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[Ora di buco] Scuola: solo repressione (1/3: trasmissione completa)
La trasmissione affronta la morte tragica di uno studente in un istituto superiore di La Spezia: un componente del comitato antimilitarista della città  riflette intorno a questo dramma e spinge a trovare insieme le risposte più adeguate per rilanciare il ruolo democratico ed educativo delle scuole, che possa incidere realmente sulle condizioni sociali delle nuove generazioni, investire soldi per ridurre il numero di studenti per classe, sviluppare attività per rafforzare le relazioni, promuovere l'educazione all'affettività e alla sessualità. E non militarizzare, come Valditara e governo indicano (vedi metal detector). Analizziamo poi la nota indirizzata ai/alle dirigenti di Roma e provincia che deriva dalla circolare del Ministero rivolta alla rilevazione degli alunni palestinesi su scala nazionale. Spieghiamo perché non regge il confronto con l'Ucraina dichiarato dal ministro Valditara, che si sente offeso da chi denuncia questa iniziativa come una schedatura etnica della popolazione palestinese presente in Italia, che nulla ha a che vedere con presunti interventi di accoglienza. Registriamo l'ennesimo caso di censura, avvenuto al liceo Marco Polo di Venezia: la scuola organizza un progetto approvato dal Collegio docenti che consiste in una serie di appuntamenti con tema Palestina (mostra, presentazione di libri, proiezione film): un blogger lancia la notizia, un politico di destra interviene, monta la gogna mediatica e il ministero decide di inviare ispezioni. L'accusa, falsa, è sempre di antisemitismo.  Corrispondenza su Idrovolante edizioni (pantheon di estrema destra) che prova ad entrare nelle scuole, in particolare ad Alatri. Le proteste ne bloccano l'ingresso. 
Sul ragazzo accoltellato a La Spezia: “Fallimento dello Stato, non della scuola”
L’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ PRENDE POSIZIONE SULLA VICENDA DELLA MORTE DI UNO STUDENTE DI 18 ANNI, ACCOLTELLATO DA UN ALTRO STUDENTE, IN UNA SCUOLA SECONDARIA SUPERIORE DEL COMUNE DI LA SPEZIA. LO FACCIAMO PUBBLICANDO IL COMUNICATO STAMPA DEL SINDACATO SSB E UNO STRALCIO DEL COMUNICATO DELLA CUB. TRA LOGICHE SECURITARIE, INVITI ALLA SICUREZZA E IL DISORIENTAMENTO GENERALE CI SONO TUTTAVIA VOCI DISSENZIENTI. OLTRE ALLE DUE SOPRA MENZIONATE AGGIUNGIAMO LA PRESA DI POSIZIONE DELL’OSSERVATORIO REPRESSIONE, IL NOSTRO SCOPO È QUELLO DI APRIRE UNA RIFLESSIONE SUL RUOLO DELLA SCUOLA, SUI PROCESSI DI MILITARIZZAZIONE CHE COLPISCONO LE SCUOLE DI OGNI ORDINE E GRADO. EDUCARE ALLA PACE E ALL’INTEGRAZIONE NON SONO SLOGAN, MA NECESSITANO DI CONDIZIONI AMBIENTALI E DI SCELTE POLITICHE CORAGGIOSE. Sgomento, dolore, angoscia, rabbia, e molto altro di fronte a quanto è accaduto in una scuola di La Spezia la mattina del 16 gennaio. Fatichiamo a scrivere queste parole, perché sappiamo che di fronte alla morte di un ragazzo dovrebbe regnare solo il silenzio. Ma non riusciamo a tacere, perché sappiamo che da subito è partita l’onda repressiva che userà questa tragedia per aggravare ulteriormente le condizioni che l’hanno resa possibile. Il problema non è la sicurezza all’interno delle scuole o l’inasprimento delle sanzioni disciplinari nei confronti degli studenti; il problema è l’abbondono di fette enormi della popolazione giovanile alla marginalità in cui ha avuto la sfortuna di nascere, è il disinvestimento da decenni nella scuola pubblica, è la mancanza di qualunque punto di aggregazione creativa, ricreativa, sportiva, culturale; a questo sono condannati moltissimi giovani, nella nostra città e in troppe altre città italiane. Ci sono scuole che sono diventate dei ghetti, in cui le classi scoppiano, in cui i nostri colleghi vivono una condizione professionale difficilissima in mezzo ad adolescenti problematici che portano dentro le classi tutta la loro disperazione e frustrazione. Cosa offrono le nostre città a giovani che provengono da famiglie con disagio socio-economico e culturale? Il nulla: se non hai soldi, non c’è nemmeno quell’altro nulla fatto di vasche sotto i portici, di negozi e di locali. E la scuola, che dovrebbe essere il luogo che più di ogni altro rimuove le differenze, è diventata impotente e dove riesce a reggere, lo fa quasi esclusivamente sulle spalle della motivazione degli insegnanti. Cosa facciamo perché tragedie come queste non accadano più? Riempiremo le scuole di metaldetector (per rassicurare i molti genitori che ora avranno paura)? Inaspriremo i già allucinanti regolamenti disciplinari che in questi anni i collegi docenti sono stati chiamati a deliberare? Alimenteremo ancora e ancora il razzismo e la paura? Non è la scuola che ha fallito, è lo stato, quello stesso che ha creato le condizioni perché questa tragedia avvenisse e che ora invoca una stretta sulle regole e chissà, un buon periodo di servizio militare… Tutti lo sappiamo, anche chi siede negli scranni del Parlamento, cosa dovremmo fare ed è questo che ci preme dire, anche in questa giornata di lutto e dolore: * Dimezzare da subito il numero di alunni per classe, in primis nelle scuole più difficili * Ripristinare immediatamente molte ore di compresenza, a partire dalla scuola elementare, in modo da non inchiodare già a 6 anni i bambini e le bambine alle loro condizioni di provenienza * Aprire in ogni quartiere palestre gratuite * Aprire in ogni quartiere gratuitamente scuole di musica e teatro * Aprire le scuole in orario pomeridiano per corsi di recupero, aiuto nei compiti e le mille attività che vi si potrebbero svolgere * Ripristinare il vero tempo pieno * Inserire strutturalmente nelle scuole lo psicologo (e non solo tre ore al mese per scuole con centinaia se non migliaia di iscritti) * Aprire in ogni quartiere luoghi di aggregazione ricreativi * Ristrutturare gli edifici scolatici rendendoli luoghi piacevoli da vivere Sappiamo anche da dove è possibile prendere i soldi, visto che per le armi siete riusciti a trovare decine di miliardi. Vogliamo scuole e non bombe, vogliamo educazione e non repressione, vogliamo che lo stato investa i nostri soldi per migliorare la vita di tutti i nostri studenti e studentesse, fuori e dentro le nostre scuole, vogliamo essere messi nelle condizioni di tornare ad essere pienamente degli educatori e non dei poliziotti nelle nostre aule. Oggi piangiamo un nostro studente, ci stringiamo alla sua famiglia; ci stringiamo anche ai nostri colleghi e alle nostre colleghe e ai loro ragazzi. Oggi siamo messi di fronte a una tragedia che coinvolge due ragazzi e le loro famiglie. Non cadremo nella vostra trappola, siete lo stato carnefice che ora fa la vittima per costruire, con le vostre trombe della propaganda, una trappola ancora più grande. E ora davvero basta parole. Sindacato Sociale di Base, La Spezia -------------------------------------------------------------------------------- Un ragazzo è stato ucciso a scuola da un coetaneo, è accaduto in un Istituto di La Spezia in Liguria, erano da poco maggiorenni e con genitori immigrati il che ha subito suscitato sarcasmo e pregiudizi, titoloni su qualche giornale al quale non sfugge mai l’occasione per ridurre la realtà ai soliti stereotipi. Poi ci sono le autoassoluzioni, meglio prendersela con immigrati, etnie, maranza, piccola criminalità, se poi si ricoprono incarichi istituzionali importanti abbiamo perfino il pulpito mediatico. Dovrebbero vergognarsi, ammesso che sappiano cosa sia la vergogna, quanti speculano all’indomani su episodi del genere, attenzione anche ai titoli dei giornali che possono far più male di un fendente.  Un insegnante ha ammesso la propria sconfitta,  i sentimenti diffusi, per fortuna, non sono quelli della speculazione politica e del pregiudizio anti immigrazione, infatti tra coetanei, insegnanti e genitori serpeggiano dolore,  incredulità, sgomento, ma anche rabbia di fronte alla morte di un giovane. I motivi sono futili, avere messo un like sul profilo di una ragazza, qui manca perfino una educazione sessuo- affettive nelle scuole, chi parla di etnie si cela dietro a luoghi comuni, la questione riguarda i giovani autoctoni e di famiglie migranti, i ragazzi in toto, il loro modo di approcciarsi alla libertà e alle relazioni ma non pensiamo di estraniarci noi  adulti, certi messaggi siamo noi a trasmetterli o almeno non li ostacoliamo. Il problema per noi non è la sicurezza all’interno delle scuole, i cani antidroga non servono ad aprire riflessione e consapevolezza sull’utilizzo delle droghe o a costruire un approccio diverso rispetto a sostanze leggere che droghe non dovrebbero essere definite. Negli Usa le scuole sono spesso circondate da filo spinato o protette da vigilantes, non ci sembra che il modello scolastico e sociale di quel paese funzioni e possa assurgersi a modello, non è pregiudizio anti americano ma mera constatazione che ove il servizio pubblico viene indebolito e ridimensionato le conseguenze ben presto si manifestano sotto forma di disagio, disuguaglianze, emarginazione sociale In Italia abbiamo un Ministro che vede le assemblee sulla Palestina come un pericolo assoluto, una sorta di propaganda ideologica inaccettabile, ormai la equiparazione tra sostenitori della Palestina e fiancheggiatori di pericolosi estremismi o del terrorismo già la intravediamo all’orizzonte. Non  funziona il modello securitario, non produce alcun risultato se non quello di dividere ulteriormente studenti e studentesse con regole classiste che la scuola pubblica da sempre combatte, gli istituti scolastici dovrebbero essere aperti alla cittadinanza (era uno dei leit motive degli anni settanta), per aprire un laboratorio o una palestra, organizzare delle iniziative con i ragazzi e le ragazze occorre una lunga sequela di autorizzazioni, la burocrazia, la mancanza di soldi per pagare lo straordinario al custode o per assumere un insegnante in più impediscono alle scuole di essere aperte. Va ripensata la scuola, i danni recati da alcuni Ministri che hanno ridotto l’orario sono incalcolabili, il problema doveva essere affrontato in termini diversi ripensando la modalità educativa di quelle ore in più, si è preferito invece cancellarle per ridurre solo le spese. Ma le incombenze burocratiche degli insegnanti sono infinite e questo a discapito del ruolo educativo che dovrebbero svolgere nel migliore dei contesti possibili. Questa situazione è il risultato di anni di disinvestimento ma anche di progressivo abbandono delle funzioni educative proprie della scuola pubblica, l’ultima Legge di Bilancio assegna un fiume di soldi alle parificate e uno Stato che non riesce ad aprire laboratori e palestre non dovrebbe regalare fondi ad istituti privati quando a poca distanza sorgono istituti pubblici. E’ proprio la nozione di pubblico ormai a essere invisa perchè portatrice di messaggi antitetici a quelli Governativi. Rifiutiamo le scuole ghetto, classi pollaio, di questo il Ministro Valditara non vuol parlare, crediamo  invece che la mancata apertura pomeridiana delle attività scolastiche sia parte del problema  e impediscono alle classi sociali meno abbienti, alle famiglie che vivono in un disagio sociale ed economico di appoggiarsi sulla comunità educante per consentire ai propri figli di partecipare ad attività ricreative e sociali. Non è la scuola comunista come sostenuto dal pregiudizio classista oggi imperante, parliamo di un modello inclusivo che stride con la visione aziendalistica e ideologica ormai dominante. Il Governo teme la inclusione e con essa la funzione educativa e sociale della scuola che poi è l’esatto contrario di quella pseudo formazione ideologica, nozionistica ove domina l’acriticità, la supina accettazione di una monocultura incapace anche di aggiornarsi. A quanti chiedono metaldetector, schedature di massa, repressione ricordiamo che quanto accade fuori dalle mura scolastiche dovrebbe riguardarci direttamente anche in qualità di educatori, rispondiamo  alle chiusure repressive con modelli e pratiche educative che restituiscano un valore sociale ai percorsi educativi, non chiudiamoci dentro regole burocratiche o certezze precostituite, apriamo le scuole. CUB Scuola -------------------------------------------------------------------------------- Osservatorio Repressione: La scuola punitiva produce morte, il governo produce repressione
Vittorie contro la militarizzazione di scuole e università: ritiro delle iniziative di propaganda
Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sin dall’inizio del nostro impegno ci siamo dati un obiettivo: rompere la normalizzazione del rapporto tra scuole e mondo militare, fare in modo cioè di cambiare di segno alla narrazione che vedeva le scuole vantarsi di progetti svolti con le forze dell’ordine o con i militari. Oggi, con grande soddisfazione, registriamo che tre di questi appuntamenti sono stati annullati a seguito delle pressioni della società civile. Un primo caso si è avuto qualche giorno fa a La Spezia dove un generale della Folgore avrebbe dovuto tenere una conferenza di geopolitica agli studenti e alle studentesse delle scuole superiori dal titolo “La storia non è finita…” (clicca qui per la denuncia). Il timore delle contestazioni annunciate e l’intervento puntuale presso le scuole e i/le docenti affinché non accompagnassero le loro classi ha ottenuto l’annullamento dell’evento, “per problemi organizzativi”, come hanno voluto dire (clicca qui per la notizia). Il secondo caso arriva invece da Udine dove in data 2 dicembre 2025 alcuni docenti della Scuola Secondaria di primo Grado “G. Ellero” avrebbero dovuto partecipare alla “simulazione di interazione tra contesto scolastico e coloro che operano in difesa dei civili in teatro estero per condurre operazioni nel settore della cooperazione civile-militare a supporto dei contingenti della NATO”. D’altra parte, questa è una precisa raccomandazione del Parlamento europeo del 26 marzo 2025, laddove si indica la necessità di formare i/le docenti sulle questioni della sicurezza e dunque si prevedeva un’esercitazione con tanto di mezzi militari nel cortile della scuola. Sulla vicenda di Udine AVS ha annunciato un’interrogazione parlamentare (clicca qui per la denuncia) e l’iniziativa è stata annullata (clicca qui per la notizia). Il terzo caso riguarda, invece, l’università, in questo caso l’Università di Bologna. Qui è accaduto che il generale Masiello abbia chiesto all’Alma Mater di avviare un corso di filosofia per un gruppo di 10-15 militari al fine di “sviluppare un pensiero laterale“, ma i docenti dell’Università di Bologna, molto avanti nel processo di consapevolezza e di smilitarizzazione dei luoghi della formazione, anche grazie alla lotta condotta dagli studenti e dalla studentesse, hanno risposto picche e il corso non si fa! Cosa ci dicono queste tre vicende? Ci parlano sicuramente di tre vittorie, per niente scontate e che infatti finora non si erano verificate. Ma ci dicono anche che la diffusione della “cultura della difesa” ha bisogno di muoversi con lentezza e senza fare rumore; il danno che le contestazioni pubbliche possono fare è enorme, i guerrafondai lo sanno benissimo e preferiscono ritirarsi quando capiscono il danno che ne potrebbero ricevere. Se la cultura della difesa per diffondersi ha bisogno di costruire un consenso lento e silenzioso, cari signori della guerra, noi continueremo a fare rumore e a gioire di ogni vostra ritirata strategica! Serena Tusini, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
La Spezia, militarizzazione delle scuole con conferenza di un generale della Folgore
Un generale che parla agli studenti e alle studentesse di La Spezia di scenari di storia contemporanea? Possibile? Sì, si tratta di una iniziativa organizzata per il 28 novembre presso la sala Dante dal Lions International con il generale Bertolini (Folgore) con destinatari tutti gli studenti e le studentesse del triennio delle superiori delle scuole di La Spezia. La conferenza dal titolo “La storia non è finita…” offrirà agli studenti e alle studentesse l’opportunità di approfondire le attuali questioni geopolitiche, ma possiamo già immaginare quali saranno i riferimenti culturali cui si farà cenno durante l’iniziativa: si parlerà della necessità inevitabile del riarmo camuffato da difesa dei cittadini e delle cittadine? Si parlerà della bontà delle guerre umanitarie? Oppure dell’efficacia delle bombe intelligenti?  Ancora i/le docenti accetteranno la loro esautorazione e l’esternalizzazione non solo dell’educazione civica, ma anche della storia? Accetteranno che i loro studenti e le loro studentesse siano esposte/i a letture di parte che certo non parleranno, se non retoricamente, della necessità della pace? Noi dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università faremo la nostra parte per impedire un ulteriore passo verso la militarizzazione dei luoghi della formazione scuole e lo sdoganamento della cultura e della necessità della guerra, facendo emergere ciò che palesemente si sta configurando come la diffusione della cosiddetta “pedagogia nera”, un metodo surrettizio di indottrinare e abituare i bambini e le bambine alla violenza sin dai primi anni scolastici. Qui il comunicato stampa del Comitato Riconvertiamo Seafuture – Restiamo Umani – La Spezia. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
La Spezia, mobilitazione contro la celebrazione del 4 novembre e delle guerre
Dopo le settimane di mobilitazione che hanno visto protagonista la città di Spezia di giornate storiche di mobilitazione e di acampade contro SeaFuture e il genocidio in Palestina, siamo scesi in piazza in più di 300 a Spezia per cambiare il senso alla giornata del 4 novembre. Abbiamo preso parola contrapponendo alle celebrazioni dell’unità nazionale e delle forze armate, da sempre piene di retorica militarista e nazionalista, il valore della pace, della diserzione dai conflitti armati, dell’umanità contro la barbarie. Abbiamo detto che oggi non c’è nulla da festeggiare o celebrare. La fine della Prima Guerra Mondiale, il 4 novembre 1918, va ricordata come la fine di un’inutile strage, di una guerra di aggressione costata milioni di vittime per un pugno di terre considerate proprietà nazionale. Un evento storico che, raccontato per quello che fu davvero, parla soprattutto del nostro presente. Abbiamo attraversato le vie della città con un corteo pieno di studenti, studentesse e docenti che con interventi, cori e azioni hanno denunciato come il veleno della militarizzazione sia sempre più forte nella società, nell’economia, nei discorsi pubblici e nelle scuole. La violenza come arma che colpisce i più deboli, le armi usate contro civili, il diritto internazionale fatto a pezzi. Questa è la guerra, sofferenza e morte, impoverimento e repressione. E lo diciamo ancora più forte in questi tempi di riarmo e genocidi, da una città simbolo della produzione di armi e militarizzata come Spezia, una città che va riconvertita anche nel suo immaginario. Per questo, durante il corteo di stasera, abbiamo anche voluto lasciare un segno chiaro che potesse racchiudere il senso della giornata. Alcune vie simbolo di quella guerra nefasta e del militarismo che porta con sé, sono state rinominate. Via Cadorna è divenuta “Via disertori di guerra”, in ricordo di tutti qui ragazzi che nel fango e nel disagio del fronte scelsero la ribellione, scelsero di non obbedire, finendo fucilati da generali come Cadorna. Via XXIV Maggio è diventata “via Restiamo Umani” per riprendere lo slogan di Vittorio Arrigoni e richiamare il genocidio in Palestina come il simbolo più drammatico di questi nuovi tempi di guerra e militarizzazione globale. Infine Via Vittorio Veneto diventata “Via vittime civili di Gaza e di tutte le guerre” perché oggi più che mai, e Gaza lo mostra in tutta la sua radicale drammaticità, sono queste le vittime delle guerre: i disarmati civili, le loro case, città, ospedali, scuole rase al suolo. Non ci fermeremo fino a quando non governerà la pace. No guerra, no armi, sì disarmo e diserzione. Qui alcuni scatti dell’iniziativa di La Spezia.
La Spezia, 27 settembre: Osservatorio contro la filiera bellica di Seafuture
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha partecipato alla grande manifestazione che ieri, sabato 27 settembre si è tenuta a La Spezia contro la fiera bellica Seafuture, a sostegno della Palestina e della missione della Global Sumud Flottiglia. Al termine del corteo sono state montate le tende davanti all’arsenale militare, una acampada che si collega a quanto sta succedendo in molte città d’Italia. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, insieme a molte altre realtà, è fortemente impegnato per la demilitarizzazione di La Spezia e per contrastare l’economia di guerra su cui ruota da decenni la nostra città. Qui un articolo in cui viene citata Serena Tusini dell’Osservatorio sulla vicenda de La Spezia. Qui l’intervento di Cristina Ronchieri dell’Osservatorio alla manifestazione a La Spezia. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Liguria
Mare d'incontro, mare di pace
In comunicazione telefonica con Alessandra, parte del Coordinamento Restiamo Umani-Comitato Riconvertiamo Seafuture, abbiamo parlato della campagna portata avanti dal comitato che negli scorsi anni ha dato vita alle contromanifestazioni in opposizione alla deriva bellica che da anni ha connotato Seafuture, nata come fiera navale civile e diventata un incontro dell'industria armamentista di diversi paesi con la sponsorizzazione della marina militare italiana.  Il coordinamento Restiamo Umani (promotore della manifestazione contro il genocidio in Palestina e per la de-militarizzazione della Spezia del 31 maggio scorso), in collaborazione con il percorso del Comitato Riconvertiamo Seafuture, rilancia coerentemente anche per questa edizione un invito a tutte le associazioni, gruppi, comitati, singoli e singole cittadin* ad aderire e partecipare alla costruzione della mobilitazione "No alla mostra navale-bellica Seafuture 2025". Questa sinergia è la dimostrazione palese che un forte sentimento antimilitarista, pacifista e nonviolento è presente nella città di La Spezia e non solo. Seafuture 2025 si svolgerà a La Spezia tra il 29 settembre e il 2 d'ottobre. Quello che segue è l'appello in vista delle iniziative e della mobilitazione del 27 settembre:   Mentre continua nel silenzio complice delle istituzioni europee il genocidio da parte di Israele nella Striscia di Gaza e la pulizia etnica in Cisgiordania l'Unione Europea ha delineato un piano di riarmo da 800 miliardi di euro e la Nato ha imposto agli Stati membri di aumentare la spesa militare, portandola al 5 per cento del prodotto interno lordo, sottraendo risorse al welfare: sanità, istruzione, ambiente e infrastrutture. In questo scenario l'Italia, dopo decenni di preparazione, ha esplicitamente scelto la guerra e, coerentemente, organizza alla Spezia il salone "Seafuture 2025": un'esibizione militare navale per promuovere gli affari delle aziende del settore "difesa e sicurezza", ammantata di sostenibilità ambientale e innovazione tecnologica. La nona edizione di Seafuture, in programma dal 29 settembre al 2 ottobre prossimi all'Arsenale Militare Marittimo della Spezia, organizzata in collaborazione con la Marina Militare, conferma il radicale mutamento della manifestazione avvenuto in questi anni: da evento ideato nel 2009 come "la prima fiera internazionale dell'area mediterranea dedicata a innovazione, ricerca, sviluppo e tecnologie civili inerenti al mare", a mostra prevalentemente militare, una delle poche in Italia, dove gli operatori principali sono le aziende del settore bellico insieme alle Marine Militari degli Stati invitati. L'evento ha così rimpiazzato la "Mostra navale italiana", di fatto la "Mostra navale bellica", che si è tenuta a Genova negli anni ottanta: non a caso i principali sponsor di "Seafuture 2025" sono proprio le maggiori aziende del comparto militare. Come per le recenti edizioni, anche quest'anno "l'importanza strategica" dell'evento viene attribuita allo "sviluppo di opportunità di business" per le imprese nazionali, gli Enti e le Agenzie statali del "comparto difesa". La rilevanza internazionale dell'evento è promossa attraverso l'invito alle Marine Militari e alle "National Delegation" (NAD) di oltre 140 Paesi, tra i quali figurano molti regimi repressivi o coinvolti nelle quasi 60 guerre attualmente in corso, come ad esempio, Israele, Marocco, Libia, Arabia Saudita, Stati Uniti, e molti altri. Non possiamo rimanere inerti di fronte a tutto questo. Abbiamo il dovere morale e politico di fare tutto ciò che è possibile per evitarlo. La guerra inizia a casa nostra: qui dobbiamo impegnarci per impedirla a fianco di tutte le persone, i bambini, le vittime innocenti, gli obiettori al servizio militare, i disertori dialogando con tutti, a cominciare dai lavoratori, che dai quattro angoli del globo ci chiedono di agire adesso. Ci mobilitiamo perché Seafuture sia riconvertito alla sua mission originaria: una fiera internazionale dell'area mediterranea dedicata a innovazione, ricerca, sviluppo delle tecnologie civili inerenti al mare, per promuovere la sostenibilità ambientale e sociale. Per questo invitiamo tutte le organizzazioni e persone che si oppongono alla logica della guerra, della violenza, del razzismo, del nemico ad aderire all'appello e a costituire insieme dal 27 settembre al 2 ottobre, una settimana di mobilitazioni, iniziative ed azioni nonviolente volte a contrastare il regime di guerra palesemente rappresentato da Seafuture. Per aderire all'appello inviare un mail al comitato promotore "Riconvertiamo Seafuture": riconvertiamoseafuture@gmail.com
La Spezia manifesta contro SeaFuture 2025, la fiera delle armi navali
Sabato 27 settembre La Spezia vedrà scendere in piazza una manifestazione di protesta contro SeaFuture 2025, un evento di caratura internazionale dedicato agli armamenti e alle tecnologie belliche navali. L’appuntamento, lanciato dal coordinamento “Riconvertiamo SeaFuture” è convocato a piazza Brin, alle 15.30. Sponsorizzato dalle aziende leader della produzione bellica, tra cui Leonardo, Fincantieri, MBDA, Elettronica Group, Intermarine e sostenuta dalla Marina Militare italiana, SeaFuture ospiterà oltre 150 delegazioni militari da tutto il mondo comprese quelle di regimi autoritari e Paesi coinvolti in guerre. Non si parlerà di pace ma di guerra elettronica, cyber-difesa, produzione e vendita di armamenti, compresi i cosiddetti “dual use” ovvero tecnologie civili facilmente convertibili all’uso militare. Nel pieno di un’escalation bellica globale e del genocidio del popolo palestinese, sotto gli occhi del mondo intero, La Spezia si appresta ad accogliere un evento che normalizza e celebra il mercato delle armi, una scelta che appare in netto contrasto con l’articolo 11 della Costituzione italiana che sancisce il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Inoltre, la legge 185/1990 vieta espressamente l’esportazione di armi italiane verso Paesi in guerra, responsabili di violazioni dei diritti umani o che minacciano la pace. Eppure, oggi è sempre più ignorata e aggirata: componenti e armamenti italiani finiscono in scenari di conflitto e repressione, spesso in violazione diretta di questa normativa. Gravissimo il coinvolgimento delle scuole del territorio, chiamate a partecipare con progetti, visite, competizioni e attività PCTO che coinvolgono le ragazze e i ragazzi delle scuole della provincia. Questa partecipazione rischia di militarizzare la scuola e distorcerne i percorsi formativi degli studenti esponendoli a un messaggio implicito che legittima il conflitto armato e l’industria bellica. L’evento arriva in un momento in cui l’Unione Europea vara piani di riarmo da centinaia di miliardi di euro e la NATO chiede ai Paesi membri di destinare il 5% del PIL alle spese militari, mentre mancano risorse per sanità, scuola e ambiente. Tutto questo sta succedendo in una città che ha un arsenale ancora da bonificare, un litorale precluso alla popolazione perché occupato dalla Marina Militare che sottrae di fatto l’accesso al mare ai suoi stessi abitanti, una città che rischia di diventare un emblema di guerra e di morte con la presenza crescente di fabbriche di armi e di organizzazione di eventi come SeaFuture. > Contro tutto questo si chiede la riconversione di SeaFuture in una fiera > civile orientata alla sostenibilità e all’innovazione.  La fine del coinvolgimento delle scuole in eventi a carattere bellico. Lo stop alla cooperazione militare con Israele e sanzioni per le violazioni dei diritti umani. La demilitarizzazione della Spezia con la riconversione dell’industria bellica e degli spazi militari a uso sociale. Vogliamo un futuro di pace, di giustizia e solidarietà internazionale. L’immagine di copertina è di Naval surface warriors (Flickr) SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo La Spezia manifesta contro SeaFuture 2025, la fiera delle armi navali proviene da DINAMOpress.
La Scuola ripudi SeaFuture: Appello inviato alle istituzioni scolastiche di La Spezia
La nona edizione di SeaFuture, con la sua ormai nettissima configurazione di fiera di vendita di armi e tecnologia militare a livello internazionale, ci obbliga ad una riflessione seria come educatori e a chiederci se sia il caso di avere qualsiasi collegamento o collaborazione con l’organizzazione. La guerra inizia a casa nostra: qui dobbiamo impegnarci per impedirla. Come comitato “Restiamo umani. Riconvertiamo SeaFuture” e Osservatorio contro la Militarizzazione delle scuole e delle università chiediamo a tutte le istituzioni scolastiche di non partecipare a nessuna iniziativa collegata alla fiera e di promuovere l’informazione in allegato nelle comunità scolastiche. Il momento storico così grave e difficile ci impone con ancora più urgenza di essere operatori di pace, soprattutto nella pratica professionale quotidiana. Per questo di seguito pubblichiamo sul nostro sito i documenti elaborati da Comitato e dall’Osservatorio. Inoltre, in occasione dei giorni della grande fiera delle armi di La Spezia, stiamo organizzando tante iniziative, che culmineranno nella manifestazione cittadina del 27 settembre. L’Osservatorio ha elaborato il vademecum dedicato alle scuole, con documenti a disposizione anche per studenti e genitori, nel quale si chiede con chiarezza di non partecipare e non aderire a nessuna delle iniziative collegate alla fiera. Qui di seguito l’appello (corredato dagli allegati), che abbiamo inviato alle istituzioni scolastiche locali. Chiediamo a tutt* di condividere e di firmare la petizione, che è presente anche su Change.org:    https://chng.it/5t8fg44PZK. Vademecum scuole sp-definitivoDownload petizione scuoleDownload
I portuali annunciano il blocco di una nave israeliana a Genova per fine luglio
La nave Cosco Pisces con un carico di acciaio destinato a Israele, era stata già bloccata da parte dei portuali greci del sindacato Enedep/Pame del Pireo. I portuali italiani hanno fatto sapere di aver appreso che la stessa nave è adesso diretta ai porti liguri di La Spezia prima, dove […] L'articolo I portuali annunciano il blocco di una nave israeliana a Genova per fine luglio su Contropiano.