Report de La Via Campesina su sovranità alimentare, guerra, imperialismo e fame nel mondo
In occasione del 30° anniversario della Giornata internazionale delle lotte
contadine, il 17 aprile 2026, La Via Campesina ha pubblicato il suo documento
programmatico sulle guerre nel mondo.
Nel 30° anniversario del massacro di Eldorado dos Carajás, un tragico evento che
ha segnato la storia de La Vía Campesina, dove contadini senza terra in Brasile
furono uccisi dalla polizia federale per aver difeso il loro diritto alla
riforma agraria. A pochi chilometri di distanza e 30 anni dopo, il mondo
continua a mietere vittime innocenti, in uno scenario sempre più critico,
segnato dalla pressione del potere imperiale e dalle tensioni geopolitiche.
La Via Campesina, movimento contadino ed ecologista internazionale che riunisce
oltre 180 organizzazioni provenienti da 81 paesi e rappresenta più di 200
milioni di contadini, agricoltori, popolazioni indigene e comunità rurali,
lancia l’allarme presentando un documento programmatico: “GLOBALIZATION OF WAR
AND THE STARVATION OF PEOPLES Food Sovereignty Against Imperialism and Global
Wars” (ovvero, “La sovranità alimentare di fronte alla guerra, all’imperialismo
e alla fame dei popoli nel mondo”), un position paper che affronta elementi
chiave per comprendere l’impatto delle guerre e del potere imperialista sulla
sovranità alimentare dei popoli.
In linea con la sua lotta centrale, “di fronte alle crisi globali, costruiamo la
sovranità alimentare per garantire il futuro dell’umanità”, LVC sottolinea
l’urgenza della situazione. Si legge nell’incipit:
“Mai nella storia recente così tanti conflitti armati sono scoppiati
simultaneamente in così tanti continenti. Le guerre a Gaza, in Libano, Mali,
Ucraina, Sudan, Yemen, Myanmar, nel Sahel, nella Repubblica Democratica del
Congo e in Siria non sono tragedie isolate. Sono manifestazioni sintomatiche di
un unico sistema globale strutturalmente malato, costruito sulla logica
dell’accumulazione illimitata di capitale, del razzismo strutturale,
dell’escalation delle tensioni geopolitiche, dello sfruttamento delle risorse e
del dominio neocoloniale imperialista. Oggi convergono 4 dinamiche che si
rafforzano a vicenda: una crisi strutturale del capitalismo globale,
l’escalation dell’imperialismo militare da parte delle potenze dominanti, lo
sviluppo di tecnologie militari con effetti sempre più distruttivi e l’uso
deliberato del cibo come arma. Queste dinamiche costituiscono una minaccia
esistenziale non solo per i sistemi alimentari, ma anche per l’umanità e la
natura stessa, con gravi violazioni dei diritti umani che eludono le convenzioni
internazionali vincolanti. La difesa della terra e del cibo è stata storicamente
parte integrante delle lotte dei popoli contro i colonizzatori. Fin dai primi
tempi del colonialismo, terre, acque, foreste e territori sono stati conquistati
per arricchire gli egemoni globali. Oggi, il neocolonialismo e il
neoimperialismo continuano attraverso interventi militari e sistemi commerciali,
istituzioni finanziarie e monetarie neoliberiste e multinazionali. Queste
dinamiche fanno parte di ciò che Naomi Klein definisce “capitalismo dei
disastri”, un sistema in cui le crisi vengono sfruttate per imporre
privatizzazioni e deregolamentazione, garantendo che siano proprio loro a
ricostruire e promuovere nuove tecnologie per un nuovo sistema di produzione
alimentare.”
Il documento ha preso in considerazione importanti dati forniti da rapporti del
Comitato per la pesca della FAO, attraverso il suo rapporto sullo stato della
sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo (SOFI), dello Stockholm
International Peace Research Institute, dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i
rifugiati (UNHCR), tra gli altri, riguardo ai conflitti globali e al loro
impatto sui sistemi alimentari nei Paesi colpiti.
“I poveri delle zone rurali, coloro che nutrono il mondo, stanno pagando il
prezzo più alto.” – scrive La Via Campesina nel suo report – “Sono intrappolati
nella povertà, nella fame e nei conflitti, che causano espropriazione e
migrazioni forzate. (…) I fatti richiedono un’urgente chiarezza morale e
politica.”
Secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura
(FAO) (1), i conflitti armati sono la principale causa di fame a livello
globale. Sono:
* 733 MILIONI persone che soffrono la fame nel mondo (FAO SOFI 2024);
* 3,1 MILIARDI persone che non possono permettersi una dieta sana (FAO);
* 60% le persone che soffrono la fame viventi in zone di conflitto (WFP);
* e $2,44 TRILIONI spese militari globali nelle zone di conflitto 2023 (SIPRI
).
Secondo La Via Campesina (LVC): “L’accumulazione di capitale, motore dell’ordine
economico globale, si è sempre basata su due forme di espropriazione: lo
sfruttamento del lavoro umano e la mercificazione della natura. Terra, acqua,
semi, minerali, geni e spazio atmosferico sono stati tutti trasformati in
risorse commerciabili. Quando queste risorse diventano scarse o quando gli stati
potenti percepiscono una minaccia al loro approvvigionamento, la guerra diventa
lo strumento prescelto.”
È impossibile comprendere l’attuale proliferazione delle guerre senza
confrontarsi con le profonde contraddizioni strutturali del capitalismo del XXI
secolo. La globalizzazione della guerra nel mondo sta generando una pericolosa
transizione dovuta alle dispute geopolitiche per il potere. Regioni come il
mondo arabo e la sua sfera geopolitica, il Corno d’Africa, il Sahel, l’America
Latina e il Sud-est e l’Est asiatico (l’Indo-Pacifico) sono diventate teatri
centrali della competizione tra superpotenze. La LVC lancia l’allarme su come il
multilateralismo sotto l’egida delle Nazioni Unite (ONU) sia effettivamente
minacciato, subendo una pressione crescente da parte di potenze egemoniche
concorrenti, che porta le Nazioni Unite ad essere irrilevanti nella
regolamentazione e nella definizione delle relazioni internazionali.
Con l’erosione dell’egemonia statunitense sotto il peso della
finanziarizzazione, della deindustrializzazione, dell’ascesa della Cina come
superpotenza economica e tecnologica e dell’emergere dei BRICS, la politica
estera degli Stati Uniti è diventata sempre più assertiva.
Come viene scritto nel report, la dinamica geopolitica è caratterizzata da
quattro elementi strutturali:
– Militarizzazione dell’economia globale: la spesa militare ha raggiunto la
cifra record di 2.440 miliardi di dollari nel 2023 (SIPRI, 2024), mentre la FAO
stima che porre fine alla fame nel mondo costerebbe 267 miliardi di dollari
all’anno. La scelta di armare anziché nutrire non è una necessità economica,
bensì una decisione politica. Riflette una prospettiva in cui il dominio della
geopolitica è visto come una via per il dominio dell’economia globale.
– L’ascesa del complesso militare-industriale: le lobby delle armi negli Stati
Uniti, in Francia, in Israele e in altri paesi esercitano un’influenza
significativa sulla politica estera. Le esportazioni di armi generano profitti
nell’ordine delle centinaia di miliardi, mentre i territori che le ricevono si
misurano in numero di vittime. La capacità distruttiva degli armamenti moderni è
senza precedenti e mette il mondo intero a rischio nucleare.
– La corsa alle risorse naturali: elementi delle terre rare, combustibili
fossili, acqua e terreni agricoli sono la vera posta in gioco nella maggior
parte dei conflitti contemporanei. Il blocco delle esportazioni di grano
ucraino, la corsa al cobalto congolese e l’assedio delle zone di pesca di Gaza
riflettono tutti questa logica.
