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Orientale Occupata: pretendiamo il futuro, occupiamo il presente
Lunedì scorso lə studentə hanno occupato Palazzo Giusso, sede storica dell’Università L’Orientale, in continuità con le lotte giovanili in tutta Europa e in complicità con le migliaia di lavoratorə che stanno bloccando il Mezzogiorno. Le parole d’ordine che hanno scelto di portare avanti sono legate alla condizione giovanile sempre più precaria in questo paese: no al caro vita, no al caro affitti e una generale richiesta di un futuro migliore. Prontamente è arrivata la risposta della ministra Bernini che ha additato gli studenti come violenti e prevaricatori in ben due occasioni: con un post Instagram e in occasione dell’inaugurazione dello studentato “La Corte” di Parma. Come noto a chi ha seguito le ultime vicende questi nuovi studentati costruiti con i fondi del PNRR, che dovevano riparare a un problema strutturale in Italia, sono diventati terreno fertile per la speculazione da parte di grandi aziende private del settore immobiliare. Per solo 12 anni saranno adibiti a studentati e con solo una piccola parte ad un prezzo “calmierato” che, come confermato già da numerose inchieste, può superare i 500 euro per una singola. «Abbiamo scoperto che la Ministra Bernini ha detto che l’Università è di tutti e non di chi la occupa. Ma è davvero così? O è solo di chi se la può permettere? Noi non ci stiamo e non crediamo che l’Università possa essere sottoposta all’aziendalizzazione e a paradigmi eurocentrici e guerrafondai. Vediamo invece l’Università come uno spazio da rivendicare e all’interno di quello spazio costruire dei momenti di confronto e soprattutto di socialità alternativa». Così rispondono i collettivi alla Ministra in reel pubblicato su Instagram. Le prime giornate di Occupazione sono state contraddistinte da un grande lavoro per mettere in rete tante lotte apparentemente lontane ma in realtà strettamente legate tra loro. Infatti, lunedì dopo una grande assemblea in cui si è voluto spiegare al resto della comunità studentesca le ragioni dell’occupazione, lə studentə che hanno occupato hanno creato un momento di dibattito e confronto con i loro coetanei francesi e spagnoli, insieme a diversi collettivi di liceali che hanno occupato le loro scuole. Assemblea con studentə francesi e spagnolə «Sentire queste testimonianze dall’Europa in lotta, dalle scuole in occupazione è un grande motore per continuare la nostra mobilitazione in Università. Costruiamo assieme le prossime giornate di lotta in Università e riappropriamoci di questo luogo». Così una studentessa nell’intervento di chiusura dell’assemblea. Nel solco di questo ragionamento sono continuati i giorni di Occupazione. La mattinata del secondo giorno è stata segnata da un incontro tra lo Sportello Antisfratto di Napoli e altre organizzazioni attive sul tema del diritto all’abitare. Insieme a loro c’è stata anche la partecipazione di diverse persone sotto sfratto che hanno condiviso le loro esperienze e la loro rabbia nel vedere il proprio diritto all’abitare negato. Nel pomeriggio invece, si è svolta l’assemblea di I’m Queer Any Problem, collettivo queer e transfemminista, che da anni anima il pride dal basso organizzato in città. Subito dopo il cortile dell’Università ha visto ospitare l’assemblea cittadina contro il carovita. È stato un momento estremamente partecipato dove si sono uniti studentə, sindacati, collettivi e disoccupati per lanciare una campagna cittadina contro il carovita e convergere sulle date già esistenti contro la costruzione del Cpr a Castel Volturno il 24 ottobre e lo sciopero generale del 30 ottobre. «Ringraziamo tutte le realtà per essere intervenute. L’Università occupata è fucina di pratiche di confronto e di conflitto. Per noi la potenza di questo momento è di rendere finalmente l’università occupata un centro di dibattito, sperimentazione e progettazione politica. Per loro questo è il ruolo storico e sociale che l’Università dovrebbe avere e che purtroppo ha perso. È fondamentale unire le nostre lotte, intersecare