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Train to be cool…il progetto della PolFer e del MIM per diffondere la cultura della sicurezza: denuncia dei genitori
In quanto genitori «Non si ha però nessuna informazione sul merito del suddetto progetto, né è riportato nella comunicazione del calendario, né il docente coordinatore ci ha saputo dare ragguagli. In particolare non sono comunicate le finalità, le modalità dell’incontro e da quali figure professionali ed esperienziali sono svolte». E poi: «Il tema della sicurezza ferroviaria, che a nostro avviso attiene molto di più a questioni di organizzazione dei trasporti, della manutenzione delle infrastrutture e dei convogli e, non ultimo, alle condizioni di lavoro e contrattuali degli operatori del settore». E, quindi, perché viene affidato alle forze di polizia? La scuola ha risposto semplicemente rinviando al link della Polizia di Stato. Insomma, l’ennesima delega di questioni educative da parte della scuola e del corpo docente. Che non è sfuggita alla famiglia, la quale infatti risponde come segue. Gentile docente coordinatore, gentile Dirigente scolastico, Vi ringrazio per la risposta, che però ci (Vi scrivo a nome di tutta la famiglia) lascia insoddisfatti sotto vari aspetti. Da una parte siamo piuttosto amareggiati poiché, la scuola, che come primo compito ha quello di sviluppare spirito critico e far conoscere il mondo reale, si presti alla derubricazione della sicurezza ferroviaria ad un problema comportamentale dei giovani (o degli utenti in genere) quando, questa, come già scritto in precedenza, è caso mai ascrivibile ad altre questioni fondamentali in ambito ferroviario come la gestione della logistica, la manutenzione delle infrastrutture e dei convogli e, non ultimo, le condizioni di lavoro e contrattuali degli operatori del settore. Purtroppo sono fin troppo frequenti gli incidenti e i disastri ferroviari dovuti ad una sottovalutazione colposa, dettata da un sistema aziendalizzato teso esclusivamente al profitto. È questa piuttosto la realtà di questo settore su cui si dovrebbe affrontare una riflessione educante. Per altro verso, come genitori e quindi educatori, riteniamo svilente che la questione comportamentale, che dovrebbe essere appannaggio degli educatori, genitori ed insegnanti (e quando necessario di analisti e/o terapeuti), sia affidata ad altre professionalità a cui non appartiene questo ruolo. In ultima analisi, riteniamo che affidare l’educazione civica alle iniziative delle forze armate e alle forze di polizia che protocollo dopo protocollo entrano sempre più nelle scuole italiane sia un problema democratico. Le dichiarazione di ministri e sottosegretari coinvolti rendono evidente che lo scopo è funzionale sia a diffondere un’immagine positiva delle Forze Armate e delle forze di Polizia, ma anche a consolidare un vero e proprio ecosistema comunicativo, in cui media, accademia e industria convergono nel rafforzare la narrazione strategica del governo. Queste istituzioni che, finché rimangono nel solco della Costituzione , dovrebbero servire a difendere in extrema ratio la società dalla violenza e dall’arbitrio, avvalendosi esse stesse di violenza, repressione e arbitrio, si reggono sull’obbedienza, sulla capacità di eseguire ordini senza discuterli. Al contrario, la scuola se non è libera viene meno alla sua ragione di essere: la promozione dello spirito critico, la comprensione e l’accoglienza, anche nel tentativo di includere comportamenti devianti. La Costituzione riconosce questo principio all’articolo 33; inoltre la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza al preambolo afferma: «In considerazione del fatto che occorre preparare pienamente il fanciullo ad avere una sua vita individuale nella società, ed educarlo nello spirito degli ideali proclamati nella Carta delle Nazioni Unite, in particolare in uno spirito di pace, di dignità, di tolleranza, di libertà, di uguaglianza e di solidarietà»; e all’art. 29: «Gli Stati parti convengono che l’educazione del fanciullo deve avere come finalità: b) sviluppare nel fanciullo il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e dei principi consacrati nella Carta delle Nazioni Unite». Concludiamo citando Hannah Arendt: «Nessuno ha il diritto di Obbedire», e Lorenzo Milani: «L’obbedienza non è più una virtù», parole che sembravano un tempo recepite e che oggi non dobbiamo dimenticare. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università di Grosseto -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Comunicato genitori Liceo “Albertelli” di Roma in difesa dell’indipendenza della scuola e dei suoi organi collegiali
Alla Dirigente del Liceo Albertelli Al Consiglio d’Istituto del Liceo Albertelli All’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio Al Ministero dell’Istruzione e del “Merito” Alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Per conoscenza: Alle scuole di Roma I sottoscritti genitori del Liceo Albertelli di Roma desiderano manifestare il proprio fermo disappunto nei confronti dell’ennesimo episodio di ingerenza politica indebita nelle attività didattiche di una scuola italiana, avvenuto al Liceo “Marco Polo” di Venezia. Una campagna mediatica insidiosa innescata da un opinionista e da una forza politica di destra ha portato nientemeno che a un’interrogazione parlamentare riguardo alle attività organizzate dal collegio docenti sulla situazione in Palestina, in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari e l’ONG Emergency. Più di recente, l’intervento di una lista politica extraparlamentare di estrema destra ha impedito un dibattito sul Venezuela organizzato dalla componente studentesca del Liceo Plinio di Roma. Nella stessa linea riconosciamo le continue ispezioni ministeriali nelle scuole toscane che avevano organizzato webinar con la Relatrice Speciale ONU sui territori palestinesi occupati; l’ispezione condotta l’anno scorso nel Liceo Righi di Roma nei confronti di un professore di storia; la circolare riservata dell’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio che a inizio anno scolastico 2025 pretendeva di impedire agli organi collegiali di esprimersi sulle violazioni del diritto internazionale; ma anche la recente richiesta immotivata di segnalazione degli studenti palestinesi frequentanti le scuole italiane. Le motivazioni di queste ingerenze sono state diverse, ma tutte egualmente strumentali: “pluralismo”, “integrazione”, “contrasto all’antisemitismo”, nel caso di Venezia addirittura “ProPal”. Non si tratta però di episodi isolati; li riconosciamo invece come elementi di un disegno politico che mira a promuovere la sfiducia e l’ingerenza governativa nei confronti della scuola, dei suoi organi collegiali e della classe docente. Si tratta di un intervento problematico per l’intero assetto democratico del Paese. Come scrisse Piero Calamandrei, infatti, “Se si vuole che la democrazia prima si faccia e poi si mantenga e si perfezioni, si può dire che la scuola, a lungo andare, è più importante del Parlamento e della Magistratura e della Corte Costituzionale” (dalla Prefazione a G. Ferretti, Scuola e Democrazia, Einaudi, 1956). Di recente, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuola e delle università ha ribadito che la scuola pubblica è pluralistica per sua natura, in quanto il personale viene reclutato non in base a una specifica appartenenza ideologica (come avviene nelle scuole private “di tendenza”), ma attraverso una pubblica selezione, proprio perché studentesse e studenti incontrino docenti di diversa formazione e orientamento politico. Inoltre, il Testo Unico in vigore (Decreto Legislativo n. 297/1994) ribadisce la necessità da parte dei dirigenti scolastici di rispettare gli organi collegiali, che regolano la vita democratica della scuola (si veda anche il Decreto Legislativo n. 165/2001). Infine, non spetta a noi ricordare che l’Art. 33 della Costituzione ribadisce che «L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento» – concetto ribadito anche nel Contratto Collettivo Nazionale in base al quale i docenti sono assunti. Queste ingerenze politiche tentano invece di trasformare la scuola in un organismo di propaganda, finalizzato a costruire consenso verso i propri alleati geopolitici, o addirittura a promuovere una narrazione militaresca che prelude a imprese belliche, esplicitamente ripudiate dalla nostra Costituzione. Come componente genitoriale del Liceo Albertelli abbiamo già espresso il nostro rifiuto, con una lettera firmata da oltre 180 genitori, alle attività di orientamento studenti finalizzate alla promozione di “carriere in divisa”, anche in violazione di una mozione approvata all’unanimità dal Consiglio d’Istituto a favore della cultura della Pace e contro la militarizzazione delle istituzioni educative. Come affermò nel 1949 in Parlamento Piero Calamandrei, già citato sopra: “Chi prepara la guerra, anche a fini che crede difensivi, non fa altro, senza accorgersene, che volere la guerra”. Non è questa la scuola pubblica a cui abbiamo iscritto i nostri figli e le nostre figlie. Chiediamo agli organi competenti di rettificare immediatamente queste condotte, nel rispetto della scuola, del loro ruolo istituzionale e dei loro doveri nei confronti della cittadinanza e della Costituzione. Chiediamo altresì alle comunità scolastiche – studenti, genitori, docenti, personale, dirigenti – di moltiplicare le proteste pubbliche e le azioni legali di contrasto verso questo progetto autoritario e anticostituzionale, per ricostruire l’indipendenza e la dignità dell’istituzione più importante della nostra democrazia. FIRME DI GENITORI DEL LICEO ALBERTELLI Seguono 120 nomi e cognomi dei genitori degli studenti e delle studentesse del Liceo Pilo Albertelli. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Perugia: genitori “interventisti” a scuola. Occorre educazione alla pace
In una scuola da anni ormai compressa da un’eccessiva ingerenza dei genitori nell’operato dei/delle docenti – genitori che contestano valutazioni, libri, comportamenti, scelte degli insegnanti – non stupisce che dai più arroganti e facinorosi sia sferrato anche l’attacco contro l’educazione alla pace, considerata, a loro dire, ideologica e faziosa. È quanto successo, da ultimo, da parte di una coppia di genitori nei confronti di una docente di un liceo perugino. Troppi sono parsi gli spazi dedicati al tema della guerra e della pace: una poesia palestinese, un film, un libro, un discorso di Gino Strada sulla necessità e l’urgenza di rinunciare alla guerra. Troppe lezioni: in fondo “che la guerra è brutta, si sa”, “un mondo senza guerre è un’utopia irrealizzabile”; “qual è dunque il senso di queste lezioni che, peraltro, comportano il rischio di scivolare nell’ideologia e dunque nell’indottrinamento?”. La libertà di insegnamento sancita dall’art. 33 della Costituzione italiana, bilanciata professionalmente con una neutralità che pur non significa equiparazione di tutte le idee, non richiederebbe risposta a questa inopportuna intromissione. Ma l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università non può non esprimere preoccupazione verso la messa in stato di accusa dell’educazione alla pace, tanto più irrinunciabile in tempi in cui soffiano venti di guerra, parole armate, prospettive belliciste, nazionalismi aggressivi. No, l’orrore della guerra non è scontato per chi, per sua fortuna, non l’ha vissuta. E l’educazione alla pace è imprescindibile per attuare l’articolo 11 della Costituzione italiana, che ripudia la guerra e promuove la cooperazione internazionale. Immaginare un mondo senza conflitti armati non è puerile utopia e la scuola ha il dovere di promuovere la cultura del rispetto, del dialogo, della collaborazione, della giustizia, dell’alternativa alla violenza e alla sopraffazione: è l’unica speranza che abbiamo per “salvare le future generazioni dal flagello della guerra”, come 80 anni fa si auspicava nel preambolo della Carta delle Nazioni Unite. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Perugia -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Lettera genitori di una scuola di Roma: difendiamo la Pace contro il militarismo
