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La guerra in Medio Oriente “eccita” anche i governi europei, Italia inclusa
Le onde lunghe del conflitto in Medio Oriente scatenato dall’aggressione israelo-statunitense all’Iran, sono arrivate rapidamente e fragorosamente anche in Europa. Tacendo o toccando lievemente la violazione del diritto internazionale da parte di Washington e Tel Aviv, i governi europei si sono però schierati contro il paese aggredito – l’Iran – […] L'articolo La guerra in Medio Oriente “eccita” anche i governi europei, Italia inclusa su Contropiano.
March 4, 2026
Contropiano
Italia. Sulla guerra all’Iran dilettanti allo sbaraglio
Tra la faccia inebetita del ministro degli Esteri Tajani e l’incidente del ministro della Difesa Crosetto bloccato a Dubai, nelle ore in cui tutto il mondo tremava per l’avvio dell’aggressione militare statunitense ed israeliana all’Iran, gli esponenti del governo italiano sono sembrati cadere tutti dal pero. La prima dichiarazione di […] L'articolo Italia. Sulla guerra all’Iran dilettanti allo sbaraglio su Contropiano.
March 2, 2026
Contropiano
Kobane, una ferita ancora aperta
di Gianni Sartori Dalla “città che aveva sconfitto l’Isis” al nuovo assedio: l’amarezza per una rivoluzione sotto attacco e il lascito politico del confederalismo democratico che resiste oltre la sconfitta. …
Tra Iran, Israele e Stati Uniti uno scontro ben diverso dal passato
Le prime ore degli attuali attacchi contro l’Iran rivelano differenze fondamentali rispetto a quella che fu conosciuta come la “Guerra dei Dodici Giorni”, sia in termini di tempistica, obiettivi, livello di coordinamento o entità dell’escalation. I dati disponibili finora indicano quanto segue: Gli attacchi sono iniziati con esplosioni simultanee in […] L'articolo Tra Iran, Israele e Stati Uniti uno scontro ben diverso dal passato su Contropiano.
March 1, 2026
Contropiano
Contro l’aggressione statunitense e sionista in Medio Oriente, fermare l’escalation bellica!
L’attacco militare lanciato da USA e Israele e la prima risposta dell’Iran si inserisce in un contesto dove la tendenza alla guerra in “Medio Oriente” è divenuta da più di due anni un’ampia guerra guerreggiata di cui Israele è il suo maggiore vettore. Questa continua aggressione bellica ha potuto contare sulla profonda complicità […] L'articolo Contro l’aggressione statunitense e sionista in Medio Oriente, fermare l’escalation bellica! su Contropiano.
February 28, 2026
Contropiano
Iran-USA: continuano i negoziati mentre Israele preme per la guerra@0
Negli ultimi giorni una nuova tornata di colloqui tra Stati Uniti e Iran si è tenuta a Ginevra, con l’obiettivo di evitare un’escalation militare legata al programma nucleare di Teheran. I negoziati, mediati da Oman, si sono conclusi senza un accordo, ma con accordi per continuare tecnicamente i lavori a Vienna la prossima settimana. Washington ha chiesto garanzie più stringenti sull’arresto dell’arricchimento dell’uranio e ispezioni più robuste, mentre l’Iran insiste nel mantenere il proprio programma nucleare pacifico e nel rifiutare limiti al suo sviluppo militare.  Sul terreno, la diplomazia convive con una massiccia presenza militare statunitense nella regione, con gruppi di portaerei e caccia schierati nel Medio Oriente e una retorica che non esclude un’azione militare nel caso in cui gli accordi diplomatici falliscano.  Israele gioca un ruolo importante nel quadro: da un lato è fermamente contrario a qualunque accordo che non includa restrizioni alle capacità missilistiche dell’Iran o al suo sostegno ai gruppi armati nella regione, e spinge USA verso una linea più dura. Il governo di estrema destra israeliano cerca di forzare un’attacco all’Iran per garantire non solo la propria sopravvivenza interna, ma anche per tentare di chiudere la partita con l'”arcinemico” iraniano. Nessun accordo definitivo è all’orizzonte, e la tensione resta alta con il rischio di un’escalation che potrebbe coinvolgere anche Israele. Un approfondimento registrato giovedì 26 febbraio con Eliana Riva, caporedattrice di Pagine Esteri  Un secondo aggiornamento con Eliana Riva, successiva al secondo tempo dei negoziati tenutesi giovedì.
February 27, 2026
Radio Blackout - Info
Iran-USA: continuano i negoziati mentre Israele preme per la guerra@1
Negli ultimi giorni una nuova tornata di colloqui tra Stati Uniti e Iran si è tenuta a Ginevra, con l’obiettivo di evitare un’escalation militare legata al programma nucleare di Teheran. I negoziati, mediati da Oman, si sono conclusi senza un accordo, ma con accordi per continuare tecnicamente i lavori a Vienna la prossima settimana. Washington ha chiesto garanzie più stringenti sull’arresto dell’arricchimento dell’uranio e ispezioni più robuste, mentre l’Iran insiste nel mantenere il proprio programma nucleare pacifico e nel rifiutare limiti al suo sviluppo militare.  Sul terreno, la diplomazia convive con una massiccia presenza militare statunitense nella regione, con gruppi di portaerei e caccia schierati nel Medio Oriente e una retorica che non esclude un’azione militare nel caso in cui gli accordi diplomatici falliscano.  Israele gioca un ruolo importante nel quadro: da un lato è fermamente contrario a qualunque accordo che non includa restrizioni alle capacità missilistiche dell’Iran o al suo sostegno ai gruppi armati nella regione, e spinge USA verso una linea più dura. Il governo di estrema destra israeliano cerca di forzare un’attacco all’Iran per garantire non solo la propria sopravvivenza interna, ma anche per tentare di chiudere la partita con l'”arcinemico” iraniano. Nessun accordo definitivo è all’orizzonte, e la tensione resta alta con il rischio di un’escalation che potrebbe coinvolgere anche Israele. Un approfondimento registrato giovedì 26 febbraio con Eliana Riva, caporedattrice di Pagine Esteri  Un secondo aggiornamento con Eliana Riva, successiva al secondo tempo dei negoziati tenutesi giovedì.
February 27, 2026
Radio Blackout - Info
SIRIA: GLI U.S.A ESCONO DALLA PORTA MENTRE L’ISIS SI RIAFFACCIA
Nella Siria in cui Al Shaara ha stabilito il suo controllo anche nella regione del Nord-Est tornano ad agire le forze dell’Isis. L’organizzazione fondamentalista è infatti stata sconfitta territorialmente nel 2019, ma ha conservato cellule dormienti nel territorio, a cui si sono uniti i miliziani fuggiti nel mese scorso dal campo di prigionia di Al Hol, dopo che le forze curde (SDF) si sono ritirate e il controllo è passato alle autorità di Damasco. In un messaggio audio, diffuso sabato 21 Febbraio sera, il portavoce dell’Isis, Abu Hudhayfa al Ansari, ha annunciato l’avvio di una «nuova fase di operazioni» e ha definito Al Sharaa il leader di un «regime apostata» e un «cane da guardia» della coalizione globale, promettendo che il suo destino non sarà diverso da quello di Assad. Contestualmente è ormai ufficiale il ritiro degli Stati Uniti dalla Siria che prevedono la smobilitazione delle basi militari nel paese entro un mese: da lunedì i soldati americani si sono ritirati dalle basi di Qasrak, Al Shaddadi e Rmelan.  Dietro all’abbandono militare del paese da parte statunitense c’è la visita alla Casa Bianca di Al Shaara a Novembre 2025, data in cui quest’ultimo aveva promesso l’ingresso della Siria nella coalizione anti-Isis. Non dimentichiamo che l’attività di Ahmad al Shaara , prima di insediarsi al governo di Damasco, arrivava proprio dalle frange dello stato islamico: sotto il nome di Abu Muhammad Al-Jawlani, al Shaara fa ingresso nelle fila del network salafita-jihadista locale e dando vita a una formazione satellite, denominata “Fronte di soccorso del Levante” (Jabhat al-Nusra li-Ahli al-Shām, Jan), unificata poi da al-Baghdadi nel 2013 nello “Stato islamico dell’Iraq e del Levante”, mossa che portò al-Jawlani a riaffermare la propria fedeltà ad al-Qa‘ida, primo passo di un percorso che avrebbe condotto al-Nusra a trasformarsi in una formazione pienamente autonoma e indipendente. Resta di fatto che l’apparente uscita di scena statunitense lascia intravedere ancora una volta degli interessi più complessi sul Medio Oriente, di cui la Siria è uno nodo strategico. A fare da sfondo, che tanto sfondo non è, a questi giochi di potere c’è un sempre crescente malcontento da parte della popolazione che ha visto un aumento di mobilitazioni sul lavoro, sui servizi, sul caro vita, sulla terra e sui diritti sociali. Queste potranno sul tavolo rivendicazioni solo in superficie di carattere economico, ma che lasciano intravedere, come sottolinea Lorenzo Trombetta sul Manifesto, l’approfondirsi della politicizzazione delle condizioni materiali di vita. Ne parliamo con Marco Magnano, giornalista di base a Damasco:
February 26, 2026
Radio Blackout
L’ambasciatore USA a Tel Aviv: “Israele ha il diritto di conquistare tutto il Medio Oriente”
La domanda viene posta spesso. E’ Israele al servizio degli Stati Uniti oppure il contrario? L’intervista “strappata” all’ambasciatore Usa a Tel Aviv, Mike Huckabee, sembra sciogliere il quesito in termini quasi paradossali: e Wasington a essere “illuminata” dal nanerottolo che rappresenta l’avanguardia neocoloniale in Medio Oriente. Se non dal punto […] L'articolo L’ambasciatore USA a Tel Aviv: “Israele ha il diritto di conquistare tutto il Medio Oriente” su Contropiano.
February 25, 2026
Contropiano