La “Giornata del Mare” a Napoli: quando la cultura marinara viene militarizzataNel sito dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università abbiamo avuto modo più volte di occuparci di Marina Militare e delle
iniziative ad essa collegate a cura delle scuole. L’attività segnalata da Napoli
ha però alcune caratteristiche che la rendono molto interessante e ricca di
suggestioni (clicca qui)
Come si legge nella circolare interna, l’Istituto di Istruzione Superiore “Duca
degli Abruzzi” di Napoli ha organizzato, in questi giorni, le consuete visite,
gite, incontri con i militari (attività normali inserite nel Piano dell’Offerta
Formativa), questa volta nella cornice della Giornata del mare e della cultura
marinara.
Ogni anno, dal 2017, il Dicastero della Protezione Civile e delle Politiche del
Mare, oggi retto dal ministro Nello Musumeci (in quota Fratelli d’Italia),
promuove la celebrazione della cultura marinara e disloca gli eventi delle
giornate (da fine marzo alla prima decade di aprile, a seconda dell’evento) in
varie località delle nostre coste, la cui economia, struttura del territorio,
cultura dipendono – in diverse modalità – dal mare (clicca qui).
Quest’anno è stata scelta l’Isola di Favignana, la maggiore delle tre Egadi
(Trapani). Ma, gli eventi del giorno dedicato al mare si spalmano anche in
occasioni create in altre città e cittadine, in base a protocolli siglati dalla
Marina Militare con le scuole. È il caso dell’istituto scolastico in questione
che forma i suoi studenti alle competenze legate ai trasporti, soprattutto nel
campo della logistica navale.
Nei giorni fra marzo e aprile, 19 classi hanno onorato il nostro mare e la sua
cultura presso il Comando Logistico della Marina Militare, di stanza a Napoli.
Nulla di nuovo, sia per il tipo di indirizzo della scuola sia per la
consuetudine di affidare alunni e docenti alla saggezza e ai saperi dei
militari. Per cui, vorrei dedicare attenzione alle giornate svoltesi alle isole
Egadi e al loro impianto tematico. Levanzo e Marettimo compongono con Favignana
l’arcipelago.
Minuscole per estensione, ospitano pochi residenti, soprattutto in inverno, con
picchi estivi legati al turismo, decisamente insostenibili in rapporto alla
capacità ricettiva: il profitto di un paio di mesi si paga in costi ambientali.
Nella stagione invernale il mare è spesso inclemente. Soprattutto per
raggiungere Marettimo, una sorta di rocciosa montagna in mezzo al mare, in uno
dei punti più profondi e ricchi di correnti del Mediterraneo, i collegamenti da
Trapani non sono facili.
Malgrado tutto leggo che – dagli anni Ottanta quando ci ho insegnato come
maestra – ancora resiste la scuola primaria con il suo pugno di bambini raccolti
in pluriclassi, mentre è stata chiusa tempo fa la scuola secondaria inferiore.
Quando vi insegnavo io, i bambini erano affidati ai nonni ancora residenti, i
genitori lavoravano in terraferma, gli uomini sulle navi commerciali.
Oggi, la mancanza di scuole superiori di primo e secondo grado, rende tutto più
complicato. Le famiglie devono organizzarsi, i trasferimenti verso i paesi della
provincia di Trapani, diventano inevitabili. Nelle piccole isole, come nei tanti
centri minori e borghi del nostro paese, la presenza della scuola è una forma di
resistenza, di volontà degli abitanti di contrastare l’abbandono, lo
sradicamento culturale, la trasformazione di siti di antichissimo insediamento
in parchi turistici.
A Pantelleria, altra isola della provincia, si è lungamente lottato per
mantenere i reparti di ostetricia e di neonatologia nel locale ospedale:
paradossale, straniante, nascere a Trapani, a Palermo, pur essendo “panteschi”.
Una questione di attaccamento identitario, nel quadro della scomparsa della
“biodiversità delle culture” nel conformismo attuale, a cui anche il turismo
contribuisce.
Gli altri temi della “Giornata del Mare” sono dedicati alle aree protette, ad
argomenti di varia ecologia (di cui disconosco la profondità delle analisi),
alle esercitazioni di salvataggio in mare(anche quelli di soccorso ai profughi
operati dalle organizzazioni non governative e dalla guardia costiera?). Un
certo protagonismo è appannaggio delle “tonnare” diventate siti di archeologia
industriale.
La famiglia Florio, gli ex “leoni di Sicilia” proprietari di tonnare e miniere,
raccontati nella saga di Stefania Auci, da anni hanno trasferito i loro
interessi: rimane il famoso vino, le distillerie, le cantine, a Marsala. I
padroni restano padroni, sotto altre forme, carusi e tonnaroti appartengono a
vecchie storie di brutale sfruttamento: i minori erano parte integrante la
forza-lavoro.
I sopravvissuti alla scomparsa dei tonni, all’inquinamento, alla caduta
verticale delle attività produttive del Sud, possono ancora intonare la
“cialoma”– il canto ritmato che accompagnava l’ingrato lavoro – deliziando il
Prefetto, il Sindaco, tutti i più alti gradi della Marina Militare. I pescatori
“eroi del mare” (sic), anche loro oggetto di celebrazione, sarebbero più
propriamente da cercare a Mazara del Vallo. Qui faticano, sui pescherecci
appartenenti a poche compagnie e famiglie, gli immigrati di vecchia e recente
migrazione, soprattutto provenienti dal Nord Africa.
E il pensiero va al Mare Nostrum diventato un immenso cimitero per quelli che
non sono riusciti a guadagnare nemmeno il pane amaro del lavoro sfruttato. Ma
quel che caratterizza i progetti di apertura alle attività produttive del
territorio, alla conoscenza “mordi e fuggi” anche del mare, predisposti dalle
scuole come Formazione Scuola Lavoro, è un frenetico attivismo acefalo.
Non c’è né tempo né volontà di attivare un pensiero lento, critico, capace di
una lettura profonda dei fenomeni che le celebrazioni nascondono. Chissà se
qualche docente si è occupato di mostrare agli studenti del “Duca degli Abruzzi”
l’intreccio di interessi che governa il porto di Napoli, la presenza costante
dal secondo dopoguerra delle navi statunitensi. Come ricordava amaramente lo
scrittore Ermanno Rea: Partenope non ha più un porto, è una città vassalla, che
pure cerca di non vendere del tutto la sua anima.
Ma l’anima si consegna da giovani al demone della guerra, anche, soprattutto,
quando mostra le vesti bonarie dei marinai di carriera che spiegano quanto è
bello navigare, come è glorioso il mestiere delle armi, a cui si può aspirare
dopo essere stati orientati a dovere.
Renata Puleo – Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università
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