bisogno di donne equilibrate al fine di avere una razza umana equilibrata, dotata, al proprio interno, di pace . Can you confirm that everything is excellent from the point of the theory, so what is the state of balance? How do you arrest the marea of illness, corruption, immorality and immaturity? What is current state of conflict and confusion? How to carry the pace in your body or in your heart? Assai umilmente faccio presente che esiste una risposta a questi interrogativi. Questo è un modo nuovo. Anche se questo è ancora il caso, non è necessario farlo in anticipo. Naturalmente, dovresti tenere la mente aperta su ciò che è una scienza e trattarla come un’ipotesi. Se dici a te stesso che Ipotesi può essere provata, devi accettarlo, dalla persona in cui ti trovi, poiché la vera verità è cercare di essere la tua persona benevola. E’ per la benevolenza della vostra famiglia. E’ per la benevolenza del vostro Paese e per la benevolenza del mondo intero. Sono qui parlarvi dell’ultimo passaggio della nostra evoluzione. Questo passaggio della nostra evoluzione deve avvenire con la nostra consapevolezza, in questo tempo moderno è essenziale continuare, inchiodati dagli scritti di tante professioni. Questo è il periodo chiamato “Tempo della decadenza”, menzionato per ultimo dal grande saint Vyasa -colui che crisse il Gita – ed é infatti la decadenza dell’umanità ciò che vediamo intorno a noi, in ogni forma possibile. Ora vi vorrei svelare la conoscenza segreta del nostro essere interiore, conoscenza che era già nota in India migliaia di anni fa. Per la nostra evoluzione spirituale c’è un residuo di ceramica al centro del nostro corpo, che si trova sull’osso triangolare alla base della spina dorsale. La storia del residuo è conosciuta come “Kundalini”. Sebbene la conoscenza di questo potere fou già accessibile in India migliaia di anni fa, il suo risveglio era tradizionalmente compiuto soltanto su base individuale: un guru risvegliava tale potere in un solo discepolo. Il risultato di questo risultato è che la tua Realizzazione del Seme, che conferisce laurea nel campo spirituale. In secondo luogo – quando la storia inizia a sorgere – la Kundalini vende e passa attraverso i suoi centri energetici all’interno del tuo corpo, nutrienti e integrazione. Infine, questo potere se questa linea attraversa l’area dell’osso della fontanella, chiamata Talu o Brahmarandra, e vedo la ceramica onnipervadente dell’Amore Divino, che viene anche descritta anche nella Bibbia come la “brezza fresca dello Spirito Santo”, nel Corano come “Ruh” e nella scrittura indiana come “Paramchaitanya”. Patanjali lo chiamò “Ritambara Pragya”. Quindi, qualcuno sa che è il suo nome, che è così, che tutto è pervasivo, che riguarda tutto la vita del processo vivente, dello sviluppo evolutivo. L’esistenza di questa energia non permanente non si manifesta all’inizio dell’operazione. Tuttavia, dopo la Realizzazione del Sé, si possono percepire i polpastrelli delle dita o il centro del palmo della mano o la parte superiore dell’osso della fontanella. Il processo deve essere spontaneo, “sahaja”. “Saha” significa “con” e “ja” significa “nato”. Ciò che si può dire è che è la direzione dell’unione con cui è capace di pervadere l’Amore Divino ed è la direzione della nascita di Dio che è umano. La nostra energia mentale è limitata. Il nostro limite di energia mentale – è lineare nel suo movimento e non esiste nella realtà – ha un punto, lì, se chiuso. Da quel punto ritorna, poi, a dove era partita et tutto questo movimento lineare della mente ricade su di noi, talvolta comme una punizione. Ora tuttavia abbiamo bisogno di maggior energia, di una più highta energia, di una più deepa energia e, a tal fine, la Realizzazione del Sé deve avere luogo. Bisogna dire che in Occidente, al contrario dello stesso autore della verità, sono stanchi dell’artificialità della vita Occidente. Ma non è così quando si tratta del potere della verità e vedete tanti errori quanti ne vedete: avete un falso guru che è vicino a un sacco di soldi, dovete essere in banca e siete ancora in ottime condizioni di inferiorità fisica e mentale. La cosa che dobbiamo rilevare è che il risveglio della Kundalini e, il conseguimento della Realizzazione del Sé sono processi viei dell’evoluzione, per i quali non occorre pagare alcunché. E’ come porre un seme nella Madre Terra. Germoglia poiché la Madre Terra ha il potere di farlo germogliare ed il seme ha, dentro di sé, la qualità innata di germinare. Allo stesso modo, noi deteniamo – nell’osso triangolare che i Greci chiamavano ‘sacro’ – questo vaso di germinazione. Se hai un’energia avvolta nella tua spirale e soppalco. Qui si dice che i greci sapevano che quest’osso era santo e moriva ancora con il nome di ‘sacro’. Infatti in qualsiasi persona l’osso sacro pulsa e la Kundalini si avvicina lentamente lentamente, senza sono ostruzioni e la persona è un individuo equilibrato, la Kundalini esce dall’osso sacro come uno zampillo e attraversa la zona dell’osso fontanella per immergersi. una con il potere onnipervadente. Questa Kundalini è la Madre spirituale di ogni individuo e conosce, o ha registrato, tutte le aspirazioni passate