
Bergamo, lunedì 13 aprile: assemblea aperta contro la repressione nelle università
Osservatorio contro militarizzazione di scuole e università - Saturday, April 11, 2026
Lunedì 13 aprile alle ore 14.30
Università degli studi di Bergamo – aula 10, via dei Caniana
Dura legge quella che risponde ai dettami repressivi, secondo il precetto focaultiano del sorvegliare e punire. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell’università sostiene le istanze di quel variegato mondo della conoscenza (studenti, ricercatori, docenti) che ha scelto di esprimere la propria solidarietà al popolo palestinese in occasione della presenza nell’Ateneo di Bergamo di un esponente della cosiddetta sinistra per Israele.
Negli ultimi mesi l’università italiana ha svolto un ruolo importante, è tornata al centro di un discorso politico e giuridico che la riguarda non più nella veste di luogo ove si pratica la libertà della ricerca e dell’insegnamento ma come zona potenziale di rischio per l’ordine pubblico. E il nuovo decreto sicurezza (decreto 11 aprile 2025, n. 48), poi convertito in Legge (L. 80 del 9 giugno 2025) contiene disposizioni di carattere repressivo e di prevenzione verso tutti i luoghi di aggregazione sociale e culturale, quindi il mondo delle università è direttamente coinvolto da una mutazione genetica che la trasforma in laboratorio securitario.
Negli ultimi mesi, con l’approvazione del decreto, abbiamo assistito a un salto di qualità nella strategia di controllo sociale e politico, gli spazi universitari da sedi di mobilitazione contro il genocidio sono divenuti luoghi attenzionati dalle forze dell’ordine e si prestano all’applicazione delle norme repressive che vanno a colpire le realtà studentesche oggi, un domani tutte le altre. Per la prima volta, un testo normativo inserisce tra le misure di ordine pubblico disposizioni che rinviano all’università che da realtà di critica e di libero pensiero diventa invece il brodo di cultura dell’estremismo politico e di ogni forma di devianza.
Siamo davanti a processi involutivi della democrazia di inaudita gravità e per questo l’utilizzo sistematico dei codici di comportamento nei luoghi di lavoro e di tutto il sistema delle norme comportamentali dentro le università è oggetto di riscrittura in un’ottica repressiva. Per questo le realtà studentesche, al pari della libera ricerca, del dissenso, e delle forme di mobilitazione sono trattati alla stregua di un danno di immagine recato all’Ateneo, alle autorità universitarie, fino a divenire un problema di sicurezza nazionale.
La logica emergenziale, la governance della sicurezza hanno partorito mostri nella storia italiana e continuano a mietere vittime, prima tra tutte la democrazia, la libertà del sapere e il diritto al dissenso ridotto a mera minaccia all’ordine pubblico. Nel momento in cui la Costituzione viene considerata un bene comune da preservare, l’Osservatorio invita a considerare anche l’università e il mondo della conoscenza allo stesso modo sottraendolo a logiche securitarie.
Di seguito il comunicato di ADI Bergamo, CUB Bergamo e FLC CGIL Bergamo con cui si convoca un’assemblea aperta.
UNIVERSITÀ BENE COMUNE
Il 13 aprile si riunirà il Senato Accademico dell’Università degli studi di Bergamo: all’ordine del giorno sono stati inseriti provvedimenti disciplinari da votare per due studenti, che hanno partecipato a una contestazione avvenuta il 23 gennaio presso l’aula Magna dell’Università durante un convegno in cui era presente l’on. Giorgio Gori, ex sindaco di Bergamo, oggi europarlamentare.
La presa di posizione degli studenti rispetto a recenti posizioni dell’on. Gori, posizioni ritenute eccessivamente filo-israeliane, ha portato a una escalation verbale dalla quale nasce, oggi, la richiesta di provvedimenti disciplinari. Prendiamo atto, inoltre, che in questa occasione si è potuta constatare la reiterata presenza, all’interno degli spazi universitari, di agenti della Digos, mai deliberata né concordata in nessuna sede istituzionale.
Proprio per favorire un clima di discussione ed evitare il ripetersi di episodi di violenza (anche se solo verbale), riteniamo fondamentale instaurare un confronto costruttivo e non una repressione intimidatoria. Per questa ragione, alcuni tra docenti, dottorandi, studenti, personale tecnico dell’Università hanno deciso di prendere la parola inviando al Rettore e al Senato Accademico una lettera in cui si chiede il ritiro dei provvedimenti.
Pensiamo che l’Università sia un luogo di confronto e anche di accesa dialettica, non un luogo di catechesi del pensiero ortodosso. Non riteniamo l’utilizzo dei provvedimenti disciplinari uno strumento per affermare le proprie idee e per confutare le tesi degli altri.
Quanto sta accadendo in questi mesi porta a chiedersi, allora, se l’Università sia ancora uno spazio pubblico. Mentre alcuni Paesi in Europa decidono di investire su programmi pluriennali di ricerca e di reclutamento professionale per affrontare al meglio le crisi esistenti e quelle future, in Italia rimaniamo legati alle zavorre di mancanza di visione e di incapacità di agire su antichi problemi.
Ogni comparto sopravvive in una situazione di difficoltà professionale e salariale e questo inasprisce il conflitto ed esaspera la tensione. A ciò si aggiunge una costante torsione antidemocratica da parte dell’attuale Governo, che cerca di controllare sempre più ogni spazio pubblico di dialogo e democrazia. Spiace notare, anche a partire dalla situazione sopra accennata, che rispetto a questi punti, il nostro Ateneo, purtroppo, non sembra muoversi in direzione differenti.
Di fronte a questa situazione, ancora una volta ci sentiamo, tutte e tutti, chiamati a rispondere con forza, a organizzarci, a rivendicare un’università più giusta – in termini salariali – e migliore in termini di agibilità democratica degli spazi. Invitiamo la cittadinanza, gli organi di stampa e tutti coloro che sono interessati a un’assemblea aperta che si terrà il 13 aprile alle 14.30 presso l’aula 10 in via dei Caniana, in contemporanea con la votazione dei provvedimenti che chiediamo alle rappresentanze in Senato di tutte le componenti accademiche di non avallare. La comunità universitaria ha bisogno di maggiori spazi di incontro, confronto e discussione e non di provvedimenti e sanzioni disciplinari, peraltro gestiti in modo verticistico e senza alcun confronto preliminare con le componenti tutte che costituiscono lo spazio vivo del nostro Ateneo.
ADI Bergamo, CUB Bergamo, FLC CGIL Bergamo
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