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Attività di Orientamento con Aeronautica Militare all’Istituto “Enrico Fermi” di Roma
La circolare diffusa ai docenti in servizio nell’Istituto Industriale Statale “Enrico Fermi” di Roma, giunta all’attenzione dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, prevedeva un’attività di orientamento attraverso l’incontro con l’Aeronautica Militare nella biblioteca della scuola, il 13 aprile scorso (clicca qui). Si direbbe che dirigenti e comandi militari abbiano mangiato la foglia: la ricerca sul sito della scuola non dà risultati esplicativi sul tipo di incontro; su quello del Comando Militare il rinvio – digitando la voce iniziative di orientamento negli istituti superiori  – per questa occasione – è al sito scolastico, e il circolo si chiude. Non solo, spesso le circolari interne sono a carattere riservato, anche quando riguardano attività rivolte agli studenti e alle studentesse. Tutela risibile, visto che i ragazzi, le ragazze e gli/le stessi/e insegnanti ne potrebbero fare l’uso pubblico che vogliono. Sicché non si può che arguire, sulla base dei dati che già possediamo su attività di questo tipo, di cosa si tratti. Sull’orientamento previsto dalla normativa vigente (DM 328, 22/12/2022 Linee Guida in ottemperanza alla missione. 4 del PNRR) si possono trovare informazioni direttamente sulle pagine del Ministero dell’Istruzione e del Merito. Nello specifico per gli ITIS il MIM assicura che gli studenti e le studentesse, grazie agli incontri con il mercato, completeranno la formazione delle «competenze che permettono un IMMEDIATO inserimento nel mondo del lavoro». Vengono magnificati anche i quadriennali (4+2) frutto della recente controriforma, con l’eventuale percorso successivo presso le Academy. Nelle scuole, soprattutto durante l’ultimo anno di frequenza, a organizzare le attività ci pensa il docente con incarico specifico di orientatore, coadiuvato dallo staff dei tutori (in proposito si veda sul portale UNICA del MIM: https://unica.istruzione.gov.it/portale/it/orientamento/il-tuo-percorso/docente-tutor). Come abbiamo più volte annotato sul sito dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università l’orientamento, che alcuni accademici hanno proposto come occasione di una formazione umana, addirittura letteraria (ad esempio il professor Federico Batini ordinario all’Università Sapienza di Roma, in un seminario dedicato all’orientamento: https://pratika.net/wp/le-nuove-linee-guida-per-lorientamento/), è ben altro. Infatti, molto spesso, viene esternalizzato a società private, oppure ai corpi militari, come in questo caso (il 13 maggio, sempre al Fermi, è previsto un incontro con la società ADVANT, azienda di consulenza tecnologica per aziende: https://www.itisfermiroma.edu.it/circolare/orientamento-classi-quinte-incontro-con-advant-s-r-l/). L’istituto Enrico Fermi si trova nel quartiere Monte Mario, nella periferia romana, dove la via Via Trionfale porta, con un lungo e trafficato percorso, verso la provincia di Viterbo, Nord del Lazio. La Stazione di Monte Mario, dietro la scuola, dovrebbe agevolare gli spostamenti degli alunni che, in netta maggioranza, vengono dalle urbanizzazioni oltre il raccordo anulare di Roma e dai paesi della provincia. Sempre quando funziona…visto che molto spesso ci sono problemi sulla linea e le attese si fanno lunghe, le assenze e i ritardi degli studenti notevoli. Come scrive il sociologo Eli Friedman, il capitalismo ha smesso di funzionare per i giovani «per la generazione Z- persone nate tra la fine del1990/2000 – ormai lavorare è più deprimente che essere disoccupati» (riportato da Le Monde Diplomatique, aprile 2026, pag 5). Ma è sempre pronta la carriera militare, la paga del soldato è buona, nei corpi di élite ottima, con i tempi che corrono… Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Comune-info.net: La pervasività dell’ideologia della guerra
DI RENATA PULEO SU COMUE-INFO DEL 22 APRILE 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Renata Puleo, pubblicato su Comune-info.net il 22 aprile 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo, in particolare in relazione al Convegno nazionale svolto a Torino il 17 aprile 2026 dal titolo “Il trauma della guerra”. «Il 17 aprile 2026 si è svolto a Torino il terzo convegno (precedenti 2024, 2025 a Roma) dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, in collaborazione con l’Associazione Scuola e Società (Grande successo con circa 600 partecipanti al Convegno nazionale dell’Osservatorio) titolato “Il trauma della guerra”. Come si evince dal sito, ha visto la presenza di 400 persone in remoto e 200 in sala. Dopo la censura del ministro Giuseppe Valditara che ha bloccato l’esonero per gli insegnanti che si erano iscritti all’Assemblea convocata il 4 novembre 2025, in quanto i fini non sono stati ritenuti congruenti con la funzione docente, stavolta tutto tace e cammina sottotraccia. Non mancano, infatti, continue intimidazioni alle scuole che organizzano attività e incontri non in linea con i decreti del trio ministeriale Valditara-Crosetto-Piantedosi, nel combinato congiunto di provvedimenti del MIM, della Difesa, degli Interni…continua a leggere su www.comune-info.net. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Roma, il centro commerciale diventa centro di reclutamento militare
Al centro commerciale Aura, in Viale Di Valle Aurelia a Roma, l’Esercito Italiano sta svolgendo una campagna di informazione per il reclutamento. Ha avuto inizio il 20 marzo finirà il 17 maggio, con un orario esteso dalle 10 alle 19. La presenza dei militari è all’insegna della discrezione: un solo gazebo al piano rialzato, una ragazza e quattro ragazzi di cui solo uno sembra sulla trentina (non so leggere i gradi sulle divise). Appena mi avvicino e, malgrado sia un sabato affollato sono l’unica a farlo, si alzano tutti in piedi sorridendo. Mi invento che sono la nonna di un ragazzo di 17 anni e chiedo a cosa si deve esattamente la loro presenza. La ragazza mi dice che stanno presentando la possibilità di arruolamento volontario e mi invita a far venire mio nipote così saranno più chiare e dirette le spiegazioni. Allora, chiedo se sanno qualcosa sulla leva e sugli elenchi in cui sarà iscritto mio nipote a cura dei servizi anagrafici. Leva? Il militare che sembra più anziano, mi dice che non sanno nulla perché la leva è stata abolita (io sussurro sospesa…ah sì vero sospesa) e, comunque, ogni anno i sindaci sono tenuti a mandare gli elenchi ai comandi militari. Insisto: «ma il Ministro della difesa Guido Crosetto sembra intenzionato a ripristinare la leva obbligatoria e la cosiddetta difesa totale in cui includere anche il servizio civile, tutta la cittadinanza come supporto in caso di conflitto». Mi guardano stupefatti: «Ma noi dipendiamo dai nostri comandi…non sappiamo nulla, forse lei si sbaglia o ha letto informazioni che noi non conosciamo». Ringrazio mentre la ragazza, visibilmente in imbarazzo, mi consegna il volantino con tutti i QRcode per mio nipote e due grandi poster, da mettere se vuole nella sua stanza (sic!). Proverò a tornarci domani, e la settimana prossima di pomeriggio, quando arrivano dalle vicine zone della periferia Nord folle di ragazzi. Valle Aurelia (dove vivo da 41 anni) è una periferia qualificata, dove l’aggettivo indica opere di risanamento delle vaste zone verdi che la circondano, l’attuale restauro di una fornace, della vecchia Casa del Popolo, la ristrutturazione completa dei cinque palazzoni in cui sono stati spostati, durante il mandato di Luigi Petroselli (1979/1981), gli abitanti del borghetto dei Fornaciari. Fin dalla Roma repubblicana qui si fabbricavano laterizi. Le ultime due fornaci sono state chiuse nel secondo dopoguerra, ma molte famiglie hanno continuato ostinatamente a vivere attorno alle vecchie fabbriche. Gli sgomberi non sono stati facili, malgrado le parole rassicuranti del Comune e del Municipio (allora Circoscrizione): la futura opera di recupero delle abitazioni, alcune molto belle (e della chiesetta), avrebbe permesso ai vecchi inquilini di tornarci. Oggi il Borghetto è stato trasformato in un elegante centro di B&B, la chiesa è stata riaperta, e nessuno è ritornato nelle abitazioni occupate da secoli. Valle Aurelia è anche un nodo ferroviario importante, Il Vaticano sta a venti minuti a piedi. Dall’approvazione dei decreti sicurezza, per eliminare alcuni punti di spaccio nei pressi della stazione della metropolitana e proteggere i pellegrini diretti a San Pietro, il prefetto ha emanato il provvedimento che qualifica come zona rossa l’intera area intorno al centro commerciale. La microcriminalità si è spostata verso Primavalle, dove del resto, spaccio, piccoli furti, risse fra giovani di diversa appartenenza etnica, scippi sono da sempre all’ordine del giorno. Insomma, un problema di decoro urbano e il circolo vizioso per cui la paura genera bisogno di sicurezza e l’eccesso di misure securitarie aumenta la paura…e così anche l’arruolamento nell’Esercito Italiano appare un modo efficace per dare sicurezza alla popolazione, che invece avrebbe bisogno di servizi. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Parma, minori partecipano alla Fiera delle Armi
All’European Outdoor Show (“fiera EOS”), tenutosi a Parma dal 28 al 30 marzo e ribattezzato Fiera delle Armi da coloro che vi si sono opposti prima a Verona l’anno scorso e poi a Parma quest’anno, hanno partecipato anche minori. È quanto il foglio il Fatto Quotidiano, in un articolo a cura di Giampiero Calapà, commentava con la giusta indignazione. Purtroppo, per noi dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, non è un episodio sorprendente. Ormai è consueta la presenza di militari, l’esposizione di armamenti (e addirittura le esperienze di prova del loro funzionamento), nelle scuole, nelle fiere e nei raduni di ogni tipo. Fin dall’infanzia bisogna abituare le creature piccole, i minori, ad avere un atteggiamento confidente, non solo con le divise di ogni arma, ma anche con la tecnologia applicata alla guerra. Le armi non sono strumenti banali, si inventano, si producono, si vendono per le guerre. Altre narrazioni sono false e servono a creare naturalizzazione e abitudine alla logica amico-nemico. Negli istituti superiori, soprattutto i tecnico-professionali, ma anche di primo grado (la ex scuola media), e nei licei, l’esercito italiano e i carabinieri sono una presenza costante. Le tematiche delle gite agli aeroporti militari, alle caserme, le conferenze tenute nelle ore di Educazione Civica, di Formazione Scuola Lavoro (già PCTO), sono spesso bonariamente inserite nella ampia categoria della educazione alla legalità. Legalità come rispetto acritico delle norme, anche le più restrittive e liberticide, come i recenti decreti sulla sicurezza (decreto Caivano del 2023 e individuazione zone rosse nei quartieri considerati a rischio). Legalità che, anche quando caratterizzata – lo abbiamo già scritto – da evidenti illegittimità costituzionali, prevede che gli alunni (e i loro insegnanti) conoscano come si contrasta la violenza di genere, cos’è la prevenzione all’uso di droghe, le manifestazioni del bullismo, soprattutto cyber. Per gli ITIS (istituti superiori di II°) nelle loro tante varianti di indirizzo, l’orientamento svolto dai corpi militari costituisce, negli obiettivi inseriti nei Piani dell’Offerta Formativa (PTOF), il supporto (o la sostituzione nel compito) alle figure docenti incaricate di guidare gli alunni verso un futuro lavoro post diploma, come prescrive la Missione n. 4 del PNRR. Anche qui nessuna novità, l’abbattimento dello scarto fra formazione scolastica e mercato, fra domanda e offerta di lavoro (mismatching), era una fissazione di Matteo Renzi che ne fece il punto chiave della Buona Scuola (L. 105/2015). Ma vengo alla Fiera delle Armi di Parma. Visitando il sito si capisce immediatamente, dalle prime immagini, di quale organizzazione si tratti. L’European Outdoor Show (EOS) è per scopo un luogo armato: è dedicato alle attività di caccia, organizza corsi di tiro, un mercato di presentazione delle aziende di armamenti, e molto altro relazionato agli strumenti di offesa. Il resto è puro spettacolo, uno show, qualcosa che sta fra la fiera paesana e l’esposizione di oggetti per far divertire, mentre si insegnano le specifiche abilità necessarie all’uso. I minori, ci racconta il cronista del quotidiano, devono essere accompagnati almeno fino a 12 anni, ma tutti, con mamma e papà o con i coetanei adolescenti, possono ammirare armi di ogni tipo, saggiare i risultati della ricerca tecnologica più avanzata, giocare alla guerra come nei peggiori videogiochi. Bambine e bambini sono un bacino di capitale umano, uno stock di materie prime e di prodotti in uscita dal ciclo produttivo, così lo definiscono alcuni ricercatori statunitensi e nostrani (INVALSI insegna… ). Un esempio è quello relativo agli studi dell’economista Orazio Attanasio, ospite di passate edizioni del Festival dell’Economia di Torino, che di allevamento di tale deposito di valore economico si occupa da tempo. La sua ricerca, portata in Italia all’Università della Calabria e finanziata dal Fondo Italiano per la Scienza, è orientata all’efficacia delle misurazioni in ambito sociale. Si tratta di chiudere nella gabbia delle competenze-chiave, considerate sempre misurabili oggettivamente, la conoscenza, le discipline sia umanistiche che scientifiche (la retorica STEM, sempre nel PNRR), per preparare le giovani generazioni per la forza-lavoro che serve, le alte specializzazioni per i meritevoli e, verso il basso della scala sociale, il vasto nuovo proletariato. I corpi dell’esercito – del resto – sono un ambito non solo lavorativo, dove impiegare le due macrocategorie ma, in senso proprio, sono soprattutto luogo di istruzione basilare, di disciplinamento, per le figure di alto profilo e per la carne da cannone. Nelle attuali guerre non si muore solo di tecnologia applicata, di droni intelligenti, di algoritmi capaci di governare gli scenari, ma anche, ancora, nelle trincee, negli assalti a campo aperto, Insomma, bisogna essere preparati. La fiera di Parma svolge anche questo servizio. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle Università
Bullismo e Codice Rosso: a Fiumicino fa lezione la Polizia di Stato
La Polizia di Stato di stanza a Fiumicino, comune della Città Metropolitana di Roma, ha organizzato una conferenza, prolusione, incontro di formazione all’Istituto di Istruzione Superiore (liceo e tecnico agrario) “Leonardo da Vinci“, sabato 14 aprile (CI 232 del 31 marzo), di cui è arrivata segnalazione all’Osservatorio contro la militarizzazione nelle scuole e nelle università con testo della circolare citato, giacché ormai questa iniziative vengono nascoste al pubblico. L’argomento dell’incontro con i poliziotti rientra nella divulgazione del testo di legge 10 luglio 2019 denominata Codice Rosso. Fra le materie di interesse della legge rientrano le misure per affrontare le violenze di genere, soprattutto quelle domestiche ben note alle cronache. Sappiamo quante e quanto complesse siano le cause del disagio nelle famiglie di cui la parte più fragile, donne e bambini, sono vittima. Purtroppo, non tutto corre così veloce e in modo efficace quando una donna si rivolge a un commissariato o una caserma per denunciare la situazione di rischio o gli espliciti atti violenti a cui è esposta. Capita continuamente che la decisione – già di per sé difficile in alcune condizioni di fragilità culturale ed economica – di percorrere la via legale subisca ritardi o non venga messa in atto. Come mi riferisce un’operatrice di un’associazione che gestisce un Centro Anti Violenza (CAV), nato in seno alla Casa Internazionale delle Donne di Roma, in assenza di testimonianze dirette o di segni di attacco fisico, succede che la denuncia venga rifiutata. È il CAV stesso allora che procede consigliando i passaggi da effettuare, in forza della legge citata che prevede la protezione immediata della donna e dei minori e il patrocinio gratuito per affrontare il percorso legale. Ma anche per ricorrere a un CAV una donna ha bisogno di conoscerne l’esistenza, di avere una rete intorno a sé che la sostenga, soprattutto quando si tratta di donne non italiane. Penso che sia stato a tema nell’incontro ancora il bullismo giovanile, visto che esistono team nelle caserme e nei commissariati dedicati al suo contrasto nelle scuole e sui canali social (uno di questi gruppi di lavoro è citato nella circolare). La gestione dei conflitti che nascono nelle classi, scontri verbali e fisici spesso legati all’appartenenza di genere, culturalmente imposta dai codici di comportamento appresi, è un problema educativo. Il bullismo, sempre di incerta definizione (ragazze e ragazzi cattivi?), il rifiuto verso differire  e la tendenza a immunizzarsi dal diverso, sono legati strettamente ai contesti relazionali in cui si manifestano,  dunque sono questione che interroga gli insegnanti, non le forze dell’ordine. La marginalizzazione della funzione docente, direi la sua umiliazione, passa anche attraverso la sottrazione del compito di in-segnare. Sia nel senso di lasciare il segno dei saperi disciplinari, sia soprattutto nella capacità di scambiarlo come effetto della responsabilità adulta verso i minori affidati. Il sito della scuola recita che tutto il personale è una “comunità educativa vibrante”, per cui proviamo a fidarci delle vibrazioni, anche quando delegate alle divise. Vengo a tre punti che dovremmo considerare, al di là del contenuto delle segnalazioni che arrivano all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, anche nell’ottica di sostenere coloro che ci informano. 1. Una circolare interna è un atto ammnistrativo di indirizzo che occupa l’ultimo gradino della gerarchia delle fonti giuridiche. Molti docenti spesso balbettano che, se l’ha scritta il dirigente, quella indicazione, quel suggerimento, sono norma a cui obbedire. Nello specifico questa di cui scrivo, pur nel suo impianto direttivo (chi, cosa, quando) invita i docenti “interessati” – “eventualmente” aggiungo io – a contattare i colleghi più in alto nell’organizzazione dei progetti, insomma lo staff (la corte del DS). Poiché si tratta di prestare ore di lezione, sacrificando le discipline, un insegnante può sottrarsi, l’aggettivo relativo all’interesse è lo spiraglio che un docente non interessato all’evento, può utilizzare. A tal proposito invito alla lettura di un testo sull’argomento della dignità legata all’esercizio della libertà di insegnamento e al tentativo ormai abituale di limitarla, anche quando si tratta di progetti legati alle nuove tecnologie, con i soldi del PNRR (Giovanni Scarafile, Il ventriloquo. Etica dell’insegnamento al tempo dell’algoritmo. Yod ed., 2025). A tutti i progetti dell’azienda verticalizzata, definiti nel Piano dell’Offerta Formativa ai clienti, si può dire di no. 2. Riflettendo sulle questioni di genere, non posso non notare che la dirigenza scolastica è soprattutto femminile (dati ISTAT). Maestre e professoresse rompono il tetto di cristallo a fanno carriera. Ma è davvero così? Se la giovane età di alcune dirigenti non ha più alcuna parentela con i diversi flussi storici del femminismo, sicuramente spesso hanno familiarità con una forma di emancipazione mimetica al maschile, al maschile deputato al comando così come storicamente declinato, anche nelle superiori democrazie occidentali. Il paradosso è che al paternalismo dei dirigenti-papà che accarezzano i bimbi all’ingresso a scuola, si interessano di tutto perché tutto gli viene comunicato e su tutto si chiede loro consiglio, si unisce un mieloso – e non meno prepotente – maternage femminile. Come se non si potesse immaginare un’autorevolezza fatta di distribuzione del potere, fuori da logiche binarie. Servirebbe nelle relazioni a scuola un cambiamento di paradigma orientato a una Parola che non viene né da padri, né da madri ma – come ho detto  – è sotto il segno della responsabilità del contrappeso dei poteri. Anche questo è parte di un clima culturale in cui il comportamento adulto è modello implicito per i minori che lo osservano, lo vivono, lo subiscono. 3. Fiumicino, è un contesto territoriale con una lunga storia che ne costituisce ancora la peculiarità, l’antico Portus, con il suo Tiber, la sua Isola Sacra. Oggi, saltando i secoli, Fiumicino ha il suo aeroporto (ancora Leonardo da Vinci, il titolare). Sono 84.000 circa gli abitanti, stipati in un’area fortemente gentrificata, dove le caratteristiche tipiche di un paese di mare sono inghiottite dall’anonimato di una grande periferia. Le case stanno a un passo dalle piste dell’aeroporto: inquinamento luminoso, sonoro e da scarichi si sommano fra loro. Concludo. I docenti capaci di disobbedire si potrebbero occupare con le loro classi di geostoria, decostruendo la disciplina di recente introduzione negli istituti tecnici. Potrebbero tornare al significato che, prima delle deforme delle indicazioni, dei programmi e del conformismo dei manuali, avevano la storia e la geografia. Potrebbero insegnare come il progresso ha devastato interi territori, privandoli perfino della loro identità storica. La pesantezza del sentirsi, in quanto giovani, sempre potenzialmente cattivi, sbagliati, potrebbe essere trasformata da una visione del futuro come frutto non banale della conoscenza del luogo dove si cresce, si vive, di cosa è accaduto sotto la mano pesante del progresso. La scuola potrebbe essere un luogo dove le creature giovani diventano consapevoli che anche lo squallore, la bruttezza, generano violenza, frustrazione, pensieri rancorosi. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Incontri sulla violenza di genere con la Polizia all’IC “Ungaretti” di Teverola (CE)
La lettura della circolare interna della Dirigente Scolastica dell’IC “Giuseppe Ungaretti” di Teverola, in provincia di Caserta, concernente un incontro con la Polizia di Stato sulle violenze di genere, inviata all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università (clicca qui), mi invita ad aprire il sito dell’Istituto. Come sempre, fatto in serie, ovvero identico nell’impostazione a qualsiasi altro sito istituzionale: il logo di Futura campeggia evocando le misure economico-politiche, soprattutto culturali, della Missione 4 del PNRR, il richiamo ai PON (Europa docet!) e comunicazioni di servizio. L’autonomia scolastica sembra una coperta assai stretta, si sta ben dentro ai margini dettati dall’alto, anche per le iniziative progettuali intorno al tema della legalità  (clicca qui). “Questo non è amore” il titolo degli incontri con i poliziotti. Lo spirito e l’intento sono ammirevoli, si tratta di distinguere l’amore fra i sessi (quali? quelli convenzionalmente legati ai ruoli uomo-donna, visto che il problema è sempre e ancora la violenza maschile, come da cronaca), distinguendolo dai legami perversi, irrispettosi, illegali. Non sappiamo cosa effettivamente è stato raccontato ai preadolescenti della secondaria di primo grado, quindi torno al sito, alla settimana 16/20 marzo 2026 fitta di iniziative, conferenze, laboratori, ecc. Per cambiare “l’intera società” (sic!) effettivamente nulla di più appropriato di una scuola, anche se forse i termini andrebbero invertiti: modi, stili educativi, formazione, istruzione e conoscenze sono legati ai rapporti sociali, da esplorare in un contesto violento, suprematista, povero fino alla miseria materiale prima che morale, come quello in cui viviamo. Per suffragare i miei dubbi senza farne una retorica del contrario, torno alla circolare sulla settimana di marzo. Per le creature più piccole, quelle che frequentano il grado della scuola d’infanzia e i primi anni delle elementari (la primaria) nulla di meglio che colorare bandiere (anche questo già visto in altre scuole come “lavoretto molto coinvolgente”), dell’ascolto e del canto collettivo dell’inno nazionale. I fratelli d’Italia inneggianti al destarsi della patria con l’elmo di Publio Scipione l’Africano, per carità di patria (!) li lasciamo al Mameli repubblicano. Lo derubrichiamo come fatto storico, in fondo, Goffredo era un repubblicano della Repubblica Romana, con la sua utopica carta costituzionale. Per contro, non possiamo tralasciare che queste attività scendono dritte-dritte dalle Linee Guida sull’Educazione Civica (clicca qui). Divise, come ormai da dettato europeo e dal conformismo italico, per sezioni dedicate alle otto competenze, fra i traguardi, i descrittori gli obiettivi troviamo un insistente appello alla Patria e ai suoi valori. Trasversalmente un richiamo al rispetto delle diversità, incidentalmente anche un accenno al rapporto uomo-donna. La stessa solfa si ritrova nelle Indicazioni Nazionali per il Primo Ciclo. I talenti richiamati nei due testi, non a caso prodotti dal genio dello staff di Giuseppe Valditara che ha introdotto “merito” nella denominazione del Ministero, sono quelli che rientrano nei parametri del rispetto della legge, diventata un insieme di performance, di obbedienza, sposata però con l’auto-promozione. La legge, non le sfumature della legittimità costruita/decostruita passo-passo nel cuore delle comunità e dei consorzi umani, è il riferimento per talentuosi individualisti. Conforta, ma bisognerebbe sapere come è stato declinato e da chi, l’omaggio a un sacerdote, Peppe Diana, ucciso dalla camorra. Camorra che, tipica organizzazione di questa zona del paese, migrata al nord dove stanno i soldi, è di nuovo un problema che va ben al di là di una questione legale, ma tant’è. Mi sposto nuovamente sul sito della scuola. Trovo altri suggerimenti, così insistenti, da esser ben altro che semplici schede didattiche, semmai imposizioni di stili e metodi. Un esempio sono le schede su come si insegna l’italiano e la sua grammatica (clicca qui). Pregrafismo, ortografia, lezioni di dizione per dimenticare il dialetto, sintassi del buon italiano a seconda delle diverse età degli alunni sono un corpo legale, di regole. Infatti, si specifica, saranno oggetto di verifica secondo “le indicazioni ministeriali”. Ovvero, prove parallele per classi in preparazione della valutazione seria, quella di INVALSI. E qui mi viene in mente un bel libro. Vi si racconta come la grammatica con la G maiuscola sia un insieme instabile di convenzioni a cui ci richiamano proprio i dubbi, gli errori dei bambini, guarda caso soprattutto degli “stranieri”. «La scuola tende ad essere identificata con una casa di correzione […]. Così la grammatica, la lingua, il suo insegnamento diventano per un verso forme di sperimentazione di rapporti di potere […] metafore di una società che si vuole conforme al modello di una caserma» (G. Faso, Le regole non piovono dal cielo. Grammatiche immaginarie, Pungitopo, 2026, p. 13). Ancora, per stare al tema della segnalazione, un’ultima considerazione. La violenza scollata dal rapporto con l’aggressività che tutti ci caratterizza, come forma primordiale di difesa da accogliere e indirizzare attraverso l’educazione, soprattutto nel piccolo gruppo sociale ed epistemico (costruttore di saperi comuni) una classe, una sezione di scuola dei piccoli, diventa un problema di polizia, di reati, di prevenzione, di paura che non trova forma di mettersi in parole. Le famose soft skills le educano i poliziotti, i carabinieri, gli aviatori e gli ammiragli. Gli insegnanti dove sono finiti? Se ancora sono reperibili come educatori, e non come animatori-sorveglianti, provo a dar loro una voce: «Non ne posso più di stare murato/Nel desiderio senza amore/Una traccia mostraci di giustizia/La tua legge qual è?/Fulmina le mie povere emozioni, liberami dall’inquietudine/Sono stanco di urlare senza voce» (G. Ungaretti, La pietà, 1928). Del resto, la scuola è intitolata al poeta! Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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Molfetta, Carabinieri armati al Liceo “Fornari” per incontri formativi con cani molecolari
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università riceve la segnalazione dell’iniziativa “Cultura della legalità”, annunciata nella circolare interna del Liceo “Vito Fornari” di Molfetta (clicca qui), attraverso un commento entusiasta pubblicato sulle pagine Facebook il 12 marzo. Chi ha redatto il post entra nel merito dell’incontro che, come ormai accade in tantissime scuole d’Italia, si occupa di educare, o meglio di formare al rispetto della legge. La formazione, offerta anche in questo caso dai Carabinieri, concerne l’attività di prevenzione e di dissuasione dall’uso di sostanze stupefacenti. Quali? Tutte, perché nel nostro Paese ogni psicotropo è messo sullo stesso piano, dai derivati della canapa fino a quelli sintetici. Tutti non proprio, visto che sono piuttosto diffuse le pratiche di medicalizzazione del disagio non solo adulto e adolescenziale, ma anche infantile, e di somministrazione di benzodiazepina in varie versioni farmaceutiche. Del resto, a Molfetta come altrove, del commercio di droghe illegali si occupano le mafie. Di criminalizzazione dei giovani, del loro potenziale distruttivo e autodistruttivo, molto dicono le agende governative che hanno a tema la sicurezza, mentre la cronaca ci aggiorna sui misfatti commessi da giovani disturbati, atti a suscitare lo scandalo e la paura degli adulti (clicca qui). Sulla percezione della pericolosità dei minorenni, soprattutto quando appartenenti a nuclei famigliari non italiani, ne scriveva già nel 2001 il sociologo Alessandro del Lago (Giovani, stranieri e criminali, Manifestolibri). La convinzione che sia da educare/formare l’appartenenza allo Stato (sic!), unica via per stare nel circuito della legalità, come recita la circolare della Dirigente del liceo, è rafforzata dalla diffusa percezione dell’insicurezza di cui le giovani generazioni sono sia i fautori che le vittime. Ricordo che della cosiddetta “insicurezza percepita” ne parlavano anche documenti ministeriali nel 2007, sotto il secondo Governo guidato da Romano Prodi e con Giuliano Amato al Ministero degli Interni (2006-2008), relativamente alle violenze negli stadi e nelle vie adiacenti, prima e dopo le competizioni. Percepire: provare con i sensi, con tutto il corpo, il rischio delle offese e dunque la paura. La stessa che, in maniera controintuitiva, si genera quando un quartiere viene classificato come zona rossa e le gazzelle della polizia, le auto dei carabinieri, sostano nei punti di incontro, soprattutto giovanili, presso le stazioni e gli edifici pubblici. Al “Fornari” la presenza dei carabinieri fruisce del rinforzo offerto dall’Onlus di volontariato Sermolfetta e dall‘ANPAS, associazione nazionale di pubblica assistenza presso la quale è possibile svolgere anche il servizio civile. Questi incontri sono funzionali anche a presentare realtà territoriali che possono dialogare con la scuola per arricchire i percorsi di Educazione Civica, come annota la circolare interna che invita gli insegnanti in servizio a trascrivere l’attività sul registro elettronico. Al liceo vengono mostrati anche i cani poliziotto, i cosiddetti molecolari (percettori di molecole attraverso il potentissimo olfatto) che danno un tocco simpatico all’incontro, versione aggiornata di Rin Tin Tin, il pastore tedesco protagonista della serie televisiva degli anni Cinquanta. Tuttavia, chi chiediamo, per avviare progetti sul consumo di stupefacenti tra i/le giovani, non sarebbe meglio, piuttosto che chiamare i Carabinieri armati e in divisa, che la scuola si attivasse in una campagna informativa sugli effetti di vari tipi di droghe nella chimica del cervello e nel comportamento? Chiamando qualche tossicologo e/o neurologo a informare e interloquire con gli studenti e le studentesse? In tal modo la scuola cercherebbe di adempiere al suo impegno di formare cittadini e cittadine consapevoli e informate anziché ricorrere a un metodo puramente repressivo e punitivo, sanzionatorio, ottenendo sicuramente risultati educativi migliori. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
All’Istituto “E. Bari” di Badia Polesine (Rovigo) orientamento con la Folgore
Siamo nuovamente nella provincia di Rovigo, a Badia Polesine da cui arriva una segnalazione, all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, relativa all’ennesima presenza delle Forze Armate in una scuola, stavolta all’IPSIA “E. Bari”, istituto superiore a vari indirizzi. Come era già accaduto il 27 febbraio scorso in un’altra scuola (di cui abbiamo già scritto qui), la Brigata Folgore ha potuto inserirsi nell’orientamento in uscita delle e degli studenti. A promuovere l’incontro la docente referente per l’orientamento, figura introdotta, insieme a quella dei tutor, dall’anno scolastico 2023/24. Come ormai consuetudine, l’invito alla Brigata Folgore trova l’appoggio entusiasta delle autorità locali, del giornaletto Rovigo.news, dell’immancabile Graziano Maron che presiede l’Associazione Nastro Azzurro (decorato al valore militare). L’insegnante referente rende ragione del compenso assegnatogli con l’incarico (fino a oltre il doppio di uno stipendio medio di un docente) e promuove, come orientamento post diploma o dopo il biennio, la carriera militare, non una qualsiasi, ma niente meno che nella brigata più prestigiosa (e destrorsa) dell’Esercito. «Come folgore nel cielo…come nembo di tempesta», recitano il motto e l’inno dei paracadutisti. Fulmini e tempeste in tutti i luoghi di guerra, certo in funzione di supporto, anzi di peacemaking, sempre che ancora qualcuno voglia credere, dopo le sciagurate avventure degli anni Novanta e le attuali, che esistano le guerre umanitarie e la promozione della pace grazie alla presenza di forze armate. Del resto, i “folgoranti” in mimetica raccontano alle ragazze e ai ragazzi ben altro, segnalano l’eccellenza del loro lavoro, sottolineano la necessità di promuovere l’inconsueta carriera della Brigata, la «meno tradizionale […] poco conosciuta» dell’Esercito in generale. In Polesine, nella provincia di Rovigo ci sono circa 70.000 studenti e studentesse delle superiori da orientare. Così, dando ragione a Lewis Mumford, che equiparava l’arte della guerra al taylorismo e alla catena di montaggio (L. Mumford, La città nella storia, Castelvecchi 2013), annoto che in altri istituti superiori della provincia si va in visita all’hub di Amazon. Le catene di approvvigionamento, di stoccaggio, di distribuzione del colosso rappresentano un interessante contributo all’attuale cultura tecnologica, utilissima a chi studia negli ITIS. E, provo ad aggiungere, anche la carriera di management – presentata dal responsabile delle risorse umane di Amazon con entusiasmo – nasce con la mentalità del comando militare, anzi più propriamente alberga nel cuore stesso del nazismo (J. Chapoutot, Nazismo e management. Liberi di obbedire, Einaudi 2021). Forse a scuola, dopo questa visita, sarebbe stato interessante che si suggerisse ai ragazzi di vedere il film di Ken Loach Sorry We Missed You (2019) sull’infame carriera dei corrieri della grande distribuzione. Ma non sarebbe un suggerimento nello spirito delle indicazioni ministeriali fornite nei corsi per docenti orientatori. Mi sposto un po’ di lato e, visto che l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha per scopo il contrasto alle guerre, cito una informazione pubblicata qui da il Fatto Quotidiano questo 24 marzo. Un’inchiesta, condotta da due giornalisti inglesi sugli italiani arruolati nell’Idf, le forze armate israeliane, come volontari, valuta ammontino a 828 le presenze, forse 1000, come riferì il Ministro Antonio Tajani all’indomani del 7 ottobre. Una notizia, rimossa a suo tempo, che riemerge ora, grazie all’accesso agli atti ai sensi del Freedom of Information Act. Anche questa è una carriera, in mancanza d’altro o nella convinzione di fare qualcosa di utile, grazie al quotidiano lavorio sulle coscienze giovanili di cui anche la scuola è responsabile. Ultimo, ma non ultimo, Enzo Bari, a cui è intitolata la scuola di Badia Polesine, era un partigiano, morto a 16 anni. Altra guerra, altri valori. Valori su cui si basa la nostra Costituzione. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Bracciano, 8 aprile: Convegno di formazione per docenti con proiezione film “D’istruzione pubblica”
VENTICINQUE ANNI DI “RIFORME”: QUALE SCUOLA CI RESTA? MERCOLEDÌ 8 APRILE ORE 9,00 – 13,00 TEATRO DELIA SCALA (TEATRO DEL LAGO, EX AUDITORIUM ) – BRACCIANO – VIA DELLE FERRIERE L’associazione nazionale Per la Scuola della Repubblica -ODV organizza un Convegno nazionale gratuito e aperto a tutta la cittadinanza. Il corso rientra nell’ambito della formazione docente, tutto il personale scolastico è esonerato per tutta la giornata dal servizio ai sensi del CCNL vigente. Per iscrizione del personale a tempo indeterminato codice SOFIA 103943. Il personale a tempo determinato può inviare un messaggio o telefonare al tel. 3479421408. SI CONSIGLIA DI CHIEDERE IL GIORNO A SCUOLA ENTRO L’INIZIO DELLE VACANZE PASQUALI ORE 8,45 – REGISTRAZIONE PARTECIPANTI Introduce e coordina Maria Strati, Docente e presidente ass. ACACIA SCUOLA Ore 9,00 proiezione di D’ISTRUZIONE PUBBLICA Di Federico Greco e Mirko Melchiorre Interviene il regista Mirko Melchiorre La scuola e il punteruolo rosso: etologia, pedagogia e politica Anna Angelucci, Docente, presidente dell’ass. nazionale Per la Scuola della Repubblica -ODV Resistenze contro la scuola neoliberista Franco Coppoli, Docente, Cobas scuola Contraddizioni e deficit democratico nel sistema scolastico italiano: quattro filoni di riflessione Renata Puleo, Già dirigente scolastica, dell’ass. nazionale Per la Scuola della Repubblica -ODV La militarizzazione dell’istruzione Antonio Mazzeo, Docente, giornalista, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Dibattito con interventi dal pubblico. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Rivarolo Canavese (TO): Alpini nelle scuole pubblicizzano campi estivi di lavoro per la Patria
All’Istituto Superiore “Aldo Moro” di Rivarolo Canavese (TO) anche gli Alpini hanno avuto il loro spazio privilegiato per presentare ad alunne e alunni delle classi terze e quarte, e alle loro famiglie, il piano per le vacanze, organizzato in campi scuola estivi, di cui “la parola d’ordine” sarà «condivisione […di un’] esperienza indimenticabile». La segnalazione di un genitore arriva il 13 marzo scorso all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e, nel corpo della email si fa notare, molto opportunamente, che le vacanze non saranno davvero tali, almeno sul piano formale, perché varranno come ore del pacchetto Formazione Scuola-Lavoro. Il lavoro è ispirato a “nobili fini”, verranno fornite competenze per salvare i boschi dalle fiamme, per conoscere il corso dei torrenti, le falde e i rischi connessi (l’attività idrogeologica, sarà questa?) e altro ancora, come si può leggere sul sito dell’Associazione Nazionale Alpini. Ma tutto in chiave militaresca, con ordine e disciplina, cameratismo, efficienza e, perché no, forse anche un alzabandiera per la Patria ogni tanto. Finalmente, dopo mesi abbastanza inutili passati sui libri, si lavora. Lavoro orientativo, come ripete con ostinazione l’agenda del Ministero dell’Istruzione e del Merito che, dall’ASL (alternanza scuola lavoro) finalmente legge con Renzi, passa ai percorsi di orientamento e competenze al lavoro (PCTO) e oggi, più seccamente scuola, trattino, lavoro, più che congiunzione assimilazione della prima al secondo (questioni non solo linguistiche, come sappiamo). Rivarolo Canavese, un paese di circa 12.300 anime, a 34 km da Torino, fa parte della Città Metropolitana insieme a un numero elevato di piccoli centri. Pur mantenendo la propria municipalità, essi rappresentano l’hinterland di una città senza ancora una vocazione post-Marchionne, post-Elkann. Del resto, questi paesi sono, da un passato che sembra lontanissimo, un ex bacino di lavoratori dell’altrettanto ex FIAT, presi nella dispersione di un indotto industriale di cui ora rimangono capannoni e depositi in rovina. Così queste realtà locali, con il loro piccolo centro urbano dignitoso, talvolta bello di vecchie chiese e palazzi di antichi padroni, cercano di ricostruirsi una nuova, moderna identità. Il Sindaco di Rivarolo, Martino Zucco Chinà, ci prova con la Lista Civica in cui è stato eletto, sostenuto dalla stampa locale, non caso il foglio cattolico Il Risveglio popolare e il settimanale Prima il Canavese. Ma “prima” di? Forse prima della “invasione” degli immigrati? O della gentrificazione che ha portato in questa periferia chi non può permettersi una casa a Torino? L’istituto in questione è un tecnico industriale che prova a definirsi anche liceo scientifico, 3 indirizzi formativi, 1300 studenti provenienti da 70 paesi limitrofi. Ragazzi certamente non tutti autoctoni, seconde, terze generazioni di calabresi, di siciliani, di quell’altrove che il canavesano non so se accoglie nel suo afflato sentimental-popolare. Dal sito della scuola ricavo che ci si diverte abbastanza – a proposito di vacanza dopo l’inverno sui libri – certo, pur sempre ammoniti sui pericoli della vita adolescente, con Mister Jack che inscena le ludopatie, con la poesia servita con un menù culinario e altre amenità formative (il vero menù della scuola sta sul sito ufficiale, in offerta al cliente). Ovviamente l’istituto non si è fatto mancare l’ormai diffuso appuntamento sul bullismo con la polizia locale e un agente della giudiziaria di Torino. Oggi, nella deriva neoliberale, talvolta dalle sfumature grottesche, che ha investito la scuola superiore, rinforzata dal recente 4+2, studio ozioso, lezioni ex cattedra, interrogazioni, sono materiale da cassonetto. L’età evolutiva, davvero bisognosa di attenzione ai bisogni specialissimi del suo scorrere, è affidata a una didattica privata di ogni aggancio filosofico, prima ancora che pedagogico. Militari, attori di avanspettacolo, associazionismo esperto. Ma anche di questo scriveremo prossimamente, qui, sul sito dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, per un dedicato contrasto alla stupidità didattica.      Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente