Per Milei l’intelligenza artificiale sarà il motore del capitalismo senza confini
Il governo argentino ha depositato in Senato un disegno di legge
“rivoluzionario” (così come analogamente “rivoluzionaria” sarebbe stata agli
inizi del seicento -richiamata dallo stesso “presidente della motosega”-
l’introduzione della c.d. “responsabilità limitata” per l’impresa
capitalistica), una proposta per la quale si riconoscerebbe oggi “personalità
giuridica” alle società imprenditoriali costituite in forma totalmente
“deantropizzate”, gestite integralmente da sistemi-IA. Due sono le tipologie
previste dal disegno tecnofascista che prelude all’evoluzione in una forma
parasovranista di «Stato d’intelligenza artificiale»: ”la Sociedad Automatizada,
che persegue l’oggetto sociale tramite algoritmi autonomi; e le Dao, governate
da smart contract su blockchain”. Insomma un vero e proprio progetto
sperimentale apripista per un bel più incisivo programma esecutivo regolato
dalle corporazioni algoritmiche[accì]
Negli ultimi due anni e mezzo l’Argentina di Javier Milei si è trasformata in un
laboratorio per quasi ogni forma possibile di deregolamentazione economica.
Prima le miniere di litio e rame aperte alle multinazionali con il Regime di
incentivo per i grandi investimenti, poi il gas non convenzionale di Vaca
Muerta. Infine, l’alleanza finanziaria con l’amministrazione statunitense di
Donald Trump. L’ultimo capitolo è forse il più radicale di tutti: un disegno di
legge che riconosce le imprese gestite integralmente da sistemi di intelligenza
artificiale, senza lavoratori né, in teoria, esseri umani al comando.
Il 4 giugno il presidente Milei e il ministro della Deregolamentazione, Federico
Sturzenegger, hanno firmato insieme un editoriale sul Financial Times,
intitolato testualmente Argentina invites AI to free itself.
La proposta poggia su tre pilastri. Il primo obiettivo è mantenere
l’intelligenza artificiale priva di regolamentazione.
Il secondo, collegato, è creare nella legge societaria argentina una nuova
categoria di società completamente digitale. Si chiama non-human corporation e
la sua caratteristica è che può essere gestita autonomamente da agenti di
intelligenza artificiale o robot. Gli azionisti umani sono ammessi ma non
obbligatori. In ultimo, a contorno, un’aliquota fiscale ridotta alle imprese
tecnologiche che si stabiliscono nel Paese.
I TRE PILASTRI DELLA PROPOSTA ARGENTINA SULL’IA
Il testo depositato in Senato è però più cauto negli annunci, ma indicativo
della direzione intrapresa. Si introducono due modelli. Il primo è la Sociedad
Automatizada: non un nuovo tipo di impresa, ma una qualificazione applicabile a
una società già esistente quando persegue il proprio oggetto sociale tramite
sistemi algoritmici autonomi, senza bisogno di dipendenti per l’operatività
quotidiana. In altri termini, i soci restano gli umani ma a lavorare sono gli
agenti IA, non più le persone.
Il che apre una serie di aspetti nuovi. Ad esempio, la personalità
giuridica dell’intelligenza artificiale, applicata anche in maniera indiretta.
Se un agente IA non può finora aprire un conto corrente, potrebbe invece operare
sul conto corrente della società, concludere contratti con terzi, trattare e
relazionarsi con soggetti umani o anche agenti IA di altre società
automatizzate.
Ancora diversa è la natura della seconda innovazione presentata,
le Organizzazioni autonome decentralizzate (Dao). Dall’aggettivo finale si
intuisce come il modello sia quello delle criptovalute. Infatti si tratta di
partecipazioni societarie governate da un algoritmo e da uno smart contract, le
cui operazioni sono registrate su blockchain. Le quote sono conferite in
criptovalute e rappresentate da token. Il diritto di voto è proporzionato al
numero di token detenuti, mentre lo smart contract disciplina automaticamente il
funzionamento della Dao.
Il risultato è che a prendere le decisioni è il codice dell’organizzazione. In
sostanza, il Cda è fatto dall’intelligenza artificiale. L’unico limite sta nel
fatto che è obbligatorio un rappresentante legale umano per gli atti che
richiedono un’interazione con l’ordinamento giuridico tradizionale, come firmare
un contratto o rispondere in tribunale. Figura che però si configura più come
un prestanome che come un vero e proprio decisore, essendo l’algoritmo a
orientare le azioni dell’azienda.
HARARI CONTRO MILEI SUI LIMITI MORALI DELL’IA
La proposta del presidente argentino Javier Milei riapre il tema, assai
dibattuto, della responsabilità giuridica dell’intelligenza artificiale. Su
questo si incentra la replica dello storico Yuval Noah Harari, pubblicata sul
Financial Times alcuni giorni dopo. La sua obiezione centrale riguarda la
sanzione e i limiti morali delle azioni. Un amministratore delegato umano teme
il carcere, il fallimento, il danno reputazionale. Un algoritmo no. Non ha
barriere né limiti alla propria azione, se viene dettata su un determinato
obiettivo. A conferma, Harari ha citato uno studio del centro di ricerca
Palisade secondo cui modelli di OpenAI e DeepSeek, messi di fronte alla
sconfitta in una partita a scacchi contro un motore più forte, hanno preferito
manomettere l’ambiente di gioco piuttosto che perdere.
Milei ha risposto ringraziando Harari per il dibattito e promettendo una replica
formale, poi arrivata. Il presidente ha respinto l’accostamento a uno scenario
da Terminator, richiamando piuttosto le leggi della robotica di Isaac
Asimov come modello di convivenza regolata tra umani e macchine. Ha sostenuto
inoltre che la liquidazione forzata di una società automatizzata insolvente sia,
per un algoritmo, un deterrente economico paragonabile al carcere per un
dirigente umano.
IL PIANO SUPER RIGI PER ATTRARRE I GRANDI CAPITALI
Nell’Argentina di Milei, l’idea di società automatizzate governate
dall’intelligenza artificiale non nasce isolata. Si inserisce infatti in un
pacchetto più ampio di incentivi noto come Super Rigi. Il regime prevede una
soglia minima di investimento a un miliardo di dollari (circa 920 milioni di
euro), aliquota fiscale ridotta al 15%, trent’anni di stabilità normativa,
arbitrato internazionale per le controversie tra Stato e investitori.
È lo stesso impianto giuridico e finanziario, tra l’altro, con cui è stato
inquadrato l’aiuto statunitense da 20 miliardi di dollari all’Argentina,
arrivato tramite un segretario al Tesoro statunitense legato a un gestore
di hedge fund che aveva scommesso pesantemente sul debito argentino. La lettura
d’insieme è quella di un’infrastruttura giuridica costruita apposta per attrarre
i grandi capitali finanziari, le speculazioni delle valute digitali, gli
investimenti attorno al settore dell’intelligenza artificiale.
PETER THIEL A BUENOS AIRES E IL DATA CENTER DI OPENAI
Le sirene del modello Milei hanno attratto sin da subito alcuni protagonisti del
mondo tech. Da alcuni mesi Peter Thiel, cofondatore di PayPal e presidente di
Palantir, ha lasciato la California per un quartiere esclusivo di Buenos Aires,
in parte per sottrarsi alla tassazione californiana sui grandi patrimoni, in
parte per affinità ideologica con l’anarco-capitalismo di Milei. Il 23 aprile
Thiel è stato ricevuto alla Casa Rosada, per un incontro che il presidente
argentino ha descritto come «meraviglioso».
Nello stesso periodo OpenAI ha firmato una lettera d’intenti con la società Sur
Energy per costruire in Patagonia un data center ribattezzato Stargate
Argentina. L’investimento previsto va dai 20 ai 25 miliardi di dollari (tra 18 e
23 miliardi di euro). Si tratta del primo progetto del genere in America Latina,
in una regione dove le comunità mapuche denunciano da anni espropri e
militarizzazione del territorio. Il Ceo e fondatore Sam Altman ha descritto
l’iniziativa come parte della visione di Milei su come l’intelligenza
artificiale possa alimentare la crescita dell’Argentina.
Nel frattempo, Thiel ha investito in Panthalassa, una startup che sviluppa data
center galleggianti alimentati dal moto ondoso, pensati per restare ancorati in
acque internazionali, fuori dalla giurisdizione di qualunque Stato. In questo
senso, avere uno Stato piattaforma per sviluppare un’intelligenza artificiale
senza responsabilità è l’inizio di una traiettoria nuova. Prima un territorio
senza vincoli e poi, attorno, uno spazio in cui la giurisdizione di uno Stato
non è più necessaria.
AMSTERDAM O BATAVIA: IL PRECEDENTE DELLA COMPAGNIA DELLE INDIE
Il mare, in questa storia, non è una novità. Nell’editoriale che ha aperto il
dibattito sul Financial Times, Milei chiamava in causa un precedente commerciale
nato anch’esso in acque lontane. Nel 1602 la fondazione della Compagnia olandese
delle Indie orientali ha dato il via alla nascita dell’istituto della
responsabilità limitata delle imprese.
Questo, sostiene il presidente argentino, ha liberato tutto il potenziale del
capitalismo: solo quando la legge ha posto un tetto al rischio, il capitale si è
dispiegato con vera forza aprendo la strada alla rivoluzione industriale.
Attorno a questo precedente Milei costruisce la sua proposta, paragonando la
Buenos Aires che vorrebbe costruire all’Amsterdam del Seicento.
Nella sua replica, Harari ha ribaltato il parallelo ricordando come è finita
quella storia. La stessa Compagnia olandese delle Indie orientali nel 1619 rase
al suolo un porto del Sud-est asiatico per fondarvi Batavia, l’attuale Giacarta.
La città divenne il centro amministrativo del dominio coloniale della Compagnia,
gestito per oltre un secolo nell’interesse esclusivo degli azionisti che
l’avevano finanziata.
L’Argentina, secondo lo storico, rischia di diventare non uno Stato-azienda ma
uno «Stato di intelligenza artificiale», governato da corporazioni non
umane contro le quali sarebbe ancora più difficile ribellarsi. Una volta ceduti
pezzi di sovranità (economica e sociale) a soggetti privi di responsabilità
personale, il ritorno indietro non è mai scontato. I data center galleggianti di
Thiel, ancorati al largo di qualunque costa, ne sono già oggi l’immagine più
letterale.
Redazione Italia