del figlio. Ha potuto partorire la seconda volta e, durante l’improvvisa ascesa, è stata nutrita dal suo centro energetico. Quando una persona non è consapevole della propria conoscenza, essa è uno strumento che non appartiene alla forza principale e non ha identità, non ha significato, non ha scopo. Se lo strumento non si unisce, deve essere incluso nello strumento originale e lo strumento deve essere avviato e premuto. Allocato il Kundalini dirty vi connette al potere onnipervadente, che é vitale, che é an oceano di beatitudine e di conoscenza. Dopo il risveglio della Kundalini, potete sperimentare numerose coincidenze che sono miracolose e contributore di grande gioia. La Kundalini è, soprattutto, oceano di perdono. Anche se c’è un errore nel passato, esso è perso e perso, come una benedizione, la Realizzazione del Sé. Il risultato della creazione della Kundalini e il risultato della Realizzazione del numero sonoro Sé. Ignora una persona che è sicuramente in contatto – non ti immergi effettivamente dall’altra parte – con il potenziale Divino Onnipervadente. Ricerca la Verità attraverso l’utilizzo della una nuova consapevolezza e, poiché la verità è una sola, tout le persone realizzate possono accertare la stessa verità. Sono entrato in conflitto, è successo, è successo. L’attività puramente mentale della Realizzazione del Se, porta a idee conflittuali e personali in guerra: tutto questo, grazie alla Realizzazione del Se, può essere evitato. Ora, vediamo se ti è successo qualcos’altro. Prima di tutto, inizia a percepire la fresca brezza dello Spirito di Santo sui polpastrelli delle dita, questi rappresentano i centri deboli di energia. In questo modo, comprendiamo la verità nel punto detto. Trascendi tutti i limiti del prezzo, della religione e delle altre idee che hai e comprendi ciò che stai facendo. Il pulsante entra successivamente in uno stato di “consapevolezza senza pensieri”. Quando guardi i tuoi pensieri, puoi vedere il futuro e il passato. Penso che questo derivi da questa domanda a causa dell’area del tempo e non credo nel grado della mia vita presente: penso sorgono e cadono, non saltiamo sulla loro cuspide. Mio, alludendo alla sporca Kundalini, essa allunga tali pensieri ed in tal modo a po’ di spazio tra questi: tale spazio è il presente, è la Realtà. Tuttavia, il passato è superato e il futuro non esiste. In quale lazo di tempo non devi pensare. In sostanza, ricordo i miei pensieri e ho cambiato il mio stato mentale in un nuovo stato, basandomi anche su ciò che ha scritto Jung. In quale momento, quando qualcosa accade, penetra profondamente nella tua memoria dove vedi ciò che è reale. Quando entri nello stato di “consapevolezza dei tuoi pensieri”, ti immergi in essi, sei lì, completamente in ritmo. Questo è ciò che segue il ritmo, emette ritmo e crea allo stesso tempo un’atmosfera di pace. Questa condizione è molto importante. Infine, non è possibile seguire il ritmo interiore, ma è vero che è una nostra idea, universale o limitata. Puoi sentire i tuoi chakra sui polpastrelli delle dita. Potete anche sentire i centri degli altri poiché sviluppate una nuova dimensione di consapevolezza chiamata “consapevolezza collettiva”. Quando il nuovo elemento rimane stabile all’interno del veicolo, ricomincia a sentirlo al centro dell’altro. Devo dirvi che questi centri sono responsabili del nostro benessere fisico, mentale, emozionale e spirituale ed, allorché sono affetti da negatività o sono in pericolo, le persone soffrono a causa di varie malattie. Poiché il grasso della Kundalini e i suoi nutrienti sono al centro, l’importante è che mostri uno stato di equilibrio interno e di buona salute. Molte malattie, persino alcune di quelle incurabili, sono state curate dal risveglio della Kundalini. Tuttavia, la base della creazione originale può essere creata dalla Realizzazione del Sé, che è il risultato della Kundalini. Di conseguenza, la persona identificata ha determinato una tendenza criminale e può allontanarsi definitivamente. Inoltre, prestate attenzione alle nostre pure immersioni. Alla luce dello Spirito, possiamo vedere le cose assai più chiaramente di quando eravamo ciechi. Per esempio, pensate a una persona che vaga con gli occhi e le orecchie di un elefante, non dimenticate un altro o un altro ancora: dovete avere un’idea diversa sull’elefante, in secondo luogo quale parte dell’animale hanno toccato è. Ma vi ho chiesto di vedere cosa state facendo, potete vedere tutta la verità – la Realtà – e non è il contrasto con cui sono nato. Una persona realizzata può percepire la conoscenza assoluta surlle pointa delle dita. Supponendo che qualcuno non creda in Dio, una persona realizzata potrebbe suggerire al non credente di porre la commanda: “Dio esiste?”