Tag - siria

Libano // Hezbollah, il «Partito di Dio»@1
Israele mette a ferro e fuoco il Libano e nel mirino ora c’è direttamente anche la capitale Beirut. Per ora, i morti accertati in 3 mesi di attacchi sono arrivati a sfiorare quota 3.500 in Libano, con 10mila feriti e oltre un milione di sfollati in un Paese, il Libano, oltre il collasso. ‘Non esiteremo ad agire in qualsiasi modo per aiutare la resistenza libanese contro l’aggressione illegale e l’ingerenza del regime sionista’, ricorda il ministero degli Esteri iraniano, che comunica lo stop ai negoziati indiretti con gli Usa e paventa il blocco totale al già asfittico stretto di Hormuz, chiuso da ormai 3 mesi. Al telefono con una compagna che vive a Beirut, ci facciamo spiegare la situazione in Libano e anche la storia millenaria, e del tutto peculiare, del Paese dei Cedri e della sua capitale. Il Libano è stato più volte definito la “Svizzera del Medio Oriente”, e la sua capitale, Beirut, la “Parigi del Medio Oriente” o “la perla del Mediterraneo”, eppure pesanti sono – e sono sempre state – le ingerenze straniere sul suo territorio. Dalla dissoluzione dell’Impero Ottomano, passando per l’occupazione coloniale francese, l’indipendenza, arriviamo al 1948, anno di fondazione di Israele, e da questa data seguiamo la ricostruzione della storia di Hezbollah proposta da Marco Di Donato nel libro “Hezbollah, storia del Partito di Dio”. Tracklist 1. Harik حريق – Sametou Sawtan سمعت صوتاً by SANAM 2. Habibon حبيبٌ – Sametou Sawtan سمعت صوتاً by SANAM 3. I Remember I Forget بنسى وبتذكر – I remember I forget بنسى وبتذكر by Yasmine Hamdan 4. Vows سبع صنايع – I remember I forget بنسى وبتذكرby Yasmine Hamdan 5. Abyss حويك وزويك – I remember I forget بنسى وبتذكرby Yasmine Hamdan 6. Daya3 ضياع – I remember I forget بنسى وبتذكر by Yasmine Hamdan 7. St. Baghdadi’s Celebrations مولد سيدي البغدادي – La Bombe by The Great Departed 8. Seven Coins سبع لحاليح – La Bombe by The Great Departed 9. Cheftak – The Best Of by Soapkills 10. Marco Slow – The Best Of by Soapkills 11. Aranis & Koullou Ndif – The Best Of by Soapkills 12. Galbi – The Best Of by Soapkills 13. Holako (Hulagu) – Aynama-Rtama by Alif 14. Al-Juththa (The Corpse) – Aynama-Rtama by Alif 15. DOUNANA (without us) – by SIBA & MONKYMAN
Libano // Hezbollah, il «Partito di Dio»@0
Israele mette a ferro e fuoco il Libano e nel mirino ora c’è direttamente anche la capitale Beirut. Per ora, i morti accertati in 3 mesi di attacchi sono arrivati a sfiorare quota 3.500 in Libano, con 10mila feriti e oltre un milione di sfollati in un Paese, il Libano, oltre il collasso. ‘Non esiteremo ad agire in qualsiasi modo per aiutare la resistenza libanese contro l’aggressione illegale e l’ingerenza del regime sionista’, ricorda il ministero degli Esteri iraniano, che comunica lo stop ai negoziati indiretti con gli Usa e paventa il blocco totale al già asfittico stretto di Hormuz, chiuso da ormai 3 mesi. Al telefono con una compagna che vive a Beirut, ci facciamo spiegare la situazione in Libano e anche la storia millenaria, e del tutto peculiare, del Paese dei Cedri e della sua capitale. Il Libano è stato più volte definito la “Svizzera del Medio Oriente”, e la sua capitale, Beirut, la “Parigi del Medio Oriente” o “la perla del Mediterraneo”, eppure pesanti sono – e sono sempre state – le ingerenze straniere sul suo territorio. Dalla dissoluzione dell’Impero Ottomano, passando per l’occupazione coloniale francese, l’indipendenza, arriviamo al 1948, anno di fondazione di Israele, e da questa data seguiamo la ricostruzione della storia di Hezbollah proposta da Marco Di Donato nel libro “Hezbollah, storia del Partito di Dio”. Tracklist 1. Harik حريق – Sametou Sawtan سمعت صوتاً by SANAM 2. Habibon حبيبٌ – Sametou Sawtan سمعت صوتاً by SANAM 3. I Remember I Forget بنسى وبتذكر – I remember I forget بنسى وبتذكر by Yasmine Hamdan 4. Vows سبع صنايع – I remember I forget بنسى وبتذكرby Yasmine Hamdan 5. Abyss حويك وزويك – I remember I forget بنسى وبتذكرby Yasmine Hamdan 6. Daya3 ضياع – I remember I forget بنسى وبتذكر by Yasmine Hamdan 7. St. Baghdadi’s Celebrations مولد سيدي البغدادي – La Bombe by The Great Departed 8. Seven Coins سبع لحاليح – La Bombe by The Great Departed 9. Cheftak – The Best Of by Soapkills 10. Marco Slow – The Best Of by Soapkills 11. Aranis & Koullou Ndif – The Best Of by Soapkills 12. Galbi – The Best Of by Soapkills 13. Holako (Hulagu) – Aynama-Rtama by Alif 14. Al-Juththa (The Corpse) – Aynama-Rtama by Alif 15. DOUNANA (without us) – by SIBA & MONKYMAN
Libano // Hezbollah, il «Partito di Dio»@2
Israele mette a ferro e fuoco il Libano e nel mirino ora c’è direttamente anche la capitale Beirut. Per ora, i morti accertati in 3 mesi di attacchi sono arrivati a sfiorare quota 3.500 in Libano, con 10mila feriti e oltre un milione di sfollati in un Paese, il Libano, oltre il collasso. ‘Non esiteremo ad agire in qualsiasi modo per aiutare la resistenza libanese contro l’aggressione illegale e l’ingerenza del regime sionista’, ricorda il ministero degli Esteri iraniano, che comunica lo stop ai negoziati indiretti con gli Usa e paventa il blocco totale al già asfittico stretto di Hormuz, chiuso da ormai 3 mesi. Al telefono con una compagna che vive a Beirut, ci facciamo spiegare la situazione in Libano e anche la storia millenaria, e del tutto peculiare, del Paese dei Cedri e della sua capitale. Il Libano è stato più volte definito la “Svizzera del Medio Oriente”, e la sua capitale, Beirut, la “Parigi del Medio Oriente” o “la perla del Mediterraneo”, eppure pesanti sono – e sono sempre state – le ingerenze straniere sul suo territorio. Dalla dissoluzione dell’Impero Ottomano, passando per l’occupazione coloniale francese, l’indipendenza, arriviamo al 1948, anno di fondazione di Israele, e da questa data seguiamo la ricostruzione della storia di Hezbollah proposta da Marco Di Donato nel libro “Hezbollah, storia del Partito di Dio”. Tracklist 1. Harik حريق – Sametou Sawtan سمعت صوتاً by SANAM 2. Habibon حبيبٌ – Sametou Sawtan سمعت صوتاً by SANAM 3. I Remember I Forget بنسى وبتذكر – I remember I forget بنسى وبتذكر by Yasmine Hamdan 4. Vows سبع صنايع – I remember I forget بنسى وبتذكرby Yasmine Hamdan 5. Abyss حويك وزويك – I remember I forget بنسى وبتذكرby Yasmine Hamdan 6. Daya3 ضياع – I remember I forget بنسى وبتذكر by Yasmine Hamdan 7. St. Baghdadi’s Celebrations مولد سيدي البغدادي – La Bombe by The Great Departed 8. Seven Coins سبع لحاليح – La Bombe by The Great Departed 9. Cheftak – The Best Of by Soapkills 10. Marco Slow – The Best Of by Soapkills 11. Aranis & Koullou Ndif – The Best Of by Soapkills 12. Galbi – The Best Of by Soapkills 13. Holako (Hulagu) – Aynama-Rtama by Alif 14. Al-Juththa (The Corpse) – Aynama-Rtama by Alif 15. DOUNANA (without us) – by SIBA & MONKYMAN
MESOPOTAMIA: “SIRIA, DOVE STA ANDANDO LA TRANSIZIONE?”, DUE GIORNI DI CONFERENZA ALL’UNIVERSITÀ DI TORINO
Nella puntata del 5 giugno 2026 di Mesopotamia – notizie dal vicino oriente, trasmissione della Cassetta degli attrezzi di Radio Onda d’Urto, presentiamo la conferenza “Syria, wither transition? Social-political processes, ecomomic trasnformation and (re)definitions of democracy”, cioè “Siria, dove sta andando la transizione? Processi socio-politici, trasformazione economica e (ri)definizioni della democrazia”, in programma l’11 e il 12 giugno al Campus Luigi Einaudi dell’Università di Torino. “Dall’8 dicembre 2024 – si legge nella presentazione del seminario – la Siria sta attraversando una transizione socio-politica ed economica di grande rilevanza storica“. Il riferimento è al rovesciamento del regime ba’th degli Assad, al potere dal 1971, e alla presa di Damasco da parte di Hayat Tahrir al Sham, con l’insediamento dell’attuale governo ad interim guidato da Ahmed Al-Sharaa, prima conosciuto come Abu Mohammed Al-Jolani. “Da allora – ricordano gli organizzatori del seminario – sono accadute molte cose”. Tra queste l’annuncio di una costituzione transitoria scritta dal nuovo potere di Damasco, i massacri nei confronti della minoranza alawita sulla costa, gli scontri armati nella regione drusa di Suwayda e la guerra, lo scorso gennaio, tra le forze armate del governo di transizione e le Forze siriane democratiche dell’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord e dell’est. A partire da questo quadro, durante la conferenza torinese “sociologi, economisti, giuristi e giornalisti siriani e non siriani, oltre a persone direttamente coinvolte nel processo rivoluzionario, si riuniranno per discutere apertamente di questioni fondamentali da una varietà di punti di vista e prospettive”. Sulle frequenze di Radio Onda d’Urto, all’interno della trasmissione “Mesopotamia – notizie dal vicino oriente”, abbiamo presentato il convegno con Davide Grasso, coordinatore della conferenza, ricercatore dell’Università di Torino al dipartimento di Culture, politica e società. Ascolta o scarica. [Foto: Raqqa, protesta di agricoltori contro il prezzo del grano, maggio 2026]
June 5, 2026
Radio Onda d`Urto
Foza Yusif: Le elezioni devono essere annullate immediatamente
Foza Yusif, membro del Consiglio di presidenza del PYD, ha affermato che la decisione di boicottare le elezioni è stata quella corretta, dichiarando che Damasco ha nominato i membri secondo le proprie preferenze. Ha chiesto l’annullamento delle elezioni. Le elezioni parlamentari siriane tenutesi nel Rojava il 24 maggio sono diventate oggetto di dibattito negli ambienti politici curdi. Mentre il Partito dell’unione democratica (PYD) e molti altri partiti hanno boicottato il processo elettorale, l’opinione prevalente era che le elezioni non fossero democratiche e costituissero un’“imposizione” da parte dell’amministrazione di Damasco. Le controverse elezioni tenutesi il 24 maggio nelle regioni curde del Rojava per eleggere i membri del Parlamento siriano hanno suscitato reazioni diffuse in tutta la regione. Mentre l’amministrazione di Damasco ha descritto il processo come un’“elezione parlamentare”, molti partiti e gruppi politici del Rojava hanno sostenuto che non si trattava di una vera elezione, bensì di un processo di nomina condotto dal governo del presidente ad interim Ahmed al-Sharaa. Le immagini provenienti dai seggi elettorali hanno inoltre suscitato commenti secondo cui la partecipazione era limitata e non si era creata una vera atmosfera elettorale. Il PYD e molti altri partiti hanno boicottato Il PYD e numerosi partiti politici curdi hanno boicottato le elezioni, rifiutando sia il metodo imposto dal governo di Damasco sia l’assegnazione di soli quattro seggi parlamentari ai curdi. Al contrario, il Consiglio nazionale curdo siriano ha accettato di partecipare alle elezioni e ha inviato due membri in parlamento. I restanti due seggi sono stati assegnati a figure indipendenti. Parlando con Nûmedya24, Foza Yusif, membro del Consiglio di presidenza del PYD, ha affermato che la ragione principale alla base della decisione di boicottare è stata la scarsa rappresentanza curda. “Ciò che il governo di Damasco sta imponendo oggi non rappresenta la realtà dell’esistenza del popolo curdo in Siria”, ha affermato Foza Yusif. Non la volontà del popolo, ma la nomina Foza Yusif ha affermato che il meccanismo elettorale non è democratico e ha osservato che, soprattutto nella regione di Cizire, i candidati venivano scelti senza tenere conto della volontà popolare «Anziché seguire la volontà popolare, Damasco stessa ha scelto interamente secondo le proprie preferenze i membri e i partiti che sarebbero entrati in parlamento», ha affermato Foza Yusif, aggiungendo che partecipare al processo significherebbe «accettare un meccanismo antidemocratico». Foza Yusif ha inoltre affermato che la delegazione curda congiunta, formatasi dopo la Conferenza sull’unità curda, non è stata presa in considerazione durante il processo. “Ripeto, la nostra decisione di boicottare anziché accettare questa politica antidemocratica è stata la decisione corretta”, ha aggiunto. Le elezioni devono essere annullate immediatamente La funzionaria del PYD ha sottolineato che le elezioni in corso non riflettono l’autentica volontà politica del popolo curdo e ha ribadito che una stabilità duratura non può essere raggiunta in Siria senza l’instaurazione di un sistema democratico. Auspicando l’organizzazione di un Congresso Nazionale in Siria in cui tutti i popoli siano rappresentati, Foza Yusif ha dichiarato: “Le elezioni in tutta la Siria e nelle regioni curde devono essere annullate immediatamente e sostituite da un meccanismo democratico. Solo allora potremo parlare di una rappresentanza autentica e di una reale volontà politica del popolo curdo”. L'articolo Foza Yusif: Le elezioni devono essere annullate immediatamente proviene da Retekurdistan.it.
May 26, 2026
Retekurdistan.it
Ventuno organizzazioni nel Rojava protestano contro il meccanismo elettorale utilizzato dal governo provvisorio siriano
Ventuno partiti e organizzazioni del Kurdistan del Rojava hanno protestato contro il governo provvisorio siriano, affermando che il meccanismo di nomina dei membri e di distribuzione dei seggi non rispecchia la volontà del popolo curdo e delle altre componenti della regione. La dichiarazione afferma: “Abbiamo seguito da vicino gli sviluppi relativi al completamento della formazione dell’assemblea del popolo siriano (parlamento). Questo processo si è svolto attraverso la nomina dei membri, il meccanismo di distribuzione dei seggi e l’assegnazione delle quote per il popolo curdo nel Kurdistan del Rojava. Avevamo già espresso chiaramente la nostra posizione e annunciato che non avremmo partecipato a questo processo. Perché crediamo che i meccanismi utilizzati non riflettano la volontà del popolo curdo e delle altre componenti della regione, e non costituiscano la base di un processo politico autenticamente democratico. In risposta ai risultati annunciati e al meccanismo di nomina attuato, affermiamo con fermezza che queste persone rappresentano solo se stesse”. Il popolo siriano ha pagato un prezzo altissimo nella lotta per instaurare un sistema democratico che garantisca una rappresentanza equa per tutte le identità nazionali, etniche e religiose, nonché per le donne. Anche il nostro popolo curdo ha sofferto enormemente a causa delle politiche di esclusione e negazione, e non ha esitato a pagare il prezzo più alto nella rivoluzione siriana e nel Kurdistan del Rojava. Tuttavia quanto accaduto dimostra ancora una volta chiaramente un approccio di esclusione ed emarginazione. Questo è stato attuato attraverso la nomina selettiva di determinati individui, in contraddizione con i principi più fondamentali di democrazia, giustizia e autentica collaborazione nazionale. Sottolineiamo che questa politica riproduce una concezione centralizzata del potere e i suoi metodi tradizionali. Dimostra inoltre la persistenza di un governo basato su leggi e direttive straordinarie. Questa volta, si utilizzano nuovi strumenti e meccanismi per dare al processo politico un’apparenza di legittimità, attraverso metodi che non godono di autentico rispetto o legittimità pubblica. Allo stesso tempo questa situazione rappresenta la continuazione di progetti di cambiamento demografico. Ciò avviene attraverso la nomina di alcuni individui appartenenti ai cosiddetti “arabi Xemer” nei comitati elettorali e attraverso nomine effettuate per rappresentare la regione di Serêkaniyê. La costruzione di una Siria democratica e moderna, basata su una reale collaborazione e sul riconoscimento reciproco di tutte le componenti, non può essere realizzata attraverso politiche di nomina escludenti imposte dall’alto. Può essere realizzata solo attraverso un processo politico nazionale inclusivo che garantisca una rappresentanza equa e la libertà di scelta a tutti i siriani. È necessario adoperarsi per la convocazione di un autentico congresso nazionale siriano, al quale partecipino rappresentanti reali di tutte le componenti della Siria. In questo congresso, si dovrebbe elaborare una tabella di marcia per il periodo di transizione e predisporre elezioni libere, eque e trasparenti che rispecchino le richieste dei siriani. Inoltre, nelle condizioni attuali, è fondamentale garantire la formazione di una commissione per la redazione della Costituzione, una delle massime priorità nazionali. Tutto ciò è necessario per costruire una Siria democratica, pluralista e decentralizzata.” L'articolo Ventuno organizzazioni nel Rojava protestano contro il meccanismo elettorale utilizzato dal governo provvisorio siriano proviene da Retekurdistan.it.
May 26, 2026
Retekurdistan.it
[2026-05-17] Aggiornamenti dal Kurdistan @ Zazie nel metrò
AGGIORNAMENTI DAL KURDISTAN Zazie nel metrò - Via Ettore Giovenale 16, Roma (domenica, 17 maggio 13:30) Questa iniziativa vuole costruire uno spazio di ascolto e condivisione di aggiornamenti dalle quattro parti del Kurdistan, mettendo in relazione le diverse realtà curde con le trasformazioni politiche e geopolitiche che attraversano oggi l’Asia occidentale. Dal Kurdistan turco, Bakur, e la nuova fase del conflitto tra Stato e movimento curdo, al futuro del Rojava nel quadro siriano; dalle tensioni interne del Kurdistan iracheno, Başûr, al ruolo centrale dei curdi nelle mobilitazioni in Iran,Rojhelat, dopo “Jin, Jiyan, Azadî”. L’incontro intreccerà aggiornamenti, testimonianze e letture provenienti dai diversi territori, mostrando come la questione curda continui a rappresentare uno dei principali nodi politici dell’Asia occidentale. Ne parleremo con alcun@ comp@s di UikiOnlus Pranzo curdo a cura di Barbagianni a sostegno del progetto “Nuovo Cinema Amoude”. Sarà presente anche il progetto Staffetta Sanitari Per le prenotazioni del pranzo scivere o chiamare il numero presente sulla locandina.
May 13, 2026
Gancio de Roma
Fridtjof Nansen, eroe dell’impossibile
“L’impossibile è solo ciò che richiede più tempo”… di Bruno Lai 13 maggio 1930: muore Fridtjof Nansen. Noto anche come “Federico Nansen”, Fridtjof Nansen è una vera e propria forza della natura. È difficile trovare qualcun altro nella storia che abbia eccelso in ambiti così diversi: esploratore polare, scienziato d’avanguardia, diplomatico e Premio Nobel per la Pace. Nansen è diventato
“Ghost trail – Il sentiero dei fantasmi”
Fantasmi. Quelli del passato, le cui voci continuano a riecheggiare nella mente anche a distanza di anni. Quelli del presente, in cui ci trasformiamo mentre inseguiamo la verità nel tentativo di mettere a tacere angosce e tormenti. E quelli del futuro, che saremo costretti a diventare per tutelarci e non essere scoperti. Les Fantômes, distribuito in Italia con il titolo Ghost Trail – Il sentiero dei fantasmi, diretto da Jonathan Millet, racconta la storia di Hamid, ex professore siriano rifugiatosi in Francia dopo aver lasciato la Siria nel 2014, durante la guerra civile iniziata nel 2011. Stabilitosi a Strasburgo, l’uomo si dedica alla ricerca di colui che, nel suo paese d’origine, lo ha torturato. La sua, però, non è una missione personale. Hamid infatti fa parte di un’organizzazione clandestina impegnata nell’individuazione dei criminali di guerra siriani responsabili delle torture inflitte ai propri connazionali durante il conflitto. Il film, candidato ai premi César e Lumière, non racconta semplicemente la storia di una vendetta individuale, ma quello di una resa dei conti collettiva. A cercare giustizia non è solo il protagonista, ma un intero popolo, che lotta contro i propri oppressori, anche dopo aver raggiunto l’Europa, continente nel quale molti dei responsabili delle violenze si sono nascosti. Per portare avanti la sua missione, il protagonista deve affidarsi ai sensi più che alle prove concrete, non avendo elementi certi sull’identità del suo torturatore. Hamid infatti non l’ha mai visto in faccia e costruisce la propria indagine sulle informazioni raccolte dagli altri membri dell’organizzazione, oltre che sui propri ricordi e sul suo olfatto. Tra le immagini più intense del film vi è quella in cui il protagonista si avvicina alle spalle dell’uomo che sospetta essere il responsabile delle torture, fino quasi a riconoscerlo sentendone l’odore. Ghost Trail appartiene a più generi cinematografici, unendo thriller, spionaggio e dramma psicologico. La narrazione si sviluppa attraverso l’evoluzione della ricerca di Hamid, scandita dalle conversazioni con una donna appartenente all’organizzazione e con dei connazionali, dalle videochiamate con la madre che vive in Libano – ignara della sua attività clandestina in Francia, dai ricordi della moglie e della figlia scomparse e dalle registrazioni che raccolgono i racconti delle torture subite dai siriani nel corso della guerra. Giorno dopo giorno, Hamid tenta di dare un senso alla propria quotidianità avvicinandosi sempre di più all’uomo che ritiene essere il colpevole delle violenze subite, fino al confronto diretto in un ristorante, seduto allo stesso tavolo con lui. Il film è anche, inevitabilmente, una storia di migrazione. Inizia proprio con il viaggio che i richiedenti asilo intraprendono nel 2014, venendo caricati su dei camion sovraffollati, abbandonati poi nel deserto, nel quale alcuni di loro perdono la vita. Due anni dopo, nel pieno della cosiddetta crisi dei rifugiati, Hamid si è ormai stabilito a Strasburgo ed è costretto ad assumere una nuova identità per non essere scoperto nella sua caccia all’aguzzino. Il tema dell’identità attraversa l’intera pellicola. I membri dell’organizzazione clandestina cambiano nome e personalità per ragioni di sicurezza, ma chi vive l’esperienza migratoria è già costretto, in qualche modo, a ricostruire sé stesso. Lingua, abitudini, alimentazione, relazioni sono solo alcuni degli aspetti centrali della propria vita che cambiano nel momento in cui si approda in un paese straniero. Nel caso di Hamid e degli altri personaggi, però, anche il nome diventa instabile, aggiungendo ulteriore fragilità a un’identità già profondamente mutevole. È per questo che i protagonisti appaiono come fantasmi. Si muovono nell’ombra, cercando costantemente di non essere scoperti. Ma fantasmi sono anche i responsabili delle violenze e dei traumi subiti, impossibili da cancellare dalla memoria. Il destino di persone come Hamid sembra allora quello di continuare a vivere in bilico, come spettri, costretti a cambiare identità periodicamente pur di sopravvivere. Uscito nelle sale nel 2024, mentre la guerra civile siriana era ancora in corso e il Medio Oriente tornava a essere segnato da violenze e gravi oppressioni, Ghost Trail assume oggi un significato ancora più attuale. Il film non parla soltanto della Siria, ma delle conseguenze profonde e durature dei conflitti contemporanei, sul piano psicologico oltre che sociale e politico: l’esilio, il trauma, la ricerca di giustizia e la difficoltà di ricostruire la propria identità dopo la guerra. Nel contesto attuale, con il susseguirsi delle migrazioni forzate e delle tensioni a livello internazionale, l’opera di Jonathan Millet invita a riflettere su ciò che resta dei conflitti anche in quei territori che sembrano esserne lontani: i fantasmi che continuano a inseguire chi è sopravvissuto.
Furundulla 317 – Sinonimi e contrari…
…torniamo ai fondamentali di Benigno Moi Assodato che le vignette non vanno spiegate… ma sono un sasso buttato come spunto di riflessione, per ogni vignetta almeno un link (forse) Civile: agg. [dal lat. civilis, der. di civis «cittadino»] “Sette degli otto bimbi uccisi erano figli del killer, identificato nel 31enne Shamar Elkins, un veterano dell’esercito” RSI Sparatoria in Louisiana “Mi