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Dossier “Dalla difesa all’attacco”: la riforma della Difesa attualmente in corso è una minaccia per la società
CON IL DOSSIER “DALLA DIFESA ALL’ATTACCO: QUANDO UNA RIFORMA DELLA DIFESA DIVENTA UN ATTACCO DELLA SOCIETÀ”, PUBBLICATO IN FONDO A QUESTO ARTICOLO, CONDIVIDIAMO UN AGGIORNAMENTO DEL NOSTRO LAVORO DI RICERCA. IL TEMA SU CUI CI SIAMO FOCALIZZATE E FOCALIZZATI NEGLI ULTIMI MESI È STATO LA RIFORMA DELLA DIFESA ATTUALMENTE IN CORSO IN ITALIA. UNA DELLE CONCLUSIONI PIÙ IMPORTANTI È CHE TALE PROCESSO NON SI LIMITA AL “RITORNO DELLA LEVA”, PUNTO DA CUI ERAVAMO IN UN CERTO SENSO PARTITE, MA È MOLTO PIÙ GRANDE E MINACCIA DI AVERE PESANTI CONSEGUENZE NON SOLO SULLA SCUOLA O LE UNIVERSITÀ MA SULLA DEMOCRAZIA STESSA. L’ultima notizia, anche se non ha avuto molta risonanza mediatica, è del 10 settembre: è stata annunciata in Senato la presentazione del disegno di legge S.2028 approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 4 agosto. Ma queste “Disposizioni per il rafforzamento e l’adeguamento della capacità di difesa nazionale” sono solo un passo di una riforma della difesa attualmente in corso in Italia. Il percorso di ammodernamento dello strumento militare italiano infatti include: 1. l’iter legislativo per incrementare gli organici (il cosiddetto “ritorno della leva”). Questo non è ancora iniziato ufficialmente: a giugno è stato pubblicato uno schema di disegno di legge che ora attende la legge di bilancio di ottobre per continuare l’iter. 2. l’iter legislativo per abilitare l’esercito alla guerra ibrida (“spazio cibernetico di interesse nazionale”). Questo è iniziato il 4 agosto con l’approvazione del Consiglio dei Ministri di uno schema di disegno di legge. Lo schema di ddl è già pubblico, il testo del ddl no. 3. le vie di riforma non legislative, come l’istituzione di nuovi percorsi accademici e fondi di ricerca volti a produrre sapere (sia scientifico che umanistico) a fini bellici. Sul “ritorno della leva”, sebbene queste analisi andranno verificate al momento dell’effettiva pubblicazione del testo del disegno di legge, riportiamo che le modifiche anticipate sono principalmente tre: 1. un incremento complessivo degli organici delle forze armate pari a quarantamila soldati entro il 2033. Questo dato va confrontato con l’obiettivo tedesco. Mentre la Germania punta ad arrivare ad avere un soldato ogni 320 abitanti, il Ministero della Difesa italiano chiede di peggio: un soldato ogni 295 abitanti. Il dato però è ancora più pesante se si tiene conto delle differenze regionali che caratterizzano la penisola italiana e le isole. Per avere un’idea, ad oggi la media italiana è di un soldato ogni 369 abitanti, la media piemontese è di uno ogni 1200 abitanti circa e la media campana è di uno ogni 120 abitanti, dieci volte più alta. 2. l’istituzione di tre diverse riserve di militari “pronti all’uso”. Di queste, segnaliamo la riserva territoriale, che porterebbe ad avere soldati su tutti i territori italiani, pronti a intevenire a sostegno (e perché no, anche gestione) della Protezione Civile e della Polizia. 3. una delega al governo, che avrebbe 12 mesi per stabilire le modalità d’attuazione delle richieste della Difesa. Incluso come convicere ad arruolarsi quarantamila giovani in più. Fra le tante misure portate nel ddl del 4 agosto invece, ne citiamo qui solo una: l’intenzione di istituire quella che è di fatto una nuova forza armata. Il ddl attualmente annunciato in Senato infatti (S.2028) definisce lo spazio cibernetico di interesse nazionale: un dominio che comprende non solo internet e tutti i siti del world wide web, ma anche tutti i mezzi di informazione online, le banche dati, i social networks e… Le “menti delle persone”. Si tratta della guerra cognitiva: una dottrina militare secondo cui chi è in grado di influenzare le opinioni pubbliche delle “proprie” e “altrui” popolazioni avrà un vantaggio tale da vincere i conflitti ancora prima di combatterli, a tavolino, contro chiunque sia carente di questa competenza manipolatoria. Tatticamente, si tratta di un analogo moderno della bomba atomica. Il ddl S.2028 punta a dotare lo strumento militare italiano di questa competenza. Di conseguenza, dopo aver introdotto questo “spazio cibernetico” così definito, istituisce di fatto una nuova forza armata. Tramite un nuovo tipo di soldato (lo specialista cyber militare), il relativo percorso di addestramento (cinque anni più uno) e la relativa catena di comando, verrà creata una quinta forza armata, una specie di “cyberesercito” che si affiancherebbe a Esercito, Marina e Aeronautica. Le operazioni militari annovererebbero tanto la cybersicurezza quanto la diffusione della Cultura della Difesa nelle scuole e le campagne sui social networks e punterebbero a influenazare la percezione di cosa è reale e le reazioni emotive delle persone. Nel dossier, dopo aver analizzato i punti sopra citati, avanziamo l’ipotesi che tale riforma non sia che un tassello di quello che sembra essere, di fatto, un attacco alla società attraverso la scuola. Altri segnali di questo attacco sono il continuo tentativo di militarizzare le scuole, le intimidazioni per indurre i docenti all’autocensura e il ddl antisemitismo, la legge 104 del 9 giugno 2026 sull’educazione sessuo-affettiva, i metal detecor all’entrata delle scuole (e il corrispondente ddl del 14 luglio 2026 sulla criminalizzazione minorile), le nuove linee guida per l’educazione civica e i “Solo l’Occidente conosce la Storia”. Il tentativo di “ammodernare la difesa” si inserisce a nostro avviso in questo disegno d’insieme e comporterebbe conseguenze davvero minacciose per scuole, università e società stessa. Il lavoro dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università indica che la “minaccia imminente” arriva da molto più vicino di quanto i mezzi di comunicazione di massa insistano a dire. Ma chiudiamo con un’apertura, quella del paradosso del mazzo di chiavi: il primo ostacolo per trovare un’alternativa è credere che l’alternativa non esista. Possa questo dossier contribuire a una presa di coscienza. Una presa di coscienza che si trasformi in obiezione e quindi costruzione di un futuro. Evitando così il cosiddetto inevitabile. riforma-difesa_pt1Download Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Per partecipare a uno dei nostri gruppi di lavoro, trovi i link per iscriverti alla pagina Adesioni e Contatti. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Dossier BDS “Scuole e industria militare: forme e dispositivi della complicità con il genocidio. Il caso di Roma”
Rilanciamo con piacere il dossier, intitolato “La scuola di Leonardo” e curato da BDS Roma (clicca qui), il quale analizza criticamente il legame tra il sistema d’istruzione pubblico e l’industria militare, concentrandosi sul caso specifico di Roma e provincia e sul ruolo della multinazionale della difesa Leonardo S.p.A. Come da tempo l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università denuncia, anche il movimento BDS contesta a Leonardo il coinvolgimento commerciale e industriale con l’apparato militare israeliano, specialmente in relazione alle operazioni nella Striscia di Gaza (es. fornitura di cannoni navali OTO Melara, velivoli M-346, e rimorchi pesanti). Secondo il dossier, i programmi scientifici, didattici e le iniziative STEM proposti nelle scuole servono all’azienda per ripulire la propria immagine pubblica e normalizzare l’economia di guerra e i dispositivi di controllo sociale agli occhi delle nuove generazioni, una sorta di pernicioso Social e Peace Washing. Viene denunciato, inoltre, il passaggio della scuola pubblica a un paradigma neoliberale in cui l’istruzione è subordinata alle esigenze di mercato (“capitale umano”). L’aziendalizzazione e la militarizzazione scolastica sostituiscono lo sviluppo del pensiero critico con la formazione di competenze immediatamente spendibili nell’industria bellico-tecnologica. L’inchiesta, condotta tramite un’analisi sistematica dei siti web istituzionali (SWDA), ha mappato la capillarità di Leonardo nelle scuole di Roma ed è risultato che: * Scuole secondarie di II grado: Su 125 istituti statali analizzati a Roma, ben 19 (il 15,2%) presentano collaborazioni formali con Leonardo o con la Fondazione Leonardo. Le interazioni avvengono tramite percorsi di Formazione Scuola Lavoro (FSL / ex PCTO), orientamento e progetti STEM. * Il caso del “Liceo Digitale”: All’IIS Carlo Matteucci di Roma è stata attivata dal 2022 una sperimentazione curricolare strutturata in cui esperti di Leonardo co-progettano i programmi ed entrano direttamente in classe nel quinquennio scolastico per insegnare intelligenza