Un rapporto e un appello delle associazioni contro l’apertura di un CPR in Toscana
In programma l’11 giugno a Firenze un evento pubblico per discuterne, alla luce
del monitoraggio del Tavolo Asilo e Immigrazione sui Centri di Permanenza e
Rimpatrio in Italia realizzato nel 2025. Il dibattito è promosso da Arci
Toscana, Asgi Toscana, CGIL Toscana, COSPE, Florence Must Act, Iparticipate,
MEDU, Migrantes Toscana e OXFAM Italia, che hanno anche lanciato un appello
aperto alla sottoscrizione della società civile e della cittadinanza.
Firenze, 9 giugno 2026 – I Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR)
rappresentano spazi di sospensione dei diritti fondamentali delle persone
migranti, che si trovano a dover affrontare condizioni sistematiche di
isolamento, violenza, degrado materiale, sofferenza fisica e psichica. Inoltre,
la loro inefficienza nell’esecuzione degli ordini di rimpatrio, scopo a cui
sarebbero preposti, è clamorosamente evidente.
È quanto emerge dal secondo Rapporto di monitoraggio dei CPR del Tavolo Asilo e
Immigrazione, realizzato nel corso del 2025, che sarà presentato l’11 giugno a
Firenze nel corso dell’incontro promosso da Arci Toscana, Asgi Toscana, CGIL
Toscana, COSPE, Florence Must Act, Iparticipate, MEDU, Migrantes Toscana e OXFAM
Italia.
Un dossier che restituisce la fotografia di un sistema strutturalmente
incompatibile con i principi dello Stato di diritto e totalmente disfunzionale.
Per questo motivo le associazioni promotrici hanno deciso di rilanciare, in
concomitanza con la presentazione del report, un appello alla Regione Toscana
perché assuma una netta presa di posizione contro l’apertura di un CPR sul
territorio regionale, ipotizzato dal Governo. Un appello che ha già raccolto
numerose adesioni e che sarà aperto alla sottoscrizione di tutta la società
civile toscana e di tutti i cittadini e le cittadine.
“Non è un caso che questo rapporto venga presentato a Firenze proprio in questo
periodo – sottolineano le organizzazioni promotrici – quando si sono riaccese le
polemiche circa la volontà del governo di realizzare un CPR a Pallerone, nei
pressi di Aulla Lunigiana, così come dichiarato dal Ministro dell’Interno
Piantedosi in più occasioni. Vogliamo ribadire con forza che la società civile è
assolutamente contraria sia alla realizzazione di un CPR nel territorio toscano,
che al mantenimento delle dieci strutture attualmente aperte sul territorio
nazionale. I contenuti del rapporto del Tavolo Asilo e Immigrazione non lasciano
dubbi circa la necessità di chiudere quanto prima l’esperienza della detenzione
amministrativa – che avviene, cioè, in assenza di reato – nel nostro Paese”.
Il programma dell’incontro di giovedì 11 GIUGNO a Firenze
L’incontro di giovedì 11, ad ingresso libero, si terrà dalle ore 17.30 presso la
sede Arci di piazza dei Ciompi 11 a Firenze, e vedrà la partecipazione di membri
delle delegazioni del Tavolo Asilo e Immigrazione che hanno effettuato gli
accessi ai CPR sul territorio nazionale, di associazioni del territorio
impegnate contro l’aperura di un CPR nella nostra regione e di esponenti delle
istituzioni nazionali e locali, come la Deputata del Partito Democratico Rachele
Scarpa e l’Assessora Regionale, Alessandra Nardini.
La denuncia nel report del Tavolo Asilo e Immigrazione
La fotografia restituita nel dossier parte dalle visite effettuate nel corso del
2025 dalle delegazioni delle associazioni che compongono il Tavolo Asilo e
Immigrazione, assieme a parlamentari ed europarlamentari, in dieci CPR sul
territorio nazionale: Bari-Palese, Brindisi-Restinco, Caltanissetta-Pian del
Lago, Gradisca d’Isonzo (GO), Macomer (NU), Milano-Via Corelli, Palazzo San
Gervasio (PZ), Roma-Ponte Galeria, Torino-Corso Brunelleschi, Trapani-Milo.
Un’analisi da cui emerge come i CPR siano vere e proprie “istituzioni totali”,
per richiamarsi alla tradizione critica inaugurata da Franco Basaglia contro i
manicomi: luoghi chiusi, opachi e segreganti, che sottraggono le persone allo
spazio pubblico e allo sguardo della comunità e usano la privazione della
libertà come pratica di gestione di fenomeni sociali.
Proprio partendo dal parallelo con le istituzioni manicomiali, il report mostra
come nei CPR italiani il diritto alla salute, in particolare, sia formalmente
riconosciuto ma sistematicamente compromesso nella pratica. Si
registrano ritardi nell’accesso alle cure, difficoltà nella continuità
terapeutica e carenze nel coordinamento con i servizi territoriali. La
detenzione amministrativa è poi associata a un aumento significativo di disturbi
ansiosi, depressivi e post-traumatici, ed è stato ovunque riscontrato un uso
improprio e massiccio di psicofarmaci, spesso impiegati come strumento di
contenimento piuttosto che di cura. Il Rapporto documenta anche numerosi eventi
critici, tra cui atti di autolesionismo, tentativi di suicidio e crisi
psichiatriche acute. Critiche anche le condizioni materiali di vita all’interno
dei CPR. Il monitoraggio documenta spazi sovraffollati o degradati, carenze
igienico-sanitarie, ambienti inadeguati alle esigenze climatiche, assenza di
aree comuni funzionali e lunghi periodi di inattività forzata. La vita
quotidiana è segnata da isolamento, mancanza di attività strutturate e
compressione sistematica dell’autonomia personale.
Il dossier evidenzia inoltre gravi limitazioni nell’accesso effettivo alla
tutela legale, che è invece un diritto fondamentale delle persone private della
libertà personale. Le persone trattenute incontrano difficoltà nell’incontrare i
propri legali, nell’ottenere informazioni chiare sui procedimenti che li
interessano e nell’esercitare in modo consapevole il diritto di difesa. In molti
casi, l’informazione giuridica risulta frammentaria, tardiva o affidata a
strumenti standardizzati che non garantiscono una reale comprensione della
propria situazione.
Evidente è inoltre il fallimento sugli obiettivi dichiarati. A fronte
dell’aumento della capacità detentiva e dell’estensione dei tempi di
trattenimento, l’efficacia dei rimpatri è progressivamente diminuita. Se si
guarda al totale dei provvedimenti di allontanamento, il peso dei CPR resta
marginale: nel periodo 2011–2024 la quota media dei rimpatri realizzati tramite
detenzione si ferma al 9,9%. Nel 2024 il dato è pari al 10,4%, in lieve calo
rispetto all’anno precedente. Ne emerge quindi un sistema che assorbe risorse
pubbliche crescenti senza produrre risultati proporzionati, ledendo al tempo
stesso in modo gravissimo i diritti fondamentali delle persone trattenute.
Il rapporto colloca poi l’esperienza nazionale dei Centri per il Rimpatrio, che
adesso potrebbe trovare attuazione anche in Toscana, in una traiettoria europea
più ampia.
La Toscana non diventi un laboratorio per sperimentare le nuove politiche
anti-immigrazione del Governo.
“Il prossimo 12 giugno entra formalmente in vigore il Nuovo Patto Europeo su
Migrazione e Asilo, e a brevissimo è atteso il nuovo Regolamento Rimpatri –
concludono le associazioni promotrici dell’appello – Queste norme distruggeranno
il diritto di asilo come lo conosciamo finora, e trasformeranno la detenzione
amministrativa da misura eccezionale a strumento di gestione ordinaria delle
politiche migratorie. Respingiamo l’idea che la nostra regione sia un nuovo
terreno di sperimentazione di norme che riteniamo contrarie al diritto
internazionale e alla tutela dei diritti umani. La posizione del Tavolo Asilo e
Immigrazione è la nostra, i CPR non sono riformabili, perché fondati su una
logica di segregazione incompatibile con i diritti umani. Chiediamo quindi
l’esclusione definitiva della detenzione amministrativa dalle politiche
migratorie, l’adozione di alternative non detentive e un cambio strutturale di
paradigma basato su accoglienza, inclusione e rispetto della dignità umana”.
Redazione Toscana