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Evasioni. «Zapruder» 67 in tour http://storieinmovimento.org/2025/10/23/evasioni-zapruder-67-in-tour/?pk_campaign=feed&pk_kwd=evasioni-zapruder-67-in-tour #presentazioniZapruder #repressione #Iniziative #reclusione #carcere
Gaza, Trump e la necessità di uscire dal buio – di Gennaro Avallone
Un silenzio gelido, e mortale, è sceso sulla striscia di Gaza e i suoi abitanti. Giungono notizie di inondazioni, notti freddissime, bambini morti di ipotermia. E di altri morti, non meno di 400 dall'inizio del cosiddetto cessate il fuoco a metà ottobre provocati dalle forze di occupazione israeliane, e non meno di 95.000 persone [...]
Davos. Oxfam parla di “proteggere la libertà dal potere dei miliardari”
Come ogni anno, il Davos Economic Forum si apre con il rapporto Oxfam sulle disuguaglianze economiche. E quest’anno il titolo appare quasi come un programma politico, più che un’analisi delle ricchezze private: “Resisting the Rule of the Rich. Defending Freedom Against Billionaire Power“, ovvero “Resistere il dominio dei ricchi. Difendere […] L'articolo Davos. Oxfam parla di “proteggere la libertà dal potere dei miliardari” su Contropiano.
31 gennaio 2026: Torino è partigiana
Assemblea nazionale dei centri sociali autogestiti a Torino del 17 gennaio 2026: un resoconto a caldo di Angelo Zaccaria (*) Era dai primi anni ’90 che non accadeva. Questo il primo dato. Erano allora gli anni successivi allo sgombero del Leoncavallo nell’ Agosto 1989, anni di fermento che culminarono nella assemblea nazionale dei CSA ad Officina 99 a Napoli nel
Il ddl che normalizza la repressione prima ancora di essere votato
-------------------------------------------------------------------------------- Foto di Bruno Santoro -------------------------------------------------------------------------------- “Prima vennero per i socialisti, e io non dissi niente, perché non ero socialista. Poi vennero per i sindacalisti, e io non dissi niente, perché non ero un sindacalista. Poi vennero per gli ebrei, e io non dissi niente, perché non ero ebreo. Poi vennero a prendere me, e non c’era più nessuno a protestare per me” (sermone del pastore Martin Niemöller) Negli ultimi anni le mobilitazioni in solidarietà con la Palestina e in difesa dell’ambiente sono state sempre più represse e criminalizzate. Arresti, denunce, fermi e procedimenti giudiziari hanno colpito studenti e cittadini, mentre alcuni palestinesi — come l’imam Mohamed Shahin, trattenuto in un CPR e poi rilasciato — sono detenuti nelle carceri italiane per ordine di Israele, senza aver commesso reati, solo per aver espresso la loro libertà di parola denunciando il genocidio in corso. La recente condanna di Anan Yaeesh a cinque anni e sei mesi segna un punto di rottura: tribunali italiani che chiamano funzionari israeliani a testimoniare¹. La violenza e la discriminazione colpiscono stranieri, seconde generazioni e cittadini italiani. Dalla scuola alle piazze fino ai tribunali, la repressione si normalizza attraverso razzismo sistemico e doppio standard. La rilevazione sugli studenti palestinesi nelle scuole, definita dal ministro Valditara un “piano per l’integrazione”, rimane sotto vigile osservazione: sarà davvero accoglienza o un precedente ambiguo di controllo? Siamo tornati alle leggi razziali fasciste antisemite del 1938?² Episodi come quelli di Extinction Rebellion a Brescia e Bologna³, con spogliamento forzato delle ragazze, fermi arbitrari e fogli di via, mostrano la sistematicità di questa logica repressiva. Ribaltare il concetto di “sicurezza” Il linguaggio non è neutro. Chiamare ambientalisti o persone impegnate nella solidarietà “terroristi” e accusarli di “associazione a delinquere” prepara uno stato d’eccezione a disposizione di lobby economiche e interessi politici. Non è un fenomeno nuovo: già nel 2023, tra Riace, Piacenza e Padova, questa pratica si stava diffondendo⁴. In questa direzione si colloca anche il dibattito parlamentare in corso su diversi disegni di legge che, adottando la definizione di antisemitismo proposta dall’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), rischiano di equiparare le critiche allo Stato di Israele all’antisemitismo, arrivando a ipotizzare conseguenze penali. Non è ancora chiaro se tali disegni di legge verranno unificati, ma la discussione è imminente e il rischio di approvazione concreto. Una simile estensione del perimetro penale solleva interrogativi seri sulla libertà di espressione e sul diritto di critica politica, soprattutto in un contesto in cui la solidarietà con la popolazione palestinese viene sempre più spesso criminalizzata. Tutto questo sotto lo slogan “ordine e sicurezza”, ma la vera sicurezza nasce da istruzione, sanità, welfare comunitario e giustizia sociale, non dalla repressione. Quando i lauti stipendi dei politici finanziano leggi che tutelano interessi stranieri o lobby economiche a scapito della salute e del benessere della popolazione, dobbiamo chiederci: quali interessi vogliamo davvero proteggere? Una democrazia svuotata dall’alto L’esperienza delle assemblee cittadine di Bologna⁵ dimostra che pratiche di coinvolgimento dal basso possono funzionare, ma anche quanto possano essere soffocate quando producono decisioni scomode a chi non vuole perdere i propri privilegi. Lo abbiamo già visto con il referendum sull’acqua del 2011: più di 25 milioni di cittadini hanno votato e le istituzioni tuttora ne ignorano l’esito⁶. A questo quadro si aggiungono situazioni locali che mostrano come la crisi democratica non sia astratta, ma concreta. A Ravenna, a differenza di quanto avvenuto in altre città, la democrazia appare oggi arenata: la Procura non ha ancora aperto le indagini relative alla denuncia presentata dall’avvocato Andrea Maestri e dalla giornalista Linda Maggiori in merito alle armi che circolano nel Porto. Un silenzio istituzionale che solleva interrogativi sulla tenuta delle garanzie democratiche e sull’effettivo accesso alla giustizia. Come scrive Luciano Nicolini su Cenerentola, la differenza cruciale è nel potere decisionale: partecipare non basta, conta decidere davvero. A cosa serve votare, a cosa servono gli strumenti democratici se chi governa è il primo a non rispettarli?⁷ Viviamo in una democrazia svuotata dall’alto, mentre la distanza tra istituzioni e società cresce, così come le diseguaglianze economiche, aumentando disagio e povertà. La classe dirigente italiana, segnata da una forte gerontocrazia — da destra a sinistra — concentra sempre più potere e privilegi. In questo contesto, frantumazione dei movimenti e polarizzazione sociale distraggono la società come durante il lockdown: molti, invece di guardare all’operato dei politici, si sono divisi e odiati, tra chi si vaccinava e chi no. Come i quattro capponi di Renzo nei Promessi Sposi di Manzoni: pur nella loro condizione disperata, si beccano l’un l’altro e fanno tutti la stessa fine, incapaci di guardare oltre. Dall’altra parte, durante il lockdown erano nate reti di vaccinati e non contro il greenpass⁸, denunciando malapolitica, violazioni dei diritti e la necessità di tutelare il benessere psicofisico⁹. Oggi serve la stessa capacità di analisi e riflessione a tutti i livelli: chi è pro o contro Venezuela, chi è credente o ateo, chi è pro o contro Iran, tutti noi dobbiamo capire il gioco che i politicanti di mestiere stanno facendo. A chi deride i “gretini” sarebbe utile chiedere di ascoltare il messaggio degli ambientalisti che propongono di “tassare i ricchi, fermare il collasso climatico” o che bloccano il traffico per dare voce alle vittime della crisi climatica¹⁰, come le vittime dell’alluvione o la biodiversità e le specie in via d’estinzione, perché stiamo lasciando alle future generazioni un paese e un pianeta sempre più inquinato e insalubre. Necessità di vigilanza e dissenso attivo Un popolo che ogni anno va sempre meno alle urne non può continuare a pagare le tasse e restare inerme mentre vengono tagliati servizi pubblici essenziali come ospedali, scuole e welfare. Libertà di parola e protesta nonviolenta devono rimanere legittime, anche per chi non la pensa come noi, soprattutto per chi lotta per giustizia climatica, sociale e per i diritti. Mentre le forze dell’ordine e i tribunali diventano sempre più braccio armato di una minoranza che non tutela i diritti né il territorio, difendere il dissenso e la solidarietà non è più un’opzione: è una necessità urgente. La democrazia non si salva da sola, è il momento di agire, prima che sia troppo tardi. È possibile andare d’amore e non d’accordo, è possibile creare confluenze, anche se è difficile, ricordando quale è il vero pericolo. Prima che norme emergenziali diventino permanenti e il ddl venga votato, è fondamentale aprire un dibattito pubblico reale, nei movimenti, nelle reti, nelle associazioni, e agire insieme. -------------------------------------------------------------------------------- Note 1. Palestina, resistenza e repressione: come lo Stato italiano criminalizza la solidarietà: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-palestina_resistenza_e_repressione_come_lo_stato_italiano_criminalizza_la_solidariet/45289_64804 2. (v. Link sopra) 3. SPOGLIATA IN QUESTURA: Bologna come Brescia, Extinction Rebellion si oppone all’archiviazione https://extinctionrebellion.it/press/2025/01/17/opposizione-archiviazione-bologna/ 4. Riace, Piacenza, Padova. Associazioni a delinquere ovunque? https://www.questionegiustizia.it/articolo/riace-piacenza-padova-associazioni-a-delinquere-ovunque 5. Assemblea cittadina per il Clima di Bologna 2023: Rapporto Finale consegnato al Consiglio comunale: https://www.comune.bologna.it/myportal/C_A944/api/content/download?id=6564c859e8dbf0009a1a5170 6. Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua: https://www.acquabenecomune.org/ – Il referendum tradito: otto anni dopo, l’acqua è ancora una fonte di profitto. Ecco perché https://altreconomia.it/inchiesta-acqua-pubblica/ Articolo 10 anni dopo il referendum: https://economiacircolare.com/10-anni-fa-il-referendum-che-ha-fermato-finora-il-nucleare-e-provato-ad-estromettere-privati-e-profitti-dalla-gestione-dellacqua/ 7. Democrazia partecipativa  o democrazia diretta?, di Luciano Nicolini, Cenerentola: https://www.pressenza.com/it/2026/01/democrazia-partecipativa-o-democrazia-diretta/ 8. Per un cammino ecopacifista, Quanto è libera una stampa non indipendente?: https://peruncamminoecopax.blogspot.com/search?q=stampa 9. Brigata Basaglia: Assistenza psicologica dal basso durante il lockdown: «La salute mentale è una questione politica»: https://www.dinamopress.it/news/assistenza-psicologica-dal-basso-lockdown-la-salute-mentale-questione-politica/ – La Q di Qomplotto, di Wu Ming 1, https://www.wumingfoundation.com/giap/2020/12/la-q-di-qomplotto/ 10. Intervista realizzata da Lucio Maniscalco per Pressenza con la portavoce di Ultima generazione Miriam Falco: https://www.youtube.com/watch?v=eC2TK85ZLf8 Altre fonti di approfondimento * I costi della politica. Perché gli stipendi dei deputati italiani sono i più alti d’Europa: https://europa.today.it/fake-fact/perche-stipendi-deputati-italiani-piu-alti-europa.html * La solidarietà non è un reato – sugli arresti di Genova, BDS Italia: https://bdsitalia.org/index.php/comunicati-sul-bds/2987-la-solidarieta-non-e-un-reato-sugli-arresti-di-genova – Comunicato BDS Italia: No alla criminalizzazione della solidarietà con la Palestina: https://www.facebook.com/BDSItalia/posts/pfbid02hsfnDPjkk7tH3LEukrqZDhWJmF8dALa5h5To4EYrKnaSYhoFrPyKf34zBH5yDthyl * Con il DDL sicurezza il governo reprime il dissenso e la resistenza passiva, di Greenpeace: https://www.greenpeace.org/italy/storia/24892/con-il-ddl-sicurezza-il-governo-reprime-il-dissenso-e-la-resistenza-passiva/ * Inneschi di pace in un tempo di guerra. Nonviolenza, diritti umani ed educazione al conflitto: https://www.pressenza.com/it/2025/12/inneschi-di-pace-in-un-tempo-di-guerra/ * Corpi estranei: il razzismo rimosso in Italia, del festival internazionale del giornalismo. Perugia 2026: https://www.festivaldelgiornalismo.com/programme/2022/foreign-bodies-racism-removed-in-italy * La «Generazione Palestina» tra razza, classe e protagonismo conflittuale di Kamo Modena: https://infoaut.org/conflitti-globali/la-generazione-palestina-tra-razza-classe-e-protagonismo-conflittuale -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE: > C’è una parola per tutto questo, autoritarismo -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Il ddl che normalizza la repressione prima ancora di essere votato proviene da Comune-info.
Processo alla resistenza palestinese,Annan condannato in primo grado,Alì e Mansour assolti
La Corte dell’Aquila ridimensiona, almeno in parte, l’impianto d’accusa costruito dalla procura: a fronte dei dodici, nove e sette anni chiesti per Anan, Ali e Mansour, restano “solo” i cinque anni e sei mesi inflitti ad Anan. Ali Irar e Mansour Dogmosh sono assolti per mancanza o non sufficienza della prova: è una formula che consente alla Corte di celare la strumentalità del loro coinvolgimento, utile solo per costruire la fattispecie associativa e mischiare le carte di un’indagine che, di fatto, si sovrapponeva alla precedente richiesta israeliana di estradizione per Yaeesh. Data la povertà del quadro probatorio emerso, la scelta della Corte di condannare comunque Anan rappresenta un precedente grave, che sembra tener poco conto del dibattimento e tanto del clima politico dentro cui questo processo è maturato. Un clima che vede una sempre più crescente criminalizzazione del movimento a sostegno del popolo palestinese ,la magistratura italiana ,lo vediamo anche con l’inchiesta di Genova,diventa la lunga mano dello stato sionista perseguitando la resistenza palestinese in Italia . Fin dalle prime udienze, inoltre, insieme agli atti, sono entrati in aula gli apparati di controllo e militari israeliani: la procura ha provato a introdurre verbali di interrogatori a prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri locali, redatti dalla polizia e dallo Shin Bet, raccolti senza alcuna garanzia difensiva e ricorrendo sistematicamente all’uso della tortura . Alla presenza, anche fisica, di Israele nel processo, si è accompagnato un costante lavoro di cooperazione da parte dell’Italia. Nella gestione del telefono cellulare sequestrato ad Anan, per esempio, inviato alle autorità israeliane che lo hanno utilizzato per localizzare e uccidere gli ultimi componenti delle brigate di resistenza a Tulkarem. Ne parliamo con un compagno che ha seguito il processo all’ Aquila.
Una catena umana per l’Iran: Donna, Vita, Libertà. Napoli in piazza
Piazza dei Martiri teatro di una straordinaria manifestazione di solidarietà e lotta, si trasforma in simbolo di Resistenza Si è concluso con un lungo applauso e al grido corale di “Donna, Vita, Libertà. Iran libero” l’abbraccio di solidarietà del popolo napoletano all’Iran. Mani che stringono altre mani hanno formato un’enorme catena umana che ha avvolto la piazza in un abbraccio, gesto simbolico potente: non solo una protesta, ma una rete di speranza che travalica i confini, unisce le voci di chi non si arrende alla violenza e all’oppressione. Ogni mano di quella catena ha rappresentato non solo la solidarietà di Napoli, ma anche l’eco delle grida di dolore di chi, in Iran, sta sfidando il regime con il proprio corpo e con la propria vita, in nome della libertà, della dignità della persona e dei diritti umani. Domenica mattina, 18 gennaio, centinaia di persone hanno risposto all’appello lanciato da Antinoo Arcigay Napoli e sostenuto da numerose associazioni: l’Associazione Radicale Napoli “Ernesto Rossi”, l’ANPI Collinare “Aedo Violante”, il Presidio Permanente di Pace Napoli, la Comunità iraniana di Napoli, la Rete degli studenti iraniani di Napoli. Si sono radunate in un Presidio per esprimere solidarietà alle donne e al popolo iraniano, perché – come ha dichiarato Antonello Sannino, presidente di Antinoo – “Napoli non dimentica la propria storia e non volta le spalle a chi oggi combatte la battaglia contro la tirannia”. La bellissima Piazza dei Martiri, gremita e attraversata da bandiere, non è stata scelta a caso: luogo emblematico, simbolo di lotta e resistenza, conserva la memoria del dolore e dei sacrifici di chi ha combattuto per la libertà. Ogni pietra racconta una storia di coraggio e determinazione. Qui si onorano i caduti della rivoluzione della Repubblica Partenopea, le donne della rivoluzione – come Eleonora Pimentel Fonseca – che sfidarono la monarchia borbonica pagando con la vita. Qui si ricordano i martiri delle Quattro Giornate di Napoli, che liberarono la città dalla tirannia nazifascista. Questa piazza ha voluto esprimere la propria vicinanza al popolo iraniano, lanciando un messaggio chiaro: Donna, Vita, Libertà. La catena umana che ha stretto la piazza ha reso visibile un movimento che combatte per i diritti fondamentali, in particolare per quelli delle donne iraniane, protagoniste di una lotta quotidiana per la propria libertà. Non è solo una causa iraniana, ma una battaglia che riguarda ogni donna, oltre ogni confine. Ancora una volta, Napoli, città aperta, diventa simbolo di resistenza e di lotta. Alle spalle del presidio svetta l’imponente Colonna dei Martiri, sormontata da una statua alata che simboleggia la “virtù dei martiri”, e alla base quattro leoni che rappresentano i martiri napoletani di diverse epoche storiche. Simbolo di resistenza, forza e libertà, nella cultura persiana il leone (Shir) rappresenta il coraggio, la fierezza, la giustizia e la nobiltà: la forza che si oppone al Male. Spesso accostato al sole, simbolo di luce, saggezza e regalità, per secoli è stato l’emblema nazionale dell’Iran. Il leone diventa così il simbolo del “leone persiano”, dell’Iran libero che si risveglia nella lotta globale per la giustizia e la libertà. “Questi leoni non celebrano la vittoria dei forti, ma la dignità di chi resiste e ha resistito anche quando la sconfitta sembrava inevitabile”, ha detto Rosita, della Comunità iraniana di Napoli. “Il leone morente del 1799, quello sconfitto del 1820, il leone ferito del 1848 e quello in piedi del 1860: quattro posture diverse di un unico gesto, quello di non accettare il silenzio imposto. Napoli sa qual è il prezzo della libertà, perché lo ha pagato più volte. Il martirio non può essere culto della morte, ma la coraggiosa scelta di non vivere nell’ingiustizia”. Con la voce rotta dal pianto, Rosita ha poi raccontato il dolore e i martiri del suo popolo: “A cui è stato tolto il diritto di parola, sottratto il corpo, rubata la possibilità di raccontarsi. Oggi diamo voce a chi è imbavagliato, esprimiamo il coraggio di uomini e donne che hanno scelto di non piegarsi”. “La catena non è un gesto simbolico vuoto, ma una dichiarazione di responsabilità. Ogni mano che stringe un’altra mano è un anello, e ogni anello conta: una catena può spezzarsi se anche uno solo sceglie di sottrarsi. La libertà non è solo nazionale, i diritti non hanno confini e la sofferenza di un popolo riguarda l’intera umanità. Napoli, che tante volte ha saputo rialzarsi, sa da che parte stare”. Da settimane la ribellione contro la leadership religiosa iraniana è sempre più drammatica, a causa della violenta repressione del regime che risponde con arresti di massa e brutalità sulla popolazione. Si stimano oltre 24.000 arresti e, secondo fonti interne e rapporti medici, tra 12.000 e 16.000 vittime, tra cui circa 500 membri delle forze di sicurezza, sebbene i dati siano difficili da verificare a causa dell’assenza di informazioni ufficiali. Organizzazioni internazionali per i diritti umani documentano torture, abusi e arresti di minorenni. “La Repubblica Islamica utilizza armi chimiche contro il proprio popolo, che sta pagando con la vita”, ha dichiarato Sara, rappresentante degli studenti iraniani di Napoli. Da settimane il governo ha imposto un quasi totale blackout di internet e delle telecomunicazioni, isolando il Paese “per impedire che le immagini facciano il giro del mondo”. “Ma le donne e i giovani, sfidando la violenta teocrazia degli Ayatollah e la sua repressione soffocata nel sangue, resistono pagando con la vita la conquista della libertà”, ha aggiunto Sannino. “Ci aspettiamo risposte dalle istituzioni locali, nazionali e internazionali, a partire dalla sospensione di ogni rapporto economico e diplomatico con l’Iran. È un muro di silenzio che va abbattuto”, ha concluso. “Da 47 anni il popolo iraniano resiste e lotta contro l’oppressione”, ha ricordato Sara. Migliaia di persone disarmate sono state uccise dalla brutale repressione del regime. Ma in Iran esiste un movimento nazionale con una leadership riconosciuta, quella del Principe Reza Pahlavi, che potrebbe guidare una transizione verso la libertà”. Sara ha lanciato un appello alla Repubblica Italiana per un sostegno concreto: stabilire contatti con il Principe in coordinamento con i Paesi dell’Unione Europea, schierarsi con il popolo iraniano e condannare la repressione attraverso l’espulsione dell’ambasciatore iraniano dal territorio italiano. ONU, UE e ONG hanno espresso la loro condanna. In tutto il mondo si moltiplicano le manifestazioni di solidarietà. Negli Stati Uniti si ipotizzano possibili interventi, ma la tensione globale resta altissima: eventuali azioni militari potrebbero innescare un conflitto più ampio, vista la minaccia di gravi conseguenze contro chi colpisse le autorità iraniane. Ma il movimento non si arresta. “Donna, Vita, Libertà” ha superato ogni barriera linguistica e culturale. Le donne iraniane, protagoniste di questa resistenza, con il loro coraggio sfidano il regime. Dopo la morte di Mahsa Amini, giovane curdo-iraniana di 22 anni, arrestata a Teheran nel settembre 2022 dalla polizia morale per una presunta violazione delle leggi sull’hijab, il velo, e morta tre giorni dopo a causa dei maltrattamenti subiti in custodia, si è scatenata una vasta ondata di proteste in Iran e nel mondo contro la repressione e per i diritti delle donne, sotto il grido “Donna, Vita, Libertà”. Un grido di speranza, un’onda di cambiamento che non si arresta. Il popolo iraniano non è solo. “Donna, Vita, Libertà”, scandito con forza in Piazza dei Martiri, nel lungo abbraccio ideale di Napoli, è diventato un mantra: una voce che oggi rimbomba in ogni angolo del mondo. Gina Esposito
La scuola punitiva produce morte, il governo produce repressione
La tragedia di La Spezia diventa il pretesto per più repressione: decreti sicuritari e militarizzazione dell’educazione mentre lo Stato abbandona i ragazzi e poi li punisce La morte di Youssef Abanoub, studente dell’istituto Chiodo di La Spezia, ucciso da una coltellata ricevuta in classe da un compagno di scuola, è […] L'articolo La scuola punitiva produce morte, il governo produce repressione su Contropiano.
15_01_26 – Arsider mi libera dal male
WARNING : Arsider is not a conventional musical experience. Exposure is recommended only for extreme auditory environments, perceptual challenge, and cognitive acceleration. NON-HUMAN RHYTHMS TEMPORAL DESYNC MEMORY FAILURE SPECTRAL AGGRESSION COGNITIVE OVERLOAD PERCEPTUAL INSTABILITY