
Propaganda nelle scuole a Subiaco: riflessioni sulla militarizzazione
Osservatorio contro militarizzazione di scuole e università - Saturday, June 27, 2026«Il sistema dell’informazione internazionale, dominato da quello dell’Impero e dai suoi alleati e soci, è riuscito a persuadere una gran parte del mondo occidentale, o almeno i suoi strumenti di mediazione ideologica […mediante] un potere di mistificazione […con] l’estensione del potere poliziesco-militare, sia del dominio propagandistico-ideologico», Franco Fortini.
Le parole di Fortini risalgono al 1993 in una riflessione sulla situazione nei Balcani, a crisi di disfacimento della Jugoslavia appena iniziata.
Come abbiamo più volte sottolineato commentando gli effetti pervasivi della propaganda sul sito dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, tutto serve ai media di regime per naturalizzare il controllo del territorio, per rendere amichevole la presenza delle forze armate in funzione di istruzione e orientamento delle creature piccole e giovani, per aumentare l’accettazione obbediente allo stato di difesa permanente, facilmente convertibile in guerra latente.
Le scuole del primo e del secondo ciclo del sistema pubblico di istruzione, data la loro capillarizzazione sui territori, si prestano a esser individuate come luogo privilegiato di propaganda sicuritaria e bellica. La presenza più costante nelle classi di ogni ordine e grado è quella dell’Arma dei Carabinieri le cui caserme insistono in ogni angolo del Paese, dopo il riordino varato con l’unificazione del 1861 (clicca qui).
Non è quindi difficile immaginare la vicinanza fra la popolazione, soprattutto dei piccoli centri, con donne e uomini in divisa. La segnalazione che qui commento, giunta all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole delle università, riguarda un episodio minore, ma non meno significativo. Come riferisce il foglio Il messaggero – edizione locale – una bambina di undici anni, di Subiaco, scrive una tesina (una volta si chiamavano temi e/o componimenti liberi e su traccia) in cui racconta il suo sogno di diventare Capitana dei Carabinieri. (Bambina fa una tesina sui Carabinieri e il comandante della stazione di Subiaco la premia: l’emozione del luogotenente (che si commuove)
Subiaco è una piccola cittadina di rocche e castelli, una popolazione 8.500 anime, appartenente alla enorme area di Roma Capitale, inghiottitoio amministrativo delle realtà abitative della campagna laziale, anche oltre i 30 chilometri dal Campidoglio. A Subiaco è ancora in funzione un Istituto Comprensivo (IC), il Carlo Alberto Dalla Chiesa, malgrado i dimensionamenti, gli accorpamenti, l’eliminazione di interi istituti scolastici effettuati negli ultimi anni.
Insomma, resiste anche perché – come sappiamo – senza le scuole si spopolano i paesi più piccoli e continua la forzata urbanizzazione verso i centri maggiori, verso le loro immense periferie. Il testo scritto dalla bambina finisce nella cronaca locale dopo esser stato donato, dedicato al luogotenente dell’Arma: grande commozione dell’ufficiale, dei presenti, del solerte cronista. La bimba riceve anche un premio dalle mani del Comandante della caserma. Ma esattamente di che si tratta? Troviamo altre informazioni sul sito dell’IC, nell’ambito del progetto intitolato “Ritorno al passato”. L’argomento si sviluppa intorno al ripristino dell’esame di quinta elementare, abolito nel 2000 dalla riforma dell’allora ministra Letizia Moratti. Ovviamente, non ha valore di valutazione finale, a questo pensano le prove a test INVALSI e vi ottemperano i docenti con i giudizi, dopo l’ultimo ritocco ministeriale dei livelli di apprendimento.
Quindi, si è trattato dello svolgimento di un testo argomentativo (da qui tesina) legato al motivo ispiratore del progetto e, forse, rispondente a una traccia assegnata dalle maestre (un sogno, il passato che guarda al futuro?). Di per sé, l’idea è interessante. Anche nell’IC da me diretto, nel 2001 decidemmo di far effettuare ai bambini di V classe un compito a scelta, un tema, un problema, un disegno, il cui scopo era segnare con un piccolo rituale il passaggio dall’infanzia alla prima adolescenza, insomma una sorta di commiato, di saluto. Non era aliena dalla decisione deliberata dal Collegio Docenti la manifestazione di opposizione pedagogica e politica alla riforma con cui iniziava il progressivo massacro della scuola, non solo ex elementare (oggi primaria). Un Collegio che fu capace di rifiutare la somministrazione delle prove INVALSI, un organo collegiale composto da insegnanti ancora pronti a scendere in piazza. Un ritorno al passato anche questa annotazione, mentre oggi sembra costume abituale la servitù volontaria, la retorica buonista, l’incapacità di lettura critica del presente.
Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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