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I.C. “Vincenzo Galilei” di Pisa: commemorazione e militarizzazione delle scuole
Scopriamo dopo una breve ricerca sul sito istituzionale del Comune di Pisa (clicca qui) che l’assessore Riccardo Buscemi, con delega a scuola e servizi educativi, ha coinvolto gli alunni e le alunne della classe 5a A della scuola primaria “Giovanni Parmini” e della classe 5a A della scuola primaria “Sante de Sanctis”, appartenenti all’I.C. “Vincenzo Galilei”, nella commemorazione della “Giornata della memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi”. Al di là della contestualizzazione della giornata, a giudicare dalle fotografie pubblicate sul sito del Comune, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università non può non segnalare la strumentalizzazione che viene fatta dei bambini e delle bambine in una commemorazione che vede come unici partecipanti, oltre al rappresentante delle istituzioni cittadine, i rappresentanti dei militari. Saremmo curiosi di capire meglio quale sia stato il percorso didattico ed educativo condiviso con gli alunni e le alunne dalle maestre e dai maestri della scuola, nonché le ricadute pedagogiche di una simile iniziativa. Clicca qui per il servizio di Tg50News che ne documenta. Un fotogramma del servizio di Tg50News del 9 maggio. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
“Legalmente marciando” a Fiumicino: un esempio da manuale di militarizzazione
Martedì 12 maggio “va in onda” la puntata numero 2 del progetto del Comune di Fiumicino “Legalmente marciando”, di cui l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università aveva già parlato poco tempo fa (clicca qui). Questa volta è finalizzato ad intitolare una piazza alla persona in onore della quale si organizza l’evento. Analizzando attentamente il contenuto del progetto dedicato ad Andrea Porcelli, il quattordicenne morto improvvisamente nel 2008 a causa di una malattia congenita mentre giocava a calcio con la locale squadra di Fiumicino-Maccarese di cui era capitano, troviamo un esempio diremmo quasi didattico e didascalico di militarizzazione. Promosso dalla giunta del Comune di Fiumicino e avente come target principale due delle maggiori scuole del territorio, il Baffi e il Leonardo da Vinci di Maccarese, il progetto prevede una marcia attraverso la città con l’installazione di targhe o panchine dedicate al ragazzo ma soprattutto la presenza della Chiesa, delle Forze armate e delle Forze dell’ordine. Veniamo dunque al punto cruciale del progetto nella sua parte che si dichiara “educativa”: > «Andrea Porcelli non è solo un progetto commemorativo ma un percorso educativo > permanente, rivolto soprattutto ai giovani. Attraverso la memoria di Andrea si > vuole trasmettere un messaggio chiaro: lo sport è legalità; il rispetto delle > regole è rispetto della vita; il vero successo è crescere come persone, prima > ancora che come atleti. Intitolare una piazza ad Andrea Porcelli significa > trasformare il dolore in responsabilità, il ricordo in impegno, l’assenza in > presenza viva. Andrea aveva solo 14 anni, ma in quei pochi anni ha lasciato un > segno profondo. > > Era un capitano non solo in campo, ma nei valori che incarnava ogni giorno. > Oggi quel nome inciso su una targa, su una panchina, su un torneo e su una > marcia, diventa un faro per le nuove generazioni. Perché Andrea non è soltanto > una memoria da custodire, ma un esempio da seguire. Come simbolo permanente di > questo progetto si è pensato di installare 5 panchine sul territorio di > Fregene donate in collaborazione con alcune attività commerciali del > Territorio».  Quindi, esattamente come nella “Race for cure“, la gara podistica dedicata alla lotta contro i tumori al seno all’interno della quale, da alcuni anni, si è costituita una squadra tutta al femminile su iniziativa dell’esercito italiano, oppure “WoW-Wheels on Waves”, promossa dalla Marina Militare insieme al Ministero della Difesa e la Federazione italiana vela, con persone disabili su carrozzina a bordo del catamarano di “Spirito di Stella”, lo sport viene del tutto assorbito da questo concetto “omnibus” della legalità, della difesa e quindi dell’ordine in tutte le sue forme, mettendo in risalto la versione addestrativa più che formativa della pratica sportiva. Lo sport quindi è innanzitutto il “rispetto delle regole” mentre la generosità, lo spirito di squadra, il benessere psicofisico, l’inclusione – sempre che questa ci sia e sopravviva, come avviene soprattutto nel calcio, ad un agonismo esasperato –, sono solo alcuni dei tanti fattori che arricchiscono lo sport a passare in questo caso in seconda linea. Negli anni si sono avvicendati all’interno dei “marciatori” istituzionali, accanto al parroco ed altre rappresentanze istituzionali, la Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Locale e rappresentanze del Ministero della Difesa. Fonte: https://www.fiumicino-online.it/articoli/attualita/12-maggio-legalmente-marciando-fregene-ricorda-andrea-porcelli Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: MAKE A ONE-TIME DONATION Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Donate -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A MONTHLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate monthly -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A YEARLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate yearly
Evento “Uomini in Divisa” a Roma: Commemorazione di Giovanni Falcone completamente fuori luogo
Leggiamo con attenzione il cronoprogramma dell’ evento “Uomini in divisa risorsa per la comunità” organizzato dal DAP (DIREZIONE AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA) del Ministero di Grazia e Giustizia in collaborazione con ASSOCIAZIONE NAZIONALE POLIZIA PENITENZIARIA, per le scuole della Capitale, in occasione della prossima commemorazione (23 maggio 1992) della strage di Capaci in cui trovarono la morte il giudice Giovanni Falcone la moglie e la scorta. Falcone era un giudice e non un “uomo in divisa“: quando nel 1991, nel pieno della polemica intorno la “metodologia Falcone”, degli attacchi quasi unanimi della politica nei suoi confronti e di un isolamento quasi totale da parte della magistratura, soprattutto quella palermitana, Claudio Martelli lo chiamò alla Direzione generale degli affari penali, c’era già stato un forte avvertimento nei suoi confronti, l’attentato all’Addaura. Quando Falcone fu in quel modo tolto dai riflettori, per alcuni messo in protezione, assunse però un ruolo cruciale nei luoghi decisionali centrali per un contrasto ancora più efficace, anche sul piano dell’organizzazione penitenziaria, ai danni di una mafia che si sentì così particolarmente minacciata. Non si saprà mai se la soffiata partì proprio dal Ministero di Grazia e Giustizia, se questa fu confermata e/o coadiuvata da altre fonti informative a livello locale, certo è che a strumentalizzare/vampirizzare la figura di Falcone sono in molti. In un momento in cui il corpo della polizia penitenziaria necessita di riprendere vigore in termini di immagine dopo gli abusi odiosi registrati recentemente in tutta Italia nelle carceri minorili e dopo innumerevoli abusi nelle super-affollate carceri degli adulti, anche queste occasioni sono utili, soprattutto se indirizzate verso fasce di età che non hanno del tutto consapevolezza di cosa sia stata la stagione delle stragi di mafia, della diatriba intorno alla cosiddetta “trattativa Stato-mafia”, di come, non a caso, tangentopoli nacque in coincidenza di quegli anni in cui si assistette contemporaneamente all’ascesa in politica di un rappresentante della mafia in campo-economico finanziario come Silvio Berlusconi. Proseguendo nell’analisi delle strumentalizzazioni non sempre evidenti a prima vista notiamo che parte del programma è la visita al famigerato reparto G.O.M. (Gruppo Operativo Mobile): se questo come il 41-bis aveva un suo senso proprio nella strategia che proponeva Giovanni Falcone oltre trent’anni fa, non possiamo dimenticare l’uso strumentale, in termini puramente repressivi, vendicativi ed arbitrari di questo regime carcerario, per esempio riguardo al caso Cospito, oppure ancora i casi gravissimi nella caserma Bolzaneto durante i fatti di Genova o più recentemente le stragi impunite durante il covid a Santa Maria Capua Vetere. La polizia penitenziaria da un po’ di anni cerca di recuperare un rapporto con la cittadinanza presenziando manifestazioni sportive pubbliche ma anche entrando nelle scuole: ha fatto scalpore quell’immagine, ad apertura di un articolo qui sull’Osservatorio, di due agenti penitenziari che in classe effettuavano una prova di ammanettamento di uno studente-cavia. Non è infrequente, peraltro, incontrare questo reparto che a differenza di altri in altre forze di PS sono perennemente in esercizio viste le frequenti rivolte carcerarie, presenti in manifestazioni di piazza proprio perché sono in qualche modo “pronti a tutto”. Non manca anche la vampirizzazione di un altro cavallo di battaglia delle forze dell’ordine come la violenza contro le donne: nel programma vediamo, infatti, la visita ad una panchina rossa che in modo imperscrutabile è presente all’interno della Scuola di formazione della polizia penitenziaria dove sono organizzate tutti gli eventi della giornata congresso compreso. Altro elemento a prima vista “fantasioso”, ma che rappresenta plasticamente quel legame che potremmo dire storico tra ordine-legalità e gli ambienti ecclesiastici, è la presenza della banda musicale della gendarmeria del Vaticano accanto a quelle della Polizia Penitenziaria: con un po’ di musica la pillola propagandistica va giù! Oggetto: Cronoprogramma evento “VI ^ Uomini in divisa risorsa per la  comunità, evento commemorativo in onore dei caduti di mafia e del giudice Giovanni Falcone” per il 20 Maggio 2026 Per quanto specificato in oggetto alleghiamo il cronoprogramma dettagliato da estendere e a tutti gli alunni e coloro che vogliono partecipare alla nostra iniziativa. Si fa altresì presente che vi è la possibilità di poter invitare all’iniziativa civili interessati all’evento, se accompagnati dal corpo docenti o da un appartenente alle diverse forze di Polizia. Le attività per gli alunni inizieranno dalle ore 9.00 come di seguito elencato nel cronoprogramma. Qualora si intenda aderire esclusivamente al Convegno nelle ore pomeridiane, l’accredito deve avvenire previa comunicazione inviata a questa associazione a mezzo e-mail(anpperoma@gmail.com) preventivamente, presentandosi il giorno 20 Maggio presso l’aula magna entro e non oltre le ore 13.50 per poter partecipare alle attività fino alle ore 17.30. Si prega di comunicare preventivamente a questa associazione dati anagrafici delle persone interessate e la targa dei veicoli in dotazione per consentire l’accesso presso la Scuola di Formazione e Aggiornamento della Polizia Penitenziaria Giovanni Falcone. Cronoprogramma dettagliato della giornata: - Gli studenti saranno suddivisi in 4 gruppi da 25 unità per le visite guidate. - Ore 09:20: Arrivo presso la Scuola di Polizia Penitenziaria "Giovanni Falcone" (Via di Brava). - Ore 09:30: Benvenuto istituzionale presso l’Aula Magna. - Ore 10:20: Visita guidata ai siti d’interesse (Panchina Rossa). - Ore 11:30: Dimostrazione a cura del Gruppo Cinofili della Polizia Penitenziaria. - Ore 12:00: Accredito e visita presso il G.O.M. (Gruppo Operativo Mobile). Saluto del Direttore e illustrazione delle attività istituzionali del reparto specializzato.  - Ore 12:45: Visita presso il N.I.C. (Nucleo Investigativo Centrale). Saluto del Comandante e approfondimento sulle attività di indagine contro la criminalità organizzata e il terrorismo. - Ore 13:30: Pausa pranzo presso la mensa della Scuola. ASSOCIAZIONE NAZIONALE POLIZIA PENITENZIARIA “Sezione di Roma Ostia” - Ore 14:15: Inizio del Convegno. - Ore 16.15 Concerto della Banda Musicale della Polizia Penitenziaria e della Gendarmeria città del Vaticano. - Ore 17:00: Visita alla teca contenente i resti della Quarto Savona 15 (l'auto della scorta del Giudice Falcone). Seguirà l’omaggio con la deposizione di una corona d’alloro, alla presenza delle bande musicali della Polizia Penitenziaria e della Gendarmeria Vaticana. - Ore 17:10 : Commemorazione ai caduti e saluti istituzionali conclusivi.  - Ore 17:30: Fine dei lavori. Si rappresenta che se l’adesione avverrà in tempo utile, per fornire assistenza da parte del Corpo di Polizia Penitenziaria si predisporrà il trasferimento degli alunni dalla scuola a via di Brava con gli autobus messi a disposizione dal Corpo di Polizia Penitenziaria Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle Scuole e delle Università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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IIS Majorana di San Lazzaro (BO): interrogazione parlamentale per orientamento delle Forze Armate
I deputati pentastellati Stefania Ascari e Antonio Ferrara hanno presentato un’interrogazione il 30 marzo scorso, iscritta al registro della Camera al n° 636, rivolta ai Ministri Guido Crosetto e Giuseppe Valditara sull’iniziativa di orientamento alle carriere militari tenutasi presso l’istituto scolastico Ettore Majorana di San Lazzaro di Savena (BO). Questo strumento di controllo parlamentare prevede una risposta scritta entro 30 giorni, trascorsi i quali può essere trasformata in question time (interrogazione e risposta in tempo reale, direttamente in aula). Al momento il procedimento risulta in corso. La segnalazione arriva all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università da una pagina del quotidiano la Repubblica, nella cronaca di Bologna (clicca qui). Un’analoga attività si era già svolta all’istituto Mauro Minghetti di Bologna dove ha suscitato la protesta dei collettivi studenteschi (clicca qui) e quella dell’assessore all’istruzione del Comune, Daniele Ara. Il giornalista annota anche un fatto interessante: l’istituto di San Lazzaro di Savena aveva invitato precedentemente Francesca Albanese, ne era seguita un’ispezione dell’Ufficio Scolastico Regionale o direttamente del Ministero (una consuetudine inutile se non per il carattere intimidatorio, visto che, come segnalano i due parlamentari, non si conoscono norme che vietino e agevolino questi incontri). L’ospitalità ai militari orientatori e reclutatori sembra così una sorta di contrappeso, una forma di par condicio. La preside smentisce. L’istituto Majorana, come succede in tantissimi altri di ogni ordine e grado, offre un vasto panorama di attività extracurriculari, nell’attuale bulimia da progettificio. L’offerta formativa deve spaziare fra gli obiettivi propri dell’istituto tecnico, del liceo di scienze applicate – forse collegati fra loro dalle esigenze del montante interesse governativo e di mercato per le discipline STEM – e del liceo linguistico. Il comune di San Lazzaro di Savena ha circa 33.000 anime sotto la protezione del santo lebbroso ed è uno dei 55 comuni della Città Metropolitana di Bologna. In Italia, di città metropolitane ce ne sono 14, sono i maggiori centri urbani che hanno assunto le funzioni delle province, in parte smantellate per ragioni di risparmio nel 2011 e stabilizzate nel 2014 dal Ministro Graziano Delrio. Grandi territori ad amministrazione mista, centralizzata e locale, enorme densità abitativa, che pian piano si avviano a copiare il modello Milano, con misure di smantellamento progressivo di ciò che è pubblico, la creazione di holding che gestiscono il patrimonio immobiliare, che cacciano dai centri storici verso le immense periferie i meno abbienti (insomma un fatto di classe sociale, ancora e sempre). Il debito dei comuni aumenta, il rimedio è svendere. Il mercato gongola. Qualcuno a scuola lavora su questi aspetti con gli alunni o ci si distrae in mille progetti? Nella completa ignoranza di dove si vive e di cosa è possibile realizzare nel proprio contesto a livello lavorativo e personale, eventualmente, in uscita, ci si arruolerà. Renata Puleo – Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Mantova, IC di Asola lezioni di legalità con i Carabinieri
La dirigente scolastica dell’IC di Asola, in provincia di Mantova, recentemente ha organizzato con i Carabinieri della stazione locale e il nucleo Carabinieri Forestali di Castiglione delle Stiviere due incontri nel suo istituto. Il 27 febbraio scorso ha partecipato la scuola secondaria di primo grado “A. Schiantarelli” (clicca qui) con circa 100 studenti e studentesse, il 13 marzo le classi quinte delle scuole primarie  “L. Mangini”, “Don M. Maraglio”, “Don L. Milani”, “V. Somenzi” e del Comune di Mariana (clicca qui), per un totale di 80 studenti e studentesse.  Il fine dichiarato di queste due mattinate era la sensibilizzazione alla cultura della legalità delle giovani generazioni. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università afferma invece che bisogna considerare queste iniziative da un’altra prospettiva: in tutta Italia gli appuntamenti di questo tipo si sono moltiplicati nel giro di pochi anni, in concomitanza con i venti di guerra che stanno interessando l’Europa e con la repressione diffusa del dissenso politico interno e delle libertà sociali. Di conseguenza le gite scolastiche nelle caserme, i concorsi a tema militarista in occasione delle ricorrenze della Grande Guerra o del 4 novembre, l’intervento a vario titolo di soggetti militarizzati nell’ambito della scuola pubblica sarebbero, in realtà, espressione di una propaganda militare, affinché la normalizzazione delle guerre arrivi indisturbata alla coscienza dei ragazzi e delle ragazze, e non possa più essere messe in discussione. Noi dell’Osservatorio critichiamo queste iniziative perché crediamo che la scuola debba educare innanzitutto alla pace; per questo abbiamo scritto un Vademecum per quei/quelle docenti, genitori e studenti maggiorenni che la pensino come noi e vogliano sottrarsi e sottrarre i loro figli e le loro figlie alle attività organizzate con Forze Armate e Forze dell’Ordine. Vi invitiamo a stampare e usare il modulo che più si addice al caso vostro; se avete dubbi o segnalazioni da fare contattateci a questo indirizzo osservatorionomili@gmail.com  Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: MAKE A ONE-TIME DONATION Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Donate -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A MONTHLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate monthly -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A YEARLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate yearly
Genova: gli Alpini chiudono le scuole e le insegnanti si mobilitano per fare lezione nelle piazze
LEZIONE PUBBLICA COLLETTIVA, VENERDÌ 8 MAGGIO: – ORE 10, PIAZZA DE FERRARI – ORE 11, PIAZZA DELLE ERBE (SCUOLA DON GALLO/GARAVENTA) – ORE 12, PIAZZA MERIDIANA (SCUOLA DANEO) L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università promuove l’iniziativa di insegnanti e attivisti di Ora in silenzio contro la guerra e Arci Genova di costruire insieme una lezione pubblica collettiva nelle piazze di Genova in orario scolastico la mattina dell’8 maggio. Se gli Alpini chiudono le scuole, > «Io faccio scuola lo stesso.» Questo è il nome dato alla mobilitazione, che qui rilanciamo con le motivazioni della protesta, ricordando che l’Associazione Nazionale Alpini è un’associazione d’arma, che ha quindi come scopo statutario lo svolgimento di attività a favore di militari e ex-militari. In tempi di genocidio, riarmo e ritorno della leva, forse era meglio lasciare che le e gli studenti andassero a scuola, invece che indirettamente invitarli a partecipare a tali attività. > «Parata militare di alpini? > In tempo di guerra? > Con tutte le scuole e le attività educative chiuse? > > NO, GRAZIE > > Siamo in guerra. > > E lo dimostrano le inaccettabili e sempre crescenti spese per le armi, le > proposte ricorrenti di ritorno alla leva, la presenza sempre più invasiva dei > militari all’interno delle scuole. > > E nel mondo oltre 50 guerre fanno stragi, soprattutto di civili, mentre i > profitti dell’industria militare e i compensi dei loro manager balzano verso > l’alto. > > E sotto le macerie di Gaza giacciono 200.000 morti e il diritto > internazionale. > > In questo quadro, siamo fermamente contrari e contrarie che la città diventi > teatro di un’ennesima ed inutile parata militare, quella degli alpini, con > tanto di “ammassamento” e di fanfare. Augurandoci di non dover assistere anche > a Genova, come è avvenuto altrove in passato, ad episodi di molestia contro le > donne, retaggio del tipico maschilismo militare. > > Dissentiamo dalla decisione di chiudere le scuole: una scelta che dimostra > ancora una volta come la scuola sia considerata a tutti i livelli la > “cenerentola” delle istituzioni. Ci è stato detto che altre città hanno chiuso > le scuole per la parata degli alpini. Ci chiediamo allora perché non vengano > chiuse le industrie armiere, o interrotti gli scali delle crociere. > > Per rendere visibile il nostro dissenso, invitiamo insegnanti ed alunni a > costruire in piazza De Ferrari venerdì mattina una sorta di “scuola aperta”: > insegnanti , volontari e volontarie parleranno di pace, di costituzione, di > arte.  > > Con gessetti e lavagne sui gradini del ducale e di fronte a due scuole chiuse, > diremo agli alpini ed ai passanti: “E io faccio scuola lo stesso. Ed educo > alla pace, non alla guerra”. > > Appuntamenti per venerdì 8 maggio: > > * Ore 10 piazza De Ferrari > * Ore 11 piazza delle erbe ( scuola Don Gallo/Garaventa) > * Ore 12 piazza Meridiana ( scuola Daneo) > > Vieni anche tu. Se vuoi, organizza la tua lezione. > > Se ce l’hai, porta una lavagnetta, o l’occorrente per la tua lezione. » > > Ora in silenzio contro la guerra e ARCI Genova > > Con l’ordinanza sindacale n.134 del 17/04/2026 la sindaca di Genova, Silvia > Salis, ha predisposto: > > * la chiusura di tutti i plessi sedi dei servizi educativi, delle scuole di > ogni ordine e grado, pubbliche e private, dei Centri di Formazione > Professionale e di tutte le attività didattiche dei Dipartimenti > Universitari, ricadenti nel territorio del Comune di Genova, per le > giornate di venerdì 8 e di sabato 9 maggio in concomitanza con > l’eccezionale affluenza di persone sul territorio comunale ed il > conseguente aumento del traffico urbano ed extraurbano; > * la chiusura di tutti i giardini e parchi storici pubblici ricadenti nel > territorio del Comune di Genova dalla sera del 7 maggio, per tutte le ore > successive, sino all’apertura mattutina di lunedì 11 maggio per impedire > iniziative e/o occupazioni anche occasionali delle aree scoperte e degli > edifici presenti nei giardini e parchi storici pubblici. Si potrebbero > verificare dirette conseguenze sulla conservazione degli stessi, sotto il > profilo paesaggistico e ambientale con consumo e decadimento dei tappeti > erbosi, danneggiamento di alberi e arbusti o di strutture architettoniche > ed elementi decorativi, con conseguente impatto sulla fruibilità in > sicurezza dei luoghi; > > Nella circolare è anche scritto che l’evento « è classificabile fra gli eventi > che, seppure circoscritti al territorio comunale o di sue parti, possono > comportare grave rischio per la pubblica e privata incolumità in ragione > dell’eccezionale afflusso di persone ovvero della scarsità o insufficienza > delle vie di fuga.» e che «l’organizzazione e la gestione della 97^ Adunata > Nazionale Alpini è a carico della società “Adunata Alpini 2026 S.r.l.”.» > > Insomma si concede al corpo degli Alpini di scegliere una città e invaderla, > con una massività spaventosa anche per gli stessi abitanti che sui social > commentano il disagio che proveranno in questi tre giorni nei quali vivranno > stipati in casa mentre le penne nere si impadroniranno dello spazio pubblico. > Ne avevamo già parlato qui. > > > > Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. 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Codice Rosso a Fiumicino
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha ricevuto una segnalazione che riguarda una conferenza organizzata lo scorso aprile dalla Polizia di Stato di stanza a Fiumicino, comune della Città Metropolitana di Roma, in un istituto superiore. L’argomento dell’incontro con i poliziotti rientra nella divulgazione del testo di legge 10 luglio 2019 denominata “Codice Rosso”. Fra le materie di interesse della legge rientrano le misure per affrontare la violenza di genere, soprattutto quella domestica ben nota alle cronache. Sappiamo quante e quanto complesse siano le cause del disagio nelle famiglie di cui la parte più fragile, donne e bambini, sono vittima. Purtroppo, non tutto corre così veloce e in modo efficace quando una donna si rivolge a un commissariato o una caserma per denunciare la situazione di rischio o gli espliciti atti violenti a cui è esposta. Capita continuamente che la decisione – già di per sé difficile in alcune condizioni di fragilità culturale ed economica – di percorrere la via legale subisca ritardi o non venga messa in atto. Come mi riferisce un’operatrice di un’associazione che gestisce un Centro Anti Violenza (CAV), nato in seno alla “Casa Internazionale delle Donne” di Roma, in assenza di testimonianze dirette o di segni di attacco fisico, succede che la denuncia venga rifiutata. È il CAV stesso allora che procede consigliando i passaggi da effettuare, in forza della legge citata che prevede la protezione immediata della donna e dei minori e il patrocinio gratuito per affrontare il percorso legale. Ma anche per ricorrere a un CAV una donna ha bisogno di conoscerne l’esistenza, di avere una rete intorno a sé che la sostenga, soprattutto quando si tratta di donne non italiane. Dalla segnalazione penso che sia stato tema nell’incontro ancora il bullismo giovanile, visto che esistono team nelle caserme e nei commissariati dedicati al suo contrasto nelle scuole e sui canali social. La gestione dei conflitti che nascono nelle classi, scontri verbali e fisici spesso legati all’appartenenza di genere, culturalmente imposta dai codici di comportamento appresi, è un problema educativo. Il bullismo, sempre di incerta definizione (ragazze e ragazzi cattivi?), e la tendenza a “immunizzarsi dal diverso”, sono legati strettamente ai contesti relazionali in cui si manifestano, dunque sono questione che interroga gli insegnanti, non le Forze dell’ordine. La marginalizzazione della funzione docente, direi la sua umiliazione, passa anche attraverso la sottrazione del compito di in-segnare. Sia nel senso di lasciare il segno dei saperi disciplinari, sia soprattutto nella capacità di scambiarlo come effetto della responsabilità adulta verso i minori affidati. Vengo a tre punti che dovremmo considerare, al di là del contenuto delle segnalazioni che arrivano all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, anche nell’ottica di sostenere coloro che ci informano. 1. Una circolare interna è un atto amministrativo di indirizzo che occupa l’ultimo gradino della gerarchia delle fonti giuridiche. Molti docenti spesso balbettano che, se l’ha scritti il dirigente, quella indicazione, quel suggerimento, sono norma a cui obbedire. Spesso, pur nel suo impianto direttivo (chi, cosa, quando) invita i docenti interessati a contattare i colleghi più in alto nell’organizzazione dei progetti, insomma lo staff (la corte del DS). Poiché si tratta di prestare ore di lezione, sacrificando le discipline, un insegnante può sottrarsi semplicemente affermando di non essere interessato. A tal proposito invito alla lettura di un testo sull’argomento della dignità legata all’esercizio della libertà di insegnamento e al tentativo ormai abituale di limitarla, anche quando si tratta di progetti legati alle nuove tecnologie, con i soldi del PNRR (Giovanni Scarafile, Il ventriloquo. Etica dell’insegnamento al tempo dell’algoritmo. Yod ed., 2025). A tutti i progetti dell’azienda verticalizzata, definiti nel Piano dell’Offerta Formativa ai clienti, si può dire di no. 2. Riflettendo sulle questioni di genere, non posso non notare che la dirigenza scolastica è soprattutto femminile (dati ISTAT). Maestre e professoresse rompono il tetto di cristallo a fanno carriera. Ma è davvero così? Se la giovane età di alcune dirigenti non ha più alcuna parentela con i diversi flussi storici del femminismo, sicuramente spesso hanno familiarità con una forma di emancipazione mimetica al maschile, al maschile deputato al comando così come storicamente declinato, anche nelle superiori democrazie occidentali. Il paradosso è che al paternalismo dei dirigenti-papà che accarezzano i bimbi all’ingresso a scuola, si interessano di tutto perché tutto gli viene comunicato e su tutto si chiede loro consiglio, si unisce un mieloso – e non meno prepotente – “maternage” femminile. Come se non si potesse immaginare un’autorevolezza fatta di distribuzione del potere, fuori da logiche binarie. Servirebbe nelle relazioni a scuola un cambiamento di paradigma orientato a una “parola” che non viene né da padri, né da madri ma – come ho detto – è sotto il segno della responsabilità del contrappeso dei poteri. Anche questo è parte di un clima culturale in cui il comportamento adulto è modello implicito per i minori che lo osservano, lo vivono, lo subiscono. 3. Fiumicino, è un contesto territoriale con una lunga storia che ne costituisce ancora la peculiarità, l’antico Portus, con il suo Tiber, la sua Isola Sacra. Oggi, saltando i secoli, Fiumicino ha il suo aeroporto. Sono 84.000 circa gli abitanti, stipati in un’area fortemente gentrificata, dove le caratteristiche tipiche di un paese di mare sono inghiottite dall’anonimato di una grande periferia. Le case stanno a un passo dalle piste dell’aeroporto: inquinamento luminoso, sonoro e da scarichi si sommano fra loro. Concludo. I docenti capaci di disobbedire si potrebbero occupare con le loro classi di geostoria, decostruendo la disciplina di recente introduzione negli istituti tecnici. Potrebbero tornare al significato che, prima delle deforme delle indicazioni, dei programmi e del conformismo dei manuali, avevano la storia e la geografia. Potrebbero insegnare come il progresso ha devastato interi territori, privandoli perfino della loro identità storica. La pesantezza del sentirsi, in quanto giovani, sempre potenzialmente cattivi, sbagliati, potrebbe essere trasformata da una visione del futuro come frutto non banale della conoscenza del luogo dove si cresce, si vive, di cosa è accaduto sotto la mano pesante del progresso. La scuola potrebbe essere un luogo dove le creature giovani diventano consapevoli che anche lo squallore, la bruttezza, generano violenza, frustrazione, pensieri rancorosi. Renata Puleo – Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Dati nostri, IA loro: l’università come organismo ospite
Fra chi lavora, a vario titolo, nell’università italiana, moltissimi hanno ricevuto un invito personale, per posta elettronica, all’evento visibile qui: La conferenza è organizzata da Elsevier e ospitata da un’università italiana. Ha un titolo poco determinato: >  Tomorrow Today in Research Italia 2026 e anche la presentazione, la quale dà per scontato che la ricerca abbia dei leader, vale a dire dei capi, è così vaga da sembrare scritta da qualche LLM. > Giornata di condivisione, dialogo e ispirazione sui temi chiave legati al > supporto dei leader della ricerca attraverso dati e intelligenza artificiale, > per promuovere una governance intelligente, un impatto significativo e > un’innovazione affidabile. Chi ha la pazienza di continuare a leggere apprende che lo scopo dell’incontro è promuovere la cosiddetta intelligenza artificiale nella ricerca. Quale? Forse quella che la casa editrice ricava dall’uso come dati di addestramento della gran quantità di testi che riceve gratuitamente, se non facendosi pagare dagli enti cui appartengono gli autori? E che offre, naturalmente, a pagamento? Preoccupa che alla maggioranza degli oratori, composta da dipendenti di Elsevier, si aggiunga un alto funzionario dell’agenzia governativa italiana per la valutazione di stato della ricerca, la quale è ora diventata ancor più governativa . Il nesso fra la valutazione di stato, che richiede 1. armi di valutazione di massa, bibliometriche e statistiche 2. la loro imposizione amministrativa 3. il lavoro gratuito dei ricercatori come fornitori di testi e dati che fungano da materia prima di dette armi e un oligopolista commerciale dei dati quale Elsevier pare, qui, clamoroso ed evidente. Simul stabunt, simul cadent. E le università che fanno? Fanno da ospiti (nel senso biologico del termine)?  
May 5, 2026
ROARS
Bergamo, On the Road: studenti a fianco della Polizia di Stato durante il servizio
Secondo il progetto “educativo”, o presunto tale, On the Road – Giovani protagonisti, 80 studenti di Bergamo saranno fianco a fianco della Polizia di Stato e dei corpi di soccorso del territorio durante il servizio. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ne ha ricevuto segnalazione da parte di genitori e insegnanti. Gli stessi genitori hanno denunciato la presenza di articoli che offrivano ampia pubblicità all’evento, e come il progetto si reiterasse, in linea con il meccanismo dei protocolli d’intesa tra Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) e Forze dell’Ordine e Forze Armate, anche in altri capoluoghi (clicca i seguenti link per Varese e Tirano). L’associazione organizzatrice si muove da tempo all’interno delle scuole attraverso bandi con cui vengono riconosciute borse di studio agli studenti “meritevoli”. E ancora, negli articoli sopra menzionati, si fa riferimento a valori e principi quali la cittadinanza attiva, la partecipazione diretta a operazione di sicurezza sui territori (con la piena collaborazione delle istituzioni locali) e le “esperienze dirette di legalità” (sono questi i termini utilizzati insieme alle Forze dell’Ordine). Sia ben chiaro che a indignare genitori e l’Osservatorio non sono i valori della legalità men che mai le buone pratiche di cittadinanza attiva. Ciò che ci preoccupa e indigna invece è che questi valori e determinate pratiche siano invece limitate alla imponente presenza di militari nelle scuole, rendendo questi ultimi nei esempi di gran lunga più incontrati, e trasformandoli, grazie alle narrazioni d’uopo, modelli da seguire. Ci chiediamo ad esempio perché non vengano stipulati protocolli d’intesa dal Ministero dell’Istruzione e del Merito anche con enti altri, enti che portino nelle scuole anche l’operatore o operatrice ecologica o sanitaria e l’addetto o l’addetta alla sicurezza sul lavoro nelle ASL o nei dipartimenti pubblici preposti. Ci chiediamo se non sia l’insegnante un modello di cittadinanza attiva. Non sono forse queste figure rilevanti nel contesto sociale e portattrici di modelli validi per le giovani generazioni? Ancora una volta nei sopracitati articoli si sprecano fiumi di inchiostro per edulcorare una realtà rappresentata dalla presenza asfissiante delle Forze dell’Ordine e dei militari nelle scuole. Lì presenti per trasmettere ai giovani un modello di riferimento ben costruito che, spogliato di ogni essenza securitaria e militarista, diventi prima dominante nell’immaginario di ragazzi e ragazze in età scolare e poi determinante nella scelta all’arruolamento. Perché il militarismo avanza anche con tutti questi strumenti e la persistente retorica alla quale ci vogliono abituare. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ringraziamo i genitori che ci hanno contattato. Esempi luminosi delle mille forme di cittadinanza attiva che anche oggi invece la propaganda militarista non ha offuscato. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
La “Giornata del Mare” a Napoli: quando la cultura marinara viene militarizzata
Nel sito dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università abbiamo avuto modo più volte di occuparci di Marina Militare e delle iniziative ad essa collegate a cura delle scuole. L’attività segnalata da Napoli ha però alcune caratteristiche che la rendono molto interessante e ricca di suggestioni (clicca qui) Come si legge nella circolare interna, l’Istituto di Istruzione Superiore “Duca degli Abruzzi” di Napoli ha organizzato, in questi giorni, le consuete visite, gite, incontri con i militari (attività normali inserite nel Piano dell’Offerta Formativa), questa volta nella cornice della Giornata del mare e della cultura marinara. Ogni anno, dal 2017, il Dicastero della Protezione Civile e delle Politiche del Mare, oggi retto dal ministro Nello Musumeci (in quota Fratelli d’Italia), promuove la celebrazione della cultura marinara e disloca gli eventi delle giornate (da fine marzo alla prima decade di aprile, a seconda dell’evento) in varie località delle nostre coste, la cui economia, struttura del territorio, cultura dipendono – in diverse modalità – dal mare (clicca qui). Quest’anno è stata scelta l’Isola di Favignana, la maggiore delle tre Egadi (Trapani). Ma, gli eventi del giorno dedicato al mare si spalmano anche in occasioni create in altre città e cittadine, in base a protocolli siglati dalla Marina Militare con le scuole. È il caso dell’istituto scolastico in questione che forma i suoi studenti alle competenze legate ai trasporti, soprattutto nel campo della logistica navale. Nei giorni fra marzo e aprile, 19 classi hanno onorato il nostro mare e la sua cultura presso il Comando Logistico della Marina Militare, di stanza a Napoli. Nulla di nuovo, sia per il tipo di indirizzo della scuola sia per la consuetudine di affidare alunni e docenti alla saggezza e ai saperi dei militari. Per cui, vorrei dedicare attenzione alle giornate svoltesi alle isole Egadi e al loro impianto tematico. Levanzo e Marettimo compongono con Favignana l’arcipelago. Minuscole per estensione, ospitano pochi residenti, soprattutto in inverno, con picchi estivi legati al turismo, decisamente insostenibili in rapporto alla capacità ricettiva: il profitto di un paio di mesi si paga in costi ambientali. Nella stagione invernale il mare è spesso inclemente. Soprattutto per raggiungere Marettimo, una sorta di rocciosa montagna in mezzo al mare, in uno dei punti più profondi e ricchi di correnti del Mediterraneo, i collegamenti da Trapani non sono facili. Malgrado tutto leggo che – dagli anni Ottanta quando ci ho insegnato come maestra – ancora resiste la scuola primaria con il suo pugno di bambini raccolti in pluriclassi, mentre è stata chiusa tempo fa la scuola secondaria inferiore. Quando vi insegnavo io, i bambini erano affidati ai nonni ancora residenti, i genitori lavoravano in terraferma, gli uomini sulle navi commerciali. Oggi, la mancanza di scuole superiori di primo e secondo grado, rende tutto più complicato. Le famiglie devono organizzarsi, i trasferimenti verso i paesi della provincia di Trapani, diventano inevitabili. Nelle piccole isole, come nei tanti centri minori e borghi del nostro paese, la presenza della scuola è una forma di resistenza, di volontà degli abitanti di contrastare l’abbandono, lo sradicamento culturale, la trasformazione di siti di antichissimo insediamento in parchi turistici. A Pantelleria, altra isola della provincia, si è lungamente lottato per mantenere i reparti di ostetricia e di neonatologia nel locale ospedale: paradossale, straniante, nascere a Trapani, a Palermo, pur essendo “panteschi”. Una questione di attaccamento identitario, nel quadro della scomparsa della “biodiversità delle culture” nel conformismo attuale, a cui anche il turismo contribuisce. Gli altri temi della “Giornata del Mare” sono dedicati alle aree protette, ad argomenti di varia ecologia (di cui disconosco la profondità delle analisi), alle esercitazioni di salvataggio in mare(anche quelli di soccorso ai profughi operati dalle organizzazioni non governative e dalla guardia costiera?). Un certo protagonismo è appannaggio delle “tonnare” diventate siti di archeologia industriale. La famiglia Florio, gli ex “leoni di Sicilia” proprietari di tonnare e miniere, raccontati nella saga di Stefania Auci, da anni hanno trasferito i loro interessi: rimane il famoso vino, le distillerie, le cantine, a Marsala. I padroni restano padroni, sotto altre forme, carusi e tonnaroti appartengono a vecchie storie di brutale sfruttamento: i minori erano parte integrante la forza-lavoro. I sopravvissuti alla scomparsa dei tonni, all’inquinamento, alla caduta verticale delle attività produttive del Sud, possono ancora intonare la “cialoma”– il canto ritmato che accompagnava l’ingrato lavoro – deliziando il Prefetto, il Sindaco, tutti i più alti gradi della Marina Militare. I pescatori “eroi del mare” (sic), anche loro oggetto di celebrazione, sarebbero più propriamente da cercare a Mazara del Vallo. Qui faticano, sui pescherecci appartenenti a poche compagnie e famiglie, gli immigrati di vecchia e recente migrazione, soprattutto provenienti dal Nord Africa. E il pensiero va al Mare Nostrum diventato un immenso cimitero per quelli che non sono riusciti a guadagnare nemmeno il pane amaro del lavoro sfruttato. Ma quel che caratterizza i progetti di apertura alle attività produttive del territorio, alla conoscenza “mordi e fuggi” anche del mare, predisposti dalle scuole come Formazione Scuola Lavoro, è un frenetico attivismo acefalo. Non c’è né tempo né volontà di attivare un pensiero lento, critico, capace di una lettura profonda dei fenomeni che le celebrazioni nascondono. Chissà se qualche docente si è occupato di mostrare agli studenti del “Duca degli Abruzzi” l’intreccio di interessi che governa il porto di Napoli, la presenza costante dal secondo dopoguerra delle navi statunitensi. Come ricordava amaramente lo scrittore Ermanno Rea: Partenope non ha più un porto, è una città vassalla, che pure cerca di non vendere del tutto la sua anima. Ma l’anima si consegna da giovani al demone della guerra, anche, soprattutto, quando mostra le vesti bonarie dei marinai di carriera che spiegano quanto è bello navigare, come è glorioso il mestiere delle armi, a cui si può aspirare dopo essere stati orientati a dovere. Renata Puleo – Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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