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Scuole a Modena: MCE promuove la pace a Gaza, Ministero dispone accertamenti ispettivi
Il 3 giugno 2026, alcune classi delle scuole primarie Pascoli, Graziosi, Sant’Agnese e Gramsci e della scuola dell’infanzia Collodi di Modena si recano al Laboratorio Aperto per incontrare il sindaco Massimo Mezzetti. Si conclude con questo incontro il progetto “La Flottilla dei bambini del mondo: lettere ai politici per la Pace”, un’iniziativa di educazione alla pace promossa dal Movimento di Cooperazione Educativa (MCE). All’incontro partecipa anche Wael Al-Dahdouh, giornalista di Al Jazeera, testimone del genocidio a Gaza e sopravvissuto alla perdita di dodici familiari, tra cui un figlio giornalista, uccisi nei bombardamenti israeliani. Con lui c’è un interprete, Sulaiman Hijazi, iscritto nel registro degli indagati della Procura di Genova per presunti finanziamenti ad Hamas. Tre giorni dopo, il 6 giugno, Il Giornale pubblica un articolo sulla vicenda che diventa da quel momento un caso politico. Lo stesso giorno l’Ufficio Scolastico Regionale dell’Emilia-Romagna annuncia «approfondimenti per quanto di competenza» e dispone un accertamento ispettivo «al fine di comprendere l’accaduto». In serata interviene il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che afferma: «Qualora risultasse vero che a Modena bambini delle scuole primarie e dell’infanzia avrebbero partecipato a un incontro con la presenza di una persona che la stampa indica come indagato per fatti riconducibili all’articolo 270-bis del Codice penale, sarebbe un fatto grave. Se qualcuno pensa ancora di poter fare della scuola un luogo di indottrinamento e di propaganda sbaglia. Questo ministero non lo consentirà». Il giorno successivo arriva la nota dell’ambasciatore israeliano in Italia, Jonathan Peled, che plaude all’intervento di Valditara e descrive l’incontro come «bambini indottrinati all’odio da parte di estremisti islamici». Da notare la dinamica: un articolo di stampa produce una reazione istituzionale immediata, che, a sua volta, produce una reazione diplomatica. In nessun momento di questa catena viene verificata la ricostruzione dei fatti prima di agire. L’USR non chiede alle scuole, non sente gli insegnanti, non legge il progetto didattico. Si muove sulla base di quanto “riportano alcuni media” — formula che Valditara stesso usa nella sua dichiarazione, costruendo l’intera risposta istituzionale sul condizionale. Il Movimento di Cooperazione Educativa risponde il 7 giugno con un comunicato della Segreteria Nazionale intitolato “Dare parola all’infanzia è Costituzione”. Il documento chiarisce che l’incontro con il sindaco è stato organizzato dall’Amministrazione Comunale in risposta alle lettere scritte dai bambini, e che il progetto ha una genealogia precisa: nel 1973, la classe quinta elementare di Vho di Piadena, guidata dal maestro Mario Lodi — uno dei fondatori del MCE — scrisse lettere collettive ai potenti della terra per chiedere la fine della guerra del Vietnam. L’allora Presidente del Consiglio Giulio Andreotti non si sottrasse e rispose formalmente ai bambini. Al progetto attuale hanno aderito oltre duecento classi in tutta Italia; hanno risposto il Presidente della Camera Fontana, il segretario dell’ONU Guterres, e hanno espresso vicinanza il Presidente della Repubblica Mattarella, il presidente della CEI Zuppi e Papa Leone XIV. Questo progetto di educazione civica ha radici profonde nella tradizione pedagogica democratica italiana, è ispirato alla pedagogia Freinet e riconosciuto dal Ministero stesso, dal momento che il MCE fa parte del Forum Nazionale delle Associazioni Professionali dei Docenti (FONADDS) presso il Ministero dell’Istruzione e del Merito. C’è una questione che la polemica ha sistematicamente eluso, e che riguarda i bambini prima ancora che la politica. I bambini e le bambine di quelle classi — come i bambini e le bambine di tutta Italia — vedono quotidianamente immagini di Gaza. Le vedono sui telefoni dei genitori, sui televisori accesi in cucina, sui social che permeano anche l’infanzia più sorvegliata. Quelle immagini producono paura, confusione, domande che restano sospese se nessun adulto le