Uno sguardo critico sul quartiere d’Oriente. Ponticelli in Assemblea Pubblica

Pressenza - Monday, May 11, 2026

Ponticelli tra bellezza, conflitto e partecipazione: un’assemblea pubblica per interrogarsi sul futuro del quartiere

A Ponticelli non solo papaveri e rose: mercoledì 13 maggio, dalle ore 17:30, presso il Centro Polifunzionale Ciro Colonna si incontreranno voci che ricordano drammi familiari e intimi, crimini implacabili e furti reiterati che, nello stesso luogo e senza indulgenza, spesso convivono con l’arte urbana per la pace e i diritti umani (vedi Obey street artist), con la mobilità sostenibile (il Fondo Europeo per la pista ciclabile) e con le attività educative e di sostegno psicologico che, instancabilmente, si occupano della vivibilità del quartiere.

Tutto questo fare, però, sta esprimendo un’estesa macchia cieca: la difficoltà di costruire un vero spazio di bellezza e di cura in cui il gesto umano, solidale e arricchente, non sia percepito soltanto come “calato dall’alto”, messaggio, quest’ultimo, che veicolerebbe un sentimento di non appartenenza e per cui la scelta per il bene comune diventerebbe, perciò, impossibile per gli abitanti; la città finirebbe così per non essere destinata ai suoi stessi cittadini.

Probabilmente, ciò che manca è il legame di conoscenza profondo e vivo tra la popolazione e l’istituzione pubblica, insieme al terzo settore dell’imprenditoria culturale indipendente. La comunità — come luogo di coscienza collettiva — rischia, quindi, ogni volta di tornare slegata da sé e animata soltanto dall’istinto di detenere il potere, diventando nuovamente un posto altamente distruttivo per chi sente di essere inascoltato e non protetto.

Angelo Piro — istruttore di guida e scrittore — incontra tanti giovani di Ponticelli e, portando ad esempio la questione della pista ciclabile, parla di un “quartiere diviso a causa della pista della discordia che ha spaccato in due l’opinione pubblica. I cittadini, in corteo, reclamano un disagio per il traffico dovuto al restringimento della strada, ma anche per la difficoltà di parcheggiare l’auto, compito già arduo prima dei lavori”.

Insomma, in un quartiere che ha sempre vissuto di bisogni e di urgenze, oggi sono in arrivo simboli nuovi ma ancora privi di significato. L’altro, nelle vesti istituzionali, è uno sconosciuto e diventa, perciò, estraneo e nemico: lo sono la pista ciclabile e tutte le altre buone e utili iniziative che restano, però, in questo modo soltanto cicatrici aperte, brucianti sull’impotenza di chi pensa, nel quartiere, di non avere diritto di scelta e che, addirittura, percepisce la minaccia che qualcun altro abbia già scelto al suo posto. Ecco l’invidia dell’uomo che, abbandonato nelle sue azioni, distrugge e opera una disobbedienza civile senza frutti.

Come coinvolgere tutti, nessuno escluso? Il mondo sarà mai pronto alla pace e alla bellezza, alla rigenerazione del territorio, come dice Piro? Se i cittadini, come i fiori selvatici, riuscissero a crescere spontanei e liberi ma pure a restare vivi alle intemperie, forse sì: si creerebbe un sentire umano, equo e accessibile all’intera comunità.

Antonella Musella