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Polla (SA): presentazione dell’Osservatorio e del volume Scuole e Università di Pace
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha svolto un incontro pubblico per la prima volta a Polla, nel Vallo di Diano, in provincia di Salerno, con la prestazione del volume Scuole e università di pace. Fermiamo la follia della guerra, il testo che raccoglie gli atti del Convegno nazionale dell’Osservatorio del 2025 a Roma. L’incontro – sui temi della didattica militarizzata, del ritorno dell’obbligo della leva, del lavoro attentissimo di monitoraggio, critica e resistenza dell’Osservatorio – è stato molto partecipato, con un dibattito appassionato. Tutto ciò non era scontato, soprattutto con 35 gradi all’ombra!  -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Ho.P.E. Campania: chi gestirà davvero il piano casa?
Il programma regionale da 245 milioni di euro punta ad affrontare la crisi abitativa, ma la distribuzione delle risorse, il ruolo dell’ACER, gli studentati e i fondi ancora in attesa del via libera europeo sollevano diversi interrogativi. La Giunta regionale della Campania ha approvato il 16 luglio scorso, con la Delibera n. 386, il programma “Ho.P.E. in Campania” (Housing Programma Europeo in Campania), destinando alle politiche abitative circa 245 milioni di euro del PR Campania FESR 2021-2027. È un atto che merita di essere letto oltre il comunicato istituzionale, perché la distribuzione di quelle risorse e le condizioni a cui sono legate raccontano più di quanto dica il titolo del programma. Il contesto che giustifica l’intervento è già di per sé un dato politico. Lo scorso 15 aprile si è chiusa la seconda ricognizione regionale del fabbisogno abitativo pubblico: 45.000 domande presentate, il 45% in più rispetto alla graduatoria del 2022. È la misura di una crisi abitativa che nella conurbazione Napoli-Caserta-Salerno, dove vive tre quarti della popolazione regionale, non è un’emergenza recente ma una condizione strutturale, mentre il patrimonio di edilizia residenziale pubblica costruito nei decenni scorsi invecchia e in parte viene dismesso: nella sola provincia di Napoli gli alloggi ex IACP sono scesi da oltre 35.000 nel 2011 a circa 27.000 nel 2020. Su questo sfondo, il programma stanzia le risorse lungo tre misure e sei linee di intervento: nuovi alloggi ERP tramite riuso di patrimonio pubblico dismesso e di beni confiscati alla criminalità organizzata; un intervento analogo riservato alle Città Polo nell’ambito dei loro Programmi PRIUS; il completamento di interventi già avviati dal Comune di Napoli a Scampia, Taverna del Ferro e nell’eco-quartiere di Ponticelli; un piano di manutenzione straordinaria del patrimonio ERP gestito dall’ACER; nuovi alloggi di edilizia residenziale sociale realizzati da imprese e cooperative; e, infine, studentati universitari pubblici in collaborazione con gli atenei campani. È un ventaglio coerente con la riforma degli strumenti legislativi sul diritto alla casa che la Regione porta avanti da anni: dalla definizione dell’edilizia residenziale sociale nell’articolo 5 della legge regionale 13/2022, all’aggiornamento dei limiti di costo degli alloggi ERP ed ERS fissato dal Decreto Dirigenziale 473/2023, fino alle Linee Guida approvate con la Delibera 87/2024 e al richiamo esplicito ai principi del Nuovo Bauhaus Europeo su bellezza, sostenibilità e inclusione degli interventi. Dentro questo impianto, però, ci sono asimmetrie che meritano attenzione, perché toccano il modo in cui la spesa pubblica arriverà a tradursi in case abitabili. La prima riguarda il rapporto tra Comune di Napoli e ACER, l’Agenzia Campana per l’Edilizia Residenziale nata dall’accorpamento dei cinque ex IACP regionali. Il Comune riceve 50 milioni per completare tre interventi già avviati con altre forme di finanziamento. L’ACER riceve 34 milioni, destinati esclusivamente alla manutenzione straordinaria, al rifacimento delle coperture, all’efficientamento energetico e al superamento delle barriere architettoniche del patrimonio esistente. È un’asimmetria significativa se si considera che l’ACER amministra la parte più consistente del patrimonio ERP regionale, quello ereditato dai vecchi IACP e concentrato per quasi il 70% nell’area della Città Metropolitana di Napoli, mentre al Comune di Napoli fa capo una porzione minoritaria di quel patrimonio complessivo. Soprattutto, nessuna delle sei linee di intervento affida all’ACER un ruolo nella realizzazione di nuovi alloggi: quella funzione è riservata dal programma a enti locali e Regione nella linea più corposa in assoluto, 85,7 milioni di euro per il riuso di patrimonio pubblico dismesso e di beni confiscati, e alle Città Polo per altri 7,3 milioni. Proprio il richiamo ai beni confiscati alla criminalità organizzata, dentro quella linea da 85,7 milioni, meriterebbe un supplemento di attenzione. La Regione si è dotata, con la legge regionale 7/2012, di un Piano Strategico per i Beni Confiscati, definito dalla stessa legge come lo strumento chiamato a fissare i criteri e i settori di intervento per il riutilizzo sociale del patrimonio sottratto alla criminalità organizzata presente sul territorio regionale. È un’infrastruttura giuridica già collaudata, che negli anni ha finanziato con cadenza annuale interventi di recupero a fini sociali su beni confiscati e che il programma Ho.P.E. richiama esplicitamente come possibile fonte di nuovi alloggi ERP, subordinandone però l’utilizzo, come specifica la delibera, a una previa verifica di compatibilità. Il problema è che la delibera non scorpora, dentro gli 85,7 milioni della linea 1.1, quanto sia riservato al recupero di beni confiscati e quanto al più generico riuso di patrimonio pubblico dismesso: due percorsi che, sul piano amministrativo, non sono affatto equivalenti. I beni confiscati restano gravati da procedure di destinazione che coinvolgono l’Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la Destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati, tempi di trasferimento della proprietà spesso lunghi, verifiche catastali e ipotecarie non sempre lineari e, in alcuni casi, contenziosi pendenti sull’origine del bene che possono trascinarsi per anni. Trattarli nella stessa riga contabile di un edificio pubblico dismesso e già libero da vincoli rischia di produrre, nei cronoprogrammi richiesti come condizione di ammissibilità al finanziamento, una sovrastima della velocità con cui quella parte di risorse potrà davvero tradursi in alloggi assegnabili, con il rischio concreto che siano proprio i progetti su beni confiscati, i più simbolicamente rilevanti, a slittare quando arriverà il momento di certificare la spesa. Un secondo punto riguarda la linea 3.2, i 20 milioni destinati agli studentati regionali in collaborazione con gli atenei campani. È l’unica linea del programma in cui l’ACER non compare in alcun ruolo, né come beneficiaria né come soggetto attuatore, nonostante l’agenzia raccolga l’eredità degli ex IACP, che da oltre un secolo gestiscono in Campania l’edilizia residenziale pubblica, con competenze nella selezione degli assegnatari, nella determinazione e gestione dei canoni calmierati, nella manutenzione dei patrimoni immobiliari e nel contenzioso sulle occupazioni abusive. È un know-how che si presterebbe naturalmente a un modello di studentato pubblico a canone sociale, replicabile su scala regionale, ma che il programma non mobilita su questo fronte, lasciando il tema degli alloggi universitari interamente nelle mani di Regione e atenei. Il vuoto lasciato da questa scelta si osserva già concretamente a Napoli, dove il mercato privato si è mosso più rapidamente del programma regionale. Un’inchiesta di Altreconomia del gennaio 2026 racconta come nelle due ex torri TIM del Centro Direzionale stia per aprire uno studentato privato da 900 posti letto gestito da Ibrido Student, con canoni di 850 euro al mese per una singola e 500 per una doppia condivisa, cifre lontane dalla platea di studenti a basso reddito che uno studentato pubblico dovrebbe servire. Secondo la stessa inchiesta, il progetto ha suscitato perplessità tra studenti, attivisti e urbanisti per la sua natura di operazione immobiliare a fini commerciali, resa possibile da un vincolo di destinazione d’uso di appena dodici anni. Se il programma Ho.P.E. avesse riservato all’ACER un ruolo esplicito nella linea dedicata agli studentati, la Regione avrebbe potuto contrapporre a questo modello un’alternativa pubblica costruita sulle competenze maturate nella gestione dell’edilizia residenziale pubblica, invece di lasciare spazio a operatori privati i cui canoni restano fuori dalla portata di gran parte degli studenti fuori sede. C’è infine una terza asimmetria, che riguarda la solidità stessa delle cifre annunciate. Dei 244.689.007,42 euro destinati al programma, la delibera specifica che soltanto 105.263.159 euro provengono da dotazioni già assegnate alle Priorità 2 quater e 5 bis del PR FESR. I restanti 139.425.848,42 euro, oltre la metà del totale, dipendono da una modifica del Programma regionale che la Commissione europea non ha ancora approvato, sebbene la Regione abbia già sottoscritto, il 29 dicembre scorso, l’Intesa in Conferenza Stato-Regioni che ne prevede l’integrazione. La delibera lo scrive senza ambiguità: per quella quota di risorse, ammissione a finanziamento e attuazione restano subordinate all’approvazione della modifica da parte della Commissione europea. Il programma Ho.P.E., in altre parole, è oggi per più della metà un impegno politico-programmatico che attende una conferma esterna alla Regione, non uno stanziamento già operativo. A questo si aggiunge che il PR FESR prevede da quest’anno target di spesa impegnativi e che la Giunta, con la Delibera 63 del 27 febbraio scorso, ha subordinato l’ammissione a finanziamento alla dimostrazione, tramite cronoprogrammi aggiornati, della capacità di concorrere a quei target già nell’annualità in corso: avranno la precedenza i progetti più rapidi da rendicontare, non necessariamente quelli più urgenti sul piano sociale, né quelli, come il recupero dei beni confiscati, che richiedono tempi amministrativi più lunghi. Tenere insieme questi elementi — la distribuzione del ruolo attuativo tra Comune di Napoli e ACER, l’assenza dell’ACER dalla linea dedicata agli studentati mentre il mercato privato occupa già quello spazio, e la natura ancora condizionata di gran parte delle risorse annunciate — restituisce un’immagine più utile di quella offerta dal titolo del programma. Un ultimo profilo riguarda infine chi vigilerà sull’attuazione del piano. La delibera affida alla Direzione Generale Governo del Territorio, in raccordo con l’Autorità di Gestione FESR, sia la verifica del rispetto del principio DNSH (Do No Significant Harm), sia il monitoraggio dell’effettivo avvio dei lavori e dell’avanzamento della spesa. È un presidio interamente accentrato in capo alla struttura regionale, che non prevede un ruolo di rendicontazione autonoma né per l’ACER sul proprio patrimonio né per il Comune di Napoli sui propri cantieri. Di fronte a 45.000 famiglie in graduatoria, la domanda utile non è se la Regione stia investendo abbastanza: la cifra complessiva, pur ancora in parte da confermare, non è trascurabile. La domanda è piuttosto a chi, tra i soggetti chiamati ad attuarla, quella spesa viene affidata per tradursi in case abitabili, chi ne verificherà davvero la qualità sul campo e se l’ente che da un secolo amministra il patrimonio pubblico esistente avrà gli strumenti per essere parte della soluzione anche sui fronti, come quello degli studentati, dove oggi non compare. Francesco Russo
July 23, 2026
Pressenza
Napoli, presidio al Consiglio Regionale: i comitati difendono l’acqua pubblica
Circa un centinaio di persone hanno partecipato oggi  mercoledi 22 luglio al presidio promosso davanti alla sede del Consiglio Regionale della Campania, al Centro Direzionale di Napoli, per ribadire la difesa dell’acqua pubblica e contestare ogni ipotesi di privatizzazione o di ulteriore allontanamento della gestione del servizio idrico dal controllo […] L'articolo Napoli, presidio al Consiglio Regionale: i comitati difendono l’acqua pubblica su Contropiano.
July 23, 2026
Contropiano
La Democrazia riparte da Napoli Est: partecipazione, critica politica e rilancio della città
San Giovanni a Teduccio – Una sala consiliare della VI Municipalità gremita e attenta ha fatto da cornice all’incontro pubblico dal titolo “La Democrazia riparte da Napoli Est”, promosso come momento di confronto politico e civico sulle prospettive della città e, in particolare, dell’area orientale di Napoli. Ad aprire i […] L'articolo La Democrazia riparte da Napoli Est: partecipazione, critica politica e rilancio della città su Contropiano.
July 14, 2026
Contropiano
Napoli. ABC trasformata in SpA, il Servizio Idrico Integrato deve rimanere pubblico
L’incontro tra il Sindaco di Napoli, gli Assessori competenti e Cgil Cisl e Uil ha confermato la volontà della Giunta Manfredi di trasformare ABC Napoli da Azienda Speciale in Società per Azioni interamente partecipata dal Comune. Si tenta di rassicurare cittadini e lavoratori sostenendo che il capitale resterà al 100% […] L'articolo Napoli. ABC trasformata in SpA, il Servizio Idrico Integrato deve rimanere pubblico su Contropiano.
July 12, 2026
Contropiano
Napoli accoglie i bambini saharawi, piccoli ambasciatori di pace
«SONO NATI NEL DESERTO, NON HANNO MAI VISTO IL MARE». A PALAZZO SAN GIACOMO IL BENVENUTO AI BAMBINI SAHARAWI DEL PROGETTO NAZIONALE “PICCOLI AMBASCIATORI DI PACE” «Sono nati nel deserto questi bambini. Non hanno mai visto né una piscina né il mare. Portarli al mare e in piscina è la cosa che loro amano di più.» Bastano queste parole di Francesca Doria, presidente dell’associazione Tiris OdV, per comprendere il valore umano del progetto “Piccoli Ambasciatori di Pace”, che anche quest’anno ha portato a Napoli un gruppo di bambini saharawi provenienti dai campi profughi, offrendo loro un periodo di accoglienza, assistenza sanitaria e scambio culturale. La delegazione è stata ricevuta a Palazzo San Giacomo, dove le istituzioni cittadine hanno dato il benvenuto ai piccoli ospiti, protagonisti di un’iniziativa che da anni rappresenta uno dei più significativi esempi di cooperazione e solidarietà internazionale promossi sul territorio. Come ha spiegato Francesca Doria, il progetto è un’iniziativa nazionale che ogni estate coinvolge bambini saharawi accolti in diverse città italiane. L’obiettivo principale è quello di consentire loro di effettuare uno screening medico completo, verificandone le condizioni di salute attraverso visite specialistiche. Accanto all’assistenza sanitaria, il soggiorno diventa un’importante occasione di crescita personale e di incontro con i coetanei italiani. «Il progetto consiste principalmente in uno screening medico, nell’appurare le condizioni di salute dei bambini, dopodiché in uno scambio culturale con i nostri bambini. Il mio progetto è finanziato dal 5 per mille e da varie iniziative con cui cerchiamo di coinvolgere la società civile per avere delle donazioni, assolutamente di privati.» Parole che raccontano un’iniziativa resa possibile soprattutto grazie all’impegno del volontariato e alla generosità di tanti cittadini. Ad accogliere i bambini anche la presidente del Consiglio comunale di Napoli, Enza Amato, che ha sottolineato come questo appuntamento rappresenti ormai una tradizione per la città. «Con grande piacere ospitiamo gli ambasciatori di pace del popolo saharawi. Ormai è una tradizione che, insieme all’associazione Tiris e al Comune di Napoli, il Consiglio comunale dedica qualche ora a questi piccoli ambasciatori che saranno qui per un po’ di tempo nella nostra città.» Nel suo intervento, Amato ha ricordato anche il significato storico e politico dell’iniziativa, richiamando l’attenzione sulla lunga vicenda del popolo saharawi. «Il popolo saharawi vive nel Sahara Occidentale, in una terra desertica lontana dal mare. Proclamata nel 1976, la Repubblica Saharawi è solo in parte riconosciuta a livello internazionale. Per noi è molto bello ospitarli e far sentire la nostra vicinanza e il nostro affetto rispetto a questo popolo e alla sua battaglia per l’autodeterminazione.» I bambini accolti a Napoli provengono dai campi profughi di Tindouf, nel sud-ovest dell’Algeria, dove una parte consistente della popolazione saharawi vive da decenni in condizioni difficili, in attesa di una soluzione politica della questione del Sahara Occidentale. Per molti di loro, il soggiorno in Italia rappresenta un’opportunità preziosa non solo per ricevere cure mediche e partecipare ad attività educative e ricreative, ma anche per vivere esperienze semplici che assumono un significato speciale: una giornata al mare, un bagno in piscina, l’incontro con bambini della loro età. L’accoglienza di Palazzo San Giacomo rinnova così il legame tra Napoli e il popolo saharawi, confermando il valore di un progetto che, attraverso piccoli gesti concreti, continua a promuovere la cultura della pace, della solidarietà e del dialogo tra i popoli. FONTI Comune di Napoli – Festa a Palazzo San Giacomo con i bambini Saharawi ANSA Campania – Servizio sull’accoglienza dei bambini saharawi a Napoli (edizione 2026) Lucia Montanaro
July 9, 2026
Pressenza
Musicisti napoletani: Sosteniamo Cuba!
L’embargo energetico imposto dall’imperialismo yankee è ormai tanto devastante quanto determinante per le tragiche e attuali condizioni della popolazione cubana. Continui blackout, mancanza di rifornimenti e di medicinali costringono il personale sanitario ad operare con mezzi propri e di fortuna. L’impossibilità di garantire un ambiente sterile ed energeticamente autonomo stringe […] L'articolo Musicisti napoletani: Sosteniamo Cuba! su Contropiano.
July 8, 2026
Contropiano
Paestum (SA), 18 luglio: Assemblea nazionale “La conoscenza non marcia” con Osservatorio
LA CONOSCENZA NON MARCIA: COSTRUIAMO UNA PETIZIONE POPOLARE PER SGANCIARE SCUOLE, UNIVERSITÀ E RICERCA DAL COMPLESSO MILITARE-INDUSTRIALE ASSEMBLEA NAZIONALE SABATO 18 LUGLIO ORE 15:00 – SIERRA MAESTRA CAMP – PAESTUM Da ogni parte del mondo soffiano i venti di guerra: i piani genocidiari di Israele su Palestina, Libano e tutto il Medio Oriente, fino ai bombardamenti sull’Iran, allo scenario ucraino, all’aggressività USA verso Cuba – dopo il rapimento di Maduro – e tutto il mondo. Questa tendenza generalizzata alla guerra si nota nelle parole del Ministro della Guerra Crosetto, che, in linea con le indicazioni europee, propone una militarizzazione della società che passa per un completa sussunzione dell’istruzione, della ricerca e della formazione, nella produzione materiale di armi e nella riproduzione ideologica della guerra, ironicamente chiamata “cultura della difesa”, un approccio, quello di Crosetto, ampiamente condiviso e favorito anche dai Ministri Valditara e Bernini, rispettivamente nella Scuola e nell’Università In questo contesto drammatico, migliaia di persone nel mondo studentesco, nel personale docente, della ricerca e lavorativo nel mondo della formazione, hanno scelto da che parte stare: organizzati contro la militarizzazione e l’israelizzazione del sapere, in solidarietà con i popoli oppressi e per una formazione che garantisca il diritto allo studio, il pensiero critico e le tutele di chi lavora. Per questo abbiamo costruito una campagna nazionale che unisce studenti, docenti, lavoratori e ricercatori che ha attraversato scuole e università di tutto il Paese attraverso dibattiti e mobilitazioni. Ma questo non basta: vogliamo promuovere una petizione popolare in grado di incidere nella realtà rivendicando la necessità di una normativa che vieti l’ingresso degli interessi militari nella filiera formativa e che preveda strumenti e tutele come organi di controllo degli accordi e delle iniziative e su ogni aspetto etico di scuole e università e il riconoscimento dello status di obiettore di coscienza per chiunque voglia sottrarsi al ricatto lavorativo o di studio che molto spesso viene imposto L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, che sostiene la campagna La conoscenza non marcia, sarà presente all’Assemblea con Roberta Leoni, docente e presidente dell’Osservatorio, e Luca Alberti Archetti, docente e referente delle relazioni internazionali dell’Osservatorio. Incontriamoci e rilanciamo la campagna in tutto il Paese: dopo gli appuntamenti nazionali in presenza e online svolti durante quest’anno, gli studenti e le studentesse di Cambiare Rotta e OSA mettono a disposizione uno spazio all’interno del campeggio estivo Sierra Maestra Camp: come Conoscenza Non Marcia invitiamo dunque chiunque voglia organizzarsi intorno a queste parole d’ordine a confrontarci sabato 18 luglio presso il Camping La Giara di Paestum verso la prossima riapertura di scuole e università. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
CARCERE: RIVOLTE, SUICIDI, SOVRAFFOLLAMENTO E CALDO ESTREMO. “L’ESTATE E’ IL PERIODO PEGGIORE DELL’ANNO”
Carceri in rivolta. A Enna. 24 ore di proteste provocate dall’ennesimo blackout. I detenuti hanno occupato la struttura, distruggendo le telecamere di sorveglianza, prima dell’arrivo dei manganelli di polizia e carabinieri; 8 persone arrestate, mentre i restanti detenuti sono stati stipati nelle poche celle utilizzabili, 10 per cella. Altra rivolta, tra sovraffollamento e condizioni di detenzione, a Taranto e all’Ipm di Casal del Marmo a Roma, con 8 minorenni a scavalcare le recinzioni, restando appesi per ore alle reti. Il sovraffollamento, lo stop estivo di molte attività e il caldo feroce rende in queste settimane le galere un girone dantesco, che in Toscana raggiunge livelli oltre il drammatico. Il sequestro del fiorentino Sollicciano, disposto dalla Procura per le violazioni strutturali, ha spinto la Direzione delle carceri a diramare una circolare che dispone come in caso di mancanza di letti…si possono mettere brandine e materassi per terra. Situazione non dissimile anche in altri grandi carceri, come il napoletano Poggioreale, il più grande d’Italia, con 2.243 persone a fronte di 1.600 posti teorici, dato che quelli reali, tra lavori e aree chiuse, sono decisamente di meno. Oggi, lunedì 6 luglio 2026, proprio a Poggioreale ispezione dell’europarlamentare Ruotolo e del deputato Sarracino (entrambi Pd), che hanno denunciato “9 detenuti in celle per 3 persone, mentre in piena estate non funzionano nemmeno i ventilatori”. L’intervista su Poggioreale (ma non solo) con Paolo Conte di Antigone Campania. Ascolta o scarica Secondo lo stesso Ministero di Giustizia, dietro le sbarre ci sono a oggi 64.850 detenuti, a fronte di 51.267 posti regolamentari, ma quelli davvero disponibili sono molti di meno, poco più di 46mila. Il sovraffollamento medio è quindi al 140%, con condizioni limite, come Lucca, maglia nera, con il 265%. Poi il femminile di San Vittore, Lodi, Foggia e al quinto posto tra i peggiori carceri per sovraffollamento Canton Mombello, a Brescia; qui 385 persone con 181 posti e sovraffollamento al 213%. L’intervista con Marco Dotti, lavoratore sociale per la cooperativa Bessimo che opera all’interno dell’istituto carcerario bresciano. Ascolta o scarica
July 6, 2026
Radio Onda d`Urto