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Un 4 novembre contro la militarizzazione delle scuole. Strumenti, iniviative e mobilitazioni
Come ogni anno il 4 novembre si «celebra» la giornata nazionale delle forze armate, fissata con la Legge 1 marzo 2024, n. 27, che ne ha ribadito ufficialmente il valore storico, civile e di coesione nazionale. Da diversi anni ormai all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università arrivano segnalazioni da tutto il territorio nazionale di coinvolgimento delle scuole nella «celebrazione» di questa giornata, proposta alle scuole con modalità ambigue e non rispettose degli organi collegiali. È estremamente importante interrompere la normalizzazione di questi eventi e per questo mettiamo a disposizione di studenti, studentesse, genitori e docenti il nostro Vademecum contro la militarizzazione delle scuole per opporsi, con tutte le coperture normative, a questi eventi. Consultatelo, adeguatelo alla vostra specifica situazione e usatelo! Usate anche la stampa locale per denunciare la compilcità delle scuole nella militarizzazione della società. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle univeristà vi sosterrà e rilancerà le vostre lotte. Inoltre, per contrastare questa deriva militarista nel nostro Paese con una adeguata presa di coscienza su ciò che sta accadendo a livello nazionale e internazionale, l’Osservatorio ha organizzato un Corso di Formazione con esonero dal servizio per la giornata del 4 novembre in collaborazione con il Polo Europeo della Conoscenza – I.C. Bosco Chiesanuova di Verona dal titolo “Impatto e prevenzione dei modelli violenti nella società e nei mass media”. Clicca qui per l’iscrizione. Infine, per il pomeriggio del 4 novembre invitiamo le realtà territoriali e le associazioni pacifiste, antimilitariste e nonviolente a mobilitarsi per di una giornata di mobilitazione in piazza atta a promuovere la cultura della pace per opporsi alla crescente militarizzazione di ogni spazio sociale. Seguite le nostre pagine per rimanere aggiornat@ sulle piazze che si stanno attivando in tutto il Paese con lo slogan Il 4 novemre non è la nostra festa! 4 novembre CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE, AVANTI CON L’OBIEZIONE DI COSCIENZA TOTALE E COLLETTIVA! -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Guerra e Riarmo, studentesse e studenti verso il 24 ottobre
Dalla Francia all’Italia, le mobilitazioni che stanno animando le piazze sono sicuramente incentrate, tra le altre, sulla contrarietà a guerra e riarmo. Approfittiamo di un articolo dello scorso venerdì, uscito per il Manifesto, per approfondire questo tema e cercare di capire cosa ne pensano gli italiani, con particolare riferimento a giovani e auniversitari3. In altre parole, che tipo di legittimità ottengono le scelte in materia di sicurezza all’interno della società? L’indagine affronta diversi argomenti, ci siamo soffermati sulla percezione delle minacce e la contrarietà all’aumento delle spese militari. Ne parliamo con uno studente dell’assemblea di CPS dell’università di Torino.
October 23, 2026
Radio Blackout - Info
Orientale Occupata: pretendiamo il futuro, occupiamo il presente
Lunedì scorso lə studentə hanno occupato Palazzo Giusso, sede storica dell’Università L’Orientale, in continuità con le lotte giovanili in tutta Europa e in complicità con le migliaia di lavoratorə che stanno bloccando il Mezzogiorno. Le parole d’ordine che hanno scelto di portare avanti sono legate alla condizione giovanile sempre più precaria in questo paese: no al caro vita, no al caro affitti e una generale richiesta di un futuro migliore. Prontamente è arrivata la risposta della ministra Bernini che ha additato gli studenti come violenti e prevaricatori in ben due occasioni: con un post Instagram e in occasione dell’inaugurazione dello studentato “La Corte” di Parma. Come noto a chi ha seguito le ultime vicende questi nuovi studentati costruiti con i fondi del PNRR, che dovevano riparare a un problema strutturale in Italia, sono diventati terreno fertile per la speculazione da parte di grandi aziende private del settore immobiliare. Per solo 12 anni saranno adibiti a studentati e con solo una piccola parte ad un prezzo “calmierato” che, come confermato già da numerose inchieste, può superare i 500 euro per una singola. «Abbiamo scoperto che la Ministra Bernini ha detto che l’Università è di tutti e non di chi la occupa. Ma è davvero così? O è solo di chi se la può permettere? Noi non ci stiamo e non crediamo che l’Università possa essere sottoposta all’aziendalizzazione e a paradigmi eurocentrici e guerrafondai. Vediamo invece l’Università come uno spazio da rivendicare e all’interno di quello spazio costruire dei momenti di confronto e soprattutto di socialità alternativa». Così rispondono i collettivi alla Ministra in reel pubblicato su Instagram. Le prime giornate di Occupazione sono state contraddistinte da un grande lavoro per mettere in rete tante lotte apparentemente lontane ma in realtà strettamente legate tra loro. Infatti, lunedì dopo una grande assemblea in cui si è voluto spiegare al resto della comunità studentesca le ragioni dell’occupazione, lə studentə che hanno occupato hanno creato un momento di dibattito e confronto con i loro coetanei francesi e spagnoli, insieme a diversi collettivi di liceali che hanno occupato le loro scuole. Assemblea con studentə francesi e spagnolə «Sentire queste testimonianze dall’Europa in lotta, dalle scuole in occupazione è un grande motore per continuare la nostra mobilitazione in Università. Costruiamo assieme le prossime giornate di lotta in Università e riappropriamoci di questo luogo». Così una studentessa nell’intervento di chiusura dell’assemblea. Nel solco di questo ragionamento sono continuati i giorni di Occupazione. La mattinata del secondo giorno è stata segnata da un incontro tra lo Sportello Antisfratto di Napoli e altre organizzazioni attive sul tema del diritto all’abitare. Insieme a loro c’è stata anche la partecipazione di diverse persone sotto sfratto che hanno condiviso le loro esperienze e la loro rabbia nel vedere il proprio diritto all’abitare negato. Nel pomeriggio invece, si è svolta l’assemblea di I’m Queer Any Problem, collettivo queer e transfemminista, che da anni anima il pride dal basso organizzato in città. Subito dopo il cortile dell’Università ha visto ospitare l’assemblea cittadina contro il carovita. È stato un momento estremamente partecipato dove si sono uniti studentə, sindacati, collettivi e disoccupati per lanciare una campagna cittadina contro il carovita e convergere sulle date già esistenti contro la costruzione del Cpr a Castel Volturno il 24 ottobre e lo sciopero generale del 30 ottobre. «Ringraziamo tutte le realtà per essere intervenute. L’Università occupata è fucina di pratiche di confronto e di conflitto. Per noi la potenza di questo momento è di rendere finalmente l’università occupata un centro di dibattito, sperimentazione e progettazione politica. Per loro questo è il ruolo storico e sociale che l’Università dovrebbe avere e che purtroppo ha perso. È fondamentale unire le nostre lotte, intersecare i diversi processi di mobilitazione, e dunque rilanciamo le date del 24 ottobre e del 30 ottobre per costruire un ampio Movimento di opposizione sociale per riprenderci il futuro che ci stanno negando». Queste le parole di uno degli studenti presenti all’assemblea. La terza giornata di Occupazione tornerà sul tema della casa e ci saranno collegamenti con Plaza del Sol a Madrid e diversi momenti laboratoriali e di socialità per la comunità studentesca. In continuità con le loro pratiche di ascolto e confronto hanno inviato una lettera dalle mura del Palazzo Occupato a tutto il personale universitario dell’Ateneo per cercare supporto e appoggio da parte della comunità accademica nella loro lotta. Nel frattempo, hanno anche lanciato, attraverso i loro social, un appello a tutte le università italiane per unirsi alla mobilitazione. Per rimanere aggiornati sulle giornate di mobilitazione potete seguire Orientale Occupata su Substack: https://orientaleoccupata.substack.com/ Per contattare gli studenti: orientaleoccupata@proton.me Contatto Instagram: @xa.napoli La copertina è del collettivo Orientale Occupata Questo articolo è gratuito ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno. Clicca sul banner qui sotto e fai una donazione. Dona il tuo 5×1000 scrivi il codice fiscale 96405560580. 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October 22, 2026
DINAMOpress
Convegno di formazione 4 novembre: “Impatto e prevenzione dei modelli violenti, della società e nei mass media”
MERCOLEDÌ, 4 NOVEMBRE 2026, ORE 8.30 -13.00 ONLINE Nel contesto contemporaneo, caratterizzato da una pervasiva esposizione a linguaggi complessi, tecnologie digitali e rappresentazioni mediali ad alto contenuto di aggressività, la scuola si trova ad affrontare sfide educative senza precedenti. Per rispondere a questa urgenza pedagogica, la rete di istituzioni educative Polo Europeo della Conoscenza – I.C. Bosco Chiesanuova, in collaborazione con l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, promuove un importante incontro di formazione online dedicato a docenti e genitori. Questo corso di formazione rappresenta un’opportunità fondamentale per riaffermare il ruolo centrale degli adulti di riferimento, come presidio di pace, dialogo e consapevolezza critica. L’iniziativa si propone di fornire strumenti critici e metodologici per decodificare e disinnescare i modelli di violenza presenti nella società contemporanea, promuovendo al contempo pratiche pedagogiche orientate alla cultura della pace e della nonviolenza. Attraverso un percorso articolato in quattro moduli interconnessi, esperti di rilievo accademico e culturale analizzeranno le diverse sfaccettature del problema: PROGRAMMA 8:30 – 8:40 Saluti di Roberta Leoni Presidente dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università 8:40 – 8.50 Giulia Bausano, Docente Introduce il tema: “La scuola tra realtà e finzione” e presenta 8:50 – 9:30 Dario Bassani, Autore, filosofo ed esperto di comunicazione editoriale “L’impatto dei giochi di violenza e guerra nei processi di nuove dipendenze” Dario Bassani è saggista, filosofo ed esperto di comunicazione editoriale italiano. Attualmente è Responsabile Editoriale, cura, scrive ed edita i contenuti multimediali, inclusi video saggi e podcast come Domande Prime, per il progetto culturale Lucy sui mondi. 9:30 – 9:40 Renata Puleo, Dirigente scolastica Introduce il tema: “La scuola e i suoi linguaggi” e presenta 9:40 – 10:20 Davide Borrelli, Professore di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l’Università “Suor Orsola Benincasa” di Napoli “Disinnescare la violenza strutturale insita nel linguaggio pubblico” Davide Borrelli è docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l’Università del Salento. Docente di Sociologia dei processi culturali e Politiche della valutazione presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. 10:20 – 10:30 Michele Lucivero, Docente Introduce il tema: “A scuola di pacifismo” e presenta 10:30 – 11:10 Stefano Cobello, Insegnante, sociologo e pacifista “Pedagogia nera e pedagogia bianca – Modelli pedagogici a confronto: loro potenzialità nella crescita e nell’educazione” Stefano Cobello è un insegnante, sociologo, pacifista, fondatore e coordinatore del Polo Europeo della Conoscenza – Europole. 11:20 – 11:30 Alessandra Mancuso, Docente Introduce il tema: “A scuola di STEM” e presenta 11:30 – 12:10 Stefano Borroni Barale, Fisico teorico, docente, saggista “Tecnologie digitali in educazione: progresso o controllo?” Stefano Borroni Barale è un fisico teorico, docente, saggista e attivista italiano, noto in particolare per il suo impegno nella divulgazione legata al software libero, già ricercatore per l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare [INFN] all’interno del progetto EU-DataGrid. IL CORSO DI FORMAZIONE COME AGGIORNAMENTO PER I/LE DOCENTI CON ESONERO PER LA GIORNATA SCOLASTICA. I/LE DOCENTI (A TEMPO INDETERMINATO E DETERMINATO) HANNO DIRITTO A 5 GIORNI DI ESONERO DAL SERVIZIO PER ANNO SCOLASTICO PER PARTECIPARE AD ATTIVITÀ DI FORMAZIONE E AGGIORNAMENTO, IN BASE ALL’ART. 36 DEL CCNL SCUOLA 2019-2021. Al termine degli interventi ci sarà spazio per le domande e per un dibattito costruttivo. Infine verranno proiettati dei video per i saluti finali. L’iniziativa è aperta a docenti, dirigenti, educatori e famiglie. L’incontro sarà online. Il link sarà mandato solo agli iscritti. La partecipazione è gratuita. L’attestato finale è valido per l’aggiornamento in servizio per gli Insegnanti. Per qualsiasi domanda su registrazioni, certificazioni presenze, certificati si rimanda alle FAQ. Per info clicca qui. PER ISCRIVERSI CLICCARE QUI -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