artificiale, machine learning e Python. * Centri di Formazione Professionale (CFP): È emerso un accordo formale e continuativo (rinnovato dal Sindaco Metropolitano a inizio 2024) con il CMFP di Acilia per un corso triennale gratuito in Cybersecurity, integrato da stage nell’azienda. * Editoria scolastica: Viene evidenziata la partnership tra Fondazione Leonardo e la piattaforma digitale HUB Scuola (Gruppo Mondadori), che distribuisce video-lezioni di esperti Leonardo usate nella didattica ordinaria di tutta Italia. Gli autori segnalano che il quadro descritto rappresenta solo la punta dell’iceberg. Molti eventi e accordi vengono gestiti tramite canali interni e non pubblicamente rendicontati nei siti web delle scuole. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università è al fianco di BDS nel mettere in atto campagne di boicottaggio. Il dossier supporta, infatti, azioni di collettivi studenteschi e reti sindacali (come Docenti per Gaza o RUP) per spingere gli istituti e la Città Metropolitana di Roma all’interruzione di qualsiasi accordo duale e alternanza scuola-lavoro con l’industria delle armi, richiamando l’Articolo 11 della Costituzione. Scarica qui il dossier in pdf. la scuola di Leonardo – dossier_web3Download Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Sondaggio: “Giovani e Guerre”. Un’indagine per conoscere il punto di vista dei vicentini
Pubblichiamo un interessante Report sulla restituzione dei risultati del questionario “Giovani e Guerre”, realizzato nell’ambito del progetto scolastico “L’Obbedienza non è più una virtù”, promosso dal Gruppo Scuole Disarmate Vicenza con il supporto dell’Associazione Oikos e presentato il 20 marzo presso l’ITIS “Rossi” di Vicenza. L’iniziativa ha riportato al centro dell’attenzione pubblica il punto di vista dei giovani vicentini di fronte ai conflitti armati, alla pace e al ruolo della scuola nell’educazione critica alle dinamiche della guerra. Il progetto nasce con un obiettivo preciso, in linea con quello dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, cioè contrastare la crescente narrazione che tende a presentare la guerra come inevitabile, o addirittura come soluzione legittima dei conflitti internazionali, e rafforzare invece nei giovani strumenti di riflessione, responsabilità personale e cittadinanza attiva. Nella dispensa del progetto si sottolinea infatti che la scuola deve restare uno spazio di libertà, pensiero critico e costruzione di un futuro di pace. Al questionario hanno risposto 1561 studenti e studentesse di 15 scuole superiori di Vicenza e provincia, offrendo un quadro ampio e significativo del sentire delle nuove generazioni su guerra, pace, servizio militare, informazione e ruolo delle istituzioni scolastiche. L’indagine è stata elaborata dal professor Giuseppe Pellegrini dell’Università di Trento, dalla professoressa Silvia Cataldi dell’Università La Sapienza di Roma e dalla dottoressa Irene Moresco. La rilevazione si è svolta tra il 18 novembre e il 24 dicembre 2025. Dal report emerge un forte stato di attenzione e preoccupazione: quasi il 70% degli intervistati si dichiara abbastanza o molto preoccupato per un possibile coinvolgimento dell’Italia in una guerra, mentre sulla possibilità di un conflitto globale prevalgono sentimenti di inquietudine e allarme. Uno degli elementi più rilevanti emersi dall’indagine riguarda il netto rifiuto dell’approccio militare come risposta ai conflitti. I dati mostrano infatti che, in caso di chiamata obbligatoria alle armi, soltanto il 35,1% dei rispondenti dichiara che si arruolerebbe, mentre la quota più alta, il 37,5%, afferma che sceglierebbe di fuggire all’estero. ANCHE RISPETTO AL SERVIZIO MILITARE VOLONTARIO, LE PERCENTUALI RESTANO CONTENUTE, MENTRE MOLTI RAGAZZI DICHIARANO DI NON RICONOSCERSI NÉ NELLA SCELTA MILITARE NÉ IN QUELLA DEL SERVIZIO CIVILE. UN ORIENTAMENTO CHE CONFERMA UNA DIFFUSA DISTANZA CULTURALE DEI GIOVANI DALLA GUERRA COME STRUMENTO DI SOLUZIONE DELLE CONTROVERSIE INTERNAZIONALI. Per gentile concessione del Gruppo Scuole Disarmate Vicenza, che ringraziamo, mettiamo a disposizione il Report in PDF per una lettura ed uno studio approfondito sul sentimento dei/delle giovani rispetto alla guerra e all’arruolamento. REPORT_PELLEGRINI_EVENTO_20260320Download Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente