“Dolce ricordo”, un cortometraggio d’animazione indipendente per raccontare la dimensione umana delle migrazioni
“Dolce ricordo” è un cortometraggio d’animazione indipendente scritto e diretto
da Gregori Fiorini e prodotto da GF Production a Fortaleza. E’ stato selezionato
nella sezione Animazione della XXIX edizione del Marano Ragazzi Spot Festival,
in programma a Marano di Napoli dal 9 al 14 novembre 2026.
La selezione offre oggi un motivo di attualità per raccontare il film in Italia,
ma il progetto va oltre il festival: è stato sviluppato anche un percorso
educativo per scuole e istituzioni formative sui temi della memoria, della
migrazione, dell’appartenenza, della diversità culturale e della costruzione
della pace.
La protagonista, Yasmin, è una bambina siriana costretta a lasciare la propria
casa a causa della guerra. Nel viaggio porta con sé una bambola, una ricetta di
famiglia, dei datteri e il ricordo della cucina di sua madre. In Brasile, la
preparazione del maamoul diventa un ponte tra ciò che è stato perduto e ciò che
può essere ricostruito.
Il film nasce con un preciso intento umano: raccontare lo sradicamento senza
ridurre chi fugge alla sola condizione di vittima. Dietro le parole “rifugiato”,
“migrazione” e “guerra” ci sono infanzia, affetti, cultura, memoria, famiglia e
dignità. Yasmin non porta con sé soltanto una perdita: porta una storia,
un’identità e la possibilità di ricominciare.
Ne parliamo con il regista e sceneggiatore Gregori Fiorini.
Da dove è nata l’idea di questo film?
L’idea è nata dal desiderio di parlare dello spostamento forzato partendo da
qualcosa di piccolo, intimo e quotidiano. Quando si parla di guerra o
migrazione, spesso la dimensione umana viene assorbita dai numeri, dalle
statistiche e dalle immagini di emergenza. Io volevo fare il percorso contrario:
avvicinarmi a una bambina, ai suoi ricordi, agli oggetti che porta con sé e a un
gesto familiare capace di attraversare una frontiera.
Da qui è nato il maamoul come elemento centrale. Una ricetta può sembrare una
cosa semplice, ma può contenere memoria, affetto, identità, lingua, famiglia e
continuità culturale. Nel film, preparare quel dolce non cancella ciò che Yasmin
ha vissuto, ma le permette di conservare una parte di sé mentre costruisce una
nuova vita.
Come viene rappresentato il legame tra la Siria e il Brasile?
Non ho voluto costruire il rapporto tra i due Paesi come un contrasto rigido tra
“prima” e “dopo”. Il legame passa soprattutto attraverso Yasmin e attraverso ciò
che lei porta con sé. La Siria continua a esistere nella memoria familiare, nei
sapori, nella ricetta, negli affetti e nei gesti; il Brasile diventa lo spazio
in cui questi elementi possono incontrare nuove relazioni e nuove possibilità.
Il film cerca quindi di mostrare che migrare non significa necessariamente
cancellare l’identità precedente per adottarne un’altra. Le identità possono
convivere, trasformarsi e arricchirsi reciprocamente.
Come si può creare un ponte tra Paesi e culture così diversi?
Credo che il primo ponte sia la curiosità reciproca. Quando una cultura viene
presentata solo attraverso categorie generiche, è facile mantenerla a distanza.
Quando invece entriamo in una cucina, conosciamo una famiglia, scopriamo un
sapore, un ricordo o una storia personale, la distanza si riduce.
Il cinema ha una forza particolare proprio perché può rendere visibile questa
esperienza senza pretendere che culture diverse diventino uguali. Il ponte nasce
dal riconoscere le differenze e, allo stesso tempo, scoprire esperienze umane
condivise: l’infanzia, la famiglia, il desiderio di sicurezza, il bisogno di
appartenenza e la speranza di ricominciare.
Come è strutturato il percorso educativo a partire dal film?
Abbiamo sviluppato l’iniziativa Doce Memória nas Escolas / Sweet Memory in
Schools come estensione educativa del cortometraggio. La proposta prevede
proiezioni gratuite e chiuse per scuole, università e istituzioni formative,
accompagnate da materiali pedagogici e, quando possibile, da momenti di
mediazione e conversazione.
Il film è breve — 6 minuti e 37 secondi — e questo facilita il suo utilizzo come
punto di partenza per attività più ampie. I temi possono essere adattati all’età
e al contesto: memoria, migrazione, appartenenza, diversità culturale, famiglia,
accoglienza, diritti umani e costruzione della pace.
L’obiettivo non è fornire una lettura unica del film, ma creare uno spazio in
cui studenti e insegnanti possano formulare domande, collegare la storia a
esperienze concrete e discutere il modo in cui incontriamo persone e culture
diverse.
Pensi che questo film possa contribuire a cambiare la narrazione sui migranti
come invasori e ad aprire spazi di conoscenza e dialogo?
Spero che possa contribuire, anche in una misura molto piccola. Il film non
nasce per dire allo spettatore cosa deve pensare né per trasformare una storia
individuale in una tesi politica. Cerca piuttosto di riportare l’attenzione
sulla persona.
Quando parole come “migrante” o “rifugiato” diventano categorie astratte, è
facile dimenticare che dietro di esse ci sono biografie, famiglie, competenze,
culture, paure, progetti e desideri. Yasmin non è definita soltanto da ciò che
ha perso. Ha memoria, affetti, un patrimonio culturale e una capacità di
costruire relazioni e futuro.
Se dopo sei minuti qualcuno guarda il tema della migrazione con più curiosità,
più attenzione alle storie individuali e meno distanza, per me il film ha già
creato uno spazio di dialogo.
Anna Polo