Tag - sud america

Report de La Via Campesina su sovranità alimentare, guerra, imperialismo e fame nel mondo
In occasione del 30° anniversario della Giornata internazionale delle lotte contadine, il 17 aprile 2026, La Via Campesina ha pubblicato il suo documento programmatico sulle guerre nel mondo. Nel 30° anniversario del massacro di Eldorado dos Carajás, un tragico evento che ha segnato la storia de La Vía Campesina, dove contadini senza terra in Brasile furono uccisi dalla polizia federale per aver difeso il loro diritto alla riforma agraria. A pochi chilometri di distanza e 30 anni dopo, il mondo continua a mietere vittime innocenti, in uno scenario sempre più critico, segnato dalla pressione del potere imperiale e dalle tensioni geopolitiche. La Via Campesina, movimento contadino ed ecologista internazionale che riunisce oltre 180 organizzazioni provenienti da 81 paesi e rappresenta più di 200 milioni di contadini, agricoltori, popolazioni indigene e comunità rurali, lancia l’allarme presentando un documento programmatico: “GLOBALIZATION OF WAR AND THE STARVATION OF PEOPLES Food Sovereignty Against Imperialism and Global Wars” (ovvero, “La sovranità alimentare di fronte alla guerra, all’imperialismo e alla fame dei popoli nel mondo”), un position paper che affronta elementi chiave per comprendere l’impatto delle guerre e del potere imperialista sulla sovranità alimentare dei popoli. In linea con la sua lotta centrale, “di fronte alle crisi globali, costruiamo la sovranità alimentare per garantire il futuro dell’umanità”, LVC sottolinea l’urgenza della situazione. Si legge nell’incipit: “Mai nella storia recente così tanti conflitti armati sono scoppiati simultaneamente in così tanti continenti. Le guerre a Gaza, in Libano, Mali, Ucraina, Sudan, Yemen, Myanmar, nel Sahel, nella Repubblica Democratica del Congo e in Siria non sono tragedie isolate. Sono manifestazioni sintomatiche di un unico sistema globale strutturalmente malato, costruito sulla logica dell’accumulazione illimitata di capitale, del razzismo strutturale, dell’escalation delle tensioni geopolitiche, dello sfruttamento delle risorse e del dominio neocoloniale imperialista. Oggi convergono 4 dinamiche che si rafforzano a vicenda: una crisi strutturale del capitalismo globale, l’escalation dell’imperialismo militare da parte delle potenze dominanti, lo sviluppo di tecnologie militari con effetti sempre più distruttivi e l’uso deliberato del cibo come arma. Queste dinamiche costituiscono una minaccia esistenziale non solo per i sistemi alimentari, ma anche per l’umanità e la natura stessa, con gravi violazioni dei diritti umani che eludono le convenzioni internazionali vincolanti. La difesa della terra e del cibo è stata storicamente parte integrante delle lotte dei popoli contro i colonizzatori. Fin dai primi tempi del colonialismo, terre, acque, foreste e territori sono stati conquistati per arricchire gli egemoni globali. Oggi, il neocolonialismo e il neoimperialismo continuano attraverso interventi militari e sistemi commerciali, istituzioni finanziarie e monetarie neoliberiste e multinazionali. Queste dinamiche fanno parte di ciò che Naomi Klein definisce “capitalismo dei disastri”, un sistema in cui le crisi vengono sfruttate per imporre privatizzazioni e deregolamentazione, garantendo che siano proprio loro a ricostruire e promuovere nuove tecnologie per un nuovo sistema di produzione alimentare.” Il documento ha preso in considerazione importanti dati forniti da rapporti del Comitato per la pesca della FAO, attraverso il suo rapporto sullo stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo (SOFI), dello Stockholm International Peace Research Institute, dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), tra gli altri, riguardo ai conflitti globali e al loro impatto sui sistemi alimentari nei Paesi colpiti. “I poveri delle zone rurali, coloro che nutrono il mondo, stanno pagando il prezzo più alto.” – scrive La Via Campesina nel suo report – “Sono intrappolati nella povertà, nella fame e nei conflitti, che causano espropriazione e migrazioni forzate. (…) I fatti richiedono un’urgente chiarezza morale e politica.” Secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) (1), i conflitti armati sono la principale causa di fame a livello globale. Sono: * 733 MILIONI persone che soffrono la fame nel mondo (FAO SOFI 2024); * 3,1 MILIARDI persone che non possono permettersi una dieta sana (FAO); * 60% le persone che soffrono la fame viventi in zone di conflitto (WFP); * e $2,44 TRILIONI spese militari globali nelle zone di conflitto 2023 (SIPRI ). Secondo La Via Campesina (LVC): “L’accumulazione di capitale, motore dell’ordine economico globale, si è sempre basata su due forme di espropriazione: lo sfruttamento del lavoro umano e la mercificazione della natura. Terra, acqua, semi, minerali, geni e spazio atmosferico sono stati tutti trasformati in risorse commerciabili. Quando queste risorse diventano scarse o quando gli stati potenti percepiscono una minaccia al loro approvvigionamento, la guerra diventa lo strumento prescelto.” È impossibile comprendere l’attuale proliferazione delle guerre senza confrontarsi con le profonde contraddizioni strutturali del capitalismo del XXI secolo. La globalizzazione della guerra nel mondo sta generando una pericolosa transizione dovuta alle dispute geopolitiche per il potere. Regioni come il mondo arabo e la sua sfera geopolitica, il Corno d’Africa, il Sahel, l’America Latina e il Sud-est e l’Est asiatico (l’Indo-Pacifico) sono diventate teatri centrali della competizione tra superpotenze. La LVC lancia l’allarme su come il multilateralismo sotto l’egida delle Nazioni Unite (ONU) sia effettivamente minacciato, subendo una pressione crescente da parte di potenze egemoniche concorrenti, che porta le Nazioni Unite ad essere irrilevanti nella regolamentazione e nella definizione delle relazioni internazionali. Con l’erosione dell’egemonia statunitense sotto il peso della finanziarizzazione, della deindustrializzazione, dell’ascesa della Cina come superpotenza economica e tecnologica e dell’emergere dei BRICS, la politica estera degli Stati Uniti è diventata sempre più assertiva. Come viene scritto nel report, la dinamica geopolitica è caratterizzata da quattro elementi strutturali: – Militarizzazione dell’economia globale: la spesa militare ha raggiunto la cifra record di 2.440 miliardi di dollari nel 2023 (SIPRI, 2024), mentre la FAO stima che porre fine alla fame nel mondo costerebbe 267 miliardi di dollari all’anno. La scelta di armare anziché nutrire non è una necessità economica, bensì una decisione politica. Riflette una prospettiva in cui il dominio della geopolitica è visto come una via per il dominio dell’economia globale. – L’ascesa del complesso militare-industriale: le lobby delle armi negli Stati Uniti, in Francia, in Israele e in altri paesi esercitano un’influenza significativa sulla politica estera. Le esportazioni di armi generano profitti nell’ordine delle centinaia di miliardi, mentre i territori che le ricevono si misurano in numero di vittime. La capacità distruttiva degli armamenti moderni è senza precedenti e mette il mondo intero a rischio nucleare. – La corsa alle risorse naturali: elementi delle terre rare, combustibili fossili, acqua e terreni agricoli sono la vera posta in gioco nella maggior parte dei conflitti contemporanei. Il blocco delle esportazioni di grano ucraino, la corsa al cobalto congolese e l’assedio delle zone di pesca di Gaza riflettono tutti questa logica. – Dipendenza strutturale dal Sud del mondo: decenni di aggiustamenti strutturali neoliberisti hanno eroso la sovranità alimentare delle nazioni in via di sviluppo, rendendole dipendenti da corridoi di importazione facilmente trasformabili in armi attraverso sanzioni, blocchi o interdizioni marittime. Oltre a questo, la globalizzazione della guerra porta inevitabilmente ad una catastrofe ecologica. “I conflitti armati accelerano la distruzione ambientale attraverso il bombardamento degli ecosistemi, la contaminazione del suolo e dell’acqua, la combustione di combustibili fossili in quantità massicce e il collasso della governance ambientale. Le zone di guerra diventano spesso siti di inquinamento tossico, deforestazione e perdita di biodiversità. Allo stesso tempo, l’accelerazione della crisi ecologica alimenta le tensioni geopolitiche. Con il superamento dei limiti planetari, tra cui l’instabilità climatica, la scarsità d’acqua, il degrado del suolo e la perdita di biodiversità, la competizione per le risorse naturali si intensifica.” In queste guerre si sta tornando ad un uso strategico della fame come arma di guerra. Se prima era una strategia usata dagli imperi nella storia per affamare e sottomettere i popoli,  questa antica logica viene applicata con precisione moderna: attraverso bombardamenti aerei dei sistemi di irrigazione, blocchi marittimi sulle importazioni di cibo, sanzioni che limitano l’accesso a fertilizzanti e pesticidi e il deliberato attacco a banche di semi, depositi di cereali, flotte pescherecce e mercati agricoli. LVC analizza i tre casi seguenti che dimostrano lo smantellamento deliberato dei sistemi alimentari come meccanismo di coercizione, punizione e controllo della popolazione: * A Gaza, la distruzione dell’80% dei terreni agricoli, il bombardamento dei pescherecci e il blocco dei corridoi umanitari costituiscono ciò che il Relatore Speciale delle Nazioni Unite ha definito “genocidio per fame”. * In Yemen, un decennio di blocco del porto di Hudaydah, punto di ingresso per il 70% delle importazioni alimentari, ha prodotto una delle peggiori carestie della storia moderna. * In Sudan, le Forze di Supporto Rapido hanno sistematicamente distrutto granai e saccheggiato terreni agricoli, trasformando un granaio in una catastrofe. “Questi non sono danni collaterali.” – scrive LVC – “Sono politiche deliberate e devono essere definite come tali: crimini di guerra.” La Via Campesina, in quanto movimento che riunisce le organizzazioni contadine a livello globale, ha riflettuto su questo tema e ha costantemente denunciato l’uso della fame come arma di guerra e il business che ne deriva. La distruzione e l’occupazione militare ne traggono vantaggio, alimentando genocidi in corso e perpetrando un numero incalcolabile di violazioni dei diritti umani e crimini contro l’umanità, che rischiano di restare impuniti, con donne e bambini che rappresentano i soggetti più vulnerabili. Uniti contro l’imperialismo, il neocolonialismo, la criminalizzazione delle lotte e l’espropriazione dei territori, La Via Campesina invita le sue organizzazioni associate e le organizzazioni alleate a studiare e condividere il documento come strumento educativo divulgativo e come contributo della classe contadina globale, espresso con la sua stessa voce.   (1) Fonti: FAO State of Food Security 2024 | WFP Global Report 2024 | SIPRI Military Expenditure Database 2024   Comunicato di La Via Campesina: https://viacampesina.org/en/2026/04/food-sovereignty-in-the-face-of-war-imperialism-and-the-hunger-of-peoples-around-the-world/ Per scaricare position paper: EN_LVC_2026_04_17_Documento_di_posizione_LA_GLOBALIZZAZIONE_DELLA_GUERRA_E_LA_FAME Documento di posizione di EN LVC_La sovranità alimentare di fronte alla guerra Lorenzo Poli
April 23, 2026
Pressenza
Cuba sequestra 22.800 dosi di una droga provenienti dagli Stati Uniti
L’Ufficio generale delle dogane della Repubblica di Cuba ha riferito martedì del sequestro di quasi 23.000 dosi di una droga sintetica nota sull’isola come “el Chimico” . La scoperta ha sventato un tentativo di introdurre queste droghe sull’isola, sequestrando 19 foglie impregnate di cannabinoidi sintetici. Secondo William Pérez González, primo vice capo della dogana, le dosi sono state rinvenute all’interno di una scatola di cereali proveniente dagli Stati Uniti . Quanto sopra dimostra l’utilizzo di merci esentate dai dazi doganali per tentare di eludere i controlli alle frontiere , ha osservato l’agenzia di stampa cubana (ACN) . “Il consumo di 22.800 dosi è stato impedito grazie al lavoro della dogana cubana e dell’agenzia antidroga”, ha scritto il funzionario in X. Pérez González ha inoltre confermato che gli Stati Uniti sono la “fonte principale” di questa droga, il cui impatto si concentra soprattutto sui giovani e sugli adolescenti. Dosi de “El Chimico” sequestrati dalla dogana cubana   Nel riferire sull’incidente, l’ ACN  ha ricordato che Cuba mantiene una politica ufficiale di “tolleranza zero” nei confronti del traffico e del consumo di droga , nell’ambito della sua strategia di sicurezza nazionale e di salute pubblica. La storia della Cuba rivoluzionaria è caratterizzata da una lunga storia di collaborazione con l’Agenzia ONU per il Controllo della Droga (UNDCP) contro il narcotraffico. Il sociologo Pino Arlacchi, ex direttore dell’UNDCP ed analista politico, ha definito Cuba il “gold standard” della cooperazione antidroga nei Caraibi, sottolineando come l’isola sia totalmente estranea ai grandi flussi del narcotraffico internazionale. Già nel 2001, Arlacchi elogiò pubblicamente l’impegno di Cuba, definendolo un grande sforzo che merita riconoscimento e auspicando una maggiore cooperazione tra Washington e L’Avana per la sicurezza regionale. Cuba ha inaugurato un modello di ostilità alla droga e controllo del territorio che ha impedito alla criminalità organizzata di radicarsi nell’isola, a differenza di altri Paesi dell’area. Nel corso del 2025, le autorità cubane hanno sequestrato 1.941 chilogrammi di droga arrivata via mare, tra cui marijuana, cocaina e hashish, come riportato da Cubadebate lo scorso febbraio. Nello stesso anno, furono inoltre sventate 31 operazioni aeree, che portarono al sequestro di 27 chilogrammi di droga, principalmente cocaina, cannabinoidi sintetici e metanfetamina, provenienti da 11 paesi, con gli Stati Uniti come principale punto di origine. Il Codice Penale Cubano prevede pene detentive dai 4 ai 30 anni per i reati legati alla droga, sebbene nei casi più gravi le pene possano arrivare all’ergastolo. Cuba resiste anche contro il traffico di droga proveniente dagli USA, che forse vorrebbero farla ritornare al narco-Stato che era come ai tempi della dittatura fascista di Fulgencio Batista.   Info su notizia: > Aduana de Cuba decomisa casi 23 mil dosis de una droga procedente de EEUU Ulteriori info su tolleranza zero di Cuba verso narcotraffico: https://contropiano.org/interventi/2025/11/01/la-grande-bufala-del-narco-venezuela-0188251 https://it.granma.cu/cuba/2025-02-24/sequestrata-a-cuba-piu-di-una-tonnellata-di-droga-nel-2024 https://it.granma.cu/cuba/2022-02-04/cuba-zero-tolleranza-di-fronte-alla-minaccia-globale-del-narcotraffico https://it.granma.cu/cuba/2024-12-10/contro-le-droghe-si-vince https://it.granma.cu/cuba/2020-11-04/cuba-ha-frustrato-due-operazioni-di-narcotraffico https://it.granma.cu/cuba/2023-05-23/frustrata-unoperazione-di-narcotraffico-internazionale-a-nord-di-holguin https://www.aduc.it/notizia/cuba+ricetta+pino+arlacchi+vincere+terrorismo_32189.php Lorenzo Poli
April 22, 2026
Pressenza
Bielorussia, Lukashenko avverte Washington su possibili conseguenze di una guerra con Cuba
In un’intervista al canale televisivo RT, il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko ha avvertito gli Stati Uniti delle possibili ripercussioni di una guerra con Cuba, riferisce BelTA. Lukashenko ha dichiarato che un conflitto con Cuba sarebbe estremamente costoso per gli USA, affermando che “la storia suggerisce che ne uscireste con il naso insanguinato”. Ha sottolineato la vicinanza geografica di Cuba agli Stati Uniti (definendola il loro “cortile di casa”) e ha predetto che diverse nazioni sosterrebbero discretamente l’isola in caso di attacco. «Se vi intromettete anche negli affari di Cuba e iniziate a combattere i cubani… la storia ci insegna che ne uscirete feriti. Ci saranno Paesi che, in silenzio e con calma, daranno il loro sostegno a Cuba. Ed è difficile prevedere come andranno a finire le cose», ha affermato Aleksandr Lukashenko. Il capo di Stato ha sottolineato che Cuba, a differenza dell’Iran, si trova in prossimità degli Stati Uniti. “Cuba è proprio nel cortile di casa [dell’America], non lontano dalla casa di Donald Trump. Ne avete davvero bisogno? Certo che no”, ha affermato. Il presidente ritiene che gli Stati Uniti debbano instaurare relazioni normali con i paesi dell’emisfero occidentale. “A Cuba e in Messico, e lo so bene, così come in Nicaragua e Venezuela, la maggior parte delle persone comprende cosa rappresentano gli Stati Uniti d’America. Ed è necessario costruire relazioni normali con gli americani. Bene, allora andiamo avanti e costruiamo queste relazioni”, ha affermato.  Lukashenko ha criticato aspramente le recenti politiche di Washington che hanno causato gravi carenze di carburante ed energia a Cuba, influenzando settori vitali come la sanità e l’istruzione. https://eng.belta.by/president/view/lukashenko-warns-us-of-possible-consequences-of-war-with-cuba-179296-2026/ Lorenzo Poli
April 22, 2026
Pressenza
Tutti pazzi per Sanchez
Divertente notare che plaudono a Sanchez compagne/i che in Italia sono ferocemente contrari alla nostra proposta di fronte per la Costituzione con Schlein, Conte e AVS (e non solo loro). Si dà il caso che dell’Internazionale Progressista di Sanchez faccia parte proprio Elly Schlein che è intervenuta a Barcellona. Un fatto politico positivo perché Renzi, Gentiloni, Letta ecc. avevano come riferimenti Blair e Macron. Chi presenta come un tradimento una desistenza doverosa per cacciare Meloni dimentica che in Spagna il socialista Sanchez è riuscito a fare il governo grazie ai voti del partito comunista e delle altre formazioni della sinistra radicale. Il PSOE, il partito di Sanchez, come il PD e gli altri partiti “socialisti” europei, è stato per molti anni l’avversario principale della sinistra radicale e dei movimenti, una vera schifezza neoliberista con altissimi livelli di corruzione. Ricordo di aver partecipato in Spagna a cortei in cui manifestanti gridavano ‘PSOE – PPE misma mierda’. Lo stesso Sanchez tentò, con un più volte ripetuto ricorso alle urne, di far fuori la sinistra radicale con il voto utile (il sistema elettorale è diverso dal nostro, ma non mi dilungo a spiegarlo). Podemos e Izquierda Unida ebbero l’intelligenza di cambiare tattica e di passare dal “che se ne vadano tutti” alla proposta di governo di sinistra. Mentre l’establishment socialista propendeva per un governo di grande coalizione col centrodestra del PPE fu la sinistra radicale a chiedere il voto come garanzia di un governo della sinistra. Sanchez ebbe anche lui abbastanza intelligenza da smarcarsi dal vecchio establishment che avrebbe sacrificato la sua leadership a un governo con la destra e decise di tentare la carta dell’accordo con Unidas Podemos e poi con Sumar, movimenti indipendentisti e regionali, ecc. Non ne è venuto fuori un governo rivoluzionario, ma sicuramente l’unico governo progressista in Europa. L’agenda neoliberista è stata ridimensionata e sono stati approvati provvedimenti proposti da comunisti e sinistra radicale come l’aumento del salario minimo, l’abolizione di molte norme di precarizzazione del lavoro, l’obbligo per le piattaforme di assumere come dipendenti i rider, ecc. E una politica estera più autonoma da Commissione Europea, NATO e Stati Uniti, più critica verso Israele. Non certo il socialismo, ma concrete conquiste per la classe lavoratrice, le donne, le persone lgbtq+, ecc. Chi obietta che il Pd rimane una schifezza dentro la quale ci sono tanti responsabili di politiche neoliberiste antipopolari o ras di sistemi di potere clientelari e affaristici non dice una cosa sbagliata. Li ho combattuti per una vita e li conosco molto bene, ma questo vale anche di più per il PSOE spagnolo. Eppure le leadership di questi partiti ‘socialisti’ hanno scelto una svolta progressista che li rende oggi, al contrario del passato, interlocutori possibili della sinistra radicale che per anni li ha criticati duramente. In Italia è capitato che il voto popolare nelle primarie abbia sparigliato i giochi e solo dei ciechi possono non vedere che la destra economica e bellicista (chiamarli centristi è esagerato) sta tentando da tempo con i suoi esponenti politici, commentatori e media di delegittimare Elly Schlein, considerata troppo sovversiva. Sono gli stessi ambienti che hanno preferito con Letta (e Draghi) consegnare l’Italia a Meloni piuttosto che dover rischiare di vincere con un alleato come il M5S di Conte contrario all’invio di armi all’Ucraina. Quello che chiamano ‘campo largo’ è carico di contraddizioni e per ora non ha un programma. Però non ha più come interlocutore privilegiato la Confindustria, ma la Cgil e non pare avere l’agenda Draghi come priorità, al contrario di Meloni e Giorgetti che applicano i diktat di Bruxelles e della NATO come soldatini. Ci sarebbe molto da dire sull’incontro progressista di Barcellona. Di sicuro propone un asse con i governi di sinistra dell’America Latina, il no al bloqueo di Cuba ed esprime un orientamento verso la pace, il multilateralismo, il dialogo e la cooperazione con la Cina e i Brics, una politica contro la disuguaglianza a partire dalla tassazione delle grandi ricchezze. Forse è troppo entusiasta il manifesto, ma certo siamo lontani dalla “terza via” di Blair. Senza nasconderci gli aspetti contraddittori (accordo UE Mercosur, posizione di Sanchez su guerra in Ucraina ed esercito europeo, politiche europee, video di Hillary Clinton) il messaggio di Barcellona, democratico, antifascista e contro l’imperialismo MAGA e i crimini di Israele è ben diverso dalla piattaforma ordoliberista e di oltranzismo bellicista finora prevalsa in Europa. È naturale l’interlocuzione per noi partiti comunisti e anticapitalisti, ecologisti e femministi della European Left, che contemporaneamente abbiamo tenuto il congresso a Bruxelles con, tra gli invitati, Jeremy Corbyn, i Democratic Socialists of America di Mamdani, palestinesi e cubani. Non siamo la stessa cosa, ma dobbiamo trovare il modo di costruire fronti per sconfiggere l’ondata di fascismo planetaria di cui Trump è protagonista. Le parole preoccupate di Lula sulla necessità di fermare il fascismo, il nazismo e che evocano Hitler non sono propaganda dopo il genocidio a Gaza e vengono da un continente in cui tutti i governi di sinistra – non solo Cuba Venezuela – sono stati apertamente minacciati da Trump. Occorre tenerle a mente mentre discutiamo di tattiche elettorali a casa nostra in vista delle elezioni politiche 2027.       Anna Polo
April 20, 2026
Pressenza
La conferenza di Santa Marta per l’uscita dall’economia dei fossili si avvicina
Mancano nove giorni all’inizio della prima Conferenza Internazionale per l’eliminazione dei combustibili fossili convocata dal governo colombiano e da quello olandese, che si terrà a Santa Marta, in Colombia, dal 24 al 29 aprile. Un percorso inedito in cui popoli indigeni, afrodiscendenti, contadini, collettivi in prima linea, giovani, donne, movimenti sociali, ONG, mondo accademico, governi subnazionali, Paesi, sindacati, parlamentari e settore privato si troveranno insieme con l’obiettivo di costruire azioni concrete per un’uscita rapida, giusta ed equa dall’economia dei fossili. Da febbraio questi soggetti hanno seguito un calendario di lavoro molto fitto su tre assi tematici: 1) superare la dipendenza economica dai combustibili fossili; 2) trasformare domanda e offerta; 3) promuovere la cooperazione internazionale e la diplomazia climatica. Questo ha portato alla produzione di documenti di analisi condivisa del contesto globale, individuazione di barriere e soluzioni comuni per la riconversione, proposte tecniche e politiche concrete e, infine, tabelle di marcia per realizzarle. Un dialogo innovativo, orizzontale e in divenire che rimette al centro la cooperazione internazionale in un momento storico drammatico in cui multilateralismo e diritto internazionale rischiano di essere seppelliti dalle bombe e dalle guerre di un’oligarchia che non vuole rispettare nessuna regola e nessun limite. Con questo percorso si vuole rilanciare un’azione internazionale che mette insieme le questioni del lavoro, della salute e della pace per migliorare le condizioni di vita di tutta l’umanità. L’abbandono dei fossili può avvenire solo attraverso un processo di regolamentazione che possa limitare l’estrazione, con impegni e tempistiche precise, rimuovendo i sussidi alle fonti inquinanti, smantellando le infrastrutture non necessarie, difendendo i diritti delle popolazioni indigene e delle comunità colpite, investendo sulle alternative e sulle energie rinnovabili. Di questo si parlerà alla conferenza stampa che si terrà il 20 aprile presso la sala ISMA del Senato della Repubblica in Piazza Capranica 72 Roma alle ore 11:00, con le rappresentanti e i rappresentanti delle forze politiche e delle realtà sociali che hanno sottoscritto la campagna per il Trattato in Italia e saranno a Santa Marta. Interverranno: Angelo Bonelli, AVS; Giuseppe De Marzo, Fossil Free Rising Italia; Elisa Sermarini, Gea; Alex Zanotelli, Comboniani Italiani. Saranno presenti alcune delle realtà che hanno sottoscritto la campagna, tra cui: LAV Italia, Stop ReArme Europe – Italia, Rete dei Numeri Pari, Salviamo la Costituzione, Comitato Piazza Carlo Giuliani e Unione Inquilini. Per partecipare è necessario accreditarsi scrivendo a: geascuola.comunicazione@gmail.com   Elisa Sermarini
April 15, 2026
Pressenza
Venezuela, Delcy Rodriguez non è al soldo di Trump
I tentativi di guerra mediatica e di disinformazione contro il Venezuela stanno crollando sotto il loro stesso peso. Il caso più recente è quello del quotidiano britannico The Guardian, che ha pubblicato un articolo a gennaio 2026 intitolato “Delcy Rodríguez ha assicurato la cooperazione degli Stati Uniti dopo la cattura di Maduro”, smentito dallo stesso governo venezuelano attraverso l’account X Miraflores al Momento. A questo proposito, il giornalista internazionale Carlos Montero ha commentato un thread su X della politologa spagnola Irene Zugasti, la quale ha affermato che si tratta di una rielaborazione del Miami Herald. Zugasti ha sottolineato che il testo perde ogni rigore nella parte del racconto in cui si cerca di descrivere il presidente in carica. “Sarebbe rigoroso presentare qualcosa di più di una serie di congetture sotto forma di fughe di notizie e voci e trasformarlo in un’esclusiva”, ha sostenuto. Delcy Rodríguez ha dichiarato fin da subito, dopo gli avvenimenti del 3 gennaio 2026, di essere “stanca degli ordini di Washington”, riferendosi alle pressioni esercitate dagli Stati Uniti dopo i raid aerei e la detenzione del presidente Nicolás Maduro. “Basta con gli ordini di Washington ai politici venezuelani”, ha detto Rodríguez in un discorso ai lavoratori del petrolio nello stato orientale di Anzoátegui. “Lasciate che la politica venezuelana risolva le nostre controversie e i nostri conflitti interni. Basta con le interferenze straniere”, ha aggiunto. “Non abbiamo paura, perché ciò che dovrebbe unirci come popolo è garantire la pace e la stabilità a questo Paese” – ha continuato Rodríguez, secondo il quotidiano cinese China Daily – aggiungendo che “il Venezuela non avrebbe mai immaginato che una capitale del Sud America sarebbe stata sottoposta a un attacco militare da parte di una potenza straniera”, riferendosi all’incidente del 3 gennaio, quando le forze statunitensi hanno preso d’assalto Caracas e hanno arrestato con la forza il presidente Nicolás Maduro e sua moglie. La presidente vicaria del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha ribadito inoltre – fin da subito – l’autonomia del Paese durante la Consultazione Pubblica sulla Riforma della Legge sugli Idrocarburi, respingendo le dichiarazioni del Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent. > Venezuela, Delcy Rodriguez: “Ley de Hidrocarburos consentirà l’attivazione > degli spazi petroliferi inutilizzati” Rodríguez ha sottolineato che il Venezuela non accetta ordini esterni e che il suo governo risponde esclusivamente al mandato del popolo, sottolineando l’importanza di relazioni diplomatiche basate sul rispetto reciproco. Di fronte a questa franchezza, non si può che ribadire la totale distorsione e manipolazione intenzionale nei sistemi mediatici occidentali. Trump e la narrazione occidentale hanno intenzionalmente distorto mediaticamente la propensione al dialogo del governo bolivariano, per spacciarlo come un “cedimento” ai suoi piedi per diffondere l’idea, ancor più grave, che il governo bolivariano di Delcy Rodriguez avesse tradito lo “spirito di Hugo Chavez” e del presidente costituzionale Maduro. Idea quest’ultima che ha influenzato anche alcuni ambienti della sinistra radicale, purtroppo. Trump ha fatto di tutto per trasmettere al mondo la falsa idea di “gestire la transizione democratica in Venezuela” , supportato dai media mainstream occidentali che veicolavano l’idea che Trump avesse dato uno “spiraglio di luce democratico al Venezuela” e che abbia sotto scacco il governo bolivariano. Il fatto che Delcy Rodriguez sia stata propensa al dialogo