
“Dolce ricordo”, un cortometraggio d’animazione indipendente per raccontare la dimensione umana delle migrazioni
Pressenza - Sunday, September 20, 2026“Dolce ricordo” è un cortometraggio d’animazione indipendente scritto e diretto da Gregori Fiorini e prodotto da GF Production a Fortaleza. E’ stato selezionato nella sezione Animazione della XXIX edizione del Marano Ragazzi Spot Festival, in programma a Marano di Napoli dal 9 al 14 novembre 2026.
La selezione offre oggi un motivo di attualità per raccontare il film in Italia, ma il progetto va oltre il festival: è stato sviluppato anche un percorso educativo per scuole e istituzioni formative sui temi della memoria, della migrazione, dell’appartenenza, della diversità culturale e della costruzione della pace.
La protagonista, Yasmin, è una bambina siriana costretta a lasciare la propria casa a causa della guerra. Nel viaggio porta con sé una bambola, una ricetta di famiglia, dei datteri e il ricordo della cucina di sua madre. In Brasile, la preparazione del maamoul diventa un ponte tra ciò che è stato perduto e ciò che può essere ricostruito.
Il film nasce con un preciso intento umano: raccontare lo sradicamento senza ridurre chi fugge alla sola condizione di vittima. Dietro le parole “rifugiato”, “migrazione” e “guerra” ci sono infanzia, affetti, cultura, memoria, famiglia e dignità. Yasmin non porta con sé soltanto una perdita: porta una storia, un’identità e la possibilità di ricominciare.
Ne parliamo con il regista e sceneggiatore Gregori Fiorini.
Da dove è nata l’idea di questo film?
L’idea è nata dal desiderio di parlare dello spostamento forzato partendo da qualcosa di piccolo, intimo e quotidiano. Quando si parla di guerra o migrazione, spesso la dimensione umana viene assorbita dai numeri, dalle statistiche e dalle immagini di emergenza. Io volevo fare il percorso contrario: avvicinarmi a una bambina, ai suoi ricordi, agli oggetti che porta con sé e a un gesto familiare capace di attraversare una frontiera.

Da qui è nato il maamoul come elemento centrale. Una ricetta può sembrare una cosa semplice, ma può contenere memoria, affetto, identità, lingua, famiglia e continuità culturale. Nel film, preparare quel dolce non cancella ciò che Yasmin ha vissuto, ma le permette di conservare una parte di sé mentre costruisce una nuova vita.

Come viene rappresentato il legame tra la Siria e il Brasile?
Non ho voluto costruire il rapporto tra i due Paesi come un contrasto rigido tra “prima” e “dopo”. Il legame passa soprattutto attraverso Yasmin e attraverso ciò che lei porta con sé. La Siria continua a esistere nella memoria familiare, nei sapori, nella ricetta, negli affetti e nei gesti; il Brasile diventa lo spazio in cui questi elementi possono incontrare nuove relazioni e nuove possibilità.
Il film cerca quindi di mostrare che migrare non significa necessariamente cancellare l’identità precedente per adottarne un’altra. Le identità possono convivere, trasformarsi e arricchirsi reciprocamente.
Come si può creare un ponte tra Paesi e culture così diversi?
Credo che il primo ponte sia la curiosità reciproca. Quando una cultura viene presentata solo attraverso categorie generiche, è facile mantenerla a distanza. Quando invece entriamo in una cucina, conosciamo una famiglia, scopriamo un sapore, un ricordo o una storia personale, la distanza si riduce.
Il cinema ha una forza particolare proprio perché può rendere visibile questa esperienza senza pretendere che culture diverse diventino uguali. Il ponte nasce dal riconoscere le differenze e, allo stesso tempo, scoprire esperienze umane condivise: l’infanzia, la famiglia, il desiderio di sicurezza, il bisogno di appartenenza e la speranza di ricominciare.
Come è strutturato il percorso educativo a partire dal film?
Abbiamo sviluppato l’iniziativa Doce Memória nas Escolas / Sweet Memory in Schools come estensione educativa del cortometraggio. La proposta prevede proiezioni gratuite e chiuse per scuole, università e istituzioni formative, accompagnate da materiali pedagogici e, quando possibile, da momenti di mediazione e conversazione.
Il film è breve — 6 minuti e 37 secondi — e questo facilita il suo utilizzo come punto di partenza per attività più ampie. I temi possono essere adattati all’età e al contesto: memoria, migrazione, appartenenza, diversità culturale, famiglia, accoglienza, diritti umani e costruzione della pace.
L’obiettivo non è fornire una lettura unica del film, ma creare uno spazio in cui studenti e insegnanti possano formulare domande, collegare la storia a esperienze concrete e discutere il modo in cui incontriamo persone e culture diverse.
Pensi che questo film possa contribuire a cambiare la narrazione sui migranti come invasori e ad aprire spazi di conoscenza e dialogo?
Spero che possa contribuire, anche in una misura molto piccola. Il film non nasce per dire allo spettatore cosa deve pensare né per trasformare una storia individuale in una tesi politica. Cerca piuttosto di riportare l’attenzione sulla persona.
Quando parole come “migrante” o “rifugiato” diventano categorie astratte, è facile dimenticare che dietro di esse ci sono biografie, famiglie, competenze, culture, paure, progetti e desideri. Yasmin non è definita soltanto da ciò che ha perso. Ha memoria, affetti, un patrimonio culturale e una capacità di costruire relazioni e futuro.
Se dopo sei minuti qualcuno guarda il tema della migrazione con più curiosità, più attenzione alle storie individuali e meno distanza, per me il film ha già creato uno spazio di dialogo.