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25 APRILE: A BRESCIA CORTEO “PER LA LIBERAZIONE DELLA PALESTINA E DI TUTTI I POPOLI OPPRESSI”
Sabato 25 aprile 2026, il Coordinamento Palestina di Brescia in corteo per l’81esimo anniversario della Liberazione dalla dittatura fascista e dall’occupazione nazista. “I valori partigiani della Resistenza restano un punto di riferimento per tutte le lotte, da quelle partigiane nel 1943-1945 in Italia a quella della Palestina, ancora oggi sotto il tallone dell’occupazione israeliana, con l’attività complicità Usa e occidentale. Contro il genocidio in Palestina e i massacri in Libano, contro l’aggressione israeloUsa all’Iran e un mondi in fiamme. Continuiamo a mobilitarci per conquistare la rossa Primavera…da ogni fiume a ogni mare, Palestina Libera! Ritrovo ore 16.00 alla fermata metro San Faustino; da lì, in corteo, raggiungeremo la mobilitazione antifascista del quartiere popolare e ribelle del Carmine, per il 25 Aprile 2026.
April 22, 2026
Radio Onda d`Urto
CASO MAGHERINI, MORTO DOPO UN FERMO DI POLIZIA. RICORSO DELL’ITALIA CONTRO LA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO
Si protrae ancora la chiusura definitiva della vicenda legata alla morte di Riccardo Magherini, avvenuta a Firenze nella notte tra il 2 e il 3 marzo del 2014, in seguito ad un fermo da parte dei carabinieri. L’avvocatura dello Stato italiano ha deciso di presentare ricorso contro la Corte Europea dei diritti dell’Uomo, la CEDU, che a gennaio aveva condannato l’Italia per violazione del diritto alla vita. Il 39 enne Riccardo Magherini, ex promessa del calcio e padre di un bambino, fu colto da una crisi di panico e deliri paranoici mentre camminava per il quartiere di Borgo San Frediano. Credendo di essere inseguito da qualcuno che voleva ucciderlo, l’uomo entrò in un ristorante chiedendo aiuto e poi corse in strada urlando. All’arrivo di due pattuglie dei carabinieri, Magherini non oppose una resistenza violenta o offensiva, ma si inginocchiò chiedendo protezione. Nonostante fosse disarmato e incensurato, venne bloccato a terra in posizione prona, ammanettato con le mani dietro la schiena. In questa posizione, mentre continuava ad urlare “aiuto, ho un figlio, sto morendo”, fu tenuto schiacciato a terra per circa 20 minuti. Alcuni testimoni riferirono che durante il fermo, Riccardo Magherini ricevette dei calci. All’arrivo dell’ambulanza l’uomo era già in arresto cardiaco e dichiarato morto alle 2.45 del mattino. Tre i gradi di giudizio, in una battaglia legale portata avanti dalla famiglia che dura da allora. In primo grado e in appello, nel 2016 e nel 2017, tre carabinieri furono condannati per omicidio colposo a pene tra i 7 e gli 8 mesi. Secondo i giudici, che si basarono sulla perizia medica, il protrarsi dell’immobilizzazione prona per una ventina di minuti, era stata determinante nel concorrere a decesso per asfissia, in combinazione con l’intossicazione da cocaina e lo stress psicofisico. La Cassazione invece, nel 2018, annullò le condanne e assolse i militari perché “il fatto non costituisce reato”. Secondo i giudici della suprema corte, i carabinieri non avrebbero potuto prevedere che la tecnica di contenimento avrebbe portato alla morte, ritenendo l’evento non evitabile date le conoscenze tecniche dei militari in quel momento. Il caso arriva poi alla CEDU che il 15 gennaio di quest’anno emette una sentenza storica, condannando lo Stato Italiano per aver violato l’articolo 2 della convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali – la CEDU appunto. Secondo i giudici di Strasburgo lo Stato non ha protetto adeguatamente la vita di una persona sotto la sua custodia e non ha fornito una legislazione chiara per prevenire tali tragedie, facendo appunto riferimento al fatto che i carabinieri non erano adeguatamente formati sulle tecniche di contenimento. I giudici della CEDU hanno invitato l’Italia alla revisione della legislazione in materia, condannandola a risarcire con 140 mila euro la famiglia di Magherini e al pagamento delle spese legali. Lo Stato Italiano, tramite il governo di Giorgia Meloni, invece di adeguare le norme sulle tecniche di contenimento o di promuovere maggiore trasparenza nelle indagini che coinvolgono le forze dell’ordine, oltre che a non risarcire la famiglia, fa ricorso contro la CEDU. Nel frattempo, nella giornata di ieri, 20 di aprile, il Consiglio comunale di Firenze ha approvato all’unanimità una mozione per intitolare un luogo della città a Riccardo Magherini. È stato deciso che luogo in questione sarà nel rione di Borgo San Frediano, con una targa che si ribadisca l’importanza della tutela dei diritti umani e della dignità di ogni persona. L’atto era stato depositato da Sinistra Progetto Comune. Il commento dell’avvocato della famiglia Magherini, Fabio Anselmo. Ascolta o scarica
April 21, 2026
Radio Onda d`Urto
VERONA: RESPINTA L’ARCHIVIAZIONE DEL CASO MOUSSA DIARRA, IL POLIZIOTTO SARÀ INDAGATO PER DEPISTAGGIO
La giudice per le indagini preliminari ha respinto la richiesta di archiviazione, quindi il pubblico ministero dovrà riprendere le indagini sulla morte di Moussa Diarra, 26 di origine maliana freddato da un poliziotto alla stazione di Verona Porta Nuova il 20 ottobre del 2024. Lo scorso novembre la Procura di Verona aveva chiesto l’archiviazione del caso, richiesta alla quale si era opposta la famiglia Diarra. Nelle 54 pagine di ordinanza della giudice per le indagini preliminari, si chiede di indagare il poliziotto per concorso in depistaggio. La giudice ipotizza infatti che le prove siano state alterate dal poliziotto o da altre persone, oppure che siano state fornite false informazioni agli inquirenti. La posizione del poliziotto quindi si aggrava, poiché inizialmente era indagato per eccesso colposo di legittima difesa. Quest’ultima ipotesi era stata respinta dalla Procura, secondo la quale il poliziotto agì appunto per legittima difesa. L’avvocato e le avvocate della famiglia Diarra argomentarono da subito che l’indagine fu incompleta e parziale. Infatti le investigazioni sui poliziotti coinvolti nell’omicidio, furono affidate alla Questura. I legali di Diarra avevano anche insistito sulla non proporzionalità del pericolo rappresentato dal coltello da cucina che Moussa aveva in mano prima di essere sparato a morte. Il commento di uno degli avvocati della famiglia Diarra, Fabio Anselmo. Ascolta o scarica
April 21, 2026
Radio Onda d`Urto
BOLZANO: QUARTO PRESIDIO IN 15 GIORNI CONTRO LA CHIUSURA DEI DOMITORI PER LAVORATORI MIGRANTI
150 persone hanno partecipato al presidio iniziato alle 18 in piazza del Municipio per chiedere alle istituzioni soluzioni abitative urgenti e durature per le persone sbattute in strada in seguito alla chiusura dei dormitori nei principali centri del Sudtirolo. In contemporanea era in corso il consiglio comunale, dal quale si sono sfilate le forze di opposizione del centro sinistra, per raggiungere la piazza dove hanno tenuto diversi interventi. I “centri per l’emergenza freddo” hanno cominciato a chiudere all’inizio del mese. Il 27 aprile chiuderanno anche i centri di Merano, Laives, Brunico ed Appiano. Centinaia le persone costrette alla strada, alcune delle quali già sgomberate da alloggi di fortuna ricavati sotto alcuni ponti della città di Bolzano. Soltanto il comune di Bressanone era tornato sui propri passi e aveva deciso di non chiudere il dormitorio. Si tratta del quarto presidio dall’inizio di aprile. Al grido di “non lasciateli per strada. Basta sgomberi, basta gente lasciata per strada! Diritti e dignità per tutte e tutti”, la piazza ha ribadito le richieste già precedentemente avanzate ovvero: “non chiudere le strutture con l’arrivo della primavera; iniziare un percorso condiviso tra Comune e Provincia di Bolzano per stabilizzare le persone” in particolare migranti, di cui il territorio ha fortemente bisogno per assicurare il funzionamento della propria economia; affrontare il tema della casa investendo sulle politiche abitative, dato che anche in Sud Tirolo il diritto all’abitare è tutt’altro che garantito. Il collegamento in diretta con il presidio con Matteo di Bozen Solidale. Ascolta o scarica
April 21, 2026
Radio Onda d`Urto
GOVERNO PONE LA FIDUCIA AL NUOVO DECRETO LIBERTICIDA SULLA “SICUREZZA”. PROTESTE DENTRO E FUORI DALL’AULA DELLA CAMERA
Il governo Meloni ha posto la fiducia in Aula alla Camera al decreto sicurezza. A chiederla il ministro Piantedosi. Poche ore prima il dl liberticida era stato al centro di una protesta portata avanti dalle opposizioni: occupati i banchi del governo in una votazione sulle pregiudiziali. “Non potete bloccare i lavori del Parlamento, liberate i banchi del governo”, aveva detto il presidente di turno Fabio Rampelli che ha poi espulso il dem Arturo Scotto e sospeso la seduta. Un decreto scritto così male che è stato oggetto di osservazioni da parte del Colle e degli avvocati, in particolare per la norma che introduce un incentivo per i legali che “consigliano” agli assistiti migranti le pratiche di rimpatrio volontario. Sotto accusa nello specifico la norma che prevede la vergognosa mancetta da 615 euro per gli avvocati che “sponsorizzano” i rimpatri (fintamente) volontari dei loro clienti migranti, anzichè difenderli e cercare di ottenere la possibilità di restare dove vivono, molto spesso da anni e decenni, in Italia. Ieri sera il sottosegretario Mantovano ha incontrato, convocato al Quirinale Mattarella: ‘Così non va’, avrebbe detto il capo dello Stato all’esponente governativo Le dichiarazioni di voto sono previste domani a partire dalle 16 e poi ci sarà la chiama per appello nominale dei deputati. “Contestualmente” il governo approverà un altro decreto che “correggerà” la norma per gli incentivi agli avvocati per i rimpatri “allargando la platea” dei destinatari del contributo che “verrà elargito anche se la pratica di rimpatrio volontario non va a buon fine”. Lo ha raccontato al termine della riunione il presidente del gruppo M5s Riccardo Ricciardi. “Le modifiche non cambiano nulla, la norma va cancella”, replica il presidente dell’Unione delle camere penali Francesco Petrelli. Il commento di Susanna Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone. Ascolta o scarica.
April 21, 2026
Radio Onda d`Urto
BOLOGNA: 30MILA EURO DI MULTA PER CHI CONTESTÒ LAGARDE. NEL MIRINO ANCHE L’USO DEL MEGAFONO
Tre attivisti dei Municipi Sociali di Bologna rischiano sanzioni fino a 10 mila euro ciascuno per aver partecipato a una manifestazione “non preavvisata” lo scorso 5 marzo. In quell’occasione venne contesta la presidente della Banca Centrale Europea (BCE), Christine Lagarde, durante la sua visita in città. La sanzione deriva dal nuovo decreto liberticida, che ha trasformato il mancato preavviso da illecito penale a illecito amministrativo, aumentando drasticamente le multe: da un massimo di 400 euro fino a 10 mila. A uno degli attivisti viene contestato persino l’uso del megafono. “Ci sono momenti in cui un diritto smette di essere tale non perché viene abolito, ma perché viene reso impraticabile”, scrivono in un comunicato pubblico i Municipi Sociali di Bologna. La contestazione a Lagarde, spiegano, “è stata lanciata sui social, in modo trasparente, senza armi e con l’obiettivo chiaro di esprimere dissenso. La risposta è stata duplice: da un lato, la minaccia esplicita da parte delle forze dell’ordine di applicare le nuove sanzioni previste dal decreto sicurezza; dall’altro, un dispiegamento massiccio di uomini e mezzi per impedire fisicamente ogni accesso all’evento. Non si è trattato solo di impedire una manifestazione, ma di lanciare un messaggio: ogni forma di conflitto non mediato, ogni espressione autonoma e immediata del dissenso può essere adesso colpita, isolata e resa economicamente insostenibile.”. Gli attivisti hanno annunciato ricorso e una campagna pubblica rivolta al Prefetto di Bologna, che ha 30 giorni per decidere la somma della sanzione, con l’obiettivo di “far arrivare tutta la pressione” affinché la “sanzione sia pari a 0 euro“. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto è intervenuto Ludovico, dei Municipi Sociali di Bologna. Ascolta o scarica.  
April 21, 2026
Radio Onda d`Urto
MONZA: DAL 24 AL 26 APRILE TRE GIORNI CONTRO LA GUERRA”DISERTA, SABOTA, RESISTI”
“Diserta, sabota, resisti”: a Monza tre giorni di mobilitazione contro la guerra. Nel fine settimana della Festa della Liberazione l’iniziativa promossa dalla Foa Boccaccio nelle giornate del 24, 25 e 26 aprile. “Di fronte all’occupazione genocidiaria della popolazione palestinese – si legge nel comunicato – e all’aggravarsi dei conflitti in corso che vedono Nato, Usa e Israele protagonisti di un’imponente offensiva imperialista, l’unica risposta del nostro governo è stata prendere la strada dell’economia di guerra”. L’invito è di disertare la propaganda bellica, sabotare la guerra e chi la produce e resistere contro l’imperialismo. Il programma della tre giorni prevede il 24 aprile la presentazione della tre giorni e della fanzine “Lo vogliamo fare” del Collettivo Schmiffov; il 25 aprile pranzo, seguito dalla passeggiata antimilitarista, dalle mostre fotografiche e dal concerto con dj set; il 26 aprile incontri con esponenti di movimenti antagonisti europei e di approfondimenti sul tema della guerra e della Palestina. La location sara’ resa nota nella giornata di venerdi sui canali social della Foa Boccaccio di Monza.  La presentazione con una compagna di Monza Ascolta o scarica    DISERTA SABOTA RESISTI 24-25-26 aprile 2026. Tre giorni contro la guerra a Monza! Monza produce guerra! Di fronte all’occupazione genocidiaria della popolazione palestinese e all’aggravarsi dei conflitti in corso che vedono NATO, USA e Israele protagonisti di un’imponente offensiva imperialista, l’unica risposta del nostro governo è stata prendere la strada dell’economia di guerra, che sta portando profitti record nelle casse di Leonardo s.p.a. (142 miliardi di ordini fino al 2030) e di molte altre piccole e medie imprese che operano nel settore della difesa. Anche il territorio monzese e la sua provincia “vantano” aziende che si arricchiscono attraverso la produzione e il trasporto di armi, o in generale di componentistica o servizi destinati all’industria bellica. Ne è un esempio lampante l’azienda metalmeccanica MasperoTech, sita in Via Ercolano 2 a Monza (quartiere Sant’Albino), da quest’anno membro della Federazione Aziende Italiane per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza (AIAD): tra i suoi principali acquirenti c’è Isr4ele. MasperoTech si amplierà in un comparto di oltre 45mila metri quadrati, preparandosi a diventare uno dei poli industriali più strategici della città. Se da una parte la corsa al riarmo arricchisce grandi e piccoli industriali e depreda territori, dall’altra il carovita derivante dai conflitti in corso, impoverisce fette sempre più ampie della popolazione. Da sempre guerre e carneficine ingrassano le pance di pochi a scapito della vita di milioni di persone in tutto il mondo. A queste gravi implicazioni economiche e sociali si accompagna la normalizzazione del discorso pubblico sulla guerra e la sempre più pervasiva presenza di militari nelle strade e nelle scuole. Mentre aziende belliche implementano collaborazioni con le università, si pianifica la reintroduzione del servizio di leva per reclutare nuova carne da cannone. Tutto questo non è normale: ci stiamo solo abituando. Contro l’idea che contro tutto ciò non si possa più fare niente e che si sia destinati inevitabilmente ad un futuro di morte e devastazione, dedichiamo questo 25 aprile all’opposizione alla guerra. La Resistenza antifascista crebbe e si rafforzò infatti proprio a partire da un netto rifiuto delle politiche imperialiste del regime Nazifascista e oggi più che mai quelle istanze risuonano attuali. Nessun dubbio, nessuna esitazione: contro la guerra e il mondo che ne ha bisogno. DISERTA la propaganda bellica! SABOTA la guerra e chi la produce! RESISTI contro l’imperialismo! VENERDI 24 APRILE h 20.30 presentazione della 3 giorni e del libro “Lo vogliamo fare. Dalla globomalattia alla globoguerra”, a cura del collettivo SMIFFHOV (AgenziaX, 2025). SABATO 25 APRILE h 12.30 Grande pranzo popolare collettivo h 16.00 Passeggiata antimilitarista per le vie di Monza h 17.30 “Fotografia e Militanza”: incontro con Tulyppe (https://www.instagram.com/tulyppe/), fotografo parigino del collettivo Encrage, per ragionare su come fotografare le mobilitazioni contemporanee e perché. A seguire, presentazione della mostra fotografica. h 19.00 Live e DJ Set con Nicky (rapper – MB) https://www.instagram.com/eh.nickyy/ Ionico Ionico (no wave – MI) https://www.instagram.com/ionico.ionico/ PEG (rapper – MB) https://www.instagram.com/peg.mnzoo/ Struggimento (anarcho punk – MI) Cranial Putrefaction (noisegrind – MB) https://www.instagram.com/cranial_putrefaction/ A seguire DJ SET TEKNO DOMENICA 26 APRILE h 15.00 Presentazione del Dossier “MADE IN ITALY – Per l’industria del genocidio” a cura dei Giovani Palestinesi d’Italia. h 16.30 Unione Europea e riarmo: incontro internazionale con Studenti contro la Leva (Germania) e Mala Idf (Parigi) h 18.00 Presentazione del progetto editoriale DISFARE
April 21, 2026
Radio Onda d`Urto
GUERRE, ARMI E AMBIENTE. A BRESCIA IL SEMINARIO ORGANIZZATO DALLA FONDAZIONE MICHELETTI
“Guerre, armi e ambiente. Difendere la pace, salvare il pianeta”. E’ questo il titolo del seminario in programma mercoledì 22 aprile 2026 presso la sede della Fondazione Micheletti di Brescia, in via Cairoli 9.  Un pomeriggio di approfondimento – dalle ore 14.30 alle ore 17.30 – presso la sala di lettura della Fondazione con le comunicazioni di Mariam Ahamad, Emanuele Leonardi, Marino Ruzzenenti, Enzo Ferrara e Pirous Fateh-Moghadam a tema guerra e l’impatto su ambiente e interi popoli (in fondo all’articolo locandina e programma completo). Come spiega lo storico ambientale Marino Ruzzenenti ai microfoni di Radio Onda d’Urto, le guerre “oltre ai danni che provocano immediatamente cioè i morti, i feriti, i bombardamenti, lasciano un’eredità pesantissima che è destinata a durare per decenni su quei territori, in termini di invivibilità, di danni all’ambiente, danni di dispersione di inquinanti di ogni genere da metalli pesanti a gas tossici, a polveri, a diossine, PCB, polveri di amianto.” Ruzzenenti sintetizza con questa premessa l’importanza di riflettere sulla correlazione tra guerra, armi e ambiente, con le conseguenti implicazioni, che saranno al centro del seminario in programma domani, mercoledì, a Brescia. “E’ un aspetto che viene spesso sottovalutato”, sottolinea Ruzzenenti. “Tutti questi danni rendono invivibile quei territori perchè tutto questo inquinamento significa provocare danni alla salute a tutti coloro che dovranno ricostruirsi una vita. Per di più il nesso tra guerra ed ambiente è tremendo perchè è chiaro che nel momento in cui si fa la guerra non solo si investono risorse per gli armamenti come sta avvenendo in tutto l’occidente e anche nel mondo ma queste risorse non possono e non vengono investite per affrontare la vera e grande crisi che attende l’umanità che è la crisi ecologica e la crisi sociale connessa con la crisi ecologica”. L’intervista completa allo storico dell’ambiente e collaboratore della Fondazione Micheletti Marino Ruzzenenti, per presentare il seminario “Guerre, armi e ambiente”. Ascolta o scarica.   Il Programma 22 aprile ore 14 e 30 – 17 e 30, sala di lettura della Fondazione Luigi Micheletti, via Cairoli 9, Brescia. Coordina i lavori Davide Caselli. Comunicazioni di 15-20 minuti: * Le grandi mobilitazioni per la Palestina, Mariam Ahmad Dai movimenti per il clima del 2019 a quelli recenti per la Palestina, Emanuele Leonardi Verso un mondo post-occidentale, Marino Ruzzenenti Il peso ambientale delle armi, “merci oscene”, Enzo Ferrara Il danno alla salute delle guerre, a Gaza e non solo, Pirous Fateh-Moghadam Al termine previsto un momento conviviale. L’avvento di Trump sembra stia mettendo in discussione in Occidente la narrazione consolidatasi negli ultimi trent’anni: la globalizzazione neoliberista è vincente e destinata a sconfiggere gli stati del terrore e le autocrazie conseguendo l’uniformazione al modello occidentale, fondato sul libero mercato, i diritti individuali, la democrazia. Questo ottimismo, inoltre, è messo a dura prova dagli orrendi crimini contro l’umanità perpetuati da Israele a Gaza, con il sostegno di buona parte dell’Occidente, nonché dall’illegale aggressione all’Iran da parte degli Usa e di Israele, e infine dalla guerra “alle porte di casa” tra Russia e Ucraina, tutt’ora in corso, che minaccia di scatenare un conflitto mondiale nucleare. In verità, studiosi più attenti, da diversi versanti ideologici, da tempo stanno mettendo radicalmente in discussione questa narrazione: John Mearsheimer, La grande illusione. Perché la democrazia liberale non può cambiare il mondo, Luiss University Press, Roma 2019; F. Cardini, La deriva dell’Occidente, Laterza, Roma-Bari 2023; E. Todd, La sconfitta dell’Occidente, Fazi, Roma 2024; A. Colombo, Il suicidio della pace. Perché l’ordine internazionale liberale ha fallito (1989-2024), Raffaello Cortina, Milano 2025. Dunque, forse, staremmo transitando verso un mondo post-occidentale, del tutto nuovo rispetto a cinque secoli di storia in cui il dominio del sistema economia mondo capitalistico (I. Wallerstein; S. Arrighi) è appartenuto sempre ad una potenza occidentale (Spagna, Paesi Bassi, Inghilterra, Stati Uniti). Potrebbe affermarsi, per la prima volta nella modernità, un mondo multipolare, senza alcuna potenza dominante ed egemone, come sembrano auspicare i BRICS, un nuovo mondo che affida davvero e concordemente a istituzioni internazionali condivise il compito di derimere i conflitti tra le nazioni, sapendo che, in ogni caso, le grandi sfide della crisi ecologica e sociale rimangono del tutto aperte e richiedono un impegno comune. In questo contesto complesso e in continua evoluzione vano visti con grande preoccupazione la corsa agli armamenti decisa dall’Ue, nonché il conseguente accantonamento dei pur timidi propositi di affrontare la crisi ecologica con il Green Deal o e i fallimenti delle ultime Cop convocate per la crisi climatica. Un focus particolare intendiamo dedicare alla Palestina, sia per valorizzare le recenti mobilitazioni giovanili, sia perché si tratta di un caso esemplare del rapporto perverso tra guerra e crisi ambientale: oltre alle tante vittime umane, quasi tutte civili, causate dalla criminale aggressione di Israele a Gaza, quei territori sono stati resi invivibili dalle distruzioni e dagli inquinanti dispersi in ambiente a seguito dei bombardamenti; a ciò si aggiungerebbe il paradosso di una ricostruzione affidata ai Petrostati del Golfo (gli stessi che hanno fatto fallire le Cop impedendo che si potessero anche solo citare i fossili) e con la regia degli Usa che l’ultima Cop l’hanno addirittura disertata. Il seminario, dunque, ha lo scopo di approfondire questi temi per rilanciare una prospettiva di pace, unica condizione per affrontare sia la crisi ecologica, che la crisi sociale, ambedue aggravate dai trent’anni di egemonia neoliberale. I materiali prodotti potrebbero poi essere raccolti in un dossier da pubblicare su “Altronovecento”. Brevi bio dei partecipanti: * Davide Caselli, professore associato di Sociologia dell’ambiente e del territorio (GSPS-08/B) e insegna Culture urbane e Sociologia del territorio e comunicazione ambientale al Corso di laurea triennale di Scienze della comunicazione e Welfare locale e istituzioni culturali al Corso di laurea magistrale in Valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale presso il Dipartimento di Lettere, Filosofia e Comunicazione dell’Università di Bergamo. I suoi principali interessi di ricerca riguardano le politiche sociali, il lavoro sociale, il ruolo di esperti ed expertise nelle società contemporanee e i processi di finanziarizzazione. Su questi temi ha pubblicato il libro, Esperti. Come studiarli e perché (il Mulino, 2020) e diversi articoli su riviste scientifiche nazionali e internazionali. * Mariam Ahmad, 26 anni, Palestinese nata e cresciuta a Brescia, studentessa di sistemi agricoli sostenibili presso l’università degli studi di Brescia. Giovane attivista da sempre impegnata nella causa palestinese. * Emanuele Leonardi, Professore Associato presso l’Università di Bologna dal 2024, svolge le sue attività nell’ambito della sociologia economica. Gli interessi di ricerca sono rivolti in particolare all’ecologia politica, all’ambientalismo operaio e ai movimenti per la giustizia climatica. Attualmente incentra la sua ricerca sui temi della Transizione Giusta, in particolare nel contesto dei progetti PRIN ‘Just Transition in the Factory’ e PRIN PNRR ‘Digital Food and Just Transition’. Suoi articoli sono ospitati in riviste prestigiose quali “Ecological Economics”, “Globalizations, Sustainability: Science, Practice and Policy”, “Sociologia del Lavoro”, e “Partecipazione e Conflitto”. Per l’editore Orthotes ha pubblicato Lavoro Natura Valore. André Gorz tra marxismo e decrescita (2017) e L’era della giustizia climatica (2023 – con Paola Imperatore). * Marino Ruzzenenti, responsabile del Centro di storia dell’ambiente della Fondazione Luigi Micheletti, ultimo testo in uscita per Altreconomia, La fine dell’Occidente? Cinque secoli di dominio del mondo al capolinea. * Enzo Ferrara, chimico ricercatore presso l’Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica-INRIM e presidente del Centro Studi per la pace dedicato a Domenico Sereno Regis (Torino), Direttore del Gruppo di Redazione di “Medicina Democratica”, socio della cooperativa “Epidemiologia & Prevenzione”, redattore e collaboratore delle riviste “Gli Asini”, “Altronovecento”, “Vision For Sustainability e Close Encounters in War”. * Pirous Fateh-Moghadam, laureato in medicina e specializzato in Igiene e Medicina preventiva presso l’Università di Bologna, con master universitario di II livello in Epidemiologia Applicata presso l’Istituto superiore di sanità/Università Tor Vergata di Roma. Lavora presso il Dipartimento di Prevenzione dell’Asuit di Trento. I suoi interessi professionali maggiori sono il monitoraggio della salute e dei fattori che la determinano ponendo attenzione anche alle disuguaglianze sociali nella salute, alle relazioni tra salute e sostenibilità ambientale e all’impatto sulla salute di guerra e militarismo. Coordina il gruppo di lavoro di promozione della pace dell’Associazione Italiana di Epidemiologia ed è l’autore di Guerra o salute, Il Pensiero Scientifico Editore, 2023.
April 21, 2026
Radio Onda d`Urto
RAPPORTO SUI DIRITTI UMANI DI AMNESTY INTERNATIONAL: “ORDINE MONDIALE BASATO SU RAZZISMO, PATRIARCATO, DISUGUAGLIANZE”
Martedì 21 aprile 2026 presso l’Aula Magna del Rettorato all’Universita’ Roma Tre è stato presentato il Rapporto 2026 di Amnesty International, uno dei più autorevoli documenti a livello globale sullo stato dei diritti umani. L’iniziativa è stata occasione di approfondimento e confronto sulle principali tendenze internazionali, analizzando la situazione dei diritti fondamentali in 144 Paesi. Il Rapporto – pubbicato quest’anno per la prima volta da Roma TrE-Press, la casa editrice dell’Ateneo – rappresenta uno strumento essenziale per comprendere le dinamiche contemporanee legate a libertà civili, giustizia sociale e tutela delle persone. Amnesty, nel suo rapporto pubblicato in Italia da Roma Tre Press, scrive che “il 2025 è stato segnato da attacchi predatori al multilateralismo, al diritto internazionale e alla società civile, portatori dell’idea di un ordine mondiale basato su razzismo, patriarcato, disuguaglianza e agende contrarie ai diritti umani”. La documentazione prodotta nei primi mesi di quest’anno descrive “pervasivi crimini di diritto internazionale e un crescente attacco al sistema della giustizia internazionale, che stanno danneggiando gravemente le fondamenta del sistema globale di protezione dei diritti umani”. “Per tutto il 2025, voraci predatori hanno braccato i nostri beni comuni globali, come mostruosi cacciatori che fanno razzia di trofei d’ingiustizia. Leader politici come Trump, Putin e Netanyahu, tra molti altri, hanno portato avanti le loro conquiste per un dominio economico e politico attraverso distruzione, repressione e violenza su larga scala. Invece di affrontare i predatori, nel 2025 gran parte dei governi ha optato per l’acquiescenza, inclusa la maggior parte dei paesi europei. Alcuni hanno cercato perfino di imitare il predatore. Altri hanno abbassato la testa nascondendosi sotto la loro ombra. Pochissimi quelli che hanno scelto di opporsi. Questo ordine mondiale predatorio alternativo soffoca il dissenso e reprime le proteste, utilizza una retorica disumanizzante e facilita i crimini d’odio e l’uso strumentale della legge. È fondato non sul rispetto per la nostra umanità comune, ma sulla supremazia commerciale e l’egemonia tecnologica”. Il Rapporto 2026 sottolinea anche come “Le pratiche autoritarie si sono intensificate a livello mondiale. I governi di Afghanistan, Cina, Egitto, India, Iran, Kenya, Regno Unito, Usa e Venezuela, tra i vari paesi, hanno represso le proteste con la violenza, criminalizzato il dissenso attraverso leggi antiterrorismo o securitarie o hanno fatto ricorso a sparizioni forzate, esecuzioni e tattiche poliziesche illegali. Tortura e maltrattamento, anche attraverso l’utilizzo di armi a scarica elettrica, sono rimasti fenomeni diffusi…”. Una parte del Rapporto 2026 è dedicata al traffico e al commercio di armi e strumenti repressivi di massa:” Rischiando la complicità, gli stati hanno continuato a compiere e a facilitare trasferimenti irresponsabili di armi, anche verso attori implicati nella commissione di crimini di diritto internazionale. Gli Usa hanno guidato la fornitura di un massiccio sostegno militare a Israele. Gli Emirati Arabi Uniti hanno fornito armi, compresi sofisticati armamenti di fabbricazione cinese e mezzi blindati per il trasporto delle truppe alle Forze di supporto rapido del Sudan, che il gruppo ha utilizzato in Darfur”. I governi hanno utilizzato la tecnologia per mettere in pratica e rafforzare le loro pratiche autoritarie. Il Rapporto evidenzia come sia cresciuto anche “l’attivismo globale contro il flusso di armi a Israele ; gli scioperi che hanno riempito le piazze in Italia e le azioni dei lavoratori portuali in Francia, Grecia, Italia, Marocco, Spagna e Svezia, per esempio, puntavano a interrompere le rotte commerciali di armi verso Israele”. Una parte importante è dedicata alle violazioni dei diritti delle persone rifugiate e migranti: ” In tutto il mondo i governi hanno messo in atto pratiche autoritarie nel contesto dell’asilo e della migrazione. Alcuni hanno autorizzato misure illegali o hanno aggirato processi legislativi per istituire politiche sulla migrazione dannose. Nel 2025, gli Usa e gli stati europei, tra cui Cipro, Finlandia, Grecia, Italia, Polonia e Ungheria, così come altri paesi, hanno adottato o applicato misure estreme per effettuare espulsioni e altri tipi di rimpatrio e impedire gli arrivi irregolari di persone rifugiate e migranti, in violazione dei loro obblighi sui diritti umani. Iran e Pakistan hanno costretto al rimpatrio o hanno espulso rispettivamente più di 1,8 milioni e 990.000 cittadini e cittadine afgani, nonostante le continue violazioni commesse dai talebani. Tra dicembre 2024 e febbraio 2025, le autorità etiopi hanno espulso più di 600 eritrei rimandandoli con la forza in Eritrea, dove il governo considerava la loro richiesta di asilo all’estero una prova di tradimento”. Non mancano discriminazione e violenza di genere: “In tutto il mondo donne e ragazze sono state vittime di violenza di genere e hanno incontrato ostacoli nell’accesso a protezione, giustizia e rimedio, aggravati in alcuni casi dalla discriminazione per altri motivi, come ad esempio migrazione, casta, lavoro, classe o religione. In Afghanistan, i decreti talebani vietavano alle donne l’istruzione, il lavoro e la libera circolazione e alimentavano la violenza di genere e i matrimoni infantili. Per quanto riguarda l’Italia desta preoccupazione il cronico status di carceri e centri di detenzione per migranti: “Le condizioni e il trattamento delle persone detenute, sia nelle carceri sia nei centri di detenzione per migranti, hanno destato preoccupazioni circa il ricorso a tortura e maltrattamento. I livelli di violenza contro donne e ragazze sono rimasti elevati. È stata promulgata una legge draconiana che ha indebitamente limitato la libertà di riunione pacifica. Giornalisti e giornaliste hanno subìto minacce, attacchi e sorveglianza. Persistevano gli ostacoli per accedere all’aborto. I tentativi del governo di esaminare le richieste di asilo extra territorialmente in Albania sono stati bloccati dai tribunali. La cooperazione in tema di migrazione con Libia e Tunisia è proseguita nonostante le prove di gravi violazioni dei diritti umani. L’Italia non ha consegnato all’Icc un cittadino libico arrestato in base a un mandato dell’Icc stessa. Quasi sei milioni di persone vivevano in povertà. I cambiamenti climatici indotti dalle attività umane hanno causato migliaia di morti. Almeno 1.195 persone sono morte in mare lungo la rotta del Mediterraneo centrale nel tentativo di raggiungere l’Italia. Si sono verificati diversi naufragi appena al di fuori delle acque territoriali italiane. Le Ong di soccorso hanno criticato la risposta tardiva delle autorità italiane alle segnalazioni di imbarcazioni in difficoltà, che ha messo a rischio la vita delle persone”. La presentazione con Alba Bonetti presidente di Amnesty International Italia Ascolta o scarica 
April 21, 2026
Radio Onda d`Urto
GERMANIA: PROCESSO ULM5 PER UN’AZIONE CONTRO CHI ARMA IL GENOCIDIO. PRIMA UDIENZA IL 27 APRILE
Il 27 aprile si aprirà a Stoccarda il processo per un’azione diretta contro una fabbrica di armi della Elbit Systems ad Ulm nella Germania meridionale avvenuta l’8 settembre scorso; 5 persone erano state arrestate.  “L’obiettivo dell’azione era interrompere il flusso di armi verso Israele e fermare il genocidio a Gaza visto che l’Elbit Systems continua a fornire l’86% delle armi e delle tecnologie che servono all’esercito israeliano nel portare avanti il genocidio in Palestina – spiega ai microfoni di Radio Onda d’Urto Ari, della Brigata transfemminista di Berlino –la Germania continua ad essere complice del genocidio: è il secondo fornitore al mondo di armi a Israele.” Le persone arrestate, quattro su 5 non sono di cittadinanza tedesca, si trovano in carcere in detenzione preventiva anche se nessuno durante l’azione è stato ferito. Sono state accusate di violazione di suolo privato e di appartenenza ad un’organizzazione criminale.” Le udienze del processo sono fissate fino alla fine di luglio. Vengono tenute in condizioni di detenzione  molto dure: “sono in isolamento dalle 20 alle 23 ore al giorno e hanno diritto solo ad un’ora o al massimo due ore di visita al mese. I colloqui sono sorvegliati da un investigatore di polizia e devono svolgersi in tedesco, quindi deve esserci un traduttore per chi non parla questa lingua. A livello pratico significa che gli investigatori di polizia  non sempre arrivano o arrivano in ritardo, con riduzione della durata delle visite o addirittura con la loro cancellazione arbitraria.” Per l’inizio del processo e per le successive udienze è prevista la mobilitazione e la presenza di realtà e soggettività solidali: da Berlino partiranno dei pullman il 26 aprile e i collettivi si alterneranno per esserci costantemente. Ci saranno manifestazioni a Berlino ma anche in Irlanda, in Francia ed in altri paesi.” La corrispondenza da Berlino di Ari della Brigata transfemminista Ascolta o scarica per ulteriori informazioni https://www.instagram.com/theulm5/
April 21, 2026
Radio Onda d`Urto
25 APRILE NELLA BASSA BRESCIANA: A MACLODIO IL SINDACO “VIETA” LA PRESENZA DELL’ANPI, A MANERBIO PRESIDIO ANTIFASCISTA CONTRO FORZA NUOVA
Torna ad attaccare il 25 Aprile a Maclodio (Bassa Bresciana) il sindaco meloniano, vicecoordinatore provinciale di Fratelli d’Italia, Simone Zanetti. Dopo aver vietato nel 2025 le  celebrazioni per l’80esimo anniversario della Liberazione (aveva provato a spostarle al 27 aprile per commemorare genericamente “i caduti di guerra”, dopo le polemiche era stata tenuta il 25 aprile senza mai nominare la Resistenza) quest’anno il primo cittadino non vuole la partecipazione dell’Anpi. Una sorta di ripicca politica, quella di Zanetti; l’anno scorso infatti decine di antifasciste-i intonarono Bella Ciao, dopo che il sindaco aveva impedito l’esecuzione del brano resistenziale, sostituito d’imperio dalla “Canzone del Piave”, che parla però di tutt’altro periodo storico, ossia della Prima Guerra Mondiale, quella tra il 1914 e il 1918. Quest’anno con una lettera l’Anpi provinciale aveva chiesto di partecipare alla cerimonia ufficiale, e il sindaco ha detto di no, motivando le contestazioni che c’erano state l’anno scorso. Il commento di Luigi Cattaneo dell’Anpi delle Terre Basse Bresciane. Ascolta o scarica Sempre nella Bassa Bresciana, mercoledì sera, ore 20, presidio antifascista in piazza Italia a Manerbio dove i fascisti di Forza Nuova hanno organizzato un ronda travestita da passeggiata serale nella Bassa, a pochi giorni dall’iniziativa tenutasi nella non distante Orzinuovi.
April 21, 2026
Radio Onda d`Urto
MILANO: SCIOPERO ALL’HOTEL ROSA GRAND, “BASTA LAVORATORI DI SERIE B!”
Sciopero di lavoratori e lavoratrici di pulizia e facchinaggio all’Hotel Rosa Grand – Starhotels di Milano, uno dei più importanti del capoluogo lombardo. La mobilitazione davanti all’albergo, sostenuta dal sindacato di base FlaicaUniti-Cub, accusa la direzione di pagare una miseria i lavoratori in appalto – si parla di 3 euro di ticket per il pranzo e 2 euro di premio – di fronte a utili, nell’ultimo anno, di 34 milioni di euro, con i prezzi delle camere che sono schizzati a 300 euro a notte. Il sindacato Cub chiede la parificazione dei trattamenti economici tra gli ormai pochi dipendenti diretti di Starhotels e la maggioranza dei lavoratori che, invece, sono esternalizzati. “La trattativa era in una fase di stallo, non si riusciva ad arrivare a un punto di caduta accettabile per i lavoratori. Abbiamo allora deciso di proclamare lo sciopero”, spiega Mattia Scolari, sindacalista Cub, ai microfoni di Radio Onda d’Urto. “Lo sciopero è stato partecipatissimo, con l’adesione pressoché totale dei lavoratori degli appalti”, continua Scolari. “Finora la trattativa era sempre stato portata avanti con l’azienda che gestisce l’appalto, ma grazie allo sciopero di oggi è stato fissato un incontro, per i prossimi giorni, ai quali sarà presente anche la direzione di Starhotels”, conclude l’esponente della Cub. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Mattia Scolari, sindacalista della Cub di Milano. Ascolta o scarica.  
April 21, 2026
Radio Onda d`Urto