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Arrivano anche i Parà per blindare Milano nella manifestazione di domani
Riprendiamo nel nostro angolo stretto tre interventi che riteniamo essere tra loro connessi attorno alle tematiche securitarie, tendenti a restringere ogni spazio di  dissenso e volte a reprimere tutti i conflitti sociali che insorgono attraversano una minacciosa crisi globale, con i sui riflessi bellici non solo distruttivi sul piano della tenuta degli equilibri del pianeta, ma anche sulle prospettive future dell’esistenza umana. Dopo gli stravolgimenti dell’ordinamento giuridico in materia penale, a seguito del varo emergenziale degli ultimi 9 decreti sicurezza (con l’introduzione di tutta una serie di nuovi reati nella legislazione codificata, in uno anche con significative modifiche ed integrazioni del quadro penalistico, ponendo in essere aggravanti del reato che hanno appesantito il dettato comminatorio già previsti dal codice vigente), oggi il nostro guardasigilli ha posto l’attenzione sulla giustizia minorile e, in particolare, sul sovraffollamento delle carceri: una crescita connessa alla logica repressiva securitaria dell’esecutivo, posta in essere – sin dall’inizio dell’entrata in carica – con una serie di provvedimenti che, a partire dal decreto antirave al decreto antimaranza (passando per Caivano), “ha allargato le maglie della custodia cautelare – così come ha sottolineato Michele Gambirasi, nell’articolo di oggi sul Il Manifesto – portando per la prima volta nella storia anche gli Ipm al sovraffollamento”. Nordio, nell’affrontare il tema per risolverlo, prevede di stanziare dei fondi per l’ampliamento delle carceri minorili, ma anche quello di destinare ai minori settori degli istituti di pena in atto occupati da maggiorenni.  Quella del carcere facile per i minori, in sostanza, è una linea – scrive ancora Gambirasi – “che si sposa con le politiche dei quattro anni di governo, pronta a ripresentarsi anche nel caso di Milano”. D’altra parte è lo stesso Nordio a conferma questa linea di tendenza: «Una serie di arresti massicci nei confronti di minori non era mai avvenuta. Vi sono dei momenti in cui è necessario purtroppo spedire dietro le sbarre questi minori violenti». L’altra grande novità della giornata è quella dei “Parà” che, salutati anche dal sindaco Sala, affiancheranno le autorità di polizia nella gestione dell’ordine pubblico. Non è passato il tentativo dell’attribuzione delle  funzioni di polizia giudiziaria, tuttavia -come viene evidenziato nel corsivo che introduce l’articolo di Aurelio Angelini pubblicato stamani su Italia Libera online- : «la sequenza dei decreti sicurezza segna un ulteriore slittamento autoritario e pone una questione fondamentale di fedeltà alla Costituzione. Gli spazi del dissenso si restringono, i poteri coercitivi si estendono e gli strumenti eccezionali si normalizzano. Il rapporto tra cittadino e potere pubblico cambia così senza alcuna dichiarata revisione costituzionale». In altri termini, questo nuovo passaggio prefigura un capovolgimento dell’attuale assetto ordinamentale dello Stato: «Ogni restrizione si legittima con l’emergenza precedente e ogni ampliamento di potere appare una risposta obbligata a una minaccia». Epperò, bisogna con forza affermare che: «Decisiva non è l’efficacia dichiarata di una misura, ma la sua compatibilità con le regole che delimitano i poteri statali. Una modifica strutturale dell’equilibrio tra apparati militari, polizia giudiziaria e libertà fondamentali esige un confronto parlamentare adeguato e un rigoroso controllo di costituzionalità. Nemmeno il “libero commercio” può rovesciare la gerarchia dei valori». Richiama a tal proposito Angelini nel suo pezzo l’art. 41 della COST., allorquando lo stesso sancisce espressamente che il principio di tutela dell’iniziativa economica privata è garantito, purché non in contrasto con l’utilità sociale né in danno di sicurezza, libertà e dignità umana. Chiude il nostro trittico di voci critiche Lavinia Marchetti che punta il dito sulla necessità del governo di trovare il colpevole per le mancate risposte alle incalzante crescita della domanda sociale. Scrive la nostra:  «La psicoanalisi conosce da tempo questo espediente, attraverso il quale un gruppo deposita su un proprio membro gli elementi intollerabili della sua esperienza collettiva». __________________   > CELLA IMPAZZITA IL GUARDASIGILLI INTERVIENE SUGLI SCONTRI DELL’ULTIMO WEEKEND. > NEL CAPOLUOGO LOMBARDO PERÒ LE CUSTODIE CAUTELARI SONO SOLO TRE. > SOVRAFFOLLAMENTO ANCHE NEGLI ISTITUTI PER I RAGAZZI Nell’ultimo decreto sicurezza, emanato ieri dal Quirinale, oltre ai 500 militari che affiancheranno le forze dell’ordine per facilitare identificazioni, fermi e arresti, si ribalta il sistema dell’imputabilità dei minori e si prevede la flagranza differita anche per i minori.  Sinora nel capoluogo lombardo gli «arresti massicci» di cui ha parlato Nordio contano tre ragazzi in custodia cautelare in carcere dei 35 arrestati tra sabato e domenica. Per gli altri trentadue sono scattati l’obbligo di permanenza in casa o il collocamento in comunità. Per i minori di 14 anni, quindi non imputabili per legge, la procura dei minori di Milano ha fatto sapere che procederà con «indagini anche socio-familiari, agli interrogatori dei ragazzi e, ove ritenuta la pericolosità sociale, alla richiesta di applicazione di misure di sicurezza e/o alla richiesta di apertura dei procedimenti amministrativi». Anche davanti a questi numeri però Nordio ha ragione a descrivere gli istituti minorili come «effettivamente in sofferenza», al massimo pecca di eufemismo. O dimentica le responsabilità del suo ministero. Al 30 settembre 2026, secondo i dati forniti da via Arenula, negli Ipm si contavano 557 persone detenute a fronte di una capienza stimata tra i 516 e i 550 posti. Gli ingressi complessivi nel corso dell’anno invece sono stati 821, di cui l’80% per custodia cautelare, il 2025 ha chiuso a quota 1188. Nel 2022, prima del suo insediamento, le presenze erano 381, mentre gli ingressi si fermavano a 1051. «Più celle non sono la risposta. Il nostro ordinamento pone al centro il recupero, l’educazione e il reinserimento sociale dei minori, principi che non possono essere sacrificati sull’altare dell’emergenza sicurezza» ha ribattuto l’Organismo congressuale forense. «La sicurezza non si costruisce aumentando i posti in carcere, tantomeno minorile. Servono prevenzione, scuola, servizi sociali, comunità educative adeguate, percorsi individualizzati e strumenti capaci di intervenire sulle cause del disagio» hanno attaccato le toghe di Area.  MICHELE GAMBIRASI, LA SOLUZIONE DI NORDIO ALLA RABBIA GIOVANILE: PIÙ GALERE PER I MINORI (ILMANIFESTO)   ______________   > Esercito e polizia giudiziaria: lo scarto più grave Attribuire all’Esercito funzioni di polizia giudiziaria non è un rafforzamento meramente quantitativo. Solleva una questione di principio: quale ruolo si intende assegnare alle Forze armate nella gestione del conflitto sociale e nell’esercizio del monopolio della forza legittima verso i cittadini? Non vanno confusi Carabinieri e Guardia di Finanza, forze di polizia a ordinamento militare con specifiche attribuzioni e strutture operative, con i reparti dell’Esercito impiegati in presidio e vigilanza. Sul piano politico, affidare ai militari ulteriori compiti coercitivi rischia di normalizzare la presenza dell’apparato militare nella gestione del dissenso interno. Il precedente non si valuta sui tre mesi annunciati. Le misure temporanee possono diventare permanenti e ridefinire nella prassi il rapporto tra sicurezza e libertà. Scrive Bobbio ne Il futuro della democrazia: «L’unico modo d’intendersi quando si parla di democrazia […] è di considerarla caratterizzata da un insieme di regole […] che stabiliscono chi è autorizzato a prendere le decisioni collettive e con quali procedure» (Einaudi, 1984, p. 4). Decisiva non è dunque l’efficacia dichiarata di una misura, ma la sua compatibilità con le regole che delimitano i poteri statali. L’emergenza non può farsi scorciatoia per alterare equilibri e garanzie senza adeguato controllo democratico.  La Costituzione non è un ostacolo alla sicurezza Gli artt. 17 e 21 garantiscono la libertà di riunione e di manifestazione del pensiero. Non sono concessioni dello Stato né diritti subordinati a convenienze economiche o commerciali: sono condizioni della partecipazione democratica. L’art. 52 prescrive che l’ordinamento delle Forze armate si informi allo spirito democratico della Repubblica. La Costituzione affida, inoltre, ad autorità civili e magistratura responsabilità e garanzie specifiche nella gestione della sicurezza e dei poteri coercitivi. La memoria storica impone prudenza. La militarizzazione dell’ordine pubblico e l’uso degli apparati coercitivi contro il conflitto sociale appartengono a una storia che la Repubblica ha inteso superare. I fatti di Milano del 1898, quando il generale Bava Beccaris impiegò l’artiglieria contro la popolazione, mostrano gli esiti della sovrapposizione tra potere militare e gestione delle tensioni civili. Ogni misura va valutata nel contenuto, nei presupposti e nelle garanzie, ma l’emergenza non può diventare giustificazione permanente. Il decreto-legge richiede, ex art. 77, straordinari presupposti di necessità e urgenza. Una modifica strutturale dell’equilibrio tra apparati militari, polizia giudiziaria e libertà fondamentali esige un confronto parlamentare adeguato e un rigoroso controllo di costituzionalità. AURELIO ANGELINI, ITALIALIBERA.ONLINE,  LA SICUREZZA COME DISPOSITIVO DI RESTRIZIONE DELLE LIBERTÀ: «L’INOCULAZIONE “OMEOPATICA” DI AUTORITARISMO» ______________________   > COME SI CREA UN “PROBLEMA” PER NON RISOLVERE I VERI PROBLEMI L’intera questione sociale, con le sue seccanti implicazioni economiche, si è lasciata rappresentare da qualche ragazzo incappucciato. Una semplificazione di straordinaria efficacia. Seguiamone per un attimo i passaggi: il governo aveva davanti a sé un problema che richiedeva di discutere la distribuzione della ricchezza, l’impoverimento del lavoro salariato, il progressivo assoggettamento delle città alla rendita immobiliare, i tagli massicci al welfare per destinare le risorse agli armamenti, la questione della sua complicità con il genocidio, una protesta pressante al Sud Italia dove nei supermercati gli scaffali sono vuoti e i benzinai hanno quasi finito la benzina. E poi che succede? Dopo gli scontri e le vetrine rotte disponeva di qualcosa di immensamente più maneggevole. Un colpevole. La psicoanalisi conosce da tempo questo espediente, attraverso il quale un gruppo deposita su un proprio membro gli elementi intollerabili della sua esperienza collettiva. L’identificazione proiettiva, di cui parlavo sopra, consente di pensare una relazione nella quale ciò che viene espulso dalla rappresentazione di sé trova un depositario esterno. Applicata alla nostra rispettabilissima famiglia nazionale, l’operazione assume una certa magnificenza. Una società organizzata intorno alla competizione economica, capace di imporre privazioni durature a milioni di persone e di considerare la coercizione una funzione ordinaria del governo, scopre improvvisamente di essere minacciata dalla violenza. La riconosce con impressionante sicurezza nel ragazzo che ha danneggiato una vetrina. Tutta la propria aggressività istituzionale, esercitata attraverso la violenza coercitiva e i pieni poteri di polizia e di repressione, può così presentarsi sotto le sembianze della responsabilità, mentre quella degli esclusi viene isolata come la “vera” violenza. Pensiamo alla perfezione di questo procedimento. Seguiamone anche qui – ne citiamo soltanto alcuni [ndr]– i passaggi chiave: impoverimento prodotto da scelte economiche? Una necessità di bilancio… “ce lo chiede l’Europa”; perdita di una casa o l’impossibilità di pagare un affitto… incapacità dell’individuo di competere sul mercato; espulsione di intere fasce sociali dal centro urbano…“riqualificazione”; precarietà lavorativa? Si chiama «flessibilità»… senza pretendere nulla; salari che non consentono di arrivare alla fine del mese?… problema di «produttività» e «competitività»; progressiva impossibilità di accedere tempestivamente alle cure mediche?… questione di «razionalizzazione della spesa sanitaria»; sfruttamento dei lavoratori immigrati, necessari all’economia e spesso esposti al ricatto del permesso di soggiorno?… Una questione di «gestione dei flussi migratori». La protesta contro queste condizioni, soprattutto quando interrompe la circolazione delle merci (scioperi o blocchi) o il regolare svolgimento degli affari? Finalmente abbiamo una «minaccia all’ordine pubblico». E finalmente la violenza ha trovato un autore riconoscibile e la Repubblica può convocare la polizia. Se qualcuno dà un calcio alla porta e rompe il vetro, o danneggia una boutique, emerge in tutta la sua forza la “questione morale” che non è emersa per i punti sopracitati. Assistiamo a questo spostamento, attraverso il quale la violenza acquista finalmente un volto riconoscibile. Così lo Stato può contemplare la propria innocenza/sanità nel vetro che qualcuno ha appena mandato in pezzi. LAVINIA MARCHETTI, IL “PAZIENTE DESIGNATO”(DAL GOVERNO) Toni Casano
October 23, 2026
Pressenza
30 Ottobre: Sciopero Generale, le ragioni di USB Sardegna
Il 10, 16 e 17 ottobre tre date che hanno visto Cagliari e altre città della Sardegna attraversate da migliaia e centinaia di lavoratori e studenti: una generazione intera che non accetta un futuro di precarietà, salari bassi, carovita e guerra. Da qui bisogna costruire e rafforzare l’alleanza tra studenti e lavoratori. Per questo l’USB proclama lo SCIOPERO GENERALE di venerdì 30 ottobre, per tutte le categorie del lavoro pubblico e privato. In gioco c’è l’impennata dei prezzi, a partire dai carburanti: benzina e gasolio oltre i 2 euro, spesa rincarata dal 30 al 50% in 5 anni, bollette di luce e gas con aumenti superiori al 30%. I salari non recuperano nemmeno l’inflazione e il governo Meloni, schierato con compagnie petrolifere e banche, risponde con provvedimenti inconsistenti. Servono salari adeguati al costo della vita, prezzi calmierati e IVA azzerata sui beni di prima necessità. E per chi studia? Scuola-lavoro gratuita, aule sovraffollate, tetti agli alunni stranieri, programmi che cancellano il colonialismo, università legate all’industria bellica e a chi collabora con Israele. Il governo ha scelto l’economia di guerra: miliardi per il riarmo, briciole per salari, scuola, sanità e casa. La guerra si scarica su energia, lavoro e spesa sociale. Continua la complicità con il genocidio in Palestina, nonostante le piazze piene con studentesse e studenti in prima fila. E intanto si stringe sul dissenso: il ddl antisemitismo con la definizione IHRA rischia di rendere perseguibile la critica a Israele e chi si mobilita per la Palestina. Il 30 sarà una giornata storica Le proteste divampano in tutta Europa, da Spagna e Francia ad Albania. Lo sciopero generale USB si inserisce nella mobilitazione dei portuali di decine di porti nel mondo, che per la prima volta si allarga oltre il Mediterraneo: nord Europa, India, Messico, Sudafrica e Stati Uniti. Cagliari e la Sardegna entrano in una lotta che non è più solo locale ma internazionale. Nessunə si salva da solə. Uniamo le lotte, tuttə insieme. Abbassate le armi, alzate i salari. Venerdì 30 ottobre, corteo a Cagliari, ore 9.30, Piazza Garibaldi USB Sardegna Redazione Sardigna
October 22, 2026
Pressenza
2/ARS, Palazzo Reale di Palermo: “il pollaio di Sala d’Ercole”
Cronaca di una legislatura a mance, dalla prima variazione di bilancio del 2022 alla notte tra il 21 e il 22 ottobre 2026. Ovvero: come trasformare un Parlamento in una mangiatoia e chiamarla “coesione”_   Le manovrine estive, la grandine a calendario. La manovra-ter da circa 220 milioni, approvata 38 a 21, distribuisce fondi a Comuni, formazione e “iniziative per il territorio”: la formula magica che può contenere tutto, dalla rotatoria alla sagra della salsiccia. Ottobre 2025, la manovra quater. 241 milioni, franchi tiratori del centrodestra che affossano articoli col voto segreto, Schifani che medita di ritirare tutto. Il maxi-emendamento anonimo viene archiviato: ora le richieste vanno firmate una per una. Le mance però restano, solo che adesso hanno il nome sopra. Ismaele La Vardera, in aula, parla di deputati che ci hanno messo la faccia, “di bronzo”. E racconta di aver rinunciato a una quota da 300 mila euro che gli spettava. Spettava: il verbo dice tutto. Esiste dunque una quota per deputato, come i buoni pasto. Dicembre 2025, il capolavoro. La finanziaria da oltre un miliardo si chiude nella notte del 20 dicembre. Alle 22:18 passa un comma che destina un milione di euro ai Comuni “dotati di ambiti di coordinamento territoriale intersettoriale”. Formula che non significa nulla: è una trappola di La Vardera, una “supercazzola” scritta apposta per dimostrare che in finanziaria passa qualunque cosa. Passa infatti, con 26 voti favorevoli su 60 presenti, e finisce in Gazzetta Ufficiale. A gennaio arriva il colpo di teatro: un’Unione di Comuni del Catanese scrive che quella norma le calza a pennello e chiede i soldi. Nessuno sceneggiatore avrebbe osato tanto. La Sicilia sì. 21-22 ottobre 2026, il diluvio. Dopo tutto questo, la lezione appresa dalla maggioranza è una sola: se cinquanta milioni di mance fanno scandalo, centosettantaquattro faranno abitudine.   Una maggioranza da casellario A distribuire il mangime è una maggioranza che, quanto a guai giudiziari, ha pochi rivali nella storia recente dell’Isola. Valgono per tutti la presunzione di innocenza e l’attesa delle sentenze. Ma la politica non è un tribunale: è una questione di decoro, e il decoro non aspetta il terzo grado. Gaetano Galvagno (FdI), presidente dell’Ars: la Procura di Palermo ne ha chiesto il rinvio a giudizio per corruzione, peculato, truffa e falso. Nella stessa inchiesta è indagata per corruzione l’assessora al Turismo Elvira Amata. Quando Galvagno comunicò all’aula di essere indagato, la maggioranza gli chiese non un passo indietro, ma due avanti. E Schifani lo abbracciò nei corridoi. Totò Cuffaro, leader della Dc già condannato in passato per favoreggiamento, è finito ai domiciliari a dicembre 2025 con le ipotesi di associazione a delinquere, corruzione e turbativa. Indagato per corruzione nella stessa vicenda il capogruppo Dc all’Ars Carmelo Pace. Luca Sammartino (Lega), vicepresidente della Regione e assessore all’Agricoltura, è a processo a Catania per corruzione. Michele Mancuso (FI), deputato regionale, è stato posto ai domiciliari a febbraio 2026: secondo la Procura di Caltanissetta avrebbe incassato 12 mila euro per favorire un’associazione destinataria di 98 mila euro di fondi regionali per spettacoli. L’ultimo caso è quello che dovrebbe far tremare i polsi a chi oggi difende il Fondo investimenti territoriali. Perché mostra, in piccolo, il meccanismo che le mance rendono possibile in grande: il contributo pubblico assegnato a discrezione, il beneficiario scelto per nome, la gratitudine che torna indietro. Non serve che ogni mancia sia un reato. Basta che il sistema ne renda uno possibile.   Servi o cittadini Tutto questo accade mentre la Sicilia è in tensione. Nelle stesse ore in cui Sala d’Ercole si spartiva i 174 milioni, sulle statali c’erano i Tir fermi per il caro-gasolio, a Marsala e Petrosino si contavano i danni di due trombe d’aria, un terzo dei Comuni dell’Isola vive tra dissesto e pre-dissesto. Problemi che chiederebbero una politica capace di scegliere priorità, criteri, programmi. Ricevono invece una lotteria in cui vince chi ha il deputato giusto. Eppure la soluzione esiste, e non l’ha inventata l’opposizione di oggi. Piersanti Mattarella, presidente della Regione ucciso dalla mafia nel 1980, aveva immaginato trasferimenti ai Comuni ripartiti in modo equo e automatico, proprio perché i sindaci non dovessero andare a cercarsi i santi in paradiso. Quarantasei anni dopo, i santi sono tornati. E pretendono anche la processione. Il punto non è una rotatoria in più o un campanile restaurato. Il punto è l’idea di cittadinanza che c’è dietro. Un diritto è universale: spetta al Comune amico e a quello nemico, al paese che ha votato bene e a quello che ha votato male. Una mancia invece è personale, revocabile, riconoscente. Chi governa a colpi di mance pensa ai siciliani come a dei servi, non come a cittadini cui garantire pienezza e universalità dei diritti. Li vuole in fila davanti alla segreteria, non in piedi davanti a un ufficio pubblico che funziona. Una maggioranza così non può dirsi classe dirigente. Al massimo, classe distribuente. E i siciliani, che galline non sono, farebbero bene a ricordarselo quando, tra poco più di un anno, qualcuno tornerà a scuotere il secchio sotto le loro finestre.   Per onestà (che è merce rara anche qui) La maggioranza ha le sue ragioni, e vanno riferite. Schifani – la mente -parla di una manovra “di ampio respiro” resa possibile dalla crescita delle entrate. Il capogruppo FdI Giorgio Assenza rivendica i fondi territoriali come risposta alle legittime istanze dei territori; Forza Italia sottolinea i conti rimessi in ordine. Nel testo ci sono anche misure vere: 80 milioni contro il caro-gasolio per agricoltori, pescatori e autotrasportatori, 50 milioni per il comparto cerealicolo, 25 milioni di assegni per le persone con disabilità, 17 milioni per il bonus affitti, 209 milioni per il credito d’imposta della Zes. Chi amministra un piccolo Comune senza un euro di cassa, poi, difficilmente rifiuta un finanziamento per una scuola o una strada, da qualunque porta arrivi. E va detto anche che la pratica non è un’esclusiva del centrodestra. La Vardera stesso ha ricordato che nella spartizione sono stati coinvolti per anni deputati di maggioranza e di opposizione. Meglio tardi che mai… L’indignazione delle opposizioni sarà credibile fino in fondo solo se diventerà una proposta: criteri oggettivi, riparti automatici, una legge sul modello Mattarella. E se varrà anche il giorno in cui al governo ci saranno loro.   Aurelio Angelini
October 22, 2026
Pressenza
1/ARS, Palazzo Reale di Palermo: “il pollaio di Sala d’Ercole” –
Cronaca di una legislatura a mance, dalla prima variazione di bilancio del 2022 alla notte tra il 21 e il 22 ottobre 2026. Ovvero: come trasformare un Parlamento in una mangiatoia e chiamarla “coesione”_   LA NOTTE DELLE GALLINE La seduta si è aperta mercoledì 21 ottobre e si è trascinata per tutta la notte. Sono le 9:22 di giovedì 22 quando la vicepresidente dell’Ars Luisa Lantieri legge il risultato: 37 sì, nessun no, tre astenuti. Fuori dalle finestre di Palazzo dei Normanni è già giorno; dentro Sala d’Ercole è notte fonda, e non solo per le oltre 21 ore di seduta. In aula ci sono soltanto il centrodestra e il governo. Pd, M5s e Controcorrente se ne sono andati prima del voto finale, dopo una nottata di ostruzionismo a oltranza. Il capogruppo dem Michele Catanzaro, uscendo, ha indicato i banchi della maggioranza con un congedo che merita l’archivio: “Votatele voi le schifezze che avete prodotto”. Antonello Cracolici ha trovato la metafora definitiva: altro che mancette, questi sono mangimi per i Comuni. E ha ragione. La mancetta presuppone almeno un cameriere che ha servito un caffè. Il mangime no: si sparge nell’aia, le galline accorrono, nessuno chiede niente. Basta il rumore del secchio. La notte tra il 21 e il 22 ottobre verrà ricordata come una delle pagine più buie della storia del Parlamento siciliano. Ogni primato è stato battuto. È passata, senza nemmeno il pudore di nasconderla, l’idea che il consenso nei territori si possa comprare a peso, un tanto al chilo, un tanto al campanile.   Il conto del becchime La manovrina vale 1,3 miliardi e si chiama, senza ironia apparente, “Coesione e crescita”. La coesione è quella tra deputato e collegio. La crescita è quella delle mance: il Fondo investimenti territoriali era partito da 50 milioni ed è arrivato a 174,3 milioni, più che triplicato nel giro di una notte. Di questi, 146,4 milioni vanno ai Comuni e 27,9 milioni agli enti ecclesiastici. Il tutto è contenuto in un elenco di 48 pagine, spuntato all’alba dentro un maxi-emendamento del governo da circa 300 milioni. I soldi non passano da graduatorie o criteri oggettivi: il dipartimento Infrastrutture li trasferisce direttamente ai beneficiari indicati per nome. Per i Comuni non citati resta una quota residua, da contendersi con un bando. Chi non ha un santo in Sala d’Ercole, insomma, fa la fila. Il capitolo ecclesiastico merita un inchino. Quasi 28 milioni a parrocchie, confraternite e santuari: la politica siciliana, non potendo più garantire miracoli ai cittadini, ha deciso di finanziare direttamente chi li fa di mestiere. La maggioranza ha risposto alle accuse che non c’è nulla di cui vergognarsi, perché tutto è avvenuto alla luce del sole. È vero: è avvenuto alle prime luci dell’alba, dopo 21 ore di seduta, in un’aula vuota. Il sole, a quell’ora, stava ancora sbadigliando.   Breve storia della pioggia (2022-2026) Chi pensa che la notte del 21 ottobre sia un incidente non ha seguito la legislatura. La pioggia di mance è il clima stabile del governo Schifani: cambia solo l’intensità delle precipitazioni. Dicembre 2022, l’acquazzone di prova. La prima variazione di bilancio del nuovo governo vale circa 420 milioni. Dentro c’è roba seria: 250 milioni accantonati per la sanità dopo una sentenza della Consulta, 48 milioni ai Comuni contro il caro-bollette. Va detto: l’esordio fu quasi sobrio. Fu l’ultima volta. Febbraio 2023, la prima finanziaria. Un testo da 127 articoli, riscritto in commissione. Il presidente della commissione Bilancio Dario Daidone mette le mani avanti e spiega che non è corretto parlare di “emendamenti-marchette”. Quando qualcuno ti avverte di non usare una parola prima ancora che tu la pronunci, di solito sa già perché. Estate 2023, l’assestamento da 600 milioni. Il Pd abbandona la commissione Bilancio quando, denuncia Catanzaro, i finanziamenti al territorio diventano mance elettorali anche da poche migliaia di euro. Nello stesso pacchetto spunta perfino una norma “salva-ineleggibili” che avrebbe inciso sulle cause in corso di quattro deputati. Viene stralciata. Il tentativo, però, resta agli atti. La parentesi del Mef. A un certo punto è il ministero dell’Economia a congelare 50 milioni di norme-mancia, dubitando della discrezionalità con cui erano state assegnate. Quando Roma deve fare da tutore a Palermo sulla buona amministrazione, il problema non è più contabile: è antropologico. Aurelio Angelini
October 22, 2026
Pressenza
Convegno di formazione 4 novembre: “Impatto e prevenzione dei modelli violenti, della società e nei mass media”
MERCOLEDÌ, 4 NOVEMBRE 2026, ORE 8.30 -13.00 ONLINE Nel contesto contemporaneo, caratterizzato da una pervasiva esposizione a linguaggi complessi, tecnologie digitali e rappresentazioni mediali ad alto contenuto di aggressività, la scuola si trova ad affrontare sfide educative senza precedenti. Per rispondere a questa urgenza pedagogica, la rete di istituzioni educative Polo Europeo della Conoscenza – I.C. Bosco Chiesanuova, in collaborazione con l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, promuove un importante incontro di formazione online dedicato a docenti e genitori. Questo corso di formazione rappresenta un’opportunità fondamentale per riaffermare il ruolo centrale degli adulti di riferimento, come presidio di pace, dialogo e consapevolezza critica. L’iniziativa si propone di fornire strumenti critici e metodologici per decodificare e disinnescare i modelli di violenza presenti nella società contemporanea, promuovendo al contempo pratiche pedagogiche orientate alla cultura della pace e della nonviolenza. Attraverso un percorso articolato in quattro moduli interconnessi, esperti di rilievo accademico e culturale analizzeranno le diverse sfaccettature del problema: PROGRAMMA 8:30 – 8:40 Saluti di Roberta Leoni Presidente dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università 8:40 – 8.50 Giulia Bausano, Docente Introduce il tema: “La scuola tra realtà e finzione” e presenta 8:50 – 9:30 Dario Bassani, Autore, filosofo ed esperto di comunicazione editoriale “L’impatto dei giochi di violenza e guerra nei processi di nuove dipendenze” Dario Bassani è saggista, filosofo ed esperto di comunicazione editoriale italiano. Attualmente è Responsabile Editoriale, cura, scrive ed edita i contenuti multimediali, inclusi video saggi e podcast come Domande Prime, per il progetto culturale Lucy sui mondi. 9:30 – 9:40 Renata Puleo, Dirigente scolastica Introduce il tema: “La scuola e i suoi linguaggi” e presenta 9:40 – 10:20 Davide Borrelli, Professore di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l’Università “Suor Orsola Benincasa” di Napoli “Disinnescare la violenza strutturale insita nel linguaggio pubblico” Davide Borrelli è docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l’Università del Salento. Docente di Sociologia dei processi culturali e Politiche della valutazione presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. 10:20 – 10:30 Michele Lucivero, Docente Introduce il tema: “A scuola di pacifismo” e presenta 10:30 – 11:10 Stefano Cobello, Insegnante, sociologo e pacifista “Pedagogia nera e pedagogia bianca – Modelli pedagogici a confronto: loro potenzialità nella crescita e nell’educazione” Stefano Cobello è un insegnante, sociologo, pacifista, fondatore e coordinatore del Polo Europeo della Conoscenza – Europole. 11:20 – 11:30 Alessandra Mancuso, Docente Introduce il tema: “A scuola di STEM” e presenta 11:30 – 12:10 Stefano Borroni Barale, Fisico teorico, docente, saggista “Tecnologie digitali in educazione: progresso o controllo?” Stefano Borroni Barale è un fisico teorico, docente, saggista e attivista italiano, noto in particolare per il suo impegno nella divulgazione legata al software libero, già ricercatore per l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare [INFN] all’interno del progetto EU-DataGrid. IL CORSO DI FORMAZIONE COME AGGIORNAMENTO PER I/LE DOCENTI CON ESONERO PER LA GIORNATA SCOLASTICA. I/LE DOCENTI (A TEMPO INDETERMINATO E DETERMINATO) HANNO DIRITTO A 5 GIORNI DI ESONERO DAL SERVIZIO PER ANNO SCOLASTICO PER PARTECIPARE AD ATTIVITÀ DI FORMAZIONE E AGGIORNAMENTO, IN BASE ALL’ART. 36 DEL CCNL SCUOLA 2019-2021. Al termine degli interventi ci sarà spazio per le domande e per un dibattito costruttivo. Infine verranno proiettati dei video per i saluti finali. L’iniziativa è aperta a docenti, dirigenti, educatori e famiglie. L’incontro sarà online. Il link sarà mandato solo agli iscritti. La partecipazione è gratuita. L’attestato finale è valido per l’aggiornamento in servizio per gli Insegnanti. Per qualsiasi domanda su registrazioni, certificazioni presenze, certificati si rimanda alle FAQ. Per info clicca qui. PER ISCRIVERSI CLICCARE QUI -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
I lavoratori portuali non lavorano per la guerra: 30 ottobre seconda Giornata internazionale di azione. 100 porti, 17 Paesi e 4 continenti
Le adesioni alla seconda Giornata internazionale di azione dei lavoratori portuali, in programma il 30 ottobre, sono in aggiornamento: continuano ad arrivare manifestazioni di sostegno da parte dei sindacati di vari Paesi, portando il totale a oltre 100 porti in quattro continenti, una cifra impensabile fino a pochi mesi fa. Tra gli ultimi a unirsi all’iniziativa figurano la sezione locale 10 dell’ILWU nei porti di San Francisco e Oakland, negli Stati Uniti, l’Unión de Estibadores e Jornaleros nel porto di Veracruz, in Messico, e la sezione dei lavoratori portuali di Amburgo del sindacato ver.di, in Germania. Mercoledì, inoltre, abbiamo ricevuto l’importante notizia che il Consiglio europeo dei lavoratori portuali (EDC) ha deciso di partecipare all’azione. Al momento, gli scioperi interesseranno un tratto di costa che va dalla Francia sud-occidentale al Pireo, per un totale di quasi 1.100 miglia nautiche, mentre i sindacati coinvolti sin dall’inizio gestiscono il 40% di tutto il traffico di container nel Mediterraneo. Sono coinvolti alcuni dei più grandi hub di trasbordo, come Tangeri, Marsiglia, il Pireo, Gioia Tauro, Genova e Mersin, oltre ai principali porti del Nord Europa, del Messico e dell’India. Secondo un primo calcolo lo sciopero potrebbe bloccare 40.000 container per un giorno. Questa giornata di mobilitazione dimostra il potere della classe operaia organizzata nell’opporsi alla guerra. Condanniamo il genocidio del popolo palestinese, perpetrato dallo Stato di Israele con il sostegno degli Stati Uniti, della NATO, dell’UE e dei governi che collaborano con esso, nonché il vergognoso blocco contro Cuba e le altre aggressioni imperialiste. Basta con la militarizzazione delle banchine e l’automazione che causa tagli occupazionali. In molti Paesi sono stati proclamati scioperi per il 30 ottobre, in Italia sarà uno sciopero generale contro guerra e carovita. I lavoratori portuali non lavorano per la guerra! Nessun lavoratore dovrebbe lavorare per la guerra! Lotta unitaria dei lavoratori di ogni Paese e settore contro la guerra e lo sfruttamento! La giornata internazionale è stata promossa da CGT Ports and Docks (Francia), ENEDEP (Grecia), LAB (Paesi Baschi), Liman-İş (Turchia), ODT (Marocco), USB e Orsa Porti (Italia) contro i traffici di armi nei porti. In Italia al momento le città portuali in cui si terrà la mobilitazione sono: Genova, Livorno, Trieste, Civitavecchia, Ancona, Ravenna e Gioia Tauro, ma ci aspettiamo ulteriori adesioni prima della giornata di sciopero. Ecco la mappa con tutte le mobilitazioni previste ad oggi. Unione Sindacale di Base
October 21, 2026
Pressenza
HeArt of Gaza a Cuggiono
Arriva in città dopo aver girato l’Italia e non solo “HeArt of Gaza”, mostra d’arte itinerante internazionale che raccoglie i disegni e le testimonianze di bambine e bambini palestinesi. Il progetto nasce a Deir al-Balah, nella Striscia di Gaza, grazie all’iniziativa dell’artista Mohammed Timraz e dell’illustratrice irlandese Féile Butler. Si tratta di una straordinaria raccolta di 40 opere composte da immagine e testo realizzate dai bambini e adolescenti nella Tenda degli artisti, spazio sicuro creato a Gaza per offrire a bambini e ragazzi un luogo di gioco, condivisione e normalità attraverso il disegno. Possiamo così toccare con mano e “sentire” il dolore, la paura, la perdita, il lutto e l’angoscia ma anche la speranza e la resilienza di quei giovanissimi palestinesi che alla loro tenera età hanno già attraversato l’inferno. L’inaugurazione della mostra è fissata per venerdì 23 ottobre alle 18.30 in villa Annoni (piazza XXV Aprile, Cuggiono). Dopo i saluti dell’amministrazione comunale, interverranno la presidente di Anpi Cuggiono e un’attivista di Amnesty per parlare della situazione in Palestina ma anche del coinvolgimento dei bambini nei conflitti in tutto il mondo. Organizzano Anpi, Ecoistituto della Valle del Ticino, Amnesty International e Acli Cuggiono. La mostra rimarrà aperta dal 24 ottobre al primo novembre con i seguenti orari: da martedì a venerdì 16-18, sabato e domenica 10-12 e 16-18, lunedì chiuso. Domenica 25 ottobre nel pomeriggio si terrà il laboratorio creativo “La tenda degli artisti”. Le scuole potranno visitare la mostra su appuntamento in orario mattutino: per prenotarsi scrivere a chiaragua@yahoo.it. Giovedì 29 alle 21 sempre in villa Annoni si terrà l’incontro “Arte che cura – L’impatto del trauma infantile”. Relatori Alberto De Giorgi, psicologo e psicoterapeuta specializzato in traumi, e Serena Longoni, artista e arteterapeuta clinica. L’ingresso è libero e gratuito. Claudia Cangemi
October 21, 2026
Pressenza
Fossili, clima e guerra: il 24 ottobre assemblea nazionale. Intervista a Renato Di Nicola
 Le fonti fossili non sono solo la causa principale del cambiamento climatico, ma sono anche il motivo per cui scoppiano la maggior parte delle guerre. Fossili, clima e guerra costituiscono, pertanto, la miscela esplosiva che sta portando il mondo verso l’autodistruzione. È su questi temi, e sulla necessità di riprendere la lotta contro un potere economico, politico e militare che sempre più determina il futuro dell’umanità, che sabato 24 ottobre si terrà a Roma (sede nazionale Cobas, viale Manzoni 55, ore 10) una assemblea nazionale aperta al contributo di tutte le realtà di movimento che lottano per la giustizia climatica e sociale, contro l’economia di guerra e per la difesa dei territori e dei beni comuni.   Chiediamo a Renato Di Nicola, coordinatore della Campagna nazionale “Per il clima, fuori dal fossile”, promotrice dell’iniziava, quali sono le ragioni che hanno spinto per la convocazione dell’assemblea. Quello che accade è sotto gli occhi di tutti, stiamo attraversando il periodo più buio e più pericoloso dalla fine della Seconda guerra mondiale. Mai come oggi abbiamo assistito ad una crisi climatica così grave e mai abbiamo avuto contemporaneamente più guerre così devastanti che rischiano di portarci verso una deflagrazione globale. Non a caso al centro delle due crisi ci sono i combustibili fossili, dei quali dobbiamo liberarci al più presto possibile. Il legame fossili-clima è certificato da tempo dalla comunità scientifica internazionale, ma quello tra fonti fossili e guerra?  E’ così da sempre, cioè da quando sono stati scoperti carbone, petrolio e gas – risponde Di Nicola -, senza combustibile non si muovono i carri armati e non volano gli aerei. L’ attuale crisi energetica, che sta avendo pesantissime ripercussioni soprattutto sulle economie dell’Occidente, è la diretta conseguenza della guerra in Iran, scatenata dagli Stati Uniti e da Israele. Dallo stretto di Hormuz passa il 25 per cento del petrolio mondiale e il 20 per cento del GNL (gas naturale liquefatto). Le guerre scoppiano non solo per conquistare le aree ricche di fonti fossili ma anche per avere il controllo delle loro rotte di transito. La situazione di oggi può essere paragonata alla prima grande crisi energetica del 1973, causata dalla guerra del Kippur. Da notare che il Medio Oriente è il più grande bacino di petrolio e di gas del mondo, e proprio in quest’area si è avuta una lunga serie di sanguinosi conflitti legati alle fossili, tra cui le due guerre del Golfo del 1990 e del 2003.  Anche molte guerre nel continente africano, oltre a ragioni di carattere etnico e territoriale, hanno avuto al centro le fonti fossili. Si pensi ai conflitti in Nigeria, Libia, Sud Sudan e Yemen. Neppure la guerra Russia-Ucraina sfugge alla trappola delle fossili. Infatti, le regioni contese, ovvero il Donbass e il Dnieper-Donetsk, hanno grandi riserve di carbone e di metano da carbone. Non solo, ma sono anche ricche di minerali strategici, come litio, titanio, uranio, grafite e manganese. È casuale tutto questo?.  Veniamo alla Palestina, dove è in atto il genocidio del popolo palestinese. Anche qui giocano un ruolo le fonti fossili. Nel 2000, al largo della costa di Gaza, sono stati scoperti due giacimenti di metano, con una capacità complessiva stimata in 30 miliardi di metri cubi, una quantità tale da poter soddisfare l’intero fabbisogno dei palestinesi, ma lo sfruttamento dei due campi di gas non è mai partito perché Israele ne rivendica illegalmente il controllo.  Ma le fonti fossili servono anche per la società civile, per le famiglie e per le industrie. Come se ne esce?   Le alternative esistono eccome, è una questione di scelte politiche; le fonti energetiche rinnovabili sono oggi più competitive rispetto alle fossili, e fanno risparmiare anche sulle bollette. Vedi il caso della Spagna dove il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica è in media inferiore del 50 per cento rispetto all’Italia. Ciò dipende dal fatto che in Spagna il fabbisogno dell’elettricità è coperto per il 56 per cento dalle rinnovabili, che sono la fonte prevalente. In Italia, invece, è il gas che fa il prezzo perché incide per quasi il 50 per cento sulla produzione di energia elettrica.  È possibile sostituire le fossili, climalteranti ed inquinanti, con energia pulita e più economica. Infatti, si potrebbero realizzare 90 GW di rinnovabili in più entro il 2030, riducendo in questo modo il consumo di gas di almeno 20 miliardi di metri cubi; ed entro il 2035 la copertura elettrica nazionale potrebbe essere ottenuta al 100 per cento con le rinnovabili. Se ciò non avviene è perché le potenti lobby del settore fossile non sono disposte a rinunciare ai loro enormi profitti e al loro potere, con cui impongono le loro decisioni ai governi. E il governo italiano non sfugge a questa regola. Va detto, però, che l’utilizzo delle fonti rinnovabili deve essere sempre contestualizzato per evitare che si riproduca il sistema energetico dominante, danneggiando i territori e l’ambiente con una violenza simile all’estrattivismo fossile. L’energia deve essere considerata un bene essenziale e pubblico e quella rinnovabile, se vogliamo che sia davvero democratica, deve essere prodotta soprattutto dal basso attraverso le comunità energetiche e le comunità solari. Come siamo messi, al riguardo, in Italia? Siamo in forte ritardo rispetto agli stessi obiettivi del Piano nazionale energia e clima (PNIEC), che già di per sé è poco ambizioso. Il governo Draghi prima e quello Meloni dopo, anziché puntare sulle rinnovabili, hanno favorito grandi investimenti nello sviluppo delle infrastrutture del gas. Nel 2022, approfittando della guerra in Ucraina, è stata riavviata la realizzazione del grande metanodotto Linea Adriatica di 425 chilometri da Sulmona a Minerbio, con una nuova centrale di compressione a Sulmona; inoltre, saltando tutte le procedure di legge, si è deciso di realizzare i due nuovi rigassificatori di Piombino e Ravenna. Si tratta di opere del tutto inutili, la cui presunta necessità è basata sulla falsa narrazione che L’Italia, in seguito alla chiusura delle importazioni dalla Russia, correva il rischio di restare a corto di gas. In realtà nel nostro Paese il gas non è mai mancato perché già aveva diverse fonti di ingresso sostitutive. Oggi il consumo di metano è intorno ai 63 miliardi di metri cubi, mentre – senza considerare il gas russo e i rigassificatori di Piombino e Ravenna, e naturalmente senza la Linea Adriatica, che non è ancora completata – l’Italia ha una disponibilità tecnica di almeno 100 miliardi di metri cubi. Abbiamo, quindi, un eccesso di infrastrutture metanifere, non una carenza; e, come se ciò non bastasse, il governo ha deciso di realizzare tre nuovi rigassificatori a Gioia Tauro, Porto Empedocle e Taranto. Inoltre, è stato già avviato il raddoppio del Tap ed è previsto un nuovo metanodotto, l’EastMed-Poseidon, da Israele ad Otranto. Con tutte queste nuove opere l’Italia arriverebbe ad avere assurdamente una disponibilità di metano di circa 160 miliardi di metri cubi, mentre i consumi non andranno oltre i 58 miliardi ad 2030, che è l’obiettivo del PNIEC. ENI e SNAM faranno profitti da capogiro mentre i costi di tutti questi impianti superflui saranno caricati per decenni sulle bollette dei cittadini italiani. A livello operativo qual’ è la finalità dell’assemblea del 24 ottobre? L’ultima grande mobilitazione nazionale per la difesa del clima e contro le grandi opere è stata quella di Roma del 2019; dopo di allora, non muovendosi più nulla in modo coordinato, abbiamo deciso di trasformare lo slogan del nostro striscione in una Campagna nazionale “Per il clima, fuori dal fossile”. Poi è arrivato il Covid che ha rallentato una risposta nazionale e di massa, ma noi non ci siamo mai fermati.  In sette anni abbiamo realizzato, insieme ad indagini e analisi, centinaia di manifestazioni sincroniche contro lo strapotere di multinazionali quali Eni, Snam, Socar, Leonardo ed altre; convegni come quelli di Ravenna contro la fiera OMC Med Energy; e cortei partecipati da migliaia di persone a Sulmona, Ravenna, Piombino, Ancona, Falconara, Brindisi. Abbiamo preso parte ad iniziative promosse da altre realtà di lotta stabilendo relazioni e connessioni durature, sempre in una prospettiva di convergenza e rifiutando schemi di tipo verticistico. Abbiamo dato il nostro contributo per la costruzione di intese nazionali come il Climate Pride. Abbiamo seguito gli incontri COP da Glasgow a Belem, e partecipato al primo incontro contro i fossili di Santa Marta in Colombia. Abbiamo organizzato comunità energetiche e lotte anche con altre realtà di movimento, come a Milano per lo Stop Data Center, o a Taranto per la chiusura delle fabbriche di morte. Il 24 ottobre a Roma, con una visione rivolta al futuro, discuteremo, insieme a chi vuole condividere questo percorso, di come superare i limiti e le difficoltà date dal divario tra le giuste e puntuali lotte che vengono portate avanti nei territori e il rafforzamento del potere di dominio delle grandi compagnie del fossile, del nucleare, dell’apparato militare-industriale-finanziario, che condizionano fortemente le decisioni politiche a livello nazionale e globale.  Per realizzare un reale cambiamento non basta quello che si è fatto da parte delle diverse realtà in Italia, spesso ciascuna per conto proprio. Su questi temi riteniamo indispensabile aprire una nuova fase di confronto e di coordinamento, soprattutto sul “che fare”, con l’obiettivo di arrivare ad una mobilitazione nazionale che leghi le lotte per il clima con le lotte sociali e con quelle contro il riarmo e la crescente militarizzazione in atto nei territori. Sappiamo che è una sfida molto dura e difficile, ma se vogliamo cambiare i rapporti di forza nella nostra società, questa è l’unica strada da percorrere.   Mario Pizzola
October 21, 2026
Pressenza
Facciamo insieme la più grande bandiera della pace umana del mondo
Il 24 Ottobre dalle 9 alle 12 sul Lungolago di Omegna, citta natale di Gianni Rodari nell’ambito del Festival a lui dedicato, ci incontriamo per dare vita a un gesto collettivo, colorato e universale. Non contro qualcuno. Ma insieme, per tutti. Un’unica grande bandiera fatta di persone, per affermare che nessuna divisione è più forte del desiderio di incontrarsi, conoscersi e camminare insieme. Popoli diversi. Storie diverse. Un’unica umanità. Perché la pace non è soltanto un’idea: è il coraggio di stare insieme. Iscriviti come singolo o gruppo a promemoriaperlapace@gmail.com Redazione Italia
October 21, 2026
Pressenza
Un server A/I sequestrato in Olanda, Manif ad Amsterdam ed eventi anti GAFAM a Bologna
PUNTATA https://hackordie.gattini.ninja/randioworld/wp-content/uploads/2026/10/HOD20ottobre.ogg Scaricala HOD20ottobre bhe, c’è da dire che gli USA prima condannano senza processo poi indagano, forse… parrebbe che su richiesta USA, della polizia olandese si è copiata un server di A/I ma non han dichiarato se glielo danno o no. https://keepitfree.ai/it/news/la-procura-non-aveva-alcun-motivo-per-rifiutare-la-richiesta-americana-di-sequestrare-i-server-di-autistici/inventati-nrc-nl/ OGGI MANIFESTAZIONE AD AMSTERDAM: Riconsegnate il server! https://www.globalinfo.nl/nieuws/eis-bij-het-om-de-server-van-autistici-inventatie-terug-di-20-10-15-00/ Eventi: 23 e 24 ottobre https://women.it/agenda/lalgoritmo-e-politico-la-sorellanza-resiste-ai-tech-bro/ Ah, evento contro GAFAM ed alt right al Centro delle donne il 23 e 24 ottobre, i topic saranno oltre alla connivenza delle piattaforme americane,  il tema incalzanti di espansione dei canali tradwife, incel, manosfera antimeridionalista omofoba transfobica e misogina, spinta dai femonazionalismi anche italiani.. Stessi giorni Linux day in arrivo…in tutta la penisola ed oltre: 24 ottobre https://www.linuxday.it/2026/ E dopo siam ad un mese da hackordai evento dell’hacklab Bolognese: 12 13 14 Novembre https://hacklabbo.indivia.net/hackordiye26/
October 20, 2026
hack or die