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Remigrazione, deportazioni e razza negli Stati Uniti di Trump
 L’INCESSANTE LOTTA DEL CAPITALE CONTRO LA LIBERTÀ_   Invisibile e crudele, nel silenzio complice di buona parte della sinistra italiana e internazionale, la remigrazione[1] — termine proposto e rilanciato dai movimenti della destra internazionale ed europea[2], dalla più moderata a quella estrema di stampo neofascista e neonazista, ma che si sta diffondendo sempre di più anche nel linguaggio politico istituzionale — negli Stati Uniti d’America è già cominciata, è divenuta pratica istituzionale. Che questo avvenga proprio negli Stati Uniti d’America, uno dei luoghi e dei simboli del capitalismo mondiale e del neoliberismo, presidiati dalla Statua della Libertà nella baia di New York, negando la libertà di movimento attraverso la pratica della deportazione dei migranti, è epifania della falsa coscienza del capitale. Non si tratta di un inganno da smascherare, ma del modo stesso in cui il rapporto capitalistico si presenta a chi vi è immerso: una società di produttori liberi che scambiano equivalenti sul mercato, dove la mediazione dello sfruttamento resta occultata — non per artificio retorico, ma perché è la forma necessaria in cui il capitale si manifesta, come ha mostrato Annibale Raineri (1982) nella sua lettura de Il Capitale di Marx (1970)[3]. Le politiche antimmigrazione non deformano questa rappresentazione: ne rivelano la verità, che va sottoposta alla critica dei rapporti sociali da cui nasce, non trattata come eccezione o degenerazione. Allo stesso modo in cui lo scambio di equivalenti è effettivo per chi vi partecipa, senza che questi veda come in realtà quello scambio nasconda lo sfruttamento del lavoro, così la libertà è effettiva, è principio supremo per il capitale e per il neoliberismo, ma selettiva: e questa selettività si maschera proprio nella criminalizzazione della mobilità umana, che tiene la forza lavoro disponibile al mercato ma sottomessa al comando del capitale. Le pratiche di controllo della mobilità, comprese le più crudeli, come la deportazione o la remigrazione, oggetto del nostro contributo, non rivelano dunque un inganno nascosto dietro la narrazione neoliberista del principio liberale: ne rivelano la verità. La libertà selettiva non tradisce il principio della sovranità individuale sul mercato, lo realizza — perché quel principio è sempre stato la forma di manifestazione di un rapporto che ha bisogno di forza-lavoro insieme mobile e disciplinata. Non a caso: è proprio per rispondere a questa possibilità di resistenza e di lotta insita nella mobilità che il capitale è costretto a rivoluzionare ed estendere continuamente i propri rapporti di dominio (Bihr, 2006, p. 39). Deportazione e remigrazione sono anche questo — la risposta sempre rinnovata a una libertà di movimento che il capitale non può sopprimere, ma solo tentare, di volta in volta, di disciplinare. Il razzismo che accompagna le politiche antimmigrazione, anziché essere un pregiudizio che precede la gerarchizzazione e la segmentazione razziale della forza lavoro, ne è semmai la legittimazione ex post: stabiliti i rapporti di forza, li giustifica, rivelandosi un dispositivo che mantiene basso il costo del lavoro e minimo il conflitto. Come sostiene Immanuel Wallerstein: «[…] Se si vuole massimizzare l’accumulazione del capitale, è necessario contemporaneamente minimizzare i costi di produzione (di conseguenza i costi della forza-lavoro) e minimizzare i costi del disordine politico (di conseguenza minimizzare – e non eliminare, perché non è possibile – le proteste della forza-lavoro). Il razzismo è la formula magica che concilia tutti questi obiettivi» (Wallerstein, 1992, p. 45). È negli Stati Uniti di Trump, dove una destra ormai «tecnologica» — sostenuta da capitale di rischio, think tank e piattaforme digitali — funge da laboratorio ideologico del volto più aggressivo del neoliberismo globale, che questo meccanismo riemerge nella sua forma più esplicita: vi si intrecciano un inquietante ritorno delle teorie eugenetiche, una nuova ideologia pronatalista e la retorica di una “meritocrazia genetica” che aggiorna gli antichi incubi malthusiani del capitale con un immaginario propriamente coloniale, quello dell’umanità come risorsa da classificare, valutare e gerarchizzare, per stabilire chi valorizzare e chi scartare (Pirrone, 2026). Il razzismo e la violenza istituzionale che lo accompagna — arresti, detenzioni, deportazioni, remigrazione — non sono allora un eccesso, ma funzionano proprio come quella che Hall (2026) chiama crudeltà come deterrenza: punire pubblicamente chi viene espulso serve a intimidire, e dunque a disciplinare, chi resta — sempre, ancora una volta, in funzione del controllo della forza lavoro. Il neoliberismo, in questo modo, lascia chi non si piega al comando alla tanatopolitica (Palidda, 2021). È in questo quadro che la remigrazione statunitense si è fatta dispositivo istituzionale. Le deportazioni dall’interno del paese sono cresciute in modo esponenziale, e la detenzione amministrativa dei migranti ha assunto dimensioni di massa: secondo TRAC[4], l’11 luglio 2026 l’ICE deteneva 65.765 persone, il 70,6% delle quali senza alcuna condanna penale. A chi lascia volontariamente gli Stati Uniti il governo offre un incentivo di 1.000 dollari, mentre minaccia chi resta di arresto e multe. Il dispositivo si estende ormai oltre i confini della cittadinanza: nel solo luglio 2026 sono stati depositati almeno 50 ricorsi di denaturalizzazione in 23 Stati[5], un record storico, di cui il Dipartimento di Giustizia rende pubblici solo una minoranza dei casi. E proprio in queste ore l’amministrazione Trump si prepara a quella che