Tag - violenza di genere

7 marzo 2020: «Canción sin miedo»
Vivir Quintana diffonde su YouTube questa canzone contro i femminicidi che è diventato subito un inno inno femminista. di Bruno Lai.   Vivir Quintana è considerata una delle voci più potenti ed impegnate della musica latina contemporanea: non ha soltanto scritto una canzone; ha dato un inno a un intero movimento. Vivir Quintana, all’anagrafe Viviana Rodríguez Quintana, è una cantautrice
La diseguaglianza e la potenza – di Cristina Morini
Cristina Campo scrive che esistono due mondi, lei viene dall’altro. “Mondo celato al mondo”, ecco perché non a tutti e tutte è dato comprendere. “Compenetrato” ma allo steso tempo “ignoto” al mondo. Cosicché per arrivarci davvero bisogna avere il desiderio e il coraggio di farsi attraversare dalla resistenza incarnata da una materia altra[1]. In [...]
March 3, 2026
Effimera
Solo sì è sì: lo speciale sul ddl Bongiorno
A novembre, a pochi giorni dalla Giornata internazionale contro la violenza delle donne, alla Camera è stato approvato all’unanimità un progetto di legge per riformulare integralmente la formulazione dell’art. 609-bis del Codice penale sulla violenza sessuale, per legare esplicitamente il reato di violenza sessuale al concetto di consenso libero e attuale. Ma già il 25 novembre 2025, giornata simbolica e data prevista per l’approvazione in Aula del Senato, la maggioranza blocca la votazione, rinviando l’esame e «chiedendo approfondimenti» sul testo. La proposta dovrebbe intervenire sulla legge contro la violenza sessuale varata nel 1996, frutto di lunghi anni di battaglie, e che trasformò la violenza sessuale da un reato contro la morale a un reato contro la persona. L’impianto della legge del 1996 lega la violenza sessuale alla presenza della minaccia e dell’abuso, un modello coercitivo, ma ormai superato dalla giurisprudenza, che dopo l’approvazione della Convenzione di Istanbul, ha iniziato a riconoscere il modello fondato sul consenso come principio cardine per valutare se c’è stata o no violenza sessuale. Qualche settimana fa è presentato in Commissione il nuovo disegno di legge è a cura della Senatrice Giulia Bongiorno (Lega), che sostituisce il “consenso” con la «volontà contraria all’atto sessuale», introducendo il concetto di “dissenso” e riportando l’Italia indietro di cinquant’anni. Leggi il nostro speciale per approfondire. Foto di Non una di meno Roma DDL “CONSENSO”: QUANDO IL “DISSENSO” SERVE A PROTEGGERE LO STUPRATORE Di Giada Sarra Dopo l’accordo bipartisan sul reato di violenza sessuale, promosso da Meloni e Schlein, la sostituzione del “consenso” con il “dissenso” rivela una chiara scelta politica, facendo apparire la proposta originaria come l’ennesima manovra di gender washing Foto di Daniele Napolitano BE FREE: «IL DDL BONGIORNO STRAVOLGE IL SIGNIFICATO DELLA CONVENZIONE DI ISTANBUL» di redazione La norma in discussione alle camere sta suscitando proteste e mobilitazioni. Con l’approvazione, si arriverà a dare per scontata la legittimità predatoria del rapporto sessuale e l’esigibilità dei corpi femminili, causando un grave arretramento giuridico in un Paese dove la violenza di genere è un fenomeno ancora così diffuso e spesso sommerso Foto di Margherita Caprili LA CULTURA DELLO STUPRO COME TECNICA DI POTERE di Babs Mazzotti Dalla guerra alle carceri, dai centri di detenzione ai tribunali, la violenza sessuale emerge come dispositivo politico e strumento di dominio. Un’analisi che intreccia genealogia storica, conflitti contemporanei, contesto italiano e il dibattito sul consenso e sul ddl Bongiorno Immagine di copertina di Non una di meno Roma SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Solo sì è sì: lo speciale sul ddl Bongiorno proviene da DINAMOpress.
March 2, 2026
DINAMOpress
La violenza nelle relazioni tra adolescenti. I dati del nuovo Rapporto di Save the Children
In occasione di San Valentino, la giornata simbolo dell’amore, Save the Children ha diffuso i dati del nuovo rapporto “Stavo solo scherzando”, realizzato in collaborazione con IPSOS DOXA, che mette in luce come atteggiamenti aggressivi e forme di controllo vengano spesso normalizzati. L’amore tra adolescenti è davvero solo emozione e scoperta, o nasconde dinamiche che troppo spesso vengono scambiate per “normalità”? Il Rapporto racconta una realtà molto diversa tra gli adolescenti e mostra anche quanto il contesto familiare incida: chi cresce in ambienti segnati da tensioni, conflitti o violenza ha maggiori probabilità di subire o mettere in atto ricatti emotivi, comportamenti aggressivi e dinamiche di controllo nelle proprie relazioni. Questi alcuni dei dati emersi dall’indagine: un adolescente su 4 dichiara di essere stato una vittima di atteggiamenti violenti all’interno di una relazione (schiaffi, pugni, spinte, lancio di oggetti); uno su 3 è stato geolocalizzato dal partner; il 28% ha visto condividere immagini intime senza consenso; il 29% si è sentito costretto almeno una volta a compiere atti sessuali indesiderati; il 36% ha subito insulti o prese in giro per il suo genere o il suo orientamento sessuale; più di 4 adolescenti su 10 sono stati importunati con commenti e avances sessuali da qualcuno/a che li ha infastiditi e metà sono ragazze ad aver ricevuto commenti o avances sessuali indesiderate. Si tratta di dati che raccontano una violenza diffusa e radicata, che non può essere ignorata. “Evidenziano un fenomeno ampio e complesso, che merita attenzione per comprenderne meglio cause, contesti e dinamiche, sottolinea Save the Children. È necessario interrogarsi su quali strumenti educativi e culturali manchino ancora. Rafforzare l’impegno di famiglie, scuole e istituzioni è fondamentale per accompagnare ragazze e ragazzi nella costruzione di relazioni affettive e sessuali sane, basate su rispetto, consenso e libertà, in un clima privo di stigma, discriminazioni e paure”. Quando si parla di violenza, controllo e ricatti emotivi nelle relazioni tra adolescenti, emerge una quasi sovrapposizione tra ciò che gli adolescenti dichiarano di aver subìto e ciò che ammettono di aver messo in atto, anche se sono più spesso i ragazzi a riconoscere questi comportamenti. Almeno una volta, il 28% ha usato linguaggio violento (32% ragazzi, 24% ragazze) e il 28% ha fatto leva sui sensi di colpa per ottenere qualcosa (31% ragazzi, 24% ragazze). Mentre il 18% ha spaventato il/la partner con atteggiamenti violenti (21% ragazzi, 13% ragazze). Le richieste di controllo sono diffuse: al 44% è stato chiesto di non frequentare alcune persone (46% ragazzi, 41% ragazze), al 43% di non accettare contatti sui social (45% ragazzi, 41% ragazze). Il 29% ha inoltre subìto minacce di gesti estremi in caso di rottura (30% ragazzi, 27% ragazze). Sono soprattutto le ragazze a pagare il prezzo più alto in termini di rischi, rinunce e stigma, segno che violenza e controllo hanno effetti diseguali. Il 66% ha subìto catcalling in strada o in luoghi pubblici; il 70% dice di sentirsi in pericolo quando è per strada, e quasi una su due evita di prendere i mezzi pubblici la sera da sola. La paura non è un’emozione neutra, uguale per tutti: è il risultato di un contesto sociale in cui le ragazze imparano presto che il loro corpo è più esposto, nello spazio pubblico e online, e che la responsabilità di “stare attente” ricade soprattutto su di loro. Per reagire a queste situazioni, molte ragazze adottano strategie di prevenzione che finiscono per limitare la loro libertà di movimento e di partecipazione sociale, più dei coetanei. La percezione del rischio incide anche su corpo e comportamenti: il 29% delle ragazze dice di scegliere abiti “non provocanti” per evitare attenzioni indesiderate e il 32% limita il consumo di alcol per ridurre il rischio di molestie o aggressioni (35% ragazze, 29% ragazzi). Inoltre, il 