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Pisa, 12 settembre: Sottrarsi alla guerra: antimilitarismo e obiezione di coscienza in Italia e in Europa
SABATO, 12 SETTEMBRE 2026, ORE 18 BIBLIOTECA FRANCO SERANTINI, VIA G. CARDUCCI N. 13, LOCALITÀ LA FONTINA, GHEZZANO (PISA) Nell’ambito dell’iniziativa che si svolgerà a Pisa per Liberazione in festa, organizzata dalla Biblioteca Franco Serantini, segnaliamo un dibattito dal titolo Sottrarsi alla guerra: antimilitarismo e obiezione di coscienza in Italia e in Europa. «Alla vigilia del vertice Nato di Ankara del luglio 2026, la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e il segretario generale della Nato Mark Rutte hanno pubblicato un documento congiunto per annunciare un definitivo cambio di paradigma: l’Europa deve smettere di pensare alla guerra come un evento lontano, da cui la possano difendere alleati potenti, l’Europa deve armarsi e difendersi direttamente. Questo significa convertire i propri sistemi industriali alla guerra, ma anche obbligare i ragazzi e le ragazze di tutti i paesi membri a fare la guerra in prima persona. L’obiezione di coscienza alla leva obbligatoria ha una storia molto importante nel nostro paese, ma anche un presente di enorme importanza per il futuro del continente europeo, ai fini di contrastare un destino bellico che sembra già deciso». Ne parliamo con Marco Labbate (storico) Serena Tusini (attivista) Testimonianze di mobilitazioni contro l’arruolamento: le esperienze della Germania e del Movimento No Base di Pisa introduce Andrea Traina (BFS-Issoreco) Marco Labbate è dottore di ricerca in Storia dei partiti e dei movimenti politici all’Università di Urbino e vicedirettore dell’Istituto di storia contemporanea di Pesaro-Urbino, autore del libro Un’altra patria. L’obiezione di coscienza nell’Italia repubblicana (Pacini 2020). Serena Tusini è dottoressa di ricerca in Italianistica, insegna lettere nelle scuole superiori, è attiva nell’Osservatorio contro la Militarizzazione delle Scuole e delle Università, nato tre anni fa, in cui si occupa in particolare dei sistemi di leva a livello europeo. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Il Fatto Quotidiano: “La conoscenza non marcia”: la battaglia per separare l’istruzione dall’industria bellica
DI VIRGINIA DELLA SALA SU IL FATTO QUOTIDIANO DEL 4 SETTEMBRE 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto dalla Virginia Della Sala, pubblicato su Il Fatto Quotidiano il 4 settembre 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo, in particolare in relazione alla presentazione della petizione La conoscenza non marcia. «Vietare le collaborazioni tra scuole, università e industria militare, creare organismi indipendenti che controllino accordi e partnership e garantire a studenti, docenti e ricercatori il diritto all’obiezione di coscienza. Sono i tre punti centrali della petizione popolare lanciata dalla campagna “La Conoscenza Non Marcia”, che punta a portare alla Camera una proposta di intervento legislativo per separare il sistema dell’istruzione e della ricerca dalla crescente integrazione con il settore della Difesa. A chiederlo, nel corso di una manifestazione davanti a Montecitorio a Roma, sono stati Usb, Cambiare Rotta, Osa e l’Osservatorio contro la militarizzazione della scuola e dell’università…continua a leggere su www.ilfattoquotidiano.it -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Dove va il capitalismo, dove andiamo noi
DALL’11 AL 13 SETTEMBRE A CECINA MARE SI SVOLGERÀ, COME OGNI ANNO, L’UNIVERSITÀ ESTIVA ORGANIZZATA DA ATTAC ITALIA. QUATTRO SEMINARI AFFRONTERANNO LA CRISI DEL CAPITALISMO, LA CRISI CLIMATICA E LA GUERRA CHE SEGNANO IL NOSTRO PRESENTE, PER COSTRUIRE UN’ALTERNATIVA POSSIBILE E URGENTE DI SOCIETÀ BASATA SULLA CURA E SULLA TRASFORMAZIONE Grande è il disordine sotto il cielo, ma la situazione è tutt’altro che eccellente. Viviamo un’epoca tremenda, che rende molto ardua l’idea di un cambiamento sociale e che rischia di anestetizzarne persino l’immaginazione. La guerra – quella combattuta, quella preparata, quella auspicata – è divenuta parte delle nostre vite e della dimensione economica, sociale e geopolitica. La corsa agli armamenti prosegue come se non ci fosse un domani e intanto lo pregiudica, sottraendo ricchezza collettiva, beni comuni, diritti sociali. L’ampiezza della disuguaglianza sociale non ha precedenti nella storia dell’umanità e, soprattutto, ha smesso da tempo di essere considerata un problema, divenendo il fisiologico esito del dominio del più forte sul più debole. > La crisi ecologica, moltiplicata dalla crisi climatica in corso, obbliga a > confrontarsi non più solo con la finitezza dell’esistenza individuale ma, per > la prima volta nella storia, anche con la possibile finitudine della specie > umana sul pianeta. I nuovi re della finanza pervadono l’economia, la società, la natura e la vita stessa delle persone ed espropriano la democrazia, facendo riemergere spinte autoritarie, vecchi totalitarismi e nuovi fascismi. E la solitudine competitiva sembra essere l’unico orizzonte per le persone, dentro un’esistenza pensata come individuale, performativa, meritocratica e in eterna concorrenza con quella delle altre e degli altri. Per vincere o per tentare almeno di non soccombere. Parrebbe non ci sia scampo, né via d’uscita. E che non vi sia futuro pensabile, ma solo una sopravvivenza quotidiana scandita da emergenze senza soluzione di continuità, intrisa di panico, malinconia, quando non di rancore. Eppure, se guardiamo il mondo da un diverso punto di vista, ci accorgiamo che il modello capitalistico non è mai stato così in difficoltà e che la ferocia che dimostra è direttamente proporzionale alla propria debolezza. Non sa infatti come affrontare alcuno dei profondissimi nodi da esso stesso creati e giunti al pettine contemporaneamente: non può fare a meno di esacerbare la disuguaglianza sociale, non può abbandonare il consunto mito della crescita, è costretto a sostenere l’economia producendo enormi bolle finanziarie, non ha alcuna risposta per la crisi ecologica e climatica. Sa che non può garantire alcuna felicità alle persone, ma che deve solo spaventarle per ottenere rassegnazione. Sa che, non potendo più risolvere alcuno dei problemi che ha creato, deve prepararsi a contenere ogni risveglio sociale, a reprimere ogni conflitto, per evitare l’apertura di faglie che possano terremotare la fragilità intrinseca della propria struttura. > Conoscere a fondo dove sta andando il modello capitalistico, capire come la > sua profondissima crisi stia trasformando il pianeta e su quali elementi > continui a far leva per presentarsi come l’unico dei mondi possibili, è uno > degli obiettivi di questa sessione dell’università estiva. L’altro è provare a capire dove stiamo andando noi, un noi collettivo e ampio che dentro le lotte, le vertenze, le pratiche e le esperienze concrete, si oppone alla deriva di questo modello e prova ad affermare, tanto nel “qui e ora” quanto nella visione d’insieme, la possibilità e l’urgenza di un’alternativa di società. UNA RIFLESSIONE CHE VOGLIAMO DIPANARE ATTRAVERSO DIVERSI SEMINARI. Il primo si intitola “Capitalismo, crisi climatica e guerra”, nel quale affronteremo la stretta connessione fra la crisi del modello capitalistico, la crisi ecologica e climatica che lo mette radicalmente in discussione e la guerra come risposta dentro il paradigma del dominio all’accaparramento dei beni comuni e delle materie prime fondamentali. Ne discuteremo con Raffaele Giammetti (professore associato di Economia politica all’Università di Cassino e del Lazio Meridionale) e con Claudia Terra (dottoressa di ricerca in Filosofia politica all’Università di Trento in cotutela con l’École Normale Supérieure de Paris). Il secondo si intitola “Occidente al tramonto, il sole sorge a Pechino?”, nel quale affronteremo il cambiamento epocale a cui stiamo assistendo, che vede il cosiddetto “Occidente” in rapido declino e il centro del mondo spostarsi verso l’Asia, cercando di conoscere meglio il percorso della Cina, al di là degli stereotipi e dei luoghi comuni, attraverso i quali in genere lo si affronta. Ne discuteremo con Daniela Caterina (professoressa associata presso la Facoltà di Filosofia della Huazhong University of Science and Technology (Wuhan)) e con Fabrizio Eva (geografo politico). Il terzo seminario si intitola “Nuove tecnologie e IA: tecnofascismo o liberazione?”, nel quale affronteremo il tema di come le nuove tecnologie stanno iniziando a impattare sulla produzione, sull’organizzazione sociale sulle relazioni e sulle soggettività, cercando di approfondire la possibilità di una socializzazione dell’innovazione tecnologica che permetta di uscire dalla trappola del capitalismo della sorveglianza. Ne discuteremo con Armanda Cetrulo (ricercatrice in Economia Scuola Superiore S. Anna di Pisa) e con Mauro Munzi (filosofo e analista delle tecnologie contemporanee) Il quarto seminario si intitola “Territori per l’estrattivismo o comunità di cura e di trasformazione” , nel quale affronteremo il tema di come le comunità territoriali, oggi considerate solo come luoghi di estrazione di valore finanziario e/o abbandonate a se stesse, possano invece divenire luoghi della sperimentazione di un’alternativa di società basata sulla cura e sulla trasformazione. Ne discuteremo con Sara Pilia (attivista e referente nazionale Arci per i territori e le aree interne) e con Donatella Gasparro (dottoranda in Scienze Politiche presso la Scuola Normale Superiore di Pisa). La sessione si chiuderà con una tavola rotonda che si intitola “Cambiare il mondo dal basso”, nella quale, alla luce delle considerazioni emerse nei precedenti seminari, cercheremo di fare il punto sulla costruzione di un’alternativa di società, facendo dialogare culture ed esperienze tra loro diverse, ma capaci di offrire molti punti di convergenza per il comune cammino collettivo. Ne discuteremo con Marco Deriu (professore associato di Sociologia Università di Parma), Dario Salvetti (Collettivo di Fabbrica ex-Gkn), Marcella Corsi (professoressa di Economia Politica presso Università La Sapienza Roma) e Marco Bersani (filosofo e attivista di Attac Italia) Vi aspettiamo!  Dall’ 11 al 13 settembre 2026 a New Camping Le Tamerici, Via della Cecinella 3 – Cecina Mare (LI) Qui il programma L'articolo Dove va il capitalismo, dove andiamo noi proviene da Comune-info.
September 8, 2026
Comune-info
Ddl Antisemitismo: il 9 settembre la protesta di oltre 250 sigle
PRESIDIO-MARATONA A ROMA, A MONTECITORIO, E IN ALTRE 45 CITTÀ D’ITALIA PER DIRE NO ALLA NORMA-BAVAGLIO. LA MOBILITAZIONE IN OCCASIONE DELLA DISCUSSIONE DEL DDL ANTISEMITISMO ALLA CAMERA. Domani, mercoledì 9 settembre, oltre 250 sigle scendono in piazza insieme a Roma, in piazza Montecitorio, dalle ore 13, per un grande presidio-maratona d’interventi e, nello stesso giorno, in altre 45 città d’Italia per dire no al cosiddetto ‘disegno di legge antisemitismo’, in occasione della discussione del provvedimento in Commissione Affari Costituzionali alla Camera. Una vera e propria ‘norma-bavaglio’ che, basata sulla definizione IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), equipara ad antisemitismo le critiche verso le politiche del Governo d’Israele, e i suoi sostenitori, reprimendo così ulteriormente il diritto al dissenso, la libertà d’espressione e d’informazione. Ovvero: perseguire legalmente tutti coloro che denunciano pubblicamente le politiche coloniali, le violazioni dei diritti umani, il genocidio (riconosciuto anche dall’ONU un anno fa), la pulizia etnica e l’apartheid praticati dallo Stato di Israele nei confronti del popolo palestinese. Da Roma a Milano, Torino, Genova, da Firenze a Brindisi fino a Catania e Palermo e in decine di altre piccole e grandi città italiane. Una mobilitazione diffusa, lanciata dalla Rete #NoBavaglio assieme a centinaia di organizzazioni sociali e politiche, in grado di riunire un’ampia pluralità di realtà in difesa dei diritti umani: dal mondo dell’informazione ai sindacati, dai movimenti per la Palestina alle comunità ebraiche e cattoliche, dalle campagne e reti per la pace e contro il riarmo fino alle sigle di rappresentanza di scuola e università. E ancora: dalle associazioni per i diritti dei migranti e per la giustizia sociale fino ai collettivi di artisti e comitati cittadini da tutta Italia. “I recenti attacchi e accuse di antisemitismo contro la Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI) per aver aderito tra gli organizzatori della mobilitazione di domani dimostrano proprio l’entità del rischio di censura e repressione a cui stiamo già andando incontro, ancora prima che il ‘ddl-antidissenso’, come andrebbe ribattezzato, sia approvato. – spiegano – Criticare Israele non è antisemitismo ma è un diritto costituzionale che va salvaguardato per il bene della nostra democrazia e dei diritti umani”. “È bene ricordare che gli strumenti normativi per prevenire e punire i crimini d’odio di diversa estrazione già ci sono, quali ad esempio la Legge Mancino (legge 25 giugno 1993, n. 205): sarebbe sufficiente garantirne la piena applicazione, senza il bisogno di evocare, strumentalmente, ulteriori norme, per di più liberticide come appunto quelle previste dal Ddl antisemitismo. In netto contrasto con questa deriva, come già approvato dall’Ordine dei Giornalisti, si può e si deve scegliere di abbandonare la definizione IHRA e adottare la Dichiarazione di Gerusalemme, che non vuole essere definizione vincolante dal punto di vista giuridico, ma uno strumento per identificare, monitorare e combattere l’antisemitismo attraverso una serie di linee guida, legando la lotta all’antisemitismo alla protezione dei diritti umani e alla libertà di critica”. “Ci appelliamo al mondo della cultura, scuola, università, ricerca, informazione, arte, sport e tutte le realtà sociali, culturali, sindacali, politiche, davvero democratiche, a fare fronte comune. Per far rispettare una normativa che: difenda la memoria della Shoah senza trasformarla in arma politica; protegga davvero le persone ebree da ogni forma d’odio; impedisca che l’antisemitismo venga manipolato per giustificare l’oppressione di un altro popolo e mettere in campo forme di repressione e derive autoritarie; garantisca che la lotta al razzismo sia una lotta unica, indivisibile, senza gerarchie né eccezioni”, concludono. Roma, 8 settembre 2026 SCOPRI DI PIÙ: ELENCO ORGANIZZAZIONI PROMOTRICI (In aggiornamento) https://pressingweb.altervista.org/2026/08/criticare-israele-non-e-antisemitismo-no-alla-norma-bavaglio/ MAPPA DEI PRESIDI IN ITALIA CON ELENCO DELLE PIAZZE: https://www.amnesty.it/eventi/mobilitazione-contro-il-ddl-antisemitismo/ -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Credere, obbedire e combattere. Se la scuola pubblica si pone al servizio della guerra
Come sovente avviene, ci rendiamo conto di un pericolo quando forse è troppo tardi o si parte in grave ritardo per iniziative di contrasto. La militarizzazione delle scuole e delle università ha origini lontane, la prima iniziativa intrapresa riguarda i programmi scolastici, i percorsi di laurea, i corsi impartiti e gli sponsors più o meno noti e palesatisi nel finanziamento dei percorsi di ricerca. In questi anni l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha svolto un ruolo attivo e meritevole nella denuncia dei processi di militarizzazione del sapere e del mondo della conoscenza. Quando poi si protrae un conflitto diventa inevitabile cercare di  accrescere gli organici militari, ma anche il consenso attorno alla guerra e quel consenso inizia plasmando le nuove generazioni fin dalla tenera età. Un Paese in guerra necessita di propaganda incessante, di un bagaglio retorico ed ideologico ben strutturato, deve far entrare la guerra in ogni ambito sociale, nella sfera educativa, in famiglia, nelle associazioni di volontariato. L’ideologia che sorregge la guerra si avvale di innumerevoli strumenti per rendere il ricorso al conflitto come inevitabile, ogni eventuale critica all’impianto bellico deve essere debellata e sottoposta al pubblico ludibrio come avveniva per i giovani le cui famiglie non erano iscritte al Partito fascista e per questo si trovavano escluse da quasi tutti i consessi sociali. La scuola diventa ambito privilegiato, cambiano i libri di testo, i programmi di studio, le destinazioni delle gite di istruzione, pronti a piegare la stessa didattica alle ragioni della guerra e del riarmo. Diventa del tutto naturale mandare scolaresche in visita nelle caserme, ad applaudire gli uomini in divisa, sottrarsi a questo dovere patriottico significa essere attenzionati da zelanti presidi, prendere poi posizioni pubbliche costa all’insegnante la visita di qualche ispettore con un danno di immagine all’intero istituto. Da anni, tanto in Ucraina quanto in Russia, la guerra ha assoldato la scuola per legittimare la guerra, per accrescere il numero di volontari e coscritti, per guadagnare interi settori della società civile alla causa bellica anche sotto forma di apporto civile, nel mettere a disposizione del paese competenze e conoscenze civili che alla occorrenza diventano vitali anche per la impresa bellica. Ogni confronto della Russia di Putin con quella successiva alla rivoluzione d’Ottobre sarebbe fuorviante, è tuttavia innegabile che da decenni ormai l’addestramento militare obbligatorio fa periodicamente la sua sinistra comparsa anche nella veste di attività extrascolastica quando non proprio curricolare. Le scuole tecnico-militari erano aperte a chiunque volesse acquisire conoscenze nel settore meccanico, nella guida di mezzi militari, nell’uso degli strumenti radio, percorsi e conoscenze che in tempo di guerra sarebbero state utili. Per alcuni anni il fascino del militare è stato offuscato dalla crisi economica, dalla impossibilità di sostenere le medesime spese dell’URSS ma a quel punto è subentrata la NATO, allargando la Alleanza a tanti paesi un tempo del blocco sovietico o finanziando, con gli USA, le rivoluzioni colorate dimostratesi non espressione della volontà di cambiamento popolare ma un disegno costruito a tavolino per imporre governi filo occidentali e atlantisti. Se negli USA la spesa militare era costante o in crescita per almeno un ventennio in Russia la tendenza è stata diametralmente opposta tanto che a seguito della disgregazione dell’esercito sovietico sono nati gruppi paramilitari, moderne compagnie di ventura disposte a vendersi al miglior offerente. E da almeno un quindicennio, in Ucraina, la presenza di gruppi neo nazisti ha guadagnato sempre maggiori consensi, forti anche di aiuti economici rilevanti dell’occidente.   Negli ultimi dodici mesi la necessità di mandare al fronte numeri crescenti di militari ha spinto la propaganda di guerra al proselitismo nelle scuole, ad offerte economiche allettanti, ad esempio buste paga per i militari superiori di 3 o 4 volte di impieghi civili. Non mancano fenomeni di ribellioni e renitenza alla leva soprattutto in Ucraina, decine sono i video che ritraggono la popolazione civile intenta a cacciare via i reclutatori. È almeno una dozzina di anni che tanto in Russia quanto in Ucraina sono state avviate campagne militariste vere e proprie, movimenti che hanno come finalità l’addestramento militare tra i giovani e nelle scuole pubbliche con offerta di corsi gratuiti per selezionare i soldati di domani. E le motivazioni addotte per la campagna di addestramento sono sempre improntate alla difesa dei valori nazionali e della patria tanto che da questo anno scolastico, in Russia, l’addestramento torna ad essere parte attiva del programma di studi, per insegnare ai giovani il funzionamento dei droni e il loro  prossimo utilizzo in campo civili In  Russia, ma anche in Ucraina, è possibile completare la scuola e l’università mandando avanti i regolari studi con veri e propri programmi di addestramento per ufficiali, sergenti o soldati di riserva. L’Ucraina persegue obiettivi ancora più ambiziosi trasformando la guida dei droni e l’utilizzo di moderne tecnologie in una sorta di obbligo scolastico, le industrie produttrici di droni costruite insieme a multinazionali di armi europee e statunitense offrono continui stages promettendo un lavoro ben pagato. Se la scuola viene direttamente investita dalla propaganda di guerra per assoldare giovani nelle fila dell’esercito e in qualità di tecnici da impiegare nelle industrie di armi si va trasformando la stessa istruzione favorendo l’insegnamento di alcune materie e proponendo tra i corsi da seguire percorsi di addestramento militare vero e proprio. «Insieme all’Istituto di Aviazione di Kiev, l’azienda ucraina Fire Point sta lanciando un nuovo programma intitolato “Ingegneria dei Sistemi Robotici Aerei Autonomi”. L’iniziativa potrebbe contribuire a colmare la carenza di specialisti in scienze applicate nel settore della difesa e dell’industria. È attiva anche una rete di piccoli centri privati ??di ingegneria e formazione che insegnano l’utilizzo, la riparazione e la costruzione di droni, nonché l’ingegneria dei sistemi robotici. Questi centri ora vengono sistematicamente integrati nel sistema di istruzione pubblica ucraino. Kiev sta rivoluzionando la concezione ucraina dell’istruzione, allontanandosi da un paradigma incentrato sulle discipline umanistiche per orientarsi verso le scienze applicate. È troppo presto per dire se questa trasformazione avrà successo, ma è simile al modello applicato dai sovietici un secolo fa durante l’industrializzazione». Associazione Camis De Fonseca Se qualcuno pensa che si tratti di una militarizzazione temporanea presto dovrà ricredersi perchè la svolta militarista nelle scuole e nelle università è destinata a durare diversi anni visto che dopo la guerra ci saranno le minacce ibride, la difesa del paese dal terrorismo e da influenze straniere  Chi pensa a Ucraina e Russia come casi isolati dovreà presto ricredersi perchè analoghi percorsi sono in corso di adozione nei paesi dell’Est Europa maggiormente coinvolti nel riarmo. Corsi di educazioni civica e difesa come quelli adottati in Lituania saranno un modello da seguire Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Imperia, 12 settembre: Assemblea pubblica “La scuola (non) va alla guerra”
SABATO, 12 SETTEMBRE, ORE 18:00 IMPERIA, BIBLIOTECA DEL MONASTERO DI SANTA CHIARA VIA SANTA CHIARA, 9 (PORTO MAURIZIO) A Imperia, lo scorso maggio, è stata esposta nella palestra dell’Istituto “Ruffini” la mostra itinerante “I come intelligence“, progetto promosso dal Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (DIS) insieme con il Ministero dell’Istruzione e del Merito per far conoscere agli studenti e alle studentesse delle scuole superiori l’intelligence italiana, le sue funzioni e organizzazione. L’iniziativa si inseriva in una serie di interventi su scala nazionale rivolti alle scuole, al fine di avvicinare ragazze e ragazzi al mondo dei servizi segreti e ai temi della sicurezza e della difesa della patria, come documentato anche dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università (clicca qui). A Imperia docenti e gruppi della società civile si erano indignati, il Comitato No Riarmo aveva definito la mostra una “mostruosità” e aveva organizzato un volantinaggio di protesta dal titolo arguto “I come… Indecenza“. Quell’episodio, che ha messo in luce concretamente e pubblicamente la militarizzazione delle scuole, ha condotto il Comitato stesso a voler approfondire il fenomeno della “guerra a scuola” in una una assemblea pubblica, invitando il 12 settembre alle 18 Maria Teresa Silvestrini, dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e Michelangelo Benza delegato scuola del sindacato USB. L’incontro si terrà a Porto Maurizio, nella biblioteca del monastero di Santa Chiara. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Arrivano le competizioni “sportive” fra dronisti con la collaborazione di atenei e Leonardo SpA
Nel teatro di guerra ucraino i droni hanno assunto un peso preponderante e hanno modificato le tattiche di guerra di entrambi gli eserciti in lotta. Nel corso di un’avanzata dell’esercito nemico i soldati si ritirano per lasciare spazio ai droni i quali, guidati a distanza da battaglioni di dronisti ben nascosti nei seminterrati dei palazzi distrutti o in mezzo alle foreste, rallentano notevolmente i progressi dell’avversario. Questi moderni velivoli da guerra vengono inoltre utilizzati dall’esercito attaccante per sabotare la logistica nelle retrovie, impedendo l’arrivo di nuovi mezzi e delle vettovaglie per l’approvvigionamento, nonché per colpire mezzi, palazzi (tramite i droni kamikaze) e soldati. I droni-drago, utilizzati inizialmente dall’Esercito ucraino e successivamente copiati dai russi – a quanto ci risulta –, vengono impiegati per incendiare intere foreste allo scopo di far bruciare vivi i soldati nemici che vi si nascondano. I droni sono innanzitutto questo. In passato abbiamo denunciato che i processi di riconversione dell’industria a fini militari avrebbero portato anche a un aumento della produzione di droni del nostro Paese1. Ebbene, ci troviamo ora a denunciare un altro fatto di inaudita gravità: le competizioni “sportive” fra dronisti. Organizzate da chi? Da Leonardo SpA e dall’Esercito, tanto per cambiare. «Arriva l’Esercito 1659 Drone Challenge, la prima spettacolare competizione sportiva che unisce i migliori piloti civili e militari di droni First Person View (FPV)!»2, recita l’annuncio ufficiale dell’Esercito. Si svolgerà a Roma il 19 e 20 Settembre e sarà a ingresso gratuito. I droni FPV sono proprio una delle tipologie di velivoli impiegate nella guerra in Ucraina, ma l’evento è mascherato come “competizione sportiva”. All’evento saranno inoltre presenti «Desk informativi sulle opportunità di orientamento e carriera». Fra ottobre e novembre si svolgerà inoltre la settima edizione del Drone Contest di Leonardo SpA e vedrà la partecipazione di numerosi atenei universitari che si sfideranno con i droni che hanno appositamente costruito: Politecnico di Torino, Politecnico di Milano, Università di Roma Tor Vergata, Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Università degli Studi di Napoli Federico II, Alma Mater Studiorum, Università di Bologna, Politecnico di Bari. Negli ultimi due anni è risultata vincitrice l’Università di Tor Vergata. Rispetto all’evento organizzato dall’Esercito, il Drone Contest ha un approccio maggiormente “scientifico”: le squadre delle Università concorrenti si sfidano mettendo alla prova la funzionalità degli algoritmi IA nel raccogliere ed elaborare dati in tempo reale, nonché le capacità di guida da remoto in un ambiente privo di connessione satellitare (cosa che potrebbe accadere in uno scenario di guerra). Secondo Leonardo «questi strumenti trovano applicazione in diversi ambiti, tra cui la perlustrazione di aree inaccessibili all’uomo, come scenari post-disastro o ambienti pericolosi»3. Ma a noi risulta molto chiaro che si tratti di un giro di parole per non dire “guerra”. È vero che queste tecnologie possono trovare applicazione anche in ambito civile, potendo ad esempio essere utili per il ritrovamento di persone scomparse, ma il focus sulla guida in assenza di connessione satellitare può essere associato unicamente a una situazione di conflitto armato su grande scala, a meno di non voler fare retorica. E. Gentili, F. Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università 1 E. Gentili, F. Giusti, Droni militari Made in Italy: MGI Italia e gli affari di guerra, 18 giugno 2026, https://osservatorionomilscuola.com/2026/06/18/droni-militari-made-italy-mgi-italia-affari-guerra/. 2 Cfr. https://www.esercitoitaliano1659dronechallenge.it/. 3 A. Santamato, Come si progettano i robot, nel laboratorio di Tor Vergata, 13 febbraio 2025, https://www.fondazioneleonardo.com/videos/come-progettano-robot-viaggio-laboratorio-tor-vergata. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Rassegna Stampa: Il pensiero in divisa, un contributo di Mario Sommella
DI MARIO SOMMELLA SU WWW.MARIOSOMMELLA.COM DEL 9 LUGLIO 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Mario Sommella, pubblicato sul suo blog il 9 luglio 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo. «Nessun luogo è più strategico delle aule per fabbricare consenso, perché è lì che si formano le mentalità di domani. In Italia il processo ha una data di nascita istituzionale: il protocollo d’intesa tra il Ministero dell’Istruzione e quello della Difesa, avviato nel 2014 e formalizzato su scala nazionale negli anni successivi, che ha dato ai rappresentanti delle Forze armate il diritto di entrare stabilmente nelle classi. Da allora, come documentano l’inchiesta di Antonio Mazzeo e il monitoraggio dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, gli studenti di ogni ordine e grado partecipano a cerimonie, parate, visite a caserme e poligoni, lezioni di educazione civica, ambientale o alla legalità affidate a personale militare. Il canale privilegiato di questa penetrazione è la cosiddetta formazione scuola-lavoro, gli ex percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento. Il caso emblematico è il Liceo digitale sperimentato a Roma, finanziato direttamente da Leonardo, dove i tecnici dell’azienda entrano in aula a insegnare intelligenza artificiale e gli studenti svolgono i tirocini nelle sedi del gruppo industriale. Non si tratta di episodi marginali: nel solo 4 novembre 2025, giornata delle Forze armate, l’Osservatorio ha censito oltre duecento iniziative con i militari nelle scuole di tutta Italia. E non è un’anomalia soltanto italiana: i documenti attuativi del piano ReArm Europe indicano espressamente il settore dell’istruzione come strategico per la riuscita del riarmo, e una risoluzione del Parlamento europeo si muove nella stessa direzione.…continua a leggere su www.mariosommella.com -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Giovedì, 10 settembre: incontro Coordinamento nazionale No Riarmo con Osservatorio contro la militarizzazione
GIOVEDÌ 10 SETTEMBRE, ORE 19:00-21:00 Secondo incontro online del Coordinamento nazionale No Riarmo (CNNR) con rappresentanti di altre associazioni, comitati, partiti per ragionare insieme sulle loro posizioni e proposte: ·        come costruire un movimento di massa unitario e plurale per l’Italia fuori della guerra e contro il riarmo; ·        come contribuire a dare al movimento contro la guerra e il riarmo una rappresentanza politica in Parlamento. Relazioni di: ·        Marta Collot, coportavoce nazionale di Potere al Popolo (PaP) ·        Michele Lucivero, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ·        Rosa Siciliano, direttrice editoriale di “Mosaico di pace”, rivista mensile promossa da Pax Christi Italia ·        Paolo Ferrero, direttore del periodico mensile “Su la testa. Argomenti per la rifondazione comunista” Per iscriversi alla riunione: HTTPS://US02WEB.ZOOM.US/MEETING/REGISTER/N–8WYZORPW5GULHMZWB4W Dopo l’iscrizione, si riceverà una e-mail di conferma con le informazioni necessarie per entrare nella riunione. Si consiglia di iscriversi con buon anticipo per poter prendere la sala virtuale ZOOM adeguata ad ospitare tutti i partecipanti. Se non si riceve il link di iscrizione (in genere è per un errore di scrittura del proprio indirizzo e-mail) scrivere a  articolo11@art11.it Ore 19:00 Relazioni degli ospiti invitati. Durata prevista di ogni relazione introduttiva: 15’ Ore 20:10 Domande e interventi dei partecipanti in sala virtuale ZOOM. Si prevedono massimo 8 interventi di durata non superiore ai 4’. Per intervenire, prenotarsi scrivendo all’indirizzo articolo11@art11.it, indicando nome, cognome, associazione (partito, sindacato, comitato) di riferimento, città in cui si opera e argomento della domanda/intervento. Selezione e ordine degli interventi saranno stabiliti dalla segreteria del Coordinamento nazionale Ore 20:45 Risposte e repliche dei relatori (5’ a testa) * * * BARI, LUNEDÌ 14 SETTEMBRE, ORE 19:00 c/o MarxVentuno, II strada Borrelli 34. Dopo il n. 125 (ass. Kronos, scuola di recupero) di via Buccari. Al cancello citofonare al 51. Giornata del tesseramento al Comitato Articolo 11 – L’Italia ripudia la guerra (nuova tessera 2026-27) Ø  PRESENTAZIONE DEL PROGRAMMA DI ATTIVITÀ per il quadrimestre settembre-dicembre Ø  FUORI LA GUERRA DALLA STORIA Il canto di protesta contro la guerra Con Pino di Lenne, Cedro e Sidera * * * L’incontro del 26 agosto è sul canale youtube di “Articolo 11”: https://www.youtube.com/watch?v=Eng56jQTR3s Introduzione di Andrea Catone al I incontro con rappresentanti di associazioni, comitati, partiti per: 1.     Dare vita a un movimento di massa contro la guerra, il più ampio, unitario e inclusivo possibile 2.     Esaminare la possibilità di dare al movimento contro la guerra rappresentanza politica in Parlamento Giorno dopo giorno la “guerra mondiale a pezzi” si amplia e si intensifica. I pezzi di questa guerra si ricongiungono. Il governo Zelensky, che a fine febbraio invocava l’aggressione militare di USA e Israele contro l’Iran, fornisce supporto e tecnologie militari ai paesi arabi del Golfo alleati di USA e Israele. Il carattere fondamentale di questa guerra mondiale è costituito, al di là delle peculiarità delle diverse situazioni locali, dallo scontro tra imperialismo occidentale – USA, NATO, UE, G7, Israele – volto a mantenere un ordine mondiale basato sullo scambio ineguale, il neocolonialismo, lo sfruttamento e il dominio economico-finanziario e politico-militare sul Sud globale, con la pretesa di essere l’unica forma di libertà e democrazia al mondo, da un lato, e, dall’altro, i Paesi che chiedono un diverso ordine mondiale, economico-sociale e politico, basato su coesistenza pacifica, rapporti paritari reciprocamente vantaggiosi, riconoscimento della pluralità di storie, culture, sistemi politici ed economici delle diverse civiltà. È ciò che viene sintetizzato spesso nella formula dello scontro tra “mondo unipolare” e “mondo multipolare”. La guerra è oggi la questione principale e prioritaria che abbiamo di fronte. Non una questione tra le tante, ma la questione delle questioni. La guerra sovradetermina tutte le altre questioni, dalla politica economica, che si indirizza sempre più verso il riarmo a detrimento della spesa sociale, alla militarizzazione delle menti, delle scuole e della società. Oggi si richiede una fondamentale scelta di campo. Il Coordinamento nazionale NORiarmo, costituitosi lo scorso anno sull’onda della petizione di gennaio 2025 contro il decreto di sostegno militare all’Ucraina (cfr. Peacelink, https://www.peacelink.it/editoriale/a/50492.html), ritiene che, insieme con le manifestazioni di indignazione, protesta, condanna del genocidio, occorra operare politicamente per ottenere risultati concreti, trasformando la protesta in rivendicazione politica determinata, puntuale, chiara e non ambigua. Come cittadini poniamo al parlamento e al governo del nostro Paese una richiesta precisa che si esprime nello slogan: Fuori l’Italia dalla guerra!. Interruzione immediata di ogni sostegno economico, militare, politico, diplomatico all’Ucraina nella guerra contro la Russia. Interruzione di ogni rapporto politico-diplomatico, militare, economico-finanziario con lo stato genocida e terrorista di Israele. Nessun sostegno all’aggressione di USA e Israele contro l’Iran, rifiuto di aderire alle sanzioni illegali imposte dagli USA. Nessun sostegno alle aggressioni USA, economiche e militari ai Paesi dell’America Latina per rimettere sotto il loro tallone di ferro i movimenti di emancipazione, dal Venezuela a Cuba, assediata da un embargo pluridecennale. Fuori l’Italia dalla guerra è l’obiettivo immediato e la discriminante essenziale. Nella situazione attuale, che vede ogni giorno, ogni ora l’escalation bellica contro la Russia, alimentata sempre più massicciamente dalla UE e dal Regno Unito – che, pur fuori UE, è oggi il leader della strategia militare contro la Russia – non sono ammissibili ambiguità o mezze misure: o si rivendica e si agisce di conseguenza per l’immediata uscita dell’Italia dalla guerra, o si è per la prosecuzione della guerra, a fianco dei guerrafondai, i quali in gran parte si dichiarano fautori di “una pace giusta e duratura”, ottenibile a loro dire con l’intensificazione della guerra alla Russia per indurla a trattative. Questa strada ha portato in oltre 4 anni di guerra solo all’intensificazione e alla escalation. Il Coordinamento nazionale NORIARMO lavora, nel massimo di cooperazione e dialogo costruttivo con gli altri coordinamenti, comitati, associazioni, per dar vita a un movimento unitario e plurale che abbia come obiettivo discriminante e unificante, senza ambiguità o mezze misure, quello del Fuori l’Italia dalla guerra! L’incontro di oggi si iscrive nella nostra azione per costruire il massimo di unità possibile, nel massimo di chiarezza e determinazione. Riteniamo che “Fuori l’Italia dalla guerra” sia l’obiettivo realisticamente unificante, su cui può convergere un reale movimento di massa, quanto mai necessario in questa situazione, non limitato a generose e coraggiose avanguardie. Su questo siamo impegnati a lavorare proponendo e costruendo comitati/coordinamenti unitari nei territori. Il radicamento territoriale è fondamentale per lo sviluppo di un movimento di massa reale. I comitati territoriali possono dar vita ad iniziative locali – manifestazioni, presidi, ecc. – che possono convergere in giornate nazionali di mobilitazione contro la guerra. Proprio perché ci poniamo sul terreno della lotta politica concreta contro la guerra, non possiamo ignorare il terreno della rappresentanza politica nel parlamento nazionale, poiché è lì che si decidono ancora le cose (anche se è in atto da anni l’attacco alla centralità del Parlamento stabilita dalla Costituzione antifascista del 1948). Per questo, non possiamo non porci la questione delle prossime elezioni politiche. In merito alla questione fondamentale della guerra, constatiamo che vi è qui un falso bipolarismo: il Partito democratico ha approvato – in sede italiana e nelle votazioni del parlamento europeo – tutte le mozioni di sostegno militare, economico, politico, ideologico all’Ucraina contro la Russia. Sulla questione fondamentale della guerra contro la Russia le posizioni di PD e FdI convergono. Si può notare anzi che nei grandi media vicini al PD prevale una posizione più oltranzista di quella della leader di FdI, che nell’ultimo incontro dei “Volenterosi”, ha rifiutato formalmente l’invio di militari e di missili in Ucraina. Occorre fare della questione della guerra il tema principale della campagna elettorale, quello su cui si devono misurare effettivamente le forze in campo. Come operiamo per la costruzione di un movimento di massa reale e unitario, senza ambiguità, per l’Italia fuori della guerra, così auspichiamo la costruzione di un ampio schieramento di forze – unitario e plurale – che possa dare al nostro Paese una rappresentanza politica al movimento contro la guerra. Le direttrici di fondo del suo programma – da cui discendono fondamentali scelte di politica economica, sociale, culturale – si possono individuare nei due pilastri a) della Costituzione antifascista di democrazia economico-sociale del 1948, col suo fondamentale articolo 11, e, b) della fuoriuscita dell’Italia dalla guerra e dal sistema di guerra. Ci auguriamo che questi incontri con rappresentanti di associazioni, partiti, comitati, movimenti che si schierano contro la guerra possano favorire la costruzione di una coalizione di forze politiche, sociali, sindacali, culturali sulla base di questi due fondamentali pilastri. Oggi i poteri finanziari e militari dell’imperialismo stanno spingendo il mondo verso la catastrofe. Oggi abbiamo l’imperativo morale oltre che politico di fermarli, dotandoci degli strumenti più adeguati allo scopo. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente