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Il Perù diviso dopo il ballottaggio
Dopo il ballottaggio, il conteggio effettuato dall’Ufficio Nazionale dei Processi Elettorali (ONPE) per il risultato finale delle Elezioni Presidenziali 2026 continua a variare tra i due candidati. E mentre questo accade, il Perù si trova diviso e polarizzato da due proposte politiche che si presentano, con alcune variazioni, ormai da decenni nelle elezioni presidenziali: la destra e la sinistra. DESTRA CONSERVATRICE Da un lato, Keiko Fujimori (Fuerza Popular) rappresenta la proposta della destra peruviana, di stampo conservatore (soprattutto su temi come l’approccio di genere e l’aborto) e autoritario (propone “ordine” e mano dura con il rafforzamento delle Forze Armate e della Polizia Nazionale), oltre a uno “shock anticorruzione”. Inoltre, la riduzione del ruolo dello Stato e uno “shock deregolamentativo” per stimolare gli investimenti e il libero mercato. Secondo i risultati attuali, i suoi principali sostenitori si trovano nelle zone urbane e costiere (63%): la città di Lima, dove ha raggiunto il 66,1% dei voti, e a Tumbes, Piura, Lambayeque, La Libertad, Callao e Ica; inoltre nella zona centrale (Pasco) e nella regione della selva (Loreto e Ucayali) e tra gli elettori all’estero. Secondo gli esperti, il Fujimorismo conta su un elettorato fedele che si mantiene nonostante le campagne #NoAKeiko e #PorEstosNo, motivato principalmente dalla proposta conservatrice e di libero mercato, che garantisce lo status economico e sociale delle zone urbane, sue principali alleate. SINISTRA CON ECONOMIA SOCIALE DI MERCATO Roberto Sánchez (Juntos por el Perú) rappresenta invece la sinistra peruviana, senza enfasi sull’aspetto ideologico, ma con una forte identità regionale e rurale, promuovendo un’economia sociale di mercato e un ruolo promotore dello Stato. Il nuovo programma di governo di Sánchez ha fatto proprie le rivendicazioni sociali per l’abrogazione delle leggi pro-crimine, il sostegno alle micro e piccole imprese (mypes), la giustizia e il risarcimento per le vittime delle proteste, tra le altre cose. Secondo i risultati odierni, i suoi principali sostenitori si distribuiscono nelle regioni (56,1%), nel sud del Paese come Apurimac, Ayacucho, Arequipa, Cajamarca, Cusco, Moquegua, Puno, Tacna; nel centro (Huancavelica, Junín) e nella foresta (Amazonas, Huánuco, Madre de Dios e San Martín). Gli elettori di Roberto Sánchez (Juntos por el Perú) si trovano in 17 regioni (su un totale di 25), soprattutto nelle zone rurali, motivati da rivendicazioni di lunga data (oltre due decenni) quali la giustizia sociale, una maggiore presenza e decentralizzazione dello Stato, lavoro, istruzione e sanità di qualità; e, negli ultimi anni, l’insicurezza dei cittadini. La differenza di approccio tra le due tendenze ha generato una polarizzazione nella popolazione peruviana che, sebbene non abbia raggiunto i livelli di violenza delle precedenti elezioni (2021: Pedro Castillo), impedisce il dialogo e lo scambio politico che la situazione attuale richiede. Il buon governo, con la partecipazione attiva della popolazione, esige di ridurre le differenze e di trovare punti di incontro. Redacción Perú
June 9, 2026
Pressenza
Perù: secondo turno con risultato di parità
La giornata del ballottaggio presidenziale che si è tenuta in Perù domenica 7 giugno, Giorno della Bandiera per il Paese, ha portato a un pareggio tecnico tra i candidati Roberto Sánchez (Juntos por el Perú), che ha ottenuto il 50,3%, e Keiko Fujimori (Fuerza Popular), con il 49,7% secondo lo spoglio rapido al 100% (compresi i voti dall’estero); secondo l’istituto di sondaggi IPSOS e l’associazione civile Transparencia. SÁNCHEZ: “DEMOCRAZIA PER IL PERÙ DI TUTTE LE ETNIE” Non appena sono stati resi noti i risultati, Roberto Sánchez, dalla Plaza San Martín, si è rivolto alla popolazione con un messaggio di integrazione e di ripristino della democrazia: “Compagni, popolo profondo, oggi in questa notte benedetta, il Perù di tutte le etnie sta anteponendo la volontà primaria della democrazia per tutto un popolo. In questo giorno della dignità del popolo, sorelle e fratelli, abbiamo scelto di porre fine al patto mafioso. Abbasso la corruzione! Stasera rendiamo grazie a nome del movimento popolare, per aver concluso in unità con i popoli aymara, amazzonici, i centri abitati, i piccoli agricoltori, i trasportatori, i commercianti, i più poveri della nostra patria, che hanno deciso di recuperare il governo per il popolo”. FUJIMORI: “QUALUNQUE SIA IL RISULTATO, LO RICONOSCEREMO” Pochi minuti dopo, la candidata Keiko Fujimori è intervenuta sottolineando il pareggio tecnico, il lavoro dei rappresentanti nella sorveglianza dei voti nella fase di conteggio finale e il ruolo degli osservatori internazionali. «Qualunque sia il risultato, lo riconosceremo, esortiamo il nostro avversario a fare lo stesso. E questo avverrà quando sarà stato conteggiato il 100% dei verbali», ha sottolineato. Con la sua lista presidenziale, Fujimori Higushi si è rivolta alla popolazione con il seguente messaggio: «Ci troviamo in un pareggio tecnico. Finora non c’è un vincitore, ci vorranno giorni lunghi per conoscerlo. E invio un messaggio ai rappresentanti, il cui lavoro è doppiamente importante. Raddoppiate i vostri sforzi. È il momento di difendere la volontà popolare. Faccio appello alla comunità internazionale affinché rimanga fino all’ultimo momento per verificare i risultati. E al popolo peruviano: non perdete la speranza, abbiamo bisogno di calma e speranza”. Va sottolineato che la candidata di Fuerza Popular presentava un leggero vantaggio nell’annuncio del flash elettorale effettuato alle 17:00, in cui otteneva il 50,7%, contro il 49,3% di Sánchez Palomino. Nel conteggio rapido delle 20:00 i risultati si sono invertiti. VOTO DIFFERENZIATO PER ZONE Secondo quanto riportato dal conteggio rapido, il voto è stato differenziato a seconda dei dipartimenti e delle regioni. Così, a Lima, Fujimori ha ottenuto un vantaggio del 66,1% dei voti, mentre nell’entroterra (dipartimenti) Sánchez ha ottenuto il 56,1% dei voti. Per quanto riguarda le regioni, sulla costa (prevalentemente urbana) Fujimori ha ottenuto il 63% dei voti, mentre nella sierra (prevalentemente rurale) Sánchez ha raggiunto il 68,7% e nella selva si è imposto quest’ultimo con il 56,2% delle preferenze. In entrambi i casi, la popolazione è scesa nelle strade di Lima Metropolitana per manifestare il proprio sostegno ai candidati, mentre le autorità invitavano ad attendere i risultati finali con molta cautela. Questi saranno resi noti a metà luglio. Redacción Perú
June 8, 2026
Pressenza
Secondo turno delle elezioni presidenziali: nessun voto in bianco
