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Dalla bandiera rossa a quella verde e gialla: Lula e la costruzione del nazionalismo di sinistra in Brasile
Il governo di Lula da Silva sta sperimentando una delle più grandi trasformazioni ideologiche nella storia della sinistra brasiliana. Dalla campagna presidenziale del 2022 ad oggi, il Partito dei Lavoratori (PT) si è prefissato l’obiettivo di sfidare il controllo di Bolsonaro sui simboli nazionali: la bandiera, l’inno nazionale, la nazionale […] L'articolo Dalla bandiera rossa a quella verde e gialla: Lula e la costruzione del nazionalismo di sinistra in Brasile su Contropiano.
August 30, 2026
Contropiano
21 agosto, telefonata di un’ora e venti minuti tra Lula e Trump
Mi limito a tradurre la notizia, proveniente dalla Segreteria per la Comunicazione Sociale della Presidenza della Repubblica, del lungo incontro fra i due capi di Stato. Notizia ovviamente di importanza in un contesto di forte tensione e minacce  che vengono dal nord. Il prestigio di Lula esce dall’incontro rafforzato (e questo al di là di quello che i due presidenti si siano effettivamente detto), il truce fanatico Rubio contenuto. Può dare speranza che ci siano capi di Stato con la levatura di statista, in grado di farsi rispettare dall’impero  e ministri degli esteri, come il calmo e pacato Mauro Vieira, che onorano il compito dell’alta diplomazia. (T.I) Il Presidente brasiliano Lula ha avuto una conversazione telefonica di un’ora e venti minuti venerdì mattina, 21 agosto, con il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, durante la quale hanno discusso i temi centrali dell’agenda bilaterale e la situazione geopolitica globale, in un dialogo che si è svolto in tono amichevole e cordiale, secondo quanto riferito dalla Segreteria per la Comunicazione Sociale della Presidenza della Repubblica (Secom). Durante la telefonata, il Presidente Lula ha affrontato la recente decisione del governo statunitense di imporre nuove tariffe commerciali al Brasile, a seguito di indagini condotte dall’Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti. Lula ha sottolineato che le accuse alla base delle misure restrittive – che includono contestazioni relative alla deforestazione, agli accordi preferenziali, alla proprietà intellettuale, alla lotta alla corruzione, al sistema di pagamento Pix, al mercato dell’etanolo e alle presunte importazioni di prodotti fabbricati con il lavoro forzato – sono del tutto infondate. Il capo di Stato brasiliano ha sottolineato che l’imposizione di tariffe genera perdite economiche per entrambe le parti e ha sostenuto che rimanere al tavolo delle trattative è l’opzione migliore per entrambi i Paesi. Lula ha ribadito l’importanza di collaborare per garantire che gli Stati Uniti continuino ad essere  tra i principali partner commerciali del Brasile. In risposta, Donald Trump ha concordato sull’importanza di preservare solidi legami commerciali e ha proposto che i team tecnici di entrambi i Paesi si incontrino nuovamente al più presto per proseguire il dialogo. Per quanto riguarda la sicurezza pubblica e la lotta contro le reti criminali, Lula ha ribadito l’interesse del Brasile a rafforzare la cooperazione bilaterale con gli Stati Uniti. Il presidente ha spiegato che le organizzazioni criminali esercitano quotidianamente il terrore sulle fasce più vulnerabili della popolazione, ma ha sottolineato che tali gruppi non vanno confusi con le organizzazioni terroristiche in senso stretto. Ha inoltre affermato che lo Stato brasiliano dispone di propri strumenti legali e istituzionali per combattere questo tipo di criminalità, senza necessità di classificazioni o designazioni speciali. A titolo di esempio delle azioni intraprese dal Paese, Lula ha illustrato la strategia brasiliana di strangolamento finanziario della criminalità organizzata, che ha già portato al sequestro di circa 17 miliardi di reais in beni e oggetti di valore, citando inoltre il piano governativo di trasformare 138 istituti penitenziari in carceri di massima sicurezza. Il presidente ha inoltre sottolineato la recente approvazione della Legge Anti-Fazioni, un meccanismo che consente maggiore rapidità nel sequestro di beni e passaporti a membri delle fazioni e ha menzionato la proposta di emendamento alla Costituzione che mira ad ampliare il ruolo del governo federale nel coordinamento della sicurezza pubblica in collaborazione con gli Stati. A livello regionale, ha citato l’operatività del Centro Internazionale di Cooperazione di Polizia per l’Amazzonia, con sede a Manaus, che riunisce rappresentanti delle forze di polizia di tutti i Paesi del bacino amazzonico. Dopo queste spiegazioni, Trump ha dimostrato la volontà di intensificare la cooperazione bilaterale in materia di sicurezza e ha garantito che avrebbe mobilitato alti funzionari dell’amministrazione statunitense per dare seguito agli accordi raggiunti. Discutendo dell’agenda internazionale, i due leader si sono scambiati opinioni sui principali conflitti in corso nel mondo, evidenziando gli scontri in Ucraina e in Medio Oriente. Entrambi hanno concordato sull’urgenza di raggiungere una soluzione negoziata alla guerra tra Russia e Ucraina, che dura ormai da quasi cinque anni. Trump ha presentato le sue considerazioni sulle prospettive di risoluzione delle tensioni con l’Iran. Lula, a sua volta, ha lamentato l’inefficacia del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e ha auspicato di convocare una riunione straordinaria dell’organismo per cercare soluzioni diplomatiche alle crisi in corso, in linea con le proposte che aveva precedentemente presentato ai presidenti di Cina, Xi Jinping, e Russia, Vladimir Putin. Il presidente brasiliano ha concluso la sua riflessione osservando che i grandi leader internazionali non sono coloro che iniziano le guerre, ma piuttosto coloro che sono capaci di porre fine ai conflitti. Fonte: Lula e  Trump falam ao telefone e restabelecem  negociação, “Brasil 247”, 21 agosto 2026 Redazione Italia
August 27, 2026
Pressenza
Brasile al bivio: il 4 ottobre si deciderà tra Lula e Bolsonaro Jr.
Il Brasile si avvia alle elezioni del 4 ottobre con una polarizzazione che, a prima vista, sembra un déjà vu del 2022. Il presidente Luiz Inácio Lula da Silva, in cerca di un quarto mandato, si scontra con il senatore Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente incarcerato per aver tentato un […] L'articolo Brasile al bivio: il 4 ottobre si deciderà tra Lula e Bolsonaro Jr. su Contropiano.
August 26, 2026
Contropiano
X denuncia le censure governative direttamente nel suo codice, ma non senza ambiguità
Il social X punta a una maggiore trasparenza e, più nello specifico, fa sfoggio della decisione di esplicitare ogni forma di censura governativa direttamente nel codice sorgente dei suoi algoritmi di raccomandazione, un codice che viene progressivamente messo a disposizione del pubblico attraverso una strategia di divulgazione open source. Si tratta di un passo importante per quanto riguarda la responsabilizzazione in ambito social, ma anche di una soluzione che rischia di rivelarsi più una distrazione di massa che uno strumento concretamente utile. La decisione é stata veicolata in maniera estremamente esplicita dal proprietario della piattaforma, il multimiliardario Elon Musk, il quale ha voluto mandare un messaggio netto e definitivo: “qualsiasi censura richiesta dai governi è ora visibile chiaramente”. Il riferimento è, nello specifico, alle elezioni brasiliane del 2026, evenienza per cui é stata indicata una voce specifica per rimarcare le richieste imposte dalla Corte Elettorale Superiore (TSE), pretese che sono state immediatamente rappresentate dalla politica statunitense con la forma dell’atto censorio. La giustizia brasiliana ha infatti imposto ai fornitori di applicazioni del web di disattivare, in periodo elettorale, gli algoritmi di raccomandazione relativi agli account ufficiali di tutti i candidati: in pratica, l’equivalente social del silenzio elettorale italiano. Una misura che non oscura del tutto i profili – chi già segue un candidato continua a vederne i post – e che non tocca le inserzioni a pagamento, ma che sembra comunque aver spinto Musk ad assumere una posizione coraggiosa: accettare gli atti di moderazione e censura stabiliti per legge dalle diverse legislazioni nazionali, ma, allo stesso tempo, renderne esplicita la natura, così che i singoli poteri si assumano la responsabilità delle proprie azioni oscurantiste. Una soluzione entusiasmante, radicale e rivoluzionaria, di cui però vale la pena mettere in dubbio la genuinità. Musk e le autorità brasiliane hanno alle spalle un passato tutt’altro che sereno: X si è più volte rifiutata di rimuovere post etichettati come propaganda/disinformazione di estrema destra, nonché di nominare un rappresentante legale in Brasile, mancanze che le sono costate l’oscuramento locale tra il 30 agosto e l’8 ottobre 2024, fino a quando l’azienda non si è adeguata alle norme di legge e non ha pagato una sostanziosa sanzione. Al di là delle diatribe brasiliane, gli algoritmi di raccomandazione di X sono inoltre motivo di attrito anche con Bruxelles. La Commissione Europea ha già multato X per 120 milioni di euro per il mancato rispetto del Digital Services Act (DSA) e ha parallelamente aperto un’indagine il cui scopo é proprio quello di comprendere il funzionamento degli algoritmi di raccomandazione del social, da tempo accusati di alimentare censure informali – i cosiddetti “shadowban” – e raccomandazioni mirate a orientare il flusso dell’attenzione pubblica verso determinati soggetti. In particolare verso lo stesso Musk. Che la situazione europea abbia influenzato o meno le decisioni dell’azienda, resta il fatto che X si sta muovendo verso un codice di programmazione dei propri algoritmi parzialmente leggibile da tutti grazie al modello “aperto”, così da rendere più immediata la comprensione dei meccanismi che governano le alchimie digitali della piattaforma. Il sistema, tuttavia, non è del tutto trasparente, si limita piuttosto a mostrare ciò che vuole mostrare. Alcuni elementi vengono infatti tenuti lontani dallo sguardo degli utenti per il timore che possano essere sfruttati per inondare il social di post calcolati per cavalcare gli algoritmi in maniera manipolatoria, inoltre il codice non riporta tutta una serie di privilegi nascosti. Non si può sapere con certezza, ad esempio, se Musk goda di comandi dedicati, se riceva incentivi inseriti manualmente dai programmatori o se il suo profilo aggiri in qualche maniera i normali filtri. Non è chiaro, inoltre, come l’azienda intenda comportarsi in contesti come quello indiano, dove i governi non solo possono richiedere interventi di moderazione dei contenuti, ma pretendono anche che tali richieste restino riservate. Se non seguita da azioni coerenti, la direzione intrapresa da X rischia dunque di ridursi a un’operazione di marketing pensata per accontentare certe istituzioni e compiacere l’utente medio, senza però garantire una trasparenza reale. Una prospettiva disarmante, ma tutt’altro che impossibile, perlomeno se consideriamo che da quando Musk ha assunto il controllo della piattaforma il social ha pressoché eliminato i report di trasparenza in cui, tra le altre cose, venivano riportati i tassi di intervento sulle richieste avanzate dai vari governi nei confronti dell’ex Twitter. The post X denuncia le censure governative direttamente nel suo codice, ma non senza ambiguità appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 25, 2026
L'INDIPENDENTE
Il Cile sulla scia di Javier Milei
> L’Argentina attira i miliardari con una massiccia riduzione delle imposte, la > Cina aiuta la martoriata Cuba e il Brasile si appresta ad andare alle urne. Nel subcontinente sudamericano le opinioni sono ancora una volta divise: da un lato ogni sorta di conservatori, che si aggrappano al «modello» della cosiddetta politica economica libertaria; dall’altro, i sostenitori di norme e ideali di stampo socialdemocratico. Il confine tra i due territori è per giunta labile e disseminato di insidie. Quello che il president argentino di estrema destra Javier Milei, ideatore della «nuova» medicina per le molteplici malattie di cui l’Argentina soffre da decenni, predica ai suoi sostenitori, non è né nuovo né efficace. Inutilmente, sia i governi civili democraticamente eletti che le dittature militari hanno tentato di migliorare la situazione, e ora Milei sostiene che ogni fallimento delle politiche liberali, neoliberiste e conservatrici attuate finora sia da imputare esclusivamente a misure non sufficientemente radicali. Nel frattempo, però, il suo governo è al potere da più di 30 mesi. L’inflazione, il male principale che trascina con sé innumerevoli altri problemi, tutti molto gravi, è comunque ancora ferma al 33% (da luglio 2025 a giugno 2026). Non si può certo parlare di una terapia efficace, nonostante l’uso della famigerata motosega. Il paziente, la seconda economia più grande del Sudamerica, lamenta forti dolori. IL MILIARDARIO PETER THIEL COME BENEFICIARIO Nonostante tutto, intanto, a seguito delle elezioni, sei nazioni su dieci della regione sono finite nella scia del neoliberismo e dei «libertari»: Ecuador, Cile, di recente Perù e Colombia, da un’eternità il Paraguay e probabilmente presto anche la Bolivia. La situazione è simile nell’area centroamericana: El Salvador, Honduras, Panama. L’arsenale della politica economica di Milei è ben conosciuto. Lo strumento principale sembra essere un programma di incentivi denominato «Super-RIGI». Non c’è nemmeno bisogno di indovinare quale sia la sua attrattiva: un massiccio sgravio fiscale per i grandi investitori stranieri interessati. Secondo «amerika21», lo sgravio «riduce per 30 anni l’imposta sugli utili dal 35% al 15%, abbassa i contributi previdenziali dal 24% al 10%, consente importazioni esenti da dazi doganali secondo necessità e promette ulteriori vantaggi ed esenzioni». Inoltre, nuove norme per regolare il possesso di terreni. Il principale interessato e beneficiario di queste iniziative sembra essere il miliardario statunitense Peter Thiel, che ha recentemente trasferito la propria residenza in Argentina. «RICOSTRUZIONE NAZIONALE» IN CILE In Cile il governo appena eletto del presidente di estrema destra José Antonio Kast ha lanciato un pacchetto di misure apparentemente preparato da tempo. Sia nella sostanza che in molti dettagli, l’approccio di Milei ha trovato a Santiago un riscontro molto positivo. Con grande presunzione se ne parla come «Piano di ricostruzione nazionale», come se il predecessore in carica avesse lasciato dietro di sé solo un cumulo di macerie. Kast era uscito vittorioso dal ballottaggio a dicembre con il 58% dei voti. Nei primi tre mesi del suo mandato, tuttavia, la sua popolarità è scesa in tempo record di 20 punti percentuali, attestandosi al 38%. Secondo quanto riporta il quotidiano cooperativo tedesco «taz», le promesse con cui aveva vinto le elezioni finora non sono state mantenute: voleva arginare la criminalità, controllare l’immigrazione e rilanciare l’economia. LULA DA SILVA GUADAGNA PUNTI NELLA CAMPAGNA ELETTORALE – E FA SURF NELL’ATLANTICO Come andrà a finire questo tiro alla corda tra le forze di destra e quelle di sinistra in America Latina dipenderà in misura non trascurabile dalle elezioni presidenziali e congressuali che si terranno in Brasile la prima domenica di ottobre. Per molto tempo la lotta per il potere nel Paese gigante sembrava essere destinata ad un pareggio, sia al primo che al secondo turno. Ora, però, il divario tra l’attuale presidente di sinistra moderata Luiz Inácio da Silva e il figlio maggiore dell’ex capo di Stato Jair Bolsonaro, l’attuale senatore Flávio Bolsonaro, si sta allargando. Secondo i sondaggi, Lula avrebbe nel frattempo guadagnato alcuni punti percentuali di vantaggio sull’acerrimo rivale. Un corrispondente speciale dal Brasile per il quotidiano liberale di destra argentino «La Nación» cerca di approfondire le ragioni di questo cambiamento di tendenza. Arriva alla conclusione che tre iniziative del governo Lula potrebbero averlo determinato: in primo luogo, l’abile rifinanziamento di una parte del debito dello Stato; poi, il dibattito pubblico su una riduzione generale dell’orario di lavoro settimanale; e infine, l’esenzione dall’imposta sul reddito per i lavoratori che guadagnano meno degli equivalenti 850 Euro. Misure che sarebbero idonee a rafforzare la «nuova classe media» del Paese. Un altro ambito in cui l’ex leader sindacale potrebbe guadagnare consensi alle urne: Lula da Silva si oppone con determinazione e consapevolezza alle richieste impertinenti del suo collega statunitense Donald Trump. Le minacce ricorrenti del signore della Casa Bianca di imporre nuovi dazi punitivi contro il Brasile, nel caso in cui il suo amico Jair Bolsonaro non venga scarcerato, sono percepite da molti brasiliani come indegne dei rapporti tra grandi potenze. Quando Trump ha recentemente annunciato nuove sanzioni commerciali, Brasilia ha reagito prontamente con una nuova linea di credito destinata ai settori industriali direttamente colpiti, come quello calzaturiero, tessile e dell’edilizia residenziale, al fine di neutralizzare il più possibile le ritorsioni di Trump. Il fatto che l’ottantenne Lula abbia cavalcato le onde dell’Atlantico sulla tavola da surf con la stessa sicurezza di un ragazzo – così ha osservato il corrispondente della «Nación» – sembra aver fatto colpo sugli imprenditori locali, altrimenti piuttosto cauti nei suoi confronti. CUBA CERCA DI SFILARSI DAL CAPPIO Nel frattempo – nel contesto dell’attuale svolta a destra della maggior parte dei Paesi dell’America Latina – anche a Cuba si sta delineando un movimento simile, sebbene in questo caso si tratti di un passaggio da posizioni marxiste ortodosse verso un regime di centro-sinistra che si avvicina chiaramente agli ideali socialdemocratici. E cioè a strutture di politica statale ed economica che attribuiscono maggiore importanza agli obiettivi sociali rispetto al capitalismo puro, così come praticato soprattutto nelle società occidentali fino all’esagerazione e alla follia. A metà giugno L’Avana ha annunciato riforme di ampia portata, dopo che il presidente Trump aveva adottato ulteriori misure drastiche volte a soffocare definitivamente l’economia cubana e, di conseguenza, a provocare una controrivoluzione totale. Il portale di notizie «amerika21» illustra in modo sommario come il governo cubano stia ora cercando di tirarsi fuori dai guai. Molte di queste «176 misure» non sono più una novità, poiché dal crollo del comunismo nell’Unione Sovietica, Cuba, passando da una situazione di emergenza all’altra, ha avuto tre decenni e mezzo di tempo per prepararsi a una dolorosa fine della propria rivoluzione. Lungo questo percorso, i punti chiave da affrontare in caso di una caduta sono stati ripetutamente discussi – e ripetutamente rinviati, ripetutamente accantonati – segnali evidenti di come l’Avana percepisce l’unità in caso di emergenza. Nel frattempo, Washington continuava a martellare i cubani con sanzioni e blocchi, attentati e sabotaggi, con l’obiettivo di renderli finalmente malleabili per la rivolta contro il regime comunista. LA CINA OFFRE AIUTO AI CUBANI Il mondo, a parte poche eccezioni e le ricorrenti dichiarazioni all’Assemblea Generale dell’ONU a favore della fine dell’embargo statunitense, ha assistito passivamente e senza intervenire mentre i dieci milioni di abitanti dell’isola venivano ridotti alla fame. Ora la Cina è decisa a dare aiuto ai cubani con progetti che sembrano essere stati pianificati con cura. L’obiettivo di raggiungere il progresso sociale per la grande maggioranza dei popoli in un contesto democratico credibile non è più una pura utopia. Sono finiti i tempi in cui la socialdemocrazia veniva equiparata senza discussioni al comunismo e poteva quindi essere perseguitata, punita e rovesciata. Per quanto riguarda l’America Latina: politici come João Goulart in Brasile, Juan Bosch nella Repubblica Dominicana, Jacobo Arbenz in Guatemala e Salvador Allende in Cile avevano perseguito obiettivi socialdemocratici e sono stati comunque costretti a dimettersi, con il decisivo aiuto degli Stati Uniti e della CIA, in quanto presunti comunisti. Di recente, invece, riformatori moderati come Gabriel Boric in Cile, Gustavo Petro in Colombia, Bernardo Arévalo in Guatemala e, finora, anche Lula da Silva in Brasile sono riusciti a portare a termine i loro mandati nonostante la forte opposizione. TRADUZIONE DAL TEDESCO DI ANNA SETTE _____________________ Romeo Rey, Die Geschichte Lateinamerikas vom 20. Jahrhundert bis zur Gegenwart, (La storia dell’America Latina dal XX secolo ai giorni nostri), 284 pagine, 3ª edizione, Editore C.H.Beck 2015, CHF 22.30 (solo in tedesco). INFOsperber
August 11, 2026
Pressenza
Il Brasile vieta il foie gras: stop a produzione e vendita
Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha promulgato una legge che vieta il foie gras, un alimento considerato una specialità gastronomica in alcuni Paesi, e soprattutto, la pratica da cui deriva: l'alimentazione forzata di anatre e oche. La nuova normativa entrerà in vigore tra sei mesi e prevede sanzioni penali e amministrative per chi continuerà a produrre, importare e vendere il prodotto. Il foie gras, espressione francese che significa letteralmente "fegato grasso", è ottenuto dal fegato di anatre o oche sottoposte a un particolare metodo di allevamento chiamato gavage. Negli ... Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati. Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo. Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra. ABBONATI / SOSTIENI L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni. Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso. Username Password Ricordami     Password dimenticata The post Il Brasile vieta il foie gras: stop a produzione e vendita appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 5, 2026
L'INDIPENDENTE
Brasile, alt di Lula agli USA: negati i visti ai “diplomatici” di Trump
Alla vigilia delle elezioni presidenziali brasiliane fissate per il 4 ottobre 2026, l’amministrazione Trump e il governo Lula sono giunti a uno scontro aperto che si consuma contemporaneamente su due fronti cruciali: quello dell’integrità democratica e quello dei dazi commerciali. L’episodio simbolo della crisi è la decisione del Ministero degli […] L'articolo Brasile, alt di Lula agli USA: negati i visti ai “diplomatici” di Trump su Contropiano.
July 28, 2026
Contropiano
Brasile. Cospirazione contro Lula
Come direbbe un cubano vedendo la stessa cosa giorno dopo giorno: “Non c’è niente di nuovo sotto il sole”. E così accade con le cospirazioni, una dopo l’altra, per annullare i tentativi di Luiz Inácio Lula da Silva di ottenere un nuovo e quarto mandato presidenziale in Brasile, necessario per […] L'articolo Brasile. Cospirazione contro Lula su Contropiano.
July 16, 2026
Contropiano