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Il fiume Rabbi è di tutti
Il fiume è di tutti e ci battiamo in sua difesa perché non gli venga rubata l’acqua, riducendolo a un rigagnolo in cui la natura muore. Siamo contenti perché sempre più cittadini di ogni estrazione e convincimento culturale o politico cominciano a interessarsi del problema che abbiamo evidenziato e ci affiancano in una battaglia che vede in campo grandi interessi e potentati economici. Non intendiamo arretrare di un metro anche se può sembrare che tutto sia ormai deciso a causa della singolare unità di tante forze politiche di ogni estrazione che operano a braccetto per favorire gli obiettivi di Romagna Acque. Se andasse in porto la grande derivazione significherebbero la morte del fiume e di quel po’ che resta della economia della valle dell’alto Rabbi. Per questo accogliamo con favore il sostegno alla nostra battaglia da qualunque parte provenga e chiediamo che questo si esprima con metodo democratico perché siamo convinti che la ragione ancora una volta prevarrà, come 40 anni fa, sapendo che i nostri avversari, i veri nemici del fiume, non lasceranno nulla di intentato pur di far prevalere i loro piani. Mas 2 e Associazione Alex Langer Romagna     Redazione Romagna
August 9, 2026
Pressenza
Dalla parte di SpinTime: ieri, oggi, domani, sempre
Il mattone ricatta, la democrazia è rotta, la lotta è l’unica pubblica utilità. 1. Su quell’asfalto a 50 gradi di fronte a SpinTime, tutte le lavoratrici e i lavoratori, le povere e i poveri, le studentesse/i di questo paese stanno giocando l’ennesima partita chiave, che lo sappiano o no. 2. Non si tratta “solo” (si far per dire “solo”) di difendere una comunità, un lavoro di anni, un progetto di trasformazione. 3. E’ la lotta per decidere se è la vita a dominare il mattone o viceversa. 4. E’ uno tsunami di rendita immobiliare quello che si è abbattuto su di noi: – la quota di reddito destinata all’affitto passa dal 24 al 30% dal 2020 al 2024 – almeno 8 milioni di immobili sfitti (su 35 milioni di abitazioni totali), quindi oltre il 20% – dal 2020 al 2025 l’indice dei prezzi delle abitazioni è passato da circa *103,4 a 120,8* (base 2015), quindi un incremento di circa 16,8% 5. Il capitale necessita del vuoto per continuare a riempirci di cemento. Per cui, mentre le abitazioni sfitte tengono “vivo” il mercato, le nuove costruzioni consumano suolo: nel 2024 2,7 m² ogni secondo, 23 ettari al giorno, 7.850 ettari netti di suolo (più di 11.000 campi da calcio) 6. E lo sfitto serve anche ad alimentare il mercato degli affitti brevi i quali sostengono l’economia estrattivista del turismo massivo. E tanto più si allarga questo turismo, tanto più si abbassano i salari. 7. E’ un enorme tritacarne del tuo potere d’acquisto, una manovra a tenaglia sui nostri territori, un assedio ad ogni possibilità di vita. 8. La destra è allineata a tutto questo: nei nomi, nelle relazioni, nelle sue ideologie. Non fa nulla per nasconderlo. O meglio lo nasconde con la “distrazione di massa securitaria”. 9. Il campo largo? Si affida alla dissuasione del “capitale”. E così anche a Roma hanno provato la trattativa con i palazzinari. E loro stessi hanno dovuto ammettere che la trattativa è stata “un muro di gomma”. 10. E poi ci sono le cosiddette soluzioni di buon senso: il ricollocamento delle famiglie in altre strutture con cui dare l’impressione che abbiamo salvato gli individui, anche se abbiamo distrutto la comunità. 11. Perché esempi come SpinTime, o come la Gkn, sono piccoli in fondo, e di certo non possono da soli ribaltare gli interi rapporti di forza. Ma sono quella sabbia negli ingranaggi che il sistema non si può permettere. 12. E mentre i sindaci “illuminati” si indignano e gettano la spugna con gran dignità, a soffrire sull’asfalto a 50 gradi sono disoccupate/i, precarie/i, famiglie, bambine/i. E non lo diciamo per sollevare “pena”, ma al contrario per dire che solo il movimento in campo sa cosa sia la dignità. 