con gli USA da un lato ha creato scetticismo nel movimento in solidarietà internazionale alla Rivoluzione Bolivariana, mentre dall’altro è stato usato proprio dai peggiori anti-chavisti (sia dentro sia fuori il Venezuela) al fine di dare un immagine cedevole del suo attuale governo, come se fosse pronto a “piegarsi al volere degli USA” (spesso diffondendola con fake news e notizie distorte). Cavalcare questa narrazione ha avuto ed ha un solo fine da parte del establishment occidentale: indebolire, attraverso i media, la credibilità internazionale della Rivoluzione Bolivariana e dividere al suo interno il movimento internazionalista in solidarietà alla Rivoluzione Bolivariana stessa. Il tutto con una serie di fake news. Zugasti ha aggiunto che The Guardian “è la sentinella liberale del Regno Unito, che cattura il pubblico progressista con la retorica sociale e poi la allinea agli obiettivi di politica estera del Regno Unito e della NATO nei momenti critici”. Da parte sua, Montero aveva affermato a gennaio che “le fonti, se provengono dal Miami Herald, non hanno alcuna credibilità”. Oggi questo è ancor di più confermato dai fatti. Lorenzo Poli
April 10, 2026
Pressenza
Venezuela, governo annuncia maggiore dialogo, aumento degli stipendi e un piano di welfare
La presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha presentato le misure chiave per il 1° maggio, tra cui l’istituzione di una commissione di dialogo e studio sul welfare bolivariano, con particolare attenzione agli aumenti salariali, all’economia e alla protezione sociale. La presidente ad interim della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Delcy Rodríguez, si è rivolta alla nazione mercoledì, sottolineando la resilienza del popolo di fronte a un decennio di blocco economico e annunciando diverse misure di vitale importanza per il Paese, tra cui l’ aumento salariale previsto per il 1° maggio. Rodríguez ha sottolineato che la volontà dei venezuelani è rimasta incrollabile dopo sette anni di contrazione del PIL e iperinflazione. Ha riferito che, grazie al Programma di ripresa economica, il Paese ha registrato 20 trimestri consecutivi di crescita sostenuta , raggiungendo la piena offerta e una graduale ripresa del reddito, che ha toccato i 190 dollari nel marzo 2026.     La presidente facente funzioni ha annunciato la creazione di una commissione di studio per garantire le risorse necessarie al modello di welfare bolivariano. A tal fine, ha istituito la Commissione per il dialogo sul lavoro e la sicurezza sociale , con la partecipazione dello Stato, del settore privato, dei lavoratori e dei pensionati, con l’obiettivo di formalizzare il settore del lavoro e prevenire il lavoro precario. Ha inoltre auspicato la creazione del Consiglio economico nazionale per elaborare un nuovo modello fiscale più efficiente e competitivo. Rodríguez ha promulgato la Legge organica per l’accelerazione e l’ottimizzazione delle procedure amministrative, volta a digitalizzare e professionalizzare le istituzioni statali.     FONDI STRATEGICI E RECUPERO PATRIMONIALE Il capo dello Stato ad interim ha annunciato la creazione di un fondo per determinare la natura strategica dei beni statali, escludendo l’industria degli idrocarburi, che è regolata da una propria legge organica. > “Le risorse bloccate all’estero saranno immediatamente destinate a > incrementare la produzione nei settori degli idrocarburi e delle miniere.”per > garantire ilaumento di stipendioE“Ripristinare le infrastrutture di base come > elettricità, acqua, strade, scuole e ospedali.”ha affermato.     TUTELA DEI SETTORI VULNERABILI Rodríguez ha chiesto che il sistema di protezione sociale presti la massima attenzione agli anziani in termini di salute, alimentazione e attività ricreative. Ha inoltre richiesto all’Assemblea nazionale di riformare le leggi sul mercato immobiliare per rendere disponibili circa 500.000 alloggi ai giovani. Nel suo discorso, ha esortato i giovani che si trovano all’estero a tornare e a unirsi allo sforzo nazionale.     “Nessuno ci regalerà niente, tutto sarà frutto del nostro impegno “, ha affermato, lanciando un appello per un pellegrinaggio nazionale contro il blocco che inizierà il 19 aprile e culminerà a Caracas il 1° maggio. La presidente ad interim ha esortato tutti i settori politici ed economici a unirsi e a far sentire una sola voce contro le sanzioni. “Impariamo a dialogare e guidiamo il Venezuela verso il futuro prospero che ci spetta di diritto “, ha concluso.     Fonti: https://www.telesurtv.net/venezuela-delcy-anuncia-mas-dialogo-salario/   Lorenzo Poli
April 10, 2026
Pressenza
Donald Trump e Marco Rubio stanno ingannando il mondo riguardo a Cuba
di Arthur Gonzalez. Il Presidente degli Stati Uniti e il suo Segretario di Stato stanno ingannando il mondo sulla verità riguardo a Cuba, diffondendo false idee secondo cui il sistema rivoluzionario cubano sarebbe un fallimento, mentre nascondono la realtà dei fatti. Ora vogliono far credere a tutti che il socialismo sia responsabile della crisi economica che affligge il popolo cubano, quando la verità è ben diversa da quanto affermano le loro campagne mediatiche. Perché non menzionano che il 23 dicembre 1958, quando la Rivoluzione non aveva ancora trionfato, durante la riunione del Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, il direttore della CIA dichiarò: “Dobbiamo impedire la vittoria di Castro” e il Segretario di Stato, Christian A. Herter, sottolineò: “Sembra che l’opinione contraria al sostegno del regime di Castro sia unanime”? In risposta a questi criteri, il presidente Dwight Eisenhower dichiarò: “Nutro speranza per una terza forza che possa crescere in forza e influenza, se organizzata attorno a un uomo capace, dotato di finanziamenti e armamenti”.  Fidel Castro non era ancora salito al potere, né aveva nazionalizzato le proprietà degli americani, tanto meno aveva proclamato un sistema socialista a Cuba, e già il governo degli Stati Uniti cercava di ostacolare il trionfo rivoluzionario e di mettere a capo di Cuba un uomo che avrebbe risposto senza esitazione agli ordini di Washington. Ora Marco Rubio, con assoluta sfrontatezza, cerca di far credere al mondo che la politica criminale degli Stati Uniti nei confronti di Cuba non abbia alcuna responsabilità per le sofferenze del popolo, come se potesse magicamente far sparire le leggi in vigore dal 1960 che costituiscono la guerra economica, commerciale e finanziaria, il cui obiettivo è strangolare l’economia cubana, come spiegato nel Progetto Cuba, approvato dal Gruppo Allargato del Consiglio di Sicurezza nel novembre 1961: “L’azione politica sarà supportata da una guerra economica che indurrà il regime comunista a fallire nel suo tentativo di soddisfare i bisogni del paese, le operazioni psicologiche aumenteranno il risentimento della popolazione contro il regime e le operazioni militari forniranno al movimento popolare un’arma per il sabotaggio e la resistenza armata a sostegno degli obiettivi politici.” Quindi, chi è responsabile della crisi economica cubana? Rivediamo quanto affermato dal direttore della CIA Allen Dulles quando presentò la valutazione dell’intelligence contro l’URSS alla Commissione Intelligence del Senato, criteri che ora sembrano essere stati ripresi da Donald Trump e Marco Rubio nella loro politica anti-cubana: “Grazie al suo sistema di propaganda diversificato, gli Stati Uniti devono imporre la propria visione, il proprio stile di vita e i propri interessi specifici al resto del mondo.” «L’obiettivo ultimo della strategia su scala planetaria è sconfiggere, nel regno delle idee, le alternative al nostro dominio, attraverso l’abbagliamento e la persuasione, la manipolazione dell’inconscio, l’usurpazione dell’immaginario collettivo e la ricolonizzazione di utopie redentrici e libertarie, al fine di ottenere un risultato paradossale e inquietante: che le vittime giungano a comprendere e condividere la logica dei loro carnefici.» Donald Trump ha inasprito la politica nei confronti di Cuba sin dal suo primo mandato, imponendo 244 sanzioni all’isola, principalmente volte a frenare il turismo e l’afflusso di valuta cubana. Ha abrogato la direttiva presidenziale approvata da Barack Obama e ne ha imposta una propria per paralizzare ulteriormente l’economia cubana. Ha inoltre reinserito Cuba nella lista degli Stati sponsor del terrorismo e imposto altre sanzioni, tra cui pressioni sui governi che impiegano medici cubani per ostacolare il flusso di valuta estera. Cuba sta attraversando uno dei periodi più difficili degli ultimi decenni a causa dell’intensificarsi della guerra economica, alla quale Trump ha aggiunto il blocco energetico previsto per il 2026, sanzionando i paesi fornitori di petrolio a Cuba. Questa misura viola il diritto degli altri paesi a commerciare liberamente con Cuba e accresce le sofferenze del popolo cubano, portandolo ad attribuire la colpa dei propri problemi al sistema socialista. Come aveva previsto Allen Dulles, ciò non fa che intensificare la potente macchina propagandistica utilizzata per plagiare le menti di coloro che sono soggetti all’influenza nefasta degli Stati Uniti. Questa escalation della guerra economica mira a provocare una ribellione popolare, obiettivo che non stanno riuscendo a raggiungere; da qui il pericolo che, di fronte a questo fallimento, tentino un colpo di stato militare. Trump ha perso popolarità negli Stati Uniti a causa del suo coinvolgimento nella guerra contro l’Iran e potrebbe sognare di recuperare terreno attaccando militarmente Cuba per imporre un governo fantoccio. Trump fu indotto in errore dai suoi consiglieri, che lo portarono a credere che gli studenti e il popolo iraniano avrebbero appoggiato l’aggressione per rovesciare il governo, visti i giorni di protesta provenienti da quel settore prima dell’inizio del conflitto armato. Ma questo si rivelò un errore colossale, tra l’altro perché uccisero l’Ayatollah, la guida spirituale degli iraniani, e coloro che erano scesi in piazza a protestare, che non rappresentavano la maggioranza della popolazione unita contro gli invasori. Vogliono estrapolare la stessa realtà a Cuba, dove alcuni, sfiniti dalla mancanza di elettricità dovuta alle misure di guerra energetica imposte da Trump e non dal governo cubano, hanno organizzato proteste a base di pentole sbattute, dirette da Miami attraverso i social network, dove vengono istruiti a vestirsi di nero senza scritte e a coprirsi il volto per non essere identificati. Marco Rubio e la mafia terroristica di Miami che finanzia la sua campagna politica affermano: “Forse ora a Cuba si presenta un’opportunità di cambiamento.” I milioni di cubani che soffrono la fame ogni giorno, senza elettricità né trasporti, saranno in grado di perdonare il governo? “A Cuba, le carenze non sono dovute alle sanzioni; sono dovute al sistema.” “Le proteste a Cuba non sono organizzate dall’esterno; sono il risultato della fame e della disperazione.” “Quello che esiste a Cuba non è un embargo contro il popolo; è il controllo assoluto del governo sull’economia.” “Il problema di Cuba non è la mancanza di risorse; è la mancanza di libertà.” “Il loro sistema non funziona; è completamente disfunzionale. Semplicemente non è un vero sistema e non si può cambiarlo senza cambiare il governo.” Se queste affermazioni fossero vere, perché gli Stati Uniti continuano a imporre senza sosta sanzioni a Cuba e alle nazioni che cercano di investire e commerciare con l’isola? Perché ora viene imposto l’embargo energetico? Quali sono le ragioni per cui non è consentito agli americani investire nell’economia cubana, viaggiare per turismo o partecipare a scambi accademici e culturali? Con assoluta sfrontatezza, Marco Rubio afferma che Washington non ha adottato ulteriori misure punitive contro il governo dell’Avana; tuttavia, Karoline Leavitt, portavoce della Casa Bianca, ha dichiarato il 30 marzo 2026 che non vi è stato alcun cambiamento formale nella politica di sanzioni nei confronti di Cuba e che a una petroliera russa soggetta a restrizioni statunitensi è stato consentito di consegnare sull’isola solo 100.000 tonnellate di petrolio greggio per motivi umanitari. Il mondo sa cosa significhi la guerra economica contro Cuba, e la prova di ciò è il voto favorevole al documento che viene presentato annualmente all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Le leggi del blocco esistono e sono disponibili online a tutti, ma sembra che Marco Rubio non le abbia lette o stia facendo finta di niente, perché dal Trading with the Enemy Act, entrato in vigore il 19 ottobre 1960 per volere di Eisenhower e prorogato annualmente dal presidente in carica, all’inserimento di Cuba nella lista degli Stati sponsor del terrorismo, esse spiegano i motivi per cui il governo cubano non può progredire economicamente come vorrebbe.  José Martí aveva ragione quando affermava: “La verità è una e semplice”. Fonte: https://heraldocubano.wordpress.com/2026/04/01/donald-trump-y-marco-rubio-enganan-al-mundo-sobre-cuba/ Traduzione: italiacuba.it Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
April 9, 2026
Pressenza
CGIL, Basile, Arlacchi e Fo aderiscono alla Manifestazione Nazionale contro il Blocco Usa a Cuba
La CGIL ha storicamente espresso solidarietà al popolo cubano, anche attraverso iniziative concrete, ed è oggi impegnata nella campagna fondi ‘Cuba: energia per la vita’, insieme ad Arci, Anpi, Anaic e Nexus, nonché in una campagna di sostegno concreto al sindacato cubano CTC. Anche l’Ambasciatrice Elena Basile, Pino Arlacchi, Vice segretario generale dell’ONU(1997-2002) e l’attore Jacopo Fo si uniscono e aderiscono alla Manifestazione Nazionale contro il Blocco degli Usa a Cuba. L’ Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba si fa portavoce dell’appello della società civile per una mobilitazione straordinaria di solidarietà con il popolo di Cuba, e convoca una manifestazione nazionale per il prossimo 11 APRILE 2026. Per adesioni: cubanoneunaminaccia@libero.it   Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
April 2, 2026
Pressenza
Cuneo, Consiglio Comunale approva l’accordo di sostegno a Cuba di fronte agli attacchi statunitensi
Il municipio della città di Cuneo, nel nord Italia, ha approvato una risoluzione a sostegno di Cuba, in risposta alle nuove misure adottate dagli Stati Uniti che minacciano la sua sovranità e violano i diritti umani del suo popolo, ha dichiarato oggi un portavoce. Marco Papacci, presidente dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba (ANAIC), ha fatto riferimento in dichiarazioni a Prensa Latina al sostegno della sua organizzazione alla mozione di solidarietà con la nazione caraibica, intitolata “Sostegno al popolo cubano e condanna del blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America”. Papacci ha sottolineato il sostegno offerto dal circolo Anaic di Cuneo, città del Piemonte, per la firma di tale accordo, e ha osservato che la spinta verso queste dichiarazioni ufficiali da parte degli enti locali si estenderà a tutta Italia, nell’ambito delle iniziative volte a rafforzare la solidarietà con l’isola. Il documento sottolinea che questo blocco statunitense è in vigore da oltre 60 anni, il più lungo della storia moderna, ed è stato intensificato nel 2026 con la firma, il 29 gennaio, da parte del presidente Donald Trump di un ordine esecutivo volto a impedire l’ingresso di carburante nel Paese caraibico. “La carenza di benzina e di altri carburanti compromette il funzionamento dei servizi essenziali, come il trasporto pubblico, la produzione agricola e sanitaria, nonché la gestione dei centri sanitari e degli ospedali, con un impatto diretto sulla qualità della vita dei cubani”, sottolinea il testo. I firmatari ricordano che l’articolo 2 della Carta delle Nazioni Unite sancisce il principio di uguaglianza sovrana tra gli Stati e il divieto di ingerenza negli affari interni di altri Paesi, mentre le misure coercitive unilaterali, come i blocchi economici, violano i principi fondamentali del diritto internazionale. La mozione ribadisce che “Cuba non rappresenta alcuna minaccia per la pace e la sicurezza internazionali e, al contrario, ha dimostrato, nel corso degli anni, un costante impegno per la cooperazione internazionale, soprattutto nei settori della sanità e dell’istruzione”. Cita come esempio le brigate mediche cubane che hanno prestato assistenza all’Italia durante la crisi del Covid-19, quale dimostrazione di solidarietà per la quale l’Italia dovrebbe mostrare gratitudine. Si fa riferimento al fatto che “le autorità locali possono e devono promuovere una cultura di pace, solidarietà e cooperazione internazionale, in conformità con i principi costituzionali e gli impegni assunti dall’Italia nei confronti delle Nazioni Unite e dell’Unione europea (UE)”. Per tale ragione, la presente risoluzione, inviata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministero degli Affari Esteri e al Parlamento italiano, stabilisce che sia il governo di questo Paese sia l’UE devono intervenire per porre fine al blocco economico nei confronti di Cuba. Infine, con questa mozione approvata nella città italiana di Cuneo, si rinnova l’appello alle istituzioni e alla società civile a rafforzare i rapporti di amicizia, cooperazione e solidarietà con il popolo cubano.   Fonte: https://www.prensa-latina.cu/2026/03/28/alcaldia-italiana- aprobo-acuerdo-de-apoyo-a-cuba-ante-ataques-de-eeuu/ Traduzione: italiacuba.it Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
April 1, 2026
Pressenza