45% delle ragazze finge di essere al telefono mentre torna a casa e il 38% condivide la propria posizione con una persona di fiducia quando esce da sola. Anche al di fuori delle relazioni, i ragazzi e le ragazze affrontano, in molti casi, un clima di violenza pervasiva, sia online che offline. Il 49% degli adolescenti intervistati ha avuto almeno una volta paura di ricevere violenza da una persona coetanea o da un gruppo di coetanee/i. Il 37% ha ricevuto almeno una volta richieste di foto private da persone con cui non aveva un rapporto intimo. Commenti sessisti, discriminazioni di genere e per l’orientamento sessuale fanno parte del vissuto quotidiano degli adolescenti: il 63% (60% i ragazzi, 67% le ragazze) ha ricevuto commenti indesiderati sul corpo e prese in giro per l’aspetto fisico. Oltre un terzo degli intervistati ha ricevuto insulti o prese in giro per motivi legati al genere o all’orientamento sessuale e il 35% ha visto rivelato il proprio orientamento sessuale o le proprie scelte affettive da qualcuno senza il suo consenso. La ricerca “Stavo solo scherzando” evidenzia anche comportamenti diffusi tra gli adolescenti che possono diventare situazioni di vulnerabilità, soprattutto quando si intrecciano con pressioni, abuso e mancanza di consenso: il 28% ha avuto almeno una volta un incontro intimo occasionale dopo aver bevuto troppo, senza ricordare bene cosa fosse successo il giorno dopo (31% tra i ragazzi, 25% tra le ragazze), il 40% ritiene diffuso tra i coetanei bere alcol in modo eccessivo per disinibirsi sessualmente, il 23% segnala la partecipazione a giochi o sfide sessuali di gruppo e quasi 1 adolescente su 10 crede che queste sfide servano a sentirsi parte del gruppo o ad essere accettati, mentre il 31% ritiene che vengano sottovalutate le possibili conseguenze personali e sociali. Infine, dal rapporto emerge che meno della metà degli adolescenti ha fatto educazione sessuo-affettiva a scuola e che per il 79% un corso obbligatorio di educazione sessuale a scuola sarebbe utile per contrastare la violenza di genere. Qui il Report “Stavo Solo Scherzando”: https://s3-www.savethechildren.it/public/allegati/stavo-solo-scherzando.pdf. Qui l’indagine con Ipsos Doxa su Adolescenti e violenza di genere: https://s3-www.savethechildren.it/public/allegati/adolescenti-e-violenza-di-genere-indagine-ipsos-e-save-children.pdf. Qui la campagna di Save the Children “Facciamolo in classe” sull’educazione sessuo-affettiva: https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/campagne/facciamolo-in-classe. Giovanni Caprio
February 14, 2026
Pressenza
Haiti: in 4 anni triplicate le violenze sessuali
Lo afferma il rapporto internazionale di Medici Senza Frontiere (MSF) “Violenza sessuale e di genere a Port-au-Prince, Haiti”. di Medici Senza Frontiere (*) Foto: Msf La violenza sessuale e di genere è aumentata nella capitale di Haiti dal 2021 e viene utilizzata sistematicamente per terrorizzare la popolazione, con un impatto enorme su donne e ragazze. È quanto rivela “Violenza sessuale e di genere a Port-au-Prince,
February 11, 2026
La Bottega del Barbieri
[2026-02-15] No Sui Nostri Corpi! Contro la modifica della legge sul Consenso - Mobilitazione Territoriale diffusa @ Roma
NO SUI NOSTRI CORPI! CONTRO LA MODIFICA DELLA LEGGE SUL CONSENSO - MOBILITAZIONE TERRITORIALE DIFFUSA Roma - Roma (domenica, 15 febbraio 09:00) I Centri antiviolenza promuovono mobilitazioni contro il ddl Bongiorno, considerato un attacco ai diritti e all’autodeterminazione delle donne e delle persone LGBTQIA+. L’iniziativa prevede presidi nelle piazze italiane il 15 febbraio. PRESTO AGGIORNAMENTI SU APPUNTAMENTI A ROMA PER LA MOBILITAZIONE DIFFUSA DEL 15 FEBBRAIO Continuiamo la mobilitazione permanente contro il ddl Bongiorno! Dopo l'assemblea cittadina del 9 Febbraio alla Sapienza, chiamiamo tutte, tuttɜ e tutti a partecipare alla tappa intermedia di questo percorso prevista per il 15 febbraio, data simbolica in cui ricorre il trentennale della introduzione della legge sulla violenza sessuale, presidiando una piazza in tutte le città d’Italia per manifestare il nostro dissenso contro il ddl Bongiorno e condividere la costruzione del corteo nazionale a Roma del 28 febbraio, insieme alle centinaia di centri antiviolenza, collettivi, associazioni e reti che stanno aderendo in questi giorni.   Il ddl Bongiorno è irricevibile e non è solo una questione tecnico-giudica ma politica, perché rappresenta uno strumento di arretramento grave che vuole cancellare anni di lotte per i diritti delle donne riducendole al silenzio e lo scudo ostinato di una cultura dello stupro che normalizza la sottomissione delle donne e delle persone LGBTQIA+ e delle libere soggettività al dominio maschile patriarcale.   Sappiamo di avere bisogno di ogni persona di questo paese, come accadde nel 1996, come è accaduto per le legge sul divorzio e per le grandi rivoluzioni culturali di questo paese. Scendiamo in piazza, riempiamo le strade per dire NOSUINOSTRICORPI e giù le mani dalla legge sulla violenza sessuale. Non arretreremo di un passo sulle nostre libertà e sui nostri diritti.
February 10, 2026
Gancio de Roma
Be Free: «Il ddl Bongiorno stravolge il significato della Convenzione di Istanbul»
Abbiamo intervistato Francesca De Masi e Carla Quinto della Cooperativa Sociale Be Free impegnata da anni per contrastare la violenza di genere in merito al ddl Bongiorno. Emerge un quadro preoccupante che – se approvato – costituirà un grave arretramento delle tutele sociali e giuridiche nei confronti delle donne e dei soggetti femminilizzati. La giurisprudenza della Corte di Cassazione in questi anni ha più volte ribadito che esiste violenza anche «quando manca il consenso» e non solo nei casi di «dissenso manifesto». Che cosa significa questo e quali sono ancora oggi le difficoltà nei tribunali nei casi di violenza e stupro? La legge sulla violenza sessuale risale al 1996. É stata frutto di grandi battaglie da parte del Movimento delle donne – durate 30 anni prima della sua approvazione – ma certamente è una legge datata che all’epoca costruì un modello coercitivo, nel senso che in questo dispositivo legislativo sono indicate «violenza o minaccia o abuso di autorità» come le modalità riconosciute perché sia violenza sessuale. Questo modello coercitivo è stato poi superato dalla giurisprudenza degli ultimi anni, anche alla luce della Convezione di Istanbul del 2011, che ha riconosciuto il modello fondato sul consenso come principio cardine per valutare se c’è stata o no violenza sessuale. Ciò non toglie che ancora oggi i processi per stupro siano dei veri e propri calvari per le donne, nel senso che siamo ancora intrise di una cultura che non crede alle donne, che le colpevolizza per come erano vestite, per il fatto che erano ubriache, perché non hanno reagito, e le sottopone a quella che viene chiamata “vittimizzazione secondaria”. Con questo termine si indica una nuova esposizione a trauma da parte delle istituzioni – per la mancanza di una formazione sul tema e il perdurare di stereotipi patriarcali – che determina un atteggiamento di minimizzazione della violenza e di svalutazione di chi la subisce.  Il ddl Bongiorno invece cancella il termine consenso introducendo la parola dissenso, ossia manifestazione contraria, e andando a nutrire quella cultura dello stupro che legittima possesso, controllo, prevaricazione, riportando indietro il nostro Paese di 50 anni. In che modo quindi il ddl Bongiorno, nella sua attuale stesura, peggiorerebbe il perseguimento del reato di violenza sessuale in tribunale?  Proprio per quello che dicevamo prima, il ddl Bongiorno se approvato avrà l’effetto immediato di essere un ulteriore deterrente per le denunce per stupro. Già oggi esiste un sommerso molto consistente: è infatti assolutamente falso che le donne denuncino stupri inesistenti, come dice Salvini. È vero il contrario: nei Centri antiviolenza di Be free seguiamo tantissime donne che, pur avendo subito violenza sessuale, non se la sentono di denunciare.  Anche l’Istat nell’ultima rilevazione afferma che a fronte di una maggiore consapevolezza delle donne – che oggi sono maggiormente in grado di riconoscere alcuni comportamenti come violenza – la propensione alla denuncia rimane sempre molto bassa. Affermare, come fa il ddl che «la volontà contraria all’atto sessuale deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso» significa prima di tutto dare per scontata la legittimità predatoria del rapporto sessuale, salvo la manifestazione di volontà contraria: viene in questo modo sancita l’esigibilità dei corpi delle donne e delle altre persone maggiormente esposte alla violenza, come quelle appartenenti alla comunità LGBTQIA+, corpi che diventano territori a disposizione fino a che non si dice no.  In parole semplici, tu maschio sei legittimato al rapporto sessuale, anche in assenza di indici chiari di consenso da parte di chi quel rapporto lo potrebbe subire, a meno che l’altra persona non manifesti la volontà contraria in modo esplicito. Le donne che subiscono stupro però nella maggior parte dei casi non reagiscono perché hanno paura di essere uccise e scattano meccanismi di difesa per affrontare il grave trauma, come il freezing [congelamento, ndr]. Quello che è successo proprio in questi giorni a Zoe Trinchero – che ha avuto il coraggio di dire no al suo aggressore Alex Manna e per questo è stata ammazzata – conferma che la paura di essere uccise è reale. Questa è una conferma che l’ostinazione con cui il Governo vuole impedire l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole non fa altro che legittimare gli uomini a fare ciò che vogliono dei corpi delle donne, a non rispettare i no, a non accettarne l’autodeterminazione. Infine, se pensiamo che quasi il 63% delle violenze sessuali avvengono all’interno dei rapporti di coppia, ci possono essere situazioni in cui la donna non può manifestare il suo dissenso perchè questo per lei può costituire pericolo di vita, oltre al fatto che le violenze sessuali nella coppia avvengono in un contesto di manipolazione, dipendenza affettiva, ecc. Cosa dice la Convenzione di Istanbul sul tema del consenso? Esiste un riconoscimento giuridico del concetto di consenso negli altri Paesi europei? La convenzione di Istanbul, ratificata dall’Italia nel 2013, è rivoluzionaria da diversi punti di vista. Innanzitutto, è il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante il cui principale obiettivo è creare un quadro globale e integrato che consenta la tutela delle donne contro qualsiasi forma di violenza e lo fa in primo luogo riconoscendo il fatto che la violenza subita dalle donne è fondata sul genere, cioè colpisce le donne in quanto donne, ed è il meccanismo cruciale attraverso cui tutte le donne (anche quelle che la violenza non l’hanno ancora subita) vengono mantenute in una posizione di subalternità rispetto al genere maschile. All’art. 36 inoltre, dal titolo “Violenza sessuale, compreso lo stupro” si dice espressamente che: «Il consenso deve essere dato volontariamente, quale libera manifestazione della volontà della persona e deve essere valutato tenendo conto della situazione e del contesto». Una definizione di questo tipo da conto della autodeterminazione sessuale, della reciprocità che ci deve essere nell’ambito di un rapporto sessuale, di tutta la bellezza che la sessualità condivisa può sprigionare in termini di desiderio è benessere; quando il consenso non c’è, non si parla di sessualità ma di violenza, dominio, esercizio di potere.  Il ddl Bongiorno fa un’operazione molto scorretta: nomina le parole situazione e contesto, che sono le stesse usate da Istanbul, ma ne capovolge il significato e l’utilizzo, collegandolo al dissenso; nella Convenzione di Istanbul invece la situazione e il contesto sono collegati al termine consenso e si riferiscono proprio a tutte quelle reazioni che possono determinarsi in chi subisce la violenza. Bisogna aggiungere che una simile modifica sarebbe in controtendenza rispetto a tutto quello che i Paesi europei firmatari della Convenzione stanno facendo negli ultimi anni per introdurre esplicitamente il consenso nelle normative nazionali. La discussione del ddl è stata postposta di qualche mese, come vi state organizzando voi Centri Antiviolenza e movimento femminista e transfemminista per opporvi a questa legge?  Ci siamo mosse subito, fin da quando, il 27 gennaio scorso, la riformulazione di Bongiorno è andata in Commissione giustizia al Senato, dove in poche ore è stata approvata con 12 voti favorevoli e 10 contrari. Negli stessi istanti in cui in Commissione si consumava questo scempio, sotto al Senato centinaia di operatrici dei Centri antiviolenza, attivistə femministe e transfemministe, organizzazioni sindacali e del terzo settore, manifestavano il proprio dissenso e venivano represse dalle forze di polizia, tanto che le parlamentari dell’opposizione sono intervenute per mediare con le forze dell’ordine e aggiungersi al cordone a protezione di chi legittimamente protestava. Diverse attiviste sono state spintonate riportando ecchimosi. In quella sede è stata lanciata la mobilitazione permanente con lo scopo di bloccare il ddl, mobilitazione che vedrà una prima data territoriale in tutta italia, il 15 febbraio, per declinare la giornata, che è anche una data simbolica ricorrendo il trentennale dell’approvazione della legge sulla violenza sessuale, secondo modalità e pratiche proprie dei vari territori coinvolti, per poi convergere tutte, tutti e tuttu a Roma per un grande corteo nazionale, il 28 febbraio. Stiamo ricevendo moltissime adesioni da tutta italia; la mail dedicata a cui inviare adesione è nosuinostricorpi@gmail.com  A Roma, inoltre, il 9 febbraio alle 17, presso la Facoltà di Lettere della Sapienza, ci sarà anche una assemblea cittadina di avvicinamento e costruzione condivisa alle mobilitazioni territoriali del 15 febbraio, in cui potersi confrontare su proposte, pratiche, forme di lotta e strategie da mettere in campo per bloccare il ddl e continuare la protesta con il corteo nazionale che abbiamo lanciato per la data del 28 febbraio qui a Roma.  La copertina è di Daniele Napolitano, corteo Nudm Roma, Novembre 2025 SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Be Free: «Il ddl Bongiorno stravolge il significato della Convenzione di Istanbul» proviene da DINAMOpress.
February 9, 2026
DINAMOpress
[2026-02-10] Consenso / Dissenso - Formazione sul DDL Bongiorno - Senza consenso è stupro @ Trenta Formiche
CONSENSO / DISSENSO - FORMAZIONE SUL DDL BONGIORNO - SENZA CONSENSO È STUPRO Trenta Formiche - Via del Mandrione, 3, 00176 Roma RM (martedì, 10 febbraio 19:30) MOBILITAZIONE PERMANENTE contro il DDL Bongiorno. Serata di Formazione sul DDL Bongiorno, in discussione in parlamento, che vuole modificare la legge sulla violenza sessuale eliminando il concetto di "consenso libero e attuale". Ne discutiamo con le avvocate e le operatrici dei centri antiviolenza.
February 8, 2026
Gancio de Roma
No alla strumentalizzazione delle violenze di genere, organizziamo le donne delle borgate!
Nelle ultime settimane stiamo assistendo a una costante strumentalizzazione dei casi di violenza di genere nei quartieri popolari di Roma. Un’operazione alimentata da articoli di giornale dai titoli sensazionalistici, programmi televisivi e mass media che contribuiscono a dare centralità a un’unica narrazione e alla richiesta di provvedimenti che hanno tutto […] L'articolo No alla strumentalizzazione delle violenze di genere, organizziamo le donne delle borgate! su Contropiano.
December 20, 2025
Contropiano
Donne contro guerra e genocidio. Primi passi di un fronte nazionale contro le “signore della guerra”
Sabato 6 dicembre, al Nuovo Cinema Aquila, si è svolto l’incontro promosso da Donne e persone queer contro guerra e genocidio in Palestina, al quale hanno partecipato e sono intervenute tantissime donne, libere soggettività, realtà palestinesi, sociali, politiche e sindacali e collettivi femministi e LGBTQ+. Una partecipazione ampia, diretta espressione […] L'articolo Donne contro guerra e genocidio. Primi passi di un fronte nazionale contro le “signore della guerra” su Contropiano.
December 10, 2025
Contropiano