L’influenza militare sull’infanzia in Italia. A partire da alcune segnalazioni giunte all’OsservatorioCome si evince dalle innumerevoli segnalazioni che ogni giorno arrivano alla
mail dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università (osservatorionomili@gmail.com), la presenza delle forze armate è
ormai una vera invasione di campo. Un campo che dovrebbe essere gestito
dagli/dalle insegnanti, nella relazione asimmetrica per ruolo ed età, fra chi
insegna e chi impara. Soprattutto i bambini e le bambine, le creature piccole e
i giovani sono i più esposti alle insinuanti parole di chi veste una divisa. Ai
loro occhi un corpo armato, vestito in armi, mostra vigore, determinazione
nell’affrontare situazioni di rischio, capacità nell’uso di tecnologie
sofisticate per affrontare il pericolo, sia esso il nemico classico o il
delinquente e il marginale.
Oggi a soldati e soldatesse viene lasciato un compito educativo che gli adulti
di riferimento – docenti e genitori – riconoscono complementare, quando non
sostitutivo, al loro. Soprattutto le armi sono oggetto della fascinazione. Dalla
spada al moderno fucile d’assalto, gli oggetti della tecnica della morte sono
un’espressione di aggressività precocemente appresa, che si mostra nel gioco
infantile, nella predilezione per gli sport violenti, per le finzioni dei
videogiochi e dei film di animazione. Qualcuno afferma che si tratti di un
fascino derivante da pulsioni residuali, da istinti aggressivi di cui la cultura
non ha mai davvero esonerato gli esseri umani. I bambini più piccoli imparano a
coltivare quello spazio emotivo nella convinzione che discutere con l’Altro,
chiunque esso sia, non vale le parole spese, ancora prima di provare a trovarle.
Imparano che nell’Altro si nasconde il nemico, che la frontiera è una
protezione, che la Patria è un luogo da difendere come Heimat, la casa, da chi
la vuole occupare, chissà distruggere.
Le segnalazioni che commento vengono da informazioni veicolate nel web e
riguardano istituti scolastici della fascia del primo ciclo di istruzione (6/13
anni, dunque infanzia e preadolescenza). Tre tipi di iniziative apparentemente
bonarie, la bellezza del volo, la vitalità della banda musicale, la simpatia per
la mascotte, che però hanno un sottotesto, pescano nell’immaginario guerriero,
tanto più invadente quanto schermato, sottile.
Inizio da Viterbo, dove il 13 maggio sul sito dell’AVES (Aviazione Esercito
Italiano) si commentava il successo dell’open day, percorso di orientamento e di
informazione per le scuole della provincia sull’importanza del servizio prestato
nelle forze armate. Motivo di orgoglio per gli organizzatori l’entusiasmo dei
più piccoli per l’esibizione di armi e apparecchiature, soprattutto – si
sottolinea – fra i membri del consiglio comunale dei bambini (una prova di
educazione civica?). Nel sito si evidenzia anche la partecipazione di Poste
Italiane che ha impresso un francobollo per commemorare i 75 anni di vita
dell’AVES. Del resto, la compartecipata statale è sempre meno dedicata al
servizio postale e sempre più rivolta all’attività di banca e finanziaria,
presente sul mercato, dove è bene farsi una buona pubblicità. Tutti contenti,
amministratori locali, aviatori, genitori e sicuramente dirigenti scolastici e
insegnanti ormai, su quasi tutto il suolo patrio, fedelissimi alle divise
(clicca qui per la notizia).
Sempre nel Lazio, l’istituto comprensivo Santa Maria Delle Mole, nell’omonima
frazione di Marino (Città Metropolitana di Roma), il 15 maggio ha partecipato
con 6 classi all’evento musicale organizzato dalla banda dell’Esercito. Messa in
musica la fiaba di Esopo “La cicala e la formica”, mostrati gli strumenti
musicali, sponsorizzato un corso di pianoforte, anche online (?), offerte
esibizioni di canti della tradizione popolare. Quale tradizione, mi chiedo. Ho
diretto un anno l’istituto in questione e Santa Maria delle Mole, agro romano
fortemente urbanizzato alle falde dei Castelli Romani, era allora ed è oggi un
non luogo. Malgrado qualche aspirazione a diventare un comune autonomo grazie ad
una vittoria referendaria che non ha avuto seguito, può vantare il ricordo di
antichi insediamenti di coloni-reduci dell’esercito romano, i mulini a ridosso
delle marane (torrenti) a cui deve forse il suo nome, oggi scomparsi. Sorvolano
il paese (circa 13.000 abitanti) 180 voli giornalieri dal vicino aeroporto di
Ciampino, un contributo all’inquinamento di gas e rumore: «Se un essere umano è
condannato a svolgere la funzione limitata della formica non soltanto cesserà di
essere uomo, ma non sarà neppure una buona formica» scriveva Norbert Wiener, il
padre della cibernetica (Introduzione alla cibernetica, 1966/2001). Un semplice
collegamento di idee dall’edificante Esopo alla tecnologia militare…Non ultimo:
ma un laboratorio musicale curato da insegnanti dentro la scuola, no? Ci vuole
la più performante banda dell’esercito (https://www.instagram.com/p/DYVGByHDFqx
).
Mi sposto a Sesto Campano, piccolissimo paese della seconda più piccola regione
italiana, il Molise. Come ci informa un foglio locale on line, i bambini dell’IC
Don Giuliano Testahanno vinto il primo premio del concorso “WOrso Wojtek“,
ideato dal giornalista Lello Castaldi, un buon amico e sponsor dell’esercito,
come si evince dalle sue pagine Facebook. L’orso bruno in questione venne
adottato dalla 22° Compagnia dell’esercito polacco in esilio in URSS, impegnato
nella liberazione dell’Italia dai nazisti e, come nella pubblicistica destrorsa,
anche queste celebrazioni tendono a oscurare il ruolo delle formazioni
partigiane. Pure a Sesto tutti contenti, sindaco Eustachio Macchiari in testa
(lista civica Noi Ci Siamo) (Clicca qui per la segnalazione).
Conclusione, molto provvisoria. Nel gioco di riflessi fra adultità e infanzia,
prima che il bambino specchi sé stesso e possa riconoscersi, l’adulto riverbera
il suo desiderio del bambino e del suo futuro. Un doppio genitivo per dire
l’incrocio delle attese reciproche, delle domande, delle risposte, degli
inganni, delle scoperte scomode, urticanti. Anche oggi – nel dibattito
tutt’altro che spento sui cascami del patriarcato e lo sfumare del padre, del
maschio – l’adulto fornisce protesi per crescere. Anche la complicità degli
adulti, degli educatori, che annulla il differire fra le generazioni lo è, prova
a esserlo: ci si diverte insieme, si imparano insieme il conformismo e
l’adattamento passivo, acritico, tutti, grandi e creature piccole nello stesso
gioco mediatico.
Oggi, le protesi sono anche un moschetto, una divisa, un inno: passaporti per
entrare presto nel mondo adulto, pragmatico, dove la violenza va gestita,
accompagnata, addestrata, più che evitata. Bambini-soldato in molte regioni del
mondo, bambini futuri soldati, qui, ora, da noi, Italia, Europa.
P.S. È NOSTRA CURA CELARE I VOLTI DEI BAMBINI E DELLE BAMBINE PERCHÉ SIAMO
EDUCATORI ED EDUCATRICI SENSIBILI E CI FA ORRORE ASSOCIARLI AGLI STRUMENTI DI
MORTE, COSTRUIRTI CON IL SOLO SCOPO DI UCCIDERE ALTRE PERSONE, TUTTAVIA MARCA LA
DIFFERENZA PEDAGOGICA IL FATTO CHE SU QUESTO SITO NON CI SIA ALCUN RIGUARDO
RISPETTO ALL’ESPOSIZIONE DI MINORENNI ACCANTO AD ELICOTTERI E VELIVOLI DA
GUERRA.
Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università
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