sarebbe la più grande revoca di visti della storia americana[6]: fino a 200.000 permessi turistici e di lavoro (B1/B2) verrebbero annullati a chi, entrato regolarmente, ha poi presentato domanda d’asilo — trasformando per decreto in irregolare proprio chi cercava protezione. Si aggiunga la pratica, sempre più diffusa, delle deportazioni verso paesi terzi con cui la persona non ha alcun legame — un meccanismo che, quando questi paesi a loro volta trasferiscono i migranti verso luoghi dove rischiano persecuzioni o torture, Hall (2026) definisce triangular refoulement, un modo per aggirare di fatto il divieto di respingimento sancito dal diritto internazionale. Chi guarda a tutto questo come a un’anomalia americana rischia di non vedere ciò che davvero rivela: che la libertà di movimento resta un privilegio di pochi, non un diritto universale. Il migrante deportato non è una minaccia da cui difendersi: è lo specchio dei confini che limitano la libertà di tutti. Per questo la sua lotta — per restare, per muoversi, per non essere ridotto a merce disponibile o a scarto — riguarda, in ultima istanza, chiunque sia costretto a vendere la propria forza lavoro per vivere. Rilanciare oggi la lotta per la libertà significa partire da qui. NOTE [1] CON REMIGRAZIONE SI INTENDE LA RISEMANTIZZAZIONE IN CHIAVE IDENTITARIA DEL RIMPATRIO FORZATO E SELETTIVO DI CHI È GIUDICATO INCOMPATIBILE, PER CULTURA, RELIGIONE O PRESUNTA INTELLIGENZA, CON LA CIVILTÀ OCCIDENTALE. IL TERMINE HA LE SUE ORIGINI IN AMBITO DEMOGRAFICO E STATISTICO, PER INDICARE IL RITORNO VOLONTARIO DEI MIGRANTI NEL LORO PAESE DI PROVENIENZA. SULLA RISEMANTIZZAZIONE DEL TERMINE IN CHIAVE RAZZISTA E XENOFOBA SI VEDA GIRAUDO (2025). IN REALTÀ ESISTEVA GIÀ UN PRECEDENTE STORICO IMPORTANTE, PROPRIO NEGLI STATI UNITI D’AMERICA, QUANDO WICKLIFFE PRESTON DRAPER, FONDATORE DEL PIONEER FUND – UNA FONDAZIONE CHE FINANZIAVA E DIFFONDEVA LE COSIDDETTE SCIENZE DELLA RAZZA E L’EUGENETICA – NEGLI ANNI ‘30-’40 FINANZIÒ ATTIVAMENTE CAMPAGNE PER LA SEGREGAZIONE RAZZIALE E PER QUELLA CHE ALLORA VENIVA CHIAMATA REPATRIATION — TERMINE CHE APPUNTO ANTICIPAVA L’USO DELL’ATTUALE “REMIGRAZIONE” — DEGLI AFROAMERICANI IN AFRICA, IN RAPPORTO CON IL SUPREMATISTA EARNEST SEVIER COX E CON IL SENATORE SEGREGAZIONISTA THEODORE BILBO (PIRRONE, 2026, P. 26). [2] IL PRECEDENTE PIÙ SIGNIFICATIVO PER LA PROPOSTA DI USARE E RILANCIARE IL TERMINE DI REMIGRAZIONE È STATO L’INCONTRO RISERVATO DI POTSDAM DEL 25 NOVEMBRE 2023, DOCUMENTATO DA UNA INCHIESTA DI CORRECTIV, NEL QUALE ESPONENTI DI ALTERNATIVE FÜR DEUTSCHLAND (AFD) – PARTITO POLITICO TEDESCO DI ESTREMA DESTRA – NEONAZISTI E IDENTITARI DISCUSSERO CON MARTIN SELLNER UN PROGETTO DI «REMIGRAZIONE» RIVOLTO ANCHE A RESIDENTI REGOLARI E CITTADINI TEDESCHI RITENUTI «NON ASSIMILATI» (CORRECTIV, 2024). IL TEMA È SUCCESSIVAMENTE ENTRATO APERTAMENTE NEL DIBATTITO POLITICO EUROPEO: AL REMIGRATION SUMMIT DI GALLARATE DEL 17 MAGGIO 2025, CUI ADERIRONO ANCHE ESPONENTI DELLA LEGA, SONO SEGUITI NEL 2026 UN ANALOGO APPUNTAMENTO A MILANO, IL 18 APRILE, E LA SECONDA EDIZIONE INTERNAZIONALE DEL REMIGRATION SUMMIT, SVOLTASI IL 30 MAGGIO IN PORTOGALLO. COME SI VEDE DAI SUMMIT CITATI, L’ITALIA GIOCA UN RUOLO DI PRIMO PIANO IN QUESTO LAVORO POLITICO, SPALLEGGIATA ANCHE DA DIVERSI EDITORIALISTI E DIRETTORI DI GIORNALI ITALIANI: L’EDIZIONE ITALIANA DEL VOLUME DI SELLNER, REMIGRAZIONE. UNA PROPOSTA (2025), È STATA PUBBLICATA CON LA PREFAZIONE DI FRANCESCO BORGONOVO, VICEDIRETTORE DEL QUOTIDIANO LA VERITÀ. [3] ANNIBALE RAINERI LEGGE LA RAPPRESENTAZIONE BORGHESE DELLA SOCIETÀ — QUELLA DI PRODUTTORI LIBERI E INDIPENDENTI CHE SCAMBIANO EQUIVALENTI SUL MERCATO — NON COME UN ERRORE DA CORREGGERE, NÉ COME UNO STADIO STORICO PRECAPITALISTICO, MA COME LA FORMA NECESSARIA IN CUI LA SOCIETÀ CAPITALISTICA NON PUÒ CHE APPARIRE A CHI VI È IMMERSO, PRIVATA DELLA PROPRIA DETERMINATEZZA SPECIFICA. LA FALSA COSCIENZA, IN QUESTA LETTURA, NON STA NEL CREDERE IL FALSO, MA NEL PRENDERE PER VERA L’IMMEDIATEZZA DELLO SCAMBIO SENZA POTERNE VEDERE LE MEDIAZIONI OCCULTATE (RAINERI, 1982, PP. 84-143). [4] I DATI SULLA POPOLAZIONE DETENUTA DA ICE SONO TRATTI DA TRAC (TRANSACTIONAL RECORDS ACCESS CLEARINGHOUSE), CENTRO DI RICERCA INDIPENDENTE DELLA SYRACUSE UNIVERSITY: IMMIGRATION DETENTION QUICK FACTS (DATI AGGIORNATI ALL’11 LUGLIO 2026). [5] I DATI SONO TRATTI DA TRAC (TRANSACTIONAL RECORDS ACCESS CLEARINGHOUSE), AS DENATURALIZATION LAWSUITS SURGE, THEIR BASIS LACKS TRANSPARENCY, 21 AGOSTO 2026. [6] ASSOCIATED PRESS, U.S. SET FOR LARGEST MASS VISA REVOCATION IN HISTORY TARGETING UP TO 200,000 FOREIGNERS, OFFICIALS SAY, 24 AGOSTO 2026.   BIBLIOGRAFIA BIHR, A. (2006). LA PRÉHISTOIRE DU CAPITAL. 1: LE DEVENIR-MONDE DU CAPITALISME. PAGE DEUX. CORRECTIV. (2024, 15 GENNAIO). SECRET PLAN AGAINST GERMANY. GIRAUDO, G. (2025, 19 MAGGIO). SI SCRIVE REMIGRAZIONE SI LEGGE DEPORTAZIONE. JACOBIN ITALIA. HALL, A. T. (2026). THIRD-COUNTRY DEPORTATIONS: LEGAL AND ETHICAL PROBLEMS. JOURNAL ON MIGRATION AND HUMAN SECURITY. ADVANCE ONLINE PUBLICATION. MARX, K. (1970). IL CAPITALE (3 VOLL.). EDITORI RIUNITI. PALIDDA, S. (2021). IL CAMBIAMENTO RADICALE DELLE POLITICHE MIGRATORIE: DAL LASCIAR VIVERE AL LASCIARE MORIRE (DALLA BIOPOLITICA A SEMPRE PIÙ TANATOPOLITICA). REMHU: REVISTA INTERDISCIPLINAR DA MOBILIDADE HUMANA, 29(61), 33-48. PIRRONE, M. A. (2025). GUERRA AI MIGRANTI. NEOLIBERISMO E NEOSCHIAVITÙ NEL XXI SECOLO. PM EDIZIONI. PIRRONE, M. A. (2026). LE TANTE EPIFANIE DELLA RAZZA: L’EUGENICA NELL’AMERICA DI DONALD TRUMP E IL RAZZISMO COME RAPPORTO SOCIALE (POSTFAZIONE DI V. MATTEUCCI). MEDITER. RAINERI, A. (1982). FENOMENOLOGIA E LOGICA DEL CAPITALE. RIFLESSIONI SULL’IMPIANTO INIZIALE DEL CAPITALE. IN AA.VV., IL CAMALEONTE E L’ISCRIZIONE (PP. 84–143). ILA PALMA. SELLNER, M. (2025). REMIGRAZIONE. UNA PROPOSTA. PASSAGGIO AL BOSCO. WALLERSTEIN, I. (1992). UNIVERSALISMO CONTRO RAZZISMO E SESSISMO: LE TENSIONI IDEOLOGICHE DEL CAPITALISMO. IN E. BALIBAR & I. WALLERSTEIN, RAZZA NAZIONE CLASSE. LE IDENTITÀ AMBIGUE (P. 45). EDIZIONI ASSOCIATE.   MARCO A. PIRRONE È RICERCATORE DI SOCIOLOGIA PRESSO IL DIPARTIMENTO “CULTURE E SOCIETÀ” DELL’UNIVERSITÀ DI PALERMO Redazione Italia
