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Novembre di impegno e partecipazione per i pacifisti giapponesi
Il 3 novembre 2026, una grande manifestazione si è svolta a Tokyo davanti alla Dieta nazionale per celebrare l’80° anniversario della Costituzione pacifista giapponese e opporsi fermamente ai tentativi di revisione dell’Articolo 9 promossi dal governo Takaichi. La mobilitazione della società civile non si è esaurita con le celebrazioni dell’anniversario, ma è entrata in una fase di resistenza permanente. La piazza di Tokyo ha infatti dato il via a una fitta rete di iniziative periodiche e appuntamenti mirati che accompagneranno il Paese per tutto l’autunno, con l’obiettivo di contrastare i piani governativi di riarmo forzato e il budget record della difesa previsto entro la fine dell’anno. Questo impegno si traduce in azioni concrete e costanti che vedono i pacifisti giapponesi scendere in strada ogni settimana. I presidi davanti al Parlamento continuano a fare pressione sulle istituzioni contro la revisione dei documenti sulla sicurezza nazionale, mentre i movimenti giovanili animano regolarmente i lunedì e i venerdì all’Hibiya Park. Durante queste proteste in pausa pranzo, le assemblee all’aperto diventano laboratori di controinformazione e piazze digitali per sensibilizzare i passanti e i cittadini più giovani. Nelle prossime settimane, la protesta civile si intreccerà con importanti appuntamenti istituzionali e culturali. Dal 15 novembre al 6 dicembre, il Tokyo Human Rights Awareness Festival dedicherà ampi spazi al legame indissolubile tra il pacifismo costituzionale e i diritti fondamentali, culminando nelle giornate del 5 e 6 dicembre presso il Tokyo International Forum. Parallelamente, il 28 novembre, la Nikkei Hall ospiterà il Forum annuale della Goi Peace Foundation intitolato “Connecting Hope, Creating Peace”, un momento di raccordo internazionale in cui ONG e attivisti globali si uniranno per difendere il modello di disarmo istituzionale giapponese, ribadendo che la pace si costruisce solo attraverso il diritto e la nonviolenza. Pace – pace@liste.peacelink.it oppure visita https://liste.peacelink.it/gestione/lists/pace.liste.peacelink.it Peacelink Telematica per la Pace
November 8, 2026
Pressenza
Quando l’Albania era colonia italiana, storia di un film osteggiato
Documenti inediti rinvenuti negli archivi diplomatici in giro per l’Europa ricostruiscono una vicenda ancora del tutto sconosciuta, che riguarda la lavorazione di un film con Marcello Mastroianni, Michel Piccoli, Anouk Aimée e un quasi esordiente Sergio Castellitto. Il film, diretto da Luciano Tovoli, uno dei più affermati direttori della fotografia del nostro cinema, era Il generale dell’armata morta, tratto dal romanzo dello scrittore albanese Ismail Kadare. Le riprese erano previste fra il 1980 e il 1982, in Albania, dove i fatti raccontati avvennero realmente. Ma dopo contatti, viaggi e sopralluoghi e il denaro versato alla Banca di Stato albanese, la troupe fu imbarcata su un aereo e rimandata in Italia, senza che fosse girato neppure un metro di pellicola. Si è sempre attribuita la responsabilità agli albanesi, ma i documenti consultati negli archivi diplomatici raccontano di una segretissima trama politico-diplomatica che cercò di bloccare la lavorazione della pellicola. Gli apparati di due grandi democrazie, Italia e Francia, agirono nell’ombra affinché il film non si facesse. L’Italia, che esercitò forti pressioni nei confronti dell’isolata Albania, non voleva quel film perché riapriva la pagina dell’occupazione fascista e delle atrocità sulle popolazioni civili, intaccando il mito dell’“italiano brava gente”; Parigi aiutò Roma in questa impresa in cambio del sostegno segreto nella chiusura delle radio private attive dal territorio italiano, come Radio Corsica Internazionale e Radio K. Il film si fece comunque, fu girato in Abruzzo e uscì nel 1983; ma, all’insaputa di Mastroianni e Tovoli, era diventato la pedina di una battaglia internazionale. Nonostante il trionfo di pubblico e critica in Francia, nel nostro Paese non fu mai distribuito nelle sale cinematografiche. Ora un libro narra tutta la vicenda, ricostruendola dalle fonti. L’Associazione culturale “Tina Modotti”  invita venerdì 13 novembre 2026 alle ore 18.15 in Casa del popolo “Antonio Gramsci” (Via Ponziana 14 – 1° piano, Trieste) alla presentazione del libro: Una storia scomoda. La guerra segreta al film con Mastroianni sugli italiani in Albania negli anni del fascismo (Bibliotheka ed., 2025) di Antonio Caiazza. Antonio Caiazza, giornalista alla redazione Rai di Trieste, ha seguito per anni le vicende Balcaniche per diverse testate. In particolare, all’Albania ha dedicato diversi servizi televisivi, articoli e due libri: In alto mare. Viaggio nell’Albania dal comunismo al futuro (Instar Libri 2008) e il romanzo La notte dei vinti (Nutrimenti 2014), racconto della sanguinosa epurazione che colpì la nomenklatura di Tirana a metà degli anni ’70. L’autore dialogherà con Gianluca Paciucci. Redazione Friuli Venezia Giulia
November 8, 2026
Pressenza
Signornò: il futuro non è la guerra
Giovedì 12 novembre 2026 alle 18.30 presso i locali di via Valdirivo 15/b  l’Assemblea permanente contro guerre e riarmo e NonUnaDiMeno (Trieste) invitano all’incontro “Signornò: il futuro non è la guerra!”  SignorNo! Il Futuro non è la Guerra! Giovedì 12 Novembre ore 18.30 in via Valdirivo 15/b l’Assemblea Permanente contro le guerre e il riarmo e Non Una di Meno Trieste invitano a un incontro-dibattito con: *Luca dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università  *uno studente medio di Monaco, dello Sciopero Europeo Studentesco contro la Leva Militare del 20 novembre. In tutta Europa i giovani stanno scendendo in piazza contro il carovita e contro i tagli ai servizi sociali; ma anche contro la guerra e il riarmo che tolgono ancora più risorse a scuola e sanità. Mentre la maggioranza della politica e dei mass media si concentra sulle vetrine rotte senza vedere la violenza di un mondo che genera ogni giorno guerra, genocidi, sopraffazione , miseria ed emarginazione – le proposte di leggi per la reintroduzione della leva militare spuntano in tutti i Paesi europei! D’altronde, il programma di riarmo europeo di circa 800 miliardi di euro, ha le sue esigenze! Se ci si riarma lo si fa per far la guerra! Se si farà la guerra, si avrà bisogno di soldati! Redazione Friuli Venezia Giulia
November 8, 2026
Pressenza
RWM, una fabbrica di ordigni abusiva che continua a ingrandirsi con la complicità delle istituzioni
Così favolosi erano gli utili che la RWM, fabbrica di bombe, stava facendo con la guerra in Yemen, che volle raddoppiare le linee di produzione e i relativi impianti, e le istituzioni locali, schierate dalla sua parte, le hanno rilasciato permessi edilizi e ambientali evidentemente illegittimi. I nuovi reparti sono stati così realizzati, malgrado le molte contestazioni espresse da un’ampia parte della società civile, ma non sono mai potuti entrare in produzione, infatti una sentenza del Consiglio di Stato ha dato ragione ai contestatori e torto alla RWM, alla Regione Sardegna e al Comune di Iglesias. Cinque anni fa, il 10 novembre 2021, l’ampliamento è stato dichiarato illegale, ma i padroni di RWM e i loro referenti istituzionali non si sono rassegnati: da allora hanno avviato procedimenti per sanare gli abusi e consentire a RWM di aprire i nuovi impianti. Tra le motivazioni della sentenza c’è che la fabbrica non ha effettuato la “Valutazione di impatto ambientale”, prevista dalla normativa. Infatti, l’attività della RWM impatta pesantemente sull’ambiente con una quantità di danni e di rischi che non possono essere sottovalutati. Ciò nonostante, la fabbrica RWM di Domusnovas-Iglesias ha continuato in tutti questi anni a fabbricare ordigni micidiali (bombe per aereo, proiettili di artiglieria, droni killer israeliani, ecc.) per alimentare le carneficine in atto nei teatri di guerra (non solo Yemen, ma anche Ucraina, Turchia, Israele…). Oggi, l’apertura di nuovi reparti potrebbe essere imminente, grazie ai nuovi permessi rilasciati dalla Regione Sardegna e dal Comune di Iglesias negli ultimi mesi. Permessi ancora una volta irregolari e illegittimi, ma che, nonostante le contestazioni e i ricorsi, potrebbero consentire a RWM di aprire i nuovi reparti, triplicare la produzione, accrescere le stragi. Una prospettiva oscena alla quale non ci possiamo rassegnare. Cinque anni con tante bombe in meno sono tanti, ma non abbastanza! Vogliamo ricordare quella sentenza ineludibile, e sbarrare la strada a un futuro da incubo. Per farlo saremo lì, davanti alla fabbrica RWM di Domusnovas, il 15 novembre dalle ore 11:00. Per chi parte da Cagliari, l’appuntamento è in Piazzale Trento alle ore 9:30. Ancora molte cose sono da dire e ribadire e lo faremo lì davanti, col contributo dei partecipanti. Non lasciamo in pace chi vive di guerra! Accorrete numerosi! Campagna STOP-RWM Redazione Sardigna
November 7, 2026
Pressenza
PFAS: non smettiamo di controllare e prevenire
LA RETE ZERO PFAS RICEVUTA IN REGIONE VENETO: OTTENUTI IMPEGNI SU TAVOLO TECNICO, SANITÀ, MENSE PULITE E TRASPARENZA DEI DATI La delegazione, composta dai rappresentanti del Movimento Mamme No PFAS, ISDE, Medicina Democratica e Italia Nostra, porta a casa importanti aperture. Ora servono atti concreti, tempi certi e il coinvolgimento effettivo dei cittadini Venezia, 6 novembre 2026 Nella giornata di oggi, una delegazione della Rete Zero PFAS, accompagnata dai rappresentanti del Movimento Mamme No PFAS, ISDE, Medicina Democratica e Italia Nostra, è stata ricevuta presso la sede della Regione Veneto. L’incontro ha rappresentato un importante passaggio nel confronto tra cittadini e istituzioni, consentendo di ottenere impegni e aperture su questioni fondamentali per la tutela della salute pubblica, la sicurezza alimentare e la trasparenza delle informazioni sulla contaminazione da PFAS. Al centro del confronto, la necessità che i cittadini non siano semplici destinatari delle decisioni, ma possano partecipare attivamente ai processi di controllo, prevenzione e gestione della problematica Pfas. I RISULTATI E GLI IMPEGNI OTTENUTI 1. La Rete Zero PFAS parteciperà al Tavolo Tecnico L’assessore Gerosa si è impegnato a favorire la partecipazione della Rete Zero PFAS al Tavolo Tecnico interistituzionale, secondo il principio della partecipazione già adottato nell’ambito della Sanità Partecipata. Si tratta di un risultato importante: chi da anni segue la vicenda PFAS, raccoglie informazioni, denuncia criticità e rappresenta le preoccupazioni delle comunità deve poter contribuire direttamente al confronto istituzionale. 2. Esami del sangue per la ricerca dei PFAS accessibili alla popolazione È stata affrontata la questione dell’accesso agli esami ematici per la ricerca dei PFAS. L’obiettivo condiviso è garantire la possibilità di effettuare gli esami con prescrizione medica, rendendoli accessibili alla popolazione senza ostacoli ingiustificati. Un passaggio fondamentale per consentire ai cittadini di conoscere la propria esposizione e disporre di informazioni utili per il proprio percorso di tutela sanitaria. 3. Mense scolastiche e ospedaliere PFAS-free È stato assunto l’impegno di garantire alimenti privi di PFAS nelle mense scolastiche e ospedaliere, con particolare attenzione alla protezione delle fasce più vulnerabili della popolazione. La sicurezza alimentare deve essere una priorità, soprattutto nei luoghi frequentati quotidianamente da bambini, persone malate e soggetti fragili. 4. Trasparenza sui controlli degli alimenti La Regione ha comunicato che i risultati delle analisi sui vegetali saranno resi pubblici a breve, indicativamente entro gennaio, e diffusi alla cittadinanza attraverso il coinvolgimento dei Comuni. La pubblicazione dei dati è indispensabile per permettere ai cittadini di conoscere la reale situazione del territorio e assumere decisioni consapevoli. IL NODO CRITICO DEGLI ALLEVAMENTI E DEGLI ALIMENTI Se da un lato si attende la pubblicazione dei risultati relativi ai vegetali, dall’altro sono emerse informazioni particolarmente preoccupanti sulla contaminazione della filiera zootecnica. È stato riferito che le analisi hanno rilevato livelli molto elevati di PFAS nella carne di animali abbeverati con acqua contaminata e che i lotti fortemente contaminati sono stati ritirati dal commercio a tutela dei consumatori. È stata inoltre evidenziata la criticità dei prodotti destinati all’autoconsumo: ortaggi coltivati negli orti domestici, animali da cortile e uova possono non essere sicuri quando provengono da terreni irrigati o animali abbeverati con acqua non controllata. Si tratta di informazioni che richiedono la massima attenzione e una comunicazione chiara e capillare ai cittadini. ACQUA POTABILE: LE INFORMAZIONI EMERSE Durante l’incontro è stato riferito che circa l’80% dell’acqua che oggi arriva ai rubinetti delle abitazioni proviene da fonti considerate non contaminate, in particolare dai bacini di Camazzole, Belfiore, Dueville e Recoaro. Anche su questo tema sarà fondamentale garantire informazioni puntuali, dati aggiornati e trasparenti, affinché ogni cittadino possa conoscere la provenienza e la qualità dell’acqua che utilizza. LE CRITICITÀ TECNICHE E LE QUESTIONI ANCORA APERTE La delegazione ha inoltre portato all’attenzione della Regione alcune questioni tecniche fondamentali, che non possono essere trascurate nella valutazione complessiva della contaminazione. In particolare, è stato chiesto che in tutti i documenti e nelle pubblicazioni dei dati relativi all’acqua e alle altre matrici ambientali venga esplicitamente menzionato l’errore legato alla metodica analitica utilizzata, affinché i risultati siano correttamente interpretati e non si producano valutazioni fuorvianti. È stato inoltre evidenziato che i dati emersi soltanto recentemente sulla contaminazione da acceleranti sono ancora parziali e che occorre approfondire ulteriormente il fenomeno. La delegazione ha ricordato anche la necessità di considerare le CSC (Concentrazioni Soglia di Contaminazione), già previste per altri inquinanti, e ha sottolineato una grave lacuna normativa: per gli inquinanti in aria sul suolo, non esistono limiti specifici di riferimento. Sono questioni che richiedono approfondimenti scientifici, tecnici e normativi e che dovranno trovare spazio nel lavoro del Tavolo Tecnico. I PROSSIMI PASSI: ORA SERVONO TEMPI CERTI La complessità della questione PFAS è enorme e il tempo a disposizione durante l’incontro non ha consentito di affrontare tutti gli argomenti ancora aperti. Restano da approfondire numerose questioni, tra cui quelle relative a Chemviron FIS e contaminazione da acceleranti, alle metodiche analitiche, ai controlli ambientali e alla sicurezza delle diverse matrici. La Rete Zero PFAS ritiene che il nuovo Tavolo Tecnico interistituzionale debba diventare la sede concreta in cui affrontare in modo approfondito tutte queste problematiche, con il contributo delle competenze scientifiche, delle istituzioni e delle rappresentanze dei cittadini. Per questo attendiamo ora con urgenza la convocazione ufficiale del Tavolo e la definizione di un calendario certo per l’avvio dei lavori. UNA VITTORIA DELLA MOBILITAZIONE DEI CITTADINI, MA NON ABBASSIAMO LA GUARDIA L’incontro di oggi rappresenta un risultato importante della mobilitazione dal basso e dell’impegno di tante persone e associazioni che da anni chiedono verità, trasparenza e tutela della salute. La partecipazione della Rete Zero PFAS al Tavolo Tecnico, l’accessibilità degli esami ematici, l’attenzione alla sicurezza alimentare e la pubblicazione dei dati sono passi importanti nella direzione giusta. https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2026/11/video-contro-i-pfas.mp4 Redazione Italia
November 7, 2026
Pressenza
Sentieri Solidali in Val di Susa
Da alcuni anni la Val di Susa è attraversata da migranti diretti verso la Francia o altri paesi europei. Provengono dalla Rotta Balcanica o Mediterranea, ed hanno alle spalle mesi o anni di fatica, privazioni e spesso violenza. Nel 2017 nasce ad Oulx il rifugio Fraternità Massi gestito dalla Fondazione Talità Kum, che offre ospitalità gratuita a coloro che arrivano in questo angolo di Alpi nel loro viaggio verso una vita migliore, e che molte volte vengono respinti dalla Gendarmerie al confine italo-francese. Le volontarie ed i volontari della Rete Sentieri Solidali si impegnano giornalmente dentro e fuori dal rifugio Massi, per offire la loro solidarietà a questi uomini donne e bambini, colpevoli solo di non aver accesso ai visti necessari per accedere in Europa in quanto nati nella parte “sbagliata” del pianeta. (dalla pagina social  di Rete-Sentieri-Solidali) Rilanciamo il comunicato degli amici di Sentieri Solidali in Val di Susa Le giornate a Oulx, sul piazzale della stazione, sono limpide e luminose.Meravigliose per una gita