. Quindi quello che ho ordinato di fare è – lo vedo – che una breve brezza è stata provata e lo pervaderà tutto ciò di cui ha bisogno. Egli può non credere in Dio, ma Dio esiste. Fortunatamente, il colore del credo in Dio è sicuro, ipocrita, rozzo, bizzarro e immorale nelle persone che hanno perso la fede in Lui. Ma, mentre coloro che rappresentano Dio possono essere immorali, Dio esiste ed esiste anche il suo potere, che noi chiamiamo il Potere Onnipervadente dell’Amore Divino. Questo è ciò che riguarda l’amore, la compassione, la non aggressione e la distruzione. Questo potere di amore e compassione, mi ha attratto da uno yogi o da una persona reale, amata in modo diverso, come un angelo. Non esiste nessuno che possa curare gli altri e curare se stesso. Queste sono ancora alcune delle malattie mentali che possono verificarsi. Nessun problema cosa. Anche coloro che sono avere, nella loro ricerca della verità, da guru disonesti hanno potuto raggiungere la stabilità spirituale dopo avere abbandonato il false maestro ed essere confluiti surul trailo della Realizzazione del Sé. Nella fase successiva – la Kundalini è stabilizzata – acquisisce lo stato d’animo e di pensiero nel suo stato originale, sebbene sia già stato utilizzato da molto tempo. Divenite assai potenti poiché potete alzare la Kundalini degli altri. Diventate molto attivi e non vi stancate facilmente. Ad esempio, Io ho settantatré anni d’età e viaggio ogni tre giorni circa, tuttavia sto perfettamente bene. Quale energia fluisce nella tua vitalità. Diventate estremamente dinamici e allo stesso tempo estremamente compassionevoli, gentili e misericordiosi. Sentite di essere protetti e pertanto siete fiduciosi ma non egoistici. La personalità intera cambia. Questa è la natura della trasformazione globale che si è verificata finora e ha una storia di rapidità che non sorprende. In effetti questa conoscenza è presente allo stesso tempo del mio contributo, se è avvenuto in qualsiasi momento, è possibile raggiungere la realizzazione della massa. E una delle ragioni di questo ritmo, la qualità della quale è stata preparata per questa trasformazione globale ha già avuto luogo. In 65 Paesi, migliaia di persone hanno ttenuto la Realizzazione del Sé atraverso Sahaja Yoga. È il potere della Kundalini ed è il potere del desiderio di guidare la tua incoronazione spirituale. Se non vuoi niente del genere, non puoi rinunciare alla libertà divina per la libertà personale. Se uno vede ed è in Paradiso, allora accadrà, la mia volontà sarà nell’Inferno, allora sarà nell’Inferno. La Realizzazione della Proprietà può essere fatta facilmente se la persona la possiede e desidera sinceramente possedere la Realizzazione. Ma è rimasto fedele ad alcune delle nostre idee, che sono statiche, la Kundalini non salirà. Non puoi aiutare qualcuno che è stupido o immaturo. Lascia che la persona che ha il suo suono saggio, il suo suono è splendidamente equilibrato, e lo mangi velocemente. Non dovresti essere informato se hai qualcuno che ha consumato alcol o qualcuno che ha commesso immoralità. Tutti i costi hanno a che fare con tutto ciò di cui hai bisogno per una pura intensità e l’intensità per farlo è costante, per raggiungere la Realizzazione del Sé. Così tante di queste persone hanno raggiunto il loro obiettivo, la Realizzazione del Sé! In un caso, ho risciacquato via tutti i farmaci e tutto l’alcol. Se sei una persona molto forte e al momento giusto, capisci che è glorificato: se inizi a comportarti in modo dignitoso e appropriato. Ecco come nasce una nuova cultura e questa nuova cultura vive, in un certo senso, con un nuovo stile di vita in cui vivi naturalmente, diciamo naturalmente, giusto. Nessuno deve dire: “Non fare questo”! e “Non fare quello”. Tutto questo è dovuto all’attenzione illuminante. Nota bene che l’illuminazione è diversa da quella della ceramica. Se hai la tua attenzione, prova a lavarla, crea spazio, crea armonia e crea anche una nuova dimensione per raccoglierla. Tuttavia, non è possibile operare in modo più indiscriminato di quanto uno qualsiasi dei tuoi errori personali possa essere stato modificato nella base dati e può essere trasferito alla vita di una personalità come è con un angelo. Con l’ascesa della Kundalini, l’ego è creato dalle condizioni dell’individuo se si dissolve e diventa una persona liberata. La libertà concessa se la vita reale è influenzata dal comportamento di tale persona cambia nel modo ordinario e acquisisce una grande fiducia in sé stessa. Diventa testimonia nell’intera rappresentazione della vita. Se ti siedi sull’acqua, puoi tenerla al sicuro, se permetti che si sporchi su una barca, puoi tenerla asciutta con l’acqua. Se perdi più sale nell’acqua e lo conservi altrove, se hai una condizione più elevata, in cucina se hai un consumo maggiore allora il consumo durerà più a lungo. Quando viene consumato, si dissolve nell’oceano dell’oceano. La gioia è assoluta. Non possiede dualità. Non é comme la felicità o l’infelicità, la gioia è una cosa singolare. Ed allorché balzate in essa, apprendista con facilità com godere di ogni cosa, sia piacevole che ridicola. Il primo caso non scorgere la bellezza, il secondo viene presentato con umorismo come la persona ridicola. La cosa significativa è che il Sahaja Yogi è un grande musicista, un grande scrittore, un grande oratore, un grande oratore. In ogni caso, si crea lentamente in questo modo, soprattutto quando si tratta dell’altro lato. Ogni persona e ogni persona è colui che è in possesso: puoi facilmente evolvere e goderti una vita vera. E’ come una candela che accende