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L’UFFICIO PATRIMONIO VA ALLA GUERRA: CHE FINE HA FATTO LA POLITICA?
L’UFFICIO PATRIMONIO VA ALLA GUERRA: CHE FINE HA FATTO LA POLITICA? Nella surreale vicenda di Casale Garibaldi, iniziata nel 2017 alla scadenza della prima concessione, pensavamo di aver visto tutto: un assedio burocratico infinito, processi per “abusi edilizi” totalmente infondati, interventi di “messa in sicurezza” che hanno minato la sicurezza dello spazio, richieste di indennità economiche respinte in sede giudiziale, un “bando” che ha fatto strame della lettera e della sostanza della Delibera 104, progetti ritenuti “vincenti” senza indice, senza numeri, senza proposte; verbali di graduatoria con errori materiali e sostanziali. Pochi giorni fa il Tar ha respinto l’istanza di sospensiva presentata dal nostro studio legale. Per il Tribunale amministrativo, ad oggi, “non si ravvisano vizi evidenti che inficino la selezione per l’assegnazione dell’immobile de quo”, anche alla luce della “tenuità del periculum, posto che la ricorrente associazione ancora occupa il bene in questione”. Prendiamo atto della decisione senza timori: abbiamo piena fiducia nelle ragioni del nostro ricorso e attendiamo sereni la discussione di merito. Nell’occasione, però, abbiamo preso visione della memoria presentata dalla Direzione tecnica e Ufficio Patrimonio, a firma Andrea Conti e Laura Rubeo, relazione richiesta dall’avvocatura comunale. Siamo rimasti sbigottiti dal taglio e dai contenuti del documento, pensiamo sia doveroso condividere pubblicamente i punti principali. 1. La relazione si apre con una inconsueta premessa di carattere politico e ideologico, un attacco violento all’Associazione Culturale Casale Garibaldi; la nostra “colpa” è di aver rivendicato la pratica dell’autogestione come metodo e sostanza del processo democratico, prova inconfutabile, per i due dirigenti, della “storica opposizione alle disposizioni dell’amministrazione”. Un teorema strampalato che prova a mettere in discussione la legittimità formale e le funzioni dell’Associazione Culturale Casale Garibaldi, attiva in continuità dal 1993. L’Associazione, da sempre, si interfaccia con la proprietà pubblica, sollecita le istituzioni preposte alla presa in carico degli interventi necessari per la tutela del bene, si attiva per migliorare la qualità dei servizi del territorio e dello spazio. Una mole di documenti ufficiali di cui non si può ignorare l’esistenza. 2. Secondo la Direzione tecnica la nostra indisponibilità a lasciare l’immobile alla scadenza della concessione avrebbe impedito “interventi urgenti di messa in sicurezza e di manutenzione”. Falso. A partire proprio dalla consapevolezza della necessità di questi interventi (già programmati dalla precedente giunta), tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022, si avvia il cantiere al Casale; gli interventi riguardano le uscite di emergenza, parte dell’impianto elettrico, il bagno per i disabili. Lavori condotti in piena collaborazione tra l’Associazione e i dirigenti preposti (tra cui, ricordiamo la Dottoressa Fabiana Malara). Interventi che riconoscono e integrano i lavori fatti in “autogestione” e in autofinanziamento dall’Associazione qualche tempo prima, relativi alla impermeabilizzazione di alcune parti del tetto. Il problema dei lavori del municipio riguarda altro, in particolare l’utilizzo di materiali di scarsa qualità per le porte che ha messo a rischio la sicurezza dello spazio. Dopo solo pochi mesi dai lavori, infatti, siamo stati oggetto di effrazione e devastazione da parte di ignoti, che si sono introdotti proprio da quegli ingressi. 3. La relazione prosegue segnalando alcune “perplessità” relative allo stato di cura dell’immobile, evidenziate in occasione del sopralluogo obbligatorio per la partecipazione all’avviso pubblico. Viene citato uno scambio tra Conti e un attivista; nella realtà, in quel colloquio, il dirigente segnala generiche esigenze “di sicurezza”, relative a “collocazioni di librerie” e altri piccoli dettagli, che nulla c’entrano con l’oggetto del bando, i suoi criteri e i suoi parametri. L’Associazione viene accusata di non aver sollecitato interventi di manutenzione del parco, dello spazio e messa in sicurezza. Falso. Dalla scadenza della concessione, nel 2017, abbiamo incontrato ripetutamente esponenti delle diverse giunte per chiedere interventi sull’illuminazione pubblica, sulla manutenzione del verde verticale e sugli interventi di riqualificazione dell’immobile. Negli ultimi anni l’interlocuzione si è rafforzata con diversi consiglieri e gli assessori Lostia, Annucci e Scalia. A tal riguardo il consigliere Riniolo ad aprile 2025 ha fatto approvare anche una mozione. Un confronto permanente, dunque, grazie al quale si è arrivati, nel novembre 2025,al primo intervento di manutenzione del verde verticale. 4. Si arriva così alla sala prove: nella relazione si denuncia la presenza di una “sala di incisione musicale, per la quale non risultano richieste di titoli autorizzativi”. Peccato che la sala è attiva dal 1992 ed è uno dei progetti più antichi e importanti dell’Associazione, ben evidenziato nel progetto risultato vincitore per il bando del 2010. 5. La relazione prosegue sul tema del canone di occupazione, ma anche qui la storia parla chiaro: scaduta la convenzione nel maggio 2017, abbiamo continuato a pagare il vecchio canone di affitto, arrotondando la cifra per eccesso. Rispetto alla ingiunzione di pagamento per il ricalcolo della indennità di occupazione, segnaliamo ancora una volta la sentenza di primo grado del tribunale di Roma, che ha respinto la richiesta del Municipio. 6. Sulla coerenza tra bando, graduatoria e indicazioni della Delibera 104, la relazione compie un’operazione di depistaggio, rivendicando che la Delibera non prevede nessun “diritto di prelazione”. Ma nessuno ha mai messo in discussione questa evidenza. Il punto è un altro e riguarda la valutazione dei progetti e l’applicazione dei criteri previsti dal bando. Uno degli elementi più rilevanti, cioè l’esperienza maturata dai partecipanti, nel bando è formulato in modo contraddittorio: in una parte del bando si fa riferimento all’esperienza “sul territorio”, mentre in un’altra all’esperienza “nell’immobile”. Questa differenza non è solo terminologica, perché il regolamento di Roma Capitale attribuisce uno specifico rilievo proprio all’esperienza maturata nell’immobile oggetto della concessione. Ne deriva che, se si considera il criterio del “territorio”, il bando rischia di porsi in contrasto con il regolamento, mentre se si considera quello dell’“immobile”, la valutazione effettuata dalla Commissione appare difficilmente giustificabile. Su questo criterio è stato attribuito lo stesso punteggio sia all’Associazione Casale Garibaldi, unica ad aver gestito direttamente l’immobile per quasi quarant’anni, sia ad altri concorrenti che non vi hanno mai svolto attività. Si tratta di una equiparazione che evidenzia profili di illogicità manifesta, difetto di proporzionalità e travisamento dei fatti, poiché non è chiaro come esperienze così differenti possano essere considerate equivalenti. 7. Sulla valutazione complessiva dei progetti la Direzione tecnica si guarda bene di affrontare il merito, rifugiandosi nella palude di una “discrezionalità” aleatoria, astratta, non ancorata alle indicazioni della delibera 104 e dello stesso avviso pubblico. Quello presentato dalla nostra Associazione risulta ampio, dettagliato, costruito su una rete territoriale consolidata, su attività sociali plurali e già attive, con un bilancio puntuale, mentre gli altri progetti appaiono più sintetici, meno strutturati, formalmente deficitari. Nonostante ciò, i punteggi assegnati risultano molto simili. 8. La relazione mantiene la stessa postura sul criterio E, relativo alla partecipazione civica, alla democraticità dei processi decisionali e alla diffusione dei valori costituzionali. Si tratta di elementi chiaramente qualitativi, che richiederebbero una valutazione graduata, mentre il bando li ha trasformati in un criterio binario, basato su un semplice “presente” o “assente”. Questo meccanismo impedisce di distinguere realmente tra progetti diversi e finisce per appiattire la comparazione. La nostra Associazione ha ottenuto un immondo “OFF”, nonostante nel progetto siano presenti in modo evidente attività e strumenti coerenti con tali finalità, circostanza che viene contestata come difetto di istruttoria e travisamento dei fatti. Non si tratta di “discrezionalità”, ma di un clamoroso difetto nei criteri di logicità e coerenza. 9. Ultimo punto toccato dalla relazione: i soggetti risultati, al momento, “vincitori” hanno partecipato alla gara separatamente, ma al termine della procedura l’Amministrazione ha disposto un’assegnazione congiunta. Una scelta di questo tipo, tuttavia, dovrebbe essere prevista in modo chiaro e dettagliato nel bando, cosa che in questo caso non risulta avvenuta. Ciò comporta possibili violazioni dei principi di parità tra i concorrenti e di immodificabilità dell’offerta, poiché l’assetto finale dell’aggiudicazione non corrisponde a quello su cui si è svolta la competizione. Anche su questo, la relazione si rifugia in calcio d’angolo, gettando fumo negli occhi: “La giurisprudenza ammette forme di collaborazione tra operatori, purché non alterino la par condicio”, relativa a una sentenza del Consiglio di stato che non c’entra nulla con le procedure di un avviso pubblico relativo al patrimonio. Il succo del nostro ricorso è chiaro ed esplicito: la questione sottoposta al TAR non riguarda solo l’esito di una gara, ma il rispetto delle regole, la corretta applicazione dei criteri di valutazione e il riconoscimento del valore dell’esperienza maturata nel tempo nella gestione di un bene pubblico, con ricadute che coinvolgono non solo i soggetti direttamente interessati, ma l’intera comunità di riferimento. Di tutto questo, nella relazione della Direzione tecnica si parla poco o niente o male: i dirigenti hanno scelto invece il campo del posizionamento politico e della discrezionalità assoluta, che si scontra con i perimetri e le funzioni di un ufficio tecnico. Una grave forzatura dei ruoli, competenze e poteri che, a distanza di 9 anni fa, ripropone la stessa domanda: che fine hanno fatto l’interesse pubblico, gli indirizzi politici e le responsabilità di governo di Comune e Municipio? La mobilitazione continua, da qui non si muove nessun@. L'articolo L’UFFICIO PATRIMONIO VA ALLA GUERRA: CHE FINE HA FATTO LA POLITICA? proviene da Casale Garibaldi.
April 23, 2026
Casale Garibaldi
Napoli, 28 aprile: Presentazione “Scuole e università di pace. Fermiamo la follia della guerra”
MARTEDÌ, 28 APRILE, ORE 18.00 NAPOLI, LIBRERIA FELTRINELLI, VIA DEI GRECI Martedì, 28 aprile alle ore 18.00 presso la Libreria Feltrinelli a Napoli in via dei Greci si terrà la presentazione del volume di recente pubblicazione “Scuole e Università di pace. Fermiamo la follia della guerra” (Aracne, 2026), che raccoglie gli atti del II Convegno Nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. L’evento ha anche lo scopo di presentare le attività dell’Osservatorio, mai così importanti oggi, in una fase in cui sempre più minacciosi si fanno i venti di guerra, e in cui anche in Italia si assiste al preoccupante sviluppo di tendenze antidemocratiche: la repressione del dissenso spacciata per “sicurezza”, il ricorso alla violenza poliziesca e in generale lo svuotamento delle istituzioni rappresentative, in un contesto internazionale che vede dappertutto il ripristino delle leva obbligatoria. Interverranno: Michele Lucivero e Ludovico Chianese dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Antonia Esposito, Docenti per Gaza Davide Borrelli, docente Università Suor Orsola Benincasa L’ingresso è gratuito e aperto alla cittadinanza fino ad esaurimento posti. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Da Cosenza, dai SUD,  una nuova sfida comune
Facendo seguito al comunicato sull’Assemblea meridionale, tenutasi in quel di Cosenza lo scorso 11/12 aprile, ripreso dalla redazione siciliana di Pressenza.com, per completezza di informazione pubblichiamo adedso la nota politica conclusiva dei lavori, postata sulla pagina social de La Base_   A Cosenza abbiamo dato vita a due giorni di discussione e confronto importanti, dando seguito al percorso collettivo iniziato a Messina negli scorsi mesi e facendo insieme un ulteriore passo in avanti. Eravamo in tante, da ogni parte dei sud. Decine e decine di compagne impegnate sui territori hanno risposto alla chiamata alla discussione, confermando quanto questo momento fosse necessario. Lo abbiamo ribadito sin dall’inizio. È necessario uno spazio di confronto collettivo e permanente tra le realtà politiche e sociali impegnate nei sud, che i sud li vivono e che nei sud si autorganizzano. Uno spazio capace di rafforzare e amplificare la nostra azione e di sviluppare, attraverso la discussione collettiva, un nuovo pensiero sui sud, che aggiorni e attualizzi le lenti attraverso cui leggere i processi politici, sociali ed economici che attraversano i nostri territori. Tutto ciò con una consapevolezza comune che è emersa con chiarezza nel corso delle due giornate. La trasformazione radicale di cui abbiamo bisogno alle nostre latitudini può nascere solo dalla capacità di mettere in campo nuove mobilitazioni sociali e dal riconoscimento del conflitto e dell’organizzazione come strumenti fondamentali per costruire la forza necessaria a uno scontro con la controparte. Una controparte che ha prodotto le condizioni materiali che vediamo ogni giorno fuori dalle nostre porte: di distruzione dei territori, povertà, prevaricazione, emigrazione e sfruttamento. Una minaccia costante, quotidiana, per le nostre vite. Il cammino comune che abbiamo rafforzato in questi giorni rappresenta quindi un’urgenza e una necessità, un’assunzione di responsabilità collettiva. La scelta di mettere al centro i sud come pluralità è uno stimolo a riflettere sull’evoluzione dei processi di periferizzazione e marginalizzazione, su come il capitalismo estrattivista e la ridefinizione degli stati in senso competitivo, abbiano ridisegnato anche in senso spaziale le differenze territoriali, che non scompaiono, ma diventano più complesse: attraversano città e aree interne, centri e periferie, Nord e Sud. Territori caratterizzati spesso dalle stesse dinamiche socio-economiche, a lungo considerati come spazi a disposizione, sacrificabili, da mettere a valore e da cui estrarre risorse materiali e umane a vantaggio dei centri, attraverso la logica della “accumulazione per espropriazione”. Una logica di dominio sui territori che si intreccia con processi di marginalizzazione e valorizzazione estrattiva dei corpi, che colpiscono in modo specifico le donne e le soggettività non binarie nei contesti dei sud. Per questo, l’analisi e l’azione devono partire necessariamente da presupposti di intersezionalità, capaci di mettere in relazione le diverse matrici di oppressione e di svelare come esse si co-producono all’interno dei dispositivi di potere. Su questo stesso terreno di sfruttamento, dobbiamo contrastare le immagini più romantiche, quelle del turismo diffuso, dei borghi “autentici”, della cartolina “dove il tempo si è fermato”, perché funzionano come dispositivi di mercificazione, che riducono territori e vite a oggetti di consumo. Ciò che viene celebrato come qualità, o addirittura volano di “sviluppo”, diventa facilmente valore da estrarre, senza produrre trasformazioni materiali concrete per chi quei luoghi li abita quotidianamente. Ci siamo riconosciute come territori e soggettività che affrontano sfide comuni, a partire dalla crisi socio-ecologica che minaccia la nostra stessa esistenza, ma guardando anche oltre, alle tante periferie e aree marginali che dal resto d’Italia si estendono fino agli altri paesi del Mediterraneo. Le trasformazioni che interessano i nostri territori non possono essere comprese pienamente se non all’interno di dinamiche globali. Oggi, qui e ora, il meccanismo della guerra si configura come un paradigma di governo che assume forme molteplici e arriva fino a noi con grande forza. È un dispositivo che dobbiamo riconoscere e contrastare, dai piccoli paesi alle grandi città, individuando obiettivi chiari attorno ai quali mobilitarci. Riteniamo fondamentale che il Mediterraneo smetta di essere un mare di morte e torni a essere uno spazio di solidarietà e di mobilitazione internazionale contro la guerra globale. E proprio sul terreno delle mobilitazioni, le piazze dell’autunno contro il genocidio del popolo palestinese e il No al governo Meloni attraverso il referendum hanno rappresentato l’emersione di un’insoddisfazione crescente nel Paese, che arriva con forza dai Sud e dalle giovani. Una domanda politica chiara che ci riguarda. C’è una disponibilità al rifiuto della miseria di questo stato di cose che cogliamo collettivamente nei tanti territori che hanno contribuito alla discussione di questi giorni, uno stimolo importante per tutte a rafforzare le connessioni, ad interrogarsi su nuovi strumenti all’altezza della fase politica che viviamo. Abbiamo vissuto due giorni di entusiasmo e fiducia. Abbiamo rafforzato relazioni sincere e profonde. Ci siamo riconosciute come compagne. Nelle discussioni, dentro e fuori i momenti assembleari, abbiamo condiviso la soddisfazione per la ripresa di questo cammino comune, oltre le differenze e le specificità di ciascuna, nel segno del riconoscimento reciproco. Negli anni abbiamo visto diversi tentativi fallire, ma da Messina a Cosenza e nei prossimi appuntamenti che verranno abbiamo posto le basi per una storia nuova, forte della condivisione di un intento comune: rafforzare un luogo di discussione e confronto per amplificare le nostre voci, per connettere e potenziare le iniziative che conduciamo sui territori, per tenere viva una nuova riflessione sui Sud alla luce delle mutate condizioni globali e del Paese. Vogliamo vivere una vita bella e vogliamo avere la possibilità di viverla nei nostri territori. Questo processo dipende dalla nostra capacità d’azione, senza appelli a terzi e senza attese messianiche. Noi, qui e ora. È stato solo l’inizio. Da oggi siamo impegnate ad alimentare uno spazio di discussione comune da Sud per i Sud. Sono tanti gli appuntamenti che, città per città e territorio per territorio, ci vedranno protagoniste. Il prossimo 8 agosto torneremo a mobilitarci collettivamente a Messina, non solo contro il ponte in quanto infrastruttura, ma contro il ponte come modello di sviluppo che si vuole imporre ai nostri territori. Alla lotta. Per una nuova stagione di riscatto e conflitto sociale. I Sud si organizzano insieme.   IL DIBATTITO ASSEMBLEARE PUÒ SEGUITO È STATO TRASMESSO IN DIRETTA SU RADIO CIROMA.ORG         Redazione Sicilia
April 22, 2026
Pressenza
Servizi segreti e polizie: ancora abusi, corruzione, sfacciati crimini e impunità. La storia si ripete
Dalle inchieste su Equalize alla rete clandestina “Squadra Fiore” riemerge un sistema opaco fatto di dossieraggi, appalti miliardari, spionaggio illecito e collusioni tra apparati dello Stato e interessi privati, mentre il controllo democratico sui servizi segreti continua a restare una finzione[o.r.]   Le indagini sul caso “Equalize” e ora sul “gruppo clandestino Squadra Fiore” -una volta tanto- stanno scoprendo un po’ di altarini criminali dei servizi segreti e di alcune frange delle polizie in combutta con imprenditori e altri “esperti”. Come svelato da qualche storico (vedi in particolare vari articoli pubblicati su insorgenze.net da Paolo Persichetti, alcuni scritti di Aldo Giannuli e il recente libro di Giovanna Tosatti) non è affatto la prima volta che in Italia si scoprono pratiche criminali dei servizi segreti sempre governati secondo la logica del libero arbitrio, cioè senza mai alcun effettivo controllo democratico indipendente. Già per il caso Equalize l’indagine della Procura di Milano ho mostrato che non riguardava solo un sistema criminale, ma il rapporto tra informazione, potere e legalità. In particolare si capisce bene che nelle manovre di ogni sorta da parte di privati a beneficio dei loro affari finanziari ed economici, alla loro domanda di informazioni riservate corrisponde sempre un’offerta pronta a soddisfarla da parte delle agenzie istituzionali capaci di offrirla (vedi infra Mario Turla). Ma se ciò avviene è sempre perché non c’è mai controllo democratico di queste agenzie come del resto delle polizie in generale. Fra altro il registro dei titolari effettivi di queste informazioni resta sempre bloccato. Come scrive Turla in altreconomia.it: “esiste un sistema strutturato di accesso e utilizzo illecito delle informazioni contenute nei database pubblici. Secondo gli inquirenti siamo di fronte a una vera e propria “industria del dato riservato”, capace di operare su larga scala grazie a una combinazione di relazioni, competenze e soprattutto domanda che proviene da segmenti rilevanti del mondo economico e professionale”. Ma appare alquanto limitato pensare che tutto ciò risalga al nuovo codice di procedura penale del 1989 che introdusse la facoltà della difesa di svolgere indagini aprendo quindi la possibilità per soggetti privati di raccogliere informazioni anche “in via preventiva”. Ricordiamo che il mercato delle investigazioni private è sempre esistito e si è strutturato e consolidato grazie anche alle nuove tecnologie e al boom delle speculazioni finanziarie, potendo anche contare sulla disponibilità e la corruttibilità di appartenenti alle forze dell’ordine o ex.  Fra altri casi, si ricordi appunto l’allucinante caso Telecom-Pirelli che portò al rinvio a giudizio di 34 persone, tra cui vari dipendenti e agenti della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza (vedi wikipedia). Gli indagati erano inquisiti per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di pubblici ufficiali, rivelazione del segreto di stato, appropriazione indebita, falso, accesso abusivo a sistemi informatici, favoreggiamento e riciclaggio … Il processo durò 7 anni e alla fine fra patteggiamenti e riduzioni di accuse e pene quasi nessuno ha scontato pene in carcere e tanto meno mister Tronchetti Provera – ex presidente Pirelli – e Carlo Buora – ex amministratore delegato. Il caso dello spionaggio e le indagini su ex membri dei Servizi, imprenditori e sul gruppo clandestino “Squadra Fiore” (vedi qui .ilfattoquotidiano.it e qui indagini sul gruppo clandestino ‘SquadraFiore’) svela l’intreccio tra gli appalti dell’Aisi e la società dell’imprenditore Saladino. Fra gli indagati l’ex-vicedirettore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza –Dis-, Giuseppe Del Deo, e l’hacker Samuele Calamucci, indagati da parte del Ros su delega dei PM romani. Un’’indagine che riguarda anche quella per truffa e peculato a carico di ex appartenenti ai servizi; quindi sia l’intreccio tra gli appalti dell’Aisi e la società dell’imprenditore Saladino a cui tra il 2022 e il 2024 la principale agenzia italiana di controspionaggio avrebbe assegnato commesse dirette per oltre 39 milioni di europer la fornitura di jammer, software di riconoscimento facciale, impianti di videosorveglianza, sia gli spionaggi illeciti da parte della «Squadra Fiore» che coinvolgerebbe anche l’ex vicedirettore del Dis,Del Deo e Samuele Calamucci, l’hacker legato all’altra società di spionaggio Equalize e altri membri della squadra. Questo ex-vicedirettore del Dis sarebbe indagato anche per peculato per i 5 milioni di euro per contratti verso una società “amica”, la Sind, che si occupa di sistemi di riconoscimento facciale e biometrici (se ne guardi il sito: al di là della pretesa di connessioni con tutto l’apparato dello stato, mostra un potenziale super pervasivo). E’ anche indagato per truffa l’ex capo e fondatore della società Maticmind, Carmine Saladino. I fatti risalgono al 2022 e riguardato 7 indagati. Fra altri l’indagine riguarda anche è Vincenzo De Marzio, ex Ros, nome in codice “Tela”, legato ai Servizi segreti e Mario  Cella, uomo di fiducia prima di Leonardo Del Vecchio e oggi del figlio Leonardo  Maria. L’inchiesta è infatti collegata con l’altra indagine della procura di Milano sulla società milanese Equalize: i due gruppi si sarebbero scambiati informazioni top secret nascondendole dietro alla fornitura di banali servizi investigativi. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai Servizi segreti, Alfredo Mantovano, ha fatto sapere di aver adottato una linea di fermezza e preoccupazioni per la sicurezza nazionale e la tenuta del sistema di sicurezza. Ne avrebbe discusso con il Copasir -presieduto dal PD Lorenzo Guerini che segue sempre l’orientamento di Minniti, diventato grande soldale di Mantovano e della sig.ra Meloni. Ma ha subito difeso l’integrità dei Servizi che lavorerebbero anche per isolare eventuali talpe interne (siamo alla solita manfrina delle “mele marcie”). Ricordiamo che a proposito del caso Paragon, il sig. Mantovano al Copasir ha riassolto i servizi. L’Aisi e l’Aise hanno ammesso di avere in possesso il software israeliano, ma “di non averlo utilizzato nei confronti degli attivisti e giornalisti coinvolti in questa vicenda e avrebbero seguito le procedure in maniera legittima -SIC!- (Luca Casarini dell’ong Mediterranea Saving Humans e Francesco Cancellato di Fanpage furono spiati a mezzo di Paragon). E ricordiamo anche che Mantovano sul caso Almasri, il torturatore libico rimpatriato col volo di stato, ha difeso l’operato dei servizi segreti e del governo, mantenendo il segreto sui dettagli delle audizioni e sostenendo la legittimità delle azioni per la sicurezza nazionale, respingendo le accuse di favoreggiamento. In altre parole, come in passato grazie all’ex-sinistra (e in particolare ai vari Violante e Minniti), le destre oggi al governo garantiscono l’impunità dei servizi segreti deviati e nessuno evoca la sfacciata assenza del loro controllo politico democratico e indipendente, come del resto vale per tutto l’apparato militare e le forze di polizia (vedi osservatoriorepressione.info). Salvatore Turi Palidda
April 21, 2026
Pressenza
Salerno, è possibile una ciurma pirata movimentista per un municipalismo dal basso? Il dibattito è aperto
A Salerno è termina la brevissima vita della coalizione “liberale” tra Forza italiana e “riformisti”. Quello che sta succedendo a Salerno sembra una buona esemplificazione in scala del quadro nazionale. Al centro, immobile, la riproposizione stanca del modello amministrativo “ex-progressista” e neoliberale, “la sicurezza non è di destra né di sinistra”, la leadership verticale e “decisionista”, lo sguardo di sufficienza e superficiale sulla partecipazione civica. A Salerno un po’ di “liberali” stanchi di questo modello avevano messo su un’alleanza “neocentrista”: forzatalia, calendiani, renziani etc. Ovviamente è arrivato il contrordine: non c’è posto, come abbiamo visto anche nel referendum, per i moderati “liberali”, il loro posto è a destra, e ora i forzaitalia devono tornare in fila indiana a votarsi il candidato di Fratelli d’Italia, militante di partito e, significativamente, già responsabile nel partito del settore “migrazioni”. Non c’è nessun rinnovamento possibile centrista o liberale: l’unica possibilità, per chi voglia il cambiamento, è in rinnovate coalizioni partecipative, all’insegna dell’autonomia, di libertà ed eguaglianza, di nuove reti sociali e solidali . O barbarie o ecosocialismo, per parafrasare, lo stiamo vedendo anche nelle città. O modello neoliberale, o città ecologica, della cura, dei beni comuni, della riconversione nel segno della centralità della riproduzione sociale. Se la città vuole innovarsi non c’è centro “liberale” che tenga: dal “centro”, oggi si scivola immediatamente solo nella reazione pura e semplice. Così a Salerno è ora chiaro che l’unico tavolo possibile di rinnovamento postdeluca è quello offerto dall’alleanza Avs-M5s, con Franco Massimo Lanocita come sindaco candidato. Tutte le altre scelte sono irrimediabilmente a destra, i “liberali” sono una chimera al servizio delle forze governative e reazionarie. Il vero punto è se la richiesta di rinnovamento, che c’è nelle piazze – l’ultimo esempio ieri a Milano -, che c’è stata nel grande impegno nel referendum, che c’è nella ripresa dei movimenti pacifisti e solidali, nelle persone impegnate contro il genocidio in Palestina e contro il razzismo, può trovare una risposta nelle coalizioni di “sinistra” attuali. Almeno nelle città, possiamo provare a dire che una risposta a questa domanda ci può essere solo nella sperimentazione concreta: quanta inziativa collettiva dal basso, quanti esperimenti neomunicipalisti, quante candidature che siano “macchine” di condivisione, quanti concatenamenti di esperienze molteplici, eterogenee e legate ai movimenti, riusciranno concretamente a incrociare le “coalizioni” di sinistra? Più che la discussione sul campo largo e sulla sua “essenza”, sarà fondamentale la moltiplicazione di esperienze di innovazione condivisa e dal basso, a partire anche dai municipi. Possiamo forse cominciare a sperimentare da Salerno ciurme pirata alla One Piece, di movimento e municipaliste, costruite dal basso, che rafforzino la coalizione di rinnovamento che si ritrova attorno a Lanocita. Redazione Italia
April 20, 2026
Pressenza
Prossimo futuro n. 271 20 – 26 aprile
 Bollettino di informazione della redazione di Pressenza sugli eventi della prossima settimana. Inviare le notizie a redazioneitalia@pressenza.com entro la domenica prima dell’evento. Mappa dei presidi, incontri e cortei periodici per la pace https://shorturl.at/pWPkJ   Per segnalare il proprio presidio o gruppo: https://forms.gle/vXBn83i8vgY1rgYf8   Proiezioni locali in Italia della XXI Cerimonia Commemorativa Congiunta Il gruppo Italian Friends of Combatants for Peace   promuove, lunedì 20 Aprile l’organizzazione di eventi di comunità locali per la proiezione della Cerimonia Commemorativa Congiunta organizzata da Combatants for Peace e Parents Circle – Families Forum.  Cambiano 20 Aprile 2026丨19:00 Biblioteca civica di Cambiano, vicino Torino, via Lagrange n 1, Organizzato da Cambiano per Gaza, Le Storie di Carola e Luciana, Emergency-Santena, Sarte e Cuoche Ribelli, Munlab, Sereno Regis, Give Peace a Screen Rami Elhanan e Bassam Aramin del Parents Circle – Families Forum parteciperanno a una conversazione online dopo la cerimonia. Padova Ospitato da Arnon Naim Via San Massimo, 121, PADOVA 22 Aprile 2026丨19:00 Anagni Organizzato da Italian Friends of Combatants for Peace Biblioteca Comunale A. Labriola, Via Garibaldi 21, 03012 ANAGNI 20 Aprile 2026丨19:00 Milano Organizzato da CLN Resistenza Milano Spazio Pontano 35 – MILANO – via G. Pontano, 3 20 Aprile 2026丨19:15 Organizzato da Centro Filippo Buonarroti Centro Filippo Buonarroti, Via Rovigno 26 20 Aprile 丨19:00 Chiavenna (SO), ItaliaCombatants for Peace Organizzato da Luci per il Dialogo C/o Saletta Società Operaia, Via Chiarelli 20 Aprile 丨19:00 Livorno Organizzato da Italian Friends of Combatants for Peace Centro  olistico “Abitare le soglie” via Micali 22 Livorno (Italy) Prima della proiezione: la coreografia “La pace, la vera cura” di un gruppo di danza integrato 20 Aprile 2026 丨19:00 Barberino di Mugello circolo Arci Bruno Baldini di Barberino (FI) Corso Bartolomeo Corsini 59 20 Aprile 2026 丨19:30    Arte, pace e nonviolenza lunedì 20 aprile a Palermo alle ore 17,15 nei locali della Fondazione Parrino (Via Brigata Aosta, 15) Maria Antonietta Malleo, docente dell’Accademia di Belle Arti e rappresentante IFOR presso Unesco parlerà di “Arte e nonviolenza nella Primavera Araba”; Gianmarco Pisa, formatore e peace keeper civile, parlerà di “Patrimoni culturali e corpi civili di pace in contesti di crisi e di conflitto”; Delia Russo, artista, arteterapeuta e docente presso Milano Bicocca, parlerà su “gentilgesto, l’arte si fa nella relazione”. Iniziativa della Comunità dell’Arca di Lanza del Vasto, Fondazione Emanuele Parrino, Officina Siciliana di Nonviolenza. La scheda del libro è al link: https://www.multimage.org/libri/piu-eterno-del-bronzo-educazione-alla-cultura-e-semantica-del-monumento    Circuiti di carta. Il fascismo e la diffusione della cultura in tredici libri Lunedì 20 e martedì 21 aprile a Palermo nel Complesso Monumentale dello Steri, Sala delle Capriate (Piazza Marina, 61) si svolgerà un convegno internazionale promosso dall’Istituto Gramsci Siciliano. Relatori e relatrici, partendo dall’analisi di un singolo libro, si interrogheranno sulla circolazione del sapere nel ventennio fascista (traduzioni, circuiti accademici, legami con le istituzioni, etc.). Link al programma dei lavori: https://www.fondazionemariorubino.org/2026/04/08/20-21-04-2026/   Educazione che libera 21 aprile ore 18:30 via Giulio Petroni 101, Bari L’educazione come ponte verso la libertà: riscoprire il valore dell’inclusione per accogliere le fragilità e ridurre le distanze che dividono la società Relatori: Nicola Calace – Comunità Sant’Egidio Bari don Luca De Muro – Salesiani Bari don Angelo Garofalo – Ufficio Scuola Arcidiocesi Bari-Bitonto Tina Gesmundo – Liceo Scientifico “Salvemini” Bari suor Francesca Palamà – Istituto “Preziosissimo Sangue” Bari Per maggiori informazioni: https://www.facebook.com/photo/?fbid=1353734250124664&set=a.462406715924093 Missionari Comboniani Bari combobari@yahoo.it GUERRE, ARMI E AMBIENTE. DIFENDERE LA PACE, SALVARE IL PIANETA mercoledì 22 Aprile | ore 14.30 – 17.30 Sala di lettura della Fondazione Luigi Micheletti via Cairoli, 9, Brescia, Italia  Per gli studenti delle superiori di Brescia è prevista una conferenza: “Vogliamo pannelli solari non bombe” di Luca Mercalli   Scenari di Nonviolenza e Pace per il XXI Secolo. Ascoltare il monito di Günther Anders Mercoledì 22 aprile, Ore 17:15, Aula 3 piano terra del corpo centrale FACOLTA’ DI STUDI UMANISTICI, Via Is Mirrionis, 1. Università degli Studi di Cagliari, Dipartimento di Pedagogia, Psicologia, Filosofia – Comitato Riconversione RWM – WarFree-LIBERU DAE SA GHERRA Intervengono: Salvatore Deiana, ricercatore di Pedagogia generale e sociale, UNICA La nonviolenza di Gandhi e Galtung per il XXI secolo Gabriella Baptist, professoressa associata di Filosofia morale, UNICA Piangere il futuro Arnaldo Scarpa, autore del libro, Con Günther Anders. Per agire prima che sia troppo tardi, Sassari, Catartica Edizioni, 2026 PIANETA, AMBIENTE E PACE – UNO SGUARDO FEMMINILE mercoledì 22 Aprile | ore 17.00 – 19.00 ZAC! Zone Attive di Cittadinanza – Movicentro via Dora Baltea, 40b, Ivrea  All’incontro interviene Elena Camino, del Centro Studi Sereno Regis di Torino, già docente di Fondamenti di Sostenibilità e ricercatrice in Didattica delle Scienze Naturali all’Università di Torino, oltre che membro del comitato di redazione della rivista Visions for Sustainability. Tra le sue pubblicazioni: Discordie in gioco – Capire e affrontare i conflitti ambientali (ed. Meridiana). Introduce Norberto Patrignani. L’incontro si inserisce nel percorso avviato dalle molte organizzazioni e persone che partecipano ogni sabato mattina e da oltre quattro anni, al Presidio per la pace in Piazza Ferruccio Nazionale a Ivrea, di fronte al Municipio.   Naturalandia GIOVEDI’ 23 APRILE – ORE 18 Cagliari – Teatro Sant’Eulalia, via del collegio 2   Multimage – Theandric – Love Sharing Presentazione del libro di Carlo Bellisai, NATURALANDIA, Multimage 2026. Dialogherà con l’autore Pierpaolo Loi Letture di Virginia Siriu Intervento musicale di Anna Pau Questo libro si propone nella doppia veste di libro di poesie per bambini e di piccolo manuale sull’uso educativo della poesia stessa, corredato da proposte di attività e giochi di gruppo. Quindi utile non solo in famiglia, ma anche nei contesti formativi più ampi, come scuole, biblioteche, ludoteche.   Kit per l’arrivo a Scuola dell’Intelligenza Artificiale e formazione Giovedì 23 aprile, ore 18.00-19.30 on line  A seguito della pubblicazione delle Linee Guida per l’introduzione dell’I.A. nelle scuole, il MIM ha diffuso un Avviso Pubblico per la formazione del personale, che prevede anche il coinvolgimento di studenti/esse e famiglie. Per questo motivo i Cobas hanno ritenuto urgente proporre un brevissimo “kit in-formativo”. Il kit sarà presentato on line. per iscriversi: https://cloud.cubsur.it/index.php/apps/forms/s/CxZoyHHLKtJ4ezZTpAKYiknj   Presidio donne per pace Venerdì 24 aprile a Palermo, a Piazza Verdi dalle 17 alle 19, si rinnova l’appuntamento periodico e regolare, avviato dallo scoppio della guerra in Ucraina, delle donne per la pace che invitano la cittadinanza ad essere presente contro tutte le guerre e i genocidi, per il disarmo, la nonviolenza e la giustizia sociale e climatica.    Festa della Liberazione Sabato 25 aprile a Palermo, dopo il consueto corteo dell’ANPI, dal cippo di Cefalonia, al Giardino Inglese, sino alla scalinata del Teatro Massimo, dove si susseguiranno interventi e il concerto della banda municipale, dal primo pomeriggio, come lo scorso anno, realtà del mondo del volontariato, circoli Arci e centri sociali si daranno appuntamento a Piazza Casa Professa con i propri stand, per concludere con il concerto serale. Centro ASCE Strada Statale 387, Selargius (CA) – 25 APRILE  Ore 16:00 – 19:00 COLORI DI TERRA Laboratorio di tintura naturale con Mohammed Hida – Biishoss, artista e fashion designer palestinese, che esplora il potenziale artisitico e politico della tintura naturale e della eco-stampa botanica. PRENOTAZIONE entro il 23/4/2026   Pratiche di pace, musica meditazione e comunicazione nonviolenta Domenica 26 aprile ore 15,00 VILLA STROZZI FIRENZE 28 ammivrsario di Cori Ensemble;  Direzione Artistica Fiorella Buono . Programma ORE 15.00 “La Pace è ogni passo” Ritrovo nel parco, meditazione camminata guidata aperta a tutti, a cura di Queer Sangha Firenze Gruppo Arcobaleno di Pratica Zen nella tradizione di THICH NHAT HANH – Plum Village. Ore 15.30 “Buon Compleanno” Cori Ensemble Direzione Maestra Fiorella Buono Ore 16.00 “Nonviolenza in azione” a cura di Piccola Scuola di Pace “Gigi Ontanetti”  Proiezione di: “Chi sono i combattenti per la pace” Pratica guidata da: Irene Labate e Olivier Turquet Piccola Scuola di Pace Isolotto Ore 16.30 “A far la guardia alla libertà” Selezione di canti. Coro “Le Musiquorum” Direzione Maestra Maria Grazia Campus Ore 17.00 CNV – Comunicazione Nonviolenta a cura di Claudia Baietta e Shadir Gabriele Ciavarra; Presentazione metodo e video sull’ideatore Marshall Rosemberg Dimostrazione pratica interagente con il pubblico Ore 17.30 “… E la Pace ci sarà” con Enzo Carro ORE 18.00 “Corale Quarta Eccedente” Direzione Maestro Fabio Cavaciocci   Sono presenti stand di Emergency Firenze – CNV – Piccola Scuola di Pace Gigi Ontanetti – Queer Sangha Firenze Giornate Globali di azione contro le spese militari LE GIORNATE GLOBALI DI AZIONE CONTRO LE SPESE MILITARI 2026 SI SVOLGERANNO DAL 10 APRILE AL 9 MAGGIO La guerra e i conflitti si diffondono come un incendio sotto questa (non così nuova) legge del più forte imposta da Paesi come gli Stati Uniti o Israele. In risposta, molti governi nel mondo sembrano allinearsi a questa tendenza, scegliendo di aumentare le proprie spese militari anziché percorrere strade alternative. Dal 10 aprile al 9 maggio si svolgerà la 15ª edizione delle Giornate Globali di Azione contro le Spese Militari (GDAMS), che potrebbe rivelarsi l’edizione più importante di sempre. Se sei contrario alla guerra e alla militarizzazione e credi in alternative fondate sulla pace e la giustizia, unisciti a noi in queste #GDAMS e chiedi tagli sostanziali alle spese militari! Puoi partecipare organizzando una tua iniziativa o supportando le azioni che si svolgeranno in tutto il mondo. Restate sintonizzati, condividete con altri e seguite il nostro profilo per gli ultimi aggiornamenti! Le GDAMS 2026 includeranno: * 10 aprile: Evento di lancio delle GDAMS * 15 aprile: Tax Day negli USA (Giorno delle tasse) * 22 aprile: Giornata della Terra * 27 aprile: Pubblicazione dei nuovi dati SIPRI sulle spese militari (dati relativi al 2025) * 9 maggio: Giornata europea della pace Il nostro Appello 2026 è aperto alle adesioni (solo per organizzazioni) Puoi firmarlo qui   Mostra esperienziale polvere di guerra  24 febbraio 2026 ore 11:00 via G. Mameli, 10, Casale Monferrato (AL) Mostra esperienziale polvere di guerra dalle macerie alla costruzione di pace progettata da CARITAS DIOCESIANA PIACENZA-BOBBIO insieme ad AMNESTY INTERNATIONAL ed EMERGENCY di Piacenza e realizzata in cooperazione con docenti e studenti del corso di grafica dell’Endofap Don Orione e del Liceo Artistico Cassinari di Piacenza. Ogni suo allestimento offre ai visitatori l’occasione di sperimentare la peculiare esperienza vissuta all’interno delle suggestive ambientazioni create con opere artistiche, fotografie, infografiche, docufilm e oggetti e svolgendo le attività ludo-didattiche condotte nel percorso espositivo. La sua esposizione a Casale Monferrato coinvolge numerosi volontari, è coordinata dal gruppo di praticanti la settimanale MEZZ’ORA DI SILENZIO PER LA PACE E LA GIUSTIZIA SOCIALE in collaborazione con l’Associazione E-FORUM di Casale Monferrato e la Cooperativa sociale CRESCERE INSIEME e viene realizzata con sostegno della Fondazione SOCIAL e patrocinio della CITTÀ DI CASALE MONFERRATO. Alla sua promozione collaborano anche la sede a Casale Monferrato di Società cooperativa EQUAZIONE ONLUS, il CSVAA / CENTRO SERVIZI PER IL VOLONTARIATO ASTI ALESSANDRIA, il gruppo volontari EMERGENCY di Alessandria e la circoscrizione Piemonte – Valle d’Aosta di AMNESTY INTERNATIONAL ITALIA.   Mostra interattiva pace e nonviolenza attiva ora! Un’iniziativa dedicata alla promozione della nonviolenza attiva e della cultura di pace nella nostra comunità. Biblioteca Comunale Gallicano – locali CIAF La mostra sarà  visitabile fino a fine maggio 2026. La mostra è organizzata da  Il Team Organizzativo COPEUU Italia  Corrente Pedagogica Umanista Universalista con la collaborazione di: La Comunità, Centro Estudios Humanistas Nuevo Civilizacion. Con il Patrocinio del Comune di Gallicano Redazione Italia
April 20, 2026
Pressenza
Colle Val d’Elsa (SI), 22 aprile: “Ripudiamo le guerre, Riprendiamoci il futuro”
MERCOLEDÌ, 22 APRILE 2026, ORE 19:30 CIRCOLO AGRESTONE DI COLLE DI VAL D’ELSA In un contesto globale segnato dall’escalation bellica e da una spinta sempre più aggressiva verso il riarmo, il Forum per la Pace Valdelsa promuove un momento di riflessione e mobilitazione collettiva per mercoledì 22 aprile 2026, a partire dalle ore 19:30. Si terrà, dunque, presso il Circolo Agrestone di Colle di Val D’Elsa l’iniziativa “Ripudiamo le guerre, Riprendiamoci il futuro”. L’evento inizierà con un apericena vegetariano (su prenotazione: 3472156117) e proseguirà alle 20:30 con un dibattito che vedrà la partecipazione di: Serena Tusini, Osservatorio Contro la Militarizzazione delle Scuole e delle università Marco Bersani, Attac Italia Movimento NoBase Pisa (in collegamento da remoto). -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Niscemi e le responsabilità dal sen fuggite
Niscemi frana, oltre un centinaio di famiglie vengono fatte sfollare, diverse centinaia di persone rimangono senza tetto, ma non è il 25 gennaio di quest’anno: è, invece, il 12 ottobre 1997 quando vi fu un primo significativo evento franoso del comune in provincia di Caltanissetta, secondo soltanto al catastrofico rivolgimento tellurico del 1790 che aprì un baratro tra i terreni di sabbia e argilla a testimonianza dell’alto livello di instabilità della zona. La frana del 25 gennaio scorso è stato un evento altrettanto se non più drammatico di quello del 1997, considerata l’estensione di quattro chilometri di lunghezza, il dislivello creatosi che in alcuni punti ha raggiunto i 55 metri e la massa di detriti creata superiore a quella del Vajont, ma non imprevedibile, proprio a causa del precedente che risale a quasi trent’anni fa. Negli anni passati sono state emanate una serie di ordinanze di protezione civile per la messa in sicurezza del territorio che sono rimaste lettera morta. Sul sito della Protezione Civile nazionale è possibile ricostruire la sequela dei provvedimenti adottati, a partire dall’ordinanza 2703/1997 con la quale l’Assessore regionale con delega alla protezione civile è stato a suo tempo nominato commissario per l’attuazione degli interventi d’emergenza.  È proprio a causa di questa trentennale situazione di sostanziale inerzia negli interventi di consolidamento, finanziati per un importo pari a circa 12 milioni di euro, che la Procura di Gela ha iscritto nel registro degli indagati 13 persone fra cui gli ultimi quattro Presidenti della Regione, da Raffaele Lombardo fino a Renato Schifani passando per Rosario Crocetta e Nello Musumeci, attuale ministro con delega alla protezione civile che aveva tuonato contro “gli sciacalli anche in giacca e cravatta” all’indomani dell’evento franoso. Il reato contestato è disastro colposo e danneggiamento a causa di frana per non aver eseguito i lavori e non aver applicato le ordinanze della Protezione civile nazionale sulla mitigazione del rischio. Nell’inchiesta, che in questa prima fase avrebbe individuato responsabilità a partire dal 2010, sono coinvolti anche i responsabili della Protezione civile regionale succedutisi nello stesso periodo Pietro Lo Monaco, Calogero Foti e Salvatore Cocina, i dirigenti preposti agli uffici contro il dissesto idrogeologico Vincenzo Falgares, Salvatore Lizio, Maurizio Croce, Sergio Tumminello e Giacomo Gargano nonché la responsabile dell’associazione temporanea di imprese che doveva eseguire le opere di mitigazione Sebastiana Coniglio. Ovviamente i politici coinvolti hanno da subito messo le mani avanti esprimendo piena fiducia nell’operato della magistratura (certo, dopo la mazzata del referendum qualche correzione nella linea di condotta andava apportata!), ma dichiarando la propria estraneità verso qualsiasi responsabilità ascrivibile agli eventi calamitosi. Schifani, attuale Presidente, è “convinto che la magistratura accerterà i fatti in tempi brevi” e affronta questa situazione “con tranquillità, consapevole di aver sempre operato con correttezza e senso delle istituzioni”. Musumeci è sereno come Schifani se non di più e parla di “atto dovuto” da parte della Magistratura: “quello che dovevo dire l’ho già detto in Parlamento”, facendo riferimento alle comunicazioni rese all’Aula ai primi di febbraio con le quali è parso scaricare tutte le responsabilità sugli amministratori locali piuttosto che assumersene in prima persona. Anche Lombardo, manco a dirlo, parla di atto dovuto e dichiara la sua estraneità ai fatti. Rosario Crocetta, unico fra gli indagati ad essere stato Presidente di una coalizione di centrosinistra, rivendica addirittura la propria azione contro il dissesto: “il mio governo ha stanziato ben 500 milioni finanziando tutti i progetti segnalati e riguardo a Niscemi non abbiamo ricevuto alcuna richiesta”. Siamo alle solite: chi ha responsabilità di governo cerca sempre di tirarsene fuori quando viene chiamato in causa, salvo poi individuare qualche capro espiatorio da offrire in pasto all’opinione pubblica. Inutile dire che i commenti della politica alla vicenda sono tutti orientati in ragione degli schieramenti di appartenenza, con espressioni di massima solidarietà da parte del centrodestra (anche per Crocetta!) e, al contrario, richieste di dimissioni da parte del centrosinistra.  Qui torniamo su un punto che avevamo già trattato quando Schifani aveva invitato i propri dipendenti ed i cittadini a denunciare i casi di cattiva amministrazione: vuoi vedere che alla fine la responsabilità andrà a ricadere proprio sull’incolpevole cittadino?  Di una cosa siamo sicuri, al momento: davanti a questo ennesimo scaricabarile le conseguenze le stanno pagando coloro che hanno perso le case allora come oggi e che ancora aspettano risarcimenti e soluzioni adeguati ai danni subiti. E insieme a loro le pagano i siciliani che si ritrovano un territorio devastato, le infrastrutture inadeguate e le vie di comunicazione che cadono a pezzi, ma a cui un Ponte non si nega mai! Enzo Abbinanti
April 20, 2026
Pressenza
Grande successo con circa 600 partecipanti al Convegno nazionale dell’Osservatorio “Il Trauma della guerra” a Torino
Si è svolto a Torino venerdì 17 aprile il III Convegno nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, promosso e sostenuto dell’ente formatore Scuola e Società, che quest’anno ha inteso affrontare le tematiche della militarizzazione sotto la lente dell’orrore provocato della guerra, infatti il titolo sul quale le relatrici e i relatori sono state/i chiamate/i a confrontarsi è stato: Il Trauma della guerra. Tra storia, economia, diritto ed educazione dalla Prima Guerra Mondiale ad oggi. Dopo le due edizioni precedenti a Roma (qui il convegno del 2024 e qui quello del 2025), quella di quest’anno a Torino presso la sala del Gruppo Abele è stata di fatto l’edizione che ha riscosso più successo di pubblico tra le iniziative organizzate dall’Osservatorio con circa 400 partecipanti online e circa 200 in presenza. Si tratta di un successo che conferma la scelta di privilegiare una città che è diventata un interessante laboratorio politico, dopo i fenomeni di repressione del dissenso e di restrizione degli spazi di democrazia con lo sgombero del centro sociale Askatasuna. Ma si tratta anche della conferma del fatto che molte persone si stanno accorgendo di ciò che l’Osservatorio denuncia da anni, e cioè che l’orizzonte della guerra, che ci stiamo lentamente abituando ad accettare, necessita di un universo simbolico, di una narrazione mediatica e di una struttura economica che vengono costruite nelle scuole e nelle università. Il convegno, aperto dal saluto di Lucia Bianco, responsabile del Gruppo Abele che ha ospitato l’evento, e da Giovanna Lo Presti di Scuola e Società, che ha permesso che il Convegno valesse come aggiornamento per i/le docenti, è stato introdotto da Roberta Leoni, presidente dell’Osservatorio, la quale ha spiegato le motivazioni che hanno condotto l’organizzazione a concentrarsi sul tema del Trauma della guerra in continuità con il il convegno dello scorso anno, di cui vengono presentati gli atti nel volume Scuole e università di pace. Fermiamo la follia della guerra. Il primo contributo del convegno è arrivato da Bruna Bianchi, docente di storia contemporanea e storia delle donne presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. La professoressa ha dimostrato quali furono le risposte di coloro che, durante la Prima Guerra Mondiale, una volta ritrovatisi al fronte, presero coscienza del loro rifiuto alla guerra. Attraverso una elegante collezione di documentazioni manicomiali, fotografie e estratti di diari, l’intervento è andato via via riabilitando la figura del disertore. Un’interessante evoluzione, a livello collettivo, che partendo dalle psicosi e passando per forme di disobbedienza e diserzione individuale (e relativa repressione) arriva a una delle ultime foto, in cui una squadra intera (meno uno) di soldati sorride. Essi hanno disertato insieme e inviano la foto al loro (ex) comandante! (In fondo trovate le slide dell’intervento). Carlo Greppi, storico e scrittore torinese, ha affrontato il tema della guerra nella sua declinazione di resistenza armata al nazifascismo nel corso della Seconda guerra mondiale e, in particolare, si è soffermato sulla dimensione internazionale della resistenza stessa, così come viene delineata in maniera più circostanziata nel volume Storia internazionale della Resistenza italiana. Greppi ha evidenziato il nesso tra la lotta antifascista della prima ora e la strutturazione della resistenza armata. CARLO GREPPI: «IN GUERRA SI COMBATTE PER LA PATRIA, QUANDO SI RIFIUTA LA GUERRA SI COMBATTE PER L’UMANITÀ». A seguire Maurizio Bonati, medico dell’Istituto Mario Negri di Milano, attraverso ampi passi del suo lavoro scientifico pubblicato ne volume Il cronico trauma della guerra ha evidenziato con drammatica abbondanza di dati quantitativi le conseguenze di lungo periodo dei conflitti armati, soffermandosi sugli effetti di malnutrizione e carestia sui civili, in particolare sui bambini e le bambine, e mettendo in evidenza il tema della cronicizzazione dei danni dovuti a questi fenomeni. L’intervento ha permesso di aprire un’ importante riflessione sulla fame come arma di guerra, fenomeno che risulta di tragica attualità nella striscia di Gaza. (In fondo trovate le slide dell’intervento). Don Nandino Capovilla, parroco a Marghera e autore con Betta Tusset del volume Sotto il cielo di Gaza, portando sulle spalle una kefiah palestinese, ha costruito il suo intervento partendo da una foto (in basso) che aveva comprato anni fa nella libreria di Gerusalemme, già allora bersaglio di ripetuti attacchi israeliani. La foto ritraeva due bambine a scuola in un Campo di Rafah nel 1979, entrambe con una mano alzata a chiedere la parola, perché hanno qualcosa da dire. L’immagine evoca un diritto alla scuola brutalmente calpestato, da cui traspare la durezza di una realtà dove le scuole e le università vengono appositamente colpite e poi riempite di mine, in un atto ragionato e deliberato che porta don Nandino a parlare di scolasticidio. Anche don Nandino, come altre relatrici e relatori, mostra la volontà di rinascita e resistenza in questa realtà, infatti, tenendo una “mano alzata”, anche lui come le bambine, e leggendo qualche riga di Hanno ucciso Habibi di Shrouq Aila narra di un popolo che, nonostante tutto, continua a studiare e crescere. Dalle parole di Luigi Daniele, docente universitario presso l’Università degli studi del Molise ed esperto di diritto dei conflitti armati, traspare come il genocidio nel territori occupati palestinesi segni la fine di tre secoli di pensiero politico. Oggi guerra, terrorismo di Stato e genocidio sono una cosa sola: sono la forma in cui gli Stati moderni occidentali perseguono i proprio interessi nazionali. Ma la “democrazia” esiste ancora e anzi si definisce proprio come antitetica a tutto questo, sia come fine sia come mezzo, in un finale di presentazione che ci anima e tanto ci ricorda Les Justes di Albert Camus. LUIGI DANIELE: «NON ESISTE UNA GUERRA PER DIFENDERE LA DEMOCRAZIA. GUERRA E DEMOCRAZIA SI COMBATTONO SEMPRE, TALVOLTA ALL’ULTIMO SANGUE. LA GUERRA È IL TERRENO PIÙ FERTILE DEI TOTALITARISMI». Partendo da alcune citazioni dei precedenti interventi, e chiudendo con La guerra che verrà (1939) di Bertold Brecht, Francesco Schettino, docente di economia politica, ha guardato al tema del trauma della guerra attraverso una lente economica, dal momento che sistema economico capitalistico trova sempre il modo di risolvere le proprie crisi attraverso la guerra. Schettino ha mostrato e motivato la presenza di una crisi globale attuale che altro non è che un tentativo statunitense di mantenere una supremazia economica già perduta all’inizio degli anni 2000 a favore della Cina, aggiungendo ancora un tassello alla pluralità di sguardi del convegno. ((In fondo trovate le slide dell’intervento). Infine, Serena Tusini, docente e tra le fondatrici dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, ha illustrato i meccanismi attraverso i quali la leva sta tornando in diversi Paesi europei. Facendo riferimento ai concetti di difesa totale e di resilienza, ha sottolineato come la distinzione tra civile e militare sia superata all’interno di un processo d israelizzazione delle nostre società. L’obiezione di coscienza nelle sue forme storiche non è più dunque praticabile e occorre trasformarla in obiezione totale, così come occorre trasformare la resilienza in resistenza. Davanti ad uno scenario geopolitico decisamente cambiato rispetto al passato, dunque, in cui le vecchie categorie sono state sostituite da nuove e in cui l’ordine mondiale si regge su un sistema politico ed economico che fa affari con la guerra, occorre che la società civile si decida ad assumere prese di posizione più radicali per fermare il Trauma della guerra. E anche davanti alla necessità di difendere la Patria, quando la Patria è governata da chi si lancia nell’offesa della Patria degli altri, sarebbe il caso, come suggerisce in chiusura Michele Lucivero, docente e attivista tra i fondatori dell’Osservatorio, di ritornare a leggere le parole che don Lorenzo Milani indirizzava nel 1965 ai cappellani militari: Non discuterò qui l'idea di Patria in sé. Non mi piacciono queste divisioni. Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri. E se voi avete il diritto (…) di insegnare che italiani e stranieri possono lecitamente anzi eroicamente squartarsi a vicenda, allora io reclamo il diritto di dire che anche i poveri possono e debbono combattere i ricchi. E almeno nella scelta dei mezzi sono migliore di voi: le armi che voi approvate sono orribili macchine per uccidere, mutilare, distruggere, far orfani e vedove. Le uniche armi che approvo io sono nobili e incruente: lo sciopero e il voto. Qui alcune immagini del Convegno Il Trauma della guerra. Tra storia, economia, diritto ed educazione dalla Prima Guerra Mondiale ad oggi a Torino. In fuga dalla guerraDownload Il trauma della guerra_Torino 2026Download economia_guerra_torino SchettinoDownload UN SENTITO RINGRAZIAMENTO VA ALLE RELATRICI E AI RELATORI CHE HANNO ACCETTATO DI PARTECIPARE AL NOSTRO CONVEGNO NAZIONALE, MA ANCHE ALLE CIRCA 600 PERSONE CHE HANNO SEGUITO E APPREZZATO L’INIZIATIVA. IL VOSTRO SUPPORTO, ANCHE CON UNA PICCOLA DONAZIONE, È FONDAMENTALE PER CONTINUARE A LAVORARE NELLA DIREZIONE PACIFISTA E ANTIMILITARISTA. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Il comune di Palermo apre allo spazio sociale del S. Basilio: si riconosce il valore della funzione svolta
Leggo e mi rallegro per la palestra popolare e il San Basilio, visto che dagli uffici comunali arriva un’apertura per quanti in questi anni lo hanno occupato con iniziative e idee che hanno messo in pratica una differente prospettiva sui beni comuni. La notizia rassicura quanti giustamente si attendevano il rischio di uno sfratto dopo che il progetto esecutivo per il recupero e la rifunzionalizzazione dell’immobile è stato approvato e che i lavori sono stati assegnati. Trovo anche ragionevoli ed equilibrate le parole dell’assessore (a cui non ho mai risparmiato le critiche) che riporto: “si passa da una fase di occupazione, nata anche in risposta al sottoutilizzo dell’immobile, a una fase in cui queste realtà diventano corresponsabili del luogo. L’aspetto più rilevante è il riconoscimento del valore della funzione che svolgono, non solo per le attività in sé, ma anche per le modalità con cui vengono realizzate: in una logica di sussidiarietà, in cui pubblico e privato collaborano, anche quando si tratta di privato sociale e solidale”. Ora io non ripeterò il luogo comune dell’antagonista che rifiuta la mediazione con le istituzioni denunciando lo snaturamento di un centro di lotta in una sorta di “fondazione culturale” o impresa commerciale. E non lo ripeterò proprio perché so che non c’è contraddizione nella pratica quando il bene comune non è una foglia di fico ma un pezzo di aggregazione e soddisfazione di bisogni reali della collettività. E il San Basilio lo è stato. Quello che resta però è il problema più generale, perché quell’ex convento (nei miei ricordi di adolescente era la palestra della mia scuola media in via Bandiera) oggi è in una zona cruciale, dove il costo delle abitazioni raggiunge e supera i 3.000 € a metro quadro e di affitti neanche a parlarne. Tutti i flussi di finanza per la valorizzazione eil recupero di quell’area sono andati a privati, con lo spopolamento e la fine delle attività che prima vi si svolgevano. Quella mia scuola media oggi da sovraffollata e popolare che era oggi è sottodimensionata e in un contesto di B &b e ristorazione diffusa, a lato di edifici oggetto di speculazione immobiliare. Insomma, quello che mi chiedo è se sia possibile dire “San Basilio resiste” senza che si possa dire qualcosa di simile per S.Agostino, via Bara o qualunque altra corsia di quel percorso che appare segnato in modo non reversibile. Allego a queste note il report sul finanziamento e la realizzazione di progetti analoghi al San Basilio e insinuo un dubbio: la loro realizzazione si è armonizzata con quella del De Seta o via dei Candelai? C’è un piano, e non mi riferisco ovviamente solo al PUMS, con la sua “cura del ferro” e la mobilità dolce, che si sta realizzando e sono sicuro che, a dispetto della buona fede e giusta causa, non è quello dei ragazzi di via S. Basilio. OPENCOESIONE.GOV.IT / OPENCOESIONE – ELENCO PROGETTI Michele Ambrogio
April 19, 2026
Pressenza