September 8, 2026
Pressenza
Dal mondo del lavoro, la lotta contro la remigrazione e contro il razzismo!
Se i lavoratori stranieri si fermano l’economia italiana ha una forte battuta di arresto! USB per la costruzione di una campagna di sindacalizzazione conflittuale dei lavoratori migranti. Il 24 settembre assemblea nazionale online. La proposta della “Remigrazione” si sta dimostrando sempre più un’arma propagandistica in mano alla destra più becera, […] L'articolo Dal mondo del lavoro, la lotta contro la remigrazione e contro il razzismo! su Contropiano.
September 8, 2026
Contropiano
L’estrema destra si batte cambiando il sistema economico
Nessuno potrà dire che non li aveva visti arrivare. Perché AfD in Germania è ormai da anni che cresce. E negli ultimi questa crescita si è tradotta in alcuni casi in veri e propri balzi elettorali. Come successo nella Sassonia-Anhalt. Un’alta partecipazione elettorale, il 778%, circa venti punti superiore alla […] L'articolo L’estrema destra si batte cambiando il sistema economico su Contropiano.
September 8, 2026
Contropiano
Porto Vecchio, ICS: «Stop ai trasferimenti e procedure irregolari hanno riportato le persone in strada»
Il piccolo sgombero effettuato nell’area del Porto Vecchio il 3 settembre 2026 è conseguenza della decisione irrazionale di sospendere, dalla fine di giugno, tutti i trasferimenti periodici da Trieste verso il resto del territorio nazionale che avevano caratterizzato l’ultimo biennio: circa 60 persone a settimana, in media, nel corso dell’ultima annualità. Parallelamente, sono state lasciate in strada le persone in attesa della registrazione della domanda di asilo presso la Questura, con tempi di attesa che hanno superato anche i due mesi, mentre quasi tutti i richiedenti asilo sono stati sottoposti alla procedura accelerata di frontiera. Questa strategia era probabilmente fondata sull’idea che, applicando procedure sommarie e velocissime di esame delle domande di asilo e confidando nell’impossibilità per le persone ricorrenti di impugnare i provvedimenti di rigetto entro i brevissimi termini previsti dalle nuove normative (5 giorni), si sarebbe prodotto una sorta di eliminazione dell’utenza. Dopo essere passate rapidamente attraverso un sistema di confinamento presso l’ex caserma di Fernetti, le persone la cui domanda veniva respinta sarebbero tornate in strada, ma senza più alcun diritto di soggiornare in Italia, finendo così per disperdersi. Eppure, l’applicazione della procedura accelerata di frontiera è possibile, secondo il diritto dell’Ue, solo in caso di domande di asilo presentate alla frontiera esterna, tra cui gli sbarchi, e non a una frontiera interna come quella italo-slovena. Si è così prodotto, alla vigilia della stagione autunnale e delle problematiche che essa inevitabilmente porrà, l’ennesimo corto circuito derivante dal mancato rispetto delle normative e dalla caparbia volontà di non strutturare un sistema di protezione capace di riconoscere l’esistenza della realtà degli arrivi di persone rifugiate lungo la rotta balcanica. Il (non) sistema istituzionale di gestione delle domande di asilo e della prima accoglienza rimane dunque sempre a zero: genera enormi disagi sociali, aumenta l’insicurezza sul territorio e dissipa risorse pubbliche. È inderogabile riprendere un regolare sistema di trasferimenti da Trieste verso tutto il territorio italiano e attuare con rigore, senza forzature e nel rispetto dei diritti fondamentali delle persone, le normative vigenti. Redazione Friuli Venezia Giulia
September 5, 2026
Pressenza
3 settembre 2026: da Scoccimarro propositi inaccettabili sulle persone migranti
Le dichiarazioni di Scoccimarro, assessore regionale alla Difesa dell’ambiente, a proposito delle persone migranti che avevano trovato un tetto precario in Porto vecchio, sono inaccettabili e testimoniano di una cultura politica che pensavamo fosse stata sepolta per sempre. Secondo l’esponente di FdI, Porto vecchio “era diventato un mini club vacanze con i clandestini che facevano tuffi in quella improvvisata piscina, griglie, prendevano il sole e praticavano arti marziali…” Ci interessa poco come continui l’esponente politico, ma la sua indifferenza al dolore e a vite costrette ai margini sarebbe aberrante per qualsiasi ideologia, se non per quelle ispirate al razzismo e alla sopraffazione come mezzi per regolare le faccende umane. Nelle sue parole leggiamo irrisione e parodia, che squalificano l’importante carica rivestita da Scoccimarro. Rifondazione Comunista continua a sostenere che il tema delle persone migranti e transitanti dovrebbe essere affrontato con ben altra umanità e visione politica: un dormitorio adeguato con servizi igienici funzionanti e assistenza non sarebbe niente di utopistico ma di facilmente, doverosamente realizzabile. Ma con questa classe politica per ora al governo di città e regione c’è proprio poco da fare. Se non avesse ancora fatto le vacanze, potrebbe andare l’assessore a far tuffi e grigliate in riva a quella “piscina”, a dormire e poi a fare i bisogni nelle aree attorno, rovine a cinque stelle. C’è tutta una classe politica da “riqualificare”, non solo Porto vecchio…   Gianluca Paciucci PRC-Federazione di Trieste Rifondazione Comunista - Sinistra Europea
September 5, 2026
Pressenza
