Tag - lombardia

«L’industria della salute»
Sergio Sinigaglia su un libro importante (anzi: indispensabile) di Vittorio Agnoletto. La nascita, nel 1978, del Servizio Sanitario Nazionale con la legge 833, nell’interrompere il criticabile e selettivo sistema delle mutue, sancì che il diritto alla salute per tutti e tutte era un diritto basilare. Fu il frutto della nascita dei movimenti di allora, nel ciclo di lotte iniziato alla
October 22, 2026
La Bottega del Barbieri
Sotto le valli lombarde le ex miniere diventano itinerari di ecoturismo
Casco in testa, lampada accesa e dieci gradi costanti anche ad agosto. Si entra a piedi dove per secoli si è scavato zinco, ferro, fluorite e talco, e si esce in mezzo a un bosco. In Lombardia, la regione delle fabbriche, dell’industrializzazione e dei capannoni, alcune delle valli che hanno alimentato il motore produttivo del Nord oggi vivono di un turismo lento e curioso. Quello che scende sottoterra per capire come si lavorava e risale per camminare in una montagna che si è ripresa i suoi spazi. Proprio mentre l’Europa discute di riaprire le miniere per assicurarsi le materie prime della transizione, le vecchie gallerie lombarde stanno trovando una seconda vita molto diversa. L’ecomuseo delle miniere di Gorno, in Val del Riso Dietro questa rinascita non c’è il caso, ma un piano preciso. La legge regionale 28 del 2009, titolata Disposizioni per l’utilizzo e la valorizzazione del patrimonio minerario dismesso in Lombardia, ha introdotto i parchi geominerari, cioè aree in cui più siti estrattivi vicini vengono recuperati e promossi in modo coordinato da enti pubblici e privati, e ha previsto un programma regionale pluriennale per il loro recupero. I parchi oggi sono sei: la Via del Ferro della Val Trompia, la Via del Ferro delle Orobie, la Via del Piombo e dello Zinco delle Orobie, la Fluorite delle Orobie, la Valsassina e la Valmalenco, per un totale di nove miniere autorizzate alle visite. Nel 2021 la Regione ha stanziato oltre 5,6 milioni di euro per metterle in sicurezza e valorizzarle, più 1,86 milioni affidati alla società regionale Explora per promuoverle. Nel 2024 la legge è stata modificata per semplificare le autorizzazioni, distinguendo i lavori di messa in sicurezza dalla gestione ordinaria delle visite. La Lombardia è anche tra i promotori di ReMi, la rete nazionale dei parchi e musei minerari nata nel 2015 con 40 siti e arrivata a 67. La miniera Schilpario in Val di Scalve Gli itinerari sono vari quanto i minerali che li hanno resi interessanti e sono tutti descritti nella guida regionale. A Gorno, in Val del Riso, l’ecomuseo gestito da volontari accompagna i visitatori per circa 500 metri nella miniera di zinco Costa Jels, chiusa nel 1972, prima del rientro attraverso il bosco, nelle gallerie invecchiano bottiglie di spumante. A Dossena, in Val Brembana, dal 2014 un’ottantina di volontari ha riaperto le miniere di fluorite, dove dal 2019 stagionano tre formaggi locali. A Schilpario, in Val di Scalve, un trenino storico entra nella miniera di ferro Gaffione, sfruttata dal Medioevo agli anni Settanta, e accanto c’è un museo con migliaia di lampade da minatore. In Val Trompia, nel Bresciano, il trenino giallo della miniera Marzoli di Pezzaze simula perfino un’esplosione, mentre a Collio la miniera Sant’Aloisio, riaperta nel 2015, offre un trekking sotterraneo di due chilometri e mezzo, un parco avventura con ponti sospesi e un centro di speleoterapia, dove l’aria umida e pulita delle gallerie viene usata per curare disturbi respiratori. Nel Lecchese, a Cortabbio di Primaluna, si visita una miniera di barite, minerale usato anche come mezzo di contrasto in radiologia, attiva fino al 2012 e dotata di un percorso per persone cieche. Ai Piani Resinelli si cammina nelle vene di piombo argentifero che Leonardo da Vinci descrisse nel Codice Atlantico, e una delle gallerie ospita concerti. In Valmalenco, infine, si raggiunge la miniera di talco della Bagnada dopo venti minuti di cammino tra i larici, a quasi 1.500 metri. Il trenino giallo della miniera Marzoli di Pezzaze Il lato naturalistico non è solo un contorno. Il programma regionale impone di valutare l’impatto delle visite sui pipistrelli, specie tutelate dalla direttiva europea Habitat che trovano rifugio nelle gallerie abbandonate, e molti percorsi uniscono la parte sotterranea a sentieri nei boschi. I numeri crescono: in Val di Scalve la società privata Ski-Mine, che gestisce il parco minerario di Schilpario, contava già a ottobre 2023 oltre 13mila visitatori, in netto aumento sull’anno prima, con l’obiettivo di arrivare a 30mila. Ma lo stesso studio dell’Università di Bergamo che riporta questi dati segnala i limiti: i gestori privati non possono accedere ai fondi pubblici, le guide locali scarseggiano, manca un biglietto comune tra le valli e a Schilpario gli alberghi sono passati da diciotto negli anni Ottanta a tre. Molti siti, inoltre, aprono solo la domenica e reggono sull’impegno dei volontari. È proprio qui che si gioca la partita. Le ex miniere possono diventare uno strumento concreto, almeno dal punto di vista turistico, contro lo spopolamento delle valli, a patto che dietro le gallerie illuminate crescano anche servizi, posti letto e lavoro per chi in montagna vuole restare. Intanto, per chi cerca una Lombardia diversa da quella delle vetrine e delle città, basta prenotare una visita, infilarsi una giacca pesante anche in piena estate – un lusso non indifferente in questi torridi tempi – e scendere a scoprire cosa c’è sotto i propri piedi. The post Sotto le valli lombarde le ex miniere diventano itinerari di ecoturismo appeared first on L'Indipendente.
October 22, 2026
L'INDIPENDENTE
SDA VIDIGULFO: ABBIAMO VINTO!
GRAZIE ALLA LOTTA MESSA IN CAMPO, ALLA SOLIDARIETÀ DEI LAVORATORI DI VARIE PROVINCE, GLI 8 OPERAI DI POSTE LOGISTIC DI VIDIGULFO RITORNERANNO IN QUEL MAGAZZINO. questa mattina ci è arrivata la comunicazione che riportiamo, da parte di Metra, dove si precisa che dopo tre mesi di aspettativa retribuita, gli otto lavoratori saranno reintegrati nel magazzino Poste Logistic di Vidigulfo ( Pv). Tutto ciò è avvenuto per la determinazione degli otto lavoratori e la solidarietà attiva che i compagni delle altre città hanno portato nei picchetti ( gli operai di Modena addirittura al picchetto fatto alle Poste logistic di Landriano sono venuti una cinquantina in pulman). Il SI cobas è questo: TOCCANO UNO, TOCCANO TUTTI. In una situazione che vede un forte attacco dei padroni, con licenziamenti ed attacco al salario, la nostra lotta e la forte resistenza ha permesso questo importante risultato. SI COBAS NAZIONALE ! L'articolo SDA VIDIGULFO: ABBIAMO VINTO! proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
Brescia in piazza, la polizia copre i fascisti
Eravamo presenti alla grande manifestazione di giovani ieri e ne siamo orgogliosi. È stato un corteo bellissimo allegro e aperto, convocato direttamente dai manifestanti al di fuori di organizzazioni, ma che ha espresso tutti i contenuti delle lotte. No alla guerra e alla spesa per le armi, lotta al carovita, […] L'articolo Brescia in piazza, la polizia copre i fascisti su Contropiano.
October 18, 2026
Contropiano
Mantova, progetto con la Polizia nelle scuole: “Aiutati che la polizia ti aiuta!”
È settembre, iniziano le lezioni scolastiche e la Polizia di Stato lancia il suo annuncio in forma di progetto per evangelizzare studenti, studentesse e, ahimè, anche insegnanti e famiglie. La segnalazione all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ci giunge anonima da Mantova. Ma l’anonimato poco importerebbe, se non servisse a evidenziare lo stato di timore e di ricatto che serra ormai in una morsa coloro che, dalle scuole, spesso in posizione di eterno precariato o di nuova assunzione in anno di prova, notano le manovre dei Dirigenti Scolastici atte a consentire alle Forze Armate di attivare progetti di propaganda politica. Sì, proprio quella politica, quell’attività con cui si spingono avanti idee, indirizzi, si appoggiano agende e interventi che riguardano la società civile. Quella stessa attività di giudizio politico il cui esercizio viene vietato, come fatto esecrabile, in difesa della sacralità presuntamente inviolabile ai fatti esterni di un collegio docenti o di una classe. A scuola si devono insegnare le discipline, ordinate nelle pagine delle Indicazioni Nazionali e dei libri di testo, per lo più faziosi. Se un/una insegnante racconta la storia della Palestina, se prova a risvegliare l’orrore e il bisogno di capire – perché emozionarsi e solidarizzare è importante ma non basta – il genocidio in atto al dì là del Mediterraneo, incorre in avvertimenti, sanzioni e subisce ispezioni. Provvedimenti indimidatori che, a tutt’oggi, rimangono pressoché inefficaci rispetto agli effetti concreti perché la libertà docente è ancora protetta costituzionalmente, ma che riescono a ridurre al silenzio. Da qui l’anonimato che spesso ci viene chiesto. Del resto, altre segnalazioni analoghe sono arrivate e le abbiamo commentate sulle nostre pagine (clicca qui). Il contenuto della segnalazione ci rivela che la Questura di Mantova invia il 29 settembre scorso una breve comunicazione all’Ufficio Scolastico Regionale e alla referente per la Legalità e delle Politiche Educative con ui avvisa – non chiede se possibile, avvisa – che proseguiranno le attività del Progetto “Aiutaci ad aiutarti“. La secchezza della nota firmata dal dirigente in capo all’Ufficio Anticrimine contiene parole-chiave di quell’agenda politica a cui si accennava. La premessa generale è che occorre fare prevenzione con gli adolescenti del primo e del secondo anno delle superiori di secondo grado; dal postulato si evince la convinzione che la gioventù è sempre pericolosa, instabile, facile al crimine; ne consegue che le politiche giovanili – considerata la seconda destinataria della nota – si fanno sotto la voce legalità, ovvero il rispetto anodino e acritico delle Legge; il progetto aiuterà i poliziotti ad aiutare i giovanissimi a non sgarrare, come sarebbero indotti – dal loro scarso giudizio – a farlo. Insomma, meno male che il poliziotto c’è, ed è un educatore, un po’ ruvido forse, ma più efficace di un insegnante o di un genitore. Se la genitorialità in questo periodo storico sembra perdere il suo smalto in ambito famigliare e scolastico, ci pensano i poliziotti a supplire. L’opuscolo “Non sei solo” insegnerà ai ragazzi e alle ragazze come ci si prende carico dell’altro e quando si è in difficoltà (uno spinello? un nuovo tatuaggio? un bullo o una vittima di una banda di bulli? una giovinetta ignara che subisce attacchi maschilisti dai compagni? La lista è lunga…) forse un’eco dell’I care stavolta non di un prete, ma di un poliziotto. Il fatto che la Questura dia per scontato che il progetto potrà proseguire, non è la conseguenza di una decisione degli organi collegiali che hanno deliberato il Piano Triennale dell’Offerta Formativa, comprensivo della ormai estesa progettualità esternalizzata a presunti esperti dell’extra scuola, ma deriva direttamente dalla cogenza dei protocolli ministeriali, interministeriali, siglati fin dal 2014. Il loro scopo è attivare le forze congiunte che fanno capo al Ministero delle Difesa, delle Politiche del Lavoro e Sociali, al MIM (Ministero Istruzione e Merito). Un protocollo firmato dal MIUR con quello della Difesa nel 2017, ad esempio, pur avendo a tema un segmento dell’istruzione che non è quello a cui si riferisce la segnalazione mantovana, aveva un paragrafo sugli scopi e sull’operato del Ministero della Difesa, attraverso le Forze Armate. Esso abbracciava tematiche ampie, che danno conto dell’ideologia che le ispira. Nella premessa vi è in primis il ruolo che si riservano MIM e MIUR come referenti di un ampio progetto di innovazione di tutto il sistema educativo (attenzione alle parole in corsivo) e di rinforzo del rapporto fra mondo del lavoro e la scuola (da cui il titolo ambiguo del documento). Insomma, entrambi i dicasteri richiamano il lavoro delle agende già da anni operanti per disarticolare la scuola, per influire sul periodo di formazione culturale ed etica dei giovani e far convergere ogni sforzo educativo verso le esigenze del mercato. Si tratta di istruire forza-lavoro, capitale umano (aspetti cognitivi, affettive relazioni, come si evince dalle ricerche sulle soft skill e sul mantra delle competenze per il lavoro). Il ruolo del Ministero della Difesa è racchiuso nel preambolo in cui si afferma la particolare attenzione ai valori etico-sociali e il focus è rappresentato dalla cultura della difesa. Il secondo paragrafo sottolinea che non riguarda solo i percorsi universitari, ma l’operato è rivolto anche alle scuole di ogni ordine e grado. E se non fosse chiaro, nel quarto si delinea come scopo l’attenzione alla scuola secondaria, dove studenti e studentesse saranno ben orientati al futuro. Il quinto paragrafo non dimentica le competenze tecnologiche che, del resto, abbiamo visto in mostra negli eventi che lo stesso protocollo cita come esempi di attività di routine nelle forze armate e di polizia. Questi protocolli i Dirigenti Scolastici li ritengono vincolanti e prescrittivi, così quando le Questure, i Carabinieri, Marinai, aviatori e Alpini avvisano, allertano, chiamano, la risposta è signorsì. Per quanto concerne l’Università i protocolli realizzano il sovrapporsi e il mescolarsi delle tre missioni che la Ministra Maria Stella Gelmini aveva delineato nella famigerata riforma del 2010, dopo il tre-più-due-uguale-a-zero del buon Luigi Berlinguer. La prima missione – la didattica – subisce l’influsso diretto del mercato su ciò che è bene insegnare; la seconda – la ricerca – subisce i rigori dell’ANVUR (Agenzia Nazionale Valutazione Ricerca Universitaria) e cade direttamente nelle mani delle aziende private; la terza – l’apertura alla società, ai territori – diventa consegnare gli studenti ai poliziotti che realizzano i loro progetti di orientamento e di propaganda (clicca qui). Mantova è una splendida città su tre laghi che vive apparentemente tranquilla appoggiata ai suoi palazzi e alle bellezze naturali. Ma nell’apparente sonnolenta vita di una città di provincia si muovono gli stessi problemi che affannano il nostro Paese: le disuguaglianze sociali, la mancanza di un lavoro che non sia di puro sfruttamento o di costrizione alla fuga dal proprio paese, concretamente per i più giovani l’evaporarsi della speranza di realizzare una vita che dignitosa. Ormai un po’ da tutti i siti culturali e politici si leva la voce contro il processo di militarizzazione della scuola, a ogni livello e, anche se spesso dimenticano di citare l’ Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole delle università, noi suoniamo sullo sfondo il tema-guida e proviamo a fare canone (qui un interessante approfondimento di Futura D’Aprile). Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Pennuti che passione!
La segnalazione arrivata all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università è dell’estate scorsa, quindi siamo in ritardo nel commentarla, anche se più volte ci siamo occupati di raduni e campi organizzati dal Corpo degli Alpini. Qui siamo in Valtellina, nella frazione di Rodolo, comune di Colorina, provincia di Sondrio. Luogo ameno, ci dicono le guide turistiche, di boschi e montagne. Il sito del raduno è infatti la faggeta di Alfaedo, nel cui nome sta la radice dialettale “fai”, faggio. Non sarebbe entrato nei nostri interessi e scopi l’avviso contenuto nel manifestino, se queste manifestazioni restassero un fatto interno al corpo stesso che le organizza, per i propri membri. Vale anche per altre manifestazioni delle Forze Armate, fiere di armi, esibizioni di volo, visite a navi scuola, a caserme, ecc. Così non è. Perché soldati, graduati e semplici di tutte le armi, rivolgono la loro attenzione alle creature piccole e giovani e trasformano attività addestrative o dimostrative interne in fatti pubblici. Si tratta di mettere in atto qualcosa che ha un valore aggiunto nel momento in cui donne e uomini in divisa, la differenza nel genere dipende dalle circostanze, si improvvisano educatori, pedagoghi, maestri, consulenti. Sforando, crediamo noi, le funzioni proprie, per andare in supplenza a chi, insegnante e o genitore, per mandato istituzionale e per dovere etico, si occupa dell’educazione e dell’istruzione dei più piccoli. L’obiettivo dell’uscita dai ranghi, dai luoghi propri, dell’esternalizzazione delle abitudini militari verso la società civile e verso l’età giovane (più permeabile), è l’indottrinamento. Indottrinare, in senso proprio, è introdurre un neofita a una dottrina: precetti, regole, scopi, funzioni, usi. Un campeggio militare, per quanto innocuo possa sembrare, è una forma evidente di propaganda, serve a creare consuetudine con la disciplina, l’obbedienza, il rispetto assoluto (ab-soluto: libero e non derogabile ad altro) alle regole di ingaggio di un eventuale – e sperato, quando non apertamente proposto – arruolamento. Succede molto spesso che, mediante la veste allegra e apparentemente pacifica dell’incontro fra divise e gente comune, venga veicolata la normalizzazione di un assunto ben diverso: sotto la bonarietà c’è tutto il dolore che potrà venire “dall’armatevi e partite”. Succedeva alle stazioni dei piccoli centri, chissà magari anche a Colorina quando la stazione ancora non era stata inghiottita dall’alta velocità, i contadini, i montanari, le donne, piangevano la partenza dei figli, dei mariti, dei fratelli, che ignari cantavano. Succede ancora oggi, nelle piazze, nelle strade dei nostri paesi e delle nostre città che si possa ridere e gioire di ciò che allude alla guerra, oggi così presente nel nostro quotidiano. E nel merito del corpo di cui qui parlo, la novantasettesima adunanza degli Alpini è scesa al mare, a Genova, il maggio scorso, bloccando una città …festante. (clicca qui e qui). L’ alpino ha la penna sul cappello e anche il bambino che – nell’immagine – sorride rivolto alla roccia. Saluta militarmente un altro cappello e una fascia tricolore, ne sembra molto fiero. Le penne ornano il cappello del bersagliere che corre, mentre l’alpino alpeggia, si arrampica, cammina con il passo lento del montanaro. Sono piumati gli elmi dei guerrieri alle mura di Troia e Odisseo lo ribadisce come punto d’onore dei capi. Sono meravigliosamente piumate le teste dei capi pellerossa, e sono bianche di piume le ali degli angeli. Il fascino del piumaggio ha tutta una simbologia e una sua retorica che qui tralascio rilevando solo gli elementi più ovvii, che son poi quelli che incantano i bambini: le piume servono a quel muoversi oltre la forza di gravità che gli uomini hanno sempre invidiato, creando mitologie di voli spesso puniti dagli Dei, e hanno dato vita ai favolosi disegni di Leonardo. Una fascinazione antica che, come sempre accade per ciò che ci incanta, cattura la nostra immaginazione e ha parentela con l’eros, con gli amorini alati nelle raffigurazioni rinascimentali che circondano Afrodite. Poi, passo passo oggi si arriva alla magia arrogante e minacciosa dell’aerodinamica dei caccia di guerra. Fonti: https://osservatorionomilscuola.com/2026/03/23/rivarolo-alpini-campi-estivi-scuola-lavoro-patria/; https://osservatorionomilscuola.com/2026/06/22/questa-estate-non-studiare-con-gli-alpini-devi-andare/; https://osservatorionomilscuola.com/2025/11/28/campi-scuola-alpini-formazione-addestramento-militare/; https://osservatorionomilscuola.com/2026/06/04/campo-scuola-alpini-sona-palazzolo-verona/ Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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RETE AMBIENTE LOMBARDIA: “METODO TARIFFARIO ARERA SUL TELERISCALDAMENTO GARANTISCE AI GESTORI PROFITTI SPROPOSITATI”
Rete Ambiente Lombardia ha presentato ad Arera (l’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente) le osservazioni elaborate da un gruppo di attivisti del nodo bresciano in merito alla tecnologia del teleriscaldamento e al metodo con cui vengono stabilite le tariffe. Come da prassi, l’ente ha aperto consultazioni pubbliche per aggiornare i criteri tariffari e i quadri regolatori nei settori di energia elettrica, gas, acqua e rifiuti urbani. Nel documento, presentato entro la scadenza del 30 settembre, Rete Ambiente Lombardia contesta la scelta di utilizzare il metodo “del costo evitato”, che consente agli enti gestori delle reti di teleriscaldamento, come A2a, di decidere in autonomia tariffe molto lontane dai costi reali del servizio, garantendosi enormi extra-profitti. Il tutto in un momento storico nel quale lavoratori e lavoratrici, la maggior parte delle famiglie, faticano a sostenere i costi dell’inflazione, del carovita, dal caro-carburanti al caro-energia, fino all’aumento del carrello della spesa. Rete Ambiente Lombardia ha presentato oggi, con una conferenza stampa che si è svolta sotto il porticato di Palazzo Loggia, la sede del Comune di Brescia, la propria proposta. Radio Onda d’Urto ha registrato gli interventi e li ha raccolti in questa trasmissione.  Ascolta o scarica.
October 12, 2026
Radio Onda d`Urto
I cittadini della Lombardia scendono in piazza per chiedere una moratoria per i data center
La Lombardia è, e vuole restare, l’avanguardia italiana nella gestione degli hyperscale, i potenti data center pensati per alimentare i servizi cloud e l’intelligenza artificiale. Oltreoceano, però, la costruzione di queste infrastrutture ha creato grossi problemi agli abitanti locali, una premessa che ha sollecitato i cittadini di vari comuni lombardi a sollevarsi diversi quesiti e a chiedere una moratoria che sospenda ogni lavoro in attesa di un Piano nazionale sottoposto a Valutazione Ambientale Strategica (VAS). Seguendo l’ethos finanziario del momento, nel novembre 2025 la Regione Lombardia si è mossa in autonomia con un progetto di legge per normare l’edificazione dei data center. L’intenzione era duplice: da un lato attrarre investimenti con una posizione amministrativa ben definita e semplificata, dall’altro fissare standard ambientali che garantissero costruzioni sostenibili, capaci di riqualificare i territori anziché distruggerli. Il PdL è stato discusso a maggio 2026 e approvato all’inizio di giugno. Il testo, tuttavia, definisce con cura l’accelerazione dei procedimenti autorizzativi, mentre lascia ambigui i vincoli di sostenibilità ambientale ed energetica: il tema viene toccato e promosso, ma senza offrire disincentivi per gli eventuali abusi e senza offrire sistemi per valutare il contesto nella sua complessità. La reazione dal basso è stata la nascita della Rete dei Comitati Cittadini Stop Data Center, la quale ha immediatamente contribuito a convincere alcuni comuni a riconsiderare la costruzione di nuovi impianti. Oggi, 10 ottobre, la Rete, i comitati cittadini e le liste civiche sono scesi in piazza davanti a Palazzo Marino, Milano, con un obiettivo ancora più ambizioso: chiedere al Governo la sospensione temporanea di tutti i progetti, per poter stabilire a livello nazionale quali siano i reali bisogni di nuove infrastrutture e quale sia l’impatto che queste hanno sul territorio. Il documento chiede inoltre di rivedere le disposizioni che accelerano i procedimenti autorizzativi, di aggiornare le linee guida ambientali e di sospendere l’iter parlamentare della Delega al Governo per l’organizzazione, la realizzazione, lo sviluppo e il potenziamento dei centri di elaborazione dati.  Tra le richieste principali spicca la necessità di smettere di valutare gli impatti caso per caso e di considerarli, invece, nel loro insieme. Una richiesta tutt’altro che improvvisata: secondo Data Center Map, la Lombardia conta già oggi più di 100 data center, in gran parte concentrati nel milanese. Si tratta in gran parte di impianti di dimensioni contenute, situati a pochi chilometri l’uno dall’altro, e l’impatto reale di questo addensamento è al centro di un acceso dibattito. A queste strutture, inoltre, si stanno progressivamente affiancando progetti di scala molto maggiore, simili a quelli che hanno sconvolto alcune aree rurali degli Stati Uniti e che cominciano ora a preoccupare anche i cittadini lombardi.  A Siziano, in provincia di Pavia, per esempio, il campus di data center sviluppato da Stack è oggetto di critiche, a partire dall’inquinamento acustico che produce. A Noviglio e a Santa Corinna, invece, i residenti lamentano che l’avvio dello stabilimento di Compass Datacenters e Hines si sia accompagnato a emissioni sospette, rumore costante e sbalzi di tensione. A Bollate, Cormano, Rho, Lacchiarella, Zibido e in molti altri comuni sono in fase di avvio numerosi piani di costruzione portati avanti da aziende diverse, ciascuna con il proprio modo di concepire queste infrastrutture. Le informazioni su tali progetti vengono però comunicate spesso con scarsa trasparenza e in modo molto lacunoso, un fatto che impedisce a istituzioni come il Dipartimento Ambiente e Salute di esprimersi sull’impatto che queste attività potrebbero avere su chi abita nelle aree coinvolte.  I manifestanti hanno espresso preoccupazione anche per l’enorme richiesta di energia elettrica che si concentrerà in prossimità dei data center. All’estero, i centri hyperscale hanno in più occasioni fatto lievitare le bollette di interi quartieri, mettendo a rischio la stabilità della fornitura elettrica per le utenze domestiche. Nella proposta di moratoria, la Rete segnala che nell’agosto 2026 le richieste di connessione legate ai data center superavano complessivamente i 90 GW a livello nazionale, con una forte concentrazione in Lombardia e Piemonte. Al momento della pubblicazione di questo articolo, Terna segnala 553 pratiche legate ai data center ancora in attesa, per un totale di 101,36 GW. Una domanda in forte crescita, che lascia intuire come queste infrastrutture siano considerate un tassello cruciale nelle previsioni di politica e finanza, dettaglio che rende ancora più difficile per la Rete dei Comitati Cittadini Stop Data Center convincere il Governo a fermare progetti ormai avviati.  Ancor più che il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro delle imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, ha identificato lo scorso agosto in alcuni grandi data center un “preminente interesse strategico nazionale”. Il dissenso dei cittadini potrebbe tuttavia aver già prodotto qualche effetto: il 4 ottobre Massimo Sertori, assessore regionale a Risorse energetiche, Enti locali e Montagna, in un’intervista a Il Giorno ha annunciato l’intenzione di modificare la legge regionale sui data center per renderla più restrittiva, pur definendo “fake news” alcune delle osservazioni avanzate dai contestatori. 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October 11, 2026
L'INDIPENDENTE
Pace e scuola: corso di formazione online e in presenza contro la militarizzazione
In concomitanza con la tappa locale del Giro d’Italia per la Pace (prevista a Cremona per il 23 ottobre 2026), prende il via un articolato percorso formativo dal titolo “Disarmare le menti e disobbedire alla guerra nell’epoca del riarmo”. L’iniziativa offre un corso gratuito online e in presenza rivolto a docenti, attivisti e costruttori di pace, con il rilascio di una certificazione delle ore di partecipazione. Il progetto nasce dalla sinergia della Rete scuole pace e nonviolenza – che raggruppa sigle storiche dell’impegno civile e umanitario come Pax Christi, Amici di Emmaus ODV, Amnesty International, Emergency, Tavole della Pace Cremona e Oglio Po, Comunità Laudato Si’ Cremona e Oglio Po – in collaborazione con Proteo Fare Sapere Cremona e con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Cremona. In una fase storica segnata da crescenti tensioni geopolitiche e spinte verso la militarizzazione, il corso vuole offrire strumenti pedagogici e di analisi critica per decostruire la cultura del conflitto. Il percorso si articola in cinque incontri chiave, alternando una sessione inaugurale in presenza a lezioni tematiche online con esperti del settore. Il programma degli incontri * Mercoledì 30 settembre (ore 18:00 – 20:00) | IN PRESENZA * Sede: Teatro Monteverdi, Cremona * Evento: Proiezione del film documentario Innocence di Guy Davidi. Incontro aperto a tutta la cittadinanza. * Martedì 13 ottobre (ore 18:00 – 20:00) | ONLINE * Tema: La guerra come progetto: riarmo e dominio del complesso tecno-militare * Relatore: Antonio Mazzeo (docente, peace-researcher e giornalista). * Mercoledì 28 ottobre (ore 18:00 – 20:00) | ONLINE * Tema: Nonviolenza attiva: disarmare la cultura e costruire la difesa civile non armata del bene comune * Relatore: Mao Valpiana (presidente nazionale del Movimento Nonviolento). * Mercoledì 11 novembre (ore 18:00 – 20:00) | ONLINE * Tema: Pedagogia della pace nell’epoca dei conflitti e del riarmo * Relatore: Aluisi Tosolini (coordinatore nazionale Rete delle Scuole di Pace). * Sabato 21 novembre (ore 15:00 – 17:00) | ONLINE * Tema: Cittadini o soldati? La militarizzazione nelle scuole e il ritorno della leva militare * Relatrice: Serena Tusini (docente, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università). Le ore effettive di partecipazione saranno certificate da Proteo Fare Sapere Cremona, ente accreditato e riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) ai sensi del DM 08.06.2005 e della Direttiva MIUR 170/2016. LA PARTECIPAZIONE È GRATUITA PREVIA ISCRIZIONE OBBLIGATORIA COMPILANDO IL MODULO GOOGLE. Per maggiori informazioni: paxcremona@gmail.com. Info all’indirizzo Diocesi di Cremona. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente