Tag - genitori

Mamme contro la militarizzazione delle scuole a Monte Romano (VT): «Dovere di genitori proteggere i figli da pratiche di indottrinamento propagandistico!»
PUBBLICHIAMO UNA LETTERA-SEGNALAZIONE GIUNTA DA UNA MAMMA DI VITERBO ESTREMAMENTE PREOCCUPATA PER LE INIZIATIVE MILITARISTICHE PROPOSTE NELLA SCUOLA DI SUO FIGLIO, DEL RESTO SENZA ADEGUATA COMUNICAZIONE. COME OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ SIAMO PARTICOLARMENTE CONTENTI CHE IL LAVORO DI DISSEMINAZIONE PACIFISTA E ANTIMILITARISTA SIA GIUNTO A FAR COMPRENDERE AI GENITORI (COME A MODICA E MONZA) IL PERICOLO DELLA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E CHE I GENITORI PRENDANO CONTROMISURE PER OPPORSI A QUESTO FENOMENO DILAGANTE NEL NOSTRO PAESE, FUNZIONALE A NORMALIZZARE LA GUERRA NELLE TESTE DEI NOSTRI FIGLI E DELLE NOSTRE FIGLIE. INVITIAMO I GENITORI E LA SOCIETÀ CIVILE A SEGNALARE E AD OPPORSI, INVIANDO LE EVENTUALI COMUNICATI A OSSERVATORIONOMILI@GMAIL.COM. La sera del 20 maggio 2026 mio figlio mi riferisce che l’indomani si recherà, con la classe e i professori, presso il poligono militare di Monte Romano (VT) per cantare l’Inno d’Italia e, successivamente, per prendere parte alla colazione offerta dai militari. Contatto la rappresentante dei genitori per chiedere conferma se effettivamente fosse prevista questa attività, poiché sul registro elettronico e sul resoconto dell’interclasse non è presente alcun avviso al riguardo né tantomeno avevo firmato in precedenza un avviso cartaceo. La mamma, da me contattata, conferma quanto riferito da mio figlio e mi dice che l’attività durerà circa un’ora e mezzo, ma non ricorda se fosse stata emanata una circolare. Ne abbiamo parlato in famiglia e abbiamo deciso che nostro figlio il giorno seguente non sarebbe andato a scuola, visto e considerato che non abbiamo firmato alcun consenso per questa attività scolastica e che siamo contrari alla militarizzazione della scuola poiché in contrasto con i nostri principi educativi, volti alla giustizia e alla pace e motivo l’assenza dando questa stessa spiegazione. Il giorno seguente contatto due mamme e chiedo loro come fossero venute a conoscenza dell’attività al poligono militare, mi rispondono entrambe (in tempi e luoghi diversi), che gli era stato riferito dai rispettivi figli a voce e anche loro non avevano ricevuto alcun avviso scritto. La mia indignazione e perplessità nasce dal fatto che, vivendo in un clima bellicistico in cui i venti di guerra soffiano all’impazzata, nessuno dei genitori si sia posto delle domande su queste iniziative… eppure le classi coinvolte sono state quattro: prima, seconda e terza secondaria di primo grado e la quinta classe della scuola primaria. Parlando con le mamme alle quali mi sono rivolta ho percepito che la situazione non ha destato stupore, non ha stimolato la propria responsabilità genitoriale perché, forse, considerata normale o indifferente. Poi, ho fatto due conti e mi sono resa conto che il paese in cui vivo è fortemente militarizzato, difatti, numerosissime sono le famiglie appartenenti all’esercito e alle forze dell’ordine; ma questa spiegazione non mi soddisfa e rifletto ancora un po’ perché la guerra non può e non deve essere normalizzata, non può essere resa affascinante a dei bambini e bambine perché qualunque persona mentalmente sana è consapevole che la guerra porta solo orrore, morte e distruzione. È DOVERE DI NOI GENITORI PROTEGGERE I NOSTRI FIGLI E LE NOSTRE FIGLIE DA QUESTE PRATICHE DI INDOTTRINAMENTO PROPAGANDISTICO! La scuola deve restarne fuori, anzi proprio in questi tempi incerti e arroganti, dovrebbe farsi motore di cambiamento sulle nuove generazioni, stimolando lo spirito critico e sviluppando la capacità di discernere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, ingiusto. La scuola dovrebbe contrastare l’indifferenza, affinché possa quanto prima affermarsi un nuovo umanesimo, fondato sui principi di giustizia, uguaglianza, solidarietà e pace disarmata. Le bandiere, le nazioni, i