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EireneFest Bergamo – libri sulla pace e la nonviolenza alla 67ª Fiera dei Librai di Bergamo
Domenica 19 Aprile si è svolto il primo evento di Eirenefest 2026 ed è stato a Bergamo che inaugura una nuova stagione di Festival del libro per la Pace e la Nonviolenza. Come l’anno scorso Eirenefest si svolge a Bergamo all’interno e in collaborazione con la Fiera dei Librai di Bergamo. Il primo ebento in programma consisteva nella presentazione del volume di Victoria Amelina, Guardando le donne guardare la guerra. Diario di una scrittrice dal fronte ucraino, Guanda 2025. L’incontro con Yaryna Grusha, curatrice dell’edizione italiana del libro è stato coordinato da Laura Cicirata della Fondazione Serughetti La Porta. Cosa può fare una scrittrice in tempo di guerra? Mostrare ad altri cosa era successo e continuava a succedere nel suo paese, contagiare il maggior numero di persone possibili con la verità in modo che anche loro possano contagiare con la verità altre persone. Victoria Amelina è stata uccisa nel campo di battaglia della verità, aveva 37 anni.  Victoria Amelina è stata scrittrice, giornalista, poetessa e attivista ucraina deceduta in seguito alle ferite riportate nell’attacco missilistico su Kramatorsk effettuato dall’esercito russo il 27 giugno 2023, che ha colpito un ristorante pieno di civili. Victoria ha lasciato un vuoto, ma ha anche un’eredità che doveva essere custodita e tramandata. La sua voce non doveva disperdersi. Yaryna Grusha, curatrice dell’edizione italiana del libro, traduttrice e docente di Lingua e Letteratura ucraina all’Università Statale di Milano, impegnata nella promozione della cultura ucraina in Italia, fa parte della stessa generazione della scrittrice scomparsa.  Con un gruppo di amici ha collaborato a una redazione internazionale per la pubblicazione del manoscritto di Amelina rimasto incompelto: Looking at Women, Looking at War. A War and Justice Diary (scritto in inglese, tradotto in diciassette lingue e pubblicato in contemporanea in sei paesi), senza modificarne la struttura originale e senza alterare la voce di Victoria. Sono state aggiunte – dice Yaryna – solo alcune note a piè di pagina assieme a qualche commento storico di spiegazione del contesto.   L’intero racconto del libro ruota attorno al concetto di giustizia e di una pace altrettanto giusta. È così, annota la stessa Amelina, che «la ricerca della giustizia mi ha trasformato da scrittrice e madre in una investigatrice di crimini di guerra». Lo ha fatto attraverso lunghi viaggi nelle zone di confine, occupate e liberate, che Amelina farà assieme a tante donne ucraine dopo il 24 febbraio 2022, raccogliendo le loro storie straordinarie nel libro, seguendole nella loro impresa di perseguire la giustizia.  Raccontando le loro vicende, Victoria racconta anche la propria e di un paese che resiste in tempo di guerra che non accenna a finire. Nel frattempo, in Ucraina la vita va avanti e ancora si resiste anche mantenendo proposte culturali e cura per la salute mentale, in altre parole  rafforzandosi dall’interno: occorre ricalibrare l’attenzione e lo sguardo per una guerra iniziata oltre 4 anni fa e forse è già diventata una “guerra lunga” (il 2025 è stato l’anno più difficile per il numero di morti civili e per le rigidità dell’inverno). “La storia ucraina si ripete e va raccontata ed è strettamente legata alla storia e al significato di questo libro”, spiega Grusha, nel solco di altri testimoni del passato: nel manoscritto, Victoria intreccia la storia ucraina dell’inizio del Novecento con il presente, partendo dalla mancata punizione per i crimini russi commessi contro gli ucraini. In questo parallelismo, tra la generazione degli artisti ucraini degli anni 60 (e prima ancora con le persecuzioni del gruppo “Risorgimento giustiziato” degli anni 30) e la generazione di oggi, la narrazione è ricca di immagini e testimonianze, dove la cronaca si fonde con il privato, la storia con la memoria. Le sue testimoni privilegiate sono le donne, sono loro che guardano la guerra accadere e attraversare le loro vite e scelgono di fare qualcosa. E incontriamo grazie a lei le donne che si uniscono alla resistenza: la bibliotecaria del piccolo villaggio di Kapytolivka, non se ne andrà dopo l’invasione russa perché quel posto non serve solo per i libri ma per assistenza e come ritrovo per i bambini. In quello stesso villaggio vive Volodymyr Vakulenko, lo scrittore per l’infanzia il cui corpo è stato trovato in una fossa comune a Izyum dopo la ritirata russa a ottobre 2022.Victoria ritroverà il suo diario sepolto nel giardino e ne curerà la pubblicazione. Redazione Italia
April 20, 2026
Pressenza
Bergamo, lunedì 13 aprile: assemblea aperta contro la repressione nelle università
LUNEDÌ 13 APRILE ALLE ORE 14.30 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI BERGAMO – AULA 10, VIA DEI CANIANA Dura legge quella che risponde ai dettami repressivi, secondo il precetto focaultiano del sorvegliare e punire. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell’università sostiene le istanze di quel variegato mondo della conoscenza (studenti, ricercatori, docenti) che ha scelto di esprimere la propria solidarietà al popolo palestinese in occasione della presenza nell’Ateneo di Bergamo di un esponente della cosiddetta sinistra per Israele. Negli ultimi mesi l’università italiana ha svolto un ruolo importante, è tornata al centro di un discorso politico e giuridico che la riguarda non più nella veste di luogo ove si pratica la libertà della ricerca e dell’insegnamento ma come zona potenziale di rischio per l’ordine pubblico. E il nuovo decreto sicurezza (decreto 11 aprile 2025, n. 48), poi convertito in Legge (L. 80 del 9 giugno 2025) contiene disposizioni di carattere repressivo e di prevenzione verso tutti i luoghi di aggregazione sociale e culturale, quindi il mondo delle università è direttamente coinvolto da una mutazione genetica che la trasforma in laboratorio securitario. Negli ultimi mesi, con l’approvazione del decreto, abbiamo assistito a un salto di qualità nella strategia di controllo sociale e politico, gli spazi universitari da sedi di mobilitazione contro il genocidio sono divenuti luoghi attenzionati dalle forze dell’ordine e si prestano all’applicazione delle norme repressive che vanno a colpire le realtà studentesche oggi, un domani tutte le altre. Per la prima volta, un testo normativo inserisce tra le misure di ordine pubblico disposizioni che rinviano all’università che da realtà di critica e di libero pensiero diventa invece il brodo di cultura dell’estremismo politico e di ogni forma di devianza. Siamo davanti a processi involutivi della democrazia di inaudita gravità e per questo l’utilizzo sistematico dei codici di comportamento nei luoghi di lavoro e di tutto il sistema delle norme comportamentali dentro le università è oggetto di riscrittura in un’ottica repressiva. Per questo le realtà studentesche, al pari della libera ricerca, del dissenso, e delle forme di mobilitazione sono trattati alla stregua di un danno di immagine recato all’Ateneo, alle autorità universitarie, fino a divenire un problema di sicurezza nazionale. La logica emergenziale, la governance della sicurezza hanno partorito mostri nella storia italiana e continuano a mietere vittime, prima tra tutte la democrazia, la libertà del sapere e il diritto al dissenso ridotto a mera minaccia all’ordine pubblico. Nel momento in cui la Costituzione viene considerata un bene comune da preservare, l’Osservatorio invita a considerare anche l’università e il mondo della conoscenza allo stesso modo sottraendolo a logiche securitarie. Di seguito il comunicato di ADI Bergamo, CUB Bergamo e FLC CGIL Bergamo con cui si convoca un’assemblea aperta. UNIVERSITÀ BENE COMUNE Il 13 aprile si riunirà il Senato Accademico dell’Università degli studi di Bergamo: all’ordine del giorno sono stati inseriti provvedimenti disciplinari da votare per due studenti, che hanno partecipato a una contestazione avvenuta il 23 gennaio presso l’aula Magna dell’Università durante un convegno in cui era presente l’on. Giorgio Gori, ex sindaco di Bergamo, oggi europarlamentare. La presa di posizione degli studenti rispetto a recenti posizioni dell’on. Gori, posizioni ritenute eccessivamente filo-israeliane, ha portato a una escalation verbale dalla quale nasce, oggi, la richiesta di provvedimenti disciplinari. Prendiamo atto, inoltre, che in questa occasione si è potuta constatare la reiterata presenza, all’interno degli spazi universitari, di agenti della Digos, mai deliberata né concordata in nessuna sede istituzionale. Proprio per favorire un clima di discussione ed evitare il ripetersi di episodi di violenza (anche se solo verbale), riteniamo fondamentale instaurare un confronto costruttivo e non una repressione intimidatoria. Per questa ragione, alcuni tra docenti, dottorandi, studenti, personale tecnico dell’Università hanno deciso di prendere la parola inviando al Rettore e al Senato Accademico una lettera in cui si chiede il ritiro dei provvedimenti. Pensiamo che l’Università sia un luogo di confronto e anche di accesa dialettica, non un luogo di catechesi del pensiero ortodosso. Non riteniamo l’utilizzo dei provvedimenti disciplinari uno strumento per affermare le proprie idee e per confutare le tesi degli altri. Quanto sta accadendo in questi mesi porta a chiedersi, allora, se l’Università sia ancora uno spazio pubblico. Mentre alcuni Paesi in Europa decidono di investire su programmi pluriennali di ricerca e di reclutamento professionale per affrontare al meglio le crisi esistenti e quelle future, in Italia rimaniamo legati alle zavorre di mancanza di visione e di incapacità di agire su antichi problemi. Ogni comparto sopravvive in una situazione di difficoltà professionale e salariale e questo inasprisce il conflitto ed esaspera la tensione. A ciò si aggiunge una costante torsione antidemocratica da parte dell’attuale Governo, che cerca di controllare sempre più ogni spazio pubblico di dialogo e democrazia. Spiace notare, anche a partire dalla situazione sopra accennata, che rispetto a questi punti, il nostro Ateneo, purtroppo, non sembra muoversi in direzione differenti. Di fronte a questa situazione, ancora una volta ci sentiamo, tutte e tutti, chiamati a rispondere con forza, a organizzarci, a rivendicare un’università più giusta – in termini salariali – e migliore in termini di agibilità democratica degli spazi. Invitiamo la cittadinanza, gli organi di stampa e tutti coloro che sono interessati a un’assemblea aperta che si terrà il 13 aprile alle 14.30 presso l’aula 10 in via dei Caniana, in contemporanea con la votazione dei provvedimenti che chiediamo alle rappresentanze in Senato di tutte le componenti accademiche di non avallare. La comunità universitaria ha bisogno di maggiori spazi di incontro, confronto e discussione e non di provvedimenti e sanzioni disciplinari, peraltro gestiti in modo verticistico e senza alcun confronto preliminare con le componenti tutte che costituiscono lo spazio vivo del nostro Ateneo. ADI Bergamo, CUB Bergamo, FLC CGIL Bergamo -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Solidarietà Palestinese: mobilitazioni e boicottaggi in corso a Bergamo contro Israele
Il 1° aprile si sono dati appuntamento, a Bergamo, attivisti contro la guerra, ricercatori e studenti per contestare, ancora una volta, l’utilizzo da parte di Israele di materiali prodotti nel territorio bergamasco, per riaffermare la necessità di interrompere qualsivoglia accordo commerciale tra Italia ed Israele. Prosegue il boicottaggio attivo delle comunità locali, di realtà organizzate e no a sostegno delle istanze palestinesi per denunciare la complicità con Israele di stati ed imprese. La protesta di Bergamo, reiterata in altre città italiane, nasce contro l’uso, nei territori occupati e colonizzati da Israele, di gru provenienti dalla azienda Fassi Group che nel settore vanta una lunga tradizione accompagnata dalla realizzazione di prodotti tecnologicamente avanzati. I macchinari, prodotti in Italia, sono impiegati nella demolizione delle case palestinesi, utilizzati per la distruzione e confisca di edifici in Cisgiordania, per quel processo di annessione di aree palestinesi destinate al colonialismo da insediamento. Questo e molto altro si evince da un corposo dossier recentemente pubblicato: Clicca qui per leggere il dossier. La denuncia degli attivisti riguarda anche un’altra azienda locale, la Battaggion che, stando a quanto scrive il settimanale Altraeconomia (clicca qui per leggere l’articolo), produce macchine impastatrici “impiegate per la produzione di esplosivi”.   E gli attivisti locali anche a questa impresa, nata nel 1919, dedicano un ulteriore studio (clicca qui per leggere il dossier). Le mobilitazioni in corso nel territorio lombardo mirano direttamente a denunciare accordi e collaborazioni commerciali tra Italia e Israele costruendo documenti analitici dedicati alle esportazioni provenienti da aziende locali. La fine di ogni rapporto commerciale con paesi, come Israele, responsabili di orribili crimini, il boicottaggio attivo e le denunce della società civile (tra cui anche l’Osservatorio contro la militarizzazione delle Scuole e delle università) rientrano nella campagna attiva di rifiuto della guerra e di ogni complicità con la stessa. E arrivano intanto notizie dalla Campagna Spazi Liberi dall’Apartheid Israeliana (SPLAI), con oltre 500 spazi protagonisti del rifiuto di ogni complicità con il genocidio e la pulizia etnica di Israele in atto contro i palestinesi e con il suo regime di colonialismo, occupazione e apartheid. Si tratta di un gruppo di collettivi, realtà variegate tra le quali bar, ristoranti, artisti, librerie, liberi professionisti e molti circoli ARCI che prendono una posizione netta. Una grandissima e variegata ondata di solidarietà dal basso, di resistenza in risposta anche agli attacchi che hanno subito i gestori della Taverna a Santa Chiara, ingiustamente accusati di antisemitismo dopo aver risposto alle provocazioni di due turisti israeliani che difendevano il genocidio del loro paese a Gaza. Il 19 luglio 2024 perfino la Corte Internazionale di Giustizia ha confermato la discriminazione sistemica e sistematica dei palestinesi rispetto agli ebrei israeliani. La stessa conferma la condanna di Israele per avere attuato politiche di apartheid portando avanti la occupazione militare della Striscia di Gaza e della Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est. Facendo seguito all’appello delle realtà di Bergamo, l’Osservatorio invita associazioni, sindacati, movimenti, attività produttive e commerciali, centri sociali e culturali, squadre di sport popolare e altri spazi a continuare con questa azione di boicottaggio contro la quale vanno orchestrando una campagna discriminatoria e denigratoria del tutto inaccettabile alla luce della quotidiana realtà Osservatorio contro la militarizzazione delle Scuole e delle università --------------------------------------------------------------------------------
BERGAMO: OPERATA E ORA FUORI PERICOLO LA DONNA ACCOLTELLATA DA UNO STUDENTE DI 13 ANNI
È stata operata all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo l’insegnante accoltellata stamattina da uno studente in una scuola di Trescore Balneario. La donna non sarebbe in pericolo di vita anche se le sue condizioni restano serie. E’ ora ricoverata in terapia intensiva. Il tredicenne accusato dell’aggressione ha colpito la professoressa al collo e all’addome davanti a un’aula e poi è stato bloccato da un insegnante e da due collaboratori scolastici. Con noi Sara Agostinelli giornalista freelance enostra collaboratrice che seguendo la vicenda Ascolta o scarica
March 25, 2026
Radio Onda d`Urto
BERGAMO: IL 5 MARZO PRESIDIO CONTRO LE ESPORTAZIONI MILITARI, “FERMIAMO LA BATTAGGION SPA”
Il 5 marzo alle ore 18, a Bergamo, si terrà un presidio promosso dall’Equipaggio di Terra della Global Sumud Flottilla. Al centro della mobilitazione il ruolo delle aziende italiane nel settore militare e il legame tra produzioni tecnologiche e conflitti internazionali, soprattutto in riferimento al genocidio in corso in Palestina. L’appuntamento è stato dato dagli organizzatori in viale Pirovano 6N, davanti alla Battaggion SpA. “Il luogo del presidio è altamente simbolico. Dallo stabilimento della Battaggion SpA partono tecnologie destinate al comparto militare, con esportazioni anche verso Israele. Il presidio intende chiedere con forza la sospensione di tali forniture e una riconversione verso produzioni esclusivamente civili.” Il presidio si inserisce in un quadro più ampio di iniziative che, in diverse città italiane, stanno denunciando il coinvolgimento dell’industria nazionale nei conflitti internazionali: “si terranno azioni pubbliche davanti ai luoghi legati al business militare, con l’obiettivo di richiamare l’attenzione sui temi del disarmo e contro il ripristino della leva”, scrive l’Equipaggio di Terra della Global Sumud Flottilla. In collegamento con Radio Onda d’Urto Michele, dell’Equipaggio di Terra della Global Sumud FlottillaAscolta o scarica  
March 4, 2026
Radio Onda d`Urto
BERGAMO: “19 PERSONE SENZA CASA MORTE. ESPLOSE LE DIFFERENZE SOCIALI: LA CITTA’ ORMAI E’ PER RICCHI”. LA DENUNCIA DEL PRC.
Casa negata; mentre il governo torna a parlare di “Piano Casa”, con la solita logica speculativa, come evidenzia in queste ore un lungo e dettagliato articolo del Fatto Quotidiano, nella città di Bergamo “sono già 19 i senzatetto morti: una vergogna nazionale. Ne risponda l’Amministrazione comunale. Basta parole vuote, servono i fatti”. Così inizia il comunicato stampa diffuso da Rifondazione Comunista, che denuncia un “dato preoccupante e anomalo, perché non se ne erano mai contati così tanti”. Dodici persone senza casa sono morte in ospedale, sette in strada, dice la Caritas orobica. Solo nelle province di Roma (48) e Milano (27) si sono registrati più decessi, Torino è quarta con 18. “A Bergamo nel 2025 ci sono stati più morti di Torino, un capoluogo con oltre 800 mila residenti”, dicono il segretario provinciale del PRC, Ezio Locatelli, e Francesco Macario, già assessore a casa, edilizia privata e patrimonio del Comune di Bergamo. “La domanda che ormai molti si fanno – proseguono Locatelli e Macario – è quanti siano i senzacasa che vivono in strada a Bergamo. Sono centinaia di persone. Eppure se ne parla solo perché danno fastidio. E come mai è esploso questo fenomeno che fino a pochi decenni fa era praticamente marginale? Questo fenomeno è una delle eredità dolorose delle politiche iper-liberiste delle passate Amministrazioni comunali del sindaco Gori. Politiche che hanno creato grandi opportunità di investimento per pochi ma hanno abbandonato i soggetti deboli, malati, anziani e anche le giovani coppie. Bergamo è una città per ricchi, in cui le differenze sociali sono esplose; il 5% dei più ricchi detiene beni come il 75% dei meno ricchi. E i deboli vengono abbandonati”. Su Radio Onda d’Urto l’intervista a Ezio Locatelli, segretario provinciale del PRC di Bergamo. Ascolta o scarica  
March 2, 2026
Radio Onda d`Urto
Vendetta del governo contro le manifestazioni di ottobre. Arresti a Torino, decine di denunce in tutta Italia
All’alba di oggi a Torino è arrivata l’ultima fase dell’ondata repressiva scatenatasi nel paese a seguito delle potenti manifestazioni di ottobre e settembre contro il genocidio in Palestina e la complicità del governo italiano. Otto misure cautelari sono state eseguite a Torino dalla Polizia nell’ambito dell’operazione “Riot” contro alcuni giovani […] L'articolo Vendetta del governo contro le manifestazioni di ottobre. Arresti a Torino, decine di denunce in tutta Italia su Contropiano.
January 14, 2026
Contropiano
#stopthegenocideingaza🇵🇸 #Seriate (#Bergamo), Festival dell'editoria #palestinese, sabato 20 settembre, ore 14. Incontro con Antonio Mazzeo (Freedom Flotilla - #Handala) e Suaad Genem, autrice de "Il racconto di Suaad, prigioniera palestinese"
September 16, 2025
Antonio Mazzeo
BERGAMO: CORTEO PER L’AUTODETERMINAZIONE DEL POPOLO PALESTINESE, CONTRO IL GENOCIDIO E LA COMPLCITÀ ITALIANA
Non si ferma la solidarietà internazionale. A Bergamo, sabato 6 settembre la città tornerà in piazza con un corteo che chiede la fine del genocidio, la rottura delle complicità italiane con l’occupazione israeliana e l’apartheid, e azioni concrete da parte delle istituzioni locali: la fine degli accordi tra l’Università di Bergamo e le università israeliane, la sospensione delle relazioni commerciali con Israele e la costruzione di legami diretti con la popolazione di Gaza attraverso progetti di cooperazione. L’appuntamento del corteo è Piazzale della Stazione alle ore 16.00 come ricorda ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Laila dei Giovani Palestinesi d’Italia. Ascolta o scarica. Di seguito il comunicato di lancio della manifestazione: “Anche Bergamo scende in piazza per la Palestina: corteo per fermare il genocidio, contro la complicità italiana con l’occupazione e l’apartheid israeliana. Chiamiamo tutte e tutti alla mobilitazione per un grande corteo a Bergamo, sabato 6 settembre, promosso dall’Associazione Amicizia Bergamo Palestina, dalla Comunità Palestinese e dai Giovani Palestinesi d’Italia. Invitiamo all’adesione singoli, realtà sociali, collettivi, sindacati, organizzazioni studentesche, associazioni, comunità religiose di ogni credo e tutte le forze politiche che sentono l’urgenza e il dovere mobilitarsi in ogni luogo: Per fermare il genocidio. Per il diritto all’Autodeterminazione e alla Resistenza del popolo palestinese. Per cessare immediatamente la complicità e agli accordi del governo italiano con lo stato sionista. Per una Bergamo libera dall’apartheid israeliana, in ogni sua forma. Contro la repressione fascista del governo Meloni, che criminalizza sempre di più chi lotta contro la guerra. Scendiamo in piazza perché quello in corso in Palestina è un genocidio. E se oggi anche media e istituzioni iniziano a riconoscerlo, non bastano più le parole: servono azioni concrete. Serve una risposta chiara, forte e organizzata, anche a Bergamo. A questo scopo, abbiamo già lanciato una raccolta firme, che sarà parte integrante della mobilitazione e della pressione sulle istituzioni locali. Chiediamo al Comune e alla Provincia di Bergamo di farsi portavoce dell’applicazione immediata di sanzioni verso Israele e dell’embargo militare. * Chiediamo la rottura immediata degli accordi tra l’Università di Bergamo e le istituzioni israeliane. * Proponiamo un gemellaggio tra il Comune di Bergamo e un comune della Striscia di Gaza, per supportare progetti concreti come la ricostruzione dell’Ospedale Al Awda e l’iniziativa già attiva “Un’ambulanza per Gaza”. * Chiediamo lo stop ad accordi economici con chi pratica l’apartheid e occupazione come sistema istituzionale. Il corteo del 6 settembre sarà un momento collettivo di denuncia, solidarietà e rilancio. Per una Palestina libera dal fiume al mare. Per una Bergamo libera dall’apartheid israeliana! Per aderire e costruire insieme il corteo e la mobilitazione scrivere una mail a: adesionicorteo@gmail.com”  
September 3, 2025
Radio Onda d`Urto
ORIO AL SERIO (BG): IL SUICIDIO DI ANDREA RUSSO RIAPRE IL DIBATTITO SULLA SICUREZZA AEROPORTUALE E LE CRITICITÀ NEI CONTROLLI
Il suicidio di martedì 8 luglio all’aeroporto bergamasco di Orio al Serio, in cui un uomo ha perso la vita finendo sotto il motore di un aereo in fase di rullaggio, ha nuovamente portato all’attenzione le problematiche di sicurezza del principale scalo bergamasco. L’episodio, ancora oggetto di indagine da parte della magistratura, ha sollevato interrogativi sulle misure di accesso e controllo nelle aree sensibili dell’aeroporto, già in passato oggetto di preoccupazioni da parte dei sindacati. La Cub Trasporti di Bergamo denuncia la gestione precaria della sicurezza all’interno dello scalo, criticando l’uso di personale part-time, turnisti e contratti a chiamata, che non risponderebbero ai necessari standard di sicurezza per un aeroporto di tale dimensione. Secondo il sindacato, questa situazione è incompatibile con i volumi di traffico e con le responsabilità che ricadono sugli operatori. La Cub ha anche evidenziato problematiche legate alla gestione degli imbarchi, sottolineando la frequente necessità di far muovere i passeggeri a piedi sulla pista, una procedura che potrebbe aumentare i rischi, soprattutto in contesti con personale ridotto o poco formato. Nonostante le segnalazioni e le richieste di intervento, tra cui una proposta di osservatorio permanente sulla sicurezza, i sindacati lamentano il mancato ascolto delle istanze presentate, per questi motivi la Cub Trasporti, ha ribadito la necessità di una mobilitazione unitaria tra tutte le sigle sindacali per migliorare le condizioni di sicurezza. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, l’intervento di Stefano Bonomi, segretario provinciale della CUB trasporti Bergamo. Ascolta o scarica.
July 9, 2025
Radio Onda d`Urto