Contro la fascistizzazione della riproduzione sociale
Prendersi del tempo per scrivere è una tregua in mezzo a giornate turbolente dovute all’intensificarsi delle politiche fasciste negli Stati Uniti e ci consente di creare spazi per la circolazione di un altro tipo di prospettiva, di continuare un dialogo tra di noi con il desiderio di costruire altri luoghi da cui parlare, ricordare e costruire possibilità.  La militarizzazione si intensifica e negli Usa continuano le sparizioni e l’impunità. Potere esecutivo e stato di polizia L’intensificazione delle politiche autoritarie attuate dal potere esecutivo del presidente Donald Trump mira a smantellare la possibilità stessa di vita per tutto ciò che eccede la logica della supremazia bianca eteropatriarcale colonialista e imperiale. La nostra prospettiva è fondamentale per comprendere il contesto storico che sostiene la natura reazionaria dell’espansione fascista che stiamo vivendo oggi. Sebbene le varie ondate di movimenti negli Stati Uniti negli ultimi quindici anni non si siano concretizzate in forme di organizzazione coerenti e durature, in grado di costruire un panorama politico alternativo, è importante comprendere che hanno toccato una serie di nervi scoperti che ci aiutano a comprendere l’attuale intensificazione di politiche razziste ed eterosessiste-patriarcali volte a ristabilire un’identità nazionale colonialista e imperialista. Nei primi giorni del suo secondo mandato, gli obiettivi sono diventati chiari: Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti erano stati “invasi” dal Messico, ha anche emanato un ordine esecutivo per il riconoscimento di due soli sessi (maschio e femmina) con il pretesto di “difendere e proteggere” le donne dall’“estremismo dell’ideologia di genere” e ha attaccato direttamente ciò che la lunga storia delle mobilitazioni LGBTQIA2S+ aveva ottenuto, nonostante i tentativi di cattura istituzionale dei movimenti. I decreti presidenziali hanno comportato una reintegrazione suprematista contro ciò che le lotte antirazziste avevano stabilito nelle strade ma anche nell’ordine istituzionale: la piazza Black Lives Matter a Washington DC è stata smantellata e tutto ciò che era legato all’attuazione di una maggiore equità razziale e di genere è stato privato di fondi e perseguitato. Trump ha anche dichiarato lo stato di emergenza al confine con il Messico. La sua amministrazione ha sospeso l’app utilizzata per poter inoltrare le richieste di asilo al confine, e gli inseguimenti e le retate dei migranti sono diventati più drammatici e intensi, compresi gli arresti effettuati al momento dell’arrivo per gli appuntamenti concordati. Gli arrestati vengono trasferiti in centri di detenzione in altri stati, e persino in altri paesi, in attesa di espulsione senza nemmeno l’apparenza di un giusto processo. Le conseguenze delle rivolte Negli ultimi quindici anni negli Stati Uniti si sono avuti diversi momenti di lotta che hanno generato mobilitazioni sotto forma di esplosioni che hanno poi avuto un impatto importante a livello sia istituzionale che organizzativo, in grado di amplificare un altro tipo di orizzonte politico. Il potere patriarcale e razzista che oggi vuole riorganizzare “casa sua” e cerca di mettere tutti al posto che ritiene giusto è anche, in parte, una reazione a questa serie di mobilitazioni. C’è stato Occupy Wall Street (2011), come forma diretta di scontro con la finanziarizzazione della vita; movimenti contro il razzismo sistemico a partire da Black Lives Matter (2014); la marcia di massa delle donne, in diverse parti del Paese, come risposta al primo insediamento di Trump (2017). Queste e altre proliferazioni di proteste contro la natura quotidiana degli abusi hanno portato alla luce tensioni e complessità della violenza del sistema che stavano diventando palpabili. Nonostante le varie forme di “sussunzione” istituzionale e le divisioni interne seguite al primo Sciopero Internazionale delle Donne del 2017, i metodi di lotta contro il legame tra capitalismo ed eteropatriarcato sono stati riattivati e portati avanti attraverso il femminismo antirazzista e anti-carcerario. Da allora in poi, sono emerse diverse linee di lotta, che riflettono la necessità di ampliare la nostra comprensione dell’oppressione: il movimento #MeToo nelle carceri, organizzato da persone trans e non binarie detenute nelle prigioni; la lotta contro la sterilizzazione delle donne nei centri di detenzione per migranti; le reti di difesa collettiva e di mutuo soccorso come protezione dei quartieri contro l’intensificazione di retate, arresti e deportazioni dei migranti. Parte di questo ha portato alla creazione di quella che è stata poi dichiarata una rete di stati e città santuario [che si oppongono alla applicazione delle leggi sull’immigrazione e proteggono dalle incursioni dell’ICE, ndt]. La sequenza, che è culminata nello slogan “Defund the police” [meno finanziamenti alla polizia e più finanziamenti per i servizi sociali, ndt] per le strade, a partire dalla pandemia e poi in seguito agli omicidi di George Floyd e Breonna Taylor per mano della polizia [e oggi dovremmo aggiungere Renee Good, ndt], ha inserito la parola abolizione (delle carceri e della polizia) nel linguaggio quotidiano di milioni di persone. La guerra in casa   Negli Stati Uniti, dove vivo, non abbiamo mai usato così tanto la parola “guerra” per riferirci alle dinamiche che governano tutte le dimensioni della vita. Quando abbiamo iniziato a usare l’espressione “guerra” per nominare tutti i fronti dell’espropriazione della vita, uno dei pericoli è stato che questa parola porta sempre con sé un senso di impotenza, a causa della sua eccessiva e incommensurabile portata. Veronica Gago suggerisce che c’è un passo avanti rispetto a ciò che eravamo soliti chiamare guerra e crisi della riproduzione sociale, guardando a ciò che oggi sta emergendo come fascistizzazione della riproduzione sociale. Penso che questa sia una chiave importante che dobbiamo approfondire e che possiamo collegare a ciò che il Palestinian Feminist Collective ha chiamato “genocidio riproduttivo” per comprendere la portata delle politiche di morte e cancellazione di possibilità future che sono state messe in atto nel lungo attacco alla possibilità di vita palestinese. Il genocidio riproduttivo, elemento chiave del potere coloniale, implica la difficoltà di sostenere la vita in mezzo a meccanismi di assedio, criminalizzazione, prigionia e sparizione che erodono la capacità di intere comunità di rimanere in vita. Dimostra come il futuro, sia come possibilità per i popoli sia come strategia colonialista di mutilazione dell’infanzia e di creazione di traumi intergenerazionali, venga anch’esso ucciso. L’attacco alle migrazioni è direttamente collegato alla fascistizzazione della riproduzione, perché il bersaglio sono le persone che svolgono il lavoro riproduttivo che sostiene la vita: cura, cibo, assistenza infermieristica e istruzione, tra gli altri. Oggi, la possibilità di vivere al di fuori del ciclo di sparizione-detenzione-espulsione implica una logica di impossibilità: andare a lavorare potrebbe significare essere arrestati dagli agenti della sicurezza nazionale (ICE), ma rimanere chiusi a casa significa non avere mezzi per sopravvivere. Andare in tribunale significa rischiare l’arresto, e non andarci significa rischiare l’espulsione per mancata comparizione. L’importanza dei femminismi Dal femminismo impariamo a diffidare del senso di impotenza che nasce dall’idea di confrontarci con un contesto di guerra, perché siamo ferme in un mondo, e spesso intrappolate in un linguaggio, progettato per denigrarci e svalutarci. C’è qualcosa di radicalmente incommensurabile nello scontro tra la capacità di sostenere la vita collettiva e l’espansione delle guerre su tutte le scale. Di fronte all’avanzare della logica della guerra e della crudeltà, tutto sembra insufficiente . Tuttavia, è necessario attivare la conoscenza generata dai transfemminismi e dai movimenti antirazzisti in lotta, dove un meticoloso controllo quotidiano, la segregazione e i tentativi di addomesticamento sono stati storicamente parte di una storia che ora si sta dispiegando e intensificando. Come afferma la pensatrice e attivista Alessandra Chiricosta: “Nella logica della guerra opera la logica del mito della forza virile. Questo momento è il grande spettacolo del mito”.  Il suo dispiegamento ci fa supporre che sia molto radicato perché su quella scacchiera siamo sempre lasciati dalla parte dei “deboli” e degli insignificanti: si tratta di un mito indiscusso e di un mega “dispositivo di controllo” dell’eteropatriarcato che vediamo ingigantirsi nel presente e di fronte al quale sembra che tutto ciò che facciamo sia quasi niente . La nostra forza nasce da altrove: dal perfezionamento e dalla moltiplicazione della nostra capacità organizzativa. Dobbiamo coltivare altre forme di azione, differente e dissidente, su una scala diversa ma non meno importante. La chiave sta nella nostra capacità di agire in modo unito e organizzato, come quando vediamo piccoli gruppi di vicini organizzati che riescono a cacciare gli agenti dell’ICE dal loro isolato e cioè ci troviamo di fronte all’immagine di una sproporzione sorprendente perché si tratta della difesa della vita portata avanti proprio dai nostri vicini contro agenti dello Stato, vestiti e preparati come per la guerra. Cerco le soluzioni in questi gesti perché credo che ci permettano di vedere che anche in quell’immenso eccesso, abbiamo bisogno di rendere visibile un’altra logica che, in realtà, non è affatto insignificante. Susana Draper (traduzione di Cristina Morini) QUESTO ESTRATTO, TRATTO DAL PERIODICO DIGITALE OJALA, CHE RINGRAZIAMO, APPARTIENE A UN DIALOGO COLLETTIVO CURATO DA LA LABORATORIA. SPAZIO DI INCHIESTA FEMMINISTA, COLLETTIVA FEMMINISTA INTERNAZIONALISTA. IL CONFRONTO MUOVE DALLA DOMANDA SU QUALI STRUMENTI DEL FEMMINISMO SIANO STATI INVENTATI E APPLICATI CON SUCCESSO NELL’ULTIMO DECENNIO. L’INTERA RACCOLTA DI TESTI È DISPONIBILE NEL NUMERO DI DICEMBRE 2025. LA LABORATORIA È UNA RETE TRANSTERRITORIALE E INTERNAZIONALISTA COMPOSTA DA COMPAGNE DI MADRID/CADICE, BUENOS AIRES, QUITO,   SAN PAOLO, PORTO ALEGRE, CITTÀ DEL MESSICO E NEW YORK CHE, IN MEZZO A MOLTEPLICI URAGANI GEOLOCALIZZATI, CERCA DI COSTRUIRE PRATICHE E PENSIERO POLITICO ; COMPRENDENDO LE PARTICOLARITÀ TERRITORIALI ALL’INTERNO DELLO STESSO QUADRO DI ESISTENZE TRANSFEMMINISTE E ANCHE PENSANDO, SOPRATTUTTO QUEST’ULTIMO ANNO, ALL’ATTUALE CONTRORIVOLUZIONE E RESTAURAZIONE PATRIARCALE, COME PARTE DI UNA REAZIONE AI PROGRESSI DELL’ULTIMO DECENNIO DI MOBILITAZIONI SOCIALI, IN PARTICOLARE QUELLE FEMMINISTE, ANTIRAZZISTE E ANTICOLONIALI.   Redazione Italia
[L'orda d'oro] Category is ... propaganda LGBT
Il 30 dicembre 2025 il Kazakistan si aggiunge ai vari paesi che hanno seguito la Russia nel passare una legge contro la 'propaganda LGBT' che censura la discussione di tematiche relative alla comunità queer sui media e ne elimina qualsiasi forma di rappresentazione. Oltre a limitare l'informazione, la legge ha delle potenziali ramificazioni nel campo dell'educazione e della ricerca. Facciamo il punto della questione e parliamo brevemente del diritto alla rappresentazione e di alcuni problemi nel traslare questa rivendicazione al caso dell'Asia Centrale senza adattarla al contesto. Come nota positiva c'è che a Strelka è toccato di fare una scaletta musicale a tema propaganda queer. Scaletta musicale * Colonna sonora dal primo ball della serie TV Pose [qui la scena integrale] * Verka Serdutchka - Dancing Lasha Tumbai [qui la performance a Eurovision] * La strofa di Katya in Read U, Wrote U [qui la performance completa a Ru Paul Drag Race] * Ru Paul - Sissy That Walk * Gloria Gaynor - I Will Survive Per approfondire * L'associazione transfemminista più attiva sul tema dei diritti per la comunità queer è Feminita, che si può seguire solo sul canale Instagram @feminita_kz (la maggior parte del contenuto è in russo o kazako, occasionalmente postano in inglese) * Un esempio della pratica del reading dalla serie TV Pose * Il documentario sulla cultura ballroom menzionato è Paris is Burning * Un esempio divertente di lip sync dal programma Ru Paul Drag Race * La drag queen a tema sovietico menzionata è Katya Zamolodchikova
31 Gennaio Laboratorio di AstroCucito
🪡Il laboratorio di AstroCucito nasce dall’incontro tra i saperi e le pratiche di @labi_lasarta e @astro.nepantla: ragionando assieme abbiamo notato quanto le nostre esperienze apparentemente distanti si fondino in realtà su presupposti condivisi. Le nostre idee di cura, contatto, vulnerabilità, … Continua a leggere→
Come in un brutto film il finale era scontato. Il corpo di Federica Torzullo è stato ritrovato sepolto in uno dei terreni della ditta del marito Clau... https://t.me/nonunadimenoroma/2295
[2026-01-24] Assemblea Transfemminista: Ogni Genere di Sport @ LOA Acrobax
ASSEMBLEA TRANSFEMMINISTA: OGNI GENERE DI SPORT LOA Acrobax - Via della Vasca Navale 6, Rome, Metro B San Paolo (sabato, 24 gennaio 10:00) 🏳️‍🌈 Assemblea Transfemminista: Ogni Genere di Sport 🗓️ *sabato 24 gennaio 2026* 🕐 ore 10:00 📌 La Popolare Palestra Indipendente - Acrobax - Via della Vasca Navale, 6 Dopo i due partecipatissimi incontri del - *12 aprile* scorso, alla Casa delle Donne @luchaysiesta, durante la prima edizione di 𝗦𝘁𝗮𝗳𝗳𝗲𝘁𝘁𝗲 – 𝗙𝗲𝘀𝘁𝗶𝘃𝗮𝗹 𝗜𝘁𝗶𝗻𝗲𝗿𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗟𝗶𝗯𝗿𝗼 𝗜𝗻𝗱𝗶𝗽𝗲𝗻𝗱𝗲𝗻𝘁𝗲, e del - *28 giugno* all'@atletico.sanlorenzo nella Casa della Socialità in Via dei Volsci 86, all'interno del 𝗙𝗶𝗻𝗰𝗵𝗲́ 𝗩𝗶𝘁𝗮 𝗡𝗼𝗻 𝗖𝗶 𝗦𝗲𝗽𝗮𝗿𝗶, il torneo contro la violenza di genere, La Popolare è lietissima di ospitare il *terzo incontro*, aperto a tutte le soggettività, per continuare a parlare, discutere, condividere esperienze e riflessioni sulle tematiche di genere all'interno dello sport, con l'obiettivo di tenere viva la *rete* che si è creata, affinchè possa individuare valori condivisi attraverso autoformazione e discorso comune, per immaginare una raccolta di pratiche contenente linguaggi, azioni e comportamenti rispettosi e includenti. 🍝 Se hai piacere a pranzare con noi, porta qualcosa anche tu per imbandire la tavola! 🖌️Grafica di @furetticattivi .
[2026-01-24] Assemblea Transfemminista: 𝗢𝗴𝗻𝗶 𝗚𝗲𝗻𝗲𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝗦𝗽𝗼𝗿𝘁 @ LOA Acrobax
ASSEMBLEA TRANSFEMMINISTA: 𝗢𝗴𝗻𝗶 𝗚𝗲𝗻𝗲𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝗦𝗽𝗼𝗿𝘁 LOA Acrobax - Via della Vasca Navale 6, Rome, Metro B San Paolo (sabato, 24 gennaio 10:00) Dopo i due partecipatissimi incontri del - 12 aprile scorso, alla Casa delle Donne @luchaysiesta, durante la prima edizione di 𝗦𝘁𝗮𝗳𝗳𝗲𝘁𝘁𝗲 – 𝗙𝗲𝘀𝘁𝗶𝘃𝗮𝗹 𝗜𝘁𝗶𝗻𝗲𝗿𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗟𝗶𝗯𝗿𝗼 𝗜𝗻𝗱𝗶𝗽𝗲𝗻𝗱𝗲𝗻𝘁𝗲, e del - 28 giugno all'@atletico.sanlorenzo nella Casa della Socialità in Via dei Volsci 86, all'interno del 𝗙𝗶𝗻𝗰𝗵𝗲́ 𝗩𝗶𝘁𝗮 𝗡𝗼𝗻 𝗖𝗶 𝗦𝗲𝗽𝗮𝗿𝗶, il torneo contro la violenza di genere, La Popolare è lietissima di ospitare il terzo incontro, aperto a tutte le soggettività, per continuare a parlare, discutere, condividere esperienze e riflessioni sulle tematiche di genere all'interno dello sport, con l'obiettivo di tenere viva la rete che si è creata, affinché possa individuare valori condivisi attraverso autoformazione e discorso comune, per immaginare una raccolta di pratiche contenente linguaggi, azioni e comportamenti rispettosi e includenti. 🍝 Se hai piacere a pranzare con noi, porta qualcosa anche tu per imbandire la tavola! 🖌️Grafica di @furetticattivi .
[2026-01-24] BI-SCUSSIONI + APERI-BI-VO | Cerchi di discussione su bisessualità, bifobia e misoginia con a seguire aperitivo bisessuale @ Ex 51
BI-SCUSSIONI + APERI-BI-VO | CERCHI DI DISCUSSIONE SU BISESSUALITÀ, BIFOBIA E MISOGINIA CON A SEGUIRE APERITIVO BISESSUALE Ex 51 - Via Aurelio Bacciarini 12, Valle Aurelia (sabato, 24 gennaio 15:30) CERCHIO SU BISESSUALITÀ, BIFOBIA E BIMISOGINIA + APERITIVO BISESSUALE Un cerchio di discussione per esplorare e riflettere sulla bisessualità, e su come la bifobia si interseziona con la misoginia. 📅 sabato 24 gennaio 2026 🗣️ inizio discussione 15:30 🍷 inizio aperitivo 18:00 Non è necessario partecipare sia all'incontro che all'aperitivo. 📌 Spazio Sociale Ex 51 🗺️ Via Bacciarini 12 (MA Valle Aurelia) L'incontro fa parte di una serie di cerchi di discussione organizzati in avvicinamento all'8 marzo. La partecipazione è libera e aperta: non è necessario prendere parte tutti gli incontri. Ti aspettiamo!
[2026-01-24] Non Binary Pride – Euforia non binaria ... E cominciamo il 2026 con il nostro primo evento dell’anno @ Lsa 100celle
NON BINARY PRIDE – EUFORIA NON BINARIA ... E COMINCIAMO IL 2026 CON IL NOSTRO PRIMO EVENTO DELL’ANNO Lsa 100celle - Casale Franchetti, viale della Primavera 319/B (sabato, 24 gennaio 15:00) Eh no che non è cominciato bene il 2026, ma questa è solo una ragione in più per stare bene e resistere insieme! Dopo l’energia del primo Non Binary Pride, torniamo a incontrarci per creare insieme uno spazio vivo, politico, e queer! Una giornata di scambio, cinema, drag, parole e cura collettiva. Un evento transfemminista, aperto a tuttə. H 15:00 - iniziamo con un swapqueerparty (porta qualche abito che hai voglia di scambiare e ricordati di etichettarlo con il tuo nome e con una di queste tre parole: dono (se vuoi comunque lasciarlo), cambio (se lo cambi con altro capo), presto (se vuoi lasciarlo a disposizione per la sfilata ma vuoi riportarlo a casa) H 17:00 – proiezione di Avant-Drag!, il filmdel regista Fil Ieropoulos che intreccia finzione e documentario, letterale e metaforico per portare sulla scena i ritratti di dieci performer drag di Atene che tramite l’arte e la performance cercano di sfuggire a una realtà ostile. Una testimonianza di come la comunità e l’arte Drag possano creare spazi sicuri per tutte le persone emarginate e contemporaneamente portare avanti la lotta al patriarcato, al nazionalismo, al razzismo e al sessismo, con una dose altissima di radicale ironia. Dopo la proiezione il cerchio di parola ci darà la possibilità di parlarne H 20:00 – cena vegan in autogestione (consigliabile un contributo a partire da 5€) H 21:00 – laboratorio drag facilitato da Nuvola H 22:00 – sfilata indecorosa: crea il/la/lu personaggiu che attraverso gli abiti che sceglierai sfilerà in questo tripudio di suoni, musiche e parole coordinato da Peppina l'ametista H 23:00 – fine dell'evento ma ti saremmo tanto gratx se ci aiutassi a rimettere in ordine Per tutto il tempo ci sarà la possibilità di accedere al bar anche quello gestito da noi Ricordati di prenotare per la cena usando questo modulo https://shorturl.at/2tFRg Ti invitiamo a portare piatto, bicchiere e posate in modo da non costringerci a usare stoviglie di plastica che stanno combinando un disastro anche per il riciclo e anche quando sono biodegradabili. Se porti il tuo contributo in cibo per la cena ricordati che è vegana e di preparare un cartellino con gli ingredienti perché si sappia cosa contiene in modo da evitare problemi per possibili allergie.
Sigonella sotto assedio pacifico: le donne in piazza  per smilitarizzare la Sicilia
 Manifestazione coraggiosa davanti alla base militare di Sigonella: donne e cittadini chiedono la  fine dell’uso bellico del territorio siciliano e la trasformazione dell’isola in ponte di pace nel  Mediterraneo  Ieri, domenica 18 gennaio 2026, decine di donne e attivisti si sono radunati in un  presidio pacifico davanti alla base militare di Sigonella, storica infrastruttura italo-statunitense nel  cuore della Sicilia, per lanciare un forte messaggio contro la guerra e la militarizzazione dei  territori. L’iniziativa, promossa dal movimento “Le donne contro tutte le violenze”, si inserisce nel  35° anniversario dell’inizio della Guerra del Golfo e nella mobilitazione nazionale delle “10,  100, 1000 piazze di donne per la pace”, contro i conflitti ancora in corso nel mondo.   Un presidio tra protesta e cultura  La manifestazione — iniziata alle ore 10.30 davanti la base militare di Sigonella, ha visto la  presenza di cittadini, attiviste e musicisti. Tra slogan, canti e performance, le partecipanti hanno  espresso la loro contrarietà alla presenza militare e al suo ruolo nei conflitti globali.   Durante l’evento sono stati eseguiti canti per la pace e momenti di riflessione in solidarietà con le  donne iraniane che stanno protestando contro regimi autoritari. Una delle esibizioni di maggiore  impatto è stata una rilettura del Monologo di Lisistrata, rivisitato dai celebri autori Franca Rame e  Dario Fo, simbolo di ribellione femminile contro la guerra e il patriarcato.   Perché questa protesta  Le attiviste hanno elencato una serie di motivazioni alla base della protesta. Sigonella, secondo le  partecipanti, non può essere vista come una semplice base logistica, ma è profondamente inserita  nelle dinamiche belliche globali: operazioni di intelligence, sorveglianza e supporto a missioni  internazionali partono regolarmente da qui, collegando la Sicilia a teatri di guerra in Europa, Medio  Oriente e oltre.   Tra le richieste principali:  * La smilitarizzazione della Sicilia e la restituzione del territorio alla sua vocazione civile,  culturale e pacifica;  * La conversione della base di Sigonella in struttura aeronautica civile per uso educativo e  commerciale;  * La fine delle influenze militari nelle scuole e nella vita quotidiana dei giovani, percepite  come propaganda e presenza invadente.   Secondo le organizzatrici, la presenza militare — inclusa quella di droni e velivoli in missioni di  intelligence — rende il territorio siciliano sempre più esposto a possibili ripercussioni dovute ai  conflitti internazionali, con un impatto sociale, istituzionale e culturale che va ben oltre il semplice  ruolo operativo della base.   Ricordi storici e prospettive future “Verde Vigna” di Comiso. Nel corso della manifestazione non sono mancati riferimenti storici alle battaglie pacifiste nel  nostro Paese, come le mobilitazioni contro l’installazione dei missili Cruise nella base NATO di  Comiso negli anni ’80, che portarono alla creazione di progetti per centri di vita nonviolenta e alla  diffusione di una cultura disarmista nell’isola.   Conclusione in musica  La manifestazione si è conclusa in modo pacifico e partecipato sulle note della celebre canzone  Blowin’ in the Wind di Bob Dylan, intonata da tutte le presenti come messaggio di speranza e invito  alla riflessione sulle ingiustizie, le guerre e il valore della pace. Tra i versi cantati, che hanno  risuonato alla base di Sigonella, spiccavano parole profonde ed evocative:  “Quante strade deve percorrere un uomo, prima di chiamarlo uomo?”  “Quante volte possono volare le palle di cannone, prima che siano bandite per sempre?” “Quante volte può un uomo voltare la testa e fingere di non vedere?”  “Quante morti ci vorranno prima che capisca che troppe persone sono morte?” “La risposta, amico mio, soffia nel vento.”  Questi versi — interrogativi aperti e potenti — hanno accompagnato la conclusione del presidio,  sottolineando la richiesta di pace, giustizia e ascolto tra i popoli, mentre il coro collettivo si perdeva  nel vento del Mediterraneo, simbolo stesso di libertà e di dialogo. Redazione Sicilia
I primi giorni dell'anno sono già stati segnati da eventi sconvolgenti: la violenza patriarcale e un capitalismo sempre più in crisi stanno trasform... https://t.me/nonunadimenoroma/2294