Source - Radio Onda d`Urto

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SCUOLA: LA RETE DEGLI STUDENTI MEDI MOBILITATA PER CHIEDERE LA FINE DEI PERCORSI CHE UCCISERO LORENZO PARELLI
Una giornata di lotta studentesca quella di oggi, mercoledì 21 gennaio 2025, in occasione del quarto anniversario dell’uccisione di Lorenzo Parelli, 18enne di Udine schiacciato da una barra di 150 chilogrammi mentre si trovava in un percorso di ex alternanza scuola-lavoro. L’alternanza scuola lavoro, è stata sostituita dai PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento) e, a partire dall’anno scolastico 2025/2026, dalla Formazione Scuola-Lavoro (FSL). La rete degli studenti medi chiede di “abolire una volta per tutte questi percorsi”. Dopo la morte di Parelli, come ha ricordato la Rete degli Studenti Medi del Lazio, ci sono state altre vittime: “Giuseppe Lenoci e Giuliano De seta sono stati uccisi durante le ore di pcto. Oltre a loro sono tanti altri gli studenti lesi durante le ore dell’alternanza tra cui, Samuele, studente a Rieti il cui braccio è stato frantumato da un Tornio mentre svolgeva le sue ore di Pcto”.  Soprattutto a Roma e nel Lazio c’è stata una forte partecipazione alle mobilitazioni, ma non solo. “La morte di Lorenzo Parelli non è un evento casuale, non è una vittima di un incidente sfortunato, bensì si tratta di un omicidio di un sistema malato che mira a sfruttare e capitalizzare sulla pelle degli studenti”, continua la Rete: “dobbiamo abolire i Pcto e ripensare una volta per tutte al rapporto tra scuola e mondo del lavoro”. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto Angela Verdecchia, coordinatrice nazionale della Rete degli Studenti Medi. Ascolta o scarica
TORINO: RINVIATA AL 17 FEBBRAIO LA DECISIONE SUL CARCERE PER GIORGIO ROSSETTO. MA IL 14 MARZO TORNERA’ “LIBERO” CON SORVEGLIANZA SPECIALE.
La giudice del Tribunale di sorveglianza di Torino questa mattina ha rinviato alla prossima camera di consiglio, fissata per il 17 febbraio, la decisione sulla richiesta della procura torinese di revocare gli arresti domiciliari e predisporre il trasferimento in carcere di Giorgio Rossetto, storico militante antagonista torinese, per l’intervista a Radio Onda d’Urto rilasciata poche ore dopo lo sgombero del CSO Askatasuna il 18 dicembre scorso. La giudice vuole raccogliere nuovi elementi ma sostanzialmente ha fatto intendere che è perplessa trovandosi di fronte ad un reato di opinione e non essendoci per Giorgio il divieto di comunicare, prescrizione che spesso invece viene data. Intanto l’avvocato di Giorgio ha fatto notare che quando è stata fatta la richiesta della procura, il compagno del Movimento No Tav e dell’Askasatuna avrebbe dovuto terminare la sua pena nel marzo 2027, però nel frattempo gli è stato notificato un nuovo provvedimento che l’accorcia al 14 marzo di quest’anno; quindi Giorgio da quella data dovrebbe comunque tornare “libero”, seppure con le misure restrittive dell’agibilità politica e della libertà personale della sorveglianza speciale che è stata sospesa. La procura della repubblica di Torino aveva chiesto il carcere per alcune opinioni di Giorgio espresse nella succitata intervista a Radio Onda d’Urto: “bisogna accettare il terreno del conflitto, il terreno della lotta e qualche volta il terreno dello scontro, l’esercizio della forza da parte dei movimenti” e “sarà importante tenere il fiato sul collo in modo che sia lo stesso fiato sul collo che si tiene nelle montagne della Valsusa, per poter lavorare ad un logoramento dello schieramento avversario.” Per la Procura generale di Torino queste affermazioni sono “la dimostrazione evidente e concreta della inefficacia della misura alternativa (al carcere ndr) in esecuzione a realizzare la primaria finalità rieducativa e dell’insussistenza dei presupposti per la prosecuzione della misura medesima.” Giorgio Rossetto sulla camera di consiglio del Tribunale di sorveglianza Ascolta o scarica
ROJAVA: DAVIDE GRASSO, “IL MOVIMENTO CONFEDERALE IN SIRIA PAGA LA SUA AMMIREVOLE COERENZA”
“Il movimento confederale paga la sua ammirevole coerenza: pensiamo a quanti soldi, oltre che posti di rilievo nel nuovo governo, sono stati offerti in questi mesi ai rappresentanti delle Sdf e della Daanes in cambio dell’abbandono della propria causa ideologica, per porre fine alle tensioni in Siria e permettere ai capitali internazionali di arrivare, cominciare la depredazione delle risorse e lo sfruttamento selvaggio della forza lavoro siriana secondo i crismi del FMI, cui Al-Sharaa ha aderito dopo che per anni la Siria non ne aveva fatto parte. Ora, invece, stanno rischiando moltissimo e si stanno preparando a proteggere le comunità in caso di un eventuale attacco. È un movimento che non fa dichiarazioni roboanti ma, se si guarda ai fatti, mantiene ferme le sue convinzioni e in questo è un esempio“. Sono le parole con cui Davide Grasso, ricercatore al Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino, ha commentato quanto sta accadendo in Siria del nord-est e Rojava in queste ore ai microfoni di Radio Onda d’Urto. Nell’intervista abbiamo parlato dell’attacco totale delle milizie salafite di Damasco contro la rivoluzione del confederalismo democratico, anche a partire dall’articolo da lui pubblicato su Dinamo Press dal titolo La rivoluzione confederale in Siria vive un momento decisivo. Con lui abbiamo commentato le enormi conquiste politiche e sociali ottenute dalla rivoluzione confederale nei territori dell’Amministrazione autonoma, ma anche le contraddizioni e i limiti che caratterizzano “ogni rivoluzione che ha luogo nel mondo reale”. Nell’intervista, Davide Grasso spiega anche perché, a suo avviso, “non ha senso stupirsi che l”Occidente’ abbia ‘abbandonato’ i ‘curdi’ suoi ‘alleati'” ma, al contrario, avrebbe senso stupirsi del fatto “che per un decennio un movimento socialista e democratico sia stato supportato, sia pur solo militarmente, perché contro un nemico come Daesh gli islamisti ostili ad Assad non avevano e non hanno avuto capacità o voglia di combattere”. Infine, abbiamo affrontato il tema di una delle fake-news sulle quali la propaganda turco-jihadista – e in generale dei nemici della rivoluzione del Rojava – insiste particolarmente: la presunta alleanza tra l’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord-est e lo stato di Israele. “Essa non è mai stata provata perché non è mai esistita, ma conferma ancora una volta la povertà e la pateticità del discorso politico contemporaneo, in Medio oriente non meno che in Europa”, commenta Davide Grasso. Al contrario, aggiunge Grasso, “è davvero rimarchevole che la Daanes, nonostante l’assedio diplomatico sempre più soffocante da parte di Damasco (e di Turchia e Giordania) non abbia mai ceduto alle lusinghe israeliane, accettando l’isolamento globale piuttosto che tradire i valori che ispirano le sue avanguardie (i primi martiri del Pkk caddero al fianco dei Palestinesi in Libano nel 1982)”. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Davide Grasso, ricercatore al Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino. Ascolta o scarica.
DEFEND ROJAVA: A ROMA ASSEMBLEA PUBBLICA AL CENTRO SOCIO-CULTURALE ARARAT PER ORGANIZZARE LA SOLIDARIETÀ
Ufficio informazione del Kurdistan in Italia e Rete Kurdistan Italia hanno lanciato per oggi, mercoledì 21 gennaio 2026, alle ore 18 al Centro socio-culturale Ararat di Roma, un’assemblea pubblica dietro lo slogan “Defend Rojava” per organizzare la solidarietà internazionalista alla resistenza dei popoli dell’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord e dell’est dal 6 gennaio sotto l’attacco totale delle milizie salafite al potere a Damasco. Su Radio Onda d’Urto è intervenuto Tiziano Saccucci, dell’Ufficio informazione del Kurdistan in Italia, per presentare l’assemblea e spiegare perché la partecipazione è urgente. Ascolta o scarica. Di seguito l’appello di Rete Kurdistan Italia e Uiki: Contro le guerre per procura in Medio Oriente, contro le operazioni di distorsione o censura delle notizie, per un vera informazione, per la rivoluzione dei popoli. Il genocidio in Palestina così come gli attacchi ai quartieri curdi di Aleppo o ai territori dell’Amministrazione Autonoma rientrano nella volontà di riscrivere dall’alto gli equilibri e la realtà del Medio Oriente per fini economici e di potere. In Iran dove il popolo scende da settimane in piazza sfidando la repressione che cerca di soffocare le loro lotte anche queste vengono strumentalizzate per mascherare accordi tra il regime di Damasco e le altre potenze internazionali interessate a inserire la Siria in una nuova fase. Mentre si agisce con la violenza brutale della guerra, mentre si fomentano guerre tra i popoli, vengono mescolate le notizie per fare sembrare più legittima l’oppressione e il genocidio oscurando la rivoluzione dei popoli. Serve più che mai fare chiarezza sui processi che si stanno sviluppando in Medio oriente e tessere legami di solidarietà con le popolazioni che resistono sotto le bombe e la repressione. Per tutti questi motivi vi invitiamo a riunirci in una assemblea pubblica mercoledì 21 Gennaio,ore 18, presso il Centro socioculturale Ararat per aggiornamenti sulla situazione attuale tramite collegamento live e a seguire discussione sui prossimi passi da costruire insieme. UIKI Onlus Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia
PALESTINA: LETTERA APERTA DI SAMI ABUOMAR, DA GAZA, A MELONI, TAJANI E CROSETTO. “COME VOLETE CHE LA STORIA VI RICORDI?”
In Palestina il genocidio per mano israeliana non conosce sosta alcuna. Tel Aviv demolisce interi quartieri a est di Beit Lahia, in concomitanza con i bombardamenti di artiglieria che hanno preso di mira le aree a est di Khan Younis e il campo profughi di Bureij. Bombe pure dal mare, con almeno 2 palestinesi feriti da navi da guerra israeliane sula spiaggia di Rafah. Dall’entrata in vigore del cessate il fuoco nell’ottobre 2023, poco meno di 2mila palestinesi sono stati uccisi (500) o feriti a seguito di 1.300 violazioni commesse dall’occupazione. Questo porta il numero totale di palestinesi uccisi dal genocidio in 2 anni e mezzo a 71.551, con 171.372 feriti e migliaia e migliaia di dispersi sotto le macerie. La corrispondenza da Gaza con Sami Abu Omar, nostro storico collaboratore. Il resto della popolazione continua a combattere, ora per ora, per la vita, al gelo, tra vento e pioggia, e senza uno straccio di aiuto. Dalla Striscia di Gaza Sami Abuomar, cooperante palestinese e collaboratore di tante realtà solidali italiane, oltre che nostro storico collaboratore, ha scritto una lettera aperta a Meloni, Tajani e Crosetto, chiedendo loro: “Come volete che la storia vi ricordi? Il mondo vi guarda”. La corrispondenza dalla Striscia di Gaza con Sami Abuomar, su Radio Onda d’Urto, di mercoledì 21 gennaio. Ascolta o scarica Di seguito, il testo della lettera aperta spedita da Sami Abuomar al Governo Italiano: “Lettera aperta alla Presidente Meloni, al Ministro Tajani e al Ministro Crosetto Presidente Meloni, Ministro Tajani, Ministro Crosetto. Scrivi a voi da Gaza perché ho vissuto molti anni in Italia e la considero una terra vicina. E scrivo in una notte in cui il vento a Gaza sembra parlare da solo. Non è un vento normale: è un vento che entra nelle ossa, scuote le tende come fogli di carta e costringe migliaia di persone a restare sveglie per paura che il proprio riparo venga portato via. È un rumore continuo, simile al mare in tempesta, senza sosta. Mentre vi scrivo, famiglie intere sono fuori sotto la pioggia, nel buio, stringendo ai bambini coperte che non scaldano. Hanno paura che la tenda crolli, che il vento la strappi, che qualcosa cada dall’alto. E mentre il vento passa, il freddo brucia. È strano pensare che nel 2026 esistano ancora luoghi dove una tenda decide la vita o la morte. Una tenda che d’inverno è un frigorifero e d’estate un forno. Una tenda che non protegge da niente, neppure dalla memoria di ciò che è stato perso. Gaza vive così da oltre due anni: bombardamenti, fame, mancanza di cure, malattie, poi ancora fame, poi ancora freddo. E oggi i numeri dell’ONU parlano chiaro: 95.000 persone in malnutrizione acuta. Bambini morti di freddo. Anziani morti di freddo. Non per un missile: per il freddo. E allora la domanda che vi rivolgo non è tecnica, né diplomatica. È una domanda che riguarda la coscienza, quella dimensione che nessuna carriera politica potrà mai sostituire: Come volete che la storia vi ricordi? Il mondo vi guarda. Ogni epoca ha avuto la sua tragedia. Ogni epoca ha avuto il suo punto in cui era impossibile far finta di non vedere. Noi oggi viviamo uno di quei momenti. So che la politica è complessa. So che gli equilibri internazionali sono fragili. So che ogni parola pesa. Ma pesa anche il silenzio. E il silenzio, in certi momenti, pesa molto di più. Tra dieci, venti, cinquanta anni, quando qualcuno leggerà cosa è accaduto in questi mesi, nessuno ricorderà le sfumature diplomatiche o le frasi calibrate. Ricorderanno solo chi ha parlato e chi no. Chi ha protetto la dignità umana e chi ha preferito la prudenza alla verità. Di Gaza resteranno i nomi dei morti. Dei leader resterà ciò che hanno scelto di fare mentre quei morti chiedevano aiuto. Per questo vi scrivo. Non per ottenere una risposta, non per farvi cambiare linea politica con una lettera: sarebbe ingenuo pensarlo. Scrivo perché c’è un dovere che va oltre la politica, ed è il dovere di lasciare una traccia. Salvare le vite dal freddo, adesso e una voce che dica: questa cosa non può essere normale. Vi chiedo di usare la vostra posizione per fare e dire almeno questo. Per affermare che nessun popolo deve morire di freddo, fame e abbandono. Per ricordare che la dignità non è negoziabile. Perché, che lo vogliamo o no, la storia sta già scrivendo questo capitolo, e un giorno qualcuno lo leggerà e giudicherà. Non dimenticherà le vittime. E non dimenticherà nemmeno chi aveva la possibilità di dire una parola e non l’ha detta. Con rispetto, ma senza rassegnazione. Con dolore, ma senza silenzio. Sami Abuomar”
MEDIO ORIENTE: SIGLATO UN ACCORDO DI CESSATE IL FUOCO IN SIRIA. CRESCE LA SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALE, DECINE DI PRESIDI IN TUTTO IL MONDO
Dopo giorni di assedio dei quartieri a maggioranza curda di Aleppo e la regione della Siria del Nord e dell’Est da parte delle forze governative di Damasco, è stato siglato un nuovo accordo di cessate il fuoco. Le Forze Democratiche Siriane dichiarano “il pieno impegno a rispettare l’accordo”, che inizierà alle 20 di questa sera ora locale e proseguirà per i prossimi 4 giorni. L’accordo arriva dopo giorni di attacchi su larga scala dell’autoproclamato presidente della Repubblica siriana Al Jolani – sostenuto dalla Turchia – contro la Rivoluzione confederale dei popoli del Rojava e di tutta la Siria nordorientale, attaccando centri urbani e le prigioni dove erano rinchiusi migliaia di ex combattenti dell’Isis. Sentiamo la testimonianza di una compagna internazionalista dal Rojava, registrata sulle nostre frequenze prima che arrivasse la notizia del cessate il fuoco. Ascolta o scarica A sostegno del popolo curdo il partito turco DEM, che ha organizzato una manifestazione a Nusaybin, città turca nel Bakur al confine con la Siria. Migliaia le persone in marcia. Dato alle fiamme il posto di blocco turco. Dal Kurdistan al mondo. Tra domenica e ieri sera prime mobilitazioni in diverse città tra Francia, Norvegia, Germania, Paesi Bassi, Belgio, Scozia, Inghilterra, Austria, Canada. Ora tocca all’Italia, con diverse assemblee pubbliche e manifestazioni già chiamate o in fase di lancio nelle prossime ore. Questa sera l’assemblea online lanciata da Defend Kurdistan Italia, domani l’assemblea fisica a Roma, alle 18 al centro socioculturale Ararat. A Bologna, dalle 18.30, presidio in piazza del Nettuno da cui ci colleghiamo con Federico, della redazione locale Radio Onda d’urto Emilia-Romagna Ascolta o scarica A Milano, domani sera, presidio-conferenza stampa alle ore 18 in Piazza Castello. A Brescia, la città da cui trasmettiamo, è stata lanciata un’assemblea pubblica aperta a realtà solidali al csa Magazzino 47 domani, mercoledì sera, per organizzare una risposta la più ampia possibile con la resistenza confederale. Appuntamento alle ore 20.  
DAVOS: AL VIA IL WORLD ECONOMIC FORUM 2026. “UNA GIGANTESCA MESSA IN SCENA DEL POTERE GLOBALE”
Si è aperta ieri, lunedì 19 gennaio, la 56ª edizione del World Economic Forum, la kermesse dei super ricchi mondiali che continuerà presso l’esclusiva località sciistica di Davos, in Svizzera, fino a venerdì 23 gennaio. Intitolata A Spirit of Dialogue, l’edizione si è aperta in un clima internazionale arroventato da forti tensioni e contrasti interni alla Nato che, in aperto contrasto con il titolo scelto, verrano probabilmente alimentate ulteriormente dal mitomane Trump, che vuole la Groenlandia e minaccia altri dazi per i Paesi Ue non allineati al suo pensiero. L’Unione Europea, del resto, balbetta in cerca di una risposta comune (che ancora una volta non arriva) e mette sul tavolo l’ipotesi di misure contro le imprese americane, con la Francia che spinge per l’attivazione dello strumento anti-coercizione e l’Italia che frena. In questo quadro, mentre sul palco di Davos vanno in scena “le grandi tensioni del potere globale” – per usare l’espressione usata dal giornalista de Il Manifesto Roberto Ciccarelli – fuori dalla kermesse iniziano le proteste. Un corteo con oltre duemila persone sono scese in piazza ieri sera a Zurigo per manifestare contro il presidente degli Stati Uniti e il Forum economico mondiale. L’unica risposta: idranti, lacrimogeni e proiettili di gomma sparati dalle forze di polizia sul corteo. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, l’analisi di Roberto Ciccarelli, giornalista de Il Manifesto Ascolta o scarica
ONDA ANOMALA: PRESENTAZIONE DEL FILM “IL GRANDE GIOCO. IL ROVESCIO DELLE MEDAGLIE OLIMPICHE” VENERDI 23 GENNAIO AL MAGAZZINO 47 DI BRESCIA
“Onda Anomala”- Notizie eventi movimenti dal clima che cambia, la trasmissione quindicinale di Radio Onda d’Urto all’interno della casetta degli attrezzi del martedi pomeriggio alle 18.45 in replica il mercoledi in apertura di trasmissioni alle 6.30. Oggi presentiamo l’evento che si tiene venerdi 23 gennaio alle 18.30 al CSA Magazzino 47 di Brescia, la proiezione del film “Il Grande Gioco. Il rovescio delle medaglie olimpiche”. Le Olimpiadi Milano Cortina 2026: il grandioso show che promette di portare milioni di visitatori all’insegna di sostenibilità e inclusione. E che invece sottrae risorse alle comunità a beneficio di pochi. Con Il grande gioco il Comitato Insostenibili Olimpiadi smonta il modello di questi giochi olimpici invernali e la logica predatoria di risorse sociali e ambientali che accomuna tutti i grandi eventi. Sportivi e non. Il progetto di documentario Il Grande Gioco nasce come laboratorio collettivo all’interno della rete del Comitato Insostenibili Olimpiadi. È un progetto durato circa due anni, totalmente autofinanziato, e composto da filmmakers, lavoratorə, ricercatorə e studentə universitariə. La particolarità del progetto – che lo differenzia dagli altri approfondimenti giornalistici sul modello dei grandi eventi olimpici – è che si tratta di un racconto fatto dall’interno e in presa diretta di un percorso politico in costruzione, con tutte le difficoltà e le incertezze che questo porta con sé. È un modo di fare cinema che parte dal basso, che ci vede allo stesso tempo “partecipanti” e narratori, e che per questo necessita di una presenza costante sul territorio e di un continuo processo di riflessione e confronto con la realtà rappresentata. Il laboratorio si è occupato in modo condiviso di tutte le fasi: ricerca, scrittura, riprese e montaggio secondo principi di orizzontalità e inclusione. Per tuttə, è un atto di fede nel potere dell’immaginazione e nell’intelligenza collettiva. Ne parliamo con Alberto Abo Di Monte di Ape Milano e del Comitato Insostenibili Olimpiadi Ascolta o scarica
MEDIO ORIENTE: INTERVISTA A ZAGROS HIWA, PORTAVOCE DELL’UNIONE DELLE COMUNITÀ DEL KURDISTAN (KCK)
Radio Onda d’Urto ha intervistato Zagros Hiwa, portavoce del KCK, l’Unione delle Comunità del Kurdistan, organizzazione ombrello del confederalismo democratico. Nell’intervista, Zagros Hiwa espone il punto di vista del movimento di liberazione del Kurdistan su quanto sta accadendo in Medio Oriente, in particolare in Siria del nord-est e Rojava, in Iran e all’interno dello stato turco con il processo di pace in corso. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Zagros Hiwa, portavoce dell’Unione delle Comunità del Kurdistan (KCK). Ascolta o scarica. Di seguito la trascrizione integrale dell’intervista: Zagros Hiwa, iniziamo dalla situazione critica di attacco all’esperienza dell’autogoverno in Siria del nord-est e in Rojava. Cosa sta succedendo in Siria? Quali sono i piani e gli obiettivi delle potenze egemoniche? Qual è l’analisi e quali sono gli obiettivi del KCK in questo caso? Risposta: Quello che sta succedendo ora in Siria è un genocidio contro quasi tutti i cittadini, tutti i gruppi presenti in Siria. Come sapete, i drusi e gli alawiti sono stati vittime di genocidio e massacri lo scorso anno per mano di Al Jolani. Ora, l’esercito jihadista di Damasco si è rivolto contro i curdi, i cristiani, gli armeni e gli altri gruppi della Siria settentrionale, che hanno guidato la lotta contro Daesh. Possiamo dire che Daesh ora domina la Siria, e quei combattenti, uomini e donne, che hanno sconfitto Daesh nel nord della Siria sono ora sotto attacco, sotto pesanti attacchi sferrati dalla stessa mentalità di Daesh, che ha ricevuto legittimità politica ed economica dalle potenze egemoniche. Il popolo curdo sta affrontando una minaccia molto pericolosa alla propria esistenza. Il sistema libero e democratico è sotto pesanti attacchi, coordinati e finanziati da potenze regionali e internazionali. I curdi e altre entità religiose ed etniche in Siria stanno ora conducendo una resistenza esistenziale contro l’esercito jihadista di Al Joulani. Cento anni fa, le potenze egemoniche hanno diviso il Medio Oriente in molti stati nazionali diversi: arabi, turchi, persiani. Ora vogliono dividere ulteriormente questi stati in piccole isole governate da jihadisti e le cosiddette “dittature benevole”. Come sapete, hanno consegnato l’Afghanistan ai talebani, hanno consegnato la Siria a Daesh e a Jolani, e ora sembra che abbiano tradito le rivolte del popolo iraniano e che stiano per lasciare l’Iran a una nuova versione degli ayatollah che hanno portato al potere 50 anni fa. Le potenze egemoniche, a quanto pare, si sono spartite la Siria tra loro. Il sud della Siria è stato lasciato a Israele e altre parti della Siria sono state lasciate in balia della Turchia e dei suoi alleati jihadisti del cosiddetto governo di transizione siriano. Qui, l’obiettivo è quello di sopprimere qualsiasi sistema democratico di autogoverno in Medio Oriente e di avviare una nuova forma di colonizzazione per altri cento anni. Nell’ambito di questo piano, ai curdi sono stati negati i loro diritti più fondamentali. Ciò che è stato pianificato contro i curdi è il proseguimento della campagna genocida contro di loro iniziata 100 anni fa. Insomma, per i curdi non è cambiato nulla. Quanto ho detto finora è la nostra analisi. Il KCK continuerà a lottare per l’esistenza e la libertà dei curdi. I risultati ottenuti finora sono stati raggiunti attraverso la lotta. E solo la lotta può proteggerli. Naturalmente, siamo determinati a portare avanti questa lotta attraverso la politica democratica nel quadro del nostro obiettivo più ampio di costruire una comunità democratica e una società democratica. Allo stesso tempo, daremo pieno sostegno alla resistenza dei nostri popoli contro gli attacchi genocidi di un gruppo jihadista e di regimi dittatoriali. Passiamo ora all’Iran: dal vostro punto di vista cosa sta succedendo? Qual è la posizione del KCK sulla rivolta popolare e le sue implicazioni regionali? Risposta: Beh, il regime iraniano è in rovina. I cinquant’anni di governo dell’Ayatollah, i cinquant’anni di governo dei mullah non hanno portato altro che esecuzioni, torture, pressioni, corruzione, povertà, disoccupazione all’interno del Paese e instabilità regionale all’esterno, a livello regionale. Sembra che il regime abbia perso la sua rilevanza ideologica e la sua legittimità politica. L’economia è crollata e la maggior parte delle persone non può permettersi nemmeno una vita povera. Non riescono ad arrivare a fine mese. Ecco perché la gente non vede alcun futuro per sé in questo sistema. Vuole un cambiamento. Un cambiamento reale, autentico, ma il regime è troppo corrotto per cambiare. Ecco perché la gente è scesa in piazza per rivendicare il proprio diritto più naturale. Purtroppo, il regime e le sue milizie hanno compiuto massacri nelle strade di Teheran, Mashhad, Isfahan e in tutte le città dell’Iran. Hanno ucciso migliaia e migliaia di persone. Questo è un massacro. Il mondo non dovrebbe rimanere in silenzio di fronte a tutto questo. Questa rivolta popolare è la continuazione della rivoluzione per la libertà delle donne, avvenuta nel 2022. Le rivolte in Iran tendono a seguire un andamento ascendente. Ogni rivolta supera la precedente in termini di portata, partecipazione e rivendicazioni. L’Iran tende a collegare queste rivolte all’intervento delle potenze straniere e le accusa di interferire negli affari iraniani. Queste affermazioni non sono di per sè prive di senso, ma negano il fatto che il popolo iraniano voglia libertà e democrazia. E non voglia essere governato da ideologie medievali. Naturalmente, le potenze internazionali vogliono investire in queste rivolte. Vorrebbero manipolare queste rivolte. Finché il regime iraniano continuerà a ignorare le legittime richieste dei popoli, queste rivolte saranno manipolate da potenze straniere che non hanno a cuore né il popolo iraniano né lo stesso regime. A loro interessano solo i propri interessi. E al momento sembra esserci una sorta di accordo tra l’Iran e gli Stati Uniti. Vorrei che il regime iraniano avesse fatto concessioni al popolo invece di capitolare alle imposizioni delle potenze internazionali. Infine, come sta procedendo il processo di pace in Turchia? Quali sono gli obiettivi e le prospettive del movimento di liberazione a riguardo? Risposta: Il processo di pace è giunto allo stadio attuale grazie a tutte le misure unilaterali adottate dal Movimento di Liberazione del Kurdistan. Il PKK si è sciolto, ha dichiarato un cessate il fuoco unilaterale, ha bruciato le sue armi e ha ritirato le sue forze dalla Turchia. Tuttavia, lo Stato turco non ha ancora adottato misure concrete in risposta a tutte queste iniziative unilaterali. Lo Stato turco sembra riconoscere l’esistenza dei curdi solo a parole, solo a livello retorico. Non è stata intrapresa alcuna azione legale e non è stata ancora dimostrata la necessaria volontà politica. La stessa commissione istituita in parlamento per la risoluzione della questione curda non ha nemmeno permesso alle Madri per la Pace di parlare in curdo. Oltre a tutto ciò, il leader Apo (Abdullah Öcalan, ndr) è tenuto in ostaggio nella prigione di Imrali da 27 anni consecutivi e questa situazione continua ancora oggi. È ancora lì, in isolamento. Il suo diritto alla speranza non è stato riconosciuto dal sistema di giustizia turco. Più correttamente, dal sistema di ingiustizia turco. Gli viene negato il diritto di lavorare e vivere in condizioni di libertà. Ora, con gli attacchi al Rojava, in Kurdistan, il processo corre rischi vitali. Lo Stato turco parla di pace all’interno della Turchia, ma fa sì che il jihadista Al Jolani attacchi i curdi ad Aleppo e in altre parti della Siria. Quindi, l’obiettivo principale, diciamo, resta la soluzione democratica della questione curda in Turchia e in tutte le altre parti del Kurdistan. La soluzione democratica della questione curda richiede la democratizzazione di tutti gli Stati interessati. Intendo dire Iraq, Turchia, Iran e Siria. A tal fine, attribuiamo importanza prioritaria alla costruzione di una società democratica attraverso la politica democratica. In tal modo, attribuiamo un ruolo di primo piano alla lotta delle donne e alla lotta dei giovani, nonché alla protezione dell’ambiente naturale.
“KOBANE CALLING – RISE UP FOR ROJAVA”: ASSEMBLEA PUBBLICA MERCOLEDÌ 21 GENNAIO AL CSA MAGAZZINO 47 DI BRESCIA
A Brescia CSA Magazzino 47, Associazione Diritti per tutti e Collettivo Onda Studentesca hanno convocato un’assemblea pubblica per organizzare la solidarietà “con la resistenza del Rojava, contro le guerre del capitalismo”. Di seguito il comunicato: KOBANE CALLING: RISE UP 4 ROJAVA! CON LA RESISTENZA, CONTRO LE GUERRE DEL CAPITALISMO MER. 21/01/2026 ore 20 – C.S.A. MAGAZZINO 47 ASSEMBLEA PUBBLICA Costruiamo insieme una manifestazione cittadina per sabato 24 gennaio a supporto della resistenza dei popoli della Siria del nord-est, contro le guerre e l’imperialismo capitalista. Dal 6 gennaio la rivoluzione del confederalismo democratico del nord-est della Siria e del Rojava è sotto attacco. Le milizie jihadiste al potere a Damasco – coordinate con Turchia, Usa, Ue e Israele – stanno cercando di liquidare l’esperienza di autogoverno fondato sulla democrazia delle comuni, l’autonomia delle donne, l’ecologia sociale e la convivenza pacifica tra i popoli nata dalla rivoluzione del 2012. L’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord e dell’est ha chiamato alla mobilitazione generale di tutta la società e alla resistenza totale. La minaccia esistenziale che l’autogoverno del Rojava si trova a fronteggiare in queste ore è parte dei piani di ristrutturazione del sistema capitalista a livello globale, dei quali il Medio oriente è epicentro. L’ennesima offensiva contro coloro che hanno sconfitto Daesh, con enormi sacrifici, fa parte dello stesso disegno – imperialista e coloniale – in cui si colloca il genocidio per mano israeliana in Palestina, a Gaza e in Cisgiordania. La rivoluzione confederale della Siria nord-orientale, infatti, si propone come un’alternativa allo sfruttamento capitalista, allo stato-nazione, al nazionalismo, alle divisioni settarie e alle guerre che devastano il Medio oriente e il mondo. È nostro dovere di internazionaliste e internazionalisti difenderla in tutto il mondo. Invitiamo tutte e tutti coloro che lottano contro il capitalismo, le sue guerre e i suoi genocidi, per una vita degna e libera, per l’autodeterminazione e l’uguaglianza sociale, mercoledì 21/01/2026 alle ore 20 al C.S.A. Magazzino 47 per costruire insieme una manifestazione urgente in solidarietà alla resistenza in Rojava, al fianco di tutti i popoli – dalla Siria alla Palestina, dall’Iran all’Europa e agli Stati Uniti – contro il capitalismo e le guerre imperialiste. La presentazione con Giuseppe del CSA Magazzino 47 di Brescia Ascolta o scarica 
LA VIA DEL FERRO: STORIE DALLA VAL TROMPIA. LA NUOVA TRASMISSIONE LOCALE SU RADIO ONDA D’URTO
La Via del Ferro. Storie dalla Val Trompia. La nuova trasmissione dedicata alla valle bresciana va in onda ogni mese, il mercoledì alle 18.30, all’interno dello spazio dedicato alle redazioni locali su Radio Onda d’Urto. 14.1.2026 – La prima puntata è dedicata alla storia industriale della Val Trompia. Il territorio prealpino è infatti, ancora oggi, una delle aree più industrializzate d’Italia, con una particolare presenza di distretti metallurgici, siderurci e armieri. Per via della sua lunga tradizione di estrazione e lavorazione dei metalli fin dall’Età del Ferro, ha ricevuto l’appello di valle del ferro. Con queste presemesse, la prima puntata è dedicata alle lotte operaie che hanno attraversato la Val Trompia, in particolare negli anni ’70. Grazie al minuzioso lavoro contenuto nel libro di recente pubblicazione dal titolo “Una lezione di umanità e democrazia”, edito per la Fiom Cgil, uno dei due autori, Osvaldo Squassina, già operaio saldatore e ex segretario della Fiom di Brescia, riprercorre sulle nostre frequenze la storia delle vertenze operaie nella Valle, dai consigli di fabbrica al sindacato unitario dei Metalmeccanici, dalle occupazioni e scioperi nelle aziende alle violenze padronali che hanno caratterizzato anni di forte tensione sociale e industriale, per raggiugnere per migliori condizioni di lavoro e salari. Che anni erano per la Val Trompia, che fabbriche c’erano e che cosa bolliva nel tessuto produttivo valtriumplino? Buon ascolto. Ascolta o scarica.
PALESTINA: ISRAELE DEMOLISCE GLI UFFICI DELL’UNRWA A GERUSALEMME, MENTRE IN ITALIA VA AVANTI LA SOLIDARIETÀ
L’esercito di occupazione israeliano prosegue l’operazione di invasione su larga scala in Cisgiordania lanciata ieri contro Al-Khalil (Hebron), ma i raid si segnalano ovunque; Ramallah, Jenin, Salfit, Betlemme, Nablus e pure a Gerusalemme. Qui le ruspe israeliane hanno iniziato a demolire il complesso dell’Unrwa, nel quartiere Sheikh Jarrah, a poche settimane dalla cacciata – armi in pugno – di funzionari e dipendenti dell’agenzia Onu per i rifugiati. A osservare i lavori, compiaciuto, il ministro della destra fascista e colonica Ben Gvir. Israele ha incrementato i propri raid aerei su mezza Striscia di Gaza; colpite Rafah, Deir El Balah, Al Bureji. Il bilancio del genocidio israeliano in corso da ottobre 2023 è di almeno 71.550 palestinesi ammazzati e 172mila feriti. Da quando c’è il presunto cessate il fuoco, l’11 ottobre, 465 morto e 1.287 feriti,  mentre tornano freddo e pioggia a flagellare una popolazione da settimane dentro tende allagate e senza alcun riparo. Al riguardo un’altra neonata, di 7 mesi, è morta a Gaza City a causa del freddo estremo. Salgono a 9 i neonati morti ufficialmente per ipotermia, mancanza di aiuti e riscaldamento in un mese. Di questo si dovrebbe occupare in teoria il nuovo Comitato tecnico palestinese guidato da Ali Shaath, ex viceministro dei trasporti dell’Anp, con altri 14 membri. Per ora Israele esclude possano entrare, a breve, nella Striscia; dovranno restare in Egitto, dove è presente da qualche ora anche una delegazione israeliana, spedita da Netanyahu, che risulta tra gli invitati di Trump al presunto Board of Peace, il tavolo a inviti – e pure a pagamento – per partecipare al banchetto coloniale sulla terra di Palestina. Dentro pure Meloni, Putin, Ue, India, Brasile, Cipro, Pakistan e altri. No di Francia e Canada, mentre su Turchia e Qatar c’è il veto di Tel Aviv. Infine l’Italia. Ieri scarcerati 3 dei 7 palestinesi in carcere da fine anno con l’accusa – basata su quanto detto da Israele su prove teoricamente recuperate durante il genocidio a Gaza – di finanziare Hamas. Resta in carcere, in  isolamento, Mohammad Hannoun, portavoce di Api. Sulla scarcerazione dei 3 palestinesi sentiamo il racconto di Shoukri Hroub, dell’Unione democratica arabo palestinese, che era andato a Opera per accogliere all’uscita dal carcere uno degli arrestati insieme alla famiglia… per poi scoprire che nella notte era stato trasferito a Sassari, in Sardegna. Con lui, anche considerazioni sul nuovo comitato tecnico palestinese e l’imposizione di questo senza alcun mandato condiviso nell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Ascolta o scarica A Milano invece il Tar della Lombardia ha sospeso i divieti amministrativi, i cosiddetti “daspo urbani”, che erano stati notificati ad alcuni ragazzi, maggiorenni e minorenni, arrestati il 22 settembre a seguito degli scontri dopo il corteo pro-Gaza, alla stazione Centrale di Milano. A due studentesse universitarie 21enni e a due studenti liceali minorenni era stato vietato per 2 anni di “stazionare” in più zone di Milano e per un anno di avvicinarsi alla stazione Centrale, ai treni, alla metro e alle aree limitrofe. Una fortissima limitazione della libertà personale, che non aveva nulla di “preventivo”, come dovrebbe essere il provvedimento amministrativo, ma sfociava nel “sanzionatori”. Tra l’altro il tribunale del riesame, lo scorso 9 ottobre, aveva già fatto cadere la custodia ai domiciliari. Ne abbiamo parlato con il legale dei giovani, l’avvocato Paolo Oddi. Ascolta o scarica