muri e i confini sono tutte sovrastrutture create dall’essere umano, in verità facciamo tutti parte di un’unica grande famiglia umana. Freniamoci. Resettiamo un bel po’ di cose e poi ripartiamo, educando con la gentilezza, la pace e la giustizia le donne e gli uomini di domani. Forse non ce ne rendiamo conto, ma il futuro è tra le nostre mani, davanti ai nostri occhi e sono i nostri bambini, le nostre bambine e le nostre giovani e i nostri giovani. La nostra speranza viva. Di seguito la locandina di una corsa podistica svoltasi a Monte Romano (VT) inviata dalla stessa mamma della lettera a dimostrazione di come vi sia in atto una militarizzazione dei territori, considerando che l’iniziativa è in collaborazione, inspiegabilmente, con l’Esercito italiano. È un peccato che la società civile non si sia mossa in anticipo per scongiurare che si svolgesse un «evento sportivo di trail, corsa e passeggiata nell’esclusiva cornice del poligono di Monte Romano» (come scritto qui). Ricordiamo che a Gioia del Colle (BA) un evento podistico simile, che prevedeva il passaggio all’interno dell’aeroporto militare, è stato bloccato dalla mobilitazione e dalle proteste delle associazioni pacifiste (clicca qui). -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Monza, genitori contestano dirigenti su Open Day con Forze Armate e scattano foto sulla militarizzazione dei bambini
A seguito dell’articolo dell’osservatorio in cui denunciavamo l’open day delle Forze Armate che si è svolto lo scorso 16 aprile al Parco di Monza, alcuni genitori hanno deciso di mandarci delle foto scattate durante l’evento. I bambini, a prescindere dall’età (i più piccoli di appena seconda elementare), vengono intrattenuti nei numerosi stand: agenti della polizia penitenziaria fanno bella mostra della loro tenuta antisommossa, sfoggiano le nuove divise della polizia locale con tanto di cani antidroga, i più fortunati vengono addirittura fatti salire sulla torretta di un mezzo blindato dove possono far finta di sparare ai “nemici”, e per finire a tutti viene regalato un bel poster del famoso caccia bombardiere F35 tanto caro (clicca qui) e tanto efficiente nell’uccidere i bambini in Palestina e Iran, soprattutto negli ultimi anni di brutali attacchi contro quelle popolazioni. Riteniamo inaccettabile che questo tipo di contenuti vengano proposti dalla stessa scuola ai bambini che dovrebbe educare al rispetto, alla solidarietà e contro la guerra. La reazione dei genitori per fortuna non si è fatta attendere e molti di loro, contrariati per l’attività proposta, hanno contattato i dirigenti scolastici chiedendo spiegazioni e chiarimenti. Ci auguriamo che come promesso dalla scuola il prossimo anno ci sarà una maggiore attenzione e non si ripeteranno iniziative di questo tipo. Sempre i territori della Brianza e del Lecchese vengono utilizzati come teatro dell’Italian Raid Commando previsto quest’anno nei giorni 22-23-24 maggio, Ne abbiamo scritto qui. Se anche tu sei contraria/o a questo processo di militarizzazione ti invitiamo a partecipare al corteo “Contro la guerra – Disarmare, Boicottare, Obiettare” di domenica 24 maggio a Monza con partenza alle ore 15 da piazza Walter Bonatti, portando un disegno contro la guerra. Invita i tuoi compagni di classe, gli altri genitori e i tuoi colleghi a partecipare alla marcia nello spezzone scuola e educazione per ribadire: FUORI LA GUERRA DALLE SCUOLE! Inoltre invitiamo a restare sintonizzati sulle iniziative dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università per gli aggiornamenti (https://osservatorionomilscuola.com/). Genitori e insegnanti contro la guerra e la militarizzazione – Monza e Brianza -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
“Ninna nanna della guerra”: NO alla cultura della difesa, NO alla LEVA, NO all’idiozia della guerra
PUBBLICHIAMO IL VIDEO PRODOTTO DAL “GRUPPO GENITORI” DELL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ PER DENUNCIARE LA PROPAGANDA MILITARISTA RIVOLTA ALL’INFANZIA E ALL’ADOLESCENZA. LA LORO CONTRARIETÀ È ESPRESSA TRAMITE LA VOCE DI UNA MAMMA CHE RECITA LA “NINNA NANNA DELLA GUERRA” DEL POETA ROMANESCO TRILUSSA. SCORRONO IMMAGINI TRATTE DAL SITO DELL’OSSERVATORIO E UN VIDEO DELLA DIFESA CHE TENTA DI SOVRASTARE LA VOCE DELLA MAMMA CHE CONTINUA, SENZA LASCIARSI SOPRAFFARE, LA SUA NINNA NANNA. UNA INIZIATIVA PER DIRE NO ALLA CULTURA DELLA DIFESA, NO ALLA LEVA, NO ALLA IDIOZIA DELLA GUERRA. RICORDIAMO CHE L’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ HA PRODOTTO UN MANIFESTO DI RESISTENZA ALLA MILITARIZZAZIONE DELLA SOCIETÀ, ALLA REINTRODUZIONE DELLA LEVA E PER IL RIPUDIO INCONDIZIONATO DELLA GUERRA, UN TESTO CHE SI PUÒ STAMPARE E DIFFONDERE PER L’OBIEZIONE DI COSCIENZA TOTALE ALLA GUERRA (CLICCA QUI). -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Elementari Oberdan (Pisa): la Polizia regala zainetti e cappellini. Il no di alcuni genitori
L’invito da parte della Polizia di Stato alla partecipazione in occasione del 174° anniversario della sua fondazione è stato accolto anche dalle scuole elementari Oberdan di Pisa. L’evento si è tenuto il 10 aprile presso la stazione Leopolda e al termine della cerimonia ai bambini e alle bambine sono stati distribuiti diversi gadget quali zainetti e cappellini. Non a tutti però, grazie all’intervento di alcuni genitori e genitrici. È davvero difficile capire quale possa essere il risvolto didattico-pedagogico di iniziative del genere e infatti abbiamo notizia che diversi genitori e genitrici non hanno firmato l’autorizzazione all’uscita prevista chiedendo che i propri figli e le proprie figlie potessero rimanere a scuola (sarebbe interessante sapere quali attività didattiche alternative sono state organizzate per i bambini e le bambine che non hanno partecipato alla cerimonia). Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università invitiamo i genitori e le genitrici di Pisa a visitare il nostro sito e a collaborare con lo snodo locale della nostra organizzazione (per contatti, scrivere a osservatorionomili@gmail.com) affinché simili pratiche estremamente positive di consapevole rifiuto della militarizzazione dei luoghi della formazione possano diffondersi il più ampiamente possibile non solo nelle scuole ma in tutta la società civile. Alleghiamo a tale proposito una richiesta di esonero da attività che prevedano la collaborazione con le forze armate o di polizia che genitori e genitrici possono presentare sia al momento di iscrivere i propri figli e le proprie figlie a scuola sia in qualsiasi altro periodo dell’anno scolastico (vedi qui). Coordiniamoci. Collaboriamo. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Pisa Modulo genitori per esoneroDownload -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Train to be cool…il progetto della PolFer e del MIM per diffondere la cultura della sicurezza: denuncia dei genitori
In quanto genitori «Non si ha però nessuna informazione sul merito del suddetto progetto, né è riportato nella comunicazione del calendario, né il docente coordinatore ci ha saputo dare ragguagli. In particolare non sono comunicate le finalità, le modalità dell’incontro e da quali figure professionali ed esperienziali sono svolte». E poi: «Il tema della sicurezza ferroviaria, che a nostro avviso attiene molto di più a questioni di organizzazione dei trasporti, della manutenzione delle infrastrutture e dei convogli e, non ultimo, alle condizioni di lavoro e contrattuali degli operatori del settore». E, quindi, perché viene affidato alle forze di polizia? La scuola ha risposto semplicemente rinviando al link della Polizia di Stato. Insomma, l’ennesima delega di questioni educative da parte della scuola e del corpo docente. Che non è sfuggita alla famiglia, la quale infatti risponde come segue. Gentile docente coordinatore, gentile Dirigente scolastico, Vi ringrazio per la risposta, che però ci (Vi scrivo a nome di tutta la famiglia) lascia insoddisfatti sotto vari aspetti. Da una parte siamo piuttosto amareggiati poiché, la scuola, che come primo compito ha quello di sviluppare spirito critico e far conoscere il mondo reale, si presti alla derubricazione della sicurezza ferroviaria ad un problema comportamentale dei giovani (o degli utenti in genere) quando, questa, come già scritto in precedenza, è caso mai ascrivibile ad altre questioni fondamentali in ambito ferroviario come la gestione della logistica, la manutenzione delle infrastrutture e dei convogli e, non ultimo, le condizioni di lavoro e contrattuali degli operatori del settore. Purtroppo sono fin troppo frequenti gli incidenti e i disastri ferroviari dovuti ad una sottovalutazione colposa, dettata da un sistema aziendalizzato teso esclusivamente al profitto. È questa piuttosto la realtà di questo settore su cui si dovrebbe affrontare una riflessione educante. Per altro verso, come genitori e quindi educatori, riteniamo svilente che la questione comportamentale, che dovrebbe essere appannaggio degli educatori, genitori ed insegnanti (e quando necessario di analisti e/o terapeuti), sia affidata ad altre professionalità a cui non appartiene questo ruolo. In ultima analisi, riteniamo che affidare l’educazione civica alle iniziative delle forze armate e alle forze di polizia che protocollo dopo protocollo entrano sempre più nelle scuole italiane sia un problema democratico. Le dichiarazione di ministri e sottosegretari coinvolti rendono evidente che lo scopo è funzionale sia a diffondere un’immagine positiva delle Forze Armate e delle forze di Polizia, ma anche a consolidare un vero e proprio ecosistema comunicativo, in cui media, accademia e industria convergono nel rafforzare la narrazione strategica del governo. Queste istituzioni che, finché rimangono nel solco della Costituzione , dovrebbero servire a difendere in extrema ratio la società dalla violenza e dall’arbitrio, avvalendosi esse stesse di violenza, repressione e arbitrio, si reggono sull’obbedienza, sulla capacità di eseguire ordini senza discuterli. Al contrario, la scuola se non è libera viene meno alla sua ragione di essere: la promozione dello spirito critico, la comprensione e l’accoglienza, anche nel tentativo di includere comportamenti devianti. La Costituzione riconosce questo principio all’articolo 33; inoltre la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza al preambolo afferma: «In considerazione del fatto che occorre preparare pienamente il fanciullo ad avere una sua vita individuale nella società, ed educarlo nello spirito degli ideali proclamati nella Carta delle Nazioni Unite, in particolare in uno spirito di pace, di dignità, di tolleranza, di libertà, di uguaglianza e di solidarietà»; e all’art. 29: «Gli Stati parti convengono che l’educazione del fanciullo deve avere come finalità: b) sviluppare nel fanciullo il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e dei principi consacrati nella Carta delle Nazioni Unite». Concludiamo citando Hannah Arendt: «Nessuno ha il diritto di Obbedire», e Lorenzo Milani: «L’obbedienza non è più una virtù», parole che sembravano un tempo recepite e che oggi non dobbiamo dimenticare. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università di Grosseto -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Comunicato genitori Liceo “Albertelli” di Roma in difesa dell’indipendenza della scuola e dei suoi organi collegiali
Alla Dirigente del Liceo Albertelli Al Consiglio d’Istituto del Liceo Albertelli All’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio Al Ministero dell’Istruzione e del “Merito” Alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Per conoscenza: Alle scuole di Roma I sottoscritti genitori del Liceo Albertelli di Roma desiderano manifestare il proprio fermo disappunto nei confronti dell’ennesimo episodio di ingerenza politica indebita nelle attività didattiche di una scuola italiana, avvenuto al Liceo “Marco Polo” di Venezia. Una campagna mediatica insidiosa innescata da un opinionista e da una forza politica di destra ha portato nientemeno che a un’interrogazione parlamentare riguardo alle attività organizzate dal collegio docenti sulla situazione in Palestina, in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari e l’ONG Emergency. Più di recente, l’intervento di una lista politica extraparlamentare di estrema destra ha impedito un dibattito sul Venezuela organizzato dalla componente studentesca del Liceo Plinio di Roma. Nella stessa linea riconosciamo le continue ispezioni ministeriali nelle scuole toscane che avevano organizzato webinar con la Relatrice Speciale ONU sui territori palestinesi occupati; l’ispezione condotta l’anno scorso nel Liceo Righi di Roma nei confronti di un professore di storia; la circolare riservata dell’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio che a inizio anno scolastico 2025 pretendeva di impedire agli organi collegiali di esprimersi sulle violazioni del diritto internazionale; ma anche la recente richiesta immotivata di segnalazione degli studenti palestinesi frequentanti le scuole italiane. Le motivazioni di queste ingerenze sono state diverse, ma tutte egualmente strumentali: “pluralismo”, “integrazione”, “contrasto all’antisemitismo”, nel caso di Venezia addirittura “ProPal”. Non si tratta però di episodi isolati; li riconosciamo invece come elementi di un disegno politico che mira a promuovere la sfiducia e l’ingerenza governativa nei confronti della scuola, dei suoi organi collegiali e della classe docente. Si tratta di un intervento problematico per l’intero assetto democratico del Paese. Come scrisse Piero Calamandrei, infatti, “Se si vuole che la democrazia prima si faccia e poi si mantenga e si perfezioni, si può dire che la scuola, a lungo andare, è più importante del Parlamento e della Magistratura e della Corte Costituzionale” (dalla Prefazione a G. Ferretti, Scuola e Democrazia, Einaudi, 1956). Di recente, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuola e delle università ha ribadito che la scuola pubblica è pluralistica per sua natura, in quanto il personale viene reclutato non in base a una specifica appartenenza ideologica (come avviene nelle scuole private “di tendenza”), ma attraverso una pubblica selezione, proprio perché studentesse e studenti incontrino docenti di diversa formazione e orientamento politico. Inoltre, il Testo Unico in vigore (Decreto Legislativo n. 297/1994) ribadisce la necessità da parte dei dirigenti scolastici di rispettare gli organi collegiali, che regolano la vita democratica della scuola (si veda anche il Decreto Legislativo n. 165/2001). Infine, non spetta a noi ricordare che l’Art. 33 della Costituzione ribadisce che «L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento» – concetto ribadito anche nel Contratto Collettivo Nazionale in base al quale i docenti sono assunti. Queste ingerenze politiche tentano invece di trasformare la scuola in un organismo di propaganda, finalizzato a costruire consenso verso i propri alleati geopolitici, o addirittura a promuovere una narrazione militaresca che prelude a imprese belliche, esplicitamente ripudiate dalla nostra Costituzione. Come componente genitoriale del Liceo Albertelli abbiamo già espresso il nostro rifiuto, con una lettera firmata da oltre 180 genitori, alle attività di orientamento studenti finalizzate alla promozione di “carriere in divisa”, anche in violazione di una mozione approvata all’unanimità dal Consiglio d’Istituto a favore della cultura della Pace e contro la militarizzazione delle istituzioni educative. Come affermò nel 1949 in Parlamento Piero Calamandrei, già citato sopra: “Chi prepara la guerra, anche a fini che crede difensivi, non fa altro, senza accorgersene, che volere la guerra”. Non è questa la scuola pubblica a cui abbiamo iscritto i nostri figli e le nostre figlie. Chiediamo agli organi competenti di rettificare immediatamente queste condotte, nel rispetto della scuola, del loro ruolo istituzionale e dei loro doveri nei confronti della cittadinanza e della Costituzione. Chiediamo altresì alle comunità scolastiche – studenti, genitori, docenti, personale, dirigenti – di moltiplicare le proteste pubbliche e le azioni legali di contrasto verso questo progetto autoritario e anticostituzionale, per ricostruire l’indipendenza e la dignità dell’istituzione più importante della nostra democrazia. FIRME DI GENITORI DEL LICEO ALBERTELLI Seguono 120 nomi e cognomi dei genitori degli studenti e delle studentesse del Liceo Pilo Albertelli. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Perugia: genitori “interventisti” a scuola. Occorre educazione alla pace
In una scuola da anni ormai compressa da un’eccessiva ingerenza dei genitori nell’operato dei/delle docenti – genitori che contestano valutazioni, libri, comportamenti, scelte degli insegnanti – non stupisce che dai più arroganti e facinorosi sia sferrato anche l’attacco contro l’educazione alla pace, considerata, a loro dire, ideologica e faziosa. È quanto successo, da ultimo, da parte di una coppia di genitori nei confronti di una docente di un liceo perugino. Troppi sono parsi gli spazi dedicati al tema della guerra e della pace: una poesia palestinese, un film, un libro, un discorso di Gino Strada sulla necessità e l’urgenza di rinunciare alla guerra. Troppe lezioni: in fondo “che la guerra è brutta, si sa”, “un mondo senza guerre è un’utopia irrealizzabile”; “qual è dunque il senso di queste lezioni che, peraltro, comportano il rischio di scivolare nell’ideologia e dunque nell’indottrinamento?”. La libertà di insegnamento sancita dall’art. 33 della Costituzione italiana, bilanciata professionalmente con una neutralità che pur non significa equiparazione di tutte le idee, non richiederebbe risposta a questa inopportuna intromissione. Ma l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università non può non esprimere preoccupazione verso la messa in stato di accusa dell’educazione alla pace, tanto più irrinunciabile in tempi in cui soffiano venti di guerra, parole armate, prospettive belliciste, nazionalismi aggressivi. No, l’orrore della guerra non è scontato per chi, per sua fortuna, non l’ha vissuta. E l’educazione alla pace è imprescindibile per attuare l’articolo 11 della Costituzione italiana, che ripudia la guerra e promuove la cooperazione internazionale. Immaginare un mondo senza conflitti armati non è puerile utopia e la scuola ha il dovere di promuovere la cultura del rispetto, del dialogo, della collaborazione, della giustizia, dell’alternativa alla violenza e alla sopraffazione: è l’unica speranza che abbiamo per “salvare le future generazioni dal flagello della guerra”, come 80 anni fa si auspicava nel preambolo della Carta delle Nazioni Unite. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Perugia -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Lettera genitori di una scuola di Roma: difendiamo la Pace contro il militarismo
PUBBLICHIAMO UNA LETTERA GIUNTA ALL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ DA PARTE DI UN GRUPPO DI GENITORI DI UNA SCUOLA DI ROMA PREOCCUPATI PER LA DERIVA BELLICISTA E LA PROPAGANDA DI GUERRA NEI LUOGHI DELLA FORMAZIONE, NEL SOLCO DEL LAVORO CHE L’OSSERVATORIO CONDUCE ORMAI DA DIVERSI ANNI. Siamo un gruppo di genitori di un liceo classico di Roma; durante le vacanze di Natale abbiamo appreso da una comunicazione pubblicata sul registro elettronico che per il 15 e il 20 gennaio 2026 sono stati organizzati dalla scuola degli incontri dal titolo “Orientamento carriere in divisa e facoltà universitarie con AssOrienta”. Da notare che non è stata emanata alcuna circolare per questi eventi, né una “comunicazione”: è possibile rinvenirla solo nella sezione “Orientamento in uscita” del sito ufficiale del liceo. La comunicazione ci ha molto allarmati in quanto genitori e in quanto cittadini di una Repubblica che ripudia la guerra (art.11 Costituzione Italiana) e di una Regione che ha una specifica legge, la n.12 del 17/07/2019, che promuove una cultura di pace e la diffusione dei diritti umani. La scuola, in qualità di istituzione repubblicana e democratica deve fondare la sua attività quotidiana all’insegna del principio della Pace (“se vuoi la pace, prepara la pace”) rifiutando consapevolmente invece, tutte quelle attività e occasioni che hanno come obiettivo di riarmare eserciti e menti (“si vis pacem, para bellum”). La nostra preoccupazione, basata anche sulla situazione internazionale che vede in questo momento storico il ripresentarsi di condizioni e volontà politiche che spingono plausibilmente verso pericolosi scenari bellici anche in Europa attraverso un piano straordinario di riarmo, e che vogliono reinserire la leva militare per i/le giovani, trova riscontro in molteplici atti e norme internazionali, quali la Carta delle Nazioni Unite che si apre definendo la guerra come ‘flagello’, nonché l’Articolo 20 del Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966 che perentoriamente prescrive: “Qualsiasi propaganda a favore della guerra deve essere vietata dalla legge”. Facendo proprio questo patrimonio di principi e di diritti consolidati nella cultura democratica del nostro Paese, il Consiglio d’Istituto della nostra scuola ad ottobre 2025 ha approvato una delibera in cui testualmente si raccomanda di “evitare la presenza nel nostro Istituto di attività nell’ambito dell’ex PCTO e nell’ambito dell’Orientamento di associazioni o aziende legate all’industria bellica o al sistema di apartheid israeliano”. L’iniziativa di “Orientamento alle carriere in divisa” attraverso AssOrienta comunicata dalla scuola si pone pertanto in contrasto con quanto deliberato dal Consiglio d’Istituto e dalla vocazione storica del nostro liceo, che fin dalle origini è stato sempre schierato contro la guerra e la militarizzazione della cultura. MA CHI È ASSORIENTA? Chi c’è dietro quest’associazione privata cui il nostro liceo si rivolge per orientare i nostri figli e le nostre figlie? Qual è l’orizzonte culturale in cui si muove, quali sono i suoi reali interessi economici? AssOrienta si presenta a prima vista come un’associazione neutrale poiché promuove anche altri percorsi, ma di fatto il suo obiettivo principale sono le cosiddette “carriere in divisa”, in cui è specializzata da anni (si guardi l’homepage https://www.assorienta.it).
Fondazione Patti Digitali: un’alleanza per affrontare l’emergenza educativa nell’era dell’IA
Il nuovo ente nazionale ha come obiettivi principali la formazione di nuovi gruppi e il supporto a quelli esistenti, la creazione di percorsi educativi per genitori, insegnanti e minori sull’uso consapevole delle tecnologie, la ricerca e le valutazioni di impatto sul rapporto tra digitale e benessere e l’attività di advocacy verso politica, imprese e stakeholder per promuovere una regolamentazione più attenta e consapevole. A novembre il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che fissa a 16 anni l’età minima per social, piattaforme video e AI companions, consentendo l’accesso tra i 13 e i 16 anni solo con l’autorizzazione dei genitori e promuove lo sviluppo di un sistema di verifica dell’età omologato per tutti i paesi europei. Secondo la Ricerca EYES UP effettuata da Università Milano-Bicocca, Università di Brescia, Associazione Sloworking e Centro Studi Socialis, il 45% dei ragazzi riceve lo smartphone a 11 anni e il 30% possiede già un profilo social. Il 53% consulta lo smartphone appena sveglio, il 22% durante la notte, e il 51% lo usa occasionalmente durante i pasti, anche se solo il 10% lo fa regolarmente. I dati evidenziano un impatto negativo della precocità di utilizzo regolare dei social media sulle performance scolastiche nel lungo periodo. Il 97% degli adolescenti italiani usa Internet quotidianamente, ma 1 minore su 4 mostra un uso problematico dello smartphone, con segnali di dipendenza. Tra i preadolescenti (11-13 anni), il 62,3% possiede almeno un account social, nonostante la legge europea (GDPR) richieda almeno 14 anni. Nel 2023, inoltre, il 47% degli adolescenti tra 11 e 19 anni ha trascorso più di cinque ore al giorno online, mentre circa un terzo dei bambini tra 6 e 10 anni usa lo smartphone quotidianamente, con un incremento significativo rispetto al 2018-2019. La Società Italiana di Pediatria nei giorni scorsi ha aggiornato le raccomandazioni sull’uso delle tecnologie digitali in età evolutiva e elaborate da pediatri, psicologi ed esperti. Frutto della revisione della letteratura, le nuove indicazioni delineano un percorso educativo condiviso per famiglie, scuole e professionisti per accompagnare bambini e adolescenti verso un uso  dei mezzi tecnologici equilibrato e rispettoso dei tempi dello sviluppo cognitivo: * evitare l’accesso non supervisionato a Internet prima dei 13 anni per i rischi legati all’esposizione a contenuti inappropriati; rinviare l’introduzione dello smartphone personale almeno fino ai 13 anni per prevenire conseguenze sullo sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale; * ritardare il più possibile l’uso dei social media, anche se consentito per legge; * evitare l’uso dei dispositivi durante i pasti e prima di andare a dormire; * incentivare attività all’aperto, sport, lettura e gioco creativo; * mantenere supervisione, dialogo e strumenti di controllo costanti in tutte le fasce d’età; * promuovere a scuola l’educazione digitale consapevole, mentre i pediatri dovrebbero valutare regolarmente le abitudini digitali dei bambini e fornire consulenza preventiva alle famiglie; * come già indicato nelle raccomandazioni emanate nel 2018, niente dispositivi sotto i due anni, limitarli a meno di un’ora al giorno tra i 2 e i 5 anni e a meno di due ore dopo i 5 anni, sotto il controllo dell’adulto. Mentre l’uso di smartphone e social media tra i giovani cresce a ritmi senza precedenti e l’Intelligenza Artificiale generativa pone sfide imprevedibili, in Italia arriva una risposta. La Fondazione Patti Digitali ETS è un soggetto indipendente istituito per coordinare e rafforzare la Rete dei Patti Digitali, un movimento educativo cresciuto in tutta Italia negli ultimi due anni, composto da 200 gruppi locali e 10˙000 famiglie e volto a creare un ambiente più sano per i minori, dove educatori, insegnanti e genitori cooperano seguendo le linee guida del Manifesto dell’Educazione Digitale di Comunità. La nuova fondazione mira allo sviluppo e al consolidamento dei Patti Digitali sul territorio per contribuire allo sviluppo tecnologico affinché sia rispettoso del benessere dei minori e della loro crescita personale, colmando il divario tra la rapidità dell’innovazione tecnologica e la capacità della società di gestirla e contrastando frammentazione, confusione e solitudine educativa attraverso norme condivise e sostegno concreto. È stata costituita lo scorso 12 dicembre su iniziativa del Comitato dei promotori composto dagli esperti che hanno ideato e sviluppato l’esperienza dei Patti Digitali – Marco Gui, Marco Grollo, Stefania Garassini, Brunella Fiore, Simone Lanza, Stefano Boati e Chiara Respi – insieme alla Fondazione Bicocca, riferimento scientifico della rete, e all’Associazione MEC / Media Educazione Comunità. Collaborano anche le associazioni Aiart e Sloworking e, a supporto delle attività, la Fondazione Oltre e l’organizzazione non-profit internazionale Human Change. Tra le figure in primo piano nel panorama educativo, politico e scientifico nazionale che da subito hanno acconsentito di far parte del Comitato Consultivo della Fondazione Patti Digitali spiccano: Adriano Bordignon, presidente del Forum Nazionale delle Famiglie; Alessandro D’Avenia, insegnante e scrittore; Marianna Madia, deputata per il PD e alla Camera dei Deputati firmataria di un disegno di legge su media e minori; Lavinia Mennuni, senatrice di FdI, prima firmataria al Senato di un disegno di legge su media e minori; Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta e scrittore; Stefano Vicari, direttore dell’Unità Operativa complessa di Neuropsichiatria Infantile dell’IRCCS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Giovanni Caprio
December 23, 2025
Pressenza