Contro la fascistizzazione della riproduzione sociale
Prendersi del tempo per scrivere è una tregua in mezzo a giornate turbolente
dovute all’intensificarsi delle politiche fasciste negli Stati Uniti e ci
consente di creare spazi per la circolazione di un altro tipo di prospettiva, di
continuare un dialogo tra di noi con il desiderio di costruire altri luoghi da
cui parlare, ricordare e costruire possibilità. La militarizzazione si
intensifica e negli Usa continuano le sparizioni e l’impunità.
Potere esecutivo e stato di polizia
L’intensificazione delle politiche autoritarie attuate dal potere esecutivo del
presidente Donald Trump mira a smantellare la possibilità stessa di vita per
tutto ciò che eccede la logica della supremazia bianca eteropatriarcale
colonialista e imperiale.
La nostra prospettiva è fondamentale per comprendere il contesto storico che
sostiene la natura reazionaria dell’espansione fascista che stiamo vivendo
oggi. Sebbene le varie ondate di movimenti negli Stati Uniti negli ultimi
quindici anni non si siano concretizzate in forme di organizzazione coerenti e
durature, in grado di costruire un panorama politico alternativo, è importante
comprendere che hanno toccato una serie di nervi scoperti che ci aiutano a
comprendere l’attuale intensificazione di politiche razziste ed
eterosessiste-patriarcali volte a ristabilire un’identità nazionale colonialista
e imperialista.
Nei primi giorni del suo secondo mandato, gli obiettivi sono diventati chiari:
Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti erano stati “invasi” dal Messico, ha
anche emanato un ordine esecutivo per il riconoscimento di due soli sessi
(maschio e femmina) con il pretesto di “difendere e proteggere” le donne
dall’“estremismo dell’ideologia di genere” e ha attaccato direttamente ciò che
la lunga storia delle mobilitazioni LGBTQIA2S+ aveva ottenuto, nonostante i
tentativi di cattura istituzionale dei movimenti.
I decreti presidenziali hanno comportato una reintegrazione suprematista contro
ciò che le lotte antirazziste avevano stabilito nelle strade ma anche
nell’ordine istituzionale: la piazza Black Lives Matter a Washington DC è stata
smantellata e tutto ciò che era legato all’attuazione di una maggiore equità
razziale e di genere è stato privato di fondi e perseguitato.
Trump ha anche dichiarato lo stato di emergenza al confine con il Messico. La
sua amministrazione ha sospeso l’app utilizzata per poter inoltrare le richieste
di asilo al confine, e gli inseguimenti e le retate dei migranti sono diventati
più drammatici e intensi, compresi gli arresti effettuati al momento dell’arrivo
per gli appuntamenti concordati. Gli arrestati vengono trasferiti in centri di
detenzione in altri stati, e persino in altri paesi, in attesa di espulsione
senza nemmeno l’apparenza di un giusto processo.
Le conseguenze delle rivolte
Negli ultimi quindici anni negli Stati Uniti si sono avuti diversi momenti di
lotta che hanno generato mobilitazioni sotto forma di esplosioni che hanno poi
avuto un impatto importante a livello sia istituzionale che organizzativo, in
grado di amplificare un altro tipo di orizzonte politico.
Il potere patriarcale e razzista che oggi vuole riorganizzare “casa sua” e cerca
di mettere tutti al posto che ritiene giusto è anche, in parte, una reazione a
questa serie di mobilitazioni.
C’è stato Occupy Wall Street (2011), come forma diretta di scontro con la
finanziarizzazione della vita; movimenti contro il razzismo sistemico a partire
da Black Lives Matter (2014); la marcia di massa delle donne, in diverse parti
del Paese, come risposta al primo insediamento di Trump (2017).
Queste e altre proliferazioni di proteste contro la natura quotidiana degli
abusi hanno portato alla luce tensioni e complessità della violenza del sistema
che stavano diventando palpabili.
Nonostante le varie forme di “sussunzione” istituzionale e le divisioni interne
seguite al primo Sciopero Internazionale delle Donne del 2017, i metodi di lotta
contro il legame tra capitalismo ed eteropatriarcato sono stati riattivati e
portati avanti attraverso il femminismo antirazzista e anti-carcerario.
Da allora in poi, sono emerse diverse linee di lotta, che riflettono la
necessità di ampliare la nostra comprensione dell’oppressione: il movimento
#MeToo nelle carceri, organizzato da persone trans e non binarie detenute nelle
prigioni; la lotta contro la sterilizzazione delle donne nei centri di
detenzione per migranti; le reti di difesa collettiva e di mutuo soccorso come
protezione dei quartieri contro l’intensificazione di retate, arresti e
deportazioni dei migranti. Parte di questo ha portato alla creazione di quella
che è stata poi dichiarata una rete di stati e città santuario [che si oppongono
alla applicazione delle leggi sull’immigrazione e proteggono dalle incursioni
dell’ICE, ndt]. La sequenza, che è culminata nello slogan “Defund the police”
[meno finanziamenti alla polizia e più finanziamenti per i servizi sociali, ndt]
per le strade, a partire dalla pandemia e poi in seguito agli omicidi di George
Floyd e Breonna Taylor per mano della polizia [e oggi dovremmo aggiungere Renee
Good, ndt], ha inserito la parola abolizione (delle carceri e della polizia) nel
linguaggio quotidiano di milioni di persone.
La guerra in casa
Negli Stati Uniti, dove vivo, non abbiamo mai usato così tanto la parola
“guerra” per riferirci alle dinamiche che governano tutte le dimensioni della
vita. Quando abbiamo iniziato a usare l’espressione “guerra” per nominare tutti
i fronti dell’espropriazione della vita, uno dei pericoli è stato che questa
parola porta sempre con sé un senso di impotenza, a causa della sua eccessiva e
incommensurabile portata.
Veronica Gago suggerisce che c’è un passo avanti rispetto a ciò che eravamo
soliti chiamare guerra e crisi della riproduzione sociale, guardando a ciò che
oggi sta emergendo come fascistizzazione della riproduzione sociale.
Penso che questa sia una chiave importante che dobbiamo approfondire e che
possiamo collegare a ciò che il Palestinian Feminist Collective ha
chiamato “genocidio riproduttivo” per comprendere la portata delle politiche di
morte e cancellazione di possibilità future che sono state messe in atto nel
lungo attacco alla possibilità di vita palestinese.
Il genocidio riproduttivo, elemento chiave del potere coloniale, implica la
difficoltà di sostenere la vita in mezzo a meccanismi di assedio,
criminalizzazione, prigionia e sparizione che erodono la capacità di intere
comunità di rimanere in vita. Dimostra come il futuro, sia come possibilità per
i popoli sia come strategia colonialista di mutilazione dell’infanzia e di
creazione di traumi intergenerazionali, venga anch’esso ucciso.
L’attacco alle migrazioni è direttamente collegato alla fascistizzazione della
riproduzione, perché il bersaglio sono le persone che svolgono il lavoro
riproduttivo che sostiene la vita: cura, cibo, assistenza infermieristica e
istruzione, tra gli altri.
Oggi, la possibilità di vivere al di fuori del ciclo di
sparizione-detenzione-espulsione implica una logica di impossibilità: andare a
lavorare potrebbe significare essere arrestati dagli agenti della sicurezza
nazionale (ICE), ma rimanere chiusi a casa significa non avere mezzi per
sopravvivere. Andare in tribunale significa rischiare l’arresto, e non andarci
significa rischiare l’espulsione per mancata comparizione.
L’importanza dei femminismi
Dal femminismo impariamo a diffidare del senso di impotenza che nasce dall’idea
di confrontarci con un contesto di guerra, perché siamo ferme in un mondo, e
spesso intrappolate in un linguaggio, progettato per denigrarci e svalutarci.
C’è qualcosa di radicalmente incommensurabile nello scontro tra la capacità di
sostenere la vita collettiva e l’espansione delle guerre su tutte le scale.
Di fronte all’avanzare della logica della guerra e della crudeltà, tutto sembra
insufficiente . Tuttavia, è necessario attivare la conoscenza generata dai
transfemminismi e dai movimenti antirazzisti in lotta, dove un meticoloso
controllo quotidiano, la segregazione e i tentativi di addomesticamento sono
stati storicamente parte di una storia che ora si sta dispiegando e
intensificando.
Come afferma la pensatrice e attivista Alessandra Chiricosta: “Nella logica
della guerra opera la logica del mito della forza virile. Questo momento è il
grande spettacolo del mito”.
Il suo dispiegamento ci fa supporre che sia molto radicato perché su quella
scacchiera siamo sempre lasciati dalla parte dei “deboli” e degli
insignificanti: si tratta di un mito indiscusso e di un mega “dispositivo di
controllo” dell’eteropatriarcato che vediamo ingigantirsi nel presente e di
fronte al quale sembra che tutto ciò che facciamo sia quasi niente .
La nostra forza nasce da altrove: dal perfezionamento e dalla moltiplicazione
della nostra capacità organizzativa.
Dobbiamo coltivare altre forme di azione, differente e dissidente, su una scala
diversa ma non meno importante. La chiave sta nella nostra capacità di agire in
modo unito e organizzato, come quando vediamo piccoli gruppi di
vicini organizzati che riescono a cacciare gli agenti dell’ICE dal loro isolato
e cioè ci troviamo di fronte all’immagine di una sproporzione sorprendente
perché si tratta della difesa della vita portata avanti proprio dai nostri
vicini contro agenti dello Stato, vestiti e preparati come per la guerra.
Cerco le soluzioni in questi gesti perché credo che ci permettano di vedere
che anche in quell’immenso eccesso, abbiamo bisogno di rendere visibile un’altra
logica che, in realtà, non è affatto insignificante.
Susana Draper (traduzione di Cristina Morini)
QUESTO ESTRATTO, TRATTO DAL PERIODICO DIGITALE OJALA, CHE RINGRAZIAMO,
APPARTIENE A UN DIALOGO COLLETTIVO CURATO DA LA LABORATORIA. SPAZIO DI INCHIESTA
FEMMINISTA, COLLETTIVA FEMMINISTA INTERNAZIONALISTA. IL CONFRONTO MUOVE DALLA
DOMANDA SU QUALI STRUMENTI DEL FEMMINISMO SIANO STATI INVENTATI E APPLICATI CON
SUCCESSO NELL’ULTIMO DECENNIO. L’INTERA RACCOLTA DI TESTI È DISPONIBILE NEL
NUMERO DI DICEMBRE 2025. LA LABORATORIA È UNA RETE TRANSTERRITORIALE E
INTERNAZIONALISTA COMPOSTA DA COMPAGNE DI MADRID/CADICE, BUENOS AIRES, QUITO,
SAN PAOLO, PORTO ALEGRE, CITTÀ DEL MESSICO E NEW YORK CHE, IN MEZZO A
MOLTEPLICI URAGANI GEOLOCALIZZATI, CERCA DI COSTRUIRE PRATICHE E PENSIERO
POLITICO ; COMPRENDENDO LE PARTICOLARITÀ TERRITORIALI ALL’INTERNO DELLO
STESSO QUADRO DI ESISTENZE TRANSFEMMINISTE E ANCHE PENSANDO, SOPRATTUTTO
QUEST’ULTIMO ANNO, ALL’ATTUALE CONTRORIVOLUZIONE E RESTAURAZIONE PATRIARCALE,
COME PARTE DI UNA REAZIONE AI PROGRESSI DELL’ULTIMO DECENNIO DI MOBILITAZIONI
SOCIALI, IN PARTICOLARE QUELLE FEMMINISTE, ANTIRAZZISTE E ANTICOLONIALI.
Redazione Italia
[L'orda d'oro] Category is ... propaganda LGBT
Il 30 dicembre 2025 il Kazakistan si aggiunge ai vari paesi che hanno seguito la
Russia nel passare una legge contro la 'propaganda LGBT' che censura la
discussione di tematiche relative alla comunità queer sui media e ne elimina
qualsiasi forma di rappresentazione. Oltre a limitare l'informazione, la legge
ha delle potenziali ramificazioni nel campo dell'educazione e della ricerca.
Facciamo il punto della questione e parliamo brevemente del diritto alla
rappresentazione e di alcuni problemi nel traslare questa rivendicazione al caso
dell'Asia Centrale senza adattarla al contesto. Come nota positiva c'è che a
Strelka è toccato di fare una scaletta musicale a tema propaganda queer.
Scaletta musicale
* Colonna sonora dal primo ball della serie TV Pose [qui la scena integrale]
* Verka Serdutchka - Dancing Lasha Tumbai [qui la performance a Eurovision]
* La strofa di Katya in Read U, Wrote U [qui la performance completa a Ru Paul
Drag Race]
* Ru Paul - Sissy That Walk
* Gloria Gaynor - I Will Survive
Per approfondire
* L'associazione transfemminista più attiva sul tema dei diritti per la
comunità queer è Feminita, che si può seguire solo sul canale Instagram
@feminita_kz (la maggior parte del contenuto è in russo o kazako,
occasionalmente postano in inglese)
* Un esempio della pratica del reading dalla serie TV Pose
* Il documentario sulla cultura ballroom menzionato è Paris is Burning
* Un esempio divertente di lip sync dal programma Ru Paul Drag Race
* La drag queen a tema sovietico menzionata è Katya Zamolodchikova
31 Gennaio Laboratorio di AstroCucito
🪡Il laboratorio di AstroCucito nasce dall’incontro tra i saperi e le pratiche
di @labi_lasarta e @astro.nepantla: ragionando assieme abbiamo notato quanto le
nostre esperienze apparentemente distanti si fondino in realtà su presupposti
condivisi. Le nostre idee di cura, contatto, vulnerabilità, … Continua a
leggere→
Come in un brutto film il finale era scontato. Il corpo di Federica Torzullo è
stato ritrovato sepolto in uno dei terreni della ditta del marito Clau...
https://t.me/nonunadimenoroma/2295
[2026-01-24] Assemblea Transfemminista: Ogni Genere di Sport @ LOA Acrobax
ASSEMBLEA TRANSFEMMINISTA: OGNI GENERE DI SPORT
LOA Acrobax - Via della Vasca Navale 6, Rome, Metro B San Paolo
(sabato, 24 gennaio 10:00)
🏳️🌈 Assemblea Transfemminista: Ogni Genere di Sport
🗓️ *sabato 24 gennaio 2026*
🕐 ore 10:00
📌 La Popolare Palestra Indipendente - Acrobax - Via della Vasca Navale, 6
Dopo i due partecipatissimi incontri del
- *12 aprile* scorso, alla Casa delle Donne @luchaysiesta, durante la prima
edizione di 𝗦𝘁𝗮𝗳𝗳𝗲𝘁𝘁𝗲 – 𝗙𝗲𝘀𝘁𝗶𝘃𝗮𝗹 𝗜𝘁𝗶𝗻𝗲𝗿𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹
𝗟𝗶𝗯𝗿𝗼 𝗜𝗻𝗱𝗶𝗽𝗲𝗻𝗱𝗲𝗻𝘁𝗲, e del
- *28 giugno* all'@atletico.sanlorenzo nella Casa della Socialità in Via dei
Volsci 86, all'interno del 𝗙𝗶𝗻𝗰𝗵𝗲́ 𝗩𝗶𝘁𝗮 𝗡𝗼𝗻 𝗖𝗶 𝗦𝗲𝗽𝗮𝗿𝗶, il
torneo contro la violenza di genere,
La Popolare è lietissima di ospitare il *terzo incontro*, aperto a tutte le
soggettività, per continuare a parlare, discutere, condividere esperienze e
riflessioni sulle tematiche di genere all'interno dello sport, con l'obiettivo
di tenere viva la *rete* che si è creata, affinchè possa individuare valori
condivisi attraverso autoformazione e discorso comune, per immaginare una
raccolta di pratiche contenente linguaggi, azioni e comportamenti rispettosi e
includenti.
🍝 Se hai piacere a pranzare con noi, porta qualcosa anche tu per imbandire la
tavola!
🖌️Grafica di @furetticattivi .
[2026-01-24] Assemblea Transfemminista: 𝗢𝗴𝗻𝗶 𝗚𝗲𝗻𝗲𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝗦𝗽𝗼𝗿𝘁 @ LOA Acrobax
ASSEMBLEA TRANSFEMMINISTA: 𝗢𝗴𝗻𝗶 𝗚𝗲𝗻𝗲𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝗦𝗽𝗼𝗿𝘁
LOA Acrobax - Via della Vasca Navale 6, Rome, Metro B San Paolo
(sabato, 24 gennaio 10:00)
Dopo i due partecipatissimi incontri del
- 12 aprile scorso, alla Casa delle Donne @luchaysiesta, durante la prima
edizione di 𝗦𝘁𝗮𝗳𝗳𝗲𝘁𝘁𝗲 – 𝗙𝗲𝘀𝘁𝗶𝘃𝗮𝗹 𝗜𝘁𝗶𝗻𝗲𝗿𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹
𝗟𝗶𝗯𝗿𝗼 𝗜𝗻𝗱𝗶𝗽𝗲𝗻𝗱𝗲𝗻𝘁𝗲, e del
- 28 giugno all'@atletico.sanlorenzo nella Casa della Socialità in Via dei
Volsci 86, all'interno del 𝗙𝗶𝗻𝗰𝗵𝗲́ 𝗩𝗶𝘁𝗮 𝗡𝗼𝗻 𝗖𝗶 𝗦𝗲𝗽𝗮𝗿𝗶, il
torneo contro la violenza di genere,
La Popolare è lietissima di ospitare il terzo incontro, aperto a tutte le
soggettività, per continuare a parlare, discutere, condividere esperienze e
riflessioni sulle tematiche di genere all'interno dello sport, con l'obiettivo
di tenere viva la rete che si è creata, affinché possa individuare valori
condivisi attraverso autoformazione e discorso comune, per immaginare una
raccolta di pratiche contenente linguaggi, azioni e comportamenti rispettosi e
includenti.
🍝 Se hai piacere a pranzare con noi, porta qualcosa anche tu per imbandire la
tavola!
🖌️Grafica di @furetticattivi .
[2026-01-24] BI-SCUSSIONI + APERI-BI-VO | Cerchi di discussione su bisessualità, bifobia e misoginia con a seguire aperitivo bisessuale @ Ex 51
BI-SCUSSIONI + APERI-BI-VO | CERCHI DI DISCUSSIONE SU BISESSUALITÀ, BIFOBIA E
MISOGINIA CON A SEGUIRE APERITIVO BISESSUALE
Ex 51 - Via Aurelio Bacciarini 12, Valle Aurelia
(sabato, 24 gennaio 15:30)
CERCHIO SU BISESSUALITÀ, BIFOBIA E BIMISOGINIA + APERITIVO BISESSUALE
Un cerchio di discussione per esplorare e riflettere sulla bisessualità, e su
come la bifobia si interseziona con la misoginia.
📅 sabato 24 gennaio 2026
🗣️ inizio discussione 15:30
🍷 inizio aperitivo 18:00
Non è necessario partecipare sia all'incontro che all'aperitivo.
📌 Spazio Sociale Ex 51
🗺️ Via Bacciarini 12 (MA Valle Aurelia)
L'incontro fa parte di una serie di cerchi di discussione organizzati in
avvicinamento all'8 marzo. La partecipazione è libera e aperta: non è necessario
prendere parte tutti gli incontri.
Ti aspettiamo!
[2026-01-24] Non Binary Pride – Euforia non binaria ... E cominciamo il 2026 con il nostro primo evento dell’anno @ Lsa 100celle
NON BINARY PRIDE – EUFORIA NON BINARIA ... E COMINCIAMO IL 2026 CON IL NOSTRO
PRIMO EVENTO DELL’ANNO
Lsa 100celle - Casale Franchetti, viale della Primavera 319/B
(sabato, 24 gennaio 15:00)
Eh no che non è cominciato bene il 2026, ma questa è solo una ragione in più per
stare bene e resistere insieme!
Dopo l’energia del primo Non Binary Pride, torniamo a incontrarci per creare
insieme uno spazio vivo, politico, e queer! Una giornata di scambio, cinema,
drag, parole e cura collettiva. Un evento transfemminista, aperto a tuttə.
H 15:00 - iniziamo con un swapqueerparty (porta qualche abito che hai voglia di
scambiare e ricordati di etichettarlo con il tuo nome e con una di queste tre
parole: dono (se vuoi comunque lasciarlo), cambio (se lo cambi con altro capo),
presto (se vuoi lasciarlo a disposizione per la sfilata ma vuoi riportarlo a
casa)
H 17:00 – proiezione di Avant-Drag!, il filmdel regista Fil Ieropoulos che
intreccia finzione e documentario, letterale e metaforico per portare sulla
scena i ritratti di dieci performer drag di Atene che tramite l’arte e la
performance cercano di sfuggire a una realtà ostile. Una testimonianza di come
la comunità e l’arte Drag possano creare spazi sicuri per tutte le persone
emarginate e contemporaneamente portare avanti la lotta al patriarcato, al
nazionalismo, al razzismo e al sessismo, con una dose altissima di radicale
ironia.
Dopo la proiezione il cerchio di parola ci darà la possibilità di parlarne
H 20:00 – cena vegan in autogestione (consigliabile un contributo a partire da
5€)
H 21:00 – laboratorio drag facilitato da Nuvola
H 22:00 – sfilata indecorosa: crea il/la/lu personaggiu che attraverso gli abiti
che sceglierai sfilerà in questo tripudio di suoni, musiche e parole coordinato
da Peppina l'ametista
H 23:00 – fine dell'evento ma ti saremmo tanto gratx se ci aiutassi a rimettere
in ordine
Per tutto il tempo ci sarà la possibilità di accedere al bar anche quello
gestito da noi
Ricordati di prenotare per la cena usando questo modulo
https://shorturl.at/2tFRg
Ti invitiamo a portare piatto, bicchiere e posate in modo da non costringerci a
usare stoviglie di plastica che stanno combinando un disastro anche per il
riciclo e anche quando sono biodegradabili.
Se porti il tuo contributo in cibo per la cena ricordati che è vegana e di
preparare un cartellino con gli ingredienti perché si sappia cosa contiene in
modo da evitare problemi per possibili allergie.
Assemblea nazionale dei centri sociali autogestiti a Torino del 17 gennaio 2026: un resoconto a caldo – di Angelo Zaccaria
Era dai primi anni '90 che non accadeva. Questo il primo dato. Erano allora gli
anni successivi allo sgombero del Leoncavallo nell’ Agosto 1989, anni di
fermento che culminarono nella assemblea nazionale dei CSA ad Officina 99 a
Napoli nel 1993. Il bilancio di questa assemblea quindi è nettamente positivo.
Anzitutto il fatto stesso [...]
Sigonella sotto assedio pacifico: le donne in piazza per smilitarizzare la Sicilia
Manifestazione coraggiosa davanti alla base militare di Sigonella: donne e
cittadini chiedono la fine dell’uso bellico del territorio siciliano e la
trasformazione dell’isola in ponte di pace nel Mediterraneo
Ieri, domenica 18 gennaio 2026, decine di donne e attivisti si sono radunati in
un presidio pacifico davanti alla base militare di Sigonella, storica
infrastruttura italo-statunitense nel cuore della Sicilia, per lanciare un
forte messaggio contro la guerra e la militarizzazione dei territori.
L’iniziativa, promossa dal movimento “Le donne contro tutte le violenze”, si
inserisce nel 35° anniversario dell’inizio della Guerra del Golfo e nella
mobilitazione nazionale delle “10, 100, 1000 piazze di donne per la pace”,
contro i conflitti ancora in corso nel mondo.
Un presidio tra protesta e cultura
La manifestazione — iniziata alle ore 10.30 davanti la base militare di
Sigonella, ha visto la presenza di cittadini, attiviste e musicisti. Tra
slogan, canti e performance, le partecipanti hanno espresso la loro contrarietà
alla presenza militare e al suo ruolo nei conflitti globali.
Durante l’evento sono stati eseguiti canti per la pace e momenti di riflessione
in solidarietà con le donne iraniane che stanno protestando contro regimi
autoritari. Una delle esibizioni di maggiore impatto è stata una rilettura del
Monologo di Lisistrata, rivisitato dai celebri autori Franca Rame e Dario Fo,
simbolo di ribellione femminile contro la guerra e il patriarcato.
Perché questa protesta
Le attiviste hanno elencato una serie di motivazioni alla base della protesta.
Sigonella, secondo le partecipanti, non può essere vista come una semplice base
logistica, ma è profondamente inserita nelle dinamiche belliche globali:
operazioni di intelligence, sorveglianza e supporto a missioni internazionali
partono regolarmente da qui, collegando la Sicilia a teatri di guerra in Europa,
Medio Oriente e oltre.
Tra le richieste principali:
* La smilitarizzazione della Sicilia e la restituzione del territorio alla sua
vocazione civile, culturale e pacifica;
* La conversione della base di Sigonella in struttura aeronautica civile per
uso educativo e commerciale;
* La fine delle influenze militari nelle scuole e nella vita quotidiana dei
giovani, percepite come propaganda e presenza invadente.
Secondo le organizzatrici, la presenza militare — inclusa quella di droni e
velivoli in missioni di intelligence — rende il territorio siciliano sempre più
esposto a possibili ripercussioni dovute ai conflitti internazionali, con un
impatto sociale, istituzionale e culturale che va ben oltre il semplice ruolo
operativo della base.
Ricordi storici e prospettive future “Verde Vigna” di Comiso.
Nel corso della manifestazione non sono mancati riferimenti storici alle
battaglie pacifiste nel nostro Paese, come le mobilitazioni contro
l’installazione dei missili Cruise nella base NATO di Comiso negli anni ’80,
che portarono alla creazione di progetti per centri di vita nonviolenta e alla
diffusione di una cultura disarmista nell’isola.
Conclusione in musica
La manifestazione si è conclusa in modo pacifico e partecipato sulle note della
celebre canzone Blowin’ in the Wind di Bob Dylan, intonata da tutte le presenti
come messaggio di speranza e invito alla riflessione sulle ingiustizie, le
guerre e il valore della pace. Tra i versi cantati, che hanno risuonato alla
base di Sigonella, spiccavano parole profonde ed evocative:
“Quante strade deve percorrere un uomo, prima di chiamarlo uomo?”
“Quante volte possono volare le palle di cannone, prima che siano bandite per
sempre?” “Quante volte può un uomo voltare la testa e fingere di non vedere?”
“Quante morti ci vorranno prima che capisca che troppe persone sono morte?” “La
risposta, amico mio, soffia nel vento.”
Questi versi — interrogativi aperti e potenti — hanno accompagnato la
conclusione del presidio, sottolineando la richiesta di pace, giustizia e
ascolto tra i popoli, mentre il coro collettivo si perdeva nel vento del
Mediterraneo, simbolo stesso di libertà e di dialogo.
Redazione Sicilia
I primi giorni dell'anno sono già stati segnati da eventi sconvolgenti: la
violenza patriarcale e un capitalismo sempre più in crisi stanno trasform...
https://t.me/nonunadimenoroma/2294