i diversi processi di mobilitazione, e dunque rilanciamo le date del 24 ottobre e del 30 ottobre per costruire un ampio Movimento di opposizione sociale per riprenderci il futuro che ci stanno negando». Queste le parole di uno degli studenti presenti all’assemblea. La terza giornata di Occupazione tornerà sul tema della casa e ci saranno collegamenti con Plaza del Sol a Madrid e diversi momenti laboratoriali e di socialità per la comunità studentesca. In continuità con le loro pratiche di ascolto e confronto hanno inviato una lettera dalle mura del Palazzo Occupato a tutto il personale universitario dell’Ateneo per cercare supporto e appoggio da parte della comunità accademica nella loro lotta. Nel frattempo, hanno anche lanciato, attraverso i loro social, un appello a tutte le università italiane per unirsi alla mobilitazione. Per rimanere aggiornati sulle giornate di mobilitazione potete seguire Orientale Occupata su Substack: https://orientaleoccupata.substack.com/ Per contattare gli studenti: orientaleoccupata@proton.me Contatto Instagram: @xa.napoli La copertina è del collettivo Orientale Occupata Questo articolo è gratuito ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno. Clicca sul banner qui sotto e fai una donazione. Dona il tuo 5×1000 scrivi il codice fiscale 96405560580. 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October 22, 2026
DINAMOpress
Contrarietà degli ecopacifisti all’accordo tra Esercito e città metropolitana di Napoli
COMUNICATO CONGIUNTO VAS NAPOLI/ MIR NAPOLI – 13.10.26 Il 12 ottobre 2026, nella sede del Consiglio Metropolitano di Napoli, si è stipulato un protocollo d’intesa tra la Città Metropolitana, rappresentata dal Sindaco Gaetano MANFREDI, ed il Comandante Terr/le Sud dell’Esercito Italiano, Gen. C.A. Andrea DI STASIO.  Fine dichiarato dell’accordo sarebbe: “la realizzazione di iniziative congiunte finalizzate alla promozione e valorizzazione del territorio metropolitano, del patrimonio storico, culturale, paesaggistico e ambientale, anche attraverso eventi sportivi, culturali, educativi e sociali”. Nel corso della conferenza stampa per la ratifica di questo protocollo d’intesa, il Gen. DI STASIO, oltre a ribadire che questo accordo alimenta la sinergia tra istituzioni per valorizzare il territorio, ha dichiarato che l’Esercito lo farà “promuovendo la cultura della Difesa, i valori costituzionali, la legalità, la solidarietà e il senso civico, valorizzando le competenze tecniche, sportive, e organizzative per progetti rivolti alle scuole, ai giovani e alla cittadinanza”. «Dissentiamo completamente da questa idilliaca visione del rapporto tra forze armate e territorio metropolitano di Napoli, uno dei più militarizzati d’Italia – afferma Ermete FERRARO, responsabile della sede napolitana del M.I.R. Italia e del locale Circolo metropolitano V.A.S. di Napoli – Abbiamo ripetutamente denunciato l’incessante processo di militarizzazione della società civile e delle istituzioni formative, unito alla narrazione sul presunto ruolo delle istituzioni militari nella salvaguardia dell’ambiente, a fronte di problemi energetici ed ecologici causati invece proprio dalle forze armate e dalla loro occupazione del territorio senza limiti né controlli». Gli ecopacifisti di Napoli – ricordando che sta iniziando una rischiosa esercitazione nucleare della NATO sulle nostre teste – si dissociano da tali inopportune intese ed invece sostengono progetti di educazione ambientale e  formazione alla pace, al disarmo e alla difesa civile, popolare e nonviolenta. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
NAPOLI: DOPO 30 OCCUPAZIONI ALLE SCUOLE SUPERIORI, OCCUPATA LETTERE E FILOSOFIA ALL’UNIVERSITÀ FEDERICO II
Continuano anche a Napoli le proteste studentesche, estese da questo pomeriggio anche all’Università Federico II, dove è stata occupata la sede di Lettere e Filosofia di via Porta di Massa 1. “E’ un’occupazione contro il caro vita, contro il caro affitti, contro i soldi che vengono utilizzati dal nostro governo per la guerra invece che per la sanità pubblica, le scuole e le università che cadono a pezzi“, ha dichiarato Marinella del Collettivo Autorganizzato Universitario. “Abbiamo visto le occupazioni delle scuole, a Napoli sono arrivate a 30 se non di più, sulla scia di quella che è la mobilitazione che stiamo vedendo in tutta Europa: a partire dalla Spagna che si è mossa principalmente per i caro affitti dopo lo sfratto di Maricarmen […] e a seguire ci sono state le forze di mobilitazione che continuano in Francia”, ha aggiunto Marinella. “Dobbiamo prendere esempio e spunto dalla Spagna e dalla Francia, ma soprattutto dobbiamo rifare quello che abbiamo già fatto un anno fa, ovvero bloccare tutto. Perché quello che è successo un anno fa ha cambiato qualcosa, ha rotto un ingranaggio e dobbiamo continuare a inserirci in quelle rotture e provare veramente a cambiare qualcosa in questo paese”. L’occupazione ha bloccato le lezioni e continua con diversi appuntamenti, anche in vista della manifestazione di sabato a Castel Volturno contro la costruzione del CPR e lo sciopero generale del 30 ottobre. Ascolta l’intervista completa con Marinella del Collettivo Autorganizzato Universitario di Napoli. Ascolta o scarica
October 21, 2026
Radio Onda d`Urto
Bagnopoli, un vademecum. Il nostro contributo alle occupazioni degli studenti flegrei
(disegno di marta fogliano) “Gentileschi occupato contro la guerra e contro la Coppa”. Con invidiabile capacità di sintesi uno striscione affiso sul cancello esterno del liceo bagnolese sintetizzava le principali motivazioni che hanno spinto gli studenti e le studentesse, questa settimana, a occupare la scuola. È solo apparentemente un volo pindarico, anzi i giovani che hanno preso possesso delle aule e delle palestre in questi giorni hanno ben chiare tutte le connessioni tra ciò che gli accade intorno, dal livello internazionale a quello territoriale. «I soldi che vengono investiti per il riarmo – dicono – vengono tolti alla sanità, alla scuola, alle politiche per la casa. E quello stesso intreccio di poteri pubblici e multinazionali private che alimenta l’economia di guerra si mangia pian piano le nostre città e i nostri quartieri» (il riferimento è al ruolo di main sponsor della Coppa America svolto da Msc, colosso internazionale che ha un ruolo importante nella logistica di guerra e nel genocidio dei palestinesi). In questi giorni come redattori di Monitor, e insieme agli attivisti della Rete No America’s Cup, siamo stati coinvolti dagli studenti di tre scuole occupate dell’area flegrea in iniziative divulgative e informative rispetto alla storia di Bagnoli, agli sviluppi della rigenerazione urbana, al ruolo della competizione velistica come grimaldello per la speculazione e la cancellazione dei piani urbanistici esistenti. I ragazzi del territorio ci hanno invitati, ci hanno ascoltati e ci hanno fatto domande. Per la prima volta dopo molto tempo stanno lavorando in rete, e infatti ieri hanno lanciato la proposta per una “assemblea delle scuole in protesta”, che si terrà oggi alle 19 nel cortile del Labriola (sede centrale di via Terracina). Invitandoli a continuare a lottare mettiamo a loro disposizione (scaricabile naturalmente in forma gratuita, cliccando sul titolo) Bagnopoli. La rigenerazione di un’ex area industriale tra pianificazioni urbanistiche e assalti speculativi, opuscolo che abbiamo prodotto lo scorso inverno insieme all’Assise di Bagnoli, Bagnoli Informazione, il Laboratorio Politico Iskra, l’Osservatorio per la bonifica e la rigenerazione urbana di Bagnoli e la Rete No America’s Cup. (redazione napolimonitor)
October 21, 2026
Napoli MONiTOR
Napoli. No al carovita. Usb: la protesta dei carrelli vuoti al supermercato
Sabato scorso delegati sindacali e lavoratori dell’USB sono andati a manifestare al supermercato Le Porte di Afragola (Napoli) per portare tra le persone le ragioni dello sciopero generale del 30 ottobre e della lotta al carovita dove lavoratori e attivisti hanno attraversato la struttura entrando e uscendo con carrelli completamente […] L'articolo Napoli. No al carovita. Usb: la protesta dei carrelli vuoti al supermercato su Contropiano.
October 19, 2026
Contropiano
Selfie. gli occhi di una città senza innocenza
L’altro ieri, per il primo appuntamento del Cineforum organizzato dal Civico 7 Liberato a Napoli – che nei suoi spazi sotto i portici della Galleria Principe, a Piazza Museo, ha allestito una minirassegna dal titolo esplicito e significativo: “Napoli: tre film una città negata”: «un cineforum nel segno dell’antagonismo controculturale […] L'articolo Selfie. gli occhi di una città senza innocenza su Contropiano.
October 19, 2026
Contropiano
Napoli, sotto il Consolato ucraino la denuncia sui prigionieri politici
Questa mattina al Centro Direzionale di Napoli si è tenuto il presidio promosso dall’Associazione per i diritti dei prigionieri politici e per i diritti umani davanti al Consolato ucraino. Al centro della mobilitazione le condizioni dei detenuti politici nelle carceri ucraine e le pesanti denunce di torture, pestaggi, abusi e […] L'articolo Napoli, sotto il Consolato ucraino la denuncia sui prigionieri politici su Contropiano.
October 16, 2026
Contropiano
Napoli, la salute al centro del festival Abbramà
Arriva la seconda edizione del festival di comunità per l’autodeterminazione di genere a Napoli dal 16 al 18 ottobre. Che salute vogliamo? È questo il titolo dell’assemblea che concluderà la seconda edizione di Abbramà, festival di comunità per l’autodeterminazione di genere, promosso da “’Ccà nisciun’ è fessa – SOS Aborto Napoli”, la rete napoletana che, dal 2020, sostiene l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza e lavora sulla salute sessuale e riproduttiva. > Da venerdì 16 a domenica 18 ottobre, a Napoli (a largo Banchi Nuovi, nei > locali di Zero81 e della chiesa dei Santi Cosma e Damiano), singoli, > collettivi, associazioni ed esperienze di autogestione si incontreranno in una > tre giorni di laboratori, dibattiti, performance e musica per (re)immaginare > da una prospettiva transfemminista, meridionale e anticoloniale la vita in > comune e per tessere nuove alleanze e reti attorno al tema al centro di questa > seconda edizione: il diritto alla salute. Il festival si presenta in un momento che è insieme eccezionale e tristemente ordinario. Da un lato, la dignità, la rabbia e la forza costituente che nelle piazze spagnole e francesi rompono la governance neoliberale europea, rimettendo al centro la vita delle persone al cospetto dell’arroganza delle élite economiche; dall’altro un paese, l’Italia, in cui i conflitti seguitano a consumarsi in maniera individuale, come ci suggeriscono le recenti statistiche sulle dimissioni volontarie del personale ospedaliero, cresciute nel 2025 del 150% rispetto all’anno precedente, o si manifestano via rappresaglie della controparte, come nel caso dell’inchiesta della Procura di Ravenna sui “certificati di non idoneità al trattamento nei CPR delle persone migranti”, o ancora si articolano in forme collettive che, tuttavia, faticano a intersecarsi tra loro e ad assumere una prospettiva e una vocazione maggioritaria. «Abbiamo un’ambizione, che il tempo storico impone: allargare lo sguardo, incontrarsi nella diversità di percorsi e bisogni e invertire la rotta di chiusura del sistema di sanità pubblica che sembra ormai ineluttabile», racconta Serena, tra le promotrici del festival. > «Vogliamo parlare di liste d’attesa infinite, di pronto soccorso stracolmi, di > presidi sanitari chiusi e mai più riaperti, delle esigenze dei territori e dei > bisogni delle persone, di accessibilità e autodeterminazione dei corpi. > Vogliamo mettere al centro le difficoltà quotidiane di chi per ragioni > economiche non riesce ad accedere alle cure e alla prevenzione, le barriere > all’accesso per le persone con background migratorio, vogliamo aprire un > dibattito reale sulla salute mentale, vogliamo ritornare a parlare di salute > sessuale e riproduttiva, di aborto, di scelta». Le condizioni del dibattito nazionale sembrano essere piuttosto mature. Nel corso degli ultimi anni, le fragilità e le crescenti diseguaglianze del Sistema Sanitario Nazionale sono divenute un tema trasversale, “cavallo di battaglia” delle flebili opposizioni parlamentari al Governo Meloni, oggetto crescente di attenzione e di inchiesta dei media mainstream. L’affanno del Governo sulla legge di Bilancio, l’inflazione galoppante e il più recente rapporto Gimbe sui tagli invisibili, che nel periodo 2023-2026 si quantificano in circa 19 miliardi di euro, disegnano un quadro dei prossimi anni in inevitabile peggioramento. Il prossimo fine settimana ci dirà qualcosa sullo stato delle condizioni soggettive e se la proposta di Abbramà avrà contribuito a portare avanti il dibattito e, soprattutto, l’azione collettiva. Immagine di copertina del festival Abramà Questo articolo è gratuito ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno. Clicca sul banner qui sotto e fai una donazione. Dona il tuo 5×1000 scrivi il codice fiscale 96405560580. L'articolo Napoli, la salute al centro del festival Abbramà proviene da DINAMOpress.
October 16, 2026
DINAMOpress
Greta Thunberg e Francesca Albanese al Marea Village: da Bagnoli a Gaza, le lotte per i diritti si incontrano
Nel Parco San Laise, ex base NATO di Napoli, un incontro gremito nonostante la pioggia battente. Al centro del dibattito il legame tra militarismo, crisi ambientale, genocidio e resistenza dei territori. NAPOLI, 10 ottobre 2026 – Una sala gremita, la pioggia battente e un pubblico che, per trovare riparo, avanza progressivamente fino a ritrovarsi quasi a ridosso dei relatori. Nessuna distanza, un unico flusso di partecipazione, scandito a più riprese dai cori «Free Palestine» e «Siamo tutti antifascisti». È questa l’atmosfera che ha accompagnato l’incontro con Greta Thunberg e Francesca Albanese al Marea Village, ospitato nel Parco San Laise di Bagnoli, negli spazi dell’ex base NATO. Un luogo tutt’altro che casuale, come è stato ricordato più volte durante il pomeriggio: un’ex installazione militare restituita alla città, mentre la presenza della NATO è stata trasferita altrove. Un territorio che porta ancora le ferite dell’industrializzazione e dell’inquinamento e nel quale le comunità locali continuano a rivendicare bonifica, salute e accesso pubblico al mare. GRETA THUNBERG: DALLA LOTTA PER BAGNOLI ALLA RESISTENZA GLOBALE Arrivata a Napoli il 9 ottobre, Greta Thunberg ha incontrato studenti e attivisti, visitato Bagnoli e partecipato a un’assemblea contro il progetto del CPR di Castel Volturno. Il giorno successivo ha preso parte al corteo cittadino per la Palestina, prima di raggiungere il Marea Village per l’incontro pubblico dedicato al rapporto tra militarismo, ecocidio e genocidio. Nel suo intervento, l’attivista svedese ha espresso innanzitutto la propria vicinanza alla popolazione di Bagnoli, riconoscendo la fatica di una battaglia che coinvolge il corpo, la vita quotidiana e il futuro di un’intera comunità. Proprio questa lotta, ha osservato, dimostra quanto sia necessario unire le rivendicazioni territoriali a quelle politiche, ambientali e sociali. «Stiamo vivendo veramente un momento senza precedenti. Questo momento fa molta paura, perché si stanno letteralmente sgretolando tutte le certezze, tutte le idee su cui avevamo fondato la nostra visione del mondo», ha affermato, denunciando un sistema ormai incompatibile con l’idea stessa di umanità. «Siamo arrivati al punto di criminalizzare l’empatia e di criminalizzare soprattutto il buon senso». Da qui il richiamo al significato simbolico del luogo che ospita l’incontro, un’ex base NATO, nella quale parlare di pace significa anche interrogarsi sul militarismo e sulle sue conseguenze. Per Thunberg, la guerra contro l’umanità e quella contro la natura sono profondamente connesse: il militarismo alimenta l’inquinamento, aggrava la crisi ecologica e contribuisce alla distruzione delle condizioni necessarie alla vita, mentre le risorse vengono sottratte alla tutela delle popolazioni. L’attivista ha insistito sulle responsabilità di un sistema nel quale gli interessi economici e i profitti di breve periodo prevalgono sulla sopravvivenza delle persone e dell’ambiente. «Le persone che in questo momento stanno distruggendo il pianeta sono le stesse persone che stanno permettendo che il genocidio sia ancora in corso». Una crisi dalle molteplici sfaccettature, ha ricordato, che coinvolge tutti, le persone che amiamo e le comunità nelle quali viviamo. Di fronte a questa realtà, «l’idea di rimanere neutrali di fronte a queste tematiche climatiche non è assolutamente accettabile». Il suo messaggio è tornato quindi a Bagnoli, alla capacità di organizzazione e resistenza dimostrata dagli abitanti: «E come le persone di Bagnoli sanno bene, non verrà nessuno a salvarci. Dobbiamo salvarci da soli, fare gruppo e rimanere attivi. Perché se una cosa è chiara è che le persone, le forze dietro a questa crisi hanno più a cuore i profitti a breve termine che l’aiuto verso le persone che ne soffrono le conseguenze». Particolarmente intenso l’appello rivolto alle nuove generazioni, alle quali Thunberg ha chiesto di trasformare la frustrazione in partecipazione politica e resistenza: «Mi rivolgo in particolare ai giovani qui presenti, a tutti i giovani, per dire che anch’io faccio parte di quel gruppo di giovani che si è visto rubare il futuro giorno dopo giorno da quegli adulti che erano in grado di proteggerci e di essere lì per noi». E ancora: «Dobbiamo sfruttare l’immensa rabbia che abbiamo, l’immensa frustrazione che abbiamo a causa di questo enorme tradimento delle generazioni precedenti e canalizzarlo in atti di resistenza». Nella parte conclusiva del suo intervento, Greta ha rivolto un durissimo attacco al governo italiano, definito apertamente «fascista». Pur riconoscendo che la popolazione italiana ha dimostrato di essere dalla parte della Palestina e contro il genocidio, ha denunciato la complicità dell’esecutivo nelle politiche migratorie del Mediterraneo: «Sappiamo bene che questo governo, fascista, continua ancora oggi ad essere complice diretto, autore diretto di politiche sistemiche volte alla completa deumanizzazione delle persone che provano ad attraversare il Mediterraneo». Una disumanizzazione che, secondo Thunberg, passa attraverso la costruzione dei CPR, definiti «veri campi di concentramento». Da qui l’appello a partecipare alla mobilitazione nazionale del 24 ottobre a Castel Volturno, contro il progetto del nuovo centro di permanenza per il rimpatrio, e allo sciopero generale del 30 ottobre. FRANCESCA ALBANESE: QUANDO IL DIRITTO INTERNAZIONALE VIENE CAPOVOLTO Nel suo intervento, Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati, ha ripercorso il progressivo indebolimento delle garanzie del diritto internazionale, richiamando il libro di Luigi Daniele, Il diritto del più forte. La distruzione dell’ordine internazionale. Un testo che, secondo Albanese, dovrebbe essere letto da qualsiasi giornalista e rappresentante politico che, dopo tre anni di quello che definisce genocidio a Gaza, continui a ricorrere alla legittima difesa per giustificare le operazioni israeliane. La giurista ha ricordato come il processo di erosione del diritto internazionale non sia cominciato a Gaza, ma affondi le proprie radici nella cosiddetta guerra al terrore successiva all’11 settembre 2001. Nel suo ragionamento, norme nate per proteggere i civili, i bambini, i giornalisti, il personale sanitario e gli ospedali sono state progressivamente reinterpretate fino a essere utilizzate per giustificare proprio quelle condotte che avrebbero dovuto impedire. Albanese ha poi espresso la propria soddisfazione nel condividere l’incontro con Greta Thunberg, sottolineando come la difesa dei diritti umani e quella dell’ambiente non possano essere considerate battaglie separate. Crisi climatica, siccità, scarsità delle risorse, conflitti e migrazioni sono fenomeni strettamente collegati. Nel suo intervento ha rivolto anche un riconoscimento esplicito all’attività di Sea-Watch: «Sea-Watch fa un lavoro incredibile, che si schiera contro quel tentativo di imporre l’omissione di soccorso istituzionalizzata». Una denuncia rivolta alle politiche migratorie europee che, secondo Albanese, spingono cittadini e istituzioni a voltare le spalle a chi attraversa il Mediterraneo «per sopravvivenza, non per scelta», alla ricerca di una possibilità di vita all’interno di quella che ha definito la «fortezza Europa». Un altro passaggio particolarmente significativo ha riguardato il rapporto tra economia, diritto internazionale e genocidio. Albanese ha sottolineato la necessità di superare la frammentazione delle competenze e di mettere in relazione le diverse discipline, raccontando come proprio l’approfondimento degli interessi economico-finanziari legati all’occupazione israeliana abbia segnato una svolta nel suo lavoro. «È proprio nel momento in cui ho avuto la capacità di concentrarmi sui nessi economico-finanziari del sistema che permette al genocidio di andare avanti nell’impunità più assoluta e di continuare ad aumentare i propri profitti, è lì che il sistema si è rivoltato contro con violenza». La relatrice ha richiamato le conseguenze subite dopo la pubblicazione del suo rapporto sull’economia dell’occupazione e del genocidio, evidenziando come l’indagine sugli interessi economici coinvolti abbia provocato reazioni particolarmente dure. Il suo intervento si è concluso con un invito a riconoscere le connessioni tra le diverse battaglie: «Ed è lì il segreto: dobbiamo veramente imparare a far dialogare il diritto con l’economia, l’economia con l’ambiente e riuscire noi, in quanto cittadini e cittadine, a capire perché queste cose sono collegate. E se ci uniamo, secondo me, la spuntiamo». LE ALTRE VOCI DEL MAREA VILLAGE Numerose le voci che hanno contribuito al dibattito, arricchendolo di testimonianze, analisi e differenti esperienze di attivismo. Tra gli intervenuti, il giurista Luigi Daniele, autore del volume Il diritto del più forte, e l’economista Emiliano Brancaccio, che ha richiamato le responsabilità strutturali della logica del capitale e la necessità di costruire un’alternativa a un sistema fondato sulla massimizzazione del profitto. Spazio anche a Sanabel, progetto di solidarietà con i bambini e i ragazzi con disabilità di Gaza, accompagnato da una testimonianza video sulle difficoltà affrontate dagli operatori del Centro Irada nel riprendere le attività educative in un territorio devastato dalla guerra. Tra le voci intervenute anche Giulia, giovane attivista palestinese del Centro Culturale Handala Ali di Napoli, realtà impegnata nella solidarietà con il popolo palestinese e nella promozione della sua cultura e dei suoi diritti. Particolarmente intensa la testimonianza di Giorgia Linardi, portavoce di Sea-Watch Italia, organizzazione umanitaria impegnata nelle operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale e nella denuncia delle violazioni dei diritti delle persone migranti. Linardi ha portato all’attenzione del pubblico la drammatica realtà di chi tenta di attraversare il mare per raggiungere un luogo sicuro, raccontando episodi di persone abbandonate in acqua, costrette a rimanere per giorni aggrappate a strutture di fortuna nell’attesa di un soccorso. Ha denunciato inoltre il paradosso di un sistema nel quale chi interviene per salvare vite umane rischia a sua volta provvedimenti restrittivi, sanzioni e conseguenze giudiziarie. Una testimonianza che ha riportato il dibattito alla concretezza delle operazioni di salvataggio e alla criminalizzazione della solidarietà, rendendo ancora più evidente il collegamento con le parole pronunciate poco prima da Albanese. Tra gli interventi conclusivi, Nives Monda, attivista del movimento BDS Napoli (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni), ha riportato l’attenzione sull’importanza di tradurre la solidarietà con il popolo palestinese in azioni concrete. Il movimento, nato nel 2005 su iniziativa della società civile palestinese, promuove forme di pressione economica, culturale e istituzionale non violenta affinché Israele rispetti il diritto internazionale e i diritti dei palestinesi. Monda è impegnata anche nella rete degli Spazi Liberi dall’Apartheid Israeliana (SPLAI). Eddy Sorge, attivista del Movimento Disoccupati 7 Novembre e del laboratorio politico Iskra, tra le voci della mobilitazione contro l’America’s Cup a Bagnoli, ha sottolineato il significato politico della scelta del Parco San Laise come sede del Marea Village. Un territorio segnato da decenni di inquinamento e da una lunga storia di lotte per il lavoro, la salute e la restituzione del mare alla cittadinanza. Sorge ha criticato gli interventi legati all’America’s Cup, denunciando il rischio che, anziché rispondere alle esigenze di bonifica e riqualificazione ambientale, favoriscano nuove trasformazioni urbanistiche a danno degli abitanti. Ha infine rilanciato la mobilitazione prevista per l’11 ottobre a Bagnoli. DA BAGNOLI ALLA PALESTINA, UN’UNICA RICHIESTA DI GIUSTIZIA La serata si è così trasformata in qualcosa di più di un incontro con due figure internazionali. In un’ex base militare, tra la pioggia, gli applausi e i cori di una sala gremita, le rivendicazioni di Bagnoli hanno incontrato quelle per la Palestina, per la tutela dell’ambiente, per i diritti delle persone migranti e per la difesa del diritto internazionale. Il messaggio emerso dagli interventi di Greta Thunberg e Francesca Albanese è che queste battaglie non possono più procedere isolate: difendere un territorio, una popolazione o il diritto alla vita significa interrogarsi sulle stesse strutture di potere che ne minacciano l’esistenza. Nota redazionale: le dichiarazioni di Greta Thunberg riportate nell’articolo sono state raccolte e trascritte dall’autrice sulla base della traduzione italiana fornita dall’interprete che ha affiancato l’attivista durante l’incontro al Marea Village. Per ulteriori informazioni sugli appuntamenti e sulle iniziative del festival, consulta il programma del Marea Village . GALLERIA FOTOGRAFICA Alcuni momenti della giornata Foto: Lucia Montanaro / Pressenza La drag queen Priscilla durante il suo intervento al Marea Village, tra identità, libertà e diritti. La presentazione del progetto Sanabel a sostegno dei bambini autistici di Gaza e delle attività educative del Centro Irada, durante il Marea Village. Francesca Albanese durante il suo intervento al Marea Village, nel Parco San Laise di Bagnoli. Il pubblico gremisce gli spazi dell’ex base NATO di Bagnoli durante l’incontro al Marea Village. Greta Thunberg mostra la locandina della manifestazione nazionale contro i CPR del 24 ottobre a Castel Volturno, durante il Marea Village. Nives Monda, attivista di BDS Napoli, durante il suo intervento al Marea Village. Greta Thunberg durante il suo intervento al Marea Village, nel Parco San Laise di Bagnoli. Cartelli di protesta tra il pubblico durante l’incontro al Marea Village di Bagnoli. Eddy Sorge durante il suo intervento contro l’America’s Cup a Bagnoli, al Marea Village. Un momento del dibattito al Marea Village, nel Parco San Laise di Bagnoli. Giulia, attivista del Centro Culturale Handala Ali di Napoli, durante il suo intervento al Marea Village. Opera di Trisha esposta durante il Marea Village, al Parco San Laise di Bagnoli. Una veduta della sala gremita durante il dibattito al Marea Village, nell’ex base NATO di Bagnoli.   Lucia Montanaro
October 11, 2026
Pressenza