raccoglie. La Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia, ratificata dall’Italia nel 1991, è esplicita in proposito. L’articolo 12 garantisce al fanciullo il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa; l’articolo 13 sancisce il diritto alla libertà di espressione, che comprende la libertà di ricercare, ricevere e divulgare informazioni e idee di ogni specie. Non sono diritti che i bambini esercitano nonostante la scuola: la scuola è uno dei luoghi in cui quei diritti diventano praticabili. Boris Cyrulnik, psichiatra e neurologo che ha dedicato decenni allo studio dei bambini esposti alla guerra e al trauma, ha mostrato che la resilienza non nasce dalla rimozione del dolore, ma dalla possibilità di nominarlo in presenza di un adulto capace di accoglierlo. Il “tutore di resilienza” — figura centrale nel suo lavoro — è precisamente chi non distoglie lo sguardo, chi aiuta il bambino a trasformare un’esperienza angosciante in racconto, in comprensione, in azione. Rimuovere il conflitto dall’orizzonte didattico non protegge i bambini: li lascia soli con immagini che non riescono a elaborare. È esattamente quello che MCE ha fatto, con coerenza e metodo: ha dato ai bambini strumenti per agire sulla realtà invece di subirla passivamente. La scrittura collettiva di lettere ai potenti non è indottrinamento — è il contrario dell’indottrinamento. È l’insegnamento che le parole contano, che le voci dei bambini possono raggiungere chi decide, che la pace non è uno stato naturale ma un obiettivo che si costruisce. Come scrive il comunicato della Segreteria Nazionale: «Compito della scuola è ascoltare le paure di alunne e alunni, dare loro la parola, accompagnarli a riconoscere ed esprimere sentimenti e opinioni, aiutarli ad avere fiducia nel futuro». L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università documenta da anni il processo inverso: l’ingresso sistematico e non contestato delle forze armate nella scuola — attraverso i PCTO, le convenzioni, i progetti di alternanza, le cerimonie, i concorsi didattici. Quel processo non produce ispezioni, non produce dichiarazioni ministeriali, non produce note di ambasciatori. Produce, tutt’al più, qualche foto sul sito della scuola. LA MISURA DELL’ANOMALIA È TUTTA QUI: PORTARE UN TESTIMONE DI GUERRA IN CLASSE GENERA UN’ISPEZIONE; PORTARE UN UFFICIALE DELL’ESERCITO GENERA UN ATTESTATO DI MERITO. LA SCUOLA NON È NEUTRALE, E NON LO È MAI STATA. LA DOMANDA È SOLTANTO CHI DECIDE, E IN NOME DI COSA, QUALE PRESENZA È EDUCATIVA E QUALE È PROPAGANDA. Silvia Delitala, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
All’IIS “Savoia-Benincasa” di Ancona una vetrina della Polizia di Stato
Con la fine dell’anno scolastico si è chiuso anche il quarto anno del progetto “Educhiamo Insieme alla Legalità” della Questura di Ancona, una campagna realizzata in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale rivolta agli istituti scolastici di ogni ordine e grado della provincia. È nell’ambito di questo progetto che, il 5 giugno scorso, alcuni istruttori della Polizia di Stato hanno tenuto una lezione di difesa personale per circa cinquanta studenti e studentesse dell’IIS Savoia Benincasa di Ancona. Al termine della lezione è intervenuto il questore in persona per un saluto. Pare che lo stesso istituto abbia ospitato, lo scorso 10 aprile, le celebrazioni per il 174° Anniversario della Fondazione della Polizia di Stato. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ribadisce il proprio dissenso riguardo ai percorsi di cittadinanza e legalità pensati come istruzioni pronte all’uso, e in modo particolare quando impartiti dalle forze dell’ordine perché sono organizzati con il fine principale di avvicinare le giovani generazioni al sistema culturale della Difesa, diametralmente opposto al sistema culturale ideale di una democrazia, della partecipazione e dell’educazione. Come Osservatorio sappiamo che l’educazione civica, il pieno sviluppo della persona umana, e la cittadinanza critica non possono derivare da sistemi educativi rigidi che emanano ordini senza possibilità di discussione e contrattazione. Solo la relazione con gli adulti di riferimento dentro e fuori le mura scolastiche, il confronto con la realtà, e lunghi tempi di messa in discussione e apprendimento possono mettere i ragazzi e le ragazze nella posizione di piena cittadinanza. Invece, quello che viene proposto in maniera diffusa in tutta Italia nelle scuole di ogni ordine e grado, dal Ministero dell’Istruzione e del Merito in accordo con le questure, ad Ancona con il progetto Educhiamo Insieme alla Legalità, è inaccettabile propaganda securitaria. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
La versione di Quintiliano alla maturità: come parlare di guerra anche con la musica
Ha suscitato qualche perplessità la scelta da parte del Ministero di sottoporre come seconda prova per il Liceo Classico una versione di Quintiliano in cui si elogia l’uso militare della musica. Il passo è tratto dall’Institutio oratoria, un’opera in cui l’arte del parlare viene posta all’interno di un vero progetto educativo della persona che deve essere conscia del potere della parola pronunciata in pubblico e per tale ragione deve possedere un sapere ed un’etica ben strutturata. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università non possiamo non chiederci il perché da un’opera così ricca di spunti sul rapporto tra cittadinanza e società civile si sia andato a scegliere un passo in cui l’autore si concentra sul tema della guerra e della vita militare. Per non parlare del fatto che nella versione scelta c’è un rimando esplicito a Licurgo le cui leggi per la società spartana proponevano un’educazione per i giovani estremamente rigida, imperniata su una commistione tra vita civile e militare. D’altronde in un’epoca di riarmo e con la prospettiva di un nuovo consistente arruolamento non ci dovremmo stupire che si sia andati a scegliere proprio un passo del genere. Certo dispiace pensare che in un momento così importante come la maturità – momento che dovrebbe aprire le porte alla vita adulta – studenti e studentesse si debbano ancora una volta confrontare con modelli di vita che li vedono irregimentati e pronti a diventare carne da cannone. Come Osservatorio ci auguriamo invece un futuro migliore per una gioventù che dovrebbe ascoltare la musica di una vita fatta di felicità, convivenza pacifica e cooperazione. Ci troviamo invece di fronte a continui richiami ad un domani in cui si sente solo il lugubre suono della morte e della distruzione. Fonte: https://www.repubblica.it/cronaca/2026/06/19/news/federico_condello_versione_latino_maturita_2026_intervista-425420882/ Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Tremestieri Etneo: la Polizia sale di nuovo in cattedra per educare alla legalità
Il 15 giugno scorso all’I.C. “Campus Don Bosco” di Tremestieri Etneo, in provincia di Catania, una squadra a cavallo e una squadra cinofili della Polizia di Stato hanno chiuso l’anno scolastico con lezioni sulla legalità e sulle attività svolte per controllare il territorio. Circa 140 studenti e studentesse hanno imparato come i poliziotti a cavallo mantengono l’ordine nei parchi, nei giardini e sulle spiagge, mentre l’unità cinofili ha simulato interventi antidroga e per la ricerca di esplosivi. È stato infine ricordato come sia molto importante non maltrattare gli animali. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università continuiamo a mostrare tutte le nostre perplessità di fronte a queste iniziative. Non perché la legalità, il rispetto degli animali e delle regole in generale non siano importanti ma perché pensiamo che questi temi a scuola debbano essere affrontati a partire dalla complessità delle ragioni sociali e culturali che li determinano e non solo ed esclusivamente da un punto di vista securitario. Per tali ragioni crediamo fermamente che solo la società civile con tutta la sua ricchezza possa educare veramente ad una convivenza pacifica e rispettosa di uomini, donne e animali. Infatti, l’interiorizzazione delle norme e il loro rispetto è qualcosa che si può avverare in maniera concreta ed efficace solo nel momento in cui le regole nascono da processi ampiamente condivisi che vanno al di là delle sedi istituzionali e abbracciano tutte le realtà sociali. D’altra parte la nostra stessa Costituzione auspica una partecipazione attiva di tutta la cittadinanza alla costruzione della comunità, con la consapevolezza che questa costruzione non si può limitare al solo ambito giuridico. Sottolineare con la presenza delle Forze dell’Ordine all’interno delle scuole l’aspetto coercitivo della legge può distorcere questo messaggio fondamentale e mettere in ombra la bellezza di costruire insieme la società di domani. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Noto (SR), comunicato studentesco: «Le vostre Frecce puntano alla guerra, le nostre al futuro»
Gli studenti e le studentesse di Noto (Siracusa) hanno organizzato sabato 27 giugno 2026 dalle 17 alle 19 un presidio di protesta nel centro storico della città per «contestare la serie di iniziative comunali riguardanti l’Air Show Noto 2026 con il coinvolgimento di mezzi appartenenti alla Marina Militare, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Carabinieri ed Esercito Italiano, e il Villaggio dell’Aeronautica Militare collocato a Lido di Noto». Questa presenza capillare e sempre più martellante delle forze armate e delle forze dell’ordine nella società civile viene così presentata sul sito del Comune di Noto: «Per la prima volta, la nostra città ospiterà il Noto Air Show 2026, con la presenza della Pattuglia Acrobatica Nazionale Frecce Tricolori, unico grande appuntamento in Sicilia. Un evento di prestigio nazionale che porterà il nome di Noto e del nostro litorale sotto i riflettori d’Italia, trasformando Lido di Noto in un palcoscenico d’eccellenza, capace di coniugare bellezza, spettacolo, istituzioni e promozione del territorio» (clicca qui). Retorica ridondante e kitsch nella sproporzione fra il dispiegamento dello strumento militare e la promozione della solita “Bellezza” e delle solite “Eccellenze” locali. E anche un po’ di solita mistificazione promozional-aziendale nel vantare l’unicità ed eccezionalità della presenza della pattuglia acrobatica a Noto. Perché in realtà le cronache locali spiegano che si tratta del «ricchissimo programma della manifestazione “Barocco Azzurro” [sic!], che ieri ha visto anche il sorvolo dei comuni del Sud-Est [in particolare dell’altra località balneare della zona, Marina di Modica], e l’atterraggio a Comiso» con pattuglia acrobatica e concerti – naturalmente della banda dell’Aeronautica militare (clicca qui). Ma gli studenti e le studentesse dell’UDS di Noto non ci stanno e colgono la contraddizione di fondo: l’amministrazione comunale spende più di 110 mila euro per lo spettacolo delle Frecce tricolori e per l’air show a Lido di Noto e non per i reali bisogni della città (ospedali, strade, raccolta dei rifiuti, luoghi di socialità). La priorità è data al turismo di massa e di lusso, mentre i plessi scolastici del centro storico sono chiusi da anni per ristrutturazioni, e la mobilità studentesca è un problema irrisolvibile per l’assenza di un trasporto pubblico comunale e l’incapacità di mettere a sistema i trasporti esistenti (ditte private di bus, treno). Tanto che nell’ istituto superiore di Noto gli studenti pendolari perdono 40 minuti di tempo scuola al giorno perché gli orari degli autobus non sono funzionali all’orario scolastico. Gli studenti e le studentesse di Noto hanno le idee chiare anche e soprattutto sul contesto politico internazionale che ha scelto la guerra e boicottato la diplomazia. «Questo show delle Frecce Tricolori, che appartengono all’Aeronautica Militare Italiana – conclude il comunicato degli studenti dell’UDS – si inserisce in un clima di tensione globale, con sempre più conflitti, piani politici mirati ad un riarmo europeo e progetti sulla reintroduzione della leva militare. In questo contesto ci sembra assurdo organizzare un evento che continua a perseguire i valori di nazionalismo e culto del militarismo privi di un reale interesse verso la sovranità e gli interessi dell’Italia, che dovrebbe essere tutelata attraverso una smilitarizzazione completa delle basi USA nella nostra regione ed in tutta Italia. Avendo inoltre un atteggiamento che va verso un’idea nazionale di pace e risoluzione dei conflitti anche attraverso prese di posizione nette rispetto agli attuali conflitti globali e alle costanti violazioni del diritto internazionale» Lorenzo Perrona, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Siracusa -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
L’Aquila: cultura e natura con i carabinieri forestali
A L’AQUILA, I CARABINIERI FORESTALI PROTAGONISTI DELLA CAPITALE ITALIANA DELLA CULTURA. UNA STORIA CHE VALE LA PENA RILEGGERE. Dal 21 al 27 maggio, negli spazi dell’Auditorium del Parco “Renzo Piano” a L’Aquila, il Comando Regione Carabinieri Forestale “Abruzzo e Molise” ha allestito il villaggio “Natura CULTURA Legalità”, inserito nel programma ufficiale de L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026. Il pubblico previsto: famiglie, scuole, visitatori di ogni età. I contenuti esposti — biodiversità, lupo appenninico, lontra, riserve naturali, anelli degli alberi come archivio climatico — sono scientificamente solidi e importanti. Il punto che vogliamo sottolineare è chi presenta questi contenuti e in quale cornice. Il corpo forestale italiano nasce il 15 ottobre 1822, quando re Carlo Felice di Savoia istituisce l’Amministrazione forestale per la custodia e la tutela dei boschi del Regno di Sardegna. Nel 1910, con la legge Luzzatti, diventa Corpo reale delle foreste, incardinato nel Ministero dell’agricoltura: personale tecnico, ordinamento civile. Nel 1926 il fascismo lo sopprime. Con il regio decreto legge 16 maggio 1926 n. 1066, su iniziativa di Italo Balbo, nasce la Milizia nazionale forestale, specializzazione della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. Gli stessi compiti — boschi, caccia, difesa idrogeologica — vengono trasferiti a un corpo militare inquadrato nelle strutture del regime. Con la Repubblica, il decreto legislativo 804 del 1948 ricostituisce il Corpo forestale dello Stato come corpo civile dello Stato, con funzioni tecniche e di polizia, alle dipendenze del Ministero dell’agricoltura. La scelta è consapevole: dopo vent’anni di milizia, si torna a un ordinamento non militare. Questa condizione dura quasi settant’anni. Poi, con il d.lgs. 19 agosto 2016 n. 177 — la cosiddetta riforma Madia, governo Renzi — il Corpo forestale dello Stato viene soppresso e assorbito dall’Arma dei Carabinieri, a decorrere dal 1° gennaio 2017. Il personale, da civile, diventa militare. La Corte europea dei diritti dell’uomo rileverà successivamente che l’operazione ha privato gli appartenenti al Corpo del diritto di sciopero e indebolito quello di libera associazione. Sul piano operativo, l’accorpamento ha prodotto sovrapposizioni di competenze, costi superiori alle attese — i risparmi annunciati non si sono materializzati — e una minore efficacia nella prevenzione e gestione degli incendi boschivi. La tutela ambientale non è per sua natura una funzione militare. Esistono e sono esistiti strumenti civili per esercitarla: corpi tecnici, enti parco, agenzie ambientali, guardie ecologiche volontarie. La scelta di affidare questa funzione a un corpo militare — fatta dal fascismo nel 1926, rifatta dal governo Renzi nel 2016 — è sempre stata una scelta politica, non una necessità tecnica. Quando i Carabinieri Forestali allestiscono un villaggio sulla biodiversità in una Capitale della Cultura, con ingresso libero e pubblico scolastico tra i destinatari espliciti, il messaggio che circola non è soltanto scientifico. È anche questo: che la natura va conosciuta attraverso l’Arma, che la legalità ambientale ha un’uniforme, che le istituzioni militari sono interlocutori naturali per la formazione civica dei giovani. È una forma di militarizzazione che non si presenta come tale: si offre come divulgazione scientifica, come educazione ambientale, come cultura. Ed è esattamente per questo che merita tutta l’attenzione dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Propaganda nelle scuole a Subiaco: riflessioni sulla militarizzazione
«Il sistema dell’informazione internazionale, dominato da quello dell’Impero e dai suoi alleati e soci, è riuscito a persuadere una gran parte del mondo occidentale, o almeno i suoi strumenti di mediazione ideologica […mediante] un potere di mistificazione […con] l’estensione del potere poliziesco-militare, sia del dominio propagandistico-ideologico», Franco Fortini. Le parole di Fortini risalgono al 1993 in una riflessione sulla situazione nei Balcani, a crisi di disfacimento della Jugoslavia appena iniziata. Come abbiamo più volte sottolineato commentando gli effetti pervasivi della propaganda sul sito dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, tutto serve ai media di regime per naturalizzare il controllo del territorio, per rendere amichevole la presenza delle forze armate in funzione di istruzione e orientamento delle creature piccole e giovani, per aumentare l’accettazione obbediente allo stato di difesa permanente, facilmente convertibile in guerra latente. Le scuole del primo e del secondo ciclo del sistema pubblico di istruzione, data la loro capillarizzazione sui territori, si prestano a esser individuate come luogo privilegiato di propaganda sicuritaria e bellica. La presenza più costante nelle classi di ogni ordine e grado è quella dell’Arma dei Carabinieri le cui caserme insistono in ogni angolo del Paese, dopo il riordino varato con l’unificazione del 1861 (clicca qui). Non è quindi difficile immaginare la vicinanza fra la popolazione, soprattutto dei piccoli centri, con donne e uomini in divisa. La segnalazione che qui commento, giunta all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole delle università, riguarda un episodio minore, ma non meno significativo. Come riferisce il foglio Il messaggero – edizione locale – una bambina di undici anni, di Subiaco, scrive una tesina (una volta si chiamavano temi e/o componimenti liberi e su traccia) in cui racconta il suo sogno di diventare Capitana dei Carabinieri. (Bambina fa una tesina sui Carabinieri e il comandante della stazione di Subiaco la premia: l’emozione del luogotenente (che si commuove) Subiaco è una piccola cittadina di rocche e castelli, una popolazione 8.500 anime, appartenente alla enorme area di Roma Capitale, inghiottitoio amministrativo delle realtà abitative della campagna laziale, anche oltre i 30 chilometri dal Campidoglio. A Subiaco è ancora in funzione un Istituto Comprensivo (IC), il Carlo Alberto Dalla Chiesa, malgrado i dimensionamenti, gli accorpamenti, l’eliminazione di interi istituti scolastici effettuati negli ultimi anni. Insomma, resiste anche perché – come sappiamo – senza le scuole si spopolano i paesi più piccoli e continua la forzata urbanizzazione verso i centri maggiori, verso le loro immense periferie. Il testo scritto dalla bambina finisce nella cronaca locale dopo esser stato donato, dedicato al luogotenente dell’Arma: grande commozione dell’ufficiale, dei presenti, del solerte cronista. La bimba riceve anche un premio dalle mani del Comandante della caserma. Ma esattamente di che si tratta? Troviamo altre informazioni sul sito dell’IC, nell’ambito del progetto intitolato “Ritorno al passato”. L’argomento si sviluppa intorno al ripristino dell’esame di quinta elementare, abolito nel 2000 dalla riforma dell’allora ministra Letizia Moratti. Ovviamente, non ha valore di valutazione finale, a questo pensano le prove a test INVALSI e vi ottemperano i docenti con  i giudizi, dopo l’ultimo ritocco ministeriale dei livelli di apprendimento. Quindi, si è trattato dello svolgimento di un testo argomentativo (da qui tesina) legato al motivo ispiratore del progetto e, forse, rispondente a una traccia assegnata dalle maestre (un sogno, il passato che guarda al futuro?). Di per sé, l’idea è interessante. Anche nell’IC da me diretto, nel 2001 decidemmo di far effettuare ai bambini di V classe un compito a scelta, un tema, un problema, un disegno, il cui scopo era segnare con un piccolo rituale il passaggio dall’infanzia alla prima adolescenza, insomma una sorta di commiato, di saluto. Non era aliena dalla decisione deliberata dal Collegio Docenti la manifestazione di opposizione pedagogica e politica alla riforma con cui iniziava il progressivo massacro della scuola, non solo ex elementare (oggi primaria). Un Collegio che fu capace di rifiutare la somministrazione delle prove INVALSI, un organo collegiale composto da insegnanti ancora pronti a scendere in piazza. Un ritorno al passato anche questa annotazione, mentre oggi sembra costume abituale la servitù volontaria, la retorica buonista, l’incapacità di lettura critica del presente. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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Quest’estate non studiare, con gli Alpini devi andare!
Il 7 giugno scorso su Orizzontescuola è uscito un articolo sull’ormai annoso dibattito relativo ai compiti delle vacanze. Al di là delle note posizioni su chi è a favore e chi contro a dare i compiti per il periodo estivo, l’aspetto curioso è che viene indicata un’alternativa definita come «una risposta pratica» che «arriva, come spesso accade, dal territorio», ossia i campi scuola degli Alpini. Un link rimanda direttamente alla pagina di un giornale online di Valle Brembana e Valle Imagna (clicca qui), due valli prealpine della provincia di Bergamo, dove si dovrebbero svolgere i campi scuola suddetti. Il titolo con cui viene presentata l’iniziativa è esemplificativo: «Finita la scuola, genitori disperati? Mandate i figli dagli Alpini: tornano i campi scuola nelle valli». Questi campi vengono dunque visti come un modo per andare incontro alle famiglie, o meglio a genitori che non sanno a chi lasciare i propri figli o sono preoccupati delle eccessive libertà che potrebbero prendersi in delle belle giornate in cui non c’è nessuno a metterli in riga. A questo punto perché non far loro sperimentare un bel campo scuola organizzato secondo rigide regole in stile militare? Così la redazione di Orizzontescuola chiude l’articolo su quello che aspetta a studenti e studentesse in questa esperienza estiva: «sveglia presto, attività all’aria aperta, vita di gruppo, escursioni, educazione civica e contatto con la montagna. Insomma, meno esercizi di matematica e più scarponi». Il messaggio è chiaro: in un qualche modo bisogna lavorare, sudare. Non può essere possibile che dei giovani passino del tempo a riposarsi, coltivare i propri interessi e casomai leggere un libro per il puro piacere di farlo. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università siamo fermamente contrari a questo tipo di educazione. Studenti e studentesse alla fine dell’anno scolastico dovrebbero impiegare il proprio tempo ad arricchire loro stesse con attività che possano far loro sperimentare la ricchezza della società civile e non una vita militarizzata, irregimentata secondo regole imposte e non condivise. La vera educazione civica si fa quando si insegna a comprendere e ad accettare la complessità del mondo, non quando ci si sveglia la mattina presto con gli scarponi indosso. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Formazione Scuola-Lavoro e militarizzazione a Cremona: un’analisi critica
Nel sito dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università abbiamo già commentato l’attuale politica culturale della Rai Tv e radio, a proposito di Rai kids (i programmi per bambini e le bambine) e la festa aziendale con la presenza – come ospite d’onore – delle forze armate. La televisione pubblica non è più nemmeno generalista (un po’ di tutto per tutti), non è più quella creata da Silvio Berlusconi con l’affiancamento delle emittenti private. Per ravvisarne la deriva come megafono delle veline governative, o delle informazioni sulle iniziative convergenti con l’agenda dei ministeri, dobbiamo risalire all’Era Covid, quando siamo stati bombardati 24 ore su 24 con i dati dei morti, gli ingressi nei reparti ospedalieri scoppiati, i frettolosi funerali, il commento sui decreti. Arrivo all’oggi. Il 30 maggio scorso il TGRai-Lombardia lanciava un breve servizio sulla formazione al lavoro (Formazione Scuola-Lavoro, ex PCTO, ex ASL), riferendo dell’attività messa in campo dall’’Istituto professionale IAL di Cremona, con la visita alla locale Questura (clicca qui). Presenti, non solo il tutor in divisa, ma gli entusiasti Questore, Prefetto, Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale. Questa scuola, ovviamente vocata ai percorsi lavorativi per tipologia di indirizzo, accreditata dalla Regione Lombardia, esiste dal 1955, e oggi si presenta all’insegna della triade “innovazione- apprendimento-lavoro” (clicca qui).  Nello specifico, questa iniziativa dovrebbe essere orientare gli alunni verso la carriera nella polizia. Alcune ragazze intervistate mostrano curiosità, interesse verso il lavoro in questura «Fin da bambina ero interessata a capire cosa fa un poliziotto e ora lo vedo da dentro…i giovani vedono la polizia dall’esterno». La visita prevedeva il dettaglio del funzionamento degli uffici, a esempio quella immigrazione. Chissà se qualche docente avrà commentato in classe, magari dopo la gita d’istruzione, anche l’attuale stretta sui migranti, l’infame decreto sulla re-immigrazione volontaria e coatta che darà – presumo – nuovi compiti amministrativi e di ordine pubblico ai poliziotti. Faccio un inciso. L’obbligo scolastico in Italia dura dal sesto al sedicesimo anno di età, in ogni caso con la frequenza di almeno 10 anni e permanenza nel sistema di istruzione fino al diciottesimo anno. La legge 159 del 2023 – decreto Caivano, frutto repressivo di una triste vicenda locale, prevede per gli adulti, che esercitano il podestà genitoriale e non assolvono all’obbligo, severe sanzioni.  Ma ci sono deroghe: si può assolvere al dovere lasciando la normale frequenza delle lezioni a 15 anni, compiuti i quali si accede alle forme dell’apprendistato aziendale e/o alla formazione regionale che dà accesso alle qualifiche professionali. Questi percorsi alternativi alla scuola superiore di II° grado, sono di responsabilità delle regioni, il riferimento è il Quadro Europeo delle Qualifiche tradotto, di concerto da Ministero del Lavoro e da quello dell’Istruzione con apposito decreto dell’8 gennaio 2018:  l’allegato dettaglia le otto competenze di esito, dalla manovalanza alla vetta manageriale; a titolo conseguito il percorso può continuare nelle Academy, gli istituti tecnici superiori (clicca qui). Oggi, Veneto, Lombardia, Liguria e Piemonte, rivendicano il controllo esclusivo dell’intera filiera sulla base delle esigenze del mercato locale e, perché no, anche il controllo su tutta la scuola pubblica (il rimando è al testo delle preintese Stato-Regioni). Torno al telegiornale. I notiziari locali funzionano come i siti e le pagine di news diffuse sui territori. Le informazioni, soprattutto quelle convergenti con l’attuale impostazione della sicurezza come repressione del dissenso, della difesa totale della Patria come obbligo morale, funzionano da motore del consenso. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Sport, scienza e militarizzazione: il caso del Centro Sportivo dell’Aeronautica Militare a Vigna di Valle
Il 7 maggio scorso 100 studenti di un istituto superiore romano hanno partecipato ad un evento al Centro Sportivo dell’Aeronautica Militare a Vigna di Valle dall’emblematico titolo “Le forze in gioco”. Durante l’iniziativa hanno potuto incontrare due atleti professionisti appartenenti all’Aeronautica, ossia Andrew Howe per il salto in lungo ed Elisa Blanchi per la ginnastica ritmica. I due campioni, prima di iniziare attività pratiche all’interno del centro, hanno raccontato a studenti e studentesse quanto sia importante per lo sport il supporto delle Forze Armate. Il 13 maggio è stata la volta di oltre 500 studenti e studentesse di sette istituti del circondario di Vigna di Valle che hanno partecipato alle “Etruskiadi”, un iniziativa che ha visto l’intervento delle Farfalle Azzurre della ginnastica ritmica. Nel frattempo un istituto di Bracciano ha potuto fare un esperimento con i ricercatori dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) di Roma che hanno mostrato ai presenti come si misurano i raggi cosmici nelle acque del lago. Ovviamente le imbarcazioni utilizzate non potevano essere se non quelle dell’Aeronautica Militare. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ci domandiamo perché studenti e studentesse debbano imparare che in Italia se vuoi fare l’atleta e nel frattempo avere anche uno stipendio devi cercare di entrare nelle Forze Armate, altrimenti ti esporrai seriamente al rischio di dover abbandonare i tuoi sogni solamente perché lo Stato non riesce a concepire altre forme di finanziamento. Allo stesso modo rimaniamo ancora una volta perplessi di fronte all’utilizzo della scienza in contesti in cui è chiaro che le conoscenze trasmesse vengano utilizzate principalmente per scopi bellici. Proprio per tali ragioni come Osservatorio ci auguriamo che nelle scuole lo sport e la scienza vengano insegnati in futuro in feste organizzate dalla società civile, la sola in grado di promuovere senza ambiguità pace e democrazia. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente