
Guardia di Finanza nelle scuole di La Spezia: riflessioni contro la militarizzazione
Osservatorio contro militarizzazione di scuole e università - Tuesday, February 3, 2026Il protocollo tra il Ministero dell’Istruzione e del merito e Banca d’Italia prevede l’inserimento dell’educazione finanziaria tra le materie incluse nell’educazione civica. L’obiettivo dichiarato è abituare studenti e studentesse alla gestione del denaro, al risparmio e all’utilizzo di strumenti finanziari, nonché a pubblicizzare la previdenza integrativa a fronte della disgregazione del sistema di previdenza universale.
Tuttavia, se in un contesto socioeconomico caratterizzato dalla perdita del potere d’acquisto e dalla precarizzazione del lavoro, quando sentiamo parlare della Guardia di Finanza a scuola pensiamo alla riduzione dell’educazione civica a un insieme di buoni precetti sulla gestione del denaro, evidentemente siamo stati tratti in inganno, considerando l’esempio del Liceo Economico Sociale “G. Mazzini” della Spezia.
Qui i progetti proposti esulano dalle competenze specifiche della Guardia di Finanza e toccano questioni come la prevenzione dell’uso di stupefacenti. Forse un medico, un biologo o un chimico potrebbero essere di miglior ausilio per una corretta informazione, ma evidentemente il buon senso si scontra con la militarizzazione delle scuole. Qui il personale in divisa veicola, tramite incontri e lezioni, un messaggio ben preciso. Non è in effetti chiaro quale dovrebbe essere la competenza dei finanzieri nell’affrontare temi relativi alle diffuse fragilità delle/dei giovani, per affrontare le quali un pedagogo o uno psicologo sarebbero senza dubbio le figure professionali più titolare a confrontarsi con le classi.
Ed è così che ascolto e orientamento per le/i giovani si risolvono in un banale intervento sulla contraffazione (di solito associata alla figura dei migranti), al contrasto del contrabbando e perfino alla tutela dell’ambiente. Quest’ultimo punto, anche a fronte dei recenti e gravissimi fatti di Niscemi, necessiterebbe di un approccio ben diverso per contrastare i reati ambientali che funestano il nostro territorio.
Ma la presenza della Guardia di Finanza e delle altre forze dell’ordine e armate ha oggi, dopo l’uccisione dello studente Youssef Abanoub, l’ulteriore obiettivo di rivolgersi alla pancia del Paese e di ristabilire un ordine connotato in senso securitario proprio laddove più sarebbe opportuno lavorare sulla prevenzione.
Un articolo pubblicato sulla stampa locale sottolinea l’attenzione riservata dalle/dagli student3 alla lezione e il loro coinvolgimento, ma crediamo la presenza di figure professionali non in divisa avrebbe sollecitato un interesse ancora maggiore, attraverso un approccio basato su competenze ed empatia.
Ancora una volta l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università richiama l’attenzione del mondo della scuola su queste intrusioni militariste il cui fine è ben altro rispetto agli scopi annunciati a mezzo stampa.
E la cultura del rispetto, dell’ascolto e della vita non possono essere associate, a nostro avviso, alle forze dell’ordine quando sono proprio i docenti a svolgere questi ruoli ogni giorno con tutte le difficoltà legate alla ristrettezza dei mezzi a loro disposizione. Se esiste un’indifferenza da combattere è proprio quella dei vertici istituzionali che non assegnano alla scuola la dovuta attenzione e i necessari finanziamenti per affrontare quotidianamente e adeguatamente il mandato educativo di cui essa è titolare.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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