Dossier “Dalla difesa all’attacco”: la riforma della Difesa attualmente in corso è una minaccia per la società

Osservatorio contro militarizzazione di scuole e università - Thursday, September 17, 2026

Con il dossier “Dalla difesa all’attacco: quando una riforma della difesa diventa un attacco della società”, pubblicato in fondo a questo articolo, condividiamo un aggiornamento del nostro lavoro di ricerca. Il tema su cui ci siamo focalizzate e focalizzati negli ultimi mesi è stato la riforma della difesa attualmente in corso in Italia. Una delle conclusioni più importanti è che tale processo non si limita al “ritorno della leva”, punto da cui eravamo in un certo senso partite, ma è molto più grande e minaccia di avere pesanti conseguenze non solo sulla scuola o le università ma sulla democrazia stessa.

L’ultima notizia, anche se non ha avuto molta risonanza mediatica, è del 10 settembre: è stata annunciata in Senato la presentazione del disegno di legge S.2028 approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 4 agosto. Ma queste “Disposizioni per il rafforzamento e l’adeguamento della capacità di difesa nazionale” sono solo un passo di una riforma della difesa attualmente in corso in Italia. Il percorso di ammodernamento dello strumento militare italiano infatti include:

  1. l’iter legislativo per incrementare gli organici (il cosiddetto “ritorno della leva”). Questo non è ancora iniziato ufficialmente: a giugno è stato pubblicato uno schema di disegno di legge che ora attende la legge di bilancio di ottobre per continuare l’iter.
  2. l’iter legislativo per abilitare l’esercito alla guerra ibrida (“spazio cibernetico di interesse nazionale”). Questo è iniziato il 4 agosto con l’approvazione del Consiglio dei Ministri di uno schema di disegno di legge. Lo schema di ddl è già pubblico, il testo del ddl no.
  3. le vie di riforma non legislative, come l’istituzione di nuovi percorsi accademici e fondi di ricerca volti a produrre sapere (sia scientifico che umanistico) a fini bellici.

Sul “ritorno della leva”, sebbene queste analisi andranno verificate al momento dell’effettiva pubblicazione del testo del disegno di legge, riportiamo che le modifiche anticipate sono principalmente tre:

  1. un incremento complessivo degli organici delle forze armate pari a quarantamila soldati entro il 2033. Questo dato va confrontato con l’obiettivo tedesco. Mentre la Germania punta ad arrivare ad avere un soldato ogni 320 abitanti, il Ministero della Difesa italiano chiede di peggio: un soldato ogni 295 abitanti. Il dato però è ancora più pesante se si tiene conto delle differenze regionali che caratterizzano la penisola italiana e le isole. Per avere un’idea, ad oggi la media italiana è di un soldato ogni 369 abitanti, la media piemontese è di uno ogni 1200 abitanti circa e la media campana è di uno ogni 120 abitanti, dieci volte più alta.
  2. l’istituzione di tre diverse riserve di militari “pronti all’uso”. Di queste, segnaliamo la riserva territoriale, che porterebbe ad avere soldati su tutti i territori italiani, pronti a intevenire a sostegno (e perché no, anche gestione) della Protezione Civile e della Polizia.
  3. una delega al governo, che avrebbe 12 mesi per stabilire le modalità d’attuazione delle richieste della Difesa. Incluso come convicere ad arruolarsi quarantamila giovani in più.

Fra le tante misure portate nel ddl del 4 agosto invece, ne citiamo qui solo una: l’intenzione di istituire quella che è di fatto una nuova forza armata. Il ddl attualmente annunciato in Senato infatti (S.2028) definisce lo spazio cibernetico di interesse nazionale: un dominio che comprende non solo internet e tutti i siti del world wide web, ma anche tutti i mezzi di informazione online, le banche dati, i social networks e… Le “menti delle persone”. Si tratta della guerra cognitiva: una dottrina militare secondo cui chi è in grado di influenzare le opinioni pubbliche delle “proprie” e “altrui” popolazioni avrà un vantaggio tale da vincere i conflitti ancora prima di combatterli, a tavolino, contro chiunque sia carente di questa competenza manipolatoria. Tatticamente, si tratta di un analogo moderno della bomba atomica.

Il ddl S.2028 punta a dotare lo strumento militare italiano di questa competenza. Di conseguenza, dopo aver introdotto questo “spazio cibernetico” così definito, istituisce di fatto una nuova forza armata. Tramite un nuovo tipo di soldato (lo specialista cyber militare), il relativo percorso di addestramento (cinque anni più uno) e la relativa catena di comando, verrà creata una quinta forza armata, una specie di “cyberesercito” che si affiancherebbe a Esercito, Marina e Aeronautica.

Le operazioni militari annovererebbero tanto la cybersicurezza quanto la diffusione della Cultura della Difesa nelle scuole e le campagne sui social networks e punterebbero a influenazare la percezione di cosa è reale e le reazioni emotive delle persone.

Nel dossier, dopo aver analizzato i punti sopra citati, avanziamo l’ipotesi che tale riforma non sia che un tassello di quello che sembra essere, di fatto, un attacco alla società attraverso la scuola. Altri segnali di questo attacco sono il continuo tentativo di militarizzare le scuole, le intimidazioni per indurre i docenti all’autocensura e il ddl antisemitismo, la legge 104 del 9 giugno 2026 sull’educazione sessuo-affettiva, i metal detecor all’entrata delle scuole (e il corrispondente ddl del 14 luglio 2026 sulla criminalizzazione minorile), le nuove linee guida per l’educazione civica e i “Solo l’Occidente conosce la Storia”.

Il tentativo di “ammodernare la difesa” si inserisce a nostro avviso in questo disegno d’insieme e comporterebbe conseguenze davvero minacciose per scuole, università e società stessa. Il lavoro dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università indica che la “minaccia imminente” arriva da molto più vicino di quanto i mezzi di comunicazione di massa insistano a dire.

Ma chiudiamo con un’apertura, quella del paradosso del mazzo di chiavi: il primo ostacolo per trovare un’alternativa è credere che l’alternativa non esista. Possa questo dossier contribuire a una presa di coscienza. Una presa di coscienza che si trasformi in obiezione e quindi costruzione di un futuro. Evitando così il cosiddetto inevitabile.

riforma-difesa_pt1Download

Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

Per partecipare a uno dei nostri gruppi di lavoro, trovi i link per iscriverti alla pagina Adesioni e Contatti.

Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui:

Fai una donazione una tantum

Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo!

Fai una donazione

Fai una donazione mensilmente

Apprezziamo il tuo contributo.

Dona mensilmente

Fai una donazione annualmente

Apprezziamo il tuo contributo.

Dona annualmente