La protesta contro Milei unisce le lotte per i diritti
LA DIFESA DELL’UNIVERSITÀ PUBBLICA DIVENTA IL PUNTO DI INCONTRO DI UNA MOBILITAZIONE SOCIALE PIÙ AMPIA CONTRO LE POLITICHE DI AUSTERITÀ DEL GOVERNO MILEI. NELLE PIAZZE ARGENTINE, STUDENTI, LAVORATORI, PENSIONATI, MOVIMENTI FEMMINISTI E ORGANIZZAZIONI PER I DIRITTI DELLE PERSONE CON DISABILITÀ DENUNCIANO LE CONSEGUENZE DEI TAGLI ALLA SPESA PUBBLICA E RIVENDICANO UN MODELLO DI SOCIETÀ FONDATO SULL’ACCESSO ALLA CONOSCENZA, SULLA GIUSTIZIA SOCIALE E SULLA RESPONSABILITÀ DELLO STATO. UNA PROTESTA CHE VA OLTRE LA QUESTIONE UNIVERSITARIA E INTERROGA IL FUTURO DELLA DEMOCRAZIA ARGENTINA La quinta Marcia federale universitaria ha riunito studenti, lavoratori e lavoratrici  e movimenti sociali contro l’austerità della politica pubblica dell’era Milei. La protesta per l’università pubblica è diventata una battaglia per i diritti, la democrazia e la sovranità. Il Congresso argentino è stato il centro di una giornata che avrebbe dovuto parlare di bilanci, leggi e numeri. Ma fuori dal Parlamento, nella piazza che si riempiva di studenti, docenti, lavoratori e lavoratrici, pensionati e organizzazioni sociali, la discussione era molto più ampia: quale Paese si sta costruendo sotto il governo di Javier Milei, e chi è destinato a pagarne il prezzo? La quinta Marcia federale universitaria ha portato nuovamente migliaia di persone nelle strade di Buenos Aires e di numerose città argentine. Secondo gli organizzatori, circa un milione di persone ha partecipato alle mobilitazioni in tutto il Paese. Il motivo principale era chiaro: chiedere al governo di applicare la legge sul finanziamento delle università pubbliche, approvata dal Congresso e successivamente confermata nonostante il veto presidenziale. Ma la manifestazione del 15 ottobre non è stata soltanto una protesta del mondo accademico o studentesco.  Attorno alla difesa dell’università, pubblica e gratuita,  si sono incontrate rivendicazioni diverse, accomunate dal rifiuto di un modello economico e sociale che considera la spesa pubblica un costo da comprimere, anziché uno strumento per garantire diritti. Un’università sotto assedio In Argentina, l’università pubblica è molto più di un’istituzione educativa. È una delle principali vie di accesso alla formazione superiore per chi proviene dalle famiglie lavoratrici, un luogo di produzione scientifica e culturale, uno spazio di mobilità sociale e di costruzione della cittadinanza. Difenderla significa difendere l’idea che il diritto allo studio non debba dipendere dal reddito familiare. Significa anche tutelare la ricerca, la formazione professionale e la possibilità di sviluppare conoscenze al servizio della società, al di fuori delle sole logiche del mercato. Dal suo insediamento, nel dicembre 2023, il governo di Milei ha imposto una politica di drastica riduzione della spesa pubblica. Il sistema universitario è stato investito da una crisi di finanziamento che ha colpito il funzionamento degli atenei, i salari di docenti e personale non docente e le condizioni materiali degli studenti. Secondo stime riportate dalla stampa argentina, il bilancio universitario ha subito una contrazione reale vicina al 25% dalla fine del 2023. Il conflitto si è aggravato attorno alla legge sul finanziamento universitario, approvata dal Parlamento per recuperare parte delle risorse perse a causa dell’inflazione. Milei ha posto il veto, ma il Congresso ha successivamente confermato la norma. Nonostante ciò, l’esecutivo si è rifiutato di applicarla integralmente, richiamando l’obiettivo dell’equilibrio fiscale. Anche la giustizia è intervenuta, ordinando al governo di rispettare gli obblighi previsti dalla legge. Eppure, al momento della mobilitazione, il contenzioso resta aperto e le risorse reclamate dalle università non sono state ripristinate nella misura richiesta. La domanda che ha attraversato la piazza è quindi anche una domanda sul funzionamento della democrazia: che valore hanno una legge approvata dai rappresentanti eletti e le decisioni dei tribunali, se il potere esecutivo può rifiutarsi di applicarle? Dalla protesta universitaria a una convergenza sociale: Unir las luchas La partecipazione di sindacati, organizzazioni studentesche, centrali dei lavoratori e movimenti sociali ha dato alla giornata una dimensione che va oltre il conflitto tra governo e università. Insieme alla comunità accademica si sono mobilitati rappresentanti delle persone con disabilità, famiglie indebitate, pensionati, organizzazioni popolari e settori contrari alle misure di deregolamentazione della proprietà terriera. Le due principali articolazioni della Central de Trabajadores de la Argentina (CTA), la Confederación General del Trabajo (CGT), l’Associazione dei lavoratori dello Stato e diverse organizzazioni politiche e sociali hanno sostenuto la mobilitazione. Questa convergenza non cancella le differenze tra le organizzazioni né risolve le divisioni che attraversano l’opposizione argentina. Indica, tuttavia, un elemento politicamente significativo: le conseguenze dell’austerità vengono sempre meno percepite come problemi separati. Il salario di un docente, il funzionamento di un ospedale, l’accesso alle cure e ai sostegni per le persone con disabilità, il costo dell’affitto e il diritto allo studio appartengono a uno stesso terreno di conflitto. Quando si riducono le risorse destinate ai servizi pubblici e alla protezione sociale, il peso delle difficoltà ricade sulle famiglie e sulle reti comunitarie, spesso già impegnate a compensare ciò che lo Stato non garantisce più. Per questo la piazza del 15 ottobre ha assunto un significato più ampio: ha reso visibile una società nella quale la questione sociale non può essere ridotta a una somma di problemi individuali.  L’austerità non è neutrale Ogni politica di bilancio produce effetti differenti a seconda della posizione che le persone occupano nella società. I tagli alla spesa pubblica non colpiscono tutti allo stesso modo: incidono con maggiore intensità su chi dipende dai servizi collettivi, dispone di redditi bassi o deve affrontare quotidianamente il lavoro di cura. Non è un caso che l’immagine del presidente Milei sia particolarmente negativa tra le donne argentine che storicamente si fanno carico dei lavori di cura sia nell’ambito domestico che comunitario.  