Tag - comunicati stampa

Laika con Justice for Palestine a Roma e Bruxelles per chiedere la fine dell’accordo tra UE e Israele
All’alba dell’8 maggio, alla vigilia della Giornata dell’Europa, la street artist Laika ha compiuto un doppio blitz a Roma e Bruxelles, affiggendo tre opere che denunciano la complicità dell’Unione Europea e del Governo Italiano con Israele. L’azione artistica nasce dall’incontro con Justice for Palestine, l’iniziativa dei cittadini europei che chiede la sospensione totale dell’accordo di associazione tra Unione Europea e Israele. In via Quattro Novembre, davanti agli uffici di Roma del parlamento UE, l’opera di Laika ritrae Giorgia Meloni (dal titolo “Close friends”) che si dà la mano con il colono israeliano ritratto dalla copertina dell’Espresso mentre brutalizza e minaccia dei contadini palestinesi allontanandoli dalla loro terra. “Il Governo italiano è stato uno dei principali ostacoli per arrivare a sanzioni efficaci nei confronti dello stato di Israele“, afferma l’artista. A Bruxelles, in Rue Wayenberg, a pochi passi dall’Europarlamento, Benjamin Netanyahu, invece, è ritratto in un bacio con Ursula von der Leyen (dal titolo “A bloodthirsty love”), a testimoniare la complicità dell’UE con Israele. In entrambe le città, lo stesso filo conduttore: “Dikè: Justice in danger”, che ritrae la Giustizia messa sotto sequestro da due soldati dell’IDF. Un poster a Place Sainte Catherine, l’altro a Via della Cordonata. Con oltre 1 milione di firme raccolte nei paesi dell’UE, oltre 250.000 solo in Italia, Justice for Palestine impegna le istituzioni europee a prendere posizione per isolare dal punto di vista diplomatico, economico e commerciale Israele, a fronte della palese violazione dei diritti umani e del diritto internazionale con cui agisce a Gaza e nei territori occupati, tra il genocidio dei palestinesi nella Striscia e il regime di apartheid a cui sono sottoposti in Cisgiordania. Le opere di Laika accompagneranno nei prossimi mesi la campagna per pretendere la fine dell’accordo UE-Israele, che vede protagonista numerose organizzazioni della società civile e dell’associazionismo palestinese in tutta Europa. “Colpire l’economia dell’apartheid e del genocidio, a cominciare dal mercato delle armi, è lo strumento di lotta non violenta più efficace che ci sia per fermare i crimini di Israele e il progetto di cancellazione dei palestinesi“, afferma l’artista. Laika conclude con un appello per la liberazione dei due militanti della Global Sumud Flotilla: “Sono qui anche per chiedere l’immediata liberazione di Saif Abu Keshek e Thiago Avila, sequestrati illegalmente da Israele in acque internazionali”.   Ufficio stampa Laika Redazione Italia
May 8, 2026
Pressenza
Piombino hub nazionale del traffico di armi?
CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE INFRASTRUTTURE PUBBLICHE IMMAGINARE UN ALTRO SVILUPPO PER I NOSTRI PORTI CONVEGNO GIOVEDÌ 14 MAGGIO DALLE 16:00 ALLE 19:00 CENTRO GIOVANI DI PIOMBINO L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università pubblica il comunicato di USB Piombino e Livorno che, in collaborazione con il gruppo Donne in nero di Piombino, ha organizzato un convegno sul traffico di armi nel porto di Piombino. Interverranno: Francesco Staccioli (esecutivo nazionale USB trasporti) Linda Maggiori (giornalista di inchiesta) Alessio Biondi (RLS di sito porti provincia di Livorno) Alessandro Volpi (docente universitario) A seguire dibattito con interventi di partiti, collettivi e associazioni. La lotta al transito di armi, carburante o altro materiale ad uso bellico destinato a Israele o ad altri teatri di guerra, ha sempre contraddistinto il lavoro di USB nei porti italiani in questi anni. Partendo da Genova e grazie anche alla spinta più recente delle Flottille dirette a Gaza, questo movimento di opposizione è cresciuto sempre più, raggiungendo una visibilità inedita e soprattutto dimostrando che inceppare la logistica della guerra è materialmente possibile. Innumerevoli ragioni ci spingono ad assumere questa posizione: l’internazionalismo e lo spirito di solidarietà verso i popoli oppressi in primo luogo, ma anche la difesa della sicurezza dei lavoratori e dei cittadini e la tutela dell’occupazione, che solo uno sviluppo commerciale delle attività portuali può realmente garantire. Anche a Piombino il nostro sindacato ha affiancato gruppi di cittadini (in particolare il gruppo delle Donne in nero) e i comitati che si oppongono al rigassificatore nel denunciare i rischi per la sicurezza connessi alla movimentazione di armi e mezzi militari. Ci sembra che negli ultimi mesi la frequenza e l’intensità di carico delle navi Severine e Capucine sia in preoccupante crescita. Che siano per esercitazioni della NATO in Europa o direttamente destinate a rifornire le guerre Usa e israeliane nel Golfo Persico (si veda il maxi-carico del 30 marzo scorso diretto in Arabia Saudita), stanno rendendo il porto di Piombino un hub sempre più cruciale. La guerra non è un fatto lontano, parte da noi, dalle nostre banchine. E a quelle può anche tornare, rendendole un obiettivo militare. Crediamo che questo scenario non sia né eticamente né politicamente accettabile e che risulti inoltre economicamente deleterio a livello occupazionale. Abbiamo portato avanti questa battaglia in città in diverse occasioni, dai tre scioperi generali dell’autunno (tra cui la manifestazione del 3 ottobre, con 1500 persone che entrarono in porto) a presidi in centro e a vari incontri di approfondimento. Dopo aver partecipato alla recente manifestazione contro il rigassificatore dello scorso 11 aprile organizzata dal Comitato di Salute Pubblica, abbiamo avvertito l’esigenza di un momento di confronto e approfondimento più strutturato. Da quali realtà è composto oggi il movimento dei lavoratori e delle lavoratrici che si oppongono alla guerra, nei porti come nelle ferrovie e nelle industrie? Che ruolo hanno i porti toscani e in particolare quelli di Livorno e Piombino nella logistica bellica USA e NATO? Perché e in che modo l’articolo 11 della Costituzione italiana e la legge 185/1990 sul divieto di esportazione di armi verso stati belligeranti vengono spesso aggirati o apertamente violati senza che le autorità competenti intervengano? Quali rischi per la sicurezza sono connessi alle operazioni di carico e scarico di tale materiale, vista anche la presenza del rigassificatore in porto? Perché infine è non solo giusto ma anche economicamente ragionevole opporsi ai piani di riarmo e puntare su altri tipi di sviluppo anche in ambito portuale? Con questo convegno intendiamo non solo diffondere informazione e suscitare dibattito tra i lavoratori e i cittadini ma anche interpellare direttamente le autorità competenti, le istituzioni e la classe dirigente locale e regionale sul futuro del nostro porto. Piombino non può e non deve diventare un Hub del gas e delle armi. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
May 8, 2026
Pressenza
RSU FIOM Leonardo Caselle al fianco della flotilla
In considerazione dei tragici eventi che stanno avvenendo in questi giorni, contro  il  tentativo  di  intervento  umanitario,  le  RSU  Fiom  di  Caselle oltre  ad esprimere solidarietà ai sequestrati della Flotilla, intendono sollecitare le Organizzazioni sindacali per promuovere una lotta e dare continuità agli impegni che pubblicamente presi: contro il riarmo e in solidarietà alla Palestina e ai popoli oppressi, perché la determinazione dei lavoratori e degli studenti non arretra: non farlo significherebbe fare un passo indietro rispetto alla sensibilizzazione messa in campo l’autunno scorso. La determinazione dei lavoratori non si arresta, né contro l’ondata di repressione, né contro la repressione subite sui posti di lavoro. L’assedio imperialista posto alla Palestina e Cuba è lo stesso che incatena ovunque, anche nelle aziende, perché vuol dire alimentare un’economia di guerra, che si  traduce  in  precarietà  delle  vite:  troppe  aziende  lucrano  sulle  morti,  sia  le morti sul lavoro che quelle tra le vittime civili palestinesi e libanesi, che sono figlie della stessa logica dell’odioso sistema capitalista che governa e impone al mondo violenza e odio. Questa  stessa economia  di  guerra  vuol  dire  soprattutto  chiudere  ospedali qui, e distruggerne a Gaza, vuol dire ricatto tra lavorare per la guerra o fare la fame. La solidarietà verso le popolazioni che stanno soffrendo è un dovere: la Lavoratrici e i Lavoratori dell’Italia da sempre la praticano. Oggi sono troppe le situazioni di guerra:è giusto mobilitarsi per fermare le stragi di civili innocenti. Lo sciopero generale sarebbe un utile strumento contro la complicità e l’indifferenza. Redazione Torino
May 8, 2026
Pressenza
Sciopero Generale 18 maggio: nemmeno un chiodo per guerre e genocidio
USB raccoglie l’appello lanciato dalla Global Sumud Flotilla e proclama lo sciopero generale per il 18 maggio. La guerra, il genocidio in Palestina, la corsa al riarmo, l’attacco al diritto internazionale e il restringimento degli spazi democratici impongono un salto di qualità nella mobilitazione. L’assalto alla Global Sumud Flotilla, il sequestro degli attivisti in acque internazionali, la detenzione illegale di Thiago Ávila e Saif Abu Keshek, oggi in sciopero della fame, segnano un punto ulteriore di rottura. Israele agisce nella totale impunità, calpestando il diritto internazionale, sostenuto dalla complicità politica, economica e militare dei governi occidentali. Israele rappresenta oggi un pericolo per l’intera umanità. Lo rappresenta sul piano militare, perché porta la guerra oltre ogni confine, aggredisce altri Paesi, trascina l’area mediorientale e il mondo intero dentro una spirale sempre più estesa di conflitto. Lo rappresenta sul piano politico, perché mostra che uno Stato può bombardare, occupare, deportare, affamare un popolo, sequestrare attivisti internazionali e violare ogni norma del diritto internazionale continuando a godere della copertura delle potenze occidentali. Lo rappresenta anche sul piano economico, perché attorno alla guerra permanente si costruisce un modello che sposta enormi risorse pubbliche verso armi, apparati militari, industria bellica e controllo sociale, sottraendole a salari, sanità, scuola, welfare, casa, pensioni e diritti. Gli Stati Uniti insieme a Israele stanno portando il mondo dentro una guerra permanente e destabilizzano l’intero Medio Oriente, anche attraverso l’aggressione all’Iran. Il genocidio del popolo palestinese, l’assedio di Gaza, la distruzione di interi territori e l’aggressione contro altri Paesi sono resi possibili anche dalla complicità degli Stati Uniti, che lo sostengono, lo finanziano, lo armano e lo coprono politicamente e militarmente. Il Governo Meloni, l’Unione Europea e la NATO sono altrettanto responsabili, perché sostengono, coprono e legittimano questa deriva, scelgono la sudditanza agli Stati Uniti e a Israele e trasformano la guerra in politica industriale, in spesa pubblica militare, in riarmo e in sacrifici sociali scaricati sui lavoratori e sulle lavoratrici. Sono responsabili anche delle conseguenze economiche e sociali che questa guerra produce sulla vita dei lavoratori e delle lavoratrici. Ogni bomba, ogni missione militare, ogni accordo bellico, ogni aumento delle spese militari si traduce in meno salari, meno sanità, meno scuola, meno welfare, meno pensioni, meno casa, meno sicurezza sociale. La guerra produce morti e distruzione nei territori colpiti e impoverimento, sfruttamento e repressione anche nei Paesi che la finanziano, la sostengono e la rendono possibile. Il Governo Meloni ha scelto fino in fondo la strada della sudditanza agli Stati Uniti, alla NATO e a Israele. Ha scelto la complicità politica, militare, diplomatica ed economica con chi massacra il popolo palestinese, bombarda altri Paesi, sequestra attivisti internazionali, viola il diritto internazionale e trascina il mondo verso un conflitto sempre più esteso. Questa complicità rende il Governo italiano corresponsabile delle morti, della distruzione e delle conseguenze economiche che ricadono sul mondo del lavoro. L’Unione Europea, invece di fermare questa deriva, la accompagna e la rilancia. Parla di sicurezza mentre costruisce economia di guerra, invoca il diritto internazionale mentre copre Israele, chiede sacrifici sociali mentre aumenta le spese militari. Il risultato è un continente più armato, più povero, più autoritario, più subordinato agli interessi strategici degli Stati Uniti e dell’industria bellica. La guerra entra nelle nostre vite. Entra nei salari che perdono valore, nella sanità pubblica svuotata, nella scuola impoverita, nel welfare tagliato, negli affitti che aumentano, nei prezzi che corrono, nella benzina che pesa sempre di più sulle famiglie. Ogni euro destinato al riarmo è un euro sottratto a chi lavora, a chi studia, a chi si cura, a chi vive del proprio salario. Questo impoverimento non è solo l’effetto temporaneo di una fase internazionale più instabile. È il segno di un nuovo modello sociale fondato sull’estremizzazione delle disuguaglianze, sulla compressione dei salari, sulla privatizzazione dei servizi essenziali, sulla distruzione del welfare pubblico, sulla precarizzazione del lavoro, sulla subordinazione della scuola, dell’università e della ricerca agli interessi delle imprese e degli apparati militari. Siamo dentro una nuova fase dell’ultraliberismo: più feroce, più autoritaria, più armata. Dopo anni di tagli, privatizzazioni e precarietà, oggi il salto di qualità passa attraverso l’economia di guerra. Le risorse pubbliche vengono spostate dai bisogni sociali alle spese militari. La ricchezza prodotta dal lavoro viene concentrata nelle mani di grandi gruppi industriali, finanziari, energetici, tecnologici e bellici. Alla maggioranza della popolazione vengono chiesti sacrifici, salari bassi, pensioni più povere, servizi peggiori, vite più precarie. Guerra, riarmo, repressione e impoverimento sociale fanno parte dello stesso disegno. Vogliono costruire una società più diseguale, più disciplinata, più controllata, dove chi lavora produce ricchezza ma conta sempre meno, dove i profitti vengono garantiti e i diritti vengono ridotti, dove la povertà viene gestita con la repressione e il dissenso viene trattato come un problema di ordine pubblico. A questa scelta si accompagna un attacco sempre più duro alle libertà sindacali e democratiche. Il decreto sicurezza colpisce il conflitto sociale, criminalizza le lotte, prova a intimidire chi sciopera, chi blocca, chi occupa, chi si oppone. Vogliono un Paese più povero, più armato e più obbediente. Fermiamo il Paese contro il genocidio che continua in Palestina e che oggi si estende agli altri Paesi aggrediti da Israele con il sostegno degli USA, contro il riarmo, contro la repressione, contro la complicità del Governo italiano e dell’Europa. Fermiamo il Paese per dire che nessun lavoratore, nessuna lavoratrice, nessuno studente, nessun territorio può essere trascinato dentro questa economia di morte. Con lo sciopero generale chiediamo al Governo italiano la rottura immediata di ogni rapporto diplomatico, economico, commerciale e militare con lo Stato terrorista di Israele. Chiediamo l’embargo definitivo delle armi verso Israele e verso tutti gli scenari di guerra, il blocco di ogni fornitura militare, di ogni cooperazione industriale e tecnologica funzionale alla guerra, di ogni accordo che alimenti occupazione, genocidio, aggressioni militari e distruzione dei popoli. Basta accordi, basta cooperazione, basta forniture, basta relazioni istituzionali con chi porta avanti il genocidio del popolo palestinese, bombarda altri Paesi, sequestra attivisti internazionali, viola il diritto internazionale e agisce con la copertura politica delle potenze occidentali. L’Italia deve interrompere ogni forma di complicità. Deve cessare ogni collaborazione militare, industriale, tecnologica, commerciale e accademica con Israele. Deve ritirare l’ambasciatore, espellere i rappresentanti diplomatici dello Stato genocida, bloccare ogni accordo economico, imporre l’embargo definitivo sulle armi e sostenere la liberazione immediata di Thiago Ávila, Saif Abu Keshek e di tutti gli attivisti fermati, insieme alla fine dell’assedio di Gaza e dell’occupazione della Palestina. Per questo lo sciopero generale del 18 maggio pone una questione politica e sindacale precisa: rompere la complicità dell’Italia con la guerra, fermare il riarmo, bloccare ogni filiera economica, industriale, logistica, tecnologica, accademica e commerciale che alimenta genocidio, occupazione e conflitti. Le lavoratrici e i lavoratori devono poter esercitare il diritto di rifiutare la produzione, il trasporto, la movimentazione e la gestione di materiali, tecnologie, servizi e infrastrutture destinati alla guerra. Nessuno deve essere costretto a mettere il proprio lavoro al servizio del genocidio e dell’economia di guerra. Lo sciopero generale del 18 maggio vive dentro un percorso più ampio di mobilitazione contro guerra, genocidio, riarmo, repressione e impoverimento sociale. Le iniziative e le manifestazioni per la Nakba del 15 e del 16 maggio, a Roma e Milano e la Manifestazione Nazionale del 23 maggio a Roma sono passaggi di una stessa risposta politica e sociale: costruire un fronte largo del mondo del lavoro, degli studenti, dei territori, delle realtà solidali con la Palestina e di chi rifiuta la trasformazione della società in economia di guerra. Per la guerra dalle aziende non deve uscire nemmeno un chiodo. E quel chiodo riguarda tutti. Riguarda la fabbrica che produce, il porto che carica, la logistica che trasporta, la ricerca che sviluppa, la scuola che forma, l’università che brevetta, la sanità che viene svuotata, gli uffici, i servizi, i territori. Quel chiodo è ogni pezzo di lavoro, sapere, produzione, trasporto, cura, organizzazione sociale e ricchezza collettiva che oggi vogliono piegare all’economia di guerra. Vogliamo che le risorse vengano tolte alla guerra e rimesse dove servono: salari, servizi pubblici, pensioni, sicurezza nei luoghi di lavoro, diritto alla casa, sanità territoriale, scuola pubblica, ricerca libera dalla subordinazione militare. Vogliamo un Paese in cui chi produce ricchezza conti davvero nelle scelte industriali, economiche e sociali. Un Paese in cui le grandi imprese che vivono di soldi pubblici, commesse pubbliche, concessioni e infrastrutture pubbliche rispondano all’interesse collettivo, all’occupazione, ai diritti, alla sicurezza e alla transizione ambientale e sociale. Vogliamo piena libertà sindacale, diritto di sciopero, diritto al conflitto, agibilità nei luoghi di lavoro, cancellazione del decreto sicurezza e di ogni norma che criminalizza le lotte sociali. Ogni pezzo del mondo del lavoro è chiamato a prendere posizione, a organizzarsi, a scioperare, a manifestare, a impedire che lavoro, sapere, produzione e servizi vengano piegati all’economia di guerra. Il 18 maggio fermiamo il Paese contro guerra, genocidio, riarmo e repressione. Per salari, welfare, sanità, scuola, diritti, democrazia. Unione Sindacale di Base
May 8, 2026
Pressenza
Dalle Marche un “equipaggio di terra” scende in piazza a Senigallia
La popolazione di Gaza è sotto il fuoco genocida dello stato israeliano. La pulizia etnica agita dall’IDF si è estesa alla Cisgiordania e al Libano. La guerra che il sionismo ha mosso all’Iran sta incendiando il Medioriente. La questione palestinese, la sua resistenza, resta il baricentro di questo scenario della guerra globale a pezzi. Per infrangere l’ordine della guerra e portare aiuti umanitari, la Global Sumud Flotilla sta navigando verso la Striscia con un duplice obiettivo: aprire un corridoio sicuro per i rifornimenti e ridestare l’attenzione della comunità internazionale sulla crisi palestinese. In queste ore la flottiglia si trova in Grecia. Nei prossimi giorni, dopo lo scalo in Turchia, punterà verso le acque antistanti Gaza. A bordo ci sono anche tre attivisti marchigiani: Vittorio e Maurizio di Senigallia, Marco di Ancona. La missione comporta rischi concreti. In passato, l’esercito israeliano ha già fermato iniziative analoghe in acque internazionali, sequestrando imbarcazioni e arrestando gli attivisti. Anche per questo, un “equipaggio di terra” si mobilita nelle Marche. L’appuntamento è per sabato 9 maggio alle ore 17.00 in piazza a Senigallia, dove si terrà una manifestazione di sostegno alla Flotilla e al popolo palestinese. Come Spazio Comune Autogestito Arvultura scenderemo in piazza ed invitiamo la cittadinanza a partecipare a questa presa collettiva di parola. La solidarietà è un’arma. Usiamola! Redazione Italia
May 8, 2026
Pressenza
Milano, “Ultima chiamata per ATM” – 9 maggio 2026
QUALE FUTURO PER LA MOBILITÀ DEI MILANESI? 9 MAGGIO 2026, ORE 16-19 MILANO, LARGO CAIROLI LA PARTECIPAZIONE È FONDAMENTALE! Tornano in piazza comitati civici e conducenti ATM contro privatizzazione, tagli al trasporto pubblico di superficie e gestione opaca dell’azienda. Preoccupa la cordata ATM-Webuild-Hitachi per partecipare alla gara per il tpl milanese e il nuovo CdA nominato da Sala con figure controverse come Malangone e Oppio. Gli utenti denunciano attese di 20-30 min, corse saltate, tagli post-M4, scarsa accessibilità. Gli autisti segnalano salari bassi e carenza di personale. Critiche alla Giunta per priorità a ciclabili mentre il tpl perde efficienza. I cittadini sono invitati a portare foto che testimoniano disservizi e reclami per creare un collage da consegnare alla Giunta. Promuovono: “AspettaMI – Milanesi in attesa dei bus”, “La 73 non si tocca”, “Comitato Basmetto”, “Lambrate-Rubattino Riparte”, “Gruppo Milano MPL”, “Baiamonti Verde Comune”, “AL-Cobas ATM Milano”, “STAS”. Attenzione: la manifestazione, originariamente prevista in Piazza della Scala, è stata spostata in Largo Cairoli. Redazione Milano
May 8, 2026
Pressenza
Capire l’Iran: radici, ragioni e conseguenze di una grande resistenza di popolo
Al convegno organizzato da Asse Antimperialista, in svolgimento a Roma sabato 9 maggio (dalle 10 alle 18) nell’Auditorium in via Rieti 13 e di cui nei giorni subito successivi verrà pubblicata la registrazione, numerosi relatori esporranno ricerche e argomentazioni su varie tematiche. Alla sessione del mattino sono in programma gli interventi: * Dalla Palestina all’Iran – Daniela Di Marco * Guerra regionale o guerra globale? Cause e possibili conseguenze – Angelo d’Orsi * L’Iran, l’aggressione imperialista, i BRICS e il ruolo della Cina – Alberto Bradanini * L’Iran dalla monarchia costituzionale del 1906 alla rivoluzione del 1979 – Patrizia Cecconi * Il futuro dell’Asse della Resistenza – Hanieh Tarkian * L’Islam e le origini dell’Occidente moderno – Franco Cardini Nella seconda sessione, la prima pomeridiana, che iniziarà alle 14: * L’Islam, la giustizia sociale e l’imperialismo – Filippo Dellepiane * La resistenza iraniana e la umma musulmana – Hamza Piccardo * L’aggressione israelo-americana e la strategia militare dei Pasdaran – Alessandro De Giuli * La coalizione Epstein – Enrico Mascelloni * Che cos’è e cosa vuole la Repubblica islamica dell’Iran – Sayyed Hamzeh Safavi Nella terza sessione, la seconda pomeridiana, che iniziarà alle 16: * Le proteste in Iran: controrivoluzione e colonialismo – Angela Lano * L’Occidente alla prova: tra narrazioni cristiano-sioniste e la sfida all’islamofobia – Maddalena Celano * Una guerra per la “liberazione” delle donne iraniane? – Minoo Mirshahvalad * Antimperialismo, “Né-Néismo” e lotta per la pace in Italia – Leonardo Mazzei * Conclusioni di Moreno Pasquinelli Redazione Italia
May 7, 2026
Pressenza
Napoli, riapre la sezione “Simón Bolívar” della Biblioteca Nazionale
Martedì 12 maggio 2026, ore 16.00 Biblioteca Nazionale di Napoli Il Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli e la Biblioteca Nazionale di Napoli annunciano la riapertura della sezione venezuelana “Simón Bolívar”, in occasione del 26° anniversario dalla sua fondazione. I legami tra il Venezuela e l’Italia affondano le loro radici in un’epoca precedente all’Unità d’Italia. Nata il 17 marzo 1856, la sede del Consolato Generale a Napoli è la rappresentanza diplomatica venezuelana più antica d’Europa, da sempre un solido ponte per lo scambio commerciale, culturale e per la fraterna amicizia tra i nostri popoli da 170 anni; un traguardo di storia condivisa che rinnova il nostro impegno istituzionale con incontri importanti come questi. L’appuntamento che apre il Ciclo Letterario 2026 si terrà martedì 12 maggio alle ore 16:00 presso la Biblioteca Nazionale di Napoli. Interverranno il Console Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli, Javier José Gómez Betancourt, e la Direttrice della Biblioteca Nazionale, Silvia Scipioni. Durante l’incontro sarà presentato il libro “Più eterno del bronzo. Educazione alla cultura e semantica del Monumento. L’orizzonte della cultura come prospettiva di costruzione della Pace” dello scrittore italiano Gianmarco Pisa. La sezione “Simón Bolívar” è stata fondata il 21 giugno 2000 grazie alla collaborazione tra il Consolato e la Biblioteca Nazionale. Custodisce un patrimonio di circa 4.000 volumi e 100 testate giornalistiche su temi scientifici, storici e culturali. Con la sua riapertura, la sezione torna a essere uno spazio di dialogo e fratellanza, dove riscoprire la storia condivisa che da quasi due secoli unisce Italia e Venezuela e dove studiosi e appassionati possono approfondire l’identità e il patrimonio universale venezuelano. E-mail bn-na.urp@cultura.gov.it   Redazione Napoli
May 7, 2026
Pressenza
Comune di Cattolica: uffiici in sofferenza, lavoratori sotto pressione
Quando a pagare sono dipendenti e cittadini UN DISAGIO CHE NON SI PUÒ PIÙ IGNORARE Da tempo la FP CGIL di Rimini segnala una situazione di crescente difficoltà all’interno del Comune di Cattolica. Una condizione che riguarda prima di tutto le lavoratrici e i lavoratori dell’ente, ma che inevitabilmente rischia di finire per incidere anche sulla qualità dei servizi che ogni giorno vengono garantiti alla cittadinanza. Dietro gli sportelli, negli uffici, nelle scuole, nei servizi demografici, nella polizia locale, nei settori tecnici e operativi, ci sono persone che ogni giorno fanno il possibile per assicurare risposte, continuità e presenza. Lo fanno spesso in condizioni sempre più difficili: organici ridotti, carichi di lavoro aumentati, responsabilità crescenti e strumenti non sempre adeguati. Non è una percezione isolata. È una realtà che emerge con forza dal confronto quotidiano con il personale. MENO DIPENDENTI, PIÙ LAVORO PER CHI RESTA Negli ultimi anni il Comune di Cattolica ha visto progressivamente ridursi il numero di dipendenti in settori fondamentali. Una carenza che pesa su servizi essenziali e che si traduce in una pressione costante su chi è rimasto. Quando manca personale non si fermano le richieste dei cittadini, non diminuiscono le pratiche, non si alleggeriscono le responsabilità. Semplicemente, tutto si scarica su un numero sempre minore di lavoratrici e lavoratori. Questo significa ritmi sempre più pesanti, difficoltà nel conciliare qualità del lavoro e tempi richiesti, maggiore esposizione a stress e affaticamento. E quando un ufficio è costretto a lavorare costantemente in emergenza, a risentirne è l’intera comunità. I SEGNALI DEL MALESSERE SONO EVIDENTI Sempre più dipendenti chiedono supporto psicologico. Crescono le richieste di mobilità verso altri enti. Uffici che si svuotano, professionalità costruite nel tempo che scelgono di andarsene. Sono segnali che non possono essere liquidati come episodi isolati. Quando chi lavora in un ente pubblico sceglie di cercare altrove condizioni migliori, il problema non riguarda solo la singola persona: significa perdita di competenze, esperienza che si disperde, servizi che si indeboliscono. A tutto questo si aggiunge una diffusa sensazione di mancato ascolto. Troppe delle criticità segnalate in questi anni sono rimaste senza risposte concrete. LE CONSEGUENZE DI SCELTE PRECISE Questa situazione non nasce per caso. È il risultato di decisioni stratificate nel tempo: contenimento della spesa, mancato turnover, investimenti insufficienti sul personale, limitate prospettive di crescita professionale. Per anni si è chiesto ai dipendenti pubblici di fare di più con meno risorse. Di reggere carichi crescenti senza un adeguato riconoscimento economico e professionale. DISUGUAGLIANZE CHE PESANO SUL CLIMA INTERNO C’è poi un tema che non può essere taciuto. All’interno dell’ente si stanno ampliando disparità economiche difficili da giustificare. Alcuni settori beneficiano di incentivi significativi, mentre la maggior parte dei dipendenti – in particolare chi lavora quotidianamente a contatto con il pubblico – continua a sostenere carichi elevati senza alcun riconoscimento aggiuntivo. Parliamo di lavoratrici e lavoratori che rappresentano il volto dell’amministrazione verso i cittadini, che gestiscono relazioni, problemi, urgenze e richieste quotidiane. Anche per loro servono valorizzazione, investimenti, formazione e prospettive. SICUREZZA E CONDIZIONI DI LAVORO: SERVONO RISPOSTE Abbiamo più volte segnalato criticità relative agli ambienti di lavoro, come nel caso di Palazzo Mancini, dove il deterioramento di alcune strutture rappresenta un rischio concreto per il personale. Anche su questo fronte attendiamo interventi chiari. La sicurezza sul lavoro non può essere rinviata, né trattata come una questione secondaria. INVESTIRE NEI LAVORATORI SIGNIFICA INVESTIRE NEI CITTADINI Il benessere organizzativo non è un tema interno riservato agli addetti ai lavori. Quando chi lavora negli uffici comunali è messo nelle condizioni di operare bene, ne beneficiano direttamente i cittadini: tempi più rapidi, servizi più efficaci, maggiore capacità di risposta. Per questo chiediamo un cambio di passo reale. Servono assunzioni, un riequilibrio delle risorse, percorsi di valorizzazione professionale, investimenti nella formazione e soprattutto un confronto serio e costante con le rappresentanze dei lavoratori. LA POLITICA SI ASSUMA LA PROPRIA RESPONSABILITÀ Occorre riconoscere che il malessere che oggi attraversa la struttura del Comune di Cattolica è anche il frutto di precise scelte amministrative. La FP CGIL Rimini continuerà a portare queste istanze ai tavoli di confronto con l’amministrazione, chiedendo interventi concreti e immediati. Difendere la dignità del lavoro pubblico significa difendere la qualità dei servizi e il rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini.   Rimini, 6/5/2026   FP CGIL Rimini Segretaria generale Ornella Giacomini Redazione Romagna
May 7, 2026
Pressenza
Run for AIRC (Pisa), 17 maggio: corsa per sostenere la ricerca sul cancro… Con l’Esercito Italiano
A Pisa, il 17 maggio, si terrà la Run for AIRC, una corsa per le vie della città per sostenere la ricerca sul cancro. Fin qua niente di strano. Se non fosse che sulla locandina dell’evento compare, in posizione centrale, lo stemma dell’Esercito Italiano… La spesa militare globale è in continua crescita da almeno 11 anni avendo raggiunto nel 2025, stando ai dati Sipri, la cifra astronomica di 2.887 miliardi di dollari. Inutile chiedersi quanti ospedali o scuole avremmo potuto costruire e attrezzare con questi soldi, quanti interventi sociali avremmo potuto realizzare con una minima parte di queste incredibili risorse. La riflessione è d’obbligo se pensiamo alla ricerca in campo medico, alle tante, troppe malattie, non ancora debellate per gli scarsi finanziamenti ricevuti, ai ricercatori precari che sempre più frequentemente accettano offerte provenienti dall’estero a causa delle borse di studio o stipendi miserrime con le quali non riescono a vivere in Italia. Ma addirittura la ricerca medica, dimenticata o sminuita nel depotenziamento dei centri nazionali di ricerca, diventa talvolta occasione di propaganda politica: è il caso dell’attività podistica Run for AIRC presentata al Comune di Pisa con il patrocinio dell’ormai onnipresente assessora Frida Scarpa. L’avevamo lasciata pochi giorni addietro sul palco della Giornata della Solidarietà per ritrovarla alla conferenza stampa di presentazione della seconda edizione della Run for AIRC, manifestazione ludico-motoria non competitiva organizzata dalla Fondazione AIRC – Comitato Toscana in collaborazione con il Pisa Road Runners Club, l’Uisp e il supporto del Comune di Pisa, dell’Opera della Primaziale e… dell’Esercito. Leggiamo testualmente a proposito del ruolo dell’Esercito nella Run for AIRC Pisa del 17 maggio 2026 () > «Grande protagonista di questa edizione sarà anche l’Esercito Italiano. Oltre > a garantire il supporto logistico lungo il percorso con i paracadutisti del > Reggimento Logistico ‘Folgore’, l’Esercito sarà presente al Village con un > Info Point sui concorsi per l’arruolamento. All’arrivo, i partecipanti > potranno inoltre degustare la celebre ‘cioccolata militare‘, parte storica > della razione K dei soldati italiani.» All’assessora Scarpa, la cui presenza al fianco dell’esercito è ormai una costante, vorremmo ricordare che la ricerca non ha affatto bisogno di alcuna propaganda militarista. Al contrario servirebbe un concreto aiuto magari mettendo a disposizione dei giovani ricercatori e delle giovani ricercatrici dei posti letto a prezzi calmierati visti gli elevati costi delle locazioni in città. Ci direte che la nostra posizione è desueta e polemica, fuorviante perchè induce all’odio verso le forze armate. Possiamo rassicurare che il nostro intento è semplicemente fornire una visione critica verso questi eventi vetrina utili a trasmettere messaggi rassicuranti sul ruolo dell’esercito. Sarebbe infatti il caso di cominciare a porsi qualche seria domanda sulla presenza dilagante di uomini in divisa in ogni momento della vita sociale pisana, dalla Giornata della Solidarietà alle iniziative a sostegno della ricerca. Ci chiediamo, infatti quale coerenza ci possa essere nel cogliere occasioni come questa per fare propaganda per l’arruolamento nell’esercito, mentre al contrario ci aspetteremmo in un contesto del genere che le istituzioni, da quelle locali alle nazionali, offrissero borse di studio o assunzioni stabili per giovani ricercatori e ricercatrici. A beneficiare dell’aumento delle spese di guerra sono infatti sempre più i settori militari al contrario della ricerca, altro che cioccolata del militare. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Pisa -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente