Tag - università

Carrara, 13 giugno: serata “La scuola in guerra” al Circolo Anarchico Fiaschi
SABATO 13 GIUGNO, ORE 18.00 CIRCOLO CULTURALE ANARCHICO “G. FIASCHI”, VIA ULIVI 8/B, CARRARA Il Circolo Culturale Anarchico “G. Fiaschi” di Carrara ha invitato l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sabato 13 giugno alle 18.00 per discutere sulla recente accelerazione nella deriva bellicista degli Stati e sulla loro ingerenza nelle scuole a tale fine. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Roma, 17 giugno, seminario “La militarizzazione della scuola e dell’università”
La Commissione sulla Militarizzazione del sapere e della società della SIAA – Società Italiana di Antropologia Applicata propone il primo di diversi momenti di approfondimento sulla militarizzazione del mondo dell’istruzione e della società. Con questa espressione si intende la penetrazione del comparto militare-industriale all’interno delle istituzioni del sapere, andando a impattare sulla ricerca, sulla docenza e sui temi. Si intende altresì quel processo di normalizzazione ideologica delle guerra, attraverso la partecipazione degli studenti e delle studentesse a incontri, convegni e iniziative dove sono le forze armate a parlare, anche laddove non è pertinente il loro intervento. Da diversi mesi, a seguito delle politiche di riarmo denominate “rearm Europe plan/readiness 2030”, il processo appena descritto si è accelerato: nei documenti di attuazione viene nominato il settore istruzione come strategico per la riuscita del piano. In particolare la risoluzione del parlamento europeo del 2 aprile 2025, all’articolo 167 recita: «chiede, inoltre, di mettere a punto programmi di formazione dei formatori e di cooperazione tra le istituzioni di difesa e le università degli Stati membri dell’UE, quali corsi militari, esercitazioni e attività di formazione con giochi di ruolo per studenti civili». Successivamente è stato più volte confermato dal Ministro della Difesa, Guido Crosetto, della necessità di strutturare un modello in cui industria, università, ricerca, difesa siano tutt’uno. I centri sperimentali di Esercito, Marina, Aeronautica devono stare insieme all’università. Gli esempi più significativi in questo senso sono le continue collaborazioni con l’industria delle armi e sicuramente l’eclatante esempio della cittadella DIANA (Defence Innovation Accelerator North Atlantic), in corso Marche a Torino: un rapporto intrecciato tra industrie belliche, NATO; università e difesa. Abbiamo invitato a parlarne: Michele Lancione, professore ordinario del politecnico di Torino, autore di “università e militarizzazione” e di una costante riflessione e denuncia sul tema; Roberta Leoni dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, che da diversi anni ha anticipato l’importanza del tema e denuncia accordi, presenze militari nelle scuole (nei PCTO, nelle gite scolastiche, nei dibattiti); Leonardo Cusmai, dell’organizzazione giovanile “Cambiare Rotta”, molto impegnata sul tema da diversi anni e protagonista di un episodio a Tor Vergata arrivato alla stampa nazionale (il documento di inchiesta è visibile qui: https://cambiare-rotta.org/…/tor-vergata-gioca-alla…/). IL LINK PER SEGUIRE: HTTPS://US02WEB.ZOOM.US/J/81899838283 Seminario Roma -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
MESOPOTAMIA: “SIRIA, DOVE STA ANDANDO LA TRANSIZIONE?”, DUE GIORNI DI CONFERENZA ALL’UNIVERSITÀ DI TORINO
Nella puntata del 5 giugno 2026 di Mesopotamia – notizie dal vicino oriente, trasmissione della Cassetta degli attrezzi di Radio Onda d’Urto, presentiamo la conferenza “Syria, wither transition? Social-political processes, ecomomic trasnformation and (re)definitions of democracy”, cioè “Siria, dove sta andando la transizione? Processi socio-politici, trasformazione economica e (ri)definizioni della democrazia”, in programma l’11 e il 12 giugno al Campus Luigi Einaudi dell’Università di Torino. “Dall’8 dicembre 2024 – si legge nella presentazione del seminario – la Siria sta attraversando una transizione socio-politica ed economica di grande rilevanza storica“. Il riferimento è al rovesciamento del regime ba’th degli Assad, al potere dal 1971, e alla presa di Damasco da parte di Hayat Tahrir al Sham, con l’insediamento dell’attuale governo ad interim guidato da Ahmed Al-Sharaa, prima conosciuto come Abu Mohammed Al-Jolani. “Da allora – ricordano gli organizzatori del seminario – sono accadute molte cose”. Tra queste l’annuncio di una costituzione transitoria scritta dal nuovo potere di Damasco, i massacri nei confronti della minoranza alawita sulla costa, gli scontri armati nella regione drusa di Suwayda e la guerra, lo scorso gennaio, tra le forze armate del governo di transizione e le Forze siriane democratiche dell’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord e dell’est. A partire da questo quadro, durante la conferenza torinese “sociologi, economisti, giuristi e giornalisti siriani e non siriani, oltre a persone direttamente coinvolte nel processo rivoluzionario, si riuniranno per discutere apertamente di questioni fondamentali da una varietà di punti di vista e prospettive”. Sulle frequenze di Radio Onda d’Urto, all’interno della trasmissione “Mesopotamia – notizie dal vicino oriente”, abbiamo presentato il convegno con Davide Grasso, coordinatore della conferenza, ricercatore dell’Università di Torino al dipartimento di Culture, politica e società. Ascolta o scarica. [Foto: Raqqa, protesta di agricoltori contro il prezzo del grano, maggio 2026]
June 5, 2026
Radio Onda d`Urto
Carugate (MI), 11 giugno: incontro pubblico “Scuole di Guerra”
GIOVEDÌ, 11 GIUGNO 2026, ORE 21.00 CIRCOLO MATTEOTTI DI VIA GARIBALDI N. 26 – CARUGATE (MI) Giovedì 11 giugno 2026 alle ore 21.00 presso il Circolo Matteotti di via Garibadi n. 26 a Carugate si svolgerà un incontro pubblico dal titolo “SCUOLE DI GUERRA“. L’incontro vuole informare sulla crescente e preoccupante militarizzazione della scuola e delle università contestualizzando il fenomeno nel contesto attuale di escalation di guerra dove la violenza vede il sopravvento sulla democrazia. Vogliamo riflettere insieme alla comunità cittadina sul rapporto esistente al giorno d’oggi nelle nostre scuole tra l’istruzione e l’industria bellica, tra la scuola e la normalizzazione della guerra attraverso la costruzione di un universo simbolico orientato alla giustificazione del conflitto armato. Durante la serata Elena Abate, attivista dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, presenterà le attività che l’Osservatorio sta portando avanti. Si condivideranno riflessioni, informazioni e materiali utili. Ingresso libero. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Fano, 6 giugno: laboratorio politico “La guerra che trasforma”
LABORATORIO POLITICO A CURA DI GLOMEDIA.ORG 6 GIUGNO, ORE 10, SPAZIO AUTOGESTITO GRIZZLY – FANO Programma: 10.00 – Accoglienza 11.00 – Inizio lavori 13.00 – Pausa pranzo 14.30 – Ripresa lavori LA GUERRA CHE TRASFORMA Per una prospettiva politica autonoma, dentro e contro il regime di guerra La guerra non è e non è mai stata solo un fatto militare, sia essa “tradizionale”, ibrida o cibernetica, sia essa asimmetrica o boots on the ground. La guerra è un dispositivo molto più complesso rispetto alla sua “semplice” dimensione bellica, che investe profondamente l’agire sociale e le sue relazioni, così come le forme di vita. La guerra, o meglio, il “regime di guerra” nel quale a livello globale siamo pienamente immersi, è un apparato totalizzante, un meccanismo totale innescato dalle singole vicende militari, che sta ridefinendo complessivamente la forma del vivere sociale. Una ridefinizione radicale che sta travolgendo, con intensità diverse ed effetti differenti a seconda delle latitudini, il mondo per come lo conoscevamo fino a pochi anni fa. La guerra non è un Moloch, è prima di tutto un articolato di rapporti di forza, rapporti di produzione e relazioni sociali, che segue linee di sviluppo imposte dal capitale, dove la posta in palio non è primariamente la distruzione del nemico, ma la produzione, singolare e collettiva, di soggettività disposte ad obbedire passivamente e ad accettare “naturalmente” la sua inevitabilità. Dove l’obiettivo è la trasformazione di ogni rapporto, politico, economico e culturale che il dispositivo della guerra impone, ottemperando alle strategie di riassetto globale dettate dal capitale. La guerra che cambia, trasforma in profondità e, contestualmente, consente di contrarre al massimo livello il tempo dei cambiamenti. Nel volgere di una finestra temporale estremamente ridotta l’intero impianto istituzionale internazionale è stato travolto, violato dall’interno, segnato irrimediabilmente da una frattura esercitata dall’alto, nel tentativo di riaffermare il dominio occidentale sui processi di accumulazione capitalistica. La crisi climatica è stata cancellata dalle agende, l’establishment fossile è tornato ad affermare la sua centralità, sussumendo nelle sue logiche estrattiviste e predatorie su larga scala anche le potenzialità della cosiddetta transizione energetica, che in via complementare e sussidiaria alimentano la stessa macchina bellica energivora. La “democrazia liberale” così come l’abbiamo conosciuta è stata intaccata nei suoi assi portanti, in primis quello dell’intermediazione del diritto, soppiantata, in forma diretta e rivendicata, dall’uso della forza militare e della potenza economica, esercitate stracciando il dogma ideologico del libero mercato. Ridurre il processo innescato dalla guerra diffusa e costituente che ci sta risucchiando alla problematica di una “svolta autoritaria” indotta dai governi di destra, significa ignorare la vastità dei cambiamenti in atto e l’evidente corresponsabilità, scelta o subita poco importa, che in essi svolgono i governi, a prescindere dalla matrice politica della loro compagine. Guerra e capitale, nel loro binomio inscindibile e nella loro relazione di continua reciprocità: un rapporto non sempre lineare e unilaterale, ma ciononostante “sistemico”, all’interno del quale la guerra, in un contesto complesso caratterizzato dalla scarsità di risorse disponibili e dalla parabola discendente del dominio occidentale, rappresenta la soluzione più immediata per rompere e ricomporre nuovi equilibri, quindi nuovi margini di profitto, cioè di potere, economico e politico insieme. Da questo punto di vista il ruolo delle big tech nel modello attuale di guerra diffusa è esemplare: la loro capacità infrastrutturale è irrinunciabile e spazia senza soluzione di continuità dalla guerra all’economia, dalla propaganda al controllo sociale. Al di là di possibili scenari futuribili, quello che è il paradigma della nostra contemporaneità, qui ed ora, è il tentativo antropologico, prima che sociale, dell’imposizione della forma della guerra come modalità di costruzione del nostro mondo, delle nostre vite e dei nostri pensieri. Un’imposizione violenta, diretta e brutale, ma al contempo sfumata e silenziosa nella ricerca consensuale della sua accettazione. “Siamo in guerra”, ci dicono, fatevene una ragione e adeguatevi. Allo stesso tempo ce ne persuadono e ci invitano ad arruolarci e ad arruolare. Proprio in questo scenario di condizionamento profondo, sorge l’urgenza di rivendicare un posizionamento politico e culturale autonomo rispetto allo scenario bellico attuale. È necessario sottrarsi attivamente alla trappola della narrazione dominante che risolve la complessità dei processi in atto riducendola a una rappresentazione di opposizioni binarie che, mistificando il terreno reale di contesa della conflittualità, prova a riassorbire anch’essa dentro a un quadro di compatibilità all’arruolamento. Dicotomie che forzando una semplificazione interessata, definiscono solo in superficie parti in causa e attori coinvolti, dicotomie che se mai abbiano avuto una funzione interpretativa, oggi appaiono del tutto inservibili e puramente strumentali a soffocare ogni pensiero critico, a restringere ogni agibilità al dissenso. Affermare una postura autonoma non vuol dire rifugiarsi in una neutralità astratta, ma al contrario significa dotarsi di una presa di parola chiara e netta, che sia riconoscibile nella sua radicale incompatibilità, che sfidi l’indicibile e sia capace di misurarsi con la cruda materialità dei conflitti globali in corso e delle conseguenze da questi indotte. L’individuazione delle traiettorie asimmetriche nella ridefinizione del potere globale; il rifiuto di un’equidistanza acritica che equipara l’opzione imperiale in declino alle polarità consolidate di nuova dominanza mondiale e alle potenze emergenti; l’assunzione di una prospettiva conflittuale, dal fronte interno al campo occidentale; la distinzione inequivocabile tra aggressione israelo-statunitense e difesa legittima nei paesi aggrediti come l’Iran; il riconoscimento dell’esperienza dei movimenti di resistenza e liberazione post-coloniale in Asia occidentale. Questi nodi centrali non possono più essere elusi o semplificati, ma devono costituire la base da cui tracciare un discorso politico autonomo sulla guerra e nella guerra. Solo attraverso questa intellegibilità politica è possibile aprire spazi di possibilità e di reale alternativa che la logica dell’obbedienza bellica vorrebbe precluderci. All’inizio ricordavamo come nella ridefinizione operata dal regime di guerra, il suo impatto presente sia molto diversificato a seconda delle latitudini, una frase forse banale e scontata. Evidentemente non viviamo sulla nostra pelle morte e distruzione, bombardamenti, pulizia etnica e genocidi. Se questo è senza dubbio vero, sappiamo bene come tutta la macchina bellica parta esattamente dai nostri territori. Una macchina integrata nella sua dimensione economica e politica, che agisce sul piano della propaganda di guerra, che opera nella produzione di sistemi d’arma e tecnologie d’intelligence, che segue catene logistiche di forniture e approvvigionamenti. Dentro la dimensione globale ed infrastrutturale delle guerre, è impossibile non comprendere la natura logistica e “organica” di un complesso militare industriale diffuso, proprio perché specializzato e diversificato al suo interno. Questo processo che in prima battuta può risultare astratto e distante da noi, lo possiamo osservare in atto e in costante e continua esecuzione nelle città che abitiamo. La guerra cambia anche le nostre città. La guerra trasforma i nostri territori. La guerra rompe e stravolge le relazioni economiche ed i legami sociali dei luoghi in cui viviamo. La guerra “arruola” le nostre vite, seppur senza farci indossare le divise: arruola il nostro lavoro, le risorse che produciamo, l’economia dei nostri territori, l’informazione e la cultura che ci circondano. I luoghi del sapere e della formazione, le università come le scuole, dai gradi inferiori a quelli superiori, sono attraversati senza distinzione da una propaganda di guerra sempre più spinta. Gli snodi ferroviari, come quelli portuali e aereo-portuali sono sempre più parte integrante del sistema logistico nella macchina bellica. A fronte di un’industria convenzionale sempre più abbandonata a sé stessa ed in perenne crisi, orfana di piani credibili d’investimento, la produzione civile di interi distretti viene riconvertita in produzione bellica. Quelle aree di sacrificio che hanno pagato il prezzo del dogma della crescita comandato dagli apparati nazionali dell’oil&gas, della chimica come del siderurgico, sono riadattate in aree di servitù multinazionali ad esclusione strutturale, con logiche ancora più brutali e restie ad ogni mediazione politica, aggravando la nocività del disastro ambientale sofferto dai nostri territori. Le basi militari NATO o ad uso esclusivo statunitense, dal Nord al Sud fino alle Isole, funzionano a pieno ritmo nel sostenere la macchina bellica, trasformando quei territori in veri e propri hub militari a sovranità limitata e condizionata agli interessi della guerra. A fronte di tutto ciò – e gli esempi potrebbero essere tanti altri – quello che sempre più di frequente si sta verificando negli ultimi mesi è la messa in campo, da parte dei movimenti sociali radicati in quei territori, di strumenti di lotta per opporsi all’«arruolamento», per rifiutare la propaganda di guerra e insieme rallentare e inceppare, attraverso blocchi, scioperi e azioni dirette, la filiera di trasporto e approvvigionamento di forniture di armi e componentistica militare. Se la guerra parte dalle nostre latitudini, allora è qui che noi dobbiamo provare a sabotarla e a combatterla. Se la guerra sta cambiando i nostri territori, allo stesso modo le lotte, producendo un accumulo capace di sedimentare un’opposizione sociale reale, possono cambiare di segno alle trasformazioni di quegli stessi territori, rendendoli ostili ed insubordinati alla logica di obbedienza e sudditanza alle guerre imposte e ai genocidi, facendone luoghi di rinnovata resistenza e di liberazione. Glomeda.org Fonte: https://www.glomeda.org/index.php/2026/05/14/la-guerra-che-trasforma/ -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Firenze, 28 maggio: università al bivio tra guerra e pace
Nelle ultime settimane le nostre lotte sono state animate dalla flotilla, una comunità di uomini e donne che ha messo i propri corpi su piccole imbarcazioni e si è spinta nel mar Mediterraneo per riportare l’attenzione su Gaza e sul genocidio palestinese messo in atto da Israele. Le barche della flotilla, insieme alle mobilitazioni di terra, hanno nuovamente svelato l’ipocrisia dei governi occidentali e la nostra complicità con Israele e le sue politiche di annientamento. La complicità è presente su più piani: le relazioni commerciali, la tecnologia che viene condivisa, la ricerca e il dual use, le collaborazioni, i silenzi di chi può e deve prendere parola per fermare questa vergogna ma non lo fa. La flotilla, riaccendendo i riflettori sulla Palestina, riporta l’attenzione sui processi interni che riguardano i nostri Paesi e i luoghi di lavoro e di vita che attraversiamo; in particolare sulla militarizzazione della società, sul disciplinamento, sul riarmo come programma politico di rilancio delle nostre economie. Le università rivestono un ruolo centrale in questi processi: trasferiscono infatti conoscenze attraverso partnership istituzionali formali o altre tipologie di collaborazione e ricevono finanziamenti da programmi europei come Horizon EU in cui, ad esempio, il dual use by design e by default sta diventando una prassi legittimata. L’università è dunque da intendersi come luogo privilegiato per individuare le nuove forme di accumulazione del capitale e i suoi processi distruttivi, ma anche lo spazio in cui costruire forme di resistenza. Dentro e oltre l’università, infatti, l’idea di una società autoritaria e militarizzata non è nuova, ma oggi sta diventando l’unica narrazione che costruisce i confini del nostro immaginario. Non c’è alternativa alla guerra e al riarmo, ci dicono. Dobbiamo difenderci, dobbiamo essere pronti. In questo quadro distopico, come Seminari per la Palestina dell’Università degli studi di Firenze, quindi come docenti, studenti e studentesse, ricercatori e ricercatrici e personale tecnico-amministrativo, come lavoratori e lavoratrici dentro e fuori l’università, abbiamo deciso di tornare a interrogarci sul ruolo dell’università, ovvero l’istituzione di cui facciamo parte e quindi sul nostro ruolo all’interno dell’istituzione stessa. Per questa ragione il 28 maggio abbiamo organizzato un momento di confronto all’interno degli spazi del centro didattico Morgagni. Alla tavola rotonda che abbiamo chiamato erano presenti diverse realtà che lavorano contro la militarizzazione delle nostre vite, della ricerca, dell’università, della scuola e della formazione. Tra queste il Collettivo CORDA di Padova, un gruppo di lavoratori e lavoratrici precarie nato dal rifiuto della concezione di università come luogo neutrale produttore di un sapere disconnesso dalle dinamiche sociali e politiche, chiuso alla società, al dibattito pubblico e al pensiero critico. Il collettivo oltre a mobilitarsi e a costruire momenti di condivisione, ha prodotto un importante Report sui rapporti tra UNIPD e Israele che ha esposto durante l’iniziativa. Luca Rondi, giornalista di Altreconomia, che ha tracciato i rapporti tra università e apparato bellico e aziende della Difesa. Chiara Buonaiuti (IRES Toscana) che ci ha aiutato a leggere i documenti prodotti nell’ambito del programma ReArm Europe plan / Readiness 2030 e Simone Virgilii (Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università) che ha parlato dei principali modelli di leva a livello europeo sottolineando come ogni singolo studente diventi un possibile soldato da arruolare in un progetto di difesa totale. Infine Osvaldo Costantini attivo nella campagna La conoscenza non marcia, che nasce per difendere l’università e le scuole dal processo di militarizzazione e dalla complicità col genocidio del popolo palestinese: oltre a un focus sulla leva Osvaldo ha proposto una riflessione sulle possibili forme di obiezione di coscienza interpretandole come strumenti politici di reazione ad un un modello che rifiutiamo. Una delle questioni centrali che è stata riportata all’interno della tavola rotonda, strettamente legata alla scelta politica di finanziare il riarmo e la difesa, è la questione della precarizzazione. I tagli alla ricerca sono una scelta politica chiara, così come la scelta di finanziare ricerche per l’apparato bellico che contribuiscono alla costruzione di un mondo in cui guerra e autoritarismo danno forma alle nostre esistenze. Come precedentemente accennato, un’altra tematica fondamentale al centro della giornata è stata la questione della leva. La leva come prospettiva lavorativa soprattutto per le fasce più povere della popolazione già attanagliate dalla precarietà e dalla mancanza di certezze sul proprio futuro. Questa è la società che ci raccontano, questo è il domani che ci costruiscono intorno. Tante delle lavoratrici e dei lavoratori hanno potuto partecipare all’iniziativa grazie a uno strumento fondamentale, l’assemblea sindacale, diritto che appartiene alle lavoratrici e ai lavoratori e che garantisce la partecipazione attiva alle scelte nella propria vita lavorativa. Durante la giornata è intervenuto il collettivo di fabbrica GKN, che mette al centro i bisogni delle persone, la tutela e il rispetto dell’ambiente e la concreta partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici alla scelta del cosa e come produrre (ricordiamo la campagna di azionariato popolare “Un’azione contro il riarmo” per salvare la fabbrica socialmente integrata e la reindustrializzazione dal basso). Hanno poi preso parola collettivi di studenti come gli Studenti di Sinistra e i Giovani Palestinesi Italia (GPI) che hanno raccontato le conseguenze di questa deriva sui corpi e le vite del popolo palestinese; rappresentanze sindacali (CGIL, USB), i precari dell’università riuniti nell’Assemblea Precaria universitaria, la sezione ADI di Firenze, il comitato Scuole non caserme e l’Assemblea Calamandrei che sta lottando in questi giorni per veder garantito il diritto all’abitare. Lo studentato all’interno del quale questi studenti vivono è senza acqua da giorni e gli studenti si sono riuniti e stanno chiedendo alle istituzioni una risposta immediata che tarda ad arrivare. Queste diverse soggettività ci raccontano della necessità di una convergenza ampia poiché il nemico contro cui combattiamo non ha scrupoli e la nostra frammentazione è la sua forza. Seminari per la Palestina -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Don Nandino Capovilla al Convegno dell’Osservatorio contro la militarizzazione a Torino
Pubblichiamo l’intervento di don Nandino Capovilla, parroco a Marghera e autore con Betta Tusset del volume Sotto il cielo di Gaza, al Convegno Nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università svoltosi presso la Fabbrica delle “e” del Gruppo Abele a Torino venerdì 17 aprile 2026. Al convegno hanno partecipato circa 600persone in presenza e metà online. Si è svolto a Torino venerdì 17 aprile il III Convegno nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, promosso e sostenuto dell’ente formatore Scuola e Società, che quest’anno ha inteso affrontare le tematiche della militarizzazione sotto la lente dell’orrore provocato della guerra, infatti il titolo sul quale le relatrici e i relatori sono state/i chiamate/i a confrontarsi è stato: Il Trauma della guerra. Tra storia, economia, diritto ed educazione dalla Prima Guerra Mondiale ad oggi. Il quarto contributo all’incontro è stato ad opera di don Nandino Capovilla, parroco a Marghera. Portando sulle spalle una kefiah palestinese, Capovilla ha costruito il suo intervento partendo da una foto (in basso) che aveva comprato anni fa nella libreria di Gerusalemme, già allora bersaglio di ripetuti attacchi israeliani. La foto ritraeva due bambine a scuola in un Campo di Rafah nel 1979, entrambe con una mano alzata a chiedere la parola, perché hanno qualcosa da dire. L’immagine evoca un diritto alla scuola brutalmente calpestato, da cui traspare la durezza di una realtà dove le scuole e le università vengono appositamente colpite e poi riempite di mine, in un atto ragionato e deliberato che porta don Nandino a parlare di scolasticidio. Anche don Nandino, come altre relatrici e relatori, mostra la volontà di rinascita e resistenza in questa realtà, infatti, tenendo una “mano alzata”, anche lui come le bambine, e leggendo qualche riga di Hanno ucciso Habibi di Shrouq Aila narra di un popolo che, nonostante tutto, continua a studiare e crescere. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
UNICA e la filiera del genocidio: fondi europei e dati sardi per “Israele”
Il dossier recentemente compilato da numerose attiviste sarde mostra che l’Università degli studi di Cagliari è coinvolta in ben quattro progetti di ricerca europei in collaborazione con atenei israeliani: PlatinuMS con l’università di “Tel Aviv”, Better4u con il Weizmann Institute of Science, NPP-SOL e Impactive con il Technion. Le facoltà e i dipartimenti di Unica coinvolti sono tante: Facoltà di Ingegneria Biomedica, Dipartimento Scienze Biomediche e Chirurgiche, Dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche, Facoltà di Ingegneria chimica e dei materiali, Dipartimento di Fisica e Meccanica. Tutte le collaborazioni sono finanziate dal progetto Horizon dell’Unione Europea, il quale facilita attivamente la collaborazione con istituzioni israeliane, comprese quelle complici dell’apartheid e del genocidio. Nonostante le dichiarazioni da parte del rettore Francesco Mola e del senato accademico, UniCa e i suoi docenti compaiono ancora nei siti ufficiali dei progetti, al punto che la ricerca NPP-SOL figura perfino sul sito dell’Arborea. Nel frattempo, l’entità sionista continua a perpetrare le sue politiche genocide in Palestina e le estende al Libano. PlatinuMS, il progetto con maggior coinvolgimento di UniCa, è una collaborazione con l’Università di ‘Tel Aviv’, costruita su un villaggio palestinese raso al suolo durante la Nakba. La tecnologia AI utilizzata è dell’israeliana Evolution Inc., che annovera le Forze di Occupazione Israeliane tra i suoi clienti. Possiamo davvero escludere che i dati dei pazienti sardi finiscano in mani sporche di sangue? Il Technion, altro partner di UniCa, è l’università più collusa con il complesso militare-industriale sionista: ha prodotto l’Iron Dome (sistema missilistico usato contro i palestinesi dal 2014), il bulldozer D9 (usato per demolire le case dei palestinesi) e l’arma acustica Scream (usato per disperdere le manifestazioni pacifiche dei palestinesi). L’Università di Cagliari sostiene all’articolo 4 del proprio codice etico di ripudiare la guerra. Eppure, a quasi tre anni dal 7 ottobre 2023, questi quattro accordi sono ancora in vigore nonostante i crimini contro l’umanità che vengono perpetrati dall’entità sionista ogni giorno. Come studenti, docenti, ricercatori e lavoratori, esigiamo: l’interruzione immediata di ogni collaborazione con lo Stato israeliano; un Decreto Rettorale che renda effettiva la rescissione a effetto immediato; la modifica del regolamento per impedire la partecipazione a bandi congiunti Italia-Israele; corridoi accademici e umanitari per studenti e ricercatori palestinesi; una presa di posizione netta dell’Ateneo contro il genocidio. Cosa puoi fare? LEGGI E CONDIVIDI IL DOSSIER. https://drive.google.com/file/d/1Euq72Xojk-SBUOTAwm-pMJZChqNFl0ZJ Partecipa alla mobilitazione. PALESTINA LIBERA FUORI IL SIONISMO DALL’UNIVERSITÀ filiera genocidio -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Maurizio Bonati al Convegno dell’Osservatorio contro la militarizzazione a Torino
Pubblichiamo l’intervento di Maurizio Bonati, medico dell’Istituto Mario Negri di Milano, al Convegno Nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università svoltosi presso la Fabbrica delle “e” del Gruppo Abele a Torino venerdì 17 aprile 2026. Al convegno hanno partecipato circa 600persone in presenza e metà online. Si è svolto a Torino venerdì 17 aprile il III Convegno nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, promosso e sostenuto dell’ente formatore Scuola e Società, che quest’anno ha inteso affrontare le tematiche della militarizzazione sotto la lente dell’orrore provocato della guerra, infatti il titolo sul quale le relatrici e i relatori sono state/i chiamate/i a confrontarsi è stato: Il Trauma della guerra. Tra storia, economia, diritto ed educazione dalla Prima Guerra Mondiale ad oggi. Il terzo intervento ha visto protagonista Maurizio Bonati, medico dell’Istituto Mario Negri di Milano. Attraverso ampi passi del suo lavoro scientifico, pubblicato nel volume Il cronico trauma della guerra, Bonati ha evidenziato con drammatica abbondanza di dati quantitativi le conseguenze di lungo periodo dei conflitti armati, soffermandosi sugli effetti di malnutrizione e carestia sui civili, in particolare sui bambini e le bambine, e mettendo in evidenza il tema della cronicizzazione dei danni dovuti a questi fenomeni. L’intervento ha permesso di aprire un’importante riflessione sulla fame come arma di guerra, fenomeno che risulta di tragica attualità nella striscia di Gaza. (In fondo trovate le slide dell’intervento). Il-trauma-della-guerra_Torino-2026Download Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Carlo Greppi al Convegno dell’Osservatorio contro la militarizzazione a Torino
Pubblichiamo l’intervento di Carlo Greppi, storico e scrittore torinese, al Convegno Nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università svoltosi presso la Fabbrica delle “e” del Gruppo Abele a Torino venerdì 17 aprile 2026. Al convegno hanno partecipato circa 600persone in presenza e metà online. Si è svolto a Torino venerdì 17 aprile il III Convegno nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, promosso e sostenuto dell’ente formatore Scuola e Società, che quest’anno ha inteso affrontare le tematiche della militarizzazione sotto la lente dell’orrore provocato della guerra, infatti il titolo sul quale le relatrici e i relatori sono state/i chiamate/i a confrontarsi è stato: Il Trauma della guerra. Tra storia, economia, diritto ed educazione dalla Prima Guerra Mondiale ad oggi. Nel secondo intervento della giornata Carlo Greppi, storico e scrittore torinese, ha affrontato il tema della guerra nella sua declinazione di resistenza armata al nazifascismo nel corso della Seconda guerra mondiale e, in particolare, si è soffermato sulla dimensione internazionale della resistenza stessa, così come viene delineata in maniera più circostanziata nel volume Storia internazionale della Resistenza italiana. Greppi ha evidenziato il nesso tra la lotta antifascista della prima ora e la strutturazione della resistenza armata. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente