Arrivano anche i Parà per blindare Milano nella manifestazione di domani
Riprendiamo nel nostro angolo stretto tre interventi che riteniamo essere tra
loro connessi attorno alle tematiche securitarie, tendenti a restringere ogni
spazio di dissenso e volte a reprimere tutti i conflitti sociali che insorgono
attraversano una minacciosa crisi globale, con i sui riflessi bellici non solo
distruttivi sul piano della tenuta degli equilibri del pianeta, ma anche sulle
prospettive future dell’esistenza umana.
Dopo gli stravolgimenti dell’ordinamento giuridico in materia penale, a seguito
del varo emergenziale degli ultimi 9 decreti sicurezza (con l’introduzione di
tutta una serie di nuovi reati nella legislazione codificata, in uno anche con
significative modifiche ed integrazioni del quadro penalistico, ponendo in
essere aggravanti del reato che hanno appesantito il dettato comminatorio già
previsti dal codice vigente), oggi il nostro guardasigilli ha posto l’attenzione
sulla giustizia minorile e, in particolare, sul sovraffollamento delle carceri:
una crescita connessa alla logica repressiva securitaria dell’esecutivo, posta
in essere – sin dall’inizio dell’entrata in carica – con una serie di
provvedimenti che, a partire dal decreto antirave al decreto antimaranza
(passando per Caivano), “ha allargato le maglie della custodia cautelare – così
come ha sottolineato Michele Gambirasi, nell’articolo di oggi sul Il Manifesto –
portando per la prima volta nella storia anche gli Ipm al sovraffollamento”.
Nordio, nell’affrontare il tema per risolverlo, prevede di stanziare dei fondi
per l’ampliamento delle carceri minorili, ma anche quello di destinare ai minori
settori degli istituti di pena in atto occupati da maggiorenni. Quella del
carcere facile per i minori, in sostanza, è una linea – scrive ancora Gambirasi
– “che si sposa con le politiche dei quattro anni di governo, pronta a
ripresentarsi anche nel caso di Milano”. D’altra parte è lo stesso Nordio a
conferma questa linea di tendenza: «Una serie di arresti massicci nei confronti
di minori non era mai avvenuta. Vi sono dei momenti in cui è necessario
purtroppo spedire dietro le sbarre questi minori violenti».
L’altra grande novità della giornata è quella dei “Parà” che, salutati anche dal
sindaco Sala, affiancheranno le autorità di polizia nella gestione dell’ordine
pubblico. Non è passato il tentativo dell’attribuzione delle funzioni di
polizia giudiziaria, tuttavia -come viene evidenziato nel corsivo che introduce
l’articolo di Aurelio Angelini pubblicato stamani su Italia Libera online- : «la
sequenza dei decreti sicurezza segna un ulteriore slittamento autoritario e pone
una questione fondamentale di fedeltà alla Costituzione. Gli spazi del dissenso
si restringono, i poteri coercitivi si estendono e gli strumenti eccezionali si
normalizzano. Il rapporto tra cittadino e potere pubblico cambia così senza
alcuna dichiarata revisione costituzionale».
In altri termini, questo nuovo passaggio prefigura un capovolgimento
dell’attuale assetto ordinamentale dello Stato: «Ogni restrizione si legittima
con l’emergenza precedente e ogni ampliamento di potere appare una risposta
obbligata a una minaccia». Epperò, bisogna con forza affermare che: «Decisiva
non è l’efficacia dichiarata di una misura, ma la sua compatibilità con le
regole che delimitano i poteri statali. Una modifica strutturale dell’equilibrio
tra apparati militari, polizia giudiziaria e libertà fondamentali esige un
confronto parlamentare adeguato e un rigoroso controllo di costituzionalità.
Nemmeno il “libero commercio” può rovesciare la gerarchia dei valori». Richiama
a tal proposito Angelini nel suo pezzo l’art. 41 della COST., allorquando lo
stesso sancisce espressamente che il principio di tutela dell’iniziativa
economica privata è garantito, purché non in contrasto con l’utilità sociale né
in danno di sicurezza, libertà e dignità umana.
Chiude il nostro trittico di voci critiche Lavinia Marchetti che punta il dito
sulla necessità del governo di trovare il colpevole per le mancate risposte alle
incalzante crescita della domanda sociale. Scrive la nostra: «La psicoanalisi
conosce da tempo questo espediente, attraverso il quale un gruppo deposita su un
proprio membro gli elementi intollerabili della sua esperienza collettiva».
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> CELLA IMPAZZITA IL GUARDASIGILLI INTERVIENE SUGLI SCONTRI DELL’ULTIMO WEEKEND.
> NEL CAPOLUOGO LOMBARDO PERÒ LE CUSTODIE CAUTELARI SONO SOLO TRE.
> SOVRAFFOLLAMENTO ANCHE NEGLI ISTITUTI PER I RAGAZZI
Nell’ultimo decreto sicurezza, emanato ieri dal Quirinale, oltre ai 500 militari
che affiancheranno le forze dell’ordine per facilitare identificazioni, fermi e
arresti, si ribalta il sistema dell’imputabilità dei minori e si prevede la
flagranza differita anche per i minori.
Sinora nel capoluogo lombardo gli «arresti massicci» di cui ha parlato Nordio
contano tre ragazzi in custodia cautelare in carcere dei 35 arrestati tra sabato
e domenica. Per gli altri trentadue sono scattati l’obbligo di permanenza in
casa o il collocamento in comunità. Per i minori di 14 anni, quindi non
imputabili per legge, la procura dei minori di Milano ha fatto sapere che
procederà con «indagini anche socio-familiari, agli interrogatori dei ragazzi e,
ove ritenuta la pericolosità sociale, alla richiesta di applicazione di misure
di sicurezza e/o alla richiesta di apertura dei procedimenti amministrativi».
Anche davanti a questi numeri però Nordio ha ragione a descrivere gli istituti
minorili come «effettivamente in sofferenza», al massimo pecca di eufemismo. O
dimentica le responsabilità del suo ministero. Al 30 settembre 2026, secondo i
dati forniti da via Arenula, negli Ipm si contavano 557 persone detenute a
fronte di una capienza stimata tra i 516 e i 550 posti. Gli ingressi complessivi
nel corso dell’anno invece sono stati 821, di cui l’80% per custodia cautelare,
il 2025 ha chiuso a quota 1188. Nel 2022, prima del suo insediamento, le
presenze erano 381, mentre gli ingressi si fermavano a 1051.
«Più celle non sono la risposta. Il nostro ordinamento pone al centro il
recupero, l’educazione e il reinserimento sociale dei minori, principi che non
possono essere sacrificati sull’altare dell’emergenza sicurezza» ha ribattuto
l’Organismo congressuale forense. «La sicurezza non si costruisce aumentando i
posti in carcere, tantomeno minorile. Servono prevenzione, scuola, servizi
sociali, comunità educative adeguate, percorsi individualizzati e strumenti
capaci di intervenire sulle cause del disagio» hanno attaccato le toghe di Area.
MICHELE GAMBIRASI, LA SOLUZIONE DI NORDIO ALLA RABBIA GIOVANILE: PIÙ GALERE PER
I MINORI (ILMANIFESTO)
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> Esercito e polizia giudiziaria: lo scarto più grave
Attribuire all’Esercito funzioni di polizia giudiziaria non è un rafforzamento
meramente quantitativo. Solleva una questione di principio: quale ruolo si
intende assegnare alle Forze armate nella gestione del conflitto sociale e
nell’esercizio del monopolio della forza legittima verso i cittadini?
Non vanno confusi Carabinieri e Guardia di Finanza, forze di polizia a
ordinamento militare con specifiche attribuzioni e strutture operative, con i
reparti dell’Esercito impiegati in presidio e vigilanza.
Sul piano politico, affidare ai militari ulteriori compiti coercitivi rischia di
normalizzare la presenza dell’apparato militare nella gestione del dissenso
interno. Il precedente non si valuta sui tre mesi annunciati. Le misure
temporanee possono diventare permanenti e ridefinire nella prassi il rapporto
tra sicurezza e libertà. Scrive Bobbio ne Il futuro della democrazia: «L’unico
modo d’intendersi quando si parla di democrazia […] è di considerarla
caratterizzata da un insieme di regole […] che stabiliscono chi è autorizzato a
prendere le decisioni collettive e con quali procedure» (Einaudi, 1984, p. 4).
Decisiva non è dunque l’efficacia dichiarata di una misura, ma la sua
compatibilità con le regole che delimitano i poteri statali. L’emergenza non può
farsi scorciatoia per alterare equilibri e garanzie senza adeguato controllo
democratico.
La Costituzione non è un ostacolo alla sicurezza
Gli artt. 17 e 21 garantiscono la libertà di riunione e di manifestazione del
pensiero. Non sono concessioni dello Stato né diritti subordinati a convenienze
economiche o commerciali: sono condizioni della partecipazione democratica.
L’art. 52 prescrive che l’ordinamento delle Forze armate si informi allo spirito
democratico della Repubblica. La Costituzione affida, inoltre, ad autorità
civili e magistratura responsabilità e garanzie specifiche nella gestione della
sicurezza e dei poteri coercitivi. La memoria storica impone prudenza. La
militarizzazione dell’ordine pubblico e l’uso degli apparati coercitivi contro
il conflitto sociale appartengono a una storia che la Repubblica ha inteso
superare. I fatti di Milano del 1898, quando il generale Bava Beccaris impiegò
l’artiglieria contro la popolazione, mostrano gli esiti della sovrapposizione
tra potere militare e gestione delle tensioni civili. Ogni misura va valutata
nel contenuto, nei presupposti e nelle garanzie, ma l’emergenza non può
diventare giustificazione permanente. Il decreto-legge richiede, ex art. 77,
straordinari presupposti di necessità e urgenza. Una modifica strutturale
dell’equilibrio tra apparati militari, polizia giudiziaria e libertà
fondamentali esige un confronto parlamentare adeguato e un rigoroso controllo di
costituzionalità.
AURELIO ANGELINI, ITALIALIBERA.ONLINE, LA SICUREZZA COME DISPOSITIVO DI
RESTRIZIONE DELLE LIBERTÀ: «L’INOCULAZIONE “OMEOPATICA” DI AUTORITARISMO»
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> COME SI CREA UN “PROBLEMA” PER NON RISOLVERE I VERI PROBLEMI
L’intera questione sociale, con le sue seccanti implicazioni economiche, si è
lasciata rappresentare da qualche ragazzo incappucciato. Una semplificazione di
straordinaria efficacia. Seguiamone per un attimo i passaggi: il governo aveva
davanti a sé un problema che richiedeva di discutere la distribuzione della
ricchezza, l’impoverimento del lavoro salariato, il progressivo assoggettamento
delle città alla rendita immobiliare, i tagli massicci al welfare per destinare
le risorse agli armamenti, la questione della sua complicità con il genocidio,
una protesta pressante al Sud Italia dove nei supermercati gli scaffali sono
vuoti e i benzinai hanno quasi finito la benzina. E poi che succede? Dopo gli
scontri e le vetrine rotte disponeva di qualcosa di immensamente più
maneggevole. Un colpevole.
La psicoanalisi conosce da tempo questo espediente, attraverso il quale un
gruppo deposita su un proprio membro gli elementi intollerabili della sua
esperienza collettiva. L’identificazione proiettiva, di cui parlavo sopra,
consente di pensare una relazione nella quale ciò che viene espulso dalla
rappresentazione di sé trova un depositario esterno. Applicata alla nostra
rispettabilissima famiglia nazionale, l’operazione assume una certa
magnificenza. Una società organizzata intorno alla competizione economica,
capace di imporre privazioni durature a milioni di persone e di considerare la
coercizione una funzione ordinaria del governo, scopre improvvisamente di essere
minacciata dalla violenza. La riconosce con impressionante sicurezza nel ragazzo
che ha danneggiato una vetrina. Tutta la propria aggressività istituzionale,
esercitata attraverso la violenza coercitiva e i pieni poteri di polizia e di
repressione, può così presentarsi sotto le sembianze della responsabilità,
mentre quella degli esclusi viene isolata come la “vera” violenza. Pensiamo alla
perfezione di questo procedimento. Seguiamone anche qui – ne citiamo soltanto
alcuni [ndr]– i passaggi chiave: impoverimento prodotto da scelte economiche?
Una necessità di bilancio… “ce lo chiede l’Europa”; perdita di una casa o
l’impossibilità di pagare un affitto… incapacità dell’individuo di competere sul
mercato; espulsione di intere fasce sociali dal centro
urbano…“riqualificazione”; precarietà lavorativa? Si chiama «flessibilità»…
senza pretendere nulla; salari che non consentono di arrivare alla fine del
mese?… problema di «produttività» e «competitività»; progressiva impossibilità
di accedere tempestivamente alle cure mediche?… questione di «razionalizzazione
della spesa sanitaria»; sfruttamento dei lavoratori immigrati, necessari
all’economia e spesso esposti al ricatto del permesso di soggiorno?… Una
questione di «gestione dei flussi migratori».
La protesta contro queste condizioni, soprattutto quando interrompe la
circolazione delle merci (scioperi o blocchi) o il regolare svolgimento degli
affari? Finalmente abbiamo una «minaccia all’ordine pubblico». E finalmente la
violenza ha trovato un autore riconoscibile e la Repubblica può convocare la
polizia. Se qualcuno dà un calcio alla porta e rompe il vetro, o danneggia una
boutique, emerge in tutta la sua forza la “questione morale” che non è emersa
per i punti sopracitati. Assistiamo a questo spostamento, attraverso il quale la
violenza acquista finalmente un volto riconoscibile. Così lo Stato può
contemplare la propria innocenza/sanità nel vetro che qualcuno ha appena mandato
in pezzi.
LAVINIA MARCHETTI, IL “PAZIENTE DESIGNATO”(DAL GOVERNO)
Toni Casano