La Humanity 2 bloccata a Lampedusa mentre aumenta il tasso di mortalità nel Mediterraneo
Il governo più longevo di sempre ha diecimila morti sulla coscienza: mentre il governo Meloni festeggia il calo degli sbarchi sulle coste italiane, il 2026 si conferma l’anno più letale nel Mediterraneo centrale da quando esiste una documentazione sistematica. La nuova barca a vela di SOS Humanity è stata fermata a Lampedusa dopo il suo primo soccorso; Mediterranea Saving Humans denuncia un aumento del 150% del tasso di mortalità lungo la rotta Il 30 agosto 2026 la Humanity 2, la nuova imbarcazione a vela di SOS Humanity, è stata sottoposta a un fermo provvisorio dalle autorità italiane nel porto di Lampedusa. Era rientrata dalla sua prima missione: nei due giorni precedenti l’equipaggio aveva tratto in salvo 71 persone in pericolo nel Mediterraneo centrale. Pochi giorni dopo, il 4 settembre, Mediterranea Saving Humans ha diffuso un comunicato che colloca quel fermo dentro un quadro più ampio, quello di una frontiera che si sposta sempre più lontano e di una rotta che diventa sempre più mortale. La riduzione degli arrivi celebrata dal governo, nella realtà, non racconta la diminuzione delle partenze, ma l’aumento delle morti e degli ostacoli a chi prova a salvare vite in mare. Ph: SOS Humanity Ph: Leon Salner, SOS Humanity IL FERMO DELLA HUMANITY 2 Il primo soccorso è avvenuto il 28 agosto, quando l’equipaggio ha avvistato in acque internazionali al largo della Libia una piccola imbarcazione in vetroresina non idonea alla navigazione, con dodici persone a bordo. Nella notte, mentre navigava verso nord, la Humanity 2 è stata avvicinata da una seconda imbarcazione sovraffollata in difficoltà: in una situazione di pericolo, 59 persone sono state spinte a bordo della barca a vela da soggetti sconosciuti, che hanno poi abbandonato la scena, con alcune persone rimaste ferite durante l’imbarco. Sulla barca di 24 metri l’equipaggio si è trovato a gestire una situazione caotica, informando le autorità competenti non appena l’emergenza è stata messa sotto controllo. All’arrivo nel porto assegnato di Lampedusa, le autorità italiane hanno emesso il provvedimento di fermo per la presunta mancata “comunicazione immediata dell’operazione di soccorso al Centro di coordinamento del soccorso marittimo competente”. Un’accusa infondata che l’organizzazione respinge in pieno: «Le accuse mosse sono scandalose, poiché la Humanity 2 ha agito in ogni momento nel rispetto del diritto internazionale», ha affermato Marie Michel, esperta di politiche di SOS Humanity. «L’equipaggio ha informato le autorità competenti non appena si è assicurato che fosse stato prestato il primo soccorso immediato ai sopravvissuti e che non ci fossero più persone in acqua. Il fermo della Humanity 2 con queste motivazioni assurde dopo la sua primissima missione è un ulteriore segno del tentativo delle autorità italiane di soffocare ogni sforzo di soccorso da parte della società civile». Per il membro dell’equipaggio Ikram Jarmouni il blocco è «una mossa politicamente motivata volta a ostacolare le operazioni di ricerca e soccorso». E ha un costo diretto, misurabile in vite: «Durante la stessa missione sono state prese a bordo 71 persone in pericolo e sono stati avvistati tre cadaveri che galleggiavano in acqua. […] Queste morti sono il risultato diretto della scelta dei governi europei di impedire a tutti i costi alle persone di raggiungere le coste europee, invece di creare percorsi sicuri. Ogni ora in cui questa nave rimane trattenuta sulla base di accuse illegittime è un’ora in cui non è là fuori in mare, ed è esattamente questo l’obiettivo di questo fermo». SOS Humanity ha annunciato di essere pronta a impugnare la decisione, del resto i tribunali italiani, basandosi sul rispetto delle normative internazionali, stanno costantemente dando ragione alle ONG del soccorso civile. «Non accetteremo che l’Unione Europea e i suoi Stati membri lascino morire delle persone e si sottraggano alla responsabilità che il diritto internazionale attribuisce loro di salvare vite umane in mare», ha sottolineato Marie Michel. «Continueremo a garantire che i diritti umani di tutti siano tutelati senza eccezioni: nelle aule di tribunale, nei parlamenti e nelle piazze». UN ANNO DI MORTI IN AUMENTO Dal 14 agosto diverse organizzazioni di ricerca e soccorso hanno rinvenuto complessivamente 30 salme nel corso delle loro operazioni nel Mediterraneo centrale. Il 2026 si è rivelato l’anno più letale nel Mediterraneo centrale secondo i dati di OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni): in media, ogni sei ore una persona muore lungo questa rotta. Il fermo della Humanity 2, inoltre, segue quello di otto navi di soccorso dell’alleanza Justice Fleet bloccate dalle autorità italiane nel solo 2026, un accanimento che aggrava ulteriormente la carenza di capacità di soccorso in mare. Il “governo più longevo di sempre”, come ama definirlo la Presidente del Consiglio Meloni, è nella sostanza dei fatti il più mortifero con oltre 10.000 vite perse – fonte OIM – nel Mediterraneo dall’inizio della legislatura. È su questo scenario di repressione e necropolitica che si inserisce la risposta di Mediterranea al governo Meloni. Tra gennaio e agosto 2026, denuncia l’organizzazione, il tasso di mortalità lungo la rotta del Mediterraneo centrale è aumentato del 150% rispetto allo stesso periodo del 2025. Mentre l’esecutivo si vanta di aver “diminuito gli sbarchi in Italia dell’80%“, crescono i rischi per chi tenta la traversata e continuano i respingimenti verso la Libia: solo nel 2025, oltre 27.000 persone sono state intercettate in mare dalle milizie libiche e riportate indietro, verso un Paese che non può essere considerato un porto sicuro. «Il Governo non ha sconfitto le partenze, ha semplicemente spostato più lontano il confine. E quando il confine si sposta, aumentano le distanze, i rischi e le possibilità che una persona muoia senza che nessuno la veda», ha dichiarato Laura Marmorale, presidente di Mediterranea Saving Humans. «Esultare per la diminuzione degli sbarchi significa ignorare deliberatamente ciò che accade prima: le persone che vengono fermate, riportate in Libia, deportate in condizioni terribili o che perdono la vita durante la traversata». Negli ultimi cinque anni la stima è sotto gli occhi di tutti: oltre 10.000 donne, uomini e bambini hanno perso la vita nel Mediterraneo. E’ una strage che prosegue mentre l’Europa investe sempre di più nel controllo delle frontiere esterne e nella collaborazione con Paesi che non garantiscono la tutela dei diritti fondamentali. Il punto riguarda la natura stessa del soccorso. «Vorremmo ricordare al Governo una cosa elementare: il soccorso in mare non è una concessione politica, è un obbligo. E chi viene salvato deve poter sbarcare in un porto sicuro», ha proseguito Marmorale. «Non si può trasformare il numero degli sbarchi in un indicatore di successo se il prezzo di quel risultato è un aumento delle morti e delle persone abbandonate lungo una delle rotte migratorie più letali del mondo». Le due organizzazioni convergono sulla stessa richiesta: canali legali e sicuri d’ingresso, un sistema europeo di ricerca e soccorso adeguato, una politica che metta al centro la vita delle persone. «Se davvero vogliamo mettere fine all’infinita strage nel Mediterraneo, dobbiamo smettere di rendere sempre più difficile e pericoloso l’accesso all’Europa», ha infine concluso Laura Marmorale. «È questo il “successo” che vorremmo poter celebrare: non meno persone che arrivano perché più persone vengono fermate o muoiono, ma meno morti perché nessuno è più costretto a rischiare la vita per cercare sicurezza e futuro». Nel frattempo, la Humanity 2 resta ferma nel porto di Lampedusa. E ogni ora di fermo, come ricorda l’equipaggio, è un’ora in meno passata in mare a cercare chi rischia di non essere visto da nessuno. Melting Pot Europa
September 5, 2026
Pressenza
La crisi di Ceuta sta ancora destabilizzando la politica spagnola
La crisi umanitaria di Ceuta sembra tenere ancora sotto scacco il governo spagnolo. A poco più di un mese da quando decine di migliaia di persone provenienti dal Marocco e dall’Africa Subsahariana hanno varcato le frontiere spagnole e sono entrate nell’exclave spagnola in Nord Africa, l’equilibrio politico a Madrid non si è ancora ristabilito e ancora una volta a trovarsi sulla graticola è il premier spagnolo Pedro Sanchez. Tra le manifestazioni di protesta che nei giorni scorsi hanno riempito le piazze, crisi umanitaria non ancora risolta, ronde nella città-fortezza in territorio marocchino e il tentativo di non deteriorare oltremodo i rapporti con il governo marocchino, Sanchez sta camminando su un filo sottile e deteriorato che rischia di spezzarsi.  La situazione a Ceuta resta in stato di grave emergenza: secondo le denunce avanzate dalle organizzazioni non governative, tra le quali spicca No Name Kitchen, l’equilibrio, già precario prima degli arrivi di massa, continua ad essere fortemente precario.Il Centro di Permanenza Temporanea per Migranti (CETI) di Ceuta fin da subito è stato insufficiente a coprire il numero di persone che necessitava accoglienza e ha rapidamente superato il limite di sovraffollamento. Dopo vari giorni dai primi arrivi, il governo spagnolo ha aperto altri due spazi per offrire trattamenti d’accoglienza e provare a liberare gli spazi della spiaggia del Trampolín, che per giorni ha ospitato migliaia di persone in attesa di una minima risposta istituzionale. Tutto questo evidentemente non basta. Le organizzazioni attive sul territorio denunciano gravi ritardi nei processi di identificazione delle persone minori non accompagnate da parte degli enti governativi predisposti. Elemento che non solo complica una situazione già drammatica, ma mette migliaia di minori di fronte al rischio di deportazione verso il Marocco. A questo si aggiunge la tensione causata dalle operazioni violente di alcuni cittadini dell’exclave contro le persone migranti. Sono stati numerosi gli episodi nei quali centinaia di persone si sono organizzate per impedire il passaggio dei veicoli della Croce Rossa impegnati nella distribuzione di acqua e generi alimentari; altri, invece, si sono addentrati e hanno preso d’assalto gli accampamenti provvisori, dando fuoco ai pochi effetti personali delle persone migranti. In una Ceuta ormai militarizzata, non sono mancati episodi di violenza di genere: secondo le stime, sono almeno quattordici le donne, delle quali dodici marocchine, che hanno subito violenza. Al momento quattro aggressori sarebbero stati identificati. Nella giornata di mercoledì 2 settembre, migliaia di cittadini in tutto il paese sono scesi in piazza per protestare contro la situazione a Ceuta. Le manifestazioni, che hanno visto la partecipazione anche di alcuni esponenti dei partiti all’opposizione, come Alberto Núñez Feijóo del Partito Popolare e Santiago Abascal di VOX, e di varie organizzazioni dell’estrema destra neofranchista come Nucleo Nacional, si sono concentrate contro l’operato del governo e contro Pedro Sanchez. Si sono verificati, inoltre, vari episodi di violenza contro emittenti televisive e giornalisti presenti sul posto per raccontare le proteste. Simultaneamente, sono state organizzate varie contro-manifestazioni dai collettivi antifascisti e antirazzisti nelle principali città spagnole. 1 di 6 Le manifestazioni che si sono tenute mercoledì 2 settembre contro il governo spagnolo e il presidente Pedro Sánchez, in protesta contro la gestione della crisi di Ceuta A sinistra: Il leader del Partito Popolare Alberto Núñez Feijóo Davanti a un caos sociale e mediatico evidente, il governo spagnolo sembra continuare ad annaspare. Nella prima seduta del Congresso dei Deputati di settembre, Pedro Sanchez ha ripetuto la linea politica delle scorse settimane. In relazione al paese vicino, il premier ha affermato come non ci siano «prove» riguardo la responsabilità marocchina dietro all’arrivo delle persone migranti. Ha sottolineato, quindi, la necessità di mantenere una relazione di «buon vicinato», nonostante «sia evidente che la cooperazione debba essere differente». Sanchez, inoltre, ha affermato che nei prossimi giorni saranno pubblicati i rapporti della polizia prodotti tra il primo luglio e il primo agosto. In merito alle dichiarazioni di alcuni ministri marocchini, che negli scorsi giorni hanno rivendicato l’appartenenza di Ceuta e Melilla al Marocco, il premier ha affermato: «Per secoli, queste due città sono state spagnole. […] E vi assicuro che il governo spagnolo manterrà questo status fino alla fine dei tempi». Se la destra ha colto l’occasione per minacciare Sanchez e il ministro degli Interni Fernando Grande-Marlaska di ricorrere alle vie legali per la gestione della crisi a Ceuta, anche i partiti di sinistra nell’arco parlamentare hanno puntato il dito contro l’esecutivo, in particolar modo per le relazioni opache con Rabat. Esquerra Republicana (ERC), EH Bildu e Podemos condividono la teoria della responsabilità diretta del Marocco, di Israele e degli Stati Uniti sulla questione. Dai banchi del parlamento, accusano inoltre il governo di aver abbandonato la questione saharawi e di «aver barattato i diritti di un popolo, per una presunta tranquillità diplomatica», come affermato dal portavoce di ERC Gabriel Rufián. Sanchez si trova ancora una volta sul filo del rasoio. Mentre si inizia a intravedere la fine della legislatura e l’inizio della campagna elettorale, il governo spagnolo sembra definitivamente con le spalle al muro, schiacciato da una destra mediaticamente sempre più forte e da una sinistra che punta già alle prossime elezioni. Intanto, lontano dalla politica istituzionale, mentre Ceuta vive un momento drammatico, più di 80 migranti sono morti in un naufragio al largo delle isole Canarie: la crisi umanitaria continua a mietere vittime. The post La crisi di Ceuta sta ancora destabilizzando la politica spagnola appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 4, 2026
L'INDIPENDENTE
Sottocosto
di   Mauro Armanino Dai poveri e migranti al lavoro precario, dai sogni al futuro: nella società del mercato tutto può essere svalutato. Persino le parole, quando smettono di raccontare …
September 4, 2026
Osservatorio Repressione
Italia, laboratorio della guerra ai migranti
Foto YaBasta RestiamoUmani -------------------------------------------------------------------------------- Pubblichiamo un estratto di uno dei capitoli aggiornati del libro Nel laboratorio della guerra. Archeologia del presente, racconti antropologici, strategie planetarie, di prossima pubblicazione. . Nel 1998 la legge 40 “Turco-Napolitano” istituisce i Centri di Permanenza Temporanea che assumono la realtà di centri di detenzione per chiunque giunga in Italia da “irregolare” e diventano il modello di reclusione adottato da molti paesi europei. Nel 2002 la legge “Bossi-Fini” istituisce i Centri di Identificazione, legalizza la detenzione di migranti e richiedenti asilo violando la Convenzione ONU sui rifugiati e sancisce l’espulsione con accompagnamento alla frontiera, l’ottenimento del permesso di soggiorno legato ad un lavoro effettivo, l’uso delle impronte digitali e l’uso delle navi della marina militare per contrastare “l’immigrazione clandestina”. L’edificazione dei CIE e la definitiva criminalizzazione degli stranieri opera la separazione tra migranti “buoni” e “cattivi”, regolari e irregolari, possibili cittadini e criminali, – separazione che si riproduce all’interno dello stato tra cittadini con pieni diritti e marginali, pericolosi, anormali. Dopo il 2005, vengono adottati i Common Basic Principles redatti dal Consiglio Europeo, nella forma del Documento programmatico relativo alla politica dell’immigrazione, con cui si statuisce il principio della cosiddetta Civicintegration… In Italia il testo prodotto dal governo parla di adeguamento alle regole e riconoscimento dei valori della comunità di arrivo e la civicintegration conosce una più intensa torsione culturalista e autoritaria. Nel 2007 la Carta dei Valori della cittadinanza e dell’integrazione è il provvedimento del Ministro degli interni Amato per fronteggiare il rischio del “terrorismo islamico” attraverso la “soglia di tolleranza e sicurezza”. Prevede di assimilare ad un sistema di valori le diversità percepite come conflittive. L’adesione ai valori è misurata attraverso un vero e proprio muslimtest. Nel 2009 il “pacchetto sicurezza” (Legge 94) del ministro dell’interno Maroni attua la trasformazione dello straniero da soggetto di diritto a individuo condizionato e garantito dal permesso di lavoro. La prima selezione di “indesiderabili” avviene nei paesi di partenza e non di sbarco, mentre la selezione dei residenti potenzialmente pericolosi comprenderà in maniera informale attivisti, reti di movimento, studenti e giovani nelle strade e fuori dai locali della movida. Nel 2010 il Patto per l’integrazione nella sicurezza introduce misure obbliganti sulle condotte e sulla correzione degli stili di vita “stranieri”, giustificate dalla “salvaguardia dell’italianità” e dalla “rinnovata capacità di governo del fenomeno migratorio” attraverso il controllo rafforzato dei confini e la creazione selettiva e meritevole di cittadini docili e produttivi. Queste misure sono: educazione e apprendimento della lingua e dei valori, ottenimento di un lavoro sul mercato interno ed esterno, alloggio e accesso ai servizi essenziali e attenzione ai minori… … Nel 2015, l’Agenda europea sulle migrazioni prevedeva il rimpatrio e la cooperazione nella “gestione dei flussi” con i paesi terzi strategici, di transito e origine dei flussi (Grecia, Turchia e Niger, Nigeria, Mali, Etiopia, Sudan, Libia); il rafforzamento di Frontex e la “gestione condivisa” della guardia costiera con i paesi di transito; l’istituzione di hotspot «per controllare gli abusi dovuti ai processi di asylumshopping», in realtà per attuare l’espulsione nei paesi d’origine e transito; il “rafforzamento dei canali per la migrazione legale qualificata”. Seguendo il rifiuto di accoglienza dei del “gruppo di Vysegrad”, il governo italiano proponeva il Migration compact che prevedeva il rafforzamento dell’accordo UE-Turchia, l’esternalizzazione della frontiera mediterranea in base allo slogan “aiutiamoli a casa loro” in Niger, Nigeria, Senegal, Mali, Etiopia e un piano di investimenti pubblico-privati che subordina i finanziamenti alla cooperazione alle “politiche di impedimento” delle partenze e di riammissione per coloro che tentano di entrare nel territorio europeo… Il Memorandum di intesa dello Stato italiano con la Libia del 2017 siglato con Al Sarraj e l’accordo Italia-Niger per bloccare la rotta transhariana a cui si aggiunge la chiusura delle frontiere a Ventimiglia e al Brennero hanno sancito le politiche di respingimento. La legge Minniti-Orlando del 2017 combinava le regole di ingresso dei migranti “forzati” con il “decoro urbano”, che ha introdotto severe limitazioni alla libertà di movimento e ha rafforzato il potere di ordinanza dei sindaci tramite cui sono stati sgomberati edifici e spazi considerati abusivi. Il provvedimento ha introdotto un DASPO urbano, per il quale vengono allontanate dal territorio persone che mettono in atto “condotte che impediscono la fruizione di infrastrutture ferroviarie, aeroportuali, marittime e di trasporto pubblico”… … Nel 2018 diventa legge il “Decreto Salvini” su sicurezza e immigrazione che sotto la rubrica “Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica” limita lo status di protezione internazionale in conseguenza dell’accertamento di gravi reati con norme idonee a scongiurare il ricorso strumentale alla domanda di protezione; limita il rilascio dei permessi di soggiorno a casi speciali rendendoli temporanei e consente il rifiuto del permesso laddove esistono convenzioni con altri paesi quando lo straniero non soddisfa le condizioni di soggiorno applicabili in uno degli stati contraenti; istituisce presso i tribunali la sezione specializzata in materia di immigrazione per la trattazione della controversie in materia di rifiuto di rilascio, diniego di rinnovo e di revoca del permesso di soggiorno; prolunga la durata del trattenimento nei Centri di permanenza per il rimpatrio da 90 a180 giorni; adotta misure per la tempestiva esecuzione dei lavori per la costruzione, il completamento, l’adeguamento e la ristrutturazione dei CPT, con spese a carico delle amministrazioni locali; sostituisce il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) con il sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati, perché i richiedenti asilo non saranno più ammessi alle pratiche di formazione e inserimento socio-lavorativo; estende il DASPO urbano ai luoghi in cui si svolgono manifestazioni sportive e in specifiche aree urbane e prevede sanzioni per chi blocca una strada ordinaria o ferrata o comunque ostruisce o ingombra una strada. I comuni possono inoltre deliberare di assegnare in dotazione l’arma comune ad impulsi elettrici (taser). Il decreto dispone la pena della reclusione fino a quattro anni congiuntamente alla multa da 206 euro a 2.064 euro, nei confronti dei promotori e organizzatori dell’“invasione” di immobili. Dal 2020 i “decreti sicurezza” si susseguono, trasferendo nella penalità la sicurezza collettiva con l’introduzione di reati per la “sicurezza urbana”, la “gestione dell’immigrazione” e nuovi reati: occupazione arbitraria di immobili, detenzione di materiale con finalità di terrorismo, impedimento alla libera circolazione su strade e ferrovie (contro i blocchi stradali nelle manifestazioni di protesta non violenta), aggravante per il danneggiamento di beni, deturpamento e imbrattamento di beni pubblici, resistenza e violenza a pubblico ufficiale, “rivolta” nei penitenziari e nei centri di detenzione per migranti, tutele rafforzate per le forze dell’ordine; estensione del potere di arresto in flagranza differita, reati commessi nelle stazioni, bus e metropolitane, divieto di accattonaggio, DASPO urbano, divieto di vendita di “cannabis light”, nuove restrizioni per l’acquisto di Simcard, detenzione di donne incinte e con figli piccoli nei penitenziari invece che in strutture a custodia attenuata. Il provvedimento rende permanenti le tutele per gli agenti dei servizi segreti che possono compiere determinati reati se autorizzati dal capo di governo, come partecipazione ad associazioni sovversive e direzione di organizzazioni eversive… …Nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023 il caicco ‘Summer Love’ partito dalla Turchia con 150-200 persone all’alba, naufragava davanti alla spiaggia di Steccato di Cutro, nel Crotonese. Durante la notte un aereo di Frontex aveva segnalato l’imbarcazione alle ore 4 ma solo alle 6,50 la guardia costiera aveva salvato due naufraghi. Un’annotazione sul giornale delle operazioni del 25 febbraio dell’ufficiale di turno della Guardia di Finanza «…smentiva clamorosamente la versione dei fatti sostenuta con forza da tutti gli esponenti di governo: da tale documento – contrariamente a quanto sostenuto sin dalle prime ore dal ministro Piantedosi – si evinceva che il velivolo Frontex aveva segnalato subito la presenza di numerose persone a bordo, tanto che l’ufficiale – compresa la situazione, aveva annotato immediatamente che il natante portava migranti. Tale situazione, benché conosciuta anche dalla Guardia Costiera, rimase senza conseguenze: nessuno avviò il soccorso e si decise di aspettare che l’imbarcazione arrivasse nelle acque territoriali senza avviare né alcuna ricerca né alcun soccorso…».1 Secondo l’ammiraglio Vittorio Alessandro il soccorso immediato venne impedito da un “filtro interposto” all’azione di salvataggio da «…una direttiva emessa dal ministro Salvini che intimava a rispettare vecchie norme, introdotte nel 2005 ma rimaste inattuate fino al 2018 perché in contrasto con le normative internazionali: tali regole davano priorità alle operazioni di polizia rispetto alle esigenze di salvataggio.».2 A Novembre 2023 viene firmato dai governi italiano e albanese il protocollo che istituisce due Centri di detenzione per le persone migranti a a Shengjin e Gjader, diventati operativi ad ottobre 2024. Nel 2024 ci sono state due operazioni di trasferimento di richiedenti asilo e una nel 2025, senza che i provvedimenti siano stati convalidati dall’autorità giudiziaria che ha rinviato la questione alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Ad aprile 2025 c’è stato il primo trasferimento di stranieri detenuti presso Cpr italiani. Il 26 giugno altre 15 persone sono state trasferite nonostante i dubbi relativi alla legittimità della procedura sollevati dalla Corte di cassazione. Nella struttura ci sono stati numerosi “eventi critici”: atti di autolesionismo e tentativi di suicidio nelle due settimane successive al trasferimento. Il 12 giugno scorso è entrato in vigore il Patto UE su migrazione e asilo che prevede lo screening obbligatorio alle frontiere esterne, procedure di frontiera accelerate e con minore permanenza sul territorio, un meccanismo permanente di “solidarietà” tra stati che possono scegliere tra ricollocamento, contributo finanziario o supporto operativo e l’istituzione di una banca dati biometrica integrata: oltre alle impronte, sono inclusi immagini del volto, dati anagrafici e segnalazioni di sicurezza, con un’età minima di registrazione abbassata. Il decreto introduce un fermo amministrativo fino a 72 ore. Rimane intatto il principio cardine di Dublino III, la competenza in via primaria allo stato di primo ingresso.3 In pratica viene introdotta la detenzione di fatto, anche per i minori; la possibilità per gli stati di assolvere l’obbligo di solidarietà con un contributo economico; l’uso della lista dei paesi di origine sicuri e il nuovo regolamento per i rimpatri con detenzione prolungata nei return hub in paesi terzi.4 Il 30 luglio 2026 migliaia di persone migranti a nuoto e a piedi attraversano la frontiera marocchina dell’exclave spagnola di Ceuta. Probabilmente con una serie di post sulle piattaforme social annunciavano che il confine con la Spagna era aperto. Probabilmente lo stesso governo marocchino ha spinto la notizia per ritorsione contro gli accordi energetici tra Spagna e Algeria, principale rivale regionale del Marocco. Inoltre il Marocco da decenni rivendica il territorio non autonomo dei sahrawi, appoggiati dall’Algeria che sostiene il Fronte Polisario. «Nel 2021, Spagna e Marocco avevano già vissuto un’altra crisi diplomatica. In un contesto segnato dagli Accordi di Abramo promossi dalla Casa bianca, il Marocco aveva riconosciuto Israele e, in cambio, Trump aveva proclamato la sovranità marocchina sul Sahara Occidentale, ex provincia spagnola considerata dall’Onu un territorio in attesa di decolonizzazione, ora in gran parte sotto il controllo di Rabat.».5 Nelle prime ore della “crisi di Ceuta”, «…l’esecutivo europeo aveva sostenuto che non vi fossero elementi per parlare di un’emergenza migratoria a livello dell’Unione, aveva ribadito il sostegno alla Spagna nella gestione della pressione migratoria e ricordato che il ripristino dei controlli alle frontiere interne resta disciplinato dal Codice frontiere Schengen, che per Ceuta prevede un regime specifico in quanto frontiera esterna dell’Ue…».6 Il 31 luglio l’Italia reintroduce i controlli alle frontiere aerea e marittima con la Spagna, sospendendo Schengen. Dopo aver chiesto al governo italiano il ripristino del normale regime, la Spagna ripristina i controlli alle frontiere per gli italiani con controlli a campione. Dal 17 agosto 2026 Germania, Svizzera, Austria, Finlandia, Svezia si preparano a rimandare in Italia i “dublinanti”, sbarcati in Italia e poi passati negli altri Paesi europei, in base alle nuove regole del Patto per immigrazione e asilo in vigore dal 12 giugno. La guerra alle persone migranti, considerate merce umana da spedire prima della scadenza, continua. -------------------------------------------------------------------------------- 1 Naufragio di Cutro, “Wikipedia”, https://it.wikipedia.org/wiki/Naufragio_di_Cutro, link attivo al 21/08/2026 2 Cit. id. 3 Cfr. “Legal Blog”, Il Patto UE su migrazione e asilo in vigore dal 12 giugno: cosa cambia davvero, https://legal-blog/patto-ue-migrazione-asilo-2026, link attivo al 21/08/2026 4 Cfr. id. 5 Alberto Negri, Una storia di disperazione e di spie, “Il manifesto” 4/08/2026 6 Andrea Valdambrini, Meloni detta la linea: in guerra anche se il nemico non c’è più, “Il manifesto”, 2/08/2026 -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Italia, laboratorio della guerra ai migranti proviene da Comune-info.
September 4, 2026
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