Tutto è pronto per il secondo turno elettorale di domenica 7 giugno. Oltre 27 milioni di peruviani si recheranno alle urne per scegliere tra i candidati Keiko Fujimori (Fuerza Popular) e Roberto Sánchez (Juntos por el Perú), in lizza per la presidenza della Repubblica. L’Ufficio Nazionale dei Processi Elettorali (ONPE) e la Commissione Elettorale Nazionale (JNE) hanno comunicato che il materiale elettorale è stato consegnato al 100% nei seggi elettorali. Il ballottaggio presidenziale avrà inizio alle 7.00 del mattino su tutto il territorio nazionale. Il processo sarà sorvegliato da 45.000 effettivi delle Forze Armate e da 28.000 ispettori del JNE. Inoltre, si aggiungono al monitoraggio 23 missioni elettorali che raggruppano più di 587 osservatori internazionali, tra cui l’Unione Europea (UE), l’Organizzazione degli Stati Americani (OSA), il Centro Carter, il Comitato Ecuadoriano per i Diritti Umani e Sindacali (CEDHUS), il Parlamento del Mercosur (PARLASUR), Transparencia Electoral, tra gli altri. Queste saranno distribuite nei diversi dipartimenti del Paese e monitoreranno l’intero processo. Alla chiusura di questa edizione, l’attesa tra i cittadini cresceva. Il presidente José María Balcázar e la Presidenza del Consiglio dei Ministri (PCM) hanno invitato i cittadini a rispettare i risultati del ballottaggio. Tuttavia, è ancora vivo il ricordo delle precedenti elezioni del 2021, in cui vinse Pedro Castillo e Keiko Fujimori presentò numerose contestazioni sul voto. RISULTATI SOLO A METÀ LUGLIO Per quanto riguarda i risultati, questi saranno trasmessi alle 17:00, alla chiusura dei seggi elettorali, con il cosiddetto Flash Elettorale che andrà in onda in televisione. Inoltre, l’Associazione Civile Trasparenza ha indicato che verrà effettuato un conteggio rapido integrale con copertura nazionale, i cui risultati saranno annunciati alle 20:00 di questa domenica 7 giugno. D’altra parte, il JNE ha informato che i risultati ufficiali del secondo turno presidenziale saranno resi noti solo a metà luglio, a causa del riconteggio dei voti previsto dalla legge e che comprende udienze presso le 60 commissioni elettorali speciali (JEE). Si spera che in queste elezioni venga rispettato il voto popolare. Dopo le continue crisi politiche e sociali che il Paese ha attraversato, le elezioni per il prossimo mandato richiedono un esercizio democratico che vada oltre il semplice voto: si tratta di un voto consapevole, senza schede bianche e con una partecipazione attiva dei cittadini, che ripristini la democrazia e lo Stato di diritto. Redacción Perú
June 7, 2026
Pressenza
Cuba, 200 auto elettriche per garantire il trasporto dei pazienti in emodialisi
Auto elettriche per il trasporto pazienti Nei limiti imposti dall’aggressione imperialista USA, con il conseguente blocco energetico voluti da Trump e Rubio, il governo di Cuba ha avviato la messa in funzione di una flotta di 200 auto completamente elettriche specificamente destinate al trasporto giornaliero dei pazienti sottoposti a emodialisi e ad altri servizi medici essenziali. Il ministro dei Trasporti cubano, Eduardo Rodríguez Dávila, ha recentemente annunciato in una conferenza stampa che il suo ministero sta accelerando la distribuzione di 200 auto elettriche per il trasporto di pazienti sottoposti a emodialisi e per altri servizi sanitari. I veicoli, attraverso il Ministero dei Trasporti, sono destinati a tutte le province del Paese, concentrando i lotti maggiori nelle aree con la più alta densità di pazienti in terapia.  Le auto servono a fronteggiare la crisi energetica bypassando  la grave carenza di carburante a causa dell’illegale blocco imposto da Trump (benzina e diesel). Servono a garantire le cure mediche: la priorità assoluta viene data a circa 400 pazienti oncologici e nefrologici che necessitano di trattamenti salvavita continui come la dialisi. Questo venerdì, il Ministero dei Trasporti cubano ha annunciato una nuova serie di misure, approvate dal Consiglio dei Ministri, per affrontare la grave carenza di carburante nel Paese caraibico. Il funzionario ha osservato che il dipartimento sta promuovendo azioni per contrastare le conseguenze del blocco genocida imposto dal governo degli Stati Uniti, attualmente intensificato da un embargo energetico criminale che sta colpendo duramente l’isola. Nell’ambito di un altro importante intervento del governo dell’isola, la città orientale di Holguín ha ricevuto sei ambulanze dotate di attrezzature avanzate per il supporto vitale, con l’obiettivo di rafforzare il sistema di emergenza medica. Rodríguez Dávila ha affermato che dall’inizio dell’anno i principali operatori dei trasporti sono stati costretti ad apportare modifiche ai servizi pubblici, già compromessi dalla mancanza di carburante e lubrificanti, con conseguenti ripercussioni sulla vita della popolazione cubana. > “L’obiettivo è garantire la continuità dei servizi essenziali e riorganizzare > le attività del settore in base alle priorità economiche e sociali, alla luce > del complesso scenario energetico che incide sulla mobilità di passeggeri e > merci.” I piani di lavoro mirano a consolidare l’indipendenza finanziaria, a trasformare la matrice energetica dei trasporti attraverso l’uso della scienza e dell’innovazione come strumenti, unitamente a un dialogo costante con la popolazione, al fine di concentrare le limitate risorse disponibili su ciò che è più urgente e prioritario. Tra le misure generali annunciate dal Ministro Rodríguez Dávila vi è la priorità da dare al trasporto di merci essenziali per la vita della nazione, tra cui carburanti, alimenti, medicinali, prodotti per l’esportazione, diverse materie prime e altro ancora. Analogamente, è necessario affrontare in modo differenziato le esigenze di trasporto passeggeri legate, tra l’altro, alla sanità pubblica e all’istruzione, apportando nuove modifiche al trasporto pubblico in generale. L’aiuto internazionalista della Cina I veicoli elettrici provengono dalla Cina e il finanziamento per l’acquisto di questi mezzi proviene dal Fondo per lo Sviluppo dei Trasporti, alimentato dalle recenti riforme e tasse doganali sulla commercializzazione e importazione di veicoli nell’isola. Il piano prevede l’installazione di stazioni di ricarica scollegate dalla fragile rete elettrica nazionale cubana (soggetta a continui blackout), puntando su fonti rinnovabili autonome (pannelli solari, etc.) La cooperazione energetica tra Cina e Cuba sta accelerando la trasformazione della rete elettrica dell’isola, con nuovi parchi solari, impianti eolici e sistemi di accumulo che rafforzano la sovranità energetica cubana di fronte al blocco e all’assedio petrolifero statunitense. La Cina ha messo in atto la transizione energetica più rapida del mondo, sul territorio cubano. In soli 12 mesi i cinesi hanno costruito a loro spese 75 dei 90 parchi solari previsti per l’isola, aggiungendo oltre 1.000 megawatt di capacità alla rete elettrica cubana. Addirittura, alcuni impianti sono entrati in funzione in soli 35 giorni dall’arrivo delle apparecchiature; entro il 2028 saranno costruiti 92 parchi, con una capacità di generazione di 2.000 megawatt, equivalente all’intera capacità di generazione di energia da combustibili fossili dell’isola. Oltre ai parchi solari, la Cina ha donato a Cuba 70 tonnellate di componenti per generatori elettrici, e prevede di installare 10 mila impianti fotovoltaici in case isolate e strutture sanitarie rurali. Ulteriori 5 mila kit solari, ognuno composto da pannelli, inverter e batterie di accumulo, sono stati installati nei centri sanitari di 168 comuni. Anche l’energia eolica contribuirà in misura crescente. Sempre grazie al supporto cinese, sono attualmente in costruzione 19 parchi eolici, per un totale di 415 MW di potenza installata. Stanno arrivando anche gli indispensabili sistemi di accumulo, per avere la corrente anche di notte.   Fonti: > Cuba: la Cina ha messo in atto la transizione energetica più rapida del mondo > Cuba e la crisi energetica come leva per una transizione accelerata http://www.cubadebate.cu/noticias/2026/05/18/mas-de-200-autos-electricos-trasladaran-a-pacientes-de-hemodialisis-en-cuba/ > Pinar del Río: hospital Abel Santamaría mantiene servicio de hemodiálisis (+ > Fotos) Lorenzo Poli
June 6, 2026
Pressenza
Perù: due programmi economici, lo stesso vuoto
Dopo la chiusura della campagna elettorale dei due candidati alla presidenza della Repubblica del Perù, Keiko Fujimori e Roberto Sánchez, è indispensabile esaminare i programmi di governo per poter votare con cognizione di causa. A questo proposito, la ricercatrice principale dell’Istituto di Studi Peruviani (IEP), Roxana Barrantes, presenta un’interessante analisi di uno dei settori fondamentali per il futuro governo, che avrà un’influenza diretta sui cittadini: l’economia. CIÒ CHE NÉ FUJIMORI NÉ SÁNCHEZ DICONO AL PERÙ SULLA SUA STABILITÀ ECONOMICA C’è una domanda a cui nessuno dei due programmi di governo nel ballottaggio peruviano risponde con onestà: da dove arriveranno i soldi? Fuerza Popular promette di portare la spesa sanitaria al 7% del PIL e quella per l’istruzione al 6%, creare diverse nuove istituzioni e formalizzare un milione di MYPES. Da parte sua, Juntos por el Perú promette di estendere il programma Juntos a un milione di madri urbane, aumentare il salario minimo vitale a 1.500 soles, riattivare il Fondo di stabilizzazione dei combustibili e raddoppiare gli investimenti rurali. Sono promesse che, sommate, rappresentano un enorme onere fiscale. E nessuno dei due ha chiaro come finanziarle. Questo, in un paese che nel 2024 ha violato per il secondo anno consecutivo le proprie regole fiscali — con un deficit del 3,5% del PIL, al di sopra del limite consentito — non è un dettaglio da poco. È l’eredità più pesante che riceverà chi vincerà il 7 giugno, ed entrambi i programmi la trattano con una leggerezza che dovrebbe allarmare. La tentazione, in dibattiti come quello di questa settimana, è quella di classificare i piani in base a chi offre maggiore stabilità per gli investimenti privati. Si tratta di una domanda valida, ma incompleta. Gli investimenti privati non avvengono in una camera a tenuta stagna: necessitano di equilibrio dei poteri, di un potere giudiziario che funzioni, dello Stato di diritto. Senza quel contesto istituzionale, il tipo di investimento che si attira non è quello che trasforma un’economia: è un investimento rentista, che sottrae e non costruisce. E su questo, i due programmi presentano gravi problemi. Nel caso di Fuerza Popular, il problema più evidente non sta in ciò che dice il programma, ma in chi lo sostiene. Il Congresso che accompagnerebbe quel governo è lo stesso che, secondo i dati del piano rivale, ha promosso più di mille progetti di legge con un costo fiscale stimato in 27 miliardi di soles all’anno in esenzioni a grandi interessi economici. La pressione fiscale è scesa dal 17,5% al 14,6% del PIL in meno di quattro anni. Ogni punto perso equivale a oltre dieci miliardi di soles in meno per scuole, centri sanitari e strade. Di fronte a questo storico, la promessa di una riforma fiscale che semplifichi e formalizzi suona come una volontà senza contrappeso. Nel caso di Juntos por el Perú, il rischio più grave è l’incertezza giuridica. Il loro programma parla di rivedere il sistema delle concessioni minerarie, dare priorità alle future concessioni alle imprese che accettino condizioni di trasferimento tecnologico, costituire un fondo sovrano con i proventi minerari e decretare una moratoria in Amazzonia. Sono proposte che, prese nel loro insieme, incidono sulla sicurezza giuridica dei contratti in vigore e possono innescare arbitrati internazionali. Il Perù ha un vantaggio comparativo nel settore minerario — non è ideologia, è geografia — e la sfida non è negare tale vantaggio, ma sfruttarlo per finanziare il capitale umano e le infrastrutture che attivino una dinamica economica più diversificata. Dire che non esporteremo più rocce è uno slogan, non una politica. L’industrializzazione proposta da JP è strutturalmente corretta come orizzonte a lungo termine. Il problema è che costruire raffinerie, parchi industriali e catene del valore metallurgiche richiede decenni di investimenti sostenuti e una certezza giuridica che lo stesso programma mette a rischio con le sue altre proposte. Non c’è contraddizione più costosa di questa. Un tema che merita particolare attenzione è la proposta di Fuerza Popular di cambiare la governance della SUNAT attraverso un consiglio di amministrazione. Chi ricorda gli episodi del RUC sensibile alla fine degli anni ’90 sa che qualsiasi modifica istituzionale nell’amministrazione fiscale che non preveda protezioni esplicite contro l’ingerenza politica può trasformarsi in uno strumento di pressione sui contribuenti. La SUNAT ha bisogno di una riforma, sì, ma di una riforma che rafforzi la sua autonomia tecnica, non che la esponga a nuove influenze. Alla fine, la domanda che rimane aperta dopo aver letto entrambi i programmi non è quale dei due sia più filo-mercato o più filo-Stato. È una domanda più scomoda: quale dei due ha più probabilità di governare con sufficiente coerenza istituzionale affinché le sue promesse — qualunque esse siano — si trasformino in politiche reali e non in chiacchiere? Nessuno dei due programmi risponde a questa domanda. E in un paese che da anni governa in modalità di crisi, questa omissione è, forse, il rischio maggiore di tutti. Vedi l’articolo originale su Jugo.pe. Redacción Perú
June 6, 2026
Pressenza
Verità che a Miami non si dicono: la storia che l’estrema destra cubano-americana preferisce nascondere.
È risaputo che la politica statunitense nei confronti della Rivoluzione cubana è stata plasmata dai cubani fuggiti a Miami per sfuggire alla giustizia. I primi ad arrivare, nel gennaio del 1959, furono i  sicari, gli assassini, i torturatori, i ladri e gli ufficiali militari  che si erano arricchiti sotto il regime del tiranno Fulgencio Batista. Cuba, sotto la protezione del trattato di estradizione firmato con Washington, ha chiesto ufficialmente l’estradizione all’Avana di coloro che avevano casi aperti nei tribunali cubani. Ma  gli Stati Uniti non hanno estradato nessuno  dei famigerati assassini: Esteban Ventura, Rolando Masferrer, Conrado Carratalá, Mariano Faget Díaz, Rafael Gutiérrez Martínez, Pilar García, Irenaldo García Báez, Julio Laurent Rodríguez, José Franco Mira e molti altri. A tutti loro è stato concesso  lo “status di rifugiato politico “. Nonostante i crimini commessi, hanno vissuto pacificamente sotto la protezione della legge statunitense. CIÒ CHE SI SONO LASCIATI ALLE SPALLE: 20.000 MORTI E UNA SOCIETÀ SENZA SPERANZA. Ciò che quei “rifugiati” si sono lasciati alle spalle a Cuba è stato: * 20.000 morti  a causa della repressione di Batista. * L’oppressione delle classi più povere. * Discriminazione razziale sistematica. * Contadini senza terra né scuole per i loro figli. * Mancanza di medici e di ospedali nelle zone rurali. * Nei campi e sulle montagne non c’era luce elettrica. * Lussuosi casinò per l’alta borghesia e i turisti yankee, gestiti dalla mafia italoamericana. * Centinaia di bordelli dove venivano impiegate giovani donne senza alcuna speranza di un futuro dignitoso, molte delle quali contadine analfabete. Coloro che lasciarono Cuba e ora affermano di aver lasciato dietro di sé una “coppa d’oro” nascondono il fatto di aver lasciato dietro di sé  la disoccupazione, uno dei maggiori problemi  di quel periodo. Il censimento della popolazione e delle abitazioni condotto negli anni ’50 rivelò che solo  il 51% della popolazione in età lavorativa aveva un impiego stabile . La stampa dell’epoca riportava quotidianamente questo dato. PROFESSIONISTI SENZA FUTURO: L’ALTRA FACCIA DEL CAPITALISMO CUBANO Perché quegli attuali residenti in Florida non parlano di cosa accadeva realmente a Cuba prima del trionfo rivoluzionario? Basti ricordare loro che, secondo i dati ufficiali,  diecimila giovani professionisti  – medici, ingegneri, avvocati, veterinari, insegnanti, dentisti, farmacisti, giornalisti, intellettuali e artisti – si sono laureati con la speranza di realizzarsi professionalmente, ma  la maggior parte non ha trovato lavoro nel proprio settore . Oggi i social media sono inondati di vecchie foto dei quartieri benestanti dell’Avana, che mostrano le lussuose residenze della borghesia. Ma  non pubblicano mai immagini delle zone più vulnerabili  , come Las Yaguas e quartieri simili, privi di elettricità, fognature, acqua potabile, scuole e altri servizi essenziali. Non rendono mai pubblici i furti commessi dalla schiera di politici e militari ladri e corrotti che si sono arricchiti a spese del popolo. FULGENCIO BATISTA: DAL FIGLIO DI UNA POVERA CONTADINA ALL’UOMO PIÙ RICCO DI CUBA Per rinfrescare la memoria a coloro che vogliono infangare l’immagine degli attuali leader cubani, diciamo la verità: Fulgencio Batista, nato nella campagna orientale e figlio di una donna povera e senza risorse, durante i suoi mandati presidenziali  divenne l’uomo più ricco dell’isola , rubando e pretendendo laute commissioni su ogni investimento effettuato. Dal nulla è diventato il proprietario di: * Diverse testate giornalistiche. * Proprietario del canale televisivo 12 e di diverse stazioni radio. * Compagnia aerea aeropostale per il trasporto di merci, messaggi espressi e posta. * Principale azionista della Cuban Aviation Company. * Titolare della Inter-American Road Transport Company SA * Titolare della Miller Transportation Company. * Compagnia di spedizioni dell’isola di frutti di mare SA * Gli hotel Treasure Island e Colony, situati su quella che allora era l’Isola dei Pini. * Il 50% del capitale della Playas del Golfo SA * $ 326.000 in azioni di Radio Siboney SA * Proprietario della Eastern Radio Network. * Proprietario del Circuito Nazionale Cubana SA * Proprietario di Unión Radio e Compañía Inversiones Radiales SA * Riceveva una buona parte degli incassi giornalieri di tutti i casinò gestiti dalla mafia italoamericana. * Titolare della Gulf Engineering Company SA * Azionista di maggioranza di Metropolitan Gas Services SA * Socio della East Havana Electric Company SA * L’80% delle azioni della Hispano Cuban Bank. * Agenzia immobiliare di Marimuca. * Società di investimento Dofinca SA * Adorsinda Real Estate. * Investimenti e sviluppo di Baracoa. * Promozione del tunnel dell’Avana, per la quale ha richiesto la consegna di 5 milioni di dollari all’impresa di costruzioni francese. * Società immobiliare Marielena. * Fomento Almendares SA * Società di sviluppo urbano Valvolano. * Crysa SA e altre società immobiliari, terreni e condomini. Tutto ciò avvenne  sotto la protezione degli Stati Uniti , che possedevano i terreni migliori dell’isola, le industrie, il sistema bancario e le risorse minerarie, sempre con l’approvazione del dittatore. LA POLITICA NEI CONFRONTI DI CUBA ERA DIRETTA DALL’AMBASCIATA STATUNITENSE. La politica cubana era diretta dall’ambasciata statunitense e dalla stazione della CIA, dove si decideva cosa fare e cosa non fare, chi dovesse essere ministro o presidente. Questa è la storia di 58 anni di una pseudo-repubblica, costellata di colpi di stato e corruzione elettorale di ogni genere. Né il governo di Batista né i suoi predecessori sono mai stati sanzionati o bloccati  con leggi come quelle che vengono imposte oggi a Cuba. Non ci fu mai una campagna mediatica per condannarlo o accusarlo di corruzione. Al contrario, gli ambasciatori statunitensi erano i suoi amici più stretti e Washington lo considerava un grande leader per l’isola. Appoggiarono il colpo di stato del marzo 1952 e l’OSA riconobbe il suo governo come  “democratico ”  . Gli americani hanno sempre negoziato senza esitazione con militari corrotti e sanguinari. MARCO RUBIO E I SUOI SEGUACI: VOGLIONO TORNARE A QUEL PERIODO? In quell’ambiente della Florida, popolato da assassini, torturatori e ladri al servizio del governo di Fulgencio Batista e dei suoi militari,  Marco Rubio è cresciuto e si è formato , nonostante i suoi genitori cubani avessero dovuto lasciare il paese per sfuggire alla criminalità, alla disoccupazione e alla mancanza di opportunità che regnavano in quella repubblica pseudo-democratica, sotto un sistema capitalista. Rubio e i suoi accoliti —María Elvira Salazar, Carlos Giménez e Mario Díaz-Balart, figlio di un ex ministro e amico intimo del sanguinario dittatore Batista — intendono forse instaurare a Cuba  quel regime di oppressione e disuguaglianza  che hanno dimenticato? Chiedete ai genitori di Marco Rubio di spiegare perché hanno lasciato Cuba per stabilirsi negli Stati Uniti. Vi diranno la verità: erano semplici  operai non qualificati senza alcuna speranza di una vita migliore , non borghesi o politici che si sono arricchiti in quella società iniqua dove non c’erano opportunità per tutti. ECCO PERCHÉ È SCOPPIATA LA RIVOLUZIONE. Ecco perché è scoppiata la Rivoluzione: per porre fine a tanti mali. Qualcosa che a Washington e Miami non riescono a perdonare. Ricordiamo José Martí quando scrisse: > “La verità non deve rimanere inespressa.”   Fonte: https://razonesdecuba.cu/verdades-que-no-se-dicen-en- miami-la-historia-que-la-extrema-derecha-cubanoamericana-prefiere-ocultar/ Traduzione. italiacuba.it Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
June 5, 2026
Pressenza
Brasile, la posizione del Movimento Sem Terra: “Perché continuiamo a sostenere il Venezuela”
L’attuale situazione politica del Venezuela non può essere spiegata solo dagli avvenimenti successivi al 3 gennaio. Dobbiamo contestualizzare ciò che sta accadendo negli ultimi 4 decenni. Negli anni ’90 c’era una totale egemonia degli Stati Uniti nel continente, che ci impose l’accordo NAFTA e successivamente voleva imporre l’ALCA, come un’area sotto il totale controllo del capitale statunitense. Tutti i governi, tranne Cuba, sostenevano i gringos. Ma il popolo di alcuni paesi insorse. Ci fu il Caracazo nel 1989, poi la ribellione militare e infine la vittoria elettorale di Chávez, che assunse il potere nel ’99 e spezzò l’onda neoliberista, aprendo un nuovo ciclo di governi progressisti – proseguito con Lula, Correa, Evo, Kirchner – che alterò la correlazione delle forze nel continente. Ora si proponeva un’altra integrazione al posto dell’ALCA (sconfitta formalmente nel 2005): avremmo avuto l’ALBA. L’imperialismo statunitense, i governi democratici e repubblicani e la classe dominante degli Stati Uniti non hanno perdonato l’audacia di Chávez. E in questi 4 decenni hanno imposto tutte le tattiche possibili all’interno del ricettario descritto dal ricercatore Andrew Korybko, basato sui documenti ufficiali delle forze armate statunitensi, come nuove tattiche delle GUERRE IBRIDE. In questo lungo periodo hanno cercato in tutti i modi possibili di sconfiggere il processo bolivariano in Venezuela. Ricordiamo: * Il colpo di stato che rimosse Chávez dal governo per due giorni, in cui la ripercussione internazionale e l’immediata mobilitazione popolare impedirono ai golpisti di fucilarlo. Ricordiamo che persino il cardinale di Caracas gli aveva dato l’estrema unzione in prigione, sull’isola di Orchila, dov’era prigioniero! * Lo sciopero politico dei petrolieri per smantellare la PDVSA (l’industria petrolifera venezuelana ndr). La mancanza di carburante e il caos furono risolti grazie all’aiuto dell’allora governo di Fernando Henrique Cardoso in Brasile. * Successivamente arrivarono le guarimbas con una totale violenza di piazza, che causò terrorismo, incendi di scuole, ospedali, carestia pianificata a tavolino e decine di morti. Molti prigionieri sono stati ora amnistiati. * La morte di Chávez, causata da uno strano cancro che non reagiva ai farmaci, rimane ancora oggi un mistero. Coincidenza vuole che anche Lugo, Dilma, Kirchner e Lula abbiano affrontato un cancro nello stesso periodo. * Subito dopo, il riconoscimento del governo fantoccio di Guaidó, al quale trasferirono tutti i depositi in dollari e l’oro dello Stato venezuelano, affinché la borghesia parassita venezuelana si arricchisse. * Hanno provocato un’inflazione incontrollata basata sulla manipolazione del tasso di cambio da Miami. * Hanno bloccato tutti i conti del paese all’estero. Hanno impedito gli investimenti nel settore petrolifero e la produzione è scesa a livelli inferiori al 30%, con un crollo del PIL fino al 90%. Tutto ciò ha causato molti problemi economici a tutta la popolazione e ha generato una migrazione di lavoratori venezuelani senza precedenti. Hanno contestato la rielezione di Maduro, con il sostegno e l’illusione di alcuni personaggi considerati progressisti. Tutto questo sommato a una campagna mediatica permanente e consistente, che è certamente costata milioni di dollari nell’uso di reti, computer e dei cosiddetti influencer pagati dalla CIA e dalle sue agenzie. Una campagna che prosegue tuttora. Il colpo finale è arrivato con il secondo governo Trump che, assetato di petrolio e perdendo l’egemonia economica a favore dell’Eurasia, ha rieditato la dottrina Monroe, volendo trasformare di nuovo il continente nel proprio cortile di casa e imponendo un controllo economico, politico e militare. E il 3 gennaio, dopo aver mobilitato tutta la sua forza militare, ha invaso il paese per via aerea, sequestrando il Presidente Maduro e la deputata Cilia Flores. C’è stata resistenza, combattimenti e più di 100 morti. Solo tra qualche anno sapremo quanti soldati americani sono morti. Sappiamo solo che erano per la maggior parte latini del gruppo d’élite Delta Force, armati con le migliori armi del pianeta. Il Venezuela, il suo popolo e le forze armate sono stati sconfitti. Hanno perso vite umane e il loro presidente. Ma l’impero non aveva nessuno da mettere al suo posto, poiché la sua agente, María Corina Machado, è screditata nella società venezuelana, e con lei tutta l’opposizione traditrice della Patria. La via d’uscita è stata quindi quella di trattenere il presidente sequestrato e negoziare con il governo chavista, con la corda al collo o nel mirino del fucile. Alcuni settori della sinistra istituzionale e coloro che seguono la politica solo attraverso i social si sono affrettati a parlare di tradimento. O a dire che non c’è stata resistenza. E proprio ora si inizia a propagandare che ci sia una divisione tra i governi di Venezuela e Cuba. Queste tesi fanno solo parte delle tattiche degli Stati Uniti, diffuse dai media influenzati dalla CIA per dividere la sinistra e l’opinione pubblica. Il popolo venezuelano, nella sua ampia maggioranza chavista, va avanti con la propria vita, lavorando, producendo e organizzando le comuni. Pur addolorato, continua a sostenere il governo chavista, avendo coscienza di tutto ciò che è accaduto. Il nostro movimento ha legami storici con il movimento contadino venezuelano, con le comuni produttive e con il governo chavista. Abbiamo molti progetti di cooperazione nella produzione di sementi, alimenti e scambi nella formazione di quadri tecnici. Saremo eternamente grati per le borse di studio presso l’ELAM Salvador Allende, che permettono a decine di giovani contadini, poveri, di formarsi come medici. Il popolo venezuelano continua a essere vittima della guerra ibrida dell’impero. Il governo chavista ha il sostegno del suo popolo. Il nostro movimento sarà sempre solidale con il popolo chavista. Speriamo che la correlazione delle forze internazionali cambi a favore dell’umanità e della pace. Speriamo che la correlazione delle forze interne agli Stati Uniti cambi, e che le forze progressiste riescano a mutare la loro politica estera e la loro vocazione bellicista di aggressione ai popoli. Che la Dottrina Monroe venga sepolta. Speriamo che il governo e il popolo chavista trovino le strade migliori per aumentare la produzione di petrolio e di altri beni di cui hanno bisogno. Che mantengano la sovranità sul petrolio, sui minerali e sul loro territorio. Difendere il Venezuela e Cuba è un obbligo morale e politico di tutte le forze progressiste e democratiche del nostro continente. E non illudetevi: se loro venissero sconfitti, l’impero aumenterebbe la sua pressione su Messico, Brasile, Colombia e su tutto il continente. Prima hanno usato lo spettro del comunismo e dell’URSS, poi sono passati ai terroristi islamici (che loro stessi hanno finanziato), e ora hanno creato lo spauracchio del narcotraffico, come se non fossero proprio loro il mercato più grande… e si scagliano anche contro i migranti. Lotteremo affinché il Presidente Maduro e la deputata Cília Flores siano liberati, poiché non hanno commesso alcun crimine e gli Stati Uniti non hanno il diritto né la morale per condannarli a nulla. Al contrario, spero che in futuro il tribunale dell’Aia giudichi e condanni gli attuali governanti degli Stati Uniti per le loro bombe e i loro crimini a Gaza, in Iran, in Siria, in Sudan, nei Caraibi, in Venezuela, a Cuba e all’interno del loro stesso paese, per le persecuzioni contro i poveri e i migranti. La storia della lotta di classe vive di fasi alterne, alti e bassi, progressi e ritirate, ma l’umanità camminerà sempre verso la costruzione di società più giuste e ugualitarie, con la sovranità dei popoli e la pace.   di João Pedro Stedile, militante del MST e dirigente di ALBA MOVIMENTOS e della Assemblea Internazionale dei Popoli – AIP 𝐴𝑟𝑡𝑖𝑐𝑜𝑙𝑜 𝑐𝑜𝑛𝑑𝑖𝑣𝑖𝑠𝑜 𝑒 𝑡𝑟𝑎𝑑𝑜𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑎𝑔𝑛𝑎 𝐺𝑒𝑟𝑎𝑙𝑑𝑖𝑛𝑎 𝐶𝑜𝑙𝑜𝑡𝑡𝑖. Redazione Italia
June 5, 2026
Pressenza
Cuba, gli aerei di Castro, i motoscafi di Trump e un disgustoso doppio standard.
Il 20 maggio, il  Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti  ha formalizzato le accuse contro  Raúl Castro  per l’abbattimento degli  aerei di “Fratelli del Soccorso” avvenuto nel 1996. La data, che coincide con  la Festa dell’Indipendenza cubana  e giunge in un momento in cui si parla di un imminente intervento sull’isola, rende difficile credere che sia stata scelta a caso. Non intendo difendere  Castro . Lui stesso ha ammesso di aver dato l’ordine di attacco che ha provocato la morte di quattro civili, secondo tutte le indicazioni, in acque internazionali. Ciò che voglio sottolineare in questo articolo è che anche l’accusatore ha ucciso; molte più persone, con maggiore impunità e con meno prove a giustificazione. Insisto, non sto cercando di assolvere Castro. Sto semplicemente sottolineando che l’accusa mossa ora dagli Stati Uniti non è un atto di giustizia, ma politico. E trasformare la giustizia in un’azione politica è il modo più efficace per distorcerla e distruggerla. COSA È SUCCESSO E COSA NON È SUCCESSO CON I PICCOLI AEREI Il 24 febbraio 1996, tre  aerei Cessna  appartenenti all’organizzazione Brothers to the Rescue decollarono dalla  Florida , presumibilmente per la loro consueta missione di ricerca di canoisti cubani in difficoltà in mare. Intorno alle 15:30, due dei tre aerei furono abbattuti da caccia cubani, causando la morte di quattro persone, come ho già accennato. Cuba sostenne allora, e continua a sostenere, che i piccoli aerei avevano violato il suo spazio aereo e che aveva agito per legittima difesa. Tuttavia, l’  Organizzazione Internazionale dell’Aviazione Civile (ICAO)  ha stabilito che i due velivoli furono abbattuti tra le nove e le dieci miglia nautiche al di fuori dello spazio aereo territoriale cubano e che  Cuba  non tentò di contattarli via radio prima di aprire il fuoco. Tutto lasciava intendere che l’ordine di abbattere fosse stato impartito da Raúl Castro, allora Ministro delle Forze Armate, ma anche che nulla di tutto ciò fosse avvenuto nel vuoto. Cuba aveva segnalato per mesi al Dipartimento di Stato e all’ICAO le continue incursioni di questi piccoli aerei nel suo spazio aereo (più di venticinque tra il 1994 e il 1996). Nessuno intervenne e gli avvertimenti rimasero inascoltati. Naturalmente, questo non giustifica l’abbattimento di civili disarmati nello spazio aereo internazionale, ma è un elemento da tenere in considerazione. CHE COSA È SUCCESSO ADESSO CON LE BARCHE? A partire dal 2 settembre 2025, l’  amministrazione Trump  ha avviato una campagna di attacchi militari contro navi nelle acque internazionali dei Caraibi e del Pacifico orientale, sostenendo di dover contrastare il traffico di droga. Secondo i dati raccolti dal New York Times, al 20 maggio 2026 erano stati perpetrati 57 attacchi, che avevano causato 193 morti. In nessuno di questi attacchi è stata trovata alcuna prova della presenza di droga o armi a bordo. Persino ex funzionari antidroga statunitensi hanno sottolineato che le imbarcazioni dei trafficanti trasportano in genere due o tre persone, non undici, per ottimizzare lo spazio di carico. Per questi motivi, tra gli altri, diverse organizzazioni internazionali, come  Human Rights Watch , hanno definito questi attacchi come esecuzioni extragiudiziali illegali, secondo la definizione del Patto internazionale sui diritti civili e politici, ratificato dagli Stati Uniti. Diversi esperti legali hanno inoltre sottolineato che gli attacchi sono illegali anche secondo la legge statunitense. IL CONTESTO STORICO DEGLI STATI UNITI Le esecuzioni illegali ordinate da  Trump  non sono le prime effettuate dagli Stati Uniti. Il 3 luglio 1988, un incrociatore lanciamissili statunitense abbatté un aereo di linea della Iran Air nelle acque territoriali iraniane. A bordo si trovavano 274 passeggeri e 16 membri dell’equipaggio, tra cui 66 bambini. L’aereo era chiaramente identificabile come un velivolo civile e stava volando all’interno di un corridoio aereo commerciale internazionale. Gli Stati Uniti non si scusarono. Il vicepresidente George H.W. Bush dichiarò davanti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che il suo paese non aveva nulla di cui pentirsi e non ne avrebbe mai avuto. Il comandante della nave che abbatté l’aereo di linea non solo non fu processato, ma fu addirittura insignito di una medaglia. Il 7 maggio 1999, aerei statunitensi sganciarono cinque bombe di precisione sull’ambasciata cinese a Belgrado. Tre giornalisti cinesi rimasero uccisi e venti persone ferite. La spiegazione ufficiale fu che si trattò di un errore, una versione che la Cina non credette all’epoca e che continua a mettere in dubbio ancora oggi. A partire dal 2001, gli Stati Uniti hanno sviluppato un programma sistematico di attacchi con droni contro obiettivi civili in Pakistan, Yemen, Somalia e Libia. In tutti i casi, non c’è stata alcuna dichiarazione di guerra formale. Dal momento in cui Obama si è insediato, il 20 gennaio 2009, fino alla sua uscita di scena, il 31 dicembre 2015, ci sono stati 473 attacchi mirati con droni “al di fuori delle aree di ostilità attive”. Questi attacchi hanno provocato un numero di morti compreso tra 2.372 e 2.581 tra “combattenti” e tra 64 e 116 tra “non combattenti”, definiti dall’intelligence statunitense come “individui che non possono essere presi di mira secondo il diritto internazionale”. Tuttavia, la New America Foundation stima che i droni statunitensi abbiano ucciso circa 250 civili durante questo periodo, il Bureau of Investigative Journalism ha stimato che fino a 358 civili siano morti in queste operazioni e altre indagini portano il bilancio delle vittime a quasi 1.000 (Fonte dati  qui ). Il 3 ottobre 2015, un caccia dell’aeronautica militare statunitense bombardò l’ospedale di Medici Senza Frontiere (MSF) a Kunduz, in Afghanistan. Per quasi mezz’ora, l’edificio principale dell’ospedale – che ospitava l’unità di terapia intensiva, il pronto soccorso, il laboratorio, il reparto di radiologia, l’ambulatorio, il reparto di salute mentale e l’unità di fisioterapia – fu ripetutamente e con precisione bersaglio dei bombardamenti. Ventiquattro pazienti, quattordici membri dello staff e quattro operatori sanitari persero la vita. Secondo Medici Senza Frontiere, l’attacco avvenne nonostante le coordinate GPS dell’ospedale fossero state condivise con il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, il Ministero degli Interni e della Difesa afghano e le forze armate statunitensi a Kabul. Ciononostante, gli Stati Uniti dichiararono che si trattò di un errore e nessun militare fu perseguito. Il 3 gennaio 2020, un attacco di droni statunitensi ha ucciso il generale iraniano Qasem Soleimani, comandante delle Guardie Rivoluzionarie, a Baghdad. La relatrice speciale delle Nazioni Unite sulle esecuzioni extragiudiziali, Agnès Callamard, ha concluso che l’attacco è stato illegale e arbitrario secondo il diritto internazionale. Sebbene gli Stati Uniti abbiano invocato la legittima difesa, non hanno mai fornito alcuna prova che dimostrasse la necessità dell’attacco per fermare una minaccia. UN EQUILIBRIO SQUILIBRATO Gli Stati Uniti accusano Castro di quattro morti nel 1996, il che non è certo cosa da poco. Non so se sia legale farlo dopo 30 anni. Credo però che l’amministrazione degli Stati Uniti  non abbia la legittimità morale per accusare Castro della morte di quelle quattro persone, quando è responsabile di 190 esecuzioni illegali solo nell’ultimo anno, contando solo quelle compiute durante gli attacchi alle imbarcazioni. Queste esecuzioni sono state effettuate senza processo, senza prove, senza identificare la maggior parte delle vittime, senza sopravvissuti che potessero testimoniare e distruggendo le imbarcazioni in modo che nessuno potesse ispezionarle. La differenza tra i due casi non è di natura legale. È una questione di potere, perché permette al potere imperiale di uccidere di più senza che nessuno possa mettere in discussione le sue azioni. È politica mascherata da giustizia, il modo più diretto ed efficace per distruggere quest’ultima. L’accusa di Trump, e quella dei suoi procuratori, è spregevole non perché Castro sia innocente, ma perché proviene da qualcuno che applica agli altri uno standard che non è disposto ad applicare a se stesso. Si tratta di un doppio standard moralmente ripugnante perché distrugge la legittimità della legge e dell’ordine, l’unico baluardo contro cui si può arginare la barbarie e impedire che i crimini dei potenti restino impuniti. Non si tratta di proteggere Castro o difendere Trump, o viceversa. Si tratta di applicare le stesse regole a tutti. La pace inizia quando tutti gli Stati si sottomettono alla giurisdizione di tribunali internazionali indipendenti per gli atti di violenza commessi al di fuori dei propri confini, e quando il diritto internazionale cessa di essere un’arma usata dai potenti contro i deboli e diventa un limite efficace al potere di chiunque – chiunque esso sia – lo utilizzi illegittimamente. Solo attraverso i principi possiamo rendere il mondo meno violento e complesso. Ma i principi applicati solo ai nemici sono puro inganno e mera propaganda, che abbiamo il dovere di denunciare e combattere. Fonte: La Voce del Sud   Articolo da ResumenLatinoamericano Traduzione di Associazione Nazionale d’Amicizia Italia-Cuba   Per informazioni sul caso del 1996: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-abbattimento_dei_cessna_ed_incriminazione_di_raul_castro_larticolo_di_gianni_mina_del_1996_che_chiarisce_tutto/45289_67043/ https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-dai_velivoli_del_1996_alla_crisi_attuale_cuba_denuncia_la_strategia_usa/45289_67034/ > Cuba. La verità che gli stati uniti nascondono e che i mass media italiani non > vogliono leggere Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
June 5, 2026
Pressenza
Perù: alleanze per la democrazia
A soli tre giorni dal ballottaggio presidenziale, diversi attori politici del Paese continuano a costruire alleanze con il candidato Roberto Sánchez Palomino (Juntos por el Perú), unendosi all’impegno per il ripristino della democrazia e del buon governo. Oggi, in una conferenza stampa tenutasi nel centro di Lima, è stata annunciata l’alleanza dei “Leader politici per la governabilità e il recupero della democrazia” che si sono uniti alla candidatura di Roberto Sánchez “per rendere trasparente il governo e porre fine alla corruzione nel nostro amato Paese, un Paese che ha bisogno di verità, abbracci e non di proiettili”, hanno affermato i politici. Ai partiti politici che hanno già aderito al nuovo Piano di Governo, come Ahora Nación (Alfonso López Chau), Partido Cívico Obras (Ricardo Belmont), Primero La Gente (Marisol Perez Tello) e Alianza electoral Venceremos (Ronald Atencio), si sono aggiunti oggi il Partido Morado (Mesías Guevara), Cooperación Popular (Yonhy Lescano) e George Forsyth (candidato di Somos Perú, ma il cui partito ha successivamente precisato che il suo sostegno è a “titolo personale”). “Da questo momento inizia una nuova fase, non alla ricerca delle antinomie che ci dividono, ma delle cose che ci uniscono”, ha sottolineato Ricardo Belmont, mentre a sua volta George Forsyth ha detto al candidato Roberto Sánchez che “insieme a milioni di peruviani, faremo un atto di fede, voteremo per te perché vogliamo la democrazia, non vogliamo vivere in una dittatura. Non deluderci, datti da fare per il Paese, abroga le leggi a favore del crimine, ripristina il diritto al referendum”. “Non vi deluderò, perché cammino con la mia famiglia e con uomini onesti per far risorgere il Perù”, ha infine risposto il candidato Sánchez Palomino. All’interno dell’alleanza virtuale, è stato progettato «un canale televisivo nazionale che capisca cos’è il Perù, perché ora gli abbiamo voltato le spalle; e faremo “le mañaneras” affinché la gente sia informata, per la trasparenza degli atti di governo», ha aggiunto Belmont. FIRMA DELLE 6 CONDIZIONI DEMOCRATICHE Il candidato Roberto Sánchez ha incontrato anche Delia Espinoza, decana dell’Ordine degli Avvocati di Lima (CAL), l’Accordo Storico Cittadino (AHC) e le organizzazioni sindacali per sottoscrivere le 6 Condizioni Democratiche, sottolineando che “Sì, siamo assolutamente d’accordo. Loro (l’Accordo Storico Cittadino) insistono non solo sugli standard istituzionali ma anche su quelli di sviluppo, incorporando la prospettiva dei cittadini e del territorio. E questo ci sembra fondamentale”. Inoltre, in mattinata il Congresso della Repubblica ha sospeso la seduta plenaria di giovedì, impedendo la discussione della richiesta del candidato Sánchez Palomino di abrogare le “leggi pro-crimine” contestate da diversi settori della magistratura perché danneggiano la lotta contro la criminalità organizzata.   Redacción Perú
June 5, 2026
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Perú: Roberto Sánchez chiede al Congresso di inserire l’abrogazione delle leggi a favore della criminalità
Un passo decisivo. L’abrogazione delle leggi a favore della criminalità, una delle principali richieste della popolazione a livello nazionale, è stata formalmente richiesta oggi, mercoledì 3 giugno, dal deputato e candidato presidenziale di Juntos por el Perú, Roberto Sánchez. Il progetto di legge sarà discusso in seduta plenaria dal Congresso della Repubblica questo giovedì 4 giugno, pochi giorni prima del secondo turno delle elezioni presidenziali. Il documento n. 76-2026-GP-JPVPBM-CR indirizzato al Segretario Generale del Congresso è firmato dai deputati Roberto Sánchez Palomino e Victor Cutipa Ccama, i quali hanno richiesto la convocazione della Giunta dei Portavoce “affinché siano inseriti e considerati prioritari, nell’ordine del giorno della prossima seduta plenaria del Congresso, prevista per giovedì 4 giugno, tutti i progetti di legge che propongono di abrogare le leggi a favore della criminalità, tra cui i progetti di legge 08644/2024-CR, 09053/2024-CR, 11953/2024 -PJ, 12137/2025-CR, 12158/2025-CP, 13330/2025-CR, 13389/2025-CR, 13524/2025-CR, 14714/2025-CR”. La nota sottolinea l’urgenza della questione poiché “sono numerose le norme considerate ‘pro-crimine’ dal Ministero Pubblico e da altri enti ed è molto importante che il Congresso della Repubblica ne discuta l’abrogazione, nella misura in cui continuano i casi di estorsioni, omicidi su commissione e altri reati commessi nella maggior parte dei casi contro imprenditori e trasportatori”. Le “leggi pro-crimine” hanno indebolito il sistema giudiziario del Paese, che oggi è afflitto dall’insicurezza dei cittadini a causa della diffusione della criminalità organizzata. Queste leggi riguardano i crimini contro l’umanità e i crimini di guerra, l’amnistia per i membri delle Forze Armate; limitano le competenze del  Pubblico Ministero, ostacolano la lotta alla criminalità organizzata e impediscono lo svolgimento delle indagini penali. I progetti di legge per l’abrogazione delle leggi pro-crimine fanno parte delle sei condizioni democratiche promosse dall’Ordine degli Avvocati di Lima (CAL), dall’Accordo Storico Cittadino (AHC), dalla Coalizione Cittadina per la Vita e da altre coalizioni. Queste sono state fatte proprie da quattro candidati e oggi la loro inclusione nel dibattito prima del ballottaggio è decisiva, poiché offre soluzioni concrete alla violenza che sta dissanguando il Paese. Redacción Perú
June 4, 2026
Pressenza