un’altra candela. La storia attraversa il processo di vedere il mondo e vivere una vita forte che può ancora essere fatto intrapersonalmente nel cinema. Prima di tutto, in qualche modo, non so come credere che la mia vita allo stesso tempo Dio mi abbia offerto l’opportunità di parlare al popolo cinese, ma l’ho trovato preciso e sensibile al grande spirito di spiritualità. No, è una coincidenza. È inevitabile che questo determinerà ciò che accade. Inoltre, la tua vita è stata notata dal numero che coincide con me, ma non so cosa sia Dio, non sono sicuro di sapere cosa Dio stia dicendo. Confucio insegnò all’umanità come migliorare le relazioni tra gli esseri umani. Tuttavia, in Cina, Lao Tze ha descritto magnificamente il Tao, che significa la Kundalini. Ed Io ho compiuto la traversata del fiume Yangtze, atraverso il quale Lao Tze é pasto molte volte. Pertanto, quando la Chiesa cerca di mostrare questo fiume, quando si tratta della Kundalini, essa scorre dall’altra parte e non bisogna lasciarsi tentare dalla natura di ciò che è. La natura intorno al fiume Yangtze è senza alcun dubbio, assai, assai meravigliosa ma si deve seguire il fiume. Se però non avete correnti, potreste aver provato pericoloses, dovete però informarvi di un buon navigatore che sappia trasportarlo attraverso la corrente, nel punto più vicino al mare. A quel punto corre come se fosse silenzioso ed estremamente lento quando scorre. Questo è lo stato dei benefici del mio crescere filosofico: dire che Lao Tze è il più grande, è allora che Lao Tze ha parlato. Tuttavia, poiché l’argomento era sottile, essa non fu tratta nella maniera così netta et precisa comme ora ve la sto illustrando. È una sciocchezza dirmi che, prima di questa augusta assemblea. Dopo aver viaggiato attraverso tutto il mondo, il mio ritorno al Cinema è uno dei miei Paesi migliori per quanto tutela la spiritualità. Che il Divino benedica voi tutti!   (1) HP Salve, Le mie memorie, Nuova Delhi, LET Books, 2000.   Discorso di Shri Mataji Nirmala Devi alla “Quarta Conferenza Mondiale sulle Donne”. Pechino (Cina), 13 settembre 1995. Redazione Italia
June 6, 2026
Pressenza
Perù: due programmi economici, lo stesso vuoto
Dopo la chiusura della campagna elettorale dei due candidati alla presidenza della Repubblica del Perù, Keiko Fujimori e Roberto Sánchez, è indispensabile esaminare i programmi di governo per poter votare con cognizione di causa. A questo proposito, la ricercatrice principale dell’Istituto di Studi Peruviani (IEP), Roxana Barrantes, presenta un’interessante analisi di uno dei settori fondamentali per il futuro governo, che avrà un’influenza diretta sui cittadini: l’economia. CIÒ CHE NÉ FUJIMORI NÉ SÁNCHEZ DICONO AL PERÙ SULLA SUA STABILITÀ ECONOMICA C’è una domanda a cui nessuno dei due programmi di governo nel ballottaggio peruviano risponde con onestà: da dove arriveranno i soldi? Fuerza Popular promette di portare la spesa sanitaria al 7% del PIL e quella per l’istruzione al 6%, creare diverse nuove istituzioni e formalizzare un milione di MYPES. Da parte sua, Juntos por el Perú promette di estendere il programma Juntos a un milione di madri urbane, aumentare il salario minimo vitale a 1.500 soles, riattivare il Fondo di stabilizzazione dei combustibili e raddoppiare gli investimenti rurali. Sono promesse che, sommate, rappresentano un enorme onere fiscale. E nessuno dei due ha chiaro come finanziarle. Questo, in un paese che nel 2024 ha violato per il secondo anno consecutivo le proprie regole fiscali — con un deficit del 3,5% del PIL, al di sopra del limite consentito — non è un dettaglio da poco. È l’eredità più pesante che riceverà chi vincerà il 7 giugno, ed entrambi i programmi la trattano con una leggerezza che dovrebbe allarmare. La tentazione, in dibattiti come quello di questa settimana, è quella di classificare i piani in base a chi offre maggiore stabilità per gli investimenti privati. Si tratta di una domanda valida, ma incompleta. Gli investimenti privati non avvengono in una camera a tenuta stagna: necessitano di equilibrio dei poteri, di un potere giudiziario che funzioni, dello Stato di diritto. Senza quel contesto istituzionale, il tipo di investimento che si attira non è quello che trasforma un’economia: è un investimento rentista, che sottrae e non costruisce. E su questo, i due programmi presentano gravi problemi. Nel caso di Fuerza Popular, il problema più evidente non sta in ciò che dice il programma, ma in chi lo sostiene. Il Congresso che accompagnerebbe quel governo è lo stesso che, secondo i dati del piano rivale, ha promosso più di mille progetti di legge con un costo fiscale stimato in 27 miliardi di soles all’anno in esenzioni a grandi interessi economici. La pressione fiscale è scesa dal 17,5% al 14,6% del PIL in meno di quattro anni. Ogni punto perso equivale a oltre dieci miliardi di soles in meno per scuole, centri sanitari e strade. Di fronte a questo storico, la promessa di una riforma fiscale che semplifichi e formalizzi suona come una volontà senza contrappeso. Nel caso di Juntos por el Perú, il rischio più grave è l’incertezza giuridica. Il loro programma parla di rivedere il sistema delle concessioni minerarie, dare priorità alle future concessioni alle imprese che accettino condizioni di trasferimento tecnologico, costituire un fondo sovrano con i proventi minerari e decretare una moratoria in Amazzonia. Sono proposte che, prese nel loro insieme, incidono sulla sicurezza giuridica dei contratti in vigore e possono innescare arbitrati internazionali. Il Perù ha un vantaggio comparativo nel settore minerario — non è ideologia, è geografia — e la sfida non è negare tale vantaggio, ma sfruttarlo per finanziare il capitale umano e le infrastrutture che attivino una dinamica economica più diversificata. Dire che non esporteremo più rocce è uno slogan, non una politica. L’industrializzazione proposta da JP è strutturalmente corretta come orizzonte a lungo termine. Il problema è che costruire raffinerie, parchi industriali e catene del valore metallurgiche richiede decenni di investimenti sostenuti e una certezza giuridica che lo stesso programma mette a rischio con le sue altre proposte. Non c’è contraddizione più costosa di questa. Un tema che merita particolare attenzione è la proposta di Fuerza Popular di cambiare la governance della SUNAT attraverso un consiglio di amministrazione. Chi ricorda gli episodi del RUC sensibile alla fine degli anni ’90 sa che qualsiasi modifica istituzionale nell’amministrazione fiscale che non preveda protezioni esplicite contro l’ingerenza politica può trasformarsi in uno strumento di pressione sui contribuenti. La SUNAT ha bisogno di una riforma, sì, ma di una riforma che rafforzi la sua autonomia tecnica, non che la esponga a nuove influenze. Alla fine, la domanda che rimane aperta dopo aver letto entrambi i programmi non è quale dei due sia più filo-mercato o più filo-Stato. È una domanda più scomoda: quale dei due ha più probabilità di governare con sufficiente coerenza istituzionale affinché le sue promesse — qualunque esse siano — si trasformino in politiche reali e non in chiacchiere? Nessuno dei due programmi risponde a questa domanda. E in un paese che da anni governa in modalità di crisi, questa omissione è, forse, il rischio maggiore di tutti. Vedi l’articolo originale su Jugo.pe. Redacción Perú
June 6, 2026
Pressenza
La Cina di Xi Jinping che mette al bando OnlyFans e gli influencers
Dal 21 luglio 2025, la Cina di Xi Jinping ha vietato OnlyFans, piattaforma britannica con oltre 305 milioni di utenti nel mondo, dove migliaia di “creators” vendono contenuti espliciti a sfondo sessuale. Approdata in Cina il 29 novembre 2024, salvo poi essere vietata già nel dicembre dello stesso anno, OnlyFans ha continuato ad essere disponibile – ricorrendo al VPN (reti private virtuali che permettono di mascherare la propria posizione geografica) – fino a luglio 2025. Ora l’accesso alla piattaforma è impossibile, ma anche monitorato e dunque, vietato. Ma quali sono le vere ragioni dietro a questa decisione? La definizione del governo socialista di Pechino non ha interpretazione, definendo OnlyFans: “Spazzatura occidentale immorale e corrotta”, simbolo del “decadimento morale occidentale”. Xi Jinping in persona ha affermato che la piattaforma «non è in linea con la moralità pubblica promossa dal governo» e che non è altro che «una malattia corrotta dell’Occidente». Per quanto possa essere sembrato una politica di difesa della moralità socialista e della sovranità culturale contro l’egemonia decadente dell’ideologia capitalista occidentale, la questione è di tutt’altro spessore. OnlyFans, piattaforma simbolo della mercificazione del corpo, rappresenta uno degli strumenti attraverso cui il capitalismo, nella sua fase imperialista e finanziaria, trasforma la sessualità in merce, incentivando la reificazione degli individui, soprattutto delle donne, e promuovendo modelli relazionali fondati sul profitto anziché sulla dignità umana. Le accuse rivolte ad OnlyFans dal governo di Pechino hanno un profondo significato politico e pedagogico. Considerando la tipologia di contenuti che vengono generalmente venduti sulla piattaforma, le posizioni del governo guidato da Xi Jinping sono una vera e propria denuncia contro la mercificazione, la sessualizzazione, l’oggettificazione del corpo femminile (e non solo) e il consumismo virtuale. OnlyFans è infatti da anni al centro di moltissime polemiche, dato che si tratta, nei fatti, di una forma di prostituzione virtuale sommersa e spesso non regolamentata. Le autorità cinesi hanno infatti denunciato OnlyFans non solamente per tutelare la “moralità collettiva”, ma anche per impedire che il suo uso spinga (anche) i giovani cinesi ad aver comportamenti sessualizzanti per puro tornaconto economico, come accade nel resto del mondo occidentale. Una questione estremamente delicata e attuale, che dovrebbe spingerci a interrogarci: perché tanti giovani, uomini e donne, scelgono la strada “più facile”, ricorrendo alla mercificazione – pur consapevole – del proprio corpo, anziché scegliere un percorso di crescita personale nel mondo del lavoro in maniera dignitosa? Qual è il vero significato della libertà? Libertà di fare ogni cosa a tal punto di vendersi “consapevolmente”, o libertà da ogni cosa che ci condiziona e che illusoriamente ci fa credere liberi? Nel contrastare questo fenomeno, la Cina ha affermato come al di sopra della “libertà” egoistica di vendere il proprio corpo stia il diritto della collettività a costruire una sfera pubblica fondata su valori alternativi a quelli imposti dalla globalizzazione neoliberista, resistendo alla penetrazione di industrie culturali che sfruttano i bisogni intimi umani e la precarietà economica per produrre valore per pochi ricchi e pervertiti. In un’epoca in cui l’imperialismo non si manifesta solo con le guerre o lo sfruttamento, ma anche con l’infiltrazione dei modelli di consumo e dell’immaginario, il blocco di piattaforme come OnlyFans si configura come parte della lotta ideologica contro la colonizzazione mentale del totalitarismo “liberale”. Questo è forse il punto centrale dell’intera vicenda in una società in cui le condizioni economiche per i più giovani, in Italia, così come in Europa, non sempre sono agevoli, portando molti inconsapevoli a sperare di avere successo percorrendo una “via banale”, che richiede meno sforzo e dispendio di energie, meno attesa e sacrifici, sbarcando su piattaforme come OnlyFans. Salvo poi arrivare a pentirsi una volta raggiunta l’età adulta o – nei casi più sfortunati – il pubblico ludibrio a causa del revenge porn. Fedele a questa linea politica, il 23 aprile 2024, l’amministrazione digitale della Repubblica Popolare Cinese (la Cyberspace Administration of China – CAC) aveva lanciato una massiccia operazione di pulizia della rete nota come campagna “Qinglang” (“Lindo e Brillante”). Questa direttiva del governo cinese impone la rimozione immediata degli account e dei contenuti incentrati sul lusso sfrenato, portando alla cancellazione di profili di con milioni di follower. Le principali piattaforme social cinesi (tra cui Douyin — la versione locale di TikTok —, Weibo e Xiaohongshu) hanno bloccato e rimosso migliaia di post e centinaia di account di mega-influencer. Tra i profili più noti cancellati figurano Wang Hongquanxing (soprannominato la “Kim Kardashian della Cina”, famosa perché dichiarava di non uscire mai di casa senza indossare gioielli dal valore minimo di 1,3 milioni di euro), Bo Gongzi (1) (“Il Giovane Lord Bo”, noto per i video in cui testava Rolls-Royce e acquistava borse Hermès da collezione) e Baoyu Jiajie (“Sorella Abalone”). Oltre alla chiusura manuale dei profili dei creatori di contenuti, le piattaforme hanno dovuto riaddestrare i propri algoritmi di intelligenza artificiale per penalizzare e oscurare i tag, le menzioni e le esibizioni video di marchi del lusso estremo (come Ferrari, Rolex o valute in contanti), riducendone la visibilità fino al 90%. Il Partito Comunista Cinese aveva giustificato la stretta come una misura necessaria per combattere il “culto del denaro”, il “materialismo volgare”. Secondo la visione di Pechino, l’ostentazione della ricchezza online promuove valori tossici ed è contraria alla filosofia della “prosperità comune” promossa dal presidente Xi Jinping. L’autorità di regolamentazione CAC ha dichiarato che l’internet nazionale deve essere un ambiente “civile, sano e armonioso”, focalizzato sul valorizzare il talento, il lavoro duro, l’artigianato e la coesione sociale, anziché l’invidia di classe o la ricchezza fine a se stessa. Sebbene le banalità degli analisti, dei media e degli economisti occidentali (come gli analisti citati da NBC News o The Guardian) abbiano parlato di “tentativo del governo di attenuare il senso di frustrazione e deprivazione della classe media e dei giovani cinesi” per impedire l’innesco di “una pericolosa rabbia sociale e un risentimento politico verso le disuguaglianze interne” (2), la versione dei paesi BRICS e della controinformazione risulta più interessante. I media del Sud Globale e gli osservatori non allineati inquadrano la messa al bando degli influencers all’interno del concetto di “sovranità digitale”, evidenziando come la Cina sia uno dei pochi paesi al mondo in grado di imporre una regolamentazione ferrea sull’economia dei social media, dimostrando che lo Stato mantiene un potere superiore rispetto alle piattaforme private e alle celebrità online. La Cina è tra i Paesi che hanno espresso ufficialmente l’allarme per i danni dei social media. Gli analisti del Sud mettono a confronto la decisione di Pechino con il modello occidentale, dove la cultura dell’ostentazione e dell’iper-consumismo guidata dagli influencer viene lasciata proliferare senza vincoli, esacerbando le spaccature sociali e psicologiche tra la popolazione. Per i BRICS, si tratta di una scelta che mira alla costruzione di una modernità socialista, fondata sulla protezione dei lavoratori, sulla promozione dell’etica collettiva; sul rifiuto, da un lato, – per quanto riguarda OnlyFans – della pornografia come strumento di dominio e di alienazione e, dall’altro, – per quanto riguarda gli influencers – sulla protezione della produttività reale del Paese, della salute delle relazioni umane rispetto alla volatilità dell’economia dell’apparenza e della prestazione. Alla luce di ciò, siamo dunque davvero sicuri che la Cina sbagli a bannare Onlyfans e gli influencer in questa nostra società? Sicuramente, per quanto eternamente e rigidamente formalisti, i confuciani hanno qualcosa da insegnare a noi occidentali che, per quanto potenzialmente lettori di Zygmunt Bauman, poco abbiamo capito della sua constatazione della modernità liquida avanzante nell’Occidente “democratico”.   (1) “Bo Gongzi”, nel 2024, aveva evaso le tasse, comprese l’imposta sul reddito personale e l’IVA, per un totale di 7,49 milioni di yuan, secondo quanto dichiarato dal Servizio Tributario Municipale di Shanghai. Le autorità fiscali di Shanghai, in un comunicato stampa diffuso mercoledì 18 dicembre 2024, hanno annunciato che la multa che avrebbe dovuto pagare era di 13,3 milioni di yuan (1,8 milioni di dollari USA) per evasione fiscale. https://www.channelnewsasia.com/east-asia/china-influencer-wealth-flaunting-fined-millions-tax-evasion-4816061 (2) La versione degli analisti occidentali sostiene che sia un tentativo del governo di “attenuare il senso di frustrazione e deprivazione della classe media e dei giovani cinesi” causato da un presunto “significativo rallentamento economico”, caratterizzato da un “alto tasso di disoccupazione giovanile” e dalla “crisi del settore immobiliare”. Secondo la loro analisi, in questo contesto di difficoltà diffusa, vedere influencer che ostentano ville, super-auto e shopping multimilionario potrebbe innescare una pericolosa rabbia sociale. Per l’Occidente, Pechino sta semplicemente “nascondendo i sintomi” della crisi per preservare il controllo politico. Impressioni però smentite dai dati economici che ci parlano di una Cina come prima potenzia economica al mondo   Maggiori informazioni: > La Cina blocca l’accesso ad Onlyfans https://www.wired.it/article/onlyfans-cina-apertura-chiusura-censura/ https://it.insideover.com/politica/la-cina-banna-onlyfans-spazzatura-occidentale-immorale-e-corrotta-e-non-ha-tutti-i-torti.html https://www.ferpi.it/news/la-cina-obbliga-gli-influencer-ad-avere-una-laurea-ma-la-vera-domanda-riguarda-tutti-noi https://theconversation.com/chinas-crackdown-on-wealth-flaunting-social-media-puts-pressure-on-influencers-both-on-the-mainland-and-in-taiwan-to-echo-the-party-line-231224 Lorenzo Poli
June 5, 2026
Pressenza
Brasile, la posizione del Movimento Sem Terra: “Perché continuiamo a sostenere il Venezuela”
L’attuale situazione politica del Venezuela non può essere spiegata solo dagli avvenimenti successivi al 3 gennaio. Dobbiamo contestualizzare ciò che sta accadendo negli ultimi 4 decenni. Negli anni ’90 c’era una totale egemonia degli Stati Uniti nel continente, che ci impose l’accordo NAFTA e successivamente voleva imporre l’ALCA, come un’area sotto il totale controllo del capitale statunitense. Tutti i governi, tranne Cuba, sostenevano i gringos. Ma il popolo di alcuni paesi insorse. Ci fu il Caracazo nel 1989, poi la ribellione militare e infine la vittoria elettorale di Chávez, che assunse il potere nel ’99 e spezzò l’onda neoliberista, aprendo un nuovo ciclo di governi progressisti – proseguito con Lula, Correa, Evo, Kirchner – che alterò la correlazione delle forze nel continente. Ora si proponeva un’altra integrazione al posto dell’ALCA (sconfitta formalmente nel 2005): avremmo avuto l’ALBA. L’imperialismo statunitense, i governi democratici e repubblicani e la classe dominante degli Stati Uniti non hanno perdonato l’audacia di Chávez. E in questi 4 decenni hanno imposto tutte le tattiche possibili all’interno del ricettario descritto dal ricercatore Andrew Korybko, basato sui documenti ufficiali delle forze armate statunitensi, come nuove tattiche delle GUERRE IBRIDE. In questo lungo periodo hanno cercato in tutti i modi possibili di sconfiggere il processo bolivariano in Venezuela. Ricordiamo: * Il colpo di stato che rimosse Chávez dal governo per due giorni, in cui la ripercussione internazionale e l’immediata mobilitazione popolare impedirono ai golpisti di fucilarlo. Ricordiamo che persino il cardinale di Caracas gli aveva dato l’estrema unzione in prigione, sull’isola di Orchila, dov’era prigioniero! * Lo sciopero politico dei petrolieri per smantellare la PDVSA (l’industria petrolifera venezuelana ndr). La mancanza di carburante e il caos furono risolti grazie all’aiuto dell’allora governo di Fernando Henrique Cardoso in Brasile. * Successivamente arrivarono le guarimbas con una totale violenza di piazza, che causò terrorismo, incendi di scuole, ospedali, carestia pianificata a tavolino e decine di morti. Molti prigionieri sono stati ora amnistiati. * La morte di Chávez, causata da uno strano cancro che non reagiva ai farmaci, rimane ancora oggi un mistero. Coincidenza vuole che anche Lugo, Dilma, Kirchner e Lula abbiano affrontato un cancro nello stesso periodo. * Subito dopo, il riconoscimento del governo fantoccio di Guaidó, al quale trasferirono tutti i depositi in dollari e l’oro dello Stato venezuelano, affinché la borghesia parassita venezuelana si arricchisse. * Hanno provocato un’inflazione incontrollata basata sulla manipolazione del tasso di cambio da Miami. * Hanno bloccato tutti i conti del paese all’estero. Hanno impedito gli investimenti nel settore petrolifero e la produzione è scesa a livelli inferiori al 30%, con un crollo del PIL fino al 90%. Tutto ciò ha causato molti problemi economici a tutta la popolazione e ha generato una migrazione di lavoratori venezuelani senza precedenti. Hanno contestato la rielezione di Maduro, con il sostegno e l’illusione di alcuni personaggi considerati progressisti. Tutto questo sommato a una campagna mediatica permanente e consistente, che è certamente costata milioni di dollari nell’uso di reti, computer e dei cosiddetti influencer pagati dalla CIA e dalle sue agenzie. Una campagna che prosegue tuttora. Il colpo finale è arrivato con il secondo governo Trump che, assetato di petrolio e perdendo l’egemonia economica a favore dell’Eurasia, ha rieditato la dottrina Monroe, volendo trasformare di nuovo il continente nel proprio cortile di casa e imponendo un controllo economico, politico e militare. E il 3 gennaio, dopo aver mobilitato tutta la sua forza militare, ha invaso il paese per via aerea, sequestrando il Presidente Maduro e la deputata Cilia Flores. C’è stata resistenza, combattimenti e più di 100 morti. Solo tra qualche anno sapremo quanti soldati americani sono morti. Sappiamo solo che erano per la maggior parte latini del gruppo d’élite Delta Force, armati con le migliori armi del pianeta. Il Venezuela, il suo popolo e le forze armate sono stati sconfitti. Hanno perso vite umane e il loro presidente. Ma l’impero non aveva nessuno da mettere al suo posto, poiché la sua agente, María Corina Machado, è screditata nella società venezuelana, e con lei tutta l’opposizione traditrice della Patria. La via d’uscita è stata quindi quella di trattenere il presidente sequestrato e negoziare con il governo chavista, con la corda al collo o nel mirino del fucile. Alcuni settori della sinistra istituzionale e coloro che seguono la politica solo attraverso i social si sono affrettati a parlare di tradimento. O a dire che non c’è stata resistenza. E proprio ora si inizia a propagandare che ci sia una divisione tra i governi di Venezuela e Cuba. Queste tesi fanno solo parte delle tattiche degli Stati Uniti, diffuse dai media influenzati dalla CIA per dividere la sinistra e l’opinione pubblica. Il popolo venezuelano, nella sua ampia maggioranza chavista, va avanti con la propria vita, lavorando, producendo e organizzando le comuni. Pur addolorato, continua a sostenere il governo chavista, avendo coscienza di tutto ciò che è accaduto. Il nostro movimento ha legami storici con il movimento contadino venezuelano, con le comuni produttive e con il governo chavista. Abbiamo molti progetti di cooperazione nella produzione di sementi, alimenti e scambi nella formazione di quadri tecnici. Saremo eternamente grati per le borse di studio presso l’ELAM Salvador Allende, che permettono a decine di giovani contadini, poveri, di formarsi come medici. Il popolo venezuelano continua a essere vittima della guerra ibrida dell’impero. Il governo chavista ha il sostegno del suo popolo. Il nostro movimento sarà sempre solidale con il popolo chavista. Speriamo che la correlazione delle forze internazionali cambi a favore dell’umanità e della pace. Speriamo che la correlazione delle forze interne agli Stati Uniti cambi, e che le forze progressiste riescano a mutare la loro politica estera e la loro vocazione bellicista di aggressione ai popoli. Che la Dottrina Monroe venga sepolta. Speriamo che il governo e il popolo chavista trovino le strade migliori per aumentare la produzione di petrolio e di altri beni di cui hanno bisogno. Che mantengano la sovranità sul petrolio, sui minerali e sul loro territorio. Difendere il Venezuela e Cuba è un obbligo morale e politico di tutte le forze progressiste e democratiche del nostro continente. E non illudetevi: se loro venissero sconfitti, l’impero aumenterebbe la sua pressione su Messico, Brasile, Colombia e su tutto il continente. Prima hanno usato lo spettro del comunismo e dell’URSS, poi sono passati ai terroristi islamici (che loro stessi hanno finanziato), e ora hanno creato lo spauracchio del narcotraffico, come se non fossero proprio loro il mercato più grande… e si scagliano anche contro i migranti. Lotteremo affinché il Presidente Maduro e la deputata Cília Flores siano liberati, poiché non hanno commesso alcun crimine e gli Stati Uniti non hanno il diritto né la morale per condannarli a nulla. Al contrario, spero che in futuro il tribunale dell’Aia giudichi e condanni gli attuali governanti degli Stati Uniti per le loro bombe e i loro crimini a Gaza, in Iran, in Siria, in Sudan, nei Caraibi, in Venezuela, a Cuba e all’interno del loro stesso paese, per le persecuzioni contro i poveri e i migranti. La storia della lotta di classe vive di fasi alterne, alti e bassi, progressi e ritirate, ma l’umanità camminerà sempre verso la costruzione di società più giuste e ugualitarie, con la sovranità dei popoli e la pace.   di João Pedro Stedile, militante del MST e dirigente di ALBA MOVIMENTOS e della Assemblea Internazionale dei Popoli – AIP 𝐴𝑟𝑡𝑖𝑐𝑜𝑙𝑜 𝑐𝑜𝑛𝑑𝑖𝑣𝑖𝑠𝑜 𝑒 𝑡𝑟𝑎𝑑𝑜𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑎𝑔𝑛𝑎 𝐺𝑒𝑟𝑎𝑙𝑑𝑖𝑛𝑎 𝐶𝑜𝑙𝑜𝑡𝑡𝑖. Redazione Italia
June 5, 2026
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