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Gualtieri te lascia a piedi! La giunta romana abbandona di nuovo le periferie
Dal 4 marzo la ferrovia Termini-Centocelle, percorsa dallo storico trenino giallo, è stata sospesa in seguito all’incidente avvenuto a Ponte Casilino, che ha visto due treni scontrarsi nel punto dove la linea è a senso unico alternato. Per un mese né ATAC né la giunta Gualtieri hanno aggiornato i cittadini […] L'articolo Gualtieri te lascia a piedi! La giunta romana abbandona di nuovo le periferie su Contropiano.
April 14, 2026
Contropiano
Ci vediamo alla processione
-------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il GRIDAS (Gruppo risveglio dal sonno), presidio storico di cultura e socialità di Scampia, rischia di perdere la sua sede dopo quasi mezzo secolo di attività. A seguito di una sentenza della Corte d’Appello del novembre 2025, l’associazione è minacciata di sgombero dai locali di via Monte Rosa, di presunta proprietà dell’ACER (ex IACP). Nonostante la mobilitazione nazionale (che ha visto anche un appello sottoscritto da circa 4.000 firme) e i ripetuti solleciti, l’incontro con il presidente della Regione, Roberto Fico, non è ancora avvenuto. Per questo motivo, il GRIDAS convoca la stampa e la cittadinanza: giovedì 16 aprile, ore 11, “Processione e presidio” presso la sede della Regione Campania (via Santa Lucia, Napoli). I punti chiave della vicenda sono tre. Il primo: dal 1981, il GRIDAS ha trasformato un immobile abbandonato in un centro di fermento artistico e sociale (noto per lo storico Carnevale di Scampia), operando senza finanziamenti pubblici o privati. Il secondo è il paradosso legale: sebbene nel 2013 il GRIDAS sia stato assolto in sede penale poiché la sua attività è stata riconosciuta “di valore sociale per la collettività…”, la giustizia civile ha confermato a novembre 2025 lo stato di “occupazione senza titolo”. Il terzo è l’assenza di risposte: l’associazione ha chiesto ufficialmente un incontro al presidente della Regione Campania, al sindaco di Napoli e ai vertici ACER, senza ricevere finora proposte concrete. La conferenza stampa assumerà le forme del Carnevale Sociale. Un presidio colorato e simbolico vedrà la partecipazione di “San Ghetto Martire”, Santo protettore delle periferie, che, insieme ai suoi fedeli, consegnerà ufficialmente una lettera aperta indirizzata al presidente Fico. Chiediamo soluzioni politiche e amministrative che riconoscano il valore del nostro operato gratuito. Non si può cancellare con una sentenza mezzo secolo di riscatto culturale in una periferia come quella di Scampia. -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Ci vediamo alla processione proviene da Comune-info.
April 13, 2026
Comune-info
Rilanciamo una richiesta della Comunità Territoriale di Rebibbia  (con una premessa sulla nostra associazione)
Foto da FB Comunità Territoriale dei quartieri di Rebibbia-Ponte Mammolo-Casal de’ Pazzi PREMESSA L’associazione Carteinregola è diventata un punto di riferimento per tanti cittadini e tante realtà del territorio non solo di Roma. Da più di 13 anni lavoriamo, da un lato, per informare i cittadini di tanti processi in atto – trasformazioni urbane, destinazioni del patrimonio pubblico, proposte normative che riguardano leggi nazionali e regionali o delibere comunali e municipali e molto altro – dall’altro, per far conoscere le vertenze di tante realtà che fanno parte della nostra rete – anche se, lo ricordiamo, Carteinregola non è un coordinamento nè un’associazione di associazioni – ma anche di tanti comitati che ci inviano segnalazioni che riteniamo abbiamo diritto di essere conosciute, ascoltate e magari ricevere risposte dalle istituzioni. Però, come abbiamo raccontato, mesi fa abbiamo ricevuto 17 sanzioni della Polizia di Roma Capitale (1) che hanno raggiunto la cifra di 15.000 euro, per affissioni abusive di manifesti di cui non conoscevamo nemmeno l’esistenza, solo per aver pubblicato sul nostro sito un comunicato della Rete di Quartiere San Lorenzo che era stato pubblicato su Facebook da ANPI San Lorenzo, e che aveva lo stesso titolo (solo il titolo!) dei manifesti stampati e affissi da ignoti. Questo forse dovrebbe indurci a non pubblicare più nulla che non sia prodotto dalla nostra associazione, e a non rilanciare iniziative di altri, per non correre il rischio che possa succedere la stessa cosa – un  anonimo che affigge manifesti in qualche modo collegati al comunicato pubblicato – e di ricevere nuovamente multe salatissime per fatti di cui non abbiamo alcuna responsabilità. Ma non vogliamo che quella incresciosa vicenda ci intimorisca e ci spinga a ridurre il nostro impegno nel farci portatori delle tante criticità e contraddizioni di questa nostra città, dove continua a esistere una grande distanza tra centro e periferie, tra le richieste di chi invoca il decoro e quelle di chi non ha casa, servizi sanitari, collegamenti di trasporto pubblico, prospettive di lavoro e di vita. Per questo rilanciamo il comunicato ricevuto dalla Comunità territoriale dei quartieri di Rebibbia-Ponte Mammolo-Casal de’ Pazzi (2) che – lo specifichiamo – non fa parte della nostra rete e non comprende nostri soci, ma che fa richieste che ci sembrano giuste e ragionevoli, in linea con le ripetute richieste di Carteinregola affinchè quelle serie infinite di negozi chiusi e inutilizzati in palazzi pubblici nelle tante periferie romane fossero destinate a rilanciare l’occupazione e gli spazi sociali dei quartieri (3). Continuiamo quindi nel compito faticoso – e, abbiamo visto, anche rischioso – che ci siamo dati. Anna Maria Bianchi Missaglia Riceviamo dalla Comunità territoriale dei quartieri di Rebibbia-Ponte Mammolo-Casal de’ Pazzi(2) e pubblichiamo: IL COMUNICATO DELLA COMUNITA’ TERRITORIALE : CHIUSI DA TANTO, TROPPO TEMPO. Nella giornata di ieri [1 aprile NDR] abbiamo fatto ufficialmente richiesta al Comune di Roma per l’utilizzo di una parte dei negozietti abbandonati in via Giovanni Palombini 15. Dopo la riapertura di Villa Tiburtina e oltre 3000 firme raccolte, è arrivato il momento di far vivere quegli spazi. Non un semplice progetto, ma un sogno concreto: sportelli, aule didattiche, co-working, aula studio, laboratori e tanto altro. Ma anche servizi consultoriali, collaborazioni con il Museo di Casal De’ Pazzi e al ASL Roma 2, centro di raccordo del tavolo interistituzionale sulle politiche socio-sanitarie. In una parola: una casa di quartiere, in continua evoluzione. Un luogo di incontro e condivisione per giovani, famiglie, persone fragili, nuovi abitanti e vecchi residenti. A misura delle 25–30 mila persone che vivono tra Rebibbia, Ponte Mammolo e Casal de’ Pazzi. Basta abbandono: questi locali possono tornare a essere un cuore pulsante, al fianco delle due attività commerciali che hanno resistito in tutti questi anni. Riapriamo i negozietti insieme e ridiamo futuro al quartiere! LA PETIZIONE DELLA COMUNITA’ TERRITORIALE REBIBBIA-PONTE MAMMOLO- CASAL DE’PAZZI  Link per firmare https://chng.it/WwQwVqYp7W (4) Per osservazioni e precisazioni sull’articolo di Carteinregola e sulla pubblicazione del testo della Comunità Territoriale di Rebibbia scrivere a: laboratoriocarteinregola@gmail.com 7 aprile 2026 NOTE (1) vedi 15.000 euro di sanzioni  a Carteinregola per affissioni abusive di manifesti di cui ignorava l’esistenza (con tutti i documenti) 26 marzo 2026 (2) la Comunità territoriale Rebibbia-Ponte Mammolo-Casal De’ Pazzi  è composta da: Casale Alba 2, Comitato di Quartiere Mammut, Riapriamo Villa Tiburtina – Sportello socio-sanitario Mammut, Csoa La Torre, Associazione La Chiocciolina ODV, CdQ Kant-Nomentana, Rete Studenti Roma Est, Insieme per l’Aniene Onlus, Centro Anziani Ponte Mammolo, Museo di Casal De’ Pazzi, Comitato di Quartiere Rebibbia, Red Foxes, Nuova Generazione Natura a.p.s., Azzurra 86 A.s.d.p. , Roma NoProfit, Donne De Borgata, Scuola Palenco – Movimento per il diritto all’Abitare Vedi pagina FB Comunità territoriale Rebibbia-Ponte Mammolo-Casal De’ Pazzi  https://www.facebook.com/profile.php?id=61574119710356 Informazioni di contatto +39 389 431 4738 comunitaterritoriale00156@gmail.com (3) La Proposta si inserisce in una battaglia di Carteinregola che va avanti da anni affinchè i tanti locali di proprietà pubblica che giacciono abbandonati nelle periferie siano messi a disposizione delle tante realtà che si impegnano nel sociale, o anche dei cittadini di buona volontà, che vogliono riaprire spazi per attività anche commerciali che restituiscano vita e socialità alla comunità. Per questo nelle osservazioni alla Delibera adottata delle modifiche delle norme tecniche del Piano regolatore  abbiamo inserito questa proposta: Titolo I Capo 4° Criteri e modalità di perequazione Art.21 bis Edifici abbandonati e degradati        (comma 1. Le disposizioni del presente articolo si applicano a tutte le aree e gli edifici, indipendentemente dalla destinazione funzionale, individuati sulla base di verbali redatti dalle autorità preposte e approvati con apposito provvedimento della Giunta Capitolina previa comunicazione di avvio del procedimento nei confronti degli interessati. Si considerano abbandonati e/o degradati gli edifici dismessi da più di 3 anni alla data di adozione della presente norma ovvero danneggiati da eventi imprevisti (crollo, incendio, ecc) che determinano pericolo per la sicurezza o per la salubrità o l’incolumità pubblica o disagio per il decoro e la qualità urbana a causa di uno o più dei seguenti aspetti: salute, sicurezza idraulica, problemi strutturali che ne pregiudicano la sicurezza, inquinamento, degrado ambientale, urbanistico-edilizio e sociale.)   OSSERVAZIONE Aggiungere comma 1bis:  I locali commerciali di proprietà comunale  posti al piano terra e dismessi da più di 3 anni alla data di adozione della presente norma, sono messi a bando per finalità  sociali, start up giovanili,  iniziative di imprenditoria femminile o di categorie protette, con canone abbattuto come da Regolamento sull’utilizzo dei beni immobili di Roma Capitale per finalità di interesse generale Art. 20   MOTIVAZIONE: La riapertura di attività artigianali e di commercio di prossimità è di fondamentale importanza per la creazione di opportunità di lavoro e per la vivibilità, accessibilità e sicurezza dei quartieri in maggiore difficoltà, anche in omaggio alla politica capitolina della “Città dei quindici minuti”. (4) Avevamo già rilanciato la petizione un anno fa nell’articolo del 13 aprile 2025 Riapriamo i negozietti abbandonati di via Palombini 15: casa di quartiere e consultorio! https://www.carteinregola.it/riapriamo-i-negozietti-abbandonati-di-via-palombini-15-casa-di-quartiere-e-consultorio/
April 7, 2026
carteinregola
A Monte Po con i giovani per costruire nuova cittadinanza
Sono trascorsi dieci anni dal passo indietro dei volontari di Mani Tese che, insieme ai ragazzi del quartiere, avevano recuperato il campetto di calcio di Monte Po, poi dedicato a Nino Russo, uno di loro messo “fuori gioco” da una grave malattia. Era stato un percorso lungo diversi anni, durante i quali i ragazzi avevano imparato a confrontarsi per prendere insieme le decisioni, avevano costruito la fontanella con l’aiuto di un genitore, ottenuto dal Comune l’allaccio della luce, non come favore ma rivendicando un diritto. Ed anche imparato ad autofinanziarsi con i mercatini dell’usato in stile Mani Tese, che erano stati anche una scuola di riutilizzo degli oggetti e di lotta alla spreco. Tante, oltre al calcio, le esperienze fatte in quegli anni, concluse quando “non ci sono state più le condizioni per andare avanti serenamente” e Mani Tese ha fatto un passo indietro. Quest’anno, a Monte Po, è partito un nuovo progetto ministeriale, dalla denominazione un po’ strampalata, DesTEENazione, nato per favorire la partecipazione e l’inclusione sociale degli adolescenti e contrastare la dispersione scolastica. A Catania il bando è stato vinto anche da Cooperativa Prospettiva, che ha una lunga esperienza di lavoro con i minori in situazione di disagio. I suoi “educatori di strada”, che hanno iniziato questa nuova avventura a Monte Po, Elisa, Luciano, Gabriele e Daniele ci raccontano l’impatto con il quartiere e le prime esperienze di incontro con i residenti, in particolare i più giovani. Ci vorrebbe la penna di una Goliarda Sapienza per descrivere Monte Po, la sua vita, la sua urbanistica. Noi, mestamente e prosaicamente, ci limitiamo ai dati IDISE (Indice di Disagio socioeconomico di individui e famiglie a livello sub-comunale) rilasciati dall’Istat lo scorso dicembre. Il riferimento è alla V circoscrizione. Monte Po, come Nesima, Rapisardi e San Leone, registra una delle condizioni educative e sociali più critiche di Catania, con più del quaranta per cento delle famiglie che percepisce un reddito incerto e discontinuo, quasi il cinquanta che si è fermato (ottimisticamente) alla terza media e il trentaquattro per cento dei giovani che non studia né lavora. Un territorio, insomma, che sembra quasi fermo agli anni Settanta: sono arrivate sì le reti fognarie, l’illuminazione pubblica, i parchi commerciali che si stagliano con le loro insegne brutaliste al di sotto dell’Etna, ma pare essere una patina appena accennata di modernità e forse lo dimostra la quantità mostruosa di spazzatura disseminata per le strade o ancora di più l’intensità con cui la tabaccaia mi ha raccontato dei figli che, a trent’anni e con l’inflazione attuale, si aspettano comunque l’uovo di pasqua. In altre parole, tra una casa popolare e l’altra ci si aspetta di incontrare Pasolini con il suo Comizi d’Amore, che intervisti i ragazzini che s’inerpicano tra le salite del quartiere, in due o tre su motociclette, motorini, quad sgargianti (a onore della cronaca, alcuni di loro indossano il casco). Anche sul piano sociale la situazione non appare proprio florida; se a Nesima si registra la presenza di una forte parrocchia impegnata per incidere una svolta nella vita del quartiere, a Monte Po sembrano esserci solo piani e piani di case popolari. Si contano sette esercizi commerciali (di cui il Chiosco, Ice Cream e il già sopracitato Tabacchi), un centro scommesse, uno studio dentistico e una farmacia. Sono presenti un asilo nido, l’istituto Vittorino da Feltre che comprende scuola primaria e secondaria (senza alcuna classe che benefici del tempo pieno, ça va sans dire) e l’alberghiero Karol Wojtyla, con due plessi. Tocca quindi immaginarsi cosa faccia questo trentaquattro per cento di ragazzi che né studia né lavora. I più ingenui potranno collegare la scarsa offerta consumistica alla povertà generale di Monte Po, ma ricordiamo sommessamente che l’intera città di Catania gode di primati nazionali come il 60 e più per cento di famiglie a bassa intensità lavorativa o il 40 per cento di famiglie con un Isee sotto i settemila euro, ma tutto ciò non impedisce di vantare la più alta densità di centri commerciali non dell’Italia, ma dell’Europa: a Monte Po c’è stata una precisa assenza di pianificazione politica. È stato costruito un immenso dormitorio, un produci consuma crepa senza però nemmeno la consolazione del consumismo. Eppure, qualcosa si muove. Gli insegnanti dell’istituto Alberghiero raccontano di un quartiere che, in quindici anni, ha mutato atteggiamento nei confronti della scuola, “all’inizio eravamo come un corpo estraneo; oggi invece ne riconoscono il valore sociale. I genitori sanno che qui i loro ragazzi sono al sicuro”, nonostante la dispersione rimanga un dato non trascurabile. “Le prime volte che arrivavo, i ragazzi in scooter mi seguivano, perché la mia macchina corrispondeva a quella della polizia in borghese”, racconta un professore. Dal basso, da un decennio l’associazione IGAM (i giovani che amano Monte Po) raccoglie bambini e adolescenti, con attività ludiche all’aperto, soprattutto in estate, in un territorio che offre almeno due spazi “sport outdoor”, tenuti sì in ottimo stato, ma poco frequentati. Il nuovo parroco poi, Don Ignaçio, ha tutta l’intenzione di ricostituire un legame forte tra la parrocchia e i giovani, dopo anni in cui gli unici avventori sembrano stati i pensionati. Dall’Angola, un sorriso splendente e trascinante, espone a chiunque sia disposto ad ascoltare i suoi progetti: un grest estivo, le messe per strada, il rinnovamento degli ambienti della chiesa, con un ottimismo e una forza che il quartiere ha accolto con speranza e occasioni di dialogo. Ma, soprattutto, a Monte Po si sta muovendo finalmente una regia pubblica. Da mesi sul territorio è aperto il progetto nazionale DesTEENazione, di durata triennale con l’obiettivo dichiarato di ridurre le diseguaglianze sociali e “di possibilità” dei ragazzi. Grazie ad esso, da gennaio la Cooperativa Prospettiva (S. Giovanni Galermo) si reca nel quartiere per costruire legami, rapporti con gli adolescenti attraverso l’educativa di strada. Si creano così degli appuntamenti fissi con chi vive nel quartiere e può scoprire nuove modalità per abitarlo. Si tratta di attività semplici: portare un impianto acustico con la musica, organizzare piccoli tornei di calcio nel campetto “Nino Russo” con i ragazzi dell’IGAM e con altri che autonomamente si sono uniti. Uno degli operatori, Luciano, ma meglio noto con il nome d’arte “Zu Luciano”, cantante rap, è ormai riconosciuto dai ragazzi del quartiere “m’ascutai tutti i suoi pezzi! Troppu fotti!”. Ragazzi e ragazze che non lesinano richieste e aspettative. Sanno infatti che da maggio sorgerà nel quartiere un nuovo Centro di Aggregazione Polifunzionale, un luogo per loro sicuro, con un doposcuola, spazi gratuiti in cui incontrarsi e scoprirsi. Intanto però, investigano su cosa potrà portare di pratico: Nino, dodici anni, ha espressamente richiesto una Yamaha nuova “dato che state aprendo questo nuovo centro, me la regalate?”, mentre le ragazzine lamentano l’assenza di negozi; una però timidamente accenna alla speranza di un cinema. Il documento informativo di DesTEENazione sottolineava come gli adolescenti di oggi siano schiacciati dalla “eccedenza, tipicamente postmoderna, delle possibilità”: a Monte Po invece queste possibilità (la loro eccedenza ci pare davvero utopistica) bisogna costruirle con e per i ragazzi. Appuntamento quindi a maggio: ci aspetta una sfida importante per il futuro e la crescita di un quartiere che non può più rimanere periferia della periferia. Abbiamo di fronte una responsabilità collettiva, in cui ognuno di noi dovrà dare la sua parte migliore per accogliere e mediare le contraddizioni di un quartiere come Monte Po, le speranze e i sogni dei suoi ragazzi. Gli educatori di strada del progetto DesTEENazione Redazione Sicilia
April 2, 2026
Pressenza
L’incompiuto diritto alla salute nelle periferie di Roma
La salute non può dipendere dal quartiere in cui si vive, dalla stabilità abitativa o dalle condizioni economiche e rendere effettivo il diritto alla cura significa difendere e rafforzare un sistema sanitario capace di raggiungere le persone prima che siano loro a rinunciare alle cure. Eppure, ci sono luoghi in cui è sempre più difficile curarsi. In alcune periferie urbane di Roma, per esempio, il diritto alla salute rimane spesso incompiuto: sebbene circa il 70% delle persone assistite dichiari di avere un medico di base assegnato, solo il 48% riferisce di utilizzarlo regolarmente. Analogamente, a fronte del 77% dell’utenza in possesso di una tessera sanitaria, appena il 17% ne dispone in corso di validità. La mancanza di residenza anagrafica rappresenta uno degli ostacoli principali. Questa fragilità amministrativa, strettamente connessa alla condizione abitativa, produce discontinuità nei percorsi di cura e alimenta insicurezza e sfiducia. Le patologie più frequentemente osservate durante le visite mediche riguardano l’apparato cardiocircolatorio, seguite da disturbi cutanei, respiratori e metabolici. Si tratta prevalentemente di condizioni croniche, spesso già note ai pazienti, ma gestite in modo discontinuo o inadeguato, a conferma delle difficoltà di accesso e continuità delle cure. È quanto emerge dal rapporto PERIFERIE – Salute e marginalità nei quartieri di Roma: Bastogi e Idroscalo di Ostia messo a punto da Medici per i Diritti Umani (MEDU) in collaborazione con la Fondazione Charlemagne, nell’ambito del programma “Periferiacapitale”. Un rapporto che documenta le condizioni di accesso alla salute nelle periferie romane attraverso l’esperienza sul campo della clinica mobile di MEDU “Un camper per i diritti”, attiva dal 2025 a Bastogi e all’Idroscalo di Ostia. Bastogi, nel Municipio XIII, è un quartiere caratterizzato da un complesso di edilizia residenziale pubblica che ospita circa 3.000 persone. Presenta forte isolamento urbano, occupazione abitativa, degrado strutturale, carenze manutentive e significativa segregazione spaziale e sociale. Idroscalo di Ostia, nel Municipio X, è un quartiere informale alla foce del Tevere con circa 500 abitazioni autocostruite e 2.000 residenti. L’area è esposta a rischio di inondazioni, priva di infrastrutture adeguate e isolata, con un accesso ai servizi particolarmente difficoltoso. Questi quartieri rappresentano esempi significativi di come marginalità sociale, precarietà abitativa e isolamento possano accentuare criticità già presenti nel sistema sanitario, producendo effetti concreti sulla salute e sul benessere delle persone. Il rapporto offre un’analisi approfondita dall’interno delle problematiche socio-sanitarie di questi due quartieri. Il rapporto evidenzia come le barriere all’accesso alla salute siano molteplici e interconnesse: difficoltà fisiche e logistiche, ostacoli economici, complessità burocratiche e sfiducia nelle istituzioni. A queste si aggiunge una diffusa carenza di alfabetizzazione sanitaria, che rende difficile orientarsi tra i servizi e accedere in modo appropriato alle cure. In questi contesti si osserva anche un fenomeno particolarmente critico: una quota significativa della popolazione rinuncia alle cure ancora prima di tentare l’accesso ai servizi, alimentando una forma di esclusione “a monte” che rende il divario sanitario ancora più profondo e invisibile. “Quello che emerge nelle periferie – evidenzia MEDU – non è un’eccezione, ma un segnale che riguarda il sistema nel suo complesso: le barriere nell’accesso alla salute non sono solo un problema dei quartieri marginali, ma trovano in questi contesti una forma più visibile e acuta, rendendo evidente un più ampio processo di erosione dell’accesso al Servizio Sanitario Nazionale che coinvolge l’insieme dei cittadini. Quando l’accesso alle cure dipende dalle condizioni di vita, il diritto alla salute rischia di perdere la sua universalità”. Il rapporto evidenzia inoltre il ruolo strategico della medicina di prossimità nel ridurre le disuguaglianze e alla luce dei risultati emersi MEDU “chiede innanzitutto al Governo di rimettere al centro dell’agenda la sanità pubblica, rafforzando il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale per arginare l’aumento delle spese out-ofpocket e garantire l’effettività dell’universalismo delle cure, nonché di sciogliere i nodi normativi che subordinano l’accesso alla salute alla residenza anagrafica. Occorre consolidare i servizi socio-sanitari territoriali per contrastare le marginalità urbane, integrando strutturalmente la salute mentale e i determinanti sociali nelle politiche nazionali e affrontando l’emergenza abitativa come determinante primario di salute, oltre la risposta meramente ambulatoriale. A Comune e Municipi di Roma di garantire informazione capillare su prevenzione e diritti, semplificare l’accesso alla residenza (anche fittizia) e migliorare i trasporti pubblici. Rimane fondamentale sostenere Tavoli permanenti con il Terzo Settore, la raccolta dati territoriale e la promozione di approcci interculturali, multidisciplinari e di medicina di prossimità. Alle Aziende Sanitarie Locali di investire nell’educazione sanitaria, intercettare gli “invisibili” con outreach domiciliare, integrare strutturalmente la salute mentale in tutti gli interventi sanitari territoriali, attivare screening multilivello e accompagnamento attivo – dal taxi sanitario gratuito al supporto specialistico – colmando il divario tra accesso formale e accesso reale”. Giovanni Caprio
March 31, 2026
Pressenza
Milano: per una narrazione autonoma dei quartieri popolari
Il 23 febbraio è stato arrestato Carmelo Cinturrino, l’assistente capo della polizia accusato dell’omicidio volontario di Abderrahim Mansouri, ucciso il 26 gennaio nel quartiere di Rogoredo, a Milano. La ricostruzione di quanto accaduto disegna una dinamica strutturale di abusi e violenza in territori laddove si alimenta un’esclusione sistemica. Territori non privi di contraddizioni che vengono narrati in maniera fuorviante dalla copertura mediatica privando di fatto della possibilità di prendere parola, ostacolando anche forme di ricomposizione dal basso. Ci sono delle esperienze e dei vissuti che raccontano di un orizzonte diverso, di legami che si creano, di autorganizzazione e possibilità che si aprono, di conflitti che emergono in varie forme. Esiste un riconoscimento sociale e politico e le ipotesi di percorsi collettivi passano attraverso la lotta per l’accesso ai bisogni e dal radicamento per la costruzione autonoma di un punto di vista e di una comunicazione propri. Alcune riflessioni insieme a un compagno del collettivo Immigrital su questi e altri temi a partire dagli omicidi di Milano, di Zack e di Ramy. La foto in copertina è presa da Immigrital1 ed è di @vengaence_ riguarda un’iniziativa di socialità in quartiere Corvetto.
February 26, 2026
Radio Blackout - Info