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Consumo di suolo e d’altri Beni Comuni
Durante gli studi di architettura ci sono due esami obbligatori di urbanistica, quello di pianificazione e quello di progettazione. Prima la pianificazione raccoglie i dati (quantitativi, geometrici, statistici, normativi, …) per conoscere il contesto e scoprire i suoi problemi, e … Leggi tutto L'articolo Consumo di suolo e d’altri Beni Comuni sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Male Adriatico: rigassificatori, opacità e democrazia sospesa
Il festival INTO THE BLUE 2026 apre una crepa nel racconto della “transizione energetica” In un pomeriggio affacciato sull’Adriatico, tra il porto e le spiagge romagnole — dove nidificano specie protette come il fratino e le tartarughe marine — si discute di cloro, gas liquefatto e decisioni prese altrove. Non è solo un confronto tecnico: è il tentativo di ricostruire una catena di responsabilità che, secondo ricercatori, giornalisti e attivisti, si interrompe proprio dove dovrebbe farsi più trasparente. L’incontro “Male Adriatico. Onde di cloro, dal tubo alla carcassa”, ospitato il 7 giugno al Club Nautico di Rimini nell’ambito del festival INTO THE BLUE 2026, mette al centro una domanda: com’è stato possibile avviare il rigassificatore di Ravenna senza una Valutazione di Impatto Ambientale completa, invocando l’emergenza energetica? La tesi che emerge è netta: la cosiddetta transizione energetica si muove in una zona grigia in cui interessi industriali e responsabilità pubbliche si sovrappongono. In questo spazio operano due aziende — Eni e Snam — entrambe partecipate pubbliche ma di fatto autonome nelle scelte operative. La “convenienza” del mare Il nodo tecnico riguarda il funzionamento del rigassificatore. Il “ciclo aperto” utilizza acqua marina per riscaldare il gas liquefatto, evitando di bruciare combustibile. Il risparmio — circa 40 milioni l’anno — poggia su una variabile instabile: la temperatura del mare. Negli stessi tre anni di ciclo aperto, a Riccione si registrano picchi di tartarughe con DTS e aumento di schiume: tre volte su tre, ricorda Sauro Pari (Fondazione Cetacea ETS). Non è ancora una prova di correlazione, ma abbastanza per chiedersi: siamo sicuri che sia solo una coincidenza? Un beneficio economico privato che si costruisce sull’esternalizzazione dei costi ambientali: clorazione delle acque, alterazioni degli ecosistemi, sottoprodotti potenzialmente tossici. In questo contesto, le compensazioni ambientali ed economiche rischiano di silenziare il dissenso, è qui che nasce quello che molti relatori definiscono un vero e proprio ricatto: o accetti l’infrastruttura, oppure rinunci a lavoro e opportunità promesse per il territorio. Anche la metodologia dei monitoraggi solleva criticità: effettuati quando l’impianto opera sotto capacità, producono dati che tendono a sottostimare gli impatti e vengono poi utilizzati per giustificare l’espansione. Opacità e controllo Sul piano istituzionale emerge una frattura democratica. Sauro Pari denuncia la secretazione dei risultati delle analisi delle acque: “Non abbiamo potuto vedere nessun dato”. Allo stesso tempo, in parole di Antonio Lazzari, esperto di valutazioni ambientali, vi è un eccesso di documentazione tecnica con una forma di “overload informativo” che svuota la trasparenza di significato, di decine di migliaia di documenti tecnici: una mole tale da rendere impraticabile un controllo effettivo. A questo si aggiunge un limite strutturale: ispezioni e verifiche ambientali sono in larga parte programmate e basate anche su dati forniti dagli stessi gestori. Un meccanismo prevedibile che rischia di ridurre tutto a una mera formalità, dentro un circuito locale chiuso. Quando viene meno un’indipendenza sostanziale, si svuota anche la funzione pubblica. Da qui le proposte emerse: introdurre forme di controllo peer review indipendenti, affidate a organismi scientifici esterni a rotazione, per rompere l’autoreferenzialità dei monitoraggi e restituire verificabilità ai dati. E, come ha ricordato Lazzari, sul piano politico la proposta di RECA (Rete Emergenza Climatica e Ambientale Emilia-Romagna) di riconoscere l’energia come bene comune, per sottrarre le scelte strategiche a una gestione opaca in mano al mondo finanziario e speculativo, e riportarle sotto responsabilità collettiva. In Italia, criteri e priorità dei monitoraggi sono definiti da ISPRA e attuati dalle ARPA, dentro un sistema formalmente regolato ma che seleziona cosa rendere visibile e cosa lasciare nell’ombra. È in questa discrezionalità che si incrina la funzione pubblica del controllo e si apre una frattura tra responsabilità dichiarate e presenza reale delle istituzioni, frattura che si prolunga anche a livello europeo, dove le deroghe convivono con una trasparenza carente. Stato presente, Stato assente È in questo cortocircuito che si colloca l’intervento di Elena Gerebizza di Re:Common: “Lo Stato è dentro e lo Stato è fuori, eppure lo Stato non c’è”. Antonio Lazzari lo traduce in una domanda brutale: se è l’amministratore delegato di Eni a sedere ai tavoli internazionali del gas accanto ai Presidenti del Consiglio, anche nei paesi più autoritari, chi è davvero al comando? Circa il 30% di Eni e Snam è sotto controllo statale: lo Stato è insieme regolatore e azionista. Una sovrapposizione che indebolisce il controllo pubblico e solleva un nodo essenziale: chi gestisce davvero risorse pubbliche, e a vantaggio di chi? Ne deriva una frammentazione dei progetti, valutati per parti e non nel loro impatto complessivo, spesso approvati in urgenza con evidenti criticità giuridiche. Questo schema si riflette nella promozione di tecnologie “green” come il CCS, imposte dall’alto come soluzioni climatiche senza un dibattito pubblico e senza un riscontro consolidato su larga scala: la retorica della transizione precede la verifica empirica. È in questo scarto tra beneficio economico e costo ambientale che si incrina l’impianto della cosiddetta transizione energetica. Non è secondario che tutto converga su Ravenna, già hub storico del fossile e oggi candidata a diventare uno dei principali poli europei per lo stoccaggio della CO₂ (progetto Agnes), con l’ambizione di attrarre flussi anche dall’estero. Una concentrazione che solleva interrogativi evidenti: più che ridurre il rischio, lo stiamo intensificando nel nostro stesso territorio. Il MASE qualifica queste infrastrutture come “monopoli naturali”, categoria storicamente riservata a beni essenziali come l’acqua. La transizione assume così i tratti di un dispositivo economico più che ambientale: si accentua la distanza tra chi cura realmente l’ambiente e chi, sotto etichetta green, ne trae vantaggio speculativo. A questo si aggiunge un elemento ricorrente denunciato da vari relatori: la difficoltà, quando non l’impossibilità, di accesso agli atti a livello regionale, nazionale ed europeo. Più che decarbonizzazione, emerge un riconfigurazione del profitto e dell’autoritarismo in chiave green. Alcune di queste infrastrutture vengono classificate come strategiche per la sicurezza energetica nazionale. Questo comporta regimi autorizzativi accelerati e, in alcuni casi, misure di sicurezza rafforzate attorno ai siti, un inquadramento che può limitare trasparenza e partecipazione pubblica. Nel territorio, oggi e domani, restano rischi concreti: infrastrutture ad alta pressione che attraversano aree abitate (a rischio esplosione), ecosistemi fragili sottoposti a stress chimico e termico, fenomeni visibili come l’aumento di schiume marine con ricadute anche sul turismo. Le valutazioni parlano di “rischio minimo”, ma non esplicitano gli scenari in caso di incidente. Il quadro che emerge è quello di una governance in cui benefici e responsabilità non coincidono: i vantaggi economici sono immediati e concentrati in mani private (per i primi 20 anni); i rischi e i costi ambientali e sociali sono diffusi, pubblici e “permanenti”. Una asimmetria che sposta il peso sulle comunità locali e le generazioni future. Co-esistenze: un invito alla vigilanza È in questo contesto che il festival INTO THE BLUE 2026 assume un significato che va oltre la dimensione culturale. Il tema di questa edizione, “Co-esistenze”, propone una riflessione sul rapporto tra esseri umani e ambiente marino, con particolare attenzione alla biodiversità e alla salvaguardia dell’ecosistema adriatico. L’incontro sui rigassificatori ha mostrato quanto questo equilibrio sia oggi compromesso. Il prossimo appuntamento, domenica 14 giugno al mattino, sarà dedicato ai diritti della natura: una prospettiva che propone di riconoscere agli ecosistemi uno statuto giuridico, superando l’idea che siano semplici risorse. Una risposta attiva emerge anche dalla “Carovana Diritti e Rovesci” promossa da RECA e AMAS-ER, che si conclude con il Convegno di Bologna del 13 giugno, in cui si mettono al centro vari temi: l’energia come bene comune, gli strumenti di partecipazione civica e il punto sulle quattro leggi regionali di iniziativa popolare (riguardanti acqua, energia, ambiente e rifiuti). Partecipare a questi incontri significa esercitare una forma di vigilanza civile. In un tempo in cui aumentano vulnus giuridici e autoritarismo, con decisioni sempre più accelerate a scapito della trasparenza, la partecipazione cittadina e la conoscenza condivisa sono gli strumenti più efficaci per riequilibrare il rapporto tra interesse collettivo e interessi economici privati, speculativi e finanziari. L’Emilia-Romagna e l’Adriatico, da Ravenna a Riccione, con le proprie fragilità e ricchezze, si configurano oggi come il laboratorio di questa tensione. E forse anche il luogo da cui può partire una nuova consapevolezza civile Approfondimenti: * Guarda il video della diretta dell’intera conferenza sul canale di Rete No RIGASS No GNL * Scarica il pdf con il programma completo del Festival Into the Blue – Sea Life Fest 2026 di Fondazione Cetacea ETS * Scopri il programma del Convegno conclusivo della Carovana “Diritti e Rovesci” di RECA Rete Emergenza Climatica e Ambientale Emilia Romagna e AMAS-ER Redazione Romagna
June 8, 2026
Pressenza
Zohran Mamdani non parteciperà all’Israel Day Parade a New York
Il sindaco di New York Zohran Mamdani ha annunciato che non parteciperà all’Israel Day Parade, la parata annuale che si svolge lungo la Fifth Avenue. Secondo gli organizzatori si tratta del più grande raduno al mondo a sostegno di Israele. Quest’anno il titolo dell’evento previsto per domenica 31 maggio è “Fieri americani, fieri sionisti.” Non era mai accaduto negli ultimi 62 anni che il sindaco di New York prendesse le distanze da questa celebrazione. Zohran Mamdani ha spiegato la sua scelta dichiarando che come cittadino e come essere umano non parteciperà alla parata perché offende la sua coscienza.           Redazione Italia
May 28, 2026
Pressenza
Proposta di legge elettorale: l’Audizione di Carteinregola in Commissione Affari Costituzionali
Il 19 maggio 2026 l’Associazione elettorale è stata audita nell’ambito dell’esame delle proposte di legge C. 157 Magi, C. 2236 Pavanelli, limitatamente all’articolo 5, e C. 2822 Bignami, recanti «Disposizioni in materia di elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica», nel gruppo delle associazioni di cui facevano parte anche ARCI nazionale e ACLI nazionale. Riportiamo il testo dell’intervento di Carteinregola e i link per scaricare gli interventi delle altre associazioni e quelle dei costituzionalisti che spesso hanno partecipato alle nostre iniziative: Gaetano Azzariti, professore di diritto costituzionale presso l’Università degli Studi di Roma «Sapienza», Enrico Grosso, professore di diritto costituzionale presso l’Università degli Studi di Torino, Francesco Pallante, professore di diritto costituzionale presso l’Università degli Studi di Torino, Massimo Villone, professore emerito di diritto costituzionale presso l’Università di Napoli «Federico II». Nella sezione Legge elettorale 2026 – Cronologia e materiali sono presenti i materiali di tutte le audizioni. SCARICA Atto Camera: 2822 La registrazione dell’audizione sulla web tv della Camera Legge elettorale – Azzariti, Clementi, Caruso, Grasso, Violini, professori; Carte in Regola, ACLI, ARCI, associazioni Intervento Carteinregola a 1h 43′ ca da inizio Scarica Memoria ACLI, Memoria ARCI Memoria Azzariti Memoria Villone, Memoria Pallante, Memoria Grosso scarica Memoria The Good Lobby per il voto ai fuori sede TESTO INTERVENTO ASSOCIAZIONE CARTEINREGOLA ALL’AUDIZIONE INFORMALE DEL 19 MAGGIO 2026 PRESSO LA COMMISSIONE AFFARI COSTITUZIONALI NELL’AMBITO DELL’ESAME DELLE PROPOSTE DI LEGGE C. 157 MAGI, C. 2236 PAVANELLI, LIMITATAMENTE ALL’ARTICOLO 5, E C. 2822 BIGNAMI, RECANTI «DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ELEZIONI DELLA CAMERA DEI DEPUTATI E DEL SENATO DELLA REPUBBLICA» Egregio Presidente, Illustri Onorevoli, desidero ringraziarvi per aver invitato l’Associazione di cui sono Presidente, Carteinregola, all’Audizione informale nell’ambito dell’esame dei progetti di legge riguardanti  “Disposizioni in materia di elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica”, un tema molto importante per la cittadinanza e per la nostra democrazia. Carteinregola è un’associazione di cittadini attivi senza connotazioni partitiche, nata 13 anni fa principalmente con l’obiettivo della  promozione della trasparenza e della partecipazione, e per il monitoraggio delle norme che riguardano  la tutela del patrimonio collettivo, i diritti e la qualità della vita dei cittadini. Il nostro intervento non tratterà aspetti tecnici e giuridici,  che altri relatori hanno già affrontato e affronteranno con competenza e profondità, ma intende osservare la proposta di legge dal punto di vista della trasparenza e della partecipazione dei cittadini e delle cittadine, che  sono chiamati a  eleggere i propri rappresentanti, un  punto di vista che in democrazia deve essere ostinatamente preservato.   Il progressivo aumento dell’astensionismo  è un dato allarmante, che dovrebbe far preoccupare chiunque abbia a cuore le sorti della democrazia in Italia,  di cui il voto della cittadinanza  è il fondamento e la condizione essenziale. I dati sull’affluenza ci dicono che siamo passati dal 92% nel 1948, all’83% nel 2006, al 73% nel 2018 e al 64% nel 2022. Una flessione assai  preoccupante. Per quanto questa tendenza sia la conseguenza di più fattori, resta  indiscutibile che il  dato rifletta un progressivo allontanamento delle persone dalla politica, soprattutto dai partiti,  una manifestazione della sfiducia di una grossa fetta dell’elettorato nella possibilità che il proprio voto possa contribuire alla costruzione di una società che rispecchi le sue aspirazioni. Da anni in Italia si motivano le  numerose modifiche delle leggi elettorali, così come  anche questo Disegno di legge 2822 di cui oggi parliamo, con l’esigenza di “governabilità”, di “stabilità”.   Come già osservato anche in questa sede  da voci autorevoli di cui condividiamo molti punti di vista, la “stabilità”, ammesso che questo disegno di legge possa assicurarla, non può essere a discapito della rappresentanza, fondamento della nostra democrazia e della Costituzione italiana. Privare le cittadine e i cittadini della possibilità di dare la propria preferenza a chi si   candida,  imponendo scelte calate dall’alto dai vertici dei partiti;  moltiplicare  candidature che  spesso non hanno alcun rapporto con i territori; mandare in Parlamento percentuali di eletti  che non rispecchiano le percentuali dei voti  espressi dall’elettorato; ridimensionare  il ruolo del parlamento  con il continuo ricorso ai  decreti-legge  spesso convertiti attraverso la  fiducia;  sono tutti aspetti  che fanno sì che la cittadinanza percepisca il parlamento come  un  consesso di personaggi che poco hanno  a che fare non solo con le loro scelte elettorali, ma anche con le loro vite e con i loro problemi. La sorprendente  partecipazione  al referendum sulla riforma costituzionale della magistratura, un referendum su un tema assai complesso, con connotazioni tecniche incomprensibili ai più  e che fino a meno di tre mesi dalla data della consultazione era  rimasto fuori dai radar dell’informazione,  ha dimostrato che la crescita dell’ astensionismo non è  un ineluttabile fenomeno del nostro tempo, ma che al contrario, quando sono in ballo valori costituzionali assai sentiti dall’elettorato, anche da quello più giovane, le persone  rispondono e si mobilitano. Come Carteinregola ad ogni appuntamento elettorale,  con il nostro gruppo di lavoro, Laboratorio per una politica trasparente  e democratica,   cerchiamo di promuovere una approfondita informazione sulle modalità del voto,  sui programmi elettorali di ogni partito –  mettendo a confronto le proposte sui temi di cui ci occupiamo -, sulle liste e sui  profili di chi si candida (nel Lazio), sollecitando candidati e partiti a impegnarsi  a loro volta per la partecipazione dei cittadini, non solo in occasione del voto ma sempre, con una presenza costante  sui territori,  rendendo le  campagne  elettorali  solo  il  passaggio di un percorso. Ci stiamo impegnando per far conoscere anche questo  Disegno di legge elettorale 2822, perché  solleva temi  che a nostro avviso meriterebbero  un dibattito assai più importante e diffuso, mentre  finora sono rimasti in un ambito strettamente parlamentare o partitico. Le principali  fonti di informazione, se ne parlano,   si soffermano soprattutto sulle contrapposizioni  tra maggioranza e  opposizione, senza spiegare i contenuti del provvedimento. Ma senza un adeguato dibattito pubblico sui provvedimenti che si adottano, non si avranno elettrici ed elettori  consapevoli, capaci di comprendere  le ricadute per la nostra democrazia di quanto si sta apparecchiando. Venendo alla proposta di legge, il nostro primo rilievo  riguarda il momento  scelto per l’approvazione di una legge elettorale. Come altri hanno già osservato, non si può approvare una legge elettorale   che cambia le regole, a meno di un anno dalle consultazioni elettorali. E’ una prassi irrispettosa delle istituzioni e degli elettori. Entrando nel merito, ponendoci dal  punto di vista della cittadinanza  condividiamo anche molte delle obiezioni mosse al DDL da altre autorevoli persone audite. Quale  rappresentanza  Come ricordato da alcuni interventi che ci hanno preceduto,   il valore primario della legge elettorale in un sistema parlamentare è l’effettiva rappresentatività dell’assemblea rappresentativa, non la stabilità governativa. Questo disegno di legge a nostro avviso comprime ulteriormente la rappresentanza, con il “premio di governabilità,   definito giustamente “abnorme”, dato che può produrre artificialmente  maggioranze che non riflettono  le scelte  dell’elettorato, creando  un evidente squilibrio tra i voti raccolti  da partiti e schieramenti nelle urne e i seggi attribuiti alla Camera e al Senato. Il diritto  di scegliere i propri rappresentanti Suscita in noi grande preoccupazione la scelta, che continua ad essere operata anche in questa proposta di legge, delle liste bloccate.  “L’elettore può  esprimere  il proprio voto solo in favore di una lista di partito”, da sola o incoalizione con altre, “su una scheda dove sono già prestampati  i nomi dei candidati delle liste” di collegio, con  il blocco dei candidati sulle liste circoscrizionali per l’attribuzione del premio.  Persone candidate  scelte dai partiti e imposte all’elettorato, facendo venir meno il rapporto, che dovrebbe essere necessario,  tra elettore ed eletto. Distorsioni accentuate dalla possibilità per chi si candida di presentarsi in più collegi. Infatti la proposta prevede che “sono confermate le pluricandidature: il medesimo candidato può presentarsi nelle liste circoscrizionali per l’assegnazione del premio e, contemporaneamente, in fino a cinque liste di collegio plurinominale”. Ciò significa che il seggio, al quale l’elettore  pensa di aver contribuito con il suo voto, potrà essere assegnato a una figura  diversa da quella indicata nella scheda. Il “premierato mascherato” Altro elemento di preoccupazione è la richiesta di indicare nel programma elettorale il nome del candidato proposto come Presidente del Consiglio. Concordiamo con chi  l’ha definito “premierato mascherato” e con chi ha giustamente osservato  che “le elezioni servono a eleggere il Parlamento, non il Governo”. Non bisogna temere il  pluralismo In questi anni abbiamo assistito all’approvazione di leggi che a nostro avviso scardinano principi costituzionali,  come l’Autonomia Regionale Differenziata, contro cui  la nostra associazione si batte da tempo, ma anche come la riforma costituzionale della magistratura, fallita grazie al referendum, riforme  blindate dalla maggioranza, senza alcun confronto con le opposizioni.  Vediamo in questa proposta di  legge elettorale  un ulteriore slittamento verso un sistema  che, oltre a  comprimere  una effettiva rappresentanza, annulla il necessario pluralismo: il parlamento dovrebbe riflettere l’articolazione delle opinioni politiche del corpo elettorale ed essere sede di dialogo e di confronto tra tutte le forze politiche, nella misura in cui rappresentano parti dell’elettorato, non un agone dove prevale una maggioranza creata artificialmente. Questa proposta di legge quindi, a nostro parere,  non è migliorativa di nessuno degli aspetti critici che riguardano i diritti dei cittadini e il rapporto fra chi vota e chi viene eletto o eletta. Sarebbe auspicabile che le forze politiche ne fermassero l’iter  e avviassero una riflessione ampia e condivisa. Chiediamo di restituire alle cittadine e ai cittadini la possibilità di scegliere chi li rappresenterà  e di sapere a chi danno il voto. Chiediamo di riaprire le porte del confronto  politico, non solo  nei consessi ristretti dei partiti, o nei salotti televisivi, o negli happening elettorali,  ma  di riportarlo  nei territori, tra le persone,  con  uno scambio che non teme critiche.   Chiediamo di favorire la partecipazione al voto, con un’informazione trasparente e facilmente accessibile sui programmi  e sulle persone candidate, abbandonando  la narrazione che mette al centro della scena solo i  leader e i ping pong  sul fatto del giorno. Infine ci uniamo alle associazioni che da anni portano avanti proposte  sul tema, per chiedere  un impegno  per rendere effettivo il diritto di voto anche per i cosiddetti “fuori sede”,   un diritto che riguarda molte categorie che per lavoro o per esigenze personali vivono lontani dal luogo di residenza, ma che riguarda  soprattutto i giovani,  cui spetta farsi parte attiva  nelle scelte per il  futuro del nostro Paese e raccogliere il testimone dei valori che ci sono stati tramandati, a cominciare da quelli  della nostra Costituzione. Associazione Carteinregola Anna Maria Bianchi, Presidente con Isabella Pierantoni Roma, 19 maggio 2026 Per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com
May 21, 2026
carteinregola
Uno sguardo critico sul quartiere d’Oriente. Ponticelli in Assemblea Pubblica
Ponticelli tra bellezza, conflitto e partecipazione: un’assemblea pubblica per interrogarsi sul futuro del quartiere A Ponticelli non solo papaveri e rose: mercoledì 13 maggio, dalle ore 17:30, presso il Centro Polifunzionale Ciro Colonna si incontreranno voci che ricordano drammi familiari e intimi, crimini implacabili e furti reiterati che, nello stesso luogo e senza indulgenza, spesso convivono con l’arte urbana per la pace e i diritti umani (vedi Obey street artist), con la mobilità sostenibile (il Fondo Europeo per la pista ciclabile) e con le attività educative e di sostegno psicologico che, instancabilmente, si occupano della vivibilità del quartiere. Tutto questo fare, però, sta esprimendo un’estesa macchia cieca: la difficoltà di costruire un vero spazio di bellezza e di cura in cui il gesto umano, solidale e arricchente, non sia percepito soltanto come “calato dall’alto”, messaggio, quest’ultimo, che veicolerebbe un sentimento di non appartenenza e per cui la scelta per il bene comune diventerebbe, perciò, impossibile per gli abitanti; la città finirebbe così per non essere destinata ai suoi stessi cittadini. Probabilmente, ciò che manca è il legame di conoscenza profondo e vivo tra la popolazione e l’istituzione pubblica, insieme al terzo settore dell’imprenditoria culturale indipendente. La comunità — come luogo di coscienza collettiva — rischia, quindi, ogni volta di tornare slegata da sé e animata soltanto dall’istinto di detenere il potere, diventando nuovamente un posto altamente distruttivo per chi sente di essere inascoltato e non protetto. Angelo Piro — istruttore di guida e scrittore — incontra tanti giovani di Ponticelli e, portando ad esempio la questione della pista ciclabile, parla di un “quartiere diviso a causa della pista della discordia che ha spaccato in due l’opinione pubblica. I cittadini, in corteo, reclamano un disagio per il traffico dovuto al restringimento della strada, ma anche per la difficoltà di parcheggiare l’auto, compito già arduo prima dei lavori”. Insomma, in un quartiere che ha sempre vissuto di bisogni e di urgenze, oggi sono in arrivo simboli nuovi ma ancora privi di significato. L’altro, nelle vesti istituzionali, è uno sconosciuto e diventa, perciò, estraneo e nemico: lo sono la pista ciclabile e tutte le altre buone e utili iniziative che restano, però, in questo modo soltanto cicatrici aperte, brucianti sull’impotenza di chi pensa, nel quartiere, di non avere diritto di scelta e che, addirittura, percepisce la minaccia che qualcun altro abbia già scelto al suo posto. Ecco l’invidia dell’uomo che, abbandonato nelle sue azioni, distrugge e opera una disobbedienza civile senza frutti. Come coinvolgere tutti, nessuno escluso? Il mondo sarà mai pronto alla pace e alla bellezza, alla rigenerazione del territorio, come dice Piro? Se i cittadini, come i fiori selvatici, riuscissero a crescere spontanei e liberi ma pure a restare vivi alle intemperie, forse sì: si creerebbe un sentire umano, equo e accessibile all’intera comunità. Antonella Musella
May 11, 2026
Pressenza
Voto, sorteggio o dinamite?
La “sorte” della politica: da Atene e Marte a Roma. E ritorno. di Saverio Pipitone «Sono stato presidente di Atene per 24 ore, ma non di più» affermava nel V-IV secolo a.C. il cittadino che, a turno per un giorno, era sorteggiato a presiedere l’assemblea popolare e il consiglio del governo per la gestione degli affari pubblici. Nell’antica democrazia greca,
Un referendum pieno di NO e una piazza piena di Sì
Lenin disse una volta che “ci sono decenni in cui non accade nulla. E poi delle settimane in cui accadono decenni”. Potremmo descrivere così questo arrivo della primavera che ha visto la straordinaria vittoria del NO al referendum sulla giustizia e la grande manifestazione nazionale No Kings che ha portato a Roma trecentomila persone. Naturalmente, ciò che è accaduto non è avvenuto senza una sedimentazione nella società di un autunno che ha visto piazze oceaniche contro guerra, genocidio, riarmo e autoritarismo, animate da una generazione di giovani, scesa in campo per restarci. Come ha dimostrato partecipando in massa al referendum e dando sostanza al movimento No Kings. Il governo Meloni ha accusato il colpo e ora naviga dentro una tempesta dalla quale, tra teste che cadono, “riforme” che evaporano, elezioni anticipate annunciate e smentite, non sa se e come uscirne. Perché deve fronteggiare un NO al referendum che ha fermato la torsione autoritaria delle istituzioni, una delle cifre fondanti del programma di governo meloniano, e una straordinaria manifestazione del movimento No Kings che ha costruito un luogo di riconoscimento collettivo per tutte le lotte, le pratiche e le esperienze che quotidianamente e nei territori suggeriscono un’alternativa di società. Il fatto nuovo è stata la convergenza di tutte queste realtà, che nel “camminare sulla testa dei re” e nell’opporsi a tutte le loro guerre, ha riempito di SI le strade di Roma, affermando i principi della giustizia sociale e climatica, della fine della precarietà, della dignità del lavoro, della difesa dei beni comuni e dei servizi pubblici, del diritto alla pace e al futuro, della lotta al patriarcato, di una democrazia partecipativa, diffusa e dal basso. Ha detto che un nuovo mondo è in marcia, che è in grado di bloccare tutto per interrompere il baratro della guerra in cui vorrebbero rinchiuderci, e che è tempo di scrutare l’orizzonte, se lo facciamo tutte e tutti insieme. Un movimento è in campo con la forza e la ricchezza che accompagnano ogni stato nascente e con la fragilità che ogni esistenza comporta. Di fronte a sé ha diverse direzioni da intraprendere e altrettante trappole da evitare. Una prima direzione riguarda la reticolarità territoriale: il nostro non è un paese di grandi città con nient’altro attorno, bensì un complesso di comunità locali dentro le quali, contro i re che vogliono mettere a valore territorio e patrimonio pubblico, servizi e relazioni, occorre rivendicare la partecipazione diretta alle decisioni collettive, fino a sperimentare forme di autogoverno territoriale sociale ed ecologico. Una seconda direzione riguarda l’Europa, perché ciò che accade nel nostro paese è qualcosa che va molto oltre lo stesso, e deriva da un’Unione Europea che ha deciso di sostituire il welfare con il warfare, di militarizzare l’economia e la società e di voler arruolare tutte le coscienze. Senza un vero movimento europeo, l’inversione di rotta rischia di rivelarsi impossibile. Una terza direzione riguarda il processo stesso di convergenza, che non può mai darsi un perimetro definito ma continuare a tendere all’inclusione massima possibile, perché se ci si pensa maggioritari dentro la società occorre che tutto questo si tramuti in processi concreti e non abbia l’evanescenza di una sorta di sondaggio d’opinione. Se queste sono le possibili direzioni verso le quali camminare, occorre rilevare le possibili trappole lungo il percorso. La prima trappola è quella dell’identitarismo e della compulsione organizzativista. Un movimento non è mai solo diretto o solo spontaneo; spesso, soprattutto quando riesce, è il frutto della capacità di reti e realtà sociali di intuire i movimenti carsici che attraversano la società, mettendo a disposizione luoghi di incontro e di riconoscimento reciproco. Ma un movimento prolifera se mette insieme, e permette loro di sentirsi comode, tutte le culture che variamente lo promuovono e che grazie ad esso si trasformano. Nessuna reductio ad unum può far bene, perché se tutte e tutti siamo aria nessuno può immaginare di essere polmone. La seconda trappola è quella della artificiosa rappresentanza, ovvero la pratica ormai consolidata dentro i partiti istituzionali di fingersi sintesi di ciò che dentro la società si muove. E se qualche leader istituzionale ha subito pensato di aver incamerato i No al referendum e i colori della piazza No Kings, occorrerà spiegare bene come non si abbattono i Re per sostituirli con altri, ma è proprio di un’altra democrazia che si sta parlando. La terza trappola riguarda la gerarchia delle lotte, diretta conseguenza dell’agenda che ogni movimento prima o poi tende a darsi. Se la semplice formula No Kings ha saputo accomunare tutti i No soggettivamente espressi in un percorso comune, ciò è dovuto al fatto che oggi il capitalismo è pervasivo e non lascia alcuno spazio al di fuori di sé; questo significa sia che ogni lotta dice un pezzo di verità su questo modello, sia che ciascuna è necessaria tanto per cambiare i rapporti di forza dentro la società quanto per costruire quel caleidoscopio di contenuti necessario all’alternativa di società. Non siamo in campo contro l’attuale dominio per costruirne un analogo in futuro. Nelle urne del referendum e nei colori delle strade di Roma abbiamo sperimentato la vertigine della bellezza, perché l’orizzonte allarga lo sguardo ma mette anche i brividi sulle nostre capacità di sostenerlo. Ad un autunno che ha sbalordito tutte e tutti noi è seguita una primavera apertasi con allegria e determinazione. Non ci resta che continuare a camminare, senza smettere di domandare L'articolo Un referendum pieno di NO e una piazza piena di Sì proviene da Comune-info.
April 1, 2026
Comune-info
Se Prodi mira ai giovani…
Due giorni fa, su La Repubblica, la millesima intervista a Prodi: “teniamo viva la partecipazione“. Si riferiva alla massa di giovani che avevano votato No. Non sono più giovane, ad agosto compio 56 anni, e qualcosa ho vissuto e imparato. Nel 1991 Prodi, dopo aver chiuso la lunga esperienza dell’Iri, […] L'articolo Se Prodi mira ai giovani… su Contropiano.
March 27, 2026
Contropiano