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Sicurezza di regime – di Gianni Giovannelli
Riflessioni sul decreto legge 24.2.2026 n. 23   Tirannide indistintamente appellare di debbe ogni qualunque governo in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle; o anche soltanto deluderle, con sicurezza d’impunità. Vittorio Alfieri (Della tirannide, Capitolo secondo)   Il Consiglio dei Ministri, riunito d’urgenza, ha approvato, già fra [...]
March 5, 2026
Effimera
Mauritania, centri di detenzione per migranti e frontiere esternalizzate
La Spagna è un paese di grandi contrasti. Può sembrare una formula a effetto, quasi da slogan, ma osservando l’attuale scenario politico appare sorprendentemente aderente alla realtà. Da un lato, Madrid è tra i governi europei che più apertamente si discostano dalle tendenze politiche destrorse di molti paesi dell’Unione, dalla denuncia del genocidio in Palestina, a molte politiche sociali applicate nella penisola. Dall’altro, sulla questione migratoria, mostra una linea dura e ambigua, che in molti definiscono persino schizofrenica. Secondo la Real Academia Española, il termine “carcere” indica un luogo destinato alla reclusione dei detenuti e dovrebbe riferirsi a strutture penitenziarie operative sul territorio nazionale. Eppure, seguendo un modello già sperimentato dall’Italia, negli ultimi mesi la Spagna ha contribuito all’apertura di due nuovi centri per il rimpatrio dei migranti fuori dai propri confini, in Mauritania. Le strutture, ufficialmente presentate come centri di accoglienza temporanea, sono oggetto di dure critiche da parte di giornalisti e organizzazioni per i diritti umani, che le descrivono come veri e propri luoghi di privazione della libertà personale. Dal 17 ottobre scorso sono infatti operativi due centri: uno nella capitale Nouakchott e l’altro a Nouadhibou, snodo strategico della rotta migratoria atlantica verso le Canarie. I progetti sono stati sviluppati dalla Fundación para la Internacionalización de las Administraciones Públicas (FIAP), organismo legato al Ministero degli Esteri spagnolo. Secondo la documentazione tecnica, le strutture dispongono rispettivamente di oltre cento e circa ottanta posti, includendo anche culle per neonati. > Le autorità spagnole hanno indicato come modello i Centri di Attenzione > Temporanea per Stranieri delle Canarie, ma con una differenza sostanziale: in > Mauritania la detenzione può riguardare anche minori e lattanti se trattenuti > insieme ai familiari, pratica non consentita dalla normativa spagnola. Le opere sono state finanziate con fondi statali spagnoli e con risorse del Fondo fiduciario di emergenza dell’Unione Europea, nell’ambito di un programma di cooperazione di polizia denominato Associazione Operativa Congiunta. Il costo complessivo supera il milione di euro. Le procedure di assegnazione degli appalti sono state contestate da inchieste giornalistiche, che parlano di affidamenti senza gara pubblica; la FIAP ha replicato sostenendo che le aggiudicazioni sono avvenute attraverso procedure pubbliche previste per i contratti all’estero. La nascita di questi centri si inserisce nella più ampia strategia di esternalizzazione delle frontiere europee: invece di gestire direttamente gli arrivi sul territorio dell’Unione, si rafforza il controllo migratorio nei Paesi di transito o di partenza. In questo quadro, l’Unione Europea e il governo spagnolo hanno intensificato la cooperazione con la Mauritania, considerata un Paese chiave per bloccare le partenze dei cayucos diretti verso le Canarie. Già nel 2024 quindici governi europei avevano chiesto alla Commissione di replicare modelli di detenzione esterna simili a quello promosso dall’Italia in Albania. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha partecipato a missioni ufficiali nel Paese insieme al premier spagnolo Pedro Sánchez, annunciando pacchetti di sostegno economico per centinaia di milioni di euro destinati alle autorità mauritane. Il presidente Mohamed Ould El Ghazouani guida un sistema politico definito da numerose ONG come autoritario, elemento che accresce le preoccupazioni sulle garanzie offerte ai migranti trattenuti. Parallelamente alla costruzione dei centri, la cooperazione in materia di sicurezza è aumentata sensibilmente: trasferimenti di mezzi, droni, veicoli fuoristrada, tecnologie di sorveglianza e scambio di intelligence. Sul terreno operano stabilmente decine di agenti spagnoli appartenenti alla Guardia Civil, alla Policía Nacional e ai servizi informativi. > Diverse fonti locali descrivono un incremento delle retate contro persone > migranti, con controlli basati sul profilo etnico, irruzioni nelle abitazioni > e arresti senza mandato. Le persone fermate verrebbero private di documenti e > telefoni, trattenute per giorni in condizioni precarie e successivamente > trasferite verso zone remote. Uno degli aspetti più controversi riguarda il destino finale dei fermati. Inchieste giornalistiche internazionali e rapporti di organizzazioni per i diritti umani documentano pratiche di abbandono nel deserto, in aree di confine con il Mali caratterizzate da forte insicurezza e dalla presenza di gruppi jihadisti legati ad Al-Qaida nel Sahel. Tra i soggetti colpiti figurano potenziali richiedenti asilo in fuga da conflitti e persecuzioni politiche nell’Africa occidentale. Agenzie internazionali come Human Rights Watch, l’UNHCR e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni risultano informate di queste pratiche secondo documenti interni citati dalle inchieste. La FIAP afferma che i centri servono anche a identificare vittime di tratta, minori non accompagnati e persone vulnerabili, e che la permanenza massima prevista sarebbe di 72 ore. > Tuttavia, non sono stati resi pubblici protocolli dettagliati sui meccanismi > di controllo, sulle garanzie legali né su eventuali sistemi indipendenti di > monitoraggio contro maltrattamenti e torture. Le autorità mauritane, > interpellate in più occasioni, non hanno fornito chiarimenti sul trattamento > dei detenuti né sulla gestione concreta delle strutture. Ulteriori ombre emergono sul fronte degli appalti. Tra le imprese coinvolte figurano società di consulenza e costruzione attive anche in altri progetti di controllo delle frontiere. È citata anche TRAGSA, gruppo pubblico spagnolo che opera in ambiti infrastrutturali e ambientali e che negli ultimi anni ha ricevuto incarichi legati alle barriere di Ceuta e Melilla. La sua natura giuridica limita l’accesso pubblico ai dettagli contrattuali, riducendo la trasparenza su costi e procedure. Un caso emblematico è quello dell’ex-commissario mauritano Abdel Fattah, responsabile dell’ufficio contro il traffico di migranti e la tratta. Doveva partecipare all’inaugurazione dei centri, ma è stato rimosso dall’incarico dopo rivelazioni su presunte tangenti ricevute da trafficanti in cambio di informazioni scorrette fornite alle autorità spagnole. In precedenza era stato decorato dal ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska. Il procedimento giudiziario nei suoi confronti non risulta concluso con una condanna. > Il quadro che emerge è quello di una frontiera europea sempre più > delocalizzata, dove cooperazione allo sviluppo e cooperazione di polizia si > intrecciano con obiettivi di contenimento migratorio. I governi coinvolti presentano queste politiche come necessarie per contrastare le reti di traffico e ridurre le morti in mare. I critici replicano che la strategia sposta semplicemente il confine più a sud, aumentando il rischio di violazioni dei diritti fondamentali lontano dallo sguardo dell’opinione pubblica europea. Per l’opinione pubblica italiana il tema non è distante: modelli simili di esternalizzazione sono già oggetto di accordi e dibattito politico anche a livello nazionale. La questione centrale resta aperta: fino a che punto è legittimo delegare a Paesi terzi, con standard giuridici e democratici più deboli, la gestione della detenzione e del rimpatrio dei migranti? La risposta a questa domanda definirà il futuro delle politiche migratorie europee e il loro rapporto con i diritti umani. La copertina è di Jurgen via Flickr SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Mauritania, centri di detenzione per migranti e frontiere esternalizzate proviene da DINAMOpress.
March 3, 2026
DINAMOpress
MIGRANTI: TERZO ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI CUTRO. IL MEDITERRANEO CENTRALE RESTA LA ROTTA MIGRATORIA PIU’ MORTALE AL MONDO
Terzo anniversario della Strage di Cutro. Nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, intorno alle 4.30, un’imbarcazione di legno, la “Summer Love”, è stata travolta dalle onde e distrutta a pochi metri dalla riva di Steccato di Cutro, in Calabria. A bordo c’erano 180 persone, imbarcatesi a Çeşme, in Turchia, il 22 febbraio. Il loro viaggio però era iniziato da più lontano: Afghanistan, Iran, Pakistan, Palestina, Siria e Somalia. Tre anni dopo, il Mediterraneo centrale resta la rotta migratoria più mortale al mondo. Nel 2025 lungo questa rotta, secondo i dati di OIM (Missing Migrants Project), hanno perso la vita almeno 1.330 persone, molte erano persone di minore età. Si pensa che le vittime siano molte di piu’ come testomoniano i morti che da diversi giorni vengono recuperati sulle coste di Calabria e Sicialia. La veglia sulla spiaggia di Steccato di Cutro alle 4 del mattino del 26 febbraio sarà l’appuntamento principale delle iniziative per commemorare il terzo anniversario del naufragio e rientra nelle manifestazioni della Rete 26 febbraio. Le considerazioni di Laura Marmorale presidente di Mediterranea ong che si occupa di soccorso in mare Ascolta o scarica 
February 25, 2026
Radio Onda d`Urto
MIGRANTI: RISARCIMENTO STATALE PER LA SEAWATCH 3, MENTRE CADE IL FERMO CONTRO LA SEAWATCH 5.
La premier Giorgia Meloni attacca frontalmente il tribunale di Palermo, che ha stabilito come la ong Sea Watch dovrà essere risarcita dallo Stato con 76mila euro per il fermo ‘illegittimo’ subito dalla nave capitanata da Carola Rackete nel 2019, la Sea Watch 3 e arrivata a Lampedusa superando il “blocco” disposto dall’allora ministro degli Interni, il leghista Salvini, con 42 migranti a bordo, mentre il Viminale voleva la loro deportazione nei lager libici. Non solo, oggi – giovedì 19 febbraio – su questo secondo schiaffo al governo: “Il provvedimento di fermo della Sea Watch 5 è stato revocato. Il tribunale di Catania ha sospeso il provvedimento di fermo di 15 giorni e la relativa multa. Presto torneremo nel Mediterraneo centrale”, dice l’Ong, facendo riferimento al fermo disposto un mese fa, con una modalità analoga ai fatti del 2019. Il provvedimento cautelare odierno è stato emesso nell’attesa del giudizio di merito con udienza fissata per il 2 marzo. L’intervista su Radio Onda d’Urto a Fulvio Vassallo Paleologo di Adif, Associazione Diritti e Frontiere. Ascolta o scarica
February 19, 2026
Radio Onda d`Urto
A Gradisca la presentazione del rapporto “Cpr d’Italia: istituzioni totali”
Dopo la presentazione al Senato della Repubblica, il rapporto “Cpr d’Italia: istituzioni totali” sarà presentato anche a Gradisca d’Isonzo martedì 24 febbraio 2026 alle ore 18, nella sede municipale di Palazzo Torriani (via Ciotti 49, II piano). Il rapporto è il risultato di un monitoraggio condotto tra settembre e dicembre 2025 da delegazioni di parlamentari italiane ed europee, insieme a esperte ed esperti indicati dal Tavolo Asilo e Immigrazione. Le visite hanno riguardato tutti i Centri di permanenza per il rimpatrio attivi in Italia: Bari, Brindisi, Caltanissetta, Gradisca d’Isonzo, Macomer, Milano, Palazzo San Gervasio, Roma, Torino e Trapani. Ne emerge un quadro documentato di gravi criticità: condizioni materiali inadeguate, compressione dei diritti fondamentali, carenze nell’assistenza sanitaria e legale, oltre a un impiego di risorse pubbliche giudicato inefficiente. Il rapporto definisce i CPR come “istituzioni totali”, strutture che per caratteristiche organizzative e regime interno producono isolamento, marginalizzazione e sofferenza, e che – secondo le autrici e gli autori – non risultano riformabili ma da superare, anche nell’interesse della sicurezza collettiva. ICS – Ufficio Rifugiati, Onlus Redazione Friuli Venezia Giulia
February 18, 2026
Pressenza
Storia di drone triste supervera
Per chi se la fosse persa questa storia di droni, laser e narcotrafficanti all’attacco di El Paso ha il sapore di una satira distopica., Riassunto. Un paio di giorni fa, a sorpresa, viene dichiarato chiuso lo spazio aereo fino diecimila metri sopra alla cittadina texana sul confine, dirimmpetto a Ciudad […] L'articolo Storia di drone triste supervera su Contropiano.
February 18, 2026
Contropiano