#war #iran Da Al-Dhafra a #Sigonella: la rotta dei #Triton #eau
di Antonio Mazzeo
Il ruolo della stazione aeronavale siciliana di Sigonella si è rivelato cruciale
sin dalle fasi calde che hanno preceduto l’attacco statunitense e israeliano. Da
quel momento, i droni MQ-4C Triton della Marina USA hanno solcato
quotidianamente i cieli dell’isola per dirigersi verso lo scacchiere
mediorientale.https://osservatorionomilscuola.com/2026/06/12/da-al-dhafra-a-sigonella-la-rotta-dei-triton/
Verso un accordo, tra trappole e sfiducia
E’ giudizio universale che Donald Trump sia assolutamente non credibile,
qualsiasi cosa dica. Ne è consapevole persino lui, tanto che – per dimostrare
che effettivamente ci sono stati passi in avanti nella definizione di un primo
“memorandum di intesa” con l’Iran – si è sentito obbligato a ri-postare un tweet
[…]
L'articolo Verso un accordo, tra trappole e sfiducia su Contropiano.
Io sono la guerra. Parola di rifugiata
di Mauro Armanino A Niamey, capitale del Niger, l’avevamo battezzato ‘ Gruppo
del 20 giugno’. Data e nome non erano casuali. Ricordavano ai rifugiati e ai
governanti che il 20 …
L’incremento progressivo delle spese militari del Governo italiano
Il Governo Meloni continua imperterrito ad accusare i burocrati di Bruxelles
che, al contrario dei Governi, «non devono rendere conto a nessuno delle proprie
decisioni e forse per questo hanno perso il contatto con la realtà»: sono parole
della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni nell’intervento alla Camera.
Soffermiamoci, tuttavia, sul tema della difesa, dal momento che l’Esecutivo
italiano ribadisce di avere rispettato gli impegni assunti in sede NATO «con il
2,8% del PIL investito in difesa e sicurezza».
Se il dibattito è ancora in corso in merito alla possibilità di accedere ai
prestiti europei del SAFE, è bene ricordare che il FMI parla esplicitamente di
economie europee in crisi che, per sostenere le spese del riarmo, dovranno
tagliare risorse al welfare e in particolare alla sanità e alla istruzione.
Quando si è raschiato il fondo del barile si cerca riparo in tagli,
mascherandoli accuratamente per non trasmettere un messaggio alla cittadinanza:
l’economia di guerra disinveste nel sociale, nelle pensioni e nelle dinamiche
salariali, lo fa soprattutto quando i tassi di crescita dell’economia sono assai
modesti, come ai nostri giorni, e nel frattempo sono state fatte fin troppe
concessioni alle parti datoriali.
Le parole di Giorgia Meloni ci dicono che l’Italia ha aumentato le spese
militari, poi per i fanatici delle statistiche potremmo aprire un dibattitto se,
e di quanto, sia stata superata la fatidica soglia del 2% del PIL.
Intanto, il dato politico resta un altro ossia che il Documento di
Programmazione Finanziaria e di Bilancio (DPFB) dello scorso autunno parlava di
aumento graduale della spesa per una cifra complessiva attorno ai 23 miliardi
aggiuntivi in tre anni, in questo lasso di tempo sono stati approvati 78
programmi di riarmo riguardanti tutti i settori delle Forze Armate per una spesa
di circa 37 miliardi di euro.
Sono questi i numeri sui quali focalizzare la nostra attenzione.
Per approfondimenti:
https://www.milex.org/2026/04/24/in-tre-anni-di-legislatura-78-programmi-di-riarmo-con-stanziamenti-pluriennali-per-36-miliardi/
https://www.ilfattoquotidiano.it/politica-palazzo/live-post/2026/06/11/consiglio-ue-meloni-camera-vertice-notizie/8415518
https://grad-news.blogspot.com/2026/06/yesterdays-paper-il-bluff-dei-fondi-per.html
Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università
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Da Al-Dhafra a Sigonella: la rotta dei Triton
Il ruolo della stazione aeronavale siciliana di Sigonella si è rivelato cruciale
sin dalle fasi calde che hanno preceduto l’attacco statunitense e israeliano. Da
quel momento, i droni MQ-4C Triton della Marina USA hanno solcato
quotidianamente i cieli dell’isola per dirigersi verso lo scacchiere
mediorientale. Sviluppati dall’industria statunitense Northrop Grumman
specificamente per la US Navy, questi velivoli senza pilota operano in pianta
stabile dal territorio catanese, trasformando la base di Sigonella in una vera e
propria piattaforma di lancio per missioni di intelligence nel Mediterraneo.
Quanti abitanti dell’isola sono a conoscenza della pericolosità di questa base?
Quanti siciliani hanno consapevolezza del fatto che la Sicilia è un bersaglio
militare?
Inaspettatamente, domenica 10 maggio un grande drone MQ-4C “Triton” in dotazione
alla Marina militare degli Stati Uniti d’America è atterrato a Sigonella
proveniente dalla base aerea di Al Dhafra, Emirati Arabi Uniti, da dove operava
da mesi a supporto dei bombardamenti USA e israeliani contro l’Iran.
Il velivolo senza pilota è giunto in Sicilia dopo aver attraversato il Mar Rosso
e il Mediterraneo. A partire dall’inizio del 2026, il “Triton” di US Navy
(codice di registrazione 169660 / VVPE660) era impiegato per svolgere dagli
Emirati operazioni di intelligence, riconoscimento e sorveglianza delle acque
del Golfo Persico, propedeutiche all’individuazione di alcuni obiettivi militari
e civili iraniani che sono stati colpiti dai bombardieri e dai sistemi
missilistici di Washington e Tel Aviv dopo il 24 febbraio.
Gli MQ-4C “Triton” sono tra i droni più avanzati e sofisticati delle forze
armate USA per lo svolgimento di lunghe e complesse missioni di sorveglianza dei
corridoi marittimi strategici e per la raccolta di dati d’intelligence sulle
forze “nemiche”. I droni sono basati sulla piattaforma dell’RQ-4 “Global Hawk”
prodotto dall’industria aerospaziale statunitense Nortrop Grumman. In
particolare, rispetto alla versione “madre” entrata in funzione con l’US Air
Force, questi velivoli montano una struttura alare rinforzata per operare in
condizioni meteorologiche avverse e resistere maggiormente alla grandine,
all’impatto con i volatili, ai fulmini e al ghiaccio.
Lunghi 14,5 metri e con un’apertura alare di 39,9, i “Triton” possono operare
entro un raggio di 2.000 miglia nautiche dalla base di decollo, a un’altitudine
massima di 18.288 metri e una velocità di crociera di 575 km/h. I velivoli
godono di un’autonomia di volo tra le 24 e le 30 ore consecutive. Nel corso di
una sola missione i sofisticati sensori di bordo rilevano, classificano e
tracciano obiettivi marittimi operanti in profondità monitorando fino ad una
superficie di quattro milioni di miglia nautiche.
Quello giunto a Sigonella dallo scalo emiratino di Al Dhafra non è però l’unico
“Triton” utilizzato per la campagna bellica contro Teheran. Fin dalla vigilia
dell’attacco USA ed israeliano, non c’è stato giorno che dalla stazione
aeronavale siciliana non siano decollati verso il Medio Oriente droni MQ-4C di
US Navy. Sigonella ha assunto un ruolo chiave per l’individuazione di potenziali
obiettivi da colpire in Iran. “Questi velivoli tracciano i movimenti navali
militari e il traffico commerciale e svolgono un’efficace allerta preventiva
contro potenziali minacce asimmetriche”, spiegano gli analisti del
sito ItaMilRadar che monitorizza i voli militari nel Mediterraneo.
Le attività dei “Triton” sono poi propedeutiche alle operazioni di attacco vero
e proprio. L’esempio più eclatante risale all’8 marzo 2026, quando un MQ-4C
partito da Sigonella ha condotto una lunga missione in prossimità delle coste
nordorientali iraniane, presso il distretto di Bushehr che ospita una delle
maggiori infrastrutture della Marina militare iraniana ed un impianto per
l’arricchimento dell’uranio. Il velivolo si è poi diretto verso l’isola di
Kharg, terminal petrolifero da cui viene esportato quasi il 90% del greggio di
produzione iraniana. Sia il distretto di Bushehr che l’isola di Kharg sono stati
oggetto di un massiccio bombardamento USA, la notte del 14 marzo. E’ indubbio
che senza il monitoraggio dell’area e l’individuazione dei potenziali target da
parte del “Triton” di Sigonella, non sarebbe stato possibile effettuare con
successo gli strike.
L’installazione di Sigonella ha svolto un ruolo chiave anche durante i
bombardamenti israeliani contro l’Iran nel giugno 2025. Poche ore dopo l’attacco
ai siti nucleari di Fordow, Natanz ed Esfahan, un drone MQ-4C “Triton” ha
effettuato una lunga missione nello spazio aereo del Golfo Persico, sorvolando
lo Stretto di Hormuz, l’Oman e gli Emirati Arabi nel corso della mattinata del
22 giugno, probabilmente per spiare le reazioni dell’Iran all’attacco dei
bombardieri B-2 e avere piena conoscenza di quanto accadeva alle forze navali
USA presenti nell’area.
Dal 18 aprile un “Triton” è stato trasferito dalla base di Sigonella a quella
di Muwaffaq Salti, nel distretto di Zarqa, Giordania; da lì, dopo il 21 aprile,
ha svolto numerose attività di intelligence top secret nell’area mediorientale.
“Dallo scalo militare giordano, il drone statunitense può monitorare attivamente
l’Iraq, la Siria, il corridoio del Mar Rosso, lo Stretto di Hormuz e parti della
Penisola arabica, mantenendo inoltre una flessibilità operativa in tutto il
Golfo”, spiegano gli analisti di ItaMilRadar. “La decisione di riposizionare il
Triton presso la base aerea “Al Hussein” sembra rispondere a considerazioni di
tipo operativo e politico. Il trasferimento in un’area prossima al Golfo
consente alla Marina statunitense di ridurre i tempi di spostamento e di
accrescere la presenza in orbita sulle aree critiche come lo Stretto di Hormuz
(…) Operando dalla Giordania, l’MQ-4C riduce l’esposizione politica come invece
è accaduto con un hub tradizionale come quello di Sigonella”.
Il trasferimento del drone da Sigonella alla Giordania ha accresciuto le
potenzialità operativa dell’assetto bellico, ma è probabile che abbiano pesato
sulla scelta di Washington le preoccupazioni espresse dall’opinione pubblica
italiana sul progressivo coinvolgimento del nostro paese nell’escalation del
conflitto contro l’Iran, dopo che sono stati documentati i voli spia di droni e
pattugliatori dalla Sicilia e il via vai dallo scalo di Aviano (Pordenone) di
aerei tanker per il rifornimento in volo.
La Giordania non ha portato fortuna ai droni “Triton” di Sigonella. La mattina
di giovedì 7 maggio, l’MQ-4C registrato con il codice 169804-Overlord02, dopo la
partenza dalla base “Al Hussein” è sparito ai radar mentre sorvolava lo spazio
aereo a nord dell’Arabia Saudita. Il velivolo aveva trasmesso qualche minuto
prima il codice di emergenza internazionale.
Un altro incidente era avvenuto il 9 aprile ad un analogo velivolo senza pilota
di US Navy. In quell’occasione il “Triton” era decollato però da Sigonella per
poi sparire in volo mentre sorvolava il Golfo Persico. Ad oggi restano ancora
ignote le cause della “scomparsa”: abbattuto dalla controaerea iraniana o
precipitato in mare per un guasto tecnico? Quel che è certo è che il 16 aprile è
stato trasferito a Sigonella dalla Naval Air Station di Jacksonville, Florida,
un velivolo gemello. ItaMilRadar ha tracciato il volo sull’Atlantico di
un Northrop Grumman MQ-4C “Triton” (codice VVPE602), dagli Stati Uniti alla
Sicilia. “Questa nuova dislocazione si è resa prontamente necessaria per
rimpiazzare il velivolo perduto lo scorso 9 aprile nel Golfo Persico”, hanno
spiegato gli analisti. “Il nuovo arrivo consentirà alla Marina militare
statunitense di mantenere inalterate le proprie capacità di intelligence a lungo
raggio nel teatro operativo”. Come abbiamo visto, due giorni dopo il drone
d’intelligence ha raggiunto la base aerea giordana.
I “Triton” operano dalla base siciliana dal 2024. In quell’anno furono
registrati quattro arrivi di droni dagli Stati Uniti d’America. Il primo
velivolo giunse il 30 marzo; il secondo il 19 aprile; il terzo il 18 luglio e il
quarto il 7 settembre. Da allora i droni sono stati impiegati operativamente in
missioni di intelligence e riconoscimento nel Mediterraneo centrale ed orientale
(fino a Gaza e alle coste di Israele, Siria e Libano), in nord Africa
(principalmente a largo delle coste libiche) e in est Europa (a supporto delle
attività belliche ucraine contro la Russia).
Immancabilmente Sigonella e la Sicilia intera vanno in ogni guerra…
Antonio Mazzeo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università
Articolo pubblicato in Le Siciliane-Casablanca, n. 91, maggio 2026-
Pubblicato anche su www.antoniomazzeoblog.blogspot.com.
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Reggio Emilia, 12 giugno, Presidio pacifista in opposizione al convegno militarista di Confindustria
PRESIDIO PACIFISTA, 12 GIUGNO 2026, ORE 16.30
REGGIO EMILIA, VIA TOSCHI, 30
La Confindustria di Reggio Emilia organizza, oggi 12 giugno 2026, un convegno
intitolato “Aeronautica, Difesa Aerospace: perimetro e regole del gioco“.
A parte il titolo, che rivela immediatamente come in uno scenario geopolitico di
guerra, in cui tutti i parametri di riferimento sono saltati, l’unico paradigma
che resta stabile è quello del profitto, l’incontro mette in rilievo come si
vada ridislocando l’assetto delle aziende rispetto alla committenza statale in
merito al settore della difesa.
Strategie territoriali e opportunità di azione vengono così ad essere messe a
punto, alla luce dei nuovi orizzonti tecnologici e politici, di cui il mercato
intercetta il potenziale economico, ma anche l’esigenza di costruire le adeguate
compatibilità alle istanze belliche.
Per questo come cittadini indiciamo un presidio davanti alla sede della
Confindustria, oggi alle 16.30 in Via Toschi, 30 in opposizione a queste gravi
derive di trasformazione degli assetti produttivi che piegano i territori sempre
più alle dinamiche del profitto di guerra, integrando settori nevralgici del
pubblico e del privato, in una logica securitaria capitalista e disumanizzante.
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L’Indipendente: Roma, Valditara contestato dagli studenti: nel mirino la riforma degli istituti tecnici
DI SALVATORE TOSCANO SU L’INDIPENDENTE DEL 24 APRILE 2026
Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto
da Salvatore Toscano e pubblicato su L’indipendente il 24 aprile 2026 in cui
viene ribadito quanto l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e
delle università denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un
pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della
formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo, in
particolare in occasione della mobilitazione contro la riforma dei tecnici.
«A dicembre il ministero presieduto da Valditara ha inviato gli ispettori nelle
scuole che avevano precedentemente ospitato la Relatrice Speciale dell’ONU
Francesca Albanese. Poche settimane prima era stato anche vietato un corso di
formazione per la pace e contro il riarmo organizzato dall’Osservatorio Contro
la Militarizzazione delle Scuole e delle Università. Ancora, nel 2024, il
ministero ha emesso una circolare in cui chiedeva alle scuole di sanzionare e
bocciare gli studenti protagonisti di un’occupazione scolastica…continua a
leggere su www.lindipendente.online.
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La guerra è finita, almeno per oggi
Buona la quarantesima. Forse. L’ennesimo annuncio trumpiano sul raggiungimento
di un “fantastico accordo” con l’Iran sembra avere qualche concretezza in più
degli innumerevoli precedenti. Ma i margini di incertezza sono ancora molti e
quasi tutti provocati dell’identico, ondivago, “metodo Trump”, che alterna
minacce di guerra totale e pace già fatto […]
L'articolo La guerra è finita, almeno per oggi su Contropiano.
#nowar Da Al-Dhafra a #Sigonella: la rotta dei #Triton #eau #usnavy
di Antonio Mazzeo Il ruolo della stazione aeronavale siciliana di Sigonella si è
rivelato cruciale sin dalle fasi calde che hanno preceduto l'attacco
statunitense e israeliano. Da quel momento, i droni MQ-4C Triton della Marina
USA hanno solcato quotidianamente i cieli dell'isola per dirigersi verso lo
scacchiere mediorientale.
https://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2026/06/da-al-dhafra-sigonella-la-rotta-dei.html
La riforma delle riforme@1
In un recente articolo dell’Economist si afferma che “la Cina affronterebbe meno
guerre commerciali con il resto del mondo se i suoi cittadini fossero meno
parsimoniosi”. I cinesi sono notoriamente un popolo di risparmiatori e il tasso
di risparmio cinese è uno dei più alti al mondo. Secondo la Banca Mondiale, i
consumi delle famiglie cinesi rappresentano appena il 39% del PIL nazionale,
rispetto a una media globale del 63-67%.
Il 22 maggio scorso, il Consiglio di stato (il governo) ha annunciato che, in
base alla nuova politica, i lavoratori potranno iscriversi ai programmi di
assicurazione sociale nelle città in cui lavorano, indipendentemente dal loro
hùkŏu. La “Riforma delle riforme”, così l’ha definita Michelangelo Cocco.
Per capire la portata di questa svolta partiamo da un numero: 357 milioni. Tanti
sono, secondo l’ultimo censimento, i migranti: un quarto della popolazione
complessiva (1,4 miliardi), trasferitisi in una metropoli da una città o un
villaggio, spesso lontani migliaia di chilometri, in cerca di una vita migliore.
Per decenni queste persone sono rimaste cittadini di serie B, condizione della
quale hanno approfittato gli imprenditori che hanno riservato loro salari e
condizioni di lavoro penalizzanti.
Cambiamenti demografici, nel modo di produzione e perfino geopolitici sono alla
base di quest’inversione di rotta, pensata per assecondare la nuova fase di
sviluppo di una Cina che – in un contesto internazionale turbolento – dovrà
rafforzarsi soprattutto all’interno, per resistere alle pressioni esterne.
Partendo proprio dai suoi lavoratori.
Ad oggi, i grandi centri come Pechino, Shanghai, Guangzhou e Shenzhen,
mantengono barriere molto alte per ottenere la residenza completa,
indispensabile per usufruire dei benefici più importanti. Nei nuclei urbani più
accessibili (con probabilità di insediamento superiori al 50%) ma con meno
opportunità professionali solo in pochi ci vogliono andare. Spesso chi sulla
carta potrebbe fare domanda desiste sapendo di non possedere i requisiti
richiesti, come la capacità di dimostrare di aver versato contributi
previdenziali per diversi anni. Un cruccio ricorrente per lx impiegatx nella
gig-economy, che solo recentemente è stata regolamentata con l’introduzione di
tutele minime. Per qualcun altrx cambiare hukou semplicemente non conviene,
perché implicherebbe la rinuncia ai diritti fondiari nel villaggio di nascita.
Nell’ultima parte, leggiamo insieme un articolo su una nuova forma di economia
informale che si colloca in una zona grigia tra relazione affettiva e scambio
economico, che in Cina ha l’etichetta delle hippies dell’Estremo Oriente.