PUBBLICHIAMO UNA LETTERA GIUNTA ALL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ DA PARTE DI UN GRUPPO DI GENITORI DI UNA SCUOLA DI ROMA PREOCCUPATI PER LA DERIVA BELLICISTA E LA PROPAGANDA DI GUERRA NEI LUOGHI DELLA FORMAZIONE, NEL SOLCO DEL LAVORO CHE L’OSSERVATORIO CONDUCE ORMAI DA DIVERSI ANNI. Siamo un gruppo di genitori di un liceo classico di Roma; durante le vacanze di Natale abbiamo appreso da una comunicazione pubblicata sul registro elettronico che per il 15 e il 20 gennaio 2026 sono stati organizzati dalla scuola degli incontri dal titolo “Orientamento carriere in divisa e facoltà universitarie con AssOrienta”. Da notare che non è stata emanata alcuna circolare per questi eventi, né una “comunicazione”: è possibile rinvenirla solo nella sezione “Orientamento in uscita” del sito ufficiale del liceo. La comunicazione ci ha molto allarmati in quanto genitori e in quanto cittadini di una Repubblica che ripudia la guerra (art.11 Costituzione Italiana) e di una Regione che ha una specifica legge, la n.12 del 17/07/2019, che promuove una cultura di pace e la diffusione dei diritti umani. La scuola, in qualità di istituzione repubblicana e democratica deve fondare la sua attività quotidiana all’insegna del principio della Pace (“se vuoi la pace, prepara la pace”) rifiutando consapevolmente invece, tutte quelle attività e occasioni che hanno come obiettivo di riarmare eserciti e menti (“si vis pacem, para bellum”). La nostra preoccupazione, basata anche sulla situazione internazionale che vede in questo momento storico il ripresentarsi di condizioni e volontà politiche che spingono plausibilmente verso pericolosi scenari bellici anche in Europa attraverso un piano straordinario di riarmo, e che vogliono reinserire la leva militare per i/le giovani, trova riscontro in molteplici atti e norme internazionali, quali la Carta delle Nazioni Unite che si apre definendo la guerra come ‘flagello’, nonché l’Articolo 20 del Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966 che perentoriamente prescrive: “Qualsiasi propaganda a favore della guerra deve essere vietata dalla legge”. Facendo proprio questo patrimonio di principi e di diritti consolidati nella cultura democratica del nostro Paese, il Consiglio d’Istituto della nostra scuola ad ottobre 2025 ha approvato una delibera in cui testualmente si raccomanda di “evitare la presenza nel nostro Istituto di attività nell’ambito dell’ex PCTO e nell’ambito dell’Orientamento di associazioni o aziende legate all’industria bellica o al sistema di apartheid israeliano”. L’iniziativa di “Orientamento alle carriere in divisa” attraverso AssOrienta comunicata dalla scuola si pone pertanto in contrasto con quanto deliberato dal Consiglio d’Istituto e dalla vocazione storica del nostro liceo, che fin dalle origini è stato sempre schierato contro la guerra e la militarizzazione della cultura. MA CHI È ASSORIENTA? Chi c’è dietro quest’associazione privata cui il nostro liceo si rivolge per orientare i nostri figli e le nostre figlie? Qual è l’orizzonte culturale in cui si muove, quali sono i suoi reali interessi economici? AssOrienta si presenta a prima vista come un’associazione neutrale poiché promuove anche altri percorsi, ma di fatto il suo obiettivo principale sono le cosiddette “carriere in divisa”, in cui è specializzata da anni (si guardi l’homepage https://www.assorienta.it).
Fondazione Patti Digitali: un’alleanza per affrontare l’emergenza educativa nell’era dell’IA
Il nuovo ente nazionale ha come obiettivi principali la formazione di nuovi gruppi e il supporto a quelli esistenti, la creazione di percorsi educativi per genitori, insegnanti e minori sull’uso consapevole delle tecnologie, la ricerca e le valutazioni di impatto sul rapporto tra digitale e benessere e l’attività di advocacy verso politica, imprese e stakeholder per promuovere una regolamentazione più attenta e consapevole. A novembre il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che fissa a 16 anni l’età minima per social, piattaforme video e AI companions, consentendo l’accesso tra i 13 e i 16 anni solo con l’autorizzazione dei genitori e promuove lo sviluppo di un sistema di verifica dell’età omologato per tutti i paesi europei. Secondo la Ricerca EYES UP effettuata da Università Milano-Bicocca, Università di Brescia, Associazione Sloworking e Centro Studi Socialis, il 45% dei ragazzi riceve lo smartphone a 11 anni e il 30% possiede già un profilo social. Il 53% consulta lo smartphone appena sveglio, il 22% durante la notte, e il 51% lo usa occasionalmente durante i pasti, anche se solo il 10% lo fa regolarmente. I dati evidenziano un impatto negativo della precocità di utilizzo regolare dei social media sulle performance scolastiche nel lungo periodo. Il 97% degli adolescenti italiani usa Internet quotidianamente, ma 1 minore su 4 mostra un uso problematico dello smartphone, con segnali di dipendenza. Tra i preadolescenti (11-13 anni), il 62,3% possiede almeno un account social, nonostante la legge europea (GDPR) richieda almeno 14 anni. Nel 2023, inoltre, il 47% degli adolescenti tra 11 e 19 anni ha trascorso più di cinque ore al giorno online, mentre circa un terzo dei bambini tra 6 e 10 anni usa lo smartphone quotidianamente, con un incremento significativo rispetto al 2018-2019. La Società Italiana di Pediatria nei giorni scorsi ha aggiornato le raccomandazioni sull’uso delle tecnologie digitali in età evolutiva e elaborate da pediatri, psicologi ed esperti. Frutto della revisione della letteratura, le nuove indicazioni delineano un percorso educativo condiviso per famiglie, scuole e professionisti per accompagnare bambini e adolescenti verso un uso  dei mezzi tecnologici equilibrato e rispettoso dei tempi dello sviluppo cognitivo: * evitare l’accesso non supervisionato a Internet prima dei 13 anni per i rischi legati all’esposizione a contenuti inappropriati; rinviare l’introduzione dello smartphone personale almeno fino ai 13 anni per prevenire conseguenze sullo sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale; * ritardare il più possibile l’uso dei social media, anche se consentito per legge; * evitare l’uso dei dispositivi durante i pasti e prima di andare a dormire; * incentivare attività all’aperto, sport, lettura e gioco creativo; * mantenere supervisione, dialogo e strumenti di controllo costanti in tutte le fasce d’età; * promuovere a scuola l’educazione digitale consapevole, mentre i pediatri dovrebbero valutare regolarmente le abitudini digitali dei bambini e fornire consulenza preventiva alle famiglie; * come già indicato nelle raccomandazioni emanate nel 2018, niente dispositivi sotto i due anni, limitarli a meno di un’ora al giorno tra i 2 e i 5 anni e a meno di due ore dopo i 5 anni, sotto il controllo dell’adulto. Mentre l’uso di smartphone e social media tra i giovani cresce a ritmi senza precedenti e l’Intelligenza Artificiale generativa pone sfide imprevedibili, in Italia arriva una risposta. La Fondazione Patti Digitali ETS è un soggetto indipendente istituito per coordinare e rafforzare la Rete dei Patti Digitali, un movimento educativo cresciuto in tutta Italia negli ultimi due anni, composto da 200 gruppi locali e 10˙000 famiglie e volto a creare un ambiente più sano per i minori, dove educatori, insegnanti e genitori cooperano seguendo le linee guida del Manifesto dell’Educazione Digitale di Comunità. La nuova fondazione mira allo sviluppo e al consolidamento dei Patti Digitali sul territorio per contribuire allo sviluppo tecnologico affinché sia rispettoso del benessere dei minori e della loro crescita personale, colmando il divario tra la rapidità dell’innovazione tecnologica e la capacità della società di gestirla e contrastando frammentazione, confusione e solitudine educativa attraverso norme condivise e sostegno concreto. È stata costituita lo scorso 12 dicembre su iniziativa del Comitato dei promotori composto dagli esperti che hanno ideato e sviluppato l’esperienza dei Patti Digitali – Marco Gui, Marco Grollo, Stefania Garassini, Brunella Fiore, Simone Lanza, Stefano Boati e Chiara Respi – insieme alla Fondazione Bicocca, riferimento scientifico della rete, e all’Associazione MEC / Media Educazione Comunità. Collaborano anche le associazioni Aiart e Sloworking e, a supporto delle attività, la Fondazione Oltre e l’organizzazione non-profit internazionale Human Change. Tra le figure in primo piano nel panorama educativo, politico e scientifico nazionale che da subito hanno acconsentito di far parte del Comitato Consultivo della Fondazione Patti Digitali spiccano: Adriano Bordignon, presidente del Forum Nazionale delle Famiglie; Alessandro D’Avenia, insegnante e scrittore; Marianna Madia, deputata per il PD e alla Camera dei Deputati firmataria di un disegno di legge su media e minori; Lavinia Mennuni, senatrice di FdI, prima firmataria al Senato di un disegno di legge su media e minori; Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta e scrittore; Stefano Vicari, direttore dell’Unità Operativa complessa di Neuropsichiatria Infantile dell’IRCCS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Giovanni Caprio
December 23, 2025
Pressenza
L’Adunata degli Alpini di Biella e l’idiozia della guerra
Biella, la piccola città del Piemonte che conta poco più di quaranta mila abitanti (40.000) e il Biellese, il territorio che circonda la città, che invece ne ha poco meno di centosettanta mila (170.000) è pronta per accogliere quattrocento mila (400.000) alpini che il 9/10/11 maggio si riverseranno nella città e in tutto il territorio circostante. La cittadina laniera piemontese è infatti la sede dell’Adunata Nazionale degli Alpini. Un’occasione di rilancio per un territorio provato da anni di crisi del settore tessile, così la stanno vivendo la maggioranza degli abitanti. Ma è solo un’occasione di incontro goliardico tra vecchi commilitoni? Si sa che quando si passa da fase storica a fase storica cambiano le narrazioni. E il cambiamento in atto negli assetti politici e ideologici nazionali e internazionali stia trasformando l’adunata degli Alpini a Biella definendo nuove verità sulle quali fondare i nuovi miti. Esemplare la frase del Presidente della Regione Piemonte Cirio che, meno di un mese fa e proprio a Biella durante la presentazione della Adunata degli Alpini, ha sostenuto che l’invasione della Russia durante la seconda guerra mondiale fu un sacrificio per la nostra libertà. Tralasciando di dire, nella affermazione, che in realtà fu un invasione di un altro stato sovrano, ordinata da Mussolini per seguire i deliri di onnipotenza di Hitler. Risulta essere evidentemente una frase, poi smentita, per sostenere una leggenda, quella degli Italiani brava gente, funzionale alla reintroduzione della necessità e ineliminabilità della guerra nella storia dell’uomo. D’altra parte neanche una settimana prima nel Buongiorno de La Stampa, il quotidiano più letto in Piemonte, Mattia Feltri ironizzava sullo slogan “fuori la guerra della storia” sancendone la idiozia. Su questo sono già intervenuto a Lace il 25 aprile, spiegando che la guerra non è storicamente la medesima cosa nei secoli e che il progresso tecnico-scientifico l’ha portata, sempre di più, a compiere stragi di civili usando la tecnologia e aumentando in efficacia – leggasi numero di morti – fino a rappresentare la punta più avanzata del dominio delle macchine sul genere umano. Altro che slogan idiota, porre la guerra fuori dalla storia è una necessità per la nostra sopravvivenza. Tralascio, nella costruzione della leggenda Alpina, l’inno appositamente composto per l’Adunata di Biella dove si sostiene che portarono il loro vessillo per giustizia sia in Libia che in Russia, e mi concentro sull’ultimo episodio avvenuto a Biella. Lunedì comincia a circolare nelle chat una lettera di genitori che protestano contro gli interventi degli Alpini nelle scuole biellesi. “Siamo genitori di persone che frequentano istituti medi, scuole primarie e scuole dell’infanzia nel territorio biellese.” così inizia la lettera. Mi concentro su un aspetto, la nuova narrazione necessaria alla accettazione della guerra come fatto ineliminabile dalla storia umana, il resto potete leggerlo sulla pagina FB delle Parole Fucsia. “Alcuni Alpini hanno potuto parlare nelle aule, narrando in mondo soggettivo (e a volte antistorico) alcune vicende della storia del nostro paese, proponendo canti bellici, illustrazioni di divise fatte colorare nelle scuole dell’infanzia, mitizzando gesta e azioni, contribuendo a rafforzare il clima sovranista e nazionalista che pare essere l’unico possibile nel nostro Paese. “ Questo è il nocciolo della questione. Cari Alpini, vi state prestando a questa operazione che tramuta la storia in leggenda funzionale alla retorica del nuovo impegno bellico. Questa è, ovviamente, la mia opinione, ma corroborata dai fatti. Fatti che mancano totalmente nei racconti sulla Russia e sulla Libia e che, mancando, fanno di questi racconti delle narrazioni leggendarie e non delle ricostruzioni storiche. Anni fa a un mio amico – tra l’altro alpino – che ammirava un manifesto della Lega Nord che raffigurava l’immagine di un indiano americano, sostenendo che i nativi in America fossero finiti a vivere nelle riserve perché non si erano difesi dall’immigrazione, dissi che c’è una certa differenza tra colonialismo e immigrazione. Ecco è la stessa che passa tra guerra per la libertà e invasione della Russia per ordine del Ducee tra portare la giustizia in Libia e commettere crimini coloniali, sempre per volere di Mussolini. Insomma a narrare leggende si finisce per costruire disastri e crimini, la storia dovrebbe insegnarcelo. Cari alpini, non fatevi trascinare in questo fervore neo patriottico, forse siete in tempo a fermarvi e rimanere fedeli alla goliardia dei vostri ritrovi– ma senza molestie, per favore. Ettore Macchieraldo
May 9, 2025
Pressenza
Lettera aperta della cittadinanza contro il raduno nazionale degli alpini a Biella
PUBBLICHIAMO VOLENTIERI LA LETTERA APERTA GIUNTA ALLA NOSTRA MAIL OSSERVATORIONOMILI@GMAIL.COM CHE UN GRUPPO DI PERSONE, TRA CUI IL COLLETTIVO FEMMINISTA “LE PAROLE FUXIA”, HA SCRITTO IN OCCASIONE DEL RADUNO NAZIONALE DEGLI ALPINI A BIELLA QUESTO FINE SETTIMANA. L’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ CONDIVIDE PIENAMENTE LA PREOCCUPAZIONE DEI GENITORI E INVITA AD USARE LE MOZIONI DEL VADEMECUM PER OPPORSI ALLA MILITARIZZAZIONE. Siamo genitori di persone che frequentano istituti medi, scuole primarie e scuole dell’infanzia nel territorio biellese. Abbiamo deciso di scrivere questa lettera aperta a seguito di ciò che sta capitando nelle scuole biellesi in vista dell’Adunata Nazionale degli Alpini che si svolgerà a Biella il 9-10-11 maggio. Tenuto conto che è diritto di ciascuno sentire o meno affinità con questa manifestazione, riteniamo che sia invece molto grave che la propaganda militarista e nazionalista sia entrata così facilmente nelle scuole. Alcuni Alpini hanno potuto parlare nelle aule, narrando in mondo soggettivo (e a volte antistorico) alcune vicende della storia del nostro Paese, proponendo canti bellici, illustrazioni di divise fatte colorare nelle scuole dell’infanzia, mitizzando gesta e azioni, contribuendo a rafforzare il clima sovranista e nazionalista che pare essere l’unico possibile nel nostro Paese. Tutto questo è stato fatto senza consultare i genitori, cosa che ci appare ancora più grave dato che per poter portare l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole (cosa che ci parrebbe tanto più utile e necessaria), è invece richiesto il consenso genitoriale. Questo sta accadendo negli stessi giorni in cui la Giunta comunale di Biella blocca la mozione per togliere la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini per darla invece a Giacomo Matteotti e Iside Viana; sono anche gli stessi giorni in cui sono appena stati celebrati il 25 aprile, Giorno della Liberazione e il Primo maggio, festa dei lavoratori: due festività che rischiano di passare in secondo piano, perché non vengono quasi studiate o approfondite, tanto che i ragazzi non sanno perché stanno a casa da scuola in quei giorni, ma sono ben consapevoli, ormai, del fatto che gli Alpini hanno fatto “tante cose buone”. Non ci piace questa deriva sovranista, non ci piace la militarizzazione di chi frequenta la scuola, non ci piace e non siamo d’accordo con questa narrazione distorta della Storia, tenuto anche conto del clima europeo in cui si parla di guerra, riarmo, kit di sopravvivenza, nemici alle porte. Desideriamo una scuola che parla e lavora per la Pace, che insegna il senso critico e la ricerca della verità, che ha come obiettivo la formazione di persone libere e pensanti, cittadine di un mondo multiculturale, globalizzato e diversificato. Una scuola che insegni la convivenza tra le differenze, una scuola non classista, non elitaria, non militarizzata.