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La Guardia di Finanza al Liceo “Siotto-Pintor” di Cagliari in assetto antispaccio. Quale ricaduta educativa?
La mattina di venerdì 27 ottobre la popolazione studentesca del liceo “Siotto” di Cagliari, ha trovato all’ingresso della scuola, orario di inizio lezioni, il reparto antiterrorismo della Guardia di Finanza, i “baschi verdi“, in assetto antispaccio: volevano pescare eventuali pusher presenti nel contesto scolastico e hanno sguinzagliato il cane antidroga al momento dell’entrata di ragazzi e ragazze. Uno studente è stato attenzionato in modo piuttosto insistente dal cane e ha chiamato altri compagni perché vedessero ciò che stava succedendo, insieme ha dichiarato di non avere niente. Come risposta delle forze dell’ordine si è preso un “non fare il fenomeno altrimenti ti sistemiamo noi”, ed è stato perquisito davanti a tutti senza che gli si trovasse nulla. Un suo compagno che osservava ad una certa distanza la scena della perquisizione per accertarsi che non facessero nulla a quel ragazzo, si sente dire perentoriamente di andarsene e che non poteva stare a guardare. Perché un compagno non poteva stare a guardare? E perché perquisire un ragazzo davanti a tutti e tutte? E perché apostrofarlo con una frase intimidatoria? Certo una circostanza ben diversa dall’incontro con i cani antidroga dei bambini del 6 circolo di Quartu presso il centro elicotteristi di Elmas dei carabinieri, o all’open day della polizia locale di Sassari. Vorremmo sapere la posizione del dirigente scolastico in questa vicenda, se sia stato informato preventivamente o no, ma questo non modifica la gravità del fatto. Sembra il DS non sia stato presente durante le ricerche e la perquisizione della GdF, eppure la sua presenza avrebbe aiutato la popolazione scolastica a sentirsi più tutelata in quel frangente. Come anche avrebbe giovato la presenza delle forze dell’ordine quando, alla fine dello scorso maggio, un gruppo di Blocco studentesco si è piazzato in prossimità dell’ingresso del Siotto in orario di inizio lezioni speakerando al megafono i loro contenuti fascisti e volantinando. Ma davanti al sospetto del consumo di stupefacenti, non sarebbe meglio che, piuttosto che chiamare la Guardia di finanza, la scuola si attivasse in una campagna informativa sugli effetti di vari tipi di droghe nella chimica del cervello e nel comportamento? Chiamando qualche tossicologo e/o neurologo a informare e interloquire con gli studenti e le studentesse? In tal modo la scuola cercherebbe di adempiere al suo impegno di formare cittadini consapevoli e informati anziché ricorrere a un metodo puramente repressivo, ottenendo sicuramente risultati educativi migliori. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Cagliari -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Processo naufragio Cutro: le comunicazioni tra Guardia di Finanza e Guardia Costiera
Analisi delle conversazioni tra sale operative di Guardia di Finanza e Capitanerie di Porto. La Guardia di Finanza aveva consapevolezza dello scenario in mare e la Guardia Costiera ha fatto affidamento su quello che le veniva comunicato dalla Finanza. Sono questi i due “cluster” che caratterizzano quanto accaduto la notte tra il 25 ed il 26 febbraio 2023 nelle sale operative di chi doveva attivarsi per intercettare e soccorrere il caicco Summer Love, che quella notte naufragò a Cutro causando la morte di 94 persone. Queste parole, “consapevolezza” e “affidamento”, hanno caratterizzato il 17 febbraio la lunga e particolareggiata testimonianza davanti al collegio penale del Tribunale di Crotone del maggiore dei carabinieri Roberto Nicola Cara, nel corso della terza udienza del processo sui presunti ritardi nei soccorsi alla barca schiantatasi sulla spiaggia di Steccato di Cutro. Sul banco degli imputati figurano quattro militari della Guardia di Finanza e due delle Capitaneria di porto. Processo naufragio Cutro, time line degli eventi L’ufficiale dei carabinieri, che ha condotto le indagini delegate dalla Procura della Repubblica di Crotone, ha proseguito nella ricostruzione di quanto accaduto nella notte tra il 25 ed il 26 febbraio, iniziata nella precedente udienza. Una ricostruzione, quella contenuta nell’informativa dei carabinieri, dalla quale emerge la timeline degli avvenimenti: dalla ricezione dell’allarme – alle 23.36 del 25 febbraio – alla partenza delle motovedette della Guardia di Finanza dal porto di Crotone, avvenuta alle 2.30 del 26 febbraio per intercettare il caicco Summer Love. Operazione poi non riuscita per via delle condizioni meteo, a causa delle quali le unità delle Fiamme Gialle hanno dovuto fare rientro nel porto di Crotone. La consapevolezza meteo e la presenza di migranti Durante la sua deposizione al processo sul naufragio di Cutro – che ha riguardato principalmente per ora gli assetti della Guardia di Finanza – il maggiore dei carabinieri ha ribadito che dalle relazioni di servizio e dagli scambi di messaggi si evince la consapevolezza delle condizioni meteo – Mare 4, vento 6 – e il fatto che su quella barca naufragata a Cutro ci fossero dei migranti. Sottolineando che la ricostruzione cronologica dei fatti visti dalla Guardia di Finanza è stata basata esclusivamente su relazioni di servizio perché “al ROAN (Reparto Operativo Aeronavale) di Vibo Valentia non c’era la registrazione delle telefonate”, il maggiore Roberto Nicola Cara ha riportato alcuni dei messaggi scambiati tra ufficiali della Guardia di Finanza, dai quali emergeva la consapevolezza delle condizioni meteo e della natura dell’imbarcazione. “Tra le 23.20 e le 23.32 – ha raccontato Cara – il tenente colonnello Lippolis (che è tra gli imputati) scriveva che si trattava di un natante con migranti a bordo avvistato da Eagle one di Frontex. Il tenente colonnello scrive ‘so migranti’. La replica del maggiore Caiazza (non indagato) è che in realtà non si è visto nessuno, ma è una barca tipica. Poi Lippolis evidenzia che ‘sotto il flier è nero’ riferito alle frequenze infrarosse: significa che c’è presenza termica”. Le chiamate tra ROAN e Guardia Costiera Dagli atti di indagine, inoltre, emerge che alle 23:45 del 25 febbraio il ROAN di Vibo Valentia aveva contattato la Guardia Costiera la quale, pur informata, non aveva ravvisato nell’immediato elementi di criticità tali da avviare un evento SAR, pur dando disponibilità all’impiego di unità in caso di necessità. In questo ambito il maggiore Cara ha riportato la registrazione telefonica acquisita presso la Capitaneria di Porto di Reggio Calabria tra un operatore ROAN e un operatore della Guardia Costiera, nella quale il militare delle Fiamme Gialle dice: “Diciamo che per il momento è attività di polizia che gestiamo noi, eventualmente abbiano necessità vi contattiamo.” L’avvistamento radar non comunicato Nel corso dell’udienza del processo sul naufragio di Cutro, l’ufficiale dell’Arma ha anche segnalato che “alle 3.50 del 26 febbraio l’operatore radar del ROAN segnalava la presenza del target a due miglia da Capo Rizzuto, ma in effetti l’orario corretto è quello delle 3.34 secondo l’acquisizione tecnica fatta presso il radar: il dato è importante perché parliamo di un quarto d’ora, ma è anche vero che allo stesso orario c’è comunicazione con Capitaneria di porto nella quale si dice che non viene battuto nulla al radar”. Sul punto il maggiore ha poi fatto riferimento a una conversazione delle 3.48 registrata presso il V MRSC di Reggio Calabria. Nella conversazione tra l’operatore del ROAN, Giuseppe Grillo (indagato), e quello della Capitaneria reggina “non viene comunicato che 14 minuti prima il radar di Campolongo ha localizzato il natante. L’operatore Roan ammette che l’ultima informazione era delle 21, ma in effetti alle 3.34 il caicco viene visto dal radar di Campolongo e i radaristi sono nella stessa sala accanto all’operatore. È chiaro che dalla lettura delle conversazioni emerge che l’operatore del ROAN, Grillo, che è insieme al radarista nella sala operativa, non comunica la posizione del target conosciuta dalle 3.34. Il ROAN comunica alla Guardia Costiera che le loro unità navali stanno tornando. Da tenere presente che la Guardia Costiera sapeva che in mare c’era solo la motovedetta V5600 e non il pattugliatore Barbarisi”. Inoltre, ha evidenziato il maggiore, solo in questo momento viene chiesto se la Guardia Costiera avesse qualche mezzo in caso di situazione critica. Le comunicazioni della Capitaneria e il rinvio Nella parte finale dell’udienza del processo, il maggiore Cara ha iniziato poi a ricostruire la timeline degli eventi che hanno portato al naufragio di Cutro vista dalla parte della Capitaneria di Porto, sottolineando l’affidamento da parte della Guardia Costiera alle informazioni che arrivavano dalla Guardia di Finanza su condizioni meteo e assetti navali in mare. “In questo caso – ha detto l’ufficiale – oltre alle acquisizioni documentali abbiamo anche il supporto delle registrazioni delle telefonate avvenute sia tra i vari uffici della Capitaneria che di quelle tra Capitaneria e ROAN”. Dall’indagine viene fuori un primo momento di comunicazioni interne ed esterne tra le 23:36 del 25 febbraio (quando il ROAN chiama il comando marittimo di Reggio Calabria per dire che si trattava di un’operazione di polizia) e la mezzanotte del 26 febbraio (con una serie di telefonate tra vari comandi delle Capitanerie di porto per segnalare la situazione e tenersi pronti nel caso di necessità); poi le comunicazioni si interrompono fino alla chiamata delle 3.48 con il ROAN. Udienza processo naufragio Cutro, il 24 superstiti in aula L’udienza del processo sul naufragio di Cutro è stata rinviata al prossimo 24 febbraio, quando in aula dovrebbero essere presenti anche alcuni superstiti e parenti delle vittime. Due giorni dopo, infatti ci saranno le iniziative di commemorazione del terzo anniversario del naufragio. Redazione Italia
February 23, 2026
Pressenza
La militarizzazione delle scuole attraverso i protocolli con la Guardia di Finanza
Nel settembre del 2024 il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha firmato un protocollo d’intesa di valenza triennale con la Guardia di Finanza proseguendo l’impostazione che nel 2017 l’allora ministra Valeria Fedeli (in quota PD/CGIL) aveva tracciato in un analogo protocollo. Oltre a ben mostrare la natura bipartisan della militarizzazione delle scuole, questi protocolli si mostrano ben attivi e pervasivi degli spazi scolastici. I protocolli fanno sì che la Guardia di Finanzia entri nelle scuole dalla porta principale, nella maggior parte dei casi senza passare da nessun organo collegiale. Segnaliamo dunque le attività che hanno coinvolto alcune scuole negli ultimi giorni. All’Istituto Comprensivo Scianna – Cirincione (Palermo) il 28 gennaio 2025 circa 400 bambini e bambine delle classi IV primaria e 2° media hanno assistito a lezioni sull’ “evasione fiscale, il contrasto alla contraffazione, la lotta all’uso di sostanze stupefacenti”, con tanto di presentazione delle unità cinofile, particolare che sicuramente ha destato ancor di più l’interesse dei minori. Continuiamo a chiederci: è davvero necessario che ad affrontare questi temi siano persone in divisa? Si tratta di temi complessi che vanno affrontati in termini complessi e da chi conosce il lavoro di docente; per quanto ancora i/le docenti saranno disponibili ad affidare le loro cattedre a chi di scuola non sa nulla? Per quanto ancora si accetterà supinamente di esporre bambini e bambine a personale in divisa? Passa anche da qui la militarizzazione della società da cui la scuola dovrebbe tenersi molto lontana. Guardia di Finanza in azione anche all’ IPSS Isabella Morra di Matera dove l’incontro si è svolto nell’ambito dell’Alternanza scuola-lavoro con i ragazzi e le ragazze delle classi quinte; e qui l’intento delle forze dell’ordine diventa molto più chiaro: “Durante l’incontro sono stati illustrati i compiti della Guardia di Finanza e i percorsi di accesso al Corpo attraverso i concorsi per ufficiali, ispettori e finanzieri”. Ecco cosa vengono principalmente a fare: a reclutare i nostri studenti e le nostre studentesse, ammaliandoli con la prospettiva di un lavoro sicuro a fronte della precarietà e del lavoro povero che li aspetta; e intanto si inculcano i valori tipici del militarismo: legge, regole, sanzioni, amore per la patria e per la divisa. Il tour della Guardia di Finanza passa anche da Arezzo, all’Istituto di Istruzione Secondaria Superiore di Sansepolcro dove classi di prima, seconda e terza il 4 febbraio sono state convogliate ad assistere ad una lezione di educazione alla legalità economica. Si tratta dunque di azioni capillari sul territorio nazionale, frutto concreto dei protocolli di intesa che, a differenza di altri, diventano fortemente operativi e diffusi. Siamo certi infatti che moltissime altre situazioni di questo tipo vengono proposte a alunni e alunne di tutto il territorio nazionale. Ma non c’è solo la Guardia di Finanza, anche la polizia di stato infatti non perde occasione per incontrare i giovani; ad esempio a Catanzaro nei primi giorni di febbraio 500 studenti hanno assistito a una conferenza su economia e legalità tenuta dal direttore della banca BCC di Calabria Ulteriore, dal questore e dal prefetto di Catanzaro; la sfilata istituzionale si è completata con il vicepresidente nazionale di un sindacato di polizia, con il sindaco di Catanzaro, il direttore generale dell’US di Catanzaro e l’assessore regionale all’ambiente. Immaginiamo i nostri 500 studenti intenti a sbirciare sui loro telefonini mentre i bla bla bla di politici e poliziotti… come è possibile anche solo immaginare di sottoporre dei giovani a una sfilata di parole del genere? Come possono pensare che queste siano le forme adatte per far arrivare questo genere di contenuti? Eppure continuano e le scuole si adeguano. Anche noi come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università continueremo a ribadire che l’esposizione di giovani e giovanissimi al fascino delle divise non è affatto una cosa normale; continueremo a chiedere ai docenti italiani di riappropriarsi della loro funzione educativa senza appaltarla a chi non ha competenze educative e entra nelle nostre scuole con un progetto ben preciso: diffondere la cultura della difesa nel paese a partire dalle nostre scuole. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Guardia di Finanza nelle scuole di La Spezia: riflessioni contro la militarizzazione
Il protocollo tra il Ministero dell’Istruzione e del merito e Banca d’Italia prevede l’inserimento dell’educazione finanziaria tra le materie incluse nell’educazione civica. L’obiettivo dichiarato è abituare studenti e studentesse alla gestione del denaro, al risparmio e all’utilizzo di strumenti finanziari, nonché a pubblicizzare la previdenza integrativa a fronte della disgregazione del sistema di previdenza universale. Tuttavia, se in un contesto socioeconomico caratterizzato dalla perdita del potere d’acquisto e dalla precarizzazione del lavoro, quando sentiamo parlare della Guardia di Finanza a scuola pensiamo alla riduzione dell’educazione civica a un insieme di buoni precetti sulla gestione del denaro, evidentemente siamo stati tratti in inganno, considerando l’esempio del Liceo Economico Sociale “G. Mazzini” della Spezia. Qui i progetti proposti esulano dalle competenze specifiche della Guardia di Finanza e toccano questioni come la prevenzione dell’uso di stupefacenti. Forse un medico, un biologo o un chimico potrebbero essere di miglior ausilio per una corretta informazione, ma evidentemente il buon senso si scontra con la militarizzazione delle scuole. Qui il personale in divisa veicola, tramite incontri e lezioni, un messaggio ben preciso. Non è in effetti chiaro quale dovrebbe essere la competenza dei finanzieri nell’affrontare temi relativi alle diffuse fragilità delle/dei giovani, per affrontare le quali un pedagogo o uno psicologo sarebbero senza dubbio le figure professionali più titolare a confrontarsi con le classi. Ed è così che ascolto e orientamento per le/i giovani si risolvono in un banale intervento sulla contraffazione (di solito associata alla figura dei migranti), al contrasto del contrabbando e perfino alla tutela dell’ambiente. Quest’ultimo punto, anche a fronte dei recenti e gravissimi fatti di Niscemi, necessiterebbe di un approccio ben diverso per contrastare i reati ambientali che funestano il nostro territorio. Ma la presenza della Guardia di Finanza e delle altre forze dell’ordine e armate ha oggi, dopo l’uccisione dello studente Youssef Abanoub, l’ulteriore obiettivo di rivolgersi alla pancia del Paese e di ristabilire un ordine connotato in senso securitario proprio laddove più sarebbe opportuno lavorare sulla prevenzione. Un articolo pubblicato sulla stampa locale sottolinea l’attenzione riservata dalle/dagli student3 alla lezione e il loro coinvolgimento, ma crediamo la presenza di figure professionali non in divisa avrebbe sollecitato un interesse ancora maggiore, attraverso un approccio basato su competenze ed empatia. Ancora una volta l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università richiama l’attenzione del mondo della scuola su queste intrusioni militariste il cui fine è ben altro rispetto agli scopi annunciati a mezzo stampa. E la cultura del rispetto, dell’ascolto e della vita non possono essere associate, a nostro avviso, alle forze dell’ordine quando sono proprio i docenti a svolgere questi ruoli ogni giorno con tutte le difficoltà legate alla ristrettezza dei mezzi a loro disposizione. Se esiste un’indifferenza da combattere è proprio quella dei vertici istituzionali che non assegnano alla scuola la dovuta attenzione e i necessari finanziamenti per affrontare quotidianamente e adeguatamente il mandato educativo di cui essa è titolare. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Dalla Banca d’Italia l’alternativa alla Guardia di Finanza in classe
Allo stand della Banca d’Italia presso la fiera “Più libri più liberi“, la recente kermesse organizzata all’EUR dedicata alla piccola e media editoria, abbiamo scoperto con piacere uno dei tanti possibili esempi di formazione-formatori e di formazione rivolta ai giovani delle scuole, alternativo alle divise in classe. Da anni, infatti, la Guardia di Finanza si presenta presso le scuole per proporre la cosiddetta “educazione finanziaria” adottando, con più i/le piccoli/e, la forma di comunicazione del fumetto con le avventure della mascotte “Finzy” mentre con i/le più grandi si affrontano gli stessi temi, ma sempre nell’ottica poliziottesca da “guardie e ladri”. Il personaggio del grifone dei fumetti della Guardia di Finanza è stato creato per educare i bambini e le bambine soprattutto sui compiti del Corpo in modo divertente, attraverso le avventure che lo vedono combattere evasori, contraffattori e criminali con varie specializzazioni delinquenziali. Il grifone cui si ispira il personaggio è un animale mitologico che simboleggia la vigilanza e la protezione delle ricchezze in questo caso dello Stato. Ai/alle più piccolei7 vengono spiegati concetti come l’evasione fiscale, la contraffazione, il concetto di legalità: l’ottica, quindi, come più volte abbiamo sottolineato è quella della deterrenza e della repressione in un mondo popolato di ladri e criminali dove la divisa si presenta sempre come l’angelo custode della tranquillità civile. Si parte quindi sempre dai danni causati dai truffatori, da un elemento di negatività presente indubbiamente nella società, ma spesso enfatizzato ad arte sempre nell’ottica del “fidarsi è bene, non fidarsi è meglio” partendo dal presupposto che il prossimo, se può, è tendenzialmente portato a fare del male. D’altra parte, molto spesso, sembra quasi che non vi sia affatto l’intenzione di parlare, in modo accessibile a tutti/e di economia politica o di modelli economici, da quello capitalistico a quello socialista o a quello di grande attualità definito “socialismo di mercato” adottato dalla Cina. A farla da padrone è sempre la lotta al crimine anche col sempreverde cavallo di battaglia della lotta al traffico di droga. Proponiamo solo a titolo di esempio queste due recenti iniziative, una a La Spezia e l’altra a Villafranca di Verona.  Al contrario la Banca d’Italia, propone anche fondamentali momenti di formazione dedicati agli/alle insegnanti, peraltro sempre trascurati dalla galassia del Ministero della Difesa che li relega quasi sempre in un ruolo marginale di “accompagnatori”. Gli/le insegnanti, infatti, a loro volta, riporteranno in classe, con il loro personalissimo metodo e con dinamiche discente-insegnante ben consolidate, i concetti-chiave dell’economia più che gli esempi criminali da evitare o da combattere concepiti come focus della ipotetica lezione. Questo aspetto vale per tutti gli ambiti di cui l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università si occupa, ma nell’ambito economico sarebbe fondamentale presentare il mercato e i concetti fondamentali che lo regolano a livello micro e macro-economico anche al di fuori di un modello di economia capitalistica basato sul profitto. Una volta messo in chiaro quali possono essere i modelli di riferimento per l’economia politica di una società, si possono poi affrontare tutti gli altri temi, ma sempre con un’ottica che abbracci diverse modalità di gestione delle ricchezze e delle proprietà di ognuno e sicuramente lontani dalla dicotomia legale-illegale come se la legge fosse immutabile e piovuta da una dimensione divina imperscrutabile.  