13. Non c’è dissuasione possibile, ci dovrebbe essere la coercizione che deriva dalla legge e che impone la “pubblica utilità”. La casa, il lavoro, ciò che ha consumato il nostro suolo, ciò che determina i nostri paesaggi, deve rispondere a valutazioni di pubblica utilità. 14. Quelle per cui la vita dovrebbe dominare il mattone e non viceversa. 15. E qua il problema è di vari livelli: le leggi mancano, se ci sono non le applicano, se le applicano le applicano tardi e male perché il personale politico formato dall’alto e con l’alto e nel vuoto è strutturalmente incapace di interpretare il proprio ruolo in chiave di “bene pubblico”. 16. Sul piazzale di SpinTime, comunque vada a finire, si forma la classe dirigente che imporrà domani la pubblica utilità. #insorgiamo Collettivo Di Fabbrica – Lavoratori Gkn Firenze Redazione Italia
August 9, 2026
Pressenza
Non distogliamo lo sguardo
Succede a Senigallia che, in uno dei tanti ristoranti del centro, nella piazza del Foro Annonario, una donna migrante e incinta che vende braccialetti venga aggredita. Un cliente del ristorante, invece di rispondere alle offerte — più o meno insistenti, cambia poco —, le tira l’acqua del suo bicchiere. Un gesto orribile. In una Senigallia addobbata a festa per l’economia estiva e per chi può permettersela, la richiesta di comprare un braccialetto diviene il pretesto per una deprecabile condotta. In una Senigallia che corre verso l’obiettivo irraggiungibile di essere una “città da vip”, meta turistica di punta, un cameriere del ristorante cerca di rimediare alla reazione della donna — agitata e offesa — con uno schiaffo, tra tavoli pieni e aperitivi a mezz’aria. Succede a Senigallia, nella calura anomala e sconcertante che tenta di raccontarci qualcosa, che il titolare del locale spinga una donna sopraggiunta per soccorrere la persona aggredita, allontanandola bruscamente e inveendo contro entrambe. Succede che, nell’euforia del primo lunedì di agosto, il velo dell’indifferenza si sia strappato, mostrandoci cosa si nasconde dietro, pronto a uscire per ridefinirci culturalmente e umanamente. Decidiamo di prendere parola perché a tutto questo vogliamo resistere, ricordando che ostilità, rifiuto dell’altro/a e discriminazioni non fanno grande una comunità e non sono la chiave per confrontarci con la marginalità e il disagio sociale e psichico. L’aggressività generata da questi fatti, osservata da molte persone ferme ai tavoli, è l’indice che ogni modalità di cura si sta sfaldando, proprio nel momento del bisogno. In tempi come questi l’unico welfare possibile è il prodotto della resistenza attiva, della solidarietà e della costruzione di rete sociale. Lo ribadiamo: l’assenza di rispetto non ci salverà da questo lento incedere verso un futuro sempre più incerto, né tanto meno porterà la nostra piccola città in cima alla vetta. Di queste alture facciamo ampiamente a meno a favore di un’orizzontalità capace di annullare il razzismo e il sessismo, da sempre funzionali alla scalata. Il modello maschilista e autoritario, pronto a disumanizzare l’altro/a, si sta riproponendo attraverso stravolgimenti politici e culturali e attraverso la “guerra globale a pezzi”; esso non è altro che l’estrema barricata di paura di fronte a un cambiamento già in atto. La paura di perdere il privilegio globale, la paura di contaminarci con altre culture, la paura di dover condividere risorse e pezzi di terra agibili, la paura della povertà, la paura di far cadere i ruoli di genere, la paura che qualcuno/a ci rubi il lavoro, il diritto di nascita e il dominio conquistato dall’uomo bianco: questa paura, quella dell’uguaglianza, può permeare la società, stordirla, inferocirla, renderla vile e indifferente, fino a farle accettare la follia della guerra. Serve un contenimento coeso nei confronti di questa “pedagogia della crudeltà”. Servono denunce pubbliche affinché il velo del dicibile sia rammendato e la società possa essere non solo un luogo selvaggio di guadagno, affari e arrivismo, ma una maglia relazionale per affrontare collettivamente queste paure, discuterne, decostruirle, convertirle in lotta sociale, in consapevolezza e non sublimarle con comportamenti violenti e discriminatori. Come attiviste femministe e transfemministe delle realtà associative e dei collettivi di Senigallia sosteniamo da sempre che la società abbia un ruolo fondamentale, educante, ricostituente e conflittuale, soprattutto nei momenti in cui l’istituzione viene meno a quella visione pacifica e tollerante in cui i diritti possano ampliarsi e non comprimersi, alimentando ulteriormente le marginalità, l’isolamento dei più vulnerabili e la permeabilità all’odio, alla violenza e alla criminalità organizzata che da sempre, di tutto questo, sa come approfittarsi. L’inviolabilità della persona rimane un limite invalicabile, soprattutto se riguarda una persona portatrice di stigmi sociali dettati da etnia, classe e sesso; per questo, la gravità di quello che è successo non va taciuta. Succede a Senigallia che pochi uomini impauriti dimostrino odio, e che tante e tanti rispondano con rabbia e femminismo. Per queste ragioni, le nostre realtà associative rivolgono un accorato appello alla cittadinanza, alle istituzioni, agli operatori economici e al tessuto sociale di Senigallia affinché: 1. Si condanni ogni forma di prevaricazione. Non ci si volti dall’altra parte di fronte a gesti di odio, discriminazioni e violenza fisica e verbale nei confronti di tutti, in particolare nei confronti dei più vulnerabili e quindi minori, donne, persone in difficoltà economiche e sociali, anziani; 2. Si tuteli la dignità umana nello spazio pubblico. Riaffermare che Senigallia è e deve rimanere una comunità accogliente, plurale e antirazzista, dove il rispetto della persona viene prima di qualsiasi decoro di facciata. Libera Presidio di Senigallia Attilio Romanò Collettivo Transfemminista Ortica Rete Femminista Marche molto+di194 Centro Sociale Arvultura Coordinamento donne SPI CGIL di Senigallia FactoryZeroZero APS Ass. Dalla parte delle Donne GrlS Marche ARCI Senigallia APS Scuola di Pace “V. Buccelletti” Comune di Senigallia Rete per la Pace Subito Senigallia Domenica 9 agosto a partire dalle 18.30 Centro Sociale Arvultura, Collettivo Trasfemministra Ortica e Scuola di Italiano per stranieri Penny Wirton hanno indetto un presidio in una piazza del centro, Piazza Saffi   Redazione Marche
August 9, 2026
Pressenza
Aeroporto Ridolfi di Forlì
Recentemente è stato pubblicato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e dall’ENAC il Piano Nazionale degli Aeroporti, relativo al periodo 2026-2035, che individua 41 aeroporti di interesse nazionale e 13 sistemi integrati. Il Ridolfi di Forlì è stato inserito come aeroporto di interesse nazionale, grazie anche alla sua integrazione nel sistema aeroportuale regionale. Rispetto agli scali romagnoli il Piano assegna a Rimini e Forlì specializzazioni diverse: Rimini risulta focalizzato prevalentemente sul traffico passeggeri e sul supporto al turismo commerciale e internazionale della Riviera, mentre il Ridolfi si distingue per la sua vocazione tecnologica e formativa grazie al Polo Tecnologico Aeronautico, ritenuto un’eccellenza per la sinergia tra mondo universitario e settore aeronautico. In merito poi al rilascio del certificato EASA 139 per l’aeroporto di Forlì, ricevuto il 3 luglio e presentato alla collettività come il più prestigioso riconoscimento europeo della qualità e della sicurezza dell’aeroporto Ridolfi, il Comitato Sorvolati ed il Tavolo delle Associazioni Ambientaliste di Forlì (TAAF) sottolineano che Forlì, dei 41 aeroporti nazionali, era tra gli 8 che ancora non l’avevano. Tale certificazione, oggetto di sorveglianza continua e controlli periodici da parte di Enac, è obbligatoria a livello nazionale ed europeo per poter operare, pena la sospensione delle attività aeroportuali. Per il Ridolfi era obbligatorio ottenerla in quanto la precedente temporanea autorizzazione, rilasciata a livello nazionale, scadeva il 5 luglio. Il Ridolfi si è limitato a seguire le procedure previste dalle normative EASA, ICAO ed ENAC, per la conversione da certificato nazionale a certificato europeo e la necessaria autorizzazione a continuare ad operare. Inoltre la normativa di riferimento prevede che sia attuata la “protezione delle aree limitrofe degli aeroporti” e su questo piano le carenze del Ridolfi, come il Comitato e il TAAF da tempo denunciano, sono macroscopiche. Come si proteggono le aree limitrofe se mancano le mappe di vincolo che censiscono e aggiornano gli ostacoli in prossimità della pista ed evidenziano i siti sensibili ? Come si protegge la sicurezza ed incolumità delle circa 2.500 persone che frequentano le scuole del Polo Tecnologico, se mancano l’analisi del carico antropico e le curve di isorischio e non è operativo il Piano di Emergenza Esterno? Come si protegge la salute dei cittadini sottoposti al rumore se non esiste la zonizzazione acustica e la Commissione incaricata non si riunisce? Anche questi aspetti, la cui tutela è obbligo di legge nazionale, europea ed internazionale, andrebbero finalmente assunti da ENAC e dagli altri soggetti coinvolti:  Comune di Forlì, Regione Emilia Romagna, Arpae, FA. Tavolo Associazioni Ambientaliste Forlì Redazione Romagna
August 7, 2026
Pressenza
Sulla chiusura del centro islamico di Borgo Marina a Rimini
La chiusura del Centro islamico di Borgo Marina non è una vittoria delle regole, ma il fallimento discriminatorio di una politica che cancella i diritti fondamentali. Gridare al trionfo per la sospensione delle attività del centro culturale Al Tawhid svela la natura reazionaria e securitaria della destra riminese, incarnata da Gioenzo Renzi. Per 22 anni l’unica “battaglia” portata avanti da Fratelli d’Italia non è stata quella per garantire spazi dignitosi e sicuri a migliaia di cittadini di fede musulmana, ma una persecuzione burocratica e ideologica volta a escluderli dal tessuto sociale. Parlare di “incompatibilità” e sventolare controlli igienico-sanitari e verifiche dei Vigili del Fuoco è pura ipocrisia. Se una struttura di 130 metri quadrati era insufficiente a contenere centinaia di fedeli, il dovere di una politica inclusiva e civile era trovare una soluzione alternativa, non esultare per la sua scomparsa. La libertà di culto è un diritto garantito dalla Costituzione, ma a Rimini la destra preferisce calpestarlo pur di racimolare consenso elettorale, trasformando un problema di spazi in una caccia alle streghe contro la comunità bengalese. La “rigenerazione” e il “recupero dell’identità riminese” auspicati da Renzi sono sinonimi di gentrificazione ed epurazione culturale. Borgo Marina non tornerà alla “normale vivibilità”, ma diventerà un quartiere più povero, privato di un punto di riferimento sociale e spirituale che per anni ha garantito aggregazione. Questa non è la fine di una battaglia legittima: è una vergogna politica che priva la città della sua anima multiculturale e accogliente, lasciando spazio solo all’intolleranza. Ufficio stampa-Rimini EcoSocialista Redazione Romagna
August 7, 2026
Pressenza
Still I Rise trasferisce la sua scuola a Damasco
Concluso il programma educativo nel Nord-Ovest del Paese, l’organizzazione si prepara a spostare il progetto nella capitale, dove il bisogno resta particolarmente urgente e maggiori sono le possibilità di contribuire alla ricostruzione del sistema scolastico siriano. Still I Rise trasferirà il proprio progetto educativo in Siria dall’area di Ad Dana, nel Nord-Ovest del Paese, a Damasco. Le operazioni nella Scuola di Ad Dana si sono concluse il 31 luglio 2026, dopo che tutti gli studenti e le studentesse hanno completato il proprio percorso educativo annuale. Secondo il piano attuale, il nuovo progetto nella capitale sarà avviato entro la fine del 2026. La decisione di spostare le operazioni, maturata durante la visita in Siria di Nicolò Govoni, Giulia Cicoli e Giovanni Volpe nel dicembre 2024, nasce dalla volontà di far evolvere l’intervento dell’organizzazione insieme ai cambiamenti in corso nel Paese. «Un anno e mezzo fa abbiamo scelto di evolverci insieme all’evolversi della situazione in Siria», ha dichiarato Nicolò Govoni, CEO e fondatore di Still I Rise. «I bisogni stanno cambiando. Il Paese sta cercando di risollevarsi dopo una guerra molto sanguinosa e vogliamo essere in grado di sostenerne la rinascita, mettendo l’istruzione al centro della ricostruzione». Quando Still I Rise è arrivata in Siria, nel 2020, il Paese era in una situazione drammatica e il Nord-Ovest, roccaforte dei ribelli, rappresentava una delle aree con il bisogno educativo più urgente. Dopo sei anni molto duri, in cui la popolazione dell’area ha dovuto affrontare bombe, terremoti e fame, dalla fine della guerra – avvenuta a dicembre 2024 – la Siria ha finalmente avviato la fase di ricostruzione. E l’organizzazione vuole continuare a esserci anche in questa nuova fase, nella capitale Damasco. Il trasferimento consentirà quindi di indirizzare il progetto verso un territorio in cui Still I Rise potrà intervenire non soltanto attraverso le attività scolastiche, ma anche contribuendo alla ricostruzione del sistema educativo nazionale. Un sistema scolastico in trasformazione La scelta si inserisce nella più ampia evoluzione del sistema educativo siriano. Secondo quanto riportato da Syrian Arab News Agency, nel maggio 2026 il Ministero dell’Istruzione ha annunciato la riapertura, nell’arco di 100 giorni, di 2.236 scuole nelle regioni orientali del Paese, permettendo a oltre 500.000 studenti di tornare in classe. Nello stesso periodo, circa 38.000 insegnanti e membri del personale amministrativo sono rientrati nel sistema scolastico e sono stati riattivati 42 complessi educativi. Il piano governativo comprende inoltre interventi di riabilitazione delle infrastrutture, programmi di formazione degli insegnanti e attività di recupero per contrastare le perdite di apprendimento. Le iniziative interessano Raqqa, Deir ez-Zor, Hasakah e alcune aree rurali di Aleppo. Il quadro mostra come, in diverse zone della Siria, il sistema pubblico stia progressivamente recuperando capacità di intervento. In questa fase, anche il ruolo di Still I Rise è chiamato a evolversi, concentrandosi nei territori dove maggiori sono le possibilità di contribuire alla ricostruzione educativa del Paese. Damasco, tra intervento educativo e lavoro istituzionale La presenza a Damasco permetterà a Still I Rise di rafforzare anche il proprio lavoro diplomatico e di contribuire più direttamente alla definizione del nuovo sistema scolastico siriano. Il dialogo con il Ministero dell’Istruzione è iniziato dopo l’incontro con il Ministro del 1° gennaio 2025 ed è proseguito attraverso interlocuzioni periodiche. Operare nella capitale consentirà all’organizzazione di consolidare questa collaborazione e di aumentare la propria capacità di incidere sulle politiche e sulle pratiche educative del Paese. Anche nella prima fase di operatività a Damasco, il programma scolastico manterrà una durata annuale. Il nuovo progetto proseguirà così l’esperienza sviluppata da Still I Rise in Siria, adattandola a un contesto che non richiede più soltanto una risposta all’emergenza, ma un investimento di lungo periodo nella ricostruzione, nella formazione e nel futuro delle nuove generazioni. Still I Rise
August 7, 2026
Pressenza
Salviamo il Bosco Ospizio di Reggio Emilia, un polmone verde che non può essere sacrificato al profitto!
Da lunedì 3 agosto, un gruppo di cittadine e cittadini dell’Assemblea del Bosco Ospizio di Reggio Emilia, insieme a realtà e persone amiche attive in altre città, sta facendo resistenza civile nonviolenta con tutte le sue forze per difendere un pezzo prezioso di natura urbana: 45.000 metri quadrati di bosco urbano nella zona est della città. Un bosco che non è solo alberi, ma ossigeno, biodiversità e un ecosistema ricco nato in venti anni riforestazione naturale, in un’area abbandonata dall’uomo dopo la demolizione della vecchia casa di riposo. L’area è di proprietà di Conad Centro Nord, che ha in progetto di distruggere questo ecosistema per costruire un supermercato – supportata dall’Amministrazione Comunale. Un’operazione che rappresenta l’ennesimo schiaffo alla sostenibilità, all’ambiente e al futuro delle nuove generazioni. Nei primi giorni di presidio, gli operai, sostenuti dalle forze dell’ordine, hanno tentato di entrare con le ruspe per abbattere gli alberi, ma la resistenza civile nonviolenta è stata forte: oltre 100 persone si sono sedute davanti ai cancelli – nonostante l’identificazione selvaggia nessuno ha ceduto. Questo è un segnale chiaro: la cittadinanza non accetta più che il profitto privato venga anteposto al diritto collettivo a vivere in un ambiente sano. Non possiamo permettere che il Bosco Ospizio venga sacrificato sull’altare del cemento e del consumo sfrenato. È tempo di dire basta a questo modello di sviluppo che distrugge la natura e ignora le esigenze reali delle persone. Il presidio adesso va avanti in maniera permanente e a oltranza: dalle 6:30 del mattino davanti all’ingresso del bosco – durante la giornata con workshop e momenti di socialità – durante la notte con una tendata preavvisata. L’assemblea del bosco, le realtà ambientaliste amiche e tutti i cittadini e le cittadine che hanno a cuore il futuro della città e la lotta al cambiamento climatico non hanno intenzione di arretrare di un passo, ma di rimanere in presidio un minuto di più di chi questo polmone verde a Reggio Emilia vuole asfaltarlo. Unitevi a noi in presidio permanente. Assemblea Bosco Ospizio Redazione Italia
August 7, 2026
Pressenza
A Varese si continua a fare rumore per Gaza
La realtà ci obbliga a ribellarci (malgrado le contestazioni e l’infrangibile indifferenza che ci circonda). Presto o  tardi il disumano sterminio che i carnefici sionisti stanno compiendo li allineerà alla sbarra del giudizio inappellabile della storia, insieme ai loro complici. Il destino di tutte le cose umane è di arrivare alla fine: anche questa follia avrà termine, ma tale consapevolezza non smorza la pena per tutte le vite innocenti che nel frattempo verranno inutilmente spazzate via e il profondo rammarico di non riuscire a risparmiarle. La tentazione di distogliere lo sguardo è potente in modo proporzionale alla nostra impotenza, ma se dire No! è  tutto quello che ci resta allora gridiamolo più forte! Che piaccia o meno, non smetteremo di fare rumore. Saremo in Piazza Garibaldino anche sabato 8 agosto a partire dalle 18:30, perché quello che sta succedendo è  inaccettabile. Comitato Varesino per la Palestina Redazione Varese
August 6, 2026
Pressenza
Sessanta studenti e studentesse di Gaza a Supino (Frosinone). Lettera/appello di AssopacePalestina
Sessanta studentesse e studenti di Gaza, che hanno ottenuto delle borse di studio da diverse università italiane, si incontreranno a Supino, al centro Bab el Sham (La porta del sole) di AssopacePalestina dal 16 al 23 agosto 2026 per conoscersi, scambiare idee, condividere la loro situazione, i bisogni e le necessità che hanno e le rivendicazioni da presentare al nostro governo. Scambieranno con i rappresentanti italiani della società civile e di partiti esperienze, comuni e diverse, per trovare insieme un percorso solidale. Ci saranno anche momenti culturali e turistici. Le “guide turistiche per Gaza” di Roma si sono offerte di accompagnarli a visitare Roma e Anagni, con un incontro con il sindaco e la giunta comunale, a cui si aggiungeranno una gita al mare e un trekking sui Monti Lepini. Naturalmente saranno accolti anche dal sindaco di Supino. I gazawi si sono offerti di organizzare una serata con la cittadinanza per farle gustare la cucina palestinese, che come per I’Italia ha grande importanza nella loro cultura. La serata si svolgerà il 19 agosto nella piazza Umberto I di Supino dalle 18:30 in poi. L’accoglienza, il vitto e l’alloggio per i sessanta ospiti (il viaggio per raggiungere Supino è a carico dei partecipanti) ha un costo che non possiamo permetterci. Probabilmente vi e ci direte: allora perché vi siete imbarcati in questa avventura? Perché è importante accogliere e creare reti di solidarietà con giovani arrivati in Italia, che convivono con i traumi di ciò che hanno vissuto. Oggi sono lontani dai bombardamenti, dalla distruzione, dalla fame e dalla sete che i gazawi continuano a subire. Malgrado l’annunciata tregua, Israele continua ad uccidere bambini, uomini e donne e a radere al suolo tutto il nord e il centro della Striscia, ma il trauma continua per le loro famiglie rimaste a Gaza, per il loro futuro in esilio, per il loro Paese privato della libertà e dell’autodeterminazione. A cosa mira questa lettera/appello? A far sì che la vostra solidarietà si esprima in modo concreto. Abbiamo bisogno di sostenere vitto e alloggio per 60 persone e gli spostamenti previsti per l’intera settimana. L’alloggio per 42 persone è messo a disposizione da AssopacePalestina nel centro Bab El Shams; dovremo trovare 20 lettini e materassi per 20 persone. Li stiamo cercando in Ciociaria con le diverse organizzazioni sportive e altre. Dobbiamo acquistare vettovaglie per 60 persone per una settimana. Nel circondario stiamo cercando di raccogliere il cibo per almeno le colazioni e i pranzi. Dobbiamo raccogliere fondi per cene in pizzeria e per i trasporti locali. A questo link trovate tutte le indicazioni per farci avere il vostro contributo.       Assopace Palestina
August 6, 2026
Pressenza
Resistenza e solidarietà operaia a Campi Bisenzio
Il 2 agosto ho partecipato all’assemblea degli operai dell’ACCA a Campi Bisenzio (Firenze). Tanti operai presenti, ma anche tanti solidali, come me arrabbiati per le tante ingiustizie che i proprietari di questa fabbrica stanno scaricando sui lavoratori. Il sindacato SUDDCOBAS ha il merito di averli uniti ( tocca uno tocca tutti ) ma anche di aver scoperto insieme agli operai una fitta rete di evasioni fiscali, finte chiusure e riaperture di fabbriche, assenza di contratti, caporalato. AIUTIAMOLI PERCHÉ LA GIUSTIZIA E’ COMPITO DI OGNUNO DI NOI > APPELLO A TUTTE LE ASSOCIAZIONI, COLLETTIVI E REALTÀ SOLIDALI > La Cassa di Resistenza degli operai Acca in sciopero ha bisogno di tutti e > tutte noi. > Aiutaci a sostenere la lotta dei lavoratori, insieme possiamo essere tutto, > insieme possiamo vincere: > – organizza un evento di raccolta fondi; > – dona e fai donare al crowdfunding; > – segnalaci eventi a cui poter partecipare per raccogliere offerte a sostegno > della lotta; > – compra una maglietta del Sudd Cobas (il ricavato andrà interamente alla > Cassa di Resistenza). > Da oltre un mese gli operai della Acca stanno mettendo i loro corpi a difesa > dei diritti, con il sole, con la pioggia, con la grandine, ore, giorni, > settimane davanti ai cancelli. > Rinunciare al salario per uno, due o tre mesi è dura. Serve coraggio, tanto > coraggio. Ma quando devi pagare l’affitto, le bollette, mantenere una famiglia > o pagarti le cure mediche a volte il coraggio non basta. E allora il > territorio si fa rete. > “Tanti di questi ragazzi hanno la famiglia lontana, è per questo che si deve > essere noi la loro famiglia” (Danio, operaio ex-GKN) Puoi donare alle seguenti coordinate: IBAN: IT50H0501802800000017275041 Intestatario: Comunità Operaia Multinazionale Soccorso Attivo Redazione Toscana
August 6, 2026
Pressenza