Tag - manifestazioni

Torino laboratorio di repressione: dagli arresti di giovani minorenni alle novità della Procura si anticipano le tendenze del nuovo ddl sicurezza@1
I giovani minorenni arrestati per aver contestato un volantinaggio razzista e xenofobo davanti alla loro scuola sono ancora sottoposti a misure cautelari quali gli arresti domiciliari da dicembre scorso. Per recarsi a scuola devono essere accompagnati dai loro genitori, per tornare a casa la stessa cosa. In prima battuta era stato loro negato il diritto allo studio. Un colpo all’autonomia, alla socialità, alla formazione di giovani ragazzi e ragazze che stanno pagando preventivamente una “responsabilità” che un processo dovrà ancora stabilire. Nei fatti ciò che si vuole colpire è la volontà e la vivacità di giovanissimi che non hanno voluto lasciare passare sotto silenzio una provocazione fascista condita da propaganda “anti-maranza”. Questo è ciò che viene proposto dal governo Meloni per le giovani generazioni e, a Torino, in queste settimane e mesi si sono verificati moltissimi episodi di questo genere, sono molte infatti le segnalazioni da parte di diverse scuole della città di volantinaggi di Gioventù Nazionale davanti all’ingresso. Insieme a una mamma di una ragazzo agli arresti domiciliari diamo spazio alla vicenda e condividiamo l’urgenza di mobilitarsi in maniera unita per tenere alta l’attenzione su un fatto come questo, anche in vista dell’udienza del riesame del 20 gennaio. Qui un estratto del testo scritto dalla rete di genitori del Liceo Einstein: “Come genitori degli studenti del Liceo Einstein di Torino riteniamo che le misure cautelari (permanenza in casa o detenzione domiciliari per minorenni) disposte dalla Procura ed operate dalle Forze dell’Ordine all’alba del 30.12.2025 nei confronti di ragazze e ragazzi minorenni (oggi indagati per i fatti avvenuti il 27.10.2025 al momento dell’ingresso per la frequenza della prima ora di lezione, presso la sede di via Bologna e per gli eventi svoltisi a Torino nello scorso autunno), rappresentino strumenti sproporzionati e stigmatizzanti che non contribuiscono in alcun modo alla costruzione di una società migliore, né alla formazione di cittadine e cittadini consapevoli: ne chiediamo pertanto e sin d’ora l’immediata revoca, anche al fine di garantire loro il diritto allo studio, al momento formalmente negato.” Anche i docenti del liceo Giordano Bruno hanno scritto una lettera per una scuola inclusiva e aperta, in risposta a un ulteriore volantinaggio di Gioventù Nazionale davanti alla loro scuola di qualche giorno fa. La lettera è stata pubblicata dalla Cub Scuola Università e Ricerca. Torino è per molti versi un laboratorio che anticipa le tendenze generali in ambito repressivo. In queste settimane si sono verificati diversi episodi che vanno nella direzione di una stretta repressiva. In particolare, ci si riferisce alle misure cautelari per altri 8 giovani minorenni arrestati a seguito delle manifestazioni per la Palestina del 3 ottobre 2025. In questo caso le maglie repressive si chiudono intorno a una composizione specifica, scegliendo di condurre un’operazione chiamata “riot” nei confronti di ragazzi di seconda generazione, isolandoli da principio rispetto al resto di chi si è mobilitato in quelle date di sciopero generale. Questo genere di approccio è in linea con il nuovo pacchetto sicurezza che sta venendo definito dal governo: il pacchetto sicurezza bis individua dei soggetti be precisi contro i quali condurre un accanimento puntuale. In primis, le persone non bianche, ormai soprannominate da governo e media “maranza” senza alcuna difficoltà nel riprodurre una narrazione razzista e stigmatizzante, e in secondo luogo le persone che si mobilitano in manifestazioni di piazza e quindi chi dissente. Lo scudo penale per gli agenti è solo una parte di questo decreto e le nuove misure prendono ispirazione da alcuni episodi delle ultime settimane come il tentativo di espulsione di Mohamed Shahin, l’inchiesta nei confronti di Hannoun, le manifestazioni per la Palestina. Zone Rosse, rafforzamento di presidi di polizia, aumento dei poteri per la polizia penitenziaria, operazioni sotto copertura soprattutto in carcere. Aumento dei reati per cui il questore può ammonire ragazzi tra i 12 e i 14 anni, con un’estensione del decreto Caivano. E’ previsto inoltre il divieto di ingresso in determinate zone del centro per chi ha anche solo una denuncia per reati di piazza, vengono liberalizzati i controlli e le perquisizioni preventive con la possibilità di fermi per prevenzione fino a 12 ore disposti direttamente dalla polizia per chi si pensa possa pregiudicare lo svolgimento dei cortei. Si inaspriscono le sanzioni amministrative, quindi escludendole dal diritto penale e dalle minime garanzie, indicando nelle deviazioni, disobbedienza civile, manifestazioni non autorizzate motivo di salassi fino a 20 mila euro. In questo contesto, si iscrive anche un ulteriore fatto inedito come quello per cui la Procura torinese vorrebbe creare un precedente, ossia la richiesta del carcere e dunque l’aggravamento delle misure per Giorgio Rossetto, all’oggi ai domiciliari, a seguito di una sua intervista su Radio Onda d’Urto, in cui il compagno aveva espresso alcune considerazioni in seguito allo sgombero dell’Askatasuna (come viene raccontato qui). Alla redazione di Radio Onda d’Urto va la nostra solidarietà per contrastare il tentativo di intimidire compagni e compagne che svolgono lavoro di informazione dal basso puntuale e lucido. Rispetto a tutti questi temi abbiamo chiesto un commento all’ex magistrato Livio Pepino
Torino laboratorio di repressione: dagli arresti di giovani minorenni alle novità della Procura si anticipano le tendenze del nuovo ddl sicurezza@0
I giovani minorenni arrestati per aver contestato un volantinaggio razzista e xenofobo davanti alla loro scuola sono ancora sottoposti a misure cautelari quali gli arresti domiciliari da dicembre scorso. Per recarsi a scuola devono essere accompagnati dai loro genitori, per tornare a casa la stessa cosa. In prima battuta era stato loro negato il diritto allo studio. Un colpo all’autonomia, alla socialità, alla formazione di giovani ragazzi e ragazze che stanno pagando preventivamente una “responsabilità” che un processo dovrà ancora stabilire. Nei fatti ciò che si vuole colpire è la volontà e la vivacità di giovanissimi che non hanno voluto lasciare passare sotto silenzio una provocazione fascista condita da propaganda “anti-maranza”. Questo è ciò che viene proposto dal governo Meloni per le giovani generazioni e, a Torino, in queste settimane e mesi si sono verificati moltissimi episodi di questo genere, sono molte infatti le segnalazioni da parte di diverse scuole della città di volantinaggi di Gioventù Nazionale davanti all’ingresso. Insieme a una mamma di una ragazzo agli arresti domiciliari diamo spazio alla vicenda e condividiamo l’urgenza di mobilitarsi in maniera unita per tenere alta l’attenzione su un fatto come questo, anche in vista dell’udienza del riesame del 20 gennaio. Qui un estratto del testo scritto dalla rete di genitori del Liceo Einstein: “Come genitori degli studenti del Liceo Einstein di Torino riteniamo che le misure cautelari (permanenza in casa o detenzione domiciliari per minorenni) disposte dalla Procura ed operate dalle Forze dell’Ordine all’alba del 30.12.2025 nei confronti di ragazze e ragazzi minorenni (oggi indagati per i fatti avvenuti il 27.10.2025 al momento dell’ingresso per la frequenza della prima ora di lezione, presso la sede di via Bologna e per gli eventi svoltisi a Torino nello scorso autunno), rappresentino strumenti sproporzionati e stigmatizzanti che non contribuiscono in alcun modo alla costruzione di una società migliore, né alla formazione di cittadine e cittadini consapevoli: ne chiediamo pertanto e sin d’ora l’immediata revoca, anche al fine di garantire loro il diritto allo studio, al momento formalmente negato.” Anche i docenti del liceo Giordano Bruno hanno scritto una lettera per una scuola inclusiva e aperta, in risposta a un ulteriore volantinaggio di Gioventù Nazionale davanti alla loro scuola di qualche giorno fa. La lettera è stata pubblicata dalla Cub Scuola Università e Ricerca. Torino è per molti versi un laboratorio che anticipa le tendenze generali in ambito repressivo. In queste settimane si sono verificati diversi episodi che vanno nella direzione di una stretta repressiva. In particolare, ci si riferisce alle misure cautelari per altri 8 giovani minorenni arrestati a seguito delle manifestazioni per la Palestina del 3 ottobre 2025. In questo caso le maglie repressive si chiudono intorno a una composizione specifica, scegliendo di condurre un’operazione chiamata “riot” nei confronti di ragazzi di seconda generazione, isolandoli da principio rispetto al resto di chi si è mobilitato in quelle date di sciopero generale. Questo genere di approccio è in linea con il nuovo pacchetto sicurezza che sta venendo definito dal governo: il pacchetto sicurezza bis individua dei soggetti be precisi contro i quali condurre un accanimento puntuale. In primis, le persone non bianche, ormai soprannominate da governo e media “maranza” senza alcuna difficoltà nel riprodurre una narrazione razzista e stigmatizzante, e in secondo luogo le persone che si mobilitano in manifestazioni di piazza e quindi chi dissente. Lo scudo penale per gli agenti è solo una parte di questo decreto e le nuove misure prendono ispirazione da alcuni episodi delle ultime settimane come il tentativo di espulsione di Mohamed Shahin, l’inchiesta nei confronti di Hannoun, le manifestazioni per la Palestina. Zone Rosse, rafforzamento di presidi di polizia, aumento dei poteri per la polizia penitenziaria, operazioni sotto copertura soprattutto in carcere. Aumento dei reati per cui il questore può ammonire ragazzi tra i 12 e i 14 anni, con un’estensione del decreto Caivano. E’ previsto inoltre il divieto di ingresso in determinate zone del centro per chi ha anche solo una denuncia per reati di piazza, vengono liberalizzati i controlli e le perquisizioni preventive con la possibilità di fermi per prevenzione fino a 12 ore disposti direttamente dalla polizia per chi si pensa possa pregiudicare lo svolgimento dei cortei. Si inaspriscono le sanzioni amministrative, quindi escludendole dal diritto penale e dalle minime garanzie, indicando nelle deviazioni, disobbedienza civile, manifestazioni non autorizzate motivo di salassi fino a 20 mila euro. In questo contesto, si iscrive anche un ulteriore fatto inedito come quello per cui la Procura torinese vorrebbe creare un precedente, ossia la richiesta del carcere e dunque l’aggravamento delle misure per Giorgio Rossetto, all’oggi ai domiciliari, a seguito di una sua intervista su Radio Onda d’Urto, in cui il compagno aveva espresso alcune considerazioni in seguito allo sgombero dell’Askatasuna (come viene raccontato qui). Alla redazione di Radio Onda d’Urto va la nostra solidarietà per contrastare il tentativo di intimidire compagni e compagne che svolgono lavoro di informazione dal basso puntuale e lucido. Rispetto a tutti questi temi abbiamo chiesto un commento all’ex magistrato Livio Pepino
Le associazioni LGBTQIA+ partecipano alle manifestazioni per l’Iran a Roma
Di fronte alla feroce repressione in corso in Iran, con oltre 10.000 persone uccise  le associazioni Agedo Roma, Agapanto, ARCO, Certi Diritti, Dì Gay Project, Famiglie Arcobaleno, Gay Center, Gaynet, Mario Mieli, Noi Torpigna, NUDI, Plus Roma, Polis Aperta, Rete Genitori Rainbow, TGenus, Ygrò aderiscono alla manifestazione promossa da Amnesty International Italia e Women Life Freedom for Peace and Justice, in programma venerdì 16 gennaio alle ore 16 in piazza del Campidoglio e rilanciano il presidio davanti all’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran, previsto per sabato 17 gennaio alle ore 12.30 in via Nomentana 361. «In Iran c’è un movimento civile diffuso e maturo, pronto lasciarsi alle spalle l’attuale dittatura teocratica. Nel Paese non esiste un sistema di giustizia, il dissenso è represso con processi sommari, torture ed esecuzioni. Le donne sono private di diritti fondamentali e l’omosessualità è punita con la pena di morte. La mobilitazione del popolo iraniano non merita interventi militari di chiara matrice egemonica, ma una presa di posizione chiara della comunità internazionale, dalle piazze ai governi, per un Iran libero e democratico». Così le realtà promotrici, che invitano la società civile a mantenere alta la pressione sui governi di tutto il mondo. Redazione Roma
In Italia sempre più “stato di polizia”. Nuovi decreti e ossessioni securitarie
La fabbrica di misure repressive del governo sta facendo ormai i doppi turni. Sono passati pochi mesi dall’approvazione dell’ultimo Decreto Sicurezza e ne sta già arrivando un altro che introduce nuovi reati e si accanisce – ancora una volta – sulle manifestazioni politiche di piazza. La tabella di marcia verso […] L'articolo In Italia sempre più “stato di polizia”. Nuovi decreti e ossessioni securitarie su Contropiano.
Vendetta del governo contro le manifestazioni di ottobre. Arresti a Torino, decine di denunce in tutta Italia
All’alba di oggi a Torino è arrivata l’ultima fase dell’ondata repressiva scatenatasi nel paese a seguito delle potenti manifestazioni di ottobre e settembre contro il genocidio in Palestina e la complicità del governo italiano. Otto misure cautelari sono state eseguite a Torino dalla Polizia nell’ambito dell’operazione “Riot” contro alcuni giovani […] L'articolo Vendetta del governo contro le manifestazioni di ottobre. Arresti a Torino, decine di denunce in tutta Italia su Contropiano.
“L’intervento straniero che gli iraniani vogliono è la revoca delle sanzioni”
Le proteste in Iran sono diventate sempre più violente, ma la maggior parte degli iraniani non vede gli Stati Uniti e Israele come i loro salvatori Le proteste, ormai quasi a tre settimane di fa, in Iran derivano da una forte pressione economica e dalla frustrazione verso il governo, ma […] L'articolo “L’intervento straniero che gli iraniani vogliono è la revoca delle sanzioni” su Contropiano.
IRAN: CONTINUANO LE RIVOLTE DI MASSA CONTRO CARO-VITA E REGIME. CONTATTI TEHERAN – WASHINGTON
In Iran, internet è bloccato da oltre 100 ore. Oggi, martedì 13 gennaio 2026, sono state riattivate le telefonate internazionali dopo due settimane di proteste di massa e rivolte contro caro-vita, crisi economica e contro il regime degli Ayatollah, che sta rispondendo con una repressione feroce. Funzionari iraniani, anonimi, riferiscono all’agenzia Reuters di 2mila morti tra manifestanti e poliziotti, mentre alcuni media media delle opposizioni all’estero – come Iran International, basato a Londra e finanziati da investitori sauditi – riferiscono di 12mila morti, in gran parte nel fine settimana, proprio in occasione dello stop di massa alla rete internet in tutto l’Iran. A livello internazionale il presidente statunitense Trump ha detto che “qualsiasi paese che intrattenga rapporti commerciali con l’Iran dovrà pagare una tariffa del 25% su tutte le transazioni effettuate con gli Usa”. Cina e Russia replicano: “difenderemo i nostri interessi commerciali con Teheran”, dove ieri, 12 gennaio, gli Ayatollah hanno chiamato migliaia di persone a una contromanifestazione a sostegno della Repubblica islamica, che oggi – per bocca del governo centrale – annuncia “un nuovo piano economico per aumentare il potere d’acquisto di molti cittadini”. Come, per ora, non si sa. Il ministro degli esteri iraniano, Araghachi, intanto, tratta con Witkoff, inviato speciale Usa, per tentare di evitare lo scontro armato, da più parti – a partire da Israele – ritenuta un’opzione auspicabile per rovesciare gli Ayatollah. In mezzo c’è la popolazione civile iraniana, contraria a interventi esterni e a governi paracadutati – come quello dell’erede dello Scià – ma ormai in rotta di collisione diretta e radicale con un regime al potere da mezzo secolo. Su Radio Onda d’Urto abbiamo parlato delle cause della rivolta di massa, della composizione delle piazze, degli obiettivi delle mobilitazioni e di quelli dei tentativi di ingerenza dall’estero con Giuseppe Acconcia, docente di Storia delle relazioni internazionali all’Università Statale di Milano. Ascolta o scarica.
L’illusione del “tifo emancipativo”
Ho scorso un po’ i social e ho trovato, come ai tempi della primavera araba, molto entusiasmo e poche analisi sulla rivolta in Iran. Il tifo appunto. Lungi da me volermi inoltrare in dibattiti infiniti su chi sta con chi e perché, vorrei spostare il punto della questione. L’attuale “guerra […] L'articolo L’illusione del “tifo emancipativo” su Contropiano.
Il “vittimismo aggressivo” dei giornalisti di destra
Che la destra avesse imparato dai padroni il modello comunicativo “chiagne e fotte“, ce n’eravamo accorti da tempo. Che lo stesso modello sia stato assunto come regola di comportamento dai giornalisti della trash press di destra lo stiamo verificando ogni giorno. Questo è sicuramente il recentissimo caso di tale Giulia […] L'articolo Il “vittimismo aggressivo” dei giornalisti di destra su Contropiano.
USA, veglie e manifestazioni per Renee Nicole Good
Secondo la pagina Facebook The Other 98% questo fine settimana oltre 1.000 veglie, raduni e manifestazioni si stanno svolgendo in tutti gli Stati Uniti dopo che gli agenti dell’ICE hanno sparato a tre persone in due città, uccidendo Renee Nicole Good a Minneapolis e ferendo Yorlenys Betzabeth Zambrano-Contreras e Luis David Nico Moncada a Portland. Lo slogan comune è ICE Out for Good Weekend of Action, un gioco di parole in cui si unisce il cognome della donna uccisa a Minneapolis alla volontà di sbarazzarsi definitivamente degli agenti assassini. Partecipano grandi città e piccoli centri, sobborghi e comunità rurali, uniti non solo per commemorare le vittime, ma anche e soprattutto per rifiutare omicidi a sangue freddo come una normale applicazione della legge. Le manifestazioni si possono seguire online grazie a Indivisible, la rete che ha organizzato le proteste No Kings Day dello scorso anno. La raccolta fondi per Renee Nicole Good ha superato in poche ore un milione e mezzo di dollari, prima che gli organizzatori la chiudessero e invitassero le persone a donare i loro soldi ad altre famiglie bisognose. Gli amici hanno chiarito che il denaro sarà depositato in un fondo fiduciario per sua moglie e i suoi figli. Intanto Rebecca Brown Good, moglie di Renee Nicole Good, ha rilasciato una commovente dichiarazione: “Innanzitutto, voglio esprimere la mia gratitudine a tutte le persone che da ogni parte del Paese e del mondo si sono fatte avanti per sostenere la nostra famiglia. Questa gentilezza da parte di estranei è il tributo più appropriato, perché se avete mai incontrato mia moglie, Renee Nicole Macklin Good, sapete che sopra ogni altra cosa lei era gentile. Anzi, la gentilezza irradiava da lei. Renee scintillava. Letteralmente scintillava. Non si metteva glitter, ma giuro che aveva scintille che le uscivano dai pori. Sempre. Potreste pensare che sia solo l’amore a parlare, ma la sua famiglia diceva la stessa cosa. Renee era fatta di sole. Renee viveva secondo una convinzione fondamentale: nel mondo esiste la gentilezza e noi dobbiamo fare tutto il possibile per trovarla dove risiede e coltivarla dove ha bisogno di crescere. Renee era una cristiana che sapeva che tutte le religioni insegnano la stessa verità essenziale: siamo qui per amarci gli uni gli altri, prenderci cura gli uni degli altri e mantenerci al sicuro e integri a vicenda. Come hanno fatto le persone in ogni luogo e in ogni epoca, ci siamo trasferiti per costruirci una vita migliore. Abbiamo scelto il Minnesota come nostra casa. Per tutto il lungo viaggio in macchina fino a qui, ci tenevamo per mano mentre nostro figlio disegnava sui finestrini per passare il tempo e le miglia. Quello che abbiamo trovato arrivando qui è stata una comunità vibrante e accogliente: abbiamo fatto amicizia e diffuso gioia. E sebbene qualsiasi posto in cui fossimo insieme fosse casa, qui a Minneapolis c’era un forte senso condiviso che ci prendessimo cura gli uni degli altri. Qui avevo finalmente trovato pace e un porto sicuro. Questo mi è stato tolto per sempre. Stavamo crescendo nostro figlio affinché credesse che non importa da dove vieni o come appari: tutti meritiamo compassione e gentilezza. Renee incarnava questa convinzione ogni giorno. Lei è puro amore. Lei è pura gioia. Lei è puro sole. Mercoledì 7 gennaio ci siamo fermati per sostenere i nostri vicini. Noi avevamo i fischietti. Loro avevano le pistole. Renee lascia tre figli straordinari; il più piccolo ha solo sei anni e ha già perso suo padre. Ora tocca a me crescere nostro figlio e continuare a insegnargli, come credeva Renee, che ci sono persone che stanno costruendo un mondo migliore per lui. Che le persone che hanno fatto questo avevano paura e rabbia nel cuore, e noi dobbiamo mostrare loro una strada migliore. Vi ringraziamo per la privacy che state concedendo alla nostra famiglia mentre elaboriamo il lutto. Vi ringraziamo per aver garantito che l’eredità di Renee sia quella della gentilezza e dell’amore. Onoriamo la sua memoria vivendo i suoi valori: rifiutando l’odio e scegliendo la compassione, voltando le spalle alla paura e perseguendo la pace, rifiutando la divisione e sapendo che dobbiamo unirci per costruire un mondo in cui tutti possano tornare a casa sani e salvi dalle persone che amiamo. Rebecca”     Redazione Italia