Nel manuale per il docente che la Banca d’Italia propone vengono proposti diversi temi dai concetti-chiave dell’economia, ai principi-cardine del risparmio spiegati in modo diverso a seconda delle fasce di età (QUI POTETE TROVARE LE RISORSE DIDATTICHE DA USARE IN CLASSE). Si passa dall’economia politica alle politiche economiche fino ai fondamenti dell’attuale modello economico in cui siamo immersi dandogli così un senso e sviluppando la consapevolezza nei discenti. Gli studenti e le studentesse, a loro volta, hanno un loro libro di testo molto approfondito, ma allo stesso tempo particolarmente divulgativo e accattivante affrontando temi di grande complessità in maniera mai pesante o, per ciò che sta a cuore a noi mai in modo terroristico o manicheo. Il mondo esterno certamente non va dipinto come “rose e fiori”, ma da qui a presentarlo da sempre popolato da evasori fiscali, da violentatori o pedofili, truffatori e rapinatori, contraffattori non ci sembra l’approccio pedagogico funzionale alla crescita di individui consapevoli dei propri diritti e doveri e della complessità del mondo che li circonda: non ci sono e mai ci saranno solo il bianco o il nero, il buono o il cattivo, ma tante sfumature tutte altrettanto degne di approfondimenti e di spiegazioni. Per concludere, vorremmo porre questa domanda che può instillare quantomeno un dubbio rispetto alla buona o cattiva fede delle iniziative sedicenti formative del Ministero della Difesa in tutte le sue declinazioni: come mai in queste iniziative le forze armate e le forze dell’ordine non propongono mai momenti di formazione destinati ai docenti? Forse la presenza scenica in classe di una divisa corredata di pistola ha più valore del processo formativo cui si dovrebbe tendere?  Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Graphic-novel di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza: la militarizzazione avanza
Va avanti sempre più spedita la propaganda della “cultura militarizzata” che punta da alcuni anni anche al pubblico dei fumetti, il quale, a parte i nostalgici e/o affezionati storici, si avvicina anche alla fascia di età 20-30. Avendo a disposizione sempre nuove risorse finanziarie pubbliche, al contrario delle case editrici pienamente sul mercato, che arrancano, alzano i prezzi di copertina o chiudono, le forze dell’ordine cooptano prestigiosi disegnatori, tutti di “bocca buona”, per realizzare improbabili graphic novel, certamente non all’altezza creativa delle storie che coinvolgono personaggi come Dylan Dog, Tex o Nathan Never. Vediamo, ad esempio, cosa partorisce la mente creativa della casa editrice di Polizia Moderna, dove è nata la saga auto-definita sul loro sito web, totalmente “made in Polizia di Stato”. Come tutti sanno, in Calabria, si è accumulato negli anni un know-how che ci fa eccellere in tutto il mondo nell’ambito del business della cocaina. D’altra parte, tutte le statistiche contenute in diversi studi sulla devianza e la criminalità organizzata ci dicono che gli omicidi In particolare quelli per mafia sono in calo drastico fin dagli anni Novanta, con oltre 3mila omicidi contro i poco più di 300 degli anni ’20 del 2000. Nasce quindi l’esigenza di inventarsi un nuovo ruolo alle forze dell’ordine, non più intente a sventare sparatorie nelle strade come ci descrivevano i film delle saghe “poliziottesche” degli anni ’70, ma a infondere sicurezza nella popolazione. Questa, dal canto suo, era ed è sempre più alle prese con un’altra forma di insicurezza, quella della precarietà lavorativa, delle emergenze climatiche, della caduta in basso dei salari e del potere d’acquisto delle famiglie, solo per citarne alcune. Questo ruolo protettivo quasi “materno” delle forze dell’ordine, che saranno sempre più impegnate nel sedare rivolte sociali e non più ad arrestare mafiosi incalliti, viene impersonata appunto da questi personaggi grotteschi ben disegnati, ma inseriti in sceneggiature che dire improbabili è farle un complimento! Vediamo quali sono, appunto, queste storie avventurose, quasi marziane, attraverso la presentazione del sito web della Polizia di Stato dell’ultimo numero del commissario Mascherpa impegnato in una terra infestata dalla ‘ndrangheta: «Marta e Mascherpa, si concedono una fuga d’amore sulla Sila innevata (ma col cambiamento climatico occorre andare in altissima quota per trovare neve! n.d.r.) , ma nel corso di un’escursione in slitta accadrà l’impossibile. In aiuto arriveranno i colleghi della polizia di montagna, per fortuna presenti sul posto per il servizio di sicurezza sulle piste da sci (sono anni che le piste da sci sono il più delle volte chiuse per assenza di neve, n.d.r.) Le indagini che seguiranno porteranno a sgominare una banda di criminali anche grazie all’intervento dei Nocs. Nel frattempo a Cosenza una ragazza si risveglia stordita e sta quasi per cadere dal cornicione di un palazzo storico, ma verrà salvata e aiutata da una psicologa della Polizia di Stato a ricostruire cosa è accaduto e ad affrontare una terribile verità». Come si può notare, c’è proprio un corto-circuito, un compiacimento tutto autoreferenziale verso personaggi che forzatamente vengono inseriti per dipingere ruoli accudenti e salvifici che in realtà potrebbero benissimo, e spesso già lo sono, essere svolti, per esempio, dal soccorso alpino o da associazioni di auto-mutuo aiuto per il presunto stato di disagio psicologico di cui soffrirebbe la ragazza del fumetto. Lo stile fumettistico è stato preso in prestito in passato anche per i famosi calendari, come quello del 2019 che sottolineava con enfasi come «ad ogni tavola, sono associati i nuovi segni distintivi di qualifica, che consentono di cristallizzare, anche graficamente, l’identità civile della Polizia di Stato. I nuovi segni di qualifica saranno adottati dalla Polizia di Stato nel prossimo anno e offriranno la possibilità di proiettare l’Istituzione verso il futuro, chiudendo il percorso di smilitarizzazione intrapreso con la riforma del 1981». Purtroppo non bastano dei nuovi segni di qualifica, oppure una legge, per trasformare una cultura militare in una di “servizio civile”, lo spirito repressivo legalitario è sempre più spesso all’esercizio arbitrario ed illecito della forza tipico degli anni ’70, permangono e spesso, come in questi ultimi anni, subiscono un’accelerazione dettata da chi sta al governo. Potendo contare sulle nostre tasse per produrre questi capolavori artistici per fini propagandistici, il prezzo di copertina viene interamente devoluto alla sezione Assistenza della Polizia di Stato – Piano Marco Valerio, istituito per sostenere i figli minori dei dipendenti della Polizia di Stato affetti da gravi patologie. Questa sorta di “welfare aziendale” pagato, anche se indirettamente, sempre dalle nostre tasse, va ad aggiungersi a tutti gli altri benefit degli appartenenti alle forze dell’ordine non ultimo quelli introdotto dall’ultimo ex-decreto sicurezza, che offre ai poliziotti la tutela legale gratuita in caso di controversie penali e civili. D’altra parte quest’opera di mistificazione, purtroppo, viene portata avanti anche colpendo fasce di età inferiori, quelle che abitualmente giocano a colorare le figure di alcuni album, con favole e personaggi vari. Nel “Carabifantasy da colorare”, ideato dai creativi della II Sezione ufficio Cerimoniale Stato Maggiore V Reparto presso il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, troviamo la carabiniera-Biancaneve, un carabiniere-cacciatore nerboruto che protegge un Cappuccetto Rosso intento a fare il saluto militare e la linguaccia, al lupo cattivo che scappa, è un carabiniere-Geppetto che accoglie tra le sue braccia un Pinocchio di legno. Accudimento, quasi materno, protezione, difesa dei più deboli, immagine rassicurante e pacificatrice e onnipresente, questi sono i concetti che tentano di veicolare nel pubblico dei più piccoli le forze dell’ordine nell’intento strategico di normalizzare un approccio alla vita e alla convivenza tra persone ispirato alla logica militare. Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle Scuole e delle Università
Educazione economico-finanziaria, sport e propaganda targata Guardia di Finanza
Lo scorso anno si pensava che il 250mo anniversario della fondazione della Guardia di Finanza, le cui radici vengono fatte risalire in maniera fantasiosa addirittura al Regno di Sardegna, dinastia Sabauda,  sarebbe stato un evento straordinario. Quest’anno, invece, ancora ai primi di luglio, per il 251mo, festeggiato tra il 20 e il 22 giugno, nella capitale giravano ancora gli autobus del Comune, tappezzati con l’immagine di una giovane e fiera donna finanziera, con postura ieratica. Ciò peraltro farebbe pensare ad una parità di genere che in realtà non esiste affatto. Quindi ci risiamo, perché nell’ultimo scorcio di giugno è andata nuovamente in scena l’ennesima propaganda militarista che, come dimostra la GdF, non perde occasione per organizzare, eventi e fiere con gazebi ed effetti speciali come quello allestito sulla terrazza del Pincio cui abbiamo reso visita come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Questa volta l’evento della GdF si è svolto all’insegna dello sport per coinvolgere anche lo/la studente/ssa più svogliato/a, attraverso situazioni accattivanti e “avventurose” come la parete di arrampicata che troneggiava su tutto lo spazio dall’alto dei suoi 15 metri di altezza. Nella famosa terrazza di Villa Borghese, affacciata su piazza del Popolo, con la basilica di S.Pietro all’orizzonte è stata allestita una sorta di Villaggio dello Sport dove, soprattutto i/le bambini/e e i/le ragazzi/e, sono stati/e invitati/e a provare uno dei tanti sport attivati presso i centri sportivi della GdF, le ben note Fiamme Gialle, che insieme ad Esercito, Carabinieri e Polizia monopolizzano la pratica sportiva nei livelli agonistici: «Non proponiamo diverse discipline sportive solo a quei pochi che entreranno nelle squadre agonistiche» –  ha tentato di controbattere un ufficiale, sollecitato dalla nostra domanda sul perché avessero deciso di presentare un corpo militare attraverso una sua sezione organizzativa tutto sommato più che marginale. «I nostri impianti, infatti – prosegue nel suo tentativo il finanziere – sono aperti a tutta la cittadinanza ma soprattutto ai ragazzi». Nella realtà ciò è vero solo in parte. Molti club, associazioni, squadre, infatti, semplicemente si “appoggiano” agli impianti sportivi un po’ come le scuole fanno con le loro palestre nei periodi estivi aprendosi alle associazioni sportive nel perio di fermo delle lezioni. Chi entra nei gruppi sportivi ovviamente rappresenta una élite stracoccolata ma appunto una minoranza. L’effetto scenografico e il coinvolgimento avventuroso e ludico hanno sicuramente un loro effetto dirompente sul piano comunicativo, per gli arditi giovani e le aspiranti finanziere cui viene puntualmente segnalato l’imminente bando di concorso. «Qui al villaggio sportivo – ha precisato un altro finanziere – potete vedere quasi metà e metà di uomini e donne proprio perché noi perseguiamo la parità di genere tant’è vero che questo aspetto viene indicato proprio nel bando». Anche qui l’informazione è stata data scorretta e in modo mistificante perché, se è vero che si tiene conto del genere femminile sul piano fisiologico, ciò viene fatto solamente per differenziare le prove valutative preselettive di carattere ginnico. Non essendo previste delle quote ad hoc per uomini e donne proprio per ristabilire la parità numerica che caratterizza la società nel suo complesso, non possiamo fare altro che sottolineare che nell’ambito delle Forze dell’Ordine e delle Forze Armate il genere femminile è rappresentato da non oltre il 7% della popolazione arruolata. La scelta di marketing, a nostro avviso stracolma di stereotipi scelta per il “Villaggio sportivo” della GdF al Pincio, invece, ha visto le donne rappresentate quasi al 50%: chi stava dietro i banconi e accoglieva sempre con un sorriso affettuoso,  accudente e materno,  mamme e papà con prole erano (giovani) finanziere, poco consapevoli, stando alle risposte date alle nostre domande, di essere parte di una messa in scena di stampo patriarcale. Il capolavoro finale di questa coreografia militaresca è stata, infine,  la coppia di giovanissimi/e cadetti/e in alta uniforme che si aggirava sorridente, come fidanzatini innamorati, con spadino luccicante ai fianchi alla ricerca di foto e selfie, tra un pubblico entusiasta.  Dopo un primo giro di osservazione e di domande “in incognito”, l’Osservatorio  è poi passato all’azione con un gesto, non violento e dimostrativo del nostro dissenso, consistito nel distendere uno striscione con la scritta “Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università” e contemporaneamente nel comunicare alle ragazze e ai ragazzi presenti nonché ai loro genitori, la presenza asfissiante nella società e nelle scuole di questa cultura ormai pervasiva che vede nell’istruzione militare, nella cultura della legalità, noi diremmo panpenalista, un presunto baluardo per la convivenza civile e la pace, ovviamente armata.  Noi dell’Osservatorio stigmatizziamo queste strategie subdole che portano acqua al mulino della “cultura militarializzata”, in questo caso nell’ambito dei reati finanziari e che non a caso, vanno a braccetto anche con una nuova iniziativa dell’Unione Europea, ancora una volta rivolta alla cosiddetta “educazione finanziaria”.  Si tratta di “Young Factor” il progetto di economic and financial literacy leader nella scuola secondaria superiore che mira ad elevare il livello di educazione economico-finanziaria degli studenti italiani e a sviluppare il senso di appartenenza all’Unione Europea. Quindi il senso di appartenenza non si diffonde in questo caso attraverso un messaggio di solidarietà attraverso relazioni economiche alternative alla logica del profitto, forme societarie alternative alle società di capitali, o attraverso una finanza etica dove i soldi sono solo lo strumento per intessere nuove relazioni e creare ricchezza intesa come qualità della vita propria e delle comunità e non come “rendita”.  Il modello proposto dai vari progetti di educazione economico-finanziaria, si avvicina più ad un addestramento per promotori finanziari oppure per futuri “trader online” che forse riusciranno a districarsi tra una truffa e l’altra tra un investimento-bufala e l’altro. Ma certamente non per creare ricchezza all’intera società.  > Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle Scuole e delle Università
Guardia di Finanza nelle scuole: disciplinamento, repressione contro educazione e pensiero critico
Con la circolare n. 645, la Dirigente dell’Istituto “Carlo e Nello Rosselli” di Aprilia ha invitato le studentesse e gli studenti delle classi prime a partecipare all’incontro con la Guardia di Finanza, omettendo però i contenuti. Ci ha colpito la circolare, oltre che per il contenuto e l’assenza di contenuto, anche per il fatto che è a firma della DS, Antonietta De Luca,  finita sui giornali locali (https://www.studio93.it/aprilia-contro-le-mafie-negata-lautorizzazione-ai-ragazzi-del-rosselli-per-partecipare-alliniziativa-del-meucci-e-di-libera/) per avere negato agli studenti e alle studentesse della sua scuola l’autorizzazione a partecipare all’iniziativa di Libera, organizzata dal locale liceo Meucci. L’iniziativa cadeva il 31 marzo, Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle Mafie. Accortesi di quanto fosse grave il suo atto, probabilmente per salvaguardare l’immagine della scuola (o la sua?) si sarebbe poi presentata all’iniziativa da sola, così da dimostrare quanto la sua scuola, incarnata nella sua sola persona, si occupasse di lotta alla mafia e legalità: L’ècole c’est moi. Meno dubbi ha avuto la DS sull’aprire le porte della scuola alla Guardia di Finanza. Disinteressandosi anche dei contenuti, ha ritenuto importante fare incontrare i propri studenti e le proprie studentesse con le Forze dell’Ordine che, a sua unica opinione, arricchirebbero il curricolo della scuola di contenuti più formativi di quelli che invece promuove Libera. La scelta della Dirigente mostra l’impianto ideologico della sua gestione nell’affidare a formatori il tema della legalità, ma l’accordo tra MIUR e Guardia di Finanza risale alla Ministra Fedeli, che ha pensato bene di affidare alla Guardia di Finanza “l’insegnamento” dell’allora Educazione Civica, “Cittadinanza e Costituzione”, intesa che prevedeva anche attività di Alternanza Scuola-Lavoro e di tirocini per le studentesse e gli studenti frequentanti il quarto anno delle scuole secondarie di II grado.  https://www.mim.gov.it/-/educazione-alla-legalita-siglato-protocollo-miur-guardia-di-finanza https://www.flickr.com/photos/miursocial/albums/72157686947105444/with/36572643563. Nel tentativo di scoprire i contenuti trattati dalle forze dell’ordine ad Aprilia è il ministero che ci offre un progettino striminzito rivolto agli studenti dalla scuola primaria alle superiori partito nel 2021, che riporta: «viene descritta l’attività svolta dalla Guardia di Finanza, finalizzata al contrasto all’evasione, all’elusione ed alle frodi fiscali, nonché agli illeciti in materia di spesa pubblica, alla contraffazione ed alla criminalità economico-finanziaria […]stimolare maggiore consapevolezza circa il delicato ruolo rivestito dalla Guardia di Finanza, quale organo di polizia dalla parte dei cittadini, a tutela delle libertà economiche». Solita fuffa di banalità sulla legalità, ma soprattutto avvicinamento dei giovani a quest’organo di polizia. Le scuole che hanno deciso di delegare ed esternalizzare l’educazione alla legalità alla Guardia di Finanza sono tante, ne abbiamo riprese alcune solo per tentare di individuare i contenuti trattati ad Aprilia: La direzione didattica secondo circolo di Santarcangelo (RN); Nell’Istituto Comprensivo Carpi Nord l’avvicinamento dei bambini e delle bambine della scuola primaria alla Guardia di Finanza è passato attraverso lo studio dei simboli: «i bambini hanno esplorato curiosità e simboli di questo importante Corpo, come il motivo per cui viene chiamato “Fiamme Gialle”, il significato del mitologico grifone nel suo stemma e il motto araldico “Nec Recisa Recedit” (Neanche Spezzata Retrocede), questo si legge sul sito della scuola che esprime la vera finalità del progetto con successo: L’incontro si è concluso con un entusiasmo contagioso: molti bambini hanno espresso il desiderio di diventare finanzieri da grandi. Ma, al di là delle aspirazioni future, il vero successo di questa iniziativa è stato far comprendere ai più piccoli che la legalità non è una limitazione, ma una garanzia di libertà per tutti». Ovviamente non poteva mancare la Guardia cinofila e il fumetto Finzy per convincere ancora di più i bambini! Sulla presenza delle Guardia di finanza nelle scuole e nello specifico in quelle superiori abbiamo già scritto, evidenziando ad esempio come l’educazione finanziaria possa essere affidata a realtà come Banca Etica; qui vorremmo aprire un ulteriore riflessione partendo da una domanda: quale intento nasconde questa presenza delle forze dell’ordine nelle scuole? Siamo sempre più convinti che oltre all’avvicinamento ai fini di una possibile scelta futura “lavorativa” vi sia anche la volontà più o meno esplicita, di creazione di un clima generico di insicurezza, di diffidenza verso il prossimo, di ansia, di paura. Frode fiscale, lotta alla criminalità, lotta all’evasione è questo il linguaggio che entra nelle scuole. Che si tratti di bullismo, di cyber bullismo, di legalità quello che passa agli studenti è sicuramente l’immagine di un mondo insicuro, contro il quale occorre difendersi, con le armi della legalità e della sicurezza. E da qui facile, poi, dedurre che, in un mondo così criminalizzato, la strada da intraprendere sia quella dell’arruolamento per il ripristino della legalità che tra l’altro, in questi percorsi viene sempre presentata nella forma dell’eroicità. Accettazione del DDL sicurezza, disciplinamento, repressione, coerenza con i “nuovi “ ideali di Nazione e Patria delle Nuove Indicazioni, mentalità di guerra e di lotta, sono queste le conseguenze che tali modelli educativi implicitamente portano nelle scuole, facendo chiudere il cerchio sull’accettazione delle politiche guerrafondaie italiane e europee. Perché tutto viene scelto in nome della sicurezza! Sulla questione del valore educativo di questi progetti abbiamo già scritto tante volte e continuiamo a rimpiangere la scuola in cui la figura di Antigone era l’esempio della non sempre scontata confluenza di legalità e giustizia! Questo è quello che le scuole dovrebbero riprendere a fare, non istigare paura e soluzioni repressive, ma aprire al pensiero critico e alla complessità. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università