autunnale in montagna. Purtroppo giàtremendamente gelide per i nostri ospiti e… anche per noi. È soprattutto almattino presto e alla sera che il freddo diventa più pungente: al mattino,quando le persone escono dall’hub della Croce Rossa e raggiungono il nostropresidio e alla sera quando si attende la riapertura dello spazio della CRI.Abbiamo a disposizione due container riscaldati, ma non sempre sonosufficienti ad accogliere le 50-60 persone che sostano da noi. In alcuni giorniabbiamo avuto oltre 90 persone al presidio. Il freddo aumenterà ulteriormentenel corso delle prossime settimane. Poter offrire un riparo caldo e uno spazioadeguato diventerà sempre più importante. Per fortuna è in arrivo una struttura che ci verrà concessa in comodato d’usodalla Comunità Emmaus di Cuneo. Uno spazio, nel quale sarà possibile servireil pranzo e offrire alle persone un luogo riscaldato dove sostare, riposarsi etrovare un po’ di sollievo dal freddo. Sono già in corso i lavori per la suainstallazione. Nel frattempo, i più giovani si scaldano giocando a pallone… Un programma per affrontare l’inverno Insieme a Rainbow for Africa e Diaconia Valdese, con il coordinamento diRednova, abbiamo presentato alle istituzioni e alle fondazioni bancarie unprogramma di interventi per affrontare l’inverno, accompagnato da unarichiesta di finanziamento. Attendiamo con fiducia, e anche con una certaansia, riscontri concreti: la possibilità di dare continuità e forza al nostro lavorodipende anche da queste risposte. I numeri restano alti: abbiamo bisogno di volontari… Come già raccontavamo, i numeri continuano a essere elevati. Tra le personein transito ci sono molte donne e anche intere famiglie. Arrivano, comesempre, con il treno da Torino, dopo viaggi spesso molto lunghi. Gli arrivi sidistribuiscono lungo tutta la giornata e proseguono fino a sera, con l’ultimotreno delle 23.30. Di conseguenza, i nostri turni si protraggono fino amezzanotte. Un aiuto eccezionale ci arriva dalle ragazze e dai ragazzi di No Name Kitchen eOn Borders, che al mattino e fino alla partenza dell’ultimo autobus condividonocon noi il lavoro di accoglienza delle persone in transito. Non possiamo però negare che ci sono parecchie difficoltà nel coprire i turnipomeridiani e serali. Per questo, chi avesse anche solo qualche ora da mettere a disposizione si faccia avanti: ogni presenza è preziosa! Ricordiamo che il 9 novembre si terrà una serata di formazione organizzatainsieme al Pulmino Verde. Per informazioni e disponibilità, Susanna è sempre raggiungibile al 3357775974. Una nuova sfida: il bucato Tra poche settimane dovremo affrontare un altro problema: quello del bucato.Finora abbiamo potuto utilizzare le lavatrici del rifugio, attualmente inristrutturazione, ma dal 1° dicembre l’edificio sarà definitivamente chiuso.Dobbiamo quindi trovare soluzioni alternative, possibilmente non troppocostose. Avremo infatti la necessità di lavare e asciugare i materiali che ci tornano daBriançon. Oltre a cercare soluzioni esterne, come lavanderie automatiche o servizi simili,dovremo anche ricostituire un gruppo di volontari e volontarie disponibili aportare a casa sacchi di indumenti e materiali da lavare. Qualcuno forsericorderà che in passato avevamo già sperimentato questa modalità! Sentieri solidali cresce: siamo 250 soci! Intanto, anche l’associazione continua a crescere: abbiamo raggiunto quota250 soci! Grazie a tutte e tutti. È importante continuare ad allargare la nostrabase associativa, perché crescere significa rafforzare la partecipazione, lacondivisione e la capacità di sostenere il nostro impegno. Nei prossimi giorni si terrà un’assemblea tecnica per deliberare una modificastatutaria necessaria ad avviare la procedura per ottenere la personalitàgiuridica dell’associazione. […] Abbiamo comunque in programma nelle prossime settimane un’assemblea, siain presenza sia online, aperta a tutti i soci, per fare insieme il punto sullasituazione, condividere le tante questioni aperte e allargare il confronto sulfuturo dell’associazione. Il lavoro continua, le sfide non mancano. Ma continuiamo a esserci. Oulx, 2 novembre 2026 Redazione Italia
November 7, 2026
Pressenza
Chiedi al tuo Comune di opporsi all’aumento delle spese militari!
In vista della Legge di Bilancio 2027 chiedi al tuo Comune di approvare subito l’ordine del giorno! Chiedilo al Sindaco, a un Assessore o a uno dei Consiglieri comunali. Chiedilo anche alla tua Provincia e Regione. (vedi l’ordine del giorno in allegato) L’odg è proposto da: Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani ——– Ipotesi di Ordine del giorno Cura non bombe Difendiamo le persone, le città e il pianeta. Smettiamo di fare le guerre! Il Comune di ____________________________ Considerato che le tensioni globali stanno spingendo le spese militari a livelli stratosferici (+14% nell’ultimo anno in Europa), la minaccia dell’uso delle armi nucleari è ai livelli più alti degli ultimi decenni, le armi di piccolo calibro e le armi leggere continuano a proliferare e le nuove tecnologie combinate con l’intelligenza artificiale stanno rendendo i conflitti sempre più letali; Considerato che questo enorme impiego di risorse avviene mentre centinaia di milioni di persone sono private della dignità e dei diritti fondamentali, milioni di famiglie affrontano crescenti difficoltà economiche e sociali, i sistemi sanitari ed educativi sono sottoposti a forti pressioni e le città devono fronteggiare sempre nuove emergenze sociali e climatiche; Ricordando l’impegno assunto dalla comunità internazionale all’indomani di due guerre mondiali di “salvare le future generazioni dal flagello della guerra” e di “promuovere e proteggere la pari dignità di ogni essere umano e, in particolare, i diritti delle donne e dei bambini”; Richiamati gli articoli 2 e 3 della Costituzione italiana che impegnano la Repubblica a riconoscere e garantire i diritti inviolabili della persona, ad adempiere ai doveri di solidarietà e a rimuovere gli ostacoli economici e sociali che impediscono il pieno sviluppo della persona umana; Richiamato altresì l’articolo 11 che stabilisce “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” e l’articolo 26 della Carta delle Nazioni Unite, che impegna l’Onu a promuovere il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale con il minimo dispendio delle risorse umane ed economiche mondiali per gli armamenti; Considerata la necessità urgente di lavorare per abbassare la tensione internazionale e interna, scongiurare il pericolo crescente che l’Europa si trovi al centro di una terza guerra mondiale e tornare a investire nella ricostruzione dell’architettura della pace; Raccogliendo il monito di Papa Leone XIV: “non si chiami difesa un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune”; Condividendo il richiamo del Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres che, presentando il rapporto “La Sicurezza di cui abbiamo bisogno”, ha denunciato che “il mondo spende molto più per fare la guerra che per costruire la pace”; Ricordando che i bilanci sono scelte politiche e destinare anche solo una parte delle attuali spese militari alla costruzione di un presente e un futuro più sicuro e dignitoso per le giovani generazioni, alle persone, alle famiglie e alle imprese in difficoltà e alla costruzione di città solidali e sostenibili risolverebbe molti problemi urgenti; Riconoscendo il ruolo e la responsabilità dei Comuni che sono chiamati a “fare pace” rispondendo a bisogni sempre più complessi delle famiglie, dei giovani, degli anziani, delle persone con disabilità e altre fragilità, delle imprese e di quanti rischiano quotidianamente di essere esclusi dalla vita economica e sociale con sempre minori risorse e strumenti; Condividendo l’impegno scaturito dall’Assemblea Nazionale delle Città per la pace a costruire una Città Disarmata e Disarmante, Cantiere e Scuola di pace che si esprima attraverso la cura delle persone, dell’umanità e del mondo; CHIEDE AL PARLAMENTO E AL GOVERNO ITALIANO 1. di non aumentare ulteriormente le spese militari, evitando nuovi stanziamenti destinati al riarmo e privilegiando, nelle scelte di bilancio, gli investimenti necessari a garantire la dignità e i diritti fondamentali, la sicurezza umana e la qualità della vita delle persone; 2. di investire nelle città che sono le infrastrutture essenziali della pace sociale e internazionale, aumentando le risorse a disposizione dei Comuni per sviluppare e non deprimere la cura di ogni persona e della comunità intera, a partire dai più piccoli e dai più fragili, rafforzare la sanità territoriale, i servizi sociali ed educativi, la scuola, le politiche giovanili, la prevenzione del disagio e della violenza, la cura dell’ambiente e degli spazi pubblici e così contrastare le disuguaglianze sociali, affrontare le emergenze climatiche, assicurare il rispetto della dignità e dei diritti di tutte e di tutti; IMPEGNA IL SINDACO 1. a trasmettere il presente ordine del giorno al Presidente della Repubblica, ai Presidenti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, alla Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Ministri competenti; 2. a dare pubblica diffusione al presente ordine del giorno, promuovendo la sensibilizzazione e la partecipazione attiva delle giovani generazioni e, in generale della cittadinanza, alla costruzione di una Città Disarmata e Disarmante, Cantiere e Scuola di pace che si esprima attraverso la cura delle persone, dell’umanità e del mondo; 3. a collaborare con il Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani per l’attuazione del programma che culminerà nella Marcia PerugiAssisi della Pace e della Fraternità del 10 ottobre 2027. DECIDE INOLTRE DI   dichiarare il Comune di __________________ “Città per la pace e i diritti umani” e aderire al Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la pace e i diritti umani, che dal 1986 riunisce i Comuni, le Province e le Regioni impegnate in Italia a costruire la pace promuovendo la cura delle persone, dell’umanità e del pianeta, secondo le modalità previste dallo Statuto. Redazione Italia
November 6, 2026
Pressenza
L’agroecologia siciliana difende i semi autoctoni: «No a OGM e brevetti, organizziamo la resistenza»
I semi autoctoni devono essere tutelati, sia nella loro integrità che a livello giuridico; occorre poterli distribuire nei mercati e tra le comunità locali; e devono essere promosse pratiche agricole virtuose che recuperino la dimensione contadina: queste le chiare richieste uscite dalla convention della rete agroecologica siciliana che si è tenuta il 31 ottobre e 1° novembre tra Noto, Modica e Scicli nell’ambito della tappa insulare delle feste contadine organizzate dall’Associazione Rurale Italiana. La cornice in cui si muovono queste iniziative è quella della forte opposizione alla deregolamentazione degli OGM, imposta dall’Europa, che cancella tracciabilità, etichettatura e valutazioni su salute e ambiente. All’incontro, che si è tenuto presso l’azienda agricola L’Asino Ignorante di Noto, hanno partecipato numerosi coltivatori e coltivatrici siciliani, oltre ad appassionati del settore. «Questo nucleo di partecipanti ha dato vita a un proficuo e dinamico scambio di informazioni e buone pratiche, focalizzandosi sul ruolo insostituibile che l’agricoltura contadina riveste quotidianamente nella salvaguardia del patrimonio biodiverso – spiega Vanni Spataro, dell’azienda agricola L’Asino Ignorante, che ha collaborato all’organizzazione della due giorni siciliana insieme all’azienda agricola Sanapu e l’associazione Suolo Urbano di Modica e il collettivo Stazione Monta di Scicli. «Si tratta di una missione di vitale importanza, specialmente se contestualizzata nel territorio siciliano, storicamente caratterizzato da una straordinaria e ricca varietà agrobiologica che rischia, oggi più che mai, l’erosione genetica» sottolinea Spataro. Il seminario è inserito all’interno delle attività del progetto “Strengthening Farmers’ Organizations: Action for an Agroecological Transition financed through IFAD under the grant number 2000005489”, un’iniziativa strategica che beneficia del cofinanziamento e del supporto programmatico dell’Unione Europea e dell’IFAD (Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo). «È un fondamentale primo passo di una strategia a lungo termine – prosegue Spataro – L’obiettivo strutturale per il futuro è quello di ampliare costantemente la rete, coinvolgendo un numero sempre maggiore di agricoltori, produttori e stakeholder di varia natura in un’azione sinergica e diffusa, volta alla preservazione attiva e alla valorizzazione strategica dell’agrobiodiversità locale». per informazioni segreteria@assorurale.it Redazione Italia
November 6, 2026
Pressenza
Appello sulla vicenda di Youssef Siher e Sagia Hammoud
Come professionisti e professioniste del diritto, e realtà della società civile impegnate nella tutela dei diritti umani, denunciamo con fermezza i gravissimi profili di allarme democratico emersi nella vicenda giudiziaria che coinvolge Youssef Siher e Sagia Hammoud. Il caso costituisce un ulteriore segnale del progressivo arretramento delle garanzie dello Stato di diritto: dalla criminalizzazione del dissenso politico alla costruzione di colpevoli nell’arena mediatica, fino alle indebite pressioni esercitate sul dibattito pubblico da esponenti dell’Esecutivo in relazione a decisioni dell’autorità giudiziaria. Sono dinamiche che, nel loro insieme, mettono a rischio principi costituzionali irrinunciabili e la stessa qualità democratica del Paese. In un contesto segnato dal susseguirsi di interventi normativi di impronta securitaria e da politiche migratorie sempre più restrittive, assistiamo alla sistematica rappresentazione del dissenso come minaccia all’ordine pubblico e alla costruzione di un «nemico interno» su cui indirizzare paura e ostilità sociale. La vicenda di Siher e Hammoud, anche in ragione della loro origine araba e appartenenza religiosa musulmana, rischia di essere piegata a questa logica di stigmatizzazione, alimentando pregiudizi e discriminazioni anziché un confronto pubblico fondato sui fatti e sul rispetto delle garanzie individuali. Desta particolare preoccupazione il ricorso a ipotesi di reato di eccezionale gravità, con richiami alla matrice terroristica, per condotte che devono essere sottoposte a un rigoroso accertamento della loro effettiva rilevanza penale: senza anticipare alcun giudizio sull’esito delle indagini, non è ammissibile che la gravità delle qualificazioni giuridiche prospettate si traduca, di per sé, in una presunzione di pericolosità o di colpevolezza. La libertà di manifestazione del pensiero, tutelata dall’art. 21 della Costituzione e dall’art. 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, non può essere compressa attraverso un’indebita dilatazione della rilevanza penale di dichiarazioni, opinioni o forme di dissenso. L’evocazione del terrorismo esige un riscontro puntuale degli elementi costitutivi delle relative fattispecie: diversamente, il diritto penale rischia di degenerare in uno strumento di intimidazione politica, in contrasto con i principi di legalità, offensività e proporzionalità. Parimenti inaccettabili, sul piano istituzionale, appaiono le espressioni di disprezzo rivolte dalla Presidente del Consiglio e da esponenti del Governo all’operato della GIP a seguito del rigetto della richiesta cautelare. Il potere esecutivo può esprimere valutazioni politiche, ma non può pretendere che la giurisdizione si conformi alle aspettative governative né delegittimare una decisione giudiziaria per il solo fatto che essa non corrisponde a tali aspettative. L’indipendenza della magistratura, la soggezione dei giudici soltanto alla legge e la separazione dei poteri non sono ostacoli all’azione politica sono presìdi essenziali di democrazia contro l’arbitrio. Condanniamo, inoltre, la campagna di esposizione e stigmatizzazione mediatica che ha accompagnato la vicenda, rappresentando gli indagati, in talune ricostruzioni giornalistiche, come responsabili già individuati dei fatti di Milano. È una deriva incompatibile con il principio di presunzione di non colpevolezza sancito dall’art. 27, secondo comma, della Costituzione e dall’art. 6, paragrafo 2, della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, oltre che lesiva della dignità delle persone coinvolte. La libertà di stampa, pilastro di ogni ordinamento democratico, comporta la responsabilità di informare con accuratezza, di distinguere i fatti dalle ipotesi accusatorie e di non sostituire il processo con un verdetto pronunciato sulle pagine dei giornali o nei dibattiti televisivi. Come costantemente riconosciuto dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, il ruolo della stampa quale «cane da guardia» della democrazia esige autonomia critica nei confronti del potere, non adesione a campagne di delegittimazione preventiva. Rifiutiamo una concezione del diritto penale come strumento di governo del conflitto sociale e di neutralizzazione del dissenso. In particolare, il ricorso sistematico alla decretazione d’urgenza, unitamente all’ingerenza dell’esecutivo nella sfera del potere giudiziario, rivela una preoccupante tendenza, diffusa nei Paesi occidentali, alla progressiva alterazione degli equilibri costituzionali e alla concentrazione del potere nelle mani dell’esecutivo, secondo una deriva di chiara impronta autoritaria. Rivolgiamo pertanto un appello a tutte le professioniste e a tutti i professionisti del diritto, alle organizzazioni democratiche e agli organi di informazione affinché difendano senza ambiguità le garanzie costituzionali, la libertà di espressione, il diritto di difesa e l’indipendenza della giurisdizione. Chiediamo che ogni ulteriore attività investigativa e processuale nei confronti di Youssef Siher e Sagia Hammoud si svolga nel pieno rispetto della presunzione di non colpevolezza, del contraddittorio e dei diritti della difesa, senza condizionamenti politici né processi mediatici. La difesa dello Stato di diritto si misura precisamente dalla capacità di assicurare tali garanzie anche — e soprattutto — quando il clima politico e mediatico vorrebbe sacrificarle. Possono aderire giuristi, avvocati e associazioni nell’ambito del diritto compilando il modulo in calce al documento qui linkato > COMUNICATO SULLA VICENDA DI YOUSSEF SIHER E SAGIA HAMMOUD Redazione Italia
November 6, 2026
Pressenza
Terni, 6 novembre: l’Umbria va alla guerra? Presentazione Dossier sul ruolo della Regione nella corsa al riarmo
VENERDÌ 6 NOVEMBRE 2026 – ORE 17.30 SPAZIO 22 – PIAZZA DEL MERCATO 22, TERNI Il Coordinamento ternano per la Palestina invita a partecipare all’iniziativa pubblica di venerdì 6 novembre, alle ore 17.30, presso Spazio 22, in Piazza del Mercato 22 a Terni. Nel corso dell’incontro il Laboratorio Politico OSA Perugia presenterà un dossier dedicato al ruolo dell’Umbria nella crescente corsa al riarmo e ai processi di militarizzazione che coinvolgono anche il nostro territorio. A seguire si svolgerà un dibattito aperto alla partecipazione di tutte e tutti. La corsa al riarmo, l’aumento delle spese militari e la progressiva militarizzazione della società hanno conseguenze concrete anche sui territori, sulle politiche industriali, sull’utilizzo delle risorse pubbliche e sulle priorità economiche e sociali del Paese. Riteniamo necessario aprire una discussione pubblica su questi processi, contrastando la normalizzazione della guerra e la crescente presenza della cultura militare nei luoghi della formazione, nelle scuole e nelle università. Mentre vengono sottratte risorse alla scuola pubblica, alla sanità, ai servizi sociali e al welfare, assistiamo a un enorme incremento degli investimenti in armamenti. Una scelta politica ed economica che contestiamo e che impone una riflessione collettiva sulle priorità della società che vogliamo costruire. Vogliamo una scuola e una società fondate sulla solidarietà, sulla cooperazione tra i popoli, sulla giustizia sociale e sul ripudio della guerra, non sulla competizione militare e sulla preparazione ai conflitti. Invitiamo a partecipare all’incontro. Presentazione del dossier del Laboratorio Politico OSA Perugia e dibattito pubblico. LUmbriaVaAllaGuerra_Dossier_LaboratorioPoliticoOSAPerugia-1Download COORDINAMENTO TERNANO PER LA PALESTINA -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente