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Patagonia Argentina: la cerimonia del Satun, un atto di resistenza della comunità Mapuche
La comunità Mapuche nativa di Pillan Mahuiza nella Patagonia Argentina, a cui siamo legati da anni, si appresta in febbraio a vivere il Satun: una cerimonia sacra in cui lo spirito del Lonko (guida politica e spirituale) viene presentato ufficialmente al popolo. Il Satun è il “ponte” tra la saggezza degli antenati e il futuro delle nuove generazioni. È l’atto con cui la guida spirituale assume il compito di proteggere l’equilibrio della terra e della gente. Oggi, questa cerimonia non è solo un rito, ma un atto di resistenza. Mentre la comunità si prepara, la Patagonia brucia. Incendi devastanti, alimentati da interessi estrattivi e speculativi, stanno distruggendo il territorio. Il governo non interviene per fermare le fiamme, ma sceglie di accusare ingiustamente i Mapuche, usando il disastro come pretesto per criminalizzare il popolo e incarcerare i leader. Proteggere questa cerimonia significa non permettere che la loro voce venga spenta. Mantenere viva una cultura millenaria ha costi logistici immensi, soprattutto per un popolo che vive sotto pressione costante. Per questo stiamo organizzando una raccolta fondi. I contributi aiuteranno a coprire: – Viaggi e Spostamenti: Permettere alla Machi (donna di medicina) e agli anziani di viaggiare da territori lontani per presiedere al rito. – Accoglienza e Logistica: Ospitare e onorare i partecipanti che arrivano da ogni parte della regione. – Il Rehue e il Rito: Cura dello spazio sacro, condivisione del pasto comunitario, elemento essenziale della benedizione. Ogni contributo, piccolo o grande, è un “passo importante” per la dignità di un popolo che resiste nel custodire una cosmovisione e nel custodire i boschi e le acque del territorio. Condividi: Aiutaci a rompere il silenzio mediatico sulle ingiustizie in Patagonia. Far conoscere la verità è già un atto di sostegno. Il tuo gesto permetterà alla spiritualità nativa Mapuche di continuare a brillare nonostante l’oscurità del momento presente. Mapuche, significa popolo della Terra anche tradotto come i Figli della Terra, ed è il nome del popolo originario nativo di parte dell’Argentina e del Cile in Sud America. I Mapuche sono custodi di una profonda Cultura, Saggezza e Cosmovisione fondata sugli equilibri tra l’essere umano e la Natura, la Terra, il Cosmo. Per partecipare alla raccolta fondi scrivi a camminodellalibellula@gmail.com oppure su WhatsApp o telegram a +393471421081 Jenny Roncaglia Claudio Colli (il Cammino della Libellula)   Redazione Italia
C.I.R.C.E. ad iNCLUSIVE aRTS 2026
Il 4-5-6 febbraio CIRCE partecipa alla quarta edizione del festival sulle arti inclusive #InclusiveArts2026 che investiga le pratiche di #MachineLearning nel campo dell’inclusive design e dell’accessibilità delle piattaforme digitali. In occasione dell'evento iNCLUSIVE aRTS 2026 organizzato dal Prof. Enrico Bisenzi presso l'Accademia di Belle Arti di Roma, CIRCE è stata invitata a partecipare in modo trasversale nelle tre giornate per contribuire con uno sguardo critico ad analizzare l'impatto dell'Intelligenza Artificiale nel campo dell'Inclusive Design. Nella prima giornata, avrà luogo un laboratorio di S/gamificazione dal titolo Automazione industriale VS Intelligenza Artigianale in collaborazione con Betterpress Lab Automazione industriale VS intelligenza artigianale: “Giocare o essere giocate” (a cura di Agnese Trocchi e Betterpress Lab) Analisi d’interfaccia: un percorso a ritroso dal digitale all’analogico Ogni giorno nelle nostre attività personali, di studio o di lavoro, siamo costantemente esposte a piattaforme digitali che influenzano il nostro modo di comunicare e di vivere le relazioni. Attraverso l’analisi emotiva d’interfaccia comprendiamo i meccanismi che influenzano il modo in cui viviamo le interazioni digitali, in particolare con i chatbot conversazionali. Senza accorgercene automatizziamo i nostri comportamenti per interagire con le intelligenze artificiali su cui proiettiamo caratteristiche umane. Esplorando la “zona della macchina” in cui siamo quotidianamente immerse, realizzeremo due tipi di intervento: la mattina analizzeremo le interfacce digitali di videogiochi, social media, app di messaggistica e chatbot per comprendere cosa è la gamificazione utilizzando il metodo della Pedagogia Hacker; il pomeriggio ricostruiremo in modo analogico le interfacce che più sono presenti nelle nostre vite utilizzando gli strumenti della stampa a caratteri mobili. Tutte le informazioni sul sito di CIRCE e su quello del Prof. Enrico Bisenzi, organizzatore dell'evento.
Torino, assemblea nazionale dei centri sociali autogestiti
pubblichiamo il resoconto di  Angelo Zaccaria sul dibattito dell’assemblea di sabato scorso dove è stata decisa la convocazione di una manifestazione nazionale per il prossimo 31 gennaio in quel di Torino: Concentramento a Palazzo Nuovo alle ore 14.30_   Era dai primi anni ’90 che non accadeva. Questo il primo dato. Erano allora gli anni successivi allo sgombero del Leoncavallo nell’ Agosto 1989, anni di fermento che culminarono nella assemblea nazionale dei CSA ad Officina 99 a Napoli nel 1993. Il bilancio di questa assemblea quindi è nettamente positivo. Anzitutto il fatto stesso di esserci stata, dopo anni di frammentazione generata sia da oggettive divergenze di culture e prospettive politiche, che da qualche rigidità e settarismo di troppo. Qualcun@ potrebbe dire che un ricompattamento era scontato visto l’attacco frontale sferrato dal governo Meloni verso le realtà autogestite, ma io ritengo che di scontato non ci sia mai nulla, e quindi la stessa tenuta di questa assemblea è un importante risultato per cui dobbiamo ringraziare Askatasuna e le realtà di base torinesi. Inoltre la grande partecipazione, oltre mille persone provenienti da tutta Italia, forse un po’ meno dalle zone più distanti del sud, ma questo è comprensibile. Oltre 60 interventi, la gran maggior parte fatti da giovani, e con un buon equilibrio di partecipazione di genere. Altro dato fondamentale, la diffusa e prevalente volontà di girare pagina rispetto al passato polemico recente e meno recente, e praticare una attitudine alla unità ed alle convergenze, dove conti più quello che unisce che quello che divide. Questo risponde ad una domanda che sicuramente viene dai settori di base che partecipano alle lotte ed alle loro scadenze, ma son meno coinvolti nella militanza organizzata, il mondo dei cosiddetti “cani sciolti”, ma riflette anche una nuova tensione e nuove scelte maturate in questi anni, da parte dei collettivi e delle realtà più organizzate. Prova di quanto scritto sopra è il silenzio assoluto interrotto da vari applausi, col quale le svariate centinaia di presenti han ascoltato gli interventi di realtà che pure negli anni erano state al centro di critiche sulla annosa questione della “istituzionalizzazione” dei centri sociali. Infine, aggiungerei una cosa che va al di là della contabilità dei e delle partecipanti o della analisi razionale dello svolgimento del dibattito. Il clima della assemblea, soprattutto nelle prime due ore, due ore e mezza. Un clima appassionato, molto partecipe, a tratti entusiasta, poca sindrome della sfiga e della sconfitta. Anzi la percezione di un qualche senso di potenza non più solo latente, che va crescendo e si va sviluppando. Cruciale in questo senso il lascito ed il riferimento, presente in tanti interventi, alle lotte ed agli scioperi di inizio autunno su Gaza e Palestina. Anzi, proprio l’assemblea del 17 Gennaio conferma che quelle lotte, forse non hanno rappresentato la netta rottura in avanti del tempo della storia, ma di certo han segnalato l’avvio di una nuova fase di attivazione sociale e politica  e di disponibilità alla mobilitazione. Quanto su questo influiscano non solo le miserande vicende della politica di governo italiana, ma anche se non più i sinistri scenari della politica globale ed i bagliori di guerra, in questa sede non ha bisogno di essere sottolineato. Quindi allora tutto bene, Madama la Marchesa…? …certo che no. Permangono a mio avviso limiti e punti interrogativi. Ad un occhio “maturo” taluni interventi potrebbero esser apparsi un poco generici o ingenui se non velleitari, ma se si è all’inizio di un processo di attivazione e politicizzazione, che investe anche ma non solo alcuni settori giovanili, autoctoni e non, questo non dovrebbe stupire. Del resto che un processo del genere seppure coi suoi limiti esista, lo attestano gli stessi cosiddetti “decreti sicurezza” nelle loro corpose parti dedicate alla repressione del dissenso, i quali mirano anzitutto a prevenire o impedire o ridurre questi processi di politicizzazione. Su questo molto preoccupanti ed emblematici risultano, sempre a Torino, i recenti arresti di studenti ai quali l’assemblea ha espresso totale solidarietà. Poi ci sta il punto delle alleanze e convergenze. Alcuni interventi han riproposto in vari modi il tema della critica a campo largo e centrosinistra, e non solo da parte di organizzazioni politiche o partiti a loro volta in competizione elettorale con “l’ala sinistra del centrosinistra”. Non sta certo a me occultare le molte e giuste ragioni per criticare PD, CGIL, AVS, M5S etc… ma questi interventi lasciavano intravedere un nodo che questa prima assemblea non poteva sciogliere: cosa si intende per spirito unitario, ricomposizione, alleanze e convergenze? Tutt@ ovviamente declinano questi principi riferendosi a tutti i soggetti sociali allargati, proletari e popolari, colpiti dalle politiche di guerra, austerità ed autoritarismo. Talun@ però estendono la convergenza possibile anche a quei soggetti organizzati, politici, partitici, associativi e sindacali, che seppure spesso in forma critica nella orbita del centrosinistra in qualche modo si muovono. Per intendersi parliamo del vecchio cartello dei Social Forum, forse orbato della componente cattolica di base: Fiom, Arci, sinistra del centrosinistra etc… Il riaffiorare di una potenziale divergenza su quali sono i confini e limiti della tanto citata convergenza, non poteva esser sciolto nella assemblea di Torino e solo i fatti ci diranno quali saranno questi confini, e fra i fatti ci sta anche cosa concretamente faranno, o non faranno, queste aree diversamente collaterali alla sinistra di governo. Spetta anche a loro “l’onere della prova”, cioè dimostrare nei fatti e non a chiacchiere che sono al fianco dei CSA e dei movimenti di base, soprattutto sul terreno cruciale della lotta contro l’autoritarismo e la repressione, e per la difesa del diritto di associazione, espressione, dei diritti sindacali e del diritto di manifestare… Mentre noi ci ricomponiamo, convergiamo ed incrementiamo le nostre potenze latenti, questo governo di “fascisti del terzo millennio” (altro che Casa Pound…), non starà certo a guardare. Né va mai dimenticato del tutto cosa è stato storicamente capace di fare lo Stato italiano, anche quando al potere c’erano altri soggetti diversi dai fascisti del terzo millennio, per contrastare precedenti cicli di lotta. Un altro punto che l’assemblea non poteva sciogliere, e che non è del tutto scollegato da quello precedente, è quello della concreta articolazione delle pratiche politiche e di quelle di piazza. È un punto giustamente toccato da un paio di interventi verso la fine della assemblea, peraltro fatti a titolo personale, e correttamente ripreso nelle conclusioni da chi la assemblea la presiedeva. Si è opportunamente replicato che su questo punto si è già iniziato a discutere negli ambiti politici e sociali torinesi allargati, che esistevano prima dello sgombero di Askatasuna e che dopo lo sgombero si sono attivati ed estesi. Il tutto, si può immaginare, secondo il molte volte citato “spirito del movimento NO TAV della Val Susa”, col suo carattere popolare ed inclusivo di tutte le differenze, e basato anche sul noto principio: “Si parte e si torna tutt@ insieme”. Meno rilevante ora invece la problematica di quale forma organizzativa dare a questo percorso nazionale, pure affiorata qua e là in alcuni interventi: in una fase ancora iniziale di confluenza fra realtà eterogenee, è molto probabile che la forma organizzativa resti snella e si proceda per campagne di iniziativa. A questo punto non resta che dire una ultima cosa… TUTT@ ALLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE A TORINO DEL 31 GENNAIO 2026, H 14,30! Concentramento a Palazzo Nuovo, FS Porta Susa e FS Porta Nuova.   Redazione Italia
Prossimo futuro n. 259 19 – 25 Gennaio
 Bollettino di informazione della redazione di Pressenza sugli eventi della prossima settimana. Inviare le notizie a redazioneitalia@pressenza.com entro la domenica prima dell’evento.   Mappa dei presidi, incontri e cortei periodici per la pace https://shorturl.at/pWPkJ   Per segnalare il proprio presidio o gruppo: https://forms.gle/vXBn83i8vgY1rgYf8     Un murale per la Resistenza Martedì 20 gennaio a Palermo alle ore 15.30 presso l’Istituto Comprensivo Alberigo Gentili sarà inaugurato il murale commissionato dall’ANPI e realizzato da Igor Scalisi Palminteri dedicato alle donne e agli uomini della Resistenza nell’80° anniversario della Liberazione dal nazifascismo. Il cuore affamato delle ragazze Martedì 20 gennaio a Palermo alle ore 16.30 presso la Biblioteca Centrale della Regione Siciliana verrà presentato il libro di Maria Rosa Cutrufelli “Il cuore affamato delle ragazze”. Dialogheranno con l’autrice Valeria Andò, Daniela Dioguardi e Pina Mandolfo. Il libro ricostruisce la nascita del movimento delle donne a partire dal terribile incendio negli USA del marzo 1911.   Cinque giorni a Teheran Giovedì 22 gennaio a Palermo presso la sede dell’IIPG (Via Notarbartolo 15) alle ore 16.30 sarà presentato il libro “Cinque giorni a Teheran” (edizioni Joker) di Elena Mobasser. Converseranno con l’autrice Maurizio Gentile, psicoterapeuta, e Salvatore Nicosia, docente emerito di lingua e letteratura greca presso UniPa. TNPW – Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari – 5 anni dall’entrata in vigore 22 gennaio 2026 dalle ore 19:00 alle ore 21:00 Webinar | 5 anni di TPNW: come sottrarsi ad un genocidio programmato. Le vie del Disarmo di fronte alle crisi globali nel 2026. Promosso da: Disarmisti Esigenti Link per collegarsi: https://us06web.zoom.us/j/86727209364?pwd=6TWsom1fbngWzZjvmWDhLA7aN9x9Hq.1 Introduzione: Alfonso Navarra, Daniele Barbi, Luigi Mosca Referendum per la riforma della giustizia Giovedì 22 gennaio a Palermo alle ore 17 nella sede delle ACLI (via B. Castiglia 8) si svolgerà un confronto tra il sì e il no. Tra gli altri, per il sì B. Romano, ordinario di diritto penale UniPa, e per il no Claudio Riolo, politologo. Proiezione di Senza tremori, di Parkinson, di cammini, di vita Giovedì 22 gennaio a Milano, ore 20:45, Baia del Re, via Palmieri 8, proiezione del video documentario di Grazia Licari. Alla fine della proiezione saranno in dialogo Vittorio Agnoletto, medico del lavoro e Ettore Macchieraldo, coordinatore del progetto “Senza tremori”. Patrimoni culturali tra guerra e pace Verso la Giornata della Memoria 2026 Venerdì 23 gennaio alle ore 18.00 ad Agerola (Napoli), presso l’Agorà San Pietro, Pianillo (Agerola), si terrà la conferenza sul tema “Patrimoni culturali tra guerra e pace. Verso la Giornata della Memoria 2026”, con la presentazione in anteprima dell’ultimo libro di Gianmarco Pisa,  “Più eterno del bronzo. Educazione alla cultura e semantica del monumento. L’orizzonte della cultura come prospettiva di costruzione della pace” (Multimage, Firenze, 2026).  Saluti della Dirigente Scolastica, Maria Criscuolo, e del Sindaco di Agerola, Tommaso Naclerio. Dialoga con l’Autore, Francesco Fusco, Presidente Associazione Alter (Agerola). Solo il socialismo ci può salvare Venerdì 23 gennaio a Palermo alle 17.30 alla Casa del Popolo “Peppino Impastato” (Via Paisiello 9) sarà presentato il libro di Giorgio Cremaschi “Solo il socialismo ci può salvare”. Dialogheranno con l’autore Pino Bertoldo (PaP) e Luigi Del Prete (USB).   Per tutti i popoli vittime di genocidio e di sterminio Sabato 24 gennaio 2026 dalle ore 15 Firenze, Piazza dei Ciompi  Presidio: Per tutti i popoli vittime di genocidio e di sterminio parliamo delle orribili colpe del razzismo, del colonialismo, dell’imperialismo Interventi su: Congo, Shoah, Rom, Amazzonia, Popoli Andini, Etiopia, Palestina, Armeni, Namibia, Nativi nord America. promosso da: Casa dei Diritti dei Popoli, Firenze per la Palestina, Toscana Congo Solidarietà, Collettivo Tupac Katari Perù, Comunità Palestinese Firenze, Statunitensi contro la Guerra, Ampi sez Potente Firenze. Presidio delle donne per la pace Sabato 24 gennaio a Palermo in via gen. Magliocco / via Ruggero Settimo dalle ore 17 alle 19 si svolgerà il consueto presidio mensile delle donne per la pace. BE MY VOICE un diario per Gaza Giovedì 22 Gennaio 2026 ore 17:30 presso il Centro Studi Judicaria a Tione Inaugurazione mostra “Be My Voice un diario per Gaza” con gli autori Alhassan Selmi in diretta Marcella Brancaforte e il giornalista Raffaele Oriani La mostra rimarrà aperta fino al 30 gennaio con orario: 10.00-12.00 / 14.00 – 17.00 (esclusi sabato e domenica) per le scuole primarie e secondarie è possibile prenotare la visita in autonomia scrivendo al centrostudi@judicaria.it   Mostra interattiva pace e nonviolenza attiva ora!  Un’iniziativa dedicata alla promozione della nonviolenza attiva e della cultura di pace nella nostra comunità. Biblioteca Comunale Gallicano – locali CIAF La mostra sarà poi visitabile fino a fine gennaio 2026. La mostra è organizzata da  Il Team Organizzativo COPEUU Italia  Corrente Pedagogica Umanista Universalista con la collaborazione di: La Comunità, Centro Estudios Humanistas Nuevo Civilizacion. Con il Patrocinio del Comune di Gallicano Mostra AFRICA – Uomini Spirito Materia dal 6 dicembre 2025 Palazzo Todesco, Piazza Flaminio 1 , vittorio veneto (TV) AFRICA – UOMINI SPIRITO MATERIA apre al pubblico dal 6 dicembre 2025 al 1 febbraio 2026 a Palazzo Todesco, Vittorio Veneto, con ingresso libero. L’esposizione, curata dall’architetto Mario Da Re di Venetoarte, propone un viaggio dentro un patrimonio che, per secoli, ha accompagnato la vita delle comunità dell’Africa subsahariana. Con il patrocinio del Comune di Vittorio Veneto, della Regione del Veneto e della Provincia di Treviso. Con il contributo di Metalmont e Falmec. La mostra raccoglie circa 300 opere di diverse collezioni private, provenienti da Mali, Burkina Faso, Guinea, Costa d’Avorio, Ghana, Togo, Benin, Nigeria, Camerun, Gabon, Congo e altri paesi dell’Africa subsahariana. Sono oggetti che raccontano storie di popoli diversi, ma anche di intrecci e contaminazioni culturali tra villaggi vicini. Accogliere queste testimonianze significa anche riflettere sul nostro presente: la storia dell’umanità è storia di migrazioni, incontri e integrazioni. Conoscere queste culture non è soltanto un viaggio estetico ma un passo necessario per comprendere meglio chi siamo e il mondo in cui viviamo. Ogni oggetto scolpito, ogni maschera e figura rituale, non nasce per ornamento, ma come ponte verso il mondo invisibile, come preghiera scolpita nel legno. Come ricorda Tristan Tzara, ispiratore nel 1918 del manifesto DADA,“nell’infanzia del tempo, l’arte fu preghiera”. E in effetti queste opere sono testimonianze vive di una relazione profonda con le forze della natura e con il divino: il sole e la luna, i fiumi, le rocce, gli spiriti che regolano la vita e la sopravvivenza. L’esposizione offre al visitatore l’occasione di aprire lo sguardo su un’arte che ha ispirato anche le avanguardie europee del Novecento, dal cubismo al dadaismo, e che oggi continua a parlarci di spiritualità, comunità e appartenenza universale. Incontri a Palazzo Todesco, giovedì ore 20:30: 08 gennaio: “Arte tribale e arte moderna” prof. Alessandro Del Puppo 22 gennaio: “Le tribù del nord Ghana” prof. Cesare Poppi Orari di apertura: Venerdì 16-18 Sabato e domenica 10-12:30 e 15-18 Visite guidate ogni sabato alle ore 17. Prenotazione consigliata Informazioni: venetoarte@libero.it – Tel. 328 938 0147 www.mostraafricavive.it Per maggiori informazioni: http://www.mostraafricavive.it Associazione Venetoarte venetoarte@libero.it Redazione Italia
Le ragazze ardenti per il pane e le rose
Il 25 marzo 1911 la fabbrica di camicette Triagle di New York, al nono piano di un edificio in piazza Washington, va a fuoco: è una strage! centoquarantasei le vittime. La notizia fa il giro del mondo. Nell’estremo sud d’Europa il Giornale di Sicilia titola: Spaventevole incendio a New York. I morti sono operai di ambo i sessi provenienti dall’Italia, dalla Germania e dalla Russia – riporta il quotidiano dell’Isola. In verità nell’incendio hanno perso la vita diciassette uomini e centoventinove donne, giovani cucitrici, di età sotto i vent’anni, impiegate nell’opificio dei signori Isaac Harris e Max Blanck, i quali, invece, sono riusciti a mettersi in salvo. Molte delle vittime erano italiane o di famiglie emigrate dall’Italia, tra cui ventiquattro di origini siciliane, come documenta Ester Rizzo in Camicette bianche (Navarra editore, 2014), che ha rintracciato per ciascuna delle decedute nel rogo un nome e, dove possibile, un profilo. Maria Rosa Cutrufelli nel suo ultimo romanzo Il cuore affamato delle ragazze (Mondadori, 2025) ci restituisce le lotte delle donne nella New York del primo decennio del secolo scorso mediante i ricordi della protagonista Etta, infermiera professionista, che dalla provincia di Palermo era giunta bambina negli Stati Uniti col nome di Marietta assieme alla madre diplomata maestra e al padre medico e socialista. Non tutti gli emigrati lasciavano la Sicilia alla ricerca di lavoro e di una prospettiva di vita più umana, alcuni, come il padre di Etta, fuggivano per non dover abiurare alle proprie idee politiche. Ricordiamo a tal proposito che intorno al 1891 i fasci siciliani dei lavoratori iniziarono a organizzare i grandi scioperi contro lo sfruttamento e i soprusi delle classi dominanti dell’Isola, ma già nel 1894 le rivendicazioni dei contadini e degli operai insorti erano state brutalmente soffocate nel sangue dal governo Crispi. E tra le prime pagine del romanzo ritroviamo proprio a New York uno dei capi dei fasci, Nicola Barbato. Ma non erano solo uomini gli scampati alla repressione dei fasci che si erano rifugiati negli Stati Uniti, come ha documentato Elisabetta Burba in Da arbëreshë a italo-americani (Pitti edizioni, 2013), per la comunità albanese di Piana – il paese natio di Barbato in provincia di Palermo –, « le donne arbëreshe aderirono con entusiasmo al fascio » anzi  ebbero un ruolo di primo piano nell’organizzazione delle mobilitazioni, come quando per protesta contro le autorità ecclesiastiche che condannavano le rivendicazioni dei fascianti decisero di non prendere parte alla processione del Corpus Domini. E nel romanzo di Cutrufelli incontriamo una fasciante in un laboratorio sartoriale, una « maestra con le forbici e il gessetto » che parla un inglese storpiato dalla pronuncia siciliana – non certo famosa come il dottor Barbato! – che nel suo paese d’origine aveva organizzato « manifestazioni, lagnanze in municipio e, una volta, persino uno sciopero delle donne alla processione del venerdì santo ». In questo modo la nostra autrice, tra gli orditi degli avvenimenti storici, intreccia le vite delle sue personagge d’invenzione con le azioni di figure storiche ben identificate, come le attiviste impegnate nelle rivendicazioni dei diritti delle donne nei sindacati e nelle leghe suffragiste Jane Addams, Mary Dreier, Alice Frances Kellor, Clara Lemlich, Pauline Newman, Frieda Miller e Frances Perkins. Signore dell’alta società o comunque di condizione borghese che decisero di supportare le lotte delle operaie dell’industria tessile. Il loro appoggio non mancò nel grande sciopero del 1909 che prese avvio proprio dalle proteste delle camiciaie degli ultimi piani dell’Asch Building, occupati dalla fabbrica di Isaac Harris e Max Blanck , per cui il New York Herald aveva ironizzato: «Anche i pulcini ora alzano la cresta?». A riguardo non possiamo non ricordare lo sciopero del 1902 a Milano delle piscinine, le schiave-bambine impiegate nelle sartorie milanesi della Belle Époque, protagoniste del romanzo La piccinina di Silvia Montemurro (Edizioni E/O, 2023). I pulcini o più propriamente le pulcine newyorchesi, le più giovani avevano quindici anni, «trovarono, il coraggio, alla fine. Svitarono le Singer dalle postazioni (persino alla Triangle, la più moderna delle fabbriche, le macchine dovevano fornirle le operaie) e, con il loro tesoro tra le braccia, scesero per strada» tant’è che l’Herald dichiarava : «È la rivolta delle ragazze». «Le trovavi dappertutto […] Ovunque c’erano cucitrici, là c’era un picchetto. E insieme ai picchetti comparvero i poliziotti con i manganelli e gli agenti della Pinkerton con i revolver e i gangster assoldati dagli industriali e i ruffiani con il seguito di prostitute da affittare al posto delle operaie». Ma le scioperanti non demordevano mentre ad un certo punto la repressione «era sfuggita di mano al sindaco e agli altri caporioni, perché i poliziotti, nella loro spavalderia, avevano commesso un errore madornale: assieme alle operaie, avevano ammanettato una signora della buona società. La bionda signora Dreier, presidente » della sezione di New York della Women’s Trade Union League. Infatti – commenta Cutrufelli – «quegli stupidi scimmioni, oltretutto, l’avevano arrestata nel momento meno opportuno: con il rinnovo a breve delle cariche municipali bastava niente per perdere il proprio elettorato». Probabilmente era stata la stessa astuta Miss Dreier a cogliere «a volo l’opportunità». Lo sciopero era terminato dopo mesi, e poteva vantare una prima vittoria perché quasi tutte le imprese avevano accettato la richiesta più importante per le operaie ovvero l’ingresso del sindacato nelle fabbriche a tutela dei loro diritti. Ma la Triangle si era dissociata è non aveva acconsentito a nessuna delle rivendicazioni delle impiegate. Così quando scoppiò l’incendio all’Asch Building, Miss Perkins che «si occupava di riforme sociali: regolamenti sanitari, riduzione dell’orario di lavoro per donne e bambini» e non ultima «la prevenzione degli incendi nelle fabbriche» dovette avvertire «il rogo della Triangle come uno scacco personale. Il fallimento del suo impegno». Nessun dubbio vi era  infatti che al nono piano dello stabile, «il reparto dove si tagliava e si cuciva in lunghe file parallele, la porta era bloccata, chiusa a chiave per timore che le operaie scappassero con qualche ritaglio di stoffa» e pertanto « non c’erano vie di fuga, in barba alle norme di sicurezza previste dalla legge». Una grave «negligenza» che però andava dimostrata in sede processuale e la testimonianza di Kate Alterman, sopravvissuta all’incendio, sembrava aver convinto la giuria che era stata attraversata assieme al pubblico presente in aula da un moto di commozione generale. Tuttavia con il verdetto finale Harris e Blanck venivano assolti, il loro avvocato era riuscito a neutralizzare la deposizione di Alterman chiedendole  di riconfermare una prima, una seconda e una terza volta la medesima versione dei fatti: perché «a forza di ripeterle, le parole smarriscono il loro significato, perdono valore, e ogni testimonianza finisce col tradire sé stessa». Il cuore affamato delle ragazze è un romanzo avvincente e, inoltre, ci invita a riflettere sul nostro presente. In merito alla sicurezza nei luoghi di lavoro, ad esempio, continuiamo ad assistere a tragedie che non possono essere tollerate. Già la regista Costanza Quatriglio nel film Triangle (2014) aveva messo in relazione la strage di New York del 1911 e, a cento anni, il disastro di Barletta del 2011, in cui persero la vita cinque operaie tessili sotto le macerie di una palazzina fatiscente. Mentre il rogo dell’Asch Building in cui perirono così tante giovani vite ci ricorda tristemente la strage dello scorso capodanno a Crans Montana. Anche in questo caso, pare che – così come emerge dalle cronache (fermo restando gli accertamenti sulle responsabilità della magistratura ancora in corso) – il cinismo e l’avidità abbiano portato a risparmiare sull’applicazione delle norme di prevenzione e sui dispositivi previsti dalla legge per la sicurezza, mentre rimane ancora da capire perché  l’unica porta d’emergenza fosse sbarrata. Per concludere, diciamo che le mobilitazioni newyorchesi del 1909 «per il pane e le rose» delle «ragazze ardenti» – così come le chiamò la stampa, quasi a prefigurare la drammatica fine alla Triangle –  rimandano oggi agli scioperi di operaie/i del settore del tessile soggette non soltanto allo sfruttamento servile, ma subiscono puntualmente minacce e repressioni, cancellando di fatto oltre un secolo di lotte: pensiamo a cosa di recente è avvenuto a Prato. Ketty Giannilivigni
Verso il Giorno della Memoria 2026. Israele/Palestina, a che punto è la notte?
Lunedì 19 gennaio 2026 ore 18-20:30 Teatro Elfo Puccini, Corso Buenos Aires 33, Milano Apertura sala 17:30 Anche quest’anno in vista del Giorno della Memoria, Maiindifferenti – Voci ebraiche per la pace e LƏA – Laboratorio ebraico antirazzista, in collaborazione con il Teatro Elfo Puccini di Milano, proseguono la riflessione su che cosa significhi “fare memoria” oggi. A questo scopo propongono un dibattito pubblico sui temi chiave della catastrofe in corso: guerra e crimini di guerra, sionismo, antisionismo, antisemitismo, ruolo di vittima o carnefice, termini spesso strumentalizzati. È perciò necessario fare chiarezza per un confronto che, rompendo la spirale di odio e violenza, conduca verso una prospettiva di giustizia e pacificazione. Interverranno: -Stefano Levi Della Torre, saggista, studioso del mondo ebraico: Una frattura nell’ebraismo; -Claudia Rosenzweig, docente di letteratura yiddish antica – Università di Bar-Ilan (Ramat Gan), Israele: Un po’ di storia; -David Calef, esperto di crisi umanitarie e scrittore freelance che si occupa di affari internazionali: L’ebraismo italiano di fronte alla strage del 7 ottobre e ai massacri di Gaza; -Gad Lerner, giornalista e autore: ”Dagli amici mi guardi Iddio”, a proposito dell’ambiguo filosemitismo delle destre nazionaliste; – LƏA – Laboratorio ebraico antirazzista: Come fare memoria oggi? -Annie Cohen-Solal, storica, scrittrice, Distinguished Professor presso l’Università Bocconi di Milano: Ci sono mille modi di essere ebrei; Modera Matteo Pucciarelli, giornalista, membro della rete LƏA. Piccole clip musicali e letture interpretate da Elio De Capitani, attore e regista, accompagneranno gli interventi. www.maiindifferenti.it maiindifferenti6@gmail.com LƏA è su Facebook e Ig Mail: laboratorioebraicoantirazzista@gmail.com Ingresso con biglietto, 5 euro, in vendita dal 16 dicembre 2025 previa registrazione su www.elfo.org Entrate nella home page, cliccate l’omino, poi sulla pagina successiva in alto a destra ”Registrazione”   Redazione Milano
L’Oro blu del Congo. Il prezzo umano del nostro progresso
Appuntamento il 22 gennaio al circolo Sparwasser di Roma per raccontare lo sfruttamento minorile nelle miniere di cobalto e il costo umano della tecnologia globale. Con la partecipazione della giornalista Marina Sapia, vincitrice del Premio Luchetta 2025. Scavano la roccia a mani nude, trasportano sacchi di pietre pesantissime, lavano minerali immersi in un’aria irrespirabile. Lo fanno per uno o due dollari al giorno. È questa la quotidianità di decine di migliaia di bambini nella Repubblica Democratica del Congo, costretti a lavorare nelle miniere di coltan e cobalto, materie prime indispensabili ai nostri smartphone, computer e veicoli elettrici. Un progresso tecnologico che ha un costo umano altissimo, di cui i bambini pagano il prezzo più alto. A questa realtà è dedicato l’incontro “L’Oro Blu del Congo: il prezzo umano del nostro progresso”, in programma giovedì 22 gennaio alle ore 19.30 presso il circolo Arci “Sparwasser” di Roma (via del Pigneto 215). L’evento mette al centro lo sfruttamento minorile nelle miniere congolesi e le sue conseguenze sociali, economiche e umanitarie, dando voce a chi ha visto, documentato e ogni giorno opera per contrastare questo fenomeno sul campo. Interverranno: · Marina Sapia, Senior Reporter RAI TG1 Speciali, autrice del servizio “A Mani Nude”, vincitore del Premio Luchetta 2025 – sezione TV News, che ha portato all’attenzione del grande pubblico la realtà delle miniere congolesi. · Fatima Burhan Mohamed, Advocacy Officer di Still I Rise, che presenterà in anteprima i contenuti del nuovo report dell’organizzazione, con un focus sul tema degli sfratti forzati legati allo sfruttamento minerario. · Giulia Cicoli, cofondatrice di Still I Rise, che racconterà cosa significa fare scuola e garantire istruzione in uno dei contesti più complessi del mondo. A moderare l’incontro sarà Alessandra Fabbretti, giornalista esteri dell’Agenzia DIRE. Un’occasione per comprendere cosa si nasconde dietro l’Oro Blu del nostro benessere quotidiano, per interrogarsi sulle responsabilità globali e per riflettere su possibili alternative fondate sui diritti, sulla tutela dell’infanzia e sull’accesso all’istruzione. Ingresso libero con tessera ARCI.   Still I Rise
Supereroi senza mantello per allenarsi all’umanità
   Il 22 gennaio il Centro di Nonviolenza Attiva di Milano presenta online Passi nonviolenti nel mondo, un kit educativo e didattico – disponibile gratuitamente – nato in seno alla Biblioteca della Nonviolenza e promosso in collaborazione con scuole e associazioni. Da Gandhi a Greta Thunberg, uno strumento per docenti, educatori ed educatrici per parlare di azioni nonviolente con ragazzi e ragazze. Ne abbiamo parlato con Annabella Coiro e Sabrina Langer, che hanno curato i testi e la progettazione.  Come è nato questo progetto? Viviamo in un tempo scoraggiante: guerre atroci, polarizzazioni forti, linguaggi aggressivi che normalizzano prevaricazioni, discriminazioni e violenze di vario tipo. Ragazze e ragazzi crescono immersi in narrazioni che spesso normalizzano prevaricazione, competizione estrema, umiliazione dell’altro come strumento di affermazione. In questo scenario, riteniamo sia urgente dare riferimenti concreti su come poter agire nel mondo in modo nonviolento. A nostro avviso aiutare ragazzi e ragazze a trovare alternative ai modelli dominanti è una necessità pratica, concreta e immediata per il benessere loro e della società. ‘Passi nonviolenti nel mondo’ nasce da questa urgenza. Come palestra educativa, non come manuale teorico. È uno strumento didattico multimediale gratuito, pensato per persone adulte che si relazionano con ragazze e ragazzi dagli 11 ai 20 anni a scuola, in associazioni, in contesti informali. Non propone lezioni, ma esperienze: storie vere di uomini e donne che hanno scelto la nonviolenza. I personaggi proposti non sono mitizzati. Non volano. Non diventano invisibili. Non fermano i proiettili con il petto, eppure hanno cambiato il mondo, un pezzettino di mondo. Gandhi non aveva superforza. Malala Yousafzai non lancia raggi di luce. Greta Thunberg non controlla il clima… Sono persone, nate e cresciute in un contesto specifico, persone che si mettono in gioco, tra successi, tentennamenti, errori. E la domanda che attraversa tutte le pagine non è: “Quanto erano grandi?” ma: “Che scelta hanno fatto, e che cosa possiamo imparare noi da quella scelta oggi?” Da quali contenuti e spunti pedagogici principali siete partite? ‘Passi nonviolenti nel mondo’ raccoglie storie di donne e uomini che, in contesti storici, politici e culturali molto diversi, hanno scelto di prendere sul serio l’umanità propria e altrui. Persone che hanno affrontato ingiustizie, discriminazioni, violenze e guerre senza ricorrere alla violenza e alla sopraffazione, ma piuttosto immaginando e praticando alternative nonviolente. I personaggi presentati sono: Greta Thunberg, Malala Yousafzai, Pat Patfoort, Silo (Mario Rodríguez Cobos), Danilo Dolci e Mohandas K. Gandhi. Accanto alle biografie ci sono le attività da fare con ragazze e ragazzi, un suggerimento di letture, la bibliografia completa e le risorse online per avvicinare le persone raccontate attraverso la loro voce e i loro gesti (video, film, audio ecc). Completa il kit un Laboratorio sui meccanismi della violenza, per comprendere come funziona il modello prevaricante in cui siamo immersi e poter cominciare a pensare alternative. Ci siamo basate su un approccio di apprendimento esperienziale e partecipativo, che attraverso laboratori, giochi di ruolo, discussioni guidate e risorse multimediali trasforma la nonviolenza da oggetto di studio teorico a pratica educativa concreta. Le figure proposte costituiscono modelli di comportamento etico e responsabile, favorendo lo sviluppo dell’autoefficacia morale di ragazze e ragazzi. Il confronto tra le esperienze dei protagonisti e le situazioni della vita quotidiana stimola pensiero critico, riflessione etica e competenze di cittadinanza attiva. Sembra che vi spostiate dal mito alla responsabilità. Perché? I supereroi funzionano perché raccontano il bisogno di giustizia. Passi nonviolenti nel mondo trasforma quel bisogno in responsabilità. E’ importante uscire dalla falsa convinzione che solo chi è speciale possa cambiare il mondo, perché ci giustifica a non metterci in gioco. Ma se il cambiamento nasce da persone comuni che scelgono di agire, allora la domanda diventa inevitabile: E io, che cosa scelgo di fare? A scuola, nel gruppo, online, davanti a un’ingiustizia? In un tempo storico così urgente, educare alla nonviolenza con la nonviolenza significa restituire a ragazze e ragazzi il potere di sentirsi parte attiva della storia, anziché  spettatori impotenti. Non servono superpoteri. Serve scegliere. Oggi, più che di eroi ed eroine invincibili, abbiamo bisogno di esseri umani consapevoli. Senza mantello, ma con coraggio.” So che avete già in cantiere altre idee… Grazie a questa prima produzione e grazie alla Biblioteca della Nonviolenza, stiamo raccogliendo in un libro altre storie, sperando di rendere sempre più ricca la disponibilità di materiale e informazioni. Sono sempre più le persone che ci stanno aiutando nei testi, è un lavoro collettivo molto entusiasmante. Anche il libro avrà la possibilità di essere utilizzato in modalità Creative Commons. INFORMAZIONI  BEHUMAN. Passi nonviolenti nel mondo è promosso dalla Biblioteca della nonviolenza in collaborazione con le associazioni Mondo Senza Guerre e Senza Violenza ODV – La Comunità per lo Sviluppo Umano e la Rete di scuole ED.UMA.NA ed è finanziato dall’Otto per Mille della Chiesa Valdese. Il progetto è curato da Annabella Coiro e Sabina Langer, con illustrazioni originali di Susanna Vincenzoni. Il kit sarà scaricabile gratuitamente online e utilizzabile in autonomia da docenti, educatori, educatrici, genitori, senza costi aggiuntivi. Evento di presentazione online Giovedì 22 gennaio 2026, ore 15.00 Iscrizione gratuita obbligatoria Chi è di Milano può ritirare successivamente il grande poster con i personaggi della nonviolenza da appendere (può indicarlo nell’iscrizione)   Anna Polo
Le associazioni LGBTQIA+ partecipano alle manifestazioni per l’Iran a Roma
Di fronte alla feroce repressione in corso in Iran, con oltre 10.000 persone uccise  le associazioni Agedo Roma, Agapanto, ARCO, Certi Diritti, Dì Gay Project, Famiglie Arcobaleno, Gay Center, Gaynet, Mario Mieli, Noi Torpigna, NUDI, Plus Roma, Polis Aperta, Rete Genitori Rainbow, TGenus, Ygrò aderiscono alla manifestazione promossa da Amnesty International Italia e Women Life Freedom for Peace and Justice, in programma venerdì 16 gennaio alle ore 16 in piazza del Campidoglio e rilanciano il presidio davanti all’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran, previsto per sabato 17 gennaio alle ore 12.30 in via Nomentana 361. «In Iran c’è un movimento civile diffuso e maturo, pronto lasciarsi alle spalle l’attuale dittatura teocratica. Nel Paese non esiste un sistema di giustizia, il dissenso è represso con processi sommari, torture ed esecuzioni. Le donne sono private di diritti fondamentali e l’omosessualità è punita con la pena di morte. La mobilitazione del popolo iraniano non merita interventi militari di chiara matrice egemonica, ma una presa di posizione chiara della comunità internazionale, dalle piazze ai governi, per un Iran libero e democratico». Così le realtà promotrici, che invitano la società civile a mantenere alta la pressione sui governi di tutto il mondo. Redazione Roma
iNCLUSIVE aRTS 2026
Il 4-5-6 febbraio partecipiamo alla quarta edizione del festival sulle arti inclusive #InclusiveArts2026 che investiga le pratiche di #MachineLearning nel campo dell’inclusive design e dell’accessibilità delle piattaforme digitali. In occasione dell'evento iNCLUSIVE aRTS 2026 organizzato dal Prof. Enrico Bisenzi presso l'Accademia di Belle Arti di Roma, siamo state invitate a partecipare in modo trasversale nelle tre giornate per contribuire con uno sguardo critico ad analizzare l'impatto dell'Intelligenza Artificiale nel campo dell'Inclusive Design. Inoltre, nella prima giornata, condurremo un laboratorio di S/gamificazione dal titolo Automazione industriale VS Intelligenza Artigianale in collaborazione con Betterpress Lab AUTOMAZIONE INDUSTRIALE VS INTELLIGENZA ARTIGIANALE: “GIOCARE O ESSERE GIOCATE” (A CURA DI AGNESE TROCCHI E BETTERPRESS LAB) Analisi d’interfaccia: un percorso a ritroso dal digitale all’analogico Ogni giorno nelle nostre attività personali, di studio o di lavoro, siamo costantemente esposte a piattaforme digitali che influenzano il nostro modo di comunicare e di vivere le relazioni. Attraverso l’analisi emotiva d’interfaccia comprendiamo i meccanismi che influenzano il modo in cui viviamo le interazioni digitali, in particolare con i chatbot conversazionali. Senza accorgercene automatizziamo i nostri comportamenti per interagire con le intelligenze artificiali su cui proiettiamo caratteristiche umane. Esplorando la “zona della macchina” in cui siamo quotidianamente immerse, realizzeremo due tipi di intervento: la mattina analizzeremo le interfacce digitali di videogiochi, social media, app di messaggistica e chatbot per comprendere cosa è la gamificazione utilizzando il metodo della Pedagogia Hacker; il pomeriggio ricostruiremo in modo analogico le interfacce che più sono presenti nelle nostre vite utilizzando gli strumenti della stampa a caratteri mobili. MATTINA: LABORATORIO PRATICO/TEORICO “GIOCARE O ESSERE GIOCATE” Ogni giorno siamo chiamate a partecipare e a contribuire instancabilmente alle “comunità” digitali, costruite seguendo tecniche di gamificazione. Veniamo spronate a interagire con chatbot conversazionali pronti a rispondere a ogni nostra domanda. Ogni esperienza di interazione si trasforma in una complicata gara, con un sacco di punti e classifiche, livelli e campioni. Conosciamo per esperienza diretta le regole di questi “giochi”: se ci comportiamo bene, otteniamo molti “like”, strike, notifiche, cioè caramelle sintetiche per i nostri cervelli (sotto forma di dopamina); se siamo scarse rimaniamo a bocca asciutta. Analizzeremo testi di chatbot e testi digitali di esseri umani. Osserveremo gli spazi e gli strumenti di cui si avvalgono e, nel corso di un viaggio a ritroso tra gli strati e nel tempo, arriveremo ad esplorare come il mezzo modifica il messaggio e compromette i fini. POMERIGGIO: LABORATORIO PRATICO/CREATIVO “Stampa a caratteri mobili – pensare con le mani” Siamo in un mondo dove le piattaforme social, le app di messaggistica e le conversazioni con i chatbot ci travolgono in un flusso incessante di emozioni e informazioni. Con curiosità hacker solleveremo gli strati delle tecnologie per osservare cosa cambia se a scrivere è una IA, un essere umano su un supporto digitale o su carta con un torchio tipografico. Come cambiano la composizione e l’impatto emotivo della comunicazione al cambiare dei supporti tecnologici che utilizziamo? Comporremo con caratteri mobili e stamperemo con tirabozze tipografici, inchiostrando la forma manualmente con i rulli. Utilizzeremo questi strumenti per ricostruire un’interfaccia digitale con la tecnologia analogica. Attraverso l’osservazione dei nostri comportamenti sperimenteremo un percorso catartico che ci permetterà di acquisire una maggiore consapevolezza dei processi nascosti nei rituali digitali quotidiani e di costruire ricette utili a colmare l’alienazione dalle tecnologie che fanno parte delle nostre vite. SEDE DELL’EVENTO Come per le altre edizioni il ‘festival’ #InclusiveArts si terrà presso la sede di Campo Boario dell’Accademia di Belle Arti di Roma – Largo Dino Frisullo, s.n.c., Testaccio, 00153 Roma https://maps.app.goo.gl/KCVhAaR8rTsy4kEQ6 ( 41.873922, 12.472511 ). Iscrizioni per ottenimento credito Per saperne di più sul programma e sulle modalità d'iscrizione visitate il sito del Prof. Enrico Bisenzi