– Dipendenza strutturale dal Sud del mondo: decenni di aggiustamenti strutturali
neoliberisti hanno eroso la sovranità alimentare delle nazioni in via di
sviluppo, rendendole dipendenti da corridoi di importazione facilmente
trasformabili in armi attraverso sanzioni, blocchi o interdizioni marittime.
Oltre a questo, la globalizzazione della guerra porta inevitabilmente ad una
catastrofe ecologica. “I conflitti armati accelerano la distruzione ambientale
attraverso il bombardamento degli ecosistemi, la contaminazione del suolo e
dell’acqua, la combustione di combustibili fossili in quantità massicce e il
collasso della governance ambientale. Le zone di guerra diventano spesso siti di
inquinamento tossico, deforestazione e perdita di biodiversità. Allo stesso
tempo, l’accelerazione della crisi ecologica alimenta le tensioni geopolitiche.
Con il superamento dei limiti planetari, tra cui l’instabilità climatica, la
scarsità d’acqua, il degrado del suolo e la perdita di biodiversità, la
competizione per le risorse naturali si intensifica.”
In queste guerre si sta tornando ad un uso strategico della fame come arma di
guerra. Se prima era una strategia usata dagli imperi nella storia per affamare
e sottomettere i popoli, questa antica logica viene applicata con precisione
moderna: attraverso bombardamenti aerei dei sistemi di irrigazione, blocchi
marittimi sulle importazioni di cibo, sanzioni che limitano l’accesso a
fertilizzanti e pesticidi e il deliberato attacco a banche di semi, depositi di
cereali, flotte pescherecce e mercati agricoli.
LVC analizza i tre casi seguenti che dimostrano lo smantellamento deliberato dei
sistemi alimentari come meccanismo di coercizione, punizione e controllo della
popolazione:
* A Gaza, la distruzione dell’80% dei terreni agricoli, il bombardamento dei
pescherecci e il blocco dei corridoi umanitari costituiscono ciò che il
Relatore Speciale delle Nazioni Unite ha definito “genocidio per fame”.
* In Yemen, un decennio di blocco del porto di Hudaydah, punto di ingresso per
il 70% delle importazioni alimentari, ha prodotto una delle peggiori carestie
della storia moderna.
* In Sudan, le Forze di Supporto Rapido hanno sistematicamente distrutto granai
e saccheggiato terreni agricoli, trasformando un granaio in una catastrofe.
“Questi non sono danni collaterali.” – scrive LVC – “Sono politiche deliberate e
devono essere definite come tali: crimini di guerra.”
La Via Campesina, in quanto movimento che riunisce le organizzazioni contadine a
livello globale, ha riflettuto su questo tema e ha costantemente denunciato
l’uso della fame come arma di guerra e il business che ne deriva. La distruzione
e l’occupazione militare ne traggono vantaggio, alimentando genocidi in corso e
perpetrando un numero incalcolabile di violazioni dei diritti umani e crimini
contro l’umanità, che rischiano di restare impuniti, con donne e bambini che
rappresentano i soggetti più vulnerabili.
Uniti contro l’imperialismo, il neocolonialismo, la criminalizzazione delle
lotte e l’espropriazione dei territori, La Via Campesina invita le sue
organizzazioni associate e le organizzazioni alleate a studiare e condividere il
documento come strumento educativo divulgativo e come contributo della classe
contadina globale, espresso con la sua stessa voce.
(1) Fonti: FAO State of Food Security 2024 | WFP Global Report 2024 | SIPRI
Military Expenditure Database 2024
Comunicato di La Via Campesina:
https://viacampesina.org/en/2026/04/food-sovereignty-in-the-face-of-war-imperialism-and-the-hunger-of-peoples-around-the-world/
Per scaricare position paper:
EN_LVC_2026_04_17_Documento_di_posizione_LA_GLOBALIZZAZIONE_DELLA_GUERRA_E_LA_FAME
Documento di posizione di EN LVC_La sovranità alimentare di fronte alla guerra
Lorenzo Poli