Quando diminuiscono le risorse per l’istruzione, la sanità e le politiche sociali, una parte crescente delle responsabilità viene trasferita alle famiglie. E all’interno delle famiglie, in una società ancora attraversata da profonde disuguaglianze di genere, il lavoro aggiuntivo di cura e organizzazione della vita quotidiana ricade spesso sulle donne. La crisi universitaria ha anche questa dimensione. L’accesso gratuito alla formazione superiore può rappresentare un’opportunità decisiva per donne e giovani provenienti dai settori popolari, comprese le persone che devono conciliare studio, lavoro remunerato e responsabilità familiari. La riduzione delle borse di studio, il deterioramento dei salari e le difficoltà economiche degli atenei possono trasformare un diritto formalmente riconosciuto in una possibilità sempre più difficile da esercitare. La stessa logica attraversa l’economia popolare e solidale, le cooperative e le organizzazioni territoriali che sostengono la riproduzione quotidiana della vita. Quando arretrano le politiche pubbliche, questi spazi vengono spesso chiamati a intervenire con risorse limitate, mentre le persone che li animano devono affrontare condizioni di lavoro più precarie. Da una prospettiva femminista, dunque, contestare l’austerità significa anche chiedersi chi sostiene materialmente la società quando lo Stato ritira il proprio sostegno. Significa riconoscere che la cura, l’educazione e la protezione sociale non sono questioni marginali, ma condizioni essenziali della vita collettiva. Terra, disabilità e democrazia La mobilitazione si è svolta mentre in Parlamento si tentava di riaprire il dibattito sul decreto di necessità e urgenza 70/2023, uno dei principali strumenti normativi del programma di deregolamentazione del governo. L’ufficialismo e i suoi alleati non hanno dato il quorum necessario e di conseguenza non si è potuto riaprire il dibattito.  Tra le questioni contestate figurava anche la modifica delle restrizioni all’acquisto di terreni rurali da parte di cittadini stranieri. Il decreto aveva abrogato le limitazioni previste dalla legge del 2011 sulla proprietà fondiaria rurale. Di fronte alla resistenza politica e sociale, il governo ha annunciato un passo indietro su questo punto, ripristinando i limiti precedenti attraverso modifiche normative. La controversia mostra come il dibattito sull’austerità si intrecci con quello sulla sovranità. La terra non è soltanto un bene immobiliare: in un Paese con enormi risorse agricole e naturali, riguarda la produzione alimentare, il controllo del territorio, le comunità rurali e le possibilità di sviluppo futuro. Nella stessa giornata, le organizzazioni che rappresentano le persone con disabilità hanno portato in piazza la richiesta di garantire i diritti e di prorogare l’emergenza del settore. Le famiglie indebitate hanno denunciato le difficoltà di sostenere il costo della vita. Altri manifestanti hanno contestato le politiche che indeboliscono le protezioni sociali e le condizioni di lavoro. Non tutte queste rivendicazioni hanno la stessa storia o richiedono le medesime risposte. Ma la loro presenza simultanea ha mostrato quanto sia difficile separare la politica economica dalle condizioni concrete dell’esistenza.  La repressione come risposta  La risposta repressiva ha segnato il finale di una giornata nella quale la partecipazione di massa aveva reso visibile la portata del conflitto sociale. I lacrimogeni hanno raggiunto anche il palco, impedendo ai rappresentanti della comunità universitaria di leggere integralmente il documento conclusivo. Gli scontri non devono cancellare il significato politico della mobilitazione,che ha dimostrato l’importanza di unire la protesta, di formulare risposte collettive a una crisi che non è solo economica ma anche sociale e culturale. Inoltre la manifestazione rappresenta un richiamo all’opposizione a essere piú attenta ai reali bisogni e a sforzarsi per costruire spazi di ascolto ed elaborazione di proposte.  Mentre, la risposta del governo è stata la violenza e  la repressione;  resta da interrogarsi sulla gestione dell’ordine pubblico e sulle condizioni che rendono possibile l’esercizio effettivo del diritto di protesta. Il governo di Milei presenta l’equilibrio fiscale come il criterio fondamentale della propria azione. La sua politica promette di ridurre l’intervento statale e di affidare maggiori spazi al mercato ma la questione decisiva è chi si beneficia di questa trasformazione e chi ne sostiene i costi. L’università pubblica costituisce un punto di osservazione privilegiato proprio perché mette in discussione l’idea che l’accesso alla conoscenza debba essere regolato esclusivamente dalla capacità individuale di pagare. La sua difesa riguarda non soltanto studenti e docenti, ma anche il futuro della ricerca, della produzione culturale e delle possibilità di sviluppo di un’intera società. La marcia del 15 ottobre non ha risolto il conflitto, né ha cancellato le difficoltà dell’opposizione nel costruire un’alternativa politica condivisa. Ha però mostrato che il programma di Milei incontra resistenze che non possono essere liquidate come la difesa corporativa di singoli settori. Dalle università ai luoghi di lavoro, dalle organizzazioni della disabilità ai movimenti sociali, una parte significativa della società argentina continua a rivendicare diritti collettivi e responsabilità pubbliche. La sfida è trasformare questa convergenza in una forza capace di incidere sulle decisioni politiche, senza perdere la pluralità delle esperienze che la compongono. Davanti al Congresso, la domanda non era soltanto quanto dovesse spendere lo Stato per le università. Era quale società l’Argentina voglia essere: una società nella quale l’istruzione, la cura e la conoscenza diventano privilegi sempre più difficili da raggiungere, oppure una società che le riconosce come diritti e investimenti comuni. La risposta non è ancora scritta. Ma il 15 ottobre, nelle strade argentine, migliaia di persone hanno ribadito che il futuro non può essere deciso soltanto nei palazzi del potere o nei bilanci pubblici. L'articolo La protesta contro Milei unisce le lotte per i diritti proviene da Comune-info.
