Secondo il FMI c’è “grande incertezza” sull’economia globale
Lo shock derivante dal conflitto nel Golfo si sta propagando nell’economia mondiale attraverso prezzi dell’energia più elevati e volatili e il loro impatto sulle dinamiche inflattive”. A scriverlo è il Fondo Monetario Internazionale nel suo World economic outlook dal titolo “Resilienza sotto pressione, scelte urgenti” reso pubblico oggi. In tale […] L'articolo Secondo il FMI c’è “grande incertezza” sull’economia globale su Contropiano.
October 13, 2026
Contropiano
Disarmo: Le emissioni di un'esercitazione nucleare
Una settimana di prove generali di guerra nucleare sui cieli italiani produce circa 15.000 tonnellate di CO2, emissioni che nessun inventario ufficiale registrerà. E se la prova diventasse realtà, una sola bomba su Ghedi contaminerebbe per generazioni la Pianura Padana.
October 13, 2026
PeaceLink
Delirio guerrafondaio in via Solferino
Uno apre il pc, dà un’occhiata alle versioni online dei principali giornali per avere un quadro di quel che accade e rimane basito di fronte all’apertura del Corriere della Sera, la testata che da oltre un secolo fa da pietra angolare del regime corrente (lo ha fatto durante il fascismo, […] L'articolo Delirio guerrafondaio in via Solferino su Contropiano.
October 13, 2026
Contropiano
Bambini e giovani dinamici: la ginnastica militare nelle scuole
Siamo una società dinamica, anzi capace di accelerazioni spettacolari, di superamenti dei limiti umani e di una protervia senza confini nell’uso delle tecnologie. Il corpo, la sua armonia complessa ne fa le spese. Non va accompagnato nella crescita come si annaffia e si cura un germoglio, ma spinto, incurvato, teso verso la prestazione eccellente; il corpo – soprattutto quello dei più giovani – diventa l’icona della bellezza patinata delle pubblicità, magrezza atletica, setosità della pelle, muscolatura ben disegnata. Allora si deve iniziare presto ad allenare questi corpi poveri di anima, bisogna fin da subito far capire che non si sta parlando del gioco, dello sport come gioco, del movimento come essenziale aspetto del vivere e dello stare in relazione, ma del competere per essere soli al traguardo. Ogni coach (e già, così, in inglese d’obbligo), allenatore, preparatore, maestro di discipline, è soprattutto il mentore del corpo competitivo. Allora, ecco l’ennesima segnalazione arrivata all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sulla ginnastica in stile militare per uomini, donne, bambini: siamo con la Sezione Lecce dei gruppi che, dalla fine degli anni Settanta, curano la pratica sportivo-militare, in collaborazione con il CONI (clicca qui). Non che i vecchi non debbano anche loro andare in palestra, anzi, sono proprio loro che devono dimostrare quanto è bello invecchiare sani e vigorosi perché tanto si è lavorato in palestra da bambini e da giovani. La morte avrà i nostri occhi alla fine, ma non le apparterranno le nostre muscolature ancora tese. Ironia macabra e amara, lo so, ma sembra proprio che a vedere le pubblicità e gli inviti pressanti alla ginnastica, si tratti proprio di scongiurare la morte, di pensarla come un affare di altri. Sì, anche questo lo sappiamo è tutt’altro che ironico, visto l’infuriare delle guerre. Ginnastica è un termine che era diventato desueto. Come sappiamo viene dalle parole ginnasio e ginnasta, il luogo dove praticare l’esercizio del corpo, e la persona che lo frequentava esponendosi nudo, come avveniva nella lotta e nei giochi greci. Finita l’era dell’ISEF (Istituto Superiore di Educazione Fisica ) che preparava gli insegnanti di ginnastica per le scuole superiori, si cominciò a usare altri modi di designare il movimento: la psicomotricità, l’educazione motoria, le arti motorie, le varie specialità sportive che si ibridano fra loro e nuove ne inventano, per non parlare delle diverse branche delle medicina sportiva. E perché serve oggi ripristinare la ginnastica accostandovi l’aggettivo militare? La risposta sta al cuore del nostro lavoro come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Siamo una società malata, risentita, costantemente allertata contro un ipotetico nemico, contro il barbaro alle porte della città, le cui mure sono sempre più alte, robuste, elettrificate. Su questo vasto sentire collettivo che ci avvelena, prosperano i corpi militari che, ad ascoltare ministri, sottosegretari, ex generali prestati alla politica e politici del male minore, ci dovrebbero difendere. Se il volantino che è arrivato a noi appare ricco di iniziative anche più gentili, meno orientate alla possanza muscolare che pure molte immagini nel sito espongono, il mantra della Sezione di Lecce è esplicito, la scuola è ginnica, si tratta di mettersi alla prova con attività ad alta intensità. La danza e la musica si possono del resto praticare in molti modi, non sono solo allietanti e festivi. Anche al Conservatorio oggi si deve essere performanti, è un costume acquisito la competizione, prima del piacere, della giocosità del gesto. In tutte le attività in cui ci si occupa del corpo, proprio e altrui, sano, giovane, vecchio, malato «Quando la tensione non viene tenuta si trasforma in altro», scrive la filosofa Giusi Venuti, e il tenere qui allude al contenere e al ben indirizzare, senza forzature, anzi a risanare il trauma che spesso il vivere comporta e il corpo patisce. «Il corpo sa prima che la mente articoli. È da questo sapere del corpo […] che una riconfigurazione diventa possibile» (G. Venuti Il vero si tocca. Del gesto che pensa Orthotes, Napoli 2026 p.109). Se un istruttore, un allenatore, un ginnasta non mette a tema il sapere del corpo nell’insieme cooperativo con gli altri corpi, può mostrare pratiche perfette ma dannose per sé, per gli altri. Quando eravamo bambine e bambini, nelle periferie delle città e nelle campagne, solo i figli dei ricchi andavano in piscina, a giocare a tennis, in palestra si andava per curare la scoliosi e la lordosi giovanili, oppure se si intraprendeva una disciplina sportiva, la danza per le bambine, i maschi non erano ben visti alla sbarra di fronte al grande specchio e giocavano a calcio. Ma per tutte e tutti il movimento vero era quello fuso con il gioco, la palla, la corda, la bicicletta erano i protagonisti nei cortili e nelle strade, nei pratoni spogli fra le case. Dinamici fino allo sfinimento e forse, nello squallore dei luoghi, più felici. Fonti: https://osservatorionomilscuola.com/?s=puleo+ginnastica+militare; https://osservatorionomilscuola.com/2026/08/04/sport-militarizzazione-generazioni-giocano-guerra-ginnastica-dinamica-militare/; https://osservatorionomilscuola.com/2024/12/01/luoghi-comuni-e-meglio-se-lo-sport-lo-insegnano-istruttori-militari-la-ginnastica-dinamica-militare-italiana-gdmi/; https://osservatorionomilscuola.com/2025/09/21/monza-sport-city-day-2025-partita-pace-ginnastica-dinamica-militare-ambiguita/; https://osservatorionomilscuola.com/2023/07/14/ginnastica-dinamica-militare-gdm-la-militarizzazione-dello-sport-intervista-ad-antonio-mazzeo-su-radio-onda-durto/ Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. 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Pennuti che passione!
La segnalazione arrivata all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università è dell’estate scorsa, quindi siamo in ritardo nel commentarla, anche se più volte ci siamo occupati di raduni e campi organizzati dal Corpo degli Alpini. Qui siamo in Valtellina, nella frazione di Rodolo, comune di Colorina, provincia di Sondrio. Luogo ameno, ci dicono le guide turistiche, di boschi e montagne. Il sito del raduno è infatti la faggeta di Alfaedo, nel cui nome sta la radice dialettale “fai”, faggio. Non sarebbe entrato nei nostri interessi e scopi l’avviso contenuto nel manifestino, se queste manifestazioni restassero un fatto interno al corpo stesso che le organizza, per i propri membri. Vale anche per altre manifestazioni delle Forze Armate, fiere di armi, esibizioni di volo, visite a navi scuola, a caserme, ecc. Così non è. Perché soldati, graduati e semplici di tutte le armi, rivolgono la loro attenzione alle creature piccole e giovani e trasformano attività addestrative o dimostrative interne in fatti pubblici. Si tratta di mettere in atto qualcosa che ha un valore aggiunto nel momento in cui donne e uomini in divisa, la differenza nel genere dipende dalle circostanze, si improvvisano educatori, pedagoghi, maestri, consulenti. Sforando, crediamo noi, le funzioni proprie, per andare in supplenza a chi, insegnante e o genitore, per mandato istituzionale e per dovere etico, si occupa dell’educazione e dell’istruzione dei più piccoli. L’obiettivo dell’uscita dai ranghi, dai luoghi propri, dell’esternalizzazione delle abitudini militari verso la società civile e verso l’età giovane (più permeabile), è l’indottrinamento. Indottrinare, in senso proprio, è introdurre un neofita a una dottrina: precetti, regole, scopi, funzioni, usi. Un campeggio militare, per quanto innocuo possa sembrare, è una forma evidente di propaganda, serve a creare consuetudine con la disciplina, l’obbedienza, il rispetto assoluto (ab-soluto: libero e non derogabile ad altro) alle regole di ingaggio di un eventuale – e sperato, quando non apertamente proposto – arruolamento. Succede molto spesso che, mediante la veste allegra e apparentemente pacifica dell’incontro fra divise e gente comune, venga veicolata la normalizzazione di un assunto ben diverso: sotto la bonarietà c’è tutto il dolore che potrà venire “dall’armatevi e partite”. Succedeva alle stazioni dei piccoli centri, chissà magari anche a Colorina quando la stazione ancora non era stata inghiottita dall’alta velocità, i contadini, i montanari, le donne, piangevano la partenza dei figli, dei mariti, dei fratelli, che ignari cantavano. Succede ancora oggi, nelle piazze, nelle strade dei nostri paesi e delle nostre città che si possa ridere e gioire di ciò che allude alla guerra, oggi così presente nel nostro quotidiano. E nel merito del corpo di cui qui parlo, la novantasettesima adunanza degli Alpini è scesa al mare, a Genova, il maggio scorso, bloccando una città …festante. (clicca qui e qui). L’ alpino ha la penna sul cappello e anche il bambino che – nell’immagine – sorride rivolto alla roccia. Saluta militarmente un altro cappello e una fascia tricolore, ne sembra molto fiero. Le penne ornano il cappello del bersagliere che corre, mentre l’alpino alpeggia, si arrampica, cammina con il passo lento del montanaro. Sono piumati gli elmi dei guerrieri alle mura di Troia e Odisseo lo ribadisce come punto d’onore dei capi. Sono meravigliosamente piumate le teste dei capi pellerossa, e sono bianche di piume le ali degli angeli. Il fascino del piumaggio ha tutta una simbologia e una sua retorica che qui tralascio rilevando solo gli elementi più ovvii, che son poi quelli che incantano i bambini: le piume servono a quel muoversi oltre la forza di gravità che gli uomini hanno sempre invidiato, creando mitologie di voli spesso puniti dagli Dei, e hanno dato vita ai favolosi disegni di Leonardo. Una fascinazione antica che, come sempre accade per ciò che ci incanta, cattura la nostra immaginazione e ha parentela con l’eros, con gli amorini alati nelle raffigurazioni rinascimentali che circondano Afrodite. Poi, passo passo oggi si arriva alla magia arrogante e minacciosa dell’aerodinamica dei caccia di guerra. Fonti: https://osservatorionomilscuola.com/2026/03/23/rivarolo-alpini-campi-estivi-scuola-lavoro-patria/; https://osservatorionomilscuola.com/2026/06/22/questa-estate-non-studiare-con-gli-alpini-devi-andare/; https://osservatorionomilscuola.com/2025/11/28/campi-scuola-alpini-formazione-addestramento-militare/; https://osservatorionomilscuola.com/2026/06/04/campo-scuola-alpini-sona-palazzolo-verona/ Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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Dal 13 al 20 ottobre esercitazione nucleare NATO Steadfast Noon in Italia
L’esercitazione Nato Steadfast Noon si terrà in Italia, trattasi di esercitazione nucleare, a spiegarlo il responsabile della politica nucleare della Nato nel corso di una conferenza stampa di cui riporta notizia l’ANSA. Nell’esercitazione che comincia oggi 13 ottobre, stando ai racconti diffusi a mezzi stampa, non saranno impiegate armi nucleari vere e proprie, trattandosi di simulazioni per testare la capacità di resistenza, resilienza (altro termine abusato e dai significati sempre più sinistri) e di risposta degli eserciti Nato. Più chiaro nei propositi il Ministero della Difesa italiano, Guido Crosetto, che parla esplicitamente di «testare la capacità di risposta rapida dell’Alleanza Atlantica» annunciando «la più grande esercitazione Nato dell’anno, che dimostra la capacità dell’Alleanza di dispiegare e integrare rapidamente le forze, rafforzando la presenza e la prontezza operativa nell’Europa centrale». Ancora una volta siamo davanti all’utilizzo delle esercitazioni militari in funzione anti-russa e anti-cinese, esercitazioni solitamente utilizzate come velata minaccia per mostrare il potenziale degli eserciti UE e NATO e saggiare la capacità di risposta, la cosiddetta prontezza di crosettiana memoria. Oltre dieci mila militari provenienti da 13 Paesi Alleati hanno preso parte alle attività addestrative. In primo piano l’Italia, che ha assunto il Comando della Forza di Reazione Rapida della NATO e della componente terrestre dell’Esercitazione. Leggiamo testualmente «Lo sforzo logistico ha consentito la movimentazione di circa 6.000 metri lineari di materiali, mezzi e attrezzature, in condizioni meteorologiche particolarmente impegnative, segnate da nevicate lungo le principali direttrici terrestri e aeree, e da onde fino a 12 metri sull’Oceano Atlantico». Non è casuale la scelta dell’Italia per questa esercitazione in grande stile che inizierà il prossimo 13 Ottobre. La scelta ricade per la settima volta sul nostro paese sempre in nome della deterrenza. E ormai non si fa mistero della stretta connessione tra forza militare e forza politica: la dimensione nucleare dell’addestramento infatti, esplicitamente richiamata dalla Nato, si inserisce nel più ampio sistema di consultazione politica, pianificazione militare e condivisione degli oneri tra gli Alleati. La responsabile della politica nucleare dell’Alleanza, Nassima Barrows, ha sottolineato il carattere ordinario dell’attività, precisando che non è diretta contro alcun Paese (clicca qui). Nel frattempo la Cub di Pisa ha scritto al Prefetto di Pisa per chiedere se siano state adottati piani di sicurezza a livello locale seguendo le indicazioni dell’appello lanciato da qualche settimana su Peacelink.it e ponendo pubblicamente alcune domande: * quali sono i piani di protezione civile in caso di guerra nucleare; * se e come sono stati considerati scenari di uso di un’arma tattica e di escalation, anche alla luce delle simulazioni dell’Università di Princeton; * l’accesso al piano di protezione civile e al piano di soccorso sanitario; * quali sono le procedure di allerta, evacuazione, ricovero, decontaminazione e assistenza sanitaria; * cosa è previsto per gli impianti a rischio di incidente rilevante (se ci sono scenari di simulazione e previsione dei danni rilevanti in caso di guerra convenzionale o nucleare). Non facciamo passare sotto silenzio l’ennesima operazione di guerra simulata che attraversa i nostri territori. F-16 statunitense decolla da una delle basi del Nord Italia il 13 ottobre 2023, per una delle precedenti esercitazioni nucleari NATO. Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Il racket integrato di MEAT-TO: filiera del cibo e guerra interna.
Azzeriamo la retorica pietistica, la denuncia morale e il discorso sulla “sventura”. Mappiamo quello che definiamo racket integrato, una categoria fondamentale per comprendere la spietata normalità della filiera del cibo: un continuum materiale che unifica le campagne di Saluzzo, i magazzini della logistica, i colossi delle mense e la ristorazione torinese, dove si intreccia il potere dello Stato, dei padroni e degli intermediari fisici e virtuali, come le app del delivery. Con racket integrato ci rifacciamo a quanto espresso nel 1969 da Camatte e Collu. Il punto più tagliente del testo è che la forma-racket assimila anche le organizzazioni cosiddette rivoluzionarie e i sindacati, che funzionano come gang e competono ferocemente sul mercato della rappresentanza. A Torino è in atto una profonda ristrutturazione del mercato della ristorazione. È vero che i piccoli bar di quartiere e le vecchie piole stanno chiudendo in massa, ma non si tratta di un vuoto: è lo spazio occupato dall’avanzata del grande capitale della ristorazione standardizzata e corporativa. Ed è qui che si colloca materialmente il caso del ristorante MEAT-TO di via Carlo Boucheron 18. Non parliamo di una vecchia gestione familiare, ma di un format seriale di all-you-can-eat di carne da circa 40 euro a persona, gestito da una S.R.L. in perdita. La realtà parla di turni massacranti, paghe da fame e spregiudicati tentativi di tagliare le gambe a una lotta nascente. E’ qui che va smontata la retorica pubblica che legge in chi viene sfruttato in cucina o in campagna – e troppo spesso ci muore – la “vittima assoluta”: un corpo passivo, traumatizzato, privo di parola. Questa rappresentazione – dove la “mostrificazione” del caporale o dello scafista serve a nascondere le catene di comando di cui l’illegalità è ingranaggio logistico – è anche la condizione di esistenza di un altro racket, quello del complesso industriale-umanitario. Ma qualcosa può agire sottotraccia: coltivare amicizia e fiducia nell’ombra, fuori dalla logica della rappresentazione e dello spettacolo, per ritrovare la complicità materiale capace di sottrarre l’esistenza al ricatto. Ne parliamo con un ex lavoratore di MEAT-TO ospite in studio.
October 13, 2026
Radio Blackout - Info
#michiamohandalino #stopthegenocideingaza🇵🇸 «A Gaza, amico mio, c’è un’orribile guerra. Non passa giorno che i militari di uno Stato vicino, Israele, non bombardino case, scuole, ospedali. «Hanno distrutto ogni cosa. Non c’è più cibo, né acqua, né medicinali. Mi chiamo Handalino, Miranda editrice, Milano, 2026 (illustrazioni di Lelio Bonaccorso)
October 13, 2026
Antonio Mazzeo
La scommessa dello sciopero generale del 30 ottobre
Siamo già da diverso tempo in campagna elettorale ed ora, con l’approvazione dello Stabilicum alias “nuova legge truffa”, ci siamo dentro fino al collo. Eppure non c’è in giro una discussione sui temi che stanno a cuore alla stragrande maggioranza delle persone che vivono nel nostro Paese. Non si parla […] L'articolo La scommessa dello sciopero generale del 30 ottobre su Contropiano.
October 13, 2026
Contropiano
#nowar Martedì 13 ottobre, ore 18-20 - La #guerra come progetto: riarmo e dominio del complesso tecno-militare con Antonio Mazzeo (docente, peace researcher e giornalista)- Corso gratuito on line per docenti, attivisti, costruttori di pace "Disarmare le menti e disobbedire alla guerra nell'epoca del riarmo", promosso dalla Rete scuole pace e nonviolenza di #Cremona
October 12, 2026
Antonio Mazzeo
#nowar #peacenow Martedì 13 ottobre, ore 18-20 - La #guerra come progetto: #riarmo e dominio del complesso tecno-militare con Antonio Mazzeo (docente, peace researcher e giornalista)- Corso gratuito on line per docenti, attivisti, costruttori di pace "Disarmare le menti e disobbedire alla guerra nell'epoca del riarmo", promosso dalla Rete scuole pace e nonviolenza di #Cremona
October 12, 2026
Antonio Mazzeo
#nowar Antonio Mazzeo alla Scuola del Lunedì: #Vicenza nella nuova geografia delle guerre #usarmy Antonio Mazzeo ricostruisce il ruolo delle installazioni militari vicentine nella strategia statunitense tra Europa e Africa, denuncia la scarsità di informazioni pubbliche e invita la città a recuperare la memoria delle mobilitazioni contro la militarizzazione. https://www.vipiu.it/leggi/basi-militari-vicenza-antonio-mazzeo/
October 12, 2026
Antonio Mazzeo