Costruire arche ai piedi delle Alpi
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«Il presente è percepibile solo in superficie
È lavorato in profondità da solchi sotterranei,
da invisibili correnti sotto un terreno apparentemente fermo e solido…»
(Edgar Morin, «La via»)
A volte per ritrovare i sogni di imprese tremendamente difficili o il senso di
quello che pazientemente facciamo creando oggi i mondi differenti che vorremmo
vivere basta mettere lo zaino in spalla. “Transizioni fest”, quest’anno dedicato
al tema della convivialità, è nato tra i boschi della Brianza da un’idea della
cooperativa Liberi sogni, ma è stato presto condiviso con tanti altri e per il
2026 ha fatto tappa in Val Cavallina, ospiti della cooperativa L’innesto: qui, a
piedi delle Alpi, 180 persone diverse per età, passioni, saperi, provenienza (9
regioni) si sono incontrate dal 30 maggio al 2 giugno.
Chi ha partecipato sapeva bene che non sarebbero bastate le parole per comporre
i disegni collettivi in grado di mostrare ciò che spesso nella vita di ogni
giorno ci sfugge: per questo tutti hanno contribuito in diversi modi a
realizzare questo atipico festival. Qualcuno, ad esempio, ha caricato su un
furgone frutta e verdura di agricoltura contadina per i pasti del festival,
malgrado non potesse fermarsi per ragioni familiari. I. è un cuoco e ha chiamato
invece da Firenze: da ragazzo aveva vissuto un campo in natura con Liberi sogni
di cui ha sempre conservato un ricordo meraviglioso e per contraccambiare oggi
si è reso disponibile in cucina. A. invece è un ragazzo che ha attraversato un
periodo difficile, rinchiudendosi in casa: ha accettato di dare una mano prima
nei progetti di agricoltura sociale e ora al festival per le tante questioni
logistiche a cui far fronte. Già, la logistica e l’accoglienza: punto di
riferimento fondamentale per tutti e tutte è stata Nicole, vent’anni ma lucidità
e cordialità a palate. Naturalmente tutti i partecipanti sono stati coinvolti a
dare una mano: dalle pulizie al lavaggio dei piatti passando per il montaggio e
lo smontaggio delle tende. Dopo gli incontri e i laboratori, puntuale rimbalzava
una voce dalla cucina: “Qualcuno può dare una mano ad apparecchiare?”.
Per far emergere uno spirito comunitario sono stati importanti i pasti condivisi
sotto un’accogliente tettoia, ma anche i giochi di gruppo della prima serata.
Già nel pomeriggio, il giocare ha mostrato tutto il suo potente collante sociale
capace di abbattere barriere di qualsiasi tipo tra i più grandi, quando la
cooperativa L’Innesto ha presentato il Pirlì, antica trottola in legno di
origine medievale, di fatto il progenitore comunitario del flipper, di cui si
trovano versioni simili nei Paesi bassi come nel bergamasco.
Le giornate hanno intrecciato in modo splendido discussioni e laboratori su temi
diversi (immaginazione e narrazione, comunità, democrazia, tecnologie e pratiche
conviviali, abitare condiviso, intelligenza collettiva e cambiamenti
climatici…), con tanti ospiti (che hanno saputo sempre mettersi in cerchio), ma
anche uno spettacolo Rosmarino, per la rimembranza, ti prego amore, ricorda di e
con Candelaria Romero, attrice e scrittrice argentina, vissuta in esilio in
Bolivia e in Svezia). Difficile raccontare tutta la ricchezza condivisa.
Costruire arche per le comunità zapatiste significa creare spazi di autonomia e
reti di resistenza comunitaria per proteggersi dalla crescente violenza delle
crisi che sono inevitabilmente locali e globali. Ecco, Transizioni fest è stato
prima di tutto un grande cantiere messo su per costruire arche e per essere più
consapevoli che in realtà tanti e tante ovunque sono già un cantiere sociale di
questo tipo. Che inevitabilmente è spesso alle prese con l’impatto devastante di
norme che definiscono l’abitare, l’educazione, la salute, la socialità e
soffocano il coraggio di tanti gruppi: anche per questo un laboratorio di grande
interesse è stato dedicato alla critica al sistema normativo e alle possibili
forme di resistenza e liberazione dal basso.
Per la redazione di Comune, la presentazione del libro Gridare, fare, pensare
mondi nuovi (Eleuthera), che raccoglie testi di Marco Calabria, è stato uno
scambio di rara intensità con oltre cinquanta persone. Si è discusso di come
fare mondi nuovi significa non delegare ma cominciare dal qui e ora, di quanto
qualsiasi processo di cambiamento profondo sia necessariamente limitato e
contraddittorio ma non per questo futile, dell’importanza di partire dalla vita
di ogni giorno delle persone comuni senza rincorrere modelli eroici e spesso
macisti del cambiamento. Si è ragionato insieme anche del non-fare per imparare
a prendere sul serio le proprie vulnerabilità e a proteggersi a vicenda. E di
come la costruzione di mondi nuovi e multipli passi per la ricomposizioni delle
relazioni sociali e della fiducia. “Per Ernesto De Martino il mondo è prima di
tutto un contesto affidabile, cioè fatto di fiducia tra le persone – ha detto
Stefania Consigliere durante la presentazione del libro – Il problema oggi è che
siamo costretti a fare molta fatica ogni mattina a costruire il mondo… In un
mondo di fiducia, ad esempio, nessuno muore da solo. Ma sappiamo anche che la
fiducia non basta, servono la giustizia e la nostra capacità di non delegare ad
altri, neanche a macchine o a ideologie. Ci può aiutare una domanda: e se
ipotizzassimo che il mondo è costruito sulla collaborazione?“. Probabilmente la
creazione di relazioni di fiducia oggi ha a che fare con il bisogno di imparare
ad ascoltare e con un’idea del tempo diversa da quella dell’orologio capitalista
di cui ha parlato Claudio Orrù, che ha dedicato molte attenzioni al pensiero di
Ivan Illich e all’Università della terra nata in Chiapas da due amici e
collaboratori di Illich come Gustavo Esteva e Sergio Beltràn. «Nella lingua
tojolabal, parlata da alcune comunità indigene zapatiste – ha detto Claudio –
non esiste quello che noi traduciamo come “io parlo”, ma esistono verbi che
implicano sempre sia l’azione di chi parla sia quella di chi ascolta, ci sono
dunque sempre due soggetti agenti, sia l’io che il tu, e non un soggetto e un
oggetto».
Pensare alla costruzione delle arche, per le comunità zapatiste significa
favorire cambiamenti profondi e complessi che hanno bisogno di “120 anni”.
Insomma, è urgente uno sguardo diverso che punti al tempo lungo. La tormenta in
corso sarà lunga e difficile, come dimostra il tempo di guerra che viviamo. Un
orizzonte di senso, ha aggiunto Daniele, No tav accolto più volte in Rojava,
resta il “facciamo quello che diciamo” abbracciato del movimento di liberazione
curdo. Si tratta anche di non cadere nella frustrazione perché costretti a
misurare i processi di cambiamento con le griglie dei bilanci aziendali o con
quelli dei bandi pubblici. «Non dobbiamo mai dimenticare che costruiamo cornici
altre – ha detto Matteo di Liberi sogni – Non siamo chiamati a prevedere tutto,
ma a creare fiducia, collaborazione e liberare liberandoci. Perfino a fare
nostra una certa disciplina intesa come fatica di attenzione all’altro e ai
tempi lunghi». Dopo numerosi interventi, la presentazione di questo libro
dedicato alla capacità di immaginare, riconoscere e creare mondi nuovi si è
conclusa prima con le parole e con l’emozione di Licia: «Incontri come questo ti
fanno sentire parte di una collettività diffusa, anche se, come nel mio caso,
sono alla prese con il mondo della scuola e con la vita di un paese dove è
facile sentirsi soli…». Poi con la lettura di un verso di una poesia di Marco
Calabria: «Siate incapaci di accettare la realtà! Vi prego».
L’arca dei sogni liberi che rifiuta le logiche di guerra prende forma ai piedi
delle Alpi, qualcuno ha già voglia di progettare l’edizione 2027. Come la
Flotilla, quell’arca ha iniziato a consegnare ovunque senso e aiuti.
Un momento della presentazione di Gridare, fare, pensare mondi nuovi (Eleuthera)
con Gianluca Carmosino, Stefania Consigliere e Claudio Orrù Si chiama Valle
delle sorgenti, il “Centro di conoscenza e fruizione della biodiversità della
Val Cavallina” che ha ospitato Transizioni fest 2026 Ad accogliere i
partecipanti del Transizioni fest, in un panorama naturalistico meraviglioso, la
prima sera è arrivata anche la luna. La terza sera invece è stato un temporale a
portare il suo saluto Alla storia di un gioco comunitario come il Pirlì, la
cooperativa L’Innesto ha dedicato una ricerca promossa con l’Associazione Giochi
Antichi e l’Università di Bergamo: Il Pirlì c’era una volta e c’è ancora Fare
colazione, pranzare e cenare insieme: difficile trovare un modo migliore per
costruire relazioni di fiducia tra persone che non si conoscono Uno dei
laboratori promosso lunedì 1 giugno sul tema delle energie Anche i bambini e le
bambine hanno voluto dare una mano all’autogestione del piccolo grande festival
dedicato alla convivialità Un momento dell’incontro Immaginario e libertà che ha
aperto il Transizioni fest
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Il comitato promotore di Transizioni fest 2026:
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