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Fino a quando persiste l’obbligo di mantenere i figli da parte dei genitori?
Torni a casa dopo una durissima giornata in fabbrichetta, coronata da una cena al veleno con l’avvocato, dal quale hai appreso di non poter spiare liberamente i tuoi dipendenti al fine di coglierli in fallo e licenziarli. Il freddo umido e il traffico brianzolo hanno fatto il resto. Entri in salone e trovi Pier Giorgio, l’erede al trono, che strepita coi suoi amici davanti a un qualunque videogioco. In un attimo ti si chiude la vena e parte il miglior repertorio del padre che sa farsi rispettare: «È mezzanotte che cosa ci fate ancora qui, questa casa non è un albergo. Hai 24 anni e hai dato solo 7 esami, credi che ti possa mantenere a vita parcheggiato alla facoltà di Economia anziché ringraziarmi? Io alla tua età già lavoravo in officina». E lì, l’idea che equivale a un’apparizione mariana: non posso licenziare i dipendenti, ma buttare mio figlio fuori di casa sì, è maggiorenne! E invece. PRINCIPIO GENERALE: IL MANTENIMENTO OLTRE LA MAGGIORE ETÀ L’obbligo dei genitori di contribuire al mantenimento dei figli è un principio cardine del diritto di famiglia, la cui durata non è legata al mero raggiungimento della maggiore età. La giurisprudenza ha delineato con precisione i presupposti e i limiti di tale obbligo, mutuati in parte dal regime di mantenimento dei figli in caso di separazione, bilanciando il diritto del figlio a completare il proprio percorso formativo con il principio di autoresponsabilità. L’obbligo di mantenimento dei figli, sancito dagli articoli 147, 148 e 316-bis del Codice Civile, non cessa automaticamente al compimento del diciottesimo anno di età. La legge, in particolare l’articolo 337-septies del codice civile, prevede che il giudice possa disporre un assegno periodico in favore dei figli maggiorenni non ancora economicamente indipendenti. La giurisprudenza è unanime nell’affermare che l’obbligo perdura fino a quando il figlio non abbia raggiunto una propria indipendenza economica, e cioè fino a quando non sia stato messo nelle concrete condizioni di poter essere autosufficiente senza averne tratto profitto per propria colpa o scelta. L’obiettivo è consentire al figlio di completare un percorso formativo e di inserirsi nel mondo del lavoro in base alle proprie capacità, inclinazioni e aspirazioni. Bene dai, puoi tagliargli i fondi per le rette universitarie, costringerlo a trovarsi un qualunque lavoretto e fargli trovare le valigie fuori dalla porta. O forse no. LA NOZIONE DI INDIPENDENZA ECONOMICA L’indipendenza economica non coincide con lo svolgimento di una qualsiasi attività lavorativa. La giurisprudenza richiede un accertamento in concreto, valutando se il reddito percepito sia adeguato a consentire un’esistenza autonoma e dignitosa, in relazione alla formazione professionale acquisita e alle condizioni del mercato del lavoro. Un lavoro precario, saltuario o con una retribuzione esigua potrebbe non essere considerato sufficiente a determinare la cessazione dell’obbligo. Tuttavia, lo svolgimento di un’attività lavorativa, anche a tempo determinato, può essere un elemento rappresentativo della capacità del figlio di procurarsi un reddito adeguato. Se tale capacità è dimostrata, l’obbligo genitoriale cessa e non può “risorgere” in caso di successiva perdita del lavoro (Cass. Civ., Sez. 6, n. 2344 del 25.1.2023). La Corte di Cassazione ha precisato che «il mantenimento del figlio maggiorenne è da escludersi ove questi abbia iniziato ad espletare un’attività lavorativa, dimostrando quindi il raggiungimento di un’adeguata capacità, senza che possa rilevare la sopravvenienza di circostanze ulteriori che, pur determinando l’effetto di renderlo momentaneamente privo di sostentamento economico, non possono far risorgere un obbligo di mantenimento, i cui presupposti siano già venuti meno» (Cass. Civ., Sez. 6, n. 3769 dell’8.2.2023). LA CESSAZIONE DELL’OBBLIGO PER COLPA O INERZIA DEL FIGLIO L’obbligo di mantenimento viene meno non solo al raggiungimento dell’indipendenza economica, ma anche quando la mancata autosufficienza sia imputabile a un comportamento colpevole del figlio. Questo concetto è strettamente legato a due principi fondamentali elaborati dalla giurisprudenza: * la “funzione educativa del mantenimento”, in forza del quale il mantenimento stesso non è un’assistenza a tempo indeterminato, ma uno strumento per consentire al figlio di completare il proprio percorso di studi e di inserirsi nella società; una volta esaurita questa funzione, l’obbligo si estingue; * il “principio di autoresponsabilità”: il figlio maggiorenne ha il dovere di attivarsi per raggiungere la propria autonomia, non può pretendere di essere mantenuto a tempo indeterminato, specialmente quando la sua inattività è frutto di negligenza, disinteresse o scelte irragionevoli. CONCLUSIONI In sostanza non esistono criteri definiti e universalmente applicabili per determinare il momento in cui i figli perdono il diritto al mantenimento. A completamento del quadro interpretativo, la Corte di Cassazione ha stabilito che la valutazione circa l’indipendenza del figlio debba basarsi su un accertamento complessivo che tenga conto di diversi fattori: * l’età del figlio: quanto più questa supera la maggiore età, tanto più si affievoliscono i vincoli per i genitori; * l’effettivo conseguimento di un livello di competenza professionale e tecnica, in base al percorso di studi intrapreso; * l’impegno rivolto alla ricerca di un’occupazione lavorativa; * la complessiva condotta personale tenuta dal figlio dopo il raggiungimento della maggiore età. Insomma, non è facile come pensi ma ci si può lavorare. Sali in camera da letto, tua moglie medita nella penombra con una benda di seta rosa sugli occhi. Non la abbassa neanche quando ti dice che devi portare Pier Fido a fare i bisogni. Scendi, gli metti il guinzaglio, lo guardi negli occhi cisposi: ma quand’è che diventi indipendente tu? Non posso mica assisterti tutta la vita, oh! Chissà cosa ne pensa la Cassazione.   The post Fino a quando persiste l’obbligo di mantenere i figli da parte dei genitori? appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 17, 2026
L'INDIPENDENTE
Il fallimento dello Stato italiano: tre casi sotto gli occhi
I braccianti bruciati vivi; due famiglie sotto i riflettori (e con le istituzioni in tilt); e la vicenda dei morti per inquinamento industriale: Savona, Taranto e la provincia di Alessandria sono le “primatiste”. Riprendiamo due articoli di Umberto Franchi   PRIMO EPISODIO: STRAGE DEI BRACCIANTI. CHI SONO GLI ASSASSINI ?   In galera  ci sono i due caporali esecutori dei
Mamme contro la militarizzazione delle scuole a Monte Romano (VT): «Dovere di genitori proteggere i figli da pratiche di indottrinamento propagandistico!»
PUBBLICHIAMO UNA LETTERA-SEGNALAZIONE GIUNTA DA UNA MAMMA DI VITERBO ESTREMAMENTE PREOCCUPATA PER LE INIZIATIVE MILITARISTICHE PROPOSTE NELLA SCUOLA DI SUO FIGLIO, DEL RESTO SENZA ADEGUATA COMUNICAZIONE. COME OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ SIAMO PARTICOLARMENTE CONTENTI CHE IL LAVORO DI DISSEMINAZIONE PACIFISTA E ANTIMILITARISTA SIA GIUNTO A FAR COMPRENDERE AI GENITORI (COME A MODICA E MONZA) IL PERICOLO DELLA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E CHE I GENITORI PRENDANO CONTROMISURE PER OPPORSI A QUESTO FENOMENO DILAGANTE NEL NOSTRO PAESE, FUNZIONALE A NORMALIZZARE LA GUERRA NELLE TESTE DEI NOSTRI FIGLI E DELLE NOSTRE FIGLIE. INVITIAMO I GENITORI E LA SOCIETÀ CIVILE A SEGNALARE E AD OPPORSI, INVIANDO LE EVENTUALI COMUNICATI A OSSERVATORIONOMILI@GMAIL.COM. La sera del 20 maggio 2026 mio figlio mi riferisce che l’indomani si recherà, con la classe e i professori, presso il poligono militare di Monte Romano (VT) per cantare l’Inno d’Italia e, successivamente, per prendere parte alla colazione offerta dai militari. Contatto la rappresentante dei genitori per chiedere conferma se effettivamente fosse prevista questa attività, poiché sul registro elettronico e sul resoconto dell’interclasse non è presente alcun avviso al riguardo né tantomeno avevo firmato in precedenza un avviso cartaceo. La mamma, da me contattata, conferma quanto riferito da mio figlio e mi dice che l’attività durerà circa un’ora e mezzo, ma non ricorda se fosse stata emanata una circolare. Ne abbiamo parlato in famiglia e abbiamo deciso che nostro figlio il giorno seguente non sarebbe andato a scuola, visto e considerato che non abbiamo firmato alcun consenso per questa attività scolastica e che siamo contrari alla militarizzazione della scuola poiché in contrasto con i nostri principi educativi, volti alla giustizia e alla pace e motivo l’assenza dando questa stessa spiegazione. Il giorno seguente contatto due mamme e chiedo loro come fossero venute a conoscenza dell’attività al poligono militare, mi rispondono entrambe (in tempi e luoghi diversi), che gli era stato riferito dai rispettivi figli a voce e anche loro non avevano ricevuto alcun avviso scritto. La mia indignazione e perplessità nasce dal fatto che, vivendo in un clima bellicistico in cui i venti di guerra soffiano all’impazzata, nessuno dei genitori si sia posto delle domande su queste iniziative… eppure le classi coinvolte sono state quattro: prima, seconda e terza secondaria di primo grado e la quinta classe della scuola primaria. Parlando con le mamme alle quali mi sono rivolta ho percepito che la situazione non ha destato stupore, non ha stimolato la propria responsabilità genitoriale perché, forse, considerata normale o indifferente. Poi, ho fatto due conti e mi sono resa conto che il paese in cui vivo è fortemente militarizzato, difatti, numerosissime sono le famiglie appartenenti all’esercito e alle forze dell’ordine; ma questa spiegazione non mi soddisfa e rifletto ancora un po’ perché la guerra non può e non deve essere normalizzata, non può essere resa affascinante a dei bambini e bambine perché qualunque persona mentalmente sana è consapevole che la guerra porta solo orrore, morte e distruzione. È DOVERE DI NOI GENITORI PROTEGGERE I NOSTRI FIGLI E LE NOSTRE FIGLIE DA QUESTE PRATICHE DI INDOTTRINAMENTO PROPAGANDISTICO! La scuola deve restarne fuori, anzi proprio in questi tempi incerti e arroganti, dovrebbe farsi motore di cambiamento sulle nuove generazioni, stimolando lo spirito critico e sviluppando la capacità di discernere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, ingiusto. La scuola dovrebbe contrastare l’indifferenza, affinché possa quanto prima affermarsi un nuovo umanesimo, fondato sui principi di giustizia, uguaglianza, solidarietà e pace disarmata. Le bandiere, le nazioni, i muri e i confini sono tutte sovrastrutture create dall’essere umano, in verità facciamo tutti parte di un’unica grande famiglia umana. Freniamoci. Resettiamo un bel po’ di cose e poi ripartiamo, educando con la gentilezza, la pace e la giustizia le donne e gli uomini di domani. Forse non ce ne rendiamo conto, ma il futuro è tra le nostre mani, davanti ai nostri occhi e sono i nostri bambini, le nostre bambine e le nostre giovani e i nostri giovani. La nostra speranza viva. Di seguito la locandina di una corsa podistica svoltasi a Monte Romano (VT) inviata dalla stessa mamma della lettera a dimostrazione di come vi sia in atto una militarizzazione dei territori, considerando che l’iniziativa è in collaborazione, inspiegabilmente, con l’Esercito italiano. È un peccato che la società civile non si sia mossa in anticipo per scongiurare che si svolgesse un «evento sportivo di trail, corsa e passeggiata nell’esclusiva cornice del poligono di Monte Romano» (come scritto qui). Ricordiamo che a Gioia del Colle (BA) un evento podistico simile, che prevedeva il passaggio all’interno dell’aeroporto militare, è stato bloccato dalla mobilitazione e dalle proteste delle associazioni pacifiste (clicca qui). -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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Monza, genitori contestano dirigenti su Open Day con Forze Armate e scattano foto sulla militarizzazione dei bambini
A seguito dell’articolo dell’osservatorio in cui denunciavamo l’open day delle Forze Armate che si è svolto lo scorso 16 aprile al Parco di Monza, alcuni genitori hanno deciso di mandarci delle foto scattate durante l’evento. I bambini, a prescindere dall’età (i più piccoli di appena seconda elementare), vengono intrattenuti nei numerosi stand: agenti della polizia penitenziaria fanno bella mostra della loro tenuta antisommossa, sfoggiano le nuove divise della polizia locale con tanto di cani antidroga, i più fortunati vengono addirittura fatti salire sulla torretta di un mezzo blindato dove possono far finta di sparare ai “nemici”, e per finire a tutti viene regalato un bel poster del famoso caccia bombardiere F35 tanto caro (clicca qui) e tanto efficiente nell’uccidere i bambini in Palestina e Iran, soprattutto negli ultimi anni di brutali attacchi contro quelle popolazioni. Riteniamo inaccettabile che questo tipo di contenuti vengano proposti dalla stessa scuola ai bambini che dovrebbe educare al rispetto, alla solidarietà e contro la guerra. La reazione dei genitori per fortuna non si è fatta attendere e molti di loro, contrariati per l’attività proposta, hanno contattato i dirigenti scolastici chiedendo spiegazioni e chiarimenti. Ci auguriamo che come promesso dalla scuola il prossimo anno ci sarà una maggiore attenzione e non si ripeteranno iniziative di questo tipo. Sempre i territori della Brianza e del Lecchese vengono utilizzati come teatro dell’Italian Raid Commando previsto quest’anno nei giorni 22-23-24 maggio, Ne abbiamo scritto qui. Se anche tu sei contraria/o a questo processo di militarizzazione ti invitiamo a partecipare al corteo “Contro la guerra – Disarmare, Boicottare, Obiettare” di domenica 24 maggio a Monza con partenza alle ore 15 da piazza Walter Bonatti, portando un disegno contro la guerra. Invita i tuoi compagni di classe, gli altri genitori e i tuoi colleghi a partecipare alla marcia nello spezzone scuola e educazione per ribadire: FUORI LA GUERRA DALLE SCUOLE! Inoltre invitiamo a restare sintonizzati sulle iniziative dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università per gli aggiornamenti (https://osservatorionomilscuola.com/). Genitori e insegnanti contro la guerra e la militarizzazione – Monza e Brianza -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
“Ninna nanna della guerra”: NO alla cultura della difesa, NO alla LEVA, NO all’idiozia della guerra
PUBBLICHIAMO IL VIDEO PRODOTTO DAL “GRUPPO GENITORI” DELL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ PER DENUNCIARE LA PROPAGANDA MILITARISTA RIVOLTA ALL’INFANZIA E ALL’ADOLESCENZA. LA LORO CONTRARIETÀ È ESPRESSA TRAMITE LA VOCE DI UNA MAMMA CHE RECITA LA “NINNA NANNA DELLA GUERRA” DEL POETA ROMANESCO TRILUSSA. SCORRONO IMMAGINI TRATTE DAL SITO DELL’OSSERVATORIO E UN VIDEO DELLA DIFESA CHE TENTA DI SOVRASTARE LA VOCE DELLA MAMMA CHE CONTINUA, SENZA LASCIARSI SOPRAFFARE, LA SUA NINNA NANNA. UNA INIZIATIVA PER DIRE NO ALLA CULTURA DELLA DIFESA, NO ALLA LEVA, NO ALLA IDIOZIA DELLA GUERRA. RICORDIAMO CHE L’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ HA PRODOTTO UN MANIFESTO DI RESISTENZA ALLA MILITARIZZAZIONE DELLA SOCIETÀ, ALLA REINTRODUZIONE DELLA LEVA E PER IL RIPUDIO INCONDIZIONATO DELLA GUERRA, UN TESTO CHE SI PUÒ STAMPARE E DIFFONDERE PER L’OBIEZIONE DI COSCIENZA TOTALE ALLA GUERRA (CLICCA QUI). -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Elementari Oberdan (Pisa): la Polizia regala zainetti e cappellini. Il no di alcuni genitori
L’invito da parte della Polizia di Stato alla partecipazione in occasione del 174° anniversario della sua fondazione è stato accolto anche dalle scuole elementari Oberdan di Pisa. L’evento si è tenuto il 10 aprile presso la stazione Leopolda e al termine della cerimonia ai bambini e alle bambine sono stati distribuiti diversi gadget quali zainetti e cappellini. Non a tutti però, grazie all’intervento di alcuni genitori e genitrici. È davvero difficile capire quale possa essere il risvolto didattico-pedagogico di iniziative del genere e infatti abbiamo notizia che diversi genitori e genitrici non hanno firmato l’autorizzazione all’uscita prevista chiedendo che i propri figli e le proprie figlie potessero rimanere a scuola (sarebbe interessante sapere quali attività didattiche alternative sono state organizzate per i bambini e le bambine che non hanno partecipato alla cerimonia). Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università invitiamo i genitori e le genitrici di Pisa a visitare il nostro sito e a collaborare con lo snodo locale della nostra organizzazione (per contatti, scrivere a osservatorionomili@gmail.com) affinché simili pratiche estremamente positive di consapevole rifiuto della militarizzazione dei luoghi della formazione possano diffondersi il più ampiamente possibile non solo nelle scuole ma in tutta la società civile. Alleghiamo a tale proposito una richiesta di esonero da attività che prevedano la collaborazione con le forze armate o di polizia che genitori e genitrici possono presentare sia al momento di iscrivere i propri figli e le proprie figlie a scuola sia in qualsiasi altro periodo dell’anno scolastico (vedi qui). Coordiniamoci. Collaboriamo. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Pisa Modulo genitori per esoneroDownload -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Train to be cool…il progetto della PolFer e del MIM per diffondere la cultura della sicurezza: denuncia dei genitori
In quanto genitori «Non si ha però nessuna informazione sul merito del suddetto progetto, né è riportato nella comunicazione del calendario, né il docente coordinatore ci ha saputo dare ragguagli. In particolare non sono comunicate le finalità, le modalità dell’incontro e da quali figure professionali ed esperienziali sono svolte». E poi: «Il tema della sicurezza ferroviaria, che a nostro avviso attiene molto di più a questioni di organizzazione dei trasporti, della manutenzione delle infrastrutture e dei convogli e, non ultimo, alle condizioni di lavoro e contrattuali degli operatori del settore». E, quindi, perché viene affidato alle forze di polizia? La scuola ha risposto semplicemente rinviando al link della Polizia di Stato. Insomma, l’ennesima delega di questioni educative da parte della scuola e del corpo docente. Che non è sfuggita alla famiglia, la quale infatti risponde come segue. Gentile docente coordinatore, gentile Dirigente scolastico, Vi ringrazio per la risposta, che però ci (Vi scrivo a nome di tutta la famiglia) lascia insoddisfatti sotto vari aspetti. Da una parte siamo piuttosto amareggiati poiché, la scuola, che come primo compito ha quello di sviluppare spirito critico e far conoscere il mondo reale, si presti alla derubricazione della sicurezza ferroviaria ad un problema comportamentale dei giovani (o degli utenti in genere) quando, questa, come già scritto in precedenza, è caso mai ascrivibile ad altre questioni fondamentali in ambito ferroviario come la gestione della logistica, la manutenzione delle infrastrutture e dei convogli e, non ultimo, le condizioni di lavoro e contrattuali degli operatori del settore. Purtroppo sono fin troppo frequenti gli incidenti e i disastri ferroviari dovuti ad una sottovalutazione colposa, dettata da un sistema aziendalizzato teso esclusivamente al profitto. È questa piuttosto la realtà di questo settore su cui si dovrebbe affrontare una riflessione educante. Per altro verso, come genitori e quindi educatori, riteniamo svilente che la questione comportamentale, che dovrebbe essere appannaggio degli educatori, genitori ed insegnanti (e quando necessario di analisti e/o terapeuti), sia affidata ad altre professionalità a cui non appartiene questo ruolo. In ultima analisi, riteniamo che affidare l’educazione civica alle iniziative delle forze armate e alle forze di polizia che protocollo dopo protocollo entrano sempre più nelle scuole italiane sia un problema democratico. Le dichiarazione di ministri e sottosegretari coinvolti rendono evidente che lo scopo è funzionale sia a diffondere un’immagine positiva delle Forze Armate e delle forze di Polizia, ma anche a consolidare un vero e proprio ecosistema comunicativo, in cui media, accademia e industria convergono nel rafforzare la narrazione strategica del governo. Queste istituzioni che, finché rimangono nel solco della Costituzione , dovrebbero servire a difendere in extrema ratio la società dalla violenza e dall’arbitrio, avvalendosi esse stesse di violenza, repressione e arbitrio, si reggono sull’obbedienza, sulla capacità di eseguire ordini senza discuterli. Al contrario, la scuola se non è libera viene meno alla sua ragione di essere: la promozione dello spirito critico, la comprensione e l’accoglienza, anche nel tentativo di includere comportamenti devianti. La Costituzione riconosce questo principio all’articolo 33; inoltre la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza al preambolo afferma: «In considerazione del fatto che occorre preparare pienamente il fanciullo ad avere una sua vita individuale nella società, ed educarlo nello spirito degli ideali proclamati nella Carta delle Nazioni Unite, in particolare in uno spirito di pace, di dignità, di tolleranza, di libertà, di uguaglianza e di solidarietà»; e all’art. 29: «Gli Stati parti convengono che l’educazione del fanciullo deve avere come finalità: b) sviluppare nel fanciullo il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e dei principi consacrati nella Carta delle Nazioni Unite». Concludiamo citando Hannah Arendt: «Nessuno ha il diritto di Obbedire», e Lorenzo Milani: «L’obbedienza non è più una virtù», parole che sembravano un tempo recepite e che oggi non dobbiamo dimenticare. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università di Grosseto -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Comunicato genitori Liceo “Albertelli” di Roma in difesa dell’indipendenza della scuola e dei suoi organi collegiali
Alla Dirigente del Liceo Albertelli Al Consiglio d’Istituto del Liceo Albertelli All’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio Al Ministero dell’Istruzione e del “Merito” Alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Per conoscenza: Alle scuole di Roma I sottoscritti genitori del Liceo Albertelli di Roma desiderano manifestare il proprio fermo disappunto nei confronti dell’ennesimo episodio di ingerenza politica indebita nelle attività didattiche di una scuola italiana, avvenuto al Liceo “Marco Polo” di Venezia. Una campagna mediatica insidiosa innescata da un opinionista e da una forza politica di destra ha portato nientemeno che a un’interrogazione parlamentare riguardo alle attività organizzate dal collegio docenti sulla situazione in Palestina, in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari e l’ONG Emergency. Più di recente, l’intervento di una lista politica extraparlamentare di estrema destra ha impedito un dibattito sul Venezuela organizzato dalla componente studentesca del Liceo Plinio di Roma. Nella stessa linea riconosciamo le continue ispezioni ministeriali nelle scuole toscane che avevano organizzato webinar con la Relatrice Speciale ONU sui territori palestinesi occupati; l’ispezione condotta l’anno scorso nel Liceo Righi di Roma nei confronti di un professore di storia; la circolare riservata dell’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio che a inizio anno scolastico 2025 pretendeva di impedire agli organi collegiali di esprimersi sulle violazioni del diritto internazionale; ma anche la recente richiesta immotivata di segnalazione degli studenti palestinesi frequentanti le scuole italiane. Le motivazioni di queste ingerenze sono state diverse, ma tutte egualmente strumentali: “pluralismo”, “integrazione”, “contrasto all’antisemitismo”, nel caso di Venezia addirittura “ProPal”. Non si tratta però di episodi isolati; li riconosciamo invece come elementi di un disegno politico che mira a promuovere la sfiducia e l’ingerenza governativa nei confronti della scuola, dei suoi organi collegiali e della classe docente. Si tratta di un intervento problematico per l’intero assetto democratico del Paese. Come scrisse Piero Calamandrei, infatti, “Se si vuole che la democrazia prima si faccia e poi si mantenga e si perfezioni, si può dire che la scuola, a lungo andare, è più importante del Parlamento e della Magistratura e della Corte Costituzionale” (dalla Prefazione a G. Ferretti, Scuola e Democrazia, Einaudi, 1956). Di recente, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuola e delle università ha ribadito che la scuola pubblica è pluralistica per sua natura, in quanto il personale viene reclutato non in base a una specifica appartenenza ideologica (come avviene nelle scuole private “di tendenza”), ma attraverso una pubblica selezione, proprio perché studentesse e studenti incontrino docenti di diversa formazione e orientamento politico. Inoltre, il Testo Unico in vigore (Decreto Legislativo n. 297/1994) ribadisce la necessità da parte dei dirigenti scolastici di rispettare gli organi collegiali, che regolano la vita democratica della scuola (si veda anche il Decreto Legislativo n. 165/2001). Infine, non spetta a noi ricordare che l’Art. 33 della Costituzione ribadisce che «L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento» – concetto ribadito anche nel Contratto Collettivo Nazionale in base al quale i docenti sono assunti. Queste ingerenze politiche tentano invece di trasformare la scuola in un organismo di propaganda, finalizzato a costruire consenso verso i propri alleati geopolitici, o addirittura a promuovere una narrazione militaresca che prelude a imprese belliche, esplicitamente ripudiate dalla nostra Costituzione. Come componente genitoriale del Liceo Albertelli abbiamo già espresso il nostro rifiuto, con una lettera firmata da oltre 180 genitori, alle attività di orientamento studenti finalizzate alla promozione di “carriere in divisa”, anche in violazione di una mozione approvata all’unanimità dal Consiglio d’Istituto a favore della cultura della Pace e contro la militarizzazione delle istituzioni educative. Come affermò nel 1949 in Parlamento Piero Calamandrei, già citato sopra: “Chi prepara la guerra, anche a fini che crede difensivi, non fa altro, senza accorgersene, che volere la guerra”. Non è questa la scuola pubblica a cui abbiamo iscritto i nostri figli e le nostre figlie. Chiediamo agli organi competenti di rettificare immediatamente queste condotte, nel rispetto della scuola, del loro ruolo istituzionale e dei loro doveri nei confronti della cittadinanza e della Costituzione. Chiediamo altresì alle comunità scolastiche – studenti, genitori, docenti, personale, dirigenti – di moltiplicare le proteste pubbliche e le azioni legali di contrasto verso questo progetto autoritario e anticostituzionale, per ricostruire l’indipendenza e la dignità dell’istituzione più importante della nostra democrazia. FIRME DI GENITORI DEL LICEO ALBERTELLI Seguono 120 nomi e cognomi dei genitori degli studenti e delle studentesse del Liceo Pilo Albertelli. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Perugia: genitori “interventisti” a scuola. Occorre educazione alla pace
In una scuola da anni ormai compressa da un’eccessiva ingerenza dei genitori nell’operato dei/delle docenti – genitori che contestano valutazioni, libri, comportamenti, scelte degli insegnanti – non stupisce che dai più arroganti e facinorosi sia sferrato anche l’attacco contro l’educazione alla pace, considerata, a loro dire, ideologica e faziosa. È quanto successo, da ultimo, da parte di una coppia di genitori nei confronti di una docente di un liceo perugino. Troppi sono parsi gli spazi dedicati al tema della guerra e della pace: una poesia palestinese, un film, un libro, un discorso di Gino Strada sulla necessità e l’urgenza di rinunciare alla guerra. Troppe lezioni: in fondo “che la guerra è brutta, si sa”, “un mondo senza guerre è un’utopia irrealizzabile”; “qual è dunque il senso di queste lezioni che, peraltro, comportano il rischio di scivolare nell’ideologia e dunque nell’indottrinamento?”. La libertà di insegnamento sancita dall’art. 33 della Costituzione italiana, bilanciata professionalmente con una neutralità che pur non significa equiparazione di tutte le idee, non richiederebbe risposta a questa inopportuna intromissione. Ma l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università non può non esprimere preoccupazione verso la messa in stato di accusa dell’educazione alla pace, tanto più irrinunciabile in tempi in cui soffiano venti di guerra, parole armate, prospettive belliciste, nazionalismi aggressivi. No, l’orrore della guerra non è scontato per chi, per sua fortuna, non l’ha vissuta. E l’educazione alla pace è imprescindibile per attuare l’articolo 11 della Costituzione italiana, che ripudia la guerra e promuove la cooperazione internazionale. Immaginare un mondo senza conflitti armati non è puerile utopia e la scuola ha il dovere di promuovere la cultura del rispetto, del dialogo, della collaborazione, della giustizia, dell’alternativa alla violenza e alla sopraffazione: è l’unica speranza che abbiamo per “salvare le future generazioni dal flagello della guerra”, come 80 anni fa si auspicava nel preambolo della Carta delle Nazioni Unite. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Perugia -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente