Ambiente, disastro climatico

Nazioni Unite: un report sulla “bancarotta idrica mondiale”
L’Istituto per l’acqua, l’ambiente e la salute dell’Università delle Nazioni Unite (United Nations University institute for water, environment and health, Unu-Inweh) ha rilasciato il report “Global Water Bankruptcy: Living Beyond Our Hydrological Means in the Post-Crisis Era” che analizza a livello planetario lo stato delle riserve di acqua nel pianeta. Secondo quanto si legge nel rapporto circa 2,2 miliardi di persone non dispongono di acqua potabile gestita in modo sicuro, 3,5 miliardi non hanno servizi igienico-sanitari e 4 miliardi soffrono di grave scarsità d’acqua per almeno un mese all’anno; Il 70% delle principali falde acquifere mondiali mostra un trend di declino, abbiamo perso circa 410 milioni di ettari di zone umide e in molte località più del 30% della massa glaciale dal 1970. Il report suggerisce la necessità di un intervento urgente, coordinato e che coinvolga tutti i paesi: “Il momento in cui viene pubblicato questo rapporto è fondamentale e rappresenta un’opportunità cruciale per  rafforzare la responsabilità e elevare l’acqua a priorità globale”. Pressenza IPA
#ambiente Di fronte al disastro della marina di #Milazzo spero che la follia di convertirla a mega porticciolo turistico sia chiara a tutti #noturismoselvaggio
Patagonia Argentina: la cerimonia del Satun, un atto di resistenza della comunità Mapuche
La comunità Mapuche nativa di Pillan Mahuiza nella Patagonia Argentina, a cui siamo legati da anni, si appresta in febbraio a vivere il Satun: una cerimonia sacra in cui lo spirito del Lonko (guida politica e spirituale) viene presentato ufficialmente al popolo. Il Satun è il “ponte” tra la saggezza degli antenati e il futuro delle nuove generazioni. È l’atto con cui la guida spirituale assume il compito di proteggere l’equilibrio della terra e della gente. Oggi, questa cerimonia non è solo un rito, ma un atto di resistenza. Mentre la comunità si prepara, la Patagonia brucia. Incendi devastanti, alimentati da interessi estrattivi e speculativi, stanno distruggendo il territorio. Il governo non interviene per fermare le fiamme, ma sceglie di accusare ingiustamente i Mapuche, usando il disastro come pretesto per criminalizzare il popolo e incarcerare i leader. Proteggere questa cerimonia significa non permettere che la loro voce venga spenta. Mantenere viva una cultura millenaria ha costi logistici immensi, soprattutto per un popolo che vive sotto pressione costante. Per questo stiamo organizzando una raccolta fondi. I contributi aiuteranno a coprire: – Viaggi e Spostamenti: Permettere alla Machi (donna di medicina) e agli anziani di viaggiare da territori lontani per presiedere al rito. – Accoglienza e Logistica: Ospitare e onorare i partecipanti che arrivano da ogni parte della regione. – Il Rehue e il Rito: Cura dello spazio sacro, condivisione del pasto comunitario, elemento essenziale della benedizione. Ogni contributo, piccolo o grande, è un “passo importante” per la dignità di un popolo che resiste nel custodire una cosmovisione e nel custodire i boschi e le acque del territorio. Condividi: Aiutaci a rompere il silenzio mediatico sulle ingiustizie in Patagonia. Far conoscere la verità è già un atto di sostegno. Il tuo gesto permetterà alla spiritualità nativa Mapuche di continuare a brillare nonostante l’oscurità del momento presente. Mapuche, significa popolo della Terra anche tradotto come i Figli della Terra, ed è il nome del popolo originario nativo di parte dell’Argentina e del Cile in Sud America. I Mapuche sono custodi di una profonda Cultura, Saggezza e Cosmovisione fondata sugli equilibri tra l’essere umano e la Natura, la Terra, il Cosmo. Per partecipare alla raccolta fondi scrivi a camminodellalibellula@gmail.com oppure su WhatsApp o telegram a +393471421081 Jenny Roncaglia Claudio Colli (il Cammino della Libellula)   Redazione Italia
Il ddl che normalizza la repressione prima ancora di essere votato
-------------------------------------------------------------------------------- Foto di Bruno Santoro -------------------------------------------------------------------------------- “Prima vennero per i socialisti, e io non dissi niente, perché non ero socialista. Poi vennero per i sindacalisti, e io non dissi niente, perché non ero un sindacalista. Poi vennero per gli ebrei, e io non dissi niente, perché non ero ebreo. Poi vennero a prendere me, e non c’era più nessuno a protestare per me” (sermone del pastore Martin Niemöller) Negli ultimi anni le mobilitazioni in solidarietà con la Palestina e in difesa dell’ambiente sono state sempre più represse e criminalizzate. Arresti, denunce, fermi e procedimenti giudiziari hanno colpito studenti e cittadini, mentre alcuni palestinesi — come l’imam Mohamed Shahin, trattenuto in un CPR e poi rilasciato — sono detenuti nelle carceri italiane per ordine di Israele, senza aver commesso reati, solo per aver espresso la loro libertà di parola denunciando il genocidio in corso. La recente condanna di Anan Yaeesh a cinque anni e sei mesi segna un punto di rottura: tribunali italiani che chiamano funzionari israeliani a testimoniare¹. La violenza e la discriminazione colpiscono stranieri, seconde generazioni e cittadini italiani. Dalla scuola alle piazze fino ai tribunali, la repressione si normalizza attraverso razzismo sistemico e doppio standard. La rilevazione sugli studenti palestinesi nelle scuole, definita dal ministro Valditara un “piano per l’integrazione”, rimane sotto vigile osservazione: sarà davvero accoglienza o un precedente ambiguo di controllo? Siamo tornati alle leggi razziali fasciste antisemite del 1938?² Episodi come quelli di Extinction Rebellion a Brescia e Bologna³, con spogliamento forzato delle ragazze, fermi arbitrari e fogli di via, mostrano la sistematicità di questa logica repressiva. Ribaltare il concetto di “sicurezza” Il linguaggio non è neutro. Chiamare ambientalisti o persone impegnate nella solidarietà “terroristi” e accusarli di “associazione a delinquere” prepara uno stato d’eccezione a disposizione di lobby economiche e interessi politici. Non è un fenomeno nuovo: già nel 2023, tra Riace, Piacenza e Padova, questa pratica si stava diffondendo⁴. In questa direzione si colloca anche il dibattito parlamentare in corso su diversi disegni di legge che, adottando la definizione di antisemitismo proposta dall’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), rischiano di equiparare le critiche allo Stato di Israele all’antisemitismo, arrivando a ipotizzare conseguenze penali. Non è ancora chiaro se tali disegni di legge verranno unificati, ma la discussione è imminente e il rischio di approvazione concreto. Una simile estensione del perimetro penale solleva interrogativi seri sulla libertà di espressione e sul diritto di critica politica, soprattutto in un contesto in cui la solidarietà con la popolazione palestinese viene sempre più spesso criminalizzata. Tutto questo sotto lo slogan “ordine e sicurezza”, ma la vera sicurezza nasce da istruzione, sanità, welfare comunitario e giustizia sociale, non dalla repressione. Quando i lauti stipendi dei politici finanziano leggi che tutelano interessi stranieri o lobby economiche a scapito della salute e del benessere della popolazione, dobbiamo chiederci: quali interessi vogliamo davvero proteggere? Una democrazia svuotata dall’alto L’esperienza delle assemblee cittadine di Bologna⁵ dimostra che pratiche di coinvolgimento dal basso possono funzionare, ma anche quanto possano essere soffocate quando producono decisioni scomode a chi non vuole perdere i propri privilegi. Lo abbiamo già visto con il referendum sull’acqua del 2011: più di 25 milioni di cittadini hanno votato e le istituzioni tuttora ne ignorano l’esito⁶. A questo quadro si aggiungono situazioni locali che mostrano come la crisi democratica non sia astratta, ma concreta. A Ravenna, a differenza di quanto avvenuto in altre città, la democrazia appare oggi arenata: la Procura non ha ancora aperto le indagini relative alla denuncia presentata dall’avvocato Andrea Maestri e dalla giornalista Linda Maggiori in merito alle armi che circolano nel Porto. Un silenzio istituzionale che solleva interrogativi sulla tenuta delle garanzie democratiche e sull’effettivo accesso alla giustizia. Come scrive Luciano Nicolini su Cenerentola, la differenza cruciale è nel potere decisionale: partecipare non basta, conta decidere davvero. A cosa serve votare, a cosa servono gli strumenti democratici se chi governa è il primo a non rispettarli?⁷ Viviamo in una democrazia svuotata dall’alto, mentre la distanza tra istituzioni e società cresce, così come le diseguaglianze economiche, aumentando disagio e povertà. La classe dirigente italiana, segnata da una forte gerontocrazia — da destra a sinistra — concentra sempre più potere e privilegi. In questo contesto, frantumazione dei movimenti e polarizzazione sociale distraggono la società come durante il lockdown: molti, invece di guardare all’operato dei politici, si sono divisi e odiati, tra chi si vaccinava e chi no. Come i quattro capponi di Renzo nei Promessi Sposi di Manzoni: pur nella loro condizione disperata, si beccano l’un l’altro e fanno tutti la stessa fine, incapaci di guardare oltre. Dall’altra parte, durante il lockdown erano nate reti di vaccinati e non contro il greenpass⁸, denunciando malapolitica, violazioni dei diritti e la necessità di tutelare il benessere psicofisico⁹. Oggi serve la stessa capacità di analisi e riflessione a tutti i livelli: chi è pro o contro Venezuela, chi è credente o ateo, chi è pro o contro Iran, tutti noi dobbiamo capire il gioco che i politicanti di mestiere stanno facendo. A chi deride i “gretini” sarebbe utile chiedere di ascoltare il messaggio degli ambientalisti che propongono di “tassare i ricchi, fermare il collasso climatico” o che bloccano il traffico per dare voce alle vittime della crisi climatica¹⁰, come le vittime dell’alluvione o la biodiversità e le specie in via d’estinzione, perché stiamo lasciando alle future generazioni un paese e un pianeta sempre più inquinato e insalubre. Necessità di vigilanza e dissenso attivo Un popolo che ogni anno va sempre meno alle urne non può continuare a pagare le tasse e restare inerme mentre vengono tagliati servizi pubblici essenziali come ospedali, scuole e welfare. Libertà di parola e protesta nonviolenta devono rimanere legittime, anche per chi non la pensa come noi, soprattutto per chi lotta per giustizia climatica, sociale e per i diritti. Mentre le forze dell’ordine e i tribunali diventano sempre più braccio armato di una minoranza che non tutela i diritti né il territorio, difendere il dissenso e la solidarietà non è più un’opzione: è una necessità urgente. La democrazia non si salva da sola, è il momento di agire, prima che sia troppo tardi. È possibile andare d’amore e non d’accordo, è possibile creare confluenze, anche se è difficile, ricordando quale è il vero pericolo. Prima che norme emergenziali diventino permanenti e il ddl venga votato, è fondamentale aprire un dibattito pubblico reale, nei movimenti, nelle reti, nelle associazioni, e agire insieme. -------------------------------------------------------------------------------- Note 1. Palestina, resistenza e repressione: come lo Stato italiano criminalizza la solidarietà: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-palestina_resistenza_e_repressione_come_lo_stato_italiano_criminalizza_la_solidariet/45289_64804 2. (v. Link sopra) 3. SPOGLIATA IN QUESTURA: Bologna come Brescia, Extinction Rebellion si oppone all’archiviazione https://extinctionrebellion.it/press/2025/01/17/opposizione-archiviazione-bologna/ 4. Riace, Piacenza, Padova. Associazioni a delinquere ovunque? https://www.questionegiustizia.it/articolo/riace-piacenza-padova-associazioni-a-delinquere-ovunque 5. Assemblea cittadina per il Clima di Bologna 2023: Rapporto Finale consegnato al Consiglio comunale: https://www.comune.bologna.it/myportal/C_A944/api/content/download?id=6564c859e8dbf0009a1a5170 6. Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua: https://www.acquabenecomune.org/ – Il referendum tradito: otto anni dopo, l’acqua è ancora una fonte di profitto. Ecco perché https://altreconomia.it/inchiesta-acqua-pubblica/ Articolo 10 anni dopo il referendum: https://economiacircolare.com/10-anni-fa-il-referendum-che-ha-fermato-finora-il-nucleare-e-provato-ad-estromettere-privati-e-profitti-dalla-gestione-dellacqua/ 7. Democrazia partecipativa  o democrazia diretta?, di Luciano Nicolini, Cenerentola: https://www.pressenza.com/it/2026/01/democrazia-partecipativa-o-democrazia-diretta/ 8. Per un cammino ecopacifista, Quanto è libera una stampa non indipendente?: https://peruncamminoecopax.blogspot.com/search?q=stampa 9. Brigata Basaglia: Assistenza psicologica dal basso durante il lockdown: «La salute mentale è una questione politica»: https://www.dinamopress.it/news/assistenza-psicologica-dal-basso-lockdown-la-salute-mentale-questione-politica/ – La Q di Qomplotto, di Wu Ming 1, https://www.wumingfoundation.com/giap/2020/12/la-q-di-qomplotto/ 10. Intervista realizzata da Lucio Maniscalco per Pressenza con la portavoce di Ultima generazione Miriam Falco: https://www.youtube.com/watch?v=eC2TK85ZLf8 Altre fonti di approfondimento * I costi della politica. Perché gli stipendi dei deputati italiani sono i più alti d’Europa: https://europa.today.it/fake-fact/perche-stipendi-deputati-italiani-piu-alti-europa.html * La solidarietà non è un reato – sugli arresti di Genova, BDS Italia: https://bdsitalia.org/index.php/comunicati-sul-bds/2987-la-solidarieta-non-e-un-reato-sugli-arresti-di-genova – Comunicato BDS Italia: No alla criminalizzazione della solidarietà con la Palestina: https://www.facebook.com/BDSItalia/posts/pfbid02hsfnDPjkk7tH3LEukrqZDhWJmF8dALa5h5To4EYrKnaSYhoFrPyKf34zBH5yDthyl * Con il DDL sicurezza il governo reprime il dissenso e la resistenza passiva, di Greenpeace: https://www.greenpeace.org/italy/storia/24892/con-il-ddl-sicurezza-il-governo-reprime-il-dissenso-e-la-resistenza-passiva/ * Inneschi di pace in un tempo di guerra. Nonviolenza, diritti umani ed educazione al conflitto: https://www.pressenza.com/it/2025/12/inneschi-di-pace-in-un-tempo-di-guerra/ * Corpi estranei: il razzismo rimosso in Italia, del festival internazionale del giornalismo. Perugia 2026: https://www.festivaldelgiornalismo.com/programme/2022/foreign-bodies-racism-removed-in-italy * La «Generazione Palestina» tra razza, classe e protagonismo conflittuale di Kamo Modena: https://infoaut.org/conflitti-globali/la-generazione-palestina-tra-razza-classe-e-protagonismo-conflittuale -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE: > C’è una parola per tutto questo, autoritarismo -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Il ddl che normalizza la repressione prima ancora di essere votato proviene da Comune-info.
Alex Langer, facitore di pace
Stiamo facendo ciò che era, è e sarà giusto? UN CONVEGNO NAZIONALE A VERONA, 30-31 GENNAIO E 1 FEBBRAIO 2026 In occasione degli 80 anni dalla nascita e dei 30 anni dalla morte, vogliamo interrogarci sull’oggi e verificare quanto il “metodo Langer” sia ancora attualissimo per “continuare in ciò che era giusto”. Il Convegno, promosso dalla Scuola di Pace e Nonviolenza  (Fondazione Toniolo e Movimento Nonviolento), con il contributo e il patrocinio del Comune di Verona, Diocesi di Verona, Università di Verona, con l’adesione della Fondazione Alexander Langer Stiftung e dell’Istituto Opera Don Calabria. Al Convegno partecipano, tra gli altri,: Donatella Di Cesare (filosofa), Domenico Pompili (Vescovo), Gad Lerner (giornalista), Mauro Bozzetti (filosofo), Federico Faloppa (linguista), Mao Valpiana (Movimento Nonviolento) e inoltre, don Renzo Beghini, Marzio Marzorati (Legambiente), Christine Stufferin e Elisabeth Alber (Fondazione Langer), Lorenzo Faggi, Alessandro Raveggi, Gabriele Santoro, Pinuccia Montanari, Maria Chiara Rioli, gli ex eurodeputati Gianni Tamino e Franco Corleone e le eurodeputate in carica Cristina Guarda e Benedetta Scuderi. Il Convegno, nello spirito del “viaggiatore leggero”, sarà itinerante: – venerdì 30/01 sera, ore 20:45: spettacolo all’Auditorium Don Calabria di San Zeno in Monte; – sabato 31/01 mattina, ore 10:00: Aula Caprioli dell’Università di Verona, presso il polo Zanotto; – sabato 31/01 pomeriggio, ore 14:30: Auditorium della Chiesa di San Fermo; – domenica 01/02 mattina, ore 9:30: Aula Magna del Seminario Vescovile Maggiore. Partecipazione libera, aperta a tutte e tutti gli interessati, fino ad esaurimento posti. In allegato la locandina e il programma del Convegno. Di seguito il link con il programma completo. https://www.movimentononviolento.it/sedi/verona/alex-langer-facitore-di-pace-un-convegno-itinerante-a-verona-31-gennaio-e-1-febbraio-2026 Per maggiori informazioni: Casa per la Nonviolenza, via Spagna, 8 – Verona segreteria@arenadipace.it segreteria@movimentononviolento.it Nei giorni precedenti tel. 045 8009803 Durante il convegno cell. 351 4981281 Movimento Nonviolento
L’1% più ricco del pianeta ha già esaurito le proprie emissioni annuali, ora userà le nostre
Il 2026 si è aperto sotto la coltre delle emissioni dell’1% più riccco del pianeta, in un’evidente distribuzione delle responsabilità della crisi climatica che è profondamente legata alle disuguaglianze sociali. Secondo gli ultimi dati diffusi da Oxfam, nei primi 10 giorni di gennaio questa ristretta élite mondiale ha già emesso […] L'articolo L’1% più ricco del pianeta ha già esaurito le proprie emissioni annuali, ora userà le nostre su Contropiano.
Ascoltare la voce dei nativi della Groenlandia
A cura di Enrico Vigna,   Groenlandia: parlano i nativi locali e difensori del popolo Inuit [In fondo la versione in pdf comprensiva di foto] – di  Enrico Vigna  In riferimento alla questione USA Groenlandia posta da D. Trump, queste sono le posizioni del Partito locale Inuit Ataqatigiit (Comunità Inuit-IA), un partito politico groenlandese progressista e indipendentista fondato nel 1976, che raccoglie
Roma: tutti assolti per il blocco sull’Appia Nuova
Quella di Roma è la 57esima assoluzione per azioni di Ultima Generazione   Ieri mattina, presso il Tribunale di Roma, 21 persone imputate per l’azione di protesta nonviolenta realizzata il 24 aprile 2023 su via Appia Nuova nell’ambito della campagna Non paghiamo il fossile sono state assolte da tutte le accuse di interruzione di pubblico servizio aggravata. Al termine dell’udienza, il giudice ha infatti pronunciato sentenza di assoluzione per tutti i capi di imputazione, stabilendo che il fatto non sussiste; le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 60 giorni. Giulio, giardiniere in pensione, assolto perché il fatto non sussiste ha dichiarato: Io ricordo una giornata fredda e piovosa, tanto nervosismo, due persone che non arrivavano e di cui non si avevano notizie, una lunga attesa e poi il via! Non ricordo particolari reazioni da parte degli automobilisti, almeno non nella mia carreggiata, ma tanta inutile violenza da parte della polizia e tanta rabbia nel vedere persone trascinate e strisciate sui guard rail di cemento per passarle da una carreggiata all’altra e poi caricarle nelle auto. Leggere dell’assoluzione perché il fatto non sussiste, cioè per non avere commesso nessun reato e che per questo il PM non può presentare appello, beh è una gran cosa. Ti restituisce fiducia nell’esistenza di onestà e raziocinio, che ci devono essere giudici che non hanno il ghigno di Piantedosi e di Almasri, che sanno guardare ai fatti che gli vengono sottoposti senza isolarli dai fatti enormemente più grandi e gravi che accadono intorno. Giudici che sanno trasformare la legge in giustizia. Una nuova assoluzione: ancora una volta riconosciuto il diritto alla protesta Con quella di Roma siamo a 57 assoluzioni per azioni dirette nonviolente compiute come Ultima Generazione. Un numero che ci ricorda, ancora una volta, che in uno stato democratico la protesta e l’azione diretta nonviolenta non sono dei reati ma, in un paese che risulta al 16° posto in classifica – secondo le stime del Climate Risk index – tra i paesi più colpiti dalla crisi climatica (e le recenti alluvioni nel nord est del paese lo confermano) e in un momento storico in cui anche i tentativi di affrontare la crisi climatica a livello mondiale si svuotano di speranza (basti vedere lo scetticismo che sta accompagnando la COP 30 di Belém che si sta tenendo proprio in questi giorni) sono ancora oggi una necessità. Ultima Generazione
Disarmiamo il clima – incontro a Ravenna
Le guerre e la distruzione del Pianeta vanno di pari passo. Non possiamo fermare una di queste due cose senza ripudiare l’altra. Ogni guerra comporta costi enormi in termini di vite umane, di perdita di beni, di salute e di economia. Ma troppo poco si ragiona su quanto i conflitti armati siano irreversibilmente distruttivi sugli ecosistemi, sulla qualità dell’aria e delle acque, sulla vita del suolo e su quella animale, sulla salute in tutti i suoi aspetti, sull’accelerazione del cambiamento climatico. Non solo: la “filiera delle guerre”, dalla produzione degli armamenti, al loro trasporto, alle esercitazioni militari, all’occupazione e al danneggiamento di interi territori, anche in tempo “di pace” contribuisce al collasso ecologico, all’impoverimento della biodiversità, allo sfruttamento di persone e luoghi. E, più di ogni altra cosa, non possiamo dimenticare che tutte le guerre, da sempre, ma in particolare quelle degli ultimi decenni, si scatenano per gli interessi dei contendenti, soprattutto delle grandi potenze, sulle fonti fossili di energia e più in generale per il depredamento delle risorse della Terra. Per questo, riteniamo che lavorare per la Pace debba necessariamente voler dire impegnarsi per un modello di vita, di società, di lavoro, di relazioni, molto più responsabile nei confronti della natura e sempre più libero dal dominio del fossile; e nello stesso tempo, che l’impegno per la salvaguardia del Pianeta debba comportare in primis il ripudio della guerra e della folle corsa al riarmo. Per iniziativa di Casa delle Donne, Coordinamento ravennate Per il Clima Fuori dal Fossile e Circolo Matelda di Legambiente si terrà  su questi temi un incontro pubblico. Invitiamo tutte e tutti a confrontarsi con noi, insieme a  Francesco Vignarca, portavoce della Rete Pace Disarmo, mercoledi  21 gennaio, alle ore 20,30 alla Sala Buzzi di Via Berlinguer 11, a Ravenna. Siete tutte/i invitate.  Sarà gradita la presenza degli organi d’informazione, delle rappresentanze politiche, istituzionali e sindacali, dei comitati e delle associazioni. Coordinamento Ravennate Per il Clima – Fuori dal Fossile Redazione Romagna
Un luna park lungo il litorale di Macari? No, grazie…
Il “progetto di riqualificazione turistica” proposto dal Comune rischia di danneggiare l’area paesaggistica, scenario anche della famosa serie tv Makari, trasformandola da ecosistema unico a luna park. Da Beppe Fiorello a Emma Dante hanno già firmato, unisciti all’appello promosso da Legambiente Il Comune di San Vito Lo Capo ha presentato un progetto di “riqualificazione turistica” del litorale di Macari-Castelluzzo, gioiello naturalistico e paesaggistico situato tra le riserve naturali dello Zingaro e di Monte Cofano, ricevendo, a settembre scorso, una prima approvazione dalla Commissione Tecnico-Specialistica per le autorizzazioni ambientali dell’Assessorato Territorio e Ambiente della Regione Sicilia. Di particolare effetto scenico, la zona interessata conserva ancora la sua integrità naturale e la sua unitarietà morfologica, nonché una continuità ormai rara fra campagna e mare; gli amanti della serie TV “Makari” se ne ricorderanno. L’area è oggetto di Piani di Gestione Ambientale e Paesaggistica (Rete Natura 2000) ed è sottoposta a misure di tutela nel piano territoriale regionale “Monti di Trapani” riguardo ai suoi habitat rupicoli e costieri, alle specie di uccelli, marine e al litorale roccioso. Finalizzato alla “gestione di servizi turistici”, il progetto del Comune di San Vito Lo Capo prevede la realizzazione di due aree di parcheggio di 20.000 e di 25.000 m2, la predisposizione di un sistema di trasporto dei turisti con mezzi a GPL/Diesel (!) ogni 5 minuti, la privatizzazione temporanea del tratto costiero con tanto di delimitazioni e punti di accesso sorvegliati, la costruzione di torrette di avvistamento, di palchi e stand, di un teatro amovibile a struttura metallica e la collocazione di una serie di bagni chimici. Il progetto cita inoltre la creazione di un servizio di noleggio di lettini e ombrelloni distribuito su 3 o 4 siti, attività acquatiche, aree giochi e fitness (in luoghi caldissimi, non ombreggiati e poco idonei all’attività fisica), l’installazione di distributori automatici di bevande e di alimenti, chioschi e mezzi mobili per la vendita di prodotti vari. L’attrezzatura “temporanea” del sito è prevista da metà aprile a metà ottobre, quando sappiamo bene che l’afflusso turistico, ovvero la presunta domanda, si concentra a luglio e agosto. Tutto ciò senza alcuna analisi dei fabbisogni reali, degli impatti di tipo ambientale e socio-economico e senza la dovuta tutela del luogo che, per la sua riconosciuta eccezionalità paesaggistica, ambientale e culturale, non necessita certo di omologarsi a modelli di turismo di massa. Il progetto provocherebbe un’ingiustificata pressione antropica con impatti come: produzione di rifiuti, rumore, consumo energetico e inquinamento dell’aria, perdita di habitat naturali e disturbo della fauna e dell’avifauna, deturpazione del paesaggio con costruzioni e una distesa di autoveicoli in parcheggi non conformi ai vincoli esistenti, alterazione del suolo, impatto sulla vegetazione endemica e sulle rocce compresa la particolare scogliera a vermeti, biocostruzione che costituisce l’omologo mediterraneo delle barriere coralline. Inoltre, si tralascia di specificare come sarebbe facilitata la balneazione e il relax dei molti bagnanti: dove verrebbero fissati ombrelloni e necessarie zone d’ombra? Le rocce sono naturalmente poco confortevoli, oltre che fragili, e le poche calette esistenti già compromesse da un preoccupante fenomeno di erosione. Per di più la gran parte delle strutture previste sarebbero inutili: per assistere a sporadici spettacoli basterebbero sedute amovibili piuttosto che pesanti tralicci e l’area è già un paradiso per nuoto, jogging e attività libere, temperature permettendo. Più che migliorare la fruizione del luogo, la proposta sembra voler sanare irregolarità esistenti e creare un sistema di appalti e di profitto privato, ai danni delle risorse naturali e della comunità. Un modello di sfruttamento incontrollato già applicato alla spiaggia di San Vito e alla Cala del Bue Marino. Crediamo in un altro “turismo”, responsabile e sostenibile, e diciamo NO alla trasformazione di un paesaggio ed ecosistema unico in un luna park! CHIEDIAMO Alla Regione Sicilia, di respingere il progetto presentato dal Comune di San Vito Lo Capo con una nuova e più attenta Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA). Al Comune di San Vito Lo Capo, di rinunciare a un simile progetto e assicurare una gestione del territorio compatibile e rispettosa. Alcuni illustri firmatari hanno già sottoscritto la petizione, unisciti a loro! Questo il link per firmare: Salviamo il litorale di Macari: la regione Sicilia dica no alla trasformazione del gioiello naturalistico in luna park – IoScelgo Redazione Sicilia
Assemblee generali 2026
Ciao a tutte e tutti,Di sotto le date da segnare per le assemblee generali della Associazione per questo 2026. Il luogo come al solito verrà indicato in convocazione per ogni singola assemblea. Assemblee generali: 01/02 domenica 29/03 domenica 30/05 sabato 26/07 domenica 26/09 sabato 29/11 domenica Le comunicazioni avvengono in Mailinglist Assemblea dove sono iscritte […] L'articolo Assemblee generali 2026 su CampiAperti è stato scritto da tartufo.