October 20, 2026
Comune-info
Appello dall’Università del Rojava e dall’Università di Kobane
-------------------------------------------------------------------------------- Foto di lhon karwan su Unsplash -------------------------------------------------------------------------------- Appello urgente per la solidarietà accademica internazionale dall’Università del Rojava e dall’Università di Kobanî Alla comunità accademica internazionale, Noi, le comunità accademiche dell’Università del Rojava e dell’Università di Kobanî, ci rivolgiamo alle università, agli istituti di istruzione superiore, alle associazioni accademiche, ai ricercatori, ai docenti e agli studenti di tutto il mondo per chiedere una solidarietà urgente. Le nostre università stanno attraversando un processo di integrazione nel Ministero siriano dell’Istruzione Superiore. Siamo favorevoli al riconoscimento del diritto dei nostri studenti a ricevere un’istruzione superiore in Siria; tuttavia, il processo di integrazione in corso viene attuato in modo unilaterale, trascurando l’autonomia dei nostri atenei e la partecipazione dei nostri accademici alle decisioni riguardanti il futuro delle nostre istituzioni. Nel corso di questo processo, numerose facoltà e dipartimenti rischiano di essere soppressi e l’uso della lingua curda come lingua di insegnamento viene progressivamente abbandonato. Le nostre università rischiano di perdere il proprio nome, la propria identità e la propria autonomia istituzionale. Alla luce di tali sviluppi, non possiamo accettare un processo di integrazione forzato e unilaterale che minaccia le nostre istituzioni accademiche e i traguardi raggiunti dalle nostre comunità. Chiediamo un processo di integrazione basato sul dialogo, che garantisca la tutela della libertà accademica, della diversità linguistica e dei diritti di studenti e accademici, assicurando al contempo il ruolo delle nostre comunità accademiche nei processi decisionali che riguardano il loro futuro. Esortiamo i colleghi e le istituzioni accademiche internazionali a intraprendere azioni concrete: • Rilasciare dichiarazioni pubbliche di solidarietà nei confronti delle nostre università. • Invitare il Ministero siriano dell’Istruzione Superiore a instaurare un dialogo costruttivo con le nostre comunità accademiche. • Inviare messaggi di posta elettronica per esprimere preoccupazione riguardo al processo di integrazione in corso. • Avviare collaborazioni accademiche con le nostre università e invitare i nostri rappresentanti a partecipare a forum accademici internazionali. Contatti del Ministero siriano dell’Istruzione Superiore: • E-mail: info@mohe.gov.sy • Sito web: https://mohe.gov.sy/ar • Fax: +963 11 2128649 Vi preghiamo di comunicare le vostre dichiarazioni di solidarietà e le iniziative intraprese al “Global Scholars Network for Rojava” all’indirizzo: globalscholarsnetworkforrojava@gmail.com. In questo momento critico, la solidarietà accademica internazionale è di fondamentale importanza. Le università devono poter far sentire la propria voce in modo significativo nella definizione del proprio futuro accademico. Chiediamo negoziati, riconoscimento e collaborazione, non decisioni unilaterali che minano le nostre istituzioni accademiche. Esprimete solidarietà all’Università del Rojava e all’Università di Kobanî. -------------------------------------------------------------------------------- Banga Lezgîn ji bo Piştgiriya Akademîk a Navneteweyî a Zanîngeha Rojava û Zanîngeha Kobaniyê Ji civaka akademîk a navneteweyî re, Em, civakên akademîk ên Zanîngeha Rojava û Zanîngeha Kobaniyê, bang li zanîngeh, saziyên xwendina bilind, komeleyên akademîk, lêkoler, perwerdekar û xwendekarên li çar aliyên cîhanê dikin da ku di vê rewşa lezgîn de pişta me bigirin. Zanîngehên me niha ketine nav pêvajoyeke întegrasyona bi Wezareta Xwendina Bilind a Sûriyê re. Em dixwazin mafê xwendekaran hebe ku li Sûriyê xwendina xwe ya bilind bidomînin. Lê belê, pêvajoya niha ya întegrasyonê bi awayekî yekalî tê meşandin; xweseriya zanîngehên me û beşdariya akademîsyenên me di biryarên di biwara paşeroja zanîngehên me de tê paşguhkirin. Di vê pêvajoyê de, li ser gelek fakulte û beşan metirsiya nemanê heye û bikaranîna Kurdî weke zimanê perwerdehiyê jî di bin tehlûkeyê de ye. Metirsî heye ku zanîngehên me nav, nasname û xweseriya xwe ya sazûmanî ji dest bidin. Em pêvajoyeke întegrasyona yekalî û bi zorê qebûl nakin; ev yek saziyên me yên akademîk û destketiyên akademîk ên zanîngehên me dixe tehlûkeyê. Em dixwazin pêvajoya întegrasyonê li ser bingehê diyalog û danûstandinê bê meşandin; pêvajoyeke ku azadiya akademîk, pirrzimanîbûnê, mafên xwendekar û akademîsyenan biparêze, û rola zanîngehên me di biryarên li ser paşeroja xwe de misoger bike. Em ji saziyên akademîk û hevpîşeyên xwe dixwazin ku gavên darîçav bavêjin: •           Daxuyaniyên giştî yên piştgiriya bi zanîngehên me re biweşînin. •           Bang li Wezareta Xwendina Bilind a Sûriyê bikin da ku bi zanîngehên me re diyalog û danûstandineke watedar bike. •           Emailan bişînin û fikarên xwe di biwara pêvajoya întegrasyonê de diyar bikin. •           Bi zanîngehên me re hevkariya akademîk bi pêş bixin û nûnerên me vexwînin ji bo ku beşdarî forumên akademîk ên navneteweyî bibin. Binivîsin ji Wezareta Xwendina Bilind a Sûriyê re: •           Email: info@mohe.gov.sy •           Malper: https://mohe.gov.sy/ar •           Faks: +963 11 2128649 Ji kerema xwe, li ser daxuyaniyên xwe yên piştgiriyê û çalakiyên xwe, Tora Zanyaran a Cîhanî ji bo Zanîngehên Rojava agahdar bikin bi rêya vê navnîşana emailê: globalscholarsnetworkforrojava@gmail.com. Hevgirtin û piştgiriya akademîk a navneteweyî gelekî giring e. Divê zanîngehên me di avakirina paşeroja xwe ya akademîk de xwedî roleke watedar bin. Em dixwazin diyalog, danûstandin, naskirina me û hevkarî hebe — em ne bi biryarên yekalî re ne yên ku saziyên me yên akademîk lawaz dikin. Pişta Zanîngeha Rojava û Zanîngeha Kobanî bigirin! -------------------------------------------------------------------------------- داء عاجل للدعم الأكاديمي الدولي صادر عن جامعة روجآفا وجامعة كوباني إلى المجتمع الأكاديمي الدولي، إننا، في المجتمعين الأكاديميين لجامعة روجآفا وجامعة كوباني، نتوجه بالنداء إلى الجامعات، ومؤسسات التعليم العالي، والجمعيات الأكاديمية، والباحثين، والتربويين، والطلاب في شتى أنحاء العالم، لتقديم الدعم لنا ومساندتنا في هذه الظروف الحرجة. تخوض جامعاتنا حالياً عملية اندماج مع وزارة التعليم العالي السورية. وإذ نؤكد على حق طلبتنا الأصيل في مواصلة تعليمهم العالي داخل سوريا، إلا أن عملية الإندماج الحالية تُدار بشكل أحادي الجانب؛ حيث يُتغاضى عن استقلالية جامعاتنا ومشاركة أكاديميينا في صنع القرار المتعلق بمستقبل مؤسساتنا. وفي هذا السياق، تواجه العديد من الكليات والأقسام خطر الإغلاق، كما أن استخدام اللغة الكردية لغةً للتعليم يواجه خطراً حقيقياً. وهناك تخوف جدي من فقدان جامعاتنا لأسمائها، وهوياتها، واستقلاليتها المؤسسية. إننا نرفض قطعاً أي عملية اندماج أحادية الجانب وقسرية؛ لما تشكله من تهديد مباشر لمؤسساتنا ومكتسباتنا الأكاديمية. نحن نطالب بأن تتم عملية الاندماج على أساس الحوار والتفاوض، بحيث تُصان الحريات الأكاديمية، والتعددية اللغوية، وحقوق الطلبة والأكاديميين، وتُضمن دور جامعاتنا الفاعل في تقرير مصيرها ومستقبلها. وعليه، فإننا ندعو المؤسسات الأكاديمية والزملاء الأعزاء إلى اتخاذ خطوات عملية وجادة، تشمل ما يلي: إصدار بيانات عامة تعلن التضامن مع جامعاتنا. – توجيه النداءات إلى وزارة التعليم العالي السورية لإجراء حوار جاد وذو معنى مع جامعاتنا. – إرسال رسائل بريد إلكتروني للتعبير عن القلق إزاء مسار عملية الإندماج. – تطوير التعاون الأكاديمي مع جامعاتنا ودعوة ممثلينا للمشاركة في المنتديات الأكاديمية الدولية. – للتواصل مع وزارة التعليم العالي السورية: info@mohe.gov.sy البريد الإلكتروني: +963 11 2128649 الفاكس: نرجو إعلام “شبكة العلماء العالمية من أجل جامعات روجآفا” بأي بيانات دعم أو أنشطة تضامنية تقومون بها، وذلك عبر البريد الإلكتروني التالي: globalscholarsnetworkforrojava@gmail.com إن التضامن والدعم الأكاديمي الدولي يحملان أهمية بالغة. إذ يجب أن يكون لجامعاتنا دور مؤثر وحقيقي في بناء مستقبلها الأكاديمي. نحن ندعم الحوار، والتفاوض، والاعتراف المتبادل، والتعاون المثمر، ولسنا مع القرارات الأحادية التي من شأنها إضعاف مؤسساتنا الأكاديمية. قفوا إلى جانب جامعة روجآفا وجامعة كوباني! -------------------------------------------------------------------------------- Urgent Call for International Academic Solidarity From Rojava University and Kobanî University To the international academic community, We, the academic communities of Rojava University and Kobanî University, appeal to universities, higher education institutions, academic associations, researchers, educators, and students around the world for urgent solidarity. Our universities are now passing through a process of integration into the Syrian Ministry of Higher Education. We are in favor of the recognition of the right of our students to receive higher education in Syria. However, the ongoing process of integration is conducted in a unilateral manner, neglecting our universities’ autonomy and our academics’ participation in decision-making about our universities’ future. During this process, numerous faculties and departments face the threat of elimination, and the use of Kurdish as a language of instruction is being discontinued. Our universities risk losing their names, identities, and institutional autonomy. Considering these developments, we do not accept a forced and unilateral integration process threatening our academic institutions and our academic communities’ achievements. We appeal for a negotiated process of integration that would guarantee protection of academic freedom, linguistic diversity and the rights of students and academics, as well as the role of our academic communities in decision-making concerning their future. We urge international academic colleagues and institutions to take concrete action: •           Issue public statements of solidarity with our universities. •           Call on the Syrian Ministry of Higher Education to engage in meaningful dialogue with our academic communities. •           Write emails expressing your concern about the process of integration. •           Engage in academic cooperation with our universities and invite our representatives to participate in international academic forums. Address Syrian Ministry of Higher Education: •           Email: info@mohe.gov.sy •           Website: https://mohe.gov.sy/ar •           Fax: +963 11 2128649 Please notify the Global Scholars Network for Rojava of your solidarity statements and actions at globalscholarsnetworkforrojava@gmail.com. At this critical moment, international academic solidarity is very important. Universities must have a meaningful voice in shaping their academic futures. We call for negotiations, recognition and collaboration—not unilateral decisions that undermine our academic institutions. Stand in solidarity with Rojava University and Kobanî University. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Appello dall’Università del Rojava e dall’Università di Kobane proviene da Comune-info.
October 19, 2026
Comune-info
Il 4 novembre non è la nostra festa! Appello dell’Osservatorio contro la militarizzazione
In questi giorni si stanno moltiplicando in tutto il Paese le circolari e gli inviti alle scuole per le iniziative legate alla celebrazione del 4 novembre come Giornata dell’unità nazionale e delle forze armate. Simili celebrazioni rappresentano un ulteriore passo in avanti rispetto al processo di normalizzazione della guerra e di marginalizzazione della cultura della pace che quotidianamente come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università denunciamo. Si tratta a nostro avviso di una ennesima narrazione falsa ed edulcorata, che tace sulla violenza e sulle distruzioni della guerra, facendo leva su quegli interventi delle Forze armate – in occasione, per esempio, di calamità naturali – che in realtà potrebbero essere svolti da un altrettanto valido servizio civile. Un tentativo di far accettare supinamente alle nuove generazioni l’inevitabilità delle guerre, eludendo ogni forma di riflessione critica sul tema. Si profila quindi un altro 4 novembre che mira a portare dentro le scuole una forte ventata di nazionalismo, attraverso la retorica del compimento dell’unità nazionale, e di militarismo, facendo ricorso alla retorica del sacrificio: «si intende ricordare, in special modo, tutti coloro che, anche giovanissimi molto giovani, hanno sacrificato il bene supremo della vita per un ideale di Patria e di attaccamento al dovere: valori immutati nel tempo, per i militari di allora e quelli di oggi». Noi, proprio perché abbiamo il massimo rispetto per chi ha perso la vita nel corso del primo conflitto mondiale, pensiamo che la riflessione sul 4 novembre debba indagare i fatti storici, sottraendoli alla retorica militarista. Il nostro obiettivo è quello di “gettare” finalmente la guerra fuori dalla storia. Va innanzitutto ricordato che la Prima guerra mondiale fu per il nostro Paese una guerra di aggressione. Fu, infatti, l’Italia a dichiarare guerra all’Austria, dopo aver sottoscritto il Patto di Londra, un accordo con il quale Francia, Gran Bretagna e Russia assicuravano all’Italia, in caso di vittoria, l’espansione dei propri confini anche in territori in cui la popolazione italiana era in netta minoranza. Territori nei quali pochi anni dopo avvenne l’italianizzazione forzata ai danni di lingue e tradizioni autoctone. È di tutta evidenza che non si trattava tanto di completare il percorso risorgimentale verso l’unità nazionale, intriso anch’esso di massacri di popolazioni del Sud inermi e di false promesse di riforme sociali, quanto invece di riaffermare il carattere imperialistico di un’Italia che rivendicava il diritto all’occupazione e allo sfruttamento economico di altri Paesi, né più né meno di altre potenze coloniali europee. Contro questa narrazione a senso unico è fondamentale ricordare la diffusa opposizione di tanti soldati verso i comandi, che sfociò in diversi episodi di diserzione e renitenza alla leva con conseguenti condanne nei tribunali militari e decimazioni al fronte: circa 870mila denunciati, 350mila processi celebrati, 170mila condanne eseguite. La ferocia dei comandi militari, le decimazioni, le condizioni bestiali in cui i militari italiani si trovarono in trincea sono tutti elementi, ampiamente riconosciuti dalla storiografia, che devono di necessità entrare in una riflessione didattica attorno alla Prima guerra mondiale. Un conflitto che Papa Benedetto XV definì prima “un’orrenda carneficina” che disonora l’Europa e successivamente una “inutile strage”. Ci sono dunque fondati motivi per evitare una ricostruzione storica tanto acritica quanto appiattita sulla propaganda militarista odierna o, ancor peggio, retorica e bellicista, di questo tragico periodo storico. Soprattutto oggi, in un mondo ancora attraversato da numerosi conflitti, quello in Ucraina e quello che ha già visto il massacro di 42.000 palestinesi, compresi donne e bambini,, è necessario difendere e diffondere la cultura della pace per contribuire a realizzare il fine politico e storico della “pace perpetua” per l’intera umanità, così come prescritto nella nostra Costituzione. Nel contesto attuale, le celebrazioni del 4 novembre, Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate, diventano, perciò, l’occasione per esaltare non solo il passato bellicista, ma il presente sostegno alla guerra. Così scriveva don Lorenzo Milani: «Era nel ‘22 che bisognava difendere la Patria aggredita. Ma l’esercito non la difese. Così la Patria andò in mano a un pugno di criminali che violò ogni legge umana e divina e, riempiendosi la bocca della parola Patria, condusse la Patria allo sfacelo». Non intendiamo, a cent’anni di distanza da quei tragici eventi, annacquare la storia e la storiografia nell’esaltazione acritica delle idee di patria e del dovere dentro un sistema di disvalori in cui il sacrificio della propria vita e l’annientamento del nemico vanno a braccetto con le malsane idee di vittoria e gloria perpetua. La guerra, qualsiasi guerra, è solo morte e distruzione. La guerra non ammette vincitori. Per tutte queste ragioni, e per molte altre osservazioni che potrebbero essere aggiunte, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università propone per il prossimo 4 novembre una giornata di riflessione e approfondimento, una giornata da declinare nelle forme che le realtà territoriali riterranno opportune, individuando luoghi e percorsi che possano contribuire a rimettere in discussione la “voglia di guerra” che attraversa le classi dirigenti, e non solo loro, del nostro Paese. Facciamo appello, in particolare, a tutte le persone che operano nell’ambito della formazione, ma non solo a loro, per la segnalazione di tutte le iniziative che vedono coinvolte le Forze Armate nelle scuole e delle università per diffondere la narrazione militarista legata alla celebrazione del 4 novembre. Invitiamo, inoltre, le realtà territoriali e le associazioni pacifiste, antimilitariste e nonviolente a mobilitarsi per di una giornata di studio, a scuola e fuori dalla scuola, atta a promuovere la cultura della pace per opporsi alla crescente militarizzazione di ogni spazio sociale. Per segnalazioni e contatti: osservatorionomili@gmail.com Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Verso la militarizzazione della ricerca in Europa | Per costruire alternative, la proposta “La Conoscenza non marcia” – di Gennaro Avallone
Il movimento per la Palestina contro la logica militare Il movimento sociale per la Palestina e contro il genocidio è riuscito tra il 2024 e il 2025 a inserire nell'agenda politica, delle mobilitazioni e del mondo della ricerca e della formazione il tema della militarizzazione del sapere. Questa novità ha prodotto anche degli esiti [...]
October 18, 2026
Effimera
Argentina, a Córdoba università occupate
Nel quadro della lotta per l’effettiva applicazione della Legge sul finanziamento universitario, la settimana scorsa nella città di Córdoba si è svolta una mobilitazione in vista della 5ª Marcia Federale Universitaria. Il movimento studentesco ha espresso il proprio sostegno alle rivendicazioni salariali del corpo docente e del personale non docente e ha chiarito il ruolo di primo piano dei giovani studenti come attori sociali nella protesta contro il presidente Javier Milei e il suo governo. La realtà che ci colpisce è dura e, dopo tre anni di mandato, non sembra cedere di fronte alla violazione dei diritti della società civile. Nella società argentina la presenza di proteste e mobilitazioni di piazza è ormai all’ordine del giorno. Nel 2024 è stata bocciata la Legge sul Bilancio Universitario che prevedeva le risorse necessarie per il funzionamento di base delle unità accademiche di livello universitario in tutto il Paese. Ora il malcontento ha raggiunto il suo apice e le misure si sono radicalizzate con l’occupazione in 66 università in tutta l’Argentina. A Córdoba, seconda città più grande del Paese e culla dell’Università Nazionale di Córdoba (UNC), la più antica dell’Argentina con i suoi 413 anni dalla fondazione, si sono verificati occupazioni in 7 facoltà, compresa la Facoltà di Giurisprudenza che aderisce all’iniziativa per la prima volta dalla sua fondazione nel 1791. La lotta si inserisce nel contesto della linea politica liberista e di estrema destra del partito di Milei «La Libertad Avanza», che punta al taglio dei finanziamenti alle università e alle scienze in vista della loro successiva privatizzazione. Martedì 13 ottobre, davanti al Pabellón Argentina, l’edificio centrale del campus dell’UNC, si è tenuta un’assemblea interfacoltà con oltre 400 studenti appartenenti a diverse unità accademiche, con diverse posizioni e organizzazioni politiche. Lì, dopo quattro ore di dibattito e discussioni, è stato deciso come misura radicale di proporre nelle assemblee di base di ciascuna facoltà l’occupazione totale o notturna. Mercoledì 14 ottobre, in modo democratico, in ciascuna assemblea studentesca autoconvocata è stato deciso di ricorrere all’occupazione come strumento politico e pacifico della Facoltà di Scienze Sociali e della Facoltà di Filosofia e Lettere, oltre a decretare un’occupazione notturna presso la Facoltà di Comunicazione e presso il liceo pre-universitario Manuel Belgrano. Le misure sono state attuate fino a giovedì 15 ottobre alle 14, per poi unirsi al raduno di massa della 5ª Marcia Federale in Difesa dell’Università Pubblica. Questa marcia, che ha riunito oltre 100.000 cittadini, è il punto di partenza della nostra lotta, non la sua conclusione. Da oltre un anno il governo, nel pieno di un processo democratico, non rispetta la già approvata Legge sul finanziamento universitario (Legge 27.795), il che non solo comporta la perdita del potere d’acquisto degli stipendi del personale docente e non docente o la mancanza di fondi per la manutenzione delle infrastrutture, ma impedisce anche l’attuazione di programmi per gli studenti, borse di studio e altre misure volte a sostenere l’attività accademica e il percorso di studi degli studenti e dei futuri professionisti. adiuc-unc Noi studenti comprendiamo che in questo momento la rivendicazione non riguarda solo il riconoscimento di quanto dovuto dall’insediamento del governo nel 2023, ma anche le preoccupazioni e le incertezze sul futuro funzionamento delle strutture universitarie e sui percorsi accademici. Per quanto riguarda il bilancio del prossimo anno, il Consiglio Interuniversitario Nazionale (CIN) ha espresso la necessità di 11.000 miliardi di pesos argentini per il funzionamento delle università pubbliche, mentre il bilancio deliberato e approvato dal governo nazionale assegna circa 7.500 miliardi, ovvero il 25% in meno del bilancio minimo. Il finanziamento universitario rappresenterà circa lo 0,5% del PIL nel 2027, un livello simile a quello del 2003 e inferiore alla media storica recente. Un Paese che non investe nelle proprie università è un Paese che non investe nel proprio futuro. Un Paese che non dà priorità allo sviluppo dei propri atenei e delle scienze è un Paese che segue la logica della colonizzazione. LaTinta Cba Noi studenti continueremo a organizzarci finché i nostri diritti all’istruzione non saranno garantiti e finché il governo non darà risposte e non applicherà la Legge sul Finanziamento Universitario. Continueremo a lottare finché i nostri percorsi accademici, il nostro futuro come professionisti e la qualità delle conoscenze che riceviamo non saranno più a rischio. Crediamo nella lotta unitaria, siamo a favore delle misure del personale docente e non docente quali scioperi e abbandono delle mansioni. Di fronte al nemico dell’istruzione pubblica dobbiamo essere uniti e diventare una moltitudine: la situazione ci riguarda tutti e la lotta è di tutti. Traduzione dallo spagnolo di Anna Polo     Redacción Argentina
October 18, 2026
Pressenza