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DEFEND ROJAVA: A ROMA ASSEMBLEA PUBBLICA AL CENTRO SOCIO-CULTURALE ARARAT PER ORGANIZZARE LA SOLIDARIETÀ
Ufficio informazione del Kurdistan in Italia e Rete Kurdistan Italia hanno lanciato per oggi, mercoledì 21 gennaio 2026, alle ore 18 al Centro socio-culturale Ararat di Roma, un’assemblea pubblica dietro lo slogan “Defend Rojava” per organizzare la solidarietà internazionalista alla resistenza dei popoli dell’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord e dell’est dal 6 gennaio sotto l’attacco totale delle milizie salafite al potere a Damasco. Su Radio Onda d’Urto è intervenuto Tiziano Saccucci, dell’Ufficio informazione del Kurdistan in Italia, per presentare l’assemblea e spiegare perché la partecipazione è urgente. Ascolta o scarica. Di seguito l’appello di Rete Kurdistan Italia e Uiki: Contro le guerre per procura in Medio Oriente, contro le operazioni di distorsione o censura delle notizie, per un vera informazione, per la rivoluzione dei popoli. Il genocidio in Palestina così come gli attacchi ai quartieri curdi di Aleppo o ai territori dell’Amministrazione Autonoma rientrano nella volontà di riscrivere dall’alto gli equilibri e la realtà del Medio Oriente per fini economici e di potere. In Iran dove il popolo scende da settimane in piazza sfidando la repressione che cerca di soffocare le loro lotte anche queste vengono strumentalizzate per mascherare accordi tra il regime di Damasco e le altre potenze internazionali interessate a inserire la Siria in una nuova fase. Mentre si agisce con la violenza brutale della guerra, mentre si fomentano guerre tra i popoli, vengono mescolate le notizie per fare sembrare più legittima l’oppressione e il genocidio oscurando la rivoluzione dei popoli. Serve più che mai fare chiarezza sui processi che si stanno sviluppando in Medio oriente e tessere legami di solidarietà con le popolazioni che resistono sotto le bombe e la repressione. Per tutti questi motivi vi invitiamo a riunirci in una assemblea pubblica mercoledì 21 Gennaio,ore 18, presso il Centro socioculturale Ararat per aggiornamenti sulla situazione attuale tramite collegamento live e a seguire discussione sui prossimi passi da costruire insieme. UIKI Onlus Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia
Interruzione dei rapporti fra Roma Capitale e lo Stato di Israele
Il Comitato promotore “Roma sa da che parte stare” depositerà in Campidoglio una Proposta di Delibera di Iniziativa Popolare finalizzata all’interruzione immediata di ogni rapporto fra Roma Capitale e lo Stato di Israele. La conferenza stampa di presentazione della Delibera Popolare si terrà Venerdì 23 gennaio, ore 12.00 Piazza del […] L'articolo Interruzione dei rapporti fra Roma Capitale e lo Stato di Israele su Contropiano.
Contro l’aggressione squadrista al Colosseo
Costruiamo la solidarietà tra le giovani generazioni e conquistiamoci un futuro! L’altro ieri sera una vergognosa aggressione razzista e squadrista è avvenuta nei confronti di un gruppo di ragazzi egiziani nei pressi del Colosseo. Insulti razzisti, caschi, coltellate e ospedale. Il contesto in cui viviamo, avvelenato da una propaganda mediatica […] L'articolo Contro l’aggressione squadrista al Colosseo su Contropiano.
Roma. Raid razzista al Colosseo. Feriti giovani di origine araba
L’altro ieri sera c’è stata una vergognosa aggressione razzista e squadrista è avvenuta nei confronti di un gruppo di ragazzi egiziani nei pressi del Colosseo. Una ventina di persone li hanno attaccati con insulti razzisti, caschi, coltellate e ricoveri in ospedale. La spedizione punitiva sembra sia avvenuta nella psicosi della […] L'articolo Roma. Raid razzista al Colosseo. Feriti giovani di origine araba su Contropiano.
La storia corre e la politica torna a guidare i processi. Se ne discute a Roma il 24 gennaio
La fase storica che stiamo attraversando vede agire pesantemente due fattori complementari sulle prospettive del conflitto di classe nel nostro paese e nelle relazioni internazionali: la velocizzazione dei processi e la politicizzazione delle contraddizioni. Come devono interagire con questo cambio di passo i comunisti e le forze di classe che […] L'articolo La storia corre e la politica torna a guidare i processi. Se ne discute a Roma il 24 gennaio su Contropiano.
Casale Garibaldi non si arrende di fronte allo sgombero e alla burocrazia
È dal 1988 che quel vecchio casale rurale al centro del quartiere Casilino 23 è un presidio dove molte le realtà di diverse generazioni hanno dato vita ai primi tentativi di welfare dal basso: cinema ,teatro, sala musica e concerti, scuola di italiano per persone migranti, insomma un laboratorio ricco di iniziative, progetti e campagne sociali. La sua storia non si è mai fermata, si sono susseguite una serie di concessioni e convenzioni, fino al bando pubblico del 2011 vinto dall’Associazione Casale Garibaldi, che univa le varie realtà che lì portavano avanti tanti progetti. > Inizia la seconda vita di Casale Garibaldi, con l’avvio della collaborazione > con il mercato contadino Terra/Terra, con la promozione di attività per i più > piccoli, con una stagione di politicizzazione, l’apertura degli sportelli di > CLAP, le relazioni di mutuo scambio con le scuole del quartiere. La scadenza dell’affidamento del 2011 arriva a maggio 2017 e coincide con l’aggressione neoliberale della Delibera 140 del Commissario Tronca. Arriva una lettera dove si legge «Si invita quindi l’associazione in indirizzo a lasciare liberi gli spazi siti in via Romolo Balzani 87 entro i 90 giorni dallo scadere della predetta convenzione». Insomma, entro l’11 agosto, lo spazio andava liberato. Si decide allora di rilanciare una scommessa e di difendere questo patrimonio della città dalle mire speculative. Si da vita a un nuovo progetto politico di autogestione, che sappia tenere insieme forme di vita e di impegno politico, produzione culturale e servizi autorganizzati. “Common at work” è la definizione del nuovo spazio, per riscoprire la natura cooperativa e produttiva dello stare insieme. > L’attacco da parte dell’amministrazione municipale non si ferma, vengono > richiesti ingenti somme per il pagamento dell’indenntità di occupazione. Il > ricorso presentato dà ragione alle e agli occupanti. Anche l’accusa di abusi > edilizi che si sarebbero commessi viene respinta dal tribunale. In quel periodo a livello comunale si stava costruendo la delibera 104 che avrebbe regolato le concessioni future degli spazi pubblici. Un tentativo di dare riconoscimento agli spazi sociali attivi nella città e dall’altra attraverso i bandi di evidenza pubblica garantirsi una procedura legale. Ci racconta Emiliano: «La delibera 104 prevede due canali per assegnare gli spazi. Uno regolato dall’articolo 11 riguarda il patrimonio abbandonato e vuoto, l’altro regolato dall’articolo 42 è riferito a concessioni scadute o a occupazioni senza titolo. Noi aderiamo all’articolo 42 che prevede un’istanza da parte dell’ex-concessionario che in pratica diventa il progetto pilota che darà seguito a un bando di evidenza pubblica aperto per 30 giorni. È quello che noi abbiamo fatto e il progetto che abbiamo presentato è stato la base su cui si è costruito il bando. Per stabilire la graduatoria delle domande presentate sono previsti quattro criteri. Uno di questi prevede una premialità per chi è un ex-concessionario e ha svolto attività culturali e sociali per anni in quello spazio». > Casale Garibaldi per quanto stabilito dalla commissione tecnica è stato > assegnato a due realtà del tutto estranee al territorio e non agli > ex-concessionari. Continua Emiliano: «Per noi è un fatto gravissimo che mette in discussione il senso della delibera. Di tutto questo discuteremo nell’assemblea pubblica che abbiamo convocato per sabato 17 alle 16. Contemporaneamente stiamo valutando il ricorso al Tar per annullare quanto è stato deciso e che per noi rappresenta una ferita. Pensiamo però che ci sia ancora spazio per la politica, visto che l’assegnazione vera e propria scatterà dopo che gli atti della commissione con la graduatoria saranno stati ratificati con delibera dalla giunta municipale. Le forze politiche devono assumersi la loro responsabilità». Di seguito il comunicato che convoca l’assemblea 𝗖𝗢𝗟𝗣𝗢 𝗗𝗜 𝗠𝗔𝗡𝗢 𝗦𝗨 𝗖𝗔𝗦𝗔𝗟𝗘 𝗚𝗔𝗥𝗜𝗕𝗔𝗟𝗗𝗜: 𝗗𝗜𝗙𝗘𝗡𝗗𝗜𝗔𝗠𝗢 𝗟𝗔 𝗖𝗜𝗧𝗧𝗔̀ 𝗣𝗨𝗕𝗕𝗟𝗜𝗖𝗔! Sabato 17 gennaio, ore 16, ASSEMBLEA PUBBLICA (firma l’appello in fondo al comunicato) 𝗔𝗱𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗲̀ 𝘂𝗳𝗳𝗶𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲: 𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗺𝗶𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘁𝗲𝗰𝗻𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗠𝘂𝗻𝗶𝗰𝗶𝗽𝗶𝗼 𝗩 𝗵𝗮 𝗱𝗲𝗰𝗶𝘀𝗼 𝗱𝗶 𝗡𝗢𝗡 𝗮𝘀𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗼 𝘀𝗽𝗮𝘇𝗶𝗼 𝗱𝗶 𝘃𝗶𝗮 𝗥𝗼𝗺𝗼𝗹𝗼 𝗕𝗮𝗹𝘇𝗮𝗻𝗶 𝟴𝟳 𝗮𝗹𝗹’𝗔𝘀𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗖u𝗹𝘁𝘂𝗿𝗮𝗹𝗲 𝗖𝗮𝘀𝗮𝗹𝗲 𝗚𝗮𝗿𝗶𝗯𝗮𝗹𝗱𝗶. Qualcuno vorrebbe cancellare 40 anni di mutualismo, autogestione, sindacalismo sociale, produzione culturale, welfare dal basso, cura di un bene comune urbano, che hanno segnato la storia del territorio di Roma est e della città tutta. 𝗨𝗻 𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝘃𝗶̀𝗼𝗹𝗮 𝗹𝗼 𝘀𝗽𝗶𝗿𝗶𝘁𝗼 𝗲 𝗹𝗮 𝗹𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗗𝗲𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝗮 𝟭𝟬𝟰 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗮 𝗴𝗲𝘀𝘁𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗽𝗮𝘁𝗿𝗶𝗺𝗼𝗻𝗶𝗼 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗼, frutto di un lungo percorso di confronto, conflitto e compromesso tra amministrazione e reti sociali, che fa emergere con chiarezza uno scontro di potere tra indirizzo politico-normativo e “burocrazia neoliberale”. Non a caso ci giungono voci di una giunta municipale in fibrillazione, a partire dal ruolo dell’assessore al Patrimonio. 𝗦𝗶 𝘁𝗿𝗮𝘁𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗼𝗹𝗽𝗼 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗱𝗮 𝗱𝗶 𝘂𝗻𝗼 𝘀𝘁𝗶𝗹𝗹𝗶𝗰𝗶𝗱𝗶𝗼 𝗶𝗻𝗶𝘇𝗶𝗮𝘁𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗰𝗮𝗱𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗰𝗼𝗻𝗰𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗻𝗲𝗹 𝟮𝟬𝟭𝟳: aggressioni legali e fiscali, rispedite sempre al mittente anche attraverso il pronunciamento dei tribunali, in una lunga lotta di resistenza che c’è costata fatica e un esborso economico pesantissimo. 𝗖𝗼𝗻 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗰𝗶𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘀𝗶 𝗮𝘃𝗮𝗹𝗹𝗮 (𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲) 𝘂𝗻𝗮 “𝗴𝘂𝗲𝗿𝗿𝗮 𝘁𝗿𝗮 𝗽𝗼𝘃𝗲𝗿𝗶” 𝘁𝗿𝗮 𝗿𝗲𝗮𝗹𝘁𝗮̀ 𝗮𝘀𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝘁𝗶𝘃𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗮𝘃𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲𝗿𝗼 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗼 𝗮 𝘀𝗽𝗮𝘇𝗶 𝗲 𝗼𝗽𝗽𝗼𝗿𝘁𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮̀ 𝗻𝗼𝗻 𝗶𝗻 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗲𝘁𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, che devono trovare soluzioni diverse, previste proprio dal regolamento della Delibera 104. In questo modo si rischia di azzerare una esperienza di partecipazione inventata dalle lotte, un insediamento pluridecennale che ha dato vita a una rete infinita di progetti, percorsi, attività, segnate da una composizione sociale e generazionale vasta e plurale. 𝗤𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗮𝘁𝘁𝗼 𝘀𝗶 𝗶𝗻𝘀𝗲𝗿𝗶𝘀𝗰𝗲 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗯𝗲𝗻 𝗽𝗿𝗲𝗰𝗶𝘀𝗼: 𝗱𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲, 𝗹𝗮 𝗰𝗮𝗺𝗽𝗮𝗴𝗻𝗮 𝘀𝗲𝗰𝘂𝗿𝗶𝘁𝗮𝗿𝗶𝗮 𝗲 𝗺𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗱𝗲𝘀𝘁𝗿𝗲 𝗻𝗲𝗼𝗳𝗮𝘀𝗰𝗶𝘀𝘁𝗲 𝗮𝗹 𝗴𝗼𝘃𝗲𝗿𝗻𝗼 che, dopo gli scalpi del Leoncavallo a Milano e Askatasuna a Torino, mettono nel mirino, a Roma, alcune tra le più importanti esperienze sociali, culturali, abitative, per spianare definitivamente la strada alla rendita immobiliare e finanziaria; una strategia di costruzione del “nemico esemplare”, utile per mascherare mediaticamente le misure economiche antipopolari e di guerra del governo, che colpiscono i salari, la sanità, il welfare, i servizi pubblici. 𝗗𝗮𝗹𝗹’𝗮𝗹t𝗿𝗮 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲, 𝗽𝗲𝗿𝗼̀, 𝗰’𝗲̀ 𝘂𝗻 𝗰𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼𝘀𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮 𝗰𝗵𝗲, 𝗮𝗹 𝗹𝗶𝘃𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮̀ 𝗶𝗻 𝗰𝘂𝗶 𝗴𝗼𝘃𝗲𝗿𝗻𝗮, 𝗱𝗲𝘃𝗲 𝘀𝗰𝗲𝗴𝗹𝗶𝗲𝗿𝗲 𝘁𝗿𝗮 “𝗺𝗼𝗱𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗠𝗶𝗹𝗮𝗻𝗼” 𝗲 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗼 𝗮𝗹𝗹’𝗮𝗯𝗶𝘁𝗮𝗿𝗲; tra gli interessi immobiliari della “rigenerazione” degli ex-mercati generali di Ostiense e il diritto alla città; tra i manganelli di Piantedosi e Meloni e le lotte dei movimenti e degli spazi sociali che costruiscono mutualismo nella crisi economica e nella povertà dilagante. 𝗡𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗮 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮̀, 𝗹𝗮 𝗴𝗶𝘂𝗻𝘁𝗮 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝘃𝗲 𝗱𝗲𝗰𝗶𝗱𝗲𝗿𝗲 𝘀𝗲 𝗶𝗹 𝗣𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗰𝗮𝘀𝗮 𝗲 𝗹𝗮 𝗗𝗲𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝗮 𝟭𝟬𝟰 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝘀𝘁𝗿𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗰𝗼𝗲𝗿𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝘃𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗹 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗮𝘀𝗮, 𝗽𝗲𝗿 𝘁𝘂𝘁𝗲𝗹𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝘃𝗮𝗹𝗼𝗿𝗲 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗮𝘂𝘁𝗼𝗴𝗲𝘀𝘁𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝘂𝗻 𝘂𝘁𝗶𝗹𝗶𝘇𝘇𝗼 𝗱𝗲𝗺𝗼𝗰𝗿𝗮𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗽𝗮𝘁𝗿𝗶𝗺𝗼𝗻𝗶𝗼 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗼, oppure se servono soltanto a mitigare ma non a cambiare radicalmente le politiche della destra. Una cosa è certa, questa storia collettiva, che compone un mondo fatto di tante storie, non si può cancellare. 𝗖𝗶 𝗼𝗽𝗽𝗼𝗿𝗿𝗲𝗺𝗼 𝗮 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝘀𝗰𝗲𝗺𝗽𝗶𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗺𝗲𝘇𝘇𝗼 𝗻𝗲𝗰𝗲𝘀𝘀𝗮𝗿𝗶𝗼: 𝗹𝗲𝗴𝗮𝗹𝗲, 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗲 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲. COSTRUIAMO LA MOBILITAZIONE PERMANENTE IN DIFESA DEGLI SPAZI SOCIALI, DEL DIRITTO ALLA CASA, DELLA CITTÀ PUBBLICA. La copertina è tratta dalla pagina Facebook Casale Garibaldi – common at work SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Casale Garibaldi non si arrende di fronte allo sgombero e alla burocrazia proviene da DINAMOpress.
Roma può scegliere di non essere complice di Israele
E’ nata la rete “Roma sa da che parte stare”, aperta a tutte le realtà che vogliono concretamente appoggiare la lotta di liberazione del popolo palestinese, che promuove una raccolta firme per una Delibera di Iniziativa Popolare volta a interrompere ogni rapporto tra Roma Capitale e lo Stato di Israele. […] L'articolo Roma può scegliere di non essere complice di Israele su Contropiano.
Solidarietà agli attivisti di Palestine Action in sciopero della fame. Mercoledi presidio all’ambasciata britannica
Nelle carceri britanniche otto attivisti della rete Palestine Action sono detenuti preventivamente in modo illegale. Tre di loro sono in sciopero della fame da più sessanta giorni e in pericolo di morte immediata. Le loro condizioni di salute sono critiche, irreversibili, ogni giorno può essere l’ultimo. Lo Stato britannico si […] L'articolo Solidarietà agli attivisti di Palestine Action in sciopero della fame. Mercoledi presidio all’ambasciata britannica su Contropiano.
All’osteria del Vaticano
(disegno di otarebill) Il numero 15 de Lo stato delle città è nelle librerie di Napoli, Roma, Torino, Milano e prossimamente in altre città. Pubblichiamo qui l’editoriale di Stefano Portelli.  *   *   * A un certo punto a Roma toglieranno la licenza residenziale e daranno quella ricettiva. La città eterna è una grande osteria di paese, una bottega storica impolverata i cui avventori sono Hines, Royal Caribbean, Blackstone, DeA Capital, Fabrica Immobiliare, Cerberus Capital Management, Ardian, Miria, Coima, Colliers. Tutti ubriachi intorno al bancone a sbraitare contro l’oste, a cantare stornelli sconci e a sfottere il buttadentro sulla porta. È l’osteria del Vaticano. Portace ‘n artro litro! sghignazzano, mentre i preti suonano le campane e li benedicono con l’incenso, e sindaci, giornalisti e assessori al patrimonio si sbattono per farli contenti. Cos’altro possiamo fare per voi? Una nuova variante, una nuova concessione, nuovi poteri speciali? Vi bevete un altro vincolo? Ogni venticinque anni un Giubileo fa recuperare a Roma il tempo perduto: gli osti smettono per un attimo di litigare per aggiornare il menu alle richieste dei clienti. Quello del 1925 permise al fascismo di ricominciare a fare affari pubblicamente con la Chiesa, in teoria offesa dall’unità d’Italia. La riconciliazione si celebrò sventrando il centro storico e cacciando il popolo romano: iniziava la lunga marcia di migliaia di sfollati verso le periferie, un esodo che ancora non si è concluso. Poi il Giubileo del 1950 consacrò la vendita definitiva della “capitale corrotta” alla speculazione fondiaria: la Società Generale Immobiliare vaticana otteneva dal Comune tutte le varianti e gli aumenti di cubature che voleva. I benpensanti si finsero scandalizzati al conoscere le trame di quest’alleanza segreta; con il Giubileo del 1975 quello stesso sistema era diventato legge. La Chiesa si era rifatta l’immagine con il Concilio, il piccone risanatore mussoliniano era diventato una scavatrice democristiana che piangendo i mali di Roma distruggeva la città popolare, mentre lo Stato metteva a tacere chi lottava contro il nuovo fascismo, insieme bigotto e consumista. A quel punto non ci si scandalizzava più per il sistema, solo per i suoi effetti visibili: un corpo massacrato in riva al mare, un diciannovenne ucciso dalla polizia, i figli dei baraccati devastati dall’eroina. Il Giubileo del 2000 fu una grande festa del there is no alternative, col buon papa che lodava la solidarietà verso i poveri, applaudito da destra e sinistra finalmente libere dallo spettro del comunismo; mentre il Comune svuotava la città da ogni anima residua, da ogni vita e da ogni mistero. La conquista di Monti e San Lorenzo completò la gentrificazione, che iniziò a lambire il Pigneto; si iniziò a privatizzare le poche case ancora accessibili e a consegnare il welfare pubblico al privato sociale. Si recintava la cultura, affidando musei e festival a una società a gestione privata. Il sindaco ex comunista cacciò i rom fuori dal Raccordo, mentre si costruiva un Cpr per rinchiudere anche i poveri che non avevano commesso reati. Alberghi e catene di moda colonizzarono la città dentro le mura. I nuovi sfollati, ipotecati e automuniti, vennero stoccati nelle “nuove centralità”, milioni di metri cubi di cemento sversati sull’agro romano per farne cittadelle private intorno a maxi centri commerciali – Parco Leonardo, Porta di Roma – la cui unica via del Corso è il Grande Raccordo Anulare. Per cooptare le voci critiche ci furono piccole regolarizzazioni, delibere ad hoc, favori, lavori e pacche sulle spalle. Un quarto di secolo dopo, tutti questi processi sono saltati al livello successivo. Per il Giubileo 2025 sono stati invitati finalmente al gran bistrot i capitali finanziari, i fondi immobiliari, le società di real estate, le catene del lusso, da Milano e New York; per loro la città ha aperto tutte le fontane che danno champagne – privatizzazioni, concessioni speciali, affidamenti diretti, grandi deroghe. Il sindaco, ora anche commissario straordinario al Giubileo fino a fine 2026, è dotato di superpoteri che gli permettono di adattare ogni normativa alle richieste dei nuovi avventori. Invocando la formula magica dell’“interesse pubblico” si può far sparire un bosco – come a Pietralata, dove il magnate statunitense Friedkin vorrebbe un grande stadio privato proprio accanto all’ospedale –; si possono privatizzare le spiagge, se la Royal Caribbean chiede un porto privato tutto per lei, anche fuori dal comune di Roma; si risolve in un baleno il dibattito decennale sul futuro dei Mercati Generali, regalati per quattro soldi l’anno agli speculatori texani della Hines, già amici del modello Milano, che ci faranno macro-parcheggi e studentati di lusso; si può far costruire un inceneritore che vanifica decenni di raccolta differenziata: sarà il centro profumato del nuovo quartiere di Santa Palomba. Gli abitanti sfollati lì rimpiangeranno Porta di Roma. E intanto, si inventano nuovi strumenti per sfrattare, sorvegliare e punire. “La Royal Caribbean / non so chi cazzo sia / ve ne dovete solo andare via”, gridavano a inizio novembre gli abitanti di Fiumicino in una grande manifestazione contro il Porto Crocieristico. Pochi giorni prima c’era stata un’assemblea pubblica ai Mercati Generali per protestare contro l’accordo tra il Comune e Hines. Continui cortei attraversano i Castelli contro l’inceneritore a Santa Palomba; un’altra manifestazione in difesa del lago Bullicante ha percorso il Pigneto; a Pietralata gli abitanti si sono sdraiati davanti alle ruspe che volevano abbattere il bosco; a Laurentino 38, a Spinaceto, a Casal Bertone, ci si organizza in vista di possibili tentativi di sgombero delle occupazioni, e contro i nuovi Student Hotel (o Social Hub); all’Idroscalo sono partiti gli “Stati generali” per un piano popolare che restituisca dignità all’ultimo quartiere autogestito di Roma – per nominare solo i casi meno conosciuti. L’anno del Giubileo Roma è esplosa in enormi mobilitazioni per la Palestina, ma ha visto anche un continuo lavoro di base per difendere i territori e unire le lotte contro la speculazione con quelle contro la militarizzazione. Non è poco, in un contesto in cui le liti, le spaccature e le guerre per il potere sono pane quotidiano anche nei movimenti; e soprattutto di fronte ai continui tentativi di cooptazione, favori, progetti, finanziamenti, incarichi, che provano a imbrigliare le voci critiche. Un anello per domarli, un anello per ghermirli… e nel buio incatenarli. “La speranza non confonde”: era l’apertura della bolla papale che annunciava al mondo questi dodici mesi di genocidio, deportazioni, arresti e torture di massa. Invece è proprio la speranza a confonderci. Su che basi chi viene sfrattato, espulso, imprigionato, chi non può pagare l’affitto o la spesa, dovrebbe sperare in qualcosa, tipo il progresso, dio, il sindaco, il papa, o un progettino con una fondazione privata? La speranza era l’ultimo dei mali del vaso di Pandora: un grande mostro che rendeva tollerabile una vita infernale. Niente di più controproducente oggi, quando dobbiamo invece leggere lucidamente le forze in gioco per capire come e dove agire. Eppure il Giubileo non era una festa della speculazione e dell’impoverimento del popolo. Originariamente quello che si celebrava era la periodica remissione dei debiti, la liberazione degli schiavi, l’annullamento dei privilegi e delle concessioni speciali. Era un anno sabbatico in cui si lasciava riposare la terra per ricominciare da capo alla pari. Fino a metà Settecento il potere dei creditori e dei proprietari non era assoluto: c’erano zone di rifugio per i debitori, dove non potevano entrare esattori, guardie e ufficiali giudiziari, e c’erano amnistie periodiche dei debiti e delle tasse. Ma dalla remissione dei debiti materiali si è passati a quella delle “colpe” spirituali, eliminando la giustizia dal Giubileo. I pellegrini che vengono a Roma oggi sperano nella purificazione dell’anima, non certo nella riparazione dalle ingiustizie che subiscono nei loro territori. L’unica speranza che servirebbe trasmettere ora è proprio l’idea che questa macchina per fare profitti a costo delle vite altrui si possa fermare, anche solo per un anno. Le città sono territori occupati, colonizzati, alla meglio sono concessioni in scadenza: prima o poi andranno restituite, e redistribuite. (stefano portelli)
Enpaia vuole sfrattare anche gli inquilini in regola
Dopo anni di battaglie dell’inquilinato è stato approvato dal Comune di Roma il piano casa che prevede la tutela degli inquilini degli enti previdenziali che non hanno potuto acquistare gli alloggi o pagare assurdi rinnovi dei canoni, i quali sono sotto sfratto, come nel caso di Via Primo Carnera a […] L'articolo Enpaia vuole sfrattare anche gli inquilini in regola su Contropiano.