Incontri sulla violenza di genere con la Polizia all’IC “Ungaretti” di Teverola (CE)

Osservatorio contro militarizzazione di scuole e università - Thursday, April 9, 2026

La lettura della circolare interna della Dirigente Scolastica dell’IC “Giuseppe Ungaretti” di Teverola, in provincia di Caserta, concernente un incontro con la Polizia di Stato sulle violenze di genere, inviata all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università (clicca qui), mi invita ad aprire il sito dell’Istituto.

Come sempre, fatto in serie, ovvero identico nell’impostazione a qualsiasi altro sito istituzionale: il logo di Futura campeggia evocando le misure economico-politiche, soprattutto culturali, della Missione 4 del PNRR, il richiamo ai PON (Europa docet!) e comunicazioni di servizio. L’autonomia scolastica sembra una coperta assai stretta, si sta ben dentro ai margini dettati dall’alto, anche per le iniziative progettuali intorno al tema della legalità  (clicca qui).

“Questo non è amore” il titolo degli incontri con i poliziotti. Lo spirito e l’intento sono ammirevoli, si tratta di distinguere l’amore fra i sessi (quali? quelli convenzionalmente legati ai ruoli uomo-donna, visto che il problema è sempre e ancora la violenza maschile, come da cronaca), distinguendolo dai legami perversi, irrispettosi, illegali. Non sappiamo cosa effettivamente è stato raccontato ai preadolescenti della secondaria di primo grado, quindi torno al sito, alla settimana 16/20 marzo 2026 fitta di iniziative, conferenze, laboratori, ecc.

Per cambiare “l’intera società” (sic!) effettivamente nulla di più appropriato di una scuola, anche se forse i termini andrebbero invertiti: modi, stili educativi, formazione, istruzione e conoscenze sono legati ai rapporti sociali, da esplorare in un contesto violento, suprematista, povero fino alla miseria materiale prima che morale, come quello in cui viviamo.

Per suffragare i miei dubbi senza farne una retorica del contrario, torno alla circolare sulla settimana di marzo. Per le creature più piccole, quelle che frequentano il grado della scuola d’infanzia e i primi anni delle elementari (la primaria) nulla di meglio che colorare bandiere (anche questo già visto in altre scuole come “lavoretto molto coinvolgente”), dell’ascolto e del canto collettivo dell’inno nazionale. I fratelli d’Italia inneggianti al destarsi della patria con l’elmo di Publio Scipione l’Africano, per carità di patria (!) li lasciamo al Mameli repubblicano. Lo derubrichiamo come fatto storico, in fondo, Goffredo era un repubblicano della Repubblica Romana, con la sua utopica carta costituzionale.

Per contro, non possiamo tralasciare che queste attività scendono dritte-dritte dalle Linee Guida sull’Educazione Civica (clicca qui). Divise, come ormai da dettato europeo e dal conformismo italico, per sezioni dedicate alle otto competenze, fra i traguardi, i descrittori gli obiettivi troviamo un insistente appello alla Patria e ai suoi valori. Trasversalmente un richiamo al rispetto delle diversità, incidentalmente anche un accenno al rapporto uomo-donna. La stessa solfa si ritrova nelle Indicazioni Nazionali per il Primo Ciclo. I talenti richiamati nei due testi, non a caso prodotti dal genio dello staff di Giuseppe Valditara che ha introdotto “merito” nella denominazione del Ministero, sono quelli che rientrano nei parametri del rispetto della legge, diventata un insieme di performance, di obbedienza, sposata però con l’auto-promozione.

La legge, non le sfumature della legittimità costruita/decostruita passo-passo nel cuore delle comunità e dei consorzi umani, è il riferimento per talentuosi individualisti. Conforta, ma bisognerebbe sapere come è stato declinato e da chi, l’omaggio a un sacerdote, Peppe Diana, ucciso dalla camorra. Camorra che, tipica organizzazione di questa zona del paese, migrata al nord dove stanno i soldi, è di nuovo un problema che va ben al di là di una questione legale, ma tant’è.

Mi sposto nuovamente sul sito della scuola. Trovo altri suggerimenti, così insistenti, da esser ben altro che semplici schede didattiche, semmai imposizioni di stili e metodi. Un esempio sono le schede su come si insegna l’italiano e la sua grammatica (clicca qui). Pregrafismo, ortografia, lezioni di dizione per dimenticare il dialetto, sintassi del buon italiano a seconda delle diverse età degli alunni sono un corpo legale, di regole. Infatti, si specifica, saranno oggetto di verifica secondo “le indicazioni ministeriali”. Ovvero, prove parallele per classi in preparazione della valutazione seria, quella di INVALSI. E qui mi viene in mente un bel libro. Vi si racconta come la grammatica con la G maiuscola sia un insieme instabile di convenzioni a cui ci richiamano proprio i dubbi, gli errori dei bambini, guarda caso soprattutto degli “stranieri”. «La scuola tende ad essere identificata con una casa di correzione […]. Così la grammatica, la lingua, il suo insegnamento diventano per un verso forme di sperimentazione di rapporti di potere […] metafore di una società che si vuole conforme al modello di una caserma» (G. Faso, Le regole non piovono dal cielo. Grammatiche immaginarie, Pungitopo, 2026, p. 13).

Ancora, per stare al tema della segnalazione, un’ultima considerazione. La violenza scollata dal rapporto con l’aggressività che tutti ci caratterizza, come forma primordiale di difesa da accogliere e indirizzare attraverso l’educazione, soprattutto nel piccolo gruppo sociale ed epistemico (costruttore di saperi comuni) una classe, una sezione di scuola dei piccoli, diventa un problema di polizia, di reati, di prevenzione, di paura che non trova forma di mettersi in parole.

Le famose soft skills le educano i poliziotti, i carabinieri, gli aviatori e gli ammiragli. Gli insegnanti dove sono finiti? Se ancora sono reperibili come educatori, e non come animatori-sorveglianti, provo a dar loro una voce: «Non ne posso più di stare murato/Nel desiderio senza amore/Una traccia mostraci di giustizia/La tua legge qual è?/Fulmina le mie povere emozioni, liberami dall’inquietudine/Sono stanco di urlare senza voce» (G. Ungaretti, La pietà, 1928). Del resto, la scuola è intitolata al poeta!

Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

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