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Napoli Felix: un film del GRIDAS mentre il GRIDAS rischia lo sgombero
La proiezione diventa un atto di memoria collettiva su oltre quarant’anni di cultura popolare a Scampia, mentre lo storico centro sociale è sotto sfratto. Domenica 18 gennaio 2026, alle ore 18:00, al Giardino Liberato di Materdei (Salita San Raffaele 3, Napoli) sarà proiettato “Napoli Felix”, film autoprodotto dal GRIDAS – Gruppo Risveglio dal Sonno, per la regia di Alessia Maturi e Maria Reitano. Dopo la proiezione, la serata continuerà in festa con le murge del Frente Murguero Campano. Non è solo un’anteprima cinematografica. È un appuntamento culturale che arriva in uno dei momenti più delicati nella storia del GRIDAS, lo storico presidio sociale e artistico di Scampia che oggi rischia di perdere la propria sede dopo una sentenza che ne conferma lo sgombero. “Napoli Felix” nasce da un lavoro di documentazione avviato nel 2023 durante i laboratori collettivi di costruzione dei carri dei Carnevali Sociali e proseguito nei due anni successivi. Il film prende le mosse dal Carnevale di Scampia, promosso dal GRIDAS a partire dal 1983, e segue il seme che da lì si è diffuso in altri quartieri della città, dando vita a una rete di carnevali sociali. Attraverso le esperienze di Scampia, Materdei, Montesanto e Soccavo, il film racconta cortei, laboratori, momenti di costruzione collettiva, intrecciando l’allegoria e l’ironia del carnevale con le lotte quotidiane per il riscatto sociale dei territori. Ne emerge un racconto corale fatto di corpi, maschere, musica, lavoro manuale, relazioni, in cui il carnevale non è evasione ma linguaggio politico, popolare, condiviso. Uscendo oggi, mentre il GRIDAS vive uno dei momenti più difficili della sua storia, “Napoli Felix” assume inevitabilmente anche un valore di memoria. Restituisce visibilità a un percorso lungo oltre quarant’anni e a ciò che ha generato in città, mostrando quanto è stato costruito nel tempo attorno a quell’esperienza. Lo fa mentre uno dei luoghi da cui tutto questo ha avuto origine è sotto minaccia, e mentre si riapre una discussione pubblica sul destino degli spazi sociali e culturali. Il GRIDAS nasce a Scampia nel 1981 dall’incontro tra Felice Pignataro, Mirella La Magna, Franco Vicario e altre persone unite dall’idea di mettere capacità artistiche ed educative al servizio della comunità. Il nome richiama una frase di Goya, “il sonno della ragione genera mostri”, e indica fin dall’inizio una direzione: usare arte e cultura come strumenti di coscienza, partecipazione, emancipazione. Felice Pignataro, muralista originario di Mola di Bari, era arrivato a Napoli alla fine degli anni Cinquanta per studiare Architettura e poi Teologia. Qui incontra Mirella La Magna, insegnante, con cui condivide vita e visione. Negli anni in cui Scampia accoglieva migliaia di famiglie provenienti da quartieri popolari e dall’emergenza abitativa del post-terremoto, scelgono di essere presenti in un territorio quasi privo di servizi e presìdi sociali. Da quella scelta nasce il GRIDAS. Se Felice è stato il volto più noto per i suoi murales, Mirella è da sempre una figura centrale sul piano educativo e organizzativo: lavoro quotidiano con bambini e scuole, costruzione di percorsi pedagogici, cura delle relazioni, continuità del progetto. Dopo la morte di Felice nel 2004, è lei a portare avanti il GRIDAS, custodendone la visione e la coerenza. Fin dall’inizio, il GRIDAS utilizza il muro come mezzo di comunicazione popolare. I murales, ispirati all’arte pubblica sudamericana e realizzati collettivamente, diventano strumento per restituire colore e dignità a spazi segnati dall’abbandono. Accanto all’arte visiva si sviluppano pratiche quotidiane di educazione, mutualismo, confronto. Nel 1983 nasce il Carnevale di Scampia. Non una festa decorativa, ma un percorso collettivo fatto di laboratori, costruzione dei carri, riflessioni politiche, allegorie sull’attualità. Un carnevale interclassista e intergenerazionale che negli anni si è intrecciato con altre esperienze, fino a costruire una vera e propria rete di carnevali sociali. Dal 2003 il GRIDAS promuove anche un cineforum gratuito settimanale, pensato come spazio di visione condivisa, discussione e crescita culturale. La sede storica del GRIDAS, in via Monte Rosa, era stata costruita tra gli anni Sessanta e Settanta per attività sociali. Sottratta all’abbandono, è stata mantenuta nella sua destinazione d’uso grazie al lavoro volontario: porte aperte al quartiere, utenze pagate, tentativi ripetuti di regolarizzazione. Una lunga vicenda giudiziaria ha però riportato tutto a una definizione amministrativa: “occupazione senza titolo”, con il riconoscimento della proprietà dell’immobile all’ACER (ex IACP). Nel novembre 2025 la Corte d’Appello ha respinto il ricorso del GRIDAS, rendendo concreto il rischio di sgombero. Qui si apre un nodo che è prima di tutto politico. Chi restituisce vita a un luogo abbandonato viene trattato come un problema. È la stessa contraddizione che Felice Pignataro denunciava già negli anni Novanta, quando scriveva che abusivo non è chi restituisce spazi ai cittadini, ma chi li sottrae per incuria. Dopo la sentenza, il GRIDAS ha rilanciato una mobilitazione pubblica: assemblee, appelli, una petizione che ha raccolto migliaia di firme e l’adesione di numerose personalità della cultura. Non per rivendicare privilegi, ma per affermare che qui non è in discussione solo un edificio, bensì un’idea di città fondata su partecipazione, autorganizzazione, cultura come diritto. In questo contesto, la proiezione di “Napoli Felix” diventa anche un’occasione per interrogare il presente e il futuro. Se davvero si vuole parlare di legalità, rigenerazione urbana, coesione sociale, allora occorre trovare soluzioni che garantiscano spazio, tutela e continuità a esperienze come il GRIDAS. Perché questa cultura non può essere archiviata. E soprattutto non può essere espulsa proprio dai luoghi in cui nasce come risposta a un bisogno. “Napoli Felix” si proietta per una sera. Ma la storia che racconta riguarda il futuro. Link di riferimento Trailer ufficiale: https://vimeo.com/1153769715 Pagina del film (approfondimenti e crediti): https://www.felicepignataro.org/napolifelix Evento Facebook: https://facebook.com/events/s/napoli-felix/1570948240913879/ Lucia Montanaro
Il territorio, filo dopo filo
-------------------------------------------------------------------------------- Foto Cooperativa sociale Magliana Solidale di Roma -------------------------------------------------------------------------------- Afferra il filo con una mano e, con l’altra, l’uncinetto. L’uno sembra chiamare l’altro, e senza sapere bene come ti ritrovi presto a intrecciare non solo fili colorati, ma anche le storie delle persone che li attraversano. “Fili e Trame – per una maglia solidale di comunità nel Municipio XI di Roma” è un progetto che si svolge nei quartieri Marconi (presso il centro anziani di quartiere Amici del Sorriso), Magliana (nella sede della cooperativa Magliana Solidale) e a Colle del Sole (presso l’IC Santa Beatrice, il Bar 39 ed altre sedi del territorio) del Municipio XI. Pensato come un’occasione per rompere la solitudine degli over 60 e imparare cose nuove, è diventato per molte persone un momento atteso con cui ri-cominciare a intrecciare la propria vita con quella di altri. Fili & Trame è centrato sulla pratica benefica e socializzante del lavoro a maglia, dove ogni partecipante (chiamato Magliante) ritrova un proprio spazio di attività unito al piacere di contribuire per uno scopo sociale, perché può conoscere da vicino alcune realtà che si occupano di persone fragili e perché un pomeriggio a settimana può donare ai loro ospiti i prodotti del laboratorio di maglia. Le diverse realtà territoriali che partecipano (come l’associazione “La lampada dei desideri” e “Salvamemme”), dopo la firma di un Patto di Collaborazione, raccontano ai Maglianti la loro attività e capiscono insieme quali manufatti potranno essere lavorati e donati per l’utilità degli ospiti. Comincia poi il lavoro vero e proprio dedicato all’immaginazione, ai colori, alle forme, alle idee e alla magia delle mani che trasformano gomitoli in opere d’arte. Inevitabilmente il lavoro a maglia è un momento per raccogliere vissuti diversi e per favorire la conoscenza tra persone dello stesso territorio. A volte è come salire su un sentiero di montagna: senti lo sforzo, i pensieri che si fanno strada, vogliono essere ascoltati e considerati. Del resto non siamo abituati a incontrare la fragilità, o meglio non tutti abbiamo modo di conoscerla e di viverla da vicino e come occasione di crescita, di vicinanza affettiva ed emotiva. Nel lento procedere ciascuno prende spazio. In un messaggio diffuso sul gruppo WhatsApp qualcuno scrive: “Quanto mi manca lo spazio del laboratori. Ero partita così bene, volevo conoscere C. e le altre signore per allontanare un po’ la solitudine e ritrovare la gioia, scambiarci lavori, parole, confidenze, stare in compagnia ma, purtroppo, mi sono dovuta fermare. Ora sto facendo controlli, visite e non so che altro mi aspetta… Speravo tanto di passare il mio compleanno in vostra compagnia, lo avevo detto anche ad A., c’è tempo ancora, vedremo. Vi abbraccio tutte”. Di certo bastano un paio di incontri per muovere le prime relazioni: chiedere un passaggio, scambiarsi un’idea, cercare un consiglio, darsi appuntamento per il giorno del laboratorio… Abbiamo tutti bisogno di un comunità di quartiere. Lo dimostrano anche i diversi giovani che si sono avvicinati al progetto (finanziato con l’Otto per Mille della Tavola Valdese). Accogliere gli imprevisti è un passaggio automatico di questo tipo di percorsi. Michele, ad esempio, ha sempre accompagnato la moglie, fotografando gli incontri del lavoro a maglia con il suo smartphone. Un giorno qualcuno gli ha chiesto: “Ma tu che facevi prima di andare in pensione?” “Il meccanico”. “Ma allora sai smontare e rimontare le cose?” “Certo”. “E vorresti farlo per gli altri?” “Perché no?”. È nato così la figura del “Sostenitore” e i primi sono già attivi: si tratta di persone con diverse capacità che sostengono il percorso mettendo in comune tempi e saperi, come a Colle del Sole dove è stato avviato uno Spazio Repair Cafè grazie alla disponibilità di un primo volontario che si è reso disponibile ad aggiustare oggetti e giochi per l’associazione “Salvamamme”. C’è chi decreta che senza la bussola del profitto i legami sociali siano destinati a perdersi. Ma questo lembo di periferia romana smentisce l’oracolo. Qui basta un gesto minimo, un punto d’uncinetto scelto come principio — catenella, maglia bassa, mezza maglia, maglia alta — e il futuro comincia a tessersi da sé. Il resto lo rivela il territorio, filo dopo filo. -------------------------------------------------------------------------------- È possibile seguire il progetto Fili & Trame su https://www.facebook.com/magliana.solidale (tel. 347 2880514 oppure e-mail filietrame.magliasolidalecom.@gmail.com). -------------------------------------------------------------------------------- Chiara Cammarata è educatrice professionale e coordinatrice del progetto Fili & Trame. Franco Violante, sociologo, è progettista per la Cooperativa Magliana Solidale -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI DANIELA DEGAN: > Alfabeti per mondi nuovi -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Il territorio, filo dopo filo proviene da Comune-info.
Come confondere la marxiana astrazione concreta con l’idealtipo weberiano
L’articolo di Zichen e Haijun pubblicato da “Contropiano” ( Il Proletariato digitale, ndr) affronta in modo ingenuo – mi permetto di definirlo tale soprattutto perché accampa infondate pretese di novità – un interrogativo teorico complesso e controverso sul quale, in campo marxista, si discute da decenni, vale a dire: in […] L'articolo Come confondere la marxiana astrazione concreta con l’idealtipo weberiano su Contropiano.
Via alla striscionata
NEL 1981, GRAZIE ALL’IDEA, ALLA CREATIVITÀ E ALLA DETERMINAZIONE DI UN PICCOLO GRUPPO DI PERSONE, TRA CUI FELICE PIGNATARO, CHE SI SONO PRESI CURA DI UNO DEI TANTI SPAZI ABBANDONATI DELLE PALAZZINE DELL’ISTITUTO AUTONOMO CASE POPOLARI DI SCAMPIA, A NAPOLI, ACCANTO ALLE “VELE” CHE HANNO RESO NOTO QUEL PEZZO DI CITTÀ POPOLARE, È APPARSO IL GRIDAS. DA ALLORA, È DIVENTATO UN VULCANO DI RELAZIONI E INIZIATIVE CHE HANNO COINVOLTO, E CONTINUANO A FARLO, MIGLIAIA DI PERSONE. SOLIDARIETÀ, RIGENERAZIONE URBANA, CARNEVALI SOCIALI, ARTE E CULTURA AL SERVIZIO DEL TERRITORIO: IL GRIDAS È UN’UNIVERSITÀ DELLA STRADA, UN LUOGO DI PENSIERO CRITICO, UN DIPINTO CHE COLORA LA PERIFERIA, DOVE AMMINISTRATORI LOCALI, DOCENTI UNIVERSITARI, DIRIGENTI DI IMPRESE SOCIALI, AVREBBERO MOLTO DA IMPARARE. UNA SENTENZA DELLA CORTE D’APPELLO DI NAPOLI HA RESPINTO NEI GIORNI SCORSI IL RICORSO PRESENTATO DAL GRIDAS CONTRO LA CONDANNA PER “OCCUPAZIONE SENZA TITOLO”. PER PROTEGGERE IL GRIDAS PARTE LA “STRISCIONATA”: COME E PERCHÉ ADERIRE… La foto dello striscione del Gridas da scaricare e condividere sui social, taggando il Gridas. -------------------------------------------------------------------------------- Via alla striscionata! “Abusivo non è chi restituisce all’uso dei cittadini una struttura abbandonata da anni e ritenuta pericolosa per l’incolumità degli stessi, ma piuttosto il potere che per incuria espropria i cittadini delle strutture che potrebbero migliorarne la vita”. Felice Pignataro, 1994, lettera allo IACP rimasta senza risposta. Con l’assemblea di venerdì 12 dicembre, in cui abbiamo ricevuto sostegno e solidarietà, rilanciamo la mobilitazione in difesa del centro sociale sede del GRIDAS a rischio di sgombero. Non si cancellano quarantacinque anni di attivismo, di solidarietà, di rigenerazione urbana, di carnevali sociali, di arte e cultura al servizio della collettività. Giù le mani dagli spazi sociali Il GRIDAS non si tocca! Diamo ufficialmente il via alla striscionata a sostegno del GRIDAS. Pubblica la foto dello striscione sui social e tagga il Gridas. #IlGridasNonSiTocca [GRIDAS] -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Via alla striscionata proviene da Comune-info.
Giovani generazioni, periferie, salute e cura collettiva
Nelle ultime settimane sono tanti i fatti di cronaca che raccontano di episodi di violenza tra pari che riguardano i più giovani. Spesso l’argomento viene affrontato male, in chiave stigmatizzante e razzista. Resta il fatto che questi episodi sono il riflesso di problemi e contraddizioni reali, che non si possono semplicemente ignorare. Per questo, abbiamo deciso di provare a sviluppare un approfondimento sul tema, a partire da un insieme plurale di sguardi. In queste prime interviste, andate in onda nelle ultime due settimane, ci siamo confrontate con il giornalista Gabriel Seroussi e la psicologa Sarah Abd El Monem. Con Seroussi, autore del libro La Periferia vi guarda con odio (Agenzia X, 2025), abbiamo parlato della distorsione mediatica che viene alimentata in Italia verso i giovani delle periferie. Distanziandoci da un discorso di criminalizzazione, gli abbiamo chiesto di raccontarci, a partire dalla sua esperienza e dal suo lavoro, il contesto di cui tenere conto quando parliamo di episodi di violenza in situazioni di marginalizzazione. Ci racconta anche dell’importanza della creazione di spazi di confronto collettivi, che permettono di far fronte alle difficoltà circostanti a partire della propria identità e diritti. Abd El Monem, psicologa clinica con prospettiva transculturale a Milano, ha condiviso informazioni di stampo più prettamente psicologico, dati di cui raramente sentiamo parlare. Sulla base della sua esperienza con le giovani generazioni, in particolare giovani con background migratorio, dipinge un quadro in cui non sempre i servizi di sostegno sono accessibili e adeguati. Questo in situazioni in cui i giovani sono spesso costretti a crescere troppo in fretta e fanno fatica a sentirsi riconosciuti nelle loro identità plurali, elementi che possono generare, tra le tante cose, un senso di allerta costante. Post in aggiornamento con, prossimamente, l’aggiunta di ulteriori interviste e prospettive.
Soldi per i quartieri, non per la guerra. Per il diritto alla casa e alla città! – di Comitato Inquilini Aler Torri Saponaro
Negli ultimi mesi Milano è stata al centro delle cronache e anche di molte iniziative politiche dal basso. Per un verso i tanti scandali politico-urbanistici, per un altro – strettamente intrecciato – la condizione sempre più insostenibile del vivere e dell’abitare nella “città modello”; a tenerli insieme la teorizzazione di diversi assessori e amministratori [...]
Imparare a pensare insieme
-------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Viviamo sempre più in un clima di guerra. La parola pace sempre svuotata di senso. Abbiamo bisogno di una società nella quale la costruzione della pace resti una condizione imprescindibile. È possibile creare occasioni in cui le persone si confrontino in profondità e in modi diversi su questi temi? Per cercare una risposta a questa domanda, come redazione di Comune abbiamo chiesto una mano ad Alessandro Ghebreigziabiher, scrittore, attore e regista teatrale, e ad Altramente, associazione che propone un doposcuola e una scuola di italiano per donne in un quartiere interculturale come Torpignattara, a Roma. Il risultato è stato uno splendido workshop teatrale, con esercizi, giochi e riflessioni, a cui è seguito uno spettacolo di narrazione con accompagnamento musicale, di Alessandro Ghebreigziabiher. Lo spettacolo ha legato un’antologia di storie e fiabe sul tema della pace, con l’inserimento di alcuni componimenti creati dai partecipanti al workshop. Per un pomeriggio intero persone diverse per età, origine e sensibilità culturali, mestiere, hanno smesso di stare individualmente di fronte a qualche tipo di schermo e hanno imparato a pensare insieme, mettendo in gioco i propri corpi. Sì, è possibile creare occasioni in cui le persone si confrontino in profondità e in modi diversi sui temi della pace. -------------------------------------------------------------------------------- . . . . . -------------------------------------------------------------------------------- L’iniziativa è parte del ciclo di appuntamenti “Partire dalla speranza e non dalla paura” curati dall’Associazione Persone comuni, editore di Comune-info.net. Il progetto, promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura, è vincitore dell’Avviso Pubblico Artes et Iubilaeum – 2025, finanziato dall’Unione Europea Next Generation EU per grandi eventi turistici nell’ambito del PNRR sulla misura M1C3 – Investimento 4.3 – Caput Mundi. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Imparare a pensare insieme proviene da Comune-info.
“Alza la voce, alza la testa” arriva a Quarticciolo
Venerdì 26 e sabato 27 settembre a Quarticciolo è previsto un festival «per un cambiamento radicale» della storia e del futuro della borgata. Dopo le intense mobilitazioni della primavera scorsa, in reazione a uno specifico progetto finalizzato alla applicazione del decreto Caivano anche a Quarticciolo, il comitato Quarticciolo Ribelle aveva ottenuto che gli interventi previsti non fossero una vendetta contro chi abita il quartiere e nel frattempo ha continuato il suo lavoro, riportando il mercato nella borgata, inaugurando il parco e presentando un piano per il quartiere esposto al padiglione austriaco della Biennale di Venezia. Nel frattempo da parte della politica istituzionale c’è stato solo il silenzio, lasciando in sospeso progetti e istanze portate da chi vive Quarticciolo, come il riavvio della piscina o il recupero dell’immobile della questura e delle scuole. Nel comunicato di lancio dell’iniziativa è scritto: «Hanno gli orologi, possono farli funzionare come cronometri. Loro hanno gli orologi, ma noi abbiamo il tempo, ed è il vostro tempo che chiediamo. Ancora una volta. Vi chiediamo di convergere, di venire in borgata, di portarci più gente possibile. Vi chiediamo di starci a fianco anche in questo tornante per alzare la voce e pretendere che il piano di quartiere sia finalmente attuato». Continuano poi lanciando una domanda aperta per chi si avvicinerà al festival: > «Vi chiediamo di convergere perché abbiamo bisogno di ragionare assieme, > vogliamo mettere all’ordine del giorno un’urgenza che ci tiene svegli la > notte: come si fa ad alzare la voce? Come si fa a farsi sentire?» Ovviamente visto il contesto di urgenza con cui si sta vivendo il viaggio della Global Sumud Flottilla verso Gaza il tema prenderà spazio e tempo durante la due giorni con un collegamento previsto per venerdì 26. Nel comunicato, il comitato conclude dicendo: «Dicono a Gkn che abbiamo bisogno di vincere, dicono in Val di Susa che è questo che fa la storia. Noi proviamo a fare la nostra parte, con Momo edizioni che da anni ci cammina a fianco e vive la stessa nostra urgenza di costruire spazi in cui alzare la voce, con due giorni di festival che viviamo come un momento di lotta». Si inizia venerdì 26 settembre alle 17.00 con l’inaugurazione al Parco Modesto di Veglia curata dalla sezione “Giordano Sangalli” Centocelle dell’ANPI provinciale di Roma con le realtà associative della borgata e con la tavola rotonda “Alza la voce / Alza la testa”. Come vicende specifiche possono contribuire a far sentire la voce di chi oppone alla guerra e al genocidio? Partendo da queste domande il collettivo di fabbrica GKN, le lavoratrici e i lavoratori dello spettacolo, la rete Stop Re Arm Europe e altre realtà sociali si confronteranno con Momo e Quarticciolo Ribelle. In serata Michele Riondino affronterà in un talk il tema di come media e cultura mainstream raccontano e rappresentano le nostre periferie, prima di lasciare il palco a Francesco Turbanti, Giuseppe Brigante, Giacomo Ciarrapico, Paola De Crescenzo, Daniele Miglio, Davide Grillo, Gioia Salvatori e Ivan Talarico che si alterneranno in reading e performance. Alle 21.00 ci sarà il collegamento con l’equipaggio della Global Sumud Flottilla per mantenere tutti gli occhi su Gaza, dopo lo straordinario sciopero del 22 settembre. Sabato 26 settembre alle 12.00 Valerio Mastandrea leggerà Gola, monologo di Mattia Torre, durante il mercato di Quartiere, mentre alle 14.00 Guido Farinelli ripercorrerà il legame tra cucina romana e cultura popolare partendo dal suo libro Tanto pe’ magnà. Nel pomeriggio dalle 17.00 il festival si muoverà per le strade della borgata. Un corteo popolare percorrerà i luoghi in cui da troppi anni si aspetta un intervento delle amministrazioni pubbliche: l’asilo in costruzione a via Molfetta, la piscina abbandonata di via Trani, la scuola dimensionata in via Pirotta, le palazzine ATER di via Ugento, i troppi negozi chiusi. Luoghi che attendono di tornare a essere servizi per una borgata che negli anni si è trasformata in una gigantesca piazza di spaccio, dove gli abitanti chiedono un cambiamento radicale. Alle 20.00 Elodie e Zerocalcare chiuderanno la due giorni di iniziative. Partendo dal film Fuori di Mario Martone – in cui Elodie interpreta Barbara, ruolo per cui ha vinto un Nastro d’argento come attrice non protagonista – parleranno di quartieri e periferie, dello stigma che accompagna le biografie di chi nasce e cresce ai margini della città e dai margini trova la strada per emergere. Insieme a loro sul palco Marika del progetto di ristorazione del Quarticciolo che farà da punto di congiunzione tra l’esperienza di Elodie e Zerocalcare e quanto vive quotidianamente la borgata. Per l’intera durata dell’evento sono previsti stand, libreria e banchetti. In un momento in cui Quarticciolo è di nuovo sotto l’attenzione dei media e dei giornali questa due giorni è un invito a venire a vedere in prima persona quanto avviene nella borgata romana. Immagine di copertina di Dinamopress SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo “Alza la voce, alza la testa” arriva a Quarticciolo proviene da DINAMOpress.
La pista maranza – di Milin Bonomi
In principio era la pista anarchica, poi il mondo cambiò (in peggio), con nuovi fascismi e neocolonialismi. Servivano nuovi mostri e paure da creare (perché come diceva Eco, quando il nemico non c’è, bisogna costruirlo). E pista maranza fu. Per iniziare, lasciateci dire che siamo profondamente deluse. Prima di tutto, perché alla pista anarchica [...]
Noi ci siamo organizzate e organizzati
RICORDATE? I PRIMI MESI DEL 2025 GRANDI MEDIA E POLITICA ISTITUZIONALE HANNO DEDICATO A UN PEZZO DI ROMA, QUARTICCIOLO, MILLE ATTENZIONI, NATURALMENTE SENZA FARE ESERCIZIO DI ASCOLTO. POI IL SILENZIO… UNA STORIA CHE SI RIPETE. EPPURE IN QUELLA BORGATA, CHE PIÙ DI ALTRE DEVE FARE I CONTI LE PIAZZE DI CRACK, C’È CHI NON HA SMESSO DI PRENDERSI CURA IN MOLTI MODI DIVERSI DEL TERRITORIO E DI CHI LO VIVE OGNI GIORNO, HA INAUGURATO UN PARCO, HA RIPORTATO IL MERCATO IN BORGATA E PURE ESPOSTO ALLA BIENNALE DI VENEZIA IL PIANO NATO DAL BASSO PER TRASFORMARE QUARTICCIOLO… LA DUE GIORNI DI “DIBATTITI, READING, MERCATO, MUSICA E LOTTA” DEL 26 E 27 SETTEMBRE “ALZA LA VOCE, ALZA LA TESTA!” SARÀ UNA STRAORDINARIA OCCASIONE PER RAGIONARE INSIEME DI QUARTICCIOLO E DI MONDO. HA SCRITTO QUALCHE ANNO FA, RAÚL ZIBECHI IN “TERRITORI IN RESISTENZA” (NOVA DELPHI): “È DAL CUORE DEI QUARTIERI POVERI DELLA PERIFERIA CHE NEGLI ULTIMI ANNI SONO VENUTE LE PRINCIPALI SFIDE AL SISTEMA DOMINANTE…” Quarticciolo (Roma), corteo. Marzo 2025 (foto di A. Luparelli) -------------------------------------------------------------------------------- Mesi su tutti i giornali, giorni su tutte le tv. All’inizio del 2025 Quarticciolo sembrava essere il centro del mondo, non solo per noi che ci abitiamo. Il governo nazionale che scrive un decreto d’emergenza, le commissioni parlamentari che parlano della piscina di via Trani, gli anchorman che denunciano l’insostenibilità della situazione. Sembrava che tutto dovesse cambiare da un momento all’altro, sembrava che la borgata sarebbe stata trasformata nel Canton Ticino, con le aiuole curate e i prati sintetici degli impianti sportivi gestiti dalle forze armate. Noi ci siamo organizzate e organizzati, abbiamo ricordato di avere un piano preciso per trasformare la borgata, abbiamo coinvolto gli altri abitanti e abbiamo chiesto di convergere da ogni parte del paese. Abbiamo ottenuto che gli interventi previsti non fossero una vendetta contro chi abita il quartiere. Abbiamo inaugurato un parco, strutturato un polo civico, riportato il mercato in borgata, il piano di quartiere è finito esposto alla biennale di Venezia (foto di seguito). Poi il silenzio. Assordante come i titoli urlati. L’attesa in cui tutto è sospeso: gli sfratti non vengono fatti ma non si trova una soluzione per le duecento famiglie che ne aspettano uno, l’ex questura non viene sgomberata ma non si procede con il recupero dell’immobile, la piscina va a bando ma il bando va deserto, alle scuole viene rifatto il tetto ma i bambini e le bambine non si iscrivono perché manca la segreteria e la presidenza. Ad ogni tavolo un nuovo interlocutore, una nuova carica, una nuova urgenza che non è mai l’urgenza di affrontare finalmente i problemi. Dal più piccolo degli interventi al percorso complessivo: tattiche dilatorie, interviste a cui non seguono impegni, dichiarazioni su dichiarazioni, nomine ad hoc, il commissario del governo che ammette candidamente che non esiste la bacchetta magica e che Caivano non è un modello, intanto in borgata tutto rimane in sospeso. Intanto ad agosto ennesimo revival delle inchieste per racket contro i movimenti di lotta per la casa. Ancora una volta provano a far passare le collette per le pulizie degli spazi comuni per estorsioni. “Vogliono costringerci ad aspettare”, scrivevamo dopo il primo marzo. Hanno gli orologi e possono farli funzionare come cronometri. Fermare tutto, far andare avanti a singhiozzi le cose, fermarle ancora. Loro hanno gli orologi ma noi abbiamo il tempo, ed è il vostro tempo che chiediamo. Ancora una volta. Vi chiediamo di convergere, di venire in borgata, di portarci più gente possibile. Vi chiediamo di starci a fianco anche in questo tornante per alzare la voce e pretendere che il piano di quartiere sia finalmente attuato, per chiedere che siano sanate le famiglie che aspettano una casa popolare da decenni e che l’ex questura sia recuperata. Vi chiediamo di essere con noi mentre Quarticciolo torna ad essere lo sfondo di una serie tv crime: ancora l’uso strumentale della violenza sulle donne, ancora troupe televisive all’arrembaggio, ancora l’eterno ritorno della violenza della piazza di spaccio e della denuncia dell’ovvio di personaggi in cerca d’autore. Ancora una volta chi abita in quartiere scompare, torniamo ad essere l’ambientazione per una storia scritta male. Contano solo le nostre paure, le paure di chi è costretto a convivere con la piazza di crack. Quello che pensiamo e quello che vogliamo torna a non contare nulla. Ma non è solo questo, vi chiediamo di convergere perché abbiamo bisogno di ragionare insieme, vogliamo mettere all’ordine del giorno un’urgenza che ci tiene svegli la notte: come si fa ad alzare la voce? Come si fa a farsi sentire? Che sia una fabbrica da recuperare o l’intero settore della produzione culturale da organizzare. Che sia la voce di chi nasce in un quartiere di serie b o quella di chi lavora nella ricerca e all’università. Che sia fermare il genocidio in corso in Palestina o la brutta china che sta prendendo questo paese. Che sia la guerra ad ogni latitudine. Abbiamo bisogno che la nostra voce valga qualcosa, che le nostre vite valgano. Dicono a GKN che abbiamo bisogno di vincere, dicono in val di Susa che è questo che fa la storia. Noi proviamo a fare la nostra parte, con momo edizioni che da anni ci cammina a fianco e vive la stessa nostra urgenza di costruire spazi in cui alzare la voce, con due giorni di festival che viviamo come un momento di lotta (26/27 settembre – Alza la voce, alza la testa! Due giorni di festival per un cambiamento radicale). Saremo al parco modesto di Veglia come siamo stati sui tetti il 1 marzo, speriamo con meno pioggia. Saranno due giorni di dibattiti, reading, mercato, musica e lotta. Sabato alle 17 torneremo per le strade della borgata con un corteo popolare per tornare ad alzare la voce insieme, per cambiare davvero Quarticciolo. Hanno già confermato la partecipazione a diversi momenti del festival Elodie, Zerocalcare, Michele Riondino e Valerio Mastandrea. Nei prossimi giorni sarà pubblico il programma. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Noi ci siamo organizzate e organizzati proviene da Comune-info.