Uno sguardo critico sul quartiere d’Oriente. Ponticelli in Assemblea Pubblica
Ponticelli tra bellezza, conflitto e partecipazione: un’assemblea pubblica per
interrogarsi sul futuro del quartiere
A Ponticelli non solo papaveri e rose: mercoledì 13 maggio, dalle ore 17:30,
presso il Centro Polifunzionale Ciro Colonna si incontreranno voci che ricordano
drammi familiari e intimi, crimini implacabili e furti reiterati che, nello
stesso luogo e senza indulgenza, spesso convivono con l’arte urbana per la pace
e i diritti umani (vedi Obey street artist), con la mobilità sostenibile (il
Fondo Europeo per la pista ciclabile) e con le attività educative e di sostegno
psicologico che, instancabilmente, si occupano della vivibilità del quartiere.
Tutto questo fare, però, sta esprimendo un’estesa macchia cieca: la difficoltà
di costruire un vero spazio di bellezza e di cura in cui il gesto umano,
solidale e arricchente, non sia percepito soltanto come “calato dall’alto”,
messaggio, quest’ultimo, che veicolerebbe un sentimento di non appartenenza e
per cui la scelta per il bene comune diventerebbe, perciò, impossibile per gli
abitanti; la città finirebbe così per non essere destinata ai suoi stessi
cittadini.
Probabilmente, ciò che manca è il legame di conoscenza profondo e vivo tra la
popolazione e l’istituzione pubblica, insieme al terzo settore
dell’imprenditoria culturale indipendente. La comunità — come luogo di coscienza
collettiva — rischia, quindi, ogni volta di tornare slegata da sé e animata
soltanto dall’istinto di detenere il potere, diventando nuovamente un posto
altamente distruttivo per chi sente di essere inascoltato e non protetto.
Angelo Piro — istruttore di guida e scrittore — incontra tanti giovani di
Ponticelli e, portando ad esempio la questione della pista ciclabile, parla di
un “quartiere diviso a causa della pista della discordia che ha spaccato in due
l’opinione pubblica. I cittadini, in corteo, reclamano un disagio per il
traffico dovuto al restringimento della strada, ma anche per la difficoltà di
parcheggiare l’auto, compito già arduo prima dei lavori”.
Insomma, in un quartiere che ha sempre vissuto di bisogni e di urgenze, oggi
sono in arrivo simboli nuovi ma ancora privi di significato. L’altro, nelle
vesti istituzionali, è uno sconosciuto e diventa, perciò, estraneo e nemico: lo
sono la pista ciclabile e tutte le altre buone e utili iniziative che restano,
però, in questo modo soltanto cicatrici aperte, brucianti sull’impotenza di chi
pensa, nel quartiere, di non avere diritto di scelta e che, addirittura,
percepisce la minaccia che qualcun altro abbia già scelto al suo posto. Ecco
l’invidia dell’uomo che, abbandonato nelle sue azioni, distrugge e opera una
disobbedienza civile senza frutti.
Come coinvolgere tutti, nessuno escluso? Il mondo sarà mai pronto alla pace e
alla bellezza, alla rigenerazione del territorio, come dice Piro? Se i
cittadini, come i fiori selvatici, riuscissero a crescere spontanei e liberi ma
pure a restare vivi alle intemperie, forse sì: si creerebbe un sentire umano,
equo e accessibile all’intera comunità.
Antonella Musella