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Webinar ”Open Education e Software Libero: convergenze e contaminazioni”
Organizzato nell’ambito dell’Open Education Week 2026. Nella prima parte del webinar Jonathan Poritz, accademico alternativo da sempre attivo nel mondo Open, esplorerà i punti di contatto tra i movimenti Open Education e Software Libero e cercherà di trarre qualche lezione utile per promuovere approcci Open nei sistemi educativi, in Italia e oltre. Nella seconda parte, Italo Vignoli rifletterà su come l’utilizzo di software open come Libre Office possa rappresentare non solo una soluzione pratica a molti dei problemi tecnici e legali ai quali troppo spesso non si pensa, ma anche una presa di posizione che può contribuire a cambiare la mentalità di chi opera nella scuola e nell’università italiana. Link per il collegamento qui Maggiori informazioni qui
Il 4 marzo assemblea nazionale della campagna “La conoscenza non marcia”!
In calce a questo articolo la chiamata per l’assemblea nazionale proposta dalla campagna “la conoscenza non marcia” per il prossimo 4 marzo alle 17.30. Da qualche mese una rete di singole soggettività e di realtà organizzate del mondo della scuola e dell’università si è raggruppata intorno alla campagna “la conoscenza […] L'articolo Il 4 marzo assemblea nazionale della campagna “La conoscenza non marcia”! su Contropiano.
February 28, 2026
Contropiano
La fabbrica delle lauree facili
La privatizzazione e la “volatilizzazione” dell’Università. In Italia esistono 11 università telematiche, di cui 10 sono private. Le più grosse sono state approvate dal governo Berlusconi III, nel 2006, con la Ministra Letizia Moratti. Si tratta di Università Pegaso, la più grande per numero di iscritti in Italia, Università Mercatorum […] L'articolo La fabbrica delle lauree facili su Contropiano.
February 23, 2026
Contropiano
PISA: LA SCUOLA NON VUOLE L’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE CHE DENUNCIA, “LIMITATI GLI SPAZI DEMOCRATICI”
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università denuncia in un comunicato e ai microfoni di Radio Onda d’Urto, l’impossibilità di partecipare ad un incontro con studenti e studentesse del liceo scientifico Dini di Pisa. Diverse persone dell’Osservatorio erano state invitate a scuola dal Comitato Studentesco del Dini, per parlare di riarmo e processi di militarizzazione. Il Consiglio d’Istituto tuttavia ha ritenuto legittimo selezionare chi potesse accedere ai locali scolastici e chi no. “Una grave forma di discriminazione, in aperta violazione dell’Articolo 3 della Costituzione, che impone la pari dignità senza distinzione di opinioni politiche e condizioni personali” scrive l’Osservatorio, che ha quindi deciso di boicottare l’incontro. Ci racconta quanto accaduto Federico, delegato CUB e dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Ascolta o scarica Riportiamo il Comunicato dei Sanitari per Gaza inviatoci in redazione: Sanitari per Gaza, nel ringraziare per l’invito a portare una testimonianza sul diritto alla cura e su quanto accade in Palestina, non può che esprimere solidarietà verso l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole dell’Università, in merito ai recenti e incomprensibili ostacoli frapposti alla partecipazione all’assemblea delle studentesse degli studenti del liceo scientifico Dini. Il consiglio d’istituto ha selezionato arbitrariamente chi tra gli attivisti dell’osservatorio potesse prendere parte all’incontro proposto, operando una discriminazione e una violazione dell’articolo 3 della Costituzione. Alla luce di queste considerazioni, nonostante la consapevolezza e l’ importanza di parlare di diritto alla cura e di non spegnere le luci sulla Palestina, siamo costretti a non accettare l’invito, viste le condizioni imposte, e ci dichiariamo solidali con l’Osservatorio, perché accettare un compromesso oggi, significa normalizzare questi comportamenti. Restiamo a completa disposizione delle studentesse, degli studenti e del corpo docenti per un futuro incontro, perché la scuola pubblica continui ad essere luogo di crescita e di confronto, in cui poter sviluppare una coscienza critica alla base di un agire consapevole.
February 21, 2026
Radio Onda d`Urto
L'accademia di fronte al genocidio
Con un ricercatore di "CoRDA - Coordinamento Ricercat*, Dottorand* e Assegnist* dell'Università di Padova", presentiamo il Report "L'Accademia di fronte al Genocidio - Sulle collaborazioni tra l'Università di Padova e Israele", che nasce dalla necessità di fare chiarezza sui legami tra Università di Padova ed enti di ricerca israeliani. Il Report, si propone l'obiettivo di mostrare il livello e l'estensione delle collaborazioni accademiche esistenti, al fine di stimolare azioni di boicottaggio contro gli accordi con le Università israeliane, da sempre coinvolte nell’apparato militare-industriale, nel sostegno alle politiche di occupazione, genocidio e apartheid, e nella negazione del diritto allo studio, all'insegnamento e alla ricerca delle persone palestinesi e di lingua araba. Il Report è consultabile qui,
February 18, 2026
Radio Onda Rossa
Atene (Grecia): Sabotare l’«ordine e la sicurezza» imposti dallo Stato e dalle autorità universitarie attraverso la ristrutturazione dell’istruzione
> Da Actforfreedomnow!, 3 Febbraio 2026 Attualmente, il sistema educativo sta subendo una ristrutturazione, con lo Stato e le autorità universitarie alla ricerca di vari modi per reprimere l’azione sociale e politica all’interno delle università, con l’obiettivo di consegnarle agli interessi delle imprese. Misure disciplinari, orari di apertura, presenza di polizia e guardie di sicurezza, nonché mezzi tecnici di sorveglianza, contribuiscono a creare un quadro di stigmatizzazione degli studenti e dei cittadini, considerati potenziali obiettivi della vendetta dello Stato e dell’università. La situazione socio-politica è tale che, nell’interesse del potere dominante e dei padroni, la riforma dell’istruzione deve essere attuata. La divulgazione pubblica di scandali successivi che coinvolgono lo sperpero di denaro pubblico, i crimini di Stato alle frontiere e sui treni, l’uccisione incessante di lavoratori da parte dei padroni nei campi di schiavitù del profitto, ma anche la collusione delle università greche con lo Stato sionista che sta commettendo un genocidio contro i palestinesi, costituisce un contesto che richiede un necessario rafforzamento della repressione preventiva da parte dei governanti. Di conseguenza, le università, in quanto luoghi centrali di politicizzazione e dissenso, sono al centro di un feroce attacco, con l’ovvio obiettivo di impedire agli studenti, la parte più attiva della società, di agire attraverso l’istituzione di vari metodi di controinsurrezione. Uno di questi metodi è stato l’installazione di telecamere di sorveglianza all’interno e all’esterno del complesso del Politecnico. Tale sorveglianza non era rivolta esclusivamente agli studenti, ma anche ai residenti del quartiere di Exarcheia, dal momento che le telecamere sono state installate sulle vie Bouboulinas, Stournari e Patission. In questo caso, l’obiettivo era senza dubbio quello di espandere, ampliare e, in ultima analisi, integrare le forze repressive – sia fisse che mobili – nel quartiere, al fine di garantire l’attuazione dei piani di turistificazione e gentrificazione di Exarchia. Comprendendo la necessità di contrastare questi piani in termini pratici, ma anche considerando il simbolismo dell’anniversario della rivolta del Politecnico, abbiamo deciso di agire contro le telecamere di sorveglianza. In qualità di attivisti, e in un momento in cui il complesso di Patission era pieno di vita, le telecamere di sorveglianza non potevano rimanere intatte. Man mano che salivamo, le telecamere venivano abbattute. Per raggiungere la libertà, non basta guardare in alto, ma bisogna anche agire. Dobbiamo arrampicarci, usando la giustizia come scala e abbattendo le leggi dell'”ordine e della sicurezza”, in modo che possano cadere dritte sulla testa dei governanti che si associano a tutti gli oppressori alle nostre spalle. Dopo tutto, la giustizia è dalla parte degli insorti, non degli infami e dei conformisti. Esprimiamo la nostra solidarietà a chi lotta contro il capitale, lo Stato e l’autorità universitaria. P.S. Accogliamo con favore azioni simili intraprese da altri individui che rendono il Politecnico uno spazio libero dalle telecamere di sorveglianza. Sabotatori dei piani dell’università e dello Stato per “l’ordine e la sicurezza”
“Torino è partigiana. Askatasuna vuol dire libertà”. Un racconto della giornata di sabato 31 gennaio@1
La giornata di sabato 31 gennaio ha visto scendere in piazza oltre 60mila persone, in un corteo nato dalla chiamata seguita allo sgombero dell’Askatasuna del 18 dicembre, ma capace di allargarsi a una critica complessiva al governo. Al centro della mobilitazione l’opposizione alle politiche di guerra e di riarmo, la denuncia della collaborazione e del servilismo verso il genocidio in Palestina da parte del governo sionista, così come il rifiuto dei processi di militarizzazione della società, dalle nostre città alle scuole e alle università, e la difesa degli spazi sociali. Un corteo attraversato da una partecipazione ampia ed eterogenea, capace di tenere insieme comitati di quartiere, lavorator3, sindacati e student3. Sulle principali testate giornalistiche, però, si legge quasi esclusivamente della “violenza” agita da una parte dell3 manifestanti, costruendo la ben nota retorica della divisione tra “buoni e cattivi” e portando avanti una narrazione che ribalta completamente cause ed effetti della rabbia espressa sabato. In particolare, circolano su tutti i media le immagini del poliziotto ferito, utilizzate dalla destra — e non solo — per invocare un’accelerazione dell’iter di approvazione del nuovo pacchetto sicurezza, che introduce nuove leggi liberticide, e tra le altre, contro le manifestazioni di piazza. Non trovano invece spazio le testimonianze degli abusi e delle violenze agite dalla polizia: dalle centinaia di lacrimogeni sparati ad altezza uomo, alle cariche, fino all’uso di idranti e ai pestaggi di divers3 manifestanti. Qui il link alla testimonianza della giornalista Rita Rapisardi: https://www.instagram.com/p/DUOfhn6Dfkn/?igsh=NDZrbzJ3dG5qMHhi Nella serata di domenica 1 febbraio, l’intera comunità studentesca, docente, precaria e lavoratrice di UNITO ha ricevuto una mail firmata dalla rettrice Prandi e dal prorettore Cuniberti, nella quale si chiede “a ogni organizzazione, gruppo o coordinamento della nostra comunità di prendere posizione rispetto ai fatti violenti di ieri”. Dopo settimane di chiusura — non solo dello spazio fisico di Palazzo Nuovo, ma anche di qualsiasi reale dialogo con la componente studentesca — l’Università sceglie di prendere parola in piena linea con le politiche di governo, in modo del tutto ipocrita considerando che mai si è espressa o ha richiesto una compatezza della comunità universitaria né sui licenziamenti di massa del personale precario né sulle violenze che, in mondovisione, accompagnano il genocidio in Palestina. In un’università sempre più modellata come un’azienda e asservita agli interessi militari, dove viene sistematicamente smantellata la costruzione di un sapere critico e di un dibattito libero, abbiamo chiesto un commento sul ruolo che l’università stessa ha avuto in queste settimane di costruzione della giornata di sabato.  Nella stessa mail si comunica non solo la chiusura di Palazzo Nuovo per la giornata di oggi, lunedì 2 febbraio, ufficialmente per ragioni di “igienizzazione”, ma si fa anche riferimento alle chiusure dei giorni precedenti, motivate da presunte “attività non autorizzate e del tutto incompatibili con i luoghi occupati”. L3 occupanti avevano tuttavia dichiarato fin dall’inizio che tutte le attività didattiche sarebbero state garantite e, anzi, arricchite da momenti di formazione dal basso, confronto e socialità. Queste misure di chiusura sono evidentemente il prodotto di pressioni politiche, non solo ministeriali ma anche poliziesche, che — nel nome dell’“ordine pubblico” e degli interessi del governo — scavalcano le reali esigenze dell’università e della sua comunità. Allo stesso modo, dal caso dello sgombero di Askatasuna appare evidente come le volontà di governo facciano pressione anche sull’amministrazione locale, portando ad una vera e propria escalation repressiva: dalla militarizzazione del quartiere Vanchiglia alla chiusura delle scuole, fino all’uso e alla legittimazione della forza e di strumenti intimidatori da parte della polizia già prima del corteo, con quasi 800 persone fermate e perquisite. Di fronte a un governo che sceglie apertamente la strada della militarizzazione e della repressione, diventa necessario rilanciare i prossimi appuntamenti nazionali: lo sciopero dei porti del 6 febbraio, l’opposizione alle Olimpiadi del 7 febbraio e la due giorni di Livorno del 21–22 febbraio, per costruire un’opposizione ampia ed eterogenea contro il governo e le sue politiche di guerra, sempre più lontane dagli interessi reali di chi vive in questa società. In ultimo, abbiamo fatto insieme il punto legale. Purtroppo tre persone sono state arrestate nella serata di sabato e si trovano attualmente recluse nel carcere delle Vallette di Torino, con accuse molto gravi, per le quali è stata richiesta la convalida della detenzione in carcere. Nel pomeriggio di ieri, domenica 1 febbraio, è stato organizzato un momento di saluto solidale e complice sotto il carcere delle Vallette.
February 2, 2026
Radio Blackout - Info
“Torino è partigiana. Askatasuna vuol dire libertà”. Un racconto della giornata di sabato 31 gennaio@2
La giornata di sabato 31 gennaio ha visto scendere in piazza oltre 60mila persone, in un corteo nato dalla chiamata seguita allo sgombero dell’Askatasuna del 18 dicembre, ma capace di allargarsi a una critica complessiva al governo. Al centro della mobilitazione l’opposizione alle politiche di guerra e di riarmo, la denuncia della collaborazione e del servilismo verso il genocidio in Palestina da parte del governo sionista, così come il rifiuto dei processi di militarizzazione della società, dalle nostre città alle scuole e alle università, e la difesa degli spazi sociali. Un corteo attraversato da una partecipazione ampia ed eterogenea, capace di tenere insieme comitati di quartiere, lavorator3, sindacati e student3. Sulle principali testate giornalistiche, però, si legge quasi esclusivamente della “violenza” agita da una parte dell3 manifestanti, costruendo la ben nota retorica della divisione tra “buoni e cattivi” e portando avanti una narrazione che ribalta completamente cause ed effetti della rabbia espressa sabato. In particolare, circolano su tutti i media le immagini del poliziotto ferito, utilizzate dalla destra — e non solo — per invocare un’accelerazione dell’iter di approvazione del nuovo pacchetto sicurezza, che introduce nuove leggi liberticide, e tra le altre, contro le manifestazioni di piazza. Non trovano invece spazio le testimonianze degli abusi e delle violenze agite dalla polizia: dalle centinaia di lacrimogeni sparati ad altezza uomo, alle cariche, fino all’uso di idranti e ai pestaggi di divers3 manifestanti. Qui il link alla testimonianza della giornalista Rita Rapisardi: https://www.instagram.com/p/DUOfhn6Dfkn/?igsh=NDZrbzJ3dG5qMHhi Nella serata di domenica 1 febbraio, l’intera comunità studentesca, docente, precaria e lavoratrice di UNITO ha ricevuto una mail firmata dalla rettrice Prandi e dal prorettore Cuniberti, nella quale si chiede “a ogni organizzazione, gruppo o coordinamento della nostra comunità di prendere posizione rispetto ai fatti violenti di ieri”. Dopo settimane di chiusura — non solo dello spazio fisico di Palazzo Nuovo, ma anche di qualsiasi reale dialogo con la componente studentesca — l’Università sceglie di prendere parola in piena linea con le politiche di governo, in modo del tutto ipocrita considerando che mai si è espressa o ha richiesto una compatezza della comunità universitaria né sui licenziamenti di massa del personale precario né sulle violenze che, in mondovisione, accompagnano il genocidio in Palestina. In un’università sempre più modellata come un’azienda e asservita agli interessi militari, dove viene sistematicamente smantellata la costruzione di un sapere critico e di un dibattito libero, abbiamo chiesto un commento sul ruolo che l’università stessa ha avuto in queste settimane di costruzione della giornata di sabato.  Nella stessa mail si comunica non solo la chiusura di Palazzo Nuovo per la giornata di oggi, lunedì 2 febbraio, ufficialmente per ragioni di “igienizzazione”, ma si fa anche riferimento alle chiusure dei giorni precedenti, motivate da presunte “attività non autorizzate e del tutto incompatibili con i luoghi occupati”. L3 occupanti avevano tuttavia dichiarato fin dall’inizio che tutte le attività didattiche sarebbero state garantite e, anzi, arricchite da momenti di formazione dal basso, confronto e socialità. Queste misure di chiusura sono evidentemente il prodotto di pressioni politiche, non solo ministeriali ma anche poliziesche, che — nel nome dell’“ordine pubblico” e degli interessi del governo — scavalcano le reali esigenze dell’università e della sua comunità. Allo stesso modo, dal caso dello sgombero di Askatasuna appare evidente come le volontà di governo facciano pressione anche sull’amministrazione locale, portando ad una vera e propria escalation repressiva: dalla militarizzazione del quartiere Vanchiglia alla chiusura delle scuole, fino all’uso e alla legittimazione della forza e di strumenti intimidatori da parte della polizia già prima del corteo, con quasi 800 persone fermate e perquisite. Di fronte a un governo che sceglie apertamente la strada della militarizzazione e della repressione, diventa necessario rilanciare i prossimi appuntamenti nazionali: lo sciopero dei porti del 6 febbraio, l’opposizione alle Olimpiadi del 7 febbraio e la due giorni di Livorno del 21–22 febbraio, per costruire un’opposizione ampia ed eterogenea contro il governo e le sue politiche di guerra, sempre più lontane dagli interessi reali di chi vive in questa società. In ultimo, abbiamo fatto insieme il punto legale. Purtroppo tre persone sono state arrestate nella serata di sabato e si trovano attualmente recluse nel carcere delle Vallette di Torino, con accuse molto gravi, per le quali è stata richiesta la convalida della detenzione in carcere. Nel pomeriggio di ieri, domenica 1 febbraio, è stato organizzato un momento di saluto solidale e complice sotto il carcere delle Vallette.
February 2, 2026
Radio Blackout - Info