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Caccia ai giovani e città militarizzate. Cronaca da un paese trasformato in caserma
L’isterica militarizzazione che il governo ha imposto sulle principali città italiane in risposta alle manifestazioni e agli scontri della scorsa settimana, ha prodotto risultati diversificati. Il clima plumbeo intorno alla misteriosa convocazione di una nuova giornata di turbolenze sociali da parte del sedicente “Movimento 17 ottobre”, ha visto migliaia di […] L'articolo Caccia ai giovani e città militarizzate. Cronaca da un paese trasformato in caserma su Contropiano.
October 24, 2026
Contropiano
Caccia ai giovani e città militarizzate. Cronaca da un paese trasformato in caserma
L’isterica militarizzazione che il governo ha imposto sulle principali città italiane in risposta alle manifestazioni e agli scontri della scorsa settimana, ha prodotto risultati diversificati. Il clima plumbeo intorno alla misteriosa convocazione di una nuova giornata di turbolenze sociali da parte del Movimento 17 ottobre, ha visto migliaia di agenti […] L'articolo Caccia ai giovani e città militarizzate. Cronaca da un paese trasformato in caserma su Contropiano.
October 24, 2026
Contropiano
Fiumicino: finesettimana resistente al Bilancione occupato
⚠️ A Fiumicino si è creata una task force di forze dell'ordine, richiesta più volte dal Comune e ora concessa, per sgomberare noi e tutti i bilancioni per poi provare ad interdire l'area ❗Questo darebbe alle istituzioni e all'impresa a cui è stata svenduta l'area il via libera per massacrarla. L'idea è invece difenderla e quindi starci il più possibile! Questa settimana con picchetti, attività e presenza, per poi tenerci pronte a qualsiasi evenienza a stretto o non così stretto giro. (fonte: https://roma.convoca.la/event/velofficina-e-la-terrazastudio) appuntamento domani sabato 24 ottobre con il collettivo NO PORTO, dalle ore 12: risveglio muscolare con acqua gym, pranzo benefit, jam musicale (porta le tue macchinette preferite) finché c'è voglia... altro appuntamento domenica 25 ottobre dalle 15 con assemblea di aggiornamento sulla situazione del Bilancione occupato
October 23, 2026
Radio Onda Rossa
LA PROTESTA DEI TIR PROSEGUE IN TUTTA ITALIA NONOSTANTE LE MINACCE DEL GOVERNO. BLOCCHI DAL LAZIO ALLA SICILIA, A COSENZA STUDENTI IN PIAZZA
Continua la protesta dei Tir contro il caro gasolio nonostante i miseri interventi del governo. In serata riunione a Palazzo Chigi con Meloni: il Viminale ha scelto di mandare la polizia a identificare 1700 camionisti attivi nei blocchi in Campiania e denunciare oltre 70 lavoratori chiedendo di vigilare su non meglio identificate ‘infiltrazioni criminali’. Contemporaneamente l’esecutivo mette a punto un decreto che dovrebbe essere varato nel Cdm convocato per oggi. Opposizioni all’attacco e chiedono che ‘La premier riferisca in aula’. Di fronte alle minacce del governo alcune organizzazioni in Sicilia e Calabria hanno nella notte sospeso i blocchi, ma  le proteste proseguono. Continua quella dei camionisti contro il caro carburanti a Frosinone, Ferentino e Valmontone, Roma, mentre si segnalano rallentamenti ai caselli, monitorati dalla polizia. In agitazione anche gli agricoltori. Da Valmontone, Matteo, contadino in protesta raggiunto ai nostri microfoni. Ascolta o scarica Fermi anche gli autotrasportatori a Gela, Sicilia, lungo il tratto della strada statale 117 bis. “I prezzi del gasolio non scendono e noi non abbiamo ricevuto neanche un centesimo. Andiamo avanti fino a quando non ci saranno risultati concreti. Degli annunci non ce ne facciamo nulla”, fanno sapere. Restano i presidi degli autotrasportatori anche sulle strade campane, dove nel Casertano l’epicentro della protesta diventa il casello sull’A1 Milano-Napoli di Caianello. Proteste che proseguono anche a Napoli. Dal capoluogo campano Eddy del movimento di lotta – disoccupati 7 Novembre. Ascolta o scarica In Calabria, dove si sono aggiunti i blocchi dei pescatori, gli studenti di Cosenza si sono uniti alla protesta di tir e trattori, convocando per questa mattina uno sciopero con un corteo partito da Piazza Kennedy. Dal corteo studentesco Federico, de La Base di Cosenza e di Usb. Ascolta o scarica  
October 22, 2026
Radio Onda d`Urto
Roma. Interrompere i rapporti tra il Comune e Israele. Manifestazione in Campidoglio
Il tempo è scaduto e la giunta capitolina non ha discusso la proposta di delibera di iniziativa popolare che con il comitato Roma sa da che parte stare abbiamo presentato sei mesi fa. Circa 16.000 persone hanno firmato affinché Roma capitale si assuma responsabilità politiche e morali interrompendo i rapporti […] L'articolo Roma. Interrompere i rapporti tra il Comune e Israele. Manifestazione in Campidoglio su Contropiano.
October 22, 2026
Contropiano
Roma: assemblea "Nel mirino" 22 ottobre
Torniamo sulla campagna "Nel mirino". Se non ne hai ancora sentito parlare, comincia da qui :) Dopo la manifestazione del 25 settembre, capiamo come organizzarci per proseguire la mobilitazione dal punto di vista politico ma non solo, attraverso la creazione di gruppetti di lavoro specifici. Prossimo appuntamento al Forte Prenestino per giovedì 22 ottobre, dalle 19:30.  
October 21, 2026
Radio Onda Rossa
Patto UE, conta la volontà manifestata e non la formalizzazione: due sentenze sul regime transitorio
Il 12 giugno 2026 è diventato applicabile il nuovo Regolamento procedure (UE) 2024/1348, cuore del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Da quella data è cambiato il quadro delle regole che governano l’esame delle domande di protezione internazionale. Stabilire se una domanda ricada sotto la disciplina vecchia o sotto quella nuova non è quindi un dettaglio tecnico: ne discendono conseguenze concrete sul percorso procedurale del richiedente. La norma transitoria – l’art. 79, par. 3, del regolamento – sembra a prima vista chiara: il regolamento si applica alle domande formalizzate a decorrere dal 12 giugno 2026; quelle formalizzate prima restano regolate dalla direttiva 2013/32/UE. Il problema è che la formalizzazione non dipende dal richiedente. È un atto della questura. Ma a Roma, come documentano entrambe le sentenze, l’Ufficio Immigrazione di Via Patini è da mesi di fatto inaccessibile: nessun sistema di prenotazione telematica, presentazione fisica agli sportelli, file che si formano di notte, respingimenti verbali agli ingressi. Chi aveva manifestato la propria volontà di chiedere asilo ad aprile 2026 si è così trovato, senza alcuna colpa, non ancora formalizzato al 12 giugno – e dunque, applicando alla lettera l’art. 79, ricadente nel nuovo regime. Entrambi i ricorsi sono stati proposti nelle forme del rito semplificato ex art. 281 decies c.p.c. contro il Ministero dell’Interno, rimasto contumace in entrambi i giudizi. Nel primo (R.G. 24772/2026, Giud. Dott.ssa De Nuccio), un cittadino peruviano aveva tentato più volte l’accesso all’ufficio, da ultimo il 14 aprile 2026 con l’assistenza di un operatore legale, inviando poi in pari data una PEC tramite il difensore; la questura rispondeva il 13 maggio che gli appuntamenti sono previsti solo per vulnerabilità certificate. Nel secondo (R.G. 25435/2026, Giud. Dott. ssa Colla), una cittadina peruviana aveva atteso invano fuori dai locali della Questura anche in ore notturne, venendo respinta verbalmente, e aveva inviato PEC il 15 aprile 2026; la questura rispondeva chiedendo documentazione di “vulnerabilità certificate da una struttura ospedaliera o da un medico dell’ASL”. Entrambi i giudici hanno accolto i ricorsi seguendo lo stesso percorso. Anzitutto, la manifestazione di volontà non richiede forme particolari. Lo prevede l’art. 2 d.lgs. 142/2015, lo conferma il considerando 27 del regolamento (la volontà può essere manifestata “in qualsiasi forma, senza che il richiedente debba usare termini specifici”), lo ha ribadito la Cassazione con la pronuncia n. 24138/2024, richiamata dalla sentenza della Giudice Dott.ssa Colla: qualsiasi atto idoneo è sufficiente, inclusa una PEC del difensore munito di procura speciale. Di più: a fronte di una prassi che non consente alcuna via telematica, la PEC è l’unica strada percorribile. Pretendere certificazioni sanitarie come condizione per un appuntamento è, come si legge in sentenza, un requisito amministrativo aggiuntivo vietato dall’art. 6, par. 2, dir. 2024/1346/UE. In secondo luogo, lo stesso regolamento distingue tre momenti: la domanda si considera fatta quando la volontà è manifestata (art. 26), seguono poi la registrazione (art. 27) e la formalizzazione (art. 28), entrambe con termini stringenti a carico dell’amministrazione. È alla domanda fatta che il regolamento àncora la qualità di richiedente e le garanzie connesse. Da qui il passaggio decisivo: se si attribuisse rilevanza esclusiva al momento della formalizzazione, l’amministrazione potrebbe determinare unilateralmente, con il semplice differimento di un proprio adempimento, quale regime normativo si applichi a una persona che ha già fatto tutto quanto le competeva. Un esito che le due giudici giudicano incompatibile con i principi di certezza del diritto, tutela dell’affidamento, parità di trattamento ed effettività della tutela giurisdizionale. La lettura trova un aggancio testuale nel diritto interno. L’art. 17, comma 4, d.l. 12 giugno 2026, n. 100 (conv. l. n. 145/2026) prevede che ai procedimenti avviati “a seguito della presentazione della domanda di protezione internazionale in data anteriore al 12/6/2026” continui ad applicarsi la disciplina previgente. La sentenza della Giudice Dott.ssa Colla valorizza la scelta lessicale: “presentazione” non è sinonimo di “formalizzazione”, e il legislatore nazionale avrebbe così colmato una lacuna del diritto unionale. Quanto ai dispositivi, la Giudice Dott.ssa De Nuccio ordina al Ministero di formalizzare la domanda con rilascio del permesso ex art. 4, co. 1, d.lgs. 142/2015, compensando le spese per la novità della questione. La Giudice Dott.ssa Colla, accertata l’illegittimità della condotta omissiva, dichiara la domanda presentata al 15/04/2026 con applicazione della direttiva 2013/32/UE, e ordina la formalizzazione entro sette giorni, con spese irripetibili per il gratuito patrocinio; precisa, inoltre, che legittimato passivo è il solo Ministero dell’Interno, essendo la Questura una mera articolazione interna priva di soggettività giuridica. Le due pronunce sono tra le prime a misurarsi con la disciplina transitoria del Patto e muovono nella stessa direzione, il che è un segnale. Il punto di maggiore esposizione è la lettura dell’art. 17, comma 4: si può sostenere che la norma si riferisca ai procedimenti già formalmente avviati, e non a quelli che l’amministrazione ha impedito di avviare. È su questo punto che si giocherà il consolidarsi – o meno – dell’orientamento giurisprudenziale. Tribunale di Roma, sentenza del 29 settembre 2026 Tribunale di Roma, sentenza del 13 ottobre 2026 Si ringraziano le Avv.te Giulia Crescini e Cristina Laura Cecchini per la segnalazione e il commento. Sostieni Melting Pot ABBIAMO UN OBIETTIVO: 2.667 PERSONE CHE CI SOSTENGONO CON 12 € È così che possiamo continuare a fare informazione libera, accessibile e indipendente. Ci sei anche tu? Sostieni ora →
assemblea con gli agricoltori (devo finire di lavorarlo)
La quotidiana assemblea che da sabato anima Piazza Maricarmen a Roma (così è stata ribattezzata Piazza dei Cinquecento), ha visto ieri una partecipata assemblea con gli agricoltori in lotta da giorni, insieme a cittadini, studenti, lavoratori, esponenti del movimento del diritto all’abitare, rappresentanti dell’associazione consumatori A.Ba.Co. In vista dello sciopero […] L'articolo assemblea con gli agricoltori (devo finire di lavorarlo) su Contropiano.
October 20, 2026
Contropiano
La destra all’attacco del V Municipio di Roma
Mi alzo presto questa mattina, vado a fare colazione al bar, in via di Torpignattara c’è chi non è mai andato a dormire dalla notte precedente, chi ha bevuto troppo, chi vive per strada, ci sono le strade sporche, immondizia e pure un topo morto in un’aiuola. Al bar la discussione tra le colleghe al bancone è sulla condizione della stazione Malatesta di notte, il senso di insicurezza, la paura di essere una donna da sola al buio la sera o la mattina molto presto. E dal senso di insicurezza, si passa al degrado per concludere con il problema dell’immigrazione, causa di tutti i mali. Anche se due su tre delle bariste sono di origine migrante, in effetti sono arrivate con il bus, spiegano alla terza. E così si rimodula la conversazione, il problema sono gli uomini neri e arabi (non bianchi, quelli no, sono bravissimi a nascondere la violenza dentro casa e sotto le coperte), il razzismo è salvo, e mette d’accordo le tre lavoratrici. E avrebbe trovato l’accordo della destra ed estrema destra europea che utilizza le donne come ancelle del peggior razzismo e dell’odio islamofobico. > Nessun commento sul salario od sugli orari di lavoro, nonostante il commercio > abbia tra le peggiori condizioni lavorative, come la ristorazione e > all’edilizia. E forse non sarà un caso che due su tre delle lavoratrici erano > di origine migrante. Mangio il mio cornetto, e mi sale già la rabbia, e mi prendo pure una pizzetta rossa per la mia seconda colazione. Poi dici che c’ho l’acidità. Cammino verso la Casilina, e guardo le rotaie vuote del trenino, tra le pietre dei binari si incastrano bottiglie di plastica, e sulle panchine dove prima aspettavamo il trenino giallo, ora dorme una persona senza casa e con problemi di dipendenze. Ora posso decidere se aspettare il 105, sempre pieno anche alle 6 del mattino, il 409 o l’inutile navetta che porta alla metro C, dove nelle banchine senza segnale telefonico puoi attendere il treno fino a venti minuti, manco fosse un regionale. Insomma il trenino giallo faceva schifo, era sporco, inaccessibile e lento, ma ci ritroviamo a rimpiangere pure quello. Rimangono le rotaie vuote e la promessa di un tram, di cui non esiste nemmeno un calendario lavori. Ecco come sta il quadrante est. A Torpignattara siamo esattamente a metà tra gentrification e turistificazione, che alzano i prezzi e svuotano i quartieri, e il completo abbandono delle aree periferiche, dove si lascia che intere aree dismesse diventino i luoghi di nessuno, le case di edilizia pubblica cascano a pezzi, si aspetta l’autobus ben più di mezz’ora, o si fanno file chilometriche in auto. E soprattutto le strade sono invase dal crack. Sotto casa mia, davanti a una scritta “remigrazione”, ci sono due ragazzi con una pipetta, e qualche giorno fa ne ho visti altri due che fumavano in pieno giorno sulle panchine. I pezzi di verde abbandonati diventano rifugio per gli ultimi degli ultimi, in fuga anche da se stessi. Forse loro avevano la pelle nera o marrone, ma ne ho conosciuti tanti di amici e di amiche di pelle bianca, anzi bianchissima, che si sono persi in appartamenti sulla Casilina per giorni, a volte settimane, qualcuno ci ha perso la vita. > La situazione è rovente. E i sassi delle rotaie abbandonate sembrano tizzoni > ardenti. La destra e l’estrema destra hanno deciso di soffiare e far bruciare > l’intero municipio. La strategia è semplice: attaccare chi è più in basso di > te, chi non può difendersi, chi non ha i mezzi per prendere parola. E allora il problema sono le persone tossicodipendenti, non le narcomafie che mettono le bombe. Il problema sono le persone migranti che lavorano sfruttate per 3-5 euro l’ora sotto il ricatto del permesso di soggiorno, non chi affitta in nero dei tuguri o fa lavorare senza rispettare i contratti. Il problema sono i poveri, non la povertà e lo sfruttamento. Che poi il lavoro in nero, lo sfruttamento, gli affitti troppo alti sono un problema comune a chiunque vive in questo quadrante. Eppure sono riusciti a dividerci con tagli netti seguendo la linea del colore, perché per noi persone bianche rispecchiarci nelle persone bengalesi, arabe o nere ci fa troppo paura. Ci ricorda che alla fine anche la nostra condizione di classe media, più o meno benestante, si sta sgretolando sotto i nostri piedi. E rischiamo di caderci anche noi in quella povertà, un po’ come rischiamo di cadere nelle buche dei nostri marciapiedi, attorno alle quali viene messo del nastro bianco e rosso per segnalarle, ma nessuno le ripara mai. Attenzione: pericolo povertà. Invece di dirci poveri, di nuovo poveri, come le nostre nonne o bisnonne, emigrate nelle Americhe, preferiamo continuare a tappare le buche. Senza contratti, senza lavoro, in naspi, senza diritti, senza giornate di riposo e con i salari più bassi d’Europa, con la benzina a 2,20 €, con le scuole dove piove dentro, senza riuscire a prenotare delle visite mediche, preferiamo scegliere la via più semplice. E allora lo vedi che a Torpignattara aprono solo negozi gestiti da persone migranti che vendono cianfrusaglie e cibi che io non mangio? E allora lo vedi che il quartiere è sempre più sporco? E chi è che sporca? Lo vedi che fanno il mercatino la sera? Cercano nell’immondizia e poi la lasciano fuori dal cassonetto? A breve credo che uscirà una teoria del complotto sul trenino, lo sapete chi è stato, no ma chi è stato veramente? E se invece ci chiedessimo: se il trenino fosse passato a Collina Fleming sarebbe andata a finire allo stesso modo? > Ora è stata indetta una nuova fiaccolata da un comitato dietro il quale > probabilmente si cela Fratelli d’Italia. Infatti alla piazza di domenica > scorsa, che non è riuscita a partire, dal megafono hanno parlato quasi > esclusivamente eletti nelle liste della destra del V municipio. Tra le tante, direi tantissime, persone di sinistra che abitano questi quartieri sento spesso dire che “la sinistra ha smesso di parlare alle periferie”. E in un certo senso hanno ragione, ma sarebbe più corretto dire che “il centro-sinistra, il PD o tutti quei partiti che hanno aperto la strada alle politiche neoliberali” hanno smesso di vivere e parlare con le periferie. Ma qui, in queste strade, esiste un variegato mondo di associazioni, comitati, centri sociali, gruppi informali, che spesso non vanno nemmeno d’accordo, che questi quartieri li hanno abitati, costruiti e curati. Doposcuola autogestiti, centri estivi a prezzi popolari, sport accessibili, corsi di italiano L2, cori di musica popolare, festival del cinema multiculturale, librerie dove scegli tu il prezzo dei libri, gruppi che puliscono le aree verdi, gruppi di acquisto solidale, volontariato che distribuisce pacchi alimentari, eventi culturali, festival musicali… Tutto questo esiste solo grazie al contributo volontario di decine, centinaia di persone che a Torpignattara, come in tutto il quadrante est, hanno costruito un’alternativa contro l’abbandono istituzionale, la povertà e lo sfruttamento. Qui le scuole hanno lottato per diventare presidi multietnici e antirazzisti, costruendo solidarietà tra genitori, insegnanti e studenti contro la discriminazione e la ghettizzazione. Qui ci sono presidi dei diritti umani come la palestra popolare di Quarticciolo. E luoghi fondativi per il punk, l’hip-hop e la musica techno come il Forte Prenestino. E potremmo andare avanti, perché ci sono davvero tanti esempi. Questa incredibile rete, che non si parla, e spesso non si capisce, è stata ciò che ha permesso alle persone di sostenere la vita in questi quartieri, e ha bloccato i discorsi faciloni della destra ed estrema destra, che qui è sempre stata presente. > Ma ora con affitti alle stelle, sfratti, carovita, povertà, spaccio, > dipendenze, l’odio contro “l’altro” riesce a trovare nuovo spazio. L’abbandono > e la povertà sono pronti a bruciare nelle fiaccolate dei comitati > anti-degrado, per trasformarsi velocemente in ronde anti-immigrato. Pompate da > influencer pagati con i soldi delle lobby trumpiane. Dopo quattro anni di governo Meloni, e non so nemmeno quanti decreti sicurezza, la destra si prepara all’ennesima campagna elettorale sulla sicurezza. Proprio perché le loro stesse politiche non servono a nulla. Anzi costruiscono e alimentano insicurezza, povertà, discriminazione e sfruttamento. Nel frattempo grazie a istituzioni locali assolutamente manchevoli, stiamo ancora aspettando nuove corse del 105, per poi rimanere imbottigliate nel traffico della Casilina, e arrivare in ritardo al nostro lavoro sottopagato. Forse è proprio arrivato il momento di uscire da questa poliedrica e stancante frammentazione della sinistra non istituzionale. Bisogna rivendicare molto di più da queste istituzioni locali di centro-sinistra e allo stesso tempo distruggere la campagna d’odio montata dalla destra. Io a Torpignattara ci abito, in V municipio ci insegno, non ho intenzione di stare a guardare comitati e ronde che distruggono reti di solidarietà costruite in decenni di lavoro. E non ho intenzione di permettere che un municipio multietnico e multilinguistico sia portato a farsi la guerra, dopo anni di vita in comune, portata avanti con tutte le sue difficoltà. Non posso accettare che paladini autonominati sfilino in queste vie per aizzare odio e paura. In queste strade c’è molto di più, tanti progetti per quartieri migliori, molta rabbia per l’abbandono in cui ci costringono a vivere, e molta più voglia di vivere insieme, è ora che tutto questo si riprenda le strade. Immagine di copertina di Indeciso42 da wikimedia Questo articolo è gratuito ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno. Clicca sul banner qui sotto e fai una donazione. Dona il tuo 5×1000 scrivi il codice fiscale 96405560580. L'articolo La destra all’attacco del V Municipio di Roma proviene da DINAMOpress.
October 19, 2026
DINAMOpress
Antisemitismo e fedeltà al governo di Israele
-------------------------------------------------------------------------------- Il Portico d’Ottavia si trova nell’antico ghetto di Roma. Foto unsplash.com -------------------------------------------------------------------------------- In un’intervista televisiva Primo Levi disse che il nazismo era stato la metastasi di un cancro che era il fascismo (si trova anche su you tube). Non era un’immagine letteraria ma una diagnosi, con una cronologia precisa. Il tumore nasce nel 1922. Mostra il suo volto criminale nel 1924 con il delitto Matteotti. Raggiunge la maturità nel 1938 con le leggi razziali. Nel 1943 produce la metastasi italiana: la Repubblica di Salò, alleata e complice dell’occupante nazista. Levi non pensava il fascismo come una parentesi buffonesca Nel Sistema periodico Levi scrive che il fascismo non era soltanto un malgoverno buffonesco e improvvido, ma il negatore della giustizia. Era sorto come custode di un ordine fondato sulla costrizione di chi lavora, sul silenzio imposto a chi pensa e sulla menzogna sistematica e calcolata. È da qui che bisogna partire per capire che cosa è successo venerdì 16 ottobre a Roma. Al Portico d’Ottavia, alla cerimonia per l’anniversario del rastrellamento del 16 ottobre 1943, alcuni componenti della comunità ebraica romana hanno accolto la delegazione dell’Anpi gridando “ve ne dovete andare”, “fuori, fuori”, “vergognatevi”. Deve essere chiara una cosa: non è stato un incidente estemporaneo. Due giorni prima il presidente della Comunità, Victor Fadlun, aveva chiesto formalmente all’associazione dei partigiani di non presentarsi. Le accuse erano di aver contestato le bandiere di Israele e della Brigata Ebraica nei cortei del 25 Aprile e di essersi mostrata compiacente verso la violenza della piazza pro-Pal. Fadlun aveva chiesto all’Anpi di fare un passo indietro, appellandosi alla sua sensibilità, “se non al pudore”. La rottura viene poi da lontano. Nel gennaio 2025 il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, aveva dichiarato che l’Anpi di oggi non è più quella di un tempo. Negli stessi giorni la Comunità ebraica di Milano aveva disertato la commemorazione organizzata dall’Anpi per il Giorno della Memoria. Il presidente dell’Anpi, Gianfranco Pagliarulo, aveva risposto indicando il punto che nessuno voleva nominare. Le cose sono cambiate, aveva detto, ma non per colpa dell’Anpi: sono cambiate dopo il 7 ottobre, con le stragi di Gaza e con un governo israeliano in cui siedono esponenti di una destra che non si vedeva da tempo. Dunque oggi il ricordo di una deportazione nazifascista è diventato il luogo da cui si allontanano gli antifascisti. Il 16 ottobre 1943 era un sabato Conviene ricordare che cosa accadde quel giorno, perché la memoria che si pretende di custodire è precisa. Il 16 ottobre 1943 era un sabato, e le famiglie si preparavano alla festa di Sukkot. Dalle 5.30 alle 14 le SS arrestarono più di milleduecento persone. Ne furono deportate ad Auschwitz-Birkenau oltre mille, più di duecento erano bambini. Clara Wachsberger aveva cinque anni, Ada Tagliacozzo otto, Umberto Di Segni quattro, Donato Campagnano tre mesi. Tornarono in sedici. Le SS non dovettero cercarli. Gli ebrei romani erano registrati, classificati, identificabili: lo Stato italiano li aveva censiti, schedati, espulsi da scuole, università e professioni a partire dal 1938. La razzia materiale fu tedesca. Il lavoro preparatorio fu italiano, cioè fascista. Un mese dopo, il Manifesto di Verona del Partito fascista repubblicano trasformò in legge ciò che il 1938 aveva preparato: gli appartenenti alla razza ebraica sono stranieri e, durante la guerra, appartengono a nazionalità nemica. Perfino la presidente del Consiglio, nel 2023, ha riconosciuto che quel giorno le truppe naziste agirono con la complicità del regime fascista italiano. Riconoscere la complicità del passato, però, è un atto che non costa nulla, se non si scioglie la continuità del presente. Quei rapporti cordiali con la destra Mentre l’Anpi viene dunque messa alla porta, le rappresentanze ebraiche italiane intrattengono rapporti istituzionali cordiali con la destra di governo. È una destra il cui presidente del Senato, seconda carica dello Stato, ha conservato nella sua casa di Milano un busto di Mussolini, insieme a una collezione di cimeli del Ventennio. Divenuto presidente del Senato, ha dichiarato pubblicamente che quel busto non lo avrebbe mai buttato. È lo stesso presidente del Senato che ha definito l’azione partigiana di via Rasella una pagina tutt’altro che nobile e ha descritto i soldati altoatesini del reggimento Bozen come pensionati. Il suo partito porta ancora nel simbolo la fiamma del Movimento sociale, fondato dai reduci di Salò: gli stessi del Manifesto di Verona. Il fenomeno non è italiano, ed è proprio la sua dimensione europea a renderlo leggibile. In Germania l’AfD si presenta come il partito più filoisraeliano del Bundestag. Ha persino una propria associazione, “Ebrei nell’AfD”. È lo stesso partito il cui leader Alexander Gauland ha definito Hitler e il nazismo “cacca d’uccello” in mille anni di gloriosa storia tedesca. Diciassette organizzazioni ebraiche tedesche hanno firmato una dichiarazione comune: l’AfD è un partito in cui l’odio per gli ebrei e la relativizzazione fino alla negazione della Shoah trovano casa. Secondo la stessa dichiarazione, il suo programma metteva in discussione la macellazione rituale e la circoncisione, cioè le condizioni stesse della vita ebraica in Germania. Il Consiglio centrale degli ebrei tedeschi rifiuta ogni contatto con il partito. Il suo presidente, Josef Schuster, ha detto che l’interesse dell’AfD per gli ebrei non va oltre l’uso di loro come foglia di fico per la propria demagogia. In Francia il Rassemblement National è stato fondato da un negazionista e da un ex Waffen-SS. Nel marzo 2025 il suo presidente, Jordan Bardella, è stato invitato a Gerusalemme dal ministro israeliano per la Diaspora, Amichai Chikli, a una conferenza internazionale contro l’antisemitismo. Interrogato sul passato del suo partito, ha risposto che non fa politica guardando nello specchietto retrovisore. Visitando il confine con Gaza, ha definito la guerra israeliana uno scontro tra civiltà e barbarie. Con lui erano invitati Marion Maréchal ed esponenti di Vox. Chikli ha spiegato la logica dell’invito: le destre europee sono alleate in una battaglia comune contro la crescente influenza musulmana in Europa. Pochi mesi prima, nel febbraio 2025, il Likud di Netanyahu era entrato come primo membro osservatore nei Patrioti per l’Europa. È il gruppo fondato da Orbán e guidato da Bardella, di cui fanno parte anche Vox, la Lega e il Partito della libertà austriaco, fondato da ex nazisti. Nel gennaio 2026 Netanyahu ha ricevuto a Gerusalemme una delegazione dei Patrioti. Nel governo israeliano siedono Itamar Ben Gvir, cresciuto nel movimento kahanista, e Bezalel Smotrich. In una registrazione diffusa dalla televisione pubblica israeliana, Smotrich si è definito fascista e omofobo, rovesciando con sarcasmo le accuse dei suoi critici. Il punto non è se lo pensasse sul serio. Il punto è che l’etichetta non lo imbarazza. Il paradosso si rivela del tutto quando si guarda chi ha rifiutato. La conferenza di Gerusalemme è stata boicottata dall’American Jewish Committee, dal Congresso ebraico europeo, dal Congresso ebraico mondiale e dalla Conferenza dei rabbini europei. Hanno declinato l’invito anche il rabbino capo del Regno Unito, il direttore dell’Anti-Defamation League, il commissario tedesco contro l’antisemitismo e Bernard-Henri Lévy. Ariel Muzicant, già presidente della comunità ebraica di Vienna e sostenitore dichiarato di Israele, ha accusato Chikli di non capire la politica delle comunità ebraiche e di umiliare la comunità francese, la più grande d’Europa. Chi ha voluto l’alleanza con i carnefici? L’alleanza con gli eredi dei carnefici, dunque, non l’ha voluta l’ebraismo: l’ha voluta il governo israeliano. Chi la asseconda non difende gli ebrei, sceglie quel governo. E la dirigenza romana l’ha scelta perfino contro la propria Unione nazionale, che nel luglio scorso aveva firmato con l’Anpi un comunicato congiunto per ricostruire una memoria condivisa. Si tratta insomma di un nemico sostituito. Il meccanismo che rende possibile tutto questo Levi lo aveva descritto nella prefazione a Se questo è un uomo. Molti, individui o popoli, possono ritenere che ogni straniero sia nemico. Finché questa convinzione resta latente, produce atti sparsi. Quando diventa la premessa maggiore di un sillogismo, al termine della catena c’è il Lager. Il Manifesto di Verona fu quel sillogismo scritto in forma di legge. Le destre europee non lo hanno mai abbandonato: hanno sostituito lo straniero. Il passaggio ha una data. Nel dicembre 2010 il Partito della libertà austriaco, il Vlaams Belang belga e i Democratici svedesi andarono in Israele e firmarono una “Dichiarazione di Gerusalemme”. Il testo indicava nell’islam fondamentalista il nemico totalitario comune e proclamava i firmatari avanguardia della comunità occidentale. Partiti che negli anni Novanta rifiutavano Israele per antisemitismo scoprivano che bastava cambiare bersaglio. Jörg Haider era stato bandito da Israele. I suoi eredi oggi vi sono ricevuti. In questo schema Israele diventa l’avamposto dell’Occidente contro l’islam, e la vicinanza a Israele diventa un certificato di buona condotta che cancella la genealogia. Lo straniero nemico del 1943 era l’ebreo. Quello di oggi è il musulmano, il migrante, il palestinese. La struttura del pensiero è identica. Lo scambio conviene a tutti i contraenti. Il governo Netanyahu trova in Europa alleati che non chiedono conto di Gaza, della Cisgiordania o delle pronunce della Corte internazionale di giustizia. Le destre europee ottengono il lavacro della propria storia. Le dirigenze comunitarie che si allineano ottengono protezione politica e accesso al potere. Ogni tempo ha il suo fascismo L’8 maggio 1974, sul Corriere della Sera, Levi scrisse che ogni tempo ha il suo fascismo. I segni premonitori, scriveva, si riconoscono dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità di esprimere la propria volontà. Non serve necessariamente il terrore poliziesco: basta distorcere l’informazione, inquinare la giustizia, diffondere la nostalgia per un mondo ordinato in cui la sicurezza dei pochi poggiava sul silenzio forzato dei molti. Nel 1982 condannò pubblicamente l’invasione israeliana del Libano. Per Levi la memoria della Shoah non era una tessera di appartenenza né un patrimonio da amministrare. Era un avvertimento universale contro la catena che parte dallo straniero nemico, e valeva per tutti, Israele compreso. Dove si arriva, alla fine? Se il criterio dell’antisemitismo diventa la fedeltà al governo di Israele, la conclusione è già scritta. Antisemiti diventano i partigiani, cioè gli eredi di chi combatté il regime che compilava le liste. Non antisemiti, certificati, restano gli eredi di chi quelle liste le compilò: quelli con il busto del Duce in casa, la fiamma di Salò nel simbolo e Hitler ridotto a cacca d’uccello. Venerdì, al Portico d’Ottavia, i primi sono stati cacciati. I secondi non hanno avuto bisogno di presentarsi. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Antisemitismo e fedeltà al governo di Israele